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 Bassi; alla Pace di Vestfalia riconobbe l'indipendenza delle Sette Province unite (1648); alla Pace dei Pirenei cedette alla Francia l'Artois, il Roussillon, la Cerdagne (1659). Quindi fu necessario resistere agli attacchi della Francia di Luigi XIV: la guerra di devoluzione tolse alla S. non poche citta delle Fiandre (Trattato di Aquisgrana 1668); la Pace di Nimega diede alla Francia la Franca Contea ed altre citta nelle Fiandre ( 1678 ). La S. non aveva più denaro e uomini per resistere; essa si reggeva più che altro per il contrasto degli aspetti delle Grandi Potenze.
9. La monarchia dei Borboni. - Spentasi con Carlo II la dinastia asburgica ( 1700 ), si contesero la successione il re di Francia Luigi XIV, per i diritti provenienti dalla madre Anna d'Asburgo e dalla consorte Maria Teresa d'Asburgo, e l'imperatore Leopoldo d'Austria per i diritti della consorte Margherita Teresa di Asburgo. Da Vienna si inviò in S. il figlio dell'imperatore, Carlo III, appoggiato dagli anglo-olandesi, mentre Luigi XIV installava a Madrid il nipote Filippo V a favore del quale aveva fatto testamento Carlo II. La lunga guerra di successione portò alla Pace di Utrecht (1713) : Filippo V ebbe il trono di S. con i possessi coloniali, ma la S. perdette i domini d'Italia e dei Paesi Bassi, ed in più Gibilterra e Minorca. Ma appena firmata la Pace, i Borboni subito ripresero l'attività diplomatica per preparare la riconquista dei domini perduti. L'anima della nuova politica fu la seconda consorte di Filippo V. Elisabetta Farnese, preoccupata di conservare per i figli l'eredità farnesiana, e sorretta dal ministro card. Alberoni. Però il tentativo di ricostruire la potenza spagnola falli: Elisabetta Farnese riusci solo a far riconoscere al figlio Carlo l'eredità di Parma e Piacenza che poi passo all'altro figlio Filippo, mentre Carlo di Borbone con la Pace di Vienna otteneva Napoli e Sicilia (1738). Il governo di Madrid nelle guerre di successione di Polonia e d'Austria finl per seguire pedissequamente il governo di Versailles. Si delineò cosi una politica di famiglia che portò la S. a combattere contro l'Inghilterra sacrificando i propri interessi coloniali e danneggiando il programma di ricostruzione interna. Il primo atto di tale politica fu il Patto di famiglia di Fontainebleau (1743). Le promesse fatte a Filippo V di dargli la Lombardia, Napoli, Gibilterra, Minorca svanirono alla Pace di Aquisgrana. Durante la guerra dei Sette anni la S. stette in disparte; un nuovo Patto di famiglia fu rinnovato nel 1761 dal ministro di Carlo III, il Grimaldi: le quattro monarchie borboniche, Francia, S., Napoli, Parma, si unirono in difesa. Cosi la S. entrò nella guerra contro l'Inghilterra, ma alla Pace di Parigi (1763) perdette la Florida ed ebbe in cambio dalla Francia la Luisiana. Il Patto di famiglia continuò a dominare la politica spagnola come unica difesa contro l'imperialismo britannico.

Nella lotta per l'indipendenza degli Stati Uniti, la S. aderl all'alleanza con i ribelli (Convenzione di Aranjuez, 1779), ma le speranze di riavere Gibilterra e la Florida fallirono al Trattato di Versailles (1783). La perdita dei domini europei anziché di danno fu per la monarchia borbonica un vantaggio perché le permise di dedicarsi ai problemi interni del paese. Si sentl il bisogno di restaurare la ricchezza nazionale, si risvegliarono le industrie ed i commerci ancora completamente nelle mani dei francesi ed inglesi. Per svolgere tale azione i Borboni impressero al loro governo un indirizzo assolutista ed accentratore ancora più spiccato. Cosil furono aboliti i fueros di Aragona, di Catalogna, di Valencia, di Maiorca e scomparvero le autonomie amministrative e le leggi particolari di varie regioni. Sotto Carlo III fu importato in S. l'indirizzo politico del dispotismo illuminato. L'agricoltura sentl l'influsso dei nuovi metodi; si iniziarono lavori di bonifica; si ridussero i privilegi della Mesta; si autorizzarono le associazioni di proprietari agrari; si ripartirono tra i contadini le terre lavorative dei comuni.
10. La S. e la Risoluzione Francese. - Il Patto di famiglia durò sino al 1790 : quando l'Assemblea Costituente lo dichiarò nullo ed irrito. La Corte spagnola fece ogni sforzo per salvare Luigi XVI, e dopo l'esecuzione capitale del Re ruppe le relazioni diplomatiche; la Convenzione il 7 marzo 1793 dichiaro guerra alla S. Si combatté sui Pirenei; l'esercito spagnolo avanzò verso Perpignano, ma nel 1794 i francesi entrarono in Catalogna. La guerra era popolare in S. per la predicazione del clero, sebbene una grave crisi economica tormentasse le popolazioni. Gli elementi che simpatizzavano per le idee rivoluzionarie furono costretti a fuggire in Francia. Dopo le sconfitte dell'autunno 1794 si aprirono trattative di pace: il Trattato di Basilea del 22 luglio 1795 concesse alla Francia la parte spagnola dell'isola di S. Domingo. Segretamente la S. divenne alleata della Francia per una azione contro l'Inghilterra. La guerra fu rovinosa: perdettero gli Spagnoli Minorca e la Trinità. i Francesi li opprimevano con le loro prepotenze. Il Primo Console continuò in questo la politica del Direttorio; costrinse il governo di Madrid a mettere porti e flotta a sua disposizione. Dopo l'occupazione del Portogallo nel 1808, Napoleone giudicò necessario fare entrare direttamente la S. nel suo sistema; approfittando dei dissidi dinastici, impose l'abdicazione a Carlo IV, la rinuncia al trono al principe Ferdinando per dare alla S. come re il fratello Giuseppe. Questi entrò in Madrid il zo luglio 1808, ma subito ad Oviedo scoppiò la ribellione. Dovunque si formarono giunte insurrezionali; quella di Siviglia si proclamò suprema ed assunse il governo. La lotta assunse carattere di atrocita estrema; i Francesi incendiavano villaggi, distruggevano le popolazioni; gli Spagnoli uccidevano i Francesi isolati ed i prigionieri. Nel nov. 1808 intervenne Napoleone con i corpi della Grande armée, e ricondusse Giuseppe a Madrid, ma dopo la sua partenza nel genn. 1809 la S. fu di nuovo in piena insurrezione. La giunta di Siviglia si trasportò nel genn. 1810 a Cadice ed organizzò un Consiglio di reggenza; le Cortes vi si riunirono e crearono un governo. Tale attività era però scucita per le discordie tra i capi militari e civili, per il malcontento delle popolazioni contro la coscrizione. Non si riusci mai ad avere più di centomila uomini sotto le armi e la guerra contro i Francesi con il sistema della guerriglia durò sino al 1813 . Nel 1812 le Cortes. dominate da una maggioranza di deputati liberali che non rappresentavano il conservatorismo delle popolazioni, compilarono una costituzione che scimmiottava la Costituzione francese del 1791: abolizione dei privilegi; proclamazione della sovranita nazionale; separazione dei poteri; la monarchia limitata al potere esecutivo con il veto sospensivo. Il cattolicesimo era però considerato come religione di Stato.

