artengono propriamente alla S. L'esposizione sarà limitata ai secc. xix-xx: il Seicento e il Settecento - se si fa astrazione di Rousseau, che appartiene più alla Francia che alla S., e di Pestalozzi, ispirato pedagogo piuttosto che scrittore - son secoli di cultura, di teologia, di scienza. Soprattutto "pastori» scrivono, dirigono riviste, dissertano di letteratura, di morale, di religione, ecc. Soltanto nel sec. xix la S. si esprime finalmente con il romanzo e la novella, talvolta con la poesia, non ancora con il teatro.
I. Letteratura della S. tedesca. - Nell'Ottocento vi campeggiano tre grandi narratori: Gotthelf, Keller, Meyer. Ieremias Gotthelf (1797-1854), pastore + mal comprese dai suoi psiroechiani, per farsi meglio intendere scrive racconti per almanacchi e, successivamente, romanzi, nei quali dipinge l'ambiente agreste dell'Emmenthal nel momento in cui lo spirito patriarcale - e matriarcale - è minacciato dallo spirito dei tempi nuovi, dall'attaccamento al denaro, dal radicalismo egualitario, ecc. Egli vi reagisce e scrive, perciò, libri a tesi, inserendo persino sermoni nei racconti; ma la perfetta conoscenza della sua regione e della sua gente gli permette una così possente evocazione di esse, da far dimenticare l'intento di predicare il ritorno alla tradizione familiare, bernese, cristiana. Gottfried Keller (1819-91), invece, non predica. Piccolo borghese, i suoi mirabili racconti esprimono un animo borghese e civico. E il maestro della lunga novella, in cui il protagonista, attraverso gli errori, gli amori e le ambizioni deluse, ritorna alla ragione e alla casa. I figli prodighi, da lui ritratti, ignorano la via del pontimento fissata nel Vangelo. Keller è anche l'autore di uno stupendo Bildungsroman: Der grüne Heinrich. Egli avrebbe voluto esser pittore e, come Rousseau, amava le passeggiate solitarie: perciò nella sua opera la natura è viva come i suoi personaggi. Conrad Ferdinand Meyer (1825-98) per primo, in S., ha conferito dignità al racconto storico. Questo patrizio di Zurigo subisce il fascino del Rinascimento italiano e del suo prestigioso decoro; ma non perde mai i contatti con il protestantesimo severo nel quale è cresciuto. Le sue novelle hanno un'imponente perfezione stilistica, ma, come le sue poesie, interessano ancora per l'intimo conflitto, la tragedia occulta che esse lasciano indovinare e che travagliol l'autore durante tutta la sua vita.
A questi tre grandi si potrebbe aggiungere il poeta Carl Spitteler (1845-1924), uno degli isolati talenti epici del suo secolo, ma che non ha esercitato l'influenza dei primi. Ciascuno di questi, infatti, ha oggi i suoi epigoni. Molti, sulle orme di Gotthelf, hanno descritto crisi domestiche, storie di casati o di dominio, e ciò sotto un cielo non troppo scuro o almeno tendente a finali schiarite. Così Rudolf von Tavel (1866-1934) ha narrato le gesta di numerosi personaggi bernesi e del loro parentado; Josef Reinhart (n. nel 1873) numerosi aneddoti del paese di Solothurn; Alfred Huggenberger (n. nel 1867) la vita delle popolazioni di Turgovia, ecc. Letteratura, come si vede, provinciale e che spesso, a motivo del dialetto, riesce difficilmente accessibile al lettore straniero.
La discendenza di Keller, del suo Der grüne Heinrich, si trova in molti Bildungsromane: genere ancora fiorente nella S. tedesca e rappresentato dal Johannes di Jac. Schaffner (n. nel 1873), vita romanzata dell'autore, il quale passò per ogni sorta di mestieri prima di diventare scrittore, e da parecchi dei racconti dell'eccellente autore cattolico Henri Federer (1866-1928). Attualmente, Arn. Kübler pubblica un lunghissimo romanzo di questo tipo. Nella S. tedesca siffatta forma narrativa germanica non accenna a essurirsi. Eredità di Keller - e in particolare del suo Martin Salander - è altresì lo Zeitzoman, ossia il racconto di una crisi politica o sociale (lo Schwixerspiegel di Meinrad Inglin [n. nel 1893], Wenn Puritanee jung sind di A. J. Welti, ecc.). Dalle belle e solide novelle di C. F. Meyer derivano i numerosi romanzi storici che appaiono ogni anno tra Berna e Zurigo: quelli di Emmanuel Stickelberger (n. nel 1884), di R. Fassi (n. nel 1883), di G. H. Heer, di Mary Levater-Sloman. Ciò in un tempo in cui il romanzo storico altrove tace.
Oltre all'eredità del sec. xix, si hanno fenomeni nuovi. Il teatro, anzitutto, che, con César von Arx, Max Frosch e Fred Dürrenmatt, si afferma notevolmente in un paese dove il teatro prima non esisteva. Inoltre quel genere seducente che è il romanzo d'evazione " o " d'elevazione spirituale ", coltivato dall'antroposofo Steffen. Si vorrebbe insistere di più su questa letteratura attuale, dove spesso si insinua lo strano, come se una bacchetta magica abbia toccato gli esseri, i luoghi, gli oggetti. Si vedano i racconti di Cécile Lauber, di Cécile Inès Loos e, soprattutto, di Regina Ullmann. Questi fenomeni nuovi (e si dovrebbe
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(fot. Allnari)
Syizezera - Palioito d'oro donato da Enrico II alla Cattedrale di Basilea (sec. xII) Cristo tra s. Benedetto, e gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ai piedi di Cristo i donatori - Parigi, Museo di Cluny.
insistere anche sullo sviluppo del «lirismo»), qui appena delineati, prendono un posto sempre più importante.
