rtin, Lettres édifiantes et curieuses, I, Parigi 1838, p. 87 sg.).
Tra le opere di S. si ricordano: Mandrat al-Agdas (s Faro del santuario», a voll., ed. R. Sartūni, Beirut 1895-96), ampia spiegazione della Messa maronita; Silsilah baṭdrikah at-td'ifah al-märūnijjah (s Serie dei patriarchi della nazione maronita», ed. R. Sartūni, ivi 1911); per cui l'autore poté consultare iscrizioni e manoscritti oggi perduti; Ta'rib al-azminah (s Annali s, ed. F. T'autel. ivi 1951); Kitāb-al-ibdifāf, di cui esiste una versione latina nel Vat. lat. 7411 col titolo Vindiciae Maronitarum.
Bibl.: R. Sartūni, Ta'rib at-td'ifah al-märūnijjah (s Storia della nazione maronita s), Beirut 1890, pp. 10-27; J. Debs, alGdmi 'al-mufayal (s Estratto di notizie s sui maroniti dalla s Storia della Siria s dello stesso autore), ivi 1905. Pietro Sfrir
STEFANO (MERCUELLO-ZABALZA) da Adoain. N. a Adoain (Navarral l'ir ott. 1808, m. a Sanlucar de Barrameda il 7 ott. 1880.
Entrato nei Cappuccini a Cintruénigo il 28 nov. 1828 e ordinato sacerdote il 22 dic. 1832 , fu mandato nel 1842 missionario nel Venezuela; nel 1853 passò a Cuba; nel 1856 nel Guatemala; nel 1872 negli Stati Uniti e nel 1874 rientrò nella Spagna.
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Nel corso della sua attività missionaria regolò numerose famiglie cristiane, civilizzò numerosissimi selvaggi, eresse in più di 200 parrocchie associazioni religiose. Nell'America centrale pacificò insurrezioni e rivoluzioni. Assistette molte volte gli appestati. Fondò vari conventi e case d'esercizi e ciò in mezzo a persecuzioni, processi, carcerazioni, csill, gravi infermità, dimostrando una costanza prodigiosa. Rientrato nel 1874 nella Spagna, percorse ascoltatissimo l'Andalusia e la Navarra, facendo ovunque rifiorire la vita cristiana, convincendo ancor più con la sua condotta che con la voce potente. S'adoperò per la restaurazione cappuccina nella Spagna, quale commissario provinciale dell'Andalusia e vice commissario generale dei Cappuccini nella Spagna, e preparò la riunione dei Cappuccini spagnoli con il resto dell'Ordine.
La causa di beatificazione fu introdotta il 27 marzo 1936.
Bibl.: Anal. Ord. Cap., 52 (1936), pp. 114; 57 (1941), pp. 35-36; Gumersindo de Estella, Historia y impresos apostólicas del Siervo de Dios p. Esteban de Adoam. Pamplona 1944. Felice da Mareto
STEFANO di Beaugé (de Balgiaco). - Vescovo di Autun dal 1112 al 1136, m. a Cluny nel 1139, ove, lasciata la diocesi, si era ritirato.
Pietro il Venerabile (v.), che lo assistette al momento della morte, fa di lui un lusinghiero elogio (Epistolarum, 1. V, 6: PL 189, 390-91). Non è suo, ma dal suo successore Stefano II (cf. D. van den Eynde, Le tractatus - De sacramento altaris - Jaussement attribué à Etienne de Beaugé, in Rech. de Théol. anc. et méd., 19 [1952], pp. 225-43), il noto De Sacramento altaris et de iis, quae ad curios Ecclesiae mintitros ab inferioribus usque ad episcopum pertinent (PL 172, 1271-1308), interessante spiegazione liturgico-ascetica della Messa, dipendente da Oddone di Cambrai (v.), Amalario di Metz (v.) e da Ivo di Chartres (v.), che contiene una chiara affermazione dell'oblatio dei fedeli nel sacrificio (coll. 1288-1289).
Bibl.: Notitia historica, in PL 172, 1271-74; Hurter, II, col. 75: J. De Ghellinck, Eucharistie, in DThC, V, coll. 1251 e 1200; F. Holbück, Der eucharistische und der mystische Leib Christi, Roma 1941, pp. 49-63 e passim (v. indice).
Antonio Piolanti
STEFANO di Die, santo. - Certosino, n. ca. il 1155 a Lione dalla nobile famiglia dei Chatillon-les-Dombes.
Si fece religioso nella certosa di Portes (diocesi di Belley) dove condusse vita susterissima, confortato da celesti visioni, operò molti prodigi. Eletto priore nel 1196, nel 1203 fu eletto vescovo di Die, dove m. il 7 sett. 1208. Ancora vivente fu dal popolo venerato come santo;

Stefano Fiorentino - Particolare di a. Chiara. Affresco nella chiesa omonima d'Assisi.

(1st. Barnetti, Firenze)
Stefano Fiorentino - L'Annunciazione, dipinto su tavola, Genova, coll. privata.
i suoi successori nella sede episcopale ne avevano chiesta la canonizzazione, ma il suo culto fu approvato solo nel 1904 (Acta Sanctae Sedis, 36 [1904], p. 425). Festa il 7 sett.
Bibl.: Acta SS. Septembris, III, Anversa 1750, pp. 175201; L. Le Vasseur, S., in Eph. Ord. Cartusiensis, II, Montreal 1890, p. 111 sgg.
STEFANO fiofentino. - Pittore del sec. xiv, padre di quel Tommaso detto Giottino, di cui recentemente si è cercato di individuare la personalità.
In un codice di entrate di S. Giovanni fuorcivitas a Pistoia è indicato come uno dei migliori pittori attivi a Firenze, per conto dei Domenicani (fra il 1347 e il 1359). Il suo curriculum è stato di recente enucleato dal Longhi, fra le opere anonime o incertamente attribuite del ' 300 , dando credito alle indicazioni delle fonti letterarie (Filippo Villani, Lorenzo Ghiberti, Giorgio Vasari), che lodano la sua "diligenza" o il suo "fare unito". Scomparsa ogni traccia dell'attività del maestro a Firenze, la mano di lui dovrebbe pertanto rilevarsi in una Annunciazione di una raccolta privata genovese; in una Madonna in trono e in una Maddalena della Pinacoteca Vaticana, assegnata alla scuola di P. Lorenzetti, oltreché in una Crocifissione della raccolta Kress di Nuova York e in un gruppo di affreschi assisiati : Crocifissione nel vecchio Capitolo di S. Francesco; Coronazione della Vergine nel lunettone sopra il pergamo nella Chiesa inferiore; Crocifissione nell'oratorio di S. Rufinuccio; affresco con la Vergine e il Bambino, sopra una porta della città ed ora nel Museo civico, Crocifissione e Annunciazione nel convento di S. Giuseppe; La Vergine in trono fra quattro santi nella cappella di destra in S. Chiara. Soprattutto da quest'ultima opera emergerebbe l'individualità potente del maestro, da collocare fra i maggiori del ' 300 .
Bibl.: A. Chiappelli, documento in Bull. stor. pistoiese, 2 (1900), p. 1 sgg.; R. Longhi, S. F., in Paragone, n. 15, genn. 1951, pp. 18-40; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 608, n. 120,626 , n. 147 .
