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con monaci inviati da s. Pirmino (A. Langel, Origines des abbayes de Neuviller et de Marmoutier, in Revue d'Alsace, 57 [1919], pp. 25-36,
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Strabburgo, diocesi di - Grotta di S. Vito (alt. 380 m ., profondità 24 m ., larghezza 10 m .) presso Saverne, meta di pellegrinaggi dal sec. xv.

186-203; Cottineau, II, coll. 2063-64). Nella diocesi tre chiese parrocchiali sono state elevate alla dignità di basiliche minori, cioè nel Basso Reno la Basilica dedicata alla S.ma Vergine a Marienthal; nell'alto Reno la basilica del S. Cuore a Lutterbach e quella della S.ma Vergine a Thierenbach. - Vedi tavv. XCVIII-XCIX.

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STRATIGRAFIA. - La s., detta anche geologia stratigrafica o geologia storica, ricostituisce l'ordine cronologico di deposito dei materiali sulla superficie della terra, e raccorda i resti dei terreni anche posti a grandi distanze, smembrati dall'erosione o dislocati per movimenti tettonici (v. tettonica; geolOgla).

L'unità stratigrafica dicesi appunto "strato", che si può immaginare formato da materiale depositato, senza arresto, sopra un fondo subacqueo o subaereo. Le sue superfici limiti si dicono "facce" dello strato : quella inferiore, o più antica, dicesi "letto"; la superiore "tetto". Lo spessore di uno strato può andare da frazione di millimetro a qualche decimetro; se maggiore, lo strato prende il nome di "banco". Una successione di strati costituisce una "pila" o "serie di strati" (fig. 1).

La fine della fase astrale o pregeologica della terra (caratterizzata dall'effetto preponderante delle forze operanti in seno al geolde) e l'inizio della fase storica o geologica di essa si fanno coincidere generalmente con la formazione della prima crosta solida (litosfera) e con l'inizio della sua evoluzione ad opera degli agenti esogeni, con l'attuazione cioè dei primi cicli sedimentari. Poco dopo dovette essere apparsa anche la vita; i suoi primi rappresentanti però non sono stati tramandati allo stato fossile, sia per l'energico metamorfismo subito quasi dappertutto dai più antichi sedimenti, sia anche perché, probabilmente, i primi organismi non possedevano parti suscettibili di conservarsi fossilizzate (v. paleoistologia).

1. Età assoluta ed età relativa delle formazioni geologiche. - Per l'età assoluta della terra e della sua fase astrale v. universo. Per quanto riguarda la determi-

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(per cortesia di C. Masia)
Stratigrafia - Fig. 1. - Serie di strati concordanti (a, b...f, e). Fig. 2. - Discordanza stratigrafica tra le formazioni A e B; c, conglomerato di trasgressione. Fig. 3. - Stratificazione incrociata.
nazione dell'età assoluta della fase geologica della terra e delle sue suddivisioni (ère, periodi, ecc.: v. tabella), alcuni metodi servono esclusivamente per la cronologia delle formazioni più recenti (Pleistocene ed Olocene), altri, invece, per tutti indistintamente i periodi geologici precedenti. Fra i primi si può citare, risalendo nel tempo, il metodo della "dendrocronologia" (conta degli anelli annuali degli alberi e sua interpretazione), che in alcune regioni ha permesso di effettuare, in mancanza di altri dati, datazioni sicure fino ad oltre 3000 anni fa; il metodo detto del "radiocarbonio", realizzato da studiosi americani in questi ultimi anni, con cui sono state datate formazioni storiche, protostoriche e preistoriche, per ora sino a ca. 20.000 anni fa; interpretazione di fasi climatiche postglaciali attraverso l'analisi di "varve" postpietstoceniche per un periodo che interessa gli ultimi 13.000 anni ca.; infine, correlazione fra accertati cicli astronomici e alternanza di fasi glaciali e fluviali (v curva di Milhancovich "), metodo, quest'ultimo, che ha permesso di determinare, non si sa ancora con quale sicurezza, la cronologia assoluta di tutto il Quaternario antico (Pleistocene) per un lasso di tempo valutato dai 600.000 ad un milione di anni circa (v. tOMO) (fig. 4).

Fra i metodi realizzati in base a criteri assai vari per la determinazione della cronologia assoluta di ère e periodi anteriori al Quaternario, quelli che si possono classificare come paleontologici (presunto ritmo costante di evoluzione di determinati gruppi animali), geologici (valutazione del ritmo di sedimentazione, della degradazione meteorica, ecc.), geochimici (presunto incremento costante della salinità degli oceani) e geofisici (durata del raffreddamento della terra) hanno dato in genere risultati o fallaci o poco attendibili, specie se generalizzati. Viceversa, si sono rivelati preziosi nel fornire dati di cronologia assoluta i metodi basati sul fenomeno della radioattività (v. RADIOATTIVITÀ; TERRA, età della). Recentemente è stato messo a punto un nuovo metodo radioattivo di geocronologia detto "del rubidio-stronzio". Esso si fonda sulla radioattività di un isotopo naturale del rubidio ( $\mathrm{Rb}^{87}$; vita media $60 \cdot 10^{6}$ anni ca.) che nel suo decadimento radioattivo genera un atomo stabile di stronzio ( $20^{87}$ ); si determina quindi il rapporto stronzio-radiogenico-rubidio, in minerali contenenti rubidio. Questo metodo ha confermato, in vari casi, i dati geocronologici ricavati dal metodo del piombo, il quale ultimo, resta sempre il metodo più importante.

Con il metodo del piombo sono state rivelate per le ère ed i periodi geologici durate impensate, valutabili a centinaia di milioni di anni. Infatti, a 70 milioni di anni circa, si fa risalire l'inizio dell'èra terziaria; mentre all'èra secondaria e all'èra primaria si deve attribuire una durata, rispettivamente di 130 e di 310 milioni di anni: a 510 milioni di anni fa risalirebbe quindi l'inizio del periodo cambriano. Durata ancora maggiore si deve attri-
buire all'èra antecambriana: l'età infatti dei due più antichi minerali finora conosciuti, una uranite e una lepidolite, provenienti ambedue da una pegmatite canadese, misurata rispettivamente con il metodo del piombo e con quello del rubidio-stronzio, è stata valutata concordemente a 2,1 $\times 10^{6}$ anni ! E questo, come è logico, è un limite minimo di durata dell'età geologica della terra, ancora di gran lunga inferiore, come sembra per considerazioni varie, al valore massimo di essa che ancora sfugge a misure dirette, ma che dovrebbe aggirarsi, secondo Holmes, attorno a 3,350. $10^{6}$ anni!

