volume-11

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9,900$ kg.; i mina $=665 \mathrm{gr}$.; i siclo $=13,30 \mathrm{gr}$.; i beqa' $=$ 6,65 gr.; i géräh $=0,665 \mathrm{gr}$. In pratica il t. sarebbe stato quasi identico a quello siríaco ( $40,500 \mathrm{~kg}$.).

Anche quando si parla di t. d'oro e d'argento, si deve intendere sempre del peso, e tenere presente che il loro valore variava secondo le regioni. Il t. babilonese pesava $30,300 \mathrm{~kg}$.; quello attico esprimeva il peso di una quantità aurea stimata 60 mine attiche oppure 6000 dracme. E impossibile dare un corrispondente esatto nella nostra moneta; in genere si considera la dracma come equivalente a lire oro 0,90 .

Bibl.: F. X. Kortleimer, Archaeologia, $2^{4}$ ed., Innsbruck 1917, pp. 651-53; A. Barrois, La métrologie dans la Bible, in Revue biblique, 40 (1931), pp. 182-213; 41 (1932), pp. 50-76.

Beniamino N. Wandeeq - Angelo Penna
TALI, diocesi di. - Nella parte occidentale della provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale.

Fu eretta in missione sui iuris, con 33 sottoprefetture civili del vicariato apost. di Yunnanfu (v. ximistoni) il 22 nov. 1929 e fu affidata ai Preti del S. Cuore di Gesù di Bétharram, che si trovavano sul posto fin dal 1922. Il 10 dic. 1934 fu elevata a prefettura apost. e il 9 dic. 1948 a diocesi, suffraganea di Kunming.

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Ha un'estensione di ca. 160.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 5.000 .000 di ab., i cattolici erano 7524 e i catecumeni 2461 ; i sacerdoti 20 , di cui 2 del clero secolare cinese; 2 i fratelli laici esteri; 12 le suore, di cui 4 indigene. Tra le opere figuravano 4 orfanotrofi, 6 dispensari di medicinali, 12 scuole.

I Preti di Bétharram giunti nel territorio di T. nel 1922 lo trovarono quasi vergine dal punto di vista missionario : difficoltà di terreno, febbri maligne, brigantaggio, popolazione in parte primitiva e ridotta a uno stato di quasi completo materialismo, in parte cinese dedita al commercio e allo sfruttamento dei primitivi, hanno costituito altrettanti ostacoli all'avanzare del Vangelo, la cui predicazione ha avuto le sue vittime in 6 sacerdoti e 2 fratelli laici. Ma non mancarono i frutti : già nel 1929 i battezzati erano 1428 con 472 catecumeni e 2 seminaristi.

Birl.: Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione T. 1929; Incarto elevazione T. a prefettura apost. 1934; Incarto elevazione T. a diocesi 1948; AAS, 22 (1930), pp. 268-69; 27 (1935), pp. 393395; 41 (1949), pp. 314-16; GM, p. 210; MC, 1920, p. 394. Adamo Pucci

TAllJA, Urbano. - Teologo francescano, n. a Lopud nel 1859, m. a Ragusa in Dalmazia nel 1943. Provinciale, professore e rettore dello studio teologico francescano di Ragusa per 45 anni, membro della accademia teologica croata, della Società di studi filosofici e teologici, ecc.

Fu collaboratore di diverse riviste croate, tedesche, italiane. La sua attività scientifica comprende ca. 450 scritti; tra le opere stampate meritano d'essere ricordate : Socijalizam (Il socialismo; Ragusa 1905); "Errores scientifici et historici» o knjigama nadahmatim (nei libri ispirati) e "Citationes tacitae" (Zagaleria 1909); Religijocena skripsa i kréc. apologetika (Lo scetticismo religioso e l'apologetica cristiana, Serajevo 1913); Neumrlost čovječje duše, $2^{0}$ ed. (L'immortalità dell'anima, Ragusa 1925); Lijeh duševnim bolima (Medicina ai dolori spirituali, Spalato 1929); Isus Krist u svijetlu trijezne i netrijezne kritike (Gesù Cristo nella luce della critica sana e non sana, ivi 1933); Etički sistem sv. Augustina (Il sistema etico di s. Agostino, Belgrado 1934). Oltre il suo apostolato sacerdotale di confessore, predicatore, conferenziere, T. con la sua investigazione critica e acuta suscitò polemiche molto vivaci e diede un forte contributo allo sviluppo della teologia croata nei primi decenni del sec. xx.

Birl.: V. Lisičar, Lopud, Ragusa 1931, pp. 82-84; F. Frzop, Urban Talija, in Franjevac̆hi Vjesnik, Serajevo, 39 (1932), pp. 181, 199; M. Brlek, Libnost U. Talije, List. dobr. bisk., 43 (1945), p. 33; cf. ibid., 42 (1942), p. 13; N. Subotić, Valenizvielta i sjene, Zagabria 1944, pp. 80-98. Michele Brlek

TALISMANO: v. amuleto.
TALLEYRAND, Alexandre-Angélique, duca di. - Cardinale, n. a Parigi il 16 ott. 1736, m. ivi il 20 giugno 1821. Zio del ministro degli Esteri ed ex vescovo di Autun, studiò al Collegio di La Flèche ed al Seminario di S. Sulpizio.

Ordinato sacerdote, divenne elemosiniere del Re, vicario generale di Verdun nel 1762, coadiutore dell'arcivescovo di Reims, de la Roche-Aymon, cui successe nel 1777; affidò la direzione di quel Seminario ai Sulpiziani e fondò a Reims un Monte di pietà. Eletto nel 1789 deputato del clero agli Stati Generali, fece parte dell'Acc. semblea costituente e vi difese i diritti della Chiesa. Di li a poco lasciò la Francia, si stabili ad Aquisgrana, a Weimar e a Brunswick, finché Luigi XVIII nel 1803 non lo chiamò presso di sé a Varsavia. Dopo il Concordato del 1801 fu tra i vescovi che rifiutarono di dare le dimissioni. Grande elemosiniere del Re nel 1808, ritornò in Francia nel 1814 e fu nuovamente al seguito del Re a Gand, durante i Cento giorni. Creato Pari di Francia nello stesso anno, ebbe gran parte nella conclusione del Concordato del 1817. Dopo aver infine rinunciato all'arcivescovato di Reims, fu creato da Pio VII, il 28 luglio 1817, cardinale ed il $1^{\circ}$ ott. arcivescovo di Parigi. Prese possesso della nuova sede nel 1819 ed impose ai sacerdoti
della diocesi l'accettazione di un formulario favorevole al giansenismo.

Birl.: D. Frayssinous, Orations funèbres, Parigi 1821; G. Moroni, LII, Venezia 1851, pp. 106-107; A. Robert-E. Bour-loton-G. Congny, Dictionnaire des parlementaires français, V, Parigi 1891, p. 357; J. Schmidlin, Papstgeschich. der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, passim. Silvio Turlani

TALLEYRAND PÉRIGORD, ChABLES-MAUrice, principe di. - Vescovo di Autun, diplomatico ed uomo di Stato, n. il 2 febbr. 1754 a Parigi, m. ivi il 17 maggio 1838. Entrò nel 1770 nel Seminario di St-Sulpice, ebbe nel 1775 l'abbazia di St-Denis di Reims e fu deputato di tale provincia (1775).

