volume-10

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. Con bolla di Innocenzo III del 13 marzo 1198 divenne filiale di S. Pietro in Vaticano (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, pp. 143-51). Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 363-64). S. Maria «de Scala»: con annesso monastero, oggi S. Maria della Scala, eretta nel 1592. S. Maria «Secundicenti»: è citata nel Catalogo di Cencio Camerario e nella biografia di Gelasio II (Lib. Pont., II, pp. 315 e 347). Era vicino al Ponte Rotto. S. Maria « ad S. Silvestri»: è ricordata
in una bolla di Giovanni XII dell'8 marzo 962; era davanti all'ingresso del monastero di S. Silvestro in Capite. S. Maria « in Stnodochio»: è lo Xenodochium di Belisario presso l'acqua Vergine (oggi S. Maria in Trivio) (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 365-66). S. Maria «de Spatularias: presso S. Croce in Gerusalemme, con annesso monastero, demolita da Sisto IV per erigervi la cappella detta S. Maria del Soccorso o del Buon Aiuto (ibid., pp. 366-67). S. Maria « in Ternuulo» o «de Temporer: da Tempulus, monaco greco secondo la leggenda. Il monastero è nella biografia di Leone III. Era presso S. Sisto vecchio (ibid., pp. 367-68). S. Maria « in Torellato" o "in Tofella": nel rione Ripa, era già in rovina sotto s. Pio V (ibid., pp. 368-70). S. Mabia "in Trasparina" o "in Hadriano": diaconia fondata da Adriano I presso l'ingresso al mausoleo di Adriano, demolita da Pio IV nel 1564. L'attuale chiesa di S. Maria in Transpontina invece è del 1566 (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 154; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 370-71). S. Mabia Transtiberim: v. sopra. S. Mabia «in Tubre»: era in Trastevere presso il porto di Ripa Grande, denominata così da una torre di Leone IV (ibid., p. 378). S. Maria « in Turki» o « in Turribus», era tra i due campanili della Basilica di S. Pietro in Vaticano (v.). S. Maria « in Vallicella»: si trova già al tempo di Eugenio III (1145-53). Nel 1575 s. Filippo Neri iniziò la costruzione della Chiesa Nuova (E. Strong, Le "Chiese Nuove", Roma 1923). S. Mabia « in Via»: appare in un atto, del 1042, di S. Maria in Via Lata; il nome deriva da una via che dalla Flaminia si dirigeva all'arco dell'acqua Vergine (C. Cecchelli, S. Maria in Via, Roma s. d.). S. Mabia « in Via Lata»: diaconia arricchita da Leone III nell'806. Eugenio IV con bolla del 19 marzo 1433 vi unì il monastero dei SS. Ciriaco e Niccolò (L. Carazzi, La diaconia di S. Maria in Via Lata e il monastero di S. Ciriaco, Roma 1908; L. Hartmann - M. Merores, Ecclesiae S. Mariae in Via Lata Tabularium, Vienna 1896-1923). S. Maria «Viae Pontificalis regione Columnae»: ricordata nel Catalogo del 1555. S. Mabia «de Virgariis»: chiesetta sulla Piazza S. Pietro circa il luogo dove ora sorge l'obelisco; è già in una bolla di Leone IX del 1053 (L. Schiaparelli, Le carte antiche dell'Archivio capitolare di S. Pietro, in Archivio Soc. rom. di st. patrin. 24 [1901], p. 472). S. Mabia «de Virginibus»: oratorio presso il vicolo al Colonnato e il Corridolo del Borgo, ricordato in un documento del 13 apr. 1345 dell'Archivio di S. Pietro, con annesso un monastero di canonichesse. Scomparte nel sec. xv (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 377-78). S. Mabia « in Xenodochto Finaris»: oratorio ricordato nella biografia di Leone III presso quello di Belisario (Lib. Pont., II, p. 46, n. 108).

VII. Le basiliche cimiteriali. - La prima notizia di basiliche erette sui sepolcri dei martiri romani si trova nella biografia di Silvestro, in cui vengono indicate come costruzioni costantiniane quelle sulle tombe di s. Pietro (v.), di s. Paolo (v.) di s. Lorenzo (v.) di s. Agnese (v.), dei ss. Marcellino e Pietro (v.). S. Silvestro fu deposto in Priscilla, sulla Salaria, il 31 dic. 355, come insegna la Depositio episcoporum e la sua biografia (Lib. Pont., I, p. 187). La sua tomba verrà in seguito indicata nella "ecclesia" o "basilica S. Silvestri" eretta sul sepolcro dei martiri Felice e Filippo indicato nello stesso cimitero dalla Depositio martyrum (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di R., Roma 1942, pp. 77. 144). Ma della basilica cimiteriale detta "Apostolorum" sull'Appia nella località " in catacumbas ", pur non avendo alcuna documentazione scritta sulla sua fondazione, la antichità è dimostrata dalla struttura, dello stesso tipo di quella dei vicini circa di Massenaio e mausoleo.

Papa Marco (336) eresse una basilica in a cymiterio Balbinae Via Ardeatina" dove fu sepolto (Lib. Pont., I, p. 202). Giulio costruì tre basiliche cimiteriali, ricordate nel Catalogo Liberiano: la prima « in Via Portuense miliario III", che G. B. De Rossi identificò con la basilica di S. Felice; la seconda è la basilica « in Via Flaminia, miliario II quae appellatur Valentini»; la terza sulla Via Aurelia al terzo miglio presso il sepolcro del papa Callisto (MGH, Script. Antiquiss., I, Berlino 1892, p. 76):

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"in Via Aurelia miliario III ad Callistum ", cioè dove egli fu sepolto, come conferma la Depositio episcoporum: "Iuli in Via Aurelia, miliario III in Callisti " (ibid., p. 70; identica notizia è riportata pure in Lib. Pont., I, p. 206); Liberio (352-66) adornò con lastre marmoree il sepolcro di s. Agnese (Lib. Pont., I, p. 208). DAMASO (366-84) adornò con versi la lastra marmorea "in catacumbas" dove erano state deposte le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo. Inoltre la sua biografia attesta che egli "multa corpora sanctorum martyrum requisivit et invenit, quorum etiam versibus declaravit" (ibid., p. 212). Infatti Damaso mise in culto e abbellì i sepolcri dei martiri Marcellino e Pietro, di cui il carnefice stesso gli aveva narrato, mentre era puer, i particolari del martirio (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, n. 28). Damaso adilita ai fedeli l'esempio dei due martiri militari Nereo e Achilleo (ibid., n. 8); commette al presbitero Vero di adornare il sepolcro dei martiri Felice e Adasito, in cui onore compone un epigramma (ibid., n. 7). Nell'area dell'antica Basilica cimiteriale sulla Portuense, G. B. De Rossi scoprì nel 1668 un frammento di un epistilio marmoreo dove in lettere filocahane è la dedica in onore dei martiri "(Fau)stino, Viatrici ", che lo stesso De Rossi integrò "sanctis martyribus Simplicio Faustino, Viatrici et Rufo Damasus episcopus fecit" (ibid., n. 6). Damaso è il primo a far conoscere l'episodio del martirio del diacono o accolito Tarsicio protomartire dell'Eucaristia nell'epigramma posto sul suo sepolcro in Callisto (ibid., n. 15); per opera di Damaso " quaeritur, inventus colitur" il corpo del martire Eutichio di cui "expressit Damasus meritum venerare sepulchrum" (ibid., n. 21).