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11. Le lotte del sec. XIX per l'organizzazione dello Stato. - L'invasione francese aveva rovinato il paese; le colonie d'America insorte contro Napoleone rimanevano in armi contro il governo. Nel 1820 al campo di Cadice scoppio il movimento degli ufficiali liberales; soffocato dapprima, riprese a La Coruña: una giunta insurresionale proclamò la Costituzione del 1812. Il re Ferdinando cedette e si organizzò il governo costituzionale. L'intervento della S. Alleanza e delle forze militari francesi ristabil il governo assoluto: la repressione fu feroce; cosi di nuovo dopo la sollevazione liberale del 1824. Poi il governo di re Ferdinando inclinò alla mitezza ed alla amnistia; gli scontenti si raccolsero attorno al fratello del Re, don Carlos.

Quindi la crisi cambiò aspetto, Re Ferdinando riconobbe la successione alla figlia delle sue quarte nozze, Isabella, a danno del fratello (1833). Ora due partiti si contesero la S.: i cristiani, partigiani della regina reggente, Cristina, ed i carlisti: questi conservatori, quelli liberali. Nel 1834 la Reggente concesse uno Statuto, modellato sulla Carta francese di St-Ouen: monarchia costituzionale con ministero non responsabile e con Cortez diviso in due estamientos che votavano leggi ed imposte. La vita parlamentare rimase in S. senza importanza: la massa dei cittadini non partecipava. I liberali però erano divisi in moderati e progressisti; questi vessavano chiese e monasteri per rappresaglia contro i carlisti insorti nel 1834 e padroni delle province settentrionali, dove don Carlos aveva creato un suo governo; la guerra fu per alcuni anni assai aspra.

Dopo il 1840 , partita dalla S. la regina Cristina, attorno alla giovane regina Isabella si contesero il governo i generali. Dittatore fu dal 1840 al 1843 il generale Espartero; rovesciato, venne sostituito fra il 1844 ed il 1851 dal generale Narvaez; poi governò Bravo Murillo; nel 1854 ricomparve Narvaez, poi Espartero. La regina Isabella, dichiarata maggiorenne nel 1843 , sposò il cugino Francesco d'Assisi; nel 1845 fu proclamata una nuova Costituzione; un'altra nel 1855.

Nel 1868 un partito democratico che reclamava il suffragio universale e la repubblica determinò una insurrezione militare dei generali Prim e Serrano. La regina Isabella fuggì. Il governo provvisorio decise di stabilire una nuova monarchia liberale. Fu chiamato a Madrid il principe sabaudo Amedeo duca d'Aosta (1870), ma combattuto da tutti i partiti questi abdicò nel 1873. Allora venne proclamata la Repubblica, ma i partiti erano discordi tra la concezione unitaria e quella federale cantonale. Attraverso vari colpi di Stato militari, i generali nel 1874 ristabilirono la monarchia e fu riconosciuto re il figlio di Isabella, Alfonso XII. Governò tuttavia in modo dittatorio Canovas del Castillo, mentre violenta continuava la guerra dei carlisti. Il papa Pio IX, che aveva riconosciuto come legittimo re Carlo VII, ora si indusse a riconoscere Alfonso XII. La Costituzione del 1876 stabilì una monarchia costituzionale liberale: re inviolabile, ministri responsabili, due camere, una vitalizia ed una censitaria. Fu organizzato un governo parlamentare e si formarono partiti costituzionali monarchici, conservatore, liberale; poi vi erano i carlisti ed i repubblicani. Il governo fu prima dei conservatori con il Canovas, poi dei liberali con Sagasta e Martinez Campos. Alfonso XII morl nel 1885; la vedova Maria Cristina venne riconosciuta reggente per il nascituro, che fu poi Alfonso XIII. La lunga reggenza, sino al 1912, vide la disgregazione dei vecchi partiti e la formazione di nuovi. La dolorosa guerra del 1896 con gli Stati Uniti e la perdita di Cuba e delle Filippine, ultimi resti dell'Impero coloniale, ebbero echi nel paese.

Alfonso XIII, dopo l'insurrezione repubblicana di Barcellona del 1912, chiamò i liberali al potere. Gravi problemi si presentarono alla S. : la necessità di stabilire la dominazione effettiva sulla zona marocchina concessa
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(Int. Garaia Garanbella)
Spagna - Il \& Panteón de los Reyes s. Basilica di S. Isidoro (sec. XI) - León.
alla S. dalle Potenze europee; l'atteggiamento da assumere tra i due blocchi di Potenze in cui si divideva l'Europa. Quando nel 1914 scoppiò il conflitto europeo, la S. rimase neutrale sebbene le simpatie fossero per la Germania. La neutralità fu redditizia perché il paese trasse grandi vantaggi con il rifornire i belligeranti, ma la S. uscì dal periodo della guerra anch'essa stanca: i partiti di governo erano corrosi e nuova vivacità mostravano invece i partiti estremi. La guerra contro i ribelli marocchini si conchiudeva nel 1921 con un disastro grave, la cui responsabilità venne attribuita al Re. Alforso XIII, dopo aver tentato di appoggiarsi agli elementi conservatori, acconsentí che il generale Primo de Rivera creasse nel 1923 una dittatura in correlazione con l'Italia fascista. Si ritornò al governo parlamentare nel 1930. Ma con le elezioni municipali nell'apr. 1931 si ebbe una netta prevalenza del Partito repubblicano e per evitare una insurrezione popolare. Alfonso XIII abbandonò la S. (14 apr. 1931). La proclamazione della Repubblica, invece di dare la pace, segnò l'inizio di una catena continua di scioperi, tumulti, incendi di chiese e di conventi: presto infatti sui repubblicani borghesi di vecchio tipo prevalsero i socialisti e gli anarchici. Nel 1933 si cercò di organizzare un governo forte moderato, ma le Asturie e la Catalogna erano in grave insurrezione. Nelle elezioni del 1936 vinsero i gruppi di sinistra del Frente popular, che tentò di imporre al paese una dittatura proletaria; non vi riusci, ma determinò solo una fase più vivace di anarchia.