2. Letteratura della S. francese. - Nella S. francese il sec. xix è rappresentato anch'esso da tre autori, ma dalla fisionomia del tutto differente da quella degli autori già nominati. Alexandre Vinet (1797-1847), autore di saggi di filosofia morale, discorsi su argomenti religiosi, sulla libertà di culto, ecc. è un pensatore protestante di larghe vedute e più cristiano che protestante. Ammirabile è soprattutto la sua critica letteraria : critica pascaliana, nel senso che per lui le opere dello spirito sono testimonianza della nostra miseria e della nostra possibilità di grandezza (mediante la Grazia di Dio), e ciò tanto per quello che esse dicono quanto per ciò che esse celano. Così, per chi riflette, lo studio della letteratura serve a stabilire la necessità, la verità della Rivelazione evangelica. Henri-Frédéric Amiel (1821-81) non scrive per un vasto pubblico, ma per se stesso, anzitutto, e per coloro che si preoccupano della vita interiore. Dalle 16.900 pagine del suo fournal intime si sono estratti due volumi, poi tre, poi frammenti inediti. Il fournal offre lo spettacolo di una vita intellettuale e spirituale; esso fa conoscere le amicizie dell'autore, le sue passeggiate, le sue velleità amorose, la sua ricerca religiosa e soprattutto quella "ospitalità indefinita del pensiero " che lo caratterizza. Divaga tra Leibnitz e Spinoza, tra il Dio biblico e il richiamo del panteismo, tra la libertà e la santità. Nessuno, meglio di Amiel, rappresenta ciò che c'è di internazionale nello spirito svizzero. Anche Rodolphe Toepffer (1799-1846) ha lasciato pagine di critica d'arte, oltre a uno o due romanzi, novelle e quegli sbalorditivi Albums, che han fatto la gioia di quattro generazioni. Ecco finalmente, in mezzo a una letteratura d'intellettuali, uno scrittore di fantasia, un umoriata, cristiano come Vinet, buon cittadino di una minuscola repubblica (Ginevra), che medita sulla felicità, sempre cosa relativa», e che insegna la più sorridente saggezza. Oltre a questi tre, occorre ricordare Marc-Monnier (1829-85), il quale riconobbe che l'Italia «non è affatto la terra dei morti», e Juste Olivier (1804-76), le cui canzoni esprimono la poesia dei monti e delle memorie svizzere.
I tre principali scrittori del sec. xix non hanno avuto discendenza. Essi sono venerati, ristampati, ma poco seguiti. Perché il paesaggio letterario della S. francese s'è molto modificato dopo il 1900, il una generazione di pensatori e di critici è successa una generazione preoccupata di creare, di inventare. Un grande poeta, C. F. Ramuz, ha intanto operato. Inoltre la parte cattolica della zona francese, rimasta lungo tempo muta, ha trovato un eloquente e brillante interprete in Gonzague de Reynold (n. nel 1880) - storico, poeta lirico, epico - e successi-
vamente, narratori come Léon Savary, Maurice Zermatten, Corinna Bille, ecc. Infine la S. francese, più coscientemente svizzera che mai, è, dal punto di vista letterario, più vicina alla Francia che nel passato. C.-F. Ramuz (1878-1947) è la più grande figura del Novecento svizzero-francese. A leggerlo, si crederebbe che le acque e le montagne, le stagioni, la condotta degli uomini, l'inflessione delle loro voci, tutto sia captato e riprodotto per la prima volta. E Ramuz rappresenta, in margine alla tradizione propriamente francese, il più puro, il più nobile sforzo di espressione verbale, di trasposizione in parole della realtà prossima, che si sia manifestata nella S. francese.
La geografia letteraria della regione si è complicata. Si ha oggigiorno il romanzo d'analisi, che non è un prodotto autostoco, ma importato dalla Francia, e che ha dato eccellenti frutti con Robert de Traz (18841951), Jacques Chenevière (n. nel 1886), Bernard Barbey, ecc.; il romanzo d'anticipazione, con Noëlle Roger (n. nel 1874); il romanzo fantastico, poetico, con Pierre Girard e Jean Nietzsche; il romanzo d'elevazione spirituale, con Monique St-Hélier; il racconto pittoresco e altamente morale, con Benjamin Vallotton (n. nel 1877). Sembra che attualmente gli scrittori più originali e rappresentativi siano: sulla scia di Ramuz, ma più umano e di un talento personalissimo, C.-F. Landry, e, nel campo dell'analisi psicologica, Jacques Mercanton. E, come nella S. tedesca, il teatro si è molto sviluppato dopo il 1900 (René Moras [n. nel 1873] e il suo Thédire du Jorat, ecc.); allo stesso modo che, con Henry Spiess (n. nel 1876), più tardi con René-Louis Piachaud (1896-1941) e Gilbert Trolliet, e oggi con il poeta cristiano Edm. Jeanneret, la poesia lirica ha trovato la sua voce.
3. Letteratura della S. italiana. - La S. italiana è venuta tardi alla creazione letteraria. La sua tradizione era di arte (architettura, pittura, decorazione). Per questo appunto il Ticino si è affermato in Italia e in Europa. Il p. Soave (1743-1806), nel sec. xvir, con fu se non un poligrafo, un traduttore, un pedagogo. Ma, dagli inizi di questo secolo, la S. italiana ha il suo grande poeta, che è divenuto, con gli anni, il maestro del breve racconto: Francesco Chiesa (n. nel 1871), che l'Italia ha adottato fin dai suoi esordi. Il suo attaccamento al luogo natale, a tutti gli aspetti dell'angolo di mondo dove egli è cresciuto, si ritrova in Giuseppe Zoppi (1896-1952) e Guido Calgari.
Anche la poesia, in italiano o in dialetto, si è sviluppata durante gli ultimi venti anni. L'autore più dotato della giovane generazione è, senza dubbio, Felice Filippini, autore de Il signore dei poveri morti, nonché scultore, pittore, musico.
BibL.: 1) J. Nadler, Literaturgesch. der deut. Schweiz, Lipsia 1952: J. Moser, Le roman contemporain en Suisse allemande, Losanna 1954, xi autori vari, Littér. de la Suisse, Parigi 1058; P. Kohler, Hist. de la littér. française, III, Losanna 1949; Ch. Clerc, L'Ame d'un pays, Neuchâtel e Parigi 1950; Weber-Perret, Ecrivaine romande, Losanna 1951, xi Scrittori della S. ital., pubbl. dal Dipartim. della pubbl. educaz. del Canton Ticino, 2 voll., Bellinzona 1956.
VII. ARTE. - Al tempo della prima espansione del cristianesimo in S. (secc. IV-V) appartengono svanzi di costruzioni sacre a St-Maurice e a Ginevra, e alla prima metà del sec. viI riaale il nucleo primitivo della chiesa di Romainmôtier. A Riva S. Vitale (v. LUGANO) esiste invece un battistero, costruito all'inizio del sec. vir che è il più antico monumento sacro tuttora integralmente conservato della S.
Dopo la parziale distruzione del cristianesimo per opere degli Alemanni in seguito alla loro invasione nel sec. v, si affermarono nel sec. vir nuove correnti missionarie per merito degli apostoli franco-irlandosi, s. Colombano e suoi seguaci, dalle cui celle trassero origine nel sec. vir una serie di monasteri benedettini, tra i quali
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S. Gallo con il suo celebre scriptorium, con la sua Biblioteca di manoscritti miniati insulari e carolingi, e con la pianta dell'Abbazia che risale all'820 ca., massimo documento di architettura dell'alto medioevo. Con le chiese a una navata (Saalkirchen) dei Grigioni, con tre absidi a ferro di cavallo (Müstair, Müstail, Disentis, Coira, ecc.), per la maggior parte del sec. IX, appare un tipo di costruzione che, si può dire, trovasi unicamente nella regione retica. Un'idea della loro decorazione è data dai frammenti di stucchi di Disentis, il maggior documento di questo genere a nord delle Alpi, e dai pregevoli affreschi neo-testamentari di Müstair, dell'800 ca., scoperti nel 1948, unici del genere. Delle poche cripte circolari carolingie a nord delle Alpi, due con tracce di decorazione pittorica si trovano a St-Maurice che di questo periodo possiede anche singolari smalti incassati, e una a Coira; mentre la cripta di Disentis ha caratteristiche tutte proprie.
