o di decadimento (Lib. Pont., II, 92). I suoi alunni non solo prendevano parte alle funzioni liturgiche, ma anche a manifestazioni popolari di carattere burlesco (ludi romani communes [cf. Benedetto Can., Liber pol.]). Il Liber Hymnarorum, che si conserva manoscritto (codd. Vat. lat. 7172 e Paris. lat. 1092), pare sia una raccolta degl'innì liturgici dovuti alla Schola. Dei suoi canti festivi (greci e latini) sono celebri le Landes Cornamanniae (v. cornossania), nonché alcuni ritmi studenteschi, editi nel 1900 da L. Traube e riportati da K. Strecker, in MGH, Poëtue, IV, pp. 657-59 [nn. 98-100]). Si eseguivano ludi per le calende di genn. e per il carnevale; laudes per la quaresima e per il ritorno della primavera (cf. Benedetto Canonico, Liber Polit., in P. Fabre - L. Duchesne, Liber Commun. II, pp. 171-74; cf. I, pp. 109-13).
Secondo F. Novati [v. bibl.], dalla ratio studiorum della Schola non si può escludere il diritto romano: anzi, dal sec. vi in poi, la Scuola Lateranense avrebbe preso le veci della scuola pubblica, fino al momento in cui gli studi giuridici poterono risorgere, probabilmente a metà del sec. ix, per opera di Leone IV (847-55), restauratore della vita culturale in R. La corte pontificia divenne allora, anche per influsso della rinascita carolingia, centro di studi teologici, storici e letterari, come dimostrano pure i nomi di Anastasio Bibliotecario e Giovanni Imonide (diacono), principale storico di s. Gregorio Magno. Ma l'importanza angolare della Scuola è essenzialmente liturgica, avendo essa assolto, nei secoli, la specifica missione di conservare e diffondere in Europa il canto gregoriano. Giunta, dopo alterne vicende, al sec. xiv, la * cattività avignonese * ne segnò la fine. Gregorio XI restituì a R. la Sede Apostolica, ma la Schola del Patriarchio non risorse più. Si ebbe, in sua vece, con Sisto IV, la Cappella Sistina.
IV. Lo * Strudium Curiae s. - E la Scuola palatina fondata da Innocenzo IV (1243-54) nel secondo anno del suo pontificato.
[C'è ancora chi la ritiene fondata, con il consiglio e l'opera di s. Domenico, da Onorio III (1216-27), per la teologia: Innocenzo IV l'avrebbe solo restaurata, aggiungendovi la facoltà giuridica, con la bolla Cum de diversis partibus, da Bonifacio VIII inserita in Sexto Decretolium (V, 7, 2).
Sulle vere origini della Scuola hanno fatto luce il Denifle e, con più ampi particolari, il p. Raimondo Creytens. Il primo infatti, esaminando il testo genuino della bolla, conservato integro nel cod. 72 di Grenoble (quello dato da Bonifacio VIII in Sexto è risultato abbreviato: cf. Friedberg, II, 1083), e la Vita del Pontefice scritta dal suo penitenziere Niccolò da Calvi (cf. L. Oli-ger, in Antonianum, 15 [1940], pp. 275-78), ha potuto stabilire che l'istituzione dello Studium Romanae Curiae è dovuta esclusivamente ad Innocenzo IV.
Per meglio comprendere i documenti del tempo e lo svolgimento dei fatti, occorre distinguere la Scuola palatina da quella cattedrale.
r. Scuola cattedrale. - E la scuola per l'istruzione del clero, decretata dai due Concili ecumenici Lateranense III (19 marzo 1179) e Lateranense IV (1215), i quali prescrivono la scuola di grammatica presso ogni chiesa cattedrale (vescovile), e il corso teologico in ogni provincia ecclesiastica, a cura e spese deula chiesa metropoli-
tana (cf. Decretali di Greg. IX, lib. V, tit. 5, cc. I e 4 : Friedberg, II, pp. 768-70). Perciò, come ogni metropolita, così anche il Papa, in quanto vescovo e metropolita di R., era tenuto, in virtù dei canoni conciliari, a fare impartire l'insegnamento umanistico (grammatica) e quello teologico (sacra pagina) sotto la responsabilità del Capitolo Lateranense. In questa scuola cattedraie del Laterano insegnarono, al tempo di Innocenzo III (11981216), teologi famosi, come Giacomo di Vitry (v.) e, nel 1206, Stefano Langton. Può essere che, sotto Onorio III, vi abbia dato qualche insegnamento anche s. Domenico di Guzman.
I professori e studenti di teologia che godevano di un beneficio erano obbligati alla residenza beneficiale: non potevano quindi frequentare i centri di studio. Onorio III rimosse questo ostacolo (bolla Super speculam del 16 nov. 1219: H. Denifle-E. Chatelain, Cartul. Unro. Paris., I, p. 90 sg.; cf. Decretali, V, 5, 5 : Friedberg, II, p. 770); e la grande innovazione, destinata a dare un potente incremento a tutte le scuole universitarie medievali, giovò anche alla stessa R.
s. Scuola palatina. - Nella cost. Cum de diversis partibus (H. Denifle, op. cit., p. 302) Innocenzo IV dichiara di avere già istituito in via di fatto (pneidinus), presso la Sede Apostolica, una regolare scuola (studium litterarum) con duplice facoltà, di teologia e di diritto (in utroque iure, canonico et civili [romano]). Il motivo deula costituzione era quello di estendere agli alunni della Scuola palatina gli stessi privilegi che " godevano gli alunni degli Studia generalia" (a Parigi, Bologna, ecc.) in virtù della bolla di Onorio III del 16 nov. 1219 (cf. Potthast. n. 13128). Fu emessa nel secondo anno del suo pontificato (cf. Niccolò da Calvi, Vita Inn. IV, cap. 16: RIS, $1^{2}$ ed., III, 1, p. 5928 ), da Lione, dove il Papa era giunto il 2 dic. 1244 per l'imminente Concilio ecumenico (prima quindi del 28 giugno 1245, inizio del III anno). Non conoscendosi altro documento precedente, detta costituzione è considerata la "carta di fondazione" delio Studium Romanae Curiae (come verrà chiamato in seguito): Studio del tutto indipendente dalla Scuola Cattedrale di R., in essenziale rapporto, invece, con la Corte Pontificia (penes Sedem Apostolicam). Studio, quindi, di Palazzo, senza fissa dimora, bensì mutevole con gli spostamenti, allora frequenti, della Corte medesima. Da Lione, infatti, sotto lo stesso Innocenzo IV, passò a Perugia, ad Assisi, a Napoli. Questo suo carattere migratorio gli conferiva un aspetto giuridico sui generis, che ricordava sì la Scuola Palatina della corte carolingia, ma era del tutto nuovo nella Chiesa. Lo Studio dipendeva direttamente dal Papa, non come vescovo di R., ma come capo della Chiesa universale. Suoi studenti : i chierici di Curia e i numerosi stranieri, che d'ogni parte confluirono * ad Sedem Apostolicam quasi matrem" (cost. Cum de div. part.). Tali sue caratteristiche lo distinguerano da ogni altra scuola, e gli creavano esigenze particolari anche per l'assistenza agli studenti (onde l'ospedale di S. Antonio, "quod habetur in Curia Romana portatile ": epist. Inumens, 9 genn. 1253, da Perugia: E. Berger, Les Registres d'Innocent IV, n. 6257; cf. nn. 6916 e 7079).