Fu ordinato prete nel 1779, consacrato vescovo di Autun nel 1789 ed eletto deputato agli Stati Generali. Ebbe parte notevole negli avvenimenti della Rivoluzione, propose che il patrimonio ecclesiastico fosse impiegato per far fronte al debito pubblico (1789), sostente la costituzione civile del clero (1790). Partecipò in vario modo all'attività del governo repubblicano. Ormai era ribelle alla Chiesa perché nel 1790 aveva giurato la Costituzione civile del clero e poco dopo ricevette il breve della scomunica, che gli sarebbe stata infitta se non avesse ritrattato il giuramento entro quaranta giorni. Intanto gli erano rimaste solo le funzioni puramente amministrative di membro del Direttorio della Seine, per cui fu ben lieto di accettare una missione diplomatica a Londra (1792), allo scopo di ottenere la neutralità del governo inglese in caso di guerra. Pur non nutrendo eccessiva fiducia sulle possibilità di riuscita, tuttavia ebbe successo e l'Inghilterra promise di osservare la neutralità in caso di guerra tra Francia ed Austria. Tornò ancora in missione a Londra dopo gli avvenimenti del 10 ag. Lo scopo del viaggio era apparentemente di far accettare agli Inglesi l'unificazione del sistema di pesi e misure e mantenerli nella neutralità. In realtà T. si recava a Londra perché la residenza in Francia diventava pericolosa per lui. Nel dic. 1792 venne accusato dalla Convenzione di attività antirepubblicana e si salvò da funeste conseguenze solo perché si trovava all'estero, ma fu compreso nelle liste degli emigrati politici (1793). L'anno appresso passò negli Stati Uniti, ove si trattenne sino al 1796, anno in cui gli fu concesso di rientrare in Francia. Nel 1797 fu nominato da Barea ministro degli Esteri e fu fautore della spedizione di Bonaparte in Egitto, formulando un programma per cui il Mediterraneo doveva diventare un mare francese. Attaccato dai suoi avversari politici dopo il fallimento della campagna d'Egitto, si dimise e tentò di giustificarsi con lo scritto Eclaircissements. Venne nominato nuovamente ministro degli Esteri nel 1799 da Bonaparte e lasciò il ministero nel 1807. Fu in politica un fautore dei principi di legittimità e d'equilibrio e nella sua opera di uomo di Stato ebbe parte notevole nei rapporti tra Napoleone ed il Papa. Convinto, insieme a Napoleone, dell'opportunità di una concessione al sentimento religioso dei cattolici francesi, favorì quelle lunghe conversazioni in cui si ebbe l'aria di fare un'inevitabile concessione alla tolleranza ed alla libertà di coscienza, per fini di politica interna, mentre l'entusiasmo ed il fervore religioso che l'avvenimento suscitò nelle popolazioni conferirono di fatto al medesimo un carattere diametralmente opposto, dimostrando che si trattava veramente del sospirato ritorno della Chiesa fra i fedeli. Molti furono i progetti elaborati e solo il settimo venne giudicato soddisfacente da ambe le parti e si dovettero fare al card. Consalvi altre concessioni oltre quelle previste. Le trattative per la stipulazione del Concordato si conclusero nel 1801. L'anno seguente venivano sistemati i rapporti personali del T. con la Chiesa e nel giugno 1802, per intercessione di Napoleone, un breve pontificio lo rendeva allo stato laicale. Poteva così sposare civilmente Caterina Noël Worlée, ma malgrado ciò nel 1804, venendo in Francia, Pio VII rifiutò di conoscere colei che per la Chiesa era pur sempre una concubina.

Nel giugno 1806 T. ebbe da Napoleone, in premio della sua attività, il principato di Benevento, che rivendette al Papa nel 1815.

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Previde la rovina di Napoleone durante la campagna di Spagna ed intravolò rapporti con lo zar Alessandro per prepararsi il terreno favorevole presso coloro in cui vedeva i futuri vincitori. Venne presto in disgrazia dell'Imperatore per alcuni suoi commenti sulle operazioni in Spagna e fu anche revocato dalla carica di gran ciambellano ( 1809 ). Ebbe ancora due volte, nel 1812 e 1813 , l'offerta dall'Imperatore del
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(da Lettres inédites de T. à Napoléon, Parigi 1881. Talleyrand Périgord, Charles Maunice, principe di - Ritratto. Incisione di Blanchard.
Ministero degli affari esteri; ma Napoleone aveva già subito la sconfitta in Russia ed il T., vedendo in ciò la conferma delle sue previsioni, non volle aderire all'invito. Ormai aveva dato il suo appoggio alla causa dei Borboni e lavorava a tale scopo. La sua abilità si rivelò al Congresso di Vienna, ove, pur rappresentando una nazione sconfitta, riusci a far sì che la Francia fosse accolta tra le grandi potenze europee. Dopo la fuga dall'Elba, Napoleone gli inviava un emissario, cui aveva promesso 200.000 franchi di rendita se fosse riuscito ad ottenere l'adesione di T. al suo governo, ma invano, giacché questi prevedeva troppo chiaramente la prossima catastrofe. Dopo la restaurazione fu presidente del Consiglio, ma l'opposizione interna, sostenuta dall'ostilità di Luigi XVIII verso di lui, fece sì che dopo pochi mesi si dimettesse e passasse all'opposizione liberale. Tornò alla diplomazia nel 1830 ed ebbe notevoli successi, come il riconoscimento di Luigi Filippo da parte dell'Inghilterra e la conclusione di un Trattato tra Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, stipulato nel 1834. Nello stesso anno si dimetteva, ritirandosi a vita privata. Poche ore prima di morire rientrò in seno alla Chiesa e ritratto la sua opera del periodo rivoluzionario ed i suoi trascorsi.

Bibl.: C. M. de Talleyrand-Périgord, Mémoires, ed. Broglie, Parigi 1891; G. De Maria, Benvenuto sotto il principato di T., Benevento 1901; A.-M.-P. Ingold, Bénévent sous la domination de T. et le gouvernement de Louis de Beer, Parigi 1916; Ch. Dupuis, Le ministère de T. en 1814, (vi 1919-20; G. LacourGaye, T., a voll., (vi 1930-34; F. Blot, T. homme d'Etat, ivi 1932 (trad. franc. di B. Lobstein); E. Dard, Napoléon et T., (vi 1932; A. Zazo, Un incidente diplomatico tra T. e la corte di Napoli, in Samotum, 16-18 (1943-45), pp. 162-67; A. Latreille, L'Eglise catholique et la Révolution frune., t. II: L'ère napoléonienne et la crise européenne (1800-15), Parigi 1950. Giuseppe Coniglio

TALLIS, Thomas. - N. ca. il 1505 , m. il 25 nov. 1585 a Greenwich, fu cantore ed organista dell'abbazia di S. Croce a Waltham, compositore ed organista di Corte sotto Enrico VIII, Edoardo VI, Maria ed Elisabetta.

