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'indipendenza che la sostanza ha rispetto alla materia, la s. appartiene principalmente alle nature spirituali che non hanno in sé materia, ma sono pure forme : tali sono gli angeli, detti perciò "forme sussistenti" (ibid., 10, q. 3, a. 3, c). Anche l'anima (v.) umana, benché forma sostanziale del corpo, dev'essere riconosciuta dotata di s. in quanto esercita le operazioni dell'intendere e del volere che la manifestano di natura spirituale (ibid., q. 75, a. 2; cf. Q. de anima, a. 14).

Per precisare la terminologia, si può quindi distinguere: a) l'essenza (v.) o natura (v.), ch'è il costitutivo formale di una qualsiasi cosa; b) la "sostanza prima" cioè l'individuo reale o "ipostasi" o "supposito" che è la realtà concreta esistente nella sua sufficienza ontologica (cf. Quodl., II, q. 2, a. 2, c) ; c) la s. dice l'attualità di detta sostanza prima, ond'essa esiste in sé e si distingue dalle essenze astratte o "sostanze seconde" esistenti soltanto come concetti nella mente, e nella realtà mediante gli individui che le realizzano; d) la persona (v.) aggiunge alla s. la dignità di natura razionale.

Lo sviluppo della nozione di s. coincide con quello di realtà : per Platone sussistono le specie e i generi universali perché costituiscono l's in sé * del reale sottratto al divenire dell'apparenza sensibile (cf. Resp., 476 A sgg.). Nella metafisica aristotelica se in realtà la s. compete alla sostanza individua, essa tuttavia è l'effetto della "forma" ed è quindi la specie come tale che sussiste nelle vicissitudini delle contingenze fisiche, mentre i singoli individui nascono e muoiono (Met., VII, 3 1028 b 36 1029 a 2). Nel neoplatonismo la s., indicata con il termine ūnóotamıc (il significato aristotelico del termine è estraneo alla metafisica: cf. H. Bonitz, s.v. in Indice Aristot., Berlino 1870, 801 b 35-802 a 8), corrisponde all'esistenza indefettibile, $\dot{\alpha} v \alpha \lambda \lambda \varepsilon i \varepsilon \tau o \varsigma$ ūnóotamıc, che le emanazioni ottengono nella derivazione dell'Uno (cf. Proclo, The elements of theology, ed. E. R. Dodds, Oxford 1933, prop. 84, 94: pp. 78, 6; 84, 24 e passim). Con s. traduce il Moerbeke il titolo dell'opuscolo di Proclo, perduto nel testo greco, sul problema del male: De malorum subsistentia, e bene, come osserva il Cousin, perché « bona habent ūnóotamıv, mala mag' ūnóotamıv», in quanto " bonum species, malum sine specie ac velut privatio" (Procli opera..., I, Parigi 1820, p. 188). Nel suo significato greco originario quindi s. come ūnóotamıc è "fondamento" tanto in senso transitivo da ūqóotq̨ui come intransitivo da ūqóotauai: nell'ambito ontologico esso, se compete alla sostanza singolare rispetto agli accidenti, è proprio anche - sia per Platone come per Aristotele - dell'essenza universale rispetto ai singoli. La filosofia greca quindi sta per l'identità reale di oúoí e é nióotamıc, di s. o ūnóotamıc con la sostanza (prima e seconda).

Quest'identificazione si ritrova nei Padri greci ed è passata nella condanna di Ario del Concilio di Nicea (Denz-U 54), ma dopo il Concilio si chiarisce per merito di s. Atanasio il preciso significato di s. come sostanza prima, sancito dalla formula: ula oúoia, "soli, ūnóotáamıc (cf. Atanasio, De incarn. et contra arianos, 10: PG 26, 1000 B: $\mu i \alpha$ " $\alpha \dot{\alpha} \theta \sigma \sigma \tau \eta \varsigma$ eal $\varepsilon i \zeta$ 9y $\delta \varsigma$ èv $\tau \rho \alpha i \alpha$ ūn $\sigma \tau \dot{\alpha} \sigma \alpha \alpha$ ). A questo punto s'inizia nella teologia il passaggio di s. come oúoia-ínóotamıc a quello di "persona- $\pi \rho \dot{\sigma} \sigma \omega \pi o v$ ", ma, com'è noto, tra i Padri greci e latini non c'è stato sempre su questo punto una perfetta intesa: l'uso oscillante dei

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(Int. Fetacelare, Turina)
Sutri, diocesi di - Campanile (1207) e facciata rinascimentale della Cattedrale.
termini oûoía- $\dot{\text { m }}$ ó $\sigma \tau \alpha \sigma \iota \varsigma$ si prolunga nelle accese polemiche e nelle discussioni conciliari. Le incertezze sono superate quando, grazie all'attività dei Cappadoci in Oriente, si arriva, con papa Damaso, all'identificazione di ùnó $\sigma \tau \alpha \sigma \iota \varsigma$ con $\pi \rho o ́ \sigma \omega \sigma v v$ nella sua approvazione alla formola comune elaborata nel Concilio di Costantinopoli (381) che dà per equivalenti le due espressioni: $\varepsilon$ v $\pi \rho \iota o i$ $\pi \varepsilon \lambda \varepsilon i \alpha \iota \varsigma$ ùno $\sigma \tau \dot{\sigma}-$ $\sigma \varepsilon \sigma \iota$ e $\varepsilon$ v $\pi \rho \iota o i$ $\pi \varepsilon \lambda \varepsilon i \alpha \iota \varsigma \pi \rho o \sigma \omega \sigma \iota \sigma \iota \varsigma$ (presso Teodoreto di Ciro, Eccl. hist., V, 9: PG 82, 1216 BC). Nel mondo latino ùnó $\sigma \tau \alpha \sigma \iota \varsigma$ è tradotta con subsistentia da Rufino di Aquileia (m. nel 410) nella sua Hist. excl. (I, 29: PL 21, 499 C-500 A) e l'uso diventa in Occidente sempre più costante. Fa eccezione proprio Boezio (v.) che resta all'uso greco di ùnó $\sigma \tau \alpha \sigma \iota \varsigma=$ sostanza prima, passato nella sua definizione di "persona": "rationalis natura individua substantia" (cf. De duabus naturis, cap. 3 : PL 64, 1343-44. Cf. Sum. Theol., 1², q. 29, s. 1-2 e specialmente il Prooemium del Contra errores graecorum, ed. De Maria, III, Città di Castello 1886, p. 411 sgg.).

La scolastica, specialmente a partire dal sec. xvi, ha agitato il problema circa il principio costitutivo della s. ch'è stato risolto nelle varie scuole in conformità della rispettiva metafisica della sostanza. Nella scuola neo-tomista, dopo una prevalenza dell'opinione del Gaetano (v.) che poneva il principio di s. nella linea formale, si ritorna alla posizione tradizionale del Capreolo (v.) nella quale, in conformità della distinzione tomista di essenza e atto di essere nelle creature, tale principio è dato dallo esse come actus essendi ch'è l'atto proprio della sostanza.

