un'autorità generalmente riconosciuta ("dalla cattedra di Mosè" ecc., Mt. 23, 2) i responsi e le decisioni dati precedentemente, "le tradizioni degli antichi" (ibid. 15, 2; $M e .7,3$ ), di cui facevano gran conto e con la cui osservanza caricavano le coscienze.
Il Nuovo Testamento traccia un quadro vivissimo delle loro attività sotto i portici del Tempio (Lc. 2, 46), nelle sinagoghe (cf. Act. 18, 4) e scuole (ibid. 22, 3). La loro menzione ricorre specialmente a proposito delle polemiche con Gesù o dei rimproveri che loro rivolge Gesù : con la massa delle loro prescrizioni minute, pesi impossibili da portare, facevano perdere di vista ai fedeli ciò che è essenziale nella legge stessa (Mt. 15, 1; Lc. 11, 46) : la giustizia e la carità (Mt. 23, 25; Le. 11, 42). Dimentichi dei doveri primordiali ed essenziali della religione, vivevano nell'inganno di una giustizia puramente esteriore, che facevano apparire come giustizia vera; erano quindi ipocriti e iniqui, vanitosi, avari, rapinatori e immondi, ingannatori, che toglievano il moscerino con il filtro e ingoiavano il commello (Mt. 23, 13-39).
La loro ostilità per Gesù, dapprima come "scandalo" per la sua familiarità con i pubblicani e peccatori (Lc. 5, 31; 15, 2), cieca invidie per i suoi miracoli e gelosia della sua popolarità (Mt. 22, 15), diventa odio sempre più deciso: gli s. lo accusano, gli aizzano contro la folla, preparano i singoli momenti della sua Passione. Tra loro tuttavia non vi furono solo perversi, come Gesù riconosce, ammaestrando quello che gli chiese di seguirlo (Mt. 8, 19 sg.) e dicendo a un altro che non è lontano dal regno di Dio (Mc. 12, 28-34). Giovanni Rinaldi
II. Con lo stesso nome furono designati presso i Romani gli scrittori di mestiere, uomini liberi divisi in varie categorie a seconda delle mansioni.
Erano per lo più segretari di magistrati e funzionari di Roma e delle province, alcuni addetti all'amministrazione della cassa dello Stato (aerarium) e alla redazione delle copie dei documenti, altri incaricati della tenuta dei registri di stato civile. Lo stesso nome fu dato anche ai segretari particolari degli imperatori, detti pure amanuenses (a manu) per distinguerli dai segretari ufficiali detti ab epistulis, e, in età medievale, ai notai di alcuni territori (Amalfi, Gaeta ecc.). Nell'uso comune il termine indica pure genericamente l'amanuenso dei manoscritti, che in età classica era invece chiamato librarius, e si differenziava dallo s. per essere di condizione servile e con mansioni puramente private (uno scriba egizio è riprodotto alla tav. VII di questo vol.).
BISL.: E. Kornemann, s. v. in Pauly-Wissowa, II A. col. 848 sgg. V. pure notaro.
Renzo Frattarolo
SCRIGNO : v. cofanetto.

(da Scriptorium. 2 [1932], tav. 19)
SCRIPTORIUM - Le varie operazioni compiute nello s. Da un codice del sec. XII - Bamberga, Biblioteca di Stato, ms. minc. Patr. 5 (B. II. 5), f. 1 .
SCRINIARII. - Dal lat. scrinium ( $=$ scrigno), che propriamente indicava un armadio dove si conservavano oggetti preziosi e documenti, e poi significò "ufficio" e "archivio"; perciò furono detti s. alcuni impiegati della Cancelleria imperiale romana e degli uffici dell'amministrazione provinciale, e in particolare quelli addetti all'archivio.
Anche la Cancelleria (v.) pontificia, almeno dal sec. viII all'xi, ebbe gli s., che spesso univano il titolo a quello di notarii; essi scrivevano i documenti e forse erano pure archivisti.
In alcune città, p. es., a Roma, il titolo di s. fu usato accanto ad altri (tabelliones, curiales, ecc.) per indicare i notai (v.) che redigevano i documenti privati.
Bibl.: H. Breeslau, Handbuch der Urbandenlehre, I. $2^{2}$ ed., Lipsia 1012, p. 206; C. Paoli, Dijdomatica, nuova ed. aggiornata da G. C. Bascapé, Firenze 1942, pp. 82 e 94. Per gli s. pontif. fino all'anno 1099, v. L. Santifaller, Saggio di un elenco di funzionari della Cancell. pontif., ecc., in Bull. dell'1st. st. it. per il medioevo e Arch. muratoriano, 26 (1940). Giulio Battelli
SCRIPTORIUM. - È, secondo Isidoro (Orig., VI, 9, 2), lo stilo usato per imprimere i segni sulla cera: ma nel lessico medievale indicò la base su cui veniva appoggiato il foglio nell'atto di scrivere e per estensione il locale in cui gli amanuensi attendevano al lavoro (officina scrittoria) e quindi il centro di diffusione della scrittura: tale significato si è conservato nel linguaggio tecnico della paleografia.
Per l'età classica e il primo medioevo non si hanno dati sufficienti sull'organizzazione e le caratteristiche degli s. e tanto meno è possibile individuare la distribuzione geografica e le peculiarità paleografiche : gli elementi forniti dall'archeologia attraverso pitture, musaici,
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(da V. Leroguela, Le Bréviatre de Philippe le Bon. Brériatre parisien du XV e siècle, Bruxelles 1898, tav. 57)
Scriptorium - Copista nel suo $s$. intento a trascrivere un codice. Miniatura della bottega di G. Veelant (sec. xv).