Le scuole potevano avere la roro sede nello stesso palazzo pontificio, come da principio; oppure in altri locali, come ad Avignone, ove i corsi si tenevano in uno stabile affittato a questo scopo. In origine lo Studio non aveva il valore di una università che conferisse la licentia ubique docendi. Pur essendo, come centro di studi, più importante delle ordinarie scuole cattedrali, tuttavia sembrava ad esse rassomigliare per la semplicità dell'organizzazione : il compito del maestro di Curia aveva molte analogie con quello dei "theologia" d'una chiesa metropolitana. Ma con la permanenza deila Sede Apostolica ad Avignone lo Studio subisce un profondo rinnovamento che gli consente il grado di vera università (Studium generale in senso tecnico). Così negli atti del XV Concilio ecumenico di Vienne (1311-12) lo Studium Curiae figura tra le maggiori università dell'epoca. Come quindi per Parigi, Bologna, Salamanca ed Oxford, il Concilio decretò anche per esso le nuove cattedre di lingue orientali, per la migliore esegesi biblica e in vista
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(fol. Alinari)
Roma - Cortile del Palazzo della Sapienza, già sede dell'Uni. versità di R. di Giacomo della Porta (sec. xv1), con la chiesa di Sant'Ivo, del Borromini (1660) - Roma.
dell'apostolato missionario (c. 1, V, I in Clem.: Friedberg, II, 1179; Hefele-Leclercq, VI, 688 sg .); in seguito poi furono istituite anche quelle di scienze filosofiche e mediche. Lo Studio ebbe pure i suoi Statuti e la sua conveniente organizzazione universtaria, tanto che nei documenti pontifici dei sec. xv è chiamato Universitas sacri palatii.
La Facoltà Teologica. Quando nel 1244-45 Innocenzo IV fondò lo Studium nel suo Palazzo, non conferì un titolo speciale al professore di teologia. Per tutto il sec. xir questi viene chiamato indifferentemente regens, lector, magister in theologia, e non fa parte della Corte Pontificia. I titolari della cattedra o facoltà, dei quali, per il sec. xili, i documenti ufficiali ci hanno conservato il nome, sono il domenicano Bartolomeo di Breganza (Vicenza) e il successore Tommaso di S. Egidio, arcidiacono di Durham (cf. E. Berger, Les Reg. d'Innoc. IV, nn. 5547 e 6102). S. Alberto Magno vi tenne corsi straordinari [ad Anagni [giugno-nov. 1256], R. [dic. 1256-maggio 1257], Viterbo [maggio-ott. 1257]), spiegando il Vangelo di s. Giovanni e le Epistole paoline, e disputando pubblicamente contro la dottrina averroista dell'unità dell'intelletto (cf. P. Mandonnet, Albert le Grand, in DThC, I, col. 667; H. Ch. Scheeben, Albert der Grosse: Zur Chronol. [Quellen u. Forsch. zur Gesch. der Dominihansrord., 27], Vechta 1931, p. 46). Non risulta che s. Tommaso d'Aquino, nel suo soggiorno in Italia (1259-68), vi abbia dato corsi regolari, come da molti si è affermato; è verosimile però che vi abbia tenuto lezioni straordinarie, specialmente a Viterbo (1267-68), data anche la sua familiarità con Clemente IV (cf. A. Walz, Thomas d'Aquin, in DThC, XV, col. 624, e, per il soggiorno ad Orvieto [1261-63], id., in Memorie domenicane, 69 [1952], pp. 193-203): egli è stato lector e capo della scuola conventuale nei luoghi ove allora si trovava anche la Curia Pontificia (perciò il convento veniva detto Conventus Curiae, donde lectores Curiae o in Curia). In questo stesso senso possono essere stati professori nello Studio del S. Palazzo i celebri francescani Giovanni Pecham (prima del 1279), Matteo d'Acquasparta (prima del 1288), Guglielmo de Falgario e Giovanni da Morrovalle (prima del 1296), Gentile da Mon-
tefiore (prima del 1300 , poi cardinale del titolo di S. Martino ai Monti), Guglielmo Gainsborough (intorno al 1300) e Reginaldo d'Assisi : lectores nei loro Conventus Curiae. Cronisti posteriori, non considerando il valore equivoco dell'espressione, hanno attribuito loro il titolo di maestri o lettori del S. Palazzo. Non è improbabile però che G. Pecham e M. d'Acquasparta, come qualche altro, siano stati anche veri titolari della cattedra pontificia (non si hanno notizie sicure in proposito).
Segue, con l'elezione di Clemente V, il trasferimento della Curia e dello Studio ad Avignone. Viene eletto *lettore*, nel 1306, Guglielmo di Pietro Godin, domenicano, dopo il quale si afferma la tradizione *domenicana*, per cui il lettore di teologia è quasi sempre scelto dall'Ordine dei Predicatori. Con lo sviluppo dello Studium il *lettore* diventa il vero reggente della Facoltà universitaria di teologia, e comincia a comparire tra gli aff. ciales Curiae con il nome, dal 1343 in poi, di Magister Sacri Palatis, con sempre maggiori attribuzion1, fino a che, cessato l'insegnamento effettivo, egli rimane presso la Sede Apostolica solo come dignitario di Corte, teologo del Papa e membro della Famiglia Pontificia (v. maestro del s. palazzo).
La fine dello Studio. Le singole Facoltà erano indipendenti; fungeva però da cancelliere dell'Università della Curia il camerlengo del Papa. Stabilitasi la Corte Pontificia definitivamente a R. nel corso del sec. xv, la Scuola del S. Palazzo, quale centro di studi intorno al Papa, perdeva la sua ragione di essere, poiché a R. esisteva già una Università fin dal tempo di Bonifacio VIII. Impoverito d'alunni e d'insegnanti, lo Studium Curiae si estinse, quasi gradatamente (non si hanno documenti al riguardo), al principio del sec. xvi, prima o all'inizio del pontificato di Leone X (1513-21).
V. Lo *Studium Urbis - La scuola del Laterano aveva, per sé, carattere locale. Bonifacio VIII, in considerazione di R. quale *Urbs urbium*, communis patria e e *caput Orbis *, decise di erigervi uno Studium generale. Fondò cosi il Romanum Studium, ove, "perpetuis futuris temporibus *, si coltivasse il sapere in qualibet facultate, e, * ad universalem profectum *, si accogliessero alunni * de diversis mundi partibus * (bolla In supremae, emanata dal Laterano il 20 apr. 1303: Bull. Rom., IV, Torino 1859, pp. 166-68).
