volume-11

Back to Volumes
ogni cippo, segno di sepoltura, termine di confine ed anche per quelle colonne o lastre di pietra ceposte al pubblico sulle quali si incidevano leggi, avvisi, decreti, trattati, memorie di notabili avvenimenti.

Più particolarmente erano quelle lastre di pietra o di marmo, sottili e svelte, leggermente rastremate dal basso in alto, piantate ritte ed assicurate su una base, che venivano erette sulle tombe con il nome del defunto. Generalmente avevano un coronamento architettonico a forma di fiore e foglie ( $\dot{\alpha} \nu \theta \dot{\xi} \mu \mathrm{s}$ ) a rilievo o dipinto, ovvero un timpano con acroteri. La superficie della s. poteva contenere figurazioni in rilievo riferentisi alla vita del defunto; un soggetto molto in voga era l'addio del morto ai suoi cari. Affini alle s. erano, in specie in Attica, colonnine sepolcrali in marmo con iscrizione, coronate da capitello a foglie di acanto; si usava cingerle con bende e corone. Una s. sepolcrale greca è nel Museo dell'abbazia di
![img-39.jpeg](img-39.jpeg)
(lat. Anderson)
STELE - Cippo o s. con iscrizione latina arcaica, incisa in modo bustrofedico (ca. 500 a. C.) - Roma, Foro Romano.

Grottaferrata, in cui è rappresentato di profilo un giovane nudo, seduto su di uno scanno, in atto di leggere una pergamena; sotto lo scanno è accovacciata una pantera. Celebre è la s. di Rosetta, trovata dalla spedizione napoleonica in Egitto, sulla quale era incisa l'iscrizione trilingue che permise a Champollion di decifrare i geroglifici (a. 1821). Si dà la denominazione di s. anche al notissimo cippo rettangolare di tufo, scoperto nel Foro Romano nel 1899, che reca inciso su ciascuno dei lati e su un angolo smussato l'iscrizione arcaica con formole di rituale sacro, dei secc. viI-vi a. C.

Bibl.: L. Conze, Die attischen Grabreliefs, 4 coll., Vienna 1893-1932; G. Perrot-Ch. Chipiez, Histoire de l'art. VIII, Parigi 1903, passim; H. Diepolder, Die attischen Grabreliefs des 3. und 4. Jahrh. v. Chr., Lipsia 1931. Ginacchino Mancini

STELLINI, JACOPO. - Filosofo e pedagogo, n. il 27 apr. 1699 a Cividale del Friuli, m. il 17 marzo 1770 a Padova.

Nel 1718 entrò fra i padri Somaschi, insegnò per qualche anno retorica a Venezia, all'Accademia dei Nobili alla Giudecca, e nel 1739 ebbe la cattedra di etica nell'Università di Padova. L'opera che gli diede fama (De ortu et progressu morum atque opinionum ad mares pertinentium specimen) ha per oggetto l'investigazione delle leggi per raggiungere la felicità secondo natura. Come pedagogo S. sostenne come compito dell'educatore vigilare sullo sviluppo del naturale desiderio del vero, del buono, del bello, e quindi dell'ordine che "non è altro che la concordia dell'umana volontà con la divina ".

Bibl.: F. Luzzatto, Contributo agli studi stelliniani, Udine 1898, con bibl.; F. Cicchitti-Suriani, La pedagogia di 7. S., in Ritr. ital. di filos.. 1 (1891), pp. 191-221; anon.. L'Ordine dei Chierici reg. somaschi nel IV centen. della sua fondaz., Roma 1928, pp. 199-201; E. de Goetzen, L'opera di 7. S., in Arch. di stor. della filos. ital., 3 (1934), pp. 231-54.

Silvio Furlani
STENDARDO (signum, vexillum; vessillo, gonfalone). - Nell'uso ecclesiastico, accennato nel Rituale romano (tit. X. cap. i, n. 5), sono vessilli, nei quali il panno pende da un pennone orizzontalmente attaccato all'asta verticale, cui è sovrapposta una croce.

## Page 798

![img-40.jpeg](img-40.jpeg)

Stendardo - S. di fra' Girolamo Savonarola (fine del sec. xv). Firenze, Museo di S. Marco.

Il panno è ornato con immagini sante dipinte o ricamate (s sacris imaginibus insignitum «, Rit. Rom.), talvolta soltanto con ornamenti ecclesiastici modestamente listati e frangisti; sono esclusi quelli di forma militare o triangolare. Circa la stoffa (seta, tela, velluto), il colore e l'ornamento non vi sono prescrizioni tassative : sono benedetti (Rit. Rom., tit. IX, cap. 8, n. 3) e si usano nella Chiesa come ornamenti, specialmente nelle processioni; seguono la Croce processionale ("Preeferatur Crux, et ubi viget consuetudo, vexillum s; Rit. Rom.).

Hanno origine dalla Croce processionale, portata su un'asta verticale alla quale si metteva un panno ornamentale. Non sono in uso nel primo millennio; figurano per la prima volta in una miniatura del Tropario della Badia di Prüm della fine del sec. x (Parigi, Bibl. naz. lat., 9448), come ornamento dell'altare e in un affresco di s. Clemente in Roma del sec. xi in una processione solenne della traslazione delle s. reliquie. Si trovano poi tante volte accennati dai liturgisti, e gli inventari ecclesiastici medievali ne enumerano molti; ogni confraternita aveva il suo s., spesso riccamente ornato con pittura oricamo. Lo s. è il simbolo del trionfo del Signore (Onorio, Gemma animae, I, 72; Durando, Rationale, lib. VI, cap. 102); il Cristo disceso nel limbo o risorto vien rappresentato con lo s. in mano; ugualmente l'Agnello dell'Apocalisse. Lo s. è anche l'emblema della Chiesa trionfante, e delle virtù della speranza e della fortezza.

Bibl.: J. Braun, Handbuch der Paramentik, Friburgo 1912. pp. 271-72. Pietro Siffrin

STENDHAL. - Pseudonimo di Henry Beyle, scrittore francese, n. a Grenoble il 23 genn. 1783, m. a Parigi il 23 marzo 1842.