Bibl.: A. Michel, Hypostase, in DThC, VII, I, coll. 370-437; Fr. Erdin, Das Wort Hypostasis, in Freiburger theologische Studien, 52 (1939), pp. xII-xix. Per la discussione della oûoía aristotelica, cf. J. Owens, The doctrine of being in aristotelian metaphysics, Toronto 1951 (spec. parte $3^{2}$, p. 187 sgg.). Ha rivendicato il tomismo della posizione del Capreolo sul costitutivo della s., U. Degl'Innocenti, Il Capreolo e la questione della per-
sonalità, in Divus Thomas (Piac.), 17 (1940), pp. 27-40. Discussione critica, in M. Duquesne, Personne et existence, in Rev. des sc. philos. et théolog., 36 (1992), p. 418 sgg. ... Cornelio Fabro

SUTRI, diocesi di. - Nel Lazio, in provincia di Viterbo, è unita a quella di Nepi (v.).
S., di origine etrusca, detta "Sutrium" dai Romani, sorgeva al 28 miglio della Via Cassia, sopra due colline tufacee, alla confluenza dei torrenti Promonte e Renoli. Divenuta colonia romana al tempo di Augusto (Colonia Iulia Sutrina), non decadde neppure con l'occupazione longobarda e rimase definitivamente sotto il dominio della Chiesa di Roma, dopo la restituzione che ne fece Liutprando a Gregorio II.

E leggenda che la fede cristiana sia giunta a S. con la presunta predicazione di s. Romolo che vi sarebbe stato inviato dallo stesso Principe degli Apostoli, come pretende la Passio s. Romuli, certamente non anteriore al sec. 31 (cf. Acta SS. Iulii, II, Parigi 1867 p. 254; A. Cocchi, ${ }^{\circ}$ S. Romolo vescovo di Fiesole. Storia e leggenda, Firenze 1905, p. 21). G. B. De Rossi nel 1865 (Bull. d'orch. crist., I [1865], p. 27) illustrò un sarcofago cristiano di S., datandolo al sec. v. Sono note alcune iscrizioni esistenti nella cattedrale di S. (CIL, XI, 1, nn. 3278-80), una delle quali è del 369. Prima di giungere a S., venendo da Roma, si trova una catacomba detta di S. Giovenale, scoperta al tempo di M. A. Boldetti, che segnerebbe anche il luogo dell'antica Cattedrale suburbana. Una Passio, nota a Usuardo (sec. ix), colloca la sepoltura di un martire Felice "iucita muros civitata Sutrinae", cioè, quasi sicuramente, in detta catacomba. Il 16 sett. è venerata in S., quale patrona principale, una s. Dulcissima (Acta SS. Septembris. V, Parigi 1868, p. 313) che F. Lanzoni tende ad identificare con s. Mustiola di Chiusi. Non è possibile indicare con esattezza la data della prima predicazione evangelica a S., ma la posizione topografica della Via Cassia, con a sud la stazione postale "ad Baccanas" e a nord Bolsena e Chiusi, le quali ricevettero il seme evangelico non più tardi della fine del sec. III, tenendo conto degli elementi predetti, farebbe pensare all'età precostantiniana, anche se questa dovesse identificarsi con l'ultima grande persecuzione.

Nel 728, Liutprando occupò il Castrum' Sutriense, che in seguito alla protesta di Gregorio II restituì sotto forma di donazione (Lib. Pont., I, p. 407). Si è visto in questa donazione l'atto di nascita dello Stato pontificio. In realtà non è altro che la semplice restituzione di un bene patrimoniale al suo legittimo possessore (cf. O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Langobardi, Bologna [1941], pp. 446-47).

Il primo nella serie cronologica dei vescovi di S. a noi notoj è Eusebio che sottoscrisse gli atti del Sinodo romano del 465 . Eugenio IV, con la bolla Romana Ecclesia del 12 dic. 1435, univa S. alla diocesi di Nepi (v.) e primo vescovo delle diocesi unite designava Luca Rossi de Tartaria, vescovo di Nepi, nativo di S. Durante il pontificato di Clemente VII le diocesi furono di nuovo temporaneamente staccate. Nella serie dei vescovi di Nepi e S. la figura più eminente è certamente il domenicano Michele Ghisleri, poi s. Pio V (v.). Nepi e S. sono immediatamente soggette alla S. Sede. - Vedi tav. CIX.

Bibl.: Ughelli, I, p. 189 sgg.; P. Bondi, Mem. s.or. sulla città Sabazia, ora lago Sabatina, sull'origine di Trevignano e soggio stor. sull'antichiss. città di S., Firenze 1836; Cappellotti, VI, p. 224 sgg.; Moroni, LXXVI, pp. 95-122; C. Nispi-Londi, Stor. dell'antichissima città di S., Roma 1887; P. F. Eiche, Ital. Pont., II, Berlino 1907, pp. 182-83; Lanzoni, pp. 530-51; A. Baumstark, Wandgemälde in S., Nepi und Civita Castellana, in Röm. Quart., 16 (1902), p. 243; Eubel, I, pp. 469-70; II, pp. 268-69; III, pp. 325-26; IV, p. 257; V, pp. 285-86; W. F. Volbach, Il Cristo di S. e la venerazione del S. Salvatore nel Lazio, in Atti della Pont. accau. rom. di arch., $3^{2}$ serie, Rendiconti, 17 (1940-41), pp. 97-126.

Benedetto Pesci
SUTTER, Fedele. - Arcivescovo, n. a Ferrara il 16 marzo 1796, ivi m. il 30 ag. 1883. Entrò tra i Cappuccini il 4 ott. 1816; fu lettore e poi ministro provinciale; nell'anno 1843 venne nominato vicario apostolico della Tunisia e nel 1844 fu eletto vescovo titolare.

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Mons. Sutter cresce la residenza del vicariato, edificò chiesc, istituì ospizi per i poveri, ospedali per gli infermi, fondò scuole, chiamandovi le suore. Amato da indigeni e forestieri, cattolici e protestanti, dai Turchi e dagli Ebrei; dai tre bey che si succedettero durante la permanenza di S . fu insignito di titoli onorifici.

Entrata la Francia nella reggenza tunisina, volle che anche il superiore della missione fosse un francese, perciò il S. tornò a Roma nel sett. del 1881, e Leone XIII in compenso di tanti meriti lo nominò arcivescovo titolare.

Bib.: F. Benda-Ricci, In morte di mons. F. S., Ferrara 1883: anon., Onoranza solenni a mons. F. S., ivi 1883; Clemente da Terzocio, Manuale Hist. Missionem Capuccinarum, Isola Liri 1926, pp. 233-35; id., Le Missioni dei Cappuccini, X. Roma 1938, pp. 612-22: autori vari, Lex. Capucc., Roma 1951. col. 1656 . Callisto Lopinot

SUWAJR. - Borgata libanese presso la quale sorge il monastero di S. Giovanni, culla e tuttora casa madre dell'Ordine dei Basiliani (v.) Melkiti Suwajriti. Essa fu fondata nel 1710 . Negli ultimi anni è stata aggiunta una parte nuova e un piccolo seminario.

