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1661) e Fabrizio (m. nel 1717), venne a Roma dopo una gioventù avventurosa ed il 14 ott. 1622 , già prete, fu ammesso nell'Oratorio e ne fu dal $1^{\circ}$ apr. 1638 al 10 giugno 1645 anche preposito. Fu elemosinicre di Innocenzo X e di Alessandro VII e dal 15 marzo 1636 commendatore di S. Spirito. Si rese molto benemerito per la sua grande abilità amministrativa e la competenza tecnica nel campo delle costruzioni. Fu in relazione con il Bernini, con il Borromini, con il Rainaldi, con l'Algardi, con il p. Grassi, con Carlo Fontana ed altri noti architetti di quel periodo. L'opera sua fu particolarmente preziosa nella Congregazione dell'Oratorio, poiché provvide al completamento della Chiesa Nuova, rimanendo molto vicino al Borromini. Col 1645 fece parte dell'amministrazione della Basilica Vaticana, partecipando così alle discussioni di quegli anni, particolarmente a proposito del campanile e del colonnato famoso. Prima che questo sorgesse, stese nel 1651 un progetto molto particolareggiato per creare una grande piazza dinanzi alla Basilica Vaticana, demolendo le case comprese fra Borgo Vecchio e Borgo Nuovo. Prestò la sua assistenza anche nella costruzione delle Carceri nuove ed in altre fabbriche. Opera sua è l'Opus architectonicum che andò sotto il nome del Borromini.
Bial.: P. Aringhi, Mem. stor. della vita del p. V. S., Venezia 1788; Fr. Ehrle, Dalla carte e dai disegni di V. S., in Mem. della Pont. accad. rom. di archeol., II. Roma 1928, p. 17; G. Tardini, Basilica Vatic. e Borghi, Roma s. d., p. 57 sgg.
Renata Orazi Ausenda
## SPADA E CAPPA, CAMERIERE di : v. FAMIGLIA PONTIFICIA.
SPADAFORA, Domenico, beato. - Predicatore domenicano, n. a Messina nel 1450, m. a Montecerignone il 21 dic. 1521.
Per 8 anni predicò in Sicilia. Si dedicò alla riforma del suo Ordine come il suo maestro b. Pietro Geremia. Fu socio del generale Gioacchino Torriani e da lui incaricato di fondare un Convento di stretta osservanza (1491) a Montecerignone (Ducato di Urbino), missione che S. assolse con l'erezione della chiesa di S. Maria delle Grazie (1498) col convento. Il suo culto fu approvato il 12 genn. 1921. Secondo il Quétif-Echard S. scrisse Sermones de tempore et de Sanctis.
Bial.: R. Diaccini, Vita del b. D. S., Foligno 1921; QuétifEchard. II, p. 235.
Antonino Silli
SPAGNA. - Lo Stato spagnolo abbraccia un po' più degli $8 / 10$ del territorio e un po' meno degli 8/10 della popolazione della Penisola iberica. Con 505.720 kmq . di superficie (ivi comprese le Canarie), occupa, per ampiezza, il secondo posto in Europa (senza l'U.R.S.S.), dopo ed a non grande distanza dalla Francia. Quanto a popolazione, invece ( 28 milioni di ab. nel 1950), sta al settimo posto, precedendo di poco la Polonia. Il suo territorio ha contatto con soli due Stati : il Portogallo ( 989 kmq . di frontiera) e la Francia ( 667 km .), se non si tien conto della minuscola Repubblica di Andorra (nel settore pirenaico) e di Gibilterra all'estremità meridionale.
Sommario: I. Geografia - II. Storia civile - III. S. musulmana - IV. Storia ecclesiastica - V. Condizione giuridica della Chiesa - VI. Letteratura - VII. Archeologia - VIII. Arte sacra IX. Ordinamento scolastico.
I. Geografia. - La S. consta di un vasto altopiano interno (la meseta) che una serie di rilievi mediani (sierre) divide in due parti (Vecchia e Nuova Castiglia) e che altri rilievi periferici segregano dall'influsso marino: i Monti Cantabrici ed i Pirenei a N., i Monti Iberici a NE., la cosiddetta catena Catalena a E., la Sierra Nevada a S. Questa barriera montuosa è rafforzata localmente da altri rilievi più interni, separati dai primi per mezzo di depressioni, le quali corrispondono ai bacini dell'Ebro a N., tra i Pirenei e i M. Iberici, e del Guadalquivir a S., tra la Nevada e la Sierra Morena. I Pirenei non raggiungono altezze pari a quelle alpine (Punta d'Aneto : 3404 m .), ma, compatti e tagliati da pochi ed elevati passaggi fra l'uno e l'altro versante, costituiscono una muraglia difensiva che in ogni tempo ha isolato la penisola dalla finitima Europa occi-
dentale. La Sierra Nevada culmina nel Cerro de Mulhacén ( 348 m .), la vetta più elevata di tutta l'Europa all'infuori delle Alpi : su di essa si trova un piccolo ghiacciaio, il più meridionale fra gli europei. Tutti gli altri gruppi montuosi hanno dimensioni ed altezze assai più modeste. Delle due parti che formano la meseta, la settentrionale (Vecchia Castiglia) è alta in media sui 700-900 m.: la meridionale sui 500-600; ma ambedue inclinano dagli erti margini orientali verso l'Allantico, dove terminano con larghi terrazzi. Il contrasto morfologico fra interno e periferia si acuisce per il contrasto climatico che ne consegue : al clima oceanico di quest'ultima, con precipitazioni copiose (a N.) od anche modeste (ad E.), si oppone, nella meseta e nei bacini interni, un clima continentale tipico, con escursioni diurne ed annue forti e con scarsezza di piogge quasi dappertutto. Mentre cosi le regioni litorance o sublitorance presentano un paesaggio ricco di varietà locali e con vegetazione più o meno rigogliosa, l'altopiano corrisponde ad un'arida e montuosa sieppa, che trapassa talora (Mancia) addirittura a deserto.