Di buona famiglia borghese ed imparentato con il grande intendente napoleonico P. A. Daru (1767-1829), S. ne ebbe facilitato l'accesso all'amministrazione militare (1799) e poi all'esercito (1800) nel quale vedeva incarnati i suoi infantili entusiasmi per i principi rivoluzionari, inutilmente contrastati dal severo conservatorismo del padre. Rimase in Italia come sottotenente dei dragoni dal 1800 al 1802; lasciò il servizio per dedicarsi, a Parigi,
a disordinati studi e tentativi letterari, e, a Marsiglia, ad un infelice esperimento commerciale. Rientrato (ott. 1806) nell'amministrazione militare, fu messo a riposo dalla Restaurazione, e trascorse a Milano gli anni da lui definiti i migliori della sua vita, nell'ammirazione dell'arte e delle bellezze d'Italia. Alle Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase (1814) seguirono l'Histoire de la peinture en Italie e Rome. Naples et Florence (1817), quindi, dopo il ritorno nella capitale francese (giugno 1821), il trattato De l'amour (1822), le due parti di Racine et Shakespeare (1823-25), una Vie de Roudni (1824), un primo romanzo, Armance ou quelques scènes d'un salon de Paris en 1827, e nel 1829 le Promenades dans Rome, un nuovo ritratto dell'Italia, dov'era ritornato due volte, fra il 1823 ed il 1828, ostilmente sorvegliato ed infine allontanato dalla polizia austriaca.

Ravvisando nel romanzo l'autentica pittura del vero, S., di sensibilità acutissima sotto un'apparenza di scettica ironia, trovò la strada migliore della propria arte. Un fatto di cronaca nera (il tentato assassinio di M.me Michoud da parte del chierico precettore dei suoi figli, Berthet) gli suggerì la trama di Le rouge et le noir (2 voll., 1831), dove l'intenzione di offrire un quadro della società contemporanea pur attraverso i sentimenti più reconditi ed inconfessabili dei protagonisti trova riscontro in una costruzione stilistica aborrente da ogni artifizio letterario. Ugualmente avvincente è La chartreuse de Parme, scritta e pubblicata dopo un lungo soggiorno in Italia dello S. inviato come console a Trieste (1830), dove gli fu negato l'exequatur dal governo austriaco, e a Civitavecchia (18311836 e 1839-41). Il romanzo, capolavoro dello S., è ambientato in uno staterello italiano sotto da un crudele tiranno, nei primi anni della Restaurazione; la sua vicenda d'amore si conclude con l'entrata del protagonista nel chiostro. L'avevano preceduto due opere d'analisi autobiografica, Souvenirs d'égotisme (1832: sul decennio trascorso in Francia fino al 1830) e Vie d'Henri Brilard (stesa fra il 23 nov. 1835 e il 17 marzo 1836: infanzia e giovinezza), ed altri due tentativi romanzeschi, Une position sociale (1832, rimasta alle prime pagine), e, ugualmente autobiografico ed incompiuto, Lucien Leussen (1834-36); tutti e quattro pubblicati postumi rispettivamente nel 1892, 1890, 1927 e 1894. Accompagnarono e seguirono la stesura della Chartreuse altri racconti, anche essi ispirati da cronache di delitti per la più cinquecenteschi e d'ambiente romano, dallo S. studiosamente raccolte nel suo soggiorno nello Stato pontificio, riuniti nel 1855 sotto il titolo arbitrario di Chroniques italiennes; il maggiore e più significativo è l'Abbesse de Castro (1839).

Ispirato ad un culto dell'energia e del sentimento individuale vagheggiati o minutamente analizzati (che in lui s'incrocia con quello per gli ideali di eguaglianza e di libertà banditi dalla Rivoluzione ed impersonati da Napoleone, sul quale intraprese un lavoro i cui frammenti furono pubblicati nel 1876), S. si stacca nettamente dalle tendenze prevalenti nel Romanticismo contemporaneo, particolarmente dopo il 1830. La risonanza dell'opera sua ne risultò di conseguenza, per decenni, assai limitata; assurse invece (com' egli stesso aveva previsto) all'importanza di un vero movimento delle idee e del gusto nell'ultimo ventennio dell'800, quale modello di un "culto dell'io " perpetuatosi poi in
![img-41.jpeg](img-41.jpeg)
(da Aurea Parma, e. XXXIV, fasc. II [187], luglio-dic. 1938, tav. durante al fontanissio).
STENDHAL - Ritratto, dipinto attribuito a J. L. Oncis (sec. xix) - Firenze, propr. F. Gentile.

## Page 799

varie forme nella letteratura del Novecento, e che ha comunque non poco contribuito a fare intendere appieno lo scrittore, la sua profondità introspettiva, la sua novità stilistica. Le medesime caratteristiche, assai più che l'ostilità all'assetto politico e religioso dell'Italia della Restaurazione (da lui pure appassionatamente amata come riserva inesauribile di anarchica energia) fanno dell'opera sua la più significativa prolusione a certi orientamenti del gusto novecentesco, sostanzialmente anticristiani. I romanzi e racconti d'amore dello S. furono posti all'Indice con decreti del 4 marzo 1828 e del 20 giugno 1864.

Bibl.: Oeuvres complètes de S. publées sous la direction d'E. Champion, Parigi 1913 sgg. (a cura di P. Arbelet, nel v. III bibl. di H. Cordier); P. Jourda, Etat présent des études stendhalien., ivi 1930 e S., l'homme et l'oeuvre, ivi 1934; importantissimi i contributi biografici di P. Arbelet (Parigi 1919-26 e Grenoble 1934); ottime guide i saggi di P. Martino (Parigi 1914), P. Hazard (ivi 1927), G. Natoli (Bari 1936). Per i rapporti con l'Italia: P. P. Trompou, Nell'Itatia romantica sulle orme di S., Roma 1924: L. F. Benedetto, Arrigo Beple milanese ( $=$ bilancio dello stendhalismo italiano $\cdot$), Firenze 1943; id., La Parma di S., ivi 1930.

## STENOGRAFIA: v. tachigrafia.

STENSEN, Niels. - In latino Nicolaus Stenonis, Stenonius, erroneamente anche Steno; anatomo, geologo, vescovo, n., secondo il calendario gregoriano, l'11 genn. e secondo il calendario giuliano il $1^{\circ}$ genn. 1638 a Copenaghen, m. secondo il calendario gregoriano il 5 dic. e secondo il calendario giuliano il 25 nov. 1686 a Schwerin; oriundo di una famiglia di predicatori della Scania, regione allora appartenente alla Danimarca.