In complesso vi sono due santuari : la chiesa di S. Giovanni Battista, anteriore al convento, con alcune iconi antichissime e altre portatevi ca. il 1710 , e la chiesa di S. Nicola (1718), celebre per la sua iconostasi decorata di immagini scolpite in legno, probabilmente opera dei monaci. Il monastero conserva ancora la prima tipografia del Libano fondata dall'ierodiacono 'Abdallāh Zāhir ( $1680-1748$ ) che rese incalcolabili servizi alla Chiesa durante 150 anni.

Bib.: C. Karalevsky, Histoire des patriarcats melkites, III. Roma 1911, v. indice.

Antonio Wuyts
SVALUTAZIONE MONETARIA. - Indice veridico e innocente di una evoluzione, che non sarebbe in sé dannosa qualora avvenisse in modo uniforme per tutte le classi e per tutte le linee di trasformazione (v. PREzzo), è al contrario causa di gravissimo disordine economico e sociale, verificandosi in realtà con ritmo e misura assolutamente ineguali nel tempo, nello spazio e nelle varie attività economiche. Dal lato strettamente monetario è la perdita di potenza d'acquisto della moneta, fenomeno costante nella misura accertata di ca. il $2-3$ per cento all'anno, alternandosi periodi di rapida svalutazione (crisi economiche, guerre, malgoverni) con periodi di relativa stabilità.

Dal lato più sensibile per il consumatore generico, si identifica con il continuo aumento dei prezzi. Ad esso l'individuo reagisce restringendo i consumi e vendendo più care le proprie prestazioni. Ma ciò riesce assai più facile alle classi a entrate variabili (produttori, commercianti, professionisti) che alle classi ad entrate fisse (operai, impiegati, pensionati), le quali riescono ad ottenere soltanto con difficoltà e lentezza l'aggiornamento delle loro entrate monetarie in relazione all'aumentato costo della vita: donde la lotta di classe.
I. Cause e rimedi. - Cause della s. m. sono principalmente: a) il tasso d'interesse dei prestiti, particolarmente di quelli improduttivi, allorché supera la ragionevole quota-rischi, e l'accumulo degli interessi (v.); b) il lavoro inutile (burocrazia, intermediari del commercio, sindacalismo, politica, pubblicità, stampa), o distruttivo (industrie voluttuarie, che servono la burocrazia e la guerra, distruzioni belliche, ridotta o mancata produttività per agitazioni sociali). La quota annua di svalutazione rappresenta il costo sociale degli errori economici che si commettono.
[La via del rimedio è chiara: a) ridurre il tasso d'interesse dei prestiti, sia mediante la concorrenza dei capitali resi abbondanti (v. RISPARMIO), sia con l'assicurazione dei
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(da Pagine della storia dell'Ordine basiliano Sempista melchita. Brevet IXA, p. 57)
SuwAR - Interno della chiesa di S. Nicola (1718). Da notare l'iconostasi - Monastero di S. Giovanni.
capitali stessi dai rischi; $b$ ) ridurre il lavoro inutile e dannoso, attraverso una profonda opera di moralizzazione e di educazione sociale, base insostituibile tanto della formazione del risparmio in masse adeguate alla necessità, quanto dello spirito di intraprendenza che deve metterle in opera allo scopo di garantire a tutti il diritto al lavoro, provvedendo in pari tempo ad una più razionale ed agile organizzazione economica, specialmente degli scambi.

Il fenomeno non è del tutto eliminabile, perché non lo sono le sue cause fondamentali : ma una s. m. lenta, graduale e uniforme, contenuta in una misura minima che non fosse dannosa per il risparmio, avrebbe un effetto salutare. Un discreto e ordinato ascendere dei prezzi è, infatti, un efficace stimolante per le attività e le iniziative, castiga la ignavia dei beati possidentes, costringendo tutti ad accrescere e migliorare la produttività, il rendimento del lavoro.

BibL.: F. Haeck, La question monétaire au point de vue pratique (vari articoli nella Revue trimestrielle del 1860): I. Maynard Keynes, La riforma monetaria, trad. it. di P. Sraffa, Milano 1925, p. 88 sgg.; id., A treetries on money, I, Londra 1930, p. 238 sgg.; C. Bresciani-Turroni, Le vicende del marco tedesco, Cairo 1931; L. Federici, La moneta e l'oro, Milano 1941, pp. 631-61; id., La moneta-lavoro, ivi 1943; I. E. Mertens, La naissance et le développement de l'étalon-ar 1696-1522, Parigi 1944; F. Vito, Le fluttuazioni cicliche, $3^{2}$ ed., Milano 1946, p. 111 sgg.

Mario Baronci
SVASTIKA: v. Croce. VIII. La croce nell'archeologia.

SVETLOV, Pavel JAKOVLEVIĆ. - Arciprete, uno dei più importanti teologi russi recenti, n. nel 1861. Dopo la Rivoluzione russa del 1917 non vi sono più notizie di lui. Fece gli studi e si laureò in teologia nell'Accademia ecclesiastica di Mosca. Dal 1890 fu professore nell'Università di Kiev.

E noto specialmente come apologeta e soteriologo. S. lottò per la libertà religiosa (anche dei cattolici e protestanti) in Russia e appartenne a quei teologi che, par-

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tendo dalle trattative di Bonn (1874-75), cercavano l'unione con i vecchio-cattolici ed anglicani, a base dei primi 7 concili ecumenici, dichiarando opinioni discutibili le controversie posteriori. Egli lottò con audacia contro i metodi tradizionali ed i manuali classici di teologia in Russia. Specialmente in soteriologia, ispirandosi alle opere di Chomjakov, polemizzò contro ciò che egli riteneva giuridismo o antropomorfismo cattolico o protestante.

Tra le sue numerose opere si citano come più importanti: Il significato della Croce nell'opera di Cristo; Saggio di spiegazione del dogma della Redenzione (a la sua dissertazione; Kiev 1893) $2^{\text {a }}$ ed. aumentata, con un'appendice polemica contro il prof. A. D. Beljaev, sotto il titolo : La Croce di Cristo, ecc. (ivi 1907); Saggio di esposizione apologetica della dottrina ortodosso-cristiana di fede, (2 voll., ivi 1896 e 1898 ); $2^{\text {a }}$ ed. aumentata, sotto il titolo : La dottrina della fede cristiana esposta in maniera apologetica (ivi 1910-12; I vol., $4^{\text {a }}$ ed., ivi 1914); più breve è il Corso di teologia apologetica (ivi 1900; $2^{\text {a }}$ ed. 1905); Dove è la Chiesa universale? Sulla questione dell'unione delle Chiese, e sulla dottrina circa la Chiesa (Sergliiev Posad 1905); L'idea del Regno di Dio nel suo significato per la concezione cristiana del mondo (ivi 1905); Che cosa si deve leggere di teologia? Indice sistematico della bibliografia apologetica in lingua russa, tedesca, francese, inglese (Kiev 1907).