L'Iberia, e tanto più la S., è un pacse essenzialmente agricolo, non estante le larghe possibilità che le risorse minerarie offrono allo sviluppo delle industrie: in complesso, del resto, la potenzialità economica del pacse è certo assai maggiore che non oppaia dall'attuale situazione, nella quale si riflettono le conseguenze della recente guerra civile e, non meno chiaramente, quella della lunga decadenza che l'ha preceduta. L'arativo rappresenta meno di $1 / 3$ della superficie territoriale: per una metà, all'incirca, destinato ai cereali. In realtà, l'agricoltura trova il suo optimum nelle colture legnose: l'olivo (la S. è alla testa della produzione mondiale di olio), la vite ( 14,3 milioni di hl. di vino: la S. è al terzo posto in Europa), gli agrumi e gli alberi da frutta (fichi e mandorle), ma questa produzione interessa soprattutto le regioni periferiche (Andalusia per l'olio, Catalogna per la vite, il Levante per gli agrumi). La meseta e le regioni interne sono il dominio della cerealicoltura; la metà dei terreni è destinata al frumento ( $30-35$ milioni di quintali; soprattutto le due Castiglie), accanto al quale hanno importanza l'orzo ( $10-15$ milioni di quintali), il mais ( $5-6$ milioni), la segale, l'avena; e ancor più la potata ( $30-40$ milioni di quintali), la barbabietola da zucchero e i legumi. Prato naturale, pascolo e macchia occupano quasi la metà della superficie territoriale, ma nell'allevamento prevalgono gli ovini ( 16 milioni di capi) sui caprini $(4,2)$ e sui bovini $(3,3)$ : questi ultimi trovano condizioni più favorevoli nelle regioni settentrionali più umide, mentre ovini e caprini si adattano a quelle centrali e meridionali, e specialmente alla meseta. Notevoli la sericoltura e l'apicoltura ed anche più la pesca, che alimenta una fiorente industria di scotolati (Galizia). Le foreste sono scarse, ma il sughero è essenza assai diffusa ed utilizzata nell'industria.
Il sottosuolo della S. è ricco: il carbone ( 11 milioni di tonn.: estratti quasi tutti dalle miniere asturiane) copre il fabbisogno interno, ma è impari ad una industria di trasformazione che volesse trattare le molte materie prime disponibili: il ferro (regione di Santander, di Bilbao e di Oviedo), le piriti zollifere, il rame (Sierra Morena, Rio Tinto), il piombo (Sierra Morena, Peñarroya), lo zinco (Santander), il mercurio (Almadén), il tungsteno (Salamanca), la potassa (Catalogna), il salgemma, ecc. Per il mercurio, piombo, zinco la S. figura tra i maggiori produttori europei. D'altronde le regioni minerarie sono quasi tutte periferiche, e alimentano soprattutto l'esportazione di materiale grezzo.
Delle industrie le più sviluppate sono le tessili (Catalogna); nel resto si è ancora lontani dal coprire il fabbisogno interno, nonostante i grandi progressi realizzati negli ultimi anni, e la varietà di rami che vi sono rappresentati.
La popolazione spagnola appare in complesso più compatta dal punto di vista religioso che da quello etnico, per le varietà regionali dovute alla sua storia millenaria ed ai molti, diversi apporti di sangue che vi hanno confluito e che si riflettono, più che nelle tendenze centrifughe di alcune di queste regioni (Catalogna), nel vigore
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Spagna - Carta della S. di Giacomo Angelo Fiorentino (1472) - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 277, ff. 122*-23.
delle tradizioni locali e della stessa letteratura di alcuni dei gruppi meglio individualizzati (Catalani, Galleghi, Baschi, ecc.). Questa popolazione è assai variamente distribuita: le massime densità si riscontrano nelle regioni litoranee settentrionali (Biscaglia, Catalogna), le minime nell'interno, i cui indici discendono, per larghi spazi, al di sotto dei 25 ab . a kmq.
La Costituzione spagnola è quella di uno Stato autoritario, a capo del quale è ora il Caudillo, che dal 1942 è coadiuvato, nel governo della cosa pubblica, dalle ripristinate Cortes; organo legislativo composto di 438 membri, solo in parte elettivi.
| Regioni storiche | Superf. <br> kmq. | Popol. <br> cesa. 1948 <br> (in 1000 <br> ab.) | Dens. <br> kmq. | Capoluogo (e <br> popolazione rel. <br> in 1000 ab.) |
| :-- | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Andalusia | 87218 | 5219 | 60 | Siviglia 383 |
| Aragona | 47609 | 1059 | 23 | Saragozza 267 |
| Asturie | 10895 | 837 | 77 | Oviedo 104 |
| Baleari | 5014 | 407 | 81 | Palma 138 |
| Basche (Pro- <br> vince) | 7260 | 956 | 131 | Bilbao 231 |
| Canarie | 7273 | 680 | 91 | Las Palmas 150 |
| Castiglia <br> (Nuova) | 72347 | 3129 | 43 | Madrid 1440 |
| Castiglia (Vec- <br> chia) | 50221 | 1577 | 32 | Burgos 70 |
| Catalogna | 31940 | 2891 | 91 | Barcellona 1240 |
| Extremadura | 19940 | 511 | 30 | Badajoz 85 |
| Galizia | 28449 | 2496 | 86 | La Coruña 125 |
| León | 53338 | 1732 | 32 | León 53 |
| Murcia | 26179 | 1093 | 42 | Murcia 215 |
| Navarra | 10421 | 370 | 35 | Pamplona 73 |
| Valenza | 23304 | 2177 | 93 | Valenza 527 |
| Spagna | 503061 | 25878 | 51 | |
Bibl.: E. H. Villar, Archico geográfico de la Península ibérica, Madrid-Barcellona 1916; id., El valor geográfico de España, Ma-
drid 1921; A. Mousset, L'Espagne dans la politique mondiale, Parigi 1923; L. M. Echeverria, Geografia de España, Barcellona 1928; H. Lautensack, Spanien und Portugal, Potsdam 1931: M. Sorre, Espagne, Parigi 1934; I. Ortega y Gasset, La S. e l' Europa, trad. it., Napoli 1936; F. M. - B. H. Gescher, L'Espagne dans le monde, Parigi 1937; E. Latronica, S. economica, oggi e domani, Milano 1938; G. Caraci, Stati Iberici, Torino 1940; J. Vincent Vives, España-geopolitica del Estado y del Imperio, Barcellona 1940; A. Ganivet, Spain: an interpretation, Londra 1946; E. Resche Nielsen, Spanien 1931-47, Copenhagen 1946; F. Cortada Reus, Geografia economica de España, Barcellona 1946; A. Blanquez Fraile, Geografia de España, ivi s. d.
Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - 1. La dominazione romana. Quando i Romani conquistarono la penisola iberica, trovarono un paese in cui era già avvenuto un profondo mescolamento di razze. Lo strato più antico della popolazione era formato da Liguri ed Iberi : nel sec. vi a. C. tribù celtiche si erano spinte, secondo Erodoto, sino al golfo di Cadice; le tracce linguistiche dei Celti si fermano al Tago. Il mescolarsi di questi elementi diede origine al termine generale di Celtiberi. Sulle coste prima del 1000 a. C. i Fenici usavano l'emporio di Cadice per il traffico dello stagno delle Cassiteridi e quello di Tartesso (Tharsia) per l'argento della Andalusia; da Massalia erano discesi lungo le coste i Focesi. Le ricchezze minerarie iberiche fin dalla preistoria ebbero importanza nella formazione della civiltà mediterranea. Il programma cartaginese di creare un vasto impero afro-iberico trovò opposizione in Roma. Nel 210 comparve in S. il console Gneo Scipione; nel 206 la Betica era conquistata, la prima colonia, Italica, era fondata e da quell'anno comincia l'èra della provincia romana di S.