Frammenti di un carme scoperto in Pretestato, non trascritto dalle sillogi epigrafiche, ma composto da Damaso ("Damasus episcopus fecit. Furius Dionysius Filocalus scribsit": ibid., n. 26) con espresso riferimento ai castra e in armis, si attribuisce al martire militare Quirino, che è ricordato in una posteriore iscrizione dedicatoria rinvenuta nello stesso cimitero (R. Kanzler, Relazione ufficiale degli scavi eseguiti dalla Pont. Comm. di archeol. sacra nelle catacombe romane [1907-29], in N. Bull. arch. crist., 15 [1909], p. 1210, tav. 1, 1) e che il Martirologio geronimiano attesta venerato in Pretestato, dove pure gli Acta ss. Alexandri Eventi et Theoduli, che lo qualificano "tribunus", pongono il suo sepolcro (BHL, n. 266).

Damaso pone un carme sul sepolcro del martire Tiburzio deposto sul cimitero "inter duas lauros" (A. Ferrua, op. cit., n. 31) effigiato insieme con gli altri martiri locali Marcellino, Pietro e Gregorio in un affresco nello stesso cimitero (Wilpert, Pitture, tav. 252). Nulla si sa del tempo in cui fu costruita la basilichetta sul suo sepolcro, di cui restano i ruderi (O. Marucchi, La cripta storica dei ss. Pietro e Marcellino, in N. Bull. arch. crist., 4 [1898], pp. 181 e 183). Damaso abbellisce il sepolcro dei martiri Proto e Giacinto compiendovi lavori, come attesta il carme ivi posto (A. Ferrua, op. cit., pp. 190-93); lavori compie pure ai sepolcri del papa Cornelio sull'Appia (ibid., pp. 136-37) e del martire Gennaro in Pretestato dove pone una grande epigrafe dedicatoria in prosa (ibid., pp. 151-52). Pose un carme sul sepolcro del martire Saturnino di Cartagine deposto in Trasone (ibid., pp. 188-90) ma non si sa quando fu eretta la basilichetta in suo onore, bruciata e restaurata più tardi, i cui ruderi erano ancora visibili al tempo di A. Bosio e il nome si era corrotto in quello di S. Citronina. Damaso pose pure un'iscrizione dedicatoria in caratteri filocahani sul sepolcro dei martiri Abdon e Sennen indicati, deposti sub dius, "ad Ursum pileatum" dalla Depositio martyrum. La basilica in loro onore, non si sa quando costruita, tornò in luce nel 1917 (F. Fornari, in Notizie degli scavi, 1917, p. 283).

Sotto il papa Simcto (385-98) viene costruita la ba-
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Roma - Veduta aerea della zona dei Fori imperiali da Piazza Venezia al Colosseo.
silica di S. Paolo (v.) a cinque navate; furono fatti lavori presso i sepolcri dei martiri Felice e Adasito in Commodillo (v.) e a quello del papa Cornelio (A. Ferrua, op. cit., p. 138). Anastasio (399-401) è indicato come deposto in "cymiterio suo" nella località "ad Ursum pileatum" sulla Via Portuense (Lib. Pont., I, p. 218); gli itinerari del sec. vi indicano il suo sepolcro distinto da quello dei martiri e del successore Innocenzo. L'espressione "in cymiterio suo" ricorre già nel Liber Pontificalis nella biografia del papa Zefirino (199-217) dove deve darglisi lo stesso valore. Il papa Innocenzo I pose sotto la giurisdizione dei preti del titolo di Vestina, da lui costituito, la basilica di S. Agnese (Lib. Pont., I, p. 222). Innocenzo I (401-17) fu deposto pure, "ad Ursum Pileatum (ibid., p. 222) e la "Notitia ecclesiarum" indica che si entrava nel suo mausoleo uscendo dalla chiesa dei SS. Abdon e Sennen (R. Valentini - G. Zucchetti, Cod. top., cit., II, p. 92). Boniracio I (418-22) fece costruire un oratorio sul sepolcro della martire Felicita, adornando il suo sepolcro e quello del martire Silano il quale ultimo è già noto dalla Depositio martyrum come deposto nel cimitero di Massimo (Lib. Pont., I, p. 227). Sisto III (432-40) adornò i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo e del martire Lorenzo; istituì un monastero "in catacumbas", il primo di cui si abbia menzione, e pose una iscrizione nel cimitero di Callisto, commemorante i martiri ivi deposti (Lib. Pont., I, p. 234).

Leone Magno (440-61) rinnovò la navata centrale della basilica di S. Paolo (v.) e restaurò quella di S. Pietro (v.) in seguito al terremoto del 443. Fece una basilica sul sepolcro del papa Cornelio nella Via Appia e fondò un monastero presso la basilica di S. Pietro ([v.]. Lib. Pont., I, pp. 238-39). Al suo tempo Annia Demetriade eresse sulla Via Latina una basilica in onore del protomartire Stefano (L. Fortunati, Relazione generale degli scavi e scoperte fatte lungo la Via Latina, Roma 1859). Il papa Ilaro (461-68) istituì un monastero presso S. Lorenzo al Verano e vi costruì un bagno per i pellegrini (Lib. Pont., I, p. 245). Simplicio (468-83) eresse una basilica a s. Stefano presso quella di S. Lorenzo al Verano; egli stabili che facessero servizio per l'amministrazione dei Sacramenti presso le grandi basiliche cimiteriali i presbiteri della I regione ecclesiastica a S. Paolo, quelli della III a S. Lorenzo, quelli della VI e VII a S. Pietro (ibid., p. 249). Felice III (483-92) fece la basilica di S. Agapito presso la basilica di S. Lorenzo al Verano (ibid., p. 252). Anastasio II (496-98) rivestì di argento la confessione del martire Lorenzo (ibid., p. 258). Il papa Stasmaco (498-514) fece l'oratorio di S. Andrea presso la basilica di S. Pietro dove eresse anche l'oratorio della S. Croce e compì altri lavori. Eresse la basilica di S. Agata nella Via Aurelia. Sul sepolcro di s. Pancrazio fece pure una basilica; rinnovò l'abside di S. Paolo e

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quella di S. Agnese, restaurò quella di S. Felicita e il cimitero dei Giordani o la basilica eretta sui sepolcri dei martiri Vitale e Alessandro e Marziale (Lib. Pont., I, pp. 262-63).

Giovanni I (523-26) riface la basilica dei SS. Nereo e Achilleo, dei SS. Felice e Adautto e, probabilmente sopra il cimitero di Priscilla, la Basilica dove era sepollo s. Silvestro (ibid., p. 276). Sotto Felice IV (26-30) bruciò la basilica di S. Saturnino sopra ricordata che venne rifatta a cura del Papa (ibid., p. 279). Sotto SilVERIO (536) si ha il grande scempio delle basiliche cimiteriali e dei sepolcri dei martiri: eecclesias et corpora martyrum sanctorum exterminatae sunt a Gothia (ibid., p. 291); il successore Vigilio (537-55) si prodigò per restaurarle come è attestato da un carme conservato dalle sillogi e da alcuni frammenti superstiti (G. B. De Rossi, Inscrip. christ., II, I, Roma 1888, pp. 84-87, 116, 135). Il papa Giovanni III (561-74) andò ad abitare presso il santuario alla sinistra della Via Appia dove erano stati deposti i martiri Tiburzio, Valeriano e Massimo e vi compì anche consacrazioni di vescovi (Lib. Pont., I, p. 308). Il papa Pecagio II (579-90) covest di lastre marmoree la confessione di S. Pietro (v.), fece la basilica sul sepolcro dei martire Ermete (B. Krautheiner, in Corpus Basil. Christianarum, Città del Vaticano 1938, pp. 195208), eresse la basilica a doppio ordine di colonne in S. Lorenzo (v.) al Verano (Lib. Pont., I, p. 309).

