ssione si sviluppò rapidamente, ma durante la guerra dei Francesi contro gli Hova ebbe molto a soffrire, come pure dall'anticlericalismo del governo francese, che si era impadronito dell'Isola.
Il 21 genn. 1848 la prefettura ap. del Madagascar fu elevata a vicariato ap. Il 4 sett. dello stesso anno ne fu distaccata la prefettura ap. delle Isole S. Maria, Mayotta e Nossi-Ile, alla quale il 27 nov. 1858 furono annesse anche le Isole Anjouan, Mohély e la Grande Comore. Il 16 genn. 1896 il vicariato ap. di Madagascar fu diviso in vicariato ap. di Madagascar settentrionale per i Gesuiti con sede a T. e in vicariato ap. di Madagascar meridionale per i Lazzaristi con sede a Fort-Dauphin. Il confine era
il $22^{\circ}$ parallelo. Il 5 luglio 1898 dal vicariato ap. di Madagascar settentrionale fu distaccata la zona centrale dell'isola per formare il vicariato ap. di Madagascar centrale per i Gesuiti e il settentrionale passò agli Spiritoni. Il ro maggio 1913 dal vicariato ap. di Madagascar centrale fu distaccato il vicariato ap. di Fianarantsoa (v.) e il 15 maggio 1913 la prefettura ap. di Betalo, ora vicariato ap. di Antsirabé (v.). Il 20 maggio 1913 il vicariato ap. di Madagascar centrale fu chiamato vicariato ap. di T. Il 13 dic. 1933 dai vicariati ap. di T. e di Majunga fu distaccata la missione «sui iuris» di Miarnarivo (v.), ora vicariato ap. Il 18 giugno 1935 dai vicariati ap. di T. e Fianarantsoa fu distaccata la prefettura ap. di Vatomandry, ora vicariato ap. di Tamatave (v.). Dopo tutte queste divisioni T. è divenuto uno dei vicariati ap. più piccoli.
Ha una superficie di kmq. 20.000 con ca. 6.000 .000 di ab. di cui 158.161 cattolici, 8572 catecumeni, 200.393 protestanti, 102.477 pagani e poche centinaia di musulmani. Vi sono 102 missionari, 157 fratelli, 208 suore. Vi è il Seminario maggiore regionale e il minore. Catechisti 634 , quasi-parrocchie 8 , stazioni missionarie principali 21 , secondarie 609 . Scuole elementari 234 , medie 18 , superiori 12, professionali 3, magistrali 2. La missione è in pieno sviluppo anche per la organizzazione di associazioni pie e di Azione cattolica.
Bibl.: AAS, 5 (1913), p. 274; GM, pp. 276-77; MC, 1930, pp. 200-202; Arch. di Prop. Fide, protocollo n. 4329/31; L. Lopetegui, El despertar cristiano de Madagascar, Bilbao 1925, pp. 130-46.
Saverio Paventi
TANCHELMO (TancheLinus). - Eresiarca indipendente da altri gruppi contemporanei; agi nella Zelanda, in Fiandra e a Colonia, nel volgere dei secc. XI-XII; fu ucciso con un colpo alla testa durante un viaggio in barca, ca. il 1115 .
L'eresia di T. è una deviazione del movimento gregoriano contro il clero simoníaco e concubinario. Egli andò a Roma con il sacerdote Everwacherus, latore al papa (Urbano II o Pasquale II) del progetto di staccare dalla diocesi di Utrecht parte dei territori marittimi, nella Zelanda, per assegnarli a quella fiamminga di Tournai (e non di Thérouanne). Fallita la missione, la reazione del clero contribuì verosimilmente all'evoluzione eretica di T. e alla sua aperta ribellione, che ebbe particolare successo fra le incolte popolazioni rivierasche. Sotto pretesto della cattiva condotta del clero feudale e sul falso principio che la validità dei Sacramenti dipende dalla bontà del ministro, negò i poteri religiosi dei vescovi e sacerdoti, rifiutando loro sottomissione, s'oppose al pagamento delle decime, respinse i riti. Donne e uomini che lo seguivano s'abbandonavano a violenze armate. Il fabbro Manassès, suo discepolo, costituì una «gilda» di 12 uomini, ad imitazione del collegio apostolico, con una donna in rappresentanza
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della Madonna. I canonici di Utrecht, in una lettera, tra il 1112 e il 1114, all'arcivescovo di Colonia Federico, che teneva prigionieri T., Everwacherus e Manassès, aggravarono per animosità le accuse: T. si riteneva Dio facendosi attribuire onori divini dai seguaci, che bevevano l'acqua in cui s'era lavato considerandola un Sacramento di santificazione e una reliquia; aveva celebrato un sacrilego rito nuziale con Maria S.ma, impalmandone una status e invitando i seguaci ad offrire doni; teneva famigliarità immorale con ragazze e spose; procedeva con apparato e insegne regali fra una scorta armata. T. sconvolse in modo particolare la popolazione di Anversa, male assistita spiritualmente dal solo parroco concubinario della chiesa di S. Michele. L'eresia perdurò anche dopo la morte di T., intaccando perfino i canonici. Burcardo, vescovo di Cambrai, nell'opera di riforma vi chiamò verso il 1121-23 s. Norberto il quale, coadiuvato dal discepolo s. Evermond, riusci a togliere gli abusi contro l'Eucaristia, e molti seguaci di T. riportarono le particole consacrate che tenevano nascoste da molti anni. Il b. Waltmann, primo abate di S. Michele, disperse gli ultimi tanchelmiti.
Bibl.: I Epistola Trajectensis Ecclesiae e la Vita Norberti, nella duplice redax. (cf. MGH, Script., XII, pp. 690-91), in Acta SS. Iunii, I, Parigi 1866, pp. 831-34, e in PL 170, 1311-18; e 150, 367; Sigeberti continuatio Valcellensis, in MGH, Script., VI, p. 439 (PL 160, 383); P. Abelardo, Introdustio ad theologiam, PL 178, 1036; P. J. Goetschalckx, Oarhandenboek der Witbeerenabdij van Sint-Micheils te Antwerpen, I, Eeckeren-Donck 1909, pp. 1-8; H. Firenze, Tanchelin et le projet de démembrement du diac. d'Utrecht vers 1100, in Bull. de la classe des lettres del'Acad. r. de Belgique, $3^{e}$ serie, 13 (1927), pp. 112-19; E. de Moreau, Hist. de l'Eglise en Belgique, II, Bruxelles 1940, pp. 304-13. Ilarino da Milano
TANCREDI (Tancredus). - Canonista, n. a Bologna verso il 1185 , m. ivi tra il 1234 e il 1236.
