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� o servirsi di maestri privati; cosi pure i figli dei mercanti, degli agricoltori e artigiani, che non potevano frequentare i collegi e le s. dei nobili, dovevano ricorrere all'insegnamento privato.

Gli Indiani non ebbero s. di Stato per la preparazione agli uffici pubblici, come ebbero i Cinesi, gli Egiziani e i Persiani; ebbero però s. inferiori e superiori (praticamente tutte in mano della casta sacerdotale dei Bramini, la prima delle quattro caste, di cui si componeva la società indiana) che si dividevano in due categorie : le une erano riservate ai fanciulli di casta sacerdotale, le altre servivano ai figli delle due caste dei guerrieri e degli agricoltori, o mercanti; queste ultime avevano uno scopo essenzialmente religioso (conoscenza dei libri sacri). Da principio la istruzione superiore, assai bene organizzata in numerosi collegi, che presto si trasformarono in una specie di Università, era privilegio dei bramini; ma a poco a poco, aggiungendosi alle materie religiose l'insegnamento della letteratura, della medicina, della giurisprudenza, dell'astrologia e astronomia, poterono partecipare alle s. anche gli appartenenti alle caste dei guerrieri e degli artigiani.

Presso gli Ebrei, formanti un popolo nettamente distinto da tutti gli altri per la sua concezione teocratica dello Stato, prevalsero a lungo l'educazione e l'istruzione familiare impartite dai genitori, o, nelle famiglie di classe elevata, dai pedagoghi che restavano tutta la vita nella casa del loro educand. Solo dopo il ritorno dalla cattività di Babilonia, i successori di Esdra eressero nelle città principali delle s., in cui s'insegnavano la letteratura, la religione e le leggi nazionali. Gli scribi o dotti formarono una classe speciale con una speciale professione e diventarono gli insegnanti ordinari nelle sinagoghe e nelle s. elementari aperte accanto ad esse. L'ellenismo accrebbe il desiderio di sempre maggiore istruzione e le s. si moltiplicarono. Poco seguito ebbe la Casa del libro, istituita a Gerusalemme dal capo del Gran Sinedrio, Samuele ben Serah, nel 104 a. C., come tipo delle s. elementari di Stato; e solo nel 64 d. C. si ebbe un decreto di istruzione elementare obbligatoria, e l'ordine di istituire s. in ogni anche piccola città. Dopo la dispersione gli Israeliti elevarono sinagoghe e s. in tutti i luoghi, dove fu loro possibile; e le loro Accademie, durante il medioevo (Toledo, Granata, Cordova, ecc.) ebbero periodi di vero splendore.

Nella Grecia, gli Spartani attuarono un monopolio scolastico assoluto da parte dello Stato. L'organizzazione scolastica che si faceva risalire a Licurgo (m. nell'889 a. C.) minava a formare valorosi soldati per il fatto che, piccola minoranza aristocratica (gli Spartati), di fronte agli altri popoli della Laconia, gli Spartani non potevano conservare il dominio sopra di questi senza una grande superiorità militare. Perciò il bambino apparteneva allo Stato : dopo sette anni di severe educazione familiare passava negli istituti pubblici di educazione, mantenuti dallo Stato sotto insegnanti ed educatori nominati e vigilati dallo Stato. Anche le fanciulle appartenevano allo Stato, il quale pensava alla loro educazione per formarle donne e madri vigorose e forti. Presso gli Ateniesi, invece, la Costituzione politica di Solone (ca. la fine del sec. vi c. C.) dava molta importanza alla istruzione e all'educazione, ma non imponeva né programmi ufficiali, né s. obbli-
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(Int. Euc. Catt.)
Scuola - La grammatica con tre scolaretti. Miniatura del sec. xv. Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 329, f. $25^{\circ}$.
gatoria. Tutto invece era lasciato alla iniziativa privata, liberi i genitori di scegliersi la s. e l'insegnante di loro gradimento; né gli insegnanti erano formati o pagati dallo Stato; ma vigeva la libera concorrenza, fondata o sulla fama del maestro o sul minor prezzo da sborsare per le lezioni. In questa libera, ma completa, organizzazione scolastica, il giovane veniva istruito per 8 o 9 anni, percorrendo i vari gradi di insegnamento, e a 16 anni entrava nel «ginnasio», unica s. ufficiale e obbligatoria, con insegnanti e ispettori nominati e retribuiti dallo Stato; però vi si insegnava e praticava quasi esclusivamente la cultura fisica per preparare gli alunni direttamente alla vita militare.

Nessiche i Romani, fino alla fine della Repubblica, ebbero s. e programmi ufficiali; per molto tempo la famiglia stessa pensò, sotto la propria responsabilità, alla istruzione dei figli; e le prime s., pare, non si aprirono che verso la fine del sec. it a. C., e furono naturalmente s. private, rette da schiavi più istruiti. Si chiamavano ludi, cioè divertimento, svago, ad indicare la loro funzione suppletiva dell'educazione domestica, e l'insegnante ludimagister; erano tenute presso qualche famiglia o in un angolo meno frequentato di un tempio o di qualche pubblico edificio. La conquista della Grecia riversò a Roma gran numero di maestri greci di grammatica (con il quale nome si comprendeva la grammatica propriamente detta, la matematica, la geometria, l'astronomia e la musica), di retorica (che addestrava nell'arte del dire e formava gli oratori) e di filosofia, che offrivono alle famiglie, il loro insegnamento; cosi che, accanto alle prime s., di grado elementare, si ebbero le scuole secondarie e superiori, che alla grammatica, retorica e filosofia aggiunsero anche medicina e giurisprudenza. Anche queste s. furono lasciate alla libera iniziativa dei privati, senza alcuna ingerenza dello Stato: «msiores nostri disciplinam puerilem nullam, aut destinatam legibus, aut publice expositam, aut unam omnium, esse voluerunt» (Cicerone, De Republica, IV, 3). Si ebbe, è vero, nel 92 a. C. un editto censorio contro le nuove s. condotte dai Greci; ma ciò avvenne non contro la libertà di insegnamento, ma per temperare

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(da) Catalogo degli Incunabula typographica, ed. L. S. Olsckki, Firenze Roma s. c., s. 380

Scuola - Maestro in cattedra con discepoli. Incisione dagli Epigrammatia di G. B. Cantalicio - Venezia, per i tipi di Matteo Capocasa. 1493, f. 27.
gli sbandamenti, che le novità recenti apportavano al - mos maiorum s.