Riccardo Averini
STEFANO il Giovane, santo, martire. - N. a Costantinopoli nel 714-15 ed ivi m. il 28 nov. 764.
I suoi ricchi genitori, costretti a fuggire durante la
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persecuzione iconoclastica, lasciarono S. giovane di 15 anni nel monastero di S. Aussenzio presso Calcedonia. Dopo la morte del padre S. distribuì ai poveri il suo copioso patrimonio. All'età di 30 anni diventò igumeno del monastero, da lui governato con santa austerità. Più tardi rinunziò alla sua carica e fece vita eremnica.
S. fu arrestato per ordine di Costantino Copronimo, il quale tentò invano di ottenerne l'adesione al Concilio iconoclastico (754). Più tardi fu denunziato anche per aver ammesso un nuovo novizio (una spia) contro il decreto imperiale. Il suo monastero venne dato alle fiamme e S. fu condannato da un tribunale di vescovi iconoclasti e confinato a Crisopoli presso Costantinopoli. S. negò autorità ecumenica al Sinodo dal quale erano assenti Roma e gli altri patriarcati. Fu quindi esiliato nell'isola di Proconness, ma a anni più tardi trasferito nelle prigioni di Costantinopoli. Giudicato di nuovo dinanzi allo stesso Imperatore, fu trascinato per le vie della città e poi finito con un bastone.
La biografia di S. scritta dopo 42 anni da Stefano Diacono (PG 100, 1069-1185) è l'unica fonte sicura e contiene molti particolari sulla vita dei monaci, i più strenui difensori dell'ortodossia. I Latini nel Concilio di Firenze citarono parole di S. in favore del primato del Papa.
BibL.: I. Gill. The Life of St. the Younger by Stephen the Deacon, in Or. Chr. Per., 6 (1940), pp. 114-39; id., A Note on the Life of St. the Y., in Byzant. Zeitschr., 39 (1940), pp. 382-86; Martyr. Romanum, p. 323.
Giuseppe Gill
STEFANO Gohardo. - Triteista (monofisita), scrisse nel sec. vi un libro in 52 capp. (con appendice) su problemi teologici controversi, lasciando libera la scelta della soluzione al lettore.
Era dunque una specie di "disputatio in utramque partem " riguardo agli argomenti patristici. La nostra conoscenza di questa interessante opera si basa unicamente sulla descrizione che si legge in Fozio, Bibl., cod. 232. Secondo una citazione negli scoli su s. Basilio il libro era intitolato: "Theognosta" (Theologumena; v. G. Pasquali, in Nachrichten Kgl. Gesellsch. der Wissensch. zu Göttingen, Phil.-hist. Kl., 1910, p. 200 : cf. p. 215 sg.). S. cita fra altri Severiano di Gabala, Clemente di Alessandria ed anche lo Pseudo-Ignazio e lo Pseudo-Giustino.
BibL.: cd. dei frammenti in PG 103, 1092-1105; A. Harnack, The "Six et non ' of Stephanos Goharus, in The Harvard theol. Review, 16 (1923), p. 205 sgg. Erik Peterson
STEFANO il Melode. - Visse dagli inizi del quarto decennio alla fine del sec. xi ca. Oriundo dell'Italia meridionale, forse calabrese, fu monaco, a quanto pure, del monastero di Grottaferrata, il famoso cenobio di S. Nilo.
E da distinguere da altri omonimi dell'Oriente greco, l'Agiopolita, il Sabaita, lo Studita, come pure da un altro non ancora identificato, ma certamente orientale. Gli inni, che possono essergli attribuiti in base alla tradizione manoscritta, allo stile ed ai riferimenti geografici, sono dieci: due canoni e otto syntoma; tutti, ad eccezione di due, acrostici, qualcuno forse interpolato in epoca più recente. Sono dedicati a s. Gregorio Magno, a s. Nicola di Bari, a s. Eustachio, ai ss. Cosma e Damiano, a s. Gregorio d'Agrigento, a s. Giovanni Crisostomo, a s. Agata, ai ss. Quaranta Martiri, a s. Stefano, alla Vergine (nelle previgilia della Purificazione).
S. prende ispirazione spesso dalle fonti agiografiche, ma non trascura le tradizioni orali. Quanto alla sua arte si deve dire che egli, pur non distaccandosi dal formalismo della tradizione innografica orientale, sa variare talvolta le sue composizioni col dialogo (p. es., nel canone per s. Nicola, forse l'inno migliore) o con l'evocazione di miracoli, e non manca di accenti sinceri di pietà; più monotoni e meno originali appaiono i syntoma, nei quali lo schema metrico troppo rigido impediva al poeta di svolgere adeguatamente il proprio pensiero.
BibL.: G. Schirò, S. italo-greco. Studio introduttivo e testi. evtr. dal Boll. della Badia greca di Grottaferrata, I (1947) [Innografi italo-greci, 2].
Raffaele Cantarella
STEFANO I, PAPA, santo. - E commemorato nella Depositio Episcoporam il 2 ag. come sepolto nel cimitero di Callisto. Alla stessa data e luogo è ricordato dal Sacramentario leoniano (il solo nome) dal Martirologio geronimiano e dal Liber Pontificalis; gli itinerari «de locis" e Malmesburiensc lo indicano sepolto sulla Via Latina, confondendolo col protomartire omonimo al quale proprio su quella vie era dedicata una chiesa.
Il Sacramentario gregoriano e il Martirologio geronimiano lo qualificano martire, il che è ignoto all'antica tradizione liturgica romana; questa dignità gli fu attribuita nel sec. vi dall'autore della Penso (BHL, 7845 ) il quale confuse le notizie di S. con la fine del papa Sisto II (v.). Egli fu eletto il 12 maggio 254 e il suo breve pontificato fu turbato da alcune controversie riguardanti la Spagna, la Galia e l'Africa. I vescovi Basiliè di Leon ed Astorga, e Marziale di Merida erano stati deposti dai loro colleghi spagnoli come libellatici. Basiliè, però, non sopportando la deposizione si recò a Roma e riuscì a convincere S. della sua innocenza, ottenendone la riabilitazione. Gli Spagnoli allora si rivolsero a s. Cipriano e questi nel Sinodo del 254, contro la sentenza di S., dichiarò indegn e deposti i due vescovi. Allo stesso s. Cipriano si rivolse anche il vescovo Faustino di Lione, dopo avere accusato invano presso S. il suo collega Marciano di Arles come novazianista. S. Cipriano scrisse allora una forte e pressante lettera a S. incitandolo ad agire con energia per la salvaguardia della disciplina ecclesiastica e a deporre Marciano. Ultima fu la questione sorta tra lo stesso Cipriano (v.) e S. a proposito del Battesimo amministrato dagli eretici e che a Roma, in Egitto e in Palestina non si usava reiterare, al contrario di quanto invece si praticava in Siria, in Asia Minore e specialmente in Africa. La questione, già agitata nel sec. it, divenne più ardente nel sec. III; alcuni concili africani avevano proposto il proprio uso come unico legittimo, e le decisioni di quello del $255-56$ furono comunicate anche a S. perché le accettasse. Il Pontefice non volle ricevere i legati africani ed anzi scrisse una lettera a s. Cipriano ed alle chiese d'Oriente, in cui rivendicò la legittimità dell'uso romano al quale tutti dovevano uniformarsi. S. Cipriano nel sett. 256 convocò un nuovo sinodo in cui 87 vescovi riaffermarono le precedenti decisioni in proposito. La morte di S., avvenuta il 2 ag. 257 , pose fine all'incresciosa questione e la persecuzione di Valeriano, scoppiata poco dopo, sollevò altri problemi da risolvere.
