volume-11

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BibL.: BHL, pp. 7939-42; fonte principale è la Historia excl. gentis Anglorum, di Beda, lib. V, capp. 9-11; ed. C. Plummer, I, Oxford 1896, p. 300 sgg.; II, ivi 1896, pp. 152-58, 201-94 (note); il panegirico di Radbodo, in Acta SS. Martii, I, Parigi 1865, pp. 84-86, e in MGH, Psätze latini, IV, pp. 166-69; la vita di S., scritta da un certo Marcellino, riportata dal Surio al $1^{\circ}$ marzo è un falso storico (cf. Anal. Bull., 6 [1887], p. 75); Martyr. Romanum, p. 81; K. Künstle, Ikon. der Heilig., Friburgo in Br. 1926, pp. 547-48. Celestino Testore

SUITGERO dei signori di Morsleben e Hornburg, vescovo di Bamberga: v. Clemente II, papa.

SUIYUAN, ARCIDIOCESI di. - Situata nella parte centrale della Mongolia interna, comprende nove sottoprefetture della provincia civile di S. e alcuni altri territori mongoli, la cui superficie complessiva è di ca. 150.000 kmq . e la popolazione di ca. 951.169 ab.

In data 11 dic. 1883, per distacco dal vicariato apost. di Mongolia, fu costituito il
vicariato di Mongolia meridio-occidentale, che, a sua volta, il 14 marzo 1922 fu diviso nei due vicariati di Ningsia e S., annettendo a quest'ultimo parte di territorio del vicariato apost. di Mongolia centrale (odierna diocesi di Siwantze). L'1 1 apr. 1946, con la costituzione della gerarchia ecclesiastica in Cina, il vicariato di S. fu elevato ad arcidiocesi metropolitana, che raccoglie sotto di sé quattro diocesi suffraganee, e cioè Ningxia, Siwantze, Tsining, Chibfeng. L'8 genn. 1948 dalla limitrofa diocesi di Ningsia venne distaccato l'intero territorio della sottoprefettura civile di Pastow e incorporato all'arcidiocesi di S.

Nel 1840 i padri Lazzaristi francesi iniziarono la loro opera di evangelizzazione nella regione sita a nord della Grande Muraglia cinese, geograficamente denominata Mongolia interna, che oggi comprende le province di Jehol, Chagar, S. e Ningsia. Ad essi subentrarono i missionari del Cuore Immacolato di Maria (Scheut), i quali arrivarono in Mongolia il 6 dic. 1873. Le poche migliaia di cristiani nel 1883 erano saliti a 14.000 e sei sacerdoti cinesi furono i primi collaboratori dei Padri di Scheut. Nel 1900 il movimento dei Bosers causò la morte del vicario apostolico mons. Ferdinando Hamer, di otto missionari, del sacerdote indigeno Giacomo Lou e di alcune migliaia di cristiani e la rovina quasi completa di tutte le opere scolastiche e di beneficenza. Durante l'ultima guerra, tutto il territorio della missione fu occupato dai Giapponesi, i quali, il 21 marzo 1943, internarono i missionari esteri nella provincia dello Shantung. Il 19 ag. 1951 l'arcidiocesi passò al clero secolare cinese, mentre, poco dopo, le autorità comuniste decretarono l'espulsione dei missionari europei.

Secondo i dati statistici 1948-49, lo stato spirituale era il seguente: 40.880 cattolici con 1773 catecumeni; 10.000 protestanti; 20.000 manmettani; gli altri sono buddhisti o seguaci di varie superstizioni; 36 sacerdoti nazionali e 45 esteri; 44 suore, di cui 26 cinesi; 12 seminaristi maggiori e 32 minori; 125 catechisti; 86 maestri e 107 maestre; 2 medici e 40 infermieri; i ospedale; 19 farmacie; 36 orfanotrofi; 3 ospizi per vecchi; 58 scuole elementari; 3 scuole medie; 105 edifici sacri; 6 vicariati foranei; 37 stazioni primarie e 53 secondarie. La sede dell'Ordinario è Kwei-hwa-ting.

BibL.: C. van Melchebeke, En Mongolie. L'action sociale de l'Eglise cath., Parigi 1942, pp. 1-12, 73-75; Arch. S. Congr. di Prop. Fide, Relais, guingareo., pos. prot. n. 4493/48; ibid., Prospectus Status Missionis, 1948-49, pos. prot. nn. 1072/50, 3453/51, 4133/51; MC, 1950, pp. 301; AAS, 14 (1922), pp. 271-72; 40 (1948), p. 121. Edoardo Pecoraio

SUKABUMI, prefettura apostolica di. - Situata nella parte occidentale dell'isola di Giava (Indonesia), comprende la prefettura civile di Bantam e le sottoprefetture di S. e di Tjandiur. Ha una superficie di 15.802 kmq . e una popolazione di ca.
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(fot. Fides)
Suiyuan, arcidiocesi di - Arco commemorativo dinanzi al cimitero, dove riposano i resti di 200 vittime della persecuzione del 1900 - Hac-ly.

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(fot. Ene. Catt.)
Sulificio Severo - Explicit della Vita s. Martini - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 495, f. 37 (sec. IX).
2.672.218 ab., in massima parte maomettani. Vi si contano anche 37.000 cinesi, i quali sono pagani.

Per lungo tempo il famoso art. 177 del Regolamento governativo olandese per le Indie aveva impedito l'accesso nella provincia di Bantam ai missionari, ma, grazie ad un interpretazione man mano più mite del medesimo articolo, nel 1929 i Minori Francescani olandesi poterono intraprendere l'evangelizzazione di Bantam, collaborando agli inizi con i Gesuiti di Batavia, oggi Djakarta. La prefeitura apoat. di S. è stata eretta il 9 dic. 1948, per distacco dal vicariato di Djakarta.

Vi sono 25 sacerdoti, di cui 2 indonesiani; 4 fratelli; 46 suore, di cui 7 indonesiane; 2 seminaristi maggiori e 5 minori; 36 maestri e 30 maestre; 3 ospedali; 2 dispensari; 7 orfanotrofi; 19 scuole elementari; 4 scuole medie; una scuola superiore; un giardino d'infanzia; 7 stazioni primarie con 11 edifici sacri. Vi si pubblica un giornale dal titolo Penabar.

Bibl.: AAS, 41 (1949), pp. 142-43; MC, 1950, p. 436; Arch. di Prop. Fide, Relaz. con comm., pos. prot.n. 4432/48 e Prospectus status Miss. 1930-51, pos. prot. n. 3812/31. Edoardo Pecorain

SULAMITE (ebr. S̉álammith, Settanta Zouva$\mu$ ítsc). - Nome dato alla sposa del Cantico dei Cantici $(6,12 ; 7,1)$, la pastorella che ama un pastore suo coetaneo e compaesano, dal quale è riamata, e tutti e due sentono il trasporto per l'incanto della natura e l'innocente vita dei campi, fra cui sono insieme cresciuti.

