volume-11

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 n. 4348/51: SIC. 1990, pp. 436-37.

Eduardo Peronzio

- SURGE! IAM TERRIS FERA BRUMA CESSIT $\%$. - Inno del Mattutino nella festa dell'Assunta, composto in metro saffico da Vittorio Genovesi, S. J., nel 1950 per il nuovo Ufficio dopo la proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria.

E un'esaltazione della Vergine la cui immacolata purezza le ha meritato di salire al cielo, senza conoscere il disfacimento del sepolcro.

Birl.: V. Genovesi, Lyra sacra. Roma 1952, p. 36.
Silverio Mattei
SURIANO, Francesco. - Palestinologo, noto per il Trattato di Terra Santa e dell'Oriente, n. a Venezia nel 1450, m. dopo il 1529 . Fu sul mare fin dalla fanciullezza e a 25 anni si fece francescano. Soggiornò in Oriente dal 1481 al 1484 come superiore del convento di Acri, poi dal 1493 al 1515, e fu due volte custode di Terra Santa (1493-95 e 1512-15). Subì anche il carcere al Cairo (1510-12) per uno dei ricatti arabi contro gli Europei.

S'interessò dei santuari, dei pellegrini e dei mercanti europei stabilitisi in Oriente, facilitato dalla conoscenza delle lingue greca ed araba. Il Trattato, scritto nel 1485 , riaccomodato nel 1514 e stampato a Venezia nel 1524, è ricco di esperienze ed è una fonte importante per conoscere gli usi e costumi del tempo. Il S. mori vecchio; nel 1529 era ancora guardiano nel convento di S. Maria degli Angeli ad Assisi.

Birl.: G. Golubovich, Il Trattato di Terra Santa e dell'Oriente di frate F. S. edito per la prima volsa nella sua integrità, Milano 1900; B. Bagatti, prefazione e nota a Treatise on the Holy Land, trad. di T. Bellotini e E. Hoade, Gerusalemme 1949.

Bellarmino Bagatti
SURIGAO, diocesi di. - Città e diocesi della provincia di Surigao e Agusan nelle Isole Filippine.

Ha una superficie di 29.770 kmq . con una popolazione di 391.400 ab. dei quali 300.000 cattolici distribuiti in 29 parrocchie servite da 3 sacerdoti diocesani e 49 regolari; conta 1 comunità religiosa maschile e 4 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 411). Con la cost. apost. Quo dominici gregis, del 3 giugno 1939, Pio XII eresse la nuova diocesi di S., smembrandola dalla diocesi di Cagayan, quale suffraganea dell'arcidiocesi di Nome di Gesù o Cebù, ed elevando al grado e dignità di cattedrale la chiesa dedicata a s. Nicola da Tolentino. Attualmente la diocesi è suffraganea dell'arcidiocesi di Gagayan.

Birl.: AAS, 31 (1939), pp. 384-86. Enrico Joa

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Surio, Laurentius - Frontespizio del De probatis Sanctorum historiis, I, Colonia 1570 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

SURIN (Seurin), Jean-Joseph. - Scrittore spirituale gesuita, n. il 29 febbr. 1600 a Bordeaux, m. ivi il 22 apr. 1665 . Di famiglia agiata, fu educato religiosissimamente; sua sorella era carmelitana e la stessa madre, dopo la vedovanza, segul la figlia nel convento.

Fatti gli studi dai Gesuiti, S. entrò nel loro Ordine nel 1616, compiendo la filosofia e la teologia al Collegio de La Plèche ed il terz'anno di probazione a Rouen sotto la guida del p. Lallemant (v.), di cui risenti sempre l'influsso, divenendo a sua volta un grande autore spirituale. Durante l'attività pastorale a Marennes presso La Rochelle, dove fu ministro, consultore e predicatore ( $1630-34$ ), fu per desiderio del card. Richelieu incaricato di esorcizzare (1634) la madre Giovanna degli Angeli, superiora del convento delle Orsoline a Loudun (v.). S., già stanco per gli studi e soggetto a nevrosi, vi si recò e subì in quella circostanza forti turbamenti psichici. Essendosi, pieno di generosa pietà, offerto a Dio a patire le pene della possessione diabolica in sostituzione della povera religiosa, credette da allora d'essere sotto l'influsso degli spiriti maligni. Per venti anni S. patì di questa prova, che gli causò numerose umiliazioni e sofferenze indicibili, pur avendo lucidità per scrivere varie opere e per predicare con frutto. Negli ultimi 8 anni di vita riacquistò la pace e la calma dello spirito, ed ebbe abbondanza di doni mistici. Boudin ne pubblicò una biografia entusiastica (Chartres 1683).

L'importanza di S. sta nella sua spiritualità ignaziana con particolare accentuazione mistica, espressa soprattutto nelle sue opere: Catéchisme spirituel (Parigi 1657); Les fondements de la vie spirituelle (ivi 1674). La prima, diffusasi inizialmente in fogli manoscritti, fu poi, ad in-
saputa dell'autore, fatta stampare dal principe Armando de Bourbon, allora calvinista, sotto altro nome. Il libro ebbe grandissima fortuna e numerose riedizioni ( 1659,1663 , 1665, 1669, 1673; l'ultima a cura di M. Bouix, 1882) e fu anche tradotto in varie lingue. Vi si trovano non poche manipolazioni di mano estranea. Fu anche messo nell'Indice, sotto pressioni dei giansenisti (decreto dei 20 luglio 1695), ma non cosi le edizioni rivedute e corrette (p. es., quella di Fellow, 1730, e del Bouix, 1882). Scrisse inoltre: Dialogues spirituels (ivi 1695); Sur l'amour de Dieu (edito da Pottier-Mariés, ivi 1930); Thriomphe de l'amour sur les puissances de l'Enfer (ivi 1929); Lettres spirituelles (1695-96), ed. critica di L. Michel - F. Cavallera ( 2 voll., ivi 1926-28).
S. fu uomo di forte ingegno, dallo stile chiaro e attraente. La sua concretezza psicologica, facilità e varietà di osservazioni ed immagini, la potenza fantastica lo rendono come scrittore superiore a Lallemant. Suoi difetti furono invece le molte ripetizioni. Come maestro spirituale S. ribadisce i seguenti principi. Attraverso il dono totale di sé a Dio mediante il congedo di tutte le inutilità, ossia di ogni affetto sregolato alle cose e soddisfazioni personali, anche del mondo religioso e della vita mistica, l'anima deve tendere ad agire sempre per un principio soprannaturale di Grazia, ed andare direttamente a Dio con un'intenzione quanto più possibile attuale ed intensa di carità. La docilità allo Spirito Santo, dovrà portare l'anima ad un amore personale, intimo ed entusiastico verso Gesù, fino ad una vita d'identificazione, nella quale Gesù diventa come l'anima dell'anima amante. La meta è l'unione mistica. Benché la contemplazione sia considerata da S. un dono assolutamente gratuito e dipendente esclusivamente dal beneplacito di Dio, cui l'anima può predisporsi negativamente, ossia con la purificazione degli affetti, Iddio non cessa di donarla, in modo che de facto viene offerta a tutte le anime umili, semplici, pure, generose, interamente distaccate dalle soddisfazioni della terra, amanti della Croce e della gloria di Gesù, unicamente protese a servirlo e a piacergli. Il S. è però d'avviso, che, mancando ordinariamente le disposizioni sovraccennate, pochi arrivano alla contemplazione mistica.