Gregorio Manno fece lavori nelle basiliche di S. Pietro (v.) e di S. Paolo (ibid, p. 312). Bonifacio V (619-25) completò e consacrò la chiesa cimiteriale di S. Nicomede sulla Nomentana (ibid., p. 325; Martyr. Hieronymionum, p. 291). Il papa Onorio I (625-58) costruil la basilica sul sepolcro di s. Agnese sulla Nomentana, con il doppio ordine di colonne, come quella di S. Lorenzo decorando l'abside con il musaico tuttora superstite; la chiesa di S. Apollinare detta «ad palmata " presso S. Pietro in Vaticano; la chiesa sul sepolcro di S. Ciriaco al VII miglio della Portuense; restaurò il cimitero o la chiesa dei martiri Marcellino e Pietro sulla Labicana; ricostruì la basilica di S. Pancrazio sulla Via Aurelia; ricoprì la basilica di S. Pietro in Vaticano con le tegole di bronzo del tempio di Roma (Lib. Pont., I, p. 323). Il papa Severino (640) riparò il musaico dell'abside della basilica di S. Pietro (v.). Il papa Teodoro (642-49) è il primo, secondo il Liber Pontificalis, a eseguire traslazioni di corpi di martiri; egli trasporta in S. Stefano al Celio i corpi dei martiri Primo e Feliciano deposti «ad arcos Nomentanos» al XV miglio della Nomentana (ibid., p. 332). A lui è pure attribuito il restauro della basilica di S. Valentino sulla Flaminia che la Notitia ecclesiastum attribuisce ad Onorio (R. Valentini-G. Zucchetti, Cod. top., cit., II, p. 333). Il papa Teodoro costruì ed adornò un oratorio in onore del martire Euplo. Adeodato (672-76) restaurò e dedicò la basilica di S. Pietro sita sulla Via Portuense presso il "pons Meruli " le cui vestigia furono distrutte nel 1858 per la costruzione della linea ferroviaria RomaPisa (A. Pellegrini, Cenni storici intorno ad una basilica di S. Pietro in Campo di Merlo, Roma 1860). Leone II (682-83) trasferì dal cimitero di Generosa le reliquie dei martiri Simplicio Faustino e Beatrice, deponendole in una chiesa che dedicò a s. Paolo situata presso S. Bibiana (Lib. Pont., I, p. 360). Benedetto II (648-85) restaurò la basilica di S. Pietro in Vaticano, ed eresse un ciborio sull'altare della basilica di S. Valentino sulla Flaminia (ibid., p. 363 ).

Il papa Sergio I (687-701) restaurò la basilica di S. Pietro, specie il musaico della facciata, la basilica di S. Paolo e i suoi annessi (ibid., p. 376). Giovanni VI (701-705) fece l'ambone nell'oratorio di S. Andrea presso S. Pietro in Vaticano e donò stoffe per l'altare di S. Paolo (ibid., p. 383). Giovanni VII (705-707) restaurò la basilica di Eugenia sulla Via Latina, e sull'Ardeatina quella contenente i sepolcri dei martiri Marco e Marcelliano e l'altra con la tomba di papa Damaso (ibid., p. 385); eresse l'oratorio della B. Vergine nella basilica di S. Pietro in Vaticano (ibid., p. 385). Gregorio II (715-31) restaurò i tetti delle basiliche di S. Lorenzo e di S. Paolo di cui rinnovò i monasteri (ibid., p. 397). Gregorio III (731-41)
abbelli la basilica di S. Pietro in Vaticano; restaurò le basiliche di S. Callisto e dei SS. Processo e Martiniano, il mausoleo del papa Marco; stabili una stazione annua nella basilica di S. Petronilla; restaurò il tetto degli edifici nel cimitero di Pretestato (ibid., p. 419-20). Il papa Zaccaria (741-52) al quinto miglio della Via Tiburtina. dove costituì una "domusculta", ampio e decorò l'oratorio di S. Cecilia e costrui un oratorio a S. Abba Ciro dove depose molte sacre reliquie (ibid., p. 434). Il papa Stefano II (752-57) costrui due sepini presso S. Pietro ponendoli sotto le locali diaconie di S. Maria e di S. Silvestro (ibid., p. 441). In quel tempo Astolfo portò via dai cimiteri molti corpi di santi (ibid., p. 451) e restaurò l'edificio sepolcrale di S. Sotere. Il papa Paolo I (757-67) trasferì a R. dai cimiteri molti corpi di martiri e non pochi ne depose nel monastero dei SS. Stefano e Silvestro da lui fondato nella sua casa. Trasportò nel mausoleo adiacente all'oratorio di S. Andrea in Vaticano il corpo della martire Petronilla; pure presso S. Pietro eresse un oratorio alla Madonna presso quello di S. Leone (ibid., pp. $464-65$ ).

Il papa Adriano I (772-95) è il restauratore di quasi tutti gli edifici cimiteriali a cominciare dalle basiliche di S. Pietro, di S. Paolo, di S. Lorenzo, di S. Pancrazio, di S. Valentino, di S. Tiburzio, dei SS. Pietro e Marcellino dove costrui anche la scala per discendere direttamente al loro sepolcro; di S. Gennaro presso la Porta di S. Lorenzo (Tiburtina), dei SS. Abdon e Sennon di S. Agapito e di S. Stefano presso S. Lorenzo, di S. Sebastiano, di S. Eugenia, dei SS. Gordiano ed Epimaco; dei SS. Tiburzio Valeriano e Massimo e di S. Zenone in Pretestato, di S. Felicita, di S. Saturnino, dei SS. Alessandro, Vitale e Marziale ai Giordani, di S. Silvestro sulla Salaria, di S. Agnese, di S. Emerenziana, di S. Ippolito; in molte di queste basiliche offrì suppellettile liturgica e stoffe preziose (Lib. Pont., I, pp. 499500, 504-12). Leone II (795-816) continuò l'opera con ricchi donativi e stoffe preziose a quasi tutti gli edifici sacri di R., oratori, cappelle, monasteri. Sono ricordati i suoi restauri a S. Pietro in Vaticano, alla basilica di Felice e Adautto, di S. Menna, di S. Sisto, di S. Cornelio e di S. Zotico sulla Labicana (Lib. Pont., II, pp. i-33). Il papa Paganale I (817-24) ricercò nei cimiteri molti corpi di santi e li trasferi nelle chiese urbane, specie in quelle da lui rifatte, come S. Cecilia e S. Pessacde. Sono ricordate particolarmente le traslazioni dei corpi dei ss. Processo e Martiniano in S. Pietro, di s. Zenone in S. Pessacde, dei ss. Cecilia, Valeriano, Tiburzio, Massimo e dei papi Urbano e Lucio le cui reliquie pose sotto l'altare del titolo di S. Cecilia (ibid., pp. 54-56). Gregorio IV (827-44) restaurò la basilica di S. Saturnino sulla Salaria; trasferì dentro la basilica di S. Pietro il corpo di s. Gregorio Magno in una cappella da lui eretta in cui depose le reliquie dei martiri Sebastiano, Gorgonio e Tiburzio (M. Andrieu, La chapelle de St Grégoire dans l'ancienne Basilique Vaticane, in Riv. diarch.crist., 13 [1936],pp.61-99); offrì doni alle basiliche di S. Pietro, di S. Paolo, di S.Lorenzo, di S. Pancrazio, di S. Valentino (Lib. Pont., II, p. 74 sgg.).