Bibl.: S. Tyszkiewicz, Die Fundamentultheologie des russischen Apologeten S., in Zeitschrift für hath. Theologie, 42 (1918), pp. 114-36; M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Esclenia catholica dissidentium, I, Parigi 1926, pp. 611, 616-17, 627, ecc.; cf. anche gli indici alfabetici dei voll. II-IV; N. Ladomersky, Le dogme de la Rédemption dans la théologie russe. Oeuvre de Pierre Quietlov, ivi 1940; B. Schultze, Problemi di teologia presso gli ortodossi. Cristologia, in Or. Chr. Per., 9 (1943), pp. 140-47; id., La nuova soteriologiaru.ca. II-III, ibid., 11 (1945), pp. 163-71; 12 (1946), pp. 146-76.

Bernardo Schultze
SVETONIO (Gaius Suetonius Tranquillus). - Storico, n. verso il 75 d. C.; si ignora il luogo di nascita. Fu sotto Traiano segretario dell'amministrazione imperiale e in questa sua qualità ebbe agio di consultare i documenti ufficiali che spesso cita (ego in actis reperio...). Nel 122 fu esonerato dal suo ufficio e si ritirò a vita privata; m. ca. il 160.

Scrisse : Prata, di carattere enciclopedico, perduta; Roma, di carattere storico, pure perduta; De viris illustribus, pervenuta lacunosa, divisa in cinque libri dedicati rispettivamente a poeti, oratori, storici, filosofi, grammatici e retori; restano le biografie di Terenzio, Orazio e Lucano (lacunosa), di Passieno Crispo, di Plinio il Vecchio (lacunosa) e 25 vite della sezione dei grammatici e retori. L'opera sua più importante è il De Vita Caesarum, in otto libri, che contiene le biografie, di tipo alessandrino, dei primi 12 imperatori, da Cesare a Domiziano, scritta nel 120, preziosa per le notizie, obbiettiva e ben documentata. Dettata a tipo di biografia, manca di vedute sintetiche e non brilla per eleganza letteraria, sebbene non gli manchi correttezza e sobrietà di forma; ma è utilissima come fonte storica e come conferma di fatto della profonda analisi psicologica che Tacito fa di alcuni imperatori.

S. interessa la storia del cristianesimo per il breve ma severo giudizio che dà dei cristiani : "genus hominum superstitionis novae ac maleficae " che riproduce quello ostile comune a tutto il popolo, il quale appunto 1) odiava le superstizioni, cioè, per un romano, quanto è estraneo alla norma stabilita dalla religione ufficiale; 2) e tanto più le odiava quanto più erano nuove, cioè difformi da quanto era legittimato dall'antica tradizione religiosa; e inoltre di carattere malefico, cioè non estraneo a pratiche occulte di magia, a incantesimi. Non occorre dimostrare la falsità di queste accuse di cui nel medesimo tempo Plinio nella lettera a Traiano affermava il nessun fondamento; esse servono solo a documentare l'ostilità dell'ambiente romano alla nuova religione.

Altro passo di S. relativo al cristianesimo è quello relativo alla contesa tra i Giudei e i seguaci di Cresto
( $=73107^{1 / 6}$, cioè il Messia) contesa che persuase Claudio ad espellerli da Roma: "Iudaeos impulsore Chreato assidue tumultuantes Roma expulit" (Claud., 25). L'espulsione avvenne verso il 49 , nel qual tempo dunque esisteva già in Roma una comunità cristiana che l'ambiente pagano male distingueva dai Giudei.

Bibl.: edd. : ed. principe, Roma 1470; per il De grammat., C. L. Roth, Lipsia 1924; R. P. Robinson, Parigi 1925. Per i frammenti, A. Reiferscheid, Lipsia 1860; per i Cesari, M. Ihm, Lipsia 1907-27 (2a ed. del I vol., ivi 1933); H. Ailieud, Parigi 1931-32; C. Bione, Palermo 1930; F. Delle Corte, Genova 1947. Studi: G. Funaioli, I Cesari di S., in Raccolta di scritti in onore di F. Ramorino, Milano 1927, pp. 1-26 (ripubbl. in Studi di letterat. antica, II, 11. Bologna 1947, pp. 147-79; id., Suetonius, in Pauly-Wissowa, IV, A1, col. 393 sgg.; E. Hänisch, Die CaesarBingraphie Sueton, Münster 1937; A. Rostegni, S. - De Poetic e biografi minori, Torino 1944; E. Paratore, Una nuova ricostruzione del "De poetis di S., $2^{2}$ ed., Bari [1930]; W. Studle, Sueton und die antike Biographie, Monaco 1931. Nicola Turchi

SVEVI. - Il nome di Suebi è attribuito dagli scrittori classici a più di una stirpe germanica, e si alterna altre volte con altri nomi, specialmente con quello di Alemanni.

Quando nel sec. v, travolte le difese del confine del Reno, i popoli germanici dilagano in Gallia e in Spagna, un regno di Suebi si stabilisce nella regione nord-occidentale della penisola spagnola (Galizia e tratti del Portogallo). La notizia più ampia su questo Regno sueba si ha da Idacio, vescovo di Aquae Flaviae (Chavos nella provincia portoghese di Traz-os-Montes) dal 427 al 468 , autore di una cronaca che vuol continuare il Chrunicon di s. Girolamo.

I Suebi di Galizia erano rimasti pagani sino alla morte del loro re Rechilos (448), il cui figlio e successore Rechiar è invece, non si sa in quali circostanze, divenuto cattolico. Ma l'influenza del confinante grande Regno dei Visigoti ariani fece presto passare all'arianesimo i Suebi. Autore della conversione sarebbe stato un Aiax, di cui cosi riferisce Idacio: "Aiax, natione Galata, effectus apostata et senior arianus inter Suevos regis sui auxilio hostis catholicae fidei ed divinae Trinitatis emergit. A Gallicana Gothorum habitatione hoc pestiferum inimici hominis virus advenit" (Chronica, 232; cf. anche Isidoro di Siviglia, Hist. Suevorum, 87, 90). Quando si arresta il discorso di Idacio poco più si sa dei Suebi per ea, un secolo. Verso il 550 si narra che, essendo gravemente malato il figlio del re dei Suebi Cararico, suoi messi vennero a Thurs per domandare reliquie di s. Martino venuto in fama di grande taumaturgo. Una stoffa posta sulla tomba del Santo operò il prodigio. Si costrui una basilica per conservare la preziosa stoffa e i miracoli si moltiplicarono (tra gli altri, sparizione nel paese della tebbra) sì che il Re e tutti i suoi passarono dall'arianesimo al cattolicesimo. A questa conversione si adoperò soprattutto un altro Martino, immigrato in Galizia dall'Oriente, uomo dotto e santo, fondatore del monastero di Dumio e poi vescovo di Bracara Augusta (Braga), capitale del Regno suebico. Predicatore, scrittore, presidente di concili, riuscì a vedere la scomparsa dell'arianesimo. Alla morte di lui nell'anno 580 tenne dietro poco dopo ( 585 ) la fine del Regno suebico, assorbito dai Visigoti.