Lo Studio ebbe sede nel rione di S. Eustachio. Arricchito di tutti i privilegi universitari, acquistò subito notevole importanza, specialmente per le scienze giuridiche. Il trasferimento della Sede Apostolica ad Avignone ebbe però sinistra ripercussione anche sul novello ateneo, il quale, funestato dalle agitazioni politiche, nel 1370 fu chiuso e il suo edificio venduto.
Dopo vari tentativi, tra cui un trasferimento della sede in Trastevere, con Eugenio IV (1431-47), considerato suo secondo fondatore, lo Studio riprende vita novella: riacquista l'antica sede e raggiunge una grande floridezza. Nel 1456-57 il card. Domenico Capranica (v.) fonda il Collegio universitario detto della Sapienza Fermana* (Collegium pauperum scholarium Sapientiae Firmanae), con particolare riguardo alla formazione del clero. In pieno umanesimo, Leone X (1513-21) attua sapienti riforme. Su disegni, sembra, di Michelangelo, dà mano alla lenta costruzione del Palazzo che, portato a compimento da Giacomo della Porta sotto Sisto V, sarà chiamato * della Sapienza *.
L'Ateneo, forse per distinguersi dallo Studium Cu riae, prese ben presto il nome di Studium Urbis, degno dell'ampia visione del suo fondatore (esso rimane ancor oggi il nome proprio dell'Università di R.). Verso la metà del Cinquecento ebbe quello di Archigymnasium Urbis e di Sapientia: onde il motto biblico posto con il proprio stemma da Sisto V sulla facciata del Palazzo: Initium Sapientiae timor Domini.
In questo stesso secolo, date le vicende politiche, si alternano periodi di decadimento e di ripresa; il primato passa alle scienze sperimentali, e sale a grande rinomanza la Scuola di medicina.
Sisto V, già insegnante di teologia e protettore della Sapienza, nel riordinamento che fece della Curia Romana,
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istitui (origine dell'odierna S. Congr. dei Seminari e delle Università degli Studi) la Sacra Congregatio pro Universitate Studii Romani, con compiti di vigilanza anche sulle grandi università di Europa (cost. Imnensa, 22 genn. 1588: Bull. Rom., VIII, Torino 1863, p. 992). Urbano VIII (1623-44) nomino architetto dello studio il Borromini, che tanta orma vi lascio della sua arte geniale, specie con la chiesa di S. Ivo. Alessandro VII (1655-67) dotò l'Università di un orto botanico e della sua biblioteca, che, continuamente accresciuta, è oggi una delle più importanti della città (Bibliot. univ. Alessandrina). Ma dopo di lui, nonostante alcuni nomi illustri, l'Ateneo lentamente decade, tanto che alla fine del secolo si pens6 di cedere il palazzo agli Scolopi per le scuole popolari gratuite. L'energico intervento del card. G. B. Spinola e le sue riforme in qualità di arricancelliere ne risollevarono le sorti. Benedetto XIV, già rettore deputato, ne accrebbe il prestigio e con la bella Inter conspicuos ( 29 ag. 1744) ridiede dignità agli studi (Bull. Bened. XIV, I. Prato 1845, pp. 407-20).
Il turbine della Rivoluzione Francese scuote anche l'Ateneo romano che nel 1800 è praticamente soppresso. L'anno seguente fu però riaperto. Ma, dopo varie disposizioni, il governo francese ne fece un' "accademia" aggregata all'Università imperiale di Parigi. Passato il riclone napoleonico e ristabilitosi il governo pontificio, l'Ateneo riceve nuovo assetto da Leone XII con la cost. Quest' decua Sapientia ( 28 ag. 1824), una delle più complete e organiche leggi in materia di riforma universitaria (Bull. Rom. cont., VIII, Prato 1854, pp. 95-117). Pio IX ne rinnovò l'Osservatorio astronomico al Campidoglio (oggi a Monte Mario), dotandolo dei migliori strumenti di allora.
Con il 1870 incomincia il nuovo periodo storico dello Studium Urbis, divenuto ormai la R. Università degli Studi di R., pareggiata alle altre del Regno (legge 12 maggio 1872, n. 821). Le rinnovate provvidenze dello Stato italiano la resero sempre più adeguata alla dignità di R. capitale. Con R. D. 20 giugno 1935, n. 1071, le furono aggregati come facoltà gli Istituti superiori di ingegneria (fondato come Scuola superiore da Pio VII con il motu proprio 23 ott. 1817), di architettura (istitulto col D. L. 31 ott. 1919, n. 2592), di scienze economiche (eretto nel 1906 dal Ministero dell'agricoltura e nel 1928 passato alle dipendenze del Ministero dell'educazione nazionale), e quello di magistero (istitulto con R. D. 16 dic. 1878, insieme a quello di Firenze). Il 31 ott. 1935 venne inaugurata la "Città Universitaria" nel quartiere S. Lorenzo. Il papa Pio XII volle con munifico gesto donarle la grande Cappella, dedicata alla Eterna Sapienza (breve Romanorum Pontificum, 22 marzo 1950: AAS, 42 [1950], p. 387 sgg.; e Discorso agli universitari, 15 giugno 1952).
Numerosi gli uomini celebri che in ogni tempo hanno illustrato l'Ateneo Romano: maestri insigni che hanno dato efficace contributo alle lettere e alle scienze, quali Cino da Pistoia, Pomponio Leto, Lorenzo Valla, Niccolò Copernico, Andrea Cesalpino, Andrea Bacci, Bartolomeo Eustachio, Tommaso de Vio, Benedetto Castelli, G. M. Lancisi, M. Malpighi, L. Marracci, G. V. Gravina, A. Nibby, G. Baccelli, L. Figorini, R. Lanciani, I. Alibrandi, e moltissimi altri.
Per vastità di organizzazione, ricchezza di Istituti scientifici, molteplicità d'insegnamenti, valore e numero dei professori (es. un migliaio: ordinari, incaricati liberi docenti), nonché per la provenienza e l'affluenza degli alunni, anche stranieri, lo Studium Urbis è oggi giustamente considerato come l'Università nazionale d'Italia.
Per gli atenei ecclesiastici v.: istituti di studi superiori.