La reazione si ebbe attraverso una sollevazione militare diretta dai generali Sanjurjo e Franco (luglio 1936). La S. ora si divise tra il governo a democralico a di Madrid ed il governo rivoluzionario militare organizzato da Franco a Burgos. Tra le due fazioni si scatenò una guerra civile senza quartiere. Il problema spagnolo assunse subito una grande importanza nella politica europea: l'Italia e la Germania parteggiarono per Franco e lo aiutarono con l'invio di volontari e di materiale. Per il governo a democratico a si schierarono la Russia sovietica e più velatamente la Francia. La guerra civile durò sin quando il 28 marzo 1939 il generale Franco occupò Madrid, ed il governo rosso si rifugiò in Francia. Incominciò cosí l'opera di restaurazione e di repressione degli elementi più spinti di sinistra. Il governo assunse il carattere di una dittatura militare appoggiata dagli elementi conservatori. Italia e Germania cercarono di trascinare la S. nella guerra europea, ma il Franco fu rigido e fortunato custode della neutralità.

BibL.: opere generali: B. Sánchez Alonso, Fuentes de la Hist. española e hispano-americ., Madrid 1926 e appendice, ivi 1946; id., Hist. de la historiografia española, 2 voll., Madrid 1941-44; R. Altamira y Crevea, Hist. de España y de la civilización española, ivi 1928; L. Perigon Gargia, Historia de España, 2 voll., ivi 1936-43; A. Ballesteros Beretta, Historia de España y su influencia en la hist. universal, 9 voll., Barcellona 1941-43; Sono da vedere i capitoli dedicati alla S. nella Cambridge Me-

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Spagna - Interno della chiesa dei Cavalieri di S. Giovanni (sec. xII). Duero (Soria).
dieval History, VI, Cambridge 1929, e quelli della Hist. génér. del Giorz (Hist. du M. A., VII, Parigi 1937-39). Inoltre J. Lopez Oliven, Repertorio diplomatico español, Madrid 1944. Preistoria: R. Menendez Pidal, España prehistórica, (v) 1947. Etá romana: T. Mommsen, Le prov. rom. du Cesare a Diocleziano, trad. it., Roma 1887: N. Feliciani, Studi sulla geogr. antica di S. (in Riv. di stor. antica, x. 1903): J. Serra Ralido, La vida en España en la época romana, Barcellona 1944. Etá visigotica: E. Pérez Pujol, Hist. de las instituc. sociales de la España goda, Valencia 1896: F. Dahn, Die Könige der Germanen, V-VI, Monaco-Lipsia 1861-1909; F. Guerra, Caida y ruina del Imperio visigodo, Madrid 1883; R. de Urefia, La legislación gótico-hispana: estudio crítico, (v) 1905; G. Goubert, Byzance et l'Espagne visigothique, in Rev. d'études byz., 2 (1944), pp. 5-78. Regni cristiani: T. Ximénez de Embúm, Ensayo hist. acerca de los orígenes de Aragón y Navarra, Barcellona 1878; S. Carreres Zacarés, Tratados entre Castilla y Aragon, Valencia 1908; E. Mayer, Hist. de las instituc. social. y polit. de España y Portugal (ed. ep.), Madrid 1925-26; R. Menendez Pidal, España del Cid, ivi 1929; Navarra: L. BarreuDihigo, Les orig. du Royaume de Navarre (Rev. hispan., 7 (1900)): id., Les premiers rois de Navarre (ibid., 15 [1906]). Castilla.
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province del nord-ovest, dove si organizzò la resistenza e la prima reconquista intorno allo Stato cristiano delle Asturie. Nel 756 la frontiera musulmana andava da Coimbra a Toledo e di qui a Tudela e Pamplona nei Pirenei.
2. L'emirato umajjade (756-929). - L'umajjade 'Abd ar-Rahman, sfuggito alla strage dei suoi ad opera degli 'Abbásidi, giunse nel 755 in S. e nel 756 fu riconosciuto emiro in Cordova, iniziando la dinastia umajjade spagnola. Organizzò saldamente lo Stato, reprimendo una rivolta berbera; in quel tempo avvenne l'episodio di Roncavalle (777). Successe Hiāäm I (788-96), sotto cui si affermò il potere dei giureconsulti (Jugahd'). Questi insorsero contro
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(da Are Hispacias, V, Madrid 1858, fig. 277) Spagna - Pianta romanica della chiesa di S. Giacomo di Compostella.