Dopo Zama, le legioni romane iniziarono aspra lotta con le tribù celtibere ribelli; in mezzo ai moti furono organizzate le due province dette Citeriore ed Ulteriore (197). Alle repressioni violente succedettero non poche in-
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(per cortesia dell'Ufficio spagnolo del Turismo) SPAGNA - I Pirenei aragonesi.
surrezioni e solo la distruzione di Numanzia dopo eroica difesa nel 133 a. C. segnò la pacificazione definitiva. Una ripresa si ebbe con la ribellione di Sertorio, causata dalla lotta tra Mario e Silla; il capo ribelle fu assassinato nel 72 a. C.
Lo sviluppo della vita civile nelle province organizzate dai proconsoli romani fu a lungo disturbato dalle incursioni delle tribù indipendenti degli Asturi e dei Cantabri che soltanto Augusto sottomise nel suo soggiorno in S. tra il 27 ed il 25 a. C. Allora le province ebbero assetto definitivo: la Tarraconense (Citeriore), la Lusitania, la Betica. La vasta penisola trovò nella occupazione romana una notevole unificazione politica e civile.
Le colonie romane ed i vecchi centri sistemati a municipl furono centri di diffusione della lingua latina. Soprattutto le città sud-orientali riuscirono ad inserirsi perfettamente nella civiltà latina e diventarono centri notevoli di cultura; le lettere latine ebbero dalla S. non pochi scrittori di grande importanza: Seneca, Lucano, Marziale, Pomponio Mela, Columella, Quintiliano; la politica ebbe vari grandi imperatori, Traiano, Adriano, Marco Aurelio, Teodosio I. Durante l'età imperiale, pochi avvenimenti politici sono da ricordare per le province spagnole. Nella riorganizzazione dioclezianea dell'Impero, la S. formò una diocesi della prefettura di Gallia e fu divisa in cinque province: Lusitania, Tarraconense, Betica, Cartaginese, Gallecia.
2. La dominazione dei Visigoti. - Nel 409 alcune tribù germaniche che avevano invaso la Gallia nel 406 attraversarono i Pirenei e presero a saccheggiare le province spagnole: Svevi e Vandali Asdingi nella Galizia, Alani in Lusitania, Vandali Silingi nella Betica. Il governo imperiale per combatterli usò come alleati mercenari i Visigoti che aveva stabilito in quegli stessi anni nella Gallia attorno a Tolosa. Nel 429 i Vandali Silingi abbandonarono la S. ed il possesso della penisola fu discusso tra Svevi, Alani e Visigoti. Gli Svevi tentarono la conquista di tutta la S., i Visigoti sotto re Teodorico II li respinsero dalla Lusitania nei monti di Galizia. E difficile precisare le tappe della espansione visigotica : dal 466 re Eurico si allarga nella Tarragonense, e dopo il 484 Alarico II nella Cartaginese e nella Betica. Questo periodo rappresenta il massimo sviluppo della potenza visigotica. Eurico inizia la legislazione visigotica, facendo scrivere le consuetudini nazionali; Alarico II raccoglie nel Breviarium Alarici le leggi dei sudditi romani. Contro il pericolo di una avanzata franca, il giovane Amalarico, successo ad Alarico II (m. nel 507), fu protetto dal congiunto Teodorico, re d'Italia, che mise in S. come reggente il suo fidato Theudis.
Scomparso Teodorico, i Franchi attaccarono di nuovo i Visigoti: Amalarico fu sconfitto a Narbona (531). Di
nuovo assunse il governo Theudis che si proclamò re e ricacciò i Franchi giunti sino a Saragozza. Pare che Theudis avesse la sua sede a Barcellona; a lui successero Teudisei e poi Agila che si stabili a Merida. La spedizione contro i romano-ispani della regione di Cordoba provocò contro Agila una ribellione: fu proclamato re Atanagildo. Nella lotta intervenne l'imperatore Giustiniano; un esercito imperiale sbarcò sulle coste meridionali ed iniziò l'occupazione della Cartaginense e della Betica, tra la foce del Iucar e quella del Guadalquivir (554). Ucciso Agila, fu padrone del regno Atanagildo che si stabili a Toledo ed iniziò la lotta contro gli imperiali. Strinse alleanza con i Franchi, diede la figlia Brunecfulde in sposa a re Sigelberto. Nel 567 salirono al trono i due fratelli Liuva e Leovigildo che dopo il 573 rimase solo al potere. Una serie di campagne felici distrusse il Regno svevo (585) e diede ai Visigoti il possesso del nord-ovest. Le tribù ancora indipendenti furono domate; cosi furono soffocate le aspirazioni bizantine di allargare la provincia imperiale.
Nella famiglia di re Leovigildo incominciarono ora gravi discordie: il figlio maggiore Ermenegildo (v.) sotto l'influsso della consorte, la franca Ingunthi, e del vescovo di Siviglia, s. Leandro, passo al cattolicesimo e si ribellò al padre; vinto, fu fatto prigioniero ed ucciso (585). A Leovigildo successe nel 587 il secondogenito Recaredo che passò al cattolicesimo, costringendo i sudditi a seguirlo.
Questo fatto favorì la fusione delle due razze: la soppressione del divieto di matrimonio, nel 585 , ne è indice. Recaredo accelerò l'uguaglianza di diritto tra Goti e Romani e pubblicò delle leggi valide per tutte e due le popolazioni. Dopo la morte di Recaredo ( 601 ), il figlio Leova II fu vittima di una ribellione di nobili ariani che difendendo il principio di elezione portarono al trono Witteric; assassinato questi nel 6ro, gli successe Gunthimar; nel 612 salì al trono Sisibuto che per il primo fu consacrato introducendo così nelle incoronazioni regie l'unzione sacra. Sisibuto ottenne dal governatore Cesario la cessione di Malaga e Cartagena e l'Impero conservò il possedimento d'Algarvia con le città di Ossonoba e Lacobriga, occupate però anch'esse dopo il 620 dal successore Swinthila genero di Sisibuto. Tuttavia successive ribellioni mostrano come la monarchia visigota non riuscisse a domare l'aristocrazia troppo ricca e potente; anche l'episcopato era legato ad essa da vincoli familiari e ne condivideva gli interessi.