Alcuni l'hanno confusa, senza ragione, con Abisag (v.), la donzella di Sunam (detta percio Sunamite) che fu data per sostegno al vecchio re David (I Reg. 1, 3 sg.). Il nome è probabilmente simbolico: potrebbe essere la forma femminile, leggermente alterata, del nome di Salomone (S̉álomith, la "pacifica e); tale simbolismo (Israele, l'anima fedele, Maria Vergine) è in relazione con l'allegoria generale di Cantico dei Cantici.

Bibl.: E. J. Goodspeed, The Shulamite, in American journ. of Semit. languages, 50 (1933-34), pp. 102-104. Gaetano Stano

SULĀQĀ, Giovanni. - Primo patriarca caldeo di Mossul, martire della unione con Roma. N. a Mossul ca. il 1510 ed ivi m. agli inizi del 1555. Era dalla sua adolescenza monaco nel convento di Rabban Hormizd quando, dopo la morte del patriarca nestoriano Bar Māmā (1551), S. allora superiore dei monaci fu eletto patriarca all'inizio del 1552.

Questa elezione veniva fatta da molti vescovi finora nestoriani i quali erano stanchi di vedere la dignità patriarcale diventata patrimonio di una famiglia. Per ottenere la protezione dell'Occidente, S. fu inviato a Roma. Nel suo viaggio visitò i Luoghi Santi. Arrivato a Roma il 18 nov. 1552 vi restò sei mesi. Fu interrogato circa la sua fede che venne approvata. Fu quindi da papa Giulio III preconizzato patriarca di Mossul il 20 febbr. 1553 e consacrato nella basilica di S. Pietro il 9 apr. Ricevette il pallio il 28 apr. Accompagnato da Ambrogio Buttigieg, creato vescovo titolare di Avara, S. lasciò Roma ed entrò solennemente ad Amed (Diarbekir) il 12 nov. Più tardi per opera della famiglia Bar Māmā fu gettato in prigione dalla quale usci dopo quattro mesi. Governò quindi il suo patriarcato con grande zelo durante 14 mesi e fu ucciso dai Turchi per istigazione della famiglia Bar Māmā. S. inaugura il gruppo dei siri orientali uniti con Roma e chiamati Caldei (v.).

Bibl.: molte notizie su S. sono raccolte nelle poesie di 'Abdísò' di Gazortha pubblicate da J. M. Vostè, Mar Iohannan S. premier patriarche des chaldéens martyr de l'union avec Rome, in Angelicam, 8 (1931), pp. 187-234. Una lettera di S. a Giulio III in I. Ortia de Urbina, S. Ignacio de Loyola y los Orientales, Madrid 1950, pp. 14. 75-76. Ignazio Ortia de Urbina

## SULLY PRUDHOMME, RENE-FRANCOIS-ARMAND PRUDHOMME, detto. - Poeta francese, n. a

Parigi il 16 maggio 1839 , m. a Chatenay il 7 sett. 1907.
Verso la fine dell'Ottocento fu in Francia uno dei poeti più in voga. Dagli studi scientifici, e attraverso vari impieghi, passò a un'attività esclusivamente letteraria dopo il successo del suo primo volume, Stances et poèmes (1865), tipicamente parnassiano. Da questo genere di poesia tenue e delicata, piena di sensibilità, di cui il componimento più tipico e più famoso è Le vase brisé. S. P. si orientò verso la poesia filosofica, dapprima con la traduzione del primo libro di Lucrezio (1866) e con le Epreuves e le Solitudes (1866 e 1872; queste, ancora di sapore parnassiano); poi con varie liriche, Les destins, La France, Les moines tendresses, La justice, Le bonheur, tutte pubblicate fra il 1872 e il 1888. Per S. P. la poesia dev'essere intima e filosofica e il "mondo esterno" è solo interessante in quanto "enigma sublime". Nelle sue ultime poesie, didattiche e retoriche, descrisse ingegnosamente il barometro, la tavola pitagorica, la dottrina positivista, la morale stoica. Pubblicò anche uno studio su Pascal e riunì nel suo Testament poétique (1901) alcuni saggi critici, fra cui una discussione con i simbolisti sulla necessità di un verso ritmico. Accademico di Francia nel 1881. Premio Nobel 1901.

Bibl.: C. Hémon, La philosophie de S. P., Parigi 1907; H. Morice, La poétie de S. P., ivi 1920; E. Estève, S. P., ivi 1925; P. Flotte, S. P. et sa pensée, ivi 1931; P. Mayeur, La pensée de S. P., in La grande revue, 156 (1939), pp. 200-13. Costanza Pasquali

SULMONA, diOCESI di: v. VALVA e SULMONA, diocesi di.

SULPICIO SEVERO. - Scrittore ecclesiastico della Gallia meridionale, n. in Aquitania ca. il 360 , m. a Primillac ca. il 420.

Di nobile famiglia (Gennadio, De viris ill., 19), sposò una donna appartenente ad una ricca famiglia consolare, dopo aver compiuto i suoi studi giuridici e conquistata una certa notorietà (Paolino di Nola, Ep., V, 5-6). Verso il 396 si lasciò attirare alla vita monastica, più per le istanze di s. Martino di Tours e per seguire l'esempio del suo amico Paolino di Nola, che non per la morte prematura della moglie (Sulpicio S., Vita s. Martini, 25), e abbandonata la vita pubblica si ritirò a Premuliacum, l'odierno Primillac, nel Périgord (Paolino di Nola, Ep., XXXI; 1). Secondo Gennadio (loc. cit.) S. S. si lasciò tra-

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scinare al pelagianismo; ma, ricredutosi dall'errore, si sarebbe imposto, come penitenza, un perpetuo silenzio. Gennadio afferma ancora che S. S. avrebbe avuto il sacerdozio; ma queste due ultime affermazioni sono incontrollabili.

Opere: Chronicorum libri duo, pubbl. dopo il 403 (J. Bernays, Gesammelte Abhandlungen, II, Berlino 1883, p. 85) vanno dalla creazione del mondo fino al 400 d . C. (il consolato di Stilicone). Importanti soprattutto per la storia del priscillianismo nella Gallia, essi sono anche commendevoli per lo spirito critico e la scelta che l'autore ha saputo fare delle fonti (diversi esempi nella Cronaca di Eusebio); lo stile, di forma classica, richiama quello di Sallustio e di Tacito. La Vita Martini (m. nel 397), scritta vivente il Santo sulla fine del 396, fu molto letta nel medioevo, come risulta dai moltissimi mss. conservati; a Roma, attesta lo stesso S. S., le copie della Vita andavano a ruba (Dial., I, 23). E completata da tre lettere : ad Eusebium, ad Aurelium diaconum, ad Bassulam parentem. Nei Dialoghi, pubblicati verso il 404, S. S. riporta i miracoli di s. Martino, paragonandoli con quelli dei monaci d'Egitto. Gli scritti concernenti s. Martino servirono di modello agli agiografi medievali: Paolino di Nola, Ilario di Arles, Uranio, Paolino di Périgueux, Gregorio di Tours, Venanzio Fortunato, Gregorio Magno, per ricordare soltanto i nomi più celebri, vi si ispirarono. Pur non essendo interamente privi di critica, questi scritti mirano però principalmente ad edificare i fedeli glorificando l'apostolo della Gallia. S. S. ha saputo congiungere insieme un raro talento di narratore e uno stile più popolare e pittoresco di quello adoperato nelle Cronache; ed è questa la ragione principale del loro successo. Sulla corrispondenza con l'amico Paolino di Nola, v. G. de Hartel, CSEL, 29-30 (Vienna 1894). Le lettere di S. S., citate da Gennadio, non sono autentiche (v. C. Halm, CSEL, I [ivi 1866], pp. 217236), come pure non autentici sono i Carmina S. S. attributa (PL 74, 671-74).