La sua prima opera comprende 34 Cantiones quae ab argumento sacrae vocatur, 5 et 6 partium (1575). Altri sedici mottetti di lui uscirono insieme con diciotto del Byrd, suo grande allievo e collaboratore all'organo di corte. Un suo famoso mottetto a 40 voci diviso in 5 cori è intitolato Spem in alium non habuit.

Adottò primo la notazione musicale al testo volgare della nuova liturgia inglese, pubblicando diversi servizi sacri ed inoltre una messa a 4 voci (Sine titulo) una a cinque (Salve intemerata) e varie altre composizioni a quattro voci: Venite, Te Deum, Benedictus, Kyrie, Credo, Sanctus, Gloria, Magnificat, Nunc dimittis, nel First book of selected Church music (1641).

Bibl.: elenco delle opere in G. Grove, Dictionary of Music and Musicians, s. v., III. Londra 1928, Studi: D. Stevens, The Kegboard music of T. T.s, in Musical Times, 93 (1952), pp. 303-307.

Luisa Cervelli

TALLO (Thallus, Өó̀̀̀os, ma in Jacoby, Fragm. d. gr. Historiker, "Aλ̀os), - Storico, nativo della Samaria, liberto di Tiberio, autore di una Cronografia greca in tre libri, narrante gli avvenimenti dal re Belo di Assiria all'inizio dell'epoca imperiale. Egli in un passo del III l. della sua storia, riportato da Giulio Africano (PG 17, 309), chiama eclisse l'oscuramento del sole avvenuto alla morte di Gesù. Ecco come si esprime Giulio Africano: «Questo tenebrore, T., nel terzo libro delle Storie lo interpreta come una eclissi del sole, irragionevolmente a mio parere». Se si accetta che T. scrisse a Roma ca. il 50, questo testo acquista una notevole importanza poiché si viene a sapere che, a quella data, "a Roma, in ambienti vicini alla Corte imperiale, si parlava di Cristo e si polemizzava in scritto contro i cristiani, pei racconti della Passione" (Tondelli).

L'impossibilità che un'eclisse si potesse verificare in giornata di plenilunio, quale era la Pasqua ebraica, fornì argomento ai polemisti anticristiani, soprattutto a Celso, per attaccare il cristianesimo, ma Origene, s. Girolamo, s. Giovanni Crisostomo ebbero buon gioco a ribattere che non si trattò di un'eclisse ma di un oscuramento straordinario e sopranormale ( $\varepsilon_{\sigma \pi \sigma \tau \hat{\sigma}} \vartheta \eta$ ó $\xi \lambda \iota \sigma \varsigma$; $L c$. 22, 45) che insieme ad altri fenomeni seguì la morte del Redentore.

Quanto all'eclisse che secondo Flegone di Tralle, liberto dell'epoca di Adriano (autore di una Cronaca in 16 ll. divisa per Olimpiadi), sarebbe avvenuta nell'anno terzo della Olimpiade 202, cioè nel 32 d . C., non si riferisce all'episodio che seguì la morte di Gesù e di fatto né s. Giustino, né Taziano, né Arnobio, né Lattauzio, né s. Girolamo (salvo in quanto traduce la Cronaca di Eusebio) ricordano la Cronaca di Flegone.

Bibl.: P. de Labrialle, La réaction païenne, Parigi 1934, p. 204 sgg.; L. Tondelli, Gesù Cristo, Torino 1936, pp. 303-305; Fliche-Martin-Frutaz, 2* ed., I, p. 235. Nicola Turchi

TALMUD (talmûdh «studio»). - Grande corpus delle tradizioni rabbiniche, costituito dallo sviluppo che subì la Mišnik (v.) nei secoli successivi. La maggioranza dei trattati mišnici vengono sviluppati nella discussione, detta gēmäráa, dovuta ai maestri detti amorei (v.), che nelle sedute periodiche delle accademie talmudiche discutevano i vari testi giuridici.

Le accademie talmudiche erano dette jēē̄bhēth (jēē̄bhāh in origine significativa il *seggio* del maestro). In Palestina la più famosa aveva sede a Jamnia (Jahneh) ed esisteva già molto prima del 70 d . C.; le accademie palestinesi cessarono di esistere verso il 740 . Nella Babilonide le scuole più famose erano Sūrá e Pumbēditā; ne facevano parte studenti regolari, mantenuti spesso dal capo dell'Accademia, che riceveva offerte a questo scopo. Settanta studiosi costituivano il "Grande Sinedrio»; dietro ad essi prendevano posto altri trenta studiosi, che costituivano il *Piccolo Sinedrio». Di volta in volta si proponevano soggetti di discussione e il presidente controllava mediante un colloquio se gli studenti avevano preparato il testo allo studio. Si discutevano anche argomenti precettistici di attualità e la soluzione definitiva veniva scritta. Un mese speciale era dedicato a quesiti provenienti dall'estero. Il T. potrebbe definirsi il verbale delle sedute delle accademie.

Si hanno due redazioni del T. : il T. jèrā̌̌almī, anticamente detto T. "ēres Jē̄rā̌ēl, redatto in Palestina verso il 425 ; il T. bablil, redatto in Babilonide nel sec. V; quest'ultimo fu sottoposto nei secoli successivi alla revisione dei saborei (v.). Il periodo talmudico si considera chiuso fra il sec. vi e il vir; l'attività precettistica fu continuata dai "decisori" (v.). I dottori del T. traggono le loro deduzioni in materia precettistica servendosi di regole ermeneutiche sui generis, dette middēth, con cui cercano di collegare, spesso facendo violenza al testo, le loro deduzioni al testo biblico. Il numero delle middāth varia secondo le epoche; esse sono legate ai nomi di tre dottori: Hillēl (v.), che stabilisce 7 regole. R. Jiāmá'é'l (sec. II), che ne stabilisce 13 ,

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(da Jüdisches Lexikon, V, coll. 817-18)
Talmud - Pagina del trattato Bérdēhātō ed. di D. Bomberg, Venezia 1520. In mezzo, testo della Miānāh e Gēmārā', a destra, commento di Raäl, a sinistra glosse dei Tosafisti.

R. 'Elf'ezer ben Jōsē hag-gēlīlī (fine sec. II), che porta le regole a 32 . Nel contenuto del T. bisogna distinguere la parte normativa o halakhica (v. HĀLĀKHĀN) dalla parte haggadica o narrativa (v. HAGGADHĀN). La materia trattata è oltremodo varia : diritto civile e penale; norme per il culto; dottrine mistiche; folklore; idee filosofiche; storia, geografia; medicina.

Secondo l'opinione dei rabbini, Mosè ricevette la Törāh sul Sinai, la trasmise a Giosuè, Giosuè ai Giudici (v.), i Giudici ai Profeti ed i Profeti agli uomini della Grande Sinagoga ('Abōth, 1, 1). La legge ricevuta da Mosè non sarebbe solo il Pentateuco, che, redatto in scritto, fu reso accessibile a tutti i popoli, ma anche tutta la Bibbia, la Miānāh e il T. (Bērdēhātō, 52) ; i vari maestri non fanno che ritrovare "le idee e le singole norme che facevano parte del patrimonio dato da Dio a Mosè. Il T. continua a rappresentare per gli ebrei per lo più un interesse non solo teorico-scientifico, ma eminentemente pratico. La lingua è per lo più aramaica; vi sono numerosi vocaboli greci e latini più o meno trasformati.