Un gruppo particolare di edifici sacri sorse nei secc. x e xi nei paesi appartenenti al Regno dell'Alta Borgogna (Amsoldingen, Spiez, Schönenwerd, Zurzach, Beromünster, St-Imier, ecc.), per la maggior parte basiliche a soffitto piano con tre absidi senza transetto, apparentate alle chiese della Lombardia e del Piemonte. Il movimento di riforma cluniacense ha dato origine nel sec. xI a due importanti edifici che, in quanto basiliche con transetto e coro absidale, seguono, eccezion fatta per la vòlta e per la rinuncia a una cripta, la seconda costruzione di Cluny: Romanimôtier (inizialmente a soffitto piano) il cui avancorpo occidentale (Westwerh) assomiglia a quello di Tournus; e Payerne che, cominciato con un avancorpo occidentale e con un coro finemente articolato, fu compiuto soltanto nel sec. xir. Da Hirsau, centro del movimento tedesco di riforma, Sciaffusa ebbe nella sua Cattedrale, consacrata nel 1104, il miglior esempio del tipo di Hirsau. Del tempo degli Ottoni si sono conservati il famoso paliotto aureo (Parigi, Museo di Cluny), donato dall'imperatore Enrico II alla cattedrale di Basilea, e le tavole degli Apostoli e di S. Vincenzo.
Nel sec. xir venne condotto a termine, come vera basilica con matroneo, il duomo di Zurigo, edificato in un primo tempo ad imitazione della basilica di S. Ambrogio di Milano. Al tardo romanico appartiene il duomo di Coira ([v. 1150-1250] ca.) che, in quanto basilica priva di transetto, con vòlte ed archi acuti in parte con nervature a ferro di cavallo, e ricca di decorazione plastica, sembra unire in sé influssi lombardi, borgognoni e franco-moridionali. Nel Ticino, rappresenta nel modo più evidente lo stile del secolo. S. Nicola in Giornico. Altra chiesa singolare è quella del priorato di Grandson, dipendente dall'abbazia di La Chaise-Dieu nell'Alvernia, nella quale si notano influssi architettonici alverniati. Nel sec. xir sorsero una serie di chiese cistercensi il cui tipo architetturale, a parte il coro rinnovato in periodo gotico, si è conservato in tutta la sua purezza a Hauterive (fondata nel 1137). Fin dal 1185 sorse a Basilea (v.) il magnifico duomo tardo-romanico, la cui impronta originaria fu seriamente danneggiata con la vòlta gotica e il coro del sec. xiv (dopo il terremoto del 1356); esso richiama nella membratura delle pareti il duomo di Modena, e nelle arcate e nervature a sesto acuto e nelle vòlte a crociera modelli borgognoni. E a forma di croce, poi a cinque navate; possiede una cripta, il cui ambulacro fa pensare a un ambulacro di coro sprofondato, e il celebre portale detto di S. Gallo.
Per la scultura meritano menzione Madonne e Crocifissi in legno intagliato del Vallese, dei Grigioni e della S. centrale. Per la pittura, accanto alle vetrate di Flums e agli affreschi di Montchérand, Payerne, Spiez, Degenau, Frugiasco e Rovio, soprattutto il soffitto ligneo dipinto di Zillis e eseguito intorno a 1140 , il più antico d'Europa che si sia conservato. Ad Engelberg fiorì la miniatura di codici. Nell'oreficeria, specialmente i vari cimeli di St-Maurice, il calice di Eptingen a Basilea e la croce processionale di Engelberg (v.) hanno un posto notevole nella storia dell'arte. Al primo gotico appartiene la più bella cattedrale della S., Notre-Dame di Losanna (v.) cominciata nel 1173, che, pur nella già classica tripartizione delle pareti sopra le trifore, lungo le finestre pos-
siede ancora una galleria che risale a modelli normanni. La sua caratteristica è costituita da un nartece chiuso con absidi da ambo le parti e da uno dei suoi particolari ornamenti, il rosone meridionale, disegnato da Villard de Honnecourt, le cui magnifiche vetrate non hanno l'uguale nella S. In relazione con Losanna fu evidentemente portata a compimento per la parte principale nel 1232 anche S. Pietro a Ginevra (v. vol. VII, tav. CIX). Numerose, a partire dalla seconda metà del sec. xiri, sono le chiese degli Ordini mendicanti, e le chiese parrocchiali fatte a loro imitazione, secondo uno schema più o meno uniforme, con navata basilicale a soffitto piano e con lungo coro coperto da vòlta stellata o a crociera. La chiesa dei Francescani a Basilea sorpassa tutte in grandezza, mentre quella più semplice di Königsfelden (1311-30) presenta vetrate che sono tra le migliori dell'epoca (altre a Blumenstein, Oberkirch e Kappel, tutte intorno al 1300). Il tipico stile delle loro figure, proprio dell'ambiente artistico della Germania meridionale della prima metà del sec. xiv, è rappresentato anche dagli affreschi di Oberwinterthur e da quelli del "Maestro di Waltensburg " in varie chiese dei Grigioni, mentre nell'ultimo terzo del secolo nel versante sud delle Alpi (ad es., a Brione, Verzasca) appaiono visibili influssi giotteschi. La scultura creò nella prima metà del sec. xiv, sotto l'influsso della mistica, una serie di devote immagini sacre scolpite in legno, oltre a vari crocifissi, pietà, tombe di santi (Ems), specialmente il gruppo di Gesù e Giovannì di Katharmental. A queste vanno stilisticamente parallele alcune opere di scultura architettonica (portale principale del duomo di Basilea e portale sud del S. Nicola di Friburgo; entrambi sotto l'influsso di Strasburgo del principio del sec. xiv). Seguono, verso la metà del secolo, immagini sacre e Madonne del cosiddetto "stile lezioso" (ad es., nello Spalentor a Basilea). Eccettuato il coro del duomo di Basilea, il gotico del sec. xiv non ha creato in architettura nulla di importante.