Bibs.: edd. delle opere : PL 20, 95-248 (dalla ediz. di Girol. da Prato, 2 voll., Verona 1741-54, meno le note); C. Halm, CSEL, 1, Vienna 1866. Per le Cronache: A. Lovertujon, La Chronique de Sulpice Sévère, Texte critique, Traduct. et comment., 2 voll., Parigi 1896-99. Per i dialoghi: P. Monceaux, St Martin, récit de Sulpice Sévère, 2 voll., ivi 1926-27. Sugli studi relativi a S. S., v. Bardenhewer, III, pp. 421-28; G. Bardy, Sulpice Sévère, in DThC, XIV, II, coll. 2760-82; H. Hylten, Studien zu Sulpicius Séveres, Lund 1940; R. Altaner, Patrologie, Friburgo in Br., 1950, p. 207.

Cirillo Vogel
SULPIZIANI. - Furono fondati a Parigi nel 1642 da J. J. Olier (v.), parroco di S. Sulpizio, per rialzare le sorti del clero francese caduto in lamentevole stato. Il rimedio era stato già indicato dal Concilio di Trento con la istituzione dei seminari, ma i tentativi fatti non erano riusciti.
L'Olier non volle fondare una congregazione religiosa di larga diffusione, ma una ristretta società di preti secolari destinati alla direzione dei seminari.

I S. non hanno voti e son legati dal solo vincolo della carità. Son preti secolari per la formazione di preti secolari. Il loro sistema educativo si basa sulla separazione dei piccoli (collegiali, piccoli seminarieti) dai grandi (filosofi) e dai teologi (gran seminario) e nella partecipazione a tutti gli uffici ed esercizi del seminario. Il metodo di governo astrac totalmente, o quasi, da mezzi disciplinari : basta il richiamo al dovere; in ultimo si ricorre all'espulsione. I S. agiscono sui giovani soprattutto coltivando la vita interiore : dànno grande importanza alla lettura spirituale o "conferenza" quotidiana fatta dal superiore a tutta la comunità, e alla direzione spirituale individuale di ogni settimana da parte del padre spirituale, indipendentemente dalla confessione sacramentale. L'apostolato dei S. continua ad esercitarsi sul clero anche dopo il seminario, sia dal punto di vista intellettuale (pubblicazioni, conferenze, ecc.), che spirituale (confessioni, ritiri, ecc.).

Fra i martiri della Rivoluzione si contano 9 s . e 30 ecclesiastici da essi educati e formati nei seminari, ivi compresi 3 vescovi. La spiritualità della Società è quella della "scuola francese", e si riallaccia al De Bérulle, a s. Giovanni Eudes, a s. Francesco di Sales.
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Sulpiziani - La Solitude o o noviziato dei Preti di S. Sulpizio. Sullo sfondo il campanile della chiesa parrocchiale d'Issy.

Nella storia della Società meritano particolare rilievo A. di Bretonville, successore dell'Olier, che aprì le prime case, L. Tronson, chiamato a giusto titolo il legislatore della Società; J. A. Emery, celebre per la sua attività durante la Rivoluzione e la fermezza usata con Napoleone, H. Garriguet, rastauratore della Società dopo la separazione del 1904 e la guerra del 1915-18, il card. Verdier, prima superiore generale poi arcivescovo di Pa rigi (1864-1940). La Società è retta da costituzioni proprie approvate da Benedetto XV nel 1921 e da Pio XI nel 1931. Ha un superiore generale eletto a vita, assistito da quattro consultori. Divisa in tre province: Francia, Canadà, Stati Uniti, conta ca. 600 soggetti e dirige 48 seminari in Francia, 9 nel Canadà, 12 negli Stati Uniti. La casa generalizia è a S. Sulpizio, fu Procura generale a Roma con un collegio della provincia canadese. - Vedi tav. CVI.

Bibs.: M. Baudrand, Mém. sur la vie de M. Olier et sur le séminaire de S. Sulpice, Parigi 1682; M. Failloa, Vie de 3.-3. Olier, ivi 1873; L. Bertrand, Bibl. sulpicienne, 3 voll., ivi 1900; F. Monier, Vie de 3.-3. Olier, ivi 1914; L. Bremond, Hist. litter. du sentiment religieux en France, ivi 1924; G. Goyau, Une épopée mystique; les origin. religieux. du Canada, ivi 1924; J. Monval, Les Sulpiciens, ivi 1934; C. Leflon, Monsieur Emery, 2 voll., ivi 1945 .

Michele Ruggero Jeuné
SULPRIZIO, Nunzio, venerabile. - N. a Pesco Sansonesco (diocesi di Sulmona) il 13 apr. 1817, m. a Napoli il 5 marzo 1836.

Rimasto presto orfano, fu accolto in casa di uno zio fabbroferrsio (1826), di carattere rozzo e incontentabile, che lo sovraccaricò di lavoro e di maltrattamenti fino a ridurlo in uno stato pietoso. Saputolo, un altro zio, militare, lo fece scendere a Napoli e lo affidò al suo colonnello Felice Wochinger, il quale, commosso dalla visione di quel povero scheletro di ragazzo, che non poteva reggersi che con le grucce, lo fece ricoverare nell'Ospedale degli Incurabili di S. Maria del Popolo (1832); e più tardi se lo prese in casa, dove morì presto di cancrena.

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Pure in mezzo a tanti maltrattamenti mantenne una pietà e una pace inalterabili; e nell'ospedale e nella casa del Wochinger esercitò un mirabile apostolato con l'esempio e soprattutto con i consigli e le esortazioni al servizio e all'amore del Signore. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 9 luglio 1859.

BbRL.: Acta S. Sodis, 5 (1869-70), pp. 487-99 (studio sulla causa); V. Sardi, Storia del ven. N. S., descritta secondo i processi, Roma 1899.

Celestino Testore
SUMERI. - Primo popolo del Medio Oriente antico di cui ci siano rimasti documenti scritti. Avevano cultura altissima, nata nei templi, che diede un'impronta decisiva alla storia universale. La loro grande potenza d'irradiazione sopravvisse loro per millenni nella lingua, nella teologia, nella scienza, nei miti dei popoli che li soppiantarono.