sculture (cf. la miniatura del "Virgilio romano", cod. Vat. lat. 3867 in Enc. Catt., III, coll. 1921-22) si riferiscono piuttosto al momento della composizione che a quello della trascrizione. Le notizie si fanno invece più sicure dall'vini sec. in poi : gli s. sono in questo periodo, e fino al tardo medioevo, in grande prevalenza - forse esclusivamente - ecclesiastici e hanno vita presso i grandi monasteri o le scuole capitolari. Vi furono senza dubbio anche amanuensi laici (Lupo di Ferrières ricorda un manoscritto eseguito da uno *scriptor regius *: Epist., 5, in MGH, Epist. Karol. aevi, IV, p. 17), ma essi operavano o individualmente, o presso le cancellerie, o presso gli stessi s. ecclesiastici in quanto homines della chiesa o del monastero. Nell'aula adibita a s. erano disposti gli scanni per i copisti, muniti di una pedana; i leggi i per appoggiare l'esemplare da cui si traeva la copia; un armadio o una cassa contenente la provvista di pergamena e i modelli da copiare (la trascrizione dietro dettatura era procedimento eccezionale). L'amanuense adagiava il foglio da riempire su una tavoletta che teneva sulle ginocchia oppure su un leggio fortemente inclinato (cf. l'illustrazione in Enc. Catt., III, col. 1923), tenendo a portata di mano il corno con l'inchiostro, il coltello per appuntire il calamo o la penna, il punctorium per segnare la distanza tra le righe, il regolo per dirigere le righe stesse (segnate a secco, o anche ad inchiostro o a piombo), la spugna e il raschietto per le correzioni. Al lavoro presiedeva un monaco o un chierico - per lo più lo stesso bibliotecario - il quale assegnava le parti da trascrivere, consigliava gli esecutori, preparava per essi gli exemplaria di scrittura come modello (cf. H. Leclercq, Gall, Saint, in DACL, VI, 1, col. 131). Si formava così per la scrittura una tradizione locale, aperta bensì ad influssi stranieri (non solo i modelli, ma perfino i direttori dello s. potevano provenire da altra sede), ma che in maniera più o meno cosciente veniva sviluppando alcuni elementi caratteristici i quali consentono al paleografo di distinguere i prodotti di un centro da quelli di altri. Il lavoro veniva eseguito sia per la chiesa o monastero cui lo s. faceva capo, sia dietro commissione di estranei (in tal caso chi dava l'ordinazione forniva di solito anche la pergamena) e poteva essere affidato ad un solo copiata oppure distribuito tra più amanuensi. Ma si trattava sempre di un lavoro faticoso, che richiedeva at-
tenzione costante, mano ferma, pazienza: sicché non fa meraviglia trovare qua e là nei codici sottoscrizioni o note marginali che denanziano la stanchezza o il senso di liberazione ad opera ultimata (cf. H. Leclercq, Scribe, in DACL, XV, 1, coll. 1028-30). Di norma, finita la copia, si procedeva alla revisione, fatta o dallo stesso amanuense, o dal direttore dello s. o da altro incaricato : a volte però si lasciava senz'altro questo compito al lettore.
(Con lo sviluppo delle Università si formano anche s. laici : l'esigenza di moltiplicare i testi ad uso della scuola porta ad * industrializzare * il lavoro di copia; i professori consegnano il testo emendato ad un "appaltatore" (stationarius) che distribuisce l'exemplar, diviso in fascicoli (pecie [v.]), tra vari esecutori i quali attendono così contemporaneamente allo stesso manoscritto, accelerando l'esecuzione multipla della copie. L'arredamento degli s. rimane su per giù lo stesso: però il foglio da riempire non è più tenuto sulle ginocchia, ma viene posato su un tavolo simile ai moderni banchi di scuola con il piano orizzontale o leggermente inclinato. L'età umanistica modifica ancora la fisionomia dell'opera di trascrizione: si hanno da un lato studiosi che muovono personalmente alla ricerca di testi nelle biblioteche monastiche e personalmente li ricopiano per arricchire le proprie raccolte, dall'altro principi che per amore di cultura o mecenatismo politico commissionano codici sontuosi ad officine specializzate, che divengono veri s. di corte. Ben presto però l'affermazione della stampa determina la graduale ma pur rapida scomparsa degli s.
Bmc.: manca uno studio complessivo sugli s. Limitato alla

ScRIPTORIUM - Copista nello s., mentre fa la punta alle penna d'oca. Miniatura del sec. xv - Bruxelles. Bibl. reale II, 1169, vol. II,
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Francia e al periodo tra il sec. viri e il xir, ma utile anche per riferimenti generali, è E. Lesne, Histoire de la propriété ecclésiastique en France, IV: Les livres, -s, et bibliothèques... (Mémoires et travaux publiés par des prefeceurs des facultés cathat. de Lille). Lilla 1938; inoltre si vedano gli accenni che ne dànno i manuali di paleografia (v.) e i testi che trattano di tradianne manoscritta (v.) e G. H. Horle, Prithmittelalterliche Mëbichs-und Klerikerbildung in Italien (Freib. Theol. Stud., 13), Friburgo 1914. pp. 23-25. Per il resto bisogna ricorrere ad articoli sparsi in numerosi periodici, tra cui soprattutto $S$. (Anversa-Bruxelles 1946-47 sgg.). Considerazioni utili si hanno in H. Fichtenau, Mensch und Schrift im Mittelalter, Vienna 1946. p. 38 sgg. e passim. Per le caratteristiche paleografiche dei singoli s. vedi le voci relative alle scritture e ai centri monostici.
Alessandro Pratesi
SCRITTURA. - L'invenzione della s. occupa un posto eminentissimo nello sviluppo della civiltà umana: per mezzo di essa l'uomo è riuscito a fissare materialmente il linguaggio, dando cosi inizio alla documentazione storica.
Le origini della s. si riconnettono con la pittografia (attestata dalla fine del paleolitico) consistente nella rappresentazione figurata di oggetti, per lo più animati, con intento magico-evocativo. Si considerano inoltre come prodromi della s. i sistemi mnemonici consistenti o in cordicelle variamente colorate e annodate (p. es., i quippos peruviani) o in bastoncelli con tacche e linee incise.
I. S. ideograpiche e sillabiche. - La vera e propria s. si ebbe soltanto quando i segni pittografici, più o meno stilizzati, acquistarono valore fonetico attraverso la fase detta ideografica, consistente nel legare ad un determinato segno figurato (ideogramma) il suono di un vocabolo.
I verbi di azione erano espressi con gli ideogrammi che raffiguravano l'azione in atto, mentre per alcuni vocaboli si ricorse all'analogia simbolica (p. es., una stella indicava la parola "notte"). Con questo procedimento la s. si manteneva in una fase rudimentale, ancora impotente ad esprimere le idee astratte e le notazioni grammaticali (desintesto, preposizioni, pronomi, ecc.). La difficoltà fu superata usando l'ideogramma con valore fonetico indipendentemente dal significato ideografico, in modo da poter esprimere altri vocaboli o parti di altri vocaboli (sistema di s. in forma di rebus). L'ideogramma divenne cosi unicamente fonogramma, dando origine alla s. ideografica-pobilitiera (per processo di semplificazione alcune s. giunsero ad usare solo segni bilitteri, e quindi alla s. sillabica) con sempre maggior preponderanza dell'elemento fonetico a scapito di quello ideografico. Caratteristica fondamentale delle s. ideografiche e sillabiche è il numero rilevante di segni-suoni.