BibL.: s. Cipriano, Epist., 67-75 (CSEL, III. 2. pp. 735-827); Lib. Pont., 1, p. 154; Acta SS. Augusti, I, Parigi 1867, pp. 113145; G. B. De Rossi, La Roma settem. erist., II, Roma 1867, pp. 80 87; L. Duchesne, Hist. ancien. del'Eglise, I, Parigi 1923, pp. 410429; Martyr. Rhenophonum, p. 412; sg.; Martyr. Romanum, p. 319 sg.; R. Valentini-G. Zucchetti, Cod. topogr. della città di Roma, II, Roma 1942. p. 15; Fliche-Martin-Frutaz, II, pp. 193200, 402-407.
Agostino Amore
STEFANO [II]. - Presbitero romano, eletto alla morte di Zaccaria, tra il 16 e il 23 marzo 752, ma deceduto quattro giorni dopo, prima della consecratio, allora richiesta per essere considerato papa.
Infatti il Lib. Pont. (I, p. 440), che per questo periodo è fonte contemporanea, e i più antichi cataloghi non lo considerano come tale; ciò nonostante, da alcuni è tuttora considerato come vero papa aumentando così di una unità il numero ordinale dei papi omonimi. Siccome storicamente e giuridicamente S. non può essere considerato papa è stato espunto dalla nostra cronotassi (v. PAPA).
A. Pietro Frussa
STEFANO II (III), PAPA. - Di famiglia romana. Appena eletto papa, tra il 16 e il 25 marzo 752, ebbe a combattere contro le mire del re longobardo Astolfo, che intendeva impadronirsi dal Ducato di Roma. Concluse con lui un accordo nel giugno dello stesso anno; ma la pretesa avanzata del sovrano, di imporre al popolo romano l'imposta del testatico, gettò la città nell'irrequietezza.
A S. II, poi, più ancora che ai Romani, ripugnava l'idea di essere soggetto ad un barbaro e voleva salva-
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guardare la sua libertà di azione e la sua autorità temporale. Nulla c'era da sperare dall'imperatore di Costantinopoli: percio il Papa si rivolse ai Franchi, che pure vivevano in buona relazione con i Longobardi. S. II decise di recarsi da Pipino il Breve e di sollecitarne egli stesso l'appoggio. La partenza ebbe luogo il 13 ott. 753; dopo aver trattato inutilmente con Astolfo a Pavia, Stefano s'incontrò con Pipino a Ponthion (Marna) il 6 genn. 754 e ottenne da lui la promessa di un intervento in favore della "causa del beato Pietro e della Repubblica Romana». Una grave malattia mise in pericolo la vita del Papa nell'abbazia di S. Dionigi; riavutosi, rientrò a Roma sotto la protezione dei Franchi (ott. 745), vincitori di Astolfo. Però, quando l'armata franca ebbe rivalicate la Alpi, Astolfo investi Roma ( $1^{\circ}$ genn. 756); allora Pipino accorse in aiuto dei Romani, ne liberò le mura bloccate e ridusse alla sue mercé il Longobardo. Il vinto dovette abbandonare alla S. Sede un ampio territorio; cosi, grazie alla tenacità di S. II, ebbe la sua fondazione lo Stato Pontificio (v.).
Bim.: Lib. Pont., I, pp. 440-62; Codex Carolinus, in MGH, Epist., II, pp. 476-843; G. Schnurer, Der Verfasser der Vita Stephani II, in Histor. Zohrbach, 15 (1899), pp. 422-38; B. Krusch, Chron. du pseudo-Prédégaire, in MGH, Script. rerum metraing., II, pp. 7-168; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontif., $3^{\circ}$ ed., Parigi 1911, pp. 34-78. Sulla consacrazione di Pimmo da parte di S. II, v.: L. Levillain, in Biblio. th. de l'To. des Chartes, 88 (1927), pp. 20-42; E. Baudot, in Le Moyen der, $2^{\circ}$ serie, XXVIII, Parigi 1927, pp. 170-81; W. Levison, in Zeitschr. der Savigny-Stiftung für Rechtsgesch. Kan. Abteifene, 18 (1929).
Guglielmo Molist
STEFANO III (IV), PAPA.-Salito al soglio pontificio il $1^{\circ}$ e consacrato il 7 ag. 768 , m. il 24 genn. 772. Avendo Costantino II con un colpo di Stato ottenuto la tiara, il primiccrto Cristoforo decise di carpigliela.
Dopo aver conferito con il re dei Longobardi Desiderio, Cristoforo marciò contro Roma. Entrato per tradimento nella città, riunì tutta la popolazione romana nel for o e fece loro accettare la candidatura del sacerdote siciliano S. ( $1^{\circ}$ ag. 768 ) che fu consacrato vescovo il 7 dello stesso mese. Era un uomo degno che Cristoforo intendeva dominare. Rimaneva inoltre da trattare la sanzione di Carlo e di Carlomanno, figli di Pipino il Breve. L'emissario di Cristoforo difese con abilità la causa in favore di S. III e seppe persuadere i due principi dell'opportunità che egli aveva di tenere un Concilio dove sarebbe apparso l'episodio franco e dove sarebbero state stroncate le sorti dell'antipapa Costantino II.
La riunione conciliare si tenne al Laterano (apr. 769); furono dichiarati nulli tutti gli atti di Costantino, non valide le ordinazioni da lui fatte e senza effetti i Sacramenti da lui amministrati, ad eccezione del Battesimo; e gli fu imposta la relegazione in un monastero. Furono prese disposizioni di conseguenza, e molto gravi : non sarebbero stati più eleggibili al pontificato che cardinali sacerdoti e diaconi e non sarebbero più stati elettori se non elementi ecclesiastici. L'esercito e i laici si contentavano di rendere omaggio all'eletto e di ratificare la sua elezione. Furono prese tutte le precauzioni contro l'abuso della forza. Il Concilio dichiarò inoltre legittimo il culto reso alle immagini dei Santi, del Salvatore o della S. Vergine e promulgò l'anatema contro chiunque professasse una dottrina contraria.
Intanto S. III mal sopportava l'ingerenza di Cristoforo nella condotta degli affari della Chiesa e il re Desiderio non aveva dimenticato il modo con il quale era stato giuocato da lui durante la caduta di Costantino II. L'uno e l'altro si consultarono a Roma durante la Quaresima del 771. Quale parte ebbe il Papa nella morte del primicerio? A suo dire non fu responsabile; l'errore ricadeva sulla vittima, la quale aveva fomentato disordini a Roma, e sui suoi nemici. In realtà egli avrebbe salvato la vita a Cristoforo se l'avesse preso sotto la sua protezione.
Desiderio ingannò l'attesa del Papa rifiutandogli le soddisfazioni che questi reclamava. S. III mori il 3 febbr. 772.