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il figlio al-Hakam I (796-821), scontenti della sua vita libera, sollevando in Cordova i renegados, cioè i convertiti all'islàm, che malgrado la conversione erano trattati da inferiori: la rivolta fu sanguinosamente domata; e così pure un'insurrezione a Toledo. 'Abd ar-Raḥmān II (821-52) ebbe a fronteggiare a Merida ed a Toledo l'agitazione dei sudditi cristiani ( $=$ mozarabi $n$ ); essi andarono incontro al martirio sotto la guida di s. Eulogio (v.). Le loro rivolte continuarono anche sotto Muhammad I (832-86); per di più i renegados costituirono centri autonomi a Toledo, in Aragona, a Medina e a Bidastro ('Omar b. Hafsūn). La crisi, dopo l'emirato di al-Mundir (886-88), precipitò con 'Abdallāh (888-912); 'Omar b. Hafsūn estese il suo potere l'aristocrazia araba insorse in Siviglia. Fu 'Abd ar-Raḥmān III (912-61) a ristabilire la situazione. Egli assunse nel 929 il titolo di califfo.
3. Il califfato umajjade (929-1031). - 'Abd ar-Raḥmān pose fine alle guerre civili tra Arabi, Berberi e Spagnoli; contrattaccó al nord il regno cristiano delle Asturie, che nel frattempo ( 910 -24) aveva assunto il nome di León ed aveva guadagnato terreno, stabilizzando la frontiera sul Duero; estese la sua influenza al nord-Africa, respingendo la minaccia fátimida. Sotto il figlio al-Hakam II (916-76) fiorirono la pace e la cultura; con Hilām II (976-1008) ripresero le imprese militari, guidate dal famoso al-Mansūr (m. nel 1002), che a capo di un esercito di eslavos stranieri, di Berberi e di cristiani mercenari compi grandi incursioni in territorio cristiano, spingendosi fino a Barcellona, León, Santiago de Compostella. Alla morte di al-Mansūr segui una rapida crisi, tra lotte interne degli elementi militari. Il califlato si smembrò in piccoli regni locali (reinos de taifas) e finì in Cordova nel 1031.
4. I s reinos de taifas s. - I principali sono i seguenti : al sud, con prevalenza degli elementi berberi: Malaga (Hammüdidi) e Granada (Zirfdi). All'est, con prevalenza degli eslavos: Almaría. Denia e Valenza. Al nord-est : Saragozza. Al centro: Toledo (Dū 'n-Nūnidi). Ad ovest : Badajoz (Aftasidi), Siviglia ('Abbādidi). Del frazionamento approfittarono gli Stati cristiani: al nord-ovest il Regno di León, divenuto dal 1037 di León e Castiglia; al nord-est la Navarra. l'Aragona ed altri Stati minori, affermatisi dopo oscure origini in questo periodo. Ferdinando I di León e Castiglia rese tributari Saragozza, Toledo, Badajoz e Siviglia. La crescente potenza del figlio di lui Alfonso VI indusse gli Stati del sud a chiamare gli Almoravidi di Africa.
5. Gli Almoravidi e gli Almohadi. - Jūsuf b. Tāšufīn sbarcò ad Algeciras e batté Alfonso VI a Zallāqah (1086). Ritiratosi in Africa, tornò nel 1090 e conquistò quasi tutta la S. musulmana. Gli Almoravidi tennero in onore i fuqahä ed instaurarono un regime di intolleranza religiosa, che alienò loro ebrei e mozarabi. Al nord i cristiani premevano: Alfonso I d'Aragona batté gli Almoravidi a Cutanda nel 1120 e nel 1125 effettuò una grande scorreria nella S. musulmana; Alfonso VII di León e Castiglia si spinse fin presso Jerez e Almería. Lo Stato almoravide si frammentò in nuovi reinos de taifas, che provocarono nel 1145 l'intervento degli Almohadi, già affermatisi in Africa del nord. Gli Almohadi conquistarono progressivamente la S. musulmana; solo Maiorca resisté fino al 1202. Per alcuni decenni essi fronteggiarono i cristiani, travagliati a loro volta da discordie interne. Ma nel 1212 le forze cristiane si unirono e li batterono a Las Navas de Tolosa : mentre gli Almohadi si frammentavano in regni minori (tra cui Valenza e Murcia), Ferdinando III di León e Castiglia conquistava Cordova (1236) e Siviglia (1248), assoggettando Murcia (1241); Giacomo I di Aragona s'inpadroniva di Maiorca (1229) e Valenza (1238). Ca. il 1270 rimaneva ai musulmani solo il Regno di Granada.
6. Il Regno di Granada (1232-1492). - Questo Stato, che si estendeva sulla costa da Gibilterra fin oltre Almeria, si mantenne a lungo autonomo, seguendo una politica di equilibrio tra gli Stati cristiani e i Marinidi, che avevano soppiantato nel Marocco gli Almohadi nel 1269 ed occupato qualche punto della costa spagnola (Tarifa, Algeciras, Rondal. I cristiani, dopo aver inutilmente tentato di battere Granada in unione con i Marinidi (1309), riuscirono ad espellere questi ultimi tra il 1340 e il 1344 . Gibilterra fu presa nel 1462. Finalmente i re cattolici, dopo
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(da Ars Hispanias. V. Madrid 1858, fig. 118)
SPAGNA - Interno della cupola della Cattedrale (fine xit-inizio xili sec.) - Salamanca.
l'unione nelle monarchie, attaccarono i musulmani nel 1481 e nel 1492 ultimarono la conquista entrando a Granada. Ai musulmani rimasti sotto i re cristiani (moriscos) fu garantita in un primo tempo la libertà religiosa; ma ben presto vennero misure di persecuzione, l'ordine di conversione o d'esilio ( 1502 ) e finalmente l'espulsione. con decreto di Filippo III (1609).

BISL. : oltre alle storie generali dell'islām (v.) : R. Dozy, Histoire des musulmans d'Espagne jusqu'à la conquête de l' Andalousie par les Almoravides, 711-1110, nuova ed. di E. Lévi Provençal, 3 voll., Lvida 1932; A. González Palencia, Historia de la España musulmana, 3* ed., Barcellona 1932: E. Lévi Provençal, Histoire de l'Espagne musulmane, I. De la conquête à la chute du califat de Cordoue (710-1031 7. C.), Cairo 1944 (fondamentale); id., La civilisation arabe en Espagne, nuova ed., Parigi 1948; C. Sánchez Albornoz, La España musulmana, Buenos Aires 1946; J. de las Caligas, Los musulmanes, 2 voll., Madrid 1948; id., Les mudéjares, ivi 1948. Per le dinastie di origine africana: H. Terrasse, Histoire du Maroc, 2 voll., Casablanca 1949 1950, v. indice.

Sabatino Moscati
IV. STORIA ECCLESIASTICA. - 1. Le origini fino alle invasioni dei popoli germanici. - L'apostolo s. Paolo parla del suo proposito di predicare in S. (Rom. 15, 24. 28), e pochi anni più tardi ne fa testimonianza il papa s. Clemente (Cor. 1, 5, 6), ricordando il viaggio di s. Paolo «fino ai confini dell'Occidente», espressione allora adoperata per indicare la S.; il Fragmentum Muratorianum lo asserisce espressamente; ci manca però ogni particolare sull'opera sua. Non è invece provata storicamente la predicazione dell'apostolo s. Giacomo, e non se ne ha menzione anteriore al sec. viI. Perciò con s. Paolo, e non con s. Giacomo, vanno messi in relazione i sette «uomini apostolici», la cui realtà storica viene ogni giorno più accettata dalla critica: Torquato, Ciesifonte, Secondo, Indalecio, Cecilio, Esichio e Eufrasio, i quali avrebbero governato le prime sette sedi episcopali.
S. Ireneo nel sec. II (Adv. haer., 1, 10) e Tertulliano al principio del sec. III (Adv. Iud., 7) accennano genericamente alle fiorenti cristianità della S. Nel 230 s. Ci-