Canonico e poi arcidiacono di Bologna (1226), è noto fin dal 1214 come decretorum magister; fu anche gran cancelliere dell'Università. Oltre l'insegnamento ebbe numerosissimi incarichi di fiducia dai pontefici Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX, soprattutto per dirimere vertenze ed eliminare abusi (causa con il podestà di Mantova per Massa Fiscalia, scomunica del pretore di Firenze per il privilegio del fòro, questione tra l'arcivescovo di Ravenna e la città di Cervia, tra l'abate di Nonantola e il vescovo di Pistoia). Ebbe parte nella composizione di liti nella stessa Bologna (monaci di S. Michele contro il Capitolo, vescovo contro i Canonici Regolari di S. Salvatore, Bolognesi e Modenesi, vescovo e Comune); fu membro della Commissione per la canonizzazione di s. Domenico. Quando Onorio III pubblicò la Compilatio quinta gliela dedicò, raccomandandone la diffusione e l'osservanza nelle scuole e nei tribunali. Le sue opere genuine sono: Ordo iudiciarius, scritto tra il 1214 e il 1216, raffazzonato da Bartolomeo da Brescia nel 1236 (ultima ed., a cura di F. Bergmann, Gottinga 1842); Summa de matrimonies, scritta tra il 1210 e il 1214 (ultima ed., a cura di A. Wunderlich, Gottinga 1841); Apparatus ad Compilationem I, II, III: il $1^{\circ}$ (1210-15) è compreso nella glossa ordinaria, il $2^{\circ}$ (scritto prima del 1215) fu rifatto insieme al $1^{\circ}$ dopo il 1220 , il $3^{\circ}$ (1220) è compreso nella glossa ordinaria: Glossae ad Compilationem V; Provinciale (manoscritti a Bamberga e Einsielden).
Bibl.: G. Fantuzzi, Notiz. degli scritti, bolognesi, VIII, Bologna 1790, p. 76-86; F. Bergmann, Pölii, T., Gratice Libri de iudiciarum ordine, Gottinga 1842; F. C. de Savigny, Stor. del dir. rom. nel medioevo, II, Torino 1827, pp. 295-305; J. F. v. Schulte, Gesch. der Quellen und Literatur des von. Rechts, I, Stoccarda 1873, pp. 199-203; F. Valls-Taberner, Interno alla Summa de sponsolibus et matrimonies del Muntro T. di Bologna, in Rto. di storia del dir. ital., 11 (1938), pp. 387-82.
Augusto Moreschini
TANCREDI d' Altavilla. - Principe di Antiochia, n. ca. il 1072, m. ad Antiochia il 12 dic. 1112 .
Seguì Boemondo suo zio nella I Crociata (1096); combatté valorosamente a Nicea, Gerusalemme, Ascalona. Aspirò alla corona di Gerusalemme, ma inutilmente, sebbene la sua candidatura potesse appoggiarsi all'inestima-

(fot. Ene, Catt.)
TANCREDI (TANCREDUS) - Incipit dell'Ordo iudiciarius - Biblioteca Vaticana, cod. Pal. lat. 636, f. $173^{2}$ (sec. xili-xiv).
bile tesoro della moschea di 'Omar, di cui si era impadronito al momento della caduta di Gerusalemme. Ebbe il titolo di principe di Galilee e difese valorosamente i domini suoi e dello zio Boemondo contro infedeli e contro cristiani. T. Tasso gli diede fama immortale nella Gerusalemme Liberata, esaltandolo come il tipo del cavaliere cristiano.
Bibl.: Rodolfo di Caen, Gesta Tancredi, in Recueil des bist. des Croisades, Hist. occid., III, Parigi 1880, pp. 603-716 (anche in PL 153, 491-540); L. Brélizet, L'Eglise et l'Orient au moyen âge, Les Croisades, $6^{e}$ ed., Parigi 1928 (v. indice); F. Chalandon, Essai sur le règne d'Abseis Commène, ivi 1900; R. Grousset, Hist. des Croisades, II, ivi 1956 (v. indice).
Gina Fasoli
TANCREDI di Lecce. - Principe normanno, figlio naturale di Ruggero di Puglia e di Emma dei conti di Lecce, insignito egli stesso dal 1149 del titolo di conte di Lecce.
Nel 1154 si rifugiò a Costantinopoli temendo le insidie di Guglielmo I che sospettava in lui un possibile pretendente alla corona, malgrado la sua illegittimità. Ritornato in patria dopo il 1166, e favorito da Guglielmo II, ottenne, per le sue qualità morali, e malgrado il suo fisico diagraziato, le simpatie della nobiltà del Regno, che nel 1189 lo contrappose ad Enrico VI, cui andavano la corona ed il Regno di Sicilia, quale eredità della moglie Costanza. Incoronato nel 1190 a Palermo, T. cercò alleati tra i nemici di Enrico VI, in Italia, in Germania, in Inghilterra, in Oriente. Gli eserciti che Enrico VI armò contro di lui subirono gravi perdite per epidemia ed insuccessi militari, ma la morte di T. nel 1194 e il passaggio della corona al giovane Guglielmo III favorirono il successo finale di Enrico VI.
Bibl.: H. Tvecbe, Kaiser Heinrich VI., Lipsia 1867; F. Chalandon, La domination normande en Italie, Parigi 1937; F. De Stefano, Storia della Sicilia dal sec. XI al XIX, Bari 1948, e bibl. ivi citata. Gina Fasoli
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Tanganica - 1) [Confini di colonia; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
TANDJUNG-KARANG, PREFETTURA APOSTOLica di. - Nella parte meridionale dell'isola di Sumatra.
Comprende la residenza di Teluk-Betung (già Lampong) e il distretto di Kroe (dalla residenza di Benkulu), staccati dalla missione di Palembang ed eretti in prefettura ap. il 19 giugno 1952. Come la missione madre, è affidata alla Congregazione dei Preti del S. Cuore di Gesù. Ha un'estensione di 35.000 kmq . Al momento dell'erezione, su una popolazione totale di ca. 1.000 .000 di ab. i cattolici erano 2015; i sacerdoti 6, i fratelli laici 1, i seminaristi 9 , le suore 22. Tra le opere figuravano 2 collegi, 2 ospedali, 1 orfanotrofio, 8 edifici sacri tra chiese e cappelle. Le scuole: 7 elementari e 3 medie.
L'evangelizzazione di T. è recentissima; i fedeli sono quasi tutti raccolti in quattro cristianità : T. K., fondata nel 1928; Pringsewu, fondata nel 1932; Metro, fondata nel 1937, e Teluk-Betung, fondata nel 1949. La cristianità di Pasuruan, fondata nel 1938, fu distrutta e quindi abbandonata durante la guerra e non è stata ancora riaperta: i cattolici si trasferirono a Metro.
Bist.: Arch. di Prop. Fide, Incarto erea. T. 1952; AAS, 44 (1952), pp. 760-61. Adamo Pucci
TANGA, PREFETTURA APOSTOLICA di. - E situata nella parte settentrionale del Tanganica, sulla costa dell'Oceano Indiano, ed è affidata all'Istituto della Carità (Rosminiani). Fu eretta il 18 apr. 1950 con territorio distaccato dal vicariato ap. di Kilima-Njaro.