Per il geologo è soprattutto interessante stabilire l'età relativa, cioè la posizione che uno strato o una formazione ha in una serie stratigrafica. Queste ricerche si basano sui seguenti criteri generali : stratigrafica, litologico, e paleontologico; oltre all'uso di alcuni metodi indiretti.

Il criterio stratigrafico, che si presenta come il più spontaneo, ha per premessa che di due o più strati, regolarmente sovrapposti, e che non abbiano subito forti dislocazioni, quello che sta in alto sia più recente di quelli sottostanti. Questo principio della "sovrapposizione" è di sicura applicazione laddove l'ordine di successione è rimasto inalterato (fig. 1). Se la pila di strati fa parte invece di una piega rovesciata, l'ordine di essi è capovolto nella parte inferiore della piega (fianco inversa), dove, dall'alto verso il basso, si va dai terreni più antichi ai più recenti (fig. 5). Altri casi complessi rientrano in particolari stili tettonici (v. tettonica), come falde di ricoprimento, pieghe diapire, ecc.

Il criterio litologico si serve del confronto della natura petrografica di due o più strati, sincronizzando quelli che presentano, a tal riguardo, caratteri identici. Esso può rendere ottimi servigi se applicato con le dovute riserve, soprattutto in regioni che abbiano strette affinità geologiche, una della quali di cronologia nota; può applicarsi inoltre in regioni molto vicine tra loro. Ma è noto che un dato tipo litologico non è esclusive di una determinata età geologica; mentre, d'altra parte, due rocce coeve, formatesi a breve distanza, possono presentare caratteri petrografici molto diversi. Si riteneva una volta che le rocce cristalline (gneiss, graniti, ecc.), fossero le più antiche, mentre si è constatato poi che esse si sono potute formare in qualunque età. L'applicazione di questo metodo esige perciò molta cautela.

Più sicuro invece il criterio paleontologico perché basato sui fossili, che sono i resti di organismi vissuti nel passato e depositati mentre avveniva la sedimentazione (v. PAlEONTOLOGIA). Si potè stabilire che molte specie fossili erano presenti in località anche distanti tra loro, e che talune di esse occupavano posizioni stratigrafiche esclusivamente corrispondenti, documentando così la sincronizzazione dei terreni dove sono contenute: donde anche l'indicazione di fossili guida. Ma è di somma importanza assicurarsi che i fossili, dopo la loro prima deposizione, non abbiano subito erosione, trasporto e risedimentazione (fossili "rimaneggiati "), indicando in questo caso un'età anteriore a quella vera.

Criteri indiretti. - Talora l'età di una formazione geologica si può ricavare in modo indiretto, ciò che risulta particolarmente importante qualora manchino i fossili o, se presenti, siano però inutilizzabili, perché specie di nessun valore stratigrafico (fossili persistenti, fossili banali). Così una formazione geologica intercalata fra altre due di età nota, avrà una data compresa tra quella della formazione superiore e quella della inferiore. Criteri indiretti, basati soprattutto sull'azione di metamorfismo di contatto, vengono anche usati nei riguardi di rocce endogene, sia fra loro, sia con rocce sedimentarie. E evidente che una roccia eruttiva è più recente di un'altra che sia stata da essa metamorfosata; che un filone è più recente delle rocce che esso attraversa; mentre se una colata o un filone di roccia eruttiva è ricoperto da sedimenti che non presentano tracce di metamorfismo, questi ultimi sono evidentemente più recenti. In determinati casi altro modo per verificare quale dei due strati o serie di strati sia più recente è quello basato sul "senso di sedimentazione" degli strati stessi, essendo, p. es., più antico un sedimento a grana grossa