Bod.: I. - G. Bardy, Les Ecoles Romaines au IIe siècle, in Rev. d'hist. eccl., 28 (1932), pp. 508-22; Fliche-Martin-Frutaz, I, $2^{2}$ ed., pp. 432-58, specialmente 438-40; H. Leclercq, Rome (Histoire, n. XXI), in DACL, XIV, coll. 2556-59; A. Casa-
massa, Gli apologisti greci, Roma 1944, pp. 49-52; H. I. Marrou, Storia dell'educaz. nell'antichità, trad. it., ivi 1950, pp. 426-29. II. - G. Tiraboschi, Stor. della letter. ital. (esamina lo stato degli studi nei singoli periodi storici : cf. indice); F. Ozanam, La civilisation chrét. chez les Francs, cap. 9, in Oeuvres compl., IV, 27 ed., Parigi 1833, pp. 390-97; E. Pottier, Educatio (Rome, n. III), in Daremberg-Agdio, Dict. des Antiquités, II, ivi 1892 pp. 489-90; P. Collinet, Hist. de l'Ecole de Droit de Beyrouth, ivi 1623, p. 325 (indice); St. d'Irsar, Hist. des Universités, I, ivi 1933, pp. 31 sgg. e 73 sgg.; H. Leclercq, Ecole, n. XIII, in DACL, IV, coll. 1762-69; H. I. Marrou, ap. cit., pp. 372-410 e 423 sgg.; id., La vie intellectuelle au Forum de Trajon et au Forum d'Auguste, in Mélanges d'arch. et d'hist., 49 (1932), pp. 93-110; A. Fazzini, in Capitolium, 9 (1933), pp. 137149. III. - F. Ozanam, Des Ecoles en Italie aux temps barbares, in Oeuvres compl., II, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1862, pp. 382-85, e 392; id., La civilisation chrét., cap. 9 (ibid., IV), ivi 1835, pp. 308-401 e 452-54; E. Monaci, Per la storia della "Schola Cantorum "Lateranense, in Arch. della Soc. Rom. di stor. patria, 20 (1897), pp. 451-63; P. Berifol, Hist. du Bréviatre Rom., $2^{\circ}$ ed., Parigi 1911, pp. 61-67 (critica circa l'origine "gregoriana" della Schola); I. Schuster, Liber Sacramentorum, I, Torino 1923, pp. 85-68 (partecipazione della Schola alla liturgia papale); R. Casimini, La "Schola Cantorum" del Patriarchic Lateranense nell'alto e basso Medio Evo, in Le Conferenze al Laterano, Roma 1920, e in Cantantibusorganis?, raccolta di scritti dello stesso autore, ivi 1924, pp. 460-79; V. de Bartholomaeia, Le origini della poesia frammatica ital., Bologna 1924, pp. 189-200 (i canti della Schola); F. Novati, Le origini, Milano 1926, pp. 131-48 e 231-82 (cf. pp. 381-86); F. Ernani, I Canti latini degli alunni della Scuole di R. nel Medio Evo, in Atti del I Congresso naz. di Studi Rom., I, Roma 1929, pp. 403-409; id., La Scuola in R. nel sec. VI, in Arch. Romanicum, 18 (1934), pp. 143-54; H. Grisar, R. alla fine del mondo antico, II, Roma 1930, pp. 60-61, 92-95; H. I. Marrou, Autour de la Bibliothèque du pape Agapit, in Mélanges d'arch. et d'hist., 48 (1931), pp. 124-69; id., Storia dell'Educ. (v. sopra), pp. 456-58; P. Brezzi, Roma e l'impero medievale, Bologna 1947, pp. 31, 490-503 e 555 sg.; A. Viscardi, La cultura nell'Atto Medio Evo, n. 2 (II Patriarchio Later.), in Quest. di stor. mediev., a cura di E. Rota, Milano 1952, pp. 235-41; L. Virgili, La Cappella Musicale Pont., in Roma nobilis, a cura di I. Cecchetti, Roma 1932, pp. 441-52. IV. - H. Denifle, Die Entstehung der Universitäten des Mittelalters, Berlino 1885, pp. 301-10; M. Fournier, Hist. de la Science du droit en France, III, Parigi 1892, p. 717; F. Ehrle, L'Apostinismo, ecc., in Xenia Thomistica, III, Roma 1925, pp. 576-80; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Ages, $2^{\circ}$ ed., a cura di Fouvicko-Eimden, II, Oxford 1936, pp. 28-31; R. Creytens, Le "Studium Romanae Curiae" et le Maître du Sacré Palais, in Arch. Fratr. Praed., 12 (1942), pp. 5-83. - Sostengono la fondazione della Studium Curiae da parte di Onorio III (teoria universalmente accolta dagli antichi autori domenicani, come pure da Renazzi e Carafa [v. n. sg.], che fanno di s. Domenico il primo maestro del S. Palazzo). I. Taurisano, L'insegnamento domenic., in Mem. domenic., 43 (1926), pp. 197-202 e 227-36; A. Zucchi, R. domenicana, III, Firenze 1941, pp. 66-86. Ma il p. R. Loenertz, Saint Dominique écrivain, ecc. (in Archiv. Fratrum Praed., 12 [1942], pp. 84-97; cf. p. 11, nota 14) ha dimostrato come l'argomento desunto dalla biografia di s. Domenico sia
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(da L. Uvave, L'ard. St. Ueptal., Roma 1896, iov. 2)
Roma - Frontespizio del breve di Urbano VIII in data 16 nov. 1623, che istituisce l'Archivio generale notarile.
destituito d'ogni valore storico, derivando esso da una asserzione gratuita di Galvagno della Piamma, scrittore domenicano milanese tra il 1340 e il 1344. V. - Hanno valore di fonti le classiche opere di J. Carda, De Gymnasio Romano et de eius professoribus, Roma 1721, e di F. M. Renazzi, Storia dell' Univer. degli Studi di R., 4 voll., Roma 1803-1806. Inoltre: H. Demiffe, op. cit. [v. n. IV], pp. 310-17 (fino al 1400); Monografie delle Universitá e degli Istituti superiori, a cura del Ministero della pubbl. intt., J. Roma 1911, pp. 329-403; A. Pazzini, Storia dell'insegnamento medico in R., Bologna 1935; N. Spano, L'Università di R., Roma 1935 (particolarmente utile per il periodo moderno).
VI. L'Istituto universitario di Magistero "Maria S.MA Assunta». - Facoltà di Magistero riservata alle religiose. Promosso dal card. Giuseppe Pizzardo, l'Istituto fu fondato nel 1939 dal vicariato di Roma, dalla S. Congreg. dei Seminari e delle Università, e dalla S. Congr. dei Religiosi. Con il R. D. 26 ott. 1939, n. 1760, è stato giuridicamente riconosciuto e pareggiato alle Facoltà di Magistero dello Stato, con diritto di conferire le lauree in materie letterarie, in pedagogia, in lingue e letterature straniere, e il diploma di vigilanza scolastica. Alle laureate il Vicariato rilascia il diploma per l'insegnamento della Religione.
Il governo dell'Istituto spetta al Consiglio di amministrazione, al direttore dell'Istituto, al Consiglio direttivo e al Consiglio dei professori (Statuto, art. 5). Il presidente del Consiglio di amministrazione, nominato dal Cardinale Vicario, ha la rappresentanza legale dell'Istituto; il direttore ne ha il governo didattico. L'ordine interno e i servizi di segreteria, economato e custodia sono affidati all'Unione S. Caterina da Siena delle Missionarie della scuola.
Scopo dell'Istituto: facilitare alle religiose il perfezionamento della loro cultura, offrendo ad esse la possibilità di compiere gli studi universitari in un ambiente particolarmente adatto al loro stato, sotto la sicura guida di un valoroso corpo insegnante. L'Istituto favorisce inoltre qualunque altra iniziativa tendente a promuovere la cultura, sacra e profana, delle suore, come corsi di conferenze e convegni di studio.
La popolazione scolastica è stata formata sino ad oggi da religiose appartenenti a oltre 150 congregazioni
e a 10 diverse nazionalità. L'Istituto pubblica nell'Annuario le più significative tesi di laurea.