Sotto l'Impero gli insegnanti ebbero molti privilegi e immunità. Vespasiano, per il primo, stipendiò con denaro pubblico alcuni maestri; Adriano largheggio in questo genere di sussidi e inoltre fondò a Roma le prime Università, l'«Athaeneum Romanum», ampio locale scolastico a forma di anfiteatro, dove gli insegnanti, privi di edifici scolastici propri, potevano radunare senza spese gli alunni; Marco Aurelio fondò in Atene una serie di cattedre di filosofia e di retorica, con maestri stipendiati dallo Stato; Alessandro Severo a Roma creò nuovi locali scolastici a disposizione degli insegnanti privati, istituì nuove cattedre di medicina, di architettura, ecc., destino borse di studio in natura per gli studenti poveri; Costantino fondò un'università a Costantinopoli, un complesso cioè organico di scuole e cattedre per l'insegnamento medio e superiore. I municipi seguirono da per tutto l'esempio degli imperatori, creando s. municipali con maestri stipendiati; anzi l'imperatore Graziano, per impedire ingiustizie, fissò per legge l'onorario dovuto dai municipi ai grammatici e ai retori, iscrivendolo nel bilancio fra le spese obbligatorie. Se non raramente queste s. municipali diventarono occasione di una qualche ingerenza più diretta dello Stato, lasciarono però sempre libero il campo per le s. libere, fondate e mantenute dai privati e dirette da personale più scelto e perciò preferite dalle famiglie.
II. Le s. cristiane fino alla caduta dell'Impero. - Questa piena libertà d'insegnamento permise anche ai cristiani di abbracciare la carriera di maestri; vi furono, infatti, maestri che subirono il martirio, non condannati perché insegnanti privati, ma per non voler rinnegare la loro fede. S. Cassiano, martire, era maestro a Imola; Flaviano, martire in Africa, era grammatico; Origene incominciò la sua carriera come grammatico per aiutare la sua famiglia; e nel cimitero di S. Callisto si trovò l'epitaffio di un magister primus o maestro elementare.

Fu Giuliano l'apostata il primo che tentò di restringere la libertà di insegnamento per i maestri cristiani, emanando l'Editto del 362, con cui proibisce loro, se persistono nelle credenze cristiane, di fare più oltre scuola. Scesero allora dalla cattedra maestri insigni, come il retore Vittorino a Roma e il sofista Procresio ad Atene. Ma già due anni dopo, nel 364 , Valentiniano abrogava la legge e restituiva ai maestri cristiani la libertà : «Chiunque per costumi e scienza è degno di insegnare, abbia il diritto di aprire s. " (Codice di Teodosisi, 13, 6, 1). Questo regime di libertà durò in Occidente fino alla fine dell'Impero. In Oriente, invece, si ebbe da parte di Teodosis l'attuazione del monopolio ufficiale dell'insegnamento uni-
versitario con le due Costituzioni del febbr. e del marzo del 425 (ibid., 14, 9, 3; 15, 1, 53), per cui i professori privati vennero ridotti al semplice ufficio di ripetitori domestici (vinter privatos parietes ${ }^{1}$ ); e tutti, invece, dovevano frequentare l'Università da lui fondata e provveduta di 8 retori, 20 grammatici, 2 giureconsulti e 1 filosofo. Un secolo dopo, Giustiniano, nel 529 , concentrò tutte le s. giuridiche dell'Impero nelle tre città di Costantinopoli, Berito e Roma, accentrando nelle sue mani anche ogni iniziativa didattica e proibendo qualunque forma di insegnamento a a coloro che sono travagliati dall' insonnia del paganesimo" (Codice di Giustiniano, 1, 11, 2). Ma questa riforma, prima di potersi consolidare, venne travolta dalla invasione longobarda.

Nello stesso tempo la Chiesa, per una più solida preparazione dei pagani al Battesimo, aveva istituito i " catecumenati ", nei quali il sacerdote impartiva per tutto l'anno, ma specialmente durante la Quaresima, l'istruzione intorno alla fede. Qualunque luogo, massimo nei primi tempi, santuari, cripto, cimiteri, case private, ecc. diventava centro d'insegnamento. Ora, molti catecumenati si trasformarono a poco a poco in s.s. catechetiche ${ }^{\text {, }}$, le quali ammettevano anche alunni pagani e avevano lo scopo di dare con l'insegnamento religioso anche una cultura generale. Più ancora: alcune di queste s. catechistiche si trasformarono in accademie o s. superiori perché i cristiani, trovatisi faccia a faccia con l'eresia e con la più alta ed elaborata scienza pagana, compresero che si doveva testare l'ultimo sforzo per dare al cristianesimo una base filosofica, letteraria e culturale, che potesse metterlo alla pari di qualunque insegnamento pagano e servisse a sconfiggere i nemici numerosi che lo combattevano e ne facevano scempio nella s., nei libri e nei sarcasmi giornalieri. Si ha l'esempio più celebre di queste s. superiori nel Didascalcian cristiano di Alessandria, fondato, secondo studi più recenti, da Origene nel 202 per incarico del vescovo Demetrio e che sostitui la s. catechetica di Panteno. I professori vi insegnavano, parallelamente alle scienze sacre, la filosofia platonica e aristotelica, la fisica, l'astronomia, la grammatica e la retorica, attingendo abbondantemente dagli autori classici pagani; coronava l'insegnamento lo studio della S. Scrittura. Poiché anche in altre città si sentiva un uguale bisogno di una dimostrazione scientifica della verità della fede, la Chiesa fondò altre istituzioni simili; e si ebbero così le Accademie di Cesarea, Antiochia, Gerusalemme, Edessa, Smirne, Nisibi e Roma.
III. Le s. cristiane nel regno periodo medievale. - Il vuoto lasciato dalla dissoluzione dell'Impero romano (476) fece passere alla chiesa tutta intera la cura della pubblica istruzione. Si possono notare varie specie di s.:
i. Le s. presbiteriali e parrocchiali. - Là dove il cristianesimo contava la quasi totalità, o almeno la maggioranza della popolazione, già si erano aperte, per gli studi elementari, s. prettamente cristiane, in cui i fanciulli apprendevano, oltre la religione e i casti liturgici, anche la lettura, la scrittura e gli elementi del calcolo. Queste s., naturalmente, andarono moltiplicandosi a mano a mano che quelle dei gentili venivano meno, fino a che rimasero in molti luoghi l'unico faro di istruzione. Un Concilio tenuto in Italia nel 443 ordinava ai sacerdoti di riunire nelle loro case i fanciulli dei dintorni per dar loro la conveniente istruzione. Prima e dopo questo Concilio, le s. parrocchiali dovevano essere numerose in Italia e dare buoni frutti, se il Concilio di Vaison, Orange e Valenza nel 529 stabiliva che i preti in cura d'anime ammettessero nella loro casa i giovani lettori che non avessero moglie, per ammasetrarli come i buoni padri ammaestrano i figli, "secundum consuetudinem, quam per totalitiam satis salubriter teneri cognovimus" (Hefele-Leclercq, II, pp. 1111-12). Liberi poi i giovani lettori di seguire la carriera ecclesiastica o di abbracciare il ma-