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Spagna - Chiostro gotico della Cattedrale (fine sec. xiv). - León.
priano cita concretamente ( $E p$., 67) le diocesi di LeónAstorga, Merida e Saragozza, e allude ad altre sedi episcopali; quella di Tarragona compare negli Atti di s. Fruttuoso. Al Concilio di Elvira (ca. 304) appaiono le sedi di 19 vescovi, dei 24 sacerdoti che vi assistettero, alcuni almeno erano delegati di vescovi che non avevano potuto assistere. E noto che le persecuzioni imperversarono in S. Durante quella di Decio (250), apostatarono Basilide e Marciale, vescovi di León-Astorga e Merida, che ottennero il «libellus pacis» e contro di loro reagi con energia la Chiesa spagnola; in quella di Valeriano (257-58) soffrirono il martirio il vescovo di Tarragona, Fruttuoso (v.), con i diaconi Augurio ed Eulogio. Della persecuzione di Diocleziano si conserva una lunga lista di martiri, attestati soprattutto dagli inni di Prudenzio e dagli atti contenuti nel Passionario ispanico; tali sono, p. es., Emeterio e Celedonio di Calahorra, Giusta e Rufina di Siviglia, gli «innumerevoli» di Saragozza, le due Eulalie di Merida e Barcellona, Vincenzo, Sabina e Cristeta di Avila, ecc. Degli 8i canoni del Concilio di Elvira alcuni rivelano ancora un ambiente di persecuzione.

La Chiesa spagnola si sviluppa liberamente ed ampiamente dopo la pace: 6 vescovi spagnoli assistono al Concilio di Arles, nelle Gallie, l'a. 314; il vescovo di Cordova, Osio (v.), presiede nel 325 quello ecumenico di Nicea e l'a. 343 prende parte, insieme con altri 5 spagnoli, e quello di Sardica. Lasciarono scritti Gregorio vescovo di Elvira (v.), uno dei sostenitori del movimento luciferiano, e Potamio vescovo di Lisbona (v.) compromesso nella controversia ariana; Giovenco e Prudenzio, i poeti più rappresentativi del cristianesimo del sec. IV, il chierico Bachiario del nord-est della penisola e s. Paciano di Barcellona, scrittore antinovaziano. Il movimento ascetico-eretico, con a capo Priscilliano (v.), provocò una dura crisi nella Chiesa spagnola nella seconda metà del secolo; si diffuse più ampiamente nella regione del
nord-est e provocò l'energica repressione della gerarchia. Il movimento e la repressione continuarono nella prima metà del sec. v fino all'estinzione (primo Concilio di Braga [561]); contemporaneamente fioriva l'ascetismo ortodosso.
2. L'invasione dei popoli germanici, alani, vandali, svevi e visigoti. - L'a. 409 oveo in S. un clima di terrore descritto dal cronista Idacio, vescovo di Aquaaftavias (Chaves), che paralizzò in parte la vita della Chiesa : parte del clero, come Orosio di Braga, fuggì in Africa. e lo stesso fecero alcuni vescovi, ma la maggioranza sopportò tutti i pericoli per la difesa e l'assistenza dei propri fedeli (s. Agostino, Ep., 168); ne diede esempio il già citato Idacio. All'inizio del sec. vi il Regno visigoto abbraccia la Narbonense e la S., eccettuato il nord-est della penisola, occupato dagli Svevi. Questi, alla loro entrata in S. erano pagani; nel 448 si convertirono al cattolicesimo, con il re Rekhiario, forse per la predicazione di s. Toribio di Astorga; ma il successore Remismundo trascinò il suo popolo all'arianesimo ( 465 ) predicato dal monaco Aiace, venuto dalla corte dei Visigoti. Ritornarono però al cattolicesimo al tempo di Carriarico o Teodomiro ( 558 -70), grazie a s. Martino di Braga, che ebbe una grande influenza nella corte e celebrò due importantissimi concili. Nel 583 furono sottomessi da Leovigildo e molti abbracciarono nuovamente l'arianesimo ufficiale dei Visigoti per abbandonarlo poi definitivamente nel III Concilio di Toledo (589). I Visigoti invece erano ariani per la predicazione di Ulfila; sino dal loro soggiorno nella valle del Danubio erano costituiti in Chiesa nazionale, organizzata probabilmente secondo le divisioni militari del popolo visigoto (Schubert). Generalmente furono tolleranti con i cattolici: Eurico ed Alarico II esiliarono alcuni vescovi, piuttosto per motivi politici; Leovigildo ( $568 / 572-586$ ) fu l'unico che perseguitò duramente il cattolicesimo: castigò con l'esilio e la confisca dei beni alcuni vescovi e chierici e facilitò il passaggio dal cattolicesimo all'arianesimo, sopprimendo l'obbligo di farsi ribattezzare ( 580 ) : vi furono diversi apostati, fra cui, Vincenzo vescovo di Saragozza. Uno dei migliori difensori della fede fu Masona di Merida, che più tardi presiedette il III Concilio di Toledo. Nel 583, per influsso della sposa Ingunda e di s. Leandro di Siviglia, si converti al cattolicesimo Ermenegildo (v.); la sua ribellione contro il padre sembra aver avuto in prevalenza carattere politico e non fu approvata dalla Chiesa; vinto, fu decapitato nel 585 dopo essersi rifiutato di ricevere la comunione da un vescovo ariano; per questo è venerato come martire (s. Gregorio Magno, Dial., III, 31). Recaredo, successore di Leovigildo, si converti al cattolicesimo e con lui, almeno moralmente, tutto il popolo visigoto, come si proclamò ufficialmente nel Concilio III di Toledo (589). A s. Leandro di Siviglia va il merito di questa conversione.

L'organizzazione della Chiesa era già ben definita dal principio del sec. v; aveva cinque province ecclesiastiche e in un dato periodo sei, mentre, nel Regno svevo, si formarono le due distinte province di Braga e di Lugo; in tutta l'età visigota si contano 77 vescovi, inclusi i dodici della Narbonense. Si celebrarono concili nazionali, provinciali e diocesani, di carattere anzi tutto disciplinare : nel II Concilio di Toledo (527), si trova la prima prescrizione sull'educazione del clero nelle scuole vescovili, che più tardi saranno consacrate nel Concilio IV di Toledo (633). Una parte della provincia di Cartagine, occupata dai Bizantini, non poté seguire l'andamento generale. Si mantenne costante relazione con Roma, l'Oriente e le Gallie, e nei primi tempi con Cartagine. Il cristianesimo si trovava già profondamente radicato, benché si conservassero ancora numerose tracce di paganesimo. Con la conversione dei Visigoti al cattolicesimo, comincia uno dei secoli più gloriosi per la Chiesa in S. I Concili nazionali acquistarono una importanza straordinaria, anche dal punto di vista politico. Alla realizzazione dell'unità perfetta tra Chiesa e Stato collaborarono i re, che nell'arianesimo erano stati arbitri supremi della religione, e grandi figure ecclesiastiche, come s. Leandro e s. Isidoro di Siviglia, s. Braulio, s. Ildefonso, s. Giuliano di Toledo influenzati dall'ideale di Bisanzio.