Brac.: Sinti : Codex Carolinus, in MGH, Epistulae, II; vite di S. III e di Adriano I, in Lib. Pont., I, pp. 468-523. Opere:
L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat Pontifical, $3^{\circ}$ ed., Parigi 1911, pp. 110-32; Fliche-Martin-Frutaz, VI, nn. 29-44.
Guglielmo Moliat
STEFANO IV (V), PAPA. - Di famiglia romana, raccolse senza difficoltà, il 22 giugno 816 , i suffragi del clero romano per l'elezione al soglio pontificio.
Non attese per ricevere la consacrazione episcopale, che ebbe luogo il 22 giugno, l'autorizzazione di Ludovico il Pio. Per non urtare però la suscettibilità dell'Imperatore ebbe cura di fargli prestare dal popolo romano il giuramento di fedeltà; e inoltre mandò due messi a notificargli la sua elezione e a prevenirlo del suo prossimo arrivo. Nell'ott. successivo, a Reims, riuscì a persuadere Ludovico a ricevere dalle sue mani l'unzione liturgica e una ricca corona d'oro. Grande fu il valore di quest'atto papale, perché importava per l'Imperatore la necessità di ricorrere al Papa per il pieno esercizio dei suoi poteri; e, d'altronde, creava ad ogni modo un secondo precedente. S. ottenne anche il permesso di rientrare a Roma per coloro che nel 799 avevano partecipato ad una congiura ed erano stati perciò esiliati.
La sua morte avvenne a Roma il 24 genn. 817, poco dopo il suo ritorno.
Brac.: Lib. Pont., II, pp. 49-51; cf. anche le Vite di Ludovico il Pio in MGH, Script., II, pp. 464-516, 585-648; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontif., $3^{\circ}$ ed., Parigi 19it, pp. 187-88; Fliche-Martin-Frutaz, VI, n. 222. Guglielmo Molist
STEFANO V (VI), PAPA. - Di famiglia romana, cardinale prete del titolo dei SS. Quattro Coronati. La sua elezione, avvenuta nel sett. 885, spiacque all'imperatore Carlo il Grosso, che mandò a Roma un emissario per farla annullare da un'assemblea di vescovi. Ma S. riuscì a sventare gli oscuri propositi del sovrano e non ebbe nessuna difficoltà a far riconoscere la sua elezione.
La dissoluzione dell'Impero carolingio creò al Papa non poche difficoltà. Guido, duca di Spoleto, aveva instaurato il modo di procedere dei Longobardi; S. avendo implorato invano contro di lui l'aiuto di Arnolfo di Germania, si rassegnò a consacrare imperatore ( 21 febbr. 891) colui che prima trattava da "cattivo cristiano".
Dal punto di vista spirituale S. esercitò la sua autorità sul mondo cristiano senza incontrare troppi ostacoli. Niccolò I aveva costituito Brema metropoli a detrimento dell'arcivescovo di Colonia; ora questi pretendava di rientrare in possesso dei suoi diritti. Allora il Papa incaricò Folco, arcivescovo di Reims, di riunire a Worms un concilio che studiasse la causa e gli fornisse gli elementi necessari ad una decisione. In Francia, Frotario, vescovo di Bordeaux, trasferito non canonicamente a Bourges, dovette ritornare alla sua antica diocesi. Aureliano, arcivescovo di Laine, si oppose invano alla elezione del diacono Tibaldo alla sede di Langres; il Papa consacrò egli stesso l'eletto e incaricò l'arcivescovo di Reims di facilitargli la via al possesso del suo vescovato. Fra il partito ignaziano e il patriarca di Costantinopoli, intronizzato dal basileus dopo la seconda deposizione di Fozio (886). S. mantenne un prudente riserbo.
Fu vittima degli intrighi del vescovo Vichingo, filotedesco contro la liturgia morava, inaugurata da s. Metodio con il consenso di Giovanni VIII. Non conoscendo che il tratto falsificato, introdotto da uno scriba della Cancelleria papale nei registri del suo predecessore, proibi l'uso di quella liturgia; per questo il principe Svanpluck bandì gli ammiratori di s. Metodio, che passarono in Bulgaria.
S. mori il 14 sett. 891.
Brac.: Lib. Pont., II, pp. 49-51; A. Lapatre, L'Europe et le S. Siège à l'époque carolingienne. Jean VIII, Parigi 1895; F. Deurnick, Le second schisme de Photius; une mystification histori., in Byzantion, 8 (1933), pp. 425-74; Fliche-Martin-Frutaz, VI, nn. 475, 497; VII, nn. 1-8, 123; F. Dornick, Le Schisme de Photius. Hist. et légende, Parisi 1950.
Guglielmo Moliat
STEFANO VI (VII), PAPA. - Romano, vescovo di Anagni. Eletto papa (maggio 896) contrariamente alle regole della disciplina ecclesiastica allora vigente,
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(da Varju Eizmir, Legendae sancti regis Stephani, ac Ernst.Kedze Hatenmaseval, Budapest 1695)
Stefano I, re d'Ungheria, santo - Prologo della Vita e. Stephani regis. Codice del sec. xit - Budapest, Biblioteca, cod. Ernst, f. I ${ }^{\text {v }}$.
ebbe una parte ben deplorevole quando Lamberto, consacrato imperatore nell'892 da papa Formoso, penetrò a Roma, con sua madre Agiltrude, nell'897.
Il discendente dei duchi di Spoleto non perdonò al defunto Formoso di aver consacrato imperatore il suo rivale Arnolfo il 22 febbr. 896. S. accettò di presiedere il sinistro Concilio, in cui fu portata la salma del morto, rivestita degli abiti pontificali, e credette di trarre vantaggio dalla sentenza di nullità delle ordinazioni fatte da Formoso e consolidare così il suo potere, perché veniva a scioglierà l'impedimento canonico alla sua promozione. Ma nel corso di una insurrezione popolare fu preso, relegato in una prigione e strangolato (ag. 897).
Bim.: Lib. Pont., II, p. 299; Stephani Papae VI epistolae et privilegia: PL 129, 833-60; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontif., $3^{e}$ ed., Parigi 1911, pp. 297-301; Fliche-MartinFrutas, VII, nn. 14-16.
STEFANO VII (VIII), papa. - Romano. Di questo papa, che dovette la tiara (dic. 928) a Marozia, moglie di Guido di Spoleto e onnipotente a Roma, non si conosce nessun atto. M. nel febbr. 931.
Bim.: Lib. Pont., II, p. 242.
Guglielmo Mollat
STEFANO VIII (IX), papa. - Romano, eletto il 14 luglio del 939, non compì durante il suo breve pontificato alcun atto degno di nota; m. nell'ott. del 942.
Alberico, che gli aveva procurato la tiara, si accaparrò il potere temporale. Tuttavia il Papa intervenne in favore di Luigi IV figlio di Carlo il Semplice e minacciò di scomunica i suoi sudditi indocili; ciò precluse ogni resistenza contro il Re di Francia. La pacificazione degli spiriti fu d'altronde facilitata dalla concessione dell'arcivescovato di Reims e del pallio a Ugo, figlio di uno dei più forti avversari del sovrano.
Bim.: Ph. Lauer, Le règne de Louis IV d'Outremer, Parigi 1899; Flodoardo, Historia Ecclesiae Remensis e Annales, ed. Ph. Lauer, Parigi 1906; Lib. Pont., II, p. 244; Fliche-Martin-Frutas, VII, n. 27.