Sommario: I. Origine. - II. Lingua. - III. Storia e archeologia. - IV. Letteratura. - V. Religione.

I. Origine. - Il nome è stato forgiato dagli orientalisti moderni, sui testi cuneiformi babilonesi, in cui occorre spesso la formola (ad es., codice di Hammurabi, prologo) barra mdt Su-me-ri-i $\bar{u} A h-h a-d i-i$, che a sua volta traduce la formola sumerica LUGAL-KI-EN-GI KI-UN ${ }^{\text {IN }}$ e significa "re di Sumer e di Akkad", due regioni che occupavano il sud della Mesopotamia. Sumer (KI-EN-GI) era la parte attorno alle foci dell'Eufrate e del Tigri, allora separate; Akkad si trovava più a nord fra i due fiumi. I S. chiamavano se stessi i "capi-neri" (SAG-GIG-GA). L'origine del popolo resta oscura, essendo possibili soltanto ipotesi. Nei tempi più remoti gli dèi vengono rappresentati come stanti sulle cime dei monti; ma geologicamente la terra (KALAM) appartiene al terreno alluvionale recentissimo formatosi man mano che il golfo recedeva e, fra le lagune, le paludi si andavano consolidando. Perciò si ritiene generalmente che le culture più antiche erano più a nord (a Jarmo, Hassuna, Samarra, Halaf), e si impiantarono nei sud solo a partire dal periodo di Obed ( $=$ 'Ubajd), se non si ammette una fase di Eridu ancora più antica. Rimane dunque indecisa la questione dell'immigrazione marittima o terrestre dei S.

La razza è stata determinata con studi appositi fatti da Keith sugli scheletri delle tombe della regina šub-ad a Ur, su quello del principe MES-KALAM-DUO ed altri. Questi studi mostrano come tale razza non fosse molto diversa da quella degli Arabi odierni. La regina Sub-ad, che probabilmente aveva meno di 40 anni, era alta $1,5 \mathrm{~m}$., aveva testa dolicocefala, cervello di $1600 \mathrm{~cm} .^{3}$ ( $250 \mathrm{~cm} .^{3}$ di più della donna normale europea di oggi); il principe Meškalam-dug misurava $1,65-1,67 \mathrm{~m}$., con ossatura straordinariamente forte, testa lunga, naso angusto, cervello di
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(da Illustrated London News, dic. 1861, p. 933, fig. 3)
Sumeri - Fondazioni di una casa nel villaggio di Jarmo (forse il più antico del mondo: ca. 4750 a. C.).

1550 cm. ${ }^{3}$; aveva una faccia lunga ed era mancino. Tuttavia, nelle rappresentazioni plastiche, i S. appaiono piuttosto tozzi, con fronte sfuggente e naso molto curvo, carnosi, con buona muscolatura, vestiti di un abito a ciocche, probabilmente composto di pelli; tale tipo di costume rimase fino alla III dinastia di Ur (ca. 2050-1950 a. C.). Ben diverso è il tipo degli Accadi, ad es., nella stele di Narām-Sīn. L'artista accadico insisteva sulle differenze somatiche dei due popoli.
II. Lingua. - La lingua dei S. non si riallaccia né alle indoeuropee, né alle semitiche, né ad altra famiglia conosciuta. Appartiene, per lo più, al tipo strutturale delle lingue dette aggiutinanti.

Il sumerico possiede il nome, il verbo, il pronome, il numerale, una congiunzione enclitica, ed inoltre suffissi vari, con cui sono espresse anche le relazioni dei casi :

| nominativo | LUGAL | "il re" |
| :--: | :--: | :--: |
| genitivo | LUGAL-A(K) | "del re" |
| dativo | LUGAL-SA | "al re" |
| accusativo | LUGAL | "il re" |
| comitativo | LUGAL-DA | "con il re" |
| ablativo | LUGAL-TA | "dal re" |
| terminativo | LUGAL-ĪE | "verso il re" |
| loc.-term. | LUGAL-E | "presso il re" |
| locativo | E-A | "nella casa" |

Il plurale si forma con due suffissi : -ENE per le persone, HÁ per le cose; ma spesso il singolare ha valore collettivo; un plurale che include tutti gli esseri della specie si fa per duplicazione del sostantivo o dell'aggettivo: LUGAL-ENE "i re"; UDU-fíA "le pecore"; KUR-KUR " (tutti) i paesi (nemici)"; DINGIR-GAL-GAL-ENE " (tutti) i grandi dèi". Maschile e femminile vengono espressi per eteronimia, anziché per forme grammaticali: LUGAL "re"; NIN "regina", "principessa"; A-A "padre"; ANA "madre"; ma DUMU "neonato" può tradursi " bambino" (figlio) e "bambina" (figlia). Netta è la distinzione tra la classe delle persone (dèi, eroi, uomini e bestie, se, come accade nei racconti popolari, sono personificate) e la classe delle cose (il resto). L'aggettivo viene posposto al sostantivo. Nel verbo si distingue una forma transitiva, che comprende il "tempo" presente-futuro ed il preterito, da una forma intransitiva, in cui manca la divisione secondo il tempo; si hanno attivo e passivo, infinitivo, participio, imperativo, oltre forme amplificate con l'infsso -ED-. Prefissi (di coniugazione) e preformativi vari tonalizzano la semplice narrazione, l'interessamento di chi parla, la negazione e l'affermazione enfatica, il precativo e il prospettivo. Nel verbo, per mezzo degli infissi, viene riassunta la relazione con gli oggetti o con i casi dimensivi antecedenti; ogni verbo può avere anche senso causativo. E sorprendente il gran numero di radici monosillabiche, specialmente nel verbo. La radice è immutabile, e tutte le modificazioni del significato sono espresse con prefissi o suffissi. La sintassi è complessa: l'accoppiamento delle parole, la formazione delle "catene", la possibilità di sostantivare ogni parola, inciso, frase e anche periodi interi con un semplice suffisso -A, dànno uno speciale carattere alla lingua di Sumer.

Si distinguono due stadi della lingua sumerica: l'antico sumerico e il neosumerico. Al limite di questi due periodi sta Gudea, principe di Lagaš. Almeno due dialetti si sono manifestati : il dialetto principale (l'eme-sid) e la cosiddetta "lingua di donne" (EME-SAL), usata, ad es., dalle dèe nelle poesie religiose. La fonetica sumerica è rimasta un campo difficile: si hanno i valori del sillabario degli Accadi, ma i testi sono di uno stadio tardo della lingua, quando non si pronunciavano più né le consonanti che chiudevano la sillaba (ad es., la $g$ di šao "cuore") né le sillabe finali. Sono accertate consonanti nasali, come la $n$ ("prefetto" di città si scrive Enst ed E-si) e la $\bar{g}$ (si alternano GÁ e MA).