Sergio II (844-47) eresse una basilica in onore di s. Romano presso la Via Salaria, indicata solo nella sua biografia (ibid., p. 92). Il Papa trasportò molti corpi dei martiri nel titolo dei SS. Silvestro e Martino da lui rinnovato (ibid., pp. 93-94). Sotto il suo pontificato le basiliche degli apostoli Pietro e Paolo "funditos depraedatae sunt» dei Saraceni (ibid., p. 106). Il Papa Leone IV (847885) cercò di riparare a tanta sciagura con ricchi e continui donativi e con stoffe preziose. Istituì la celebrazione dell'entava dell'Assunzione di Maria S.ma nella basilica a lei dedicata presso S. Lorenzo al Verano, dove restaurò il monastero dei SS. Stefano e Cassiano, dove pose pure monaci greci per la "laus perennis"; fece doni alle basiliche di S. Lorenzo, di S. Pancrazio e di S. Agata; di S. Stefano sulla Latina, di S. Rufina e dei SS. Cosma e Damiano alla Silva Candida; nella basilica dei SS. Quattro Coronati al Celio, da lui restaurata, trasportò i corpi dei ss. Quattro Coronati e un gruppo notevole di altri corpi di martiri (ibid., pp. 109-16, 119-22, 125, 127-29, 130, 132-34). Benedetto III (855-58) adornò

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# LE XIII REGIONES 

Regio I: Marnum et Biberetccos
Regio II: Tivis et Vies Lotos
Regio III: Columnas et Sanctae Manos et Aquiro
Regio IV: Campi Maris
Regio V: Parris et Scorsclororum
Regio VI: Pararis et S. Louretis et Domosa
Regio VII: Arenulas et Coccobororum
Regio VIII: S. Eusbachia et Vincoz Thodomas
Regio IX: Piroon et S. Marci
Regio X: Campieth (et S. Hachum)
Regio XI: S. Angelis et Fora Pizzum
Regio XII: Ripon et Maimoncton
Regio XIII: Transiberim
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LE XIII REGIONES (RIONI) DI ROMA DAL SEC. XI AL X

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CV con le tre Fraternitates nelle quali erano raggruppate le chiese dell'Urbe.

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le basiliche di S. Pietro, di S. Paolo, restaurò il mausoleo del papa Marco (ibid., p. 144 148). Il papa Niccolò I (858-67) fece ricchi doni alle basiliche di S. Pietro, di S. Paolo, di S. Lorenzo; rinnovò le basiliche di S. Felice e dei SS. Abdon e Sennen sulla Via Portucnac, di S. Sebastiano restaurandovi il monastero (ibid., pp. 152-53, 161, 166). Stxpano V (885-91) offrì doni alla basilica di S. Pietro (ibid., p. 194). Con questo Papa della fine del sec. ix terminano le indicazioni di lavori compiuti nelle basiliche cimiteriali.
VIII. Le abbazie. - Pietro Mallio (v.) fece un elenco di 20 abbazic, cioè S. Cesario "in palatio ", S. Gregorio "in clivo Scauri ", S. Maria "in Avantino ", S. Alessio, S. Saba, detto "cella nova", S. Pancrazio, SS. Cosma e Damiano "in vico aureo", S. Silvestro "inter duos hortos", S. Maria "in Capitolio ", S. Basilio "iuxta Palatium Trajani imperatoris ", S. Agata "quae est Subure monte", S. Lorenzo "in Panisperna", S. Tommaso "iuxta formam Claudiam", S. Biagio "de captu secuta", SS. Trinità "Scottorum", S. Valentino "in Via Flaminea", S. Anastasio "in Via Ostiensi", S. Maria "in Pallara", S. Maria "in monasterio iuxta S. Petrum ad vincula", S. Maria "in costro aureo" (cod. Vat. lat. 3627, f. 22 *); Giovanni Diacono (v.) ne annoverò pure 20, omettendo porò S. Anastasio e aggiungendo quella dei SS. Priaca e Aquila (cod. Vat. Reg. 712, f. 89).

IX. Le regioni ecclesiastiche e i rioni. - G. B. De Rossi dalle indicazioni epigrafiche e da documenti ritenne che la regione I ecclesiastica comprendesse la I, la XII e la XIII augustee; la II eccles.; la II, VIII, X e XI aug.; la III eccles.: la III e V aug.; la IV eccles.: la IV e VI aug.; la V eccles.: la VII e IX aug.; la VI eccles.: la IX e parte della XIV aug.; la VII eccles.: il resto della XIV aug. (Roma sotterr., III, Roma 1877).

Sid. Liber Pontificalis la I regione ecclesiastica è ricordata nelle biografie dei papi Simplicio (468-83), Silverio (536-37), dove si ricorda un "Johannis subdiaconus regionarias regionis primae" e Eugenio I (654-57) oriundo, "regionis primae Aventinensis ".

La regione II ecclesiastica ricorre nella vita di papa Zaccaria (741-52), in cui si indica "regione secunda" la diaconia di S. Giorgio "ad Velum aureum ".

Mentre le regioni augustee continuano ad essere menzionate nelle biografie di Anastasio II (496-98), che appartenne alla regione V "Caput Tauri", cioè dell'Esquilino e di Benedetto VI (973-74) indicato "de regione VIII sub Capitolio", cioè della zona Foro Romano, ecc. C. Re nel suo studio su Le Regioni di R. nel medioevo (v. art. cit. in bibl., p. 185 sgg .) ritenne che le regioni augustee continuassero ad indicarsi nei documenti fino al sec. xI, promiscuamente con le regioni ecclesiastiche. L. Duchesne sostenne che dalla metà del sec. vi, cioè dopo l'invasione gotica, abbia cessato l'uso della divisione regionale augustea, che fu sostituita dalla circoscrizione ecclesiastica in sette regioni; inoltre che le 12 regioni del medioevo da cui i "rioni", rappresentino quel raggruppamento avvenuto sotto il periodo bizantino per la formazione dell'esercito romano e la ripartizione militare della popolazione romana. Inoltre il sistema delle sette regioni ecclesiastiche sarebbe rimasto in uso fin verso la fine del sec. xI, ma con qualche variante in quest'ultimo periodo; finalmente che le 12 regioni non hanno nulla da vedere dal punto di vista topografico né con le 14 augustee né con le 7 ecclesiastiche. Al tempo di Teodorico il diacono romano Giovanni scriveva che "septem regionibus ecclesiastica apud nos militia continetur" (Johannis diaconi epistola ad Senarium: PL 59, 405). Il clero e il popolo era raggruppato nelle sette regioni ecclesiastiche, come indicano le sette Croci portate durante le processioni stazionali e le litanie, Croci conservate allora in S. Anastasia. Più tardi appaiono le insegne militari dei "milites draconarii" dette banda, poi bandora, donde l'attuale bandiera.
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(fot. Folacelere, Torino)
Roma - Pensilina e facciata della stazione di Termini. Su progetto dell'arch. Montuori (1950).

