Brigida sono nella linea delle correnti neoplatoniche che allora serpeggiavano per tutta l'Europa, l'autore della Konungastyrelse ("Direzione di re"), rielaborazione del De regimine principum di Egidio Romano, si ispirò invece alle dottrine tomistiche, dominanti nell' Europa medievale.
Per tutto il medioevo, ogni iniziativa culturale è in S. opera della Chiesa, o sorge all'ombra di essa : la prima Università svedese, quella di Uppsala, verrà fondata con bolla papale nel 1477, ed il primo libro verrà stampato,
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nel 1483 , in un convento francescano di Stoccolma. A un francescano è anche dovuto il primo tentativo, non troppo felice in verità, di storia della S. (Prosaisha krōnilum [«Cronaca in prosa $\left.{ }^{*}\right]$ ), e agli Ordini religiosi appartiene anche Enricus Olai, autore della Chronica Gothorum, la prima importante opera storica svedese. Verso la metà del sec. xitt si diffuse anche in S. la cavalleria con i suoi ideali religioso-profani ed il suo comune patrimonio di racconti e di leggende. L'unica testimonianza diretta della diffusione dei racconti cavallereschi sono però le tre cosiddette Cuneovi di Enfemia (Enfemia nisorna). All'inizio del 1400 verranno poi tradotte le leggende di Alessandro Magno, di Carlomagno e di Teodorico. Caratteristiche del mondo nordico, anche se nate sotto altro cielo e spesso ispirate a motivi leggendari non autoctoni, sono le canzoni a ballo, anonime. Diffuse con varianti minime in tutta la Scandinavia e trascritte nei secoli seguenti secondo criteri tutt'altro che scientifici, esse non offrono ora elementi per poter giudicare se vi sia stato in questo campo un apporto particolare svedese.
Mentre per tutto il medioevo la S. è partecipe della comune cultura europea, con l'avvento della Riforma protestante essa viene a trovarsi staccata non solo da Roma, ma dalla cultura dei paesi latini, prima ancora che le correnti umanistiche, postulanti una maggiore libertà e indipendenza del pensiero, fossero giunte sino ad essa. Modesta figura di umanista quella di Conrad Rugge, laureato in legge a Perugia nella seconda metà del sec. xv e poi vescovo di Strängnäs. Indubbiamente più grandi le figure di Olaus Magnus (m. nel 1544), ultimo arcivescovo cattolico della S., e del fratello Johannes. Esuli entrambi a Roma, cercarono uno sfogo alla loro nostalgia della patria ed ai loro sogni umanistici di un più grande passato nella composizione di fantastiche opere storiche. Sia la Historia de omnibus Gothorum Suenumque regibus di Olaus, pubblicata a Roma, postuma, nel 1580 , che la Historia de gentibus septentrionalibus di Johannes, pubblicata a Roma nel 1554 , furono conosciute in tutta Europa (alla prima si ispirò anche il Tasso per il suo Torrismondo), Maggior senso critico, ma non maggiore obiettività scientifica, si trova nella Svenska Kröniha (a Cronaca svedese e) di Olaus Petri (m. nel 1552). Già discepolo di Lutero a Wittenberg, egli fu tra i primi a diffondere in S. il protestantesimo e si occupò, insieme al fratello Laurentius Petri, della traduzione svedese della Bibbia voluta da Gustavo Vasa. Sempre sull'esempio di Lutero, egli tradusse e compose anche numerosi salmi, e a lui è anche stata attribuita la Tobiae comedia, il primo tentativo drammatico svedese degno di nota. Se la Riforma protestante venne indirettamente a favorire il consolidarsi di una lingua nazionale (i problemi affrontati e risolti da Olaus Petri nella sua traduzione biblica sono alla base dello svedese moderno) e promosse il diffondersi della cultura tra i laici, pure essa venne a segnare nel complesso una battuta di arresto nel campo culturale e scientifico, occupando esclusivamente gli animi - per decenni - in polemiche religiose ed in dispute teologiche. Oltre al già ricordato arcivescovo Laurentius Petri basterà citare i nomi di Abraham Angermannus, di Petrus Ioannis Gothus e di Laurentius Paolinus Gothus. La biografia di Gustavo Vasa scritta nel 1533 da Petrus Swart e le poesie in suo onore composte in latino dal poeta di corte Henricus Mollerus valgono ad indicare i gusti del tempo, mentre le incertezze lasciate negli animi dai rivolgimenti religiosi e politici ben appaiono nella Scandia illustrata di Johannes Messenius (1579-1639). Durante il Regno di Gustavo Adolfo (1611-32) si ha un maggior interesse per le scienze e per la letteratura, ormai svincolatesi dalla teologia: sorgono l'Archivio di Stato, nuove università e biblioteche : la S., assurta ormai al rango di grande potenza europea, non vuol più esser seconda a nessuno, nemmeno nel campo scientifico e letterario. Tipico esponente della molteplicità di interessi, dell'ardore di ricerca e degli entusiasmi nazionalistici dell'epoca è Olaus Rudbeck (1630-1702), professore di anatomia, studioso di botanica e di filologia ed autore della immaginosa Atland (1679), nella quale, superando
le fantasie di Johannes Magnus, giunge a identificare nella S. la leggendaria Atlantide di Platone. Maggior valore scientifico ha la prima storia del diritto svedese (De jure Sveunum et Gothorum vetusto) di Johan Stiernhöök. Dando inizio al primo dizionario della lingua svedese (Gambla Swea och Götha males fätebur) e pubblicando il Codex argentus di Ulfila, Georg Stjernhjelm (1598-1672) persegue un fine nazionalistico, ed è l'amor di patria che lo spinge a «far cantare per la prima volta le muse in svedese» nel suo poema epico in esamete Hercules (1658), opera non ispirata liricamente, ma fondamentale per il successivo sviluppo della letteratura. Dimenticate sono ora le opere dei numerosi imitatori di Stjernhjelm, come dimenticato è anche Samuel Columbus (1642-79), ma vive sono ancora le poesie di Lars Wivallius (1605-69) e di Lars Johansson (1638-74) conosciuto sotto il nome di Lucidor l'infelice. Specie di Villon