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(da A. Mauriqut, Die Entstehung der sumerischen Hochbultur, I, Lipna 185, tax. 700.
Sumeri - Sigillo ad impressione, con simboli della dea Inanna e immagine del dio Dumuzi (ca. 2900 a. C.) - Berlino.
III. Storia e archeologia. - La storia dei S. si divide in tre periodi : 1) preistorico; 2) protostorico; 3) propriamente storico, distinti dall'invenzione della scrittura: solo nel periodo protostorico affiorano, ma ancora scarsissimi, i documenti scritti, i quali nel periodo propriamente storico sono sufficienti.

1. Il periodo preistorico. - Per la preistoria mesopotamica si è ai primi tentativi di una cronologia relativa. R. J. Braidwood (Illustrated London News, 15 dic. 1951, p. 992) dà il seguente schema :

Barda Balka
Hazer Mard Palegawra
Karim Shahir Jarmo strumenti di tipo acheuleano. industria simile al levallois-mousteriano. industria simile al gravettiano. industria microlitica, strumenti di rame. probabilmente il primo villaggio del mondo; industria microlitica; periodo preceramico (Albright : fioriva ca. il 4750 a. C.).

Hassuna villaggi più sviluppati; origine e prima fioritura della ceramica anche dipinta, con bellissime forme a Samarra, apogeo di quel periodo.
Halaf (e Eridu) villaggi ancora più evoluti; bellissima ceramica dipinta, allora principale espressione della cultura umana.
Obed ('Ubajd) (ad ovest di Ur) invenzione del tornio; ceramica monocroma nera; motivi geometrici.
Warka (Uruk) già protostoria.
Il neolitico finisce nel periodo di Hassuna. I periodi seguenti (Samarra-Halaf) formano il calcolitico antico, quelli di Hāğğī Muhammad e Obed I il calcolitico medio, quello di Obed II il calcolitico recente. Nel periodo di Warka si passa (attorno al 5000 a. C.) al tempo del bronzo, protostorico. Interessante è lo sviluppo dell'architettura, dal villaggio dei primi contadini fino a vere e proprie città. Si comincia con mura di argilla mazzerangata, poi con blocchetti di argilla; infine, nel periodo di Uruk, si inventa la forma dei mattoni. Le case private erano all'inizio di proporzioni molto ridotte e di semplicissima pianta : oltre a forme rettangolari, si trovano anche forme tonde, paragonabili ai toloi dell'Egeo o alle case simili ad arnie oggi esistenti nella regione d'Aleppo in Siria; i palazzi ed i templi preferiscono un piano rettangolare più lungo e mostrano tutti i tipi fra la casa a focolare e la casa a cortile. Nel periodo di Warka si fa il primo tentativo di una zihurrat (s torre s) : si ammonticchia il terreno; le scarpate laterali sono più tardi rivestite di mattoni; in cima si costruisce il s tempio alto s. Dal tempo di Hassuna fiorisce la ceramica, prima plasmata a mano, poi per mezzo del tornio da vasaio a rotazione lenta, poi (nel periodo di Warka) a rotazione celere; la tecnica del cuocere si sviluppa dall'abbrustolire a fuoco aperto fino all'uso di una fornace ben controllata, che trasforma l'argilla da limatura fina in ceramica durissima, presupposto di ogni ceramica colorata di alto valore. La decorazione si evolve anch'essa continuamente: da semplici disegni scalfiti all'incrostamento con argilla di limatura specialmente fina, sino alla levigatura perfetta e al dipinto monocromo e policromo, come negli esemplari bellissimi del periodo di Halaf, classico per tutti i tempi. Meno sviluppata è l'arte plastica: terracotte rudi specialmente di fi-
gure femminili (s dee madri s) e gli idoli degli occhi di Tell Braq. La glittica conosce il sigillo-bottone e il sigillobollo; discussi sono i sigilli-cilindri del periodi di Halaf.

Così i risultati degli scavi presentano per gli ultimi periodi l'immagine di un popolo agricolo, che dall'esistenza nomade di cacciatori e pastori è progredito alla stabilità, sebbene oltre all'agricoltura si occupi ancora di caccia e di pesca. Da piccoli centri agricoli (Jarmo) si è arrivati ad agglomerati più estesi, i quali verso la fine del tempo preistorico vengono circondati da muri di pietra. In quelle borgate fioriscono al sommo grado i mestieri: si fanno fusi primitivi, coltelli, lesine, aghi, scuri, pugnali, punte di lancia, ami, arredamenti di ogni genere, vasi di argilla e di pietra; il tutto fa l'impressione di un alto livello di vita. Vi troneggia, monumentale, il tempio, attorno al quale, quasi supplicanti, si ammucchiano le case. Il tempio è importante anche come centro di vita culturale e politica; regola la vita del popolo, di cui allieta il duro lavoro con le feste gioiose di una religione che venera la fecondità; organizza la lotta contro l'acqua e per l'acqua, perché l'agricoltura è basata sull'irrigazione, e già si costruiscono i sistemi di canali e si regola la distribuzione delle acque.
2. Il periodo protostorico. - E contrassegnato da uno slancio culturale tale da far primeggiare la Mesopotamia fino al tempo dei Seleucidi, sicché solo l'Egitto, a partire dall'unificazione, avrà una civiltà paragonabile a questa. Il periodo è rappresentato dai livelli VI-IV di Uruk (Warka) e, più tardi, dall'epoca di Gemdet Nàṣr; molti aggiungono il tempo di Mesilim, per lo più attribuito al periodo propriamente storico. L'epoca di Uruk IV è forse l'età più creativa della storia sumerica. L'architettura continua e perfeziona i modelli già sviluppati nel tempo preistorico; però la zihurrat, orgoglio di tutti gli edifici religiosi mesopotamici, prende adesso la sua forma monumentale, da compararsi con le cattedrali medievali. Le borgate si sviluppano in vere città fortificate. Al posto della ceramica fastosa di Halaf prospera la glittica, che rivela meglio la vita del popolo. Viene creato il sigillocilindro, che si mantiene fino agli ultimi tempi della cultura mesopotamica ed è caratteristico per tutto l'Oriente anteriore. Tali sigilli sono piccoli cilindri di argilla, o più raramente di pietre anche preziose, e rarissimamente di rame, bronzo, oro, sulla cui superficie è inciso il negativo di un ornamento, che può essere la figura di un personaggio, spesso con aggiunti caratteri cuneiformi che indicano per lo più il proprietario. Quando il sigillo viene rotolato sull'argilla umida, si forma il "positivo" di un nastro di figure, che può anche servire come marchio di proprietà sulle giare. Naturalmente sono rimaste molto più impronte che non sigilli originali. Ciò che sorprende è la ricchezza delle raffigurazioni. Per la prima volta si ha una vera "narrazione" di eventi, mediante le figure più estese: uomo a caccia, a protezione del bestiame, in lotta contro fiere; scene di sacrifisi nei templi, festeggiamenti e scene di banchetti, processioni solenni degli dèi; dure guerre contro nemici della città con a capo il re, che era inoltre sommo sacerdote.