Figlio dell'orefice Sten Pedersen, studiò nel 1656-60 all'Università della sua città natale lingue, matematica e anatomia, e fece, nel 1660-64, audaci scoperte anatomiche (ductus Stenonianus, glandole della testa, struttura dei muscoli e del cuore, cognizione delle ovaie). Promosso dottore in medicina per decreto dell'Università di Leida, il 4 dic. 1664, pubblicò alcuni scritti rigorosamente scientifici e privi di ogni enfasi barocca (De glandulis oris, 1661; De glandulis oculorum, 1661; De musculis et glandulis, 1664). Tra il 1664 e il 1665 viaggiò in Francia, dove nella cerchia dei fondatori dell'Académie des Sciences tenne il celebre Discours sur l'anatomie du cerveau, parzialmente anticartesiano. All'inizio del 1666 giunse in Toscana dove Ferdinando II e suo fratello Leopoldo lo nominarono anatomico di S. Maria Nova. Quale membro del Cimento e dell'Accademia della Crusca, nell'ambiente di uomini studiosi e di sentimenti religiosi, come Redi, Magalotti, Malpighi e Viviani, divenne in occasione della sezione di un pescecane "promotore della moderna geognosia" (cf. il suo geniale Prodromus de solido intra solidum naturaliter contento, 1669). Due anni prima, il giorno di Ognissanti, aveva deciso di convertirsi alla fede cattolica e il 7 nov. 1667 fu accolto in seno alla Chiesa cattolica (cf. la sua Epistola de propria conversione, 1676).

Dal 1672 al 1674 "anatomicus regius " di Copenaghen, poi uno degli educatori del principe ereditario Ferdinando III, a Firenze, ricevette nel 1675 l'ordinazione sacerdotale, e la domenica di Pasqua, il 14 apr., celebrò la sua prima Messa davanti all'immagine miracolosa della S.ma Annunziata.

Come sacerdote condusse una vita di rigida povertà e di rinunce. Il suo zelo spirituale lo spinse persino a rivolgersi all'amico dei tempi precedenti, Spinoza (Epistola ad novae philosophiae reformatorem, 1675). Richiesto dal duca Giovanni Federico di Hannover, ricevette, il 19 sett. 1677, insieme con il titolo di Titiopolis in part. inf., nella chiesa del Palazzo di Propaganda, la consacrazione episcopale. Dopo un'attività di appena tre anni ad Hannover (v. anche i suoi scritti irenici, tra l'altro contro Leibsük) dovette, in seguito alla morte del duca cattolico, rinunciare alla sua missione e su richiesta di Ferdinando di Fürstenberg, venne con bolla papale del 7 ott. 1680 nominato vescovo suffraganeo di Münster dove, per le sue tendenze riformatorie secondo lo spirito del Concilio Tridentino (cf. il suo Parochorum hoc age, 1684), si
![img-42.jpeg](img-42.jpeg)
(per cortesia del p. G. Scherz, redentorista)
Stensen, Niels - Ritratto - Firenze, Uffizi.
creò qualche avversario tra gli stessi canonici del Capitolo. Dopo la morte di Fürstenberg e prima ancora dell'elezione simoniaca del principe elettore Massimiliano Enrico di Colonia, avvenuta il $1^{\circ}$ sett. 1683, cui anche Innocenzo XI negò la conferma, lasciò Münster per operare, in condizioni rese assai difficili per l'ambiente di diaspora, per due anni ad Amburgo, e l'ultimo anno della sua vita alla corte Schwerin dove il duca Cristiano Luigi I, convertito al cattolicesimo, l'aveva chiamato in qualità di semplice missionario. Il suo amico, il principe Cosimo III, fece portare la salma a Firenze dove venne tumulata nei sotterranei sotto la navata principale di S. Lorenzo. S. è da annoverare tra i maggiori naturalisti; egli precorse i suoi tempi in misura tanto notevole che solo nell'ultimo secolo si cominciò a valutarne giustamente i meriti. Come teologo si concentrò tutto nella tendenza verso la propria perfezione e nello zelo pastorale, e già presso i suoi contemporanei ebbe fama di santità. Un'assemblea di rappresentanti delle diocesi di Osnabrück, Münster, Hildesheim e della Danimarca, in una seduta del 29 marzo 1950 chiese all'arcivescovo Berning di provvedere ai preparativi per il processo della canonizzazione apostolica.

Bibl.: edd., Opera philosophica, I-II (di scienze naturali), a cura di V. Maar, 2 voll., Copenaghen 1910; Opera theologica, I-II, a cura di K. Larsen e G. Scherz, ivi 1941-47: Epistalae, I-II, a cura di G. Scherz, ivi 1951. - Studi: M. D. Manni, Vita del mons. Niccolò Stenone, Firenze 1775; A. Fabroni, Vitae Italorum, III, ivi 1779, pp. 2-63; W. Plenkers, Der Däno N. S., Friburgo 1884; A. D. Jörgensen, N. S., Copenaghen 1884; V. Meisen e K. Larsen, Stenoniana, I, ivi 1933; J. Metzler, Der Apost. Vikar N. Steno und die 7esuiten, in Arch. Hist. S. 7., 10 (1941), pp. 93-152, 218-58; A. Mercati, Lettere e scienziati, in Pont. Acad. Scient. Commentationes, 5 (1941), pp. 70-83; G. Scherz, Nivere Bidrog til N. St. Historie, in Hist. Tidskr., 10 (1943, vi), pp. 210-47; A. Garboe-K. Larsen, s. v. in Dansk Biografisk Lehsikon, XXII (1942), pp. 562-75. Gustavo Scherz

STENTRUP, Ferdinand. - Gesuita, teologo e antesignano della libertà di insegnamento, n. a Münster l'8 luglio 1831, m. a Kallsburg il 15 ag. 1898.

Alunno del Collegio Germanico a Roma (1850-58) e ordinato sacerdote nel 1856, entrò nel 1858 nella Com-

## Page 800

pagnia di Gesù, e dall'insegnamento della filosofia a Presburgo passò a quello della teologia a Innsbruck (1868-93).

I lunghi anni di studio e di scuola fruttarono vari volumi di praelectiones assai importanti, tra cui : De Deo uno (1878), De Verbo Incarnato (2 voll., 1882-89), De Trinitatis mysterio (1891). Fondò con il p. J. Weiler, nel 1877, la Zeitschrift für katholische Theologie, che diresse a lungo e a cui diede varie serie di validi articoli : Begriff der Hypostase, Zur Lehre von der Genugthuung Christi, Der Staat und die Schule.

BibL.: Sommervogel, IX, coll. 862; Hurter, V, coll. 1912-13. Celestino Testore
STEPHANUS, Robertus: v. estienne (STEPHANUS), famiglia.

STERBINI, Pietro. - Uomo politico, n. a Sgurgola il 25 genn. 1793, m. a Napoli il 30 sett. 1863.