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Si ebbe allora quella serie di concili generali che regolarono la disciplina ecclesiastica con l'intervento anche del re che li convocava, e proponeva nel "tomus " gli argomenti civili e religiosi da trattare, assieme con alcuni magnati. I vescovi quali delegati dei re vigilavano i giudici civili nell'amministrazione della giustizia; sebbene il re stesso intervenisse nella loro elezione che un Concilio definisce "sacra regalia" (599). Il metropolitano di Toledo acquistò autorità di primate, con il diritto di presentare al re e consacrare i vescovi di tutto il Regno, nel Concilio XII di Toledo (681). Il clero ebbe privilegi ed immunità. Acquistò una importanza grande anche il monachesimo; s. Isidoro scrisse una regola per il governo dei monasteri e due ne scrisse s. Fruttuoso, che inoltre fondò cenobi in tutto l'Occidente della penisola. Nel sec. vir appaiono i doppi monasteri che dovevano moltiplicarsi nei secoli seguenti. Nel medesimo periodo si organizzò la liturgia, che ricevette più tardi il nome di visigotica o mozarabica (v.), o meglio ancora quello di ispana; nel Regno degli Svevi, per lo meno fino all'annessione al Regno visigotico, si seguiva in parte la liturgia romana, comunicata nel sec. vi dal papa Vigilio al vescovo Profuturo di Braga. Non vi fu nessuna eresia importante; ma l'errore più grave della Chiesa ispano-visigotica fu quello di avere esercitato forte pressione per indurre gli Ebrei ad abbracciare la fede. La legislazione dei Concili spagnoli, raccolta nella collezione canonica Hispana, influí molto nel medioevo, e soprattutto nei concili e capitolari carolingi.
3. La invasione degli Arabi nel 711. - Provoco nuove condizioni di vita alla Chiesa. Nella parte dominata da loro, in generale vi fu tolleranza : si conservò la organizzazione in tre province con 29 vescovi, non senza però interferenze arabe nella elezione dei prelati e nel governo delle diocesi. 'Abd ar-Raḥmān II e Muhammad I perseguitarono i cristiani nel sec. Ix, provocati dallo zelo eccessivo di alcuni di questi, che fu causa di divisioni: s. Eulogio di Cordova, i cui scritti sono la fonte più importante per questa età, fu il martire più illustre. Un altro personaggio importante fu Alvaro Paulo, del quale si conserva parte della corrispondenza. Nella Chiesa mozarabica sorse, nel sec. viII, l'eresia adozianista, difesa prima da Elipando di Toledo e poi da Felice di Urgel, e combattuta da Beato di Liebana ed Eleuterio di Osma, e definitivamente annientata dai teologi franchi, diretti da Alcuino. Nella
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(Int. Alivari)
Spagna - Sala di Giustizia e Cortile dei Leoni dell'Alhambra (1333-24). Granata.
stessa epoca sorse l'errore di Nigezio, che identificava le tre persone della S.ma Trinità, con David, Gesù e s. Paolo; fu combattuto da Elipando di Toledo e da Saulo di Cordova e condannato da due Concili di Siviglia nel 782 e 783 . La Chiesa mozarabica continuò nella stessa tolleranza, senza che le mancasse una certa facilità di comunicazione con la S. cristiana e con le altre Chiese e conservando interamente la struttura e le istituzioni visigotiche, fino alla fine della "Riconquista", nel sec. xv. Maggiormente soffrì l'organizzazione e la vita interna della Chiesa nella parte settentrionale della penisola. Molti vescovi e monaci fuggendo dall'invasione passarono in Francia, portandovi quello spirito e cultura visigotica, che tanto influsso vi ebbero nell'ambito culturale; alcuni di essi divennero figure di prim'ordine nella Chiesa carolingia, come s. Pirminio e S. Benedetto di Aniane, Claudio, vescovo di Torino, Prudenzio Galindo, vescovo di Troyes, Teodulfo, vescovo di Orléans, e Agobardo vescovo di Lione. Molti altri vescovi, chierici e fedeli, si rifugiarono nelle montagne del nord e collaborarono efficacemente nel lavoro della "riconquista" e nella ripopolazione dei territori devastati dalle scorrerie arabe e dalle battaglie con gli eserciti cristiani. La «riconquista" ebbe fin dal principio un ben definito carattere nazionale e religioso, che tendeva alla restaurazione politica dello scomparso Regno visigotico. Il nucleo fondamentale fu la regione asturiana, con la capitale prima a Oviedo e poi (914) a León, dove Ordofio I eresse un vescovato. A dare un maggior impulso al carattere religioso della lotta contribuì moltissimo la devozione e il culto dell'apostolo s. Giacomo di Compostella, a partire dal sec. Ix, quando la notizia della scoperta del suo sepolcro commosse gli spiriti e fece sì che subito esso divenisse meta di pellegrinaggio, non solo per gli spagnoli, ma anche per le altre nazioni europee; s. Giacomo divenne, infatti, il patrono della S. e l'ispiratore della liberazione dai Mori, e "Santiago y cierra Espana" fu il grido di guerra nella crociata contro i musulmani. Lo spirito religioso invase come mai il popolo cristiano; mentre contro il rilassamento del clero e la simonia reagivano i Concili che si riunivano abbastanza frequentemente, secondo la tradizione visigotica, ed il rilevante numero di santi vescovi e monaci: come martiri si considerano i sacrificati da Almanzor (al-Manṣūr) in Cardeña e in S. Cugat del Valles. Superato il naturale isolamento in cui le condizioni della riconquista li collocava, cominciano ad intensificarsi i contatti con il papato nel sec. Ix e più ancora nel sec. xI; a partire da Alessandro II i papi incominciano a considerare la lotta spa-

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(fot. Garcia Garrabelle)
Spagna - Facciata della Certosa di Miraflores ( $2^{\circ}$ metà del sec. XV) - Burgos.
gnola contro i Mori di interesse generale per la cristianità e pensano di organizzare crociate; Gregorio VII estende alla S. la sua politica centralizzatrice ed aspira a mettere i Regni di Catalogna, di Aragona e di Navarra sotto la sovrana dipendenza della S. Sede. Però la sua attività è diretta soprattutto alla riforma della Chiesa ed alla unificazione liturgica con Roma, soprattutto per mezzo dei legati pontifici e dei monaci cluniacensi, che entrano prima in Catalogna e poi in Aragona e in Navarra, in Castiglia ed in Léon, dove il monastero di Sahagún diventa il centro della riforma ecclesiastica, decisamente appoggiata dai re.