I moderni studiosi tendono a giudicare che S. fu sottoposto a turbamento psichico, i cui fenomeni possono spiegarsi come frutto di una nevrosi e di un conseguente delirio interpretativo. Non si esclude però che potesse essere anche soggetto ad un'azione demoniaca. I disturbi psichici non tolsero però al S. il libero esercizio delle facoltà intellettive e morali (malato di tipo ciclotimico), sicché poté elevarsi ad alti gradi di spiritualità e di virtù. Tra i suoi scritti risentono alquanto di tale stato di turbamento gli autobiografici, come Le triomphe de l'amour divin, La science expérimentale des choses de l'autre vie acquise en la possession des Ursulines de Loudun, ed alcune delle sue Lettres spirituelles.

Bibl.: G. Bremond, Hist. littér. du sentiment relig. en France, V, Parigi 1920, pp. 148-310; F. Cavallera, L'autobiographie du P. S., in Rev. d'ascét. et mystique, 6 (1925), pp. 143-59, 389-411; 22 (1941), p. 276; G. Colombo, Introduzione a I Fondam. della vita spirit. ricavati dal libro dell'Initaz. di Cristo, trad. del p. T. Marini, Milano 1949; A. Lanz, G. G. S., in Archiv. Histor. Soc. Jesu, 19 (1950), p. 316 sge.

SURIO (SAUER), Laurentius. - Scrittore certosino, n. a Lubecca nel 1522, m. il 23 maggio 1578 a Colonia.]

Studente a Francoforte sull'Oder, rientrò nel cattolicesimo a Colonia per opera dis. Pietro Canisio suo compagno di studi, Magister artium nel 1539 si fece certosino a Colonia il 23 febbr. 1540 sotto la disciplina di Giusto Lansperger. Prete nel 1543, non si mosse quasi più dalla certosa di Colonia, sempre intento a scrivere a vantaggio della fede. Tradusse in latino le opere di Suso, Tauler, Ruusbroec (v.), Gropper ed altri mistici ed apologisti tedeschi. Contro l'opera dello Sleidano (v.) pubblicò Commentarius brevis rerum in orbe gestorum, 1500-64 (Lovanio 1566, tradotto in tedesco da Enrico Fabricio [Colonia 1568], ed in francese) che suscitò le ire dei protestanti e fu continuato da altri fino al 1673 . Poi nel 1567 pubblicò

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in 4 voll. a Colonia una Conciliorum collectio; un'edizione delle opere di s. Leone I (1568); un vol. Homiliae sive Conciones desunte dai SS. Padri distribuito nelle feste dell'anno ecclesiastico. Più nota e diffusa la collezione De probatis sanctorum historiis che prese dall'opera di Alvise Lipomano e arricchì con sue ricerche; uscì in 6 voll., e poi in 7 nel 1576-81, cui segui una traduzione tedesca di E. Fabricio. Poiché il S. aveva ritoccato il testo originale per ridurlo a migliore latinità, una nuova edizione in 12 voll. nel 1618 con biografia dell'autore ricondusse le vite alla forma originaria. Un'edizione con nove in 12 voll. usci a Torino nel 1875-80. Si può dire che quest'opera del S. preparò la via all'opera dei Bollandisti. Lettere sue fra quelle del Sioleto e del Canisio.

Bibl.: Hurter, III, coll. 111-15; J. Uttenweiler, Surius L. in LThK. IX, coll. 910-11; S. Autore, Surius. L., in DThC. XVI, II, coll. 2842-49.

Pio Paschini
SURREALISMO. - Movimento letterario e artistico francese. Il termine "surrealista " appare per la prima volta come sottotitolo di un dramma di G. Apollinaire, Les mammelles de Tirésias (1918).

Il Manifesto del nuovo movimento, che segui immediatamente quello effimero intitolato a "Dada", fu lanciato da André Breton nel 1924. Una prima definizione può essere quella di Breton stesso: "Automatismo psichico attraverso cui ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto, sia in ogni altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Dettato del pensiero, nell'assenza di ogni controllo, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale». Ma il gruppo letterario sorto intorno a Breton, Soupault, Aragon, Eluard pretende degli antecedenti e precursori in ogni letteratura e in ogni secolo, e si estende alle arti figurative e alla musica, e infine ad ogni atteggiamento del pensiero, dovunque si ritrovi un'immaginazione libera o una ricerca filosofica priva di controlli e di limitazioni. In particolare il s. si accosta alla psicanalisi e ad ogni più avanzato tentativo di invenzione verbale, sia nella poesia che nel romanzo. Intorno al 1940, il movimento si è esaurito, e non ne restano che le conseguenze di dubbio gusto in ogni arte.

Bibl.: E. Bouvier, Initiation à la littér. d'aujourd'hui, Parigi 1932; M. Bermond, De Baudelaire au surréalisme, ivi 1933; G. Marquet, Hist. du surr., Bruxelles 1934; C. Sénéchal, Les grands concepts de la littér. franç. contemporain, Parigi 1934, pp. 383 385 e 400-406; H. Derieux, La poésie franç. contemporain, ivi 1935; H. Read, Surrealism, Londra 1936; J. e R. Maritain, Situations de la poésie, Parigi 1938; C. Bo, Bilancio del t., Padova 1944: (bibl. alte pp. 117-35); id., Autologia del 1., Milano 1944; M. Nadeau, Histoire du surréalisme, Parigi 1945 e 1947.

Giacinto Spagnoletti
SURYA: v. VEDA E VEDISMO.
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(da A. T. Olmstead, History of the Persian Empire, Chicago BUL, tav. 81) SusA - Veduta aereo.
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(da A. C. Olmstead, History of the Persian Empire, Chicago BUL, tav. 81)
Susa - Toro alato in mattoni smaltati.
SUSA - Capitale dell'Elam (v.). L'antichissima Sūlan ("giglio" o "bianchezza"), situata al piede meridionale della giogaia dell'odierno Luristān, è nota fin dall'epoca della II dinastia di Ur. Verso la fine della III dinastia di Ur (sec. xxi a. C.) ha già vari re. Divenne la capitale del glorioso Impero elamita (cf. Gen. 10, 22; 14, 1) e più tardi del Regno neo-clamita.

L'assiro Assurbanipal saccheggiò S. ( $640-639$ a. C.), incendiò i boschi sacri, invase e distrusse i santuari e la grande ziqqurat dalle mattonelle smaltate, portò via ca. 32 statue d'oro e d'argento di divinità e di re, violò le tombe di questi e ne disperse le ossa. Tra i Samaritani che scrivono ad Artaserse contro i Giudei, ci sono anche i deportati da S. (Esd. 4, 9), probabilmente ad opera di Assurbanipal (l'aramaico Asnappar), che disperse gli abitanti di S. e di tutto l'Elam attraverso il suo Impero e mandò a S. diversi coloni.