Più importante ancora è l'altro mezzo di espressione inventato dall'uomo: la scrittura. Per la prima volta nelle
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(da A. Mauriqut, De Entstehung der sumerischen Hochbultur, I, Lipna 185, tax. 371
Sumeri - Testa di donna. Scultura del periodo di Gemdet-Naṣr (ca. 2800 a. C.).

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(da C. L. Wadley, Ur coravations, II, Oxford [59], tso. III). Sumeri - Lira in argento, proveniente dalle tombe reali di Ur (ca. 2500 a. C.),
rovine di Uruk si usano segni convenzionali per trasmettere un pensiero. Già fin dai primi esempi la scrittura warkense (ca. 1000 tavolette di cuneiforme ancora "pittografico "), per quanto enigmatica, si presenta, senza precursori, subito definitiva, perfettamente corrispondente allo scopo per cui fu inventata. Si scrive su argilla umida, sistema che rimarrà in tutti i periodi della cultura mesopotamica. L'argilla viene preparata in forma di piccoli cuscini, che lo scrittore tiene nella mano sinistra; con la destra vengono impressi i segni mediante uno stilo fino di canna, ciò che dà alla scrittura un carattere tridimensionale : quando si vuol disegnare su carta, si fanno segni composti da cunei, e perciò la scrittura è chiamata "cuneiforme". Tale grafia primitiva è già più che una semplice pittografia, che lascia libero il leggente d'interpretare aggiungendo le relazioni grammaticali; è piuttosto una logografia, cioè una scrittura di parole, perché indica precisamente le relazioni grammaticali più importanti. E adattissima, anche per la brevità, per i testi cosiddetti economici, cioè elenchi di oggetti, di animali, di lavoratori con rispettivi numeri o salari. Non è sufficiente invece per l'espressione di concetti astratti; ma per questi presto si arrivò ad un espediente : alcuni segni si usarono non più secondo il senso del logogramma, ma anche per il loro valore fonetico (ad es., GA "latte", per la sillaba GA; A "acqua" per la sillaba A, ecc.), e così si espressero tutti gli astratti e tutte le forme morfologiche. A quei segni di cose si aggiunsero segni speciali per i numeri, che suppongono un sistema in parte sessagesimale per contare (serie 1, 10, 60, 600, 3600 ) e uno in parte trigesimale per misurare (serie 1 , 10, 100, 300, 3000).

Gli anticluiasimi testi economici di Uruk rivelano l'economia del tempio della dea principale Inanna. Difatti le cifre sono troppo elevate per un'impresa privata. Ai templi apparteneva tutta quanta la proprietà terriera, sebbene in seguito una proprietà della casa e dell'orto vicino fosse possibile. Si comprende la speciale organizzazione sociale, che già i templi preistorici, con le case piccole ammucchiate attorno ad essi, lasciavano indovinare; tutta quanta la popolazione stava al servizio del tempio, ed il tempio organizzava tutta quanta la vita. La popolazione era retta da una gerarchia di sacerdoti, con a capo l'ensf, che era
indipendente o era un prefetto che rappresentava un altro capo, allora chiamato lugal, "grand'uomo" o re. Questa gerarchia esercitava un'autorità incontestata e benefica. Sempre accompagnando la vita con i necessari rituali, essa organizzava lo scavo dei canali e la costruzione delle dighe; regolava la distribuzione dell'acqua nei campi; divideva la terra secondo i criteri dell'utilità : terreno per campi di orao e di grano, per piantagioni di datteri e per vigne, terreno adatto soltanto per pascoli, specialmente per greggi di pecore e di capre, e per bovini e asini (più rari); organizzava inoltre e perfezionava i mestieri: si facevano tutti quanti gli utensili ad uso della popolazione, come aratri, carri a quattro ruote, slitte, reti, barche e navi. Il tempio organizzava il commercio persino in regioni lontane, per avere legname, pietre calcaree, metalli, pietre preziose, tegole seccate al sole. Più ancora: regolava tutta la cultura religiosa del popolo, con rituali commoventi e feste che si spingevano ad eccessi licenziosi, come in tutte le religioni che venerano l'acqua fertilizzante. Organizzava lo studio per sacerdoti e scribi, che dovevano tenere la rigida contabilità di tutta la produzione. Più di ogni altra cosa, dava ispirazione all'arte, facendo fabbricare tutti gli arredi, i simboli ed i simulacri degli dèi, le loro case magnifiche, orgoglio e gioia per tutti, e le loro statue degli dèi, segni della presenza divina, ossia oggetti di preghiera continua per essi; inoltre i carri divini, gli strumenti musicali, gli abiti rituali, l'occorrente per le splendide processioni. Degna di rilievo è la concezione religiosa: l'uomo è il servo degli dèi, perciò deve loro fornire abitazioni, vesti, alimentazione degne di essi; ciò facendo gli dèi dànno l'abbondanza; il re non è che il primo fra gli altri servi.

Come dèi, in quei tempi preistorici, si trovano venerati più degli altri Inanna (da nin-AN-A[K]), la a Signora dei cieli ", e il dio del Cielo An, re sovrano degli dèi. Inanna si riconosce dal suo segno, il fascio di canne; essa sembra essere dea d'amore, di guerra e di cultura, a giudicare dai miti più recenti. Esistevano dèi locali in ogni tempio dei S., ad es., Nin-girsu in Lagaš, Nin-mara in Mara, Nin-giz-zida, Nin-bur-saga, Nisaba e (più tardi si rivelano come di somma influenza) Enlil, re di tutte le terre e dio regnante del pantheon in Nippur, Enki (accadico Ea), dio dell'acqua dolce e della saggezza in Eridu, Utu, dio-Sole in Larsa, Nanna, dio della luna in Ur.

Il periodo di Gemdet Nasr, seconda parte del tempo protostorico, continua il tempo di Uruk IV. E un'età d'espansione e d'irradiazione della cultura sumerica. Il nome è derivato dal sito scavato di Gemdet Nasr, 24 km . a nord-est di Kiš, dove si è trovata una ceramica colorata di tipo nuovo. Il collo e le spalle del vaso vengono divise in parti, da paragonarsi alle metopi greche, ornate anche da figure; può darsi che questa nuova maniera di decorazione sia dovuta ad influssi iranici. Si raggiunge così l'apogeo della creatività e della padronanza delle forme. Ancor più magnifici diventano i templi e le zikurrat, circondati dall'area sacra del KisAL, che è il temenos. Si sviluppano le relazioni commerciali, come mostrano i gioielli e i metalli trovati. Tra le rare statue spicca una femminile di Uruk, chiamata "la bella donna del tempo di Gemdet Nasr ", che può paragonarsi alle più perfette statue greche.