All'arrivo di Carlomagno a Roma si trovano i comandanti dell'esercito romano "cum bandora" (Lib. Pont., I, p. 497). Al momento dell'elezione di Gelasio II (1118) si parla di "regiones XII R"manaecivitatis Transtiberini et Insulani" (ibid., p. 313).

L'Ordo di Benedetto Romano (ca. il 1140) nel solenne corteo papale indica i "milites draconarii portantes XII vexilla, quae bandora vocantur".

Le denominazioni dei rioni si trovano già nel sec. XI e nel sec. xir; nel xiv sec. sono: 1) Montium et Biberatice; 2) Trivii et Vie Late; 3) Columne et S. Marie in Aquiro; 4) Campi Martii et S. Laurentii in Lucina; 5) Pontis et Scorticiariorum; 6) S. Eustachii et Vinca Thedemarii; 7) Arenule et Caccabariorum; 8) Parionis et S. Laurentii in Dumase; 9) Pince et s. Marci; 10) S. Angeli in Foro piscium; 11) Ripe et Marmorate; 12) Campitelli et S. Adriani.

Bibl. L. Duchesne, Les circonscriptions de Rome au moyen âge, in Revue des questions histor., 24 (1878), pp. 217-25; id., Les régions de Rome au moyen âge, in Mélanges d'archéol. et d'hist., 10 (1890), pp. 12-49; C. Ro, Le regioni di R. nel medioevo, in Studi e documenti di storia e diritto, 7 (1889), p. 197 sgg.
X. Gli antichi cataloghi delle chiese. - Alla fine dell'Itinerario de laeis sanctorum martyrum "qui sunt foris civitatis Romae ", si trova un paragrafo con l'indicazione "iste ecclesiae intus Romae habentur"; si tratta di 21 basiliche stazionali nell'interno della città nelle quali "per certa tempora publica statio geritur" (R. Valentini - G. Zucchetti, Codice topografico della città di R., II, Roma 1942, pp. 118-31). Leone III fece probabilmente nell'a. 806, una serie di donazioni alle chiese di R., di cui il biografo del Liber Pontificalis ha trasmesso l'elenco che fu preso in esame da Ch. Hülsen (in Rendiconti della Pont. accad. rom. di archeol., i [1923], p. 107 sgg.). Il catalogo comincia con la Basilica Lateranense, seguono 11 chiese sacre a Maria S.ma, poi quelle dedicate agli Apostoli, a s. Giovanni B., ai martiri (nn. 13-27), quindi i «tituli» (n. 28-48), le diaconie (49-64), i monasteri (65-113), tre "xenodochia" (114-16) e un ospedale.

L'Itinerario detto di Einsiedeln della fine del sec. viI contiene i nomi di 66 chiese (Ch. Hülsen, La pianta di R. dell'anonimo einsiedlense, in Dissertazioni della Pont. accad. rom. di arch., $2^{\text {a }}$ serie, 9 [1907], pp. 377-424; R. Valentini - G. Zucchetti, op. cit., II, pp. 155-207). Cencio Savelli, camerario della Chiesa romana, poi Onorio III (1216-27) inserì nel suo Liber censuum (v.) due liste ufficiali di chiese di R.: la prima per il "presbiterium" concesso alle 315 chiese romane il lunedi in albi, la seconda in occasione della "litania maior" al 25 apr. elenca 62 chiese (Liber censuum, ed. P. Fabre-L. Duchesne, I, Parigi 1889-1910, pp. 300-309; R. Valentini-G. Zucchetti, op. cit., II, pp. 224-70; sul carattere delle due

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![img-26.jpeg](img-26.jpeg)

Roma- La sala dell'Auditorium di Palazzo Pio, la più grande d'Italia (1952).
liste v. L. Duchesne, in Mélanges d'arch. et d'hist., 25 [1905]. p. 153 sgg.). Il chierico inglese Giraldus Cambrensis fu a R. negli aa. 1199-1200 e 1202-1203 al tempo di Innocenzo III e di Cencio Camerario. Ca. il 1220 egli scrisse uno Speculum ecclesiae nel quale inseri un elenco di 386 chiese, disposto per santi titolari (322) più altre 64, quantunque nel suo riassunto finale egli conti 395 tra chiese urbane e suburbane (Ch. Hülsen, Le chiese di R., Firenze 1927, pp. vi-viI e 18-19). Dall'abbazia di St. Victor passò alla Biblioteca de l'Arsenale di Parigi un codice (n. 526) con un catalogo di 581 chiese di R., identificato ed edito da P. Fabre (Un Nouveau catalogue des églises de Rome, in Mélanges d'arch. et d'hist., 7 [1887], pp. 435-57), che venne datato al tempo di Gregorio X (1272-76); la data però venne anticipata da Ch. Hülsen (op. cit., pp. 19-25) a ca. il 1230. E riprodotto in R. Valentini - G. Zucchetti (op. cit., III, Roma 1946, pp. 271290). Molte chiese vengono ricordate anche negli Ordines di Benedetto Canonico, di Albino e di Cencio Camerario (ed. L. Duchesne, in Liber censuum de l'Eglise romaine, II, Parigi 1905, p. 141 sgg. e anche R. Valentini-G. Zucchetti, op. cit., III, p. 210 sgg.). La "Fraternitas Romana" venne istituita per vigilare sul culto, nelle chiese, nelle processioni, sui funerali ecclesiastici e sulle distribuzioni delle gratifiche (presbiterio, ecc.); per la sorveglianza del clero, per dirimere qualsiasi controversia tra le chiese, ecc. Queste furono divise in tre parti che venivano denominate : la prima dei XII Apostoli, la seconda dei SS. Cosma e Damiano, la terza di S. Tommaso "in capite molarum " 0 "de Cinciis ": S. Tommaso dei Cenci che Urbano III nel 1186 aveva posto tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. Un'iscrizione conservata ai SS. Cosma e Damiano, dà l'atto costitutivo della "Fraternitas" avvenuto nel 984.

Il cod. lat. A. 381 della Biblioteca nazionale di Torino offre il catalogo delle chiese di R. più prezioso e completo perché fornisce i nomi di 408 tra chiese, monasteri e ospedali romani, corredati dal numero del personale addetto; e con un riepilogo. E datato ca. all'a. 1320. I dati sono desunti dalla "Fraternitas urbis Romae"; all'inizio vengono ricordate tredici regioni civili, già allora dette rioni, ma si segue la divisione in tre parti della "Fraternitas"; cioè : SS. Apostoli, SS. Cosma e Damiano e S. Tommaso. La prima edizione esatta fu data da G. Falco, Il catalogo di Torino delle chiese, degli ospedali, dei monasteri di R. nel sec. XIV, in Archivio della Società rom. di st. patria, 32 (1909), pp. 411-25; poi da Ch. Hülsen, Le chiese di R., cit., pp. viII-x e 26-45. Nicola Signorili, segretario del Senato romano sotto Martino V (1417-31) nel suo libro De iuribus et excellentiis urbis Romae riprodusse un catalogo di 359 chiese di R.
sono ricordati più di 200 chiese elencate da Ch. Hülsen (Le chiese, cit., pp. XII-XIII, pp. 53-68, 546).