Con i Persiani S. ritorna all'antico splendore. Dario I vi si stabili, e i successori passarono volentieri la primavera a Persepoli (v.), l'estate a Ecbatana e l'inverno a S. Dario I (verso il 500) iniziò la costruzione del grandioso (più di 100 scale) Palazzo reale (cf. Esth. 1, 5); vi dimorò gli ultimi tre anni e vi morì nel 486. Al tempo di Artaserse I (445-42) un grande incendio rovinò l'Apadana, grande salone sostenuto da numerose colonne che serviva alle adunanze del governo (cf. ibid. 1, 3); fu restaurata da Artaserse II (404-359), che operò molti rimaneggiamenti altrove. Gli avvenimenti del libro di Esther si svolgono a S.

Gli scavi, dopo la scoperta di L. Loftus nel 1851 (v. bibl.) presso l'odierno villaggio Sūš, furono iniziati da M. Dieulafoy (18841886) e proseguiti quindi da J. Morgan (1889) e dalla "Mission archéologique en Perse", diretta inizialmente dal medesimo. L'insieme delle rovine è composto di 4 colli o tell. La città degli artigiani o città bassa, specie di sobborgo, è di scarso interesse; sta a nord-est degli altri tre tell. Questi formano un gruppo molto compatto, circondato da muri : è la città propriamente detta. In essa, due parti ben distinte: a sinistra del fiume (l'antico Coaspe, il moderno Kerkha), l'acropoli o cittadella, occupata dalla reggia, a destra (est) l'immenso tell della città abitata dal popolo. Esth. 3, 15; 9, 6. 11 ecc., distingue le due parti con nomi diversi : in ebraico, rispettivamente, Mrāh (aramaico "fortezza", e, per estensione, "acropoli ") e 'fr. Nella cittadella (Neh. 1, 1) Nemia ricevette da un suo pa-

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Susa, diocesi di - Arco eretto da Re Cozio I, in onore di Augusto, l'anno 9 a. C. - Susa.
rente, arrivato da Gerusalemme, le tristi notizie circa la mancata ricostruzione delle mura della città. Tra i due tell dell'acropoli e dell'Apadana (cittadella), vasto quadrilatero sopraelevato sulla pianura, c'è la depressione che costituiva una grande piazza (piazza d'armi e bazar), cuore della città. Nel cosiddetto "quartiere imperiale " si è potuto risalire dall'epoca musulmana a quella sassanide e a quella partica, con ricchi rinvenimenti. Del Palazzo di Dario I, si è potuto identificare il luogo delle mura interne ed esterne, totalmente scomparse.

Biss.: K. Lolius, Travels and researches in Chaldea and Susiana in 1849-52, Londra 1857; autori vari, Mémoires de la Délegation en Perse, 13 voll., Parigi 1902-12, continuste dei Mémoires de la Mission archéologique de Susiane, voll. XIV-XXIX, ivi 19131943; P. Dhorme, Elam, in DBs, II, coll. 922-25, 948-60; P. Cruveilhier, Les principaux résultats des nouvelles fouilles de Sute, Parigi 1921; M. Pillet, Le palais de Darius I à Sute, ivi 1924; A. Vaccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, pp. 273, 275 sgg.; L. Soubigou, Esther (La Ste Bible, 4), Parigi 1949, pp. 327 sgg., 607 sgg.; 61 sgg.; R. Ghirahman, Cinq campagnes de fouilles à Sute (19481951), in Revue d'assyriologie, 46 (1952), pp. i-18. Francesco Spadafora

SUSA, diOCesi di. - Città e diocesi del Piemonte, nella valle omonima, in provincia di Torino.

L'attuale diocesi comprende tutto il territorio della vallata di S. e conta 51.800 ab., dei quali 51.200 cattolici distribuiti in 62 parrocchie, servite da 108 sacerdoti diocesani e 8 regolari, ha 4 comunità religiose maschili e 4 femminili.

E l'antica "Segusium", sede del re Donno coetaneo ed amico di Cesare ed alleato dei Romani che gli riconobbero grado e potestà regale. Quando dai Romani l'Italia venne divisa in regioni, Marco Giulio Cozio I, figlio di Donno, ebbe la nomina a prefetto della propria regione, in sostituzione del titolo regio. In onore di Augusto, reduce dalle Gallie nell'anno 9 a. C., Cozio innalzava il magnifico arco trionfale che ancora oggi si ammira. Alla morte di Cozio II il Regno segusino fu annesso definitivamente all'Impero e compreso nella provincia della

Gallia Cisalpina ( 67 d. C.). Alla caduta dell'Impero la valle di S. appartenne agli Eruli, ai Gori di Teodorico, ai Greci di Narsete, ai Borgognoni, finché Carlomagno, vinti i Longobardi alle Chiuse ed a Pavia (774), restituì S. all'Italia. Nel 906 la valle di S. subì ancora una terribile invasione da parte dei Saraceni di Frassineto, scesi in Italia dal Moncenisio: soltanto nel 946 venivano cacciati definitivamente dalla val S. da Arduino Glabrione, conte di Torino e, in seguito alla fortunata impresa, marchese di S. La valle fu così soggetta ai marchesi di Torino fino al 1406, sposa in cui la contessa Adelaide di S. sposò il conte Oddone di Savoia, figlio del Biancamano, unendo così i suoi possedimenti a quelli di Casa Savoia.

Nel 1174 il Barbarossa incendiò S. e la ridusse ad un mucchio di macerie; risorta e rifiorita, S. fu ancora teatro delle guerre tra Francesi e Spagnoli (1536-1707) e ne portò per lungo tempo tutte le dolorose conseguenze. Dopo Marengo, S. divenne sede di sottopredettura e le cose rimasero così fino al Trattato di Parigi del 30 maggio 1814 per cui i Reali di Savoia entravano in possesso dei loro beni di terraferma.

Lo diocesi di S. fu eretta il 3 ag. 1772 da Clemente XIV con la bolla Quod nobis smembrandola da Torino (v.). Pio VII fu poi costretto a sopprimerla con la bolla Gravissimis del 17 ag. 1805 , unendola nuovamente a Torino, ma, mutati i tempi, la ripristinò con l'altra bolla Cunctis ubique del 17 luglio 1817. Primo vescovo di S. fu mons. Giuseppe M. Ferraris dei conti di Genoa, il quale fece costruire a sue spese il Palazzo vescovile; è in corso la causa di beatificazione del vescovo mons. Edoardo Rosaz, l'apostolo dei poveri e della fanciullezza derelitta: fondò la congregazione delle Suore Terziarie di S. Francesco.