In quel tempo anche l'Elam (v.), o "terra alta", subisce l'influsso della cultura sumerica. I "proto-Elamiti" sviluppano per un breve tempo un sistema di scrittura (attestato dalle tavolette di Susa e di Tepe Sizik) che adatta quello sumerico alla loro lingua del tutto differente. Alla fine del periodo di Gemdet Nasr si ha, per cause ignote, un certo decadimento: le forme diventano più rudimentali.
3. Il periodo storico. - a) Il periodo di Mesilim. Questa fase, che molti includono ancora nel tempo protostorico, è denominata dal primo nome mesopotamico conosciuto : sul pomo di una mazza è scritto "Mesilim, re di Kiš" (o "della totalità ", titolo tramandato fino ai re neoassiri !); è il primo re che si presenta con il suo nome. Avviene un cambiamento radicale nell'arte : tutto diventa schematico, astratto, più a maniera di disegno

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che di plastica, spesso fino alla sola delineazione; ma l'architettura presenta la prima meraviglia di città: Uruk è circondata da muri alti forati da porte, di cui due finora scavate, del perimetro di km. 9,5 , sormontati da 900 torri. E comprensibile che si sia poi attribuita all'eroe mitico Gilgameš la costruzione di siffatte mura.
b) La I dinastia di Ur. - Con il I periodo di Ur, oltre i vari ritrovamenti archeologici ed i nomi, si hanno iscrizioni regali. Vi è poi un'altra fonte storica, che però è di maneggio delicato: le liste dei re, composte attorno al 2000 a. C., che dal presente si spingono fino ai tempi più remoti. In qualche senso possono paragonarsi con Gen 4-5. I I, perché ai re antidiluviani attribuiscono lunghezze di regni che superano le età dei patriarci biblici; non servono molto per i tempi antecedenti ad Ur I, ed anche poi si devono usare con cautela. Sono elenchi complessivi dei re, ma senza distinzione fra i più importanti e le dinastie irrilevanti e soggette ad altre; vi si pospongono talora dinastie contemporanee; può inoltre essere omesso qualche re. Stando cosi le cose, la storiografia moderna deve vagliare e combinare tutti gli elementi da più fonti; deve inoltre procurarsi sincronismi, per ottenere una cronologia relativa ed assoluta probabile, campo questo estremamente discusso negli ultimi anni; con qualche cautela è stata qui scelta una cronologia piuttosto bassa, perché essa sembra più probabile, benché non siano ancora finite tutte le controversie. Così, accanto alla I dinastia di Ur, vi era una dinastia di Lagaš, città molto meno importante, ma sulla quale si è meglio informati da iscrizioni più ricche. Ecco il quadro dei re:

## Ur I

Mēšannepadda
Aannepadda

Lagaš
Urnanše
Akurgal
Eannatum
Enannatum I
Entemena
Enannatum II
Enitarzi
Enlitarzi
Lugalanda
Urukagina
ca. 2330 : Lugalzaggisi di Uruk, "imperatore».

Per Mešannepadda di Ur si sa anche il nome della consorte Ninturnin e del successore, il figlio Aannepadda, il quale eresse un tempio in Obed. Di Urnanše le tavolette riferiscono che per il suo dio Ningirsu, patrono di Lagaš, costrui templi e canali, cosa del tutto tradizionale in Sumer. Di Eannatum è rimasta la famosa "stele degli avvoltoi", lastra calcarea divisa orizzontalmente, che raffigura e narra la sua battaglia contro Umma, città vicina. Sfortunatamente gran parte della lastra è distrutta; ciò che rimane riferisce l'invasione della gente di Umma e narra come Eannatum li investi quale un turbine e con grande vittoria li cacciò dalla sua terra, in virtù di Ningirsu, eroe battagliero. Ma Eannatum si misurò in guerra anche con i re di Elam, Uruk, Ur e Kiš. Dopo di lui regno suo fratello Enannatum I, al quale successe Entemena, figlio di Eannatum, che vinse Umma; con suo figlio Enannatum II la dinastia fondata da Urnanše si spense. Successero Enitarzi, Enlitarzi e Lugalanda, sacerdoti sotto Entemena. Di quei tempi rimane un documento strano della fede in un'altra vita nelle tombe reali di Ur. Morto il principe (allora la signora Sub-ad), tutto il seguito, servi e dame di corte, lo accompagnavano nella tomba, dove si pensa che liberamente si avvelenassero, cadendo a terra insieme ai cavalli che tiravano il carro mortuario, per tener compagnia al principe nel regno dei morti. A Lagaš però, le cose peggioravano. Scioftasi la compagine statale, si affermavano indipendenti ed egoistiche le classi, si giunse ad un regime ligio ad interessi privati, si accese la battaglia per la potenza e lo sfruttamento dei più deboli; Urukagina fece con successe una rivoluzione, cui seguirono riforme sociali, le prime che ci sono riferite in Asia, e restituì "libertà ", giustizia e pace sociale, volute dagli dèi, agli amati
![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(da C. L. Woolley, The development of Sumerian Art, Londra 1935, Pp. 59)
Sumeri - La Stele degli avvoltoi con la vittoria di Eannatum su Umma (ca. 2400 a. C.) - Parigi, Louvre.
servitori. Allora il nemico ereditario si alzò un'altra volta: Lugalzaggisi, figlio di Ukuš, enaí di Umma, vinse Urukagina e tentò con metodi crudeli di stabilire un impero unito sumerico, con Uruk quale capitale; ma il tentativo falli.
c) Il tempo di Akhad. - Di esso si conoscono i re Sargon (Šarrū-kēnū, il "vero re", ca. 2350), Rimuš, Maništusu, Narām-Sīn, Šarkališarri e 6 altri.

Il re semitico di Akkad, Sargon, fece ciò che i S. non riuscirono a fare: uni le due parti meridionali della Mesopotamia. Gli Accadi da tempo immemorabile si trovavano nel paese, mescolati con i S. che li superavano nella cultura, e ricevevano sempre nuovi rinforzi da parte della popolazione semitica della penisola arabica. Sotto Sargon salirono al comando di tutta la Mesopotamia, e lo esercitarono con forza, dopo aver vinto numerosi nemici; protessero per ca. 150 anni il paese dai barbari; ma finalmente soccombettero al regime straniero dei Gutei (ca. 2200 a. C.). Il regime semitico trasformò del tutto la cultura sumerica, cosi da causare perfino differenza linguistica fra l'antico sumerico ed il neosumerico. Il costume e la strategia sumerica, oltre la lingua, vennero repressi. La teocrazia dei templi si trasformò in uno Stato di ufficiali controllati dal re, ciò che infine diede origine allo Stato delle classi. Il re cominciò ad aggiungere al suo nome il determinativo di "dio", come nella Roma imperiale ricevé adorazione liturgica nei templi, e templi vennero costruiti per lui, come per gli antichi dèi sumerici. Nel pantheon inoltre vennero posti in prima linea gli dèi astrali venerati dagli Accadi; ma si fece una fusione con gli antichi dèi sumerici.
d) La III dinastia di Ur (ca. 2050 o 2079 - ca. 1950 a. C.), - Sovrani : Ur-Nammu (ca. il 2050); Sulgi; BurSīn; Su-Sin; Ibl-Sin. Verso la fine del dominio dei Gutei, poco fruttuoso in opere d'arte, le città sumeriche si ripresero. A Utu-begal di Uruk riuscì di cacciare i Gutei e di fare prigioniero ed uccidere l'ultimo loro re, Tirigan. Egli però soccombette nel tentativo di accentrare in sé l'impero di tutta la terra sumerica: fu vinto da UrNammu suo vassallo, che, geniale politico, seppe riconciliare S. e Accadi, e fu più gradito alle città sumeriche. Vinto l'exsī Nambani di Lagaš e quello di Kiš, attraversando tutto il paese a mano armata, fondò l'ultimo e forse il più prospero regno di Sumer, contemporaneo alla fioritura della letteratura sumerica. In ciò è importante anche il suo contemporaneo Gudea di Lagaš, che come Nambani (ucciso da Ur-Nammu) aveva anch'egli sposata una figlia di Ur-Bau, ensi di Lagaš.