Annesso al Magistero è il Pontificio Istituto * Sedes Sapientiae *, eretto con decreto della S. Congreg. dei Seminari e delle Università l'8 giugno 1945, che si propone finalità analoghe. Funzionava già dal 1940 come * Corsi di cultura per religiose *, alle quali è riservato. Accoglie suore di qualsiasi nazionalità per prepararle agli studi universitari e adeguarne la cultura agl'impegni dell'apostolato. Ca. duecento congregazioni religiose hanno inviato all'Istituto * Sedes Sapientiae * numerose alunne, molte delle quali attualmente coprono uffici d'insegnamento, di educazione e di assistenza sociale, in Italia e in vari paesi dell'Europa, nonché degli altri continenti. Igino Cecchini
VII. Istituti vari di cultura. - Oltre l'Università e i Seminari, nonché quelli ricordati sotto altre voci (v. ACCADEMIE; ARCADIA; COLLEGIO DI S. PIETRO IN MONTORIO; COLLEGIUM CULTORUM MARTYRUM; ISTITUTI DI STUDI SUPERIORI), si segnalano i seguenti (tra parentesi si riporta l'anno di fondazione ed eventualmente qualche caratteristica essenziale; la sigla B. indica che l'istituto è dotato di biblioteca specializzata): a) ecclesiastici: oltre i vari e propri collegi ecclesiastici (v.) sono da ricordare i seguenti istituti: Pont. Istituto ecclesias. polacco (1910; B.); Pont. Istituto ecclesias. ungherese (1940); Istituto ecclesias. Maria Immacolata (1902; B.); Istituto S. Giovanni Damasceno (1940); oltre a 50 collegi dei diversi Ordini religiosi. Tra gli istituti scolastici merita particolare menzione il Liceo Apollegare, già sede del Seminario Romano, ora istituto di istruzione classica. b) Laici: a) internazionali e stranieri: Istituto intern. di agriCultura (1905; B. con una ricchissima raccolta di miscellanee e di periodici); Istituto internaz. di R. per l'umificazione del diritto Privato (1924; B., con la raccolta delle Gazzette ufficiali di tutto il mondo); AssoCIAZ. INTERN. PER GLI STUDI MEDITERRANEI (1929); Istituto intern. per la cinematografia educativa (1928; B.); American Academy (1912, dalla fusione di due scuole fondate nel 1894 ; R., prevalentemente per gli studi di archeologia e storia dell'arte e con una ricca raccolta di fotografie); Institut historique belge (1902; B.); CÉscoSLOSSENSKY USTAY HISTORICKY (Istituto storico cecoslovacus; 1921; B.); Accademia eoligiana di belle arti (1929); Accademia di Francia (1648; B.); Ecole française de Rome (1873; cura le Mélanges d'archéologie et d'histoire, la Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome, e l'ediz. dei Registri pontifici [v.]; B., con tutte le tesi di laurea pubblicate in Francia); Centre d'études suréReunes de Rome (1932); Fondazione Primioli (1929; creata con lascito del conte G. Primoli per i rapporti culturali tra studenti francesi e italiani; B., con ca. 100 incunaboli); Deutsche Akademie in Rom (1910, ricostituita nel 1948); Deursches archeologisches Institut in Rom (1829; B., ricchissima, con una notevole raccolta fotografica); Preussisches historisches Institut (1888; ha pubblicato: Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliothehen; B. molto importante, ora depositata presso la Biblioteca Vaticana); Österreichisches historisches Institut (1881, B.); Österreichisches KulturinSTITUT (1934); Historisches Institut der Görres-Gesellschaft (1888; la B. è fusa con quella del Collegio Teutonico presso S. Maria in Campo Santo); British Academy of Arts (1822; B., Museo dei gessi); British School at Rome (1901; B., pubblica i Papers of the British School at Rome); British and American Archaeological Society (1865; B. con alcuni incunaboli); Neuerlandsch historisch Institut (1904; B. con fototeca); Stacya nauokowa Polskiej Akademji umiejetności (1926, ma risale a fondazione del 1886; B.); Instituto portugues en Roma (1913, ma si ricollega a un'Opera più sorta nel 1363 ; B.); Scuala numánà din Roma (1922; pubblica la Ephemeris DacoRomana e un Diplomatarium italicum; B.); ScandinaviER Parening for kunsthere og videns kabsguverre (Circolo scandinavo di arte e scienza; 1833; B.); Svenska Institutet I Rom (1926; B.) Academia española de bellas artes en Roma (1874; B.); Instituto hispanodamericano de cultura (1933); Római Magyar Intézet
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(1924, ma risale a fondazione del 1893; B.); (5) italiani: Accademia di delle artri (1923: già Istituto superiore di belle arti [1874]; B.); Conservatorio di musica di S. Cecila (distaccato nel 1911 dall'omonima accademia); Accademia filarmonica romana (1821; B.); Accademia di arte drammatica (1935: già Scuola di recitazione Eleonora Duse; B.); Consiglio nazionale delle Ricerche (1923; B., ha annesso il contro nazionale di documentazione scientifico-tecnica); Istituto italiano per la storia antica (1935; B.); Istituto italiano di archeologia e storia dell'arte (1922; B. ricchissima, con sede a Palazzo Venezia); Istituto storico italiano per il medioevo (1934; sorto, come il seguente, dalla scissione dell'Istituto storico italiano [1883]; cura le Fonti per la storia d'Italia; i Regesta chortarum Italiae e la nuova edizione dei RIS; pubblica un Bollettino che ha assorbito anche l'Archivio muratoriano; B.); Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea (1934; B.); Istituto per la storia del risorgimento itaLiano (1935: deriva dalla Soc. nza. per la storia del risorgimento ital. [1906]; B.); Istituto di studi romani (1925; promuove corsi annuali e congressi; pubblica una Storia di $R$. in più voll. e ha in corso un dizionario latino; B.); Società romana di storia patria (1876; pubblica Miscellanee e un Archivio; B. collegata con la Vallicelliana); Società filosofica italiana (1901; pubblica l'Archivio di filosofia); Associazione nazionale per gli studi pedagogici (1888; pubblica la Rivista pedagogica); Cilicolo filosofico di studi tOMISTICI (1928); Istituto italiano di numismatica (1912); Associazione archeologica romana (1902; B.); Società Magna Grecia (1920); Società filologica romana (1901; con B. alla Chiesa Nuova); Istituto italiano di studi germanici (1932; comprende anche una sezione scandinava; B.); Istituto per l'orientte (1921); Istituto italiano per il medio ed estremo Oriente (1933; B.); Istituto italiano di diritto internazionale (1923); Istituto di studi legislativi (1925: promuove varie pubblicazioni); Istituto italiano degli attuari (1928; continua una fondazione del 1897); Istituto centrale di statistica (1926; B.); Istituto nazionale di urbanistica (1930); Società geografica italiana (1867; pubblica un Bollettino; B.); Società geologica italiana (1881; B.); Società romana di antropologia (1893); Osservatorio astronomico e METEROLOGICO (1827; nel 1924 incorporò l'Osservatorio del Collegio Romano); Ufficio centrale di METEROLOGIA E GEOFIGICA (1876; B.); Società geologica italiana (1895); Società italiana per il progresso delle scienze (1907; B.); Accademia medica (1875); Società nazionale Dante Alighieri (1889); Casa di Dante (1914); Istituto dell'Enciclopedia italiana (1925; B.); Istituto di patologia del libro (1938; B.); inoltre varie società di medicina, alcune fondazioni (tra cui notevole la a Marco Besso * [1918; B.]), ed altre minori.