Al contrario invece il tardo gotico si è diffuso fin nelle più remote valli montane, come dimostrano soprattutto le molte chiese dei paesi dei Grigioni. L'opera principale è la collegiata di Berna, chiesa priva di transetto con torre frontale (compiuta nel sec. xix) affuse al duomo di Ulma, iniziata fin dal 1421 da Matteo Ensinger, figlio del costruttore del duomo di Ulma, e terminata nello stesso stile nel 1375 . Le vetrate istoriate del coro, interessanti dal punto di vista iconografico, possono considerarsi, insieme a quelle di Staufberg e Biel, come l'opera principale della pittura svizzera su vetro di questo periodo. Parimenti come basilica fu condotta a termine la chiesa di S. Osvaldo a Zug, con bel portale a figure, cominciata da Franz Felder da Ottingen (Baviera). Accanto a questo tipo architettonico allora passato di moda, vi sono soltanto pochi esempi di tipiche chiese a tre navate di uguale altezza (Hallenkirchen) del tardo gotico: la chiesa di S. Leonardo a Basilea, iniziata da Niesenberger da Graz nel 1490 e le chiese di Raron e di Savièse nel Vallese e quella del monastero di Müstair, carolingia in origine, ma ricostruita con tre navate alla fine del sec. xv. Il chiostro più ricco di questo periodo si trova nel monastero di Mariaberg a Rorschach, dove lavorò tra gli altri Erasmo Grasser. Nelle chiese risparmiate dall'ondata iconoclasta, soprattutto nei Grigioni e nel Vallese, si sono conservati numerosi polittici, specie della seconda metà del sec. xv e del principio del sec. xvi. Mentre il Vallese, la S. occidentale e centrale si rivolgevano specialmente a botteghe locali (Basilea, Berna, Lucerna, ecc.) legate all'ambiente artistico renano (il miglior quadro d'altare è a Münster nel Vallese, opera di Jörg Keller di Lucerna, 1309), i Grigioni e la S. settentrionale erano fornite da botteghe sveve (uno dei quadci d'altare più notevoli a Stürvis, il più grande a Coira di Jakob Russ da Ravensburg, numerose le opere di Ivo Strigel da Memmingen, ecc.). La pittura su tavola della prima metà del secolo è rappresentata, oltre che dalla Maria tra le fragole di Solothurn, ancora influenzata dallo "stile lezioso ", da Corrado Wita, il "Massecio del Nord ", col suo polittico con scene della Storia della salvezza a Basilea, conservato in parte, e con il suo altare di Ginevra.
Nella seconda metà del secolo sono immensamente
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(fot. Bolusennas)
Svizzera - Coppa (pisside), detta del Centauro, con medaglioni a sbalzo riproducenti alcuni episodi della vita di Cristo (sec. xit). St-Maurice, Tesoro dell'abbazia.
attivi i diversi "Maestri del garofano" (opera più notevole il quadro d'altare nella chiesa dei Francescani a Friburgo, 1480). Il Rinascimento non si è mai completamente acclimatato in S. Il coro di S. Nicola a Friburgo, rinnovato verso il 1630 , in un gotico ritardato, mostra come ci si tenesse fedeli al tradizionale gotico. Le forme rinascimentali furono adottate principalmente negli elementi decorativi, spesso alleandosi in modo singolare col tardo gotico. A forme miste di tal genere si attenne, ad es., Hans Franz Reyff di Friburgo nel corpo centrale della chiesa della Visitazione e in quella delle Orsoline a Friburgo. Il nuovo stile fu congiunto in modo suggestivo all'antico nel monastero di Werthenstein (Cantone di Lucerna). Più pura è la sua impronta nella Hafkirche di Lucerna (1633-44) e nella chiesa parrocchiale di Stans (1641-47), entrambe già alle soglie del barocco. Naturalmente il più puro edificio rinascimentale si trova nel sud, ed è la facciata di S. Lorenzo a Lugano (v.) elevata nel 1517. Con quanta leggiadria le forme del Rinascimento si congiungono con la struttura gotica è dimostrato dall'altare di Castañerg a Disentis. Il Ticino entrò nell'ambito della grande pittura lombarda (ad es., Luini in S. Maria degli Angioli a Lugano), mentre a Basilea Hans Holbein il Giovane perveniva a grandi e chiare forme rinascimentali in una produzione classica non raggiunta da alcun altro artista nordico del suo tempo.
La chiesa dei Gesuiti a Lucerna (1666-78) e, in relazione con essa, la chiesa dei Gesuiti a Solothurn (1680-88) e il duomo di Arlesheim (1680-81) di Giacomo Angelini dànno, per così dire, il via al barocco che conquistò trionfalmente i distretti cattolici e perfino nelle più remote contrade delle Alpi eresse come per incanto cappelle e chiese suggestive, facendo scomparire parecchi antichi edifici. Il nuovo stile non venne direttamente dall'Italia
(dove lo propagarono, tra gli altri, i ticinesi D. Fontana e Maderno), ma piuttosto fu portato nella Germania meridionale e nell'Austria da Svizzeri del sud e da Mesolcinesi come Zuccali, Viscardi, Barbieri, Angelini, Bertalli, e di li si propagò nella S. in nuova forma. Notevole importanza ebbero a questo riguardo architetti e costruttori del Vorarlberg, i Thumb, Beer, Moosbrugger, ecc. Dalla loro collaborazione sorsero dal 1700 in poi chiese barocche a tre navate, come variazioni dello schema di cattedrale detto del Vorarlberg : Rheinau, St. Urban, Münsterlingen, Kalbarinental, Disentis, Pfäfers, ecc.; poi, quale ampliamento di questo mediante la congiunzione di navate longitudinali con un edificio centrale, come il vasto complesso di Einsiedeln del valente Gaspare Moosbrugger e la magnifica chiesa abbaziale di S. Gallo, edificata nel 1752 con la partecipazione di parecchi architetti e anch'essa fortemente influenzata dai progetti di Gaspare Moosbrugger. A Muri una basilica romanica a forma di croce fu unita già nel $1695-98$ con un grandioso ottagono. Alla decorazione di queste chiese, mediante pitture, stucchi, stalli di coro, inferriate in ferro battuto e organi, contribuirono artisti molto famosi come i fratelli Asam ad Einsiedeln, Appiani ad Arlesheim, Giuseppe Antonio Feuchtmayr e Wensinger a S. Gallo, Zeiller a Fischingen, tutti, eccettuati gli Asam, artisti dell'arioso rococò. Celebri ed attivi furono pure gli Schmutzer, i Barbieri, Giovanni Betini, gli Stauder di Costanza e Francesco Ludovico Hermann.