Fra le s. ideografiche quella che per la copiosita delle fonti offre una documentazione graduale del suo sviluppo storico è la geroglifica egiziana: essa giunse anche, mediante il processo dell'acrofonia, alla formazione di 24 segni monoconsonanti, usati, ad evitare l'ambiguità di lettura (enfiteologia), come complementi fonetici degli ideogrammi. Altre notevoli s. ideografiche sono: a) la cinese, che non raggiunse neppure lo stadio sillabico se non quando passò ai Giapponesi; b) la cuneiforme babi-lonese-assiro, nella quale gli ideogrammi, a causa della materia su cui erano tracciati (argilla), presero la forma schematica lineare di piccoli cunei variamente disposti; c) i geroglifici hittiti (non interamente decifrati); d) le s. cretesi (indecifrate); e) le s. americane (Maya e Aztechi). Unicamente sillabiche furono la s. cipriota e l'indiana devanàgati.
II. S. alfabetiche. - Il trapasso dai sistemi ideografici e sillabici al sistema alfabetico monolittero, il quale rappresenta l'ultima fase evolutiva della s. in senso semplificativo, è stato variamente spiegato a causa della mancanza di una documentazione precisa (v. alfabfro). Il processo fu con molta probabilità quello acrofonico (riduzione del valore fonetico dell'ideogramma alle sole consonante iniziale) mentre la derivazione specifica fu variamente dedotta dalla s. egiziana (ieratica e demotica), dalla s. cipriota, dai cuneoforni assiro-babilonesi, senza poter raggiungere un risultato positivo. I segni delle s. sinaitiche (scoperte dall'egittologo F. Petrie nelle
antiche miniere della penisola del Sinai e risalenti al 1500 ca. a. C.) sono da molti considerati come prototipi dell'alfabeto semitico : però la scrittura espressa con tali segni (ca. 25) rimane indecifrata. Comunque è significativo il numero ridotto dei segni. E verosimile tuttavia che il sistema di s. alfabetica sia nato in ambiente semitico antecedentemente alle iscrizioni sinaitiche, intorno al sec. xviri a. C.
Gli alfabeti semitici si possono ridurre a due gruppi : a) nord-semitico, comprendente gli alfabeti cananei e aramaici. Appartengono ai primi il fenicio e l'ebraico antico, ai secondi l'arabo settentrionale, il palmireno e l'ebraico quadrato.
Importanza fondamentale ebbe l'alfabeto diffuso dai Fenici che dette vita agli alfabeti punico e greco: da quest'ultimo alla loro volta derivarono il copto, il gruppo slavo (glagolitico e cirilliano) e il gruppo occidentale (etrusco, italici e latino);
b) sud-semitico, comprendente l'alfabeto arabo meridionale, che dette origine all'alfabeto etiopico.
Per le s. derivate dagli alfabeti greco e latino v. PALEGGRAFIA.
III. Materiale e andamento. - Ogni s. presuppone due elementi sostanziali : il materiale scrittorio e l'andamento grafico. Il materiale varió secondo il carattere della s., le disponibilità contingenti e i tempi. Cosi per le s. monumentali (epigrafiche) destinate a sopravvivere per lungo tempo, si usarono la pietra e i metalli; per s. di minor mole, il papiro (v.), gli ostraca (cocci di vasi), la pergamena (v.), le tavolette cerate (v.), la carta (v.). Ad ogni materiale corrispose un relativo strumento (v. FRUMENTI SCRITTORI). L'invenzione della stampa segnò la graduale sostituzione della s. con sistemi meccanici.
Quanto all'andamento grafico si notano tre schemi fondamentali : a) s. verticale sinistrorsa, cioè dall'alto in basso e da destra verso sinistra (p. es., la s. cinese e in alcuni casi la geroglifica egiziana); b) orizzontale sinistrorsa (comune alle s. delle lingue semitiche); c) orizzontale destrorsa (comune alle s. delle lingue indoeuropee), derivata dalla sinistrorsa attraverso la fase bustrofedica (un rigo sinistrorso e uno destrorso alternati).
La necessità di semplificare ed accelerare la s. ha portato in ogni tempo alla formazione di sistemi corsivi e tachigrafici.
Bibl.: P. Berger, Histoire de l'écriture dans l'antiquité, Parigi 1891: H. Jensen, Geschichte der Schrift, Hannover 1925; id., Die Schrift in Vergangenheit und Gegenoart, ivi 1935; D. Diringer, L'alfabeto nella storia della civiltà, Firenze 1937; I. G. Février, Histoire de l'écriture, Parigi 1948. Cf. inoltre la bibl. della voce alfabeto.
Sorgio Bosticco
## SCRITTURA PRIVATA, SCRITTURA PUBBLICA, ecc.: v. documento.
SCRUPOLO. - E la vana apprensione che vi sia peccato là, dove peccato non c'è. Quindi si dice scrupoloso l'individuo che si trova durevolmente nell'impossibilità di sapere riconoscere il valore morale di determinate azioni e di saper distinguere alcuni peccati, specie di pensiero, malgrado gli insegnamenti del direttore spirituale. Per queste sue condizioni egli vive in uno stato di allarme continuo, di inquietudine eccessiva, perché teme ad ogni momento di avere offeso Dio per motivi non fondati.
Lo s. può dipendere da cause soprannaturali e da cause naturali; nel primo caso Dio permette lo s. per castigare la superbia o per provare l'anima devota. Lo s. serve allora a purificare l'anima, distaccandola dalle consolazioni spirituali, aumentando lo studio di evitare ogni colpa. Nel secondo si tratta di un aspetto particolare della sindrome fobico-ossessiva (v. FOCOSI OSSESSIVA).
1. S. patologico. - Limitandoci soprattutto a questi ultimi casi sarà opportuno ricordare anzitutto la differenza tra idee fisse e idee coatte od ossessive. Le idee fisse fanno parte della personalità del soggetto, che le accetta e le coltiva, perché derivano dalle sue tendenze coscienti e rientrano nel suo programma di vita. Le idee
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coatte, invece, sono considerate dal paziente come intruse nel suo pensiero, estranee alla sua personalità, idee parassite, contro le quali lotta senza riuscire a liberarsene. Possono essere puramente teoriche ed allora non prevecano da parte del paziente reazioni di difesa considerevoli; in altri casi si accompagnano a timori fuori luogo, che prendono nome di fobie e sono causa di preoccupazioni e di ansie, fino all'angoscia. Ed invano il soggetto cerca convincere se stesso delle assurdità dei timori, perché le idee che li alimentano durano irremovibili ad onta delle contrarie sue reazioni e se cedono per qualche tempo, non tardano a ripresentarsi con il vecchio insistente martellamento. Sono oggetto di fobia il timore di avere offeso Dio con omissioni od atti di vario genere, principalmente con peccati di pensiero, e la paura di avere meritato le pene dell'inferno.