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A sinistra: LO SCRIBA. Scultura egizia in calcare (V dinascio, a400 ca. s. C.) - Parigi, Louvre. A destra: DONNA VELATA in atto di deporre su un piccolo braciere granelli d'incenso. Particolare del "Trono Ludovisi". Scultura greca dei primi decenni del sec. v s. C. - Roma, Museo delle Terme.

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# Tav. VHI

## SCULTURA

### (Ivi. Aliauri)

*A sinistra:* LA MADDALENA. Scultura di Donatello (dopo il 1453) - Firenze, Battistero di S. Giovanni.
*A destra:* UNO DEI PRIGIONI. Scultura eseguita da Michelangelo per la tomba di Giulio II (1513) - Parigi, Museo del Louvre.

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ZNAIMER ALTAR.
Attribuito ad un artista austriaco del principio del sec. xvı - Vienna, Kunsthistorisches Museum.

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In alto: AULA SCOLASTICA CON PROFESSORE IN CATTEDRA. Particolare del monumento sepolcrale al giurista Filippo Lazzeri, inisiaro da B. Rossellino nel 1462, e terminato da A. Rossellino nel 1468 - Pistoia, chiesa di S. Domenico. In basso: IL MAESTRO ANGELO FA SCUOLA a un gruppo di ragazzi tra i quali si nota n. Nicola da Tolentino. Affresco del sec. xiv - Tolentino, basilica di n. Nicola, cappellone.

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trimonio. Lo stesso prescrive il Concilio di Costantinopoli del 680.
2. Le s. episcopali o cattedrali. - Le s. parrocchiali non andavano oltre le materie insegnate nelle elementari; ma occorrevano anche s. superiori con un insegnamento più atto e più profondo. D'altra parte la preparazione del clero esigeva che gli studi fossero fatti in modo degno. Sorsero perciò accanto alla sede del vescovo le cosiddette s. episcopali, grandi seminari e università, destinate specialmente ai candidati al sacerdozio, ma frequentate sempre più anche dai laici. Già una di queste s. era stata creata da s. Agostino a Ippona; un'altra ne esisteva a Imola, dove fece i suoi studi s. Pier Crisologo; altre ancora a Parigi, Poitiers, Clermont, ecc. Il Concilio II di Toledo (531) ne prescriveva la fondazione, aggiungendo che gli alunni, arrivati ai 18 anni, fossero interrogati, alla presenza del vescovo e del clero, se preferivano il sacerdozio o il matrimonio (Mansi, VIII, p. 785). Della s. aveva il controllo lo stesso vescovo e sotto di lui stava il superiore immediato, chiamato magister scholae, e si divideva in schola minor (elementari) e in schola maior, che o comprendeva solamente i corsi del tribium o svolgeva il pieno programma del trivium e del quadrivium, coronati dallo studio della S. Scrittura e della teologia pastorale.
3. Les. canonicali. - Là dove non esisteva la cattedrale i canonici stessi della chiesa locale istituivano le loro s., secondo il tipo di quelle episcopali, che presero perciò il nome di collegiali e canonicali e un carattere più profano che non ecclesiastico. Più tardi si confissero con quelle episcopali.
4. Le s. monastiche. - Il maggior peso della pubblica istruzione, però, fu portato dalle s. monastiche, prima in Oriente, dove trovarono la loro educazione la maggior parte dei Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici, e poi in Occidente, specialmente per opera dei monasteri benedettini, che si diffusero rapidamente in Europa. Essi avevano una s. "interna" (schola claustri) destinata ai religiosi e una s. "esterna" (schola canonica o externa), separata dalla prima e posta nelle dipendenze del monastero, per evitare le non necessarie comunicazioni con i monaci che attendevano in modo particolare allo studio, alla preghiera e al lavoro. Il capo della s. era chiamato magister scholae o capiscola o proscholae e, alla fine del sec. IX, scholasticos. I programmi delle due s. erano press'a poco uguali: trivium o quadrivium. Parallelamente ai monasteri maschili, anche quelli femminili dovevano avere le loro s. e il Concilio inglese di Clovestloe (747) ordina che non solo i vescovi e gli abati, ma anche le badesse avessero cura particolare di far coltivare lo studio delle lettere nelle loro famiglie religiose (Hefele-Ledercq, III, p. 907).
IV. Le s. christane nell'epoca carolingia. - Oltre a riordinare la S. Palatina, destinata particolarmente ai principi e ai nobili, che si preparavano alla vita militare e al governo del popolo, Carlomagno emanò molte ordinanze dirette a promuovere o a riorganizzare le scuole parrocchiali, episcopali e monastiche. Nella Epistola de coieudis litteris, diretta tra il 780 e l'800 si vescovi e agli abati, li esorta ad impartire l'istruzione letteraria a tutti quelli che potevano imparare secondo la capacità di ciascuno; più esplicitamente nel Capitolare del 23 marzo 789 ordinava che in ogni vescovato e monastero fossero fondate s. per i fanciulli e si usassero libri di testo bene emendati (cf. MGH, Capitularia, I, pp. 72 e 79). I vescovi l'assecondarono, e nella prima metà del sec. Ix molti concili in Francia, Germania e Spagna richiamarono anche i genitori al dovere di far istruire i loro figli. In Italia il Concilio romano dell'846 prescriveva che tutti i vescovati e le parvi ad essi soggette avessero le loro s. e questo perché avevano saputo che in alcuni luoghi mancavano i maestri e si trascurava lo studio delle lettere.