Ha una superficie di $28.037 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di ca. 500.000 ab. I cattolici sono 17.380 (di cui 5610
indigeni, 11.480 esteri e 290 di stirpe mista), i catecumeni 1246, i dissidenti orientali 747 , i protestanti 18.000 , 1 maometrani circa 280.000 , i pagani ca. 180.000. Vi sono 21 sacerdoti esteri di cui 19 rosminiani e 2 della Congregazione dello Spirito Santo, 2 fratelli laici esteri (Rosminiani) e 21 suore estere; 6 stazioni principali e 42 secondarie con 5 chiese e 42 cappelle; 1 ospedale, 4 dispensari, 2 orfanotrofi, 1 lebbrosario, 72 scuole. Nell'ultimo anno si son avuti 443 Battasimi di adulti. Vi fiorisce l'Azione Cattolica. E una missione che sta al principio del suo sviluppo e che dà buone speranze di un fecondo apostolato entro i prossimi anni.
Bist.: AAS, 42 (1950), pp. 705-706; MC, 1950, p. 190; Arch. di Prop. Fide, pos, prot. n. 3869/52. Carlo Corvo
TANGANICA. - Territorio dell'Africa australe, che con il Ruanda e l'Urundi formava (dal 1891)
l'Africa orientale tedesca; poi ribattezzato con il nome attuale dagli Inglesi, cui venne concesso come mandato nel 1920 ed in amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite nel 1946.

(per carteria dei Padri Missionari della Consolata)
Tangamica - L'antica pro-cattedrale di Tosamagonga, Nello sfondo la nuova Cattedrale. Vicariato apostolico di Iringa.
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A sinistra: TAMBURO a colonne abbinate della chiesa di S. Andrea della Valle. Opera di C. Maderno (1608) - Roma. A destra: TAMBURO ottagonale con menaule a volute della chiesa di S. Maria della Salute iniziata nel 1631. Opera di B. Longhena - Venezia.
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In alto a sinistra: LAGO TANGANICA. In alto a destra: CASA DEI PADRI PALLOTTINI - Prefettura apostolica di Mbulu. In basso a sinistra: GRUPPO DI MISSIONARI INTENTI ALLA COSTRUZIONE DI UN MULINO - Tosa Maganga. In basso a destra: COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA (1942) - Tosa Maganga, Missione della Consolata.
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Il T. è ampio più di tre volte l'Italia ( 936.330 kmq .) e si stende fra $1^{\circ}$ e $11^{\circ} \mathrm{S}$., all'incirca, dal Lago Vittoria al Lago Niassa, affacciandosi sull'Oceano Indiano con una costa di 850 kmq . Risulta in complesso da un vasto altopiano (ca. 1000-1500 m. d'altezza), con clima tropicale attenuato dal rilievo, eccetto che sulla fascia litoranea, d'altronde piuttosto ristretta ( $20-30 \mathrm{~km}$. di profondità). La piovosità, che cresce da S . a N., è concentrata di regola nella stagione estiva, a S. e nel centro, ed in due periodi più umidi, a N., separati da due stagioni asciutte. Il paese è ricoperto per lo più da steppe e savane, che trapassano a foreste nella bassa fascia costiera ed a pascoli montani nelle regioni più elevate. Dovunque ricca la grossa fauna di ruminanti e carnivori felini, e ricchissima l'avifauna.
Il paese ha cospicue risorse agricole, forestali ( $40 \%$ della superficie territoriale) e minerarie. I prodotti principali sono oggi l'agave sisalana, il cotone, il caffè e le arachidi, cui si aggiungono non trascurabili quantitativi di riso, sesamo, thè, ecc. L'allevamento è fiorente ( 6,4 milioni di capi bovini; 3,5 di ovini; 2,3 di caprini, ecc.), nonostante che il flagello della tse-tse ne riduca le grandi possibilità. Dal sottosuolo si estraggono oro, diamanti, stagno e mica; ma le ingenti riserve di carbon fossile prossime al Lago Vittoria sono ancora intatte. Notevoli progressi ai sono fatti negli ultimi anni nelle comunicazioni interne ( 2600 km . di ferrovie), che hanno dato un forte impulso al commercio, nel quale le importazioni superano ovunque le esportazioni.
La popolazione ( 7,3 milioni di ab.) è costituita quasi tutta da negri bantu e nilotici, con Sualieli sulla costa; gli Europei sono ca. 20 mila e 45 mila gli Indiani. Essa è ripartita in 8 province, di cui le più densamente abitate sono quelle meridionali. Numerosi i centri urbani, di cui il più popoloso, Dar es Salam ( 70 mila ab.), sulla costa a S. dell'Isola Zanzibar, è la sede del governo Ugigi, sul Lago Tanganica ( 25 mila ab.), è il più importante dell'interno.
Bril.: C. Gilman, A population map of Tanganiyha territory. Dar es Salam 1936; Ch. Lenbuscher, Tanganiyha, Oxford 1944.
Giuseppe Caraci
Evangelizzazione. - Partendo dalla isola di Zanzibar i Missionari dello Spirito Santo nel 1867 iniziarono la missione di Bagamoyo nel territorio attuale di T., fondando scuole ed orfanotrofi per i numerosi giovani schiavi riscattati, e poi un villaggio cristiano.

(per cortesia di Donna Cariangela Aimone-Cat) Tanganica - Capo Massai.

(per cortesia dei Padri Missionari della Cunouata)
Tanganica - La popolazione di Tusamaganga (diocesi di Fringa) dinanzi alla Cattedrale (Pasqua 1948).
Dal 1877, con la fondazione della stazione di Mhonda, cominciò una ulteriore estensione della missione nella regione nord-orientale del territorio.