Guglielmo Mollat
STEFANO IX (X), papa. - Eletto abate di Montecassino ( 23 maggio 1057) e creato cardinale prete del
titolo di S. Crisogono il 14 giugno, raccolse i suffragi degli elettori il 2 ag. e ricevette la consacrazione il 3 .
Era fratello di Goffredo, duca di Lorena. L'Imperatore non era stato avvisato della sua elezione, ma il monaco Ildebrando seppe fargliela approvare. Ebbe a cuore la riforma del clero ma gli mancò il tempo di compierla, parche m. a Firenze il 28 marzo 1058.
Bim.: Lib. Pont., II, p. 278; U. Robert, Le pape Etienne X, in Rev. des questions histor., 20 (1876), pp. 49-76; cit., Un pape belge: hist. du pape Etienne X, Bruxelles 1892; F. Wattenhof, Papst Stephan IX., Münster 1883; A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, VIII, Parigi 1926, pp. 13-15. Guglielmo Mollat
STEFANO di Thirro, santo. - N. nel 1048, m. a Muret, presso Limoges, l'8 febbr. 1124, canonizzato da Clemente III il 21 marzo 1189. A 12 anni condotto dal padre a Bari per venerare le reliquie di s. Nicola, si trattenne per 12 anni a Benevento presso il santo arcivescovo Milone, che lo educò piamente.
Passato quindi a Roma, ottenne da Gregorio VII (1073) il permesso d'istituire un Ordine. Ritornato in patria, si ritirò sul Monte Muret (1076), ove per 50 anni condusse una vita di perfezione con alcuni discepoli. Esortati i compagni alla perseveranza, mori 8 giorni dopo la visita di due cardinali legati. Poco tempo dopo la sua morte i suoi compagni si trasferirono a Grandmont e da questo luogo ebbe nome la Congregazione del b. S., che da eremitica col tempo si trasformò in cenobitica e nel 16 io fu riformata dal p. Carlo Fremont, Festa 8 febbr.
Bim.: Acta SS. Fèbroarii, II, Parigi 1864, pp. 199-213; PL 204, 1003-46 (Vita), 1071-86 (Dieta et facta); Ch. Fremont, La vie, la mort et les miracles de st Etienne, confesseur, Digione 1647: P. Helvot, De' religiosi dell'Ordine di Grandmont, con la vita di s. S. di Mureto loro fondatore, in Storia degli Ordini monastici religiosi e militari, e delle Congregazioni secolari, vers. ital., VII, Lucca 1739, pp. 416-37; U. Chevalier, Répert. des sources hist. du moyen âge, I, Parigi 1933, p. 1378; Martyr. Romanum, p. 54.
Felice da Mareto
STEFANO di Tournai. - Vescovo e giurista, n. a Orléans nel 1128 , m. a Tournai nel 1203.
Fatti i primi studi nella città natale, si recò all'Università di Bologna (1145-50). Ca. il 1155 entrò| tra i Canonici di S. Vittore di St-Euverte d'Orléans. Andato a Chartres per completare la sua formazione, nel 1163 fu eletto abate di St-Euverte; nel 1176 di S. Genoveffa a Parigi e, dopo molte missioni diplomatiche, nel 1192 vescovo di Tournai.
Scrisse: Samma Decreti (PL 211, 575-580: il solo prooemium), importante per lo studio comparato delle idee giuridiche di Bologna e di Parigi; Quoddam figmentum Banoniae metrice compositum (L. Auvray, Un poème rythmique et une lettre d'Etienne de Tournai, in Mélanges Paul Fabre, Parigi 1902, p. 279 sgg.), che gli diede fama di buon poeta ritmico; le numerose Epistolac (PL 211, 309-561), indirizzate ai più distinti personaggi dell'epoca, hanno importanza storica; Sermones (ibid., coll. 567-68: soltanto due) : 72 discorsi, ove si fondono dialettica e misticismo.
Bim.: J. F. Schulte, Die Semona des Strplanos Tornacensis, Giessen 1891; J. Desilve, Les lettres d'Erienne de Tournai, Parigi 1893; J. Warichec, Etienne de T. et son temps, in Annales de la Société royale d'hist. et d'archéol. de Tournai, nuova serie, 1936 (rievoce tutta la storia francese del sec. xit); J. De Ghellinck, L'esser de la litt. lat. au XIIe siècle, I, Bruxelles-Parigi 1946, pp. 123-27, 223-24; Ph. Delhaye, Le Microcosmus de Godsfray de St-Victor, I, Lilla 1951, pp. 187-98. Antonio Piolanti
STEFANO I, re d'Ungheria, santo. - Figlio del principe Géza, n. verso il 969 ; battezzato insieme con il padre nel 973 o 974 , gli successe nel 997 . Fu incoronato con la corona ricevuta dal papa Silvestro II, nel Natale del 1000, dopo aver vinto in una dura battaglia Koppány, della dinastia di Árpád, il quale gli contestava la successione.
Continuò la politica del padre mantenendo rapporti pacifici con l'Occidente e adoperandosi per la conversione del popolo ungherese al cristianesimo. Tra S. ed il padre c'è tuttavia una differenza fondamentale. Géza agl per ragioni politiche, mentre S. per profonda religiosità. Il suo ideale era quello che aveva tracciato s. Agostino: essere un re giusto, pio e pacifico. Il suo potere era illimitato, ma egli non divenne mai tiranno perché volonta-
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(fat. Gierduni)

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A sintima: 11. CARD. STEFANESCHI INTENTO A SCRIVERE LA «VSTORIA DE BEATI GEORGII MARTIRIS MIRACULIS». Miniatura di scorta senese, nel Prologo del Codice di S. Giorgio (ca. 1340) - Biblioteca Vaticana, Arch. caz. di S. Pietro, cod. C. 129, f. 107 - A donna: 11. CARD. STEFANESCHI PRESENTA A S. PIETRO 11. MODELLO DEL POLITTICO. Particolare del Polittico eseguito da Giotto e scolari per la basilica di S. Pietro (ca. 1330) - Pioseroteca Vaticana.
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riamente s'assoggetto ai comandamenti della religione, alle leggi ed agli insegnamenti della Chiesa. Nell'organizzazione del Regno si orientò sugli esempi occidentali, specialmente quello del Regno carolingio, ma non l'imitò servilmente: le istituzioni trapiantate dall'Occidente in Ungheria ebbero un carattere proprio. I due fondamentali aspetti dello Stato di S.: il sistema di governo centralizzato nella mano del re e il fondamento patrimoniale dello Stato, corrispondono alla tradizione ungherese. S. fu anche uno dei più grandi e forti rinnovatori della storia ungherese. Trasformò il suo popolo sia dal punto di vista politico che sociale e religioso. Seppo tuttavia conservare tutto cio che era prezioso e conciliabile con la religione cristiana. - Ciascun popolo vive secondo le proprie leggi -, dice S. nell'introduzione della raccolta delle sue leggi, e ammoni anche il figlio nelle Admonitiones che ogni popolo deve avere la libertà di poter vivere secondo le proprie leggi.