In questo tempo si ebbero anche s. dello Stato; infatti nel Capitulare ecclesiasticum primum di Lotario nell'825, promulgato nella grande assemblea del Regno italico, tenuta nei campi di Olona (Pavia), si lamentava l'inturia prevalsa in molti luoghi e si ordinava a quelli che dallo Stato avevano avuto l'incarico dell'insegnamento di applicarvisi con la massima cura affinché gli alunni acquistassero la cultura richiesta dai tempi. Anzi si fissavano anche le sedi delle s., elencando le città che dovevano
inviare gli alunni a ciascuna di esse : Pavia, Ivrea, Torino, Cremona, Firenze, Fermo, Verona, Vicenza, Cividale del Friuli (cf. MGH, Leges, I, p. 249). Anzi lo stesso episcopato francese, raccolto nel VI Concilio di Parigi (823) supplicava vivamente l'imperatore Ludovico il Pio a voler seguire l'esempio paterno e fondare di propria autorità s. pubbliche almeno in tre luoghi più convenienti dell'Impero (Mansi, XIV, p. 599).

V. Le s. pal. del. in al xiti. - Dalla seconda metà del sec. IX alla fine dell'xi si nota un languire abbastanza profondo e sempre più ampio delle s., dovuto alla gravissima crisi politica, sociale e religiosa che seguì lo sfasciarsi dell'Impero carolingio. Ma appena, sul finire del sec. XI, le condizioni sociali e religiose lo permisero, la Chiesa si trovò al suo posto d'onore nel risuscitare e promuovere le s. al primitivo rigoglio e splendore. Importanti le disposizioni scolastiche del III Concilio Lateranense (1179); la Chiesa ha il dovere, come "pia mater", di curare l'istruzione dei fanciulli poveri; perciò ogni cattedrale doveva fissare un congruo sussidio ad un maestro perché l'istruzione aperta e ai chierici e ai laici, purché poveri, fosse gratuita; per i ricchi restava la comodità di istruirsi in famiglia o in s. private o nelle s. dei monasteri; a tutte le persone, poi, era data ampia libertà di aprire s., purché fossero idonee e ne avessero chiesta la debita licenza; gli insegnanti erano liberi da tasse e nessun emolumento si doveva esigere per il conferimento di questa licenza d'insegnare (Mansi, XXII, p. 227). Il Concilio lateranense IV (1215) ribadì la prescrizione, aggiungendo che anche nelle chiese non cattedrali, che avevano redditi sufficienti, fosse dal vescovo nominato un maestro idoneo per l'insegnamento gratuito (Mansi, XXII, p. 999).

In conseguenza di questa legislazione scolastica pontificia le s. parrocchiali e vescovili rifiorirono e si moltiplicarono; anche le monastiche, nonostante la decadenza di
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(16)l Cistalogo degli Encanabula typographica, ed. L. S. Olecki, Prenae-Roma a. a. n. 6611

Scuola - Maestro con ferula e alunni con l'abocedario. Incisione dalla Summa pervictis in regulas distinctas totius artis grammatires et artis metrices - Roma, per i tipi di Giovanni di Beucken e Sigismondo Mast, 1494.

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(1st. Bildarchiv d. G. Nationalbibliothek)
Scuola - Complesso edilizio di una s. moderna, opera di C. Holzmeister (1930-40). S. delle Suore della S. Croce - Lina.
quelle benedettine, ebbero nuove linfe fresche e giovanili dai Cluniacensi, dai Cistercensi, dai Domenicani e dai Francescani. Ma tutte queste s., in cui prevaleva l'insegnamento classico, non bastavano più a soddisfare ai nuovi desideri di un'istruzione più consona al fiorire delle industrie e dei commerci e della novella ripresa della vita civile. Perciò a cominciare dal sec. xim si rileva uno sviluppo notevole delle s. private, veramente non mai mancate del tutto neanche nel periodo della decadenza, ma ora in via di farsi più numerose e più frequentate. Da esse nacquero le s. comunali, da prima nei piccoli centri e poi nelle città più grandi. Spesso, infatti, le s. private male si reggevano economicamente per la scarsità degli alunni; d'altra parte non tutti potevano frequentare le scuole episcopali o monastiche, troppo distanti e scomode; perciò dagli inizi del sec. xiv parecchi Comuni pretesero di considerare il maestro come un qualsiasi impiegato comunale e perciò d'intervenire nell'ordinamento delle s.; di assoggettarle alla loro ispezione; talora anche avvenne che molte s. private vennero municipalizzate e perdettero la loro libertà didattica, disciplinare ed economica. Accanto o in luogo di s. comunali si ebbero anche le s. corporative, quando a sussidiarle erano le particolari corporazioni.
VI. Le Università. - L'ampia diffusione del sapere, provocata specialmente dal movimento impresso agli studi dalla Scolastica, dal suo primo periodo di formazione nei secc. 16-xi, a quello della sua evoluzione nel sec. xir e specialmente a quello del massimo splendore nel sec. xim, portò alla creazione di quegli istituti superiori, che oggi si chiamano Università, ma che allora avevano il nome di "Studium" e poi di "Studium generale ". Modello delle altre furono quelli di Parigi e di Bologna. Anche in questo lieto e proficuo movimento non mancò la parte predominante della Chiesa. C'è c'le in questo nuovo fiorire di studi superiori vorrebbe vedere un movimento di emancipazione dal dominio religioso, una specie di sostituzione di corporazioni laiche alle s. clericali dei capitoli, canonicali e delle abbazie, e attribuiscono a qualcuno dei fondatori teorie alquanto scettiche e razionaliste. La verità, tuttavia, è diversa : il movimento universitario si emancipò, è vero, dalle s. claustrali ed episcopali non più sufficienti, ma passò sotto la cura e la giurisdizione della Chiesa universale, rappresentata dal Papa. Anzi la presenza o comunque l'intesa e la cooperazione di un ente universale, come la Chiesa, facilitava assai il riconoscimento dei titoli di studio largiti agli alunni, che accorrevano dai più diversi paesi alla medesima Università. Ed è degno di nota che delle 32 università erette prima del 1400, almeno 29 dovevano la loro fondazione al Papa; e altre dieci furono fondate o per solo diploma papale o per diploma papale e imperiale (o principesco) insieme.
VII. La s. nel periodo del Rinascimento. - Il Rinascimento continuò per la stessa via segnata dal secolo antecedente e la s. nella sua organizzazione non ebbe a subire rivolgimenti molto notevoli. Però il numero delle s. si accrebbe assai; si diede maggior rilievo, anzi una parte preponderante agli studi classici con tendenza a concedere
un dominio quasi assoluto al Trivio sul Quadrivio, con una ventata di freschezza attraverso la lezione del maestro e la scelta delle letture, ben lontana da quel sapere piuttosto manualistico, in cui troppo spesso si era impantanata la s. antecedente. Si ebbero cosi maestri eruditi, esperti oratori e dotti ecclesiastici, avvivati da un alito di umanità serena e comprensiva. Né furono trascurati gli esercizi fisici atti a formare un corpo sano, disinvolto, agile con una mente sana e aperta alle nuove contingenze della vita.