Nel 1878 l'interno della terra presso i grandi Laghi Tanganica e Victoria Nyanza fu affidato ai Padri Bianchi. Grandissimi ostacoli ad una efficace attività missionaria erano la caccia dei negri e l'influsso dei maomettani, che fu arginato dall'occupazione da parte della Germania e dalla creazione della colonia dell'Est-Africa tedesca nel 1885. Nel 1887 la parte meridionale della costa fu affidata ai Benedettini di S. Ottilia. Allora le missioni poterono molto progredire, anzitutto per la fondazione sistematica di scuole. Un contraccolpo a questi progressi fu la ribellione del 1905, durante la quale mons. Cassiano Spiss, O.S.B.(S. Ottilia), vicario apostolico del Zanzibar meridionale, fu trucidato insieme con 2 fratelli e 2 suore, e molte stazioni furono distrutte. Un altro contraccolpo fu la prima guerra mondiale: i Benedettini, perché tedeschi, furono espulsi. Subentrarono, quando il territorio cadde sotto mandato inglese, i Cappuccini svizzeri e i Benedettini svizzeri. Inoltre di alcuni distretti s'incaricarono i Missionari della Consolata (1922), i Passionisti (1935), i Pallottini (1943), i missionari di Maryknoll (1950) e i Rosminiani (1950). Il 25 marzo 1953 fu istituita la gerarchia ordinaria. Così si hanno attualmente nel territorio del T. 18 fiorenti missioni: Bagamoyo, nel 1906 vicariato ap., affidato alla Congregazione dello Spirito Santo, ora diocesi di Morogo. Budoba, nel 1929 vicariato ap. affidato alla Società dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi), ora diocesi. Dar-es-Salaam, nel 1887 prefettura ap. di Zanguebar meridionale, nel 1902 vicariato ap., nel 1906 nome attuale, affidato ai Cappuccini. Dodoma, nel 1935 prefettura ap., affidata ai Passionisti, ora diocesi. Iringa, nel 1922 prefettura ap., nel 1948 vicariato ap., affidato ai Missionari della Consolata di Torino, ora diocesi. Karema, nel 1946 vicariato ap., affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Kigoma, nel 1880 provocariato di T., nel 1887 vicariato ap., nel 1946 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Kilima-njaro, nel 1910 vicariato ap., affidato alla Congregazione dello Spirito Santo, ora diocesi di Moshi. Maswa, nel 1946 vicariato ap., affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Mreza, nel 1932 missione di Tukuyu, nel 1938 prefettura ap., nel 1949 vicariato ap. con il nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Mbulu, nel 1949 prefettura ap., affidata ai Pallottini, ora diocesi. Musoma, nel 1950 prefettura ap., affidata alla Società di Maryknoll. Mwanza, nel 1894 vicariato ap. di Victoria Nyanza meridionale, nel 1915 nome di Victoria Nyanza, nel 1929 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Npanba, nel 1931 abbazia nullius», affidata ai Benedettini di S. Ottilia. Peramino, nel 1913 prefettura ap. di Lindi, nel 1927
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abbazia « nullius», nel 1931 nome attuale, affidato ai Benedictini di S. Ottilia. KAGERA Inferiore, vicariato ap. nel 1951, ora diocesi di Rutabo. TadorA, nel 1887 vicariato ap. di Unyanembe, nel 1925 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. TANGA, nel 1950 prefettura ap. affidata ai Rosminiani. - Vedi tav. CXXII.
BibL.: anon., Chronique des Missions C. S. Sp. Aperçu histor. et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 353-72; F. Leonard, Les Pères Blancs du card. Lavigerie, ivi 1935, pp. 124-40; MC, 1950, pp. 180-90.
Giovanni Rommerskirchen
TANGUAY, Cyprien. - Sacerdote e storico canadese, n. a Québec nel 1819 , m. ivi nel 1902.
Studiò nel Seminario di Québec; sacerdote nel 1843, si dedicò per oltre un ventennio al ministero parrocchiale, specialmente a Rimouski, dove fondò (1860) un rinomato collegio. Fondò pure a St-Germain il convento di Notre-Dame. Si occupava intanto di ricerche storiche e genealogiche, con particolare riguardo al periodo della colonizzazione francese del Canadà : taluni saggi dati alle stampe in riviste e periodici richiamarono su di lui l'attenzione del governo, e nel 1867 ebbe ufficiale incarico di stabilire l'esatta genealogia delle famiglie francesi stanziatesi successivamente nel Canadà ed il T. poté pubblicare il Dictionnaire généalogique des familles canadiennes françaises depuis les origines de la colonie jusqu'à nos jours ( 7 voll., 1871-90) che gli diede fama nazionale e gli meritò di essere accolto nella Royal Society of Canada, il massimo istituto scientifico del paese. Dal canto suo papa Leone XIII gli conferì dignità prelatizia dopo la pubblicazione del Répertoire du clergé canadien par ordre chronologique ( $2^{\mathrm{a}}$ ed., 1893). Mons. T. continuò gli studi prediletti sino alla morte, illustrando le vicende della Chiesa canadese senza tralasciare l'apostolato, diretto specialmente alle classi colte.
BibL.: J. Allaire, s. v. in Dict. du clergé canadien-franc., Montréal 1910; L. Lindsay, s. v. in Cath. Enc., XIV, p. 443. Renzo U. Montini
TANIS. - Città egiziana antica, a ca. 25 km . dall'attuale es-Sâliḅijjah presso il villaggio di Sān el-Hağar su un canale già parte del ramo tanitico del Nilo.
Secondo Num. 13, 23, T. (ebr. Ṣa'an) fu fondata sette anni dopo Hebron; ma le sue origini debbono essere più remote. E caratteristico in essa il culto del dio Seth, portato là probabilmente dagli Hyksos (v.); celebre è il santuario di questo dio fondato da Ramses II; ne sopravvivono in luogo le rovine; importanti resti di scultura sono al Museo del Cairo.
Ps. 77, 12 e 43, ricorda le campagne di T., dove Dio fece cose meravigliose al tempo dell'Esodo. Durante la XXI dinastia T. fu per più di un secolo capitale del paese, sicché Is. 19, 11 e 13 dà particolarmente importanza ai a principi di T. v. Nel 667 a. C. fu saccheggiata da Assurbanipal e più tardi da Nabuchodonosor (onde la profezia di Ex. 30, 14-18). Al tempo di Strabone (XVII, 802) era ancora una città fiorente; nella seconda metà del sec. I d. C. (Fl. Giuseppe, Bell. Iud., IV, 11, 5) era in decadenza.
BibL.: Fl. Petrie, T., I, Londra 1885; M. A. Murray - F. L. Griffith, T., II-IV, ivi 1888; H. Gauthier, Dict. des noms géograph., I, Cairo 1929, pp. 50, 74, 200 e passim; P. Monnet, Les nouvelles fouilles de T., Parigi 1933; id., T., ivi 1942.
Aristide Calderini
TANJORE, diOcesi di. - Situata nell'India sudorientale.
Con decreto della S. Congr. di Propaganda Fide del 13 nov. 1952, la diocesi di S. Tommaso di Meliapor, che per l'accordo tra la S. Sede e il Portogallo del 18 luglio 1950 cessava di far parte del patronato portoghese passando alle dipendenze di Propaganda, e l'arcidiocesi di Madras venivano limitate alla sola porzione di territorio compresa nel distretto civile di Chingleput e unite in modo da formare un'unica arcidiocesi di Madras-Meliapor, mentre con le parti di territorio delle due dette circoscrizioni ecclesiastiche, situate al di fuori del distretto di Chingleput, si erigevano rispettivamente le diocesi di Vellore e di T.
La diocesi di T., eretta con il territorio meridionale di S. Tommaso di Meliapor, comprende quasi tutto il distretto civile di T. ed un piccolo circondario di pertinenza del distretto civile del Sud Arcot. Confina con lo stretto di Palk, con le diocesi di Kumbakonam, Tiruchirapally e Madhurai. Ha una superficie di kmq. 9615 ed una popolazione di quasi 3 milioni di ab., di cui 85.000 cattolici, 40.000 protestanti ed il resto indù, con un'esigua minoranza di musulmani. E affidata al clero indigeno costituito da ca. 50 sacerdoti, quasi tutti indiani. La lingua usata è il tamil. Conta 41 stazioni primarie o quasiparrocchie, bene attrezzate, con sacerdoti stabilmente residenti. Tutto il territorio diocesano è molto popolato e fornito di scuole e collegi cattolici, di opere di carità e istituzioni benefiche. E suffraganea di Madras-Meliapor.
BibL.: Arch. di Prop. Fide, ponenza n. 23, 1952, pos. prot. n. $4151 / 52$.