nordico, ribelle e vagabondo, Lars Wivallius compose i suoi canti migliori in carcere. Come Wivallius, anche Lucidor campò la vita cantando a nozze e funerali : la gioia dell'ebrezza è da lui sentita con un pesante sensualismo nordico, che si ritroverà poi in molti poeti svedesi. Verso la fine del secolo lo spirito classicheggiante del Trissino e dello Opitz, ammirati ed imitati dallo Stjernhjelm e dai suoi seguaci, è soffocato dall'influsso del marinismo italiano e della seconda scuola slesiana. Più che Johan Lillienstedt (1655-1732), traduttore del Guarini, e di Christofer Leyoncrona (1662-1710) varrà ricordare Guano Eurelius Dahlstierna, imitatore del Marino. Alla Francia guardano invece Israel Holmström, imitatore di Scarron, e Johan Runius (1679-1713). Ma la sconfitta della Poltava (1709) soffoca qualsiasi sogno nazionalistico, riportando i poeti verso la realtà o verso un più complesso atteggiamento religioso. Se i fermenti religiosi dell'epoca trovano sfogo nel misticismo allucinato di Swedenborg (1707-78), autore di molte opere scientifiche e filosofiche, non meno rappresentativa del Settecento svedese è la limpida semplicità della prosa di Linneo (1707-78), specialmente avvincente nella descrizione dei viaggi in Lapponia ed in Olanda. Più che sotto il segno della speculazione religiosa, il secolo è, anche in S., sotto quello della scienza e della corte, ed in onore della prima e sotto la protezione della seconda sorgono a Stoccolma numerose accademie e società scientifiche e letterarie : ultima in ordine di tempo ma non di importanza l'Accademia svedese, fondata nel 1786 da Gustavo III, e tuttora viva e operante nella vita culturale del paese. Nello stesso anno del viaggio in Lapponia di Linneo (1732) viene pubblicato a Stoccolma, su modello dello Spectator dello Addison, il primo importante settimanale svedese, Then swänska Argus (a L'Argo svedese 1), a cura di Olof Dalin. Porta di corte, storico ufficiale della nazione e precettore del principe ereditario, Olof Dalin (1708-63) è la figura più notevole dell'epoca gustaviana. Più che un poeta ispirato o un pensatore originale, egli fu un animatore ed un volgarizzatore; si ricordi la sua Storia della S. (Svea rikes Historia), la Storia del cavallo (Saga om hästen) e alcune canzoni in onore della natura. Dimenticate sono ora la sua commedia Den afwundsiuke ( $\times$ II geloso e) e la sua tragedia Brynilde. Alle idee del razionalismo voltairiano, di cui Dalin si era fatto diffusore, si comincia a opporre, dopo la metà del secolo, un sentimentalismo di tipo rousseauiano, ed il mutar del gusto favorisce il successo dei poeti dell' ordine dei costruttori del pensiero * (Tankefsygarorden) aperti sia alle esigenze del sentimento che a quelle della ragione. Al centro del gruppo è la poetessa H. C. Nordenflycht (1718-63), autrice della sentimentale raccolta Den sorgande Tretardufvam ( $\times$ La tortora addolorata e) ancora valida per la sincera ricerca della verità da parte dell'autrice, eternamente in lotta con se stessa nel tentativo di conciliare razionalismo e sentimentalismo, religione tradizionale e filosofia illuministica. Più grandi come poeti G. F. Gyllenborg (1731-1808) e G. P. Creutz, autore dell'elegante poema pastorale Atto och Camilla ( $\times$ Atto e Camilla e). Con la morte di Dalin e della Nordenflycht, con la partenza di Creutz per l'estero e con il ritirarsi di Gyllenborg dal campo della letteratura militante si fa un vuoto nel
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(ftst. Berndt Jahnsson)
Svezia - Cripta della cattedrale di Lund (sec. xII).
Vingilio, Orazio, Ovidio e Racine. La S., già dominata dalla cultura classicistica francese, si volge ora dimostrativamente verso la filosofia e la poesia tedesche, mentre l'avvento al trono del francese Bernadotte chiude il tragico ed agitato periodo napoleonico, e la perdita della Finlandia, non compensata né politicamente né sentimentalmente dall'annessione della Norvegia, fa sorgere una nuova forma di acceso nazionalismo.
Mentre il classicismo francese aveva regnato sovrano specialmente nella capitale, il pensiero tedesco trova i suoi primi cultori in provincia, specialmente tra gli studenti dell'Università di Uppsala. Sono essi a fondare la prima società romantica, Music amici, ben presto ( 1807 ) tramutata nell'Aurora förbundet ("Lega Aurora "). Anima del gruppo dei "fosforisti", come questi giovani vennero chiamati dalla loro rivista Phosphorus, è il giovane P. D. A. Atterbom (1790-1825), e suo è il prologo premesso in un numero della rivista per esporre il programma estetico filosofico del movimento, ispirato alla metafisica romantica ed alla dottrina schellingiana di unità di natura e spirito. Meno oscuro il romantico simbolismo del suo ciclo poetico Blommorna ("I fiori"). Per sfuggire all'insoddisfazione del presente, si sognavano paesi lontani e favolosi, quale l'Oriente biblico, o semplicemente più favoriti dal clima, come l'Italia, ma solo pochi di questi giovani, e fra questi Atterbom, poterono realizzare il loro sogno. L'esperienza italiana, preceduta da un contatto diretto con i maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco, portò Atterbom ad una maggiore chiarezza concettuale, o almeno ad una maggiore plasticità e ricchezza formale. A questa esperienza sono direttamente legati i due poemi allegorico-lirici Lyckselighetensö ("L'isola della beatitudine ") e Fogel Bid ("L'uccello azzurro "), nei quali il nostalgico desiderio di bellezza di tutto il romanticismo svedese è superato in nome di una più alta istanza etica. Nominato professore di estetica all'Università di Uppsala, Atterbom si occupò con entusiasmo di critica letteraria; la sua opera Stowska siare och skaldor ("Poeti e vegganti svedesi") viene considerata come il primo tentativo di storia letteraria svedese.