Per quel che riguarda la patogenesi dello s. si deve osservare che i candidati alle idee ossessive di qualsiasi genere presentano generalmente un terreno predisposto ben riconoscibile che impone obbligo agli educatori di adottare opportune cure profilattiche nei campi fisico e psichico, per impedire che esploda ad un certo momento la sindrome morbosa o per renderla meno grave. I futuri ossessionati e i futuri scrupolosi presentano nella infanzia tendenza ai tics e paura di star soli; e sono molto sensibili ai rimproveri. In seguito si fa in essi sempre più netto il sentimento del dubbio e ciò li rende indecisi, perché hanno bisogno, in ogni azione, di accertarsi di trovarsi sulla giusta strada. Per questo si dedicano alla introspezione esagerata, ai ragionamenti incessanti che li intralciano nel lavoro quotidiano e concorrono ad alimentare in essi quel senso di incompletezza, che è caratteristica saliente di ogni soggetto martellato da idee ossessive. Non tutti i candidati alle ossessioni e allo s. saranno dominati un giorno dalle idee coatte. Alcuni rimangono indenni da queste idee per tutta la vita, in altri esse si presentano precocemente fin dalla infanzia, o all'epoca della pubertà o tardivamente in seguito a traumi emotivi, a malattie infettive, all'epoca del climaterio ecc.
Sta il fatto che il giusto equilibrio delle funzioni psichiche si ristabilisce rapidamente se le cause perturbatrici furono di modesta entità; ma se queste furono gravi e durarono a lungo e agirono sopra un terreno predisposto, il meccanismo emozionale può rimanere sensibilizzato a discapito di quello razionale e la sindrome ossessiva o scrupolosa entra in giuoco. Agiscono sfavorevolmente in questo senso anzitutto le intossicazioni croniche endogene ed esogene : hanno particolare importanza la vita affaticante, la mancanza di riposo sufficiente, il lavoro in ambiente malsano, la cattiva alimentazione, le affezioni intestinali ed epatiche, la iperuricemia. Vi sono poi i traumi emotivi, le malattie infettive acute e croniche, le disendocrinopatie tra le quali hanno importanza quelle legate ai periodi critici della vita : la pubertà e il climaterio sia femminile che maschile.
L'esordio dello s. può essere lento e progressivo; ma non è raro che lo s. si affacci all'improvviso e che prenda consistenza rapidissimamente. Di solito nelle persone più predisposte allo s. si osserva una tendenza esagerata alle minuzie delle pratiche di pietà. Il normale pone attenzione al compimento dell'atto nel suo insieme, mentre il candidato agli scrupoli concentra la propria attenzione alle parti di cui l'atto si compone. La persona normale, se si accorge di non aver fatto bene, si umilia, promette di far meglio e rimane serena; ma il candidato agli s. è pronto a ripetere e ripete di fatto più volte l'atto di pietà, fino ad essere sicuro di averlo compiuto come intendeva. Egli infine nella fretta di progredire nella vita ascetica adotta massime di difficile applicazione.
Entrato nello s. difficilmente lo scrupoloso riesce a liberarsene in breve tempo; per lo più la sindrome dura più mesi, con alternative di miglioramento e di peggioramento. Da principio il paziente comincia a confondere la difficoltà di vincersi con le cadute reali, i semplici pensieri di peccato con il consenso ai pensieri stessi; in seguito il peccato diventa il nemico aborrito che si para davanti allo scrupoloso in ogni momento, lo mantiene in continuo allarme, lo preoccupa, lo turba, lo arresta nel cammino
spirituale. Le reazioni di difesa con le quali lo scrupoloso tenta di resistere e di liberarsi dalle idee coatte che lo martellano sono di tre generi : esami di coscienza ripetuti, reazioni motorie, confessione immediata. Negli esami di coscienza il paziente cerca di richiamare alla mente le circostanze nelle quali dubita di aver peccato, per convincersi di non aver acconsentito. Le reazioni motorie si hanno nella fase parossistica della sindrome e consistono in atti di diniego accompagnati da no espressi a mezza voce, da chiusura delle palpebre, da contorsioni del tronco ed in altri atteggiamenti. La confessione immediata è il mezzo preferito dallo scrupoloso per riacquistare la tranquillità; ma spesso sorge il dubbio che la confessione non sia stata fatta bene e allora riafforano nuove preoccupazioni che richiedono una seconda o una terza confessione. In alcuni casi, l'oggetto delle preoccupazioni non è quello di avere offeso Dio, ma il timore di poter morire all'improvviso in peccato. In questo stato vengono a trovarsi gli scrupolosi che, dopo aver lottato senza risultato contro alcune tentazioni, ne diventano infine vittima.
Come tutte le ossessioni, anche lo s. ha decorso ciclico e la remissione almeno temporanea dei sintomi è costante ed avviene anche senza cure; però un adeguato trattamento abbrevia il decorso della sindrome e la rende meno grave. Il primo attacco è generalmente più forte dei successivi, che vengono meglio sopportati e più facilmente dissimulati. Non mancano gli attacchi unici in tutta la vita; talora si hanno due o tre episodi, intercalati da lunghi periodi di calma; in alcuni casi si ha uno stato scrupoloso cronico, che può non arrecare soverchio fastidio al paziente. La prognosi è buona in presenza di individui che non hanno sofferto di ossessioni e non presentano evidenti i segni della costituzione fobico-ossessiva; è meno favorevole nei casi in cui si ebbero altre manifestazioni ossessive, specialmente se queste cominciarono a manifestarsi nell'infanzia.
Come le ossessioni, cosi lo s. di solito non ostacola sensibilmente la normale attività e il rendimento di chi li patisce; molti uomini chiarissimi che hanno illustrato le scienze, l'arte, la politica, la religione hanno molto sofferto per le loro ossessioni. I rari casi che si associano ad abulia, depressione notevole dell'umore e a instabilità morale accentuata non appartengono alla sindrome dello s. di cui si parla ma a quadri di altra gravità.