BibL.: traduzione del T. : M. Schwab, Le T. de Jérusalem, Parigi 1871-89 (parzialmente tradotto); L. Goldschmidt, Der babylonische T., 9 voll., Lipsia 1896-1935; I. Epstein, The Babylonian T., 34 voll., Londra 1933-48. Studi: S. Kraus, Griech. und latein. Lohnsōrter im T., Midrasch und Targum, 2 voll., 1898-99; id., Talmudische Archäol., 3 voll., Lipsia 1910-12; H. L. Strack, Einleitung in T. und Midrasch, Monaco 1921; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testam. aus T. und Midrasch, 4 voll., Monaco 1922-28; G. F. Moore, Judaïsme, I-III, Cambrigie, I e II, 1927; III, 1930; J. Bonevven, Le Judaitene palestinien, 2 voll., Parigi 1934-35; id., Exigèse rabbinique et exigèse paulinienne, ivi 1939; E. Zolli, s. v. in Dix. delle opere, VII, pp. 326-27.

Eugenio Zolli
TAMAGNA, Giuseppe. - Filosofo e teologo dei Minori Conventuali, n. a Roma nel 1747 , ivi m. il 15 marzo 1798. Sacerdote nel 1772, fu professore nel Seminario di Montefiascone (1773-78), poi di teologia dogmatica a Roma, nell'Università della Sapienza (dal 1778), ove fu molto apprezzato.

Delle sue opere sono da ricordare: Institutiones logicae et metaphysicae ( 2 voll., Roma 1778-79), corso completo di filosofia, usato come testo in tutte le scuole dell'Ordine; Physico generalis (ivi 1780); De divinitate religionis christianae (ivi 1879); Origine e prerogative dei cardinali ( 2 voll., ivi 1790). Confutò le opere di M. Necker (sulla morale e religione), del Robaud (sull'indifferenza religiosa), dell'ab. Nicola Spedalieri (Lettere sull'opera dei diritti dell'uomo [saggi in G. Cimbaldi, L'anti-Spedalieri, Torino 1909, pp. 163-95]). Scrisse inoltre vari opuscoli sotto lo pseudonimo di Giuseppe Dottor Sigrandi. Coltivò anche le scienze fisiche e matematiche ed era laureato in medicina.

BibL.: Sbaraba, III, p. 263; D. Sparacso, Frammenti bibl. di scritt. min. conv., Assisi 1931, pp. 186-88; N. Papini, Minocitae Convent. Lectures, in Miscell. Franc., 33 (1933), pp. 236-57.

TAMALE, DIOCESI di. - Situata nella parte settentrionale della Costa d'Oro, affidata alla Società dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi), suffraganea dell'arcidiocesi di Cape Coast.

Questo territorio fu eretto l'11 genn. 1926 in prefettura ap. di Narvongo, per distacco dal vicariato ap. di Ouagadougou, e quindi ingrandito con parte dell'allora vicariato ap. della Costa d'Oro (ora arcidiocesi di Cape Coast); fu elevato a vicariato ap. il 26 febbr. 1934; infine a diocesi col nome di T., il 18 apr. 1930. Ha una superficie di kmq. 78.958 , con ca. 860.000 ab., di cui 33.567 cattolici (con 2954 catecumeni e 4022 postulanti); 5284 protestanti; oltre 123.000 maonestani; più di 715.000 pagani. Sacerdoti indigeni 5 ; esteri 49 ; fratelli esteri 6 ; suore 50 , di cui 28 native e 22 estere; un noviziato con 9 novizie; un seminario maggiore con 12 alunni, e 4 alunni minori, catechisti 198; maestri 36 e maestre 6; io quasi parrocchie, 69 stazioni missionarie secondarie; io chiese, 65 cappelle. Ospedali 2 con 227 ricoverati durante l'anno 1951; dispensari 13; i orfanotrofio con 13 orfani e 11 orfanelle; due lebbrosari; 3 asili per vecchi; vi sono anche opere per la maternità e infanzia; 2 periodici con una tirstura complessiva di 4600 copie. Scuole 29 con 1712 alunni dei due sessi. Vi sono associazioni di Azione Cattolica.

BibL.: AAS, 18 (1926), pp. 249-300; 42 (1950), pp. 615-19; MC, 1950, p. 114; A Cath. Directory of East Africa, Mombasa 1950, p. 175; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 3644/52.

Carlo Corvo
TAMASSIA, Nino. - Storico del diritto italiano, n. a Revere di Mantova il $1^{\circ}$ dic. 1860 , m. a Padova l'11 dic. 1931.

Laureatosi a Pavia e perfezionatosi a Strasburgo, insegnò a Parma dal 1886, a Pisa dal 1888 e a Padova dal 1895 sino alla morte. La storia del diritto, che con i suoi predecessori (Sclopis, Pertile, Schupfer, Del Giudice) non aveva ancora affermato la propria autonomia dalle scuole straniere, ebbe col T. un nuovo indirizzo che fu detto non felicemente "nazionalistico" e ridusse a più giusti confini l'influenza del diritto germanico, esagerata dagli storici tedeschi e dallo Schupfer (v). Con oltre duecento studi particolari T. mise in luce l'eredità di Roma e l'azione continua della Chiesa "convergenti sulle naturali qualità e sulle condizioni storiche del popolo italiano" (Calisse). Prefetti a trattati e monografie le comunicazioni scientifiche, ricche di pensiero nella loro brevità : di qui l'accusa di frammentarietà della sua opera, smentita, tuttavia, dai volumi su Odofredo e su La famiglia italiana nei secc. XIV e XV. Risali oltre il diritto romano classico a quello delle regioni italiche affiorante nelle consuetudini popolari, ed usò le fonti dei secc. v e vi, prima trascurate, fra cui la patriatica, dedicando studi particolari agli scrittori ecclesiastici (s. Gregorio Magno, Zenone di Verona, s. Massimo, s. Pier Crisologo, Lanfranco di Pavia, Paolino d'Aquileia).

BibL.: C. Calisse, Necrol., in Arch. giur., $4^{4}$ serie, 23 (1932), pp. 241-44; P. S. Leicht, Necrol., in Arch. stor. ital., 7* serie, 17 (1932), pp. 322-30; M. Roberti, Il metodo stor. di N. T., in Riv. di Stor. del dir. ital., 2 (1932), pp. 2-18. Fulvio Crossra

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TAMATAVE, vicariato apostolico di. - Sulla costa orientale dell'isola di Madagascar.