Pompeo Borgna
TANJORE (regno) : v. TRICHINOPOLY.
TANNAITI ( $<$ ripetitori $>0 \times$ insegnanti $>$ ). - Dottori ebrei, anteriori al sec. III, il cui insegnamento è conservato nella raccolta ufficiale dell'insegnamento rabbinico detta Mišnāh (v.).
Tale titolo fu conferito anche ad una classe particolare di studiosi, specializzati nel riferire a mente i detti talmudici antichi a cui i dottori si richiamavano nella discussione; ma questi t. non ebbero importanza dottrinale. Il numero complessivo dei t. viene calcolato in 270 . Essi si dividono in 5 o 6 generazioni. Eccellono nella prima Sammaj e Hillé (v.), Rabbān Gamaliele il Vecchio, Jōhānān ben Zakkaj. Fra quelli appartenenti alla seconda Gamaliele II, Jōhāšūs' ben Hānañāh. Della terza: T'aryhōn, Ismaele, 'Aqlbā', Jōsē il Galileo. Della quarta: Mē'ir, Simeone ben Johaj, Giuda ben Ilaj, Jōsē ben Hālaphtā', Jōhānān il Sandalaio, Abbā' Sā'ūl. Della quarta: Simmaco, Giuda il Santo o il Principe (colui che pose le basi alla redazione della Mišnāh). Della sesta fanno parte dottori non più menzionati nella Mišnāh, tra cui Gamaliele III, Hijjā', Abba Areka (v.) o Rab.
BibL.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midras, $5^{\circ}$ ed., Monaco 1921, passim.
Eugenio Zolli
TANNER, Adam. - Gesuita, teologo, n. a Innsbruck il 14 apr. 1572, m. a Unken (presso Salisburgo) il 25 maggio 1632.
Insegnò per 34 anni teologia dogmatica, morale e controversie a Monaco, Ingolstadt, Praga e Vienna; e dotato com'era di acuta intelligenza e di ampia cultura, godette la fama del migliore teologo della controfforma in Germania, mentre gli avversari lo decoravano del titolo di «insolente». Prese parte ai colloqui di Ratisbona del 1601, di cui stese una Relatio compendiosa (tradotta da lui anche in tedesco [Monaco 1602]) e una confutazione vivace della Confessione di Augusta: Anatomia confessionis augustanae (Ingolstadt 1613); nel conflitto tra Venezia e Paolo V difese i diritti del Papa in Defensio Ecclesiae libertatis (ivi 1607), rivendicando la libertà della Chiesa contro le aggressioni tiranniche dello Stato. L'opera che gli diede maggior fama è : Universa theologia scholastica (4 voll., ivi 1626 -27), che venne paragonata alla Somma di s. Tommaso, non solo per l'ordine delle questioni, ma anche per la solidità della dottrina e la concisione del dettato. In essa segue la dottrina di s. Tommaso, ma con uno sguardo ai tempi e allo sviluppo delle teorie; e mentre per una parte resta fermo all'opinione della incorruttibilità degli astri, pur avendo osservate direttamente le macchie lunari, per l'altra nella questione della Grazia e della immunità dei principi va troppo oltre. Si occupò pure di mitigare la severità nei processi contro le streghe.
BibL.: Sommervogel, VII, 1843-55; Hurter, III, 638-40; B. Duhr, Stellung der Jesuiten in den deutschen Hexenprozessen, Friburgo in. Br. 1900, p. 45 sgg.; id., Gesch. des Jesuiten in den Ländern deutscher Zange, II, II, ivi 1912, pp. 380-400, 516-21; W. Lore, A. T. und die Gnadenstratigheiten des 17. Jahrh., Breslavia 1932 (cf. osservazioni in Zeitschr. für hatbal. Theol., 55 [1933], pp. 313-14).
Celestino Testore
TANNOIA, Antonio. - Discepolo e primo biografo di s. Alfonso de Liguori, n. a Corato (Bari)
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il 27 sett. 1727, m. a Deliceto (Foggia) il 12 marzo 1808.
Seguì s. Alfonso e fu professo nella sua Congregazione nel 1747. Rettore, consultore generale, si distinse come maestro dei novizi, pei quali compose esercizi di pietà ancora in uso, e come storico diligente e accurato.
Conservano valore le Memorie istorico-critiche della vita, miracoli e traslazione del b. Benvenuto da Gubbio (2 voll., Napoli 1780); Vita del canonico G. Della Monica (ivi 1787); Vita del servo di Dio Fr. Gerardo Maiella (ivi 1804). Di capitale importanza sono i tre volumi della Vita ed Istituto del ven. Alfonso de Liguori (ivi 17981803), completati dal p. C. Berruti con l'aggiunta del 1. V, steso con materiale preparato in gran parte dallo stesso T. (ivi 1857) e poi alterato da A. Chiletti nell'ed. torinese del 1869. Stampò pure un'opera voluminosa intorno a Le api e loro utile e della maniera di ben governarle (ivi 1798-1801), per cui fu nominato socio dell'Accademia Georgofila di Firenze ed ebbe lodi dall'Istituto nazionale di Bologna. Rimangono di lui presso l'Archivio generale dei Redentoristi manoscritti inediti, illustranti le origini dell'Istituto ed i primi congregati.
Bibl.: Arch. generale C. SS. R., Lettere ed opere manoscr. del p. A. T.; A. De Risio, Vita del p. A. T., in Croniche della Congr. del SS. Red., Palermo 1858, pp. 259-69; Cl. Villecourt, Notice biograph. sur le r. p. A. T., in Vie et Institut de st A. M. de Liguori, Parigi 1863, pp. 21-24; F. Dumortier, Le p. A. T., Antore 1902 (trad. it., Casalbordine 1933); M. De Meulenswater, Bibliogr. générale des écriv. Redemptor., II, Lovanio 1935. pp. 417-19.
Oreste Gregorio
TANQUEREY, Adolphe-Alfred. - Teologo sulpiziario, n. a Blainville (Normandia) il $1^{\circ}$ maggio 1854, m. a Aix-en-Provence il 21 febbr. 1932.
Ordinato sacerdote nel 1878, insegnò teologia dogmatica e morale a Rodez, a Baltimora e a S. Sulpizio a Parigi. Superiore del noviziato (1915-26) a Issy-le-Molineaux, si dedicò agli studi di ascetica. Molta simpatia continuano ad incontrare le sue pubblicazioni, in cui, oltre a una solida dottrina e una ricca documentazione, è ma-

(fot. Ene. Cati.)
Tannoia, Antonio - Ritratto, conservato nella Casa generalizia del pp. Redentoristi - Roma.

(per cortesia della Procura di S. Sulpizio, Roma) Tanqueray, Adolphe-Alfred - Ritratto.
nifesta la preoccupazione dell'autore di riuscire pratico, aggiornato e rispondente alle esigenze moderne.