Tra i personaggi celebri oriundi di Val Susa sono da annoverarsi il card. Enrico De Bartolomei, il poeta Norberto Rosa, il sen. Luigi Des Ambrnis, ministro di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, il gen. Michele Bes, l'architetto Meano.
S. possiede un'interessante cattedrale dedicata a s. Giusto Martire, patrono della diocesi, fatta erigere nel 1011 da Olderico Manfredi II, marchese di S. e da sua moglie Berta ed istituita in origine come abbazia indipendente; la chiesa collegiale di S. Giusto venne poi eretta in cattedrale da papa Clemente XIV con bolla dell'anno 1772. Prezioso ornamento della cattedrale di S. Giusto è il trittico della Madonna del Rocciamelone, trittico in bronzo del 1398; ed alla Madonna del Rocciamelone è pure dedicato il famoso Santuario innalzato sul monte omonimo a 3537 m . La chiesa di S. Giovanni
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(per gentile concessione del sig. parroco don Eraldo Isolelo)
Susa, diocesi di - Miesale benedictinum Sionalissense (10012 sec. xII, foll. 397-40. Messa della prima domenica di Quaresima - Novalesa, Archivio parrocchiale.

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(1ot. Pont. comm. arct. sacra)
Suzanna - S. sotto le sembianze di una pecora insidiata da due lupi. Affresco sulla fronte dell'arcosolio di Celerina (metà del
a Salbertrand ha un portale del tipo in uso nel Delfinato. Fra i monasteri più antichi annovera: l'abbazia della Novalesa (v.) e l'abbazia della Sagra di S. Michele (v.). - Vedi tav. CVII.

Bias.: G. Sacchetti, Mem. della chiesa di S., Torino 1788; L. Cappellano, Il marchesato di S. e il Piemonte nel sec. XI. ivi 1877; G. Brayda, Il medinero in Val di S., ivi 1883; C. Cipolla, Le più antiche carte diplomatiche del monastero di S. Giusto in S., Roma 1896; E. Ferrero, L'arco di S., Torino 1896; L. F. A. Perseca, L'alta Val S., ivi 1903: A. Pozza, Pagine di stor. medice, antina, Merostica 1903; M. Buffa, S. nei tempi antichi e moderni, Susa 1904; F. Genin, S. antica, Saluzzo 1903; F. Kistler, S. Giusto di S., Torino 1906; G. E. Bonino, Le culla della dinastia sabauda, ivi 1937; P. Bacco, Mem. stor. riguardanti S. e Avigliana (manoscritto esistente nella Biblioteca civica di S.); Cortinesu, II, col. 3106.

Guido Ferrero
SUSANNA. - Protagonista di un racconto che fa parte del complesso delle tradizioni biografiche sul profeta Daniele (v.), figlia di Helcia (che si suol accostare a quello di Ier. 29, 3), moglie dell'israelita Ioakim in Babilonia, lodata per bellezza e virtù.

Il nome figura nei Settanta Zouożvea dall'ebr. Bâfan "giglio"; forse è forma aramaizzata in "nā', mentre il fiore era Sâfanta".

La tragica vicenda in cui venne a trovarsi ritrae da vicino alcune speciali condizioni del giudaismo nell'esilio. I vari gruppi deportati, eccetto per quanto riguardava la loro posizione politica di sudditi e tributari e i rapporti di affari con estranei, da regolarsi sul diritto locale, si governavano con leggi e capi propri. Tra i Giudei gli "anziani", già autorevoli nella tradizione passata, finirono con l'essere di fatto le vere guide delle comunità esiliate, come si rileva da Ezechiele (8, 1, 14, 1; 20, 1) e da Geremia, che li rimprovera di soprusi (29, 22-23).

Due anziani governavano appunto la comunità a cui apparteneva Ioakim, il quale, essendo agiato, metteva la sua casa a disposizione dei due capi per le udienze. Al pomeriggio sus moglie S. andava nel giardino annesso alla casa con qualche fanciulla del servizio; in quell'occasione i due anziani la osservavano e finirono con l'invaghr scene. Scopertisi a vicenda, presero accordi nel preciso intento di dare sfogo alla loro passione. L'occasione fu offerta una volta dal fatto che, avendo S. rimandato le ancelle per prendere un bagno, si trovò sola; subito i due le furono vicini e le posero l'alternativa: o concedersi, o essere da loro tratta in giudizio con un'accusa infamante, di cui essi avrebbero reso testimonianza giurata; l'allon-
tanamento delle fanciulle sarebbe stato un buon indizio contro di lei. S. avverti il pericolo, ma dichiarò che preferiva morire senza aver offeso Dio. E gridò. Gridarono anche gli anziani; accorse gente. Ma i due formularono l'accusa: la donna stava peccando con un giovanotto, il quale, sorpreso, era fuggito veloce. S. venne tratta a giudizio, condannata a morte per adulterio e condotta al supplizio. A questo punto avvenne l'improvviso cambiamento di scena: il giovinetto Daniele, che si trovava tra la folla, proclamò l'iniquità del fatto; ascoltato dal popolo, persusse tutti a riprendere il processo (anche un tale intervento di giudizio popolare è conforme alle usanze del momento), in cui i due anziani risultarono in contraddizione tra loro, e furono essi stessi condannati. S. fu prosciolta ed esaltata.

L'originale del racconto era semitico, ma ora rimane solo la versione greca. Il passo è quindi "deuterocanonico". Nella Bibbia greca generalmente il brano è preposto con il titolo proprio $S$. al libro di Daniele : il fatto è supposto anteriore a Dan. 1, 1. Nella versione latina invece è aggiunto in fondo, come cap. 13.

Il valore etico-esemplare del racconto appare da sé, offrendo il modello della donna virtuosa, che preferisce la morte al peccato e di fronte al pericolo "grida". Artisticamente poi è di una tecnica raffinata il modo con cui è condotta la vicenda, dalla tensione alla rapida risoluzione.

Giovanni Rosaldi
Archeologia. - Il più antico ciclo pittorico relativo alla storia di S. è nelle due pareti lunghe della cosiddetta Cappella greca nel cimitero di Priscilla (sec. II); ivi è rappresentata S. sorpresa dai due vecchioni, l'accusa e il ringraziamento per la liberazione (Wiipert, Pitture, tav. 14). In Callisto è il giudizio di S. (ibid., tav. 86); altre scene di S. sono nei cimiteri di Domitilla (ibid., tav. 142, 1), nel Maius (ibid., tav. 220) e in quello "inter duas lauros" (ibid., tav. 232, 3). Tipica è la scena in Pretestato nell'arcosolio di Celerina: S. è dipinta come una pecora tra due lupi indicati dalla scritta in nero SENIORIS (ibid., tav. 251); sopra la pecora leggesi il nome SVSANNA.

Tra le scene musive è da ricordare quella ormai perduta di S. Costanza in Roma, della quale resta qualche buona copia antica (cf. R. Michel, Die Mosaiken von S. Costanza in Rom, in Studien über christliche Denkmäler, 12 [1912], p. 25, passim).