E la Chiesa, oltre al fondare direttamente numerosi istituti, continuò ad esortare e ad animare allo studio della letteratura e delle lingue (al Concilio di Vienna del 1312, p. es., il Papa ordinò di erigere cattedre di ebraico, caldeo e arabo a Roma, Bologna, Parigi, Oxford e Salamanca; nella Spagna il card. Ximenes aggiorse alla Università da lui fondata il Collegio delle tre lingue: latino, greco,
ebraico). E fu coadiuvata dall'opera degli Ordini religiosi, che seguivano nel complesso le loro gloriose tradizioni.

L'avvento dalla " riforma " non portò innovazioni nel campo scolastico; non creò le s. né diede i natali alla istruzione elementare, che esisteva, come si è accennato, fin dai primi secoli della Chiesa; apportò piuttosto sugli inizi danni assai sensibili alla cultura, perché fece scomparire nei territori, dove ebbe luogo, le s. claustrali, episcopali e parrocchiali, senza saperle o poterle sostituire, provocando gli amari rimpianti di Lutero stesso, di Melantone e dei riformati più illustri. La " riforma ", inoltre lasciò in eredità ai secoli seguenti alcuni principi funesti, per cui le s. diventarono mancipia dell'autorità civile e i principi vi s'intromisero con le loro leggi e prescrizioni, non contentandosi più come prima di dare soltanto impulso o sostegno all'iniziative che partivano dalle autorità religiose o dai privati.
VIII. La s. nel periodo della riforma cattolica. - I danni cagionati dalla " riforma " protestante stimolarono lo zelo della Chiesa a bruciare le tappe per quella " riforma cattolica ", che già si era iniziata parecchie tempo prima della secessione luterana. Il Concilio di Trento raccomanda vivamente ai sacerdoti di occuparsi in maniera particolare dei fanciulli, chiamando a raccolta quante erano persone e istituzioni in grado di ridare alle s. cristiane nuovo valore. Queste dovevano essere ristabilite là dove erano scomparse; rinvigorite dove erano rimaste illanguidite; dirette da maestri pii e istruiti; ogni chiesa doveva avere un maestro per l'insegnamento gratuito della grammatica a tutti, poveri e ricchi; gli Ordini religiosi, che intendono occuparsi e già si occupano della istruzione, sono da favorire e incoraggiare; la università cattoliche devono crescere di numero e mantenersi fuori dal contatto degli eretici e tenere alto il prestigio antico.

La corrispondenza a queste ingiunzioni fu piena e tempestiva, massime attraverso l'opera dei nuovi Istituti religiosi, dedicati con tutto lo slancio all'insegnamento: i Barnabiti, gli Scolopi, i Somaschi e soprattutto i Gesuiti con i numerosi collegi aperti da per tutto. Si conservò la tradizione umanistica, si ebbe un programma chiaro e ben definito, eseguito con i migliori suggerimenti dell'esperienza, e venne cosi creato il tipo che più o meno sarà applicato anche dalle s. moderne di carattere classico. Frattanto a Pavia si ebbero due celebri e rinomati collegi universitari; il Collegio Borromeo, fondato da s. Carlo, il Collegio Ghislieri fondato da s. Pio V.
IX. La s. nei secc. xvli e xvili. - In questo periodo la s. venne arricchendosi di nuove reclute, di nuovi tipi e di nuovi metodi più consoni e adatti alle circostanze. Si ebbe l'appurto assai notevole di nuovi Istituti religiosi non solo maschili, ma anche femminili : Oratoriani, Fratelli delle S. Cristiane, ecc.; Orsoline di vari rami, Suore della Compagnia di Maria, Visitandine, ecc. Sempre più ampiamente attuata la tendenza a sostituire al latino la lingua nazionale, sia come mezzo di trasmissione dell'insegnamento, sia come argomento per se stante di studio e di esercizio; con la quale innovazione,

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sotto certi aspetti, ardita e allora anche combattuta, si apriva la via all'insegnamento tecnico, commerciale e industriale. Altra novita: laicità dell'insegnamento nel senso di istituti religiosi (non più di sacerdoti, ma di soli laici, p. es., gli accennati Fratelli delle S. Cristiane) perché potessero dedicarsi interamente alla s. senza essere distratti dalle cure del sacro ministero; creazione di Istituti magistrali per la preparazione dei futuri maestri e maestre; fondazione di proprie s. professionali per preparare i futuri agricoltori, commercianti, industriali, artigiani; e anche di s. serali o domenicali per coltivare gli operai e gli artigiani, occupati durante la settimana dei loro lavori. Merito tutto particolare ebbero in questo arriechimento il p. N. Barré dei Minimi e s. Giov. B. de la Salle, fondatore dei Fratelli delle S. Cristiane. Quadagno straordinario, poi, ebbe l'educazione femminile estesa a tutte le fanciulle della nobiltà e del popolo con la conseguente migliore formazione della famiglia.