Non si conseguì tutto questo senza grande resistenza da parte della Chiesa spagnola: gli ultimi ad accettar la riforma furono gli abitanti della Castiglia e di León, che alla fine l'accettarono nel Concilio di Burgos del ro8o.

Nel 1085, con la riconquista per opera di Alfonso VI, la sede di Toledo riacquista l'autorità primaziale; il suo primo arcivescovo fu D. Bernardo, abate cluniacense di Sahagún, che diede un impulso straordinario alla riforma; cluniacensi sono anche i vescovi di Braga, Osma, Siguenza, Zamora, Salamanca, ecc. Nel rioo il vescovo di Compostella, Diego Gelmirez, mira ad innalzare il prestigio della sua sede ed ottiene che divenga metropolitana, attentando anche ai diritti di Toledo, sebbene questi fossero ripetutamente confermati dal Papa; contesa, questa, durata per secoli e in cui intervengono anche Braga, Siviglia e Tarragona. L'intervento dei papi, decisivo sino dal sec. xI, non cessa più per rafforzare il potere politico di Castiglia nella suprema direzione effettiva della "riconquista ", alla quale cooperano insieme con gli ordini militari stranieri, soprattutto quelli spagnoli di Santiago, Calatrava e Alcantara (sec. xit; v. ordini cavallereschi). Sotto il Regno di S. Fernando, in Castiglia (1217-52), e di Giacomo I in Aragona e Barcellona (1213-76) praticamente si conclude la restaurazione ecclesiastica spagnola con cinque province (Toledo, Compostella, Braga, Siviglia e Tarragona) e cinquanta diocesi, cinque delle quali esenti. Nello scisma di Occidente i Regni spagnoli presero partito per i papi di Avignone in seguito alla legazione di Pietro di Luna, che diventò Benedetto XIII, ma si allontanarono da lui durante il Concilio di Costanza quando apparve evidente la sua ostinazione.

La vita religiosa tuttavia aveva guadagnato in estensione ed osservanza; nel 1183 arrivano in Castiglia i monaci cistercensi ed i loro monasteri furono presto numerosi, ed alcuni di essi raggiunsero grande importanza e splendore con il favore dei re, come Veruela e "Las Huelgas " presso Burgos; nel 1218 s. Pietro Nolasco fondò l'Ordine della Mercede per il riscatto degli schiavi; contemporaneamente furono introdotti i Francescani, e i Domenicani fondati da s. Domenico di Guzman; questi religiosi furono nominati inquisitori contro le eresie da Gregorio IX, il quale nel 1232 introdusse l'Inquisizione nell'Aragona, dietro consiglio di s. Raimondo di Peñafort, per reprimere
il movimento albigese. Questo si fece sentire maggiormente a Léon, ma per poco (12161232). La legislazione contro gli eretici era la stessa in Castiglia ed in Aragona ma solo in quest'ultimo Regno era un tribunale proprio della Chiesa, il quale si estese poi sotto i re cattolici a tutta la S. La cultura acquistò uno splendore nuovo ed a Toledo si organizzò, sotto la direzione dell'arcivescovo D. Raimondo (1126-52), la famosa "Scuola dei traduttori ", la quale mise alla portata degli studiosi cristiani i tesori della fiorentissima cultura araba, con la collaborazione di Giovanni di Siviglia, Domenico Gundisalvo, Hermann di Carinzia e Gerardo da Cremona; Alfonso VIII istituì nel 1212 il primo Studio generale a Palencia, e vi fece venire maestri dalla Francia e dall'Italia; Alfonso IX nel 1220 fondò sulla scuola cattedrale e su varie monastiche lo Studio di Salamanca, che nel 1254 fu dichiarato da papa Alessandro IV uno dei quattro Studi generali del mondo. Alfonso X il Saggio, fondò poi quelli di Siviglia (1254) e Alcalá (1293). Fra i nomi più gloriosi di questa epoca, figurano quelli di Rodrigo Jimenez Di Rada, arcivescovo di Toledo (1247), fr. Pietro Nicolas e Alfonso di S. Maria, l'arcivescovo di Toledo Gil Alvarez de Albornoz, pacificatore degli Stati Pontifici, che fondò a Bologna il Collegio di S. Clemente per studenti spagnoli, ecc. Nel Regno di Aragona fu Giacomo I colui che diede maggior impulso alla cultura; basti ricordare Arnaldo di Villanova, enciclopedico e in parte eretico, Raimondo Lull, poeta, teologo e missionario. Raimondo Martin, domenicano, filosofo ed apologista, ed il canonista s. Raimondo di Peñafort. Giacomo II fondò l'Università di Lerida (1300), Pietro IV quelle di Huesca e di Perpignano (1334); più tardi sorsero quelle di Gerona (1446) e Saragozza (1474). Nel 1468 compare la tipografia a Barcellona, nel 1474 a Valenza. La cultura spagnola di questa età è caratterizzata dalla traduzione e diffusione degli autori ispano-arabi, come Algazel, Avicenna, Averroè e Maimonide, e, attraverso questi, degli antichi classici greci, soprattutto di Aristotele e della sua scuola.
4. "L'età d'oro". - Sotto il regno dei re cattolici (1474-1516), finita la riconquista ed ottenuta l'unità politica e religiosa, incomincia nella Chiesa una riforma vigorosa e definitiva, si inizia l'evangelizzazione del Nuovo Mondo e fiorisce nella cultura il movimento uma-nistico-rinascimentale. Si prepara insomma il meraviglioso dischiudera del secolo d'oro della S. La riforma religiosa cominciò dal clero secolare e concretamente dalla gerarchia : a questo scopo i re cattolici si opposero decisamente alla nomina dei vescovi da parte del papa senza la loro presentazione, e alla loro ferma politica in questa materia si deve se da allora le sedi spagnole furono in genere rette da prelati di alto valore morale e si rimediarono in gran parte gli abusi. I re ebbero diritto di patronato dal 1483 per il Regno di Granata e dal 1523 per tutta la S.