La cura dello s. si ricollega a quella della sindrome ossessiva ed è preventiva e curativa. La cura preventiva dev'essere rivolta principalmente a chi presenta le stimmate della costituzione fobico-ossessiva e consiste nella osservanza di una vita igienica, in una educazione morale forte, esente da timori fuori luogo, nella tutela della salute fisica e soprattutto in un'azione pedagogica paziente con la quale dev'essere insegnato come superare, praticamente, i dubbi. Dev'essere inoltre opportunamente combattuta la tendenza isolazionistica e introspettiva. La cura dell'attacco consiste anzitutto nelle comuni cure igieniche e nella rimozione delle cause che hanno scatenato la sindrome scrupolosa. Se coesistono disturbi epatici, ga-stro-enterici o di qualsiasi altro genere, converrà attuare la terapia propria di tali malattie. All'infuori di questa terapia verranno somministrati i tonici del sistema nervoso ed in particolare i regolatori del sistema vegetativo autonomo. In genere è inutile o dannosa la cura dell'elettroshock, mentre può riuscire utile, ma solo nei casi gravi persistenti, non influenzati dalle comuni cure, il pre-coma insulinico.
Grande importanza ha la psicoterapia condotta con competenza e con garbo. Lo scrupoloso dev'essere istruito sulla vera natura dei suoi disturbi e dev'essere autentactamente indirizzato sul modo di comportarsi di fronte alle fobie che lo tormentano. Dev'essergli insegnato che il migliore modo di guarire è quello di rimanere passivo di fronte alle tentazioni; in ogni caso la lotta deve procedere senza eccessi di solo, con fiducia nella vittoria, con dedizione completa alla volontà di Dio. Dev'essere inoltre ordinata; si devono combattere cioè le occasioni reali di peccato e non quelle presunte, le tentazioni devono essere prese di mira secondo la loro importanza gerarchica e si deve evitare di combattere nello stesso tempo
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Scultura - Transenna marmorea proveniente dalla basilica di S. Vitale (sec. vi) - Ravenna, Museo nazionale.
contro parecchic tentazioni e con certe tentazioni derogare alla regola della resistenza attiva. E necessario inoltre rimanere sereni e non ricorrere alle afflizioni corporali, in queste circostanze, spesso più dannose che utili. La confessione immediata, da un punto di vista psicologico, è utile al paziente perché lo rasserena e lo dispone a superare le crisi che gli presentano; ma se è permesso di non contrastare questa pratica allo scrupoloso moderato, essa dev'essere vietata agli scrupolosi gravi, perché, mentre il rasserenamento è di breve durata, gli esami di coscienza minuziosi e ripetuti che precedono la confessione sono causa di nuove preoccupazioni e di nuove ansie. Per evitare il turbamento degli esami di coscienza lunghi e particolareggiati in atmosfera di turbamento spirituale è consigliabile un'accusa generica.
La collaborazione tra medico e direttore spirituale è indispensabile in alcuni casi di s. patologico; il medico cura le condizioni morbose che sostengono la sindrome e propina i medicamenti che giovanò al caso; il direttore di coscienza interviene con i mezzi morali e spirituali.
II. Moralita degli atti dello scrupoloso. - La moralità degli atti dello scrupoloso va misurata secondo le norme della coscienza (v.) erronea e dubbia. Quando diviene abituale, non si può più parlare tanto di errore quanto di uno stato di paura di sbagliare, di peccare. E poiché non è possibile in un giorno spogliarsi di tale stato, lo scrupoloso può agire anche contro la coscienza scrupolosa, e non pecca, pur se invaso da un vivo timore di peccato, purché usi una mediocre diligenza di indagine, ricorrendo soprattutto al consiglio altrui, e quanto fa non lo ritenga con certezza peccaminoso. Così può fare quanto vede praticato da gente timorata di Dio, anche se contrario al proprio punto di vista. D'altra parte però lo scrupoloso è tenuto a reagire al suo stato per evitare danni al corpo ed all'anima ed insieme per sfuggire al proprio egoismo ed alla propria caparbietà. Non applicando i rimedi metodicamente prescritti lo scrupoloso si rende direttamente colpevole del peggioramento del proprio stato.
Bibs.,: oltre le opere classiche sotto il profilo ascetico, come lo Scaromelli, l'Eymieu, e i comuni trattati di teologia morale e pastorale, cf. F. V. Raymond, La quide des nerveux et des scrupuleus, Parigi 1911; A. Gemelli, De scrupulis, Firenze 1913 (2* ed. 1921); N. Turco, Il trattamento morale dello s. e dell'uscessione morbosa, Roma 1921; A. Tanqueray, Compendio di teologia, ascetico e mistica, ivi 1927, p. 581 sgg.; J. L. Duffner, Pour faciliter la confession sacramentelle, la communion fréquente, la
direction spirituelle, l'oraison quotidienne, Tournai 1934; id., Pour consoler et guérir les âmes scrupuleuses et craintives, $3^{\circ}$ ed., ivi 1938; R. Biot - P. Galimard, Guide médical des vacations sacerdotales et religieuses, Parigi 1945; E. Bogsnelli, Corpo e spirito, Roma 1921, p. 390 sgg.
Eleuterio Bogsnelli
SCRUTINIO : v. CATECUMENATO E CATECUMENO; INVESTIGAZIONE.
SCULTURA. - E propriamente l'arte tendente a far rilevare le forme di figure e cose in una materia qualsiasi o a tutto tondo, o relativamente ad un piano di fondo (bassorilievo, altorilievo, ecc.). E quindi l'arte figurativa per eccellenza e la sua origine è certamente fra le più remote di tutte le arti.
I più antichi plasticatori hanno lasciate testimonianze della loro attività in figurine di argilla, le quali, proprio per la duttilità della materia da loro usata, sono ben lontane da quella rigidità alla quale si è usi pensare a proposito della posteriore s. in legno, preludio di quella in pietra.
La scoperta della facoltà di fondere nel bronzo le immagini, dette fino dai tempi antichissimi nuove possibilità all'arte della s. determinate anche dalla particolare resistenza del metallo che permette di evitare i punti di appoggio richiesti per le parti isolate (p. es., braccia e gambe) scolpite nel marmo.
Quanto alla tecnica, per la realizzazione della sua opera lo scultore parte da un modello in creta, dal quale viene poi tratto il calco in gesso che verrà tradotto in marmo cominciando con il fare riferimento ai punti più sporgenti (capi punti).
Dopo il preliminare lavoro di sbozzatura (eseguito oggi, in genere, da sbozzatori di mestiere), l'artista procede al definitivo e personale lavoro di rifinitura.
Per il bronzo, invece, l'opera viene realizzata per mezzo della fusione, che può essere in pieno (cioè a s. massiccia ottenuta colando il metallo in una forma vuota), alla sabbia, e a cera perduta (procedimenti similari, questi ultimi, che consentono una s. vuota e quindi meno dispendiosa). Dopo la fusione si procede alla cesellatura e alla patinatura. Procedimento analogo a quello della s. in bronzo è quello della s. in terracotta, che usa anch'essa delle matrici.