Verso la fine del sec. xviri si accentua non solo il numero delle s. chiamate pubbliche o di Stato, e lo studio delle relazioni che l'educazione ha con la vita sociale politica e anche con lo sviluppo della vita economica della nazione; ma le teorie illuminatiche e del Rousseau, soprattutto nella applicazione che ne fece la Rivoluzione Francese, portarono ad una reazione violenta contro ogni s. privata, specialmente contro quelle tenute dalla Chiesa, e rivendicarono il monopolio dell'istruzione allo Stato, il quale, se non trascurerà del tutto la educazione religiosa, lo assoggetterà però ai suoi programmi e alla sua vigilanza.
X. La s. nei secc. xix e ss. - In questo periodo la s. compie innegabili progressi, sfruttando, perfezionando e ampliando i sistemi e ifrutti ottenuti nel secolo antecedente, e arricchendoli di nuove esperienze; si accresce l'interesse dei pubblici poteri per l'insegnamento e lo sforzo di diffonderlo presso tutti e da per tutto con l'intervento e il sostegno soccorrevole da parte dei governi. Ma progredisce anche, subdola e violenta, la volontà monopolizzatrice degli Stati, che non lasciano nulla di intentato per riuscire ad avocare a sé tutto quanto ha relazione con la s. Al monopolio del periodo napoleonico succede quello degli Stati "restaurati o o nuovamente sorti dagli incessanti conflitti tra i popoli, poi quello di governi ostili alla religione e anche semplicemente "laici", o "liberali", o "progressisti", che, stravolgendo il senso delle parole e i fatti della storia, causarono le rinnovantisi soppressioni delle s. tenute da istituti religiosi; proclamarono e proclamano la supremazia inconcussa della s. "neutra" o "laica", sopprimendo le s. cosiddette "private" o gravanziale di restrizioni e di condizioni tali da rendere ad esse la vita difficile, o almeno deprimendone l'efficacia e impedendone l'aiuto per un senso di malcelata e non confessata paura. Note sono le lotte impegnate contro il monopolio scolastico e in favore delle s. "private" o "confessionali" (e vinte in tutto o superate in parte) nel Belgio, nell'Olanda, nell'Inghilterra, nella Spagna, Francia, Italia, India. Tutto questo succedersi di avvenimenti ha creato il problema della libertà d'insegnamento e della libertà della s., risolto talora con soluzioni parziali, ma non sempre ancora con quella chiarezza che esclude ogni sospetto, ogni diffidenza e ogni secondo fine.

L'insegnamento della Chiesa intorno a questo problema non è mai venuto meno, a conforto dei cattolici e a chiarificazione delle idee. Basti citare i documenti di Pio IX, epist. Quem non sine del 14 luglio 1864 nonché la proposizione 48 del Sillabe; di Leone XIII, l'allocazione Summit Pontificatus ( 20 ag. 1880); le encicll. Nobilissima (2 febbr. 1884); Quod multum (22 ag. 1886); Charitatis (19 marzo 1894); di Pio XI, l'encicl. Divini illius magistri (31 dic. 1929); v. anche CIC, can. 1374 e le fonti ivi citate. - Vedi tav. X.

BibL.: mancando ancora sull'argomento una storia completa e documentata, si possono vedere, per i popoli antichi: W. Spies, The school system of the Talmud, Londra 1898; S. Landesdorfer, Die Kultur der Babilonier und Assyrier, Monaco 1904; S. S. Laurie, Historical survey of pre-Christian schools, Londra 1907; F. W. Bissing, Die Kultur des Alten Aegyptens, Monaco 1913; H. J. Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità, vers. it. Roma 1950, pp. 9-18. Per l'antichità classica: N. Terzaghi,

L'educazione greco, Palermo 1910; K. J. Freemann, School of Hellas from 600 to 300 b. C., $2^{\circ}$ ed., Londra 1912; A. Calderini, S. e scolari di venti secoli fa, in Saggi e studi di antichità classica, Milano 1924, pp. 1-26; M. Laclour, Erziehung und Bildung in der griechioh-vömischen Antike, Monaco 1973; H. J. Marrou, op. cit., pp. 9-410. Per l'età cristiana antica e medievale: G. von Demen, Oper die Dom- und Klostervïlulen des Mittelalters, Paderborn 1893; C. Montalembert, I monaci d'Occidente, vers. it., $2^{\circ}$ ed., 3 voll., Siena 1894 ; F. Ozanam, Le s. d'istruzione in Italia nel medioevo, vers. it. Firenze 1895 ; N. Giesebrecht, L'istruzione in Italia nei primi secoli del medioevo, vers. it. ivi 1893; G. Salviohi, L'istruzione in Italia prima del Sélfo, Firenze 1912; G. Manacorita, Storia della s. in Italia: I. Il medioevo, 2 voll., Palermo 1913; L. Maître, Les écoles épiscopales et monastiques en Occidont avant les Universités (766-1160), Parigi 1924; E. Lesne, Hist. de la propriété ecclés, en France. V. Les écoles de la fin du VIIIe siècle à la fin du XIIr, Lilla 1940; U. Gualazzini, Ricerche sulle s. preuniversitarie del medioevo, Milano 1943; H. J. Marrou, op. cit., pp. 431-60. Per la rinascita carolingia: W. Mulinger, The schools of Charles the Great, Londra 1877; A. Fleming West, Alcuin and the rise of christian school, Londra 1892; L. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Aurone à Alcuin, Parigi 1903; F. Falk, Schule, Unterricht und Wissenschaft im Mittelalter, Ratisbona 1907; A. Solmi, Sul Capitolare di Lotario dell'uomo 2.13, in Contributi alla storia del diritto comune, Roma 1937, v. indice; id., Le s. del medioevo dalle origini alle universita, in Riv. stor. del diritto ital., 14 (1941), p. 3 sgg. Per l'età rinascimentale: A. Bessini, Vittorio da Feltre ou de l'éducation en Italie à l'époque de la Renaissance, Parigi 1883; R. Sabbatini, La s. e gli studi di Guarino Veronese, Catania 1896; W. H. Woodward, La pedagogia del Rinascimento (1400-1800), vers. it., Firenze 1923; G. Vidari, L'educazione in Italia dall'umanesimo al Risorgimento, Roma 1930; G. Gentile, Studi sul Rinascimento, Firenze 1933, pp. 30-33. Per i secc. xvI-xvIII: oltre le storie dei singoli Ordini religiosi insegnanti e dei loro metodi, indicate alle singole voci, v. A. Ranzoni, Le s. antiche e moderne di Lodi, Lodi 1883; G. Mascheroni, L. Mascheroni e il piano generale di pubblica istruzione per la Repubblica Cicalpina, Milano 1911; A. Zaro, L'istruzione pubblica e privata nel Napoleismo, Città di Castello 1927; C. M. Gamba, Storia della s. ital. nel Seicento e nel Settecento (Biblioteca dell'educatore, dir. da L. Volpicelli, 86), Milano 1932; G. Francescaglia-Valentini, Gli ordinamenti religiosi e l'insegnamento (ibid., 83), ivi 1932. Per la s. moderna: E. Formiggini Santamaria, L'istruzione popolare nello Stato pontificio, Modena 1909; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura toscana nel sec. XIX, Firenze 1922; G. Vidari, S. mutue e uilli d'infanzia agli albori del Risorgimento, Roma 1927; G. Monti, La libertà della s. Principi, storia, legislazione comparata, Milano 1928; V. Benetti Brunelli, Albori di un'educazione nazionale nelle repubbliche napoleoniche (1796-99), ivi 1932; G. Calo, Dottrine ed opere nella storia dell'educazione, Lanciano 1932; F. Bettini, I programmi di studio per le s. elementari dal 1800 al 1943, Brescia 1930; M. Casotti, Lambruschini e la pedagogia ital. nell'Ottocento, ivi 1931; A. A. Montenperelli, Storia della s. ital. nell'Ottocento (Bibl. dell' Educatore, dir. da L. Volpicelli, 87), Milano 1932. V. pure nelle varie enciclopedie pedagogiche delle diverse nazioni, s. v.: e autori vari, Instruction de la jeunesse, in DFC, II (1924), coll. 917-1033; id., Schools, in Cath. Enc., XIII, coll. 334-88 (con ampia bibl.), Cf. anche: Centro didattico nazionale di Firenze, Guida D. annuario della s. e della cultura, Firenze-Roma 1931, specialeo, pp. 337-444 (documenti) e pp. 445 461 (elenco dei periodici ital. e internazionali di carattere pedagogico, didattico e di informazione scolastica). Celestino Testore