Il re Kindaswinth si sforzò di abbattere l'aristocrazia, mandando a morte tutti i sospetti; nel VII Concilio del 646 decreto esilio e confisca dei beni contro i ribelli laici ed ecclesiastici. Ma tutti i suoi sforzi furono inutili. Nell'VIII Concilio del 653 fu stabilito che il re dovesse essere eletto dai grandi laici e prelati; per il re fu redatto una specie di codice morale: obbligo di difendere la fede cattolica, di essere moderato, di non estorcere denaro ai sudditi, di non usare dei beni dello Stato nel proprio interesse; ogni re prima di salire al trono doveva giurare tali impegni sotto pena di scomunica e di perdita del trono. Sotto il re Kindaswinth vi fu presso i Visigoti una attività legislativa notevole: fu abolito il Breviarum Alarici, fu stabilito che tutti i sudditi, sia barbari come romani, fossero giudicati secondo la sola legge visigotica (Forum judicum o Fuero fuzzo) e dagli stessi giudici. La monarchia visigota si avviava così alla fusione delle due società, romana e barbara, sotto gli auspici della Chiesa cattolica.
Dopo la morte di re Rekiswinth nel 672 ricominciarono le lotte civili. L'aristocrazia di corte proclamò re Wamba, mentre in Settimania fu proclamato re Hilderich conte di Nimea. Il duca Paolo dopo represse la ribellione fu a sua volta proclamato re. La crisi fu rapidamente superata da Wamba: batté e sottomise le tribù basche ribelli; rioccupò la Tarragonense e la Settimania; catturò
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1. Confoil di Stato - 2. Confoil di circoscrizione ecclesiastica - 3. Ferrovie.
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il rivale Paolo. Però non era una vera vittoria della monarchia: si trattava di lotta tra due gruppi della aristocrazia. Il tentativo di Wamba di rendere obbligatorio il servizio militare per tutti i sudditi senza distinzione di razza e di stato falli. Nel 680 Wamba si ritirò a vita privata e designò come successore Erwig; questi fu riconosciuto nel XII Concilio toletano ed abbandonó le riforme di Wamba. Sulla monarchia dominarono ora apertamente i nobili ed i vescovi : i concili apparvero come il fondamento unico dello Stato. Rimaneva però un partito fedele a Wamba ed Erwig fu costretto a dare in sposa la figlia ad Egika, figlio di Wamba, e poi ad abbandonargli il trono. Lo Stato era ora in pieno disordine : cospirazioni di nobili, ribellioni di ebrei d'accordo con quelli d'Africa. Nel 698 Egika associò il figlio Witiza che gli successe nel 701. Non si conoscono gli avvenimenti di questi anni: nel 7 II pare che a Witiza si sostituisse con la violenza Roderich. La lotta civile spiega l'intervento di un corpo di Arabo-berber; inviato nel 7 II da Mūsā ibn-Nusajr: nel 712 le forze visigote condotte dal re Roderich vennero distrutte in battaglia sul Rio Salato tra Vejer de la Frontera e Conil. La conquista della S. avvenne senza difficoltà. Un nuovo periodo storico incominciava per la S.
3. Organizzazione cristiana-visigotica della S. settentrionale. - Fuggendo davanti all'avanzarsi degli araboberberi, visigoti e romani organizzarono la resistenza in Asturia. Loro capo fu Pelagio che portò la lotta sui monti Peñas de Europa, e Asturia, Santander, Burgos, Leon, Galicia formarono l'occupazione cristiana mentre gli invasori si arrestarono sul Duero; fra mezzo si stendeva una regione deserta abbandonata su cui si disputava da ambo le parti. A Pelagio successe pure verso il 717 un Alfonso I. La storia di questi principi si riduce a respingere tentativi nemici a soffocare ribellioni di gruppi nobiliari autonomisti. Nell'età di Carlomagno il centro principale dei cristiani era Oviedo; altri centri si formavano in Navarra ed in Aragona. La Catalogna alla fine del sec. vir veniva da Carlomagno liberata dai musulmani e formò la Marca spagnola nel quadro della organizzazione carolingia.
La vita degli staterelli cristiani si svolse nei secc. viriIX assai misera : la povertà e ristrettezza del paese poco atto all'agricoltura spingeva i principi alla conquista dei territori musulmani fertili e ricchi. L'avanzata a sud forniva ai principi non solo i maszarabi ma anche i mudejares.

(per carteria dell'Uficio spagnolo del turismo)
Spagna - Punta di Ifach (Alicante).

18a Ars Hispanus, I, Madrid BÚ, 29. 291
Spagna - Interno del grande dolmen di Soto (Huclva), composto di massi monolitici con incisioni di carattere rituale.
i musulmani vinti che rimanevano sotto il governo dei principi cristiani con le loro leggi e la loro religione, elemento prezioso per la vita economica degli Stati cristiani. Non solo i principi, ma anche ricchi signori, chiese, monasteri attendevano al popolamento delle terre conquistate in virtù delle lettere di popolamento (carias paeblas) che davano il diritto di possedere le terre occupate, di avere in proprietà i terreni dissodati con esenzione da tributi. Alla fine del sec. ix tutta la regione settentrionale dalla Galizia alla Catalogna era libera dall'islàm, ma non si poteva parlare di una avanzata sistematica verso sud e neppure vi era unità : alla morte di Ordoño I (866) i figli si spartirono i domini, ma subirono il predominio di 'Abd ar-Raḥmān III; le lotte interne facilitavano i califfi di Cordova: Sancho, figlio di Ramiro II, in lotta con il fratello Ordoño si rifugiò a Cordova ed un esercito arabo lo rimise sul trono.
Solo la decadenza del califfato al principio del sec. XI segna l'inizio della riconquista cristiana, e tutta la storia della S. per cinque secoli è dominata da questa idea motrice. E vero che tra i principi cristiani le lotte eran continue. León, Castiglia, Navarra sono retti da principi strettamente imparentati, ma in lotta tra di loro; Sancho di Navarra riesce ad assorbire Castiglia e León; nel 1035 i figli si dividono i domini; nel 1037 Ferdinando riunisce Castiglia e León e domina su tutti i territori tra il Duero ed il Mare cantabrico. A parte continuarono a vivere la Navarra e l'Aragona. Così alla metà del sec. xI tre erano i nuclei cristiani principali della S. La disgregazione del califfato nei vari staterelli dei re di Taifas fu sfruttata assai presto dai principi cristiani. Ferdinando I di Castiglia tra il ro6o ed il ro6s sottomise a tributo i re berberi di Toledo, Badajoz e Siviglia e conquistò la zona tra il basso Douro ed il Mondego con Coimbra. Contemporaneamente Ramiro I iniziò l'espansione nella valle del Gallego ed il figlio Sancho Ramirez combatté con il re di Huesca. Nel ro6s alla morte di Ferdinando I di Castiglia i figli lottarono aspramente per la divisione. Di essi nel 1085 Alfonso VI riusci ad occupare Toledo e si spinse con rapida corsa sino a Siviglia ed al mare; al suo servizio fu Rodrigo Diaz detto el Cid Campeador. La minaccia cristiana commosse il mondo islamico: l'emiro almoravide Jūsuf passò in S. e batté i cristiani a Sagrajas (Zalacca) nel 1086. Fortunatamente Jūsuf non potésfruttare la vittoria perché i principi di Taifas spaventati osteggiarono il pericoloso vincitore. Alfonso VI poté conservare Toledo.