Scrisse : Synopsis theologiae dogmaticae ( 3 voll., Pa-rigi-Roma 1894-96; $25^{a}$ ed. ivi 1942); Synopsis theologiae moralis et pastoralis ( 3 voll., ivi 1902); Brevior synopsis theologiae dogmaticae (ivi 1911); Brevior synopsis theologiae moralis et pastoralis (ivi 1913); Précis de théologie ascétique et mystique (ivi 1923), opera tradotta in breve tempo in dieci lingue; Dogmes générateurs de la piété (Parigi 1926); La divinisation de la souffrance (ivi 1931); Jésus vivant dans l'Eglise (ivi 1932). Larga la sua collaborazione a dizionari e riviste cattoliche, quali DThC, Cath. Enc., Americ. eccles. review, Vie spirituelle.
Bibl.: F. Perrier-A. Rosier, Chronique de théologie ascétique et mystique, in Ami du clergé, 42 (1925), pp. 30-31; F. Cimetier, s. v. in DThC, XV, coll. 47-48.
Vito Zollini
TANSILLO, Luigi. - N. di famiglia nolana, e probabilmente a Nola e non a Venosa, nel 1510, m. a Teano il $1^{\circ}$ dic. 1568. Poeta, cortigiano e soldato, resta una delle figure più notevoli e più amabili della nostra storia letteraria fra gli anni dell'Ariosto e quelli del Tasso. La sua fedeltà agli Spagnuoli nella persona prima di d. Pietro, vicerè di Napoli, poi del figlio di lui d. Garzia, fu sentimento sincero, e non è possibile fargliene colpa.
Poeta soltanto volgare, e senza il gusto della prosa, ha però l'occhio ai generi letterari, ai quali confronta, sui quali qualche volta regola un nativo fervore popolaresco. Ne vennero fuori le sue varie stanze. Nelle 183 del Vendesimiatore (scritto fra il 1532 e il 1534) un motivo schiettamente popolare con s'incontra non solo con reminiscenze di canti carnascialeschi, ma anche con il latino del tempo: nelle 173 della Clorida (1547), le Metamorfosi di Ovidio, sia pure attraverso un poemetto di Bernardino Martirano, aiutano a glorificare il giardino della villa di d. Pietro di Toledo e riconducono l'ispirazione nel giro della poesia idillico-mitologico-encomiastica. Del resto anche l'ecloga
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(da B. T., Lettere a F, Gulami, Bari 1511, tav. desunti al trontospizio)
Tanucci, Bernardo - Ritratto. Stampa contemporanea.
dialogata I due pellegrini (1528), con cui aveva esordito, è una contaminazione di spontaneità e di letteratura e come tale diede da fare, forse più che non meritasse, agli storici della Favola pastorale.
Tutt'altro che irreligioso, il T. non fu ricco d'ispirazione religiosa. Perciò il suo poemetto in ottave Le lacrime di s. Pietro, uscito postumo, e scritto dopo che il Vendemmiatore era stato incluso nell'Indice, è una povera cosa; dovette però una certa fortuna e voga (fu tanto tradotto in spagnolo) a quella del nuovo genere letterario a cui apparteneva. Perché il poema religioso in volgare comincia con esso. Non molto di più si può dire dei suoi due poemi didascalici in volgare: la Balia e il Podere. Non sono gran che; ma nel genere della poesia didascalica, tanto spesso arido in Italia e fuori, si distinguono per una certa vivacità di sentimento. Sono scritti in capitoli. Ma non per queste opere il T. occupa il suo posto d'onore fra l'Ariosto e il Tasso. Alla sua fama, se non proprio alla sua gloria, bastano alcuni pochi dei molti versi lirici che scrisse, specie quelli nei quali un sentimento della natura malinconico e ardente, una sensualità tutta avvivata dalla fiamma dello spirito fanno pensare talora ai grandi romantici. E allora balena anche in lui il sublime della religione e della patria.
Bibl.: F. Flamini, L'Ecloga e i Poemetti di L. T., Napoli 1892; G. Vallese, L'apoteosi di Bouchlin di Erasmo da Rotterdam, ivi 1940, p. 28 (per la derivazione dai Colloqui di Erasmo); G. Toffanin, Il Cinquecento, $4^{2}$ ed., Milano 1930, pp. 347-52. Giuseppe Toffanin
TANTRISMO : v. INDuSMo.
TANUCCI, Bernardo. - Uomo di Stato, n. a Stia (Arezzo) il 20 febbr. 1698, m. presso Napoli il 29 apr. 1783. Professore di diritto a Pisa, seguì Carlo di Borbone nel Regno di Napoli ed ivi fu se-
gretario di Stato di Grazia e Giustizia e, successivamente, degli Esteri e di Casa Reale.
Molto curò l'amministrazione della giustizia per mezzo della Giunta dei Tribunali e tentò di migliorare anche il funzionamento delle Corti baronali (1758). Si propose di dotare il Regno di un codice organico di leggi, ma l'iniziativa falli per intrighi di corte. Promosse la riforma della università, con l'abolire cattedre di discipline ormai ritenute inutili ed istituirne sette di nuove.
Per quanto il T., contrariamente ai principi ed alle tendenze dominanti, si sia dimostrato piuttosto scettico nei confronti degli effetti delle riforme, tuttavia i suoi tentativi, vòtti ad evitare abusi e rafforzare il potere regio, rappresentarono per il Regno un innegabile e notevole progresso. Si preoccupò specialmente della limitazione del potere ecclesiastico, ma la sua azione non era guidata da irreligiosità, bensì dalle sue concezioni politiche che talvolta resero estremamente difficili i rapporti tra Chiesa e Stato. Malgrado nel 1741 fosse stato stipulato con Roma un Concordato, cui aveva molto contribuito il T. stesso, nel 1746 si ebbero i primi dissidi, provocati dal tentativo di introdurre nel paese l'Inquisizione.
Ma la lotta a fondo fu iniziata dopo la partenza di Carlo di Borbone, chiamato al trono di Spagna: nel Regno di Napoli restava il figlio minore Ferdinando. Il T. estese allora ( 1759 ) il suo potere e fu preposto alla segreteria dell'ecclesiastico Carlo De Marco, sua creatura, che ne condivideva le idee. Carlo III, però, che pur durante la reggenza continuò ad interessarsi degli affari del Regno, fu sempre restio ad una eccessiva ostilità contro la Curia, come lo era stato durante la sua permanenza a Napoli, e si limitò ad assumere un atteggiamento platonicamente favorevole. Nel 1759 fu posta la questione relativa alle chiese di regio patronato, una tra le più importanti controversie con il governo pontificio. I due poteri, laico ed ecclesiastico, si disputavano il diritto di giudicare sulla appartenenza dei benefici di tali chiese. Con due leggi, del 1759 e 1762 , il T. decise che in questi casi il giudizio spettava ai tribunali laici. Con altra legge ( 1762 ) fu stabilito l'obbligo per gli ecclesiastici beneficiari di distribuire agli indigenti la terza parte delle loro rendite ed il fisco vigilò a mezzo di laici sull'esecuzione della legge stessa.