SCUOLA in territorio di missione. - Il problema scolastico ebbe una maggiore importanza nel periodo moderno delle missioni, ma non certo quello che meritava.

Le bolle pontificie, che contengono i numerosi privilegi del Patronato spagnolo e portoghese, non hanno neanche una parola sulle s., che, però, in molti villaggi dell'America e delle Filippine furono aperte quasi per necessità, solo per l'insegnamento della dottrina cristiana. L'insegnamento delle lettere e delle scienze era riservato a qualche collegio ed ai seminari. Questa mentalità, così ristretta, non impedì ai Gesuiti di aprire, nelle riduzioni del Paraguar, alcune s. di arti e mestieri. Nei territori fuori della sovranità spagnola e portoghese la situazione non era diversa, sebbene le molteplici istruzioni date da Propaganda ai vicari apostolicı avessero sempre insistito sulla necessità di erigere in ogni parrocchia, e specialmente nei villaggi più importanti, una s. per l'insegnamento delle verità della fede, della grammatica e delle arti liberali. Gli Ordinari, però, erano troppo preoccupati della formazione del clero indigeno e si interessavano dell'insegnamento solo in quanto po-

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teva essere una preparazione al seminario. Inoltre la paura di essere dei novatori rispetto alla maggioranza dei missionari, la deficienza del personale, specialmente insegnante, la scarsezza dei mezzi pecuniari, non permisece neppure ai più volenterosi di dare uno sviluppo maggiore alle s . Si può quindi concludere che sino al principio del sec. xix l'organizzazione dell'istruzione primaria, più o meno generalizzata, con il complemento dell'istruzione secondaria e superiore, ebbe nelle missioni una parte assai poco importante.

Con la ripresa missionaria nel secolo scorso il problema scolastico cominciò ad avere la sua importanza, ed ovunque si aprirono numerose s. per opera degli antichi istituti e specialmente dei nuovi, maschili e femminili, sorti con questo scopo. Oggi le s. nelle missioni presentano una grande varietà per i molteplici fattori che ne influiscono l'organizzazione. Nei paesi dove da parte del governo è stato istituito un ordinamento scolastico preciso, come, p. es., in Australia, Nuova Zelanda, Giappone e in pochi altri, le s. cattoliche devono seguirne le norme; nelle altre regioni le condizioni dell'ambiente, i bisogni e l'indole dei popoli consigliano ai missionari di dare alla s. quell'indirizzo, ritenuto più conveniente allo scopo.

Numerose sono le difficoltà e gli ostacoli, che impediscono un maggiore sviluppo delle s. nelle missioni. La mancanza di mezzi adeguati pone spesso tali s. in condizione di inferiorità rispetto alle s. governative e protestanti. Inoltre il reclutamento del personale qualificato, nonostante il concorso degli istituti, dei fratelli e delle suore, non è sufficiente a soddisfare le numerose richieste, provenienti dai territori di missione.

Secondo i dati statistici pubblicati dalle Missioni cattoliche (Roma 1950, pp. 484-91), alla fine del 1949 l'organizzazione scolastica nei territori dipendenti dalla S. Congregazione di Propaganda Fide era la seguente:
eluse le leggi contro l'analfabetismo o circa l'età cosiddetta scolastica. Ma anche rispetto a s. organizzate collettivamente dall'iniziativa privata lo Stato deve rispettare la libertà nell'uso di metodi, di orari, di programmi diversi da quelli in vigore nelle scuole di Stato, quando si osservino le norme comuni di igiene e di morale. Non è ragionevole l'imporre una completa uniformità alla s. statale, quasi questa sia un modello unico di perfezione. Anche quando di fatto essa proceda in modo così soddisfacente da acquistarle un alto credito, rimane intatta l'esigenza dello spirito umano di esser lasciato libero nel modo di svolgere le sue varie facoltà, tra cui è pure quella dell'educare. Le s. libere hanno se non altro la funzione di costituire tentativi e saggi di nuovi metodi e mezzi educativi di cui potrà giovarsi anche la s. di Stato, se non vuole cristallizzarsi in una presunzione di inarrivabile superiorità. Perciò non è da approvarsi la consuetudine invalsa per cui lo Stato riconosce e approva s. non statali soltanto se si uniformano in tutto a ciò che si pratica nella s. statale (s. pareggiate o parificate attuali). E vero che cosi è più facile per esso esercitare il suo controllo; ma non sempre ciò che è più facile è più utile e più giusto. Il criterio d'apprezzamento di una s. dovrebbe essere il suo risultato complessivo, cioè il suo reale rendimento nella formazione degli alunni. Questo è ciò che conta; e quando questo si raggiunga rimane indifferente che gli insegnanti siano dotati di titoli più o meno scelti, che gli orari e i metodi siano questi o quelli. Su tale realistica (e assai ragionevole) considerazione si basa il principio della parità tra la s. statale e la non statale, riconosciuto dalla Costituzione italiana.