Il 17 luglio 1832 sbarcò a T. il p. Henri de Solages, prefetto ap. dell'Isola di Bourbon, ora isole de La Réunion, per recarsi a Tananarive presso la regina Ranavalona I ed ottenere il permesso di predicare il Vangeio. Il missionario mori di stenti l'8 dic. 1832 lungo il cammino. Gli successe il p. M. Dalmond, che riuscì a formare una piccola cristianità nell'isola di S. Maria. Vi furono altri tentativi, tutti senza successo. Morta la Regina il 16 ag. 1861, il re Bodama II dà piena libertà di predicare il cristianesimo, e subito vi si recano i missionari dall'isola di Bourbon. Durante le guerre dei Francesi contro gli Hova, T. divenne un rifugio per i missionari dell'interno. Il 18 giugno 1935 per conservare ed anche accrescere le cristianità, già fondate, fu eretta la prefettura ap. Vatomandry con territorio distaccato dai vicariati ap. di Tananarive e Fianarantsoa ed affidata ai Preti missionari della Compagnia di Maria (Montfort). Il 25 maggio 1939 fu elevata a vicariato ap. di T. con l'annessione di territorio distaccato dai vicariati ap. di Tananarive e Diego Suarez.

Ha una superficie di ca. 32.200 kmq . ed una popolazione di ca. 386.600 ab. di cui 48.179 cattolici, gli altri musulmani o pagani. Vi sono 40 missionari, 30 fratelli, 41 suore, 30 chiese, di cui a parrocchie, Scuole elementari 86 , medie 12 , professionali 3 . Le associazioni pie e di Azione Cattolica sono bene organizzate.

Biel.: AAS, 28 (1936), pp. 96-97; 31 (1939), pp. 381-28; Arch. di Prop. Fide, protocollo n. 4383/50; MC, 1930, p. 200. Ann. Pont. 1953, p. 737.

Saverio Paventi
TAMBURINAS (già Ciudad Victoria), diocesi di - Città e diocesi dello Stato omonimo nel dipartimento di Monterrey (Repubblica del Messico).

Ha una superficie di 79.86 I kmq . con una popolazione di 706.900 ab. dei quali 670.500 sono cattolici; conta 33 parrocchie servite da 60 sacerdoti diocesani e 7 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 11 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 415).

Il primo a predicare il Vangelo nella regione fu il p. André Olmos. Nel 1530 i Francescani fondarono l'amministrazione di S. Salvador, che comprendeva 12 conventi. Nel 1748 i religiosi del Collegio apostolico di Nostra Signora di Guadalupe de Zacatecas presero la protezione della missione. Il 6 marzo 1870 Pio IX la eresse a diocesi con la bolla Apostolicum in Universas Orbis Ecclesias.

La diocesi è suffraganea di Monterrey e il vescovo risiede a Tampico.

Biel.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIX, pp. 198-202; C. Crivelli, s. v. in The Cath. Enc., XIV, p. 440. Enrico Josi

TAMBURINI, Michelangelo. - Decimoquarto generale della Compagnia di Gesù, n. a Modena il 27 sett. 1648, m. a Roma il 28 febbr. 1730 .

Insegnò per 12 anni filosofia a Bologna e teologia a Mantova : indi restò qualche tempo al servizio del card. Rinaldo d'Este, come teologo privato; poi governò la provincia veneta, fu segretario del generale T. Gonzalez e dal 1703 suo vicario. Il 3 genn. 1706 fu eletto generale.

Si può dire che sotto di lui l'Ordine toccò l'apogeo della sua attività apostolica; le missioni interne, soprattutto delle campagne, ripresero vigore in Italia e fuori (basti citare l'opera di s. Francesco di Girolamo a Napoli; del b. Antonio Baldinucci nella campagna romana, del ven. Emm. Padial nella Spagna); le missioni estere, in particolare quella del Paraguay, vennero fornite di numerosi e validi missionari; egli ottenne, inoltre, la canonizzazione di s. Francesco Borgia (1742), di s. Stanislao Koutka e s. Luigi Gonzaga (1726). Non mancarono però le prime avviaglie foriere della tempesta che poi sfociò nella soppressione dell'Ordine; in Francia la vendetta dei giansenisti per la bolla Unigenitus e la distruzione di Porto Reale, attribuite ai Padri; l'interdetto per 15 anni lanciato sui Padri di Parigi dal card. de Noailles; in Piemonte la questione della Università; in Spagna quella delle tasse quinquennali. Più di tutto preoccupò il T. la questione dei riti cinesi (v.) per la quale presentò a
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Ida P. Tami, Storia generali dell'Inquititune, Milano 1805, p. 10; Tamburini, Pietro - Ritratto.
93; M. Pachtler, Monumenta Germaniae paedagogica, IX, Berlino 1890, pp. 122-25).

Biel.: Sommervogel, VII, 1827-30; Pastor XV, 348-50, 478-91; J. Brucker, L'élection du général de F́́mites, in Etudes, 190 (1906), pp. 76-84; A. Astrain, Hist. de la C. de 7, en la asistencia de España, VII, Madrid 1923, v. indice; F. Rodriguez, Hist. du C. de 7, na aistencia de Portugal, IV, 1, Porto 1950, v. indice; E. Rosa, I Oetuiti, 2a ed., Roma 1930, pp. 341-52.

Celestino Testore
TAMBURINI, Pietro. - Teologo giansenista, n. il $1^{\circ}$ genn. 1739 in Brescia, m. il 14 marzo 1827. Fu il cervello e l'anima del giansenismo italiano. I termini della sua vita e l'ambito della sua opera (più di trenta pubblicazioni) segnano la curva descritta in Italia dall'eresia di Giansenio.

Se Scipione de' Ricci (v.) ebbe in quel movimento una sua importanza quasi esistenziale, territoriale, politica e insieme coreografica e propagandistica, il T. con il suo insegnamento universitario, la sua varia attività letteraria, con la partecipazione come promotore al Sinodo di Pistoia (v.) e l'influenza esercitata nei cenacoli religiosi e politici del tempo vi domina intellettualmente, riunendo in sé pregi e difetti e oscillazioni della eresia nella sua geografica comparsa italiana: polemista, irruente, teologo illuminista, ora sostenitore del governo assolutista, ora difensore del governo repubblicano. Tuttavia sempre fu coerente al suo sistema giurisdizionale gallicano e alle teorie gianseniste, permettendo così di stabilire, in una bibliografia tanto discorde, quale discriminante del giansenismo italiano, una costante teologica e giurisdizionale. Se toccò la politica fu per una connessione inevitabile di esistenza, per opportunismo e marginalmente, e ciò indica l'influenza che solo indirettamente esercitò nel risorgimento nazionale e nel liberalismo del sec. xix. Divulgatore, non pensatore originale: in teologia e in diritto canonico riferendosi agli appellanti ed ai giurisdizionalisti francesi e olandesi, aggiungendovi solo rilievi liturgici e pratici derivanti da controversie avventizie. Iniziò la sua educazione nella città natale studiando presso i Filippini, finché ordinato sacerdote nel 1760 , tre anni dopo passò a Roma dove fu prefetto degli studi al Collegio Irlandese. A Roma conobbe diversi gianseenisti, tra cui il de' Ricci e il conte di Bellegarde. Nel 1778 era professore nell'Ateneo pavese e nel 1781 prefetto degli studi del Collegio-seminario austro-ungarico, trasferito da Giuseppe II da Roma a Pavia. Preparò, diresse e divulgò il Sinodo di Pistoia del 1786, e durante la Rivoluzione Francese fu prima titolare della cattedra di filosofia morale e di diritto naturale nell'Università di Pavia e poi professore al Liceo di Brescia. Dopo la Rivoluzione Francese fu eletto direttore della Facoltà legale nella Università pavese, dove rimase fino alla morte a ca-