Nel 1763 il T. ebbe la direzione di tutta la politica del Regno. Fu solidale con gli altri Stati borbonici nella lotta contro i Gesuiti, che culminò nella loro espulsione dal paese. Egli mantenne la sua autorità anche dopo che il Sovrano ebbe raggiunto la maggiore età; fu costretto a lasciare il governo nel 1776 , per il diverso orientamento politico della moglie di Ferdinando, l'arciduchessa austriaca Maria Carolina. Al T. si deve l'inizio degli scavi di Pompei ed Ercolano; fu a capo dell'Accademia Ercolanense, istituita nel 1758.
Bibl.: P. Cala Ulloa, Di B. T. e dei suoi tempi, Napoli 1875; G. Carignoni, Cartaggio diplom. tra il march. T. e il principe Albertini, in Arch. stor. per le prov. napolet., 3 (1878), pp. 102-26, 211-32; E. Greppi, Pagliari e T. La caduta del T., in Arch. stor. ital., $4^{2}$ serie, 6 (1880), pp. 175-80; C. Losurdo, T. e la reggenza al tempo di Ferdinando IV, Bari 1911; B. Tanucci, Lettere a Ferd. Galioni, con introduz. e note di F. Nicolini, 2 voll., Bari 1914; M. Vincipuerra, La reggenza borbonica nella minorita di Ferdinando IV, in Arch. stor. per le prov. napolet., 40 (1915), pp. 276-91; 41 (1916), pp. 100-23, 337-53, 493-515; 42 (1917), pp. 184-221; P. Omnis, B. T. nel moto anticurialista del Settecento, in Nuova rin. stor., 10 (1926), pp. 328-63; L. Ferrara Minoni, B. T. nei primi mesi del regno di Carlo di Borbone (dai ancum. dell'Arch. segreto Vatic., anno 1734), in Studi di storia e dir. in onore di C. Calisse, III, Milano 1929, pp. 203-28; E. Viviani Della Robbia, B. T. ed il suo più importante carteggio, 2 voll., Firenze 1942; R. Croce, Comini e cose della vecchia Italia, $2^{2}$ serie, $2^{2}$ ed., Bari 1943, pp. 15-82.
Giuseppe Coniglio
TAOISMO. - Con tale denominazione vengono designate le dottrine a carattere filosofico e mistico esposte nelle opere di Lao Tzu, di Chuang Tzu e di Lieh Tzu (la cui compilazione viene comunemente fatta risalire ai secc. iv-III a. C.), e la religione taoista, ritenuta come una posteriore degenerazione delle prime, la cui costituzione come Chiesa organizzata viene ordinariamente attribuita a Chang Tao-ling
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(n. nel 34 d. C. - m. nel 156 d. C. ca.). In cinese i pensatori sono designati come Tao Chia e la religione come Tao Chiao (la dottrina del Tao), ma i due termini vengoon spesso confusi l'un con l'altro ed ordinariamente è il secondo; che ha la prevalenza. In verità la religione taoista da alcuni è ritenuta contemporanea e addirittura precedente ai tre "filosofi " i quali rappresentarono, probabilmente, una corrente più colta nell'ambito delle credenze religiose. Tao poi è un termine assai vago: significa "strada, via, principio, metodo ecc... ", e cosi numerose sono le traduzioni proposte dagli autori occidentali che può apparire opportuno considerarlo intraducibile, tanto più che dagli stessi taoisti è definito come "innominabile".
Il punto di partenza del pensiero taoista è lo scopo della preservazione della vita e di evitare ogni ingiuria alla propria persona: è, quindi, una concezione individualistica ed egoistica che fin dalle epoche più antiche si manifestò sotto forma di "fughe dal mondo" da parte di individui che nella vita eremitica ricercavano la pace e la salute. Verso la seconda metà del sec. Iv a. C. fu forse compilato il Tao Te Ching, opera che è ordinariamente attribuita a Lao Tzu, personaggio di cui assai poco si conosce.
Sembra che egli portasse il nome di Erh. il soprannome Tan e il cognome Li : Lao Tzu significa letteralmente "vecchio filosofo". La tradizione lo dice custode degli archivi reali di Chou ed in tal qualità egli avrebbe ricevuto una visita di Confucio, più giovane di lui, il quale sarebbe rimasto stupito della sua saggezza. Con ogni probabilità, però, tale episodio è da ascriversi a quelle numerose invenzioni dei taoisti i quali tendevano ad innalzare la loro religione a scapito soprattutto del confucianesimo.
Nel Tao Te Ching vengono esposti, sotto forma di brevi paragrafi, sovente di interpretazione assai oscura, i principi della prudenza, dell'umiltà, del contentarsi del poco. Il libro appare come aurea esposizione del principio del " viver nascosto ", dell'inazione, intesa quest'ultima nel senso di far poco, di non strafare (su-neei). L'uomo dovrebbe svolgere le sue attività in maniera naturale e spontanea e restringerle solo allo stretto necessario, riducendo i propri desideri. Solo cosi potrà evitare l'insuccesso. La semplicità e l'innocenza del bambino (che ha poca cultura e scarsi desideri) sono caratteristiche che ogni uomo dovrebbe avere : mentre però, per il bambino o per il popolo umile tale semplicità è dono di natura, per il saggio è una conquista dello spirito, è la conseguenza di un cosciente processo di autodiducazione.
Applicando tali principi alla politica ne deriva che il governante saggio è quello che governa poco e lascia che il popolo faccia quel che può e quel che vuole; che emana poche leggi, stabilisce pochi divieti, non incoraggia gli studi, bandisce dal suo regno l'intelligenza e l'abilità. Nel cap. $3^{\circ}$ del Too Te Ching cio è detto in maniera assai chiara: "Il saggio governa il popolo vuotandone la mente ed empiendone la pancia; indebolendone l'intelligenza e rafforzandone le ossa. Egli si sforza di renderlo senza cultura e senza desideri ". I problemi di questo mondo nascon dal fatto che si agisce troppo, si voglion fare troppe cose. Lao Tzu, invece, sostiene il paradosso: "Non far nulla e nulla vi sarà che non sarà fatto ". In un'epoca di terrore e di disordini quale quella dei secc. Iv e in a. C., quando i regni feudali erano in lotta tra loro, le dottrine di Lao Tzu si oppongono con il loro scetticismo all'ottimismo ed al moralismo insito nell'insegnamento confuciano. Mentre secondo questo vi è sulle azioni umane una immanenza del Cielo che ricompensa la virtù e punisce le cattive azioni, per Lao Tau l'universo non si cura delle cose umane ed è compito dell'uomo e del governante di

(per cortena di G. Bertucciali)
Taoismo - Grande incensiere tra due stele all'ingresso del convento taoista del Pai-yün Kuan - Pechino.
sapersi inserire nel suo corso senza ostacolarlo con tentativi di riforma.