S. organizzò non solo lo Stato ma anche la Chiesa in Ungheria per la cui suprema direzione fondò due arcivescovati (Stattergom e Kalossa) e 8 vescovati (Vestprem, Pécs, Csanád, Vác, Győr, Eger, Nagyvárad, Gyulafehérvár). La sua nomina a legato pontificio è però una leggenda, creata nel sec. xit, quando, dopo le riforme gregoriane, i poteri esercitati da S. nell'organizzare la Chiesa e nominare i vescovi non si potevano più concepire che in base ad una autorizzazione speciale del Papa. All'epoca di S. lo Stato e la Chiesa non erano ancora separati e ambedue dipendevano unicamente dal re. Da ciò però non derivò la sottomissione degli interessi della Chiesa a quelli politici. Lo Stato terreno di S. non sopprimeva, ma aiutava e difendeva la Chiesa e aveva l'alta missione di educare e preparare i sudditi ad ottenere la felicità eterna.
Nessun altro influì tanto come lui e così favorevolmente sulla storia dell'Ungheria. Il popolo ungherese durante i secoli lo riguardò non solo come il fondatore dello Stato, ma anche come una guida dalla quale trarre sempre insegnamenti ed esempi, forza e aiuto per resistere nei tempi tristi. L'importanza del Regno di S. però oltrepassò la frontiera ungherese. Il bacino danubiano che prima era l'ultima tappa dei popoli nomadi, donde meglio si poteva attaccare l'Occidente, grazie alla sua opera divenne una barriera per la difesa dell'Occidente. S., tanto conscio dell'individualità di ciascun popolo, era consapevole anche dell'unità dell'Europa e del mondo cristiano. Egli edificò chiese non solo in Ungheria, ma anche a Roma e a Bisanzio. Volle che l'Ungheria fosse intermediaria tra l'Occidente e l'Oriente. Favori molto i pellegrini occidentali nel loro viaggio alla Terra Santa, onde merito non solo il riconoscimento degli stessi pellegrini, ma anche quello del grande abate di Cluny, Odilone. Nel 1030 vinse l'esercito dell'imperatore Corrado II che invadeva l'Ungheria. S. mori nel 1038 e fu canonizzato nel ro83 insieme con il figlio Emmerico ed il suo maggior collaboratore Gherardo. Nel Martirologico romano è commemorato il 15 ag., però la festa ricorre il 2 sett.
Biol.: P. Váczy, Die erste Epoche des ungar. Königtums, Pécs 1935; Emóthbonyo Szent Istuán király haláldnak goo éufardulájára (+ Missal), nel 9000 anniversario della morte di s. S. -I, 5 voll., Budapest 1938; G. Bónia, Szent István tóreányének ünalióstáa ( $L$ 'indipendenza della legge di s. S. -), in Szalvadok, 72 (1938), pp. 433-87; G. Schreiber, Stephan I., der hl. König von Ungarn, Paderborn 1938; A. F. Günthös, St-Etienne dans l'historiner, européenne du moyen age (Ostmitteleur. Bibl., 12), Budapest 1938; B. Hóman, Gesch. des Ungar. MittelalL., I, Berlino 1940; id., Könle Stephan I., der Heilige, Breslavia 1941; J. Dede, L'esoluz. dell'idea dello Stato ungherese, Roma 1941; id., Die Entstehung des ungar. Königtums (Ostmitteleur. Bibl., 38), Budapest 1942; J. Balogh, Ratio et Mos, in Arch. Philolog., 67 (1941), pp. 275-336; Martyr. Romanum, pp. 340-41. Lajos Pánkus
STEFANO HARDING, santo. - Non se ne conosce la data di nascita, m. il 28 marzo i 134; sui sedici o diciott'anni, lasciò, disgustato, l'abbazia di Sherborne, alla quale i suoi genitori, agiata famiglia del Dorset, l'avevano affidato in qualità di oblato: visitò la Secezia, passò a Parigi per studiare; pellegrino a Roma.
Era, si diceva, un allegro camerata; ma il ricordo del chiostro non cessava di assillarlo. Perciò, nel ritorno,
passando per Molesmes, vi si fermò fino al giorno in cui, nel 1098, con l'abate Roberto, il priore Aubry e qualche altro monaco, abbandonarono la vita rilassata di Molesmes e andarono a fondare un nuovo monastero nella landa selvaggia di Cîteaux. Quando, l'anno seguente, il legato pontificio Ugo, arcivescovo di Lione, d'accordo con i vescovi e gli abati della provincia, obbligò Roberto a tornare a Molesmes e Aubry divenne abate, S. lo sostituì come priore, in attesa di succedergli come abate.
Durante appunto il reggimento abbaziale di S. (11081134) si ebbe la vera fioritura di Cîteaux. Gli inizi erano stati difficili, perché l'estrema austerità della vita cistercense allontanava i giovani; ma tutto cambiò il giorno che un giovane, Bernardo di Fontaines, con parecchi suoi parenti e amici, domandò di partecipare a quella vita (1112). Da quel tempo Cîteaux sciamò a La Ferté-surGrosne, Pontigny, Morimond e Trois Fontaines; alla morte di S., l'Ordine contava 73 abbazie (1134).
L'influsso di S. si può misurare dal rigare con cui la stretta osservanza della Regola benedettina si era mantenuta a Cîteaux e nelle filiali. Ostile ad ogni ricchezza e ad ogni ingerenza del mondo, S. proibì al duca di Borgogna di tenere la sua corte nell'abbazia, pur con il rischio di privarsi della generosità del suo protettore e di obbligare i suoi monaci a mendicare. A S. risale anche la stretta povertà di arredamento della chiesa conventuale; del resto gli inizi e gli usi primitivi di Cîteaux sono stati da lui descritti nell'Exordium parsum; da lui pure proviene la Carta Caritatis, regolamento delle relazioni reciproche tra gli abati cistercensi. Se poi si aggiunge che S., unendo il lavoro intellettuale a quello manuale, fece ad uso dei monaci una recensione della Volgata, si avrà la misura dell'importanza del suo influsso sui destini dell'Ordine cistercense. Festa anticamente il 17 apr., dal dal 1683 il 16 luglio. Non consta sia stato canonizzato.
Biol.: Acta SS. Aprilis, II, Parigi 1863, pp. 493-98; PL 146, 1277; Ph. Guignard, Les monum. primitifs de la Règle cisterc., Digione 1878; J.-P.-P. Martin, St Etienne H. et les premiers recenseurs de la Vulgate latine, in Rev. des sc. ecclés., 4 (1886), pp. 311-61; 3 (1887), pp. 5-44, 97-115, 213-38 (estrana, Parigi 1887); E. Vacusdard, Vie de st Bernard. I, ivi 1895, pp. 38-39, 94; Dom Orbon, Les origines cisterc., in Rev. Mabillon, 22 (1932) e 25 (1933); J. Louzren, Le problème des conenencements de Cîteaux, in Annales de Bourgogne, 6 (1934), pp. 213-19; J.-B. Mahn, L'Ordre cistercien et son gouvernement, des origines au milieu du XIIIe siècle, Parigi 1945; Martyr. Romanum, p. 142. Guglielmo Mollat
STEFFANI, Agostino. - Musicista, n. a Castelfranco Veneto il 25 luglio 1654, m. a Francoforte sui Meno il 12 febbr. 1728.