Nella S. centrale due famiglie di architetti, emigrate entrambe dall'Austria, i Singer e i Portschert, costruirono numerose e imponenti chiese parrocchiali come Sarnen, Schwyze Ruswil. Melchiorre Wyrsch del Nidwalden, educato in Francia, si segnalo come pittore di quadri d'altare. Nel Vallese, dall'ultimo quarto del sec. avit sino alla fine del sec. xvili, fiorì un'arte dell'intaglio e della costruzione di altari i cui rappresentanti più notevoli, i Ritz e i Sigristen, fornirono numerose opere ai Grigioni e alla S. centrale. Tra le poche chiese protestanti barocche spicca la chiesa dello Spirito Santo a Berna. La chiesa di S. Orso a Solothurn, edificata nel 1762-73 da Gaetano Matteo Pisoni di Ascona e dal suo nipote Paolo Antonio in stile neo-classico, chiude la grandiosa e feconda epoca del barocco. Come opera architettonica degna di attenzione, io storiciamo del sec. xix, altrimenti sterile, produsse la chiesa protestante di Elisabetta a Basilea, e nella pittura l'attivissimo Paolo Deschwanden rappresenta la tendenza dei «nazareni».
Nuova e feconda rinascita ebbe in tutti i settori l'arte sacra nel sec. xx, quando con serietà religiosa e con senso di responsabilità artistica si cercò che la forma corrispondesse alle esigenze liturgiche. La chiesa di S. Antonio a Basilea, opera importante di Carlo Moser (1925), diede il via alle numerose chiese in cemento armato di Metzger, Baur, ecc. Alla loro decorazione lavorarono numerosi scultori(von Matt, Schilling, Rossij, pittori (Stocker, Cingria, Severini), orafi (Burch, Feuillat) e ricamatrici (suor Augustina Flücber). Grazie a queste opere la S. ha assunto una posizione d'avanguardia, specie nell'architettura, nell'arte sacra contemporanea.
Bibl.: J. R. Rahn, Gesch. der bildenden Künste in der Schweiz von den alterst. Zeiten bis zum Schluss des Mitchell., Zurigo 1876; J. Gantner, Kunstgesch. der Schweiz. 2 voll., Frauenfeld 1936 e 1947 (il III è in preparazione a cura di A. Reinle); P. Meyer, Schweizer. Stillunde, Zurigo 1942; H. Jenny, Kunstführer der Schweiz. $4^{a}$ ed., Berna 1946; H. Reinhardt, Die Kirchl. Baukunst in der Schweiz, Basilea 1947 : v. anche, Kunstdenkmäler der Schweiz. (vi 1927 sgg. (fisors pubblicati 30 voll.). V. anche aGAUNO; maURIZIO; SIGISMONDO, SANTO; SMALTO; TENEI, MARTINI.
Omaro Steinmann
VIII. Ordinamento scolastico. - In S., confederazione di ventidue Cantoni, dei quali tre sono divisi in due semicantoni, la scuola non dipende dal potere centrale né vi è il Dipartimento federale dell'istruzione pubblica. I Cantoni e i semicantoni sono sovrani in materia scolastica; vi sono dunque in S. 25 dipartimenti dell'istruzione pubblica. Questo stato di cose si spiega con la storia del paese; e tiene conto della differenza delle lingue (tedesco, francese, italiano, romanzo), della differenza delle religioni, delle culture, e dei bisogni particolari di ciascuna regione.
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La Costituzione federale dà tuttavia qualche direttiva. Essa esige, senza precisare nulla di più, che un insegnamento primario sufficiente, gratuito e obbligatorio sia dato in tutti i Cantoni; non rivendica per i Cantoni il monopolio dell'istruzione; esige semplicemente che tutti i fanciulli ricevano un'istruzione almeno uguale a quella che determinano i programmi ufficiali dei Cantoni dove vivono. L'apertura di scuole private è dunque autorizzata sotto certe condizioni che vengono precisate dalla legge cantonale. La Costituzione federale esige ancora che tutti i fanciulli possano frequentare la scuola senza essere urtati nella loro libertà di coscienza e di fede, esigenza tuttavia che non implica la neutralità assoluta della scuola. Così differenti Cantoni (cattolici o protestanti) hanno la scuola confessionale. Benchè la Costituzione federale preveda che la scuola ufficiale sia posta sotto la direzione dello Stato, ecclesiastici, religiosi e religiose possono occupare posti nell'insegnamento ufficiale. Un certo numero di leggi, di ordinanze e di decreti federali hanno influsso sulla scuola, ad es., la disposizione dell'organizzazione militare federale, che prevede un esame (scritto e orale) per le reclute, il cui risultato viene comunicato ai vari direttori dell'istruzione pubblica; la legge federale del 26 giugno 1930 che fissa a 15 anni compiuti l'età minima per entrare nell'apprendistato; le disposizioni dell'organizzazione militare federale sull'insegnamento della ginnastica nella scuola primaria e nelle scuole normali; il regolamento secondo cui non sono ammessi agli esami federali per le professioni derivanti dalla medicina e per l'entrata senza esami al "Polytechnicum" se non quelli che hanno una maturità riconosciuta dalla Confederazione.
I Cantoni, spessissimo con i comuni, hanno l'incarico della scuola. A capo dell'organizzazione scolastica del cantone sta il dipartimento dell'istruzione pubblica, diretto da un membro del governo, assistito da un consiglio; degli ispettori sono incaricati di controllare iz classi ad esso subordinate. In ogni comune, poi, una commissione scolastica sorveglia il buon procedimento delle scuole.
Le scuole materne dipendono generalmente da associazioni private, congregazioni religiose, ecc. L'età di ammissione alla scuola popolare varia secondo i Cantoni, da 6 a 7 anni compiuti; la durata della scuola obbligatoria varia ugualmente tra 7,8 o 9 anni. Essa comprende la scuola primaria (grado elementare, frequentato da tutti i fanciulli, base di tutte le ulteriori istruzioni; grado superiore che riunisce i fanciulli che non frequentano altre scuole), le scuola secondaria, istituzione propria della S., con nome differente secondo le regioni (scuola reale, scuola di distretto, ecc.) che, secondo la sua organizzazione, conduce in 203 anni sia alla fine degli studi, sia all'entrata in una scuola superiore (ginnasio, scuola professionale, ecc.). I ragazzi che non vanno in una di queste scuole o non fanno l'apprendistato sono tenuti ai corsi complementari (qualche ora per settimana) fino a $16-17$ o 17-18 anni. Nelle grandi città vi sono classi speciali per gli arretrati. Gli istitutori primari si formano in generale in scuole normali (cantonali o comunali), i maestri secondari all'Università.
Le scuole medie (con nome diverso secondo le regioni) preparano, in un numero di anni differenti, secondo il grado di preparazione preteso per l'ammissione, a una o più forme di baccellierato (o maturità): tipo A, latino-greco; tipo B, latino-lingue moderne; tipo C, ma-tematica-scienze. Alcune preparano alla maturità commerciale. I loro professori provengono dall'Università; per branche speciali da scuole speciali (belle arti, musica).
Le Università (Basilea, Berna, Friburgo, Ginevra, Losanna, Neuchâtel, Zurigo) dipendono dai Cantoni che le hanno create e le sostengono. S. Gallo ha una università commerciale. La Confederazione non ha mai fatto uso del suo diritto di erigere una Università. Solo il "Polytechnicum" di Zurigo dipende da essa.