Gilberto Ronci
I. S. CRISTIANA ANTICA. - La raccolta più ricca di monumenti che illustrano l'attività plastica dei primi secoli del cristianesimo è costituita dai sarcofagi (v.).
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(Ist. Alivari)
Scultura - Dittico d'avorio del sec. vi, proveniente dal monastero di S. Michele di Murano; guarigione del cieco e dell'ossesso, Cristo in trono e i tre fanciulli nella fornaso, risurrezione di Laazaro e guarigione del paralitico, in basso cielo di Giona - Ravenna, Museo nazionale.
Più scarsa invece dovette essere la plastica statuaria a tutto tondo, di cui si conservano alcune statuette del Buon Pastore (la più illustre quella del Museo Lateranense), il giovane Cristo docente del Museo nazionale romano, la statua di S. Ippolito (solo in parte antica) e, forse, quella marmorea di S. Pietro nelle Grotte Vaticane, anch'essa in parte rifatta. Per i tre primi secoli si presume quindi una prudente riserva nei riguardi di simili opere plastiche. Tuttavia non mancano notizie letterarie che attestano l'esistenza, dopo la pace della Chiesa, di statue tanto negli ambienti di culto (Battistero Lateranense; testimonianze di Giov. Crisostomo e di Gregorio Nazianz.) quanto nelle piazze pubbliche (statua di Paneas; Buon Pastore e Daniele tra i leoni a Costantinopoli; Cesarea). Certo è che i primi imperatori cristiani non abbandonano l'uso dei loro predecessori di farsi ritrarre perfino in statue colossali (Costantino, colosso di Barletta, ecc.).
Messa a servizio dell'architettura, la s. cristiana antica poté applicarsi cosi all'esterno dell'edificio sacro, specie se costruito in pietra, che alla decorazione e all'arredamento dell'interno. Se, sul principio, predomina ancora dappertutto nell'ornamento il motivo ellenistico, si nota in seguito una progressiva compenetrazione con elementi locali, in specie nell'architettura siro-palestinese, e l'inserzione sempre più frequente di segni e simboli cristiani: croci, monogrammi, piante ed uccelli simbolici. Ciò vale non solo per le inquadrature di porte e finestre, ma anche e soprattutto per i capitelli.
Mentre in Occidente il capitello rimane per lungo tempo materiale di spoglio riadoperato o perpetua le forme classiche
prevalentemente di tipo corinzio o composito, quello orientale e bizantino invece se ne allontana sempre più, creando nuove forme per il nucleo, anche con inserzione del pulvino, e ricorrendo a nuovo ornato, talvolta figurato, sempre più esplicitamente cristiano, in cui la tendenza decorativa e chiaroscurale, non di rado espressa a traforo, prevale sull'elemento plastico. Il fusto della colonna può essere tortile o decorato con tralci vitini; raramente (ad es., nella basilica cimiteriale dei SS. Nereo ed Achilleo) ricevette un ornato figurato; le colonne del ciborio di S. Marco in Venezia non possono più considerarsi come certamente antiche.
Ornato ulteriore della parete interna erano i rilievi in stucco, decorativi o figurati o policromati, di cui si conservano resti nel S. Lorenzo a Milano, in S. Maria Maggiore in Roma, nel battistero degli Ortodossi e nel S. Vitale di Ravenna, a Parenzo e altrove.
Preziosi resti della s. in legno si trovano nelle parti originali delle porte di S. Sabina all'Aventino, di S. Ambrogio di Milano, del monastero di S. Caterina sul Sinai, di S. Barbara al Vecchio Cairo, importanti per le scene bibliche cosi come per i motivi ornamentali che le accompagnano.
Tra il mobilio liturgico scolpito bisogna annoverare anzitutto gli altari spesso decorati nella fronte, nei montanti o nelle facce verticali della mensa con motivi di ordine simbolico (Baccano, Nola, Pomposa, St-Germain in Svizzera, Marsiglia, Aix-en-Provence) e, forse, anche con figure (S. Agnese fuori le mura); la stessa superficie superiore della mensa poteva essere decorata con rilievi.
Negli amboni il rilievo rimase per lo più basso e di ordine decorativo, benché l'esemplare di Salonicco a Costantinopoli con la scena dei Magi stia a testimoniare che si seppe adoperare anche una decorazione molto ricca. Le transenne e i plutei dei recinti presbiteriali, dove non sono di tipo puramente architettonico derivato dall'arte classica, si adornano del solito ornato simbolico o allegorico, seguendo la nota evoluzione e trasformazione delle forme. Singolare cimelio è il cratere mormoreo con la scena dell'Epifania nel Museo nazionale romano, già nel Museo Kircheriano.
Le vicende della s. cristiana antica non si potrebbero delineare se si trascurassero gli intagli in avorio, almeno quelli di una certa dimensione, anche se per comodità teoriche essi di solito vengono classificati sotto la convenzionale rubrica di a arti minori a. In parte essi ci permettono di completare la visione dell'arredamento sacro, in parte rivelano un nuovo aspetto della plastica ufficiale, specie

(da Tritons d'art du moyen âge en Italie, Parigi 1528, tav. 85)
Scultura - Frammento di ambone proveniente dall'antica cattedrale di Sorrento, con raffigurazione dell'Ippocampo. Arte campana della fine del sec. XII - Sorrento, Museo Correale.
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(1ot. Alinaris)
Scultura - Il cieco nato, Avorto del sec. vi - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.
nei dittici consolari; ad ogni modo sono preziosissimi per lo studio dell'iconografia cristiana postcimiteriale. La cattedra di Massimiano a Ravenna (sec. vi), di probabile origine alessandrina, turta composta di tavolette adorne di scene bibliche incorniciate da fasce decorative, è rara testimonianza della ricchezza che poteva assumere questa parte del mobilio liturgico. Tra i religoiari, i più famosi sono nella Lipsanoteca di Brescia e in quella di Samagher (Pola). Un bell'esempio di pisside eburnea è quella di Bertino, con il sacrificio di Isacco ed il Cristo docente tra gli Apostoli. Un'altra più recente e più orientale nella stessa città presenta l'Annunciazione ed il Presepio. Tra i dittici cristiani con scene bibliche si possono citare quelli del Louvre con guarigioni e del British Museum con scene delia Passione, le lastre con l'Ascensione a Monaco di Baviera e con la Risurrezione al Castello Sforzesco di Milano. Più recenti o di origine orientale il dittico di Murano conservato a Ravenna e quello della Biblioteca nazionale di Parigi (sec. vi). Bellissima la valva bizantina con un arcangelo nel British Museum. Da ricordare infine la ricca serie dei dittici consolari.