A 14 anni era a Monaco musico di camera e di corte. Nel 1674 stampò la sua prima opera : Psalmodia vespertina, a 8 voci, e il $1^{\circ}$ marzo 1673 fu nominato organista di corte. Sacerdote verso il 1680 , il 5 genn. 1681 gli veniva assegnato il beneficio parrocchiale di Lepsing presso Nördlingen (Baviera). Nel 1688 fece rappresentare alla Corte di Hannover con grande successo una dozzina di opere, che vennero tradotte in tedesco ed eseguite anche in altre città della Germania. Lo S. svolse inoltre ad Hannover e a Düsseldorf importante attività diplomatica; il 13 sett. 1706 fu nominato vescovo titolare di Spiga, e nel 1709 vicario apostolico dell'alta e bassa Sassonia per la conservazione del cattolicesimo nel paese, com anche nell'Hannover e Braunschweig. Fra le ultime opere religiose figurano in Stabat Mater e un mottetto a 5 voci e organo Qui diligit Mariam da lui inviati a Londra, dove l'4 Academy of ancient music - lo aveva voluto presidente. Va ricordato l'opuscolo polemico di teoria musicale Quanta certezza abbia dai suoi principi la musica... (Amsterdam 1700).
Biol.: F. M. Rubart, Gesch. der Oper am Hofe zu München Frisinga 1863; G. Fischer, Musik in Hannover, 2* ed., Hannover 1902; A. Untersteiner, A. S., in Riv. mus. ital., 19 (1907), pp. 509-34; P. Hillebrandt, Preussen und die Römische Kurie. I. Berlioz 1910; R. de Bensis, A. S., in Musica d'oggi, 3 (1921), p. 36 sgg.; T. W. Wessner, A. S's. Opernthuster in Hannover, in Arch. für Musikwissenschaften, 3 (1938), p. 1 sgg. Luisa Carvelli
STEIN, Eotth (suor Teresa Benedetta della Croce). - N. ebrea il 12 ott. 1891 a Breslavia, convertitasi al cattolicesimo, m. - strappata dal Carmelo di Echt in Olanda dalle S. S. naziste -
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(da Teresia Renata de Spiritu Sancto, E. S. sera, it., Bergamo 1887, sec. tra pp. 118-12)
Stein, Eartri - Ritratto
(Friburgo 1920).
in una camera a gas del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia nel 1942, sembra il 10 ag.
Allieva e poi assistente di E. Husserl (v.) a Gottinga e a Friburgo di Brisgovia, la sua attività speculativa si orientó per un accostamento fra il metodo fenomenologico con la gnoseologia e la metafisica tomista. A suo parere, infatti, ci si può fondare su s. Tommaso (De verit., q. 10) per riconoscere al mondo dell'immanenza un carattere più immediato che al mondo esterno..., perché nella conoscenza riflessiva atto e oggetto sono in un certo senso una sola cosa ed essa perciò è più vicina alla conoscenza di Dio che alla conoscenza delle cose esterne (cf. La phénoménologie, Juvisy 1932, p. 85).
Gli studi teoretici principali della S. sono stati pubblicati nel Jahrbuch f. Phänomenologie u. phän. Forschung di Husserl dal 1917 al 1929. In particolare: Husserls Phänomenologie u. die Philosophie des hl. Thomas von Aquino, in Festschrift E. Husserl zum 70. Geburtstag gewidmet, Halle a. S. 1929, pp. 315-38. Tradusse s. Tommaso (Untersuchungen über die Wahrheit, 2 voll., 1931. 1935) e le lettere con il Diario di Newman (1928), Pubblicò anche una raccolta di studi morali: Das Ethos der Frauenberufe (1931). E in corso la pubblicazione delle opere principali. Finora sono usciti a cura di L. Gelder-R. Leeven i due inediti: I. Kreuzeswissenschaft, Studie über Joannes a Cruce (Lovanio-Friburgo 1950); II. Endliches und ewiges Sein, Versuch eines Aufstieges zum Sinn des Seins (ivi 1950).
Birl.: Teresia Renata de Spiritu Sancto, E. S., Lebensbild einer Philosophin und Karmelitin, Norimberga 1948, trad. it. Breccia 1952; C. Fabro, E. S. Dalla filosofia al scipificio, in Ecclesia, 9 (1949), pp. 347-50. Elenco delle opere in W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexikon, II, Berlino 1950, p. 627. Cf. inoltre anno., E. S.: zum Gedächtnis, in Herder Korrespondenz, 6 (1952), pp. 532-35.
Cornelio Fabro
STEIN, Joannes Wilhelmus Jacobus Antonius. - Gesuita, astronomo, n. a Grave (Olanda) il 27 febbr. 1871, m. a Roma il 27 dic. 1951.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1888, studiò matematica, fisica e astronomia all'Università di Leida (1895-1901). Ordinato sacerdote nel 1903 a Maastricht, fu chiamato nel 1906 a Roma alla Specola Vaticana come assistente del p. Hagen. Nel 1910 tornò in patria ed insegnò fino al 1930 nel Collegio S. Ignazio di Amsterdam. Ritornato da un viaggio in Egitto, intrapreso su mandato di Pio XI per esplorare le possibilità di erigere una succursale della Specola Vaticana in Etiopia, fu nominato nel 1930 successore del p. Hagen nella direzione della Specola Vaticana, nel quale ufficio rimase fino alla morte.
La sua attività scientifica, a causa delle circostanze particolari, fu prevalentemente teorica e storica. Indefesso lavoratore, dotato di non comune intelligenza e di sano giudizio, si acquistò una vasta erudizione nel campo astronomico e nelle scienze affini di matematica e di fisica che metteva con grande disinteresse anche a disposizione di chi lo richiedeva.
Nel 1901 conseguì la laurea in scienze fisiche ed astronomiche sulla determinazione della variazione della latitudine a Leida (Beobachtungen zur Bestimmung der Breitenvariation in Leiden nach der Horrebow-Methode). Esperto nella teoria delle stelle variabili pubblicò vari studi e compilò, per la grande enciclopedia sulle stelle
variabili del p. Hagen, il volume secondo Die Veränderlichen Sterne, 2. Band. Mathematisch-physikalischer Teil. (Friburgo 1924), nel quale espone le parti matematiche e fisiche nello spiegare la variazione di luce di queste stelle. Dopo la morte del p. Hagen curò la edizione della serie VIII del suo Atlas stellarum variabilum (1934) e ne compilò la serie IX ed ultima (1941). Collaborò pure al Catalogo astrografico cercando le stelle doppie nella zona affidata alla Specola Vaticana. Gli esperimenti del p. Hagen relativi alla rotazione della terra lo indussero a salvare dall'oblio gli esperimenti classici del Kamerlingh-Onnes, curandone una nuova edizione in lingua francese con opportune aggiunte (1910). In occasione della riapparizione della cometa di Halley pubblicò uno studio storico (Caliste III et la comète de Holley, Roma 1909), nel quale confutò esaurientemente la leggenda che Callisto III avesse scomunicato la cometa. Inoltre pubblicò in questa circostanza (1910) Un documento inedito del ro66 sulla cometa di Halley, trovato da mons. G. Bevilacqua nell'Archivio della cattedrale di Viterbo. Benché il compito d'insegnamento nella scuola ostacolasse non poco le sue ricerche scientifiche, questo periodo non fu meno fecondo per la sua operosità di scrittore e di divulgatore. In Studien, rivista di cultura generale dei Gesuiti olandesi, apparvero una cinquantina di articoli scientifici. Svolse un'attività ispiratrice nei circoli degli amatori di astronomia olandesi e fu redattore della loro rivista Hemel en Demphring per la parte astronomica, per la quale, fino alla sua partenza per Roma, aveva fornito 106 articoli sui più diversi argomenti.