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rico di anni e di scomuniche "com'egli stesso disse. Sembra abbia fatto una buona morte con intima riconciliazione, anche se non risulta una ufficiale e chiara ritrattazione di errori. Inizio, vivente, la pubblicazione degli Opera omnia, che doveva constare di 41 volumi, ma che rimase interrotta. Sua opera principale: Ethica christiana (4 voll., Pavia 1783). Nella dottrina teologica della Grazia, T. dipende da Bais, nel concetto di gerarchia cattolica da Sarpi, dai gallicani francesi, dal giansenista Van Espen e dall'opera di Van Hontheim; nell'insegnamento e nella prassi sacramentaria codificò il suo pensiero negli atti del Sinodo pistoiese, rivelandosi contro l'attrizionismo, il sistema morale probabilista e il limbo per i bambini morti senza Battesimo; circa le relazioni fra Stato e Chiesa ripete Richer, Dupin, De Marca, Febronio. In Italia fu tra i primi filosofi a rinnegare "il pessimo sistema della scolastica " e a leggere e consigliare la lettura di Rousseau, Voltaire, Montesquieu, non indifferente al sensismo di Locke e Condillac e alle teorie dello Hobbes. Aderiva spiritualmente alla Chiesa sciamatica di Utrecht, spregiudicato assertore della tolleranza ecclesiastica contro la presunta "intolleranza" della S. Sede, pugnace anticurialista. Ma non si può ignorare la facondia del suo insegnamento, l'interesse che suscitarono le sue pubblicazioni si da segnare il punto di contraddizione della polemica religiosa, il contributo al risveglio degli studi sacri anche se in un modo troppo illuministico senza tuttavia mai arrivare, prima nella Rivoluzione Francese e poi nell'orientamento del primo liberalismo ottocentesco, direttamente ad una idea di libertà e di indipendenza nazionale, ma solo indirettamente dietro le vecchie barriere dell'assolutismo ecclesiastico e politico.

Bibl.: Mem. e docum. per la stor. dell'Univ. di Pavia e degli uomini illustri che vi insegnarono, Pavia 1878, pp. 330-36; E. Rota, P. T. di Brescia "teologo piacentino e la controversia giansenista a Piacenza, in Boll. d. Soc. pavese di Stor. patria, 1912, pp. 343-64; S. Ricci, Il maggior teologo giansenista d'Italia P. T., in La scuola cattol., 20 (1921), pp. 14 sgg., 100 sgg., 276 sgg., 358 sg.; E. Rota, Il giansenismo in Lombardia sulla fine del sec. XVII, Brescia 1927; C. A. Jeznolo, Il giansenismo in Italia prima della rivoluzione, Bari 1928, pp. 261-332; G. Mantese, P. T. e il giansenismo braciano, Milano 1942. Benvenuto Matteucci

TAMBURINI, Tommaso. - Gesuita, moralista, n. a Caltanissetta il 6 marzo 1591, m. a Palermo il 10 ott. 1675 .

Insegnò da prima retorica, filosofia e teologia dogmatica; indi per 17 anni teologia morale nei collegi di Messina e di Palermo; fu anche parecchie volte rettore e contava tra i consultori e censori della Inquisizione di Sicilia.

L'ottimo successo delle prime tre sue opere, riprodotte in varie edizioni: Methodus expeditae Confesiensis (Roma 1647), Methodus expeditae Comanionis (ivi 1648), De sacrificio Missae expedite celebrando (Palermo 1649), nelle quali scioglieva quasi tutti i casi, che possono intervenire nella pratica di questi Sacramenti, con chiarezza, brevità e mitezza, indussero il generale V. Carafa a proporgli di scrivere una Summa completa di casuistica; si ebbero percib: Expeditae Decalogi explicationes (2 voll., Venezia 1654); Expedita iuris divini, naturalis et ecclesiastici moralis explicatio (3 voll., Palermo 1661); Tractatus de Bulla Cruciatae (ivi 1663). Se le numerose edizioni gli acquistarono una grande fama, del resto ben meritata, di dottrina e di erudizione, non mancarono però anche di suscitargli contro le recriminazioni e le ire accese di teologi di altre scuole, che lo denunciarono come lassista, pernicioso, distruttore della morale cristiana. Egli stesso, sotto lo pseudonimo di don Luigi Sanmario si difese contro il p. V. Baronio: Germana doctrina r. p. Thomae Tamburini perspicue repellens impugnationes r. p. Vincentis Baronii adversus illum alistas (ivi 1666). Si può tuttavia ritenere il T. un teologo probabilista, notando però che alcune soluzioni troppo larghe non possono scusarlo del tutto dal rimprovero di tendenza lassista. Ed è ormai comune il giudizio di s. Alfonso de' Liguori: «Negari non potest quod auctor iste multum facilis fuerit ad tribuendum probabilitatis pondus opinionibus, quae probabiles dici non merebantur, unde cum cautela legendus est" (Theol. moralis, lib. IV, n. 645). D'altronde
se alcune sue soluzioni furono poi condannate dalla Chiesa, ciò dimostra soltanto che egli ha errato e non che sia di proposito lassista. Postumi uscirono, ca. vent'anni dopo la sua morte: Tractatus quinque in quinque Ecclesiae praecepta (Palermo 1694) a cura di Filippo Sidonetti; ma si tratta delle lezioni, a cui il T. non aveva potuto mettere l'ultima mano.

Bibl.: Is migliore ed. completa è quello curata dal p. A. Zaccaria (3 voll., Venezia 1755), in cui vengono riferite le proposizioni condannate da Alessandro VI ed Innocenzo XI, e confutate in particolare le accuse lasciate contro il presunto lassismo dell'autore. Cf. anche Hurter, IV, coll. 279-81; Sommervogel, VII, coll. 1830-41; R. Brouillard, s. v. in DThC, XV (1946), coll. 34-38; M. Petrocchi, Il problema del lattismo nel sec. XVII, Roma 1953, v. indice. Celestino Testore

TAMBURO. - Struttura muraria di raccordo tra i pennacchi e la cupola, a forma cilindrica o prismatica, generalmente, in quest'ultimo caso, a pianta ottagonale.

Manca nelle prime chiese bizantine, essendo la cupola voltata direttamente sui pennacchi (S. Sofia, SS. Sergio e Bacco a Costantinopoli), e nei battisteri romanici a pianta centrale data la conformazione a tiburio: la struttura basamento - per lo più ottagona - prosegue esternamente per tutta l'altezza della cupola, nascondendone l'estradosso, per costituire il sostegno della copertura a tetto conico. Così pure, nella basilica di S. Marco a Venezia ed in quella di S. Antonio a Padova, il t. è solo apparente, ma senza funzione statica, perché la cupola esterna ha solo scopo di protezione, mentre la vera cupola in muratura è impostata direttamente sui pennacchi.