Negli stessi anni viveva anche a Uppsala, al di fuori di ogni gruppo e polemica letteraria, E. J. Stagnelius (1711-95). Tragicamente consapevole del dualismo tra materia e spirito, egli compone poesie musicalissime di allucinata sensualità e di intenso misticismo, che sonora e spirito alte espressioni liriche della letteratura svedese. Oltre al vasto ciclo poetico Ljllor i Saron ("I gigli di Saron "), da ricordare il suo poema Vladimir den store ("Vladimiro il grande") e la tragedia Bacchanterna ("Le Baccanti "). Ad un platonico misticismo è anche ispirata la severa lirica di Eric Sjöberg (1794-1828), più conosciuto sotto lo pseudonimo di Vitalis, vissuto anche egli a Uppsala, in aperta polemica con i fosforisti. Le lotte di fine Settecento tra i fautori del classicismo ed i preromantici sembrano riaccondersi ora tra i rappresentanti delle due correnti romantiche dei fosforisti e dei goticisti. I membri della lega gotica (Götiska Forbundet), fondata a Stoccolma nel 1811, opponevano i loro ideali eticostorici a quelli puramente estetici dei fosforisti, e alla evasione nello spazio da questi sognata preferivano una evasione nel tempo, nella direzione già indicata secoli prima da Olaus Magno. Capo ufficiale della Lega fu P. H. Ling (1776-1839), più noto per aver creato la ginnastica svedese che per le sue mediocri poesie; ma la personalità più notevole del gruppo fu senza dubbio E. G. Geijer (1783-1847), poeta e storico, filosofo e musicista. Nel primo numero della rivista Iduna (1812) furono pubblicate le sue poesie Odalbunden ("Il libero contadino ") e Vikingen ("Il vichingo "). che lo resero subito famoso in tutta la Scandinavia. Il libero contadino che ricostruisce regni e paesi condotti alla rovina dalle
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(fat. Fadesa Finoczes)
(fat. Fadesa Fieseres)
(fat. Fadesa Fieseres)
In alto a destra: PORTA FIAGGIA - Sunt. In alto a destra: ROVINE DEL CASTELLO MEDICALE, detto di Carfonogno - Sunt. In basso a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DI E. MARIA DEL PORTO, adattata in una tomba eccessiva - Sunt. In basso a destra: CRIPTA DELLA CATEGORALE ROMANICA di matanti lombardi (sec. xv-xv) - Sunt.
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# TAV. CX
## SVEZIA
### (Ed. Scandinava, Riviera Egizio)
### (Ed. Bodele, Stoccolma 1945, p. 20)
In alto a sinistra: **IL VILLAGGIO DI BOHULSAN** sulla costa occidentale avodese, uno dei principali porti per la pesca e importante stazione balneare. In alto a destra: **L'ANTICA CITTÀ DI VISBY** nell'isola di Gotland. In basso a sinistra: **IL GRIPSHOLM**, iniziato nel 1537 nel Södermanland. In basso a destra: **VEDUTA NOTTURNA DEL MUNICIPIO** sulle rive del lago Mäuren, architetto Bagnas Östberg (1911-20) - Stoccolma.
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(da G. Uymark, Architektur der Renaissance in öckweden, Dresda 1900)
(fot. Larson)
In alto a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DEL MONASTERO di Vadstena costruita tra il 1388 e il 1430, ora chiesa parrocchiale luterana. In alto a destra: INTERNO DEL DUOMO (sec. xili). - Lund. In basso a sinistra: PORTALE DELLA CHIESA DI S. GIACOMO, opera di Wale (sec. xxi) - Srocotima. In basso a destra: CHIESA ABBAZIALE DI VARNHEM di origine cistercense (sec. xili) - Vänergötland.
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(fol. Fides)
In alto a sinistra: PORTA DELLA CHIESA DI ROGSLÓSA (sec. xi). In alto a destra: URNA IN ARGENTO di s. Erico, re e martire, fondatore e patrono di Stoccolma (sec. xiv), conservata nel duomo di Uppsala. In basso: SALA CAPITOLARE DEL MONASTERO DI VADSTENA (fine sec. xiv - inizio sec. xv).
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smanie di guerra dei potenti ed il vichingo spinto da una eterna inquietudine a guerre di conquista in terra straniera sono per Geijer il simbolo delle antiche libertà nordiche e delle caratteristiche eterne della nazione. Agli stessi ideali nazionalistici sono ispirate anche le sue opere storiche Svea vikes hófder ("Annali del Regno di Svezia") e Svenska folkets historia ("Storia del popolo svedese"), capolavori entrambi dello storicismo romantico svedese. L'altro grande poeta legato al movimento gotico fu E. Tegnér (1782-1846). Conservatore in politica come Åmermann (Geijer passerà invece nel 1838 , in modo drammatico e dimostrativo, al campo liberale) e grande ammiratore di Napoleone in cui vedeva incarnato il genio del secolo, Tegnér fu subito conosciuto in tutta la S. per il suo poema patriottico Svea (1811) ispirato alla dolorosa perdita della Finlandia. Lontano sia dallo storicismo di Geijer che dalle metafisiche oscurità dei fosforisti, Tegnér è l'erede, in clima romantico, della migliore tradizione gustaviana, e le sue belle odi di pensiero lo mostrano alla ricerca di una chiarezza e di una umanità nello spirito del classicismo di Weimar. Grandissima fortuna ebbe in tutto il Nord il suo breve poema in esametri Fritiofs Saga ("La saga di Fritiof") nel quale gusto neoclassico ed entusiasmo romantico per le antichità nordiche sono fusi con grande eleganza. Ma poco dopo la pubblicazione della Saga di Fritiof, lo spirito del poeta si ottenebra, e da allora in poi Tegnér riuscirà solo di rado a raggiungere nella poesia quell'equilibrio che ormai più non lo sorreggeva nella vita. Tra gli epigoni del romanticismo varrà ricordare K. A. Nicander (1799-1839) melodioso cantore dell'Italia in opere che suscitarono l'entusiasmo dei contemporanei. L'Italia sarà anche il principale motivo di ispirazione di C. V. Böttiger (1807-78) e di C. J. G. Snolsky (1841-1903) continuatori in questo della tradizione romantica. Ma anche se gli epigoni ne faranno ancora per molti anni riecheggiare i motivi, l'epoca d'oro del romanticismo svedese può considerarsi terminata intorno al 1830 , quando una concezione più realistica della vita e della letteratura porta ad un prevalere della prosa sulla poesia, della descrizione esatta sulla evocazione e trasfigurazione fantastica, e gli interessi vengono a poco a poco a polarizzarsi, anche nel campo letterario, sui problemi sociali. Tipico rappresentante di questo periodo di trapasso è Jonas Love Almquist (1793-1866), incline al misticismo swedenborghiano ed in contrasto non solo teorico (fu forse omicida, e certamente bigamo) con la tradizionale morale cristiana, romanticamente attirato da tempi e paesi lontani, ma realisticamente teso alla soluzione dei problemi sociali contemporanei. Tra la sua vastissima produzione, di valore molto disuguale, si trovano alcune delle opere più interessanti della letteratura svedese: la fantastica e geniale storia di Tintomara, quella di Araminta May ed il racconto Signora Luna, compresi tutti nella enorme raccolta di drammi, romanzi e racconti Törnrosens bok ( Il libro di Rosaspina»). Grandissimo fu lo scandalo suscitato dal suo bel racconto Det gör an ("Può andare»). Mentre Almquist pone così il problema della donna lavoratrice e del suo diritto all'amore, anche fuori del vincolo matrimoniale, Federica Bremer (1801-65) lotta perché vengano concessi alla donna pari diritti sia nel campo dell'istruzione che in quello dell'amministrazione del patrimonio familiare; grande fu il successo sia dei suoi romanzi d'ambiente borghese (da ricordare Presidentens döttrar ["Le figlie del presidente "], Grannarna ["I vicini "]) che delle sue descrisioni di viaggio in America (Hemmen $i$ den nya verlden ("A casa nel nuovo mondo "]) ed in Europa (Livet $i$ pamla verlden ["La vita nel vecchio mondo "]). Mentre Almquist e Federica Bremer sembrano preludere alla letteratura avvenire, Gunnar Wennerberg (18171901) si ispira invece alla tradizione bellmaniana di una poesia cantata per i suoi Gluntarna ("I ragazzi"), gioiosi e sentimentali dialoghi di vita studentesca. Al tradizionale nazionalismo svedese si ispirano - negli stessi anni sia C. W. Strandberg (pseud. Talis Qualis; 1818-77) che O. P. Sturzen-Becker (pseud. Orvar Odd; 1811-69), appassionati fautori dello scandinavismo. La nota patriottica nazionale predomina nella letteratura in lingua

(fot. Fides)
Svezia - Il \& Codex aureus * dei Vangeli (sec. viII) - Stoccolma, Museo nazionale.