Scarsi di numero sono pure i sarcofaghi finora noti con la scena di S., ma quasi tutti con più rappresentazioni, a ciclo completo: fatto spiegabile con la diversa

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(da Ennistopedia Italiana, 12. tav. M)
Susanna - Medaglione di cristallo di rocca intagliato con storie di S., fatto eseguire da Lotario II (ca. 560), proveniente dalla abbazia di Woulsort-surMeuse. La ghiera è del sec. xv - Londra, British Museum.
possibilità e lo spazio maggiore a disposizione dello scultore. Daniele profeta è il personaggio preminente, in tunica e pallio, spesso seduto in qualità di giudice davanti alla tenda (velum) che lo separa dal popolo. I seniori in vari atteggiamenti possono essere imberbi (sarcofagi gallici) o barbati (sarcofagi romani). Il sarcofago di Gerona (Wilbert, Sarcofagi, tav. 196, 1) ha fra tutti il ciclo più vasto dell'episodio di S. Le scene si susseguono ininterrottamente da destra a sinistra, iniziando dal tentativo dei seniori fino all'esecuzione capitale degli stessi. Gli altri sarcofagi con la medesima scena non presentano altre varianti di rilievo; qualcuno poi è ancora dubbio (cf. bibl.).

Notevole interesse presentano per la cura di S. il notissimo disco vitreo di Lotario II figurato con tutto il ciclo biblico, ora al British Museum (cf. Ph. Lauer, Le joyau carolingien de Woulsort sur Meuse, in Bull. de la Soc. nat. des antig. de France, 1908, pp. 102-107); le due coppe di vetro di Homblières e di Podgoritza (cf. J. Pilloy, Coupe gravée en verre trouvée à Abbeville, commune d'Homblières (Aloe) dans une sépulture du IVe siècle, in Gazette archéol., 1884, pp. 224-30, tavv. 32-33; G. B. De Rossi, Insigne tazza vitrea figurata, in Bull. d' arch. crist., $3^{\text {a }}$ serie, 5 [1874], pp. 153-55, tav. 11; id., L'insigne piatto vitreo di Podgoritza oggi nel Museo Basileushi in Parigi, ibid., $3^{\text {a }}$ serie, 2 [1877], pp. 77-85, tavv. 5-6); e la doppia scena rappresentata insieme a Daniele tra i leoni sulla faccia antesiore della cassetta eburnea di Brescia (v.). Ippolito vade in S. la rappresentazione della Chiesa di Cristo tra due popoli ostili, quello di Israele e quello "ex gentibus" (In Daniel, 1, 14, 5-6). Nella Commendatio animae si invoca
il Signore perché liberi l'anima "sicut liberasti Susannam de falso crimine».

Bibl.: Wilpert, Pitture, p. 112 e spec. 334337; tavv. 14; 86; 142, 1; 200; 232, 3; 251; id., Sarcofagi, II, pp. 251-55, figg. 158 e 159, tavv. 124, 3; 195, 1-2-4; 196, 1 e 2; 197, 4; J. A. Martigny, Dict. des antio. chrétien., Parig: 1899, pp. 747-48; F. X. Kraus, Gesch. der christl. Kunst, I, Friburgo in Br. 1896, pp. 70 e 148, fig. 91; H. Leclercq, Suzanne, in DACL. XIV (1951), coll. 1742-52. Pasquale Testini

Iconogratia. - Il pittore barocco Baldassarre Croce affresco nella chiesa di S. S. martire a Roma nei primi anni del sec. xvir le scene cantate da Daniele sull'eroina S.; tra esse pure l'episodio della giovane donna che viene sorpresa nel bagno dai due vecchi.

Solo questo episodio, tra tutte le storie di S., ebbe un gran successo nell'arte del Cinquecento e del Seicento, che lo concepiva quale scena profana di genere. La sua più antica raffigurazione risale agli ultimi anni del sec. xv e si vede tra gli affreschi del Pinturicchio nell'appartamento Borgia del Palazzo Vaticano. Quali notevoli pitture cinquecentesche, che hanno come soggetto "S. nel bagno e i due vecchioni" si citano: il pannello di Lorenzo Lotto, già della raccolta Benson e Londra; due quadri di Jacopo Tintoretto, dai quali uno nella raccolta Nemes a Monaco di Baviera e il secondo nel Museo di Vienna; due quadri di Paolo Veronese, dai quali uno al Louvre di Parigi e il secondo all'Accademia di S. Luca a Roma; e pure due quadri di Jacopo Bassano detto da Ponte, dei quali uno nel Museo civico di Bassano e il secondo nel Museo di Nîmes (Francia). Per la pittura secentesca sono da ricordare il quadro di P. P. Rubens della Pinacoteca Sabauda a Torino e un altro alla Galleria Borghese a Roma, quello di Gherardo delle Notti della Galleria Borghese a Roma, quello di Guido Reni agli Uffizi, quello di Artemisia Gentileschi del Museo di Napoli. - Vedi tav. CVIII.

Bibl.: R. Künstle, Demographie der Christlichen Kunst., I, Friburgo i. Br. 1948, p. 302. Witold Wehr
SUSANNA, santa, martire. - E commemorata nel Martirologio geronimiano l'i i ag. ma la sua memoria, non è, come di consueto, legata ad un cimitero, benal ad una chiesa dentro Roma, "ad duas domos iuxta Diocletianas (thermas) ".

Sulla personalità però ed il martirio di S. niente si conosce di certo. La Passio non fornisce notizie attendibili poiché è stata chiaramente scritta per legittimare il suo culto nel "titulus Gai». Questo titolo infatti, mentre è ricordato nel Sinodo romano del 499 , in quello del 595 appare già trasformato, come in altri casi, in quello di s. S. figlia del presbitero Gabinio, durante la persecuzione di Diocleziano, per essersi rifiutata di sposare il figlio dell'Imperatore fu arrestata e decapitata nella sua stessa casa. Il papa Gaio che abitava accanto ne iniziò la commemorazione liturgica e dichiarò la casa di S. titolo stazionale.

Bibl.: Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 624-32; L. Duchesne, Les légendes de l'Alta Semita, in Mélanges d'arch. et d'hist., 36 (1916), pp. 27-42; J. P. Kirsch, Die röm. Titelkirchen in Altertum, Paderborn 1918, pp. 70-74; F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma antica, in Riv. di arch. christ., 2 (1925), pp. 228-34; P. Franchi de' Cavalieri, S. S. e il titulus Gai, in Note aginge., VII (Studi e testi, 49), Roma 1928, pp. 182202; Martyr. Heronymianum, p. 435; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 275 sg.; Martyr. Romanum, p. 333

* SUSCIPE, DOMINE, UNIVERSAM MEAM LIBERTATEM ". - Preghiera inserita tra le "Orationes pro opportunitate dicendae" del Breviario romano con il titolo Oblatio sui, dotata di 300 giorni

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di indulgenza e la plenaria mensile (Preces et pia opera, Roma 1952, n. 52, p. 21).

E presa dalla traduzione volgata degli Esercizi spirituali (v.) di s. Ignazio (n. 234), approvata da Paolo III il 31 luglio 1548. E il colloquio con cui termina il primo punto della contemplazione per raggiungere l'amore divino ed esprime l'abbandono assoluto, incondizionato, che l'esercitante deve realizzare onde ordinare il suo amore, come risultato degli esercizi spirituali. Alla fine della seconda settimana si era prodotto il vuoto totale uscendo "dall'amore, volere e interesse proprio" (n. 189); si riempie ora tale vuoto con l'amore di Dio. Risposta all'amore manifestato da Dio, è il ricambio dell'amicizia stabilita con Dio, che presuppone la volontà di servirsi dei doni divini unicamente secondo il suo beneplacito.