Un primo tentativo, di indubbia ispirazione classica, si osserva nel duomo di Pisa, dove però il passaggio dalla zona basamentale rettangolare alla cupola ovale viene ottenuto mediante pennacchi a cuffia, anziché a trombe; più tardi si trova nel duomo di Siena una struttura dodecagona, analoga al t., inserita tra la pianta esagonale dalla crociera e la cupola circolare, ma le irregolarità iconografiche determinano disorganicità costruttive e mancanza di unità compositiva. Solo a S. Maria del Fiore viene realizzata una disposizione unitaria, iniziando però la pianta ottagonale sia dalla struttura portante basamentale, cosicché sono eliminati i pennacchi di raccordo e si semplificano tutti i problemi costruttivi. Sul medesimo schema costruttivo sono concepite la basilica di Loreto e il duomo di Pavia. Invece in altre chiese quattrocentesche di minori dimensioni si compie un ulteriore progresso impostando il t., sempre a pianta ottagona, sopra una base quadrata mediante pennacchi di raccordo costruttivamente semplificati, dato l'innesto con una parete piana (S. Maria del Popolo a Roma, S. Maria delle Grazie o del Calcanio a Cortona, duomo di Torino, cappella Colleoni a Bergamo). Esternamente questi t. presentano pareti liscie intonacate o a cortina di mattoni, nelle quali si aprono finestroni rettangolari o centinati; soltanto all'inizio del secolo successivo appaiono quasi timidamente gli ordini architettonici in S. Maria di Loreto a Roma.

Ma l'innovazione fondamentale viene apportata da Bramante, dapprima nel tempietto di S. Pietro in Montorio, abbandonando le forme poligonali, sopravvivenza della tradizione gotica, ed impostando la cupola sopra un corpo cilindrico; e poi, sviluppando questa concezione classica, nel progetto per la Basilica Vaticana dove l'ordine architettonico diviene l'elemento dominante nel loggiato architravato, trasformando così il t. da pieno in traforato. La concezione bramantesca, mirabile per chiarezza di proporzioni, è stata giustamente definita "magnifica illogicità» nei riguardi costruttivi e statici.

Il modello per i secoli successivi si ha però nella forma data al t. da Michelangelo, in cui si equilibrano genialmente le esigenze statiche con l'unità compositiva, dando risalto alla struttura portante - pilastri e colonne a tutto aggetto - così da concentrare le spinte e da conferire un senso di articolazione ed un'espressione di potenza plastica. Al modello michelangiolesco si atterranno più o meno fedelmente gli architetti dei due secoli seguenti, sia ripetendo il motivo del colonnato (S. Andrea della Valle e S. Carlo al Corso in Roma, basilica di Superga, duomo nuovo di Brescia, duomo di Catania), sia adottando

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(da Ars Hapanica, P., Madrid 103, fig. 167; Tamizuro - T. ottagonale poggiante su trombe, una delle quali e visibile. Architetto Pennafreita, m. nel 1286. - Lérida, Cate

Paraste al posto delle colonne (S. Maria di Provenzano a Siena, S. Carlo ai Catinari in Roma, duomo di Palermo, duomo di Como), conservando però la trabeazione spezzata che imprime un senso di movimento ed un vivace effetto pittorico. Si allontana dagli altri il t. di S. Andrea delle Fratte a Roma che nella sua conformazione, non più cilindrica, ma su pianta mistilinea, manifesta il dinamismo borrominiano.

La stabilità delle cupole di notevoli dimensioni, specialmente se a sesto ribassato, determina talora interessanti disposizioni costruttive che anche esteticamente contribuiscono a rendere più serrato il collegamento tra le diverse parti dell'organismo architettonico: cosi a S. Maria della Salute in Venezia il t. è circondato dalle caratteristiche grandi volute (gli "orecchioni") che trasmettono le spinte sui muri perimetrali, mentre nel santuario di Vicoforte queste sono assorbite da enormi contrafforti a torre collocati in corrispondenza dei costoloni della cupola.

L'Ottocento continua freddamente gli schemi precedenti, nella forma del loggiato (S. Carlo di Milano) o in quella, più rispondente al gusto neoclassico, della superficie cilindrica completamente chiusa (S. Francesco di Paola a Napoli). Nella seconda metà del secolo le tendenze storicistiche portano talora all'imitazione delle forme rinascimentali (duomo di Cerignola, S. Maria Ausiliatrice di Torino); una concezione interamente nuova segue invece, con geniale ardimento, l'Antonelli nel S. Gaudenzio di Novara, frazionando il t. in una serie di loggiati sovrapposti, dei quali i superiori nascondono il nascimento della cupola. - Vedi tav. CXXI.

Birl.: G. Delon - G. Bezold, Kiveld, Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1894; J. Durm, Architektur der Renaissance in Italien, Berlino 1914; G. Giovannoni, Tra la cupola di Bramante e quella di Michelangelo, in Saggi sulla architett. del Rinascim., Milano 1035, pp. 143-76.

Mario Zocca
TAMETSI: v. MATRIMONIO; MATRIMONIO CLANDESTINO.

TAMING, diOCESI di. - Nell'estremità meridionale della provincia del Hopeh, nella Cina settentrionale.

Fu eretta in prefettura apost. l'ir marzo 1935 con 7 sottoprefetture civili della missione di Sienhsien (v.) e fu affidata alla Compagnia di Gesù, che per il lavoro apostolico vi manda i religiosi della provincia regolare ungherese. Il to luglio 1947 fu elevata a diocesi, suffraganea di Pechino.

Ha un'estensione di 8640 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 42.409 ; i sacerdoti 34 , di cui 9 cinesi; i seminaristi maggiori 8 ; i fratelli laici 21 , di cui 10 cinesi; le suore 30 , di cui 13 indigens. Tra le opere figuravano 6 dispensari di medicinali, i orfanotrofio, i ospizio per vecchi, 32 scuole con 1008 alunni.

L'evangelizzazione di T., per opera dei Gesuiti di Sienhsien, cominciò nella seconda metà dello scorso secolo : nel 1857 non vi erano né cristianità, né cristiani; questi nel 1861 erano 6, cresciuti a 12 nel 1864 e formanti una cristianità. Nel 1880 le cristianità erano 23 e i fedeli 399, saliti rispettivamente a 408 e a 8732 nel 1910 e a 920 e a 36.002 nel 1934, l'anno precedente alla erezione di T.

Birl.: AAS, 28 (1936), pp. 57-58; 39 (1947), pp. 614-16; Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione T. 1935; Relazione T. 1947; MC, 1950, p. 315.

Adamo Pucci
TAMISIER, Marie-Marthe-Baptiste: v. CONGRESSI EUCARISTICI.

TAMMUZ. - Dio mesopotamico (sumer. du-mu-ZI, accad. Tamūzu) della vegetazione, giovane, rifiorente in primavera dopo la morte invernale ( $=$ discesa agli inferi o morte), morente quando il sole estivo inaridisce la terra. Il culto di T. era sumerico (DUMU-ZI $=$ "figlio"), anteriore al poco a. C. Se ne celebrava la festa annuale nel quarto mese, detto $T$. (giugno-luglio). Al culto di T. era strettamente associato quello di Ištar, la «regina del cielo» (accad. Iarrat Samè) di cui Ier. 7, 18, Venere assira cui si identificava l'Astarte fenicia.