Sono anche da ricordare i tipi di scuole, che si riscontrano in quasi tutti i Cantoni e sotto diverse forme d'organizzazione: scuole industriali, commerciali, professionali, scuole d'agricoltura, d'arte e mestieri, di belle arti, conservatori, istituti tecnici, ecc. Inoltre le scuole di economia domestica, scuole sociali femminili, scuole di
infermiere, scuole di puericultura, le molteplici forme di pensionati, i licei alpini per fanciulli di salute delicata, tutte le varietà di istituti per ragazzi deficienti (ciechi, sordomuti, anormali psichici, ecc.).
Le associazioni pedagogiche che raggruppano le differenti categorie di insegnanti sono numerose. La stampa pedagogica è rappresentata da numerose riviste ed è largamente diffusa. - Vedi tsvv. CXIV-CXVII.
BibL.: sull'argomento si possono confrontare: Archiv für das schueiz. Unterrichtsszun (Frauenfeld), annuo dal 1914; Annuaire de l'fistir. publ. en Suisse (Lausanne), annuo dal 1910; dal 1942 reca il titolo: Etudes pédagogiques; Lexikon der Pduagogik, 3 voll., Berna 1930-32, Laura Dupraz
SWATON (Shantow), diocesi di. - Sulla costa del Mare meridionale cinese, nella provincia del Kwangtung.
Fu eretta in vicariato ap. con il nome di Chaochow, il 6 apr. 1914, per divisione della prefettura ap. del Kwangtung, che in pari data fu elevata in vicariato ap. con il nome di Canton (v.); il 18 ag. 1915 ebbe l'attuale nome di S.; il 20 febbr. 1920 cadette 9 sottoprefetture civili per dar vita alla prefettura ap. di Kaying (v.); l'1 ap1. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Canton. E affidata, fin dall'inizio, alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Ha un'estensione di 20.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di 5.000 .000 di ab., i cattolici erano 30.000 con 31 sacerdoti cinesi e 21 esteri.
Il cristianesimo nel territorio di S. fu diffuso dopo il 1875 e già nel 1884 vi si contavano 15.000 fedeli; poi la guerra tra la Francia, la Cina e il Tunchino arrestò per una diecina di anni il movimento delle conversioni, che riprese quindi e si svolse con ritmo costante.
BibL.: AAS, 6 (1914), pp. 342-43; 7 (1915), pp. 440-41; GM, p. 209; Annuaire de l'Eglise cat. en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, 1950, p. 388 . Adamo Pucci
SWAZILAND, VICARIATO APOSTOLICO di. - In territorio sudafricano sotto protezione britannica, chiuso fra 'l'ranavaal e Mozambico.
I primi due missionari serviti vi si recarono nel 1913 e dal principio del 1914 eressero a Mbabane la prima stazione. Non vi era allora nessun cattolico indigeno. Il 19 apr. 1923 il territorio dello S. fu distaccato dal vicariato ap. di Natal, ora arcidiocesi di Durban, per formare la prefettura apostolica di S., affidata ai Serviti. Il 13 luglio 1938 furono annessi alla prefettura altri tre distretti civili di Piet Retief, Ingwavuma e Ubombo. Il 15 marzo 1939 essa fu eretta in vicariato e l'11 genn. 1951 fu elevata a diocesi di Bremersdorp, suffraganea dell'arcidiocesi di Pretoria.
Ha una superficie di kmq. 29.780 , abitata da ca. 290.000 indigeni e 4500 europei. Gli indigeni sono di razza Bantu del gruppo degli Zulu e parlano swazi e tonga. I cattolici sono: europei 84, di colore 345 , indigeni 13.931 .
BibL.: AAS, 15 (1923), pp. 201-202; 30 (1938), pp. 348-49; 31 (1939), pp. 216-17; 43 (1951), pp. 257-63; MC, 1950, pp. 162162; The Cath. directory of South Africa 1931, Capetown 1952, pp. $309-13$. Saverio Paventi
SWEDENBORG (SvenDBERG), EMANUEL. - Teosofo protestante e fondatore della setta degli "svedenborgiani " o "Chiesa della nuova Gerusalemme", n. a Stoccolma il 29 genn. 1688, m. a Londra il 29 marzo 1772. Figlio di un vescovo luterano, già rettore dell'Università di Uppsala, fu dominato fin dall'infanzia dalla fede della realtà soprannaturale, che si tradusse presto in una ipertensione psichica.
Studiò in patria filosofia e scienze, si perfezionò a Londra, in Olanda, Francia, Germania. A Londra l'aspirazione teosofica naturalistica si combisò con l'entusiasmo per la meccanica. Nel 1716 tornato in patria fu nominato assessore al Collegio reale delle miniere, ufficio che tenne per 30 anni. In una prima fase lo S. mostri tendenze in prevalenza filosofico-naturalistiche e scrisse: Principia rerum naturalium (1734); Oeconomia regni animalis (1720-41); Clavis hieroglyphica naturalium et spiritualium (1748), dove professa un evoluzionismo
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emanatistico, detto dall'autore "dottrina delle serie e dei gradi s, sotto l'influsso del naturalismo rinascimentale, soprattutto di Paracelso; poi un esemplarismo nelle forme dell'essere tra sfera divina, intellettuale e fisica, illustrato con un sistema di corrispondenze, d'influsso neoplatonico e cabalistico, con particolare applicazione ai rapporti tra anima e corpo, in polemica con i filosofi cartesiani ( Regnum animale (1744-45). In questi ultimi scritti interferiscono però interessi più propriamente teologico-mistici del tutto propri dello S. Secondo il a diario dei sogni " che cominciò a stendere dal 1743 , lo S. parte da una presunta " visione " di Gesù Cristo, avuta a Londra dopo la Pasqua del 1744; e palese il nuovo orientamento nell'opera De cultu et amore Dei (1744), elaborazione mistica della Genesi, in cui l'interpretazione allegorica predomina: il processo della creazione, come più tardi quello della Redenzione, è presentato come il dispiegamento di tendenze psichiche, di dualismi psicologici, di mediazioni, e a tale qualità sono ridotti in traduzione simbolica gli angeli buoni, gli angeli malvagi, Cristo. Una seconda "visione" del 1746 iniziò una serie di allucinazioni sempre più frequenti portando un cambiamento radicale nella sua vita: lasciato il posto di assessore alle miniere, si ritirò in solitudine a Horngata, dove trascorse in disciplina ascetica il resto della vita, senza però rinunciare a viaggi in Inghilterra e in Olanda.