Bosi.: oltre tutti i commenti degli Eseri, spir., W. Bernhardt, Sancipe Domine. Die ganze Hingabe an Gott, in Zeitschr. für Aizuse und Mystik, 11 (1936), pp. 146-52. Ignazio Iparraguirre

SUSO, Heinrich, beato. - Scrittore spirituale e predicatore, domenicano, n. il 23 marzo 1295 (Bihlmeyer) o ca. il 1300 (Gröber) a Costanza, m. il 25 genn. 1366 a Ulma, ove fu sepolto. La sua tomba fu distrutta sotto il regime protestante. Tredicenne entrò presso i Domenicani nel convento sull'Isola vicino Costanza ove, dopo 5 anni, cominciò una vita creica di penitenze e preghiera, di ritiro e grande unione a Dio, quale "servo" della Sapienza Eterna sino a scolpire sul petto il nome di Gesù (IHS). Coronò gli studi filosofici e teologici della scuola conventuale con quelli allo "Studium generale" di Colonia ove insieme col Taulero (v.) ca. il 1324 sentiva "le dolci dottrine del santo maestro" (Eckart; v. eccardo). Dal 1327 lettore a Costanza.
S. dovette discolparsi in un Capitolo dell'Ordine nel 1330 dall'accusa di scrivere "libercoli contenenti dottrine erronee "cioè in difesa di Eckart (m. nel 1327) che nel 1329 era stato censurato. Tolto dal lettorato (1329-34), S. attese alla redazione di scritti, al ministero della parola divina e alla direzione d'anime per la quale rivelò un carisma speciale, percorrendo le contrade del Reno superiore in Svevia, Svizzera e Alsazia fino ai pressi d'Aquisgrana e di Colonia. Gli "Amici di Dio" e le monache domenicane ebbero i vantaggi della sua mirabile dottrina
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Simanina - I due vecchioni cercano di indurre al male S. Affresco del Pinturicchio negli appartamenti Borgia (fine del 1402-95). Palazzo Apostolico Vaticano.
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(per cortesia del p. 4, Walle, G.P.)
Suso, Heinrich, beato * Il b. S. in orazione, Silografia (ca. 1470). Norimberga, Museo germanico.
ed esperienza spirituale. Ad Elisabetta Stagl di Zurigo, monaca a Toess, è dovuta in gran parte la redazione degli scritti di S. In seguito alla lotta contro Lodovico il Bavaro, S. con la maggior parte della comunità di Costanza cambiò per Diessenhofen ( $133^{8-46}$ ). In seguito a calunnie, S. nel 1348 fu mandato a Ulma ove fece il missionario del paese e strinse amicizia con Walter di Biberach, cellerario della badia di Wiblingen. Dopo morto fu oggetto di grande venerazione dai fedeli. Gregorio XVI il 16 apr. 1831 confermò il culto come beato e la festa è celebrata nell'Ordine domenicano e nell'arcidiocesi di Friburgo in Br. il 2 marzo, nella diocesi di Rottenburg il 28 genn.
S. è il più amabile dei mistici tedeschi e forse di tutti universalmente. Senza l'ardire speculativo di Eckart, senza la chiarezza finalistica di Taulero, S. vince l'uno e l'altro per finezza e profondità di sentimento, per slancio poetico e fantasia creativa. Sa esprimere con molto sentimento la dottrina dei suoi maestri s. Bernardo, s. Tommaso, Eckart. La teoria delle purificazioni è formale e esplicita. L'ascesa a Dio è necessaria e deve cominciare con una conversione (la prima). S. non parla di chiamata generale o speciale. Il principiante deve stare in ritiro e silenzio, mortificarsi con misura e prudenza, rinunciare alle cose e persone create, perdersi ("wehruender untergang") e diventare passivo, darsi a Dio. La seconda conversione si fa nella meditazione sui misteri di Cristo; Maria fa parte della via a Dio : teneramente filiali sono i capitoli di S. su Maria; i patimenti fanno partecipi dei dolori e meriti del Figlio di Dio. Finalmente l'anima raggiunge l'unione mistica in una trasfigurazione in Dio, essendo le facoltà superiori unite con l'Essere supremo in visione, amore e somma gioiosa fruizione. S. compendia i suoi principi nel motto (Vite, 1. 11, cap. 4): "Entbildet werden von der creatur, gebildet werden mit Christus, überbildet werden in die Gottheit ".

L'influsso di S. alla fine del medioevo fu grande in tutta l'Europa, specialmente prima del diffondersi del De imitatione Christi. Della rinascita susoniana nei secc. XIX e XX hanno trattato Fischer e de Hornstein.

Dei suoi scritti S. curò nel 1362 una selezione, chiamata Exemplar, che contiene: 1) la Vita, formata da notizie raccolte in un primo tempo dalla Stagl, corrette e aumentate da S.; è la prima autobiografia nella letteratura tedesca; se n'è rivendicata la genuinità sostanziale; 2) il Libretto della veritd (del 1326-27), che tratta in forma di dialogo delle più alte speculazioni mistiche contro i $\boldsymbol{\text { - }}$ fra-

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telli e le s sorelle del libero spirito o e in favore di Eckart; 3) il Libretto della Sapienza eterna, chiamato da H. Denifte il frutto più maturo della mistica tedesca, che, sotto forma dialogata tra la Sapienza (Cristo) e il servitore, raggiunge l'apice dell'arte letteraria; fu diffusissimo, come risulta da centinaia di manoscritti; 4) l'Epistolario contenente in lettere di direzione spirituale d'alto interesse psicologico e religioso. Esulano dall'Exemplar 1) l'Horologium Sapientiae, del 1333-34, dedicato al maestro generale dei Predicatori; è una redazione latina o, secondo altri, un precursore del Büchlein der ewigen Weisheit; diffusissimo, fu tradotto in più di 6 lingue; 2) alcuni Sermoni; 3) il Grande epistolario con 27 o 28 lettere; 4) il Minnebüchlein, pubblicato da W. Preger nel 1896, che però non è ammesso da tutti.