La sua opera più importante e più proficua per l'astronomia rimane la sua sapiente riorganizzazione della Specola Vaticana, che trasferi a Castel Gandolfo come posto più favorevole e riusci a dotare di strumenti adatti alle ricerche moderne. Aggiunse inoltre, sotto la direzione del p. Gatterer, un laboratorio astrofisico, aumentando il personale addetto alle ricerche scientifiche.
Fu membro di varie società scientifiche, socio ordinario della Pont. Accademia Nuovi Lincei, e in seguito membro soprannumerario della riorganizzata Pont. Accademia delle Scienze, e socio corrispondente della R. Accademia Olandese delle Scienze.
Bibl.: J. van der Bilt, Het astronomische werk van Dr. 7. S. S. 7., in Hemel en Demphring, 28 (1930), pp. 336-42; J. S., Cinquanta anni di attivita della Specola Vaticana (1821-1941), in Memorie della Soc. astr. ital., 15 (1942), pp. 41-56; J. de Kort, Giovanni S. S. 7. (1871-1951), ibid., 23 (1952), pp. 243-45; A. Pannekock, Levensbericht van 7. W. 7. A. S., in Jaarboek Kon. Nederl. Akad. Wet., 1951-52; G. Stein - G. Junkes, La Specola Vaticana nel passato e nel presente, Città del Vaticano 1952.
Giuseppe Junkes
## STEINAMANGER: v. sAbARIA.
STEINER, Agnese Chiara del Sacbo Costato, Venerabile - Al secolo Teresa, fondatrice delle Clarisse Mitigate, n. il 29 ag. 1813 a Tesido (T'aisten) nella diocesi di Bressanone, m. a Nocera Umbra il 24 ag. 1862.
Dopo aver superato gravi difficoltà, entrò il 1838 nel Terz'ordine di S. Francesco tra le suore bavaresi di Assisi, e mutò il suo nome. Maestra delle novizie nel 1843, insegnò loro le serafiche virtù, cercando di trasformare in esse l'amore a Gesù Crocifisso di cui era innammata fino ai più alti fastigi dell'unione mistica. Nel 1844

(frr. Sciamanos)
STEIN, JoANNES WILHEMUS JACOBUS Antonius - Ritratto.
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è chiamata a fondare a Nocera Umbra un convento di Clarisse Mitigate di cui fu la prima badessa. Ivi mori in concetto di santità.
"Maria Agnese è una santa, davvero una santa" disse di lei Pio IX. Il 18 marzo 1909 fu introdotta a Roma la sua causa di beatificazione.
Bibl.: F. da Reus, Compendia della Vita della serva di Dio suor M. A. C. S. del Costato di Gesù, $3^{a}$ ed., Foligno 1889; J. Baur, La Cirezza di Teiido, Vittorio Veneto 1930; anon., Nel I cent. dello Riformo delle Clarisse della ven. madre M. A. C. S... in Nocera Umbra 1846-1946, Nocera 1946. Giovanni Baur
STEINER, Rudolf. - Filosofo, n. a Kraljevic (Croazia) il 27 febbr. 186r, m. a Dornach (Svizzera) il 30 marzo 1925, fondatore della "antroposofia ". Studioso dai molteplici interessi, filosofici e religiosi, collaborò all'edizione delle opere di Goethe (1890-97).
Attratto dalla teosofia (v.) aderì in un primo tempo (1902) alla società teosofica (fu segretario della sezione tedesca), da cui si distaccò poi (1913) fondando la «Società antroposofica ", a indicare la centralità del problema dell'uomo. La società, a carattere segreto, ebbe molti aderenti, specialmente nei paesi di cultura germanica. Le condanne della Chiesa relative alla teosofia (Denz-U, 2189) hanno colpito anche l'antroposofia.
Lo S. diede alla antroposofia il significato di una nuova visione completa del mondo dell'uomo. L'uomo si inserisce nell'universo e consta di diversi elementi via via capaci di esprimersi nello svolgersi della sua vita che partecipa della evoluzione del mondo. In questa concezione rientra pure un ripensamento del tutto eterodosso del cristianesimo: questo, visto nella tradizione occulta orientale, è inteso come "fatto mistico " e il suo insegnamento ridotto a esperienza che soltanto la scienza riesce a chiarire e a rendere compiuta.
Overe principali : Grundlinien einer Erkenntnistheorie der goetheschen Weltanschauung (Berlino 1886); Die Philosophie der Freiheit (ivi 1894, trad. it. Bari 1919); F. Nietzsche, ein Kämpfer seiner Zeit (Weimar 1895); Goethes Weltanschauung (ivi 1897); Haechel u. seine Gegner (Minden 1900); Welt- u. Lebensanschauungen im 29. Jahrh., 2 voll., Berlino 1900-1901; $2^{a}$ ed. con il tit. Die Rätsel d. Philos. (ivi 1914); Theosophie (Lipsia 1904; molte edd.; trad. it. Milano 1938); Wie erlangt man Erkenntnisse höherer Welten (Berlino 1909); Die Geheimwissenschaft im Omriss (Lipsia 1910; molte edd.; trad. it. Milano 1942); Vom Menschenrätsel, ecc. (Berlino 1916); Die Philos. des Thomas v. Aquino (postuma 1930), ecc.
Bibl.: L. J. Frommeyer, Die theosophische Bewegung, ihre Gesch., Darstellung u. Beurteilung, Stoccarda 1920; F. Gogarten, R. S.s Geisteswissensch. des Christentums, Berlino 1920; R. Guénon, Le théosophisme, $2^{a}$ ed., Parigi 1928; O. Franckl, Die Antroposophie R. S.s, Basilea 1930; J. de Tonquèdec, La spiritualité de la théosophie, in Etudes. 237 (1938), pp. 748-61; R. Boos, R. S. als Gestalter d. sozialen Freibeitstraumes, Basilea 1945. Inoltre W. Ziegenfuss, Philosophenlex., II, Berlino 1930, pp. $632-33$.
Luigi Pelloux
STELE ( $=$ stela, $\sigma \tau \dot{\eta} \lambda \eta$, $\sigma \tau \dot{\eta} \lambda \varsigma$, i $\delta \circ \varsigma$, dim. $\sigma \tau \eta \lambda i \delta \omega \varsigma$, rad. sta, cf. $\delta \sigma \tau \eta \mu \mathrm{s}=$ erigo). - Il termine era usato dai Greci per ogni cippo, segno di sepoltura, termine di confine ed anche per quelle colonne o lastre di pietra ceposte al pubblico sulle quali si incidevano leggi, avvisi, decreti, trattati, memorie di notabili avvenimenti.
Più particolarmente erano quelle lastre di pietra o di marmo, sottili e svelte, leggermente rastremate dal basso in alto, piantate ritte ed assic