Bibl.: L. Duchesne, Hist. ancienne de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 588; id., L'Eglise au sixième siècle, Roma 1925; autori vari: Cambridge medieval history, II, Cambridge 1914, p. 158; Pliche-Martin-Frutas, IV, nn. 575-81.

Roberto Pariboni
Gli S., stanziatisi nel corso del sec. III nella regione a nord del lago di Costanza, formarono verso la fine del sec. IX un ducato, che nel periodo della sua maggior ampiezza comprese la Svevia propriamente detta, il Baden, l'Alsazia e le regioni attualmente facenti parte della Svizzera tedesca.

I duchi di Svevia, che si erano assicurati insieme con la più assoluta indipendenza il demanio pubblico, la disponibilità dei vescovati, dei monasteri e dei beni ecclesiastici, dovettero rinunciare poi a tutto questo e riconoscere l'autorità di Enrico I, prestandogli giuramento di fedeltà. I vincoli divennero ancor più stretti nel 949,

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quando l'ercde dell'ultimo duca ando sposa a Liudolfo, figlio primogenito di Ottone I, ed anche dopo la morte di questi il Ducato rimase alla famiglia imperiale e ai suoi discendenti. Nel 1077 vescovi e principi vollero sostituire Enrico duca di Svevia a Enrico III, che ebbe però il sopravvento e assegnò poi il Ducato al genero Federico di Hohenstaufen, la cui discendenza consegui la dignità imperiale con Federico Barbarossa (v.) nel 1152 e la conservò fino al 1268. L'estinzione della dinastia imperiale ebbe come conseguenza la dissoluzione del Ducato amembrato tra grandi signori feudali e città che si proclamavano autonome; ne sopravvisse il nome come semplice espressione geografica.

BibL.: G. Läwen, Stammesheraog und Stammescherzogtum, Berliro 1945.

SVEZIA. - I. Geografia. - Il più vasto ( 450 mila kmq.) dei paesi scandinavi; il quarto, per superficie, fra gli europei (v. cartina alla voce norvegia).

Occupa la parte orientale della penisola scandinava ed è costituito da una zona montuosa (sul confine con la Norvegia) che declina al Baltico con una serie di terrazze ondulate, intagliate da lunghe valli simmetriche, che s'aprono frequentemente in laghi, in un monotono paesaggio di foreste, e, nel settore meridionale, da una ampia estensione di pianura (la Gotia), che fa posto ai tre maggiori laghi della penisola (il Våner, il Vătter e il Mălar). La costa manca della eccezionale ricchezza di insenature che caratterizza quella norvegese, e soprattutto del benefico tepore delle acque oceaniche.

Il clima è caratterizzato dalla lunga durata delle stagioni estreme: l'inverno aumenta ancora questa durata verso N. (1/7 del territorio svedese rimane oltre il Circolo polare), dove anche le precipitazioni - di regola modeste si fanno più copiose. Tuttavia il paese risente in misura non disprezzabile l'efficacia delle calde correnti dell'Atlantico settentrionale.

La S. è prima di tutto un paese di foreste (che occupano ca. la metà del territorio, ed i cui prodotti sono alla testa delle sue esportazioni), mentre l'agricoltura, nonostante il suo alto livello tecnico, non può, per la modesta estensione dell'arativo ( $8 \%$ del territorio, di contro al $28 \%$ di improduttivo), bastare al fabbisogno nazionale (più di metà dei cereali dev'essere importata). Dall'allevamento, sempre più fiorente, si traggono cospicui guadagni (burro, formaggio); mentre un'altra grande risorsa è data dall'industria, che, pur potendo contare, in sostanza, solo sul legname e sul ferro nazionale ( S . centrale e Lapponia; modeste sono le riserve di argento, rame, arsenico e zinco), ha portato il paese ad una posizione di privilegio per l'eccellenza qualitativa di una produzione indirizzata verso articoli specializzati e di costo elevato. D'altronde, l'attività industriale si è affermata ormai in quasi ogni ramo: alla mancanza di combustibile supplisce largamente l'energia idroelettrica, che conta impianti fra i più poderosi d'Europa.

La popolazione, assai omogenea dal punto di vista etnico (pochi Finni, e pochissimi Lapponi) e religioso (protestanti), ammonta a ca. 7 milioni di anime ( 15 a kmq.). La sua distribuzione è assai varia, con densità minime nelle regioni settentrionali e forti concentramenti urbani nella S. centrale e nella Gotia. La capitale, Stoccolma ( 715 mila ab.), è di gran lunga il centro abitato più popoloso; degli altri solo Göteborg (346) e Malmö (190) oltrepassano i 100 mila ab.

La S. è ordinata a monarchia costituzionale ereditaria; con un governo rappresentativo bicamerale.

Bibl.: O. Sjögren, S. geogralish beshriving, Stoccolma 19291925; T. Heywood, Backeroond to Sweden, Londra 1931. Giuseppe Caraci
II. Storia civile ed ecclesiaStica. - Lo storico romano Tacito, dopo aver trattato dei popoli della Germania settentrionale, parla dei Suiones, genti assai abili nel maneggio delle armi e provetti marinai. Dal termine Suiones deriva swear e l'odierno Sverige (S.). Secondo Tacito, inoltre, questi Suiones costituivano varie civitates sotto un unico capo. Ca.
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(ist. Esc. Catt.)
Svetonio - Incipit delle Vitae degli Imperatori. Nel fregio in basso lo stemma di Federico d'Urbino - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 457, f. 1 ${ }^{\text {I }}$ (sec. xv).
cinque secoli dopo, Jordanes (De origine acti. bisque Getarum, composta intorno al 550 d. C.) parla degli suohans, forma gotica del termine swear, come di uno dei popoli della Scandinavia. Dell'ordinamento statale e della vita sociale della S. in questo periodo nulla si sa.