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(da Ars Hispanius, 1. Modrid 155).
Spagna - Giarra iberica, proveniente dalla necropoli del Cabecio del Tesoro. Murcia, Museo provinciale.
Barcellona, Raimondo Berengario IV. Cosil si operò l'unione dell'Aragona e della Catalogna si da costituire una potenza iberica mediterranea.
Ad occidente invece il Regno di Castiglia-León subì un indebolimento per la separazione del Portogallo (v.). Alfonso Enrico nel 1139 arbitrariamente si proclamò re, poi nel 1143 vassallo del Papa; riconciliatosi con il re di Castiglia, lo riconobbe suo signore, ma nel 1179 si fece prosciogliere da ogni legame.
Dopo la morte di Alfonso VI di Castiglia, la figlia ed erede Urraca, rimasta vedova di Raimondo di Barcellona, sposò Alfonso I re di Aragona. Cosi per un momento si ebbe, al principio del sec. xir, l'unione di Aragona e di Castiglia; ma il matrimonio fu dichiarato nullo dal Papa ed i due Regni ritornarono divisi. Il figlio di Urraca, Alfonso VII, nell'ambizione di dominare tutta la S. nel 1135 assunse a León il titolo di imperatore di S., imponendo ai vari principi l'omaggio feudale. Non dimenticava però la lotta contro l'islâm : nel 1146 occupò Cordova. Nel 1147 comparve in S. il capo degli Almohadi, nuovo movimento islamico sviluppatosi nel Magrib. La nuova ondata ritolse ai cristiani molte città conquistate : la difesa di Castiglia e di Aragona era impacciata dai contrasti tra i due re. Solo dopo il 1147 si ebbe l'intesa tra castigliani ed aragonesi e nel 1179 stabilita tra Alfonso II di Aragona ed Alfonso VIII di Castiglia la divisione delle future conquiste. Il califfo almohade as-Nàṣir fu vinto nella grande battaglia di Las Navas di Tulosa (1212) da Alfonso VIII di Castiglia e Pietro II di Aragona. Sebbene la vittoria non fosse subito sfruttata, era evidente che con la caduta degli Almohadi, anche l'alamismo spagnuolo avesse perduto tutta la sua vivacità e capacità offensiva.
4. L'equilibrio tra le monarchie spagnole nei secc. XIII$X V$. - Se durante il sec. xir tra i vari Stati iberici aveva tenuto la supremazia la Castiglia, nel sec. xiri lo Stato aragonese-catalano, accresciuto ancora delle contee di Montpellier e di Urgel, fu in grado di rivaleggiare vittoriosamente con quello castigliano. Pietro II nel 1204 visitò papa Innocenzo III ed ottenne da lui la corona regia. Dopo la battaglia di Las Navas la lotta contro gli arabi posò; solo Giacomo I nel 1229 riprese l'avanzata : sloggiò i musulmani da Maiorca e da Minorca, poi occupò il Regno di Valencia sino al capo de La Nao. Contemporaneamente Ferdinando III di Castiglia occupava l'Andalusia, faceva vassallo il Re di Murcia ed imponeva la sua alleanza al Re di Granata. I due Re cristiani ora conchiusero un accordo per spartire le conquiste: il punto di confine sarebbe stato Biar presso Alicante; i paesi conquistati a sud sarebbero spettati alla Castiglia. Castiglia ed Aragona ora avevano una vita indipendente. A Ferdinando III successe in Castiglia Alfonso X il Saggio (1252-84). Alla lotta contro i Mori di Granata dedicò una spedizione contro Cadice ed una contro Cartagena.
La sua attenzione era però rivolta altrove. La sua opera giuridica Las siete partidas si ispirava al diritto romano, la sua attività politica rivelò una tendenza assolutista contro la quale si alzarono in armi i nobili del Regno. Riprendendo vecchie ambizioni degli avi aspirò a fare della S. il centro della politica europea conquistando la corona imperiale : nel 1257 alcuni Elettori di Germania lo elessero re dei Romani, ma non osò mai affrontare il problema di un viaggio in Germania. Sebbene egli stabilisse come principio la successione del figlio primogenito e suoi discendenti, essendo morto il figlio ed erede Ferdinando de la Cerda, fu costretto dalla nobiltà a riconoscere come erede il secondogenito Sancio anziché i nipoti de La Cerda; poi si disdisse e riconobbe il buon diritto dei nipoti. Il Regno di Sancio IV fu ora funestato dalla lotta contro i La Cerda. La lotta si aggravò per l'intervento del re di Francia a favore dei La Cerda e solo nel 1308 la questione fu composta con un indennizzo ai pretendenti. Al principio del sec. xiv vi fu una attività militare contro Granata; ristabilita la pace, il Re moro di Granata si impegnò a pagare un tributo. Morto giovane Ferdinando IV (1295-1312), il lungo Regno di Alfonso XI (1312-50) fu funestato da lunghe lotte civili per le pretese dei vari principi alla reggenza e poi al governo. Più violente lotte si svolsero dopo il 1350 tra Pietro il Crudele figlio di prime nozze di Alfonso XI ed il suo fratello illegittimo Enrico di Trastumara che si fece proclamare nel 1366. Nel conflitto intervennero Francia ed Inghilterra e la guerra in Castiglia diventò un vivace episodio della guerra dei Cent'anni. Prevalse con l'aiuto francese Enrico di Trastumara che riusci a chiudere i conflitti con le monarchie limirrofe; il suo erede Giovanni I si riconcilio anche con l'Inghilterra sposando il figlio Enrico - che per primo fu detto principe delle Asturie con una principessa inglese. Enrico III sall al trono attraverso una nuova fase di lotte tra i principi per la reggenza: ristabilita la pace, iniziò una bella attività guerresca, distruggendo i pirati di Tetuan ed occupando le Canarie. Più tranquilla si svolse durante questa età la vita politica interna del Regno d'Aragona che fu costretto ad occuparsi dei problemi mediterranei.
Pietro III, figlio e successore di Giacomo I, avendo sposato Costanza, figlia dello svevo Manfredi Re di Sicilia, nell'ag. 1282 sbarcò a Trapani in aiuto dei Siciliani ribellatisi nel marco al re Carlo d'Angiò. La guerra tra Angiò ed Aragona si complicò per l'intervento del Papa e della monarchia francese. Bonifacio VIII nel 1295 concesse con il Trattato di Anagni a Giacomo II le isole di Sardegna e di Corsica, ma Federico, fratello di Giacomo, conservò, con il Trattato di Caltabellotta, la Sicilia. La conquista della Sardegna occupò i Regni di Alfonso IV (1327-36) e di Pietro IV il Cerimonioso (1336-87) : i re aragonesi corretti a combattere con le Repubbliche di Genova e di Pisa, che avevano interessi nelle due grandi isole, cercarono l'alleanza di Venezia. Sotto Giovanni I (1387-95) risorse la questione della Sicilia per lo spegnersi di quel ramo della dinastia aragonese: Martino, che aveva sposato l'erede del Regno siciliano Maria, morendo nel 1409, lasciò l'Isola al padre Martino I che era successo in Aragona al fratello Giovanni.