Il Concilio nazionale di Siviglia del 1478, convocato dai re, ed altri Concili posteriori dettarono norme per la moralità del clero; e la regina Isabella in modo speciale promosse gli interessi della Chiesa, consigliata da persone di valore come il card. D. Pietro Gonzalez di Mendoza e dal confessore, Hernando di Talavara, poi arcivescovo di Granada. Più efficacemente l'aiutò nella riforma Ximenes di Cisneros (v.), francescano, confessore a cominciare dal 1595, che riformò prima i conventi del suo Ordine e più tardi quelli domenicani, agostiniani e carmelitani, con poteri ottenuti dai papi Alessandro VI e Giulio II. Per provvedere all'integrità della fede i re decretarono nel 1492 l'espulsione dalla S. dei giudei, mossi dal timore dell'influenza delle loro dottrine; l'espulsione dei «moriscos * si ebbe più tardi : al tempo di Filippo II (1568-70) e di Filippo III (1609-11). Per identico motivo teologico i re cattolici estesero a tutta la S. il tribunale dell'Inquisizione (v.) contro gli eretici e i giudaizzanti, che Sisto IV innovò

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# SPAGNA 

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(prop. Enc. Catt.)

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nel 1478 d'accordo con le leggi dell'antica Inquisizione romana; comincio a funzionare nel 148: a Siviglia. Nel 1487 la si introdusse in Catalogna, nonostante l'opposizione degli abitanti; nel 1490, a Mallorca.

Nel 1492 Colombo scoprì l'America, compreso ed assunto in una impresa nazionale dai re cattolici, che nel Nuovo Mondo, oltre alla conquista di nuove terre, cercarono anche di diffondere la fede di Cristo. I papi concessero ai re il diritto di patronato universale per le Indie, quasi potestà delegata, con il grave obbligo di inviare missionari e vescovi e di provvedere in tutti i sensi per le Chiese d'America. Questo diritto durò fino alla metà del sec. xix.

Anche la vita culturale ricevette dai re un impulso vigorosissimo, che durò nei regni successivi, dando alla S. nelle scienze teologiche ed umane quella cgemonia che già possedeva nell'ordine politico; il migliore aiuto dei re fu, anche qui, il Cisneros (m. nel 1617), che fondò l'Università di Alcalá, il centro più potente dell'umanesimo spagnolo, riproducendo nei suoi statuti quelli dell'Università di Parigi, e facendo venire da questa città i migliori maestri di arte e teologia, tutti spagnoli; l'opera più importante fu allora la Poliglotta Complutense (15021514); importantissima fu anche la stampa di un gran numero di opere dei migliori autori spirituali, stampa che influenzò la splendida fioritura ascetico-mistica del secolo d'oro. Ma il rinnovamento della teologia si dovette alla scuola di Salamanca con alla testa, dal 1526, Francesco de Vitoria (v.); rese sistematica la sua dottrina Melchiorre Cano ( $1546-52$ ) e continuò la sua opera Domenico di Soto ( $1494-1560$ ); della profondità della teologia spagnola si ebbe testimonianza al Concilio di Trento e si manifestò per mezzo del magistero di teologi spagnoli nelle Università europee. Dal 1523 si erigevano le prime università in America (Méjico, S. Domingo, Lima).

Nel frattempo in S. continuava la riforma degli Ordini religiosi (s. Pietro di Alcantara, s. Teresa, s. Giovanni della Croce), se ne fondavano dei nuovi per opera di s. Ignazio di Loyola, di s. Giovanni di Dio, di s. Giuseppe di Calasanzio. I due unici centri di protestantesimo che avessero una qualche importanza, a Valladolid e Siviglia (1459-60) furono presto debellati, come più tardi le deviazioni ascetico-mistiche degli «alumbrados» (v.); fiorivano intanto le scuole ascetico-mistiche dei Francescani, con Bernardino di Laredo (m. nel 1565) e Francesco di Osuna (m. nel 1540), dei Domenicani, con Fr. Luigi di Granada (m. nel 1582), dei Carmelitani con le gigantesche figure di s. Teresa (m. nel 1582) e s. Giovanni della Croce (m. nel 1591) e dei Gesuiti con s. Ignazio di Loyola (m. nel 1556). Alonso Rodriguez (m. nel 1616), Luigi della Palma (1614), Alvarez de la Paz (m. nel 1620) e Luigi de la Puente (m. nel 1624); altri autori importanti furono pure il benedettino Garcia di Cisneros, per il suo influsso su s. Ignazio, il b. Giovanni d'Avila, s. Tommaso di Villanova e fr. Luigi di León.
5. La decadenza. - Con Filippo III (1598-1621) insieme con quella politica incomincia la decadenza religiosa. Mancava a quei re quella purezza dell'ideale religioso che aveva animato i loro predecessori sino a Filippo III, e i larghissimi privilegi di cui quei predecessori si erano serviti per il bene della Chiesa, furono invece strumento per ostacolarne l'attività e la libertà. Con la dinastia dei Borboni si aprono in S. le porte alle idee dell'enciclopedismo e dell'illuminismo; la peggiore letteratura francese inquina anche una parte del clero; la maggior parte dei primi ministri e dei favoriti che governano la S., come Macanaz, Roda, Aranda e Urquijo, che portarono fino alle sue ultime conseguenze la ideologia cegalistica, erano enciclopedisti. Il vescovo di Cartagena, card. Belluga, ottenne che si firmasse nel 1737 un Concordato che morì prima di essere applicato; solo dopo molte difficoltà si ottenne da Benedetto XIV il Concordato nel 1735, che riconosceva in tutta la sua estensione il patronato reale, con insignificanti concessioni da parte dello Stato. Carlo III, per suggestione del ministro Aranda, Gran Maestro della Massoneria, espulse i Gesuiti nel 1767 e fu l'ambasciatore spagnolo a Roma che maggiormente influì su Clemente XIV per
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(fot. Gudiel)
SPAGNA - La chiesa dell'Incarnazione, opera di Juan Gómez de Mora (1611-16) - Madrid,
strappargli il breve di estinzione generale della Compagnia di Gesù nel luglio 1773. Il clero continuava ad essere molto numeroso e rispettato dal popolo, ma l'apostolato era poco attivo, salvo alcune eccezioni, come quella del grande predicatore missionario popolare, b. Diego da Cadice, cappuccino; erano in completa decadenza le scienze ecclesiastiche, eccetto nel campo della storia ecclesiastica, in cui compirono un lavoro immenso il p. Burriel (m. nel 1762) e il p. Florez (m. nel 1775) che pubblicò la España Sagrada, continuata più tardi da altri. Una gran parte del clero, alto e bass