Un caso particolare è costituito dall'arte copta, che tanto nel campo funebre con le sue numerose stele, come nel campo architettonico e dell'arredamento offre una ricchissima raccolta di motivi simbolici e figurati (croci trionfali sorrette dall'aquila, ornati, ecc.) ma soprattutto ornamentali, rivestiti di una speciale forma di stilizzazione in cui la fusione dell'arte ellenistica e siriaca ha ricevuto una fortissima impronta locale.
BibL.: oltre ai più noti manuali di storia dell'arte e di archeologia si possono consultare: J. Kollwitz, Oströmische Plastik der theodosian. Zeit, Berlino 1941; S. Bettini, La z. hcound., Firenze (1944); W. von Alten, Gesch. des altchristl. Kapitells, Monaco di B. (1922-23); K. Ginnardt, Das christl. Kapitell, Vienna 1923; R. Kautsch, Kapitelstudien, Berlino 1936; F. Castagnoli, Il capitello della Pigna Vaticana, in Bull. arch. comun., 71 (1943-45), pp. 1-30; E. Kitzinger, in Dumbarton Oaks Papers, 3 (1946), pp. 1-72 (appendice); A. Goldschmidt, Die Kirchentür des hl. Ambrosius in Mailand, Strasburgo 1902; J. Wiegand, Das altchristl. Hauptportal an der Kirche der hl. Sabina, Treviri 1900; J. Braun, Der christl. Altar u. sein Schmuck, 2a ed. 1928; D. Mallardo, Una fronte d'altare salona della fine del sec. V, in Campania romana, Napoli 1938; E. Molinier, Hist. génér. des arts appliqués d l'industrie, I: Les lvoires, Parigi 1896; G. Stuhlfauth, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896; H. Grouven, Frïhchristl. u. mittelafterl. Elfenbeinwerke, Roma 1898 e 1900; J. Sauer, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Lipsia 1922; R. Delbrueck, Die Consularsliptychow, Berlino 1927 sgg.; W. F. Volbach, in Th. Bossert, Gesch. des Kunstgewerbes, IV, Berlino 1932, pp. 47-125; C. R. Moree, The early Christian roaries of the Eastern Empire, Cambridge 1941; De Loos-Dietz, Vroeg-christelijke ivoren, Assen 1947; C. Cecchelli, La cattedra di Massimiano, Roma 1935; J. Kollwitz, Die Lipsansthek von Brescia, Berlino e Lipsia 1933; A. Ottino della Chiesa, Gli avori delle collez. lombarde alla Mostra di Zurigo, in Bull.
d'arte, 34 (1949), pp. 253-61; R. Delbrueck, Probleme der Lipsanstheh in Brescia, Bonn 1952; J. Strzygowski, Koptische Kunst, Cairo 1904; G. Duthuit, La sculpture copte, Parigi 1931.
Luciano De Bruyne
II. S. medievale, binaacimentale e moderna. Nella primitiva s. cristiana i modi stilistici che v'appaiono sono strettamente collegati a quelli della precedente e contemporanea s. pagana. Ma ben presto il nuovo ordine di idee che caratterizza fra il i e v sec. l'evoluzione del pensiero sia in Oriente che in Occidente conduce ineluttabilmente anche gli scultori verso nuove forme di espressione. Infatti mentre durante il periodo dell'arte classica la riproduzione della perfetta armonia delle membra umane era considerato il più alto termine della perfezione estetica, ora a quel concetto altri se ne sostituiscono e le immagini scolpite, come quelle dipinte, tendono piuttosto ad esprimere i moti dell'animo con forme che gradualmente s'accentuano con sempre maggiore efficacia in senso antiaccademico ed anticlassico. Ciò fin quando verso i secc. vil e viI si giunse ad abbandonare, da parte degli scultori, financo l'uso di raffigurare le sembianze umane e l'arte della s. si ridusse all'uso di incidere o traforare i marmi per rappresentarvi gli elementi di un limitato repertorio decorativo (v. barbarica arte; bizantina, arte; italia, VI. L'arte in I.).
Fu soltanto durante il periodo romanico (v. ROManica, arte) fra l'xi ed il xiri sec. che le facoltà plastiche degli Italiani e degli altri popoli partecipi della cultura del mondo cristiano si manifestarono con nuova eccezionale vitalità e dalla folla dei lapicidi intenti alla costruzione ed alla decorazione delle nuove chiese emersero le prime grandi personalità degli artisti scultori quali Viligelmo (v.), l'Antèlami (v.), Nicola Pisano (v.) che espressero con perfetta armonia di forme il nuovo fervore di vita caratteristico di quel tempo.

(fot. Bruna Reifenstein)
Scultura - S. Agostino, opera di Anton Pilgram (sec. xv). Particolare del pulpito della cattedrale di Vienna.
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(fot. Hensi, Trento)
Scultura - La manna nel deserto. Particulare della balaustra della chiesa dei Cappuccini (sec. xx) - Trento.
Nel successivo periodo gotico (v. Gotica, arte) il perfezionarsi dei mezzi tecnici contribui, specie nell'Europa centrale e settentrionale, ma di riflesso anche in Italia, ad accentuare da parte degli artisti i modi della espressione in senso individuale, modi che durante il Rinascimento (v. Rinascimento, arte del) ebbero la possibilità di estrinsecarsi con ancora maggiore indipendenza. Cio anche se spesso fu evidente un deliberato ritorno a modelli classici, mentre dal punto di vista della vera e propria evoluzione della tecnica si assisteva ad un deciso progresso specie per quanto si riferisce al modo di fondere in bronzo e negli altri metalli, alla fattura della terracotta policroma, dell'invetriata, ed al sottile intaglio e levigatezza del marmo.
Tali progressi d'ordine tecnico procedono anchedurante l'età barocca (v. barocca, arte) quando il marmo riusci a rendere con estrema leggerezza fin quasi il frascio delle stoffe seriche e i delicati morbidi passaggi dei piani nel modellare le carni. Fu allora che ebbero anche diffusione le s. in cera policroma che, riprendendo una tecnica molto antica, ebbero fortuna specie per l'esecuzione di ritratti e sacre immagini. La cera d'altronde anche in età moderna è largamente usata dagli scultori, e quasi esclusivamente in cera operò durante lo scorso secolo con sorprendenti effetti impressionistici uno dei più significativi scultori del suo tempo, Medardo Rosso. - Vedi tavv. VII-IX.
