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e del tyrannus a cui i grandi protagonisti verranno costantemente assimilati, col risultato di una stilizzazione uniforme dei caratteri intellettuali e morali dei singoli personaggi, in contrasto con la cura volta ad individuarne le esteriori particolarità. Posto al centro non solo della considerazione del presente, ma anche della visione del passato, il problema della salvezza, la ricerca storica si riduceva al ruolo subordinato di ancello della speculazione teologica e morale; e come tale assumeva, nella gerarchia delle arti e delle scienze, quell'incerto carattere che le era proprio nell'epoca antica, ora magistra vitae, ora fabula. Per questa via, e per l'altra più diretta della persistente fortuna goduta da certi storici romani (Svetonio, Giustino, Eutropio) operava pertanto, accanto all'influsso cristiano-agostiniano, quello non spento del mondo antico; ed esso si faceva evidente sia nell'esteriore modellarsi delle innumerevoli Vitae e Gesta sull'opera svetoniana, sia nel più generale sforzo di accostarsi, nei toni e nei modi del narrare, ai testi presi a modello.

Questo secondo influsso è anzi, per molti aspetti, prevalente nella s. dei secc. vi-ix: anche se si avverte che il clima spirituale è diverso da quello degli storici "pagani ", l'interesse spiccato per il fatto politico, e certe caratteristiche del racconto riconducono ad essi. I motivi agostiniani, e persino l'atteggiamento moralistico, sono assenti nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono, o rimangono sullo sfondo; la storia è ancora, per lui, soprattutto, una bella vicenda, in cui la realtà è velata da un tono leggendario, ricco, soprattutto, di motivi epicocavallereschi : egli ammira compiaciuto i suoi eroi, e annota curioso quello che lo colpisce nel mondo circostante. La radicale nequizia della civitas terrena è totalmente dimenticata. E nella Vita Karoli Magni di Eginardo non solo l'esaltazione del rex iustus è condotta su chiare linee svetoniane, ma il fatto stesso di esser esaltazione di un laico e di porre l'accento sui fattori umani nelle vicende narrate rivela la forza suggestiva dell'antico modello; d'altro canto si fa già evidente in lui l'incapacità di fondere, nel ritratto, le caratteristiche fisiche con quelle morali e spirituali. Più complesso il quadro della s. posteriore : da un lato si fa più viva, più acuta, la capacità di cogliere uomini e cose particolari, di rappresentare "realisticamente" singoli aspetti della realtà, di giudicare talvolta con acutezza determinati eventi politici; dall'altro - e magari nella stessa persona, come in Liutprando di Cremona - s'accentua del pari la nota religioso-moralistica, più frequente si fa il ricorso ai disegni e giudizi della Provvidenza, nel motivare gli eventi, e alle riflessioni morali nel giudicarli. Anzi è questa nota sola a documentare la "cristianità " del cronista, ora che la dimensione universale del quadro agostiniano s'è perduta, e un regno, un imperatore, una regione o una città, un monastero, sono l'oggetto del racconto; e questo racconto perde talora persino la coscienza della intrinseca peccaminosità dell'agire umano, e si tinge tal'altra di una incipiente fierezza nazionale. S'accentua, in tale produzione, il carattere di pura e semplice testimonianza e registrazione dei fatti, mentre il compito di dare di essi un giudizio di valore va trasferendosi nella ricca pubblicistica politica cresciuta attorno al problema dei rapporti fra regnum e sacerdotium, e così ricca di spunti nuovi e di presentimenti. E proprio all'interno di tale pubblicistica, infatti, che va delineandosi e chiarendosi la nuova concezione che vede la vicenda umana articolarsi non nel

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contrasto tra città terrena e città celeste, ma in quello ben più definito tra Chiesa e Stato. Questa nuova concezione matura parallelamente nella pubblicistica dei Li belli, e nella produzione storiografica di Annales, Vitae, Chronicae nascenti di sulla lotta delle investiture. Problema centrale, per gli storici, è ora quello dei rapporti tra Chiesa e Stato, due istituzioni che, pur nella loro fondazione ultraterrena, si presentano in forma terrena, e agiscono in modi e termini del tutto umani. Ciò rende possibile una nuova sintesi unitaria della storia del mondo; su basi agostiniane, nell'opera di Ottone di Frisinga (v.): ma la Civitas Dei di Ottone, per quel tanto che può attuarsi sulla terra, comprende Chiesa e Impero insieme; e dell'Imperium, fattosi, con la translatio, Teatonicum, è profondamente sentita la grandezza, e animosamente rivendicata la missione. Tale curioso intrecciarsi delle concezioni agostiniane con l'idea imperiale è, insieme, il punto di arrivo della s. medievale e il sintomo di una nuova crisi profonda. Accanto ad una ripresa ed approfondimento del concetto di storia come svolgimento di valori spirituali, originale ma scarso di frutti, va prendendo forza, nei cronisti, il sentimento nazionale, già presente, entro certi limiti, nella commossa partecipazione di Ottone di Frisinga alle vicende del suo Impero. Ecco, soprattutto nella s. normanna, l'idea di una missione divina affidata non più a un potere universale ma ad uno Stato, ad una particolare nazione; ecco la città, le sue glorie e le sue vicende, assumere compito di protagonista nella s. municipale specialmente italiana. All'orgoglio municipale s'intreccia ben presto, nella produzione del Duecento e del primo Trecento, lo spirito di parte; ci si schiera per la parte guelfa o per quella ghibellina, a difesa del libero reggimento comunale o del nuovo potere signorile in via di affermazione; le grandi idee universalistiche impallidiscono sempre più sullosfondo; nella concreta realtà politica che è ormai al centro della trattazione storica, il giuoco delle forze è sempre meglio individuato nelle sue componenti umane. Quando la visione si allarga di nuovo oltre l'ambito cittadino o regionale, oggetto della narrazione sono al massimo le vicende - e vicende politiche - s italiane e (A. Mussato, F. de' Ferreti). Tale carattere "nazionale" viene accentuato, specie nella s. italiana, dall'uso del volgare; ma tutto ciò non significa ripudio della tradizione classica, tramento della forza suggestiva dell'idea di Roma, ma piuttosto suo ripensamento in termini nuovi. Roma è soprattutto caput Italiae, la tradizione romana è considerata la radice della nuova realtà municipale, e di essa viene pertanto rivalutato il momento repubblicano, ai danni di quello imperiale; al contrario, nei riguardi del più recente passato s'accentua l'avversione e il sospetto di una decadenza, alla glorificazione dell'Impero si pongono sempre più gravi riserve. S'attenua così sempre più la fede escatologica in una conclusione extra-terrena della storia, nel senso che s'accresce la fiducia nelle possibilità da parte dell'uomo di creare, con le sue forze, tempi migliori e si fa strada la convinzione in alcuni (Villani) che, nonostante tutto, le cose del mondo andavano bene: fiducia e convinzione che fanno lo storico sempre più esclusivamente attento all'agire dell'uomo nella sua aiuola terrena. I legami fra i cronisti italiani del Trecento e i loro predecessori non sono tuttavia tagliati del tutto; tutta una seria di motivi tradizionali coesiste, nelle loro trattazioni, con i fermenti nuovi : una certa stilizzazione nel quadro delle contese politiche, il cui motivo fondamentale - e indifferenziato - rimaneva l'umana superbia, e una vena di moralismo di cui Dino Compagni è l'esempio più cospicuo. Tali legami col passato sono assai più evidenti nella s. d'oltralpe. Anche qui dal crollo delle concezioni universalistiche era uscito rafforzato il senso della particolarità nazionale, che s'accentuava per l'adozione dei volgari : del nuovo indirizzo sono, in Francia, fra il sec. xiri ed il xiv, notevoli testimonianze Villehardouin e Joinville. In essa, tuttavia, si rispecchiava un mondo spirituale ben diverso da quello italiano; mentre qui, il nascente mondo borghese sollecitava a vedere nella storia, come nella vita quotidiana, gli effetti del raziocinio e dell'agire umani, nella società d'oltralpe, reggentesi ancora
su base cavalleresco-religiosa e allora al massimo del suo splendore, un senso eroico-avventuroso passava dalla vita a permeare la storia.