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# SCALA STRATIGRAFICA 

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che passi ad altri nell'ordine di sovrapposizione a grana sempre più fina. Anche la posizione dei fossili del benthos fisso può dare utili indicazioni sull'ordine originario di successione di strati; così gli apici delle teche di archeo. ciatina piantati sulla medesima superficie di uno strato, indicano che da quel verso si trovano gli strati più antichi.
II. Concetto di "Facies". - Seguendo uno strato in superficie accade spesso di notare cambiamenti nella composizione litologica e nella natura dei fossili. Questi diversi aspetti litologici e paleontologici offerti da uno stesso strato prendono il nome di facies, le quali riflettono particolari caratteri geografici e biologici (habitat) del luogo in cui è avvenuta la sedimentazione. Così, si avranno facies continentali, lagunari, marine e fra queste ultime facies litorali (o costiere), batiali e abissali. Le facies continentali sono caratterizzate da fossili terrestri, con sedimenti di origine eolica (dune, loess), vulcanica (tufi), glaciale (merene), alluvionale e limnica (argille, sabbie, ghiaie, ecc.). Particolare importanza assumono fra quelle limniche i combustibili fossili generalmente riferibili ad un ambiente di palude o di maremma. Tranne casi particolari le facies continentali non raggiungono spessori molto rilevanti. I resti di organismi continentali possono essere terricoli (subaerei, aerei, ipogei) e acquatici (fluviali, limnici). Nelle facies di tipo lagunare, di estuario o di delta, sono presenti fossili di tipo terrestre ed acquatico, ma generalmente adattati ad ambienti speciali (acque dolci, acque salmastre a salinità varia). Le facies marine sono caratterizzate da fossili sia bentonici (fissi o mobili), che pelagici (nectonici e planctonici); esse, in base all'habitat, si possono suddividere secondo la profondità in : facies neirliche (fino a 200 m .), caratterizzate dall'abbondanza numerica di fossili di organismi euritermi e dal prevalere di sedimenti terrigeni (cioè trasportati dai corsi d'acqua al mare) ed organogeni, sia di accumulo di spoglie, sia derivati dall'attività costruttiva (ad es., le scogliere madreporiche); facies batiali (200-1000 m.), di mare più profondo, dove prevalgono sedimenti fangosi e la fauna è stenoterma; prevalente è il plancton
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(per cortesia di C. Mazia)
Stratigrafia - Fig. 4. - Curva della radiazione di Milankovich, espressa in millenni.
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(per cortesia di C. Mazia)
Stratigrafia - Fig. 5. - Successione inversa di strati (dall'alto in basso, nell'ordine 1, 2, 3, 4; serie invertita), in una pioga rovesciata profondamente erosa. La parte punteggiata completa la pioga rovesciata originaria.
isopici o isotipici due depositi che mostrino la stessa facies; eteropici, se hanno facies diversa, pure essendo contemporanei; isomesici sono due depositi che si sono formati in identici ambienti (in due lagune; in due laghi, ecc.), eteromesici se formatisi in ambienti diversi (in una laguna e in un mare profondo); si dicono isotopici due depositi che si sono formati nella stessa " provincia geografica" (ad es., una sabbia marina ed un tufo vulcanico continentale nel bacino del Mediterraneo), eterotopici, se formatisi in due province diverse.
III. Anomalie stratigraniche. - Se due o più strati depositatisi successivamente senza interruzione di sedimentazione si sovrappongono regolarmente uno sopra l'altro, si dicono concordanti (fig. 1). Talvolta invece è avvenuto che, dopo la deposizione di un gruppo di strati, per un ritiro graduale o brusco del mare (regressione) il fondo marino è emerso, cioè è entrato in una fase di continentalità, durante la quale la sua superficie è stata variamente erosa. Se dopo un certo lasso di tempo questa regione viene nuovamente coperta dal mare (ingressione), gli strati che vi si depositano, anche nel caso che sussista un parallelismo con quelli più antichi, si dicono discordanti (discordanza stratigrafica; fig. 2), mentre l'assenza di deposito marino costituisce una "lacuna di sedimentazione». I depositi che si succedono regolarmente sovrapposti o che siano compresi tra un'ingressione e una regressione appartengono ad uno stesso ciclo di sedimentazione.
IV. Scala stratigrafica e sue divisioni. - Coordinando i risultati degli studi paleontologici e dei cicli sedimentari e tenendo conto di tutte le regioni della Terra e anche di altri avvenimenti paleogeografici di carattere generale è stato possibile costruire una successione di termini detta scala stratigrafica. Il più antico tentativo di classificazione cronologica pare sia dovuto al Lehmann (1756), al quale seguì quello di A. G. Werner (1789), basato sopra caratteri litologici. Però, prima del Werner, G. Arduino aveva stabilito, fin dal 1759, una classificazione geologica divisa in quattro ordini da lui chiamati : primario, secondario, terziario, quaternario; denominazioni, queste, ancora conservate per indicare le quattro grandi ere: paleozoica, mesozoica, cenozoica e neocoica, e che corrispondono abbastanza bene, per quanto riguarda l'Italia settentrionale, alla reale successione stratigrafica di questa regione, indicata da Arduino. Nei congressi geologici fu stabilita la nomenclatura da adottare per le divisioni della scala stratigrafica i cui termini sono il gruppo, il sistema, la serie, il piano, la zona e gli equivalenti cronologici sono l'era, il periodo, l'epoca, l'eld, l'hemera.

Si noti che i limiti fra le ere sono stabiliti su base paleontologica (scomparsa e apparizione di grandi gruppi di organismi), ma possono coincidere anche con estese discordanze stratigrafiche (tra arcalco e paleozoico, in alcune regioni dell'America del Nord) o con l'inizio di grandi cicli orogenetici (tra mesozoico e terziario: inizio dell'orogenesi alpina).

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I periodi geologici possono coincidere, in determinate località, con grandi cicli di sedimentazione, limitati da parziali ritiri del mare (pliocene, nella Penisola italiana). Per le divisioni minori, pur potendovi corrispondere cicli di sedimentazione, il criterio di separazione è basato sempre più sui fossili caratteristici (generi, specie, varietà). La «zona» è veramente l'unità paleontologica: essa può corrispondere ad un solo strato e può essere rappresentata da una sola specie di fossile caratteristico. Alcuni periodi (carbonifero, permico, trissico), poiché se ne conoscono per vaste estensioni gli affioramenti di origine sia marina che continentale, hanno doppia divisione e nomenclatura. Naturalmente non esiste in nessuna regione della Terra una sezione naturale che mostri tutta la serie stratigrafica, dall'arcaico ad oggi; però s conoscono località dove sono rappresentate le successioni complete di tutta un'ára o un periodo (paleozoico, nell'Inghilterra sudoccidentale; mesozoico e quasi tutto il cenozoico in alcuni settori dell'Appennino umbro-marchigiano; il devonico nella Valle della Mosa, ecc.). Si ricorda infine che i periodi geologici traggono il nome e da località geografiche, talora latinizzate, dove i terreni sono stati studiati per la prima volta (p. es., cambrico, da Cambria, nome latino del Paese di Galles) o dal tipo prevalente o caratteristico della vecia (p. es., carbonifero, nell'Europa occidentale, per la presenza di grandi quantità di carbone fossile).

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Carmelo Maxia
STRAUSS, David Friedrich. - Teologo protestante, ligio ai principi e presupposti della scuola "razional-mitica" ("mythisch-rationale Schule "). n. il 27 genn. 1808 a Ludwigsburg (Würtemberg), dove dopo una vita movimentata m. l'8 febbr. 1873.