Bibl.: opere: l'editio princeps degli scritti tedeschi fu curata da F. Fabri (Auguste 1482), ed. critica di K. Bihlmeyer (Stoccarda 1907); trad. lat. di L. Surius (Colonia 1535, ecc.), edd. in tedesco moderno di M. Diepenbrock (Ratisbona 1828: 4* ed. ivi 1884), H. S. Denifte (Monaco 1880, in parte), W. Lehmann (Jena 1911: 2* ed. ivi 1922); edd. it. Ignazio Del Nente, Vita e opere del b. E. S., Firenze 1642, parziali di H. S. Denifte, La vita soprannaturale (Torino 1911: 3* ed. ivi 1930); Il libro della sag. gexza eterna (Milano 1942), L'Horologium ebbe edd. a Perini 1470, Colonia 1479 ecc. fino al 1861 , Torino 1929. - Studi : W. Preger, Gesch. d. deutschen Mystik, II, Lipsia 1881, pp. 309-418; X. de Ornstein, Les grands mystiques allemands du XIVe siècle, Lucerna 1922, pp. 221-93; F. Uberweg-B. Geyer, Die patrist. u. schulast. Philosophie, 11* ed., Berlino 1928, pp. 629-32, 790; G. Fischer, Die Entdeckung d. deutschen Mystiker Echhart, Tauler u. Sosse im 19. Jahrb., Friburgo 1931; C. Gröber, Der Mystiker H. S., Friburgo 1941; J. Bühlmann, Die Christuslehre u. Christusmystik bei H. S., Lucerna 1942; J. Ancehn-Hustache, Le b. H. S., Parigi 1943; G. Faggin, M. Echhart e la mistica tedesca prepro. testante, Milano 1946; B. Lavaud, L'oeuvre mystique de H. S., 1, Friburgo-Parigi 1946, pp. 1-80, Introduzione; J. A. Bizet, S. et le Mimesong, Parigi 1946; id., H. S. et le déclin de la soxlastique, ivi 1946; F. W. Wenzdeff-Eggebert, Deutsche Mystik zwischen Mittelalter u. Neuzeit, 2* ed., Tubinga 1947, pp. 118 129, 309-11; J. M. Clark, The great german mystics, Echhart, Tauler and S., Oxford 1949, pp. 55-74, 114-17; D. Planzer, H. S. on the spiritual life, in Cross and Crown, 2 (1950), pp. 58-79.

Angelo Wale
SUSPICIONE. - Suspicio, s., sospetto indicano in genere un dubbio o un giudizio, non del tutto provato, ma fondato su indizi seri, circa qualche fatto. Nel CIC si usa in materia penale, specialmente per s. di eresia (v.) in determinati casi (can. 2315 sgg., 2319 sgg., 2332, 2340, 2371); la persona s sospetta $s$, ammonta, deve s purgare s la s., col rimuoverne i motivi, per evitare d'incorrere le pene inflitte agli eretici formali.

Di maggiore attualità è l'argomento in sede giudiziale. La dignità del giudice - persona pubblica -, le esigenze della massima obbiettività e indipendenza nell'amministrare la giustizia, in modo che le parti in causa accettino il verdetto senza intaccarne la sostanza, impongono che nel processo non abbiano parte persone su cui gravino dubbi obbiettivi e fondati di parzialità di giudizio; dandosi tali dubbi, si ha la legittima s.

Il giudice non può ricusare il suo ufficio a chi ne faccia richiesta; e rifiutandosi, risponde dei danni (CIC, cann. 1608, 1625; Cod. proc. civ. ital. art. 55). Ma in caso di s. ha il dovere di astenersi, passando il compito ad altri (can. 1613 sgg.; artt. 51-54, 73, 78). Nella disciplina anteriore canonica e civile non v'era obbligo giuridico di astenersi; vigeva solo la prassi, oppure le parti in causa dovevano opporre l'eccezione di s. (ricusare il giudice).

Secondo il CIC il giudice (assimilati sono il promotore di giustizia e il difensore del vincolo) deve astenersi, emettendo relativo decreto motivato in caso : a) di parentela, b) di tutela o curatela, c) di intimità o consuetudine di vita, $d$ ) di grande animosità personale, $e$ ) di grande interesse di guadagno o di perdita nella causa, f) di presa di posizione per avere nella stessa causa esercitato l'ufficio di avvocato o di procuratore. L'enumerazione da alcuni è ritenuta dimostrativa, da altri con più ragione tassatica; manca però la clausola irritante. La
legislazione civile con maggiore specificazione ammette in sostanza le stesse cause di s.

Le parti poi possono opporre nei riguardi del giudice e assimilati altre cause di s.; e nei riguardi degli altri membri del tribunale, non esclusi l'avvocato e il procuratore (cf. can. 1663 sgg.), le cause addotte sopra ed altre oggettive. Ma per impedire che le parti abusino nell'op. porre questa eccezione, trascinando le cose in lungo o escludendo un giudice che s'accorgono essere loro sfavorevole nel corso della causa, la legge vuole che l'eccezione di s. sia per principio inoltrata prima della contestazione della lite (in civile prima dell'udienza o della trattazione della causa), meno il caso che emergano dopo i motivi di s. Inoltre la ripulsa deve essere motivata per cause ammesse dalla legge, sotto pena per la parte di venir condannata a risarcire i danni incontrati per questa causa incidente.

La stessa legge fissa chi debba giudicare dell'eccezione, opposta dalle parti; dichiarata fondata l'eccezione, l'Ordinario ha il diritto di sostituire altre persone, immuni da s. Se la parte ricusa per s. lo stesso Ordinario, tanto il giudizio (a meno che l'Ordinario non si astenga dalla causa) quanto l'eventuale sostituzione della persona spetta al giudice immediatamente superiore.

Data la natura della s., questa deve definirsi al più presto, dopo ascoltate le parti interessate - quindi anche la persona ricusata per s. -, ed eventualmente altre persone a giudizio discrezionale del giudice; né dal decreto si dà appello. Si disputa poi se gli atti processuali posti eventualmente dalla persona ricusata per s. prima del decreto anche in suo favore, si debbano considerare validi o meno.

Bibl.: C. 17, 25, 35, 41, X, I, 29; c. 36, 61, X, II, 28; c. 8 , 9, 13, 15, X, V, 7; c. 10, X, V, 34; c. 2, 8, 12, 13, 15, V, 2 in $6^{*}$; i decretalati nel commento ai c.opp. citl.; i canonisti nel commento dei cann. cit.; p. es., I. Noval, De processibus. Pars I. De indicile, Torino 1920, n. 196 sgg.; Wernz-Vidal, VI, nn. 146-51; M. Lega - V. Bartoccetti. Commentarius in iudicia ecclesiast., I. Roma 1938, pp. 217-31; F. Ruberti, De processibus, I, 2* ed., Roma 1941, nn. 155-58. Sistmo da Romallo
SUSSIDIO CARITATIVO. - E una tassa che, a norma del can. 1505, l'Ordinario del luogo può, se una speciale necessità della diocesi lo esige, imporre come contributo di carità a tutti i beneficiati, sia secolari che religiosi (can. 1505). Questo diritto è conferito agli Ordinari del luogo, escluso però il vicario generale, ed è subordinato ad una impellente e particolare necessità della diocesi, necessità che si può verificare in molti modi.