La s. italiana dei secc. xv e xvi, invece, opera una profonda rivoluzione, in quelli che sono i criteri di giudizio e l'atteggiamento complessivo di fronte alle vicende umane, rivoluzione che è alla base della s. moderna.

Il ritorno alla forma latina non rappresenta una perdita di freschezza e capacità rappresentativa, come sembrerebbe a prima vista; il culto della bella forma, la vigile attenzione allo stile che caratterizza questa, come le altre manifestazioni dell'umanesimo, l'ammissione per Livio, nuovo modello, e per Cicerone (il teorico della storia come opus oratorium masime) portano alla coscienza del carattere artistico dell'opera storica, e della necessità di una conciliazione fra l'esigenza della veridicità e quella dell'efficacia nel racconto; che è un problema ricorrente, d'ora in poi, nel pensiero storiografico. Questa coscienza si risolve inoltre in una maggiore dignità teorica della historia rispetto alle altre arti, primo passo verso il suo costituirsi come disciplina assolutamente autonoma. Il rinnovato culto di Roma non è meramente formale, ma s'estende alla considerazione ammirata dei motivi spirituali e morali che in essa avevano avuto vita, dell'organismo politico che aveva creato. L'ammirazione per una tale civitas terrena, inoltre, s'era liberata da ogni giustificazione teologica, non aveva né premesso né fini metafisici. La meditazione ed il giudizio delle sue vicende da questo angolo visuale puramente terrestre arricchivano quel vigile senso della realtà politica già vivo nella s. dell'età comunale e signorile, ne allargavano il respiro, ne confermavano la validità (L. Bruni, P. Bracciolini, F. Biondo). Infine un più raffinato senso critico, maturatosi dapprima nell'ambito di quella scienza dell'antichità (Biologia e archeologia) che deve perorio all'umanesimo la sua fondazione, viene applicato allo studio del più recente passato; pur mancando ancora una metodologia sistematica, il giudizio si fa più sicuro, la capacità di discernere l'accretabile dal fantastico, più pronta. Conseguenza di questo spirito critico, lo sforzo di procurarsi la più larga documentazione possibile, di studiare, accanto al materiale cronistico, quello documentario, che dalla seconda generazione degli storici umanistici (Giustiniani, Sabellico, Simonetta, Calchi, Pontano), trapassa in uno Sleidan, in uno Zurita. In Machiavelli e Guicciardini, i primi grandi storici del mondo moderno, giungono a piena maturazione, dopo lungo travaglio, tutti questi motivi «nuovi» che portano al chiudersi della storia nei suoi confini puramente umani, da cui ogni intervento provvidenziale sembra escluso, o, almeno, in cui esso intervento non viene invocato a spiegarne gli eventi.

Lo storico non deve più, quasi per chiarirsi il senso e la direzione della storia, ripercorrerla tutta fin dalle sue origini più lontane, ma solo illustrare entro più ristretti termini cronologici, in tutta la sua vivente ricchezza, un determinato momento di storia cittadina o nazionale. E la fine della concezione agostiniana: non c'è un principio generale di spiegazione del mondo, ogni vicenda ha in se stessa la sua spiegazione, e l'interesse dello storico si esaurisce nell'individuazione e chiarimento degli interessi e delle passioni umane che le hanno dato vita. Ogni Stato, ogni popolo, per il Machiavelli, segue un suo fatale ciclo di sviluppo, dalla nascita alla morte; ma ognuno di tali cicli è in sé concluso, ben distinto da ogni altro, non si articola da una eterna, divina legge governante la storia : ogni frammento vive per sé. Il solo vincolo comune fra le varie età ed i vari cicli è dato dall'immutabilità degli impulsi e delle passioni dell'uomo; destino comune alle varie società il loro dover attraversare il ciclo anzidetto; sono queste le premesse da cui Machiavelli muove per affermare la possibilità di una «lezione delle cose antique», cioè di un valore prammatico della storia. Tale valore non ricostituisce però l'unità di essa, poiché la "lezione» non è connaturata allo stesso svolgersi dei fatti umani, ma consegnata solo ad alcuni di essi, dallo storico trascelti. Il Guicciardini, in cui la sensibilità storica, l'aderenza al concreto era più esasperata, nega alla «lezione» ogni valore : ogni fatto storico è «par-

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ticolare ", è una individualità inconfondibile ed irrepetibile, è, quindi, problema a sé : con ciò il Rinascimento giungeva alla sua scoperta, al senso cioè della "individualità storica ", al senso della storia come creazione umana i cui singoli momenti costituiscono, ciascuno in sé, una compiuta vicenda. Il pensiero cristiano-medievale aveva individuato nel processo storico l'elemento "continuità ", aveva badato, più che ai singoli fatti, al loro "valore " rispetto ad un "prima " e ad un " poi ", quello rinascimentale poneva in rilievo, nello stesso processo, l'elemento "momentaneità ", "particolarità ", si concentrava nella considerazione del fatto singolo, trascurandone il significato per lo sviluppo universale. Il tentativo di conciliare queste due fondamentali esigenze del pensiero storico sarà la costante preoccupazione della s. moderna. Il concetto meramente empirico della individualità storica, che anima tali scrittori, li porta però a centrare la loro attenzione, quasi esclusivamente, sulla figura e personalità umana, sugli individui singoli attorno ai quali si muove tutta la narrazione: in ciò il limite della loro s., cui sfugge sia il valore delle forze morali e delle idee, sia l'influsso dei fattori economici ed ambientali nello sviluppo storico. Nella storia rigorosamente "politica" che essi offrono, poche forze, pochi istinti elementari, muovono tutto il giuoco: la guerra e la diplomazia, il cozzare det partiti, il succedersi dei governi sono i "temi " quasi esclusivi della narrazione. Ciò che questa s. perdeva in possibilità di ricostruzione storica, riguadagnava, però, in efficacia di descrizione, in precisione di giudizio, in capacità caratterizzante. La "lezione" della s. fiorentina del primo "poo diviene esemplare per la s. successiva fino a tutto il '600, e guida la mano agli scrittori un po' di tutta Europa, sia direttamente, sia attraverso la trattazione, da parte di italiani, degli eventi di altri paesi; trattazione che assume valore paradigmatico. D'altro canto, un' analoga esigenza aveva portato - con il tramonto dello Stato e dell'ideale religioso-cavalleresco - la s. d'oltraípe su analoghe posizioni: l'opera del francese Commynes, alla fine del sec. xv, è anch'essa vigile quadro di una realtà puramente politica, anche se con minore decisione nel rifiuto di interventi provvidenziali, ed entro una forma narrativa per tanti aspetti ancora "medievale ". Il nuovo indirizzo storiografico influenza anche la produzione storico-polemica dell'età della Riforma e della Controriforma. Se la storia religiosa diviene adesso centro della considerazione storica, se essa - come mostrano le Centurie di Magdeburgo - potrebbe diventare filo conduttore di una nuova storia universale, non sfugge, però, ad un processo di "politicizzazione". Le prospettive non mutano: lo stesso metodo, la stessa mentalità, le stesse preoccupazioni che animavano la s. fiorentina del "poo vengono trasferiti dai problemi politici alle questioni ecclesiastiche; e anche queste vengono considerate e discusse, accanto ai primi, in termini politici, come è evidente fin nelle figure più significative di tale corrente, il Sarpi e il suo avversario, il Pallavicino. Con tale letteratura, in cui l'elemento storico e quello controversistico sono inestricabilmente confusi, la critica umanistica viene applicata alla storia religiosa e viva si fa l'esigenza di una estesa documentazione alle proprie affermazioni : nella prima direzione, i Centuriatori fanno i primi, infelici tentativi; nella seconda, i monumentali Annales del Baronio costituiscono un importante momento del formarsi di una tradizione erudita.
III. Età moderna. - All'aprirsi dell'età moderna, il quadro della produzione storiografica si fa più complesso : non se ne possono indicare, schematizzandole, che le direzioni principali. Agli inizi del sec. xvin, il divorzio dalla concezione umanistica della storia si fa evidente principalmente in due modi: l'estensione della "critica" agli storici antichi, autorità indiscusse nel pensiero precedente, l'applicazione del metodo empirico alla ricerca storica. Il momento della raccolta e del controllo dei dati di fatto - offerti dalle fonti, e specialmente da quelle documentarie - diviene prevalente su quello della loro rielaborazione letteraria. Tale enorme lavoro di ricerca e di accertamento, dapprima limitato all'ambito della storia ec-
clesiastica (Maurini, Bollandisti), si estende alla storia letteraria e politica, mentre le cosiddette scienze susiliarie (paleografia, cronologia, diplomatica) vanno raffinando i loro metodi. Il materiale ricchissimo venuto alla luce sollecita, anche per la spinta di altri interessi immediati, un superamento della storia puramente politica : si indagano i costumi, la cultura, la vita morale, le istituzioni del passato: ma si fa anche viva l'esigenza di rintracciare un principio animatore che permetta alla mirtade di fatti di organizzarsi secondo un disegno coerente : ecco la solitaria meditazione del Vico affermare la necessaria integrazione della ricerca filologica e dell'interpretazione filosofica del dato, ed offrire una visione complessiva delle vicende umane in cui la Provvidenza opera attraverso le forze collettive delle " nazioni ". La tendenza prevalente del sec. xvin è tuttavia quella che vede la storia muoversi, in un progresso rettilineo, dalla barbarie allo stato di ragione : ciò porta ad una svalutazione ed incomprensione dei valori del passato che, appunto in quanto tale, è stimato come un momento superato, non degno di considerazione, dello sviluppo umano. E tale processo di sviluppo è sempre visto in maniera schematica e naturalistica: lo sforzo è quello di dare un senso alla storia universale mediante una "filosofia della storia e del tutto laica. I singoli storici offrono tuttavia altri spunti degni di interesse: tracciando il quadro dell' età di Luigi XIV, Voltaire abolisce ogni schema annalistico e cerca di dare un quadro complessivo della vita di uno Stato; Robertson offre la prima trattazione unitaria della storia degli Stati europei; il Gibbon cerca di chiarirsi le ragioni della caduta e decadenza dell'Impero romano, e quelle dell'affermarsi del cristianesimo.

La reazione romantica al pensiero illuminato influisce anche sul pensiero storico: lo Herder teorizza, contro l'astratto genere umano da questo postulato, l'armonico operare nella storia di una pluralità di nazioni, organiche, irriducibili individualità, secondo un misterioso piano unitario disposto dalla Provvidenza. La "nazione" diventa così il centro della considerazione storica, che tende adesso a ricostruire le fasi e gli sviluppi di essa, del suo "spirito" sia attraverso i tempi, verticalmente, sia oriazontalmente, in tutte le zone dell'umana attività: economia, letteratura, diritto ed istituzioni, folklore. Non solo, ma i problemi attuali delle singole nazioni costituiscono per più versi uno stimolo continuo all'attività storiografica, nel senso di sollecitare l'indagine sui loro " precedenti "storici e di offrire spunto ad individuare nel passato questioni agitate nel presente. Il sistema hegeliano diffonde il concetto di una dialettica immanente alla storia stessa: le idee sono le forze in essa operanti, nel loro conflitto è il motore della realtà; la storia è anzi una fase del processo cosmico, per cui lo Spirito, emarritosi nella natura, riprende la propria consapevolezza. L'applicazione di tali principi all'attività storiografica fa sì che più chiari appaiano i nessi fra i singoli fatti, i legami fra i singoli periodi, ma rischia di irrigidire la vivente varietà del reale entro schemi troppo rigidi, di semplificarla all'estremo. Nasce, quindi, sempre più viva la reazione dei filologi, per cui la storia è soprattutto chiarimento del singolo fatto mercé i sussidi di una metodologia sempre più raffinata. Il primo atteggiamento poneva l'esigenza della sintesi, il secondo quella dell'analisi : l'equilibrio fra metodo critico e sintesi narrativa sarà raggiunto soltanto dal Ranke, a cui si deve l'affermazione, gravida di conseguenze per il futuro, che compito dello storico è quello d'intendere e narrare come le cose siano andate, senza giudicare, senza parteggiare. Per il momento, tuttavia, le questioni politiche del giorno indirizzano la s. europea nella scelta dei temi e nel modo di trattarli: gli storici tedeschi sono intenti a rintracciare nel passato le varie manifestazioni dello "spirito nazionale " tedesco, ovvero alla luce di tale principio ritessono la storia delle stirpi elleniche; quelli francesi vedono nella storia del loro paese il sorgere del Terzo Stato e nel suo sviluppo la premessa ineliminabile dello sbocco rivoluzionario, e la storia della Rivoluzione Francese riscrivono per emiclearne le conquiste, a loro giudizio incancellabili, e per rintracciarvi le motivazioni profonde del loro atteggiamento presente; in Italia, soprattutto per merito degli

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storici neoguelfi, si riscopre il medioevo, come momento epico della nazione italiana, se ne indagano le istituzioni, la vita spirituale e sociale. I contrasti fra whigs e tories trapassano in Inghilterra dal piano politico a quello etoriografico, animando di nuovi spunti l'interpretazione delle vicende della nazione nell'età moderna. La crisi del ' 48 apre alla s. prospettive nuove, alla revisione degli ideali segue una riconsiderazione del passato alla luce delle nuove esperienze : più larga attenzione è fatta alle questioni sociali. L'antitesi fra liberalismo borghese e democrazia radicale si trasferisce dal piano politico a quello della ricostruzione del passato, specialmente nella produzione francese; su quella tedesca operano i diversi orientamenti circa la soluzione del problema nazionale che posiettano i loro influssi sia nel campo dell'impostazione e del giudizio di alcuni fondamentali problemi del mondo antico (l'Impero macedone, quello romano) sia nella trattazione della storia del popolo germanico. Si avverte tuttavia in tale s. - la più viva e ricca di problemi in Europa - una stanchezza verso le impostazioni incentrate sul'f problema dello Stato, evidente sia nell'evasione burchbardtiana verso una ricostruzione del Rinascimento soprattutto come momento di storia della civiltà, e come celebrazione dell'individualismo, sia nella contrapposizione di una Kalturgeschichte alla imperante Staatsgeschichte. Nello stesso periodo la s. cattolica si svincola dalle posizioni polemiche e controversistiche ritessendo con metodi e sensibilità moderna la storia interna ed esterna della Chiesa e della cultura cattolica.

Ma una più profonda stanchezza è quella che percorre il campo degli studi storici negli ultimi decenni del sec. xix. Il diffondersi del verbo positivista presta man forte alla mai spenta opposizione dei filologi verso le intrusioni delle concezioni generali in quello che per essi era solo il campo di una minuta, circostanziata ricerca. L'attività dello storico si riduce adesso all'edizione di documenti e di cronache, ad indagini sulle "fonti", alla preparazione di materiali sempre più sicuri e sempre più completi per una futura quanto problematica sintesi, intesa, per analogia con le scienze naturali, come somma del più gran numero possibile di dati di fatto "scientificamente" accertati. La s., intesa come ricostruzione di un momento della vita dell'umanità, scadeva così in erudizione : l'individualità, l'unità di un periodo, di una figura, di una nazione, di uno Stato, tutti i grandi temi della ricerca storica scomparivano, sminuzzati in una infinità di ricerche particolari senza coordinazione. Fallito il tentativo di ridare un senso, un orientamento alle ricerche, un'unità alle indagini mediante gli schemi della sociologia positivistica, il superamento della crisi è tentato dal materialismo storico e dallo storicismo, intesi nel senso più ampio possibile : comprendendo nella prima direzione tutte le ricerche che attendono alla utilizzazione dei dati raccolti dalla filologia erudita per la ricostruzione degli aspetti economico-sociali della storia umana (studi sulla popolazione, sulle classi sociali, sull'attività agricola, industriale, bancaria, sulla produzione, sui prezzi); e nella seconda quello sforzo, comune un po' a tutta la s. del 'goo, di integrare e superare una tale ricostruzione della realtà riaffermando il valore delle idee, delle forze ideali, della vita etico-religiosa. Ten. denze che non sono da considerarsi in assoluta opposizione, e senza reciproche influenze, e che ripropongono, sul piano storiografico, il grave problema dei rapporti fra necessità e libertà nell'agire umano.

Bibl. : opere generali: M. Ritter, Die Entwicklung der Geschichtswist. an den fïhrenden Werken betrachtet, Monaco-Berlino 1919 (limitata alle figure più significative); J. T. Showell, Introd. to the Hist. of Hist., Londra 1922; H. E. Barnes, A Hist. of historical writing, Norman 1937; J. W. Thompson, A Hist. of historical writing, 2 voll., Nuova York 1942 (repertorio 200 sempre precisi); B. Croce, Teoria e storia della r., $6^{a}$ ed. riv., Bari 1948. S. antica: in generale, A. Momigliano, s. v. Storia, in Enc. Ital., XXXII (1956), pp. 774-77 (fondamentale). Orientam. bibliogr. sui singoli autori in K. Wachsmuth, Einleitung in das Studium der alten Gesch., Lipsia 1895; A. Calderini, Le fonti per la storia ant. greca e rom., I, Milano 1947; H. Bengtson, Einfïhrung in die alte Gesch., Monaco 1949. S. medievale: sulle cronache latine le più ampie notizie in M.

Manitius, Gesch. der latein. Liter. des Mittelal., 3 voll., Monaco 1911-31 (fino a tutto il sec. xit); cf. anche J. De Ghellinck, L'estor de la littér. lat. on XIIr siècle, H. Bruxelles-Parigi 1948. Integrano i volumi precedenti per le singole nazioni: W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtswellen im Mittelal. bis zur Mitte des XIII. Jahrh., $6^{a}$ ed., voll. 2, Berlino 1893-96; O. Lovese, Destitblande Geschichtswellen im Mittelal. seit der Mitte des XIII. Jahrh., 3a ed., 2 voll., Berlino 1886-87; A. Moliner, Les sources de l'hist. de France des orig. aux guerres d'Italie, voll. 6. Parigi 1901-1906; U. Balzani, Le cronache ital. del Medio Eno. $3^{a}$ ed., Milano 1909; A. Sanchez Alonso, Hist. de la historiogr. española, I, Madrid 1947. Cf. anche L. J. Paxton, A guide to the study of mediacral hist., Nuova York 1931. Per l'influsso delle dottrine egostiniane, P. Brezzi, La concez. agostin. della città di Dio, Galatina 1947. Inoltre: J. Spörl, Grundformen bachmittelalteri. Geschichtsanschauung, Monaco 1932; B. Schmeidler, Italien. Geschichtschreiber des XII. und XIII. Jahrh., Lipsia 1909: A. Del Monte, La s. fiorentina dei secc. XII e XIII, in Bull. dell'Ist. Stor. Ital. per il Medio Eno, 62 (1930), pp. 175282. S. del rinascimento: E. Fuctet, Storia della r. mod. trad. it., 2 voll., Napoli 1944; in particolare, B. Sabbadini, Il metodo degli umanisti, Firenze 1920; H. Baron, Das Drouchen des histor. Denkens im Humanismus des Quattroes., in Hist. Zeitschr., 147 (1932), pp. 3-20 B. L. Ullmann, L. Brimi and the humanistic historiogr., in Mediev. et Humor., 4 (1946), pp. 43-61; E. Gator, Il concetto della star. del pensiero del Rinuccin., in Riv. crit. de star. della filosofia italiana, 6 (1951), pp. 128-18. S. moderna: al Fuctet, op. cit., sagiungi A. Brandi, Gesch. der Geschichtswist. (1310-1514), Bonn 1947, e per alcuni i grandi temi e di detta s.; A. Rein, Das Problem der eisapdischen Expansion in der Geschichtsschreibung, Amburgo 1929; W. Rehm, Der Untergang Rana im abendl. Dschin, Lipsia 1930; G. Fider, La polemica sul Medio Eno, Torino 1933; F. Meinecke, L'idea della ragion di Stato nella storia moderna, trad. it., 2 voll., Firenze 1942-44; W. K. Ferguson, The Renaissance in Histar. Thought, Boston 1948. Per il sec. xviri: F. Meinecke, Die Entstehung der Historismus, 2 voll., Monaco-Berlino 1936; Per il sec. xix: G. P. Gooch, Hist. und historisus in the nineteenth Century, nuova ed., Londra 1952. Per gli indirizzi piu recenti of. Hist. et historiens depuis cinquante ans (1876-1916), 2 voll., Parigi 1928; E. Valsecchi, Di alcune correnti della più recente. 2. ted., in Riv. star. it., $4^{a}$ serie, 2 (1934), pp. 86-140; M. Petrocchi, L'uomo e la storia, Bologna 1944; gli detes du l'VIIF Congrès Intern. des Sciences Histar., Parıa 1940, e IXe Congres Intern. des Sciences Histar., I (Rapporti) e II (Actes), Parigi 1950-51; C. Annoni, Dallo storicismo alla sociologia, $2^{a}$ ed., Firenze 1951. Si veda anche la v. chiesa. IV. La storiografia della Chiesa. Francesco Natale

STORPIA, GUARIGIONE della. - Il Vangelo di s. Luca narra la miracolosa guarigione di una donna storp'a da 18 anni: "et crat inclinata nec omnino poterat sursum respicere" (13, 10-13).

Nel cimitero «inter duas lauros» la scena di questo miracolo operato dal Salvatore è rappresentata nell'interno d'un arcosolio d'un cschicolo della prima metà del sec. iv. Nell'arcosolio anche le altre rappresentazioni si riferiscono a donne, cioè la guarigione dell'emorroissa, il colloquio del Redentore con la Samaritana e la defunta orante. La donna è rappresentata curva con le braccia distese davanti a sé; il Signore tiene con la sinistra il pallio e, poggiando il piede sinistro su una pietra, si curva verso l'inferma per imporle la destra sul capo, risanandola, proprio secondo il testo evangelico: «et imposuit illi manus et confestim erecta est» (Lc. 13,13). E questa scena l'unica nota finora nell'antica iconografia cristiana; è stata riprodotta alla v. miracolo, vol. VIII, coll. 1069-70.

Bibl.: E. Josi, Scoperta nel cimit. dei SS. Marcellino e Pietro sulla Via Labicana, in Nuovo bull. arch. crist., 24-25 (1919-20), p. 82 e fig. 4; G. P. Kirsch, Un gruppo di crípte dipinte iuod. del cimit. dei SS. Pietro e Marcellino, in Riv. arch. crist., 7 (1930), pp. 212-14 e fig. 4. Enrico Josi

STOSS, ANDREAS. - Teologo carmelitano, n. a Norimberga ca. il 1477, m. a Bamberga il 10 ott. 1540. Figlio del celebre intagliatore Veit Stoss, vesti l'abito nel convento della città natale. Creato lettore di teologia (1510) e dottore in diritto canonico dalla Università di Ingolstadt (1517), fu priore di Bado nel 1513, vicario provinciale di Ungheria nel 1514, priore di Norimberga nel 1520 e provinciale della Germania superiore dal 1529 fino alla morte.

La sua attività in difesa della fede cattolica cominciò a Norimberga, da dove fu espulso dopo che il Senato eb-

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be abbracciato ufficialmente il protestantesimo nel 1525. In seguito lavorò strenuamente nella diocesi di Bamberga, dove riusci a vincere i gravi pericoli che minacciavano la fede, imponendosi alle prime incertezze del vescovo Weigand di Redwitz e diventando il suo più valido aiuto contro i riformatori. Da lui delegato, accorse al Concilio tridentino convocato a Mantova nel 1537, che nel frattempo fu sospeso. La sua prudenza e fermezza si esercitò pure nel salvare il salvabile dei conventi dell'Ordine.

Binl.: R. Schaffcr, A. S. Sohn des Veit Stoss und seine reformatorische Tätigkeit, Breslavia 1926. Bartolomeo M. Xiberta

STOSS, Veit (Stwosz Wit). - Scultore del tardo gotico tedesco, n. probabilmente a Norimberga nel quinto decennio del sec. xv, m. ivi nel 1533.

Il suo primo periodo d'atività artistica si svolse in Polonia tra il 1477 e il 1496 ; di questo periodo è il suo capolavoro, il grande altare ligneo della chiesa di Maria Vergine a Cracovia, nella quale si conserva pure un suo Cristo in croce. Anche notevoli sono del suo periodo polacco alcuni monumenti sepolcrali marmorei, tra cui prima di tutto quello del re Casimiro Jagellonida (m. nel 1492) nella cattedrale di Wawel a Cracovia, quello del card. Zbignievo Olesnicki (m. nel 1493) nella cattedrale di Gniceno (Gnesen) e quello del vescovo Mosinski nella cattedrale di Wloclawek. Recentemente a Salisburgo (Nornberg) è stato scoperto un altare scolpito da S .

Nel 1496 lo S. si trasferì a Norimberga, dove ebbe una vita tormentata e tempestosa; per aver falsificato una cambiale ebbe nel 1503 impressi dal boia sulle guancie dei marchi d'infamia. In mezzo a questi guai l'attività artistica del suo periodo norimborghese si presenta più debole; la più notevole opera di esso è l'Annunciazione della chiesa di S. Lorenzo a Norimberga. In Italia esiste una sola opera ritenuta di S.; è il S. Rocco della Cappella Guadagni nella S.ma Annunziata a Firenze.

Binl.: C. T. Müller, s. v. in Thieme-Becker, XXXII, pp. 131-38.

Witold Wehr
STRACK, Hermann Lebrecht. - Esegeta e orientalista protestante, che restando "teologo positivo " fece larghissime concessioni alla critica più audace, n. il 6 maggio 1848 a Berlino, dove nel 1872 divenne insegnante del Wilhelmsgymnasium, nel 1877 professore straordinario dell'Università, nel 1910 professore onorario; m. il 5 ott. 1922.

Acquistò meriti insigni in tre campi : a) nella filologia ebraica ed aramaica; b) nell'esegesi del Vecchio Testamento; c) come studioso del giudaismo. a) Scrisse : Hebräische Grammatik (Karlsruhe 1883; $14^{6}$ ed. a cura di A. Jepsen, Lipsia 1930); Hebräisches Vohabularium (Monaco 1896; $8^{6}$ ed. 1907); Grammatik des BiblischAramä̈sichen (ivi 1896; $6^{6}$ ed. 1921), ecc.; diresse due collane di grammatiche di lingue orientali: Porta linguarum Orientalium (Lipsia, per gli anni 1885-1901) e Clavis linguarum Semiticarum (Lipsia 1906-22). b) I suoi più noti commentari filologici e critici sono: Katalog der hebr. Bibelhandschriften in St. Petersburg (Pietroburgo 1875, con A. Harkavy); Prophetarum posteriorum Codex Babylonicus Petropolitanus (ivi 1876); Einleitung in das Alte Testament (Lipsia 1886; $6^{6}$ ed. 1906); fondò e diresse con O. Zöckler il Kurzgefasster Kommentar zu der hl. Schrift des Alten und Neuen Testaments ( 9 voll., Monaco 1886 sgg.), per il quale compose Genesis, Exodus, Leviticus, Numeri (1894; $2^{6}$ ed. 1905) e Sprüche Salomos (1888; $2^{6}$ ed. 1899). c) Predilesse la scienza del giudaismo, non soltanto per motivi teoretici; nel 1883 fondò e diresse fino alla morte l'a Institutum Iudaicum * dell'Università di Berlino, seminario per lo studio della letteratura e storia giudaica postbiblica e, mentre ne era direttore, anche per la formazione di missionari protestanti per i giudei (un istituto simile nel 1886 fu fondato a Lipsia da Franz Delitzsch [v.]); come direttore di tale istituto fondò la rivista Nothanael, Zeitschrift für die Arbeit der evangelischen Kirche an Israel (Lipsia 1885 sgg.); inoltre l'importante collana Schriften des Institutum Iudaicum Berolinense (Lipsia 1886-1922; 43 numeri), serie che contiene:

1) biografie di giudei convertiti al protestantesimo; 2) numerosi scritti in difesa dei giudei contro le accuse dell'antisemitismo (v.), p. es., Rohling (v.), non privi d'aspra polemica; 3) scritti ancor oggi preziosi per la scienza del giudaismo, anzitutto la Einleitung in Talmud und Midrasch (Lipsia 1887, $5^{6}$ ed. Monaco 1920), non ancora sorpassata; inoltre: Das Blut im Glauben und Aberglauben der Völker (ivi 1891; $8^{6}$ ed. 1911); Das Wesen des Judentums (ivi 1906); Jesus, die Häreriker und die Christen nach ältesten jüdischen Angaben (1910); Jüdische Geheimgesetze (Berlino 1920; $5^{6}$ ed. 1925 ecc.); già prima aveva iniziato la collana Mischnatraktate (Lipsia 1882 sgg., a partire dal 1906 con versione tedesca), nella quale pubblicò Joma, Aboda Zara, Pirge Aboth, Sabbath, Sanhedrin, Mabkoth, Pesahim, Berahoth, oltre Talmud Babylonicum codicis Monacensis 95 arte phototypica depingendum curavit H.L.S. (2 voll., più I vol. Introductio, Leida 1912). Il Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch (Monaco 1922-28), la più completa collezione di materiale rabbinico che illustri il Nuovo Testamento, porta il suo nome, ma l'opera è dovuta completamente a P. Billerbeck (v.), e il merito di S. sta solo nell'aver suggerito l'importante lavoro a Billerbeck, suo fedele collaboratore nel Nothanael, aiutandolo con consigli e revisione.

Binl.: H. Gressmann, Entwöhlunestufen der jüdischen Religion (Berlino 1927: sull' * Institutum Iudaicum * di Berlino, allora trasformato in istituto esclusivamente dedito allo studio del giudaismol. v. P. Glaus, in Rel. in Gesch. und Gegenwart, V (1929), p. 826 sgg.; B. Kirschner, s. v. in Jüd. Lexikon, IV (1930), p. 735 102.

Pietro Nober
STRADELLA, Alessandro. - Musicista, n. forse a Montefestino nel 1642, m. a Genova il 28 febbr. 1682.

Il valore della sua arte va ricercato particolarmente nello sviluppo architettonico ed espressivo che egli conferisce all'aria vocale, ai duetti, alle cantate, ai drammi, agli oratori, e nel carattere drammatico delle cantate, che si ritrova anche nella sua produzione strumentale. La cantata è la forma che egli coltivò in maniera precipua per il numero (ca. 219) ma soprattutto per lo stile, che anima di sé i drammi e gli oratori, le serenate ed i mottetti, da cui non differisce spesso che per l'ampiezza. Da ricordare, fra quelle sacre, la Cantata a 5, con voci B. C. per le anime del Purgatorio, quella a 3 per la notte del S.mo Natale e al Cantata a 6 voci con strumenti per il S.mo Natale. La sua produzione religiosa annovera inoltre 22 mottetti, 6 oratori : S. Editta vergine e monaca (1684), Ester liberatrice del popolo ebreo (1688), S. Giovanni Crisostomo, S. Pelagia (1655), Susanna (1688). Si vuole che dal suo S. Giov. Battista abbia tratto ispirazione il grande Händel.

Binl.: H. Hess, Die Opere A. S.'s, Lipsia 1906; G. Roncaglio, Le composiz. strumentali e vocali di A. S., in Rit., mus. it., 44 (1940), pp. 81-105, 337, 350; 45 (1941), pp. 1-15, 133-49; 46 (1942), pp. 1-16; id., La *Cantata per il S.mo Natale* di A. S., in Rtv. noz. di marcia, 21 (1940), p. 382. Luisa Cervelli

STRANIERI (IN ITALIA). - Gli s. sono ammessi a godere in Italia i diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità; il principio è da ritenere valevole (salvo disposizioni speciali) anche per le persone giuridiche.

Mentre si trovano nello Stato, sono sottoposti come sudditi temporanei alle leggi penali, di polizia e sicurezza pubblica in generale; possono essere responsabili penalmente, in certi casi, anche per reati commessi all'estero; essere espulsi (con libera scelta della destinazione) od estradati (con consegna all'autorità di altro Stato); è esclusa però l'estradizione per reati politici. Possono godere del "diritto d'asilo * nel territorio della Repubblica, se nel proprio paese sia loro impedito l'esercizio delle libertà democratiche garantire dalla Costituzione italiana (Costituzione, art. 10).

Per convenzione speciale la protezione diplomatica, di natura sua limitata ai cittadini, può estendersi agli appartenenti ad altro Stato in territori di terzi Stati. In materia finanziaria sono spesso emanate apposite norme per singole imposte su beni degli s. in Italia. Gli ex-cittadini conservano (oltre l'abbligo, in certi casi, del servizio militare) il dovere di fedeltà, con le relative conseguenze agli effetti penali.

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(da R. Schilling, L'Alsace, Paris 1919)
Strasburgo, diocesi di - Cattedrale, il'grande rosone (sec. xiv).
Particolari garanzie, di estensione oggettiva e soggettiva non sempre pacifica, spettano agli appartenenti alle rappresentanze diplomatiche, in virtù di norme internazionali, consuetudinate e convenzionali, nonché, di recente, agli appartenenti a determinati uffici di enti od organi internazionali. Gli s., investiti di uffici ecclesiastici cattolici in Roma, godono delle stesse garanzie personali dei cittadini (Trattato Lateranense, art. 19).

BibL.: F. Pergolesi, Dir. costituzionale, $8^{a}$ ed., Bologna 1952. Ferruccio Pergolesi
STRASBURGO, diocesi di. - Diocesi e città situata in Francia alla confluenza della Bruche e dell'1ll, tra i Vosgi e il Reno da cui dista 4 km ., al punto di giunzione dei canali della Marna al Reno e del Rodano al Reno. La diocesi comprende attualmente i due dipartimenti civili dell'Alto Reno e del Basso Reno. Sopra un totale di 1.215 .490 ab. si contavano, nel 1935, 893.899 cattolici, 262.437 protestanti, 20.684 israeliti e 39.470 persone che non avevano dichiarato la loro religione.

Ne 1952 si contavano, su una superfie di 8294 kmq., 1.200.000 ab. dei quali 890.000 cattolici, 1198 sacerdoti incardinati nella diocesi, ripartiti in 725 parrocchie. Il clero regolare era rappresentato da 20 tra Ordini e congregazioni maschili e da 37 congregazioni femminili. E direttamente soggetta alla S. Sede. Centri importanti di pellegrinaggi sono il Monte S. Odile (dove visse Herrad di Landsberg [v].), la basilica di Marienthal, le Trois-Epis.

Punto strategico di grande importanza, ai confini di due civiltà, S. ha una storia movimentata e complessa; d'origine ceita (Tolomeo, II, IX, 9) divenne poi un campo fortificato romano con colonia al sec. I d. C.; nel 357 Giuliano l'Apostata vi dette battaglia agli Alemanni; nel 453 la città fu saccheggiata dagli Unni; nel 498 fu occupata da Clodoveo; Etico, duca d'Alsazia, stabilil la "curtis regia" presso S. a Königshoffen. Nel
sec. vi il vescovo Arbogasto fa costruire una chiesa dedicata alla Vergine, sostituita da una basilica nell'età carolingia, quando la città fiorisce per il suo commercio attraverso tutto l'Impero franco. Nell'842 i figli di Ludovico il Pio prestano il famoso giuramento di S. Nell'870, con il trattato di Merse, l'Alsazia è sottratta a Luigi il Germanico e nel 925 viene unita al S. Romano Impero, ma nel 982 S. si stacca dal Ducato di Alsazia e passa sotto l'autorità vescovile al tempo del vescovo Erchembaldo. Nel 1262 i borghesi di S. si liberano da tale tutela, il vescovo si trasferisce a Saverne e S. diventa città libera dell'Impero, con una costituzione aristocratica che dal 1339 diviene democratica. Dopo il Trattato di Francoforte (1871), l'Alsazia e S. sono unite alla Germania, come territorio dell'Impero; la città tornó ad essere francese alla fine della guerra 1914-18; venne annessa di fatto alla Germania hitleriana nel 1940 e restituita alla Francia il 23 nov. 1945 .

Mancano tracce di cristianesimo prima del sec. IV, e fino al sec. vir si hanno soltanto alcune vaghe indicazioni : il vescovo s. Amando è citato nei Concili di Sardica (343) e di Colonia (346). Molto noto è il vescovo s. Arbogasto (673-78); il suo successore Florenzio (678-93) fondò il monastero femminile di S. Stefano (ne fu prima badessa s. Attala). Nel 728 vennero fondate le abbazie di Muhrbach e di Ettenheimmünstor. Con l'aiuto di Carlomagno il vescovo Eddo introdusse la riforma di Bonifacio e fondò il Capitolo. Durante la guerra per le investiture i vescovi di S. si schierarono con l'imperatore Enrico IV. Il territorio civile di S. si costituì ca. il 1244-60. Giovanni II (1353-65) fu vescovo molto pio, on.i suoi successori non ne seguirono l'esempio e ciò spiega la facilità di penetrazione della Riforma luterana. Giovanni IV (15691592) iniziò il movimento di controriforma chiamando i Gesuiti a Molsheim; sotto di lui avvenne nel 1583 la questione del gran Capitolo. Tornata S. alla Francia, l'influsso cattolico divenne sempre più forte al tempo del vescovo Francesco Egon di Fürstenberg (1663-82). Dal 1704 alla Rivoluzione nel 1789 , si successero quattro cardinali della famiglia di Rohan, l'ultimo dei quali, Renato, fu coinvolto nella questione del collare della Regina.

Simbolo della città resta la Cattedrale, gioiello e compendio dell'architettura e della scultura medievale. Della Basilica a tre navate, del sec. viI, non resta alcuna traccia. L'edificio attuale fu iniziato nel iors sotto il vescovo Werner I e di quel tempo restano tracce nella cripta e nel transetto. Il coro, la cupola e le due braccia del transetto appartengono all'architettura romanica dal 1176 al 1245. Le tre navate a sette campate in stile gotico furono costruite tra il 1252-73. La cattedra in pietra scolpita fu eretta nel 1485 , in onore del celebre predicatore Geiler di Kaysersberg. Le vetrate appartengono a diverse epoche, dal sec. xir in poi. La fascista fu iniziata nel 1277 da Erwin de Steinbach e condotta fino all'altezza dello splendido rosone. Nel 1318, con una modifica al piano primitivo, vi si aggiunse un terzo piano; l'unica torre a nord, alta 142 m ., vero ricamo in pietra, fu terminata nel 1449. La Cattedrale è ricca di celebri sculture gotiche, di cui si ricordano la Madonna con il Bambino, la lotta tra i vizi e le virtù, le vergini prudenti e le stalle. Nel medioevo S. fu un notevole centro di cultura; vi fiorirono Goffredo di S. (sec. xit), Closener (sec. xiv) autore di una cronaca in tedesco; più tardi fu un attivo centro di umanesimo (Wimpfeling, Braut). Pur ostacolata dagli sforzi dei cattolici, tra cui Geiler di Kaysersberg, la Riforma luterana vi si insediò rapidamente per opera di Zell, Bucer e Capito, appoggiati da Sturm, fondatore dell'Accademia. Nel 1529 vi fu abolita la Messa e soppressi i conventi. Dopo la conquista dell'Alsazia, di cui non faceva parte S., questa città fu annessa nel 1681 da Luigi XIV che restituil la Cattedrale al culto cattolico. Durante l'antico regime il Capitolo nobile di S. fu molto potente ed ebbe 24 canonici e 24 prebendari. Nel periodo della Rivoluzione dal 1791 la sede di S. fu occupata da un vescovo costituzionale (Brendel), mentre il clero rimase fedele a Roma.

Altre chiese notevoli sono: St-Pierre-le-Vieux del sec. xv; S. Guglielmo, del sec. xili con vetrate del sec.

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xv; S. Stefano, in stile romanico, della fine del sec. xir ma in gran parte rovinata dai bombardamenti; S. Tommaso dei secc. xirlxiv. L'episcopio attuale è del sec. xviri; caratteristici sono: la casa Kammerzell del sec. xv; i ponti coperti con le loro torri medievali; il Palazzo dei Rohan, ecc.; notevole è il Museo archeologico in un edificio del sec. xiv. Dal 1949 S. è sede del Consiglio d'Europa. L'Università di S. ha due facoltà teologiche, una cattolica e l'altra protestante.

La diocesi di S. possiede numerosi centri artistici, ricchi di ricordi storici sia religiosi che profani. Si notano: Colmar, prefettura del dipartimento dell'Alto Reno, artistica città nella pianura alsaziana con ca. 100.000 ab. E ricordata per la prima volta in Notkero il Balbulo, monaco di S. Gallo, nell'opera De bellis Caroli Magni, II, 5 (genitium Calambrense). Fu patria del pittore e incisore Martino Schoengauer (14401488); di Corrado Pfeffel, direttore dell'Accademia militare di Colmar (1736-1809); del chimico Haussmann; dello scultore Bartholdi. La collegiata di S. Martino, detta la cattedrale di Colmar, deve la sua origine a una cappella dedicata a s. Martino, fondata nel sec. ix dall'abbazia di Münster, nella Valle dei Vosgi (carta dell'823 con privilegi di Ludovico il Pio). Nel sec. xili la cappella fu convertita in coro, vi si aggiunse un transetto a pilostri romanici che forma la parte più antica dell'attuale edificio; nel sec. xiv vi si aggiunsero una basilica gotica e 3 navate, per opera dell'architetto maestro Umberto, e il coro attuale, lavoro di Guglielmo di Marburg.

Il convento dei Domenicani detto "Unterlinden" (S. Johannis sub tilin) fu costruito tra il 1252-89; devastato sotto la Rivoluzione Francese nel 1793, venne nel 1849 trasformato in museo con pitture di Schoengauer e di Grün nella nave centrale; vi si conservano gli Archivi e la Biblioteca pubblica. Nell'antica chiesa dei Francescani, del sec. xiri, con vetrate del sec. xv, si insediò nel 1575 la chiesa protestante. Notevoli artisticamente sono l'antica dogana, detta Kaufhaus, edificio gotico del sec. xv, e il Palazzo di giustizia del sec. xviII.

Haguenau, sottoprefettura del Basso Reno presso la grande foresta demaniale omonima, deve la sua origine a un posto di caccia, trasformato in palazzo dall'imperatore Federico Barbarossa (1152-90); nel 1255 Haguenau divenne città imperiale e più tardi capitale della decapoli. La chiesa di S. Giorgio venne eretta nel sec. xir dagli Hohenstaufen; la nave è romanica, il coro e il transetto gotici. La chiesa di S. Nicola del sec. xiv conserva una torre ortagonale dell'epoca romanica.

Saverne, situata ai piedi dei Vosgi, sul canale tra la Marna e il Reno, conserva l'antico Palazzo dei vescovi di S., costruito nel 1780 dal card. principe di Rohan, ora ridotto però a caserma: ha inoltre una chiesa che offre vestigia di costruzioni dei secc. xili-xv, con una torre a cinque piani del sec. xir; un castello del sec. xir è oggi adibito a museo. A Wissembourg, nel Basso Reno, presso la chiesa gotica del sec. xiri, restano avanzi dell'abbazia benedettina del sec. vir. La piccola città vinicola di Egisheim si gloria di essere stata la patria, nel 1002, di Brunone di Dabo, poi papa Leone IX (v.).

L'abbazia benedettina di Murbach fu fondata nel 729 da S. Pirmino, devastata nel 929, venne restaurata più volte; fu secularizzata nel 1794; la chiesa abbaziale è del sec. xir ed offre uno degli esempi più preziosi dell'architettura religiosa in Alsazia. Nel 1515, Beato Renano vi scoprì il manoscritto delle opere di Velleio Patercolo. Attualmente gli archivi abbaziali sono conservati a Colmar, i manoscritti invece a S. (Cottineau, II, coll. 2016-18). Presso Saverne è l'antica abbazia di Neuweiler o Neuwillers dedicata ai ss. Apostoli Pietro e Paolo, fondata da Sigibaldo vescovo di Metz (716-41) con monaci inviati da s. Pirmino (A. Langel, Origines des abbayes de Neuviller et de Marmoutier, in Revue d'Alsace, 57 [1919], pp. 25-36,
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Strabburgo, diocesi di - Grotta di S. Vito (alt. 380 m ., profondità 24 m ., larghezza 10 m .) presso Saverne, meta di pellegrinaggi dal sec. xv.

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