Bibl.: Michele Guerrisi e altri, s. v. in Enc. Ital., XXXI, pp. 244-49; M. L. Gengaro, S., Milano 1945; L. Hourticq, Hist. de la sculpture, Parigi 1948.
Gilberto Ronci
SCUOLA. - Istituzione nata dalla impossibilità, in cui vengono a trovarsi le famiglie, di dare da sole quel grado di istruzione e di cultura richiesto dalle circostanze sociali, in mezzo a cui esse vivono. A mano a mano che queste circostanze si fanno più esigenti con il crescere del livello della vita civile e culturale e il progredire delle lettere, delle arti e delle scienze, anche il numero delle s. tende ad aumentare e aumentano pure i vari tipi, secondo cui esse necessariamente si vanno differenziando. E poiché la s. non è soltanto per l'istruzione, ma anche e soprattutto per la formazione e per la vita, cosi è naturale che si accresca anche l'interesse per la s. da parte dell'autorità civile e religiosa e con l'inte-
resse il loro intervento e la loro vigilanza. Intervento e vigilanza che dovrebbero fondersi armonicamente insieme, uno solo essendo il soggetto da istruire e educare come cittadino e come religioso (v. educazione); mentre nel corso della storia si sono avverate e ancora si avverano intromissioni, coercizioni e diffidenze fuori luogo e lesive dei diritti fondamentali dell'individuo e della famiglia.
Uno sguardo rapido alle varie sorti subite dalla s. gioverà a meglio comprendere il valore degli importanti problemi che si addensano intorno alla questione scolastica.
I. La s. presso i popoli piú antichi. - Lasciando da parte i "primitivi", per i quali non si può propriamente parlare di vere s., pur potendosene forse vedere un accenno rudimentale nella iniziazione (v.), a cui vengono sottoposti i giovani e le giovani nel periodo del passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, presso gli altri popoli se ne può invece constatare una bella e varia fioritura. Caratteristico il fatto quasi universale che l'educazione della gioventú resta imperniata nella famiglia, considerata il centro della vita civile e sociale, mentre lo Stato, là dove istituì le sue s., si propone generalmente di integrare e sviluppare l'educazione familiare, senza pretendere affatto di sostituirla.
Presso i Babilonesi e gli Assiri, anche non avendo notizie precise intorno alla organizzazione scolastica, si sa quali erano le materie d'insegnamento, che formavano la cultura dei « magi» o sapienti. Vi erano compresi quasi tutti i campi dello scibile : storia, geografia, astronomia, astrologia, matematica, medicina, teologia. Dallo studio, anche se riservato alle persone di alta casta, ai sacerdoti e ai magi, non era esclusa nessuna persona intelligente, la quale poteva conquistare liberamente quel grado di cultura che era richiesto dall'accesso alle cariche pubbliche dello Stato. La donna e il popolo, invece, erano generalmente esclusi dall'istruzione. Centro di particolare attività culturale era Babilonia, dove il re teneva nel suo Palazzo uno s. superiore di alti studi, e gli alunni vi erano mantenuti a spese dello Stato e al termine del corso triennale esaminati diligentemente dal sovrano (Daniele e i suoi compagni, trasportati esuli a Babilonia nel 606 a. C., furono appunto educati in questa s. in tutte le scienze del tempo). Presso i Persiani, alla educazione della famiglia sottentrava la cura dello Stato con le sue s., per il periodo dai 7 ai 25 anni, dove alla parte intellettuale e religiosa del corso inferiore seguiva il corso superiore per la formazione militare e civile. Chi non aspirava all'esercizio di funzioni pubbliche poteva liberamente istruirsi presso insegnanti privati. I sacerdoti persiani, chiamati magi o sapienti per la loro vasta cultura, dovettero pure avere grandi s. sacerdotali. Gli Egiziani, che ebbero sempre grande stima del sapere, ebbero s. numerose e ben sviluppate, ma non vi erano ammessi che i figli dei sacerdoti e dei guerrieri, le due classi privilegiate, alle quali sole era affidato il governo dello Stato. L'istruzione era impartita esclusivamente dai sacerdoti e le s. avevano sede nei templi. L'insegnamento superiore era rivolto soprattutto al campo tecnico e professionale (scribi, ingegneri, architetti, medici). Chi possedeva più profondamente e completamente la scienza (letteratura, scienze naturali, medicina, filosofia e musica), erano i sacerdoti, con s. proprie, che studiavano pure profondamente la teologia (celebri le s. teologiche di Eliopoli, Memfi, Ermopoli e Tebe, che crearono le varie teogonie e alzavano od abbassavano le loro divinità a seconda delle loro teorie). Alla religione apparteneva anche la magia, assai studiata fin dai tempi più antichi, e la divinazione, specie sotto l'aspetto di oniromanzia (si ricordino gli episodi di Mosè e di Giuseppe venduto in Egitto).
I Cinesi, presso i quali, più che non presso qualsiasi altro popolo, tutta la vita sociale era imperniata sulla famiglia ritenuta la base di tutta la vita religiosa, morale e civile della nazione, consideravano la s. come la continuazione e il perfezionamento della istruzione domestica sulle tradizioni e i costumi degli antenati. Lo Stato pos-
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sedeva un ordinamento organico di s. di diversi gradi di insegnamento, fondate, mantenute e dirette dallo Stato, e aperte a tutti i cittadini maschi. E chi aspirava al governo del popolo doveva subire alla fine degli studi superiori gli esami di Stato, assai gravosi e difficili. Però anche le famiglie e i privati potevano aprire e dirigere s.; la s. di Stato era obbligatoria solo per quelli che si preparavano a pubblici impieghi ed uffici; e all'esame di Stato poteva presentarsi anche chi avesse studiato privatamente.
I Giapponesi ebbero solo nel 207 d. C. la scrittura cinese, importatavi da un letterato cinese; fino a quell'epoca la maggior parte di essi la ignorava del tutto. Il re Momma nel 701 istitui a Tokio una Università e numerose s. e collegi nazionali in ogni provincia, dettando anche i regolamenti propri a ciascun grado di s., creando cosi un sistema di educazione nazionale. Chi, dopo le prime s., voleva studiare particolari discipline (classici cinesi, scienza politica, giurisprudenza, ecc.) doveva o passare all'Università o servirsi di maestri privati; cosi pure i figli dei mercanti, degli agricoltori e artigiani, che non potevano frequentare i collegi e le s. dei nobili, dovevano ricorrere all'insegnamento privato.
Gli Indiani non ebbero s. di Stato per la