Tali concetti di Lao Tzu sono esposti in forma letteraria magnifica nelle opere attribuite a Chuang Tzu e a Lieh Tau. Tuttavia in questi testi, accanto alla esposizione di tale morale pratica e di parti a carattere filosofico, sono numerosi i passi dai quali affiora il più largo substrato delle credenze religiose. L'evoluzione del t. ed il progressivo inaridirsi delle meravigliose capacità creative dei primi scrittori han portato con il tempo ad un crescente sopravvento della parte religiosa a scapito del valore letterario e filosofico dei testi. Soprattutto durante la dinastia Han ( 206 a. C.-220 d. C.) la religione taoista ci appare nel suo maggiore sviluppo. Essa si propone lo scopo di condurre i fedeli alla vita eterna. Considerando però l'uomo come composto di materia, ne deriva che tale vita eterna non viene intesa come immortalità spirituale dell'anima, ma come immortalità materiale del corpo da raggiungerei in questa vita mediante pratiche tendenti a sostituire progressivamente gli organi mortali con organi immortali, si che ad un certo punto tutto il corpo mortale venga sostituito da un corpo immortale in cui le ossa e la carne siano d'oro e di giada. A questo punto il fedele, divenuto immortale, sale in cielo, ordinariamente in pieno giorno e dalla cima di una montagna, oppure, ed è il caso più frequente, muore. Ma la sua è una finta morte detta - liberazione del cadavere: ciò che viene seppellito è una spada o un bastone che ha assunto temporaneamente la forma di un cadavere mentre il corpo immortale si è già allontanato per andar a vivere con gli altri immortali. Naturalmente era necessaria da parte del fedele l'osservanza di determinate pratiche per trasformare il corpo mortale in uno immortale. Tali pratiche potevano esser corporali e spirituali. Le prime consistevano in pratiche respiratorie, ginnastiche, sessuali, dietetiche, alchemiche. Queste ultime, le più complicate e destinate con il tempo a cader in disuso, erano dirette alla preparazione di una pillola detta dell'immortalità a base di cinabro, fa quale solamente poteva rendere immortale per direttissima o, come dicono i testi, "immortale volante". In realtà chi la prendeva cadeva, talvolta, fulminato dal veleno a meno che non avesse assuefatto precedentemente il suo organismo prendendone piccole dosi. Le altre pratiche erano molto più interdipendenti tra loro: quelle respiratorie consistevano in difficili esercizi di inspirazione e di espirazione durante i quali il fedele doveva cercare di trattenere il più a lungo possibile l'aria inspirata e di condurla a circolare per tutte le parti del corpo. Appositi esercizi ginnastici servivano a scioglier maglio le giunture ed a render più facile il passaggio dell'aria inspirata attraverso il corpo. Le pratiche dietetiche, infine, consistevano nell'eliminare dalla alimentazione i cereali ed anche la carne: l'ideale era di poter arrivare a nutrirsi di sola
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(per cortesia di G. Bertucctoli)
Taoismo - Un immortale taoista sale in cielo. Illustrazione del Hsing Ming Kwai Chik, opera popolare taoista del sec. xxiII, ed. anastatica, Shanghai 1915.
aria, di resina di pino, di qualche erba o pianta medicinale. Le pratiche spirituali consistevano nel condurre vita pura, virtuosa e caritatevole (ed in cio appaiono come una deviazione dai principi suesposti) nonché nel dedicarsi ad esercizi di meditazione destinata a realizzare una specie di unione mistica del fedele con le divinità o con il Tao. Manca tuttavia una organicità nei testi che parlano delle pratiche per il raggiungimento dell'immortalità e ciò fa sì che alcune disposizioni siano in contrasto con altre. Così per le pratiche sessuali : alcuni testi sembrano elogiare la castità, mentre in altri si legge tutto il contrario. Per ovvie ragioni, però, la conoscenza di queste ultime pratiche era trasmessa soprattutto oralmente e non affidata agli scritti. In un simile sistema religioso la malattia sembra fosse concepita come la punizione per i peccati commessi : confessandoli, sovente nel corso di cerimonie collettive, il fedele poteva sperare di guarire a condizione di compiere determinate opere di bene.
Verso il sec. in della nostra èra, Chang Tao-ling cominciò a predicare nella provincia dello Szechwan una dottrina (secondo alcuni forse influenzata da idee religiose provenienti dalla Persia) che egli ed i suoi seguaci seppero ben inserire nella corrente religiosa del t. La leggenda dice che egli, ottenuta la ricetta per divenire immortale, salì al cielo all'età di oltre centoventi anni. Dato che i suoi sacerdoti pretendevano la tassa-obolo di 5 tou (misura di capacità) di riso all'anno, il suo culto veniva chiamato "la religione dei cinque tou di riso». Il movimento, sotto l'aspetto religioso, celava un substrato di idee socialistiche e rivoluzionarie e sfociò in una grande ribellione che minacciò di diffondersi per tutta la Cina e di abbattere l'Impero ma, successivamente, venne circoscritta e domata.
Sotto l'influenza del buddhismo il t. prese ad organizzarsi come religione conventuale. Gli studiosi del Tao, detti Tao-shih, si riunirono in abitazioni comuni dette Kuan (termine che ancora adesso designa i conventi
taoisti), in un primo tempo con le loro donne, poi, facendosi sentire più forte l'influenza buddhista, soli finché il celibato divenne la regola, se pur non sempre rispettata in pratica. Anche oggi i monsci taoisti son detti Tao-shih. Si costituirono anche comunità di donne le quali, però, con il tempo vennero soppresse. Ordinariamente i conventi sorsero nelle grandi città ed in cima ai monti : in questi ultimi si conservarono più a lungo le tradizioni antiche.
In questa sua trasformazione il t. venne favorito dagli stessi governanti desiderosi di contrapporlo, come religione "indigena", al buddhismo straniero. Soprattutto durante la dinastia T'ang (618-907) vi furono imperatori taoisti. Ad imitazione del buddhismo il t. creò un pantheon in cui le divinità erano stelle, pianeti, antichi eroi, spiriti preposti a varie attività umane, animali, piante. Sopra a tutti presiedeva una suprema triade composta dell'Imperatore di Giada (Yü Huang Shang Ti), di Lao Tzu e di Tao Chün. Sempre ad imitazione dei buddhisti, i taoisti provvidero a raccogliere tutti i loro scritti nella monumentale collezione nota sotto il nome di Tao-tsang, mentre la dottrina religiosa si andò concentrando intorno al principio del conteggio delle ricompense per ogni beneficio compiuto e delle pene per ogni peccato commesso, conteggio che una divinità annotava durante la vita dell'uomo per decidere del suo invio dopo morto al paradiso o all'inferno. Tale snaturamento della antica natura del t. e la tendenza d'altro canto di accogliere da una religione straniera gli elementi che potevano tornare più utili non evitò peraltro lotte religiose e rivalità tra t. e buddhismo, rivalità che nei secoli più vicini a noi si andarono lentamente spugnendo.
Accanto ai religiosi conventuali si trovano i taoisti che vivono da soli e che costituiscono la parte più bassa del clero taoista. Possono aver famiglia e praticano il mestiere di indovini, di incontatori, di esorcisti, di maestri dell'arte del Feng Shui (v.), di guaritori ecc. Essi soprattutto son dipesi, in maniera un po' vaga invero, dal T'ien-shih (Maestro del Cielo) da alcuni autori o