Nel corso dei secoli gli swear, stabiliti nel territorio intorno al lago Mälar, estesero un po' alla volta la loro sovranità alle altre regioni della S . occupandone la parte orientale. Particolare importanza raggiunse nei secc. vir e tè la città di Birka sorta su un'isola del Mälar, che fu un ragguardevole centro di transito per le relazioni commerciali dell'Europa settentrionale. Il primo tentativo di cristianizzazione fu opera di Anscario (v.), che si recò a Birka verso l'870 e fu nominato poi arcivescovo di Amburgo e legato per le missioni nordiche. A Birka intanto fu inviato un sacerdote sassone, Gautberto, il quale vi rimase per qualche tempo per proseguire l'attività missionaria iniziata da Anscario, ma la diffusione del cristianesimo determinò una reazione assai violenta da parte della popolazione, attaccata alle sue tradizionali divinità, cosicché Gautberto fu costretto a lasciare il paese. L'attività missionaria vi fu interrotta anche dalle scorribande dei Vichinghi, ma il cristianesimo riusci però man mano a metter piede nel paese. Intorno al 1000 si ha notizia del primo re battezzato, Olov Skötkonung. La nuova religione dai centri missionari di Skara, Linköping, Strängnäs, Sigtuna e Västerås, si diffuse grazie anche all'intensa evangelizzazione promossa dell'arcivescovo Adalberto (v.) di Amburgo-Brema. Le pretese degli arcivescovi di Ambur-go-Brema subirono un fiero colpo nel 1104 con la costituzione dell'arcivescovato di Lund (v.), in seguito alle richieste dei re di Danimarca che non gradivano la dipendenza della Chiesa danese (Lund e La Scania, che è la parte me-

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(fot. Nermann)
Svezia - Ponte tra la Norvegia e la S., costruito da ingegneri italiani.
ridionale della S., facevano parte della Danimarca) dagli arcivescovi di Amburgo-Brema, sudditi e feudatari dell'Impero. Intorno al i 120 si ha notizia di sei sedi episcopali in S. dipendenti dalla sede metropolitana di Lund : Skara, Linköping, Eskilstuna, Strängnäs, Sigtuna e Västerås. Eskilstuna fu ben presto unita a Strängnäs, mentre Sigtuna intorno al 1140 si mutò nel vescovato di Uppsala. Nel frattempo, dopo lotte tra pretendenti, salì al trono il re Sverker ed intorno al I 130 la S. si trovò unita sotto un solo sovrano. Durante il suo regno si diffuse nel paese l'Ordine cistercense. Erik il Santo (1157-60), suo successore, è legato alla cosiddetta prima crociata in Finlandia, la cui storicità è tuttora assai controversa. Carlo VII (1161-67), figlio di Sverker, approfittando della lotta tra Alessandro III ed il Barbarossa, e del fatto che il re di Danimarca, Valdemaro il Grande, aveva riconosciuto l'antipapa Vittore IV, si rivolse al Pontefice per la costituzione di una metropoli svedese, e la richiesta fu accolta da Alessandro III nel 1164 con la costituzione dell'arcivescovato di Uppsala e dei vescovati dipendenti di Skara (con giurisdizione sulle regioni di Västergötland e Värmland), Linköping (Östergötland, Öland), Strängnäs (Södermanland, Närke) e Västerås (Västmanland, Dalarna), cui più tardi si aggiunsero i due di Växjö (Tröhärad) e di Abo (Finlandia). Primo arcivescovo fu Stefano, monaco di origine inglese che appunto nel 1164 era stato a capo della ambasceria inviata da Carlo VII e governò l'arcivescovato di Uppsala fino alla morte (1185). Egli si era trovato in gravi lotte con il successore di Carlo, Knut Eriksson, che pretendeva sottomettere i chierici al giudizio dei tribunali laici.

Agli inizi del sec. xili di fronte all'attiva politica espansionistica danese di re Valdemaro Sejr, e del suo valido consigliere Anders Suneson, arcivescovo di Lund, i re di S. si sforzarono di impedire sia una eccessiva influenza di quell'arcivescovo sulle questioni ecclesiastiche della metropoli di Uppsala, sia un'estensione del dominio danese sulla Finlandia, che avrebbe compromesso gravemente la libertà del loro Regno. Nel 1216 Innocenzo III indirizzò infatti a re Erik Knutsson una lettera, con cui gli riconosceva la sovranità sulla Finlandia ed autorizzava l'arcivescovo di Uppsala a provvedere alla istituzione di uno o due vescovi in quella regione. Il timore dell'egemonia danese sul Baltico favorì pertanto la conquista della Finlandia e la sua cristianizzazione da parte della S. Le terre al di là del golfo di Botnia furono conquistate mediante le spedizioni di Birger Jarl nel 12491250 e di Torgils Knutsson, che fondo il castello di Viborg (Viipuri) nell'ultimo decennio dello stesso secolo. Dai sec. xili in poi le condizioni sociali della S. subirono una profonda trasformazione. Il rafforzamento dell'autorità regia sotto Magnus Ladulås (1275-90) contribuì alla
formazione di una nuova aristocrazia, che ben presto divenne arbitra del paese, soprattutto nel corso del secolo successivo, quando si cominciò a disporre liberamente della dignità reale, conferendola a chi le garantisse i maggiori privilegi. Anche la posizione politica della Chiesa si rinsaldò sensibilmente. Inoltre la predicazione degli Ordini di S. Francesco e di S. Domenico, che particolarmente nel sec. xiv si diffusero con celerità nel paese, diede vita ad una intensa fioritura spirituale e mistica, di cui fu luminoso esempio la figura di s. Brigida (v.). I nobili, scontenti del re Alberto di Meclemburgo, che essi stessi avevano chiamato nel paese per liberarsi di Magnus Eriksson che si era dimostrato troppo autocrate, si rivolsero nel 1388 per aiuto a Margherita, regina di Danimarca e di Norvegia, e costei con le armi cacciò Alberto dal paese. Nel 1397, i rappresentanti della Danimarca, della Norvegia e della S. stabilirono l'unione dei tre Regni (unione di Kalmar).