5. L'organizzazione interna degli Stati spagnoli nei secc. XIV-XV. - Formatisi lentamente per successive conquiste attraverso vari secoli, gli Stati spagnoli ebbero tutto il carattere di conglobamento di regioni diverse con differenti organizzazioni e costumanze. I re che avevano guidato alla guerra contro gli infedeli i loro guerrieri avevano guadagnato privilegi e ricchezze. Essi donavano terre a chi li aiutava nella conquista, ma il feudalesimo di tipo franco non si formò in S., fatta eccezione della Catalogna, Marca carolingia.
A fianco dei re vi sono i ricos hombres che nel sec. xiri formarono i maggioraschi per garantire l'indivisibilità del patrimonio familiare; sotto vi erano i hidalgos, nobiltà antica, ed i caballeros, classe nobile aperta a chi potesse procurarsi un cavallo e le armi. Nell'Aragona a poco a poco si introdusse il feudalesimo catalano. Le città avevano una situazione speciale per la libertà o privilegi ottenuti con la conquista e registrati nei loro fueros dati
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dal re. Le borghesie spagnole potevano organizzare delle hermandades per difendersi contro le violenze dei nobili e dei principi; nel sec. xiv avevano statuti, assemblee, ufficiali; si riunivano in armi per punire delitti gravi (somatent). Nello Stato catalano importanza eccezionale aveva Barcellona dove comandava una ricca borghesia di commercianti ed armatori. Le Cortes erano assemblee generali derivate dallo sviluppo della Curia del re e comprendevano: i ricos hombres, gli ecclesiastici, i procuratori delle città. Si riunivano per ordine del re, per ascoltare la proclamazione di ordini regi e l'imposizione di tributi; giuravano fedeltà al nuovo re; partecipavano alla formazione delle reggenze; esprimevano petizioni, e nel sec. xiv esercitavano un certo controllo sulle entrate e sulle spese. Le Cortes di Castiglia furono dominate da un senso di lealtà monarchica, di devozione e di collaborazione con i re. In Aragona non si ebbero Cortes generali, ma quelle particolari di Aragona, di Catalogna, di Valencia, e si occupavano degli affari di ogni singolo regno. Nonostante le varietà locali, Castiglia ed Aragona offrivano una unità tipica di istituzioni, di razza e perciò stesso erano paesi destinati ad unirsi.
6. L'unificazione castigliano-araganese. - Il sec. xv vide nella penisola iberica la conclusione della storia politica medievale con la unificazione dei principali regni cristiani e la distruzione definitiva della dominazione musulmana. I due Stati dominanti erano ormai la Castiglia e l'Aragona. La Navarra tra l'influsso di Castiglia e quello di Francia perdette ogni possibilità di agire attivamente nella penisola. In Castiglia il re Giovanni II sposando nel 1418 la cugina Maria di Aragona stabili già un legame di grande importanza tra i due Regni. La debolezza del Re permise una ripresa di lotte civili, male dominate dal connestabile Alvaro de Luna nei suoi tentativi di piegare la nobiltà prepotente. Fiasco e pieno di agitazioni fu il governo di re Enrico IV (dal 1454): le lotte ora riguardavano la successione; il Re, costretto a ri-

(da Ars Hispanics, II, Medrid 187, 89. 186). Spagna - La e cella memoriae e palcocristiana di Ampurias (sec. IV-v).
conoscere la legittimità della figlia, riconobbe come erede la sorella Isabella che si impegnò a sposare il cugino Ferdinando di Aragona ( 1468 ). In Aragona, spentasi la vecchia dinastia con Martino I (1410), le Cortes tra i vari pretendenti elessero re Ferdinando di Antiquera, castigliano, che dovette però combattere contro il rivale, il conte di Urgel. Alfonso V, succeduto al padre nel 1416, presto si gettò nelle lotte d'Italia per la conquista del Regno di Napoli e fu re più italiano che spagnolo; dei 42 anni di regno, ne passò 29 in Italia. In Aragona governò per lui la
consorte Maria e poi il fratello Giovanni, re consorte di Navarra, che gli successe nel 1458. Ora l'Aragona entrò in un lungo periodo di lotte per il contrasto tra il Re ed il figlio di prime nozze Carlo di Viana. Solo nel 1472 l'Aragona ritrovò la pace; a Giovanni nel 1479 successe il figlio Ferdinando II che aveva sposato Isabella, dal 1474 regina di Castiglia.
L'organizzazione del doppio Regno Castiglia-Aragona fu regolata dai patti stabiliti nel contratto di matrimonio (capitulationes) e dall'arbitrato pronunciato tra i due monarchi nel 1474 dal card. Ximenes : la giustizia era esercitata da ambedue e da ciascuno separatamente; i documenti regi erano firmati da ambedue; le monete avevano l'effigie dei due re; il sigillo, gli stemmi dei due Regni. Il principio di uguaglianza assoluta risulta dalla famosa formola: \& tanto monta, monta tanto Isabel come Ferdinando s. L'unione castigliano-aragonese determinò la ripresa della lotta contro i musulmani di Granata che riposava dal 1431 quando Alvaro de Luna aveva vinto i mori a La Higuera ed imposto un tributo; riprese nel 1482 con l'avanzata dei castigliani sotto Granata. Le lotte scoppiate nella famiglia del re Abú 'l-Hasan facilitarono l'occupazione di tutti i castelli attorno a Granata: nel 1487 cadde Malaga, nel 1489 anche Almeria e la stessa capitale, Granata, fu assediata e costretta a capitolare il 2 giugno 1492; gli abitanti musulmani ebbero salva la vita ed i beni e la facoltà di partirsene.