Una lista di chiese, cappelle e monasteri compilato sotto Sisto IV nel 1481 fu pubblicata inconspicra da M. Armellini desunta dall'Archivio Vaticano (Cronichetta mensuale, $3^{\circ}$ serie, 2 [1883], pp. 173-76) e in parte da Ch. Hülsen (Le chiese, cit., pp. xiv e $546-48$ ). Onofrio Panvinio (v.) trascrisse un catalogo di chiese redatto nel 1492 (cod. Vat. lat. 6780 , pp. $14-18^{\circ}$ ) edito da Ch. Hülsen (op. cit., pp. xiv-xv, pp. 69-79 e 548-49); detto elenco, diviso per le 15 regioni comprende 295 chiese e contiene riferimenti topografici e degli Ordini religiosi a cui era affidato il servizio in alcune chiese e ospedali al tempo del Panvinio stesso.

Gli Epigrammata autigune Urbis di I. Mazzocchi (1521) contengono iscrizioni trascritte da 203 chiese di R. (elenco pubblicato da Ch. Hülsen, op. cit., pp. 549-56). L'Hülsen ha pubblicato inoltre un catalogo del 1555 redatto su quello del Panvinio con varianti di F. Martinelli, A. Massarelli. E in ordine alfabetico e comprende 231 chiese (op. cit., pp. xv-xvi, 879-87). Il papa Pio IV nel 1561 studiò una "Tassa delle chiese e beneficii di R. per la soventione delli poveri alias mendicanti ". La lista in ordine alfabetico enumera 269 tra chiese ( 246 ) e cappelle ( 23 ; Ch. Hülsen, op. cit., pp. xvi-xix, 87-93; il valore e la tassa imposta ad ogni chiesa è aggiunto a pp. 557-65). Lo stesso autore ha messo in rilievo come detto documento può servire di base per gli elenchi di chiese redatti per le tasse di Clemente VIII del 1594 e 1601; di Paolo V del 1620 e di Urbano VIII nel 1623 e ne ha dato le varianti (op. cit., pp. 563-78). Per la sacra visita generale delle chiese romane indetta nel 1566 dal papa s. Pio V fu redatto un catalogo delle "chiese di tutti li rioni di R." con l'indicazione di 321 tra chiese e monasteri, sui maschili che femminili, e della loro condizione (Ch. Hülsen, op. cit., pp. xix, 95-106). Un anonimo spagnolo compilò ca. il 1570 in R. un elenco di 287 chiese romane e una raccolta di iscrizioni in esse contenute conservato nel cod. Chigiano Vaticano (n. I, V, 167; edito da Ch. Hülsen, op. cit., pp. xx, 106-14). Francesco Dal Sodo, canonico di S. Maria in Cosmedin, redasse tra il 1573-83 un catalogo di 297 chiese romane (Cod. Valliceli, G. 33) edito da Ch. Hülsen (op. cit., pp. xx-xxi-xxix-xxxi, 114-23). Esistono inoltre, sparse nelle varie biblioteche di Europa, moltissime guide manoscritte compilate per i pellegrini che visitarono i santuari romani nei secc. xiv-xv, in cui la prima parte è in genere un riassunto dei Mirabilia (v.), mentre la seconda dà la lista delle reliquie e delle indulgenze. Ch. Hülsen ne ha esaminati non pochi esemplari (op. cit., pp. xxi-xxv, 137-56). Nelle redazioni di alcuni di questi del sec. xv, come nei primi libri a stampa il

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numero delle cluese è esagerato al punto che vi si legge : - Sunt Rome mille quingentae quinque capelle que tamen pro magna parte et quasi pro maiore parte sunt destructe e. Per le edizioni a stampa di dette guide dalla fine del Quattrocento alle prime decadi del secolo seguente v. ancora Ch. Hülsen, Mirabilia Romae. Ein römisches Pilgerbuch des 15. Jahrhunderts (Berlino 1925). G. B. Pauliani nel suo De Iubiles et indulgentiis libri tres (Roma 1550, pp. 220-51) dà un elenco di 102 chiese suddivise in 4 parti, cioè la Chiesa Lateranense. S. Pietro. S. Maria Maggiore, S. Paolo.

Dal sec. 2 alcune chiese vennero costituite quali filiali di altre maggiori, quali S. Giovanni in Laterano, che, con bolle di Leone IX del roso, di Alessandro II (1061-73), Anastasio IV (1154), Onorio III (1216) e Gregorio IX (1228) ebbe io chiese filiali (P. Fr. Kehr, Italia Pontificia. I, Berlino 1906, p. 25 sgg.); S. Pietro in Vaticano con bolle di Leone IX (1053), Innocenzo II (1138), Adriano IV (1158) e Urbano III (1186) ebbe in tutto 11 filiali (P. Fr. Kehr, op. cit., I, p. 139 sgg.).

Nel sec. siti con la bolla di Innocenzo III del 1205 le filiali di S. Pietro in Vaticano salirono a 22 (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 581-82). Invece scesero a 17 nel sec. xiv (F. Ehrle, Ricerche su alcune chiese del Bargo, in Dissertazioni della Pont. accad. rom. di arch., $2^{\circ}$ serie, 10 [1910], p. 40 sgg.); S. Paolo fuori le mura con bolle di Gregorio VII (1073-85), di Anacleto II (1130) e di Onorio III (1218) ebbe 7 filiali (P. Fr. Kehr, op. cit., I, pp. 166-68); S. Maria Maggore con bolla di Celestino III (1192) ebbe 4 filiali (id., op. cit., p. 56); S. Maria in Trastevere con bolla di Callisto II (1123) ebbe 9 filiali (id., op. cit., p. 129); S. Marcello ebbe 19 filiali (O. Panciroli, Tesori nascosti dell' alma citta di R., Roma 1625, p. 362); SS. Apostoli ebbe 7 filiali (F. Martinelli, R. ex ethnica sacra, Roma 1603, p. 70 ; P. Fr. Kehr, op. cit., I, p. 71); S. Anastasia ebbe io filiali (G. M. Crescimbeni, Storia di S. Anastasia, Roma 1722, p. 55); S. Lorenzo in Damaso con bolla di Urbano III (1186) ebbe 65 filiali (A. Fonseca, De basilica S. Laurentii in Damaso, Fano 1745, p. 249 sgg.; P. Fr. Kehr, op. cit., I, p. 94); S. Crisogono con bolla di Callisto II (1121) ebbe 4 filiali (P. Fr. Kehr, op. cit., I, p. 126); S. Silvestro in capite con bolle di Agapito II (955) e di Giovanni XII (962) ebbe 12 filiali (id., op. cit., I, p. 83); S. Eustachio con bolla di Gregorio V (998) e di Alessandro III (1173) ebbe 6 filiali (id., op. cit., I, pp. 96-97). L'elenco delle chiese filiali sopra ricordate è stato pubblicato da Ch. Hülsen (Le chiese, cit., pp. 129-37 e 581-82).