svedese della Finlandia, oramai sotto il dominio russo, ove ad un romantico interesse per il popolo si aggiunge la nostalgia per le antichità nordiche, sentite come nazionali. Il maggior rappresentante di questo romanticismo è J. L. Runeberg (1804-77), cantore della misera vita dei contadini della sua terra nel poema Elgskyttarne ("I cacciatori di elci"), evocatore di un mitico mondo nordico in Kung Fjalar ("Re Fjalar") e creatore della poetica epopea nazionale Fänrik Stål sägrar ("Racconti del portabandiera Stal") ispirati alla guerra russo-svedese del 1808-1809. Sempre in Finlandia, la storia nazionale viene anche rievocata in tono di leggenda da Z. Topelius (1818-98), noto specialmente per le sue fube. Ad Almquist ed al naturalismo francese si ispira intanto, in S., A. V. Rydberg (1828-95) : si ricordano la romantica novella Singaalla ed i due romanzi storici Den siste ethenaren ("L'ultimo ateniese ") e Vapensmeden ("L'armaiuolo"), ispirati il primo al contrasto tra mondo classico e cristianesimo nel periodo ellenistico, ed al contrasto tra cattolicesimo e protestantesimo il secondo, ambientato nell'età della Riforma protestante. Analoghe aspirazioni ad una libertà religiosa cristiana al di fuori di ogni dogma si trova nella sua opera Bibelns lära om Kristus ("L'insegnamento della Bibbia su Cristo»). Minor sforzo concettuale e maggior equilibrio artistico è nelle Romerska sägrer om apestiarne Paulus och Petrus ("Racconti romani sugli apostoli Paolo e Pietro") e in Romerske kejsare i marmor ("Imperatori romani nel marmo"). Un uguale idealismo, ma un maggiore interesse per i problemi sociali, si trova nelle opere di Carl Snolisky (1841-1903), del quale si sono già menzionate le poesie di argomento italiano e che può considerarsi un discepolo dei parnassiani. Egli è il principale rappresentante degli \& Pseudonimi " (Signaturer), membri tutti della \& Società dei senza nome fondata ad Uppsala nel 1860. Ormai l'epoca dell'idealismo romantico è definitivamente tramontata anche in S., dove, come in Danimarca con Brandes ed in Norvegia con Ibsen e con Bjornson, la letteratura affronta i problemi sociali e politici del giorno. La figura più rilevante e più discussa di questo periodo è quella di A.
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(da Guide dei monumenti scritte per lis membres da SIIIS Congres International d'vist, de l'art, Stoccolma 1931, pp. 21)
Svezia - S. Giorgio e il drago, Affresco del 1451-52 - Vendel, Chiesa.
Strindberg (1849-1912). Sensibilissimo e spietato, libero pensatore e mistico, liberale e socialista, anarchico e nietzschiano, egli fu sempre fanaticamente attaccato alla sua convinzione del momento; egocentrico in maniera parossistica e patologica, fu in ogni modo dotato di vera genialità e di potente forza creativa. Grande fu lo scandalo da lui suscitato nel 1879 con Röda rummet ("La sala rossa "), che può considerarsi il primo romanzo svedese moderno; più equilibrato ed artisticamente valido, anche se meno originale, Hemsöborna ("Gli abitanti di Hemso "). Diversissimo il tono in I Hafsbandet ("Sul mare") ove è annunciata la morale nietzschiana del superuomo. Carattere dichiaratamente autobiografico hanno Tjänstekvinnans son ("Il figlio della serva "). Inferno, e lo spaventoso Plaidoyer d'un fou, diretto contro la moglie in particolare ed il sesso femminile in generale. Allo stesso furore misogino sono ispirati i drammi Fadren ("Il padre"), Dödsdansen ("La danza macabra"), mentre più distaccato e oggettivo, nel suo spietato naturalismo, è l'atto unico Fröhen Julie ("La signorina Giulia "). I drammi Till Damashus ("Verso Damasco ") e Advent ("Avvento") testimoniano una crisi mistica, cattolicheggiante più nella forma che nella sostanza, mentre il simbolismo religioso del dramma espressionista Drömspelet ("Il sogno") non ha più molto di cristiano. Delle sue conquiste stilistiche e formali nel campo della narrativa seppero far tesoro gli scrittori della "Giovane S." direttamente influenzati dal naturalismo danese e dalla contemporanea letteratura norvegese. Tra essi si ricordano G. af Gejerstam (1858-1909), Anne Charlotte Edgren (1849-92), Ola Hanson (1860-1925), poi seguace di Nietzsche e infine convertito al cattolicesimo, e Victoria Benedictson (1850-88; pseud. di Ernst Ahlren). Ormai il naturalismo che ha combattuto, ed in parte vinto, la sua battaglia, non ha più niente di nuovo da dire, e contro il "realismo da ciabattini" degli scrittori della "Giovane S." si leva verso il 1890 la voce di V. von Heidenstam (1859-1940), di O. Levertin (1862-1906) e degli altri neoromantici. Come il naturalismo si era opposto al romantico culto degli ideali, ci si oppone ora ad esso in nome di un aristocratico ideale di bellezza. Se la muta dimostrazione di dolore delle masse proletarie alla morte di Strindberg sancisce la portata sociale del suo successo, nel campo letterario trionfo invece l'estetismo aristocratico di Heidenstam. Dopo una gioventù passata in gran parte in Italia ed in Oriente, Heidenstam conosce il successo con la raccolta di poesie Vallfart och Vän dringsår ("Pellegrinaggi ed anni di viaggio") e con il romanzo Endymion ("Endimione "). Seguono il saggio Renässance ("Rinascimento") e Pepitas bröllop ("Il matrimonio di Pepita"), feroce satira del naturalismo scritta
in collaborazione con O. Levertin. La contrapposizione di due mondi è anche il motivo principale di Hans Alienus, ed il temporaneo ritorno del protagonista Hans alla sua patria del nord prelude al definitivo ritorno del poeta alla natura del suo paese. La terra di S. ed il popolo svedese, "troppo piccolo per creare un grande regno ma abbastanza grande per generare grandi uomini ", sono d'ora in poi i motivi preferiti del poeta che aspira a divenire vate della nazione. Si ricordano le raccolte di poesie Ett folk ("Un popolo») e Nya Dikter ("Nuove poesie»), i romanzi Karolinerna ("I soldati di Carlo XII "), Heliga Birgittas pilgrimsfärd ("Il pellegrinaggio di s. Brigida"), Folke Flöyter e Bjölbourvet ("L'eredità di Bjälbo "), i saggi storici Svenskerna och deras höndingar ("Gli Svedesi ed i loro capi") e l'autobiografia När hastanjerna blommade ("Quando fiorivano i castagni") pubblicata postuma nel 1941.
Di Levertin, ben presto affiancatosi ad Heidenstam nella lotta contro il naturalismo, sono da ricordare le belle liriche di Legender och visor ("Leggende e canzoni "), di Nya Dikter ("Nuove poesie») e di Dikter ("Poesie»), le raffinate Rococonoveller ("Novelle del rococó"), gli acuti saggi Diktare och drömmare ("Poeti e sognatori ") e Svenska gestalter ("Figure svedesi "). Il suo capolavoro è però indubbiamente il poema Kung Salomo och Morolf ("Re Salomone e Morolf ").
Mentre il paesaggio evocato da Heidenstam è spesso generico, la natura della provincia svedese, e specialmente del Värnland e della Dalercarlia, viene cantata con grande immediatezza e senza alcun sospetto di retorica da G. Fröding (1860-1911) e da E. A. Karifeldt (1864-1931). Comuni ad entrambi un amore esclusivo per la terra natale ed una grande capacità di evocazione umoristica della vita provinciale e paesana. Temperamento complesso e tormentato, Fröding dopo il successo delle prime sue due raccolte di versi Guitarr och Dragharmonica ("Chitarra e fisarmonica") e Nya dikter ("Nuove poesie») cerca invano di placare nel canto la sua angoscia sempre crescente, sino a che lo scandalo da lui involontariamente suscitato con alcune poesie della raccolta Stönh och fither ("Spruzzi e brandelli") lo spinge definitivamente oltre le soglie della pazzia. Più serena la musa di Karlfeldt, alieno da problemi filosofici e religiosi, pago di abbandonarsi all'eberzza del canto ed al virtuosismo verbale. Si ricordano le sue raccolte di poesia (spesso musicate, secondo la tradizione svedese) Fridolins visor ("I canti di Fridolin "), Fridolins lastgård (" Il parco di Fridolin "), Flora och Pomona ("Flora e Pomona "), Flora och Bellona ("Flora e Bellona ") e Hösthorn ("Corno di autunno "). Sempre intorno al 1890 il Värnland viene anche evocato in un'atmosfera di leggenda e di poesia nel famoso romanzo Gösta Berlings Soga ("La saga di Gösta Berling") di Selma Lagerlöf (v.). Molto fortunata la successiva produzione di questa scrittrice, più sostenuta dall'entusiasmo e dalla fede nei valori dell'ideale che da grandi capacità stilistiche e formali. Fröding, Karlfeldt e Selma Lagerlöf cantano la provincia svedese proprio mentre essa sta per esser definitivamente travolta dal progredire della civiltà industriale: d'ora in poi la realtà quotidiana della vita di provincia verrà esaminata con occhi impassibili, sarà spesso descritta in funzione di una polemica sociale, sarà oggetto di satira o di umorismo, ma non verrà più poeticamente trasfigurata. Già incrinato da preoccupazioni realistiche è il neoromantizismo di Pär Hallstrom. Stoccolma trova invece i suoi poetici cantori, di tono quasi crepuscolare, in H. Söderberg (1869-1947) autore del noto romanzo Martin Birk's ungdom ("La giovinezza di Martin Birk") ed in Bo Bergman. L'interesse si sposta dalla città ai suoi abitanti con S. Siwertz (1882), attento osservatore della borghesia arricchita del primo dopoguerra, nei suoi romanzi e specialmente in Salambs ("I Selamb "). Nulla di poetico avrà più l'immagine della capitale svedese nel crudo romanzo Kungsgatan di Ivar Lo-Johnasson, uno dei molti moderni scrittori proletari svedesi.
Difficile tracciare in modo unitario lo svolgersi della letteratura svedese degli ultimi cinquant'anni, successivamente, quando non contemporaneamente, influenzata
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dai diversi movimenti di pensiero europei nonché dalla narrativa americana, e determinata dalla fusione e dalla coesione di tendenze tra loro diverse, spesso inconciliabili nei paesi d'origine. Tra gli scrittori proletari, diversi provengono dal Norrland. Già alla fine del sec. xix si era fatta sentire da questa regione la voce di protesta di Pelle Molin (1864-96); seguirono, tra gli altri, Olof Högberg (1885-1932: si ricorda il suo romanzo Stora orede ("La grande ira "]), Gustav Hedenvind Eriksson, Eyvind Johnson. Unica voce di consenso al processo di industrializzazione cui era sottoposto il paese quella di L. Nordström (1882-1942). Opera di polemica sociale, sempre ambientata nel Norrland, è il romanzo Timmerdalen di Martin Koch, il primo in ordine di tempo degli scrittori proletari svedesi, mentre la tristezza del paesaggio e la miseria e l'isolamento degli abitanti sono poeticamente civissuti nell'opera di Den Anderson (18801920) che da quella tristezza e da quella miseria seppe liberarsi solo nella trasfigurazione artistica, creando poesie di intensa musicabtà e demonica bellezza (da ricordare la raccolta Svarta kollader ("Ballate nere ")) e artistiche novelle di un forte realismo. Grande era stata l'impressione suscitata dalla prima guerra mondiale, scoppiata mentre il mondo delle lettere svedesi sembrava convertirsi, sotto l'influsso della filosofia bergsoniana, ad una maggiore fede nella vita, ma ancora più forti e decisive furono le conseguenze del caotico dopoguerra europeo: caratteristici i titoli del romanzo di Siwertz, Eldens ätershen ("Il riflesso del fuoco"), e delle prime raccolte di poesie di Pär Lagerkvist: Angest ("Angoscia») e Kaos. L'esperienza dell'espressionismo tedesco fu decisiva per Harriet Löwenhielm (1887-1918), che da un sottile ed intellettuale giuoco lirico giunge a gridare la sua angoscia di fronte al dolore ed alla morte, e per Edith Södergran (1892-1923), ispirata poetessa finlandese di lingua svedese. Che il disorientamento nel campo del pensiero preludesse ad una crisi nel campo sociale ed economico fu specialmente chiaro dopo che il suicidio di Kreuger (1932) pose fine ad un periodo di fittizia prosperità. Una buona testimonianza di questo momento di crisi è data nella raccolta di saggi Tvd generationer ("Due generazioni") di Sven Stolpe, già agitato da quella crisi religiosa che, dopo averlo avvicinato al movimento di Oxford, ne farà un convinto assertore della fede cattolica. Contemporaneo (1929) è il debutto di "cinque giovani scrittori proletari" (A. Lundkvist, Harry Martinson, J. Kicilgren, G. Sandgren ed E. Asklund), che esaltarono la vita degli istinti e la moderna civiltà delle macchine in uno stile quasi futurista, che risente tanto della narrativa americana quanto della scrittura automatica surrealista. La realtà politica europea dopo il 1930 , che non poteva lasciare a questi giovani molte illusioni sul reale progresso del mondo, li portò poi a scivolare verso un atteggiamento sempre più dichiaratamente di sinistra, almeno sino allo scoppiare della seconda guerra mondiale. A. Lundkvist, capo e teorico del movimento, è oggi un autorevole critico letterario di ispirazione massista (i rappresentanti della critica positivista tradizionale sono H. Schück, M. Lamm, G. Castrén, O. Sylvan e F. Böök).
Una sempre più consapevole tendenza a sinistra si trova anche nelle fortunate opere di Harry Martinson, marinaio e vagabondo (Kap Faroäl; Resor utan mål ["Viaggi senza meta "], Näsdorna blomma ["Fioriscono le ortiche "], e Vägen ut ["Fuori "]). Mentre gli scrittori autodidatti di origine proletaria (tra essi anche R. Värnlund e Moa Martinsson) si disinteressano generalmente ai problemi formali, o sono all'avanguardia dal punto di vista stilistico, gli scrittori provenienti dalle classi borghesi e dal mondo accademico non si staccano per lo più dalla tradizione: così i poeti W. E. Ekelund ed A. Österling, lirici cultori della bellezza in una atmosfera di classica serenità (analoga l'ispirazione del finlandese E. Zilliacus), lo storico dell'arte K. Asplund, il romanziere O. Hellström, Hjalmar Bergman (1883-1931), estroso ed ironico evocatore della provincia svedese nei suoi romanzi e nelle sue commedie. Più sentimentalmente banale l'ironia un po' decadente degli idilli provinciali di
Birger Sjöberg (1885-1929); sapido umorismo e gusto della caricatura si trova invece nei racconti di A. Engström (1869-1940). Dal mondo della nobiltà provengono due scrittrici tra loro diversissime per temperamento e destino, Marika Stiernsted, elegante autrice di piacevoli romanzi, e Agnes von Krusenstjerna (1894-1940), spietata e morbida osservatrice di un mondo patologicamente anormale, cui essa stessa appartiene, e che trasfigura artisticamente illudendosi di trovarne così una giustificazione anche in sede morale. Una sensibilità ugualmente ammalata ma un minor equilibrio artistico, compensato però da un maggiore engagement di fronte ai problemi della vita e da una più intensa ispirazione lirica, si trova nell'opera di Karin Boye (1900-41), morta tragicamente nei primi anni della guerra, dopo aver messo in guardia, nel suo romanzo Kollohain, contro il soffocamento della libertà umana da parte degli Stati totalitari. Indubbiamente più sana, in tutta la sua produzione, Elin Vägner, continuatrice della lotta di Ellen Key per i diritti della donna, fiduciosa nei valori positivi del cristianesimo e nella vittoria del bene sul male. Un maggiore impegno sociale si può notare nelle opere di Anna Lenah Elgstrom, già conosciuta per le sue tendenze di sinistra e da poco convertita al cattolicesimo. Negatore di ogni trascendenza resta invece Erik Blomberg; tragicamente consapevole della limitatezza umana, egli ha cercato di superarla con una adesione totale al socialismo; la presenza di un essere divino è anche negata da Stellan Arvidson e da Johannes Edfelt, pur fiducioso nella vittoria finale delle forze dello spirito. Una bizzarra nota grottesca assume a volte la disperata angoscia di Nils Ferlin, che invano ha letto, come dice lui stesso, "Freud, Adler ed anche la Bibbia», e che sa entusiasmare i suoi connazionali, e specialmente i giovani, con cantilene (musica e testo sono spesso indissolubili), nelle quali l'umorismo ed il sarcasmo non riescono a nascondere completamente la commozione di fronte alla miseria del mondo. Maggior impegno e più profondo senso religioso della vita, sia pure al di fuori di qualsiasi chiarezza dogmatica e di qualsiasi fede confessionale, si trova nelle opere di H. Gullberg e di Pär Lagerkvist, senza dubbio i due più grandi scrittori svedesi contemporanei. Già scossi dal primo conflitto mondiale e da un dopoguerra nel quale "si onorava la vita e si disprezzava l'uomo", essi sono stati portati dagli eventi bellici e dalle discussioni ideologiche degli ultimi anni ad approfondire sempre più, per vie ed in noti diversi, la loro ricerca dei perché della vita. Incline per natura al misticismo e fedele ai valori tradizionali della poesia (ma la sua ultima raccolta di poesie, del 1952, Dödmash och lastgärd ["Maschera di morte e giardini "], ha stupito per il suo modernismo) Gullberg canta spesso della sua delusione di fronte alla vita e della sua speranza nell'aldilà; si ricordano le sue raccolte di poesie Kärlek (s tjugande seklet ("L'amore nel xx sec. "), At overvinna världen ("Superare il mondo "). Fem brod och tod fishar ("Cinque pani e due pesci "). Più complessa forse la natura di Pär Lagerkvist, premio Nobel 1951. Poeta e saggista, romanziere e drammaturgo, dall'angoscia e dal pessimismo delle prime opere, già ricordate, Lagerkvist è passato prima ad un vago amore per l'umanità (cf. il romanzo Det eviga leendet ["Il sorriso eterno "]), poi ad un'aperta difesa dei valori dello spirito contro la violenza bruta (Bodeln ["Il boia "]) ed è oramai unicamente preoccupato, al di fuori di ogni ricerca formale, dei problemi dell'esistenza e della ricerca dei valori positivi di essa (cf. il dramma De vizes sten ["La pietra filosofale "] ed i romanzi Dvärgen ["Il nano "] e Barabbas). Tra le opere letterarie ispirate all'ondata di nazionalismo che corse per quasi tutta la S. durante la guerra, si ricordano i romanzi Sommernatten ("Notte d'estate") di Sten Selander, Hemland ("Patria") di Gunnar Mascoll Silfverstolpe e l'avvincente romanzo storico Rid i nat ("Cavalca stanotte") di W. Moberg. Ben diverso il carattere dell'umoristico romanzo storico Röde orm ("Serpe rosso") di V. B. Bengtsson, vera fuga sulle ali della fantasia e del buon umore dalla realtà quotidiana. Si può dire, in linea di massima, che con la seconda guerra mondiale sia cessato l'interesse per la cosiddetta
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(4a Les Archites primipulos de Moseca du Ministère des affaires étrangères, Mosca 1826. 182. 12).
Svezia - Conferma del Trattato di pace fra S. e Russia, sottoscritto da Carlo XII di S. (febbr. 1699). In alto, al centro della cornice il ritratto del Re, ed intorno gli stemmi di tutte le regioni svedesi. Al centro lo stemma reale - Mosca, Archivio del Ministero degli esteri.
letteratura proletaria a sfondo autobiografico, e che si preferisca invece affrontare problemi di più vasta portata ideologica, anche nel campo economico; interessante un saggio di Folke Fridell del 1947, che auspica una nuova letteratura sociale non più di classe, che sappia affrontare i problemi della personalità umana mortificata e soffocata dalla moderna civiltà industriale. Caratteristico, a questo riguardo, l'ultimo romanzo di ispirazione omerica, di Eyvind Johnson (Strändernas svall), già scrittore di ispirazione proletaria.
Se il primo dopoguerra era stato in gran parte sotto il segno dell'espressionismo tedesco, si nota ora invece una chiara influenza della letteratura francese (Sartre, Camus, Malraux) e americana nella prosa, e di Eliot nella poesia. Mentre i problemi della narrativa sono in genere contenutistici (dal punto di vista formale basti notare l'uso sempre più frequente del monologo interno), la poesia viene sentita in funzione del valore lirico della parola, sia essa intesa come simbolo o come entità musicale. Molto discusso un nuovo tipo di ermetismo, adegnoso di tutto quello che può apparir troppo facile, rappresentanti principali del quale sono Stig Dagermann, Karl Vennberg ed Erik Lindegren. Tra gli scrittori moderni da ricordare anche Olle Hedberg, Olov Hartman, Olof Lagerkranz, Iria Browallius, Lars Ahlin e Silvan Arnér.
Bibl.: F. Böök, Resa Kring svenska parnassen, Stoccolma 1926; H. Schück-K. Warburg, Illustrerad svensb litteraturhistoria, 7 voll., ivi 1926-36; H. G. Topa-K. Jensen, Den thandinaviske litteratur fra 1870 til sove Dage, Copenhagen 1928; H. Schück, Sweriges Litteratur intill 1900, a voll., Stoccolma 1932; L. Meury, Panorama de la littér. suédoise contemporaine, Parigi 1940; G. Has-
selberg, Svensk nittonhondratalslitteratur, Stoccolma 1941; A. Enriques, Svensk Litteratur efter 1900, ivi 1942. Alda Manghi
V. Ants. - Il territorio svedese entra relativamente tardi nell'àmbito della civiltà artistica europea. Le testimonianze delle culture arcaiche dell'epoca preistorica non sono differenziate da particolari caratteri. Le pitture rupestri dell'età del bronzo (Bohus) appaiono conformi al processo formale scarsamente evolutivo delle culture periferiche. Cosi, anche più tardi, il labile contatto con la civiltà figurativa romana determina, come spesso avviene ai margini delle zone produttive, una involuzione delle forme d'imprestito e la progressiva risoluzione in un simbolismo araldico e allegorico, da cui è difficile risalire ai dati di cultura originali. Le popolazioni svedesi, come del resto le altre della regione scandinava e in genere le barbariche, riescono ad esiti originali solo nei manufatti d'uso domestico e nell'oreficeria. In questo campo è possibile trovare, a partire dal sec. vi e fino all'xi, oggetti denotanti una tecnica progredita e una scaltrezza formale che raggiunge talvolta l'opera d'arte.
Nell'alto medioevo gli scambi che appaiono più evidenti, fino all'epoca delle conquiste vichinghe, interessano l'arte irlandese. Le pietre con figurazioni antropomorfiche dell'isola di Gotland e le formelle decorate ad intrecci vegetali, piatti e fitti, dell'Uppland, denunciano mani aduse all'intaglio ligneo, che traducono, semplificandoli, i ritmi compositivi delle coeve stele e miniature irlandesi (secc. ix-x). A meno che il processo non sia inverso, come recentemente è stato proposto. Le conquiste vichinghe allargano il campo delle influenze, stabilendo contatti con l'Oriente bizantino ed arabo. Comincia allora, per il tramite della Russia (875-975), l'importazione di oggetti d'orificeria, di cui rimangono notevoli testimonianze sepolcrali (Isola di Björkö, necropoli di Polom nella provincia di Viatka). E questo il periodo critico della civiltà vichinga, in bilico fra l'Oriente e l'Occidente, come acutamente ha visto il Dawson, prima di sterzare decisamente ad Occidente con la conversione al cattolicesimo. Fino a questa data fondamentale non è possibile parlare di architettura: le pochissime costruzioni lignee superstiti, che del resto sono assai tarde (sec. xi), non hanno nulla di singolare, se si toglie qualche pregevole decorazione ad intaglio.
L'uso della pietra come materiale da costruzione incomincia dopo la conversione. E il momento del romanico, nelle forme dell'architettura lombarda. Tale contatto è spiegato storicamente dal pellegrinaggio di re Erik Ejegod a S. Nicola di Bari, nel 1098. Nel viaggio di ritorno egli ottenne dal Papa l'erezione della sede arcivescovile di Lund (1104), e molto probabilmente assoldò in tale circostanza maestranze italiane (di cui faceva parte il comunino Donatus nominato nel Necrologium Lundense), alle quali affidò il compito di erigere gli edifici necessari alla crescente comunità religiosa svedese. L'affinità stilistica degli apartiti decorativi del duomo di Lund (v.) con quelli delle chiese di Lombardia e particolarmente con S. Ambrogio di Milano, S. Michele di Pavia, il duomo di Modena è stato ampiamente dimostrata dallo Anderson. Le forme del romanico italiano non riuscirono tuttavia a determinare un orientamento stilistico generale e, ripetute stancamente qua a là, finirono assai presto per essere sommerse senza rimpianti dai moduli più audaci del romanico e del gotico francesi e spagnoli. A tale influenza, cui si assegnano i monumenti architettonici più importanti del sec. xIII, si sovrappone ben presto quella delle forme gotiche tedesche, presenti negli stessi rifacimenti del duomo di Lund, ed anche a Kinköping nell'Oatergötland e nel duomo di Uppsala (ca. 1299), il tempio storicamente più importante della regione, oggi sfigurato all'esterno da un infausto restauro ottocentesco. Queste costruzioni sono caratterizzate dalla costante presenza del chmbulatorio. Cappelle reggiate e cupola a doppio bulbo indicano peraltro la matrice cistercense della chiesa di Varnhem nel Västergötland.
Se non si può parlare ancora né di un'arte né di una scuola locale, bisogna però riconoscere che alla fine del sec. xiv l'orientamente stilistico è ormai definitivamente precisato: la cultura figurativa svedese si viene saldando
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sempre più intensamente con quella tedesca. La scultura, la pittura e la miniatura indicano chiaramente questo processo. Gli artisti tedeschi intervengono sempre più numerosi in S.: il maggiore fra essi è forse quel Bers Notke cui si deve la statua di S. Giorgio nel duomo di Stoccolma (1471). A questo periodo appartiene anche un interessante gruppo di affreschi nelle chiese rustiche intorno al Lago Mâler, che attestano finalmente il sorgere di uno stile locale a largo respiro popolare nell'àmbito della tradizione gotica lineare, destinato a resistere per tutto il secolo successivo ed oltre (p. es., a Kalknâlnigar, Mâlningar, ecc.). Quando le forme del Rinascimento italiano, per la mediazione del manierismo divulgato dai trattati comparsi nel corso del sec. xvr (Vitruvio, Serlio, Vignola, ecc.), si diffondono in Europa, la S., che già aveva aderito alla riforma protestante, trova nei suoi principi - i quali stanno dando l'avvio all'epoca di maggior splendore del paese - i più validi potenziatori dell'attività artistica. Da questo momento l'edilizia civile acquista la prevalenza. I castelli reali di Vadstena e di Kalmar testimoniano infatti, nel complesso delle loro strutture e della decorazione, la presenza di artisti orientati verso una traduzione nordica dei motivi tardo-rinascimentali italiani. Gli occhi sono rivolti all'Italia soprattutto durante il Regno di Giovanni III (1569-92) che, attesta l'autore della Cronaca di Stoccolma, "avrebbe fatto volentieri della sua città una Roma e una Venezia ". Il maggiore architetto di questo periodo, il marmorario Dionisius de Wale, autore del primo progetto della Jakobkirke ( 1580 ), sembra sia stato di origine italiana: oriundi dall'Italia sono anche i Parr, che per tre generazioni lavorarono al servizio della casa reale (G. Battista a Borgholm e Kalmar, Francesco a Güstrow: la loro opera fu continuata da Cristoforo e Domenico, fino al 1602).
Il sec. xvir segna invece il trionfo definitivo della influenza francese, con la supremazia delle famiglie La Vallée (Simon, autore della Ritterhaus di Stoccolma, 1637-39; Jean, 1620-96, architetto della chiesa della Regina Cristina: non immemori l'uno e l'altro delle lezioni del Vignola e del Palladio) e Tessin (Nicodemo il Vecchio, 1613-81, attivo nei castelli di Borgholm, Erikshery, Mälsäker, ecc. e nel duomo di Kalmar; Nicodemo il Giovane, 1634-1728, che lasciò l'impronta inconfondibile del suo stile, sostanziato di vasta ed elaborata cultura umanistica, specialmente nel Castello reale di Stoccolma). Intorno a questi architetti gravito una folla di scolari e d'imitatori, fra cui non mancarono alcuni svedesi degni di memoria, come H. Blume (16381666), Güran Josuis Törnqvist, detto Aldencrantz (16681739), e i membri della famiglia Carlberg, architetti militari. La fortuna dei Tessin richiamò in S. scultori e pittori francesi, che furono impiegati nella decorazione del Castello reale di Stoccolma ed ebbero a profusione commissioni dalla nobiltà svedese. Basterà ricordare per tutti S. Bourdon. Anche altri stranieri si acclimatarono facilmente: anzi, proprio a un tedesco, David Klocker di Amburgo, accolto addirittura fra la nobiltà divenendo von Ehrenstrell, spetta l'onore d'essere considerato il fondatore della scuola pittorica locale.
Superata la grave crisi che minacciò la S. dopo il crollo di Carlo XII e che disperse gli artisti di corte, l'incremento edilizio riprese durante il Regno di Federico I (1720-50). Egli affidò la direzione dei lavori del Castello di Stoccolma a Karl Härleman e favori altri artisti francesi, come lo scultore Bouchardon e il pittore G. Taraval. Ma l'epoca più feconda di opere d'impegno e più caratteristica della cultura figurativa svedese fu il Regno di Gustavo III, che richiamò a Stoccolma i migliori artisti svedesi educativi all'estero (p. es., i pittori L. Pasch, P. Kraftt, von Breda, C. G. Pilo, E. Martin). A Roma soggiornò dal 1768 al 1778 lo scultore che si può considerare a buon diritto il più rappresentantivo di quanti ne abbia prodotti la S., Johan Tobia Sergel, epigono, tra i primi, del neoclassicismo.
Durante tutto il sec. xix lo scambio con l'Occidente europeo è continuo. Gli artisti svedesi, che vanno crescendo di numero e fondano cenacoli nazionali e associazioni intese a diffondere nel loro paese d'origine la cul-

(da Guida des manuments visitos par les membres du XIIIe Congrès International d'Etat, de l'art, Stoccolma (MI, fig. 57)
SVEZIA - Glimmingehus, Skåne (sec. xv).
tura artistica, soggiornano a lungo nelle capitali europee e s'adeguano con prontezza ai diversi orientamenti che caretterizzano l'instabile clima contemporaneo. Dopo la stasi - che non è soltanto svedese - dei periodi neoclassico e preraffaellita e della pittura storica e di genere, l'attrazione delle scuole di Düsseldorf e Parigi determina le due correnti fondamentali dalle quali usciranno le personalità più vivaci dell'800, vale a dire i pittori J. F. Höckert, S. M. Larsson, E. Bergh e gli scultori J. Börjesond e P. Hasselberg. Su tutti emerge, nella seconda metà del secolo, E. Josephson, paesista e colorista vigoroso. L'Associazione del Konstnärsforbundet tentò, fra il 1890 e il 1900, un esperimento crepuscolare, ai margini del decadentismo, ma fu presto travolta dall'affermazione dell'impressionismo. Nessuno di questi movimenti e neppure i successivi del Jause, cubismo, espressionismo, dadaismo, ecc., il cui centro d'irradiazione era Parigi, ha saputo produrre in S. artisti di larga rinomanza europea, se si eccet