Tale unione, il cui vero carattere giuridico e politico e tuttora materia di interpretazione varia e oggetto di controversia fra gli studiosi, durò fino al 1523 , quando Gustavo Vasa fu proclamato re di S. La partecipazione della S. all'Unione fu tuttavia assai incerta e non sempre i re di Danimarca ebbero riconosciuta la loro sovranità anche sulla S., tanto è vero che vi furono anche sovrani indigeni, come, p. es., Carlo VIII Knutsson intorno alla metà del sec. xv, oppure reggenti, come Sten Sture il Vecchio ed il Giovane. Quest'ultimo soprattutto contribuì in modo determinante alla diffusione di un vivo sentimento antidanese e lottò contro l'arcivescovo di Uppsala, G. Trolle. Di quella lotta intestina approfittò Cristiano II di Danimarca per occupare Stoccolma e per costringere nel 1520 la S. a riconoscere la sua sovranità sul paese e
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l'unione di Kalmar. La politica tirannica di Cristiano scateno di li a qualche mese una sollevazione generale, capeggiata da Gustavo Vasa, che con le armi liberò la S. dal vincolo dell'unione. Egli introdusse anche la riforma luterana nel paese, spintovi da motivi non tanto religiosi quanto politici. I beni ecclesiastici furono confiscati a beneficio della corona e della nobiltà. Nel 1544 la dignità regia fu dichiarata ereditaria nella famiglia dei Vasa. Il secondo successore di Gustavo, Giovanni III, ammogliato con Caterina Jagellonica, fu propenso a ripristinare in S. il cattolicesimo, ma tale suo tentativo ai esauri nella pubblicazione di una liturgia uniforme nel 1577. Il suo successore Sigismondo III, che fu anche re di Polonia, cercò decisamente di ricondurre la S. in grembo al cattolicesimo, ma incontrò la decisa ostilità degli Svedesi, capeggiati da suo zio Carlo, il quale nel Sinodo di Uppsala del 1593 fece abolire la riforma liturgica di Giovanni III ed accogliere invece integralmente la confessione di Augusta. Ma Sigismondo insistette nel suo programma religioso servendosi anche delle armi finché, battuto in battaglia, dovette lasciare precipitosamente la S. Carlo, fatto deporre il nipote nel 1598 , si fece egli stesso incoronare re con il nome di Carlo IX. Il figlio di Carlo, Gustavo Adolfo, succedutogli sul trono nel 1611, non solo elevò grandemente il prestigio e la forza politica della S., e ne fece la maggiore potenza baltica, ma estese il dominio sulla Germania con il suo intervento nella guerra dei Trent'anni a fianco dei protestanti. Si adoperò anche per il riordinamento della Chiesa luterana nel paese, mantenendo una specie di gerarchia ecclesiastica e diversi elementi della liturgia cattolica, ed impedí rigorosamente ogni influsso cattolico o inquinamento di altre sétte. Solo agli stranieri fu consentito di partecipare alla Messa nel recinto delle cappelle delle rappresentanze diplomatiche. L'improvvisa morte di Gustavo Adolfo in battaglia a Lützen ( 5 nov. 1652) non rallentò l'ascesa politica della S. grazie all'abilità diplomatica di Axel Oxenstierna, che ne tenne le redini del governo durante la minore età di Cristina, unica figlia del grande sovrano ed unica erede al trono. Nella Pace di Vestfalia (1648) la S. ottenne infatti vantaggi territoriali tali che ne garantirono, insieme a quanto aveva conseguito dalla Danimarca con la Pace di Brömsebro del 1645 , l'egemonia sul Baltico. Consegui infatti la sovranità sulle isole di Gotland e di Ösel e su regioni della S. centrale e meridionale (Jämtland, Härjedalen, Halland) già dano-vorvegesi; acquistò gran parte della Pomerania (con le isole di Rügen, Usedom, Wollin e le città di Stettino e di Wismar), del Ducato di Brema (esclusa la città stessa) e di Verden, insieme con l'esenzione dai diritti doganali per il passaggio del Sund. L'abdicazione di Cristina nel 1654 e la sua conversione alla fede cattolica non ebbero influenza alcuna sulle condizioni religiose del paese, né ostacolarono sotto il Regno del successore Carlo X Gustavo, il rafforzamento della potenza svedese. Con l'attraversare il Piccolo e il Grande Belt, in pieno inverno con l'esercito, Carlo X costrinse la Danimarca, che covava propositi di rivincita, a riconoscere l'egemonia svedese. Con la Pace di Roskilde del 1658 infatti la sovranità del Vasa si allargò sulle regioni della odierna S. meridionale ancora sotto il dominio danese: Scania, Blekinge, Bohuslän, Morto Carlo X nel 1660 , nell'ancor giovane età di 58 anni, il figlio e successore Carlo XI era ancora minorenne, ma raggiunta la maggiore età nel 1672, riformò organicamente la Chiesa luterana, emanò nel 1686 una nuova legge ecclesiastica che annullò qualsiasi indipendenza dei vescovi e rese la Chiesa strettamente dipendente dal sovrano che ne divenne praticamente a summus episcopus e; fece adottare un catechismo comune per tutto il Regno ( 1689 ) ed un nuovo salterio (1695), Carlo XII (1697-1718), in una lunga guerra contro la Russia di Pietro il Grande, esauri gravemente la capacità militare
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(4a Sweden, Stoccolma 1913, p. 73)
SVEZIA - Vecchie case in legno, costruite nel 1654 a Eskilstuna.
ed economica del paese, con la conseguenza del declino della S. nel Baltico e nella politica europea e del prevalere della Russia. La morte di Carlo diede principio a quello che gli storici chiamano il periodo della libertà (Frihetslid), in cui gli affari politici divennero prerogativa dei quattro stati (Nobiltà, Clero, Borghesia, Contadini) alla mercè dei due partiti dei Cappelli (Hattor) e dei Berretti (Mäsor) che per i loro particolari fini politici interni non esitarono a richiedere il benevolo appoggio della Francia, dell'Inghilterra, della Russia, della Prussia, che tutte volentieri l'accordarono nell'intento di diminuire la potenza svedese. Ma nel 1772, il nuovo sovrano Gustavo III con un colpo di Stato ristabili l'autorità reale. Figlio del secolo dei lumi, Gustavo III abbandonò in materia religiosa la politica dei predecessori ed emanò nel 1781 un Editto di tolleranza, che diede anche ai cattolici la facoltà di esercitare liberamente la loro religione. In seguito a ciò Pio VI istituì un vicariato apostolico per i cattolici svedesi nel 1783. Nell'autunno dello stesso anno il re di S. venne a Roma, amichevolmente accolto dal Pontefice, e vi si trattenne fino alla Pasqua del 1784. In quella stessa Settimana Santa i cattolici svedesi poterono nuovamente assistere, dopo quasi due secoli di persecuzioni, a Stoccolma ad una celebrazione pubblica del servizio divino. Le vicende dell'età rivoluzionaria e napoleonica ebbero successivamente gravi ripercussioni politiche in S . I tentativi di Gustavo IV Adolfo di mantenere la neutralità tra la Russia e la Gran Bretagna in funzione antinapoleonica si dimostrarono vani in seguito all'alleanza franco-russa: nel 1808 lo zar Alessandro I invase la Finlandia, che con la Pace di Fredrikshamn ( 1809 ) entrò a far parte dell'Impero russo quale granducato autonomo. Gustavo IV fu costretto ad abdicare cedendo il passo ad un regime basato sulla divisione dei poteri, fissato nella Costituzione del 1809 che, rimaneggiata in seguito, è tuttora in vigore. L'elezione del maresciallo francese Bernadotte ad erede del trono nel 1810 (egli fu poi re Carlo XIV Giovanni dal 1819 al 1844) portò sul trono una nuova dinastia, che ancora dura. Allorché il nuovo principe vide la stella di Napoleone sul tramonto, promosse l'alleanza con la Russia e con la coalizione antifrancese e fece dichiarare guerra alla Danimarca che, sconfitta, dovette rinunciare alla propria sovranità sulla Norvegia, che rimase poi fino al 1905 unita alla S. La diffusione delle idee di nasionalita diedero vita ad un movimento panscandinavo, con un'unica monarchia nordica, disegno questo non discaro a re Oskar I (1844-59), che sperava di potere in tal modo riunire sotto il proprio scettro anche la Danimarca. L'avvento del liberalismo portò invece nel 1865 ad una riforma della Dieta dei quattro Stati ed all'adozione del regime rappresentativo

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con un parlamento di due Camere. La S., che al Congresso di Vienna aveva rinunciato a tutti i territori a sud del Baltico, improntò la sua politica a criteri puramente difensivi ed accentuò, soprattutto dopo il 1864 , il suo disinteresse per gli affari europei. Questo neutralismo le risparmiò di essere coinvolta nelle due guerre mondiali della prima metà del sec. xI, e favorì un suo ordinato sviluppo economico e sociale con un progressivo inserimento della classe operaia (rappresentata dal partito socialdemocratico) nella vita politica del paese.