VIII. ARCHIVI. - Non è possibile dare in succinto un quadro complessivo degli archivi di R. con la consistenza dei loro fondi : per più ampie notizie cf. la bibliografia sotto indicata, anch'essa, per altro, non sufficiente a ricostruire lo stato dei fondi archivistici romani. a) Ecclesiastici : Archivio del Vicariato (1902; ad esso affluiscono anche gli archivi parrocchiali e di alcune opere pie di R.); Archivio capitolare di S. Giovanni in Laterano; Archivio del Collegio degli Organi di S. Maria in Aquino; i vari archivi delle case e procure generalizie degli Ordini religiosi (fra cui notevoli quello dei Domenicani, dei Minori francescani, dei Canonici regolari lateranensi, ecc.). Gli archivi degli antichi monasteri sono passati per la maggior parte all'Archivio di Stato in seguito alla legge 19 giugno 1873; alcuni tut-

(par cortesia della dirszona della Biblioteca Lomaniznae)
Roma - Biblioteca Casanatense. Salone dei primi del sec. xviri con statua in marmo de, card. Casanate, di P. Legros (1666-1719) - Roma.
tavia, in tutto o in parte, sono rimasti in situ; tra i più notevoli dal punto di vista storico quelli di S. Francesca Romana, S. Prassede, S. Maria in Cosmedin, S. Lorenzo in Panisperna, S. Sabina, ecc. b) Laici: Archivio centrale (già Archivio del Regno: 1871, comprende gli atti dei vari dicasteri governativi non più trattenuti presso la loro sede); Archivio di Stato di R. (1870: comprende moltissimi fondi, tra cui quelli dei monasteri soppressi, le carte dei vari uffici del governo pontificio, che nel 1870 non erano in Vaticano, ecc.); Archivio storico capitolino (comprende l'Archivio segreto, l'Archivio urbano, l'Archivio Orsini e l'Archivio del Protonotare del Senatore); Archivio notarile (conserva i rogiti notarili per un periodo posteriore alla cessazione dell'attività dei singoli notai da un minimo di cinquant'anni a un massimo di cento). Tra gli archivi privati sono degni di menzione quelli delle famiglie Borghese, Caetani, Chigi, ora alla Vaticana, Colonna, Doria e Sforza-Cesarini.
IX. Biblioteche. - Oltre quelle già ricordate nella voce biblioteca (III e IV), quelle delle abbazie di S. Paolo fuori le mura e di S. Girolamo de Urbe, quelle dei collegi ecclesiastici (v.) e degli istituti di studi superiori (v.), sono degne di menzione le seguenti (la prima cifra tra parentesi indica la data di fondazione, la consistenza si intende approssimativa): Bibl. del Consiglio di Stato (1831 [Torino]; 20.000 voll.); Bibl. della Corte dei Conti (1862 [Torino]; 20.000 voll.); Bibl. dell'Avvocatura generale dello Stato (1876; 15.000 voll.); Bibl. Romana (comunale; 30.000 voll.); Bibl. Lancisiana (1711; 341 manoscritti, 40.000 voll., So incunaboli); Bibl. Cencelli (dell'Ospedale psichiatrico di S. Maria della Pietà; 1863; 6.000 voll.); Bibl. romana Sarti (donata al Comune da A. Sarti nel 1877 e affidata all'Accademia di S. Luca; 18.000 voll.); Bibl. Romana (annessa all'Archivio storico capitolino; specializzata per le opere di argomento romano; 40.000 voll.); Bibl. Hestziana (1913; specializzata per la storia dell'arte e la cultura germanica; 40.000 voll. e 20.000 fotografie); Bibl. della Keats-Shelley memorial Association (1908; 7000 voll.); Library for american studies in Italy (1920; 20.000 voll.); Bibl. del British Council (1946; 8000 voll.); Bibl. Bertini-Pmassoni (ha carattere araldico; 10.000 voll., 25.000 opuscoli); Bibl. G. Fortunato, di studi meridionali (1923; 15.000 voll.); Bibl. teatrale della Soc. degli autori ed editori ( 25.000 voll.); Bibl. Misciattelli (alcuni manoscritti ed incunaboli; 20.000 voll.); Bibl. militare centrale (1891; 150.000 tra voll. e opuscoli).
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(per cartesia del prof. Valeria Marioni)
Roma - Sala dei Cataloghi della Biblioteca dell'Istituto nazionale d'archeologia e storia dell'arte a Palazzo Venezia (1920).
X. Musei e gallerie. - Delle collezioni artistiche ed antiquarie di R. si ricordano le principali, riportando tra parentesi la data in cui si è costituita la raccolta e alcune caratteristiche essenziali (la sigla C indica che il museo dipende dall'amministrazione comunale): Musei capitolini (fine sec. xv; C : comprendono il Museo capitolino di scuitura, con monumenti greco-romani; il Palazzo dei Conservatori, con sculture, epigrafi, bronzi, terrecotte; la Pinacoteca capitolina, con quadri italiani prevalentemente dei secc. xvi e xviI; il Museo d'arte antica, con sculture, iscrizioni, urne); Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano (1889; comprende monumenti d'arte greco-romana, paleocristiana e barbarica e un ricco medagliere); Antiquario comunale (1894; C : raccoglie iscrizioni e materale archeologico proveniente dagli scavi di R.); Museo Barracco (1905; C : comprende sculture egizie, assiro-babilonesi, greche, romane e cristiane); Museo nazionale di Villa Giulia (1889; contiene monumenti etruschi e delle antiche civiltà italiche); Museo preistorico-etnografico Luigi PiGORINI (1875, formato dal nucleo originario dell'antico Museo Kircheriano, di cui molti pezzi andarono divisi fra altre raccolte); Museo dell'Impero romano e Museo di R. (1927; C : documentano il primo la civiltà di R. nelle province, il secondo la vita di R. dal medioevo ai tempi moderni); Museo e Galleria Borghese (sec. xviI : comprende alcuni monumenti d'arte antica, ma è soprattutto noto per le sculture e pitture d'età rinascimentale e post-rinascimentale); Galleria nazionale d'arte antica (sec. xvir donata allo Stato dai Corsini nel 1883; comprende pitture dal Rinascimento al sec. xviri); Galleria nazionale d'arte moderna (1883; comprende pitture dei secc. xix-xx); Galleria dell'Accademia di S. Luca (1874; comprende in prevalenza pitture del Rinascimento e dell'epoca barocca); Museo di Palazzo Venezia (1921; contiene pitture e oggetti d'arredo del medioevo e del Rinascimento); Galleria Doria-PanPHILI (metà sec. xvir; comprende quadri dei secc. xvi-xviI) Galleria Colonna (1820; vi sono quadri dal sec. xv in poi, ma soprattutto dei secc. xvir-xviii); Galleria Pallavicini (sec. xvir, comprende in prevalenza pitture del Rinascimento); Galleria Barberini (sec. xviI, riordinata nel 1892 ; i quadri migliori sono dei secc. xvi-xvir); Galleria Spada (sec. xviI, venduta allo Stato nel 1926; ha notevoli pitture del sec. xviI); Museo di Villa Albani (sec. xviII; contiene monumenti e pitture di varie epoche, ma è noto soprattutto per le sculture greco-romane); Museo Torlonia (sec. xix; conserva in prevalenza monumenti greco-romani e le pitture etrusche della tomba François); Museo di Castel S. Angelo (1900: com-
prende sculture, mobili, armi di provenienza varia); Museo napoleonico (1927; C). Gioverà pure ricordare il Museo dei Gessi presso l'Istituto di archeologia e storia dell'arte antica dell'Università, l'Antiquarium del Foro romano, l'Antiquarium della tomba di Cecilia Metella, il Museo Tassiano, la Galleria Tembrani; il Museo coloniale; il Museo di storia della medicina; il Museo Copernicano; il Museo artistico industriale, il Museo centrale del Risorgimento e i Musei storici di armi e corpi militari (Bersaglieri, Carabinieri, Granatieri, Genieri).