Nel seminario minore e di Blaubeuren (1821-25), ebbe a maestri specialmente Kern e F. C. Baur che fu anche suo professore più tardi, quando-S. fece i suoi studi teologici nel Wilhelmsstift (1826-30) di Tubinga (v.). Oltre le lezioni, lo affascinarono il "mistico " protestante Jacob Böhme (1575-1624), Schleiermacher (v.), Schelling (v.), il pietista visionario Justinus Kerner, di cui frequentò nelle vacanze le sedute spiritiche, ma più di ogni altro Hegel (v.). Finiti gli studi divenne vicario poi maestro nel piccolo seminario di Maulbronn. Nell'inverno 1831-32 andò a Berlino. Disgustato delle lezioni di Schleiermacher, si assocò agli hegeliani di sinistra ( Linkshegelianer s), e frequentò le lezioni di W. Vatke (1806-82); l'anno dopo ritornò a Tubinga, quale «ripetitore * di teologia nel Wilhelmsstift, che dava diritto di fare lezioni di filosofia all'Università. Primo interprete di Hegel a Tubinga, le sue lezioni, pervase di entusiasmo per il maestro, ebbero immenso successo. Rea-
girono però subito i professori di filosofia, che gli contestarono il diritto di tenere lezioni di quella materia. Si rassegnò dunque, rinunciandovi, e si diede a studiare quasi tutta l'esegesi del suo tempo. Vi erano allora tre scuole d'esegesi protestante: a) la scuola "soprannaturale" (più tardi chiamata anche "positiva"), che continuava ancora l'ortodossia luterana e calvinista, ma era sempre più costretta a maggiori concessioni sotto la pressione dell'imperversante razionalismo; b) la scuola detta "razionale", capeggiata H. E. G. Paulus (1761-1851), allora in gran voga, che escogitava ingegnosi espedienti, come quello delle cause intermediarie non riferite nel testo sacro, per eliminare l'elemento soprannaturale e miracoloso della Bibbia; c) la scuola (già esistente da ca. 50 anni) "razional - mitica", diretta a fare un'apologia più efficace della Bibbia di fronte all'empietà dominante, spiegandola come complesso di miti necessari ai tempi dell'umanità immatura.

La scuola mitica, prima nell'esegesi dei classici antichi poi dei libri biblici, è massimamente dovuta a C. G. Heyne (1729-1812), celebre professore di Gottinga, che ne fece un'ermeneutica sistematica da lui applicata solo ad Esiodo (v.), Omero e altri autori antichi; secondo lui esiste, per necessità psichico-genetica del genere umano, un'età mitica universale e necessaria, cui sottosta in tutte le regioni della terra l'uomo primitivo, dall'intelligenza rudimentale, congiunta però a vivide impressioni sensibili che non percepisce le cause vere delle cose e non sa riflettere e meditare e usa un linguaggio incredibilmente povero sì di concetti ma di somma espressività; di fronte a fatti insoliti e stupendi quell'uomo rude dell'età mitica non ne percepisce le concessioni vere e causali, e pensa di trovarsi di fronte ad un essere supremo, che agisce sempre immediatamente nelle cose di quel mondo; in ogni cosa vede agire Iddio e per lui il corso della vita quotidiana è una serie continua di miracoli; percepisce anche fatti storici, p. es., che A sia causa di B; ma per lui tale semplice fatto si trasforma necessariamente in una storia brillante, passionale secondo la quale A s'innamorò con un conprincipio e nelle vicende varie di quell'amore B fu generato da A come suo diletto figlio; a modo suo percepisce anche l'opposizione fra i concetti, ma traduce quella percezione in bel linguaggio mitico, come storia di una lotta feroce fra due potenze primordiali preconificate, creando una serie di gesta trogoniche o cosmogoniche. Questa teoria era fatta per affascinare il periodo romantico (v. nomanticismo), che mette in tanto rilievo l'«irrazionale», per cui quei racconti mitici diventano l'origine misteriosa e profonda di tutta la poesia, ma anche di tutta la storiografia, la filosofia, la scienza della religione. Anche la "tradizione popolare" ha origine sommamente irrazionale : il rude uomo mitico aumenta sempre più il «miracoloso» nei suoi racconti popolari, dando forma alla semplice realtà originaria. Tali tradizioni si troverebbero in tutte le fonti delle età più antiche: in Livio ed in Erodoto, in Cina, India ed anche nella Bibbia. Da tali tradizioni procede tutto, ed esse esprimono a modo loro le verità più profonde dell' anima umana: si arriva dunque ad un "panmitismo", sostenuto con entusiasmo, di cui il posteriore panbabilonismo non sarà che un'applicazione. Il "movimento mitico", che ebbe immensa voga, anch'essa tutt'altro che razionale, esalta i miti antichi e persino moderni, i quali, come l'arte e specialmente la poesia, esprimono a proprio modo anche le cose più profonde dell'essere umano. Sorti i dubbi, l'intelletto umano, spiega il mito spesso come allegoria di qualche altra realtà, oppure intraprende l'opera di "smitizzazione" per la quale già C. G. Heyne trovò un'ermeneutica appropriata onde sciogliere i fili di un cucito riportandoli al loro aspetto originario. Ne risulta la divisione dei miti (v. MItO E MITOLOGIA). I miti storici non debbono prendersi come storia vera, ma soltanto come storia "apparente" (v. spiritus paraclitus) dotata di verità relativa ed economica, che occorre ridurre al fatto primitivo reale. I miti filosofici (e religiosi) non sono basati, secondo tale scuola, su nessun fatto storico, e si deve rintracciare il fatto interno della mente, che sta in fondo alla fantasia

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(fot. J. Fréd. Kuster)
(fot. Photomog)
In alto a sinistra: ESTERNO DELLA CHIESA di S. Leodegario a Guebwiller (sec. xit). In alto a destra: CHIESA DI S. MARTINO, costruita nel sec. xili - Colmar. In basso a sinistra: FONTANA DELL'IMPE-
RATORE COSTANTINO (1521) e portale della Chiesa (sec. xiII) - Kaysersberg. In basso a destra: CHIESA ABBAZIALE costruita nel 1175 su pianta cistercense in stile romanico lombardo-renano - Murbach.

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In alto a sinistra: STREGONI INTENTI ALLE LORO PRATICHE (1934). Missione di Marzambull (Altica). In alto a destra: UN GIOVANE GUERRIERO consulta una strega per avviare ricette a difesa dal maltorrino e dal norlingio (1935). Missione di Marzambull (Altica). In basso a sinistra: UNO STREGONI-MEDICO preleva un melano, sormmesso e folastroo, ad una terra di alti complessi, destinati a guastolo dalla malattia (1939). Missione di Erhowe (Altica). In basso a destra: UNA PICCOLA INDIANA DELLA TRIBU DEI KUNA ammalse, uno accanto un carro di idoli che, secondo i consigli delle margine-medice, la guaricarono (1936) - Usaba (Colombia).