BibL.: non esiste fino ad oggi una storia della S. in lingua italiana. Per storie gener, in lingue europee v. R. SvanströmC. F. Palmstierna, A short history of Sweden, Oxford 1934; I. Andersson, Schwedische Geschichte, Monaco 1950; L. Musset, Les peuples scandinaves au moyen dgn, Parigi 1951. In svedese cf. Sveriges Historia till cdra dagar, III ed. Stoccolma 1919 sgg. in 15 voll. a cure di diversi autori, con una descria. ragionata delle fonti e della bibliogr. di tutta la storia svedese. Sulla storia della Chiesa cf. Svenska Kyrkans Historia, Stoccolma 1933 sgg., opera in corso di stampa sotto la direzione di Hj. Holmquist e H. Pleijel, che sarà completa in nove voll.: Hj. Holmquist-Y. Briloth, Handbok i Svensk Kyrkolistoria, 3 voll., Stoccolma 1940-4S. Sui rapporti con la S. Sede e su argomenti particolari : H. Martin, Gustave Vasa et la réforme en Sodde, Parigi 1906; H. Bisseler, Le Saint-Siige et la Suide durant la seconde moitié du XV le siècle, 2 voll., Parigi-Gineves 1906-12: P. Fiel - A. Serriere, Gustave III et la rentrée du catholic, en Sodde, Parigi 1913; Pastor, XVI, parte $3^{\circ}$, pp. 80-83 (sulla visita di Gustavo III a Roma); G. A. Donner, Kard. Wilhelm von Sabina, pdptl. Legat in den nord, Ländere, Helsinki 1929; W. M. Carlgren, Om Forlands relationer till Sverige och pduedömet 1216-1237, in Historisk Tidskrift, 70 (1950), pp. 247-84.

Silvio Furiani
III. Situazione attuale della Chiesa cattolica in S. - Il 24 genn. 1781 il re Gustavo aveva concesso ai cattolici di S. (che dal 4 maggio 1688 dipendeva dal vicariato apostolico delle missioni nordiche) alcune libertà, e con rescritto del 15 sett. 1783 aveva permesso al vicario apost. Nicola Oster, inviato dal Papa, l'esercizio del governo e della sorveglianza sui cattolici. I primi vicari apostolici ebbero successi assai scarsi. Solo sotto mons. Lorenzo Studach (1833) la situazione migliorò e furono erette chiese a Stoccolma (1837), Göteborg (1865) e Malmö (1872). Nel 1860 fu abrogata la legge, che proibiva agli Svedesi nativi d'abbracciare la religione cattolica sotto pena di confisca dei beni e di esilio. I decreti del 1870 e 1873 portarono nuove facilitazioni. Il 19 maggio 1951 la Camera accettò la legge di libertà religiosa per la prima volta in tutta la storia del paese. Cosl fu tolta pure la proibizione di costruire conventi. La nuova legge, entrata in vigore il $1^{\circ}$ genn. 1952, permette queste costruzioni, previo però il consenso del re o del governo dello Stato. Anche dopo la nuova legge i cattolici sono costretti a contribuire in favore della Chiesa di Stato protestante, esséndo i parroci protestanti incaricati dello stato civile della popolazione. La Chiesa cattolica invece non riceve nessun contributo da parte del governo.

Il vicariato apost. della S. ha attualmente 46 sacerdoti e 2 seminaristi. Il numero delle suore è di 149 , quello dei cattolici di ca. 18.700 , di cui 6000 svedesi; 27 tra i sacerdoti e 140 tra le suore sono esteri: ciò prova con evidenza che la Chiesa in S. ha ancora bisogno dell'aiuto della Chiesa universale.

BibL.: J. Metzler, Die Apatolischen Vihariate des Nordens, Paderborn 1919; E. Müller, Aus dem letzten Taliredericht des schmedischen Bischofs, in Die Weltmission der hatholischen Kirche, Monaco 1952, p. 167.

Nicola Kowalsky
IV. Letteratura. - Una letteratura scritta sorge in S. solo dopo che il cristianesimo introduce nel paese l'alfabeto latino. Della più antica poesia epica, fiorita all'epoca dei Vichinghi e tramandata oralmente, non restano dirette testimonianze, ma di essa si trovano echi non solo nell'Edda e nelle saghe islandesi e norvegesi, ma nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticae, nel Kalevala e persino in alcuni centi popolari russi. Dell'epoca pagana rimangono solo numerose iscrizioni runiche, ma per la loro brevità e la loro non sempre facile interpretazione esse non possono considerarsi vere testimonianze letterarie. Alla
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(da Sveden, Stoccolma Hd, p. 58)
Svezia - Trasporto di legname per mezzo di un corso d'acqua.
epoca pagana risalgono nella loro formulazione, anche se redatte nei secc. xili e xiv, le varie leggi provinciali, fissate in brevi versi mnemonici.

Della cultura cristiana, che si venne sviluppando dopo il Mille intorno alle chiese ed ai conventi, testimoniano numerose vite di santi, leggende, cronache e poesie di argomento religioso, composte generalmente in latino. Varrà ricordare i quattro Uffici e la sequenza De spinea corona di Brynolphus, vescovo di Scara (m. nel 1317), il canto Rosa rorans bonitatem di Nicolaus Hermanni in onore di s. Brigida, e gli Uffici di Birgerus Gregorii. Tra le opere di prosa, notevole la biografia della mistica Kristina di Stommels, scritta dal domenicano Petrus de Dacia (m. nel 1298). L'unica grande opera di poesia del medioevo svedese sono però le Revelationes di s. Brigida (1303-73), raccolta in otto libri delle visioni della Santa. Lo stile efficace ed immaginoso di queste Revelationes, aderenti alla realtà ed aperte nello stesso tempo ai più arditi voli mistici, ne fa ancor oggi una lettura interessante, anche a voler prescindere dal valore storico e religioso di esse. S. Brigida si rese anche benemerita della cultura svedese per aver fatto tradurre opere religiose latine, per aver fondato il convento di Vadstena, ove monaci e religiose dell'Ordine da lei creato si occuparono sino, all'avvento della Riforma, di trascrizioni di testi latini e di traduzioni in svedese. Se le opere di Petrus de Dacia e di s. Brigida sono nella linea delle correnti neoplatoniche che allora serpeggiavano per tutta l'Europa, l'autore della Konungastyrelse ("Direzione di re"), rielaborazione del De regimine principum di Egidio Romano, si ispirò invece alle dottrine tomistiche, dominanti nell' Europa medievale.

Per tutto il medioevo, ogni iniziativa culturale è in S. opera della Chiesa, o sorge all'ombra di ess