BibL. oltre le notizn premesse ai vari catologhi di biblioteche e di musei, v. : P. F. Kehr, Papsturkunden in Rom, in Nachrichien der bängl. Geselleh. d. Wissenschaft zu Göttingen, Philal. hist. Klasse, 1900, II, pp. 111-97: III, pp. 360465; 1901, III, pp. 239-71; A. Bertini-Cabano, Le callez. artistiche e archeol. di R., in Guida d'Italia del Touring Club ital., Italia centrale, IV, Milano 1924, pp. 95-113; G. Maerini, Enti culturali ital., 2 voll., Bologna 1920, v. indici; L. Gangemi, Le biblial. dei ministeri, in Accademie e biblioteche, 3 (1929), pp. 46-64; P. Fontana, Le biblial. pubbliche e private di R., ibid., 5 (1931), pp. 51-60; 6 (1932-33), pp. 56-61; 7 (1933-34), pp. 305-15: Institut historique néerlandais, Manuel des bibliothèques de Rome, 3 v d., Roma 1932: A. Lodolini, L'Archivio di Stato in R. e l'Archivio del Regno d'Italia (Bibliothèque des - Annales Institutorum -, 2), ivi 1932: M. Casilini, Le istituc. culturali de R., Milano-Roma 1935: F. Avicenili, Bibliat. e istituti stranieri in R. (Guida stor. e bibliogr. degli archivi e delle biblial. d'Italia, 3), Roma 1937: G. Mercati, Note per la storia di alcune biblioteche romane nei secc. XVI-XIX (Studi e Testi, 164), Città del Vaticano 1952. Inoltre i Quadern di studi romani dell'Istituto di studi romani nelle due scie Gli istituti culturali e artistici romani e Gli istituti scientifici romani.
A complemento delle indicazioni bibliografiche particolari si vedano per tutto ció che riguarda R. (antichità, storia, monumenti, costumi, tradizioni, istituzioni ecc.) i seguenti repertori: L. Cicognara, Catalogo ragionato dei libri d'arte e d'antichità posseduti dal conte Cicognara, II, Pisa 1821, pp. 166-226 (la Biblioteca Cicognara è passata nel 1824 alla Vaticana); G. Amati, Bibliografia romana, I, Roma 1880; Ceccarius [G. Ceccarelli], Saggio di bibliografia romana, I-VI, Roma 1946-52 (repertori annuali di opere su R., dal 21 apr. 1945 al 20 apr. 1951). Alessandro Piatosi
XI. Istituto di studi per l'arte sacra (Beato Angelico). - Sorto a R. verso la fine del 1932 per iniziativa dei Domenicani di S. Maria sopra Minerva e di alcune personalità del campo artistico, con lo scopo precipuo d'imparrire agli artisti, ed a quanti del clero e del laicato s'interessano dell'arte cristiana, lezioni di materie sacre attinenti all'arte, di assisterli nella loro attività artistica e di prepararli alle varie mansioni che potranno avere nelle commissioni diocesane per l'arte sacra, nei corsi da tenere nei seminari ed in ogni opera che si colleghi alla tutela ed all'incremento del patrimonio religioso artistico.
I corsi sono biennali e comprendono: estetica, liturgia, iconografia, agiografia, storia della religione in ordine all'arte, storia dell'arte sacra, tecniche della pittura, della scultura, dell' architettura. I corsi hanno inizio di regola in nov. e terminano in maggio : le lezioni sono serali.
Conferenze varie, rendiconti inediti di studiosi italiani e stranieri, settimane di aggiornamento completano ogni anno il programma già così vasto. Sopraluoghi urbani ed estraurbani dànno il contatto immediato con il mondo dell'arte. Alla fine del biennio si rilascia: un diploma, a chi superi gli esami in tutte le materie; un certificato, a chi superi la prova in una sola materia; un attestato di frequenza al semplice uditore che se ne sia mostrato degno. L'Istituto ha prestato la sua collaborazione ai congressi internazionali e nazionali di critica d'arte, di architettura, di arte sacra e pastorale liturgica (Parigi, Versailles, Firenze, Perugia, Vicenza); all'esposizioni internazionali di arte missionaria e arte sacra (1959). Dal Beato Angelico è sorto il nucleo primitivo dell'Unione cattolica artisti italiani. L'attività sociale tra gli artisti si svolge d'intesa con le istituzioni similari di
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R., Firenze, Milano (Messa degli artisti, Chiostro Nuovo, Angelicum, ecc.). L'Istituto ha una biblioteca specializzata di arte sacra (aperta il pomeriggio), in via di formazione, che offre agli studiosi, serie possibilità di studio; ha pubblicato i corsi delle lezioni, in un primo tempo, in saggi (1933-40), successivamente in monografie : Astori, Petruzzella, Cordovani, Ciappi, ecc. Nel 1949 ha iniziato un'azione cinematografica per la valorizzazione dei documentari d'arte. Periodicamente l'Istituto offre i suoi locali ad esposizioni di arte personali e collettive. Il Notiziario di arte, bollettino mensile di informazioni artistiche, portavoce dell'Istituto, raccoglie tutti i bandi di concorso, e passa in rassegna di attualità il movimento artistico italiano.