1. Cenni storici. - Il s. c. trae origine dal decreto del III Concilio Lateranense (s. 1179). Fu applicato assai raramente e non godeva del favor iuris. Per principio generale, per applicarlo era richiesto il consenso del Capitolo. Per l'Italia vi erano poi particolari restrizioni, imposte da Innocenzo XI. Il vescovo poteva esigere il s. c. soltanto una volta, al suo primo ingresso in diocesi, e nella quantità usata negli ultimi quaranta anni. Se poi una grave necessità si fosse verificata in seguito, era necessario domandare il permesso alla S. Sede, prima di imporre il s. c. Dopo la spogliazione dei beni ecclesiastici e dopo l'introduzione della gerarchia ecclesiastica nelle terre di missione, molte Curie vescovili dovettero ricorrere a tutti i mezzi consentiti dal diritto, per poter sovvenire alle necessità che crescevano ogni giorno, e ripristinare in qualche modo il s. c., che era quasi caduto in disuso (cf. Concilio provinciale di Quito 1869, III Concilio plenario di Baltimora, Concilio plenario dell'America latina ecc.).
II. Natura. - Il s. c. è una tassa straordinaria. Si può esigere dai soli beneficiati secolari o religiosi, quando questi ultimi godano di un beneficio secolare incorporato o non incorporato alla casa religiosa. Non si può però richiedere ai chierici privi di beneficio; tuttavia si deve tener conto del nuovo concetto circa la dote del beneficio assai ampliata dal can. 1410.

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Le restrizioni imposte dal diritto antico circa le modalità previe all'introduzione del s. c. non sono state accolte dal Codice che, tanto per la gravità del motivo, quanto per la determinazione della quantità del sussidio, rimette la decisione al prudente giudizio ed alla coscienza dell'Ordinario stesso, che però, trattandosi di cosa odiosa, farà cosa opportuna se richiederà il parere del Capitolo o dei consulteri diocesani, oppure si munirà di una precedente approvazione della S. Congr. del Concilio, contro eventuali rimostranze dei chierici beneficiati circa la quantita e la necessità del s. c. Più tardi la S. Congr. del Concilio stessa, con circolare n. 1718/22 del io febbr. 1923, suggerí di imporre pensioni ai benefici meglio provvisti. In vista poi di bisogni e necessita del clero, specialmente dei sacerdoti vecchi ed invalidi, con altre circolari n. 1800 del 10 apr. 1932 e n. 1754 del 25 giugno 1934 impose direttamente su tutti i benefici e specialmente sulle parrocchie, meglio provvedute in Italia, un s. c., da stabilirsi, anno per anno, sui redditi del beneficio quali risultano effettivi dal bilancio, da farsi ogni anno. In conseguenza di ciò gli Ordinari devono esigere ogni anno un rendiconto delle rendite della parrocchia; notificare alla stessa Congregazione, entro un mese dalla vacanza, ogni beneficio resosi vacante e le eventuali variazioni nelle sue rendite; esigere inoltre dai candidati una dichiarazione scritta e firmata, da conservarsi in Curia, con cui i nuovi titolari si obbligano a sottostare alla misura del s. c. imposto od eventualmente da imporsi dalla S. Sede; proporre alla S. Sede un prelievo da un minimo del $5 \%$ a un massimo del $35 \%$, dai benefici provveduti, che abbiano un reddito netto che superi le lire 8000 (anteguerra) nei paesi e lire 8000 nelle sedi vescovili. Chi determina il contributo o sussidio da darsi, non è più la Curia, ma ogni caso deve essere esposto alla S. Congr. del Concilio, che dà l'approvazione definitiva. Le quote annuali raccolte dai benefici, cosi tassati, debbono investirsi in titoli e costituire un fondo stabile, il cui reddito è destinato per il clero indigente.

La medesima Congregazione con circolare n. 1/4I del $1^{\circ}$ luglio 1941 prescriveva l'istituzione di una Cassa di sovvenzioni per il clero bisognoso-invalido, da ottenersi con il contributo di un centesimo, elevato poi ad una lira, per ogni abitante della parrocchia, che a semestri deve venir depositato allo stesso dicastero, che poi, su richiesta dei vescovi, distribuisce i contributi secondo le necessita. Per ottenere detto contributo il vescovo può indire collette annuali, fissare una "Giornata" per il clero bisognoso ed invalido in qualche solennità o prelevare qualche cosa dalla percentuale del $2 \%$ sui benefici ecclesiastici, e dall'eventuale reddito del s. c., o pensione sui benefici meglio provvisti.
III. Evoluzione. - Una radicale trasformazione che sta superando il concetto di s. c. si è avuta in questi ultimi anni. Dal 1946 in poi la S. Sede ha tentato, con varie leggi, di giungere alla pereguszione delle rendite beneficiarie, dando facoltà ai vescovi di stralciare terreni dai benefici più pingui per destinarne il reddito a benefici più poveri oppure in favore di enti come il seminario; in ogni caso per alleviare l'indigenza del clero bisognoso. Con questi provvedimenti viene decadendo la tassa del s. c. imposta durante la vacanza del beneficio. Mentre poi la Cassa sovvenzioni era a favore del clero bisognoso ed invalido, questi provvedimenti mirano a sollevare l'indigenza del Clero, senza guardare alla condizione di invalidità. Oggi quindi più che di s. c. dovrebbe parlarsi di assistenza al clero in generale.

Bial.: anon., Se il vescovo possa imporre pensioni o tributi sui benefici più pingui a favore del clero povero..., in Il monitore ecclesiastico, 30 (1927), pp. 342-46; S. D'Angelo, Tasse e pensioni del CIC, Torino 1927; P. Vito, L'imposizione del tributo caritativo, in Palestra del clero, 11 (1932), pp. 6-9; M. Piscicchi, Dal s. c. nel can. 1303, in Perfice munus, 7 (1932), pp. 8-30 sgg.; G. Stocchiero, Verso una pereguszione del benefici? II s. c., ibid., 8 (1932), pp. 42-45; A. Poirier, Le subside caritatif canon 1303 , Roma 1950.

Giuseppe Palazzini
SUSSISTENZA. - Indica in genere la consistenza e sufficienza di realtà che ottiene la sostanza (v.) mediante il possesso dei suoi principi essenziali
e reali. La s. costituisce perciò il modo di essere della sostanza individua che è in sé completa, in opposizione all'inerenza ch'è propria degli accidenti : « alla enim subsistere dicimus, quae non in alio sed in se existunt " (Sum. Theol., I ${ }^{2}$, q. 29, a. 2, c; cf. q. 75, a 2 ad 1 ).

La s. è perciò l'attualità della sostanza come tale : - Ratio substantiae est quod per se subsistat" (s. Tommaso, In III Sent., dist. 6, q. 1, q.la 1, a. 1 c), cosi che la s. coincide con la sostanza individua per sé esistente. In quanto attualità della sostanza, la s. si realizza nei diversi esseri a seconda della rispettiva struttura ontologica. In Dio la s. è nel possesso in semplicità e pienezza dell'essere come pura attualità (cf. Sum. Theol., 10, q. 13, a. 11). E siccome la perfezione dell'essere è, per s. Tommaso, graduata secondo l'indipendenza che la sostanza ha rispetto alla materia, la s. appartiene principalmente alle nature spirituali che non hanno in sé materia, ma sono pure forme : tali sono gli angeli, detti perciò "forme sussistenti" (ibid., 10, q. 3, a. 3, c). Anche l'anima (v.) umana, benché forma sostanziale del corpo, dev'esser