Intensificò lo sforzo, anche con procedimenti psicofisici ("respirazione interna") per entrare in contatto con gli esseri sovrasensibili, trarne luce sul senso recondito delle S. Scritture, a cui si applicò con sempre maggiore intensità. La sua esegesi biblica sta difatti sotto l'influsso di Filone e di Origene: cercando il duplice significato "spirituale" (cioè psico-cosmologico) e "celeste" (socia psico-teologico). Su tale esegesi (in realtà sulle sue visioni della vita futura) è fondato il suo sistema teosofico, elaborato in stretta connessione con l'idea d'una nuova comunità ecclesiastica sul tipo pietista; ed è esposto nelle opere Arcana coelestia (Londra 1747-48), interpretazione allegorica del I e II libro del Pentateuco sulla base della teoria neoplatonica delle corrispondenze; nel De coelo et inferno (ivi 1748) e in forma più sistematica nel Vera christiana religio (Amsterdam 1771), ritenuto testo ufficiale della chiesa da lui fondata. Lo S. nega il dogma trinitario e considera subellianamente Cristo come l'unico Dio venuto sulla terra in corpo apparente. Respinge pure il dogma della Redenzione, la dottrina luterana della giustificazione e la predestinazione nel senso tradizionale, come inconciliabile con il principio che l'uomo deve attuare il bene morale con il suo sforzo personale. Conserva i sacramenti del Battesimo e della Cena, il primo come avviamento alla rinascita, il secondo (che interpreta alla calvinista) come mezzo per entrare in cielo. Accanto allo stato di gloria in cielo e a quello di pena eterna nell'inferno, S. ammette una condizione intermedia di purificazione; nega però la risurrezione della carne.
La Chiesa ufficiale luterana svedese condannò i suoi principi sia per il loro contenuto sia per la pretesa di fondarne le affermazioni sulla Bibbia, interpretata arbitrariamente e con riferimento a illuminazioni personali. Nonostante questa condanna e la contestazione ironica che ne fecero i filosofi più autorevoli del tempo (p. es., Kant contro lo S. scrisse l'opera Sogni di un visionario [1766]), gli scritti del S. si diffusero rapidamente per il loro fascino esoterico, per l'alimento che davano verso la fine del '700 alla propensione romantica per il sovrasensibile compenetrante il mondo visibile: essi inoltre erano sulla linea della mistica naturalistica nordico-tedesca di un Böhme, sempre suggestiva. Cosi si spiega l'influsso che essi ebbero anche su Goethe e Herder; si spiega pure come dovunque si siano presentati spiritismo, occultismo, teosofia, la combinazione personale delle dottrine naturalistiche con motivi cristiani offerta dal S., abbia trovato risonanza. La Chiesa dello S. che pretende costituire il regno millenario dei santi, di cui parla l'Apocalisse (cap. 21) denominandosi "la nuova Gerusalemme", conta tuttora centinaia di comunità, ed è attiva nella propaganda avventistica e millenaristica in Svizzera, Germania (Württemberg), Inghilterra, Sve-
zia, Stati Uniti d'America, anche se conta solo 20.000 aderenti.
Bibl.: le opere naturalistiche e rare in ed. critica in 3 voll' a cura dell'Accademia svedese delle scienze con introd. di A. Il. Stroh, Stoccolma 1907-11; G. A. Möhler, La simbolica, II, trad. it., Milano 1840, pp. 200-34 (chiara esposizione del sistema teologico di R.J. E. S. Adversaria in libros V. T. a cura di J. F. J. Tafel, Tubinga 1842-43; R. L. Tafel, Documents concerning the life and character of E. S., Londra 1875-77; Ch. Bys, Le propinte du Nord, vie et doctrine du S., Parigi 1911 1913; A. G. Klee, S., Stoccolma 1915 e 1920; M. Lamm, S. Eine Studie über seine Entwicklung, Ligula 1922; M. R. Blok, The new Church in the new world, a study of medenborgianism in America, Nuova York 1932; H. De Geymoller, S. et les phénomères psychiques, Parigi 1936; E. Benz, E. S. Naturforscher und Seher, Monaco 1948.
Mario Bendiscioli
SWIFT, JONATHAN. - Scrittore irlandese, n. a Dublino il 30 nov. 1667, m. ivi il 19 ott. 1745.
Sebbene avesse ricevuto gli ordini nella Chiesa anglicana, egli fu tuttavia avverso a tutte le forme storiche del cristianesimo. Nel suo poemetto satirico The tale of a tub sono infatti attaccati violentemente Pietro (la Chiesa cattolica), Martin (la protestante), Jack (la calvinista). In The battle of the books egli dà il proprio contributo alla famosa querelle sulla supremazia degli antichi o dei moderni. Ma il suo capolavoro sono i Gulliver's Travels (1727), una satira che per il suo universale pessimismo sulla sorte degli uomini e la sua amara filosofia sulla fondamentale malvagità umana si potrebbe dire leopardiana, prescindendo dal dono lirico del poeta italiano. Ma per un capriccio del destino e in virtù della fantasia inventiva dell'autore, due dei quattro libri che lo compongono, il Viaggio al paese dei nani e il Piaggio al paese dei giganti, son diventati un classico dei ragazzi. S. interessa per il singolare acume della sua satira che ne fa il campione degli illuministi inglesi, per la lucidezza estrema del suo linguaggio, ma respinge per la sua virulenza e ferocia, anche se non si esaurisce mai nella polemica personale. L'altro aspetto di questa complessa figura è rappresentato dalle sue corrispondenze sentimentali con Esther Johnson contenute in Journal to Stella (1710-13) e dal poema Cadenus and Vanessa (Cadenus sta per Decanus), dedicato a un'altra donna, scritto nel 1713 e pubblicato dopo la morte di lei, nel 1723. Questa parte biografica ha destato grande interesse negli studiosi moderni di S. Il grande critico settecentesco Samuel Johnson non nascose la sua antipatia per lo scrittore. S. morì semi-pazzo a Dublino.
Bibl.: L. Stephen, S., Londra 1892; P. Rebora, S., Roma 1927; M. M. Rossi - J. M. Hone, S. the egotist, Londra 1934. Varie traduzioni italiane a opera di G. Prezzelini, A. Valori, C. Frernichi, M. M. Rossi, Vasta bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibliography of English Literature, II, Cambridge 1940, pp. 581-98. Augusto Guidi
SWINBURNE ALGERNON, CHARLES. - Poeta inglese, n. a Londra il 5 apr. 1837, m. a Putney Hill il 10 apr. 1909.
Esordi pubblicando i due drammi The Queen Mother e Rosamond. Nel 1861 visitò l'Italia e vi tornò nel 1864, anno in cui incontrò Walter Savage Landor a Firenze. Nel frattempo era venuto a contatto con D. G. Rossetti e G. Meredith. Nel 1865 pubblicò il dramma Atalanta in Calydon; nel 1866 i Poems and Ballads, che dettero luogo a vivaci polemiche: il poeta divenne noto al grande pubblico per la sua indipendenza dalla tradizione vittoriana, nel campo della politica oltre che della morale. Della sua passione politica testimoniano le opere seguenti : Song of Italy, del 1867, anno in cui conobbe il Mazzini, e Songs before Sunrise (1871) ispirati all'ideale repubblicano e alla storia italiana contemporanea. In tutte le opere seguenti (Poems and Ballads, 1878, 1889; il dramma Erechteur, 1876; il poema cavalleresco Tristram of Lyonesse, 1882), il poeta ritorna ai modi e ai temi delle sue poesie, ma con vena ormai stanca.