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"mitizzatrice». I discepoli di C. G. Heyne applicarono la sua "ermeneutica razionalmitica" ai testi biblici; credendo che l'irrazionalismo romantico per mezzo dei miti potesse riaccendere la fede scaduta nel tempo del razionalismo (v.); sostennero che quei miti biblici, al pari di quelli di Grecia, di Roma e del Vedanta, non erano da disprezzare, ma contenevano antichi fatti e profonde verità umane, pur non essendo veri alla lettera, e insegnarono molte verità, come l'esistenza e la Provvidenza di Dio in maniera molto più poetica e attraente. Non fa meraviglia che taluni di quegli esegeti, come J. G. Eichhorn (1752-1827) e J. Ph. Gabler (1753-1826), nella spiegazione razionalmitica vedessero l'unica speranza di salvezza per la fede cristiana. G. L. Bauer scrisse nel 1799 a Lipsia un manuale di metodo razionalmitico per lo studio della Bibbia, e lo fece seguire da una vera enciclopedia di "Mitologia sacra" del Vecchio e Nuovo Testamento (Lipsia 1902, a voll.). La scuola esegetico-mitica affascinò anche i grandi filosofi dell'idealismo (v.) germanico. Schelling dedicò i suoi primi libri a chiarirne filosoficamente le fondamenta; il più influente della scuola diventò il filosofo kantiano J. F. Fries (v.), che elevò il mito ad essere "la categoria del religioso", facendolo così antropologico, cioè universale per ogni generazione degli uomini, ritenendo inoltre inevitabile e necessario il mito per ogni pensiero umano. Con Hegel la cosa è un po' diversa: il mito appartiene alla "Anschauung", antiche al "concetto", somma categoria di Hegel, pensiero sfruttato da S. Nell'applicare le idee dell'idealismo tedesco alla Bibbia S. ebbe a predecessore Wilhelm Martin Leberecht de Wette (1780-1840), che diede una spiegazione razionalmitica al Vecchio Testamento. Già dai giorni di Eichhorn si era tentato di spiegare, alcune pericope del Nuovo Testamento miticamente, e G. L. Bauer ne aveva raccolti tutti i materiali.
S. applicò quell'ermeneutica in grande stile al Nuovo Testamento cioè alla Vita di Gesù (v.), e lo fece più radicalmente: non ammettendo nessun mito storico ma soltanto miti filosofici, cosi tutti i vangeli dicono solo che vi è un elemento divino nell'umanità di Cristo presa con come concreta e singolare, ma piuttosto come idea generale. Tale è il senso del Leben Jesu britisch bearbeitet, che usci a Tubinga nel 1835 e rese S. il più celebre teologo di Germania, ma gli tolse per sempre la possibilità di avere una cattedra teologica. Ben architettaio, in un mirabile stile, il libro esponeva delle singole pericope; a) la spiegazione "soprannaturale", valendosi di una conoscenza profonda ed estesa degli stessi autori "positivi"; b) la spiegazione razionalistica, facendo tesoro specialmente delle opere di N. Paulus, entrambe esposte con tale abilità che si distruggevano a vicenda, e infine c) la spiegazione razionalmitica, che trionfava eliminando ogni storicità e ogni verità al di fuori dell'idea generale del divino nell'umano; c'era ben poco di positivo in uno studio sommamente distruttivo e sovversivo. Nel libro si vide il crollo della teologia cristiana e lo scandalo fu immenso. Pionvero le confutazioni a centinaia. Sconcertato ne appare S. in Streitschriften (Tubinga 1837), e non mosso da motivi nobili: con la sua penna terribile aggredisce gli autori meno notevoli, trascura i più grandi, infierisce contro il maestro che lo aveva denunciato al governo. Difatti fu per punizione trasferito al ginnasio della sua città nativa, ma già nel 1836 lascia il servizio statale per farsi scrittore libero.

Amici "radicali" (miscredenti) gli procurano una cattedra di teologia a Zurigo, ch'egli accetta. Sembra che le critiche l'abbiano un po' scosso, e, nella $3^{\text {a }}$ ed. del Leben Jesu, attenuò i suoi dubbi quanto al Vangelo di s. Giovanni, sostenendo però solo come "possibile" la sua genuinità, e scrisse Zwei friedliche Blätter (Tubinga 1839). Ma appena si diffuse a Zurigo la notizia, la popolazione credente dell'intero Cantone di Zurigo si ribellò violentamente; ed il governo cantonale dovette licenziarlo prima che cominciasse l'insegnamento conoscendogli una pensione vitalizia; ma nemmeno quest'espediente salvò il governo "radicale", che sei mesi più tardi fu deposto dallo "Züriputsch ". S. reagì e nella prefazione della $4^{a}$ ed. del Leben Jesu dichiarò dovute a debolezza
d'animo le attenuazioni della $3^{a}$ ed.; pubblicò : Die kirchliche Glaubenslehre in ihrer geschichtlichen Entwicklung und im Kampfe mit der modernen Wissenschaft dargestellt, 2 voll. (Tubinga 1840-41), in cui tratta la storia dei dogmi secondo lo stesso metodo razionalistico, e proclama il fallimento di tutta la storia della teologia, sempre proclive ad opprimere la ragione e la libertà. Pur essendo meglio documentato e meglio condotto del Leben Jesu nell'attacco contro le posizioni cristiane, questa nuova opera di S. non suscitò tanto scandalo, ebbe una sola edizione. Dopo la rivoluzione del 1848, S. tentò la politica; il popolo credente fece fallire la sua candidatura per il Parlamento di Francoforte, ma fu eletto deputato della dieta del Württemberg. Non riuscì neanche come politico; sebbene eletto dai rivoluzionari difese aristocratici e conservatori, richiamato all'ordine non si scuso, ma rassegnò il mandato. Ripresa l'attività letteraria, scrisse biografie, specialmente di anticlericali, come Reimarus (Lipsia 1861, $2^{\text {a }}$ ed. 1892), Ulrich von Hutten (3 voll., ivi 1858 -60, $6^{a}$ ed. 1865), più tardi Voltaire (Mannheim 1870, $2^{\text {a }}$ ed. 1907). Però non fu un maestro nell'arte biografica; tutti i suoi personaggi vivono e pensano alla S., come succede per i poeti, quale S. del resto si dimostra nel vol. XII di Gesammelte Schriften. Nel 1862 il successo in Francia della nuova vita di Gesù di E. Renan (v.) indusse S. a tentare una simile vita di Gesù per il gran pubblico: Das Leben Jesu für das deutsche Volk bearbeitet (Lipsia 1864; $12^{\mathrm{a}}$ ed. 1902), più moderato e più positivo che nella "grande" vita, però non meno pericoloso. Riprese la polemica contro i teologi, condannando i "semirazionalisti" o "Vermittlungstheologen" più sgaramente degli stessi ortodossi, come in Die Malben und die Ganzen (1865); esprime un duro giudizio sul libro postumo di Schimermacher in Der Christus des Glaubens und der Jesus der Geschichte (Berlino 1865). La guerra del 1870 eccitò i suoi sentimenti patriottici, come anche quelli di E. Renan, e così entrambi gli autori eversivi di "Vite di Gesù" scrissero lettere aperte attorno alla responsabilità di quella guerra e della sorte dell'Alsazia e Lorena. A guerra finita S. uscì con un altro libro, che segnò il triste epilogo della sua evoluzione teologica: materialismo e darwinismo, entusiasmo "culturale" proprio del borghese di quell'epoca: Der alte u. der neue Glaube (Lipsia 1872). Il libro però è pervaso da molta sincerità, pone la questione assillante: siamo noi ancora cristiani? E risponde decisamente no: noi, che abbiamo abbandonato la fede cristiana e ne cerchiamo un'altra più scientifica, noi che seppelliamo i documenti più sacri del cristianesimo nei musei dei miti, non siamo più cristiani. Il libro ebbe molte confutazioni, ma anche edizioni (16 ${ }^{\text {a }}, 1904$ ); con esso l'antisocialista S. contribuì a diffondere il materialismo anche fra i proletari.

Della sua teologia sommamente negatrice molto vive ancora; in seno alla neortodossia protestante ricomincia a riaffiorare il mitismo, non solo a causa della "smirizzazione" promossa da R. Bultmann, che segue più o meno la via di S., pur basandosi non su un mitismo antropologico di natura "friesiana", ma su un esistenzialismo (v.) secondo le idee di M. Heidegger, ma per le idee di Karl Barth, principe dei neortodossi riformati. Nel suo libretto su S., K. Barth afferma di concordare con S. in non meno di cinque punti che riguardano principi fondamentali: 1) se si concepisce la fede cristiana come una relazione immanente e si rende storica, ciò equivale a togliere la fede; 2) i documenti del Nuovo Testamento non possono essere fonti per una vita pragmatica dell'uomo Gesù Cristo: sono mere testimonianze di qualche essere sovrumano secondo le profezie del Vecchio Testamento e al di sopra di ogni recentruzione storica; 3) si può raggiungere un "Gesù storico" dietro quelle fonti, ma sacrificando i predicati più essenziali di Gesù (coscienza messianica, coscienza di figlio di Dio, predicazione del Regno, speranza della parusia, risurrezione dai morti), ed un tale "Gesù storico" sarebbe di "caratterologia sentimentale" che nulla avrebbe da fare con la fede degli Apostoli; 4) ma la persona di Gesù, per quanto appare nei Vangeli, è strettamente legata a tali predicati: uno storico che volesse scrivere una vita di Gesù dunque dovrebbe o

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cancellare quei predicati o interpretarli "moralmente" o considerare Gesù come "un nobile agitatore spirituale" seppure non si preferisca considerare la comunità primitiva come l'ultimo dato storico raggiungibile, e mito ogni cosa ad essa precedente; 5) il Cristo della "ricerca storica" non sarebbe altro che un rivelatore "relativo" di Dio, sarebbe un bel simbolo del Cristo vero: la Pa rola di Dio fatta carne, che esercita la decisione di Dio su di noi e che impegna anche noi nella decisione.
Il "razionalmitismo" o "movimento mitico", giunto alle più alte vette della teologia acattolica, da Heyne fino a Bultmann e Barth, l'ha pervasa di scetticismo e di pessimismo, quanto alla psicologia primitiva dell'uomo, in conformità all'ideologia di Lutero e Calvino, senza provare ciò con argomenti naturali o soprannaturali. Certo, l'uomo ha un'inclinazione poetica e anche "mitica", ma ha anche facoltà intellettuali atte a controllarla. La schiavitù ai miti è spiegabile ammettendo negli uomini di tutti i tempi più o meno uguali capacità intellettuali e sensitive, non negando però le differenze di tradizioni e di indole. Molti miti possono spiegarsi fenomenologicamente, senza che ne consegua la fatalità ad essi attribuita dal panmitismo; anche il panbabilonismo falli a misura che la conoscenza della civiltà babilonese si venne sviluppando. E soprattutto erroneo il ritenere il popolo ebraico come primitivo e soggiacente alla schiavitù dei miti. Lo stesso, ancor più, deve dirsi della comunità primitiva cristiana. Ma con soli argomenti razionali non si convinceranno mai i panmitisti, trovolti da tendenze sentimentali tutt'altro che intellettuali; occorre testimoniare loro la fede nel Dio vivente, nella verità assoluta della S. Scrittura, escludendo ogni dubbio anche sulla luce intellettuale, di cui furono e sono capaci tutti i popoli, anche se meno evoluti dei moderni.