Tarcisio Piccari
## VII. ISTITUTI DI ASSISTENZA CARITATIVA.
1. Ospizio Pontificio dei catecumeni e neofiti. Un istituto per preparare gli infedeli d'ambo i sessi a divenir cristiani, e dove avrebbero potuto ricevere un'adeguata preparazione, fu ideato da s. Ignazio di Loyola e Paolo III lo approvò con la bolla Cupientes del 21 marzo 1542 (cf. Bullarium Romanum, VI, Torino 1860, pp. 336337). Annesso alla distrutta chiesa di S. Venanzio de Camerinesi, l'Ospizio fu poi favorito da Giulio III, da Pio V e da altri pontefici e le conversioni ebbero un forte impulso. Per assicurare ai neofiti quanto loro spettava contro ogni soperchieria da parte dei genitori, pervicaci nel paganesimo o nel giudaismo, sovente i papi provvidero a far eseguire degli inventari legali; in seguito Urbano VIII, per offrire ai catecumeni ed ai neofiti ambienti più comodi e adatti allo scopo, fece costruire il grandioso Palazzo annesso alla chiesa di S. Maria dei Monti, ove tuttora ha sede l'Ospizio. Soppresso nel 1798, l'Istituto fu ben presto ristabilito e messo in piena attività, ma nel 1875 lo Stato italiano ne incamerò i beni, solo si ottenne che il prezzo fosse convertito in titoli statali. L'Ospizio fin dagli inizi stette sotto la protezione immediata del romano pontefice che facevasi rappresentare da tre cardinali, in conformità alla bolla Vice eius del $1^{\circ}$ sett. 1577 di Gregorio XIII (cf. Bullarium Romanum, VIII, Torino 1863, pp. 188-91). A detto Ospizio ancor oggi è preposta una visita apostolica di tre cardinali, nominati dal papa.
II. Ospizio pontificio per monaci maroniti aleppini. - Per incrementare le missioni orientali, Clemente XI cresse nel 1707 in R., presso i SS. Pietro e Marcellino, un Collegio-Ospizio per i Maroniti aleppini, accordando loro inoltre, con la cost. Supervenientii del 24 maggio 1718, un beneficio fondato nella chiesa suddetta (cf. Bullarium Maroniturum, Roma 1911, pp. 203-207). Le regole dell'Istituto, preparate dal card. Niccolò Spinola, protettore dei Maroniti, vennero approvate nel 1752 da Clemente XII con il breve In supremo del 14 luglio (op. cit., pp. 227-31) e successivamente modificate da Benedetto XIV, una prima volta nel 1744 , con il breve Inlunction Nobis del 7 ott., quindi ancora nel 1745 con l'altro breve Apostolatus officium dell'8 nov. (op. cit., pp. 323-28), in esse si stabiliva che gli allievi, compiuto il loro corso di studi, dovevano tenersi pronti per quelle missioni cui li avrebbe destinati la S. Congregazione di Propaganda Fide. Nel 1753 l'Ospizio fu trasferito a S. Pietro in Vincoli, ove risiede tuttora.
III. Ospizio pontificio polacco di S. Stanislao. Fu fondato da Gregorio XIII allorché per intercessione del card. Stanislao Hosio donò alla nazione polacca, con una costituzione del 15 ott. 1578, la chiesa del S.mo Salvatore «al fine del culto cattolico e della beneficenza per i sudditi della Polonia viventi in R. n. Nel 1748 il vescovo pro tempore di Cracovia fu eletto protettore della chiesa e dell'Ospizio, cui vennero dati dal vescovo Andrea Stanislao Kostka Zaluski i nuovi statuti. Dopo il 1795, quando la Polonia cessò di esistere come potenza europea, l'Ospizio di S. Stanislao si trovò in condizioni di non poter più funzionare, finché a rialzarne le sorti intervenne il canonico italiano Giovanni Battista Piva, il quale, per interessamento dell'ambasciatore russo conte Italinski, ottenne da Pio VII nel 1818 il riconoscimento dell'antica fondazione gregoriana. Solo nel 1920, tuttavia, in seguito
alta prima guerra mondiale, la chiesa ed Ospizio di S. Stanislao ritornarono alla Polonia, ristabilita nazione indipendente. Oggi la chiesa rimane sempre in mano al clero polacco.
IV. Pontificio orfanotrofio e patronato di VignA PIA.- Con chirografo del 25 genn. 1853, Pio IX fondava, alla periferia di R., un istituto per il ricovero dei fanciulli orfani ed abbandonati perché vi fossero cristianamente educati ed esercitati ai lavori agricoli. Con altro chirografo del 30 dic. 1859 vi univa un analogo istituto per l'assistenza e la riforma dei minorenni dimessi dai reclusi. La nuova istituzione, che seguitò a denominarsi di Vigna Pia, dal nome di uno dei due fondi ad essa ceduti dal Pontefice, venne affidata alle cure dei religiosi della Congregazione di S. Croce. Ad essi subentrarono nel 1868 i Fratelli della Misericordia, che ne mantennero la direzione fino all'inizio della guerra 1914-18, allorché l'Istituto venne adibito ad ospedale militare. Nel 1921 Benedetto XV autorizzò la riapertura dell'Orfanotrofo, la cui direzione fu assunta dai religiosi della Congregazione della S. Famiglia. L'Istituto agricolo accoglie ca. un centinaio di ragazzi fino ai diciotto anni di età.
V. Pontificio ospizio ecclesiastico detto del cento PERTI. - Già Collegio Sistino del cento preti e venti chierici, fu ripristinato da Pio IX con il breve Cleristianae charitatis del 20 marzo 1855 , per ospitarvi i sacerdoti vecchi ed inabili che avessero servito la diocesi di R. L'Ospizio è sottoposto all'immediata giurisdizione del cardinale vicario pro tempore, il quale ne affida l'amministrazione ad una commissione di dodici ecclesiastici, scelti tra il clero secolare romano, di cui uno è il presidente dell'Ospizio.
Bias.: K. Hoffmann, Ursprung und Anhangstabigkeit des ersten päpstlichen Missionsinstituts, Münster in V. 1923; L'Istit. Pontif. di Vigna Pia e l'applicas. dei moderni sistemi di agricoltura, Roma 1923; S. Istanis, La chiesa e l'Ospizio di S. Stanislao... in R., ivi 1939.
Niccolò Del Re
VI. Ospedale di Sancta Sanctorum (S. Giovanni). La prima origine dell'ospedale di S. Giovanni rimonta ad una specie di ambulanza apostolica" che seguiva la Curia nelle sue peregrinazioni e ad un ospedale fisso, dedicato a s. Antonio "iusta Lateranum", entrambi tenuti dagli Antoniani e le cui prime origini rimontano al 1209. Nel 1216 l'ospedale fu ampliato dal card. Giovanni Colonna. Tuttavia tali notizie sono più inerenti alla località che alla istituzione. Riferimento più diretto è quello che concerne la Compagnia del S.mo Salvatore dei Raccomandati, la quale fin dal 1330 possedeva, probabilmente, un ospedale, mentre la data 1348 appare più attendibile per il possesso che questa Compagnia avrebbe avuto di un ospedale dedicato a s. Angelo, la cui costruzione sarebbe iniziata nel 1303. Alla fine del secolo, a questo titolo si sovrappone quello della Compagnia, onde l'ospedale cominciò ad essere chiamato del S.mo Salvatore, titolo che nel 1450 comincia a mutarsi, a s