Se tutti i re "neosumeri " siano realmente stati sumeri, dati i nomi degli ultimi, non è certo. Però si sentivano sumeri e vollero, senza urtare gli elementi accadici, realizzare l'antico impero di Sumer e di Accad. La scena

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(4a C. E. Wwolby, Un cecesuliano, Osterd 2011, tex. III) Sumeri - Ornamenti femminili trovati nelle tombe reali di Ur
politica cambia : l'Elam si afferma sempre di più, e dall'ovest, da Amurru, comincia l'infiltrazione, l'invasione degli Amorriti (v.). Quando gli Elamiti distrussero la capitale Ur, parecchie città, come Isin e Larsa, si disputarono il primato, fino a che una di esse non formò il primo regno di Babilonia (v. HAMMURARI). Sono preziose specialmente le numerose ed estese iscrizioni di Gudea di Lagaš, che mostrano la restaurazione sumerica. I re, come Gudea, si sentono pastori fedeli dei loro popoli, vicari degli dèi tutelari della città; sono pii costruttori di templi, di città, di canali. Fiorisce la letteratura. I poemi mitici adesso e nel tempo di Isin e Larsa ricevono l'ultima redazione sumerica, prima di essere rielaborati, con caratteristici cambiamenti, dai Babilonesi. Riborisce anche l'arte, come si vede nelle numerose statue di Gudea; ma vi si nota, come anche nella letteratura, una certa infiltrazione accadica.

Prospera la "casa delle tavolette", cioè la scuola dei templi. Essa è nello stesso tempo scuola elementare per i principianti, accademia reale e biblioteca centrale. Vi si insegnano la semplice arte di scrivere e l'uso dei diversi formulari per la vita commerciale e per i documenti giuridici; si iniziano specialmente i sacerdoti e le sacerdotesse ai misteri dei loro riti, alle finezze stilistiche degli inni e delle lamentazioni; si tramandano con spiegazioni le liste di diversissimi generi di cose, terre, pietre, pesci ed altri animali, ma più ancora dèi e re : tutta la scienza di quei tempi; si imparano i paragrafi delle leggi. Ur-Nammu (v.) è il primo del quale si sa che compose un codice di leggi, umano e senza l'uso della legge del taglione. Un altro codice, ma di 75 anni più tardo, è quello redatto da Lipit-Ištar re di Isin, pubblicato nel 1947.

A Lagaš vi era perfino un tribunale di cassazione, del quale è rimasto l'archivio dei Ditilla, cioè dei procedimenti giuridici finiti. Questi ditilla lasciano intravedere la struttura sociale. Esisteva l'istituto della schiavitù, ma
i servi erano trattati più umanamente che più tardi presso i Semiti. Se lo schiavo voleva ricorrere per la sua liberazione, stava a favore suo la praesumptio iuris ed aveva il pieno diritto di processare. La "tavoletta" era il mezzo comune di prova giuridica, sigillata con i sigilli di ambe le parti e degli scribi. Inoltre avevano valore di prova il giuramento (NAM-ERDO-DAM) e, naturalmente, i testimoni. Esistevano due forme di giuramento: quello assertorio già menzionato e quello promissorio, che ebbe nome mulugala "nome del re" e che, sembra, era inoltre l'elemento decisivo nei contratti matrimoniali. I matrimoni senza il consenso dei genitori erano invalidi. Ma se lo sposo aveva, con il consenso di ambo i genitori, promesso sotto mu-lugala il matrimonio, poteva darsi luogo al processo sulla promessa di matrimonio non adempiuta, e lo sposo poteva essere "condannato" al matrimonio. Capaci di azioni giuridiche erano anche le donne e sotto certi limiti gli schiavi. Era ammesso il divorzio, specialmente quando il "prezzo" della sposa non era stato pagato. Inoltre si trovano contratti di affitto, procedimenti per affitti non pagati, risarcimenti dei danni in occasioni di incidenti navali, divisioni del patrimonio agli eredi, rinunzie; il tutto ha un aspetto moderno. Alla fine di quei documenti non manca la sottoscrizione del maškin (rappresentante del re per il controllo), dei direib (giudici), e in processi di gravissima importanza anche dell'emsi (prefetto della città); v'è infine la data presa da un evento notevole dell'anno precedente.

Celebrata da una commovente lamentazione, la distruzione di Ur avvenne ca. il 1950 a. C. Da quel tempo il sumerico recede quale lingua del popolo. Però nel tempo di Isin e Larsa si compongono ancora molti inni reali in tale lingua. Simile in cio al latino, il sumerico rimane la lingua dei sacerdoti e delle persone colte. Perfino nei templi dei Cassiti (sec. xiv a. C.) vennero composte poesie in sumerico, ma già da gente che parlava l'accadico, cosi che si possono persino datare quei poemi per mezzo degli errori grammaticali che contengono.
IV. Letteratuba. - Le tavolette sumeriche trovate ammontano a decine di migliaia. Per la massima parte sono testi economici. Seguono iscrizioni storiche (alcune centinaia), elenchi di cose, varie classi di documenti amministrativi. Più preziose sono le tavolette letterarie, da paragonarsi ai papiri letterari rispetto alle altre specie di papiri; esse mostrano la poesia di Sumer ed illustrano molto la sua religione. Ma dalle parecchie migliaia di tali tavolette si può ricostituire soltanto un numero ristretto di poemi; questi sono inoltre di difficile interpretazione, essendo le tavolette mutile. Anche se, con recentissimi sistemi, si possono quasi sempre vincere le difficoltà grammaticali, rimangono quelle lessicali, perché molte parole sono sconosciute o non si inquadrano nel contesto secondo il significato noto. Occorre inoltre innestare i poemi nella vita, indovinare molte circostanze ben note ai poeti ed ascoltatori, ma ora sconosciute; però anche in ciò si fanno di giorno in giorno progressi sensibili.

Come generi letterari si distinguono: 1) i miti; 2) i carmi epici; 3) gli inni; 4) la letteratura sapienziale; 5) gli oracoli magici o scongiuri.

1. I miti. - Si conoscono adesso 17 miti più notevoli, astrazione fatta dai relitti troppo frammentari e da quelli di recentissima decifrazione (cf. Ori