Altre opere di S.: Gesammelte Schriften, ed. E. Zeller ( 12 voll., Bonn 1876-78), collezione però assai incompleta. Accedono collezioni di lettere: Ausgewählte Briefe, ed. E. Zeller (Bonn 1895, 5 voll.); A. Rapp, Briefwechsel zwischen S. und Vischer, 2 voll. (Stoccarda 1952-53). In italiano fu tradotta da G. Oddo la "grande" Vita di Gesù o esame critico della sua storia per il dr. D.F.S., Milano 1863-65; il testo di quella versione, fatta sulla quarta [Tubinga 1840, non mitigata] tedesca, servì per una vile falsificazione (Roma 1886) che nella pagina del titolo si sforza di fare credere, che sarebbe la Vita di Gesù di S. "rifutata e completata" dal p. C. M. Curci (v.), già riconciliato con la Chiesa. La Vita di Gesù di S., tradotta da S. Gatti (Torino 1865) ed incompleta, sembra basarsi sulla $2^{a}$ ed. della "piccola" Vita di Gesù dello S. o del Leben Jesu für das deutsche Volk bearbeitet. Da "S.O.E." è tradotto l'ultimo libro di S., assieme con la Nachschrift (1873): D. F. Strauss, La antica e la nuova fede (Milano 1876 ).

BISL.: J. Zeller, Stimmen der deutsch [prot]. Kirche über das Leben Jesu von Dr. S., Zurigo 1837; W. Hoffmann, Das Leben Jesu... von D. F. S. geprüft für Theol. und Nicht-theol., Stoccarda 1836, pp. 31-60 (genesi della scuola mitica); E. Zeller, D. F. S. in seinem Leben und seinen Schriften, Bonn 1874; B. Bauer, Philo, S., Bmnn, Berlino 1874; W. Lang, D. F. S., Lipsia 1874; F. Hettinger, D. F. S. ein Lebens- und Literaturbild, Friburgo 1875, è una vita catt. di S., in alcuni punti forse troppo "apologetica", ma l'autore penetra con molta perspicacia la filos. e teol. di S.; B. Hausrath, Str. und die Theol. sein. Zeit, Heidelberg 1876-78; O. Frick, Mythos und Evang., Heilbronn 1879; E. Marius, Die Persönlichkeit Jesu mit besond. Rücksicht auf die Mythol. und Mysterien der alten Welt, Lipsia 1879; H. Benecke, W. Vathe [discep. di Hegel], Bonn 1883; Woldemar Schmidt, D. F. S., in Real-Encykl. f. prot. Th. u. K., XIV (1884), pp. 775-81, bibl.; E. Zeller, D. F. S., in Allg. Deutsch Biogr., 36 (1893), pp. 338-48; S. Eck, D. F. S., Stoccarda 1890; A. Wands, D. F. S. philos. Entwicklungsgang und Stellung zum Materialismus. Diss., Münster 1902; A. Hein, Die Christologie von D. F. S., in Zeitschrift f. Theol. u. Kirche, 16 (1906), pp. 321-45; Th. Ziegler, D. F. S., in Real-Encykl. f. prot. Theol. u. K., XIX (1907), coll. 7692 (bibl.); K. Harreus, D.F.S., sein Leben und seine Sehr., Lipsia 1908; A. Kohut, D. F. S. als Denker und Erzieher, Heidelberg 1908; Th. Ziegler, D. F. S., 2 voll., Strasburgo 1908-1909; A. Lévy, D. F. S., Parigi 1910; A. Schweitzer, Gesch. der Leben-Seu-Forschung, II, Tubinga 1913, pp. 69-124, con altra bibl.; K. Barth, D. F. S. als Theol. 1839-1939 (Theol. Stud., 6), Zurigo 1939; $2^{2}$ ed., ivi 1948; id., Die protest. Theol. im 19. Jahrb., ivi
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(4a 12d. logica del Compendium, Londra 1885, p. 17)
Stregoneria e medicina - Il diavolo tiene concilio alle streghe. Incisione del Compendium Malefizarum di P. Fr. Maria Guazzo, Milano 1868.
1947, pp. 490-515; E. Retzall, D. F. S., in Sreush Teol. Tidskrift, 20 (1944), 198-210; C. Hartlich - E. Sachs, Der Ursprung des Mythusbegriffes in der modernen Bibelwissenschaft., Tubinga 1952, pp. 121-48 è fondamentale per la "Scuola mitica"; per R. Bultmann, v. Biblico, 32 (1951), p. 92, n. 830. Pietro Nober

STREGHE: v. MAGIA.
STREGONERIA e MEDICINA. - Presso i primitivi, lo stregone sacerdote riceve, in un particolare stato naturale o provocato (sciamanismo, ebbrezza alcoolica, medianismo), una cosiddetta "luce di rivelazione" a scopi terapeutici; nella demoiatrica chi è capace di "segnare" alcune malattie è nato in determinate condizioni. In un primo momento il guatitore è solo il tratto d'unione tra divinità e uomo, sacerdote che sta fra divinità e paziente; in un secondo tempo egli stesso si arroga il potere di bene e di male, trasformandosi in mago e ricavando il suo potere da riti o manovre speciali; come tale lo si trova sia tra i popoli primitivi sia tra gli odierni abitanti delle campagne. Presso i primitivi lo stregone, a capo dell'intera popolazione del villaggio, è il centro di veri e propri riti per scacciare i demoni, in casi di epidemia o di malattia di un membro della comunità; altre volte, in segreto o in pubblico, compie riti o cerimonie per procurare malattie.

Nella demoiatrica, accanto all'elemento religioso è posto l'elemento magico; pertanto, a determinate persone viene attribuita la facoltà sia di fare che di togliere il male, sia di provocare che di guarire malattie. Le streghe hanno tale virtù per nascita o per iniziazione e l'applicano mediante le "fatture", in genere con un'opera a sfondo criminoso, sia agendo direttamente sulla vittima (iettatura) sia su qualche figura o cosa che la rappresenti (transfert). Con gli stessi metodi possono disfare quanto hanno compiuto.