E da rilevare la sua attività di critico, improntata a una particolare sensibilità e larghezza di interessi (William Blake. A Critical study, 1867; A Study of Shakespeare, 1879; A Study of Victor Hugo, 1886).
Nella sua poesia, tipica della fine del secolo, sono
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(fot. Archio Nordostschweizerische Verkehrsvereinigung)
(fot. Beringer e Pampaluchi - Zurigo)
In alto: CASTELLO DI NYON. In basso a sinistra: ABBAZIA DI S. GALLO. In basso a destra: CHIESA PARROCCHIALE DI S. VITTORE MAURO, fondata nel 703, restaurata nel 1497-1503. Il campanile è del sec. xi - Poschiavo.
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(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)

(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)

(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)

(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)
In alto a sinistra: LA CHIESA MODERNA DI S. PAOLO - Zurigu. In alto a destra: LA CHIESA MODERNA DI S. ANTONIO - Basilea. In basso a sinistra: PALAZZO DI CITTA, costruito nel 1406, rifatto nel 1939-42 - Berna. In basso a destra: VIA CARATTERISTICA DI UNA CITTADINA SVIZZERA Solothurn.
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(fol. Albert Steiner - St. Moritz:

(fol. Photodruck)
In alto: LA FUGA IN EGITTO. Affresco carolingio (fine sec. viII) - Chiostro di S. Giovanni di Müstair. In basso: INTERNO DELLA CHIESA ABBAZIALE di S. Gallo (sec. xviII).
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(Anatroliau Oficial J'baragraph)

(fot. Biblioteca Vaticana)
In alto: IL GRANDIOSO PONTE DEL PORTO.
In basso: CONGRESSO EUCARISTICO DI SYDNEY (1928).
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riconoscibili le varie influenze dei preraffaelliti, di Landor, dei primi romantici e dei poeti greci e latini. Spesso l'eloquenza prevale sul canto; vivissima, però, è sempre la tendenza all'espressione musicale pura e il senso della bellezza delle parole e della loro posizione nel verso. Comunque, la sua ispirazione più genuina è da indicarsi più nelle poesie dominate dalla cosessione sensuale e da un morbido senso della morte che in quelle patriottiche, dove l'influsso della retorica victorughiana è più palese. Del valore, in parte positivo, della sua opera di poeta e critico dà conferma l'influenza esercitata su Walter Pater e su altri letterati della generazione seguente.
Bibl.: odd. : Selections, a cura di E. Gosse e T. J. Wise, Londro 1919; Works, 20 voll., ivi 1926-27. Studi: T. J. Wise, A. bibliogr. of S., ivi 1918-19; A. Galimberti, L'aedo d'Italia, Palermo 1923; G. Lafourcade, S. A. Literary biography, ivi 1932; C. K. Hyder, S.s Literary career and fame, Duka 1933; altra bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibl. of English Literat., III, Cambridge 1940, pp. 317-23.
Giulio de Angelis
SWITHUN, santo. - I biografi mantengono intorno alla sua vita un prudente riserbo. Secondo alcuni egli sarebbe diventato vescovo di Winchester dopo l'837; secondo altri nell'852, a domanda del popolo e del clero. Morì il 2 luglio 862.
Fu un grande edificatore di chiese, che poi amava consacrare, portandosi sul posto a piedi nudi. Passava spesso la notte in preghiera e si privava dei pasti. Dopo la sua morte molti miracoli si ebbero per sua intercessione.
Bibl.: invece che ai testi raccolti in Acta SS. Polit. I, Parigi 1867, pp. 283-99, bisogna ricorrere a quelli pubbl. da E. Sauvage in Anal. balland., 4 (1885), pp. 367-410; 5 (1886), pp. 23-28; 7 (1888), pp. 373-80 e dal p. P. Grosjean, ibid., 58 (1940), pp. 187-96.
Guglielmo Mollat
SWJETSCHIN, ANNE-SOPHIE. - Convertita russa, n. a Mosca il 22 nov. 1782, m. a Parigi il 9 sett. 1857. Della nobile famiglia Sojmonoff, dama di corte della zarina Maria, moglie di Paolo I.
Sposa al generale S., passò a Pietroburgo dove il marito era governatore ed entrò presto in relazione con gli emigrati francesi e specialmente con Giuseppe De Maistre; da essi venne a conoscere la religione cattolica, alla quale passò l'8 nov. 1815. Quando furono cacciati i Gesuiti dalla Russia (1818) si portò con la famiglia a Parigi, dove la sua casa divenne centro di raccolta dei cattolici più distinti e degli uomini d'azione intenti a una restaurazione cattolica della Francia. La S. ne fu l'anima e l'incitatrice; nel 1834 contribuì efficacemente a salvare il Montalembert, il Lacordaire e il Guéranger dal pericolo di naufragare nella fede con il loro maestro, il La Mennais; nel 1835 promosse le conferenze del p. Lacordaire a Notre-Dame; e sempre si mostrò attivissima nel campo delle opere di carità, nell'opera assidua delle conversioni; commovente alle lacrime quando discuteva della religione cattolica (cf. l'Euamen religieux, riportato dal p. Rouët de J., [op. cit. in bibl., pp. 385-93] dove parla dei pro e contro del passo decisivo da lei fatto sotto la guida del p. J. L. Rozaven nel 1815).
Le sue opere uscirono postume per cura di A. F. P. de Falloux, ebbero festosa accoglienza ed esercitarono sugli animi una forte efficacia sia per lo stile vivo, delicato, denso di soprannaturale, sia per l'elevatezza del pensiero: Lettres (2 voll., Parigi 1862); Journal de sa conversion (ivi 1863); Correspondance du R. p. Lacordaire et M.me S. (1864); Nouvelles lettres (1875).
Bibl.: A. F. P. de Falloux, M.me S., sa vie et ses oeuvres, 2 voll., Parigi 1860; 17* ed. ivi 1900; M. J. Rouët de Journel, Une russe catholique, M.me S. D'après de nombreux documents nouveaux (con bibl. anteriore complets), ivi 1929.
Celestino Testore
SWOBODA, Heinrich. - Teologo, n. il 28 giugno 1861 a Vienna, ivi m. il 7 maggio 1923. Professore di teologia pastorale e di catechetica all'Università di Vienna dal 1895, oratore brillante e buon organizzatore.