7. L'età dei Re Cattolici. - Il Regno di Ferdinando e di Isabella rappresenta per la S. un'epoca di grandi glorie. Nello stesso anno in cui si compiva la riconquista cristiana, Cristoforo Colombo in base al contratto pattuito con la regina a Santa Fe' (17 apr. 1491) partiva da Palos con le tre caravelle che il 12 ott. toccavano l'isola Guanahami nelle Bahamas (S. Salvador, Watling). Così incominciava quella serie di scoperte geografiche che dovevano fare della S . in pochi decenni il più importante Stato coloniale europeo sino al sec. xix. I contrasti con il Portogallo, che attendeva anch'esso a viaggi di esplorazione e di colonizzazione verso l'Oriente, furono composti dalla bolla di Alessandro VI che stabili una linea di demarcazione ( 4 maggio 1493) e dal Trattato di Tordesillas ( 7 giugno 1494). Liberi da ogni preoccupazione interna, i due Re seguivano con il maggiore interesse le vicende politiche europee. Con il Trattato di Barcellona (1493) Ferdinando riebbe dalla Francia la Cerdagne ed il Roussillon perduti da Giovanni II; poi la conquista di Napoli da parte di Carlo VIII riaprì il conflitto. Partecipando alla coalizione antifrancese. Ferdinando ricacciò
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(da J. Puig y Cudatalch, op. cit., tav. I)
Spagna - Interno del battistero di S. Michele rinnovato nel sec. IX - Tsetras.
da Napoli Carlo VIII e stabili il suo predominio sugli Aragonesi di Napoli; la nuova invasione di Luigi XII determinò l'intesa franco-spagnola per la divisione del Regno napoletano (Trattato di Granata 1500); ma da ultimo i Francesi furono cacciati e Ferdinando fu padrone di tutto il Regno (1503). La S. diventò ora una delle colonne fondamentali del sistema politico europeo partecipando alla Lega di Cambrai contro Venezia (1508), alla Lega Santa di Giulio II contro la Francia (1511), e rese definitivo il predominio nella penisola italiana. Nella politica interna, sotto i Re Cattolici il potere monarchico guadagnò in forza. Le agitazioni dell'aristocrazia non ebbero più possibilità di imporsi. La centralizzazione del governo fece progresso: furono creati funzionari regi per fare inchieste. La nobiltà si trovò ad avere perduto gran parte della sua autorità politica, ma conservò i suoi privilegi sociali e si avviò a diventare nobiltà di corte. Anche l'autorità delle Cortes si indebolì assai : in Castiglia la regina le convocò nove volte; in Aragona, Ferdinando solo sette, sei in Catalogna, una a Valencia. Grandi le riforme nel campo delle finanze, riorganizzate, creando nuovi tributi, così nella giustizia. Fu organizzato un esercito permanente, ad imitazione delle compagnie svizzere, per opera di Consalvo di Cordova. Isabella mori nel 1504 ed il governo senti assai la perdita nella compattezza e nell'indirizzo politico. L'unica figlia che potesse succederle era Giovanna detta la Pazza (perché mentalmente incapace): Isabella nominò reggente il consorte Ferdinando. Questi cercò di tenere con energia la direzione degli affari. Fece una serie di spedizioni contro gli Stati barbareschi (1508-11); nel 1512 tentò l'annessione della Navarra. Ferdinando m. il 23 genn. 1516.
8. La monarchia degli Asburgo. - Gli Asburgo regnarono in S. dal 1516 al 1700 : essi crearono realmente l'unità dello Stato spagnolo. Carlo I, figlio di Giovanna la Pazza, moglie di Filippo d'Asburgo, nel 1516 assunse la reggenza per la madre, ma si considerò presto veramente re. Egli non conosceva la S. né la lingua castigliana, essendo nato a Gand ( 1500 ). Si circondò, venuto in S., di consiglieri fiamminghi e quando nel 1519 fu eletto imperatore, vide gli interessi spagnoli solo
nel complesso degli interessi dei suoi vari domini : i Paesi Bassi ereditati dal padre, l'Impero, gli Stati di S. e di Italia, ereditati dagli avi materni. Il governo di Carlo I in S. iniziò un politica finanziaria rigidissima e destò presto malcontento; molte città si ribellarono: Toledo, Segovia, Avila, Burgos, Zamoras ed il movimento dei comuneros borghesi fu diretto da persone nobili, tra le quali si distinse Juan de Padilla. Il governatore del Regno, il card. Adriano di Utrecht, falli nel tentativo di domare la sollevazione con la spedizione contro Segovia. I deputati di 15 città il 29 luglio 1520 crearono la S. Junta, giurando di vivere e morire al servizio del Re e della Comunidad.
I ribelli protestavano la loro devozione al Re, ma chiedevano riforme nelle finanze e nella giustizia; ma poi il movimento assunse carattere antinobiliare e perdette di forza. Già nel 1521 le milizie della S. Junta vennero sconfitte; i capi Juan de Padilla, Maldonado, Bravo vennero decapitati. Carlo V, ritornato in S. nel 1523, annunciò un perdono generale, ma con la riserva di molte eccezioni che mascherarono una dura repressione. Dopo la crisi l'autorità regia apparve fortificata ancor di più; le Cortes però conservarono il diritto di lagnarsi e di votare i servicios. Agitazioni di carattere sociale si ebbero anche a Valencia ed a Majorca, ma furono soffocate duramente. La guerra scoppiata tra Francia e S. nel 1521 ebbe una fase bellica anche al confine, specie in Navarra. I comuneros pare tentassero di stringere accordi con Francesco I contro Carlo V: questi per la crisi interna era in una condizione di inferiorità rispetto alla Francia compatta. Dalla Navarra la guerra franco-spagnola fu trasportata in Italia: a Pavia le forze spagnole vinsero, il 24 febbr. 1525. Francesco I che fu fatto prigioniero e portato a Madrid dove il 15 genn. 1526 firmò il Trattato con cui rinunciava alle sue aspirazioni sull'Italia e sui Paesi Bassi. Dopo la liberazione, il re di Francia organizzò una lega contro Carlo V per togliergli Napoli e Milano. Per punire Clemente VII di avere aderito a tale lega, Carlo V organizzò la spedizione che terminò con il sacco di Roma. La notizia del terribile avvenimento fece molta impressione in S. ed imbarazzò Carlo V.
Dopo la Pace di Cambrai con la Francia (1529), il re di S. si riconcilio con il Papa che lo incoronò imperatore a Bologna. Nel 1535, morto Francesco II Sforza, le forze spagnole occuparono Milano, sebbene giuridicamente appartenesse all'Impero. Ora riprese la lotta tra S. e Francia per il predominio in Italia: nel 1544 si ebbe una breve pace (Créspy) per ricominciare e durare sino alla Pace di Cateau-Cambrésis (1559). Costretto ad occuparsi dei gravi problemi della Germania, Carlo V poco curò dopo il 1530 le cose di S. Provvide a difenderne il prestigio nel Mediterraneo con la spedizione a Tunisi nel 1535 per reprimere la pirateria. Un completo insuccesso ebbe una seconda spedizione sulle coste africane nel 1541. Truppe spagnole si recarono in seguito in Austria per sostenere Ferdinando d'Austria, fratello di re Carlo, contro i Turchi. Mentre il Re usava senza risparmio le forze finanziarie e militari della S. per stabilire in Europa il primato della sua Casa, oltre Oceano gli ufficiali spagnoli esploravano il continente americano e creavano i grandi possedimenti dell'America centrale e meridionale: la scoperta delle miniere d'argento del Potosi servì notevolmente a rafforzare la politica europea di Carlo V. Nel 1556 il Re, stanco (sebbene non vecchio) di una vita politica così tumultuosa che durava da quaranta anni, abdicò al trono di S. a favore del figlio Filippo che ebbe anche i Paesi Bassi, i domini d'Italia, i possessi d'America; nel 1558 abbandonò l'Impero ed i domini asburgici al fratello.