Art. 33: "l'arte e la scienza sono libere e libero è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce s. statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire s. ed isti-

Scuole

|  | Elementari |  | Medie |  | Superiori |  | Professionali |  | Normali |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  | Scuole | Alunni | Scuole | Alunni | Scuole | Alunni | Scuole | Alunni | Scuole | Alunni |
| America | 2.021 | 162.529 | 180 | 35.509 | 47 | 12.447 | 60 | 1.919 | 11 | 550 |
| Europa | 33 | 3.364 | 8 | 975 | - | - | - | - | - | - |
| Africa | 27.727 | 1.904 .351 | 1.927 | 230.641 | 216 | 30.415 | 417 | 14.828 | 209 | 13.720 |
| Asia | 7.665 | 764.876 | 1.157 | 199.811 | 607 | 202.315 | 187 | 13.638 | 49 | 3.314 |
| Oceania | 4.186 | 381.600 | 609 | 80.658 | 308 | 38.412 | 76 | 4.183 | 38 | 1.599 |
| Totale Generale | 41.632 | 3.216 .720 | 3.881 | 547.594 | 1.178 | 283.589 | 740 | 34.568 | 307 | 19.183 |

Il regime ecclesiastico delle s. nelle missioni presenta qualche particolarità di rilievo. Il loro fine non è solamente quello di educare i figli delle famiglie cristiane, ma di concorrere, in un modo diretto e indiretto, alla conversione degl'infedeli, accettando anche giovani pagani a norma di precise istruzioni in materia. Confondendosi, quindi, il fine dell'insegnamento cattolico con il fine stesso dell'apostolato, il can. $296 \S$ I dà agli Ordinari di missione una piena potestà sulla direzione delle s. salvo i privilegi di esenzione concessi a qualche istituto missionario.

Bibl.: autori vari, L'éducation chrétienne aux missions, Lovanio 1933; S. Paventi, La Chiesa missionaria. Manuale di missionologia dottrinale, Roma 1949, pp. 398-406; id., Breviarium iuris missionalis, Roma 1952, pp. 156-61. Saverio Paventi

SCUOLA, LIBERTÀ della. - E una conseguenza naturale della libertà di insegnamento (v. inSEGNAMENTO, LIBERTÀ d') e riguarda l'organizzazione della s. in mano a privati e ad altri enti, che non siano lo Stato o enti parastatali.

Se lo Stato ha diritto di ispezione e di controllo delle s. di qualsiasi genere, a sua volta l'iniziativa individuale e privata ha diritto di tentare tutte le vie che possono condurre alla formazione ed educazione migliore dell'uomo. Ciò è più evidente per la cosiddetta s. paterna, che si attua nell'ambito della famiglia, dove lo Stato non può intervenire se non a verificare che non rimangano
tuti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle s. non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà ed si loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di s. statali.

E prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di s. o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti delle leggi dello Stato ".

Art. 34 : " la s. è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso ".

Sono principi tuttavia non del tutto perfettamente rispondenti al diritto di piena libertà della s. (cf. la negazione assoluta dei sussidi statali) e inoltre si stenta ad applicarli, perché appaiono rivoluzionari a una mentalità, ancora largamente diffusa, particolarmente nelle sfere ufficiali, che fa alla s. statale una posizione di privilegio e appena tallera le altre s. Queste vengono giudicate in modo sommario come solamente sorte per accogliere i rifiuti delle s. di Stato. Il che non è vero di fatto per molte di esse e insieme è prova dell'incomprensione del

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(per cortesia del Direttore della Scuola)
Scuola sup, d'arte cRist. "Beato Angelico " - Calice in argento dorato, con nodo d'avorio e pietre preziose, eseguito dalla pre-
detta S. nel 1943 - Milano.
principio stesso di libertà, onde si viene a restringere l'attuazione dell'umana facoltà di educare, concentrandola in certi organi ufficiali, e ad escludere i vantaggi che nascono dall'emulazione e dalla concorrenza anche in questo campo. Se lo Stato fa bene a utilizzare la s. statale nella sua attualità di rendimento, non deve però identificarsi con essa. Per sua natura lo Stato è al di sopra della s. statale, appunto perché ha per suo fine non il bene di una sua eventuale funzione, ma il bene comune; e questo gli impone di interessarsi, con intelligenza, di ogni specie di attività utile e in qualche modo benefica al corpo sociale. Lo Stato non può ignorare che la s. libera corrisponde di fatto a una legittima esigenza sociale. Inoltre essa lo allevia da un peso morale, che incomberebbe su di lui, se quella s. non esistesse. E anche da un peso finanziario. P. es., in Italia si calcola che essa risparmi al bilancio dello Stato annualmente una spesa che si valuta oggi da 13 a 20 miliardi: il calcolo si basa sulle cifre denunciate di recente di ciò che costa allo Stato ogni alunno delle sue s. e varia, s'intende, secondo i tipi di s. Questo senza contare le spese per gli edifici scolastici. Su un tal dato di fatto, sull'interesse comune che si aiutino le s. libere, debitamente riconosciute vitali, a raggiungere lo sviluppo di cui sono capaci, e infine su ragioni di giustizia sociale (equi stipendi agli insegnanti) si giustifica la richiesta di un contributo finanziario dello Stato alla s. libera. Per l'insegnamento religioso nelle scuole, specie in Italia, v. scuola.

Bisc.: i documenti ecclesiastici più espliciti in materia sono: Instructio S. C. S. Offici ad episcopos Americane Sept., 24 nov. 1879; cecici. Divini illius magistri, 31 dic. 1929; Pio XII, Discorso all' Associazione italiana dei maestri di s. cattediche, 8 nov. 1946. - Fondamentale in materia è lo studio di G. Monti, La libertà scolastica, Roma 1949. Cf. inoltre G. Piovano, La libertà d'insegnamento, Roma 1901; G. Zocchi, S. pubbliche e s. private. Libertà d'insegnamento, ivi 1906-1908; G. M. Radini Tedeschi, Il problema scolastico odierno, Bergamo 1912; A. Pavissich, S. libera, Roma 1913; G. Piovano, Libertà della s. dello Statuto in quo, ivi 1914; A. Poggi, Stato, Chiesa, S., Firenze 1924; cf. ancora gli Atti dei Congressi sociali di Venezia (1912), Napoli (1923, