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rsforbundet tentò, fra il 1890 e il 1900, un esperimento crepuscolare, ai margini del decadentismo, ma fu presto travolta dall'affermazione dell'impressionismo. Nessuno di questi movimenti e neppure i successivi del Jause, cubismo, espressionismo, dadaismo, ecc., il cui centro d'irradiazione era Parigi, ha saputo produrre in S. artisti di larga rinomanza europea, se si eccettua, forse, A. Engström, la cui influenza è constatabile, per quanto riguarda il disegno umoristico, in Germania e in altri paesi centroeuropei.

Il sec. xx è caratterizzato soprattutto dal grande incremento urbanistico ed edilizio. All'eclettismo classicista imperante nei primi decenni, e più aderente al gusto dei committenti svedesi del contemporaneo stile Liberty, appartengono opere di grande mole, seppure esteticamente ibride, come il Palazzo comunale di Stoccolma, terminato nel 1923 da R. Östberg. Intorno al 1930 trionfò anche in S. l'architettura razionale. A quel periodo rimontano il piano regolatore di Stoccolma e le costruzioni relative, considerate giustamente esemplari correnti di quello stile e delle soluzioni che esso postulava. Ma negli ultimi decenni l'influenza di Le Corbusier e Gropius e la reazione al razionalismo, determinata dall'affermarsi dei nuovi concetti dell'architettura organica, ha suscitato promettenti iniziative : la più felice è stata senza dubbio la creazione del quartiere di Gudheden nella città di Göteborg.

Bibl.: G. Upmark, Architektur der Renaissance inl Schweden, Dresda 1900; H. Ganda, Stenka Städer, Stoccolma 1908-16; H. Brisning, Le relax. artist. della S. con l'Italia, Roma 1913; E. T. Arne, La Suède et l'Orient... pendant l'áge des Vihings, s. I.

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1914: A. Lindblom, Fransk Baroh -och Røhoko shulptur Isvorige, Uppsala 1923: E. Lundmark, Kyrkor i Endre Ting Konthistoriskt inventarium, Stoccolma 1931: S. Lindqvist, L'epoca romana dell'età del ferro in S., in Gli studi romani nel mondo, III, Bologna 1934, pp. 309-30; M. Rydbeck, Kalkondhningar i Adraroms och Gustaf Adolfs Kyrkor, in Bull. de la Soc. Royale des lettr. de Lund, 1939-40; H. Arbman, Verroterie elaisonnée et filigrane, ibid., 1949-50, pp. 136-72; P. M. Lugli, Aspetti dell'urbanist. soed., in Russ. crit. di arch., 2 (1940, v), pp. 3-40; W. Holmqvist, Viking art in the eleventh century, in Acta Archacol., 22 (1951), pp. 1-26. Riccardo Averini
VI. Ordinamento scolastico. - Nell'ordinamento scolastico la S. molto risente delle condizioni geografiche del paese : grande superficie e popolazione relativamente poco numerosa, con abitazioni sparse e separate da grandi distanze, per cui la distribuzione delle scuole subisce una notevole sperequazione e va da un massimo di densità nei grandi centri urbani ad una rarefazione sempre più grande a mano a mano che si passa dai centri minori alle campagne, massime nella Lapponia. Donde un grande decentramento nella direzione, controllo e amministrazione degli istituti di istruzione e un ruolo decisivo in essi da parte dei comuni.

L'ordinamento scolastico abbraccia quattro tappe principali :

1. Istruzione prescolastica. - Va dai 2 ai 7 anni e viene svolta prevalentemente in famiglia o in istituti dovuti alla iniziativa privata, p. es., dei grandi stabilimenti industriali; quindi i nidi d'infanzia e le scuole materne sono in non grande numero.
2. Istruzione primaria o "Folkskola". - Va dai 7 ai 14 anni, è obbligatoria e gratuita e nelle mani dei singoli comuni. Si suddivide in due sezioni : inferiore dai 7 ai 9 anni con programma prevalentemente di lettura e scrittura ed insegnanti esclusivamente femminili; superiore. dai 9 ai 14 anni, con insegnanti maschili e femminili e con aumento di materie: religione, lingua nazionale, storia, ecc., lavoro manuale, ginnastica e sport.
3. Istruzione secondaria. - E prevalentemente statale e abbraccia un periodo di 7-8 anni e quattro tipi : a) istruzione secondaria teorica, che apre l'adito alla università ed è suddivisa in due fasi consecutive: "Real skola" di 4 o 5 anni, che termina con il "realexamen". "Gymnasium ", di 3 anni, che si conchiude con lo "studentenexamen", e si distingue in "Latinumgymnasium" a indirizzo classico e "Realgymnasium" a indirizzo scientifico. Per le ragazze esiste anche una scuola propria di 7 anni, chiamata "Flickskola". b) Istruzione secondaria pratica a indirizzo teorico-pratico per la formazione di esperti tecnici per le carriere commerciale, industriale, amministrativa, agraria, per cui si hanno distinte : scuole industriali, commerciali, tecnologiche, agrarie, navali. Si può aggiungere il "Folkskoleseminarium " per la preparazione dei futuri maestri e vi si accede con il "realexamen". c) Istruzione secondaria professionale, con finalità esclusivamente pratiche, organizzata con il concorso dello Stato, dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali degli operai. Generalmente sono scuole serali e gli alunni possono nello stesso tempo svolgere il loro lavoro nelle varie imprese. d) Istruzione secondaria speciale, che serve per gli adulti e prende varie forme e organizzazioni.
4. Istruzione universitaria. - All'università e agli istituti superiori si accede per mezzo dello "studentenexamen ". Le università sono le seguenti : Università degli studi di Uppsala, fondata nel 1477 (Facoltà di teologia, legge, medicina, filosofia che comprende anche lettere e scienze naturali); Università degli studi di Lund, fondata nel 1668 (con le stesse Facoltà); Università degli studi di Stoccolma fondata nel 1871 (Facoltà di lettere, legge e scienze naturali); Università degli studi di Gothemburg, fondata nel 1889 (Facoltà di filosofia, lettere e scienze naturali). A Stoccolma si hanno pure le tre Accademie : di musica, di belle arti e di arti grafiche; l'Istituto centrale di ginnastica e due Istituti sociali per la formazione degli assistenti sociali. La S. ha pure vari - Collegi " per la medicina, l'odontoiatria, la farmacia, la
veterinaria, l'ingegneria, le scienze cconomiche, l'agricoltura, le silvicultura, il commercio.

Aumentando sempre più il numero degli aspiranti alla istruzione superiore, per spianare la differenza di possibilità di studio tra la città e il villaggio e creare nello stesso tempo una più ampia unità organizzativa, la commissione scolastica proponeva nel 1946 di creare una seconda scuola unica di 9 anni, con tre cicli di 3 anni ciascuno: elementare, medio, superiore, e l'istituzione di essa possibilmente in tutti i comuni. Altre riforme riguardavano il liceo e la formazione di maestri elementari esperti nell'applicazione dei metodi attivi e degli esperimenti e tests, indicati anche dalla psicologia. Le proposte ebbero attuazione dal 1949: scuola unica di 9 anni: "Enketskola"; liceo di 4 anni; nuova "sezione generale", aggiunta a quella classica (latino e francese) e a quella moderna (matematica e inglese), allo scopo di dare importanza alla storia, alla psicologia e alla sociologia per formare i futuri funzionari dello Stato.

Nel 1943 fu creato a Stoccolma anche l'Istituto svedese per coordinare e sostenere le relazioni culturali con i paesi dell'estero favorendo gli scambi intellettuali. Per parte sua la S. si propone di inviare suoi delegati per aiutare gli Svedesi che cercano contatto con l'estero, di organizzare viaggi di studio e cicli di conferenze per gli Svedesi all'estero e per gli stranieri nella S., distribuire libri, articoli, film e dischi sulla S.; istituire corsi, congressi, esposizioni per far conoscere all'estero le opere letterarie e scientifiche svedesi; soprattutto aiutare gli stranieri a procurarsi una documentazione sui differenti aspetti della vita svedese (organizzazione sociale, igiene pubblica, lavoro, sport, agricoltura). - Vedi tavv. CX-CXIII.

Biss., N. H. Bosson, The swodish folk High School, Oxford 1933: E. Dilling, L'istruz. popolare in S., in S., Roma 1943, pp. 73-81; B. B., La riforma della scuola, in Bull. di legislaz. scolastica comparata, 7 (1949), p. 192; S. Gunnar, Progetto di riforma scolastica in S., ibid., 8 (1950), pp. 23-26.

Celestino Testore
SVIZZERA. - Il più piccolo ( $41.295 \mathrm{kmq}$.) degli Stati confinanti con l'Italia, compreso in quel lembo dell'Europa centrale che è rinserrato fra il Giura e l'arco alpino.
I. Geografia. - E paese di montagna, dove dalle alte cime dell'arco alpino (Punta Dufour, 4623 m .) che forma più della metà del suo territorio, si trapassa, attraverso una specie di piano inclinato (Mittelfond) cospanso di laghi, al lembo del Giura disteso lungo il confine francese. Della superficie territoriale poco meno di $1 / 4$ è improduttiva, occupata com'è da rocce, ghiacciai e laghi; ed appena $1 / 8$ arativo, mentre pascoli e i prati artificiali coprono più di $2 / 5$ del totale. Risorse minerarie mancano quasi del tutto (sale in misura cospicua, ferro in quantità minime), mentre abbondano quelle idroelettriche; d'altra parte, l'isolamento dal mare è aggravato dall'ostacolo delle barriere montane che d'ogni parte recingono il territorio, anche se delle grandi valli che lo attraversano ve ne sono che permettono più o meno agevole passaggio dall'uno all'altro settore (Rodano, Reno, Aar), accentuando cosi la funzione che alla S. compete per la sua posizione intermedia fra l'Europa occidentale e l'Europa centrale, fra il Mediterraneo e le regioni atlantiche dall'altro.

Ciò spiega perché l'economia svizzera, pur non trascurando le modeste possibilità agricole di cui il paese dispone (valorizzate soprattutto sotto la spinta delle difficoltà di approvvigionamento che hanno accompagnato le recenti crisi internazionali), faccia perno essenzialmente sopra un allevamento sempre più razionale ed intenso (bovini e suini), ed un'industria altamente specializzata, volta ad articoli di valore e di precisione (meccanici, chimici e tessili), sui quali meno incidano le forti spese di trasporto imposte dall'importazione di quasi tutte le materie prime.

La S. è una confederazione di 22 Cantoni (di cui 2 doppi), retta da un'assemblea federale che ha funzioni legislative ed esprime dal suo seno un consiglio di 7 membri investito del potere esecutivo. L'Assemblea consta a

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1. Confini di Stato - 2. Confini di circoneriolone ecclesiastica - 3. Ferrovie.

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sua volta di un consiglio nazionale e di un consiglio degli Stati, ambedue elettivi. Il presidente è rinnovato ogni anno. La popolazione svizzera ( 4,6 milioni di ab.) è costituita per il $72 \%$ da Tedeschi, per il $20,4 \%$ da Francesi, per il $6 \%$ da Italiani (Canton Ticino e adiacenti valli dei Grigioni) e per l'1\% da Ladini; la distinzione, fondata sull'uso delle rispettive lingue, è riconosciuta dallo Stato.

Oltre la capitale, Berna ( 130 mila ab.), oltrepassano i 100 mila ab. Zurigo ( 336 mila), che è il massimo centro del paese, Basilea (170) e Ginevra (124).

BISL.: J. Frub, Geographie von Schweiz, S. Gallo 1930-38; W. Leemann, Landesbande der Schweiz, Zurigo 1939; A. Chapuis, La Suisse dans le monde, Parigi 1940. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - La storia della S. incomincia con la sottomissione del paese a Roma. La popolazione celtica degli Elvezi che lo abitava venne costretta a rimanere nelle sue sedi da Giulio Cesare per impedire che vi si stanziassero tribù germaniche. Il paese venne completamente conquistato sotto Augusto : gli ultimi ad arrendersi furono i Reti dell'alto Reno ed i Leponzi dell'alto Ticino.

L'importanza della regione stava nelle vie che dalle Alpi e dalla Valle del Rodano raggiungevano per essa la linea del Reno. Durante l'età imperiale il paese degli Elvezi fu profondamente romanizzato : i principali centri erano "Augusta Rauricorum" (August), "Aventicum" (Avenches), "Geneva" (Ginevra), "Noviodunum" (Nyon) "Lausanna" (Lessanna). La regione però non formava una unità amministrativa: essa era spartita tra la Gallia Narbonense, la Gallia Cisalpina, la Gallia Belgica, la Rezia. Questo divisione non facilitava la difesa contro gli attacchi dei Germani : il punto più pericoloso per una rottura era il passaggio del Reno a Coblenza, perciò sul piano tra Königsfelden e Windisch era stata costruita la grande fortezza di Vindonissa. Il limes ricevette poi nel sec. iv una seconda linea di resistenza appoggiata a numerosi castelli. Gli attacchi delle tribù germaniche incominciarono verso la metà del sec. xir; nel 260 gli Alamanni riuscirono a distruggere Aventicum. Nuove scorrerie sono segnalate sotto Diocleziano e poi ancora sotto Graziano. Quando poi, al principio del sec. v, Roma ritirò i presidi dal Reno per difendere l'Italia invasa dai Visigoti, le tribù dei Burgundi e degli Alamanni si gettarono senza difficoltà nelle Valli del Reno e del Rodano e vi si stabilirono con il consenso del governo imperiale. Nella seconda metà del sec. v i Burgundi dalla Sabaudia (Savoia) avanzarono nel Vallese occupando Sion, a nord del Lago Lemano raggiunsero Avenches e Basilea. Così gli Alamanni dell'Elvezia settentrionale avanzarono verso sud occupando la Rezia. I Burgundi si romanizzarono, adottando lingua e costumi della popolazione romana locale; gli Alamanni invece sopraffecero la scarsa popolazione romana, rispettando forse solo i centri principali; la lingua dominante fu la germanica. Dopo una breve occupazione ostrogota i Franchi riuscirono ad occupare tutta la regione elvetica che seguì definitivamente le sorti dello Stato merovingico.

Nell'età carolingia si incominciò a profilare una distinzione tra i paesi elvetici. I paesi ad occidente dell'Aar, di civiltà burgundica, fecero parte della Neustria franca, i paesi ad oriente dell'Aar, di civiltà prevalentemente alamannica, fecero parte dell'Austria o Germania: tale divisione, apparsa nel Trattato di Verdun (843), diventò più salda nel Trattato di Mersen (870). Nei paesi burgundi tra Reno e Rodano, alla fine del sec. Ix, si formarono i due Regni della Bassa Borgogna, a sud-ovest del Lago di Ginevra (879) e dell'Alta Borgogna da Ginevra al Vallese, all'Oberland bernese (888). Invece nella regione alamannica continuò a sussistere la vecchia organizzazione politica sotto i duchi di Alamannia o di Svevia; non sempre i re di Germania riuscivano a tenerli sottomessi. Durante il sec. x la regione elvetica subì gravi danni per le scorrerie degli Ungari da oriente e per quelle dei Saraceni da occidente, e non poche città furono distrutte. Nel 1033. l'imperatore Corrado II raccolse l'eredità dell'ultimo re
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(Per cortesia dell'Uflicia nazionale svizzera del turismo) Svizzera - Suonatori in costume per le strade di Visperteminen (Vallese).
di Borgogna, Rodolfo III, e riunì i paesi burgundici al Regno di Germania, pur rispettandone la tradizione giuridica particolare; per mezzo della consorte Gisela ebbe anche l'eredità dei duchi di Svevia e assegnò Borgogna e Svevia al figlio Enrico. Durante il suo regno, Enrico III fece centro della sua potenza la regione burgundo-sveva. Dopo la sua morte, l'Imperatrice reggente per Enrico IV diede questo complesso di territori al genero Rodolfo di Rheinfelden; però questi si ribellò ed i paesi elvetici furono teatro di lotte fra i due partiti. Enrico IV tolse a Rodolfo l'Alamannia-Svevia e la diede a Federico conte di Staufen; Rodolfo diede il Ducato al figlio Berchtold dal quale i diritti passarono nel rog2 ai congiunti conti di Zähringen. Venuti ad accordo, stabilirono che il Ducato rimanesse agli Staufen e gli Zähringen avessero i territori a sud del Danubio, cioè i paesi elvetici attorno a Zurigo. Gli Zähringen pretesero chiamarsi ancora duchi, non però di Svevia, ma del loro castello Zähringen.

Una profonda feudalizzazione tra il sec. x ed il sec. xi favorì la ulteriore disgregazione politica del paese. Numerose dinastie di conti compaiono con autorità quasi assoluta nella loro circoscrizione. Chiese ed abbazie diventarono centri di vasti patrimoni ed una nuova feudalità ecclesiastica si formò con propri visconti, visdomini, avvocati. I grandi baroni si contesero la signoria delle chiese e dei piccoli vassalli. Gli Staufen conservarono il Ducato di Svevia sino alla loro scomparsa (1268). Gli Zähringen, avuto nel 1127 da Corrado IV l'ufficio di rettori di Borgogna, cercarono di creare un grande Stato territoriale tra le Alpi, il Giura ed il Reno. Nel 1172 raccolsero la successione dei potenti conti di Lenzburg; Federico Barbarossa diede loro l'avvocazia dei tre vescovati di Ginevra, Losanna e Sion. La dinastia era già spenta nel 1218. Se ne avvantaggiarono tre dinastie feudali. Nella zona occidentale intorno al Lago di Ginevra si innalzarono a potenza i conti di Savoia; il loro influsso si allargò nel Vallese e nel Vaud. Nella S. nord-occidentale erano sorti i conti Kyburg con domini nei cantoni di Zurigo e di Aargau; possedevano la contea di Thurgau e dalla eredità degli Zähringen ebbero Freiburg, Burgdorf, Thun. Ma anche questi si spensero dopo la metà del sec. xir. Sulla loro eredità si gettarono gli Asburgo.

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(fot. Reinhard)
Svizzera - Il santuario di S. Nicola della Flue - Ranft (Unterwalden).

Signori dell'alta Alsazia, questi erano diventati nel sec. xi i signori di Habichtsburg ("Castello dell'Avvoltoio "), da essi costruito tra Reuss ed Aar su una groppa del Giura, dominante le vie commerciali che da Basilea e dalla S. occidentale si dirigevano verso la S. orientale. Gli Asburgo avevano possessi e diritti feudali di varia natura nell'Elvezia centrale; l'avvocazia del monastero di Murbach nelle sue corti dell'Aargau e nel Zürichgau attorno a Lucerna, diritti signorili tra Reuss e Limmat, l'avvocazia sul chiostro di Sackingen, beni a Willisau e a Sempach, l'autorità ballivale (Vogtei) sul Lago dei Quattro Cantoni, nei distretti di Schwytz e di Unterwald. Dalla eredità degli Zähringen ebbero l'autorità baillivale nel paese di Uri. Possessi e diritti svariati dispersi in una vasta regione, ma per essi gli Asburgo, nell'età di Federico II, apparivano i più potenti signori feudali tra Reno e Danubio. La divisione della famiglia in due linee non danneggiò lo sviluppo che fu curato in modo speciale dal ramo primogenito. Alla metà del sec. xir questo era rappresentato da Rodolfo, figlio di Alberto IV (1239-91). La politica degli Asburgo acquistò per opera sua una maggiore precisione; ora si trattava di creare uno Stato territoriale unito, collegando i diversi elementi. Rodolfo d'Asburgo seppe mantenersi costantemente fedele a Federico II ottenendone concessioni varie. Ad un certo momento trovò di fronte l'opposizione di Pietro II di Savoia che pretendeva anch'egli di partecipare all'eredità dei Kyburg, ma quando, nel 1279, Ro--dolfo diventò re di Germania ed affermò il suo prestigio abbattendo la potenza del re di Boemia, vide allora più -che mai la necessità di dare unità a tutti i possessi della famiglia, da quelli aviti di Alsazia a quelli nuovissimi di Austria. Questa l'assegnò al figlio maggiore Alberto e al cadetto Rodolfo pensò di dare il Ducato di AlamanniaSvevia. Il programma di riunire i domini della regione -elvetica però urtava contro le popolazioni delle vallate
alpine che avevano da tempo conquistato, spesso di fatto soltanto, autonomie giudiziarie e finanziarie. La reazione apparve vivace nelle vallate di Uri, Schwytz, Unterwald. Tali regioni erano uscite dal loro silenzio nel sec. xili quando il commercio internazionale aveva messo in evidenza la via dal Gottardo alla Valle del Reno.

Rodolfo era deciso ad appoggiare le sue pretese feudali locali con il peso ben maggiore dell'autorità regia. Il contrasto con le popolazioni era già aperto dunque nel periodo 1273-91. Quando Rodolfo mori, il 15 luglio 1291, il figlio Alberto non aveva ancora potuto ottenere dai principi di essere riconosciuto come re dei Romani, mentre il figlio minore, Rodolfo duca di Svevia, era scomparso poco prima. Le tre vallate alpine, nei primi d'ag. 1291, decisero di assicurarsi contro ogni eventualità futura, collegandosi ed impegnandosi per una azione concorde. La famosa "Lettera di lega ", che ancora si conserva, stabiliva l'impegno di aiuto reciproco contro tutti, di non accettare giudici stranieri alle valli, di risolvere le vertenze arbitralmente, di intendersi contro gli atti di violenza, le uccisioni, gli incendi, ecc. L'atto del 1291 si collega con un altro atto analogo di alleanza, anteriore di qualche anno, a noi non giunto. Delineatosi il conflitto per l'Impero tra Alberto d'Asburgo ed Adolfo di Nassau, si formo nel 1291 nella Germania del sud una lega antiasburgica: i tre cantoni forestali vi aderirono. Il duca d'Austria, deluso dal trionfo del suo competitore, si affrettò ad intervenire nella regione elvetica, sottomettendo Lucerna, assediando Zurigo, ma i tre Cantoni di Uri, Schwytz, Unterwald rimasero fermi nella devozione al re Adolfo. Però quando questi cadde a Gollheim ed Alberto d'Asburgo trionfo, i cantoni ritornarono a trovarsi nella situazione dell'età di Rodolfo : il loro signore era il re ed essi non potevano ricorrere al re contro il loro signore. Questi sono gli inizi della Confederazione svizzera fuori dai veli delle leggende del tiranno Gessler e dell'erne Tell, sorte da tarde cronache del sec. xv per spiegare una conquista d'indipendenza che pareva miracolosa.

Alberto d'Austria, impegnato nelle lotte germaniche, lasciò le cose in sospeso, cosi come il problema della ricostruzione del Ducato di Savoia reclamato dal nipote Giovanni, e questa fu la causa del suo assassinio nel 1308. Dal nuovo re, Arrigo VII di Lussemburgo, già nel 1309, i Cantoni ottennero la conferma del decreto di re Adolfo che poneva le tre vallate sotto la protezione regia ed inoltre il privilegio ai loro abitanti di essere chiamati in giudizio solo entro i loro confini e essere citati solo davanti alla corte Regia. Le tre valli però si impegnavano a stare dentro i loro confini davanti ad un giudice regio. Era un passo verso la completa separazione dalla giurisdizione asburgica. I figli di Alberto d'Asburgo, con il leale servizio feudale prestato all'Imperatore in Italia, cercarono di ottenere da Arrigo il ritiro del terribile documento. L'Imperatore, da Brescia, nel 1311, promise loro che avrebbe fatto verificare i diritti asburgici nelle vallate ed eventualmente li avrebbe ristabiliti nel legittimo possesso. Morto Arrigo VII, nel duello per la successione tra Ludovico il Bavaro e Federico d'Asburgo, i Cantoni svizzeri presero posizione contro gli Asburgo. Nella loro guerra del 1314 contro l'abbazia di Einsiedeln, intervenne energicamente Leopoldo d'Asburgo; il conflitto si chiuse con la sconfitta di Leopoldo a Morgarten (13 nov. 1315). Dopo la vittoria i tre Cantoni si strinsero a Brunnen il 9 dic. 1315 con patti più solenni; nessuno dei collegati avrebbe riconosciuto un signore senza intesa comune. Ludovico il Bavaro, in odio agli Asburgo, il 29 marzo 1316 confermò privilegi ed evocò all'Impero tutti i possessi ed i diritti fiscali degli Asburgo nelle vallate stesse nelle quali l'autorità regia doveva essere rappresentata da un balivo (Reichsvogt). Più tardi parve che Ludovico e Federico si riconciliassero: pieni di timore i collegati strinsero una lega perpetua con la città asburgica di Lucerna ( 13 nov. 1332). Il pericolo ricomparve nel 1347 quando il successore di Ludovico il bavaro, Carlo IV di Lussemburgo, per assicurarsi l'appoggio degli Asburgo, riconfermò loro tutti i vecchi diritti e feudi, dichiarando nulli gli atti del Bavaro. I

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(da G. Eymard, op. cit., Ireeda 1696)

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In alto a sinistra: LA CHIESETTA DI S. GIACOMO A BRIGELS. In alto a destra: VEDUTA St. MORITZ-BAD. In basso a sinistra: VEDUTA AEREA DI LOSANNA. In basso a destra: RIFUGIO DEL SEMPIONE (alt. in. 2009).

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confederati riuscirono allora ad assicurarsi l'alleanza perpetua della potente città asburgica di Zurigo ( $1^{\circ}$ maggio 1351): poco dopo una lega perpetua conchiusero pure con Glarus, terra di proprietà dell'abbazia di Sackingen (4 giugno 1352), e subito dopo con Zug (27 luglio 1352). I confederati ora erano sette. Il duca d'Austria dopo aver inutilmente assediato Zurigo e cercato di rompere la lega, scese a trattative con la mediazione del margravio di Brandeburgo. Nel Trattato del 1352 la sovranità degli Asburgo su Schwyz ed Unterwalden passò sotto silenzio, mentre venivano riconosciuti i diritti patrimoniali e di protezione su chiese e monasteri; Zurigo conservò la sua alleanza con i Cantoni, ma con l'impegno di non fare accordi con altri sudditi d'Asburgo senza il consenso di questi; Lucerna, Glarus, Zug, pur conservando i loro trattati riconobbero la sovranità d'Asburgo. La pace non fu mantenuta; intervenne Carlo IV; nel 1346 si ebbe un accordo tra Zurigo ed i duchi, ed ora i Cantoni, stanchi, finirono per aderire. Durante questa fase di trattative i Cantoni riuscirono a procurarsi l'alleanza perpetua di Berna che però considerava l'alleanza solo come garanzia di pace e non come vincolo nella sua attività politica ( 6 marzo 1353).

La pace durò sul Lago dei Quattro Cantoni per ca. tre decenni. Nel 1385 un contrasto tra Lucerna e gli Asburgo risprì la lotta: il duca Leopoldo fu sconfitto a Sempach ( 19 luglio 1385 ) e poi a Nafels ( 9 apr. 1388), la pace si ristabilì nel 1394 per vent'anni; dei diritti degli Asburgo sui Cantoni non si parlò più; Lucerna, Glarus, Zug ebbero riconosciuta la loro indipendenza; le conquiste dei confederati furono convalidate. La Confederazione (Eidgenossenschaft) comprendeva ora cinque paesi e tre città: Uri, Schwyz, Unterwalden, Glarus, Zug, Lucerna, Zurigo, Berna. Erano Stati autonomi legati da particolari trattati che nell'àmbito del diritto imperiale si accordavano per difendere le loro autonomie tradizionali. Poiché non vi era un trattato unico, ma trattati diversi, né vi era uguaglianza tra i contraenti (Glarus era in realtà un protettorato dei tre Cantoni) non mancavano dissidi : si prevvide ad eliminarli con la cosiddetta «Lettera dei Preti» (Pfaffenbrief) del 7 ott. 1370, riguardante le giurisdizioni ecclesiastiche e poi con la "Lettera di Sempach» nel 1375 (Sempacherbrief), per la disciplina delle milizie nelle spedizioni militari.

La Confederazione pretendeva l'immediata dipendenza dal Reich (Reichsfreiheit) senza la mediazione feudale. Quando gli imperatori erano d'accordo con gli Asburgo, combattevano la Lega, quando erano in urto con essi la proteggevano. Roberto nel 1401 si schierò con gli Asburgo; Sigismondo invece nel 1415 riconobbe i privilegi dei confederati, dando loro il diritto di eleggere quel balivo regio che finora aveva rappresentato presso di loro il Reich (Reichsvogt) e di amministrare direttamente l'alta giustizia. La Confederazione, nel sec. xv, agiva come predominante nelle Alpi centrali. Nel 1411 Appenzell e S. Gallo furono ricevuti come membri protetti della Lega. Basilea, stringendo nel 1400 alleanza con Berna, slegò in qualche modo alla Confederazione. Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, la disgregazione dello Stato milanese diede pretesto ad Uri ed Unterwalden di intervenire a sud del Gottardo: nel 1419 occuparono Bellinzona, ma nel 1422 furono sconfitti ad Arbedo e respinti a nord. Nell'alta Rezia, le latte tra i vescovi e i baroni e le borghesie portarono in quei decenni alla creazione della "Lega Grigia" che si alleò con Glarus. Nel 1474 si venne tra la Confederazione e gli Asburgo ad una pace definitiva, perpetua, con il Trattato di Senlis conchiuso sotto gli auspici di Luigi XI (11 giugno 1474). La conciliazione era dovuta al programma di espansione di Carlo il Temerario. Luigi XI impedì agli Svizzeri di conservare le loro conquiste della Franca Contea borgognona, del Vaud sabaudo e del Canton Ticino milanese, sebbene a Giornico
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(fot. Schulz - Tarasp)
Svizzera - Veduta di Müstair con la chiesa del monastero di S. Giovanni (Münstertal).
vincessero l'esercito dello Sforza (28 dic. 1478). Le vittorie militari determinarono gravi contrasti interni tra le vecchie aristocrazie cittadine e gli elementi popolari. La crisi cessò quando scoppiarono le grandi guerre d'ege monia tra Francia, Spagna ed Austria. Le potenze andarono a gara nell'arruolare mercenari svizzeri : i Cantoni a loro volta si divisero secondo le simpatie politiche. Basilea entrò a far parte della Confederazione il 9 giugno 1521 e Sciaffusa il 10 ag. Pili tardi, il 17 dic. 1513 , anche Appenzell. La Confederazione rimase cosi sino alla Rivoluzione Francese.

Nelle guerre di Lombardia per il Ducato di Milano, milizie mercenarie svizzere combatterono da ambo le parti. Ludovico il Moro, cacciato dai Francesi, ricuperò il Ducato con l'aiuto degli Svizzeri che poi lo tradirono con gli Svizzeri dell'esercito francese ( 1500 ). Del trionfo francese approfittarono i cantoni di Uri e Unterwalden per occupare Bellinzona ed il Ticinese che Luigi XII cedette loro con il Trattato di Arona (1503). Gli Svizzeri negli anni seguenti stettero con Giulio II; nel 1512 ricondussero a Milano gli Sforza e costituirono un vero protettorato su Milano. La sconfitta loro inflitta a Marignano nel 1513 li costrinse a ritirarsi. Una grave crisi apparve con la diffusione della Riforma luterana e la predicazione religiosanazionale di Ulrico Zwingli. La guerra tra cantoni cattolici e protestanti (guerra di Kappel) si chiuse con il Trattato del 20 nov. 1531 che riconobbe la libertà religiosa per ambo le parti e la Confederazione riusci a salvarsi. La questione religiosa accostò ai confederati la città di Ginevra ribellatasi al Duca di Savoia e diventata centro del calvinismo; nel 1558 Ginevra si alleò con Berna. Durante il sec. xvi la Confederazione si procurò l'alleanza di città e principi distinguendoli secondo la vicinanza e l'importanza in alleati di primo ordine (Zugerwandte) e di secondo ordine (Verwandte) con lo scopo di assicurarsi una barriera contro le minacce delle grandi potenze. Di fronte alle guerre europee la Confederazione incominciò ad affermare il principio di neutralità. Garanzie non sufficienti appartvano ora il trattato di unione con l'Austria (1511) e la pace perpetua con la Francia (1516). La neutralità però era minacciata dal consenso dato ai cantoni per gli arruolamenti all'estero. Durante la guerra dei Trent'anni la Confederazione riusci ad impedire lo scoppio della lotta tra i partiti e creò un sistema militare per la difesa dei confini (Defensional).

Nella pace del 1648 i rappresentanti della Confederazione, con l'appoggio della Francia, ottennero il riconoscimento della sovranità e l'abolizione di ogni dipendenza feudale dall'Impero germanico. Cosi la Confederazione (era detta "Corpo Elvetico") dopo il 1648 fu un ente di diritto pubblico con piena indipendenza. Nell'età seguente essa subì una lunga crisi di carattere economico.

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Le vecchie aristocrazie mercantili delle città e fondiarie dei Cantoni provocarono con la loro oppressione la ribellione delle classi operaie e rurali. Si ebbero nuove lotte tra Cantoni cattolici e protestanti : sconfitti questi nel 1656, poi vincitori nel 1712 (Pace di Aarau). I cattolici si misero sotto la protezione di Luigi XIV.

Nel sec. xvili la S. venne ad occupare un posto rilevante nel movimento culturale europeo: Zurigo, Basilea, Ginevra erano centri importanti di studi letterari e scientifici. L'influsso delle teorie politiche ed economiche europee rese più esasperato quello che era il persistente squilibrio interno della Confederazione, dovuto all'antiquata organizzazione. I paesi sudditi aspiravano all'uguaglianza con i cantoni dominanti e le popolazioni volevano liberarsi dal predominio dei patriziati cittadini. Nella seconda metà del sec. xvili si hanno insistenti movimenti di ribellione che precedono lo scoppio della Rivoluzione Francese.

Dopo il 1789 alle agitazioni democratiche seguono le repressioni aristocratiche. La S. diventa campo di osservazione tra gli agenti rivoluzionari francesi e quelli monarchici francesi ed europei. A Parigi i democra-
tici svizzeri fanno appello per la liberazione della S. dalle oligarchie cantonali. Dopo la spedizione di Bonaparte in Italia, il possesso della S. acquistò grande importanza come via di comunicazione tra Italia e Francia, e nel 1798 le divisioni francesi entrarono in S.: nell'apr. ad Aarau, sotto gli auspici francesi, un'assemblea proclamò la Repubblica Elvetica unitaria e democratica invece della vecchia Confederazione di Stati sovrani aristocratici. Alle decisioni di Aarau risposero i cantoni rurali ribellandosi, ma furono domati con la forza. Requisizioni e contribuzioni forzose colpirono allora le popolazioni. Il diretorio di Aarau concluse con il governo di Parigi un'alleanza difensiva ed offensiva; la Francia si assicurò il libero passaggio per i suoi eserciti ( 19 ag. 1798). I tradizionalisti riempirono il paese di controversie e di lotte. Per troncarle il Primo Console impose una nuova Costituzione (Atto di Malmaison) che stabiliva una Confederazione di 17 Cantoni con autonomia e costituzione censitaria ( 29 apr. 1801). La Dieta respinse tale costituzione e ne stabili un'altra che i Francesi respinsero a loro volta. Ne derivò una nuova occupazione militare del paese. Nella Consulta Elvetica di Parigi del 1803 il Primo Console diede una nuova Costituzione (Atto di mediazione). Si ebbero allora 19 Cantoni con larga autonomia; ad unirli restò solo l'uguaglianza dei cantoni che formavano la Dieta. Napoleone si proclamò protettore della Repubblica Elvetica e le impose la sua alleanza. Caduto Napoleone, nel 1814, i partigiani del vecchio regime si sollevarono ed organizzarono un governo a Lucerna. Le potenze europee però rifiutarono il consenso e decisero che si 19 Cantoni napoleonici venissero aggiunti tre nuovi Cantoni: Neuchâtel, Vallese, Ginevra; poi il 20 nov. 1815 firmarono la «Dichiarazione della neutralità perpetua della S. e della inviolabilità del suo territorio ". Il Patto federale del 7 ag. 1815 stabili che la S. fosse una Confederazione perpetua di 22 Stati sovrani. Ogni Cantone regolava da sovrano la propria Costituzione, istituzioni comuni furono solo quelle della diplomazia e della guerra. La Dieta federale doveva sedere alternativamente nelle tre città di Berna, Zurigo, Lucerna, sotto la direzione del Consiglio centrale del luogo. Dopo un periodo di tranquillità incominciò verso il 1830 quello che gli Svizzeri chiamarono periodo di rigenerazione. Il trionfo del sistema oligarchico del 1815 aveva, infatti, determinato nuove agitazioni, rivoluzioni, guerre civili.

Si formò un partito detto "radicale" che voleva la revisione costituzionale, intesa a stabilire la sovranità del popolo, il suffragio universale, l'uguaglianza, le libertà di stampa, di associazione, di credenza. Sette Cantoni riformatori crearono una "Lega per la difesa delle riforme"; a Sarnen si formò la "Lega dei Cantoni tradizionaliati». Le discussioni dopo il 1840 si trasformarono in lotta tra Cantoni cattolici e protestanti. Nel 1845 sette Cantoni cattolici, Uri, Schwyz, Unterwalden, Zug, Lucerna, Friburgo, Vallese crearono una Lega separata (il Sonderbund) per difendere i loro diritti tradizionali
contro il radicalismo protestante che voleva l'espulsione dei Gesuiti. La Costituzione del 1848 riorganizzò la Confederazione secondo il programma radicale. Alla federazione di Stati (Staatenbund) del 1815 venne sostituito uno Stato federale (Bundesstaat) con un diritto pubblico federale superiore a quello cantonale. Berna diventò capitale federale con la presidenza e l'assemblea formata dal Consiglio nazionale e dal Consiglio dei Cantoni. La Confederazione ebbe piena competenza per la diplomazia, esercito, dogana, moneta, finanze, poste, ferrovie. I cittadini divennero allora cittadini della S. e non più dei Cantoni e ne nacque veramente la concezione della nazione svizzera ( 12 sett. 1848). Cessarono, cosi, le lotte interne : i Cantoni cattolici lentamente si adattarono sfruttando i vantaggi di libertà assicurati dal programma radicale moderno. Più tardi si ebbero revisioni della Costituzione, come nel 1874 , in modo da rafforzare il potere centrale. Nuove riforme democratiche furono introdotte, quali quella della iniziativa popolare per certe leggi e quella della sanzione popolare per certi provvedimenti governativi. Dopo il 1891 si stabili che riforme costituzionali potessero essere proposte da 50.000 cittadini e sottoposte al voto popolare (referendum). La neutralità della Confederazione attraversò felicemente le due grandi crisi delle guerre del 1914-18 e del 1939-45: le potenze europee hanno considerato la Confederazione Svizzera come una felice oasi di pace adatta per le trattazioni e le discussioni internazionali. Gli Svizzeri però poco fidandosi delle potenze hanno creato un esercito piccolo ma agguerrito per difendere la loro civiltà.

Bibl.: J. Dierauer, Gesch. der schweiz. Eidgenossenschaft bis 1836 , Gotha 1887-1922: 3* ed. 1919-22; id. Hist. de la Confédérat. suisse, trad. di A. Reymond, 6 voll., Locarno 1910-19 con alcuni voll. in $2^{\circ}$ ed. ivi 1927-29; E. Gagliardi, Gesch. der Schweiz, Zurigo 1920: 4* ed. ivi 1939 (trad. franc. di A. Reymond, Hist. de la Suisse, I, Locarno 1923); H. Nabholz, L. v. Mursit, R. Feller, E. Dürr, Gesch. der Schweiz, Zurigo 1932 (vi è solo il I vol. sino al sec. xvi). Sulle origini è da vedere: H. Nabholz, Die neueste Forschung über die Entstehung der schweiz. Eidgen. in Papsttum und Kaisertum, in Festgabe Kehr, Monaco 1928. Sulle lotte con gli Asburgo, v. M. Uhcha, Handbuch d. Gesch. Österreichs, I, Innsbruck 1927. Per le relazioni con Milano, v. E. Pometta, Come il Ticino venne in potere degli Svizzeri, Bellinzona 1912. Per le relazioni con la Borgogna, v. H. Pirenne, Hist. de Belgique, II, Bruxelles 1922. Per le guerre d'Italia, v. Ch. Acklier, Les Suisses dans les guerres d'Italie de 1512 à 1522 , Parigi 1897 e E. Gagliardi, Der Anteil der schweizer an den italienischen Kriege, I, Zurigo 1919. Per la politica della Confederazione nei secc. xvI-xviII, v. E. Butt, Hist. de la représentation diplomat. de la France auprès des environs suisses, Berna 1900-26. Per i rapporti con la Rivoluzione Francese e Napoleone, v. E. Guillen, Napoléon et la Suisse, Parigi 1910. Per il periodo della rigenerazione v. Seippel, La Suisse au XIX e siècle, Zurigo 1899-1900; Per altra bibli, v. H. Barth, Bibliogr. der schweizeris. Gesch., Basilea 1914 sgg. Sulla bibl. recente cf. C. Gilliard e H. Merzlan, in Rev. hist., 1946, p. 47 sgg. Cf. inoltre V. Gitermann, Gesch. der Schweiz, Sciaffusa 1941: W. von Wartburg, Geschichte der Schweiz, Monaco 1951. Francesco Cognasso
III. La guerra del Sonderbund. - Combattuta nel 1847 in S. tra i Cantoni liberali e protestanti e quelli conservatori e cattolici.

Al conflitto portarono ragioni politiche e religiose. I radical-liberali, che trovarono un ostacolo al trionfo delle loro idee nel sistema statale confederale, sorto nel 1814, il quale accordava un'autonomia di governo assai ampia ai singoli Cantoni, miravano ad una revisione del Patto federale; si opposero con successo i conservatori ed i cattolici di altri Cantoni negli anni successivi al 1830. Il conflitto assunse ben presto anche un aspetto religioso, quando i liberali dell'Argovia secolarizzarono sette conventi ( 4 maschili e 3 femminili) con il pretesto che i frati e le monache avevano alzato la popolazione contro le autorità costituite. Le autorità federali, alle quali le due parti si erano rivolte, proclamarono l'illegalità di tale atto ma il governo dell'Argovia non si conformò a tale deliberato. Allora i Cantoni cattolici e conservatori, di fronte alle infrazioni altrui, iniziarono più stretti contatti tra loro; i loro avversari assunsero posizioni estreme. Alla soppressione dei conventi nell'Argovia fu replicato con la chiamata dei Gesuiti nel Cantone di Lucerna. Un

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tentativo liberale di impadronirsi con corpi franchi di Lucerna e l'assassinio di Joseph Leu, il capo del conservatorismo cattolico di quel Cantone, portò i Cantoni conservatori alla difesa, contro radicali e liberali, dei propri diritti mediante un'alleanza separata (Sonderbund) considerata indispensabile a causa dell'inefficienza delle autorità federali. L'Alleanza fu conclusa segretamente l' 11 dic. 1845 tra Uri, Schwyz, Unterwalden, Lucerna, Zug, Friburgo e Vallese, con l'impegno di respingere qualsiasi attacco con ogni mezzo a loro disposizione. Per procurarsi un adeguato armamento i sette Cantoni si rivolsero all'Austria ed alla Francia. Fallita la mediazione di alcuni conservatori protestanti, guidati da Bluntschli, il Sonderbund rifiutò di piegarsi all'ordine di scioglimento approvato della maggioranza della Dieta federale, e scoppiò la guerra. Il generale Dufour, nominato comandante supremo delle forze federali il 24 ott. 1847 , ebbe sotto di sé ca. 100.000 uomini con 172 bocche da fuoco, mentre il Sonderbund poté opporre ca. 80.000 armati con 88 cannoni; inoltre la situazione strategica era sfavorevole al Sonderbund, stretto tutt'attorno da Cantoni nemici e per di più diviso in due parti. Dufour si gettò anzitutto contro Friburgo, separata dal Sonderbund dal Cantone di Vaud, e se ne impadronì il 14 nov. Rivolte quindi le proprie forze contro Lucerna, vi entrò dieci giorni dopo. L'esercito del Sonderbund in piena rotta cessò di esistere. Zug si era già arreso senza lotta il 21 nov. Il 25 capitolo Unterwalden, il 26 Schwyz, il 27 Uri ed il 28 il Vallese. In tutti i Cantoni conquistati salirono al potere governi radicali, che si affrettarono ad emanare leggi contro i Gesuiti ed a secolarizzare i monasteri. La sconfitta del Sonderbund fu dovuta alla fiducia riposta in un intervento militare dell'Austria e della Francia al proprio fianco, che determinò la rinuncia a qualsiasi piano d'offensiva da parte del generale SalisSoglio, comandante supremo delle forze del Sonderbund.

Bibl.: J. Crétineau-Joly, Hist. du Sonderbund, 2 voll., Parigi 1850 ; G.-H. Dufour, Compague du Sonderbund et baieements de 1856, Neuchâtel-Ginevra-Parigi 1876; A. Winkler, Die Korrespondenz des Erzherzogs Johann mit der Staatsbanzlei über die schweizer Sonderbundfrage, in Hist. Blätter, I (1921), pp. 66 96; E. Gagliardi, Gesch. der Schweiz, II, Zurigo 1937, p. 378 sgg.; G. Beretta, Gli intrighi della diplomazia estera nella guerra del Sonderbund, in Boll. stor. S. italiana, 22 (1947), pp. 63-98.

Silvio Furlani
IV. Storia ecclesiastica. - I. Origini. - Le prime origini cristiane della S. risalgono al sec. III-IV e il cristianesimo vi è penetrato, per mezzo di oscuri missionari, mercanti o militari, attraverso le due grandi arterie di comunicazione tra l'Italia settentrionale e le regioni d'oltr'alpe: la prima valicava le Alpi Pennine e conduceva nel Vallese e in S., donde poi si biforcava verso la Gallia e la Germania; l'altra attraverso le Alpi Retiche, sboccava a Coira e di là seguiva il Reno verso il nord.

Una schiera di soldati cristiani (tebei [v.]), probabilmente destinata a reprimere la rivolta dei Bagaudi, fu messa a morte, sotto il regno di Diocleziano e Massimiano (285292), ad Agauno (v.) nel Vallese, che divenne uno dei santuari più popolari dell'alto medioevo. Le rovine di una cappella nelle isole di Brissago (Ticino); due lampade d'argilla trovate a Ginevra, recanti una il pesce e l'altra la palma; un vetro scoperto ad Avenches con l'iscrizione Vivas in Deo, possono risalire al sec. IV o anche alla fine del III. Racconti tardivi e infondati pretendono che s. Barnaba abbia evangelizzato alcune regioni del Vallese e del Canton Ticino, che lo stesso apostolo s. Pietro abbia valicato le Alpi e sia passato nel Basso Vallese e a Ginevra, che un eremita già venerato sulle rive del lago di Thoune, s. Beato, sia stato un discepolo di s. Pietro. Si è anche preteso che Ginevra abbia avuto vescovi dalla fine del sec. I. Sin dall'alto medioevo, Coira venerava s. Lucio che, verso la fine del sec. II, sarebbe venuto dalla Gran Bretagna (dove era re) nella Rezia e vi avrebbe predicato la fede cristiana.
2. I primi vescovati. - a) La parte del territorio svizzero attuale compreso tra le Alpi e il Giura formava la Civitas Helvetiorum. La capitale, Avenches, conebbe una brillante
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(Int. Nambsum)
Svizzera - Absidi romaniche (sec. xII) della collegiata di Neuchâtel.
prosperità fino al giorno in cui, verso il 265 , gli Alemanni la saccheggiarono; una seconda invasione sembra averla ancora colpita verso la metà del sec. IV. Nondimeno, nel medioevo, Avenches conservava il ricordo di essere stata sede episcopale e pretendeva persino d'aver avuto una serie assai lunga di vescovi ( 7 , secondo una supplica del 1447 al Papa, o 22 , secondo una tradizione riferita nel 1228). Comunque sia, nessun nome si conosce prima del sec. vi. Anzi all'inizio di questo secolo sembra che la sede da Avenches sia passata nella città di Windisch, già antico castrum che si trovava in un punto geografico importante, presso la congiunzione di tre fiumi, l'Aar, il Reuss e il Limmat. Tuttavia quando, nel 561, l'antica Civitas Helvetiorum rimase spartita fra l'Austrasia (regno di Sigiberto) e la Borgogna (regno di Gontranno) e il confine dei due regni portato sino al fiume Aar, la sede episcopale fu nuovamente da Windisch riportata ad Avenches. E il vescovo più celebre di questa sede nel sec. vi fu s. Mario (574-94), originario di Autun e sepolto a Losanna : il che fa pensare ch'egli trasferì la sua sede in quest'ultima città.
b) Alla periferia della Civitas Helvetiorum, quattro altre e città avevano la loro capitale nel territorio attuale della S.: la Civitas Vallensium (Vallese) a sud, la Civitas Gouaventum (Ginevra) a ovest, la Civitas Rauricorum (Augusta) a nord-ovest e la Civitas Raetorum (Coira) a est. Il territorio di queste tre ultime Città sconfinava largamente dalle frontiere svizzere di oggi: la sola Civitas Vallensium, abbracciando il Vallese, era intieramente compresa nella S. attuale.
S. Teodoro è il primo vescovo certo del Vallese; egli figura al Concilio di Aquileia, nel 381, con il titolo di Octoduro (oggi Martigny) che era allora la capitale di questa civitas. L'ordine della sua firma lo pone tra i vescovi in carica da lungo tempo, ciò che permette di ri-

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(fot. Franco-Suisse, Berna)
Svizzera - Interno della Collegiata di Berna (1421-1575).
portare la fondazione della sede episcopale verso la metà del sec. Iv o poco dopo la metà; è possibile che il prelato omonimo presente a un Sinodo milanese del 389 o 390 sia lo stesso personaggio. Al Concilio di Epaone del 517 e ai due Concili di Orléans del 541 e 549 partecipano ancora vescovi di Octoduro : Costanzo (517) e Rufo (541 e 549). Tre altri vescovi del Vallese sono conosciuti attraverso menzioni relative ad Agauno, dove essi ebbero forse la loro residenza; e sono Salvio, nel secondo quarto del sec. v. Protasio, verso la fine dello stesso secolo, e Agricola nel 565 . Le inondazioni della Dranse a Octoduro, poi l'invasione e i saccheggi dei Longobardi ad Agauno nel 574, furono senza dubbio causa dello spostamento della sede episcopale : infatti al tempo del Concilio di Mâcon nel 585 il vescovo Eliodoro (che vi aveva inviato un delegato) già risiedeva a Sion (v.).
c) Ginevra ha un vescovo sicuro, Isacco, alla fine del sec. Iv. Si conoscono tre dei suoi successori nel sec. v e cinque nel sec. vi; questi ultimi partecipano, come i loro vicini, i vescovi del Vallese e quelli degli Elvezii, ai Concili d'Epaone ( 517 : Massimo), Orléans (541 e 549 : Pappulo), Mâcon (585: Cariatto). Ginevra resterà residenza episcopale fino al sec. xvı. La sede episcopale di Ginevra non concibbe dunque le variazioni delle sedi elvetiche e vallese. D'altra parte si è aspramente discussa la questione di una sede episcopale a Nyon, tra Ginevra e Losanna, che sarebbe stato il capoluogo della Civitas Equestrium; i vescovi di Nyon avrebbero poi trasportato la loro sede a Belley (Francia) e il territorio di Nyon sarebbe stato unito alla diocesi di Ginevra. Mons. Besson ha dimostrato la fragilità di tale ipotesi; egli stesso e mons. Duchesne hanno dimostrato che non si conosce nessun vescovo di Nyon; quanto a quelli di Belley, essi non appaiono che dopo la metà del sec. vi, e senza legame con una pretesa sede di Nyon.
d) La Civitas Rauricorum, che si stendeva dal Giura renano ai Vosgi meridionali, ebbe da principio per capitale Augusta, ad est di Basilea. Là senza dubbio dovette essere stabilita la sede episcopale di questa Civitas. Mancano notizie su questo vescovato prima del sec. viII; infatti il più antico catalogo episcopale di questa Chiesa,
scritto nel sec. xi, comincia con il vescovo Walaus, contemporaneo del papa Gregorio III (731-41). Tuttavia, si rileva il nome di Giustiniano, vescovo dei Raurichi, in una lista di vescovi che avrebbero partecipato ad un Concilio di Colonia nel 346; la realtà di questo Concilio è controversa, ma l'elenco dei vescovi sarebbe stato compilato con nomi reali. Al sec. viI il monaco Giona cita, nella sua biografia di s. Eustazio, Ragnacario, vescovo d'Augusta e di Basilea, Augustianne et Basiliae. Così, tra il 600 e il 650 , la sede episcopale sembra stabilita a Basilea. Non si sa quando si sia fatto il trasferimento, ma senza dubbio questo avvenne in seguito all'espansione degli Alemanni nel sec. v e vi.
e) Coira (v.), ha un vescovo certo alla metà del sec. v: Asinio, che si fece rappresentare nel 451 a un Sinodo milanese da Abbondanzio, vescovo di Como. Il vescovato di Coira esiste ancora e la città omonima è la più antica residenza episcopale che tuttora trovasi sul territorio della S.
f) Inoltre, i vescovati di Milano e di Como, già costituiti nel sec. iv, abbracciavano nel medioevo le vallate italiane della S. attuale, ma si ignora a quale epoca rimonti questa ripartizione. Hidber pensa che la diocesi di Novara avrebbe all'origine, e durante più secoli, esteso la sua giurisdizione su tutto l'attuale Canton Ticino.
g) Non si è bene informati sulla fondazione del vescovato di Costanza. Si credeva nel