Filippo II regnò sulla S. dal 1556 al 1598. Il programma del suo governo di 42 anni fu di stabilire sull'Europa il predominio della S. che per lui si confondeva con il trionfo della fede cattolica sopra l'eresia. Chiusa la guerra dopo la battaglia di S. Quintino (10 ag. 1557) con il Trattato di Cateau-Cambrésis che segnó l'umiliante resa della Francia, Filippo II dovette dirigere la sua attività in varie direzioni. Le minacce dei Turchi su Malta e su Cipro determinarono la Lega
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1. Confini di Stato - 2. Confini di circoscrizione ecclesiastica - 3. Fornario.
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cristiana la cui flotta capitanata da don Giovanni d'Austria fratello del Re vinse i Turchi a Lepanto ( 7 ott. 1571) pur non riuscendo a salvare Cipro. Dopo il 1565 egli si trovò a fronteggiare la ribellione del Paesi Bassi che aveva a capo il principe d'Orange ed il conte di Egmont. Nel 1580, spentasi la dinastia d'Avis in Portogallo, il Re di S. per i diritti di credita materna occupò il Regno giungendo cosi all'unificazione completa della penisola. Negli anni seguenti i rapporti di Filippo II con la regina d'Inghilterra, che aveva assunto la protezione dei ribelli dei Paesi Bassi, giunsero sino alla rottura completa e dopo la condanna di Maria Stuart il Re di S. organizzo una grande spedizione navale per sbarcare in Inghilterra che però falli miseramente ( 1588 ). Si getto allora in aiuto dei cattolici francesi che combattevano contro il re di Navarra, Enrico IV, pretendente al trono di Francia. La lotta portò però al trionfo di Enrico IV che fattosi cattolico seppe riunire attorno a sé tutti i suoi sudditi; la Pace tra Francia e S. avvenne nel 1598. Tutta questa politica di interventi armati in tutta Europa pesava terribilmente sulla vita interna della S. Con Filippo II l'assolutismo prese il suo aspetto definitivo. Egli credette di poter fondere i vari Regni spagnoli in un tutto omogeneo. Per servire meglio alle sue concezioni politiche, Filippo II si creò una capitale nuova in posizione centrale a Madrid; la sua residenza fu nel grande Palazzo monastero dell'Escorial a 50 km . da Madrid. La sua fu una monarchia burocratica; egli governava da solo con i suoi segretari che crano almeno in apparenza puri esecutori di ordini. Il Re sentiva però il consiglio dello Stato (Consejo de Estado), suo consiglio privato, poi i consigli dei diversi Stati, Castiglia, Aragona, Italia, Indie; poi i Consigli tecnici, della Guerra, della Inquisizione, degli Ordini, della Hacienda. La Corte, fastosa per il cerimoniale borgognone importato da Carlo V, era complessa, pesante e costosa. Le Cortes continuarono, ma senza reale importanza. Le finanze dovevano provvedere a pesi sempre più gravi e, nonostante gli apporti dalle Americhe del metallo prezioso e le tasse dirette ed indirette, non si riusciva mai ad ottenere quel che era necessario. Il deficit si fece costante: nonostante ricorresse ai banchieri genovesi, nel 1557-60 il Re dovette subire una prima bancarotta; una più grave nel 1574 .
Il malcontento nel paese era grave, ma sotto la pressione del governo diventò triste rassegnazione. Nel sec. XVII

(da Ars Hispanias, II, Madrid 1937, fig. 201)
Spagna - Abside della chiesa di S. Salvatore di Valdediò (Asturie), consacrata
il 16 ott. 1693.
le condizioni economiche peggiorarono. L'agricoltura era in piena decadenza per l'accrescersi del latifondo, ilfformarsi sempre maggiore dei maggioraschi, l'organizzazione della Mesta in difesa del pascolo e del commercio delle lane, la distruzione dei mariscos, l'emigrazione in America e soprattutto per il disdegno marcato del popolo spagnolo (insuperabile per le scoperte e per le conquiste) per tutto ciò che era lavoro manuale. La decadenza del commercio mediterraneo dal sec. xv colpì grandemente l'Aragona e la Catalogna: il gran porto di Barcellona si vuoto. Fiorivano ora invece i porti castigliani di Cadice e di Siviglia per le relazioni con l'America, ma la legislazione protezionista e l'organizzazione del commercio facevano passare ogni beneficio nelle mani degli stranieri. Il commercio infatti non era nelle tradizioni castigliane e nonostante l'immenso impero coloniale non si sentì la spinta ad una attività commerciale che determinasse la formazione di una ricca borghesia. La nobiltà feudale subì a sua volta le conseguenze della rivoluzione dei prezzi, ed alla diminuzione dei redditi fondiari rimedio inserendosi nella Corte ed attingendo all'erario. La conseguenza di tale crisi fu la diminuzione della popolazione : alla fine del sec. xvit si calcola fosse ridotta a sette milioni. Tale situazione economica disastrosa non poté più permettere alla monarchia di sostenere nel sec. xvir quella politica che doveva difenderle i domini ed il prestigio. Dopo Filippo II la S. partecipò ancora ai grandi conflitti europei, ma in condizioni di sempre maggiore inferiorità. Nel 1609 dovette riconoscere l'esistenza della Repubblica delle Sette Province fiamminghe con la tregua dei 12 anni.
In Italia a stento riusci tra il 1614 e il 1618 ad imporsi a Carlo Emanuale I di Savoia. La guerra per la Valtellina (1621-26) terminò con l'umiliazione del governo di Madrid. La successione di Mantova vide di nuovo la sconfitta della S. (1627-31). Nel 1640 il Portogallo si ribellò e ritornò indipendente. La guerra dei Trent'anni, che riguardava il predominio degli Asburgo in Germania, costrinse il governo di Madrid ad una dura lotta per la difesa dei suoi
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Spagna - Chiesa del sec. xir - S. Comba de Bande (Orense).
domini in Italia e nei Paesi Bassi; alla Pace di Vestfalia riconobbe l'indipendenza delle Sette Province unite (1648); alla Pace dei Pirenei cedette alla Francia l'Artois, il Roussillon, la Cerdagne (1659). Quindi fu necessario resistere agli attacchi della Francia di Luigi XIV: la guerra di devoluzione tolse alla S. non poche