Medico e letterato, attivo carbonaro ebbe parte nei moti del 1831, esulò in Francia, si legò al Mazzini, al cui fianco svolse un'azione politica che presenta taluni lati poco chiari : si vedano, ad es., le accuse del p. G. Boero: La rivoluzione romana al giudizio degli imparziali. Firenze 1850, e del Gualtiero: Gli ultimi rivolgimenti italiani, 4 voll., ivi 1850-51, certo non del tutto prive di fondamento. Tornato a Roma nel 1846, dopo l'avvento di Pio IX, fu uno dei più seguiti «tribuni», moderato in apparenza, ma estremista nella stampa clandestina che dirigeva. Tenace avversario di Pellegrino Rossi, fu responsabile moralmente della tragedia del 15 nov. 1848, se non altro per la campagna di odio condotta contro il ministro. Incluso nel gabinetto "democratico" del Muzzarelli con il portafoglio dei Lavori pubblici, Industria e commercio, sfrenato demagogo per conservarsi il favore popolare, si rese inviso tanto ai «costituzionali» quanto ai repubblicani, che lo tacciavano di dittatore. Estromesso dal governo nel marzo 1849, ebbe uffici di vario genere, al solo fine di non scontentare il Circolo popolare di cui lo S. era ascoltatissimo presidente : conservatore dei musei, direttore del comitato di pubblica sorveglianza, commissario straordinario della Repubblica in Frosinone, incaricato di organizzare la resistenza popolare nei Borghi sul finire dell'assedio, fu sempre il rabbioso anticlericale che aveva sollevato la piazza contro il Rossi.

Dopo un altro decennio di esilio in Svizzera e in Francia, nel 1860 si stabili a Napoli quale direttore del giornale Roma, propugnandosi "l'accordo della democrazia con la monarchia e della libertà della religione». Alla fede avita lo S. tornò negli ultimi anni e morì riconciljato con essa.

Bibl.: C. Minnocci, P. S., in Dixion, del Risorg. nazionale, IV, pp. 346-50. Della sua attività parlano ampiamente tutti gli studi sugli eventi dello Stato Pontificio tra il 1846 ed il ' 48 e sulla Repubblica romana del 1849.

Renzo U. Montini
STERCKX, Engelbert. - Cardinale, arcivescovo di Malines, n. il 2 nov. 1792 a Ophem, m. il 4 dic. 1867 a Malines. Ordinato sacerdote nel 1815 , insegnò filosofia e teologia morale a Malines, poi fu parroco, vicario generale, dal 1832 arcivescovo, dal 1838 cardinale.

Degna di rilievo fu la sua opposizione alla politica antireligiosa di Guglielmo I di Olanda, prima della rivoluzione belga del 1830. Fautore di una larga libertà e tolleranza religiosa nel Belgio, ne sostenne l'opportunità, non sempre in armonia con la S. Sede. Procurò al suo paese grandi vantaggi, specie nel campo dell'educazione religiosa cattolica (scuole cattoliche, fondazione dell'Università di Lovanio) e nella riorganizzazione della vita cattolica nella sua diocesi.

Opere: Histoire de la vie et du martyre du bienheureux Louis Florès d'Anvers, Malines 1807; Courte dissertation sur la manière de représenter par la peinture le mystère de l'Immaculée Conception, ivi 1855; La Constitution belge et l'encyclique de Grégoire XVI, ivi 1864.

Bibl.: V. Henry, Le card. S., archevêque de Malines, primat de Belgique, Bruxelles 1868; J. Laenen, s. v. in Biogr. Nationale

Belg., XXIII, coll. 801-807; E. de Moreau, s. v. in LThK, IX, coll. 811-12; A. Simon, Le card. S. et son temps, Wetteren 1950. Jaroslav Slavrada

STERILITA. - Il termine, collaterale a quello d'impotenza, è usato nel linguaggio medico-legale per indicare un particolare difetto di efficacia della funzione della procreazione.

Impotenza e s. pongono i concetti di due differenti difetti e situazioni giuridiche sia nel diritto canonico che nel diritto civile, mentre la capitale importanza di una ben netta delimitazione dei rispettivi oggetti appare dal fatto che la legittimità e la validità o nullità del matrimonio è legata alla dimostrazione dell'una o dell'altra (s Impotentia... matrimonium ipso naturae iure dirimit... Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit»: CIC, can. 1068). Se però nell'idea e nel linguaggio comune appare con facilità la differenza del rispettivo contenuto concettuale, sul terreno giuridico, seguendo le idee delle differenti correnti e scuole, non è altrettanto facile porre ad netto limite tra impotenza e s. I loro confini spesso si confondono e quasi svaniscono, scambiandosi parte dei loro contenuti; così, mentre il significato per l'una si allarga, per l'altra si restringe, e la terminologia si confonde, non solo nel raffronto tra diritto civile e diritto canonico, ma in uno stesso diritto. Per la questione, v. impotenza.

A mantenere, perciò, esatta la distinzione dei termini e quindi non confondere la s. con l'impotenza, si dovrà dire che sterile non è chi è incepace di compiere l'atto coniugale secondo l'ordine della natura, ma chi può benal compierlo, quantunque da esso non possa seguire l'effetto della generazione. Perciò il CIC stabilisce che la s. né annulla, né impedisce il matrimonio (can. 1068 § 3); quindi anche le persone di età avanzata possono contrarre matrimonio, purché possano consumare il matrimonio stesso. In altri termini : si ha impotenza, quando manca la capacità di consumare il matrimonio; la s., quando non manca questa potenza, ma viene a mancare l'effetto della potenza, il quale effetto non mancherebbe se la sua causa si trovasse in quelle circostanze, nelle quali soltanto potrebbe esercitare tutto il suo potere e produrre l'effetto (generazione), al quale è destinata. Stante l'impotenza, non può aversi l'atto coniugale; stante la s., l'atto può aversi, ma senza il suo effetto (cf. T. A. Iorio, Theol. mor., III, $3^{a}$ ed., Napoli 1947, n. 1061).

Bibl.: v. alle voci impotenza e matrimonio.
S. periodica fisiologica (metodo della conTINENZA PERIODICA SECONDO OGINO - KNAUS - SMULDERS). - Per cause varie d'indole morbosa, che impediscono lo sviluppo, la maturazione, la regolare progressione dell'ovulo verso l'incontro con l'elemento sessuale maschile, la donna può essere effetta da s. più o meno continua e duratura. A parte tali condizioni, gli studi più moderni hanno mostrato che la donna si presenta periodicamente sterile, pur in condizioni perfettamente fisiologiche, in rapporto alla periodicità di maturazione degli ovuli che si sviluppano nelle ovaie. Una tale s. periodica fisiologica può servire alla questione del controllo delle nascite (v.), secondo il metodo della continenza periodica.