Enrico Josi

## VI. Istituti di cultura.

La storia dellinsegnamento superiore in R. nell'età cristiana ricorda in particolare le seguenti istituzioni culturali :

Sommario: I. La scuola di Giustino. - II. La scuola pubblica. - III. La scuola lateranense. - IV. Lo "Studium Curiae ". - V. Lo "Studium Urbis ". - VI. Istituto univ. di Magistero - Maria Assunta -. - VII. Istituti vari di cultura. - VIII. Archivi. - IX. Biblioteche. - X. Musei e gallerie. - XI. Istituto per l'arte sacra.
I. La scuola di Giustino. - Convertitosi al cristianesimo (ca. 130) e stabilitosi in R., Giustino vi aprì una scuola avvalendosi del prestigio e dell'autorità che gli venivano dalla professione e dal "pallio di filosofo" (cf. Eusebio, Hist. eccl., IV, 11, 8; s. Girolamo, De vir. ill., 23). Fu il primo $\delta i \delta \alpha \sigma \times \alpha \lambda \varepsilon i ́ o v$ cristiano di cui si abbia menzione nel sec. II (cf. cost. apost. Deus scientiorum Dominus di Pio XI: AAS, 23 [1931], p. 242). Ebbe, tra i discepoli, Taziano, e, tra i più accaniti avversari, il cinico Crescente, dalla cui rivalità ebbe molto a soffrire. La sede della scuola era nota, ed è indicata dagli Atti del suo martirio (cap. 3); ma il relativo testo, corrotto, non permette una lezione sicura (P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche [Studi e testi, 8], Roma 1902, pp. 27-28 e p. 34, linn. 15-16; id., in Nuovo bull. di arch. critt., 10 [1904], p. 6, nota). Si può pensare al quartiere Tiburtino (il frg. del Digesto, XXXII, 35, 3 chiarisce ma non risolve la questione) come, con più probabilità, alla Regione I (Porta Capena).
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(da H. I. Marrou, in Mclanges d'arch. et d'hist. 3) [642], p. 161. Roma - Piante dei Fori di Traiano e Augusto: I) Tempio del dino Traiano; II) le Biblioteche; al centro la colonna Traiana; III) Basilica Ulpia; IV) Foro di Traiano propriamente detto: a b) Scholae Fori Traiani; V) Foro d'Augusta: c e) esedre; d) tempio di Maria Ultore; VI) Mercato di Traiano.

Focolare di scienza filosofica cristiana, il $\delta i \delta \alpha \sigma \times \alpha \lambda \varepsilon i ́ o v$ di Giustino era una vera scuola di teologia (cf. Ireneo, Adv. haeres., I, 28, 1: PG 7, 690): non catechesi, né semplici conferenze o sermoni, ma un insegnamento approfondito, di grado superiore; ed è probabile che egli avesse dei collaboratori. Il loro insegnamento "filosofico", considerato solo come mezzo per disporre gli spiriti colti alla fede, veniva impartito senza mandato speciale della gerarchia; quindi sotto la loro personale responsabilità di filosofi cristiani, e non di dottori della Chiesa o suoi catechiati. Non si può affermare che la morte dell'Apologista martire segnasse anche la fine del $\delta i \delta \alpha \sigma \times \alpha \lambda \varepsilon i ́ o v$ : è verosimile, al contrario, che questo abbia continuato sotto la direzione di altri; ed è possibile che Taziano, prima di cadere nell'eresia, abbia raccolto la successione del suo maestro (cf. Ireneo, ibid.), e che poi sia stato sostituito dal suo discepolo Rodone (cf. Eusebio, Hist. eccl., V, 13).

Tale tipo d'insegnamento dovette prolungarsi fino al sec. III, poiché sotto questa forma appare anche quello di Clemente Alessandrino e di Ippolito romano. Quest'ultimo meritò d'essere onorato dai suoi discepoli ed ammiratori con una statua (ora conservata al Museo Lateranense) che lo rappresenta come filosofo nell'atto d'insegnare, assiso se una cattedra ov'è insiso l'elenco delle sue opere (v. riprod. alla v. Ippolito romano; cf. Marrou, Storia dell'educazione, cit. in bibl., p. 427). Può essere che uno dei maestri sia stato anche Gaio (o Caio [v.]), ma non si può affermarlo con sicurezza.
II. La scuola pubblica. - Capitale dell'Impero, R. ha il primato su tutti gli altri centri culturali dell'Occidente. Spetta a Vespasiano il merito di avere riconosciuto alle scuole dei retori nell'Urbe una funzione sociale. Alle esenzioni dei maestri dagli obblighi municipali (museva), egli aggiunse il beneficio di un trattamento economico di Stato, assegnando loro uno stipendio sul pubblico erario (e fisco: Svetonio, Vesp., 18; cf. s. Girolamo, Chron. a. 2103 ab Abr. [89 d. C.], a proposito di Quintiliano: PL 27, 599). Adriano, secondo Aurelio Vittore (De Cues., 14), ebbe l'idea di riunire l'insegnamento superiore in un grande Ateneo ( $»$ ludum ingenuarum artium, quod Athenaeum vocari s: cf. S. B. PlatuerTh. Ashby, Topogr. Diction. of anc. Rome, Oxford 1929, p. 56). Alessandro Bevero fondò in R. nuove scuole di retorica, medicina, meccanica, architettura, fissando congrui stipendi ai professori e speciali pensioni ad alunni poveri : prima idea delle "borse di studio" (cf. Lampridio, Alev. Sev., 44). La subdola legge di Giuliano l'Apostata ( 17 giugno 962), che attribuiva all'Imperatore il diritto di rivedere, per la licentia docendi, tutte le nomine dei maestri fatte dalle curie municipali (Cod. Theod., XIII, 3,5; cf. Cod. Inst., X, 53, 7), ebbe il voluto effetto di allontanare dalla scuola i maestri cristiani (Giuliano, Epist., 42 : ed. Bidez-Cumont, Parigi 1922, pp. 69-75

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(da H. 1. Marrou, art. cit., p. 103;
Roma - Foro di Traiano: la schola. Dal basso in alto: la schola, il suo muro esterno (in nero), una via pavimentata, la facciata del mercato (a tratteggio) e infine la Via Biberatica.
[n. 6I]), come il celebre Mario Vittorino (s. Agostino, Conf., 8,5). L'ingiustizia fu riparata dai successori Valente e Valentiano I con la Costituzione dell' 12 genn. 364 (Cod. Theod., XIII, 3.6). Valentiniano disciplinò anche, con la Costituzione del 12 marzo 370 (Cod. Theod., XIV, 9, 1), l'affluire degli studenti e la loro permanenza in R. (stretto controllo del prefetto della città; interdetti i banchetti tumultuos, e le società segrete), testimoniando cosi quanto fosse fiorente allora la scuola dell'Urbe (il prefetto doveva anche mandare ogni anno all'Imperatore una liata di studenti che ai fossero distinti per profitto, affinché l'amministrazione statale potesse valorizzarli). Il suo Editto dell'8 maggio 372 provvide poi al migliore funzionamento delle biblioteche cittadine (Cod. Theod., XIV, 9,2). Gli imperatori Teodosio II e Valentiniano III, promulgando, il 27 febbr. 425, la Costituzione de studiis liberalibus Urbis Romae et Constantinopolitanae (cf. titolo del Cod. Theod., XIV, 9 e del Cod. Just., XI, 19 [18]), mentre fondavano la scuola universitaria di Costantinopoli, potenziavano quella di Roma, cui conferivano cosi il privilegium studii, considerando ormai l'istruzione superiore come monopolio di Stato. Le aule scolastiche (atria, auditoria) erano sistemate intorno ai Fori imperiali di Traiano (schola fori Traiani) e di Augusto (in foro Martis), vicino al Campidoglio e alla grande Biblioteca Ulpia, e servivano anche per recite pubbliche (cf. Venanzio Fortunato, Carm., III, 18, 8; VII, 8, 26; Lampridio, Alex. Sec., 35; Capitolino, Gord., 5). A questa disposizione artistica e d'ambiente dell's Ateneo romano sembra essersi ispirato appunto Teodosio II nell'erigere a Costantinopoli, novella R., il nuovo centro di studi, il suo auditorium Capitolii (Cod. Theod., XIV, 9, 3 e XV, 1, 53; cf. Marrou, La Vie intell. [v. bibl.], p. 107 sg.).