Forse si connette con il leggendario (per 28.880 anni) re Dumu-zi, famoso cacciatore, successore di Lugalbanda domatore dei dragoni, e predecessore di Gilgameš. Come Šamaš, T. riceve il titolo di "pastore" ( $v^{e} u$ ). Sorella di T. è Geštin-anna (s vite del cielo s) detta Bêlit-pèri (a Signora della campagna"). Verso il 1000 a. C., T. sostituisce le divinità cananee, note dai testi ugantici, Kiljan e Mêtt. Il dio principale di molti siro-fenici era 'Adön s signore" ( $=b a^{\prime} a l$ ) donde poi derivò il grecolatino Adonis (v. adone). Il nome proprio che si eolava sotto il titolo 'Adön era, sembra, T.; il T. siro-fenicio (Adone di Biblo) si identificava, almeno in parte, con l'egizio Osiride, il cui mito deve avere influenzato (dal sec. XVI a. C.) il mito paleoasiatico di T.; cosi leide si va identificando con Ištar o Astarte. Affine a T. è Telipinu del pantheon hittita, che in autunno muore, risuscita in primavera.
T. era stato introdotto tra gli Israeliti, a Gerusalemme stessa (Is. 17, 10 sg.), dai contatti con i Siro-Fenici e dai conquistatori assiro-babilonesi. Era «il diletto delle donne» siriane (Dan. 11, 37 sgg .). Ez. 8, 14 stigmatizza nel 390 a. C. l'«abominazione" ( $s \hat{e}^{\prime} \hat{e b h} d h$ )] idolatrica del culto di T. nel portale settentrionale del Tempio: ivi sedevano le donne che piangevano T. Mentre i Settanta trascrivono Gajujoos, s. Girolamo traduce Adonis e spiega poi il mito della morte e risurrezione di T.-Adone, celebrato dalle donne con pianti seguiti da giubilo e canti (PL 25, 82). Ma la celebrazione della risurrezione di T., ignorata da Ez. 8, 14, deve essere un'aggiunta posteriore, non originaria. Secondo F. E. Brown, era dedicato a Adone-T. il tempio pagano, prossimo alla sinagoga, di Dura Europea, costruito tra il 150 e il 160 d . C., modificato tra il 175 e il 182 ; non si conosce altro tempio di Adone, né da monumenti, né da testi. C. Autran ripete (1941) quanto avevano fantasticato H. Gunkel (1903), C. Vellay (1904), W. Frazer (1907), H. Gressmann (1908), ben confutati da W. Baudissin (1911), che Gesù fosse una trasposizione del mito di Adone-T.; citano s. Girolamo (PL 22. 581)

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(106. Fides)

TanaNarive, vicariato apostolicO di - Il Seminario St-Pierre.
e s. Paolino (PL 41, 320 sgg.), che parlano invece delle profanazioni di Adriano. T. K. Cheyne (I problemi biblici e la loro nuova soluzione, trad. it. Piacenza 1909, pp. 107-109) vede nella discesa agli inferi di Gesù il mito della discesa di T. e della discesa di Ištar, che va a cercarvi il suo morto sposo T. Secondo R. Dussaud (1921), l'uso di piangere ogni anno in Galaad la figlia di Iephte (Inde. 11, 40) sarebbe la sopravvivenza d'un culto amorrita di T.! T. Meek sostenne che dai canti del culto di T. siano derivati Cant. e vari salmi; lo confuta bene H. H. Rowley.

Bibl.: v. adone; S. H. Langdon, T. and Jstar, Oxford 1914; R. Dussaud, Les orig. cananéen. du sacrif. israél., Parigi 1921, pp. 261-64; T. Meek, Canticles of the T. cult, in Amer. journ. of sem. lang., 39 (1922), pp. 1-14; G. Furlani, La religione babilonese e antira, I, Bologna 1928, pp. 279-84 e 295-99; A. Médchiellle, Expiation, in DBs, fasc. XII (1934), coll. 11-13; M. Witzel, T. Liturgien und Verwandtes (Anal. Orient., 10), Roma 1935; H. H. Rowley, The interpret. of the Song of Songs, in Your. of theol. studies, 38 (1937), pp. 360-62; F. E. Brown, in The excavations at Dura - Europos... Prelimin. reports of the 7 th and 8 th seasons of work (1933-35), Nuova Heven 1939, pp. 135-74; G. Frank, Kultlieder aus dem Ischtar-Tamüz-Kreis, Lipsia 1939; T. H. Gaster, Ezechiel and the mysteries, in Your. of bibl. liter., 60 (1941), pp. 289-310; C. Autran, Des orig. du christianisme, in Nouv. rev. franf., 29 (1941), pp. 800-13, ben confutato da L.-H. Vincent, in Vivre et penser, I (1941), pp. 266-69; H. Otten, Bie Überlieferung des Te-lipinu-Mythus, Lipsia 1942; E. Dhorme, Les relig. de Babyl. et d'Arcyr. (Mana, 1, 11), Parigi 1945, pp. 16-20, 115-21, 134-37; A. Moortgat, T. Der Unsterblichheitsglaube in der altoriental. Bildkunst, Berlino 1949. Testi in Ancient near eastern texts relating to the Old Text., Princeton 1950, p. 41 sgg. Antonino Romeo

TAMPICO : v. TAMAULIPAS.
TANAGRA. - Antica diocesi nella Beozia (Grecia), suffraganea di Corinto. L'unico vescovo noto è Esichio, come risulta da una lettera da lui firmata all'imperatore Leone, dopo un Sinodo provinciale del 458 (Le Quien, in Oriens Christianus in 4 patriarchatus digestus, II, Parigi 1740, p. 212). Attualmente è diocesi titolare.
L. Duchesne illustrò un'iscrizione mutila databile al sec. v nella quale il defunto pone il suo sepolcro sotto la protezione di un santo martire di cui manca il nome (Inscription chrétienne de T., in Bull. de correspondance hellénique, 3 [1879], pp. 144-46). Una seconda epigrafe cristiana fu trovata nel 1935 e appartiene alla Sne del sec. Iv (L. P. Milburn, An early christian epitaph from T., in The Journal of theological Studies, 1950, pp. 176-86).

Enrico Josi
TANANARIVE, vicariato apostolicO di. E situato nella parte centrale del Madagascar.

Dopo vari tentativi infruttuosi fatti sotto la regina Ranavalona I (m. il 16 ag. 1861), Radama II finalmente permise ai missionari di recarsi a T., dove giunse nel
sett. del 1861 il p. Weber, seguito poi da altri missionari. L'anno dopo vi si recavano le prime suore di S. Giuseppe di Cluny. Anche i protestanti si insediarono a T. nel medesimo anno (1861) e riuscirono ad ottenere che il protestantesimo fosse riconosciuto religione di Stato. La missione si sviluppò rapidamente, ma durante la guerra dei Francesi contro gli Hova ebbe molto a soffrire, come pure dall'anticlericalismo del governo francese, che si era impadronito dell'Isola.

Il 21 genn. 1848 la prefettura ap. del Madagascar fu elevata a vicariato ap. Il 4 sett. dello stesso anno ne fu distaccata la prefettura ap. delle Isole S. Maria, M