1. La s. periodica fisiologica quale base del metodo della continenza periodica. - Il periodo di tempo tra il primo giorno di una mestruazione e il primo giorno di quella immediatamente successiva, costituisce nella donna il "ciclo sessuale»; a cui prende parte con caratteristici fenomeni, non soltanto l'ovaio e l'utero, ma tutto l'organismo, non escluse le sue più elevate funzioni psichiche. Nei riquardi dell'ovaio, interessa il periodico maturarsi degli ovuli, che avviene a epoche determinate, pressoché costanti per ciascuna donna. Gli ovuli, preformati alla nascita e fermi allo stato embrionale nel numero di alcune diecine di migliaia, raggiungono la loro maturazione, normalmente uno per volta, ciclo per ciclo durante tutto il periodo, che va dalla pubertà alla menopausa (v. età cli-

## Page 801

MATERICHE); quindi soltanto 400-450 ovuli arrivano a esser capaci di fecondazione, lungo un periodo di circa 30-35 anni, quanto dura la vita sessuale della donna. Per tal ragione, la donna è fisiologicamente sterile prima della pubertà e dopo la menopausa; periodicamente fisiologicamente sterile nei periodi che intercorrono da una maturazione di un ovulo a quella del successivo. Nei riguardi delle modificazioni a carico dell'utero, interessa il periodico distruggersi della mucosa uterina (endometrio) al chiudersi di ogni ciclo sessuale, in cui l'ovulo non fu fecondato; di ciò è segno patente una più o meno abbondante e lunga emorragia (mestruazione) che sta a significare che l'intensa proliferazione e congestione della mucosa uterina, preordinata all'impianto dell'ovulo fecondato, per la mancata fusione dei due elementi sessuali e la rapida morte dell'uovo, non fu utilizzata. L'apparire della mestruazione diviene così facile segno esterno di delimitazione tra il chiudersi di un ciclo sessuale e l'iniziarsi del successivo e dell'inutilizzazione dell'ovulo.

Contrariamente a quanto era ammesso per il passato, in cui si riteneva che la liberazione dell'ovulo maturo dalla superfice dell'ovaio (ovulazione) avvenisse durante la fase cmorragica del ciclo (ipotesi di Pouchet-Pflüger, 1840 , seguito dal ginecologo tedesco A. Capelimann, nella sua Medicina paruralis, Parigi 1893), attualmente è riconosciuto con sicurezza che, in condizioni normali, l'ovulazione avviene circa alla metà del ciclo, se questo ha una durata media di 28 giorni, più genericamente tra il $12^{\circ}$ e il $16^{\circ}$ giorno precedente l'inizio del prossimo ciclo. Il merito di questa scoperta e della sua dimostrazione va al giapponese Kyusaku Ogino e all'austriaco Hermann Knaus, che, procedendo per vie diverse, in epoche successive ( $1924-29$ ), ma all'insaputa uno dell'altro, acquisirono alla scienza la vera cronologia dell'ovulazione. Per la ragione suddetta, di fronte al breve periodo di fecondabilità della donna, che, nel giro dei pochi giorni in cui può svolgersi l'ovulazione, si riduce in sostanza a due ore e poco più, tale essendo la durata della brevissima vita dell'ovulo, esistono per il rimanente decorso del ciclo sessuale, prima e dopo, all'inizio e in fine, due periodi di s. periodica fisiologica di ineguale lunghezza. Il periodo pre-ovulatorio o di s. post-mestruale (dal primo apparire della mestruazione allo scoppio del follicolo di Graaf che racchiude l'ovulo sul punto di maturare) comprende la fase di sviluppo dell'ovulo; il post-ovulatorio o di s. pre-mestruale sarà eventualmente occupato dall'incontro dei due elementi sessuali, dalla fecondazione, dalla migrazione dell'ovocellula fecondata verso l'impianto uterino o, viceversa, in esso si compirà la morte dell'ovulo cui è mancata la fecondazione, la vana attesa dell'endometrio, che era pronto a riceverlo e ormai inutilizzato s'avvia alla distruzione mestruale. Alle due suddette fasi del ciclo corrispondono due differenti orientamenti ed equilibri endocrini (v. endocrine ghiandole), che influiscono su tutto l'equilibrio bio-psicologico della donna con modificazioni sia funzionali che strutturali. Mentre la prima fase è sotto l'impero della secrezione del follicolo (fase follicolinica del ciclo sessuale), la seconda io è della secrezione ormonica del "corpo luteo" (fase luteinica) che si è organizzato nella cavità vuota del follicolo scoppiato. Una regolazione superiore di tale meccanismo è legata all'ipofisi anteriore e ai centri nervosi sessuali del diencefalo.

Il carattere e i limiti della voce impediscono di entrare in un più ampio svolgimento teorico e nella dimostrazione scientifica dei fatti asseriti, che potrà esser ricavata dallo studio delle opere specializzate, citate in bibl. Qui basta dire che sull'esatta conoscenza dello svolgimento del ciclo sessuale femminile e del momento dell'ovulazione, sulla conoscenza della brevissima vita dell'ovulo e della limitata possibilità di attesa e di sopravvivenza degli elementi sessuali maschili dopo la loro emissione (gli spermatozoi dopo circa $30-48$ ore perdono la motilità, la capacità fecondante e muoiono), è possibile appoggiare un sistema di controllo della nascite : il metodo della continenza periodica, impropriamente detto "metodo di Ogino-Knaus", cui invece più giustamente spetta il nome di "metodo di Smulders" dal nome del-
l'olandese J. M. J. Smulders (m. nel 1939) che, con abilità e lunga pazienza dal 1930 fino alla morte, lo elaborò, diffuse, controllò sulla base delle suddette scoperte scientifiche di Ogino e Knaus. Egli raccolse un gran numero di osservazioni ed esperienze pratiche per renderlo sempre più esatto e sicuro e può dirsi che tutte le variazioni introdotte in seguito da altri non ne mutano menomamente le basi e la sostanza dell'applicazione pratica.

Il metodo della continenza periodica, secondo Smulders, pone come suoi caposaldi: 1) l'ovulo è maturo e libero, pronto per essere fecondato, solo tra il finire della fase follicolinica e l'iniziarsi di quella luteinica e conserva la sua vitalità solo per un brevissimo spazio di tempo (circa 2 ore); 2) l'attitudine fecondante degli elementi sessuali maschili non sorpassa le 30-40 ore; 3) il calcolo del periodo di fertilità della donna va fatto sempre a ritroso dalla data probabile della futura mestruazione, che, essendo un evento futuro incerto, può esser fissata presuntivamente determinandola dalla media delle lunghezze di un certo numero di cicli passati. E questa la parte più delicata e aleatoria del metodo della continenza periodica, su cui si rivolgono tutte le abilità dei difensori e divulgatori, su cui mirano la maggior parte delle critiche dei nemici del metodo. Se la lunghezza del ciclo sessuale, pur differente per ogni donna, fosse per ciascuna una costante fissa, riuscirebbe facile e sicuro stabilire la ricorrenza dei pochi giorni fecondi : al contrario, ogni donna, pur tendendo a fissarsi su una determinata lunghezza di ciclo (tra minimi di $20-22$ e massimi di $34-36$ giorni, con una media, secondo la statistica di Arey condotta su 20.000 cicli, di 29 giorni) subisce oscillazione del proprio periodo, che, seguendo le caratteristiche della variabilità fluttuante, si spostano entro margini di $2-5$ giorni di differenza. Più avanti sarà visto come nell'applicazione del metodo sia possibile riparare agli spostamenti che il periodo fecondo subisce per il continuo oscillare della lunghezza del ciclo.
2. Tecnica del metodo. - Attraverso l'osservazione della variabilità dei cicli sessuali per un periodo sufficientemente lungo (possibilmente 10-12 mesi), si stabiliscono i limiti massimi delle oscillazioni di lunghezza di questi (risulti ad esempio di 26 giorni il periodo più breve constatato e di 30 giorni il più lungo); si comprende che ciò già comporta preventivamente la necessità di un margine di quattro giorni ( $30-26=4$ ) da aggiungere al periodo di presunta fecondabilità della donna, periodo costituito come base dai cinque giorni entro cui può oscillare l'ovulazione $\left(12^{\circ}, 13^{\circ}, 14^{\circ}, 15^{\circ}, 16^{\circ}\right.$ prima della successiva mestruazione), più due giorni precedenti di possibile sopravvivenza e attesa degli spermatozoi ( $17^{\circ}, 18^{\circ}$ ), più un giorno ancora ( $19^{\circ}$ ) voluto, secondo alcuni, per ulteriore margine di prudenza verso ovulazioni eccezionalmente precoci o più lunga vitalità degli spermatozoi o secondo altri quale margine di parziale compenso delle differenze orarie inevitabili nello stabilire con l'approssimazione del giorno l'inizio del ciclo. In tutto, quindi, otto giorni lungo i quali potrebbe avvenire il concepimento. Nel caso esemplificato, quindi, ne risulta un periodo di possibile fecondabilità di 12 giorni ( $4+8$ ) sistemato nella porzione di passaggio tra la fase follicolinica e quella luteinica del ciclo sessuale. La sistemazione di tale periodo in mezzo al ciclo condurrà a un periodo fisso di s. pre-mestruale comprendente gli ultimi 11 giorni del ciclo e a uno di s. post-mestruale compreso tra l'inizio del ciclo e il 19 giorno escluso prima del futuro ritorno. Mentre il periodo di s. pre-mestruale conserva sempre una lunghezza fissa di 11 giorni, quello post-mestruale è di lunghezza variabile, in rapporto alla differente lunghezza del ciclo. Cosl, ad es., mentre per il ciclo di 26 giorni sarà di 7 giorni ( $26-19=7$ ), per quello di 30 sarà di 11 giorni ( $30-19=11$ ). Essendo incerta la lunghezza del prossimo ciclo, dovrà scegliersi presuntivamente il limite più prossimo, cioè far finire il periodo di s. con il $7^{\circ}$ giorno e calcolare gli ultimi 11 giorni di s. sulla base del ciclo più lungo; quindi considerare la fecondazione possibile dall' $8^{\circ}$ giorno al $19^{\circ}$ incluso a contare dall'inizio del ciclo in corso di svolgimento.

Sono state mosse molte obbiezioni al metodo, tali da

## Page 802

apparire gravemente infirmanti la sua base e i risultati sperati; ne ricordiamo le principali. Assai grande irregolarità dei cicli particolarmente in alcuni periodi della vita della donna (climaterio, postpuerperio, allattamento, malattie intercorrenti, convalescenza, ecc.), cosi da rendere assai lungo e incerto il periodo di fecondità e corrispondentemente corti e indeterminabili i periodi di s.; improvvisi traumi fisici e psichici, perturbatori della regolarità dei cicli; possibilità di ovulazioni sopranumerarie all'infuori del periodo stabilito dalle indagini di Ogino e Knaus; tutte circostanze che potrebbero esser tali da togliere ogni sicurezza ai periodi di s. fisiologica.

Non possiamo qui entrare in una particolareggiata confutazione delle suddette obbiezioni; si può, però, senz'altro affermare (v. le opere specializzate citate in bibl.), che la grande maggioranza delle donne, particolarmente nel periodo centrale della loro vita sessuale, sono capaci di un'ottima applicazione del metodo della continenza periodica, anche senza ricorrere a particolari consigli del medico specializzato, purché applichino intelligentemente, con esattezza e cautela le regole esposte nei migliori libri sul metodo. Senza dubbio, esistono casi e circostanze in cui l'applicazione delle regole diviene difficile e anche fallace, non possibile sulla base dei soli metodi calendaristici : qui s'impone l'opera di uno specialista in materia, che, dallo studio clinico del caso, ricorrendo all'accurato esame dei fenomeni concomitanti (crisi intermeatruali, curva termica, esame diretto dei fenomeni ciclici collaterali dell'ovulazione), ponendo in opera i mezzi necessari per riordinare la funzione eventualmente alterata, seguendo mese per mese le anomalie di ritmo e la casuale interferenza dei fattori perturbatori, potrà riuscire nell'intento di dare al metodo della continenza periodica esattezza e sicurezza.
3. Esame statistico dei risultati. - Lo studio critico dei risultati pratici rappresenta l'elemento più probativo del valore del metodo della continenza periodica; qui può portarsi l'esperienza di migliaia di casi favorevoli, di cui sono ricche le statistiche di sperimentatori onesti e accurati. Di fronte ad essi, gli avversari il più delle volte non portano che casi isolati, spesso neppure personali, malamente studiati, privi di sicuri elementi clinici su cui possa farsi una critica di valore scientifico. Ad essi possono opporsi, oltre i dati dello Smulders cosi accuratamente studiati e descritti, le statistiche di Miller, Schultz e Anderson (Conception Period in normal Adult Women, in Surg. Gynecol. Obst., giugno 1933, pp. 1020-25, Chicago); di Leo Lata (The Journal of the Amer. Med. Assoc. pp. 1241-46, Chicago 1935); di Carvalho Azevedo (Das Problem der bewussten Befruchtung, in Ann. Brasil. Gynec., Rio de Janeiro 1936, pp. 255-83); di J. G. Holt (in Nederl. Tijdschr. v. Geneeskunde, 1941, 8 nov., n. 45); ecc. Nel libro dello Stecher (op. cit. in bibl., p. 106 e sgg.) è riportata una lunga osservazione fatta in una coppia di sposi per ben 17 anni di pratica del metodo; nonostante 3000 rapporti risultano solo tre concepimenti : uno prima dell'inizio dell'applicazione della continenza periodica, gli altri due (a distanza di 16 mesi e di 3 anni e mezzo) deliberatamente ottenuti. Il prof. C. G. Hartman, della Carnegie Institution di Washington, in Birth Control Review (maggio 1933), afferma, sulla base dell'esperienza, che il metodo della continenza periodica ben applicato dà per lo meno tanta sicurezza, quanto i più propagandati metodi anticoncezionali suggeriti dai consultori matrimoniali americani. Trattandosi di fatti che si svolgono nel piano biologico e quindi soggetti a tutte le alternative della variabilità fluttuante, e all'interferenza di tutte le cause individuali, sociali, cosmologiche capaci di agire continuamente sulle manifestazioni vitali del soggetto, non v'è dubbio non esser possibile fissare in maniera assoluta, con un indice numerico, la percentuale di probabilità di riuscita del metodo. Per esso si può parlare del $100 \%$ di riuscita, come del $90 \%$ (Dickinson) o dell' $80 \%$ (Dervaigne e Seguy) o di scarti assai più elevati, se applicato malamente o in particolari condizioni, che soltanto il medico può valutare e dominare (sanità fisica della donna, condizioni di equilibrio delle sue funzioni sessuali, neurovegetative, endocrine, neuro-affettive superiori). Si può
concludere, quindi, positivamente sul valore del metodo della continenza periodica e ascrivere i fallimenti riportati, in alcuni casi comuni, alle cause su accennate, fuori della guida del medico specializzato.
4. Questione morale. - Senza alcun dubbio la Chiesa ha sempre condannato tutte quelle forme di neo-malthusianismo che si propongono il controllo delle nascite viz dando il meccanismo naturale dell'atto matrimoniale (v. neo-malthusianismo). Ma in realta, il metodo della continenza periodica non può cadere direttamente sotto tali condanne, dato che in esso, a parte la volontaria scelta dei periodi di s. periodica fisiologica, il compimento dell'atto si svolge secondo il naturale processo, senza l'intervento di elementi estranei che intrinsecamente lo vizino. Per tal motivo la moralità e l'eventuale liceità degli atti compiuti, piuttosto che nei riguardi del particolare mezzo posto in opera, verte sul fine che il soggetto si propone, sui motivi da cui è mosso e le circostanze in cui si svolge. Ora, posto che il soggetto usi del matrimonio secondo l'ordine naturale predisposto dal Creatore, egli può usarne anche se il fine non coincide con quello primario (procreazione), ma quello che si propone sia oggettivamente onesto o rispondente ai fini secondari del matrimonio (incremento del mutuo amore, scambievole aiuto, soddisfazione dell'atinto, ecc.). Tali circostanze rendono senza dubbio genericamente lecito l'uso del matrimonio, indifferentemente in qualsiasi periodo e anche in quelle circostanze in cui la donna è sicuramente sterile, quali la gravidanza e dopo avvenuta la menopausa (ancor più genericamente il CIC, can. 1068, afferma: Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit). Ciò, però, particolarmente per alcuni moralisti (P. Sulsmans in Ephemerides Theologicae Lovanienses, 1934, pp. 562-70) non può condurre senz'altro ad ammettere la liceità della continenza periodica in quanto che in essa esiste il particolare momento positivo della scelta di alcuni giorni e la deliberata esclusione di altri, al fine di evitare la procreazione; in tal maniera verrebbero alterati i rapporti gerarchici dei fini del matrimonio, ponendo i secondari a prevalere sui primari.

Già, però, la maggior parte dei moralisti (I. P. GuryA. Ballerini, H. Noldin, A. Lehmkuhl, P. Gasparri, I. Ferreres, E. Génicot, J. Ubach, A. Vermeersch, F. Hürth, ecc.) ammettono la liceità della continenza periodica, la quale non informa l'oggetto del matrimonio, ma solo ne muta le circostanze soggettive, per cui materia di giudizio nei riguardi della liceità diventano l'intenzione, i momenti che la determinano e le circostanze in cui si attua (cf. A. Vermeersch, Periodica de re morali, 1934, p. 241). Sempre per il passato, vanno ricordate due risposte della S. Penitenziaria (anni 1853 e 1880); in esse si dice "inquietandos non esse" quei coniugi che limitano l'uso del matrimonio a quei periodi in cui la fecondazione sia più difficile o impossibile, purché non facciano nulla per impedire il concepimento.

Ma ogni parere discorde di moralisti deve attualmente considerarsi annullato di fronte al chiaro giudizio dato ripetutamente e autoritativamente dal Pontelice XII nel discorso alle partecipanti al Congresso dell's Unione Cattolica Italiana Ostetriche" ( 29 ott. 1951); "Se l'attuazione della teoria non vuol significare altro se non che i coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di s. naturale, non vi è nulla da opporre; con ciò, infatti, essi non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell'atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze... Se invece si va più altro, permettendo cioè l'atto coniugale esclusivamente in quei giorni, allora la condotta degli sposi deve essere esaminata più attentamente... Se la limitazione dell'atto ai giorni di naturale s. si riferisce... solo all'uso del diritto... la liceità morale di una tale condotta dei coniugi sarebbe da affermare o da negare secondo che l'intenzione di osservare costantemente quei tempi è basata, oppure no, su motivi morali sufficienti e sicuri. Il solo fatto che i coniugi non offendono la natura dell'atto e sono anche pronti ad accettare ed educare il figlio, che, nonostante le loro precauzioni, venisse alla luce, non basterebbe per se solo a garantire la rettitudine di

## Page 803

intenzione e la moralità ineccepibile dei motivi medesimi... Il contraito matrimoniale, che conferisce agli sposi il diritto di soddisfare l'inclinazione della natura, li costituisce in uno stato di vita, lo stato matrimoniale. Ora ai coniugi che ne fanno uso con l'atto specifico del loro stato, la natura e il Greatore impongono la funzione di provvedere alla conservazione del genere umano. E questa la prestazione caratteristica, che fa il valore proprio del loro stato, il bonoio prolix... Quindi l'usare continuamente la facoltà propria [allo stato matrimoniale] e in esso solo lecita, e, d'altra parte, sottrarsi sempre e deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccare contro il senso della vita coniugale. Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l'intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta «indicazione» medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l'osservanza dei tempi inferendi può essere lecita sotto l'aspetto morale; e nelle condizioni menzionate è realmente tale. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti dalle circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sensualita, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche" (AAS, 43 [1951], pp. 845-46). E nel successivo discorso al "Fronte della famiglia»: "La Chiesa sa considerare con simpatia e comprensione le reali difficoltà della vita matrimoniale ai nostri giorni. Perciò nell'ultima nostra allocuzione sulla morale coniugale abbiamo affermato la legittimità e al tempo stesso i limiti, in verità ben larghi, di una regolazione della prole, la quale, contrariamente al cosiddetto "controllo delle nascite", è compatibile con la legge di Dio. Si può anzi sperare (ma in tale materia la Chiesa lascia naturalmente il giudizio alla scienza medica) che questa riesca a dare a quel metodo lecito una base sufficientemente sicura, e le più recenti informazioni sembrano confermare una tale speranza" (AAS, 43 [1951], p. 859).

Boll.: R. De Guchtencere, Les variations cycliques de la fecondité liminine, in Rev. franç. de gynéc. et d'obstr., Parigi 1913, pp. 138-57; id., A propos de la continence périod., in Saint Luc médical, Bruxelles 1939, n. 3, pp. 194-207; K. Ogino, Conception peried of women, Harrisburg (USA) 1934; J. N. Smulders, Periodike Ontbanding in het Huwelijk, 7* ed., Nijmegen-Utrecht 1934; A. Mayrond, Un problème moral: la continence périod. dans le mariage, suivant la méthode Ogina, Coublevie 1934; H. Kraus, Die period. Fruchtharbeit und Unfruchtharbeit des Weibes, Vienna 1935; L. Lata, The Rhythm of sterility and fertility in women, Chicago 1935; A. Gennaro, De period. contin. matrimon., Torino 1938 (trad. it., ivl 1947); L. Oldoni, Una questione viva. Anorva della contin. period. nel matrim., in La Scuola Catt., 67 (1939), pp. 363-67; J. Pujula, De medicina pastor., Torino 1948, pp. 2866; P. Babina, Fecondité et infecundité nel matrim., Milano 1949; L. Serenin, Diz. di morale profession. per i medici, 4* ed., Roma 1949, pp. 338-68; J. E. Georg, Agenesi e fecondità nel matrim., Torino 1930; A. Bonchi, Nuove quest. matrim., $3^{\circ}$ ed., ivl 1950; A. Niedermayer, Handbuch der speziellen Pastoralmedizin, II, Vienna 1930, pp. 1-93 (s. periodica), pp. 93-123 (s.); G. B. Guzzetti, Sguarda star.-mor. ai problemi della popolaz., in La scuola catt., 79 (1951), pp. 283-343; A. Stecher, Contin. period. nel matrim., Firenze 1951; A. Lonza - P. Palazzini, Theol. mor., Append. De castitate et luxuria, Torino Roma 1953, pp. 6986; v. bibl. din voci: matrimonio, uso del; neo-malthosianismo; nascite, controllo delle.

Giuseppe de Ninno

STERILIZZAZIONE. - E un intervento chirurgico sull'apparato della riproduzione sia maschile che femminile, diretto a impedire la formazione o la naturale utilizzazione degli elementi sessuali. La s. non mira alla totale distruzione delle glandole sessuali, distinguendosi perciò dalla castrazione che, colpendo anche le porzioni con valore di glandole endocrine, conduce, oltre che alla perdita della facoltà di procreare, anche a quella dei caratteri sessuali secondari e a gravi alterazioni generali di tutto l'organismo.

La s. particolarmente se provocata con mezzi chirurgici, può, in linea generale, esser ritenuta riparabile, sia pure con difficoltà ed esito incerto, per cui essa non
può considerarsi in senso assoluto un impedimento definitivo alla procreazione.

L'intervento può essere di due generi: $1^{\circ}$ azione elettiva sugli epiteti germinativi, così da distruggere l'attività spermatogenetica e ovogenetica delle rispettive glandole sessuali; $2^{\circ}$ distruzione della visibilità dei dotti vettori degli elementi della riproduzione, onde evitare il loro incontro. Al primo genere appartengono le ben dosate irradiazioni delle glandole specifiche sessuali con raggi X; nella donna altro metodo è quello (sperimentato particolarmente in America su animali e in Russia anche su donne) di ottenere una specie di vaccinazione immunizzante verso il seme maschile con ripetute iniezioni intramuscolari di questo; si ottengono cosi fino a 8 -io mesi di sterilità dopo ogni trattamento. Del secondo genere sono la vasectomia o deferensectomia nell'uomo e la ocoforectomia (fallectomia, tubectomia, salpingectomia) nella donna, che consiste nel taglio e nella estirpazione di un tratto dei dotti lungo i quali sono convogliati gli elementi sessuali. Si tratta per l'uomo di operazioni di modesta entità, per le quali però non sono escluse a volte complicazioni anche di notevole gravità. Nella donna, in cui è necessario un intervento laparatomico, l'entità e la gravità sono maggiori.

La s. è imposta per legge in vari paesi, come mezzo eugenico o come pena giudiziaria. In particolare, in America esisteva come misura di legge sin dal 1907 nello Stato di Indiana; ca. venti Stati della Confederazione, da allora hanno successivamente adottata la s. legale ed eugenica. Le condizioni variano; cosi, p. es., in California (dove la s. è comminata dal 1912) può essere sottoposto a s. legale chi abbia commesso almeno due volte il delitto di violazione o di seduzione di persona o tre volte altre classi di delitti, o il condannato a pena perpetua se depravato sessuale e morale, o il violatore di un minore di 10 anni; a tali categorie vanno aggiunti gli idioti e alcuni altri infermi di mente su proposta del direttore dello stabilimento in cui sono internati. Stati all'avanguardia per l'applicazione della legge, oltre la California, sono il Kansas, l'Oregon. Il Laughlin, dell's Eugenics Record Office ", vorrebbe la s. di non meno di 100.000 minorati all'anno fino a raggiungere 15 milioni di individui; solo cosi si potrebbe sperare, secondo lui, in una soddisfacente purificazione del popolo americano. Nei 28 Stati nord-americani in cui è ammessa per legge la s., solo nel 1950 ne furono praticate oltre 1500 , mentre dall'inizio della promulgazione della legge oltre 21 mila uomini e ca. 31 mila donne (complessivamente 52.233 individui) la subirono (dati della «Human Betterment Foundation of California ").

La s. legale fu imposta in Germania, con la legge del 14 luglio 1933, per tutti gli individui colpiti da un'affezione ereditaria (debilità intellettuale congenita, schizofrenia, frenosi maniaco-depressiva, epilessia ereditaria, coresa ereditaria, cecità ereditaria, sordità ereditaria, gravi malformazioni fisiche ereditarie) o da grave alcoolismo, con richiesta fatta dall'interessato o coercitivamente o dietro denunzia del medico ufficiale o del direttore dell'ospedale, casa di salute, ricovero o penitenziario. Fino al 1935 erano già state compiute 16.000 sterilizzazioni. Gli avvenimenti bellici hanno posto fine di fatto alla suddetta legge. La Svizzera pratica già da molti anni la s. coercitiva per legge in alcuni Cantoni : cosi in quello di Zurigo e di Vaud (legge del 3 sett. 1928). In Finlandia, dove già dal giugno 1929 esisteva una legge autorizzante la s. degli anormali p