Accanto a quella legata alle "fatture", l'opera della s. si rivolgeva alla confezione di amuleti, talismani e filtri che donassero gioventù, onori, amore, ricchezze, ma in particolare era legata alla cura delle malattie. Contadini e popolani, quando, a loro parere, la scienza medica ufficiale non riusciva a raggiungere lo scopo, ricorrevano (e tuttora avviene!) alla strega che ben conosceva le virtù dei semplici medicinali e somministrava succhi di erba, in specie quelli con effetto alleviante, quali le solaracee. Le streghe, oltre ad avere un farmaco per ogni male, ne possedevano anche di micidiali e sapevano ben manipolare i veleni; esse furono anche ostetriche e ginecologhe, spesso non a fin di bene; per ogni occasione avevano un rimedio, dai sistemi abortivi alle acque di castità e agli afrodisiaci. Alle malattie attribuite a opera di s. si assegnano particolari caratteri, soprattutto quelli di non

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potersi identificare con un quadro nosografico caratteristico e presentare una sintomatologia straordinaria nei suoi sviluppi e non spiegabile con la comune patogenesi; quale, p. es., un disordine dietetico, una causa traumatica rossica o infettiva, ecc. Si tratta d'un deperimento inspiegabile e progressivo (una delle forme più caratteristiche della "fattura") o di perdita della facoltà sessuale o della memoria. Una simile patologia da s. non è passibile, com'è chiaro, di controllo sperimentale; rimane perciò non accertabile e definibile in modo scientifico, assume una fisionomia vaga e discutibile che assai bene si presta a un'interpretazione soggettiva e fantastica. D'altra parte, da una siffatta patologia vanno distinti i disturbi e le malattie realmente provocate da sostanze venefiche subdolamente propinate, o dalla suggestione o inscenate da volgari trucchi.

La s. acquistò fosche tinte particolarmente nel medioevo, epoca in cui non fu giudicata come meritava anche dal punto di vista psicopatico, ma solo da quello religioso, come grave colpa di empietà e di demonolatria. Attualmente tale forma medievale di s. viene considerata una psicostossica, spesso collettiva, legata all'abuso di sostanze stupefacenti per inalazioni, per frizione, o per bevande. Infatti, in un ambiente chiuso saturo di fumigazioni di sostanze stupefacenti, le streghe si ungevano l'intera superficie del corpo con pomata a base delle stesse, aggiungendo talvolta anche il loro uso interno in forma di filtri e decotti. Tali tossici, usati dalle streghe, erano l'aconito, la mandragora, la belladonna, il giusquiamo, l'oppio, la canape indiana (hashish) e altre sostanze oggi identificate come stupefacenti (v.). Così, in stato di delirio, le streghe credevano realmente di esser andate ai "sabba" infernali e al risveglio erano pronte a giurare sulla realtà di quanto avevano visto nel delirio e anche a finire la loro esistenza sul rogo.
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(per cortesia della Suore Grigio di Montréal)
Stregoneria e menteria - Tipo di stregone esquimese (pagano). Missione delle Suore Grigie di Montréal - Chesterfield.

Cerimonia iniziale della carriera era il patto con il demonio, firmato con il proprio sangue su una pergamena virginea di pelle di fanciullo, in ambiente saturo di stupefacenti, in un'atmosfera delirante d'incubo satanico. In tali circostanze il demonio appariva donare, in cambio dell'anima della consacranda strega e della sottomissione di lei al suo volere, un primo periodo di felicità e di ricchezza. D'altra parte la strega avrebbe acquistato un potere superiore a ogni potenza umana, attraverso particolari cerimonie in cui entravano sacrifici cruenti culminanti in omicidi rituali, con una liturgia in onore di Satana, scimmiottante gli stessi rituali dei culti divini; spesso era richiesto per tali riti un prete apostata. Il delitto si congiungeva, così, al più turpe sacrilegio. In realtà, spesso la loro opera, all'infuori di ogni presunta intromissione diabolica, era capace di effetti meravigliosi, essendo esse conoscitrici della natura umana, dei poteri delle sostanze fisiche, delle virtù delle erbe.

La tradizione popolare ha illustrato in arte le streghe come tipi di vecchie donne d'aspetto brutto e ripugnante; al contrario esse furono in genere donne bellissime e piene di ricchezze derivate dai loro guadagni spesso loschi e illeciti. Nei riguardi del giudizio morale della s., v. magia. - Vedi tav. C.

Birl.: A. Pazzini, La magia negli scaffali di un museo, in Athena, 1934, xir; id., Una pagina di patologia medioe. la I., ibid., 1935, 1; id., La medicina primitiva, Milano 1941; id., Stor. della mediz., 2 voll. ivi 1947, passim; S. Marszakowicz, L'elmo, tossicologico nella s. e nel demonismo medioe., Roma 1936; G. Michelet, La strega, 2 voll., Milano 1936.

Gustavo M. Apollonj
STREIT, Karl. - Fondatore della cartografia ecclesiastica, n. il 5 ag. 1874 a Dittersbächl (dioc. di Litoměřice, Cecoslovacchia), m. il 31 maggio 1935.

Entrato nel 1893 nella Società del Verbo Divino e ordinato sacerdote nel 1898, lavorò come cartografo, nella Casa Madre della Società a Steyl in Olanda e più tardi a S. Gabriele, dove nel 1930 fondò l'Istituto cartografico.

Oltre alle molte carte geografico-missionarie, linguistiche ed etnologiche (tra le altre anche le carte murali per l'Esposizione missionaria del 1925 in Vaticano), che egli disegnò specialmente in collegamento con i lavori di P. Guglielmo Schmidt e la rivista di lui Anthropos, pubblicò le seguenti opere maggiori: Katholischer Missionsatlas, Steyl 1906; Atlas Hierarchicus. Descriptio geographica et statistica S. Romanae Ecclesiae.., Paderborn 1913; $2^{\circ}$ ed. ivi 1929; Die Sprachfamilien, und Sprachkreise der Erde, Atlante, Heidelberg 1926.

Enrico Emmerich
STREIT, Robert. - N. il 27 ott. 1875 a Fraustadt (Posen), in Germania, m. a Francoforte sul Meno il 31 luglio 1930.

Entrò nel 1895 tra gli Oblati di Maria Immacolata. Ordinato sacerdote, nel 1901 fu redattore del periodico missionario Maria Immacolata (ora Monotoblatter der Oblaten) e professore allo studentato teologico degli Oblati a Hünfeld. Nel 1924 fu chiama