Con il tramonto dell'Impero la scuola di R. non scomparve del tutto, ché Teodorico, per opera del suo ministro Cassiodoro (v.), tenne ferme le antiche istituzioni e continuò ad onorare R. come a città delle lettere a, " madre dell'eioquenza e tempio di tutte le virtú " (Cassiodoro, Variae, V, 22 e IV, 6), esortando anche i forestieri a completarvi la loro formazione culturale (ibid., I, 39; IV, 6). Il nipote e successore Atalarico ordinò al Senato di R. di pagare "esattamente " gli onorari ai professori, "essendo delitto scoraggiare gli educatori della gioventú" (ibid., IX, 21). Altrettanto fece Giustiniano con la Pragmatica sanctio (cap. 22), promulgata il 14 ag. 554 su richiesta del papa Vigilio onde portare rimedio ai tanti mali della guerra gotica (Novellae, spp. VII : ed. SchoellKrell, Berlino 1928, p. 799).

Con la Costituzione Omnem (16 dic. 533), premessa al Digesto, lo stesso Imperatore, riconoscendo nell'Impero tre sole scuole ufficiali di diritto (quelle delle due capitali [a regiae urbes s] e quella di Berito), aveva tracciato anche per R. il suo nuovo programma di studi giuridici, con 3 anni di corso obbligatori (v. azarroi). Ma nel crepuscolo del mondo antico si dilegua anche lo splendore di queste scuole.
III. La Scuola Lateranense. - Cassiodoro, che già
come ministro alla Corte gotica e prefetto del pretorio aveva tanto favorito la scuola pubblica di R., elaborò anche con il papa s. Agapito ( $535-36$ ) il disegno di un grande ateneo per le scienze teologiche sull'esempio di Alessandria e di Nisibi. Ma, caduto il progetto per la nequizia dei tempi, egli, pur lontano da R., scrisse le Institutiones divinarum [et humanarum] litterarum quasi a compenso della mancata università romana (cf. proef.: PL 70, 1105 sg.). Senza dubbio dall'opera di Cassiodoro le scuole di R., come tutte le scuole medievali, trassero grande vantaggio: furono però i tesori letterari dell'Urbe che contribuirono non poco alla formazione di quella famosa Biblioteca claustrale che egli raccolse nel suo ritiro vivariense.

Lo stesso s. Agapito, in vista sembra del progettato ateneo (cf. Marrou, Autour de la bibl. [v. bibl.], p. 128), era riuscito a formare, nella casa paterna al clivus Scalur, una considerevole biblioteca, di cui rimane il testo dell'iscrizione dedicatoria (Lib. Pont., I, 288, n. 1). Quale suo erede, s. Gregorio Magno donò la Biblioteca al monastero di S. Andrea ad clivum Scouri (il Marrou pensa invece che l'abbia trasportata al Laterano) e realizzò in parte anche il suo disegno universitario organizzando, nel Patriarchio Lateranense, la celebre Schola cantorum, che dotò di abbondanti rendite (proedio). Con essa provvide, per quanto allora possibile, ad alimentare nella Chiesa il culto delle lettere, "nulla soffrendo di barbaro nei suoi discepoli e nei suoi ministri, ché attorno a sé voleva ogni cosa ispirata al genio latino, e che divenisse la sua corte il tempio della Sapienza, in cui le sette Arti Liberali, quasi colonne di prezioso marmo, formassero il nobilissimo atrio della Sede Apostolica" (Giovanni Diacono, Vita s. Greg., II, 6 e 13 : PL 75, 90 e 92; cf. Alcuino, Gram.: PL 101, 853 C).

L'istituzione di s. Gregorio divenne pertanto una scuola letteraria e teologica (Giovanni Diacono, loc. cit..), tale da essere "la luce di R. e l'esempio dell'Occidente" (Ozanam). Venne cosi realizzato quel suo stesso luminoso principio che fu l'idea informatrice di tutte le scuole medievali: "Liberales artes discendae sunt ut per instructionem illarum divina eloquia subtilius intelligantur" (In I Reg. expos., lib. V, cap. 3, n. 30: PL 79, 355 D).
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(da H. I. Marrou, in Mélanges d'arch. et d'hist., 18 [1531], p. 153)
Roma - Piante del complesso della Biblioteca del papa Agapito. a) costruzioni antiche ancora esistenti; b) costruzioni antiche ricostruite; c) costruzioni medievali e moderne. I) Basilica dei SS. Giovanni e Paolo; II) Biblioteca d'Agapito; III) capp. di S. Barbara (o Tristinium); iv) S. Andrea; v) S. Silvia; vi) muro A "opus quadratum"; viI) chiese e monastero di S. Gregorio; viII) sotterraneo antico.

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In alto a sinistra: L'ARCANGELO MICHELE E LE VIRTU. Affresco di Pierin del Vaga (metà ca. sec. xvi) - Roma, Castel S. Angelo. In alto a destra: MADONNA IN TRONO FRA S. CATERINA DA SIENA E S. CATERINA D'ALESSANDRIA. Ai piedi, in giosechio, il card. Ponzetti, Affresco di Baldamarre Peruzzi (ca. 1919) - Roma, chiesa di S. Maria della Pace. In basso: LA NOTTE. Particolare dell'affresco dell'Anatolo. Opera del Guercino (orimi del sec. xvvi) - Roma, Casino Ludovisi.

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(per cartone delle G.F. A.C.)
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Con la Schola contorum si fuse la Schola lectorum (cf. G. B. De Rossi, in Bull. di arch. crist., $4^{a}$ serie, 2 [1883], p. 19), e si formò in essa l'élite del clero romano, come per diversi Pontefici è detto esplicitamente nel Liber Pontificale (cf., p. ex., per Sergio I e Sergio II: Lib. Pont., I, 371; II, 86).

La Schola aveva anche una fiorente sezione presso la Basilica di S. Pietro (Giovanni Diacono, op. cit., II, 6 [v. Giovanni arcicantore]), e per entrambe le sezioni unico sembra sia stato il superiore maggiore (primicerius o prior Scholas), nominato nel prologo della Coena Cypriani (v.), rifacimento dello stesso Giovanni Diacono (MGH, Poët., IV, 870). In questo tempo (sec. ix) la Scuola del Laterano era detta Orphanotrophium, il cui edificio, fatiscente, fu ricostruito da Sergio II (844-47), che restaurò l'Istituto Gregoriano dopo un periodo di decadimento (Lib. Pont., II, 92). I suoi alunni non solo prendevano parte alle funzioni liturgiche, ma anche a manifestazioni popolari di carattere burlesco (ludi romani communes [cf. Benedetto Can., Liber pol.]). Il Liber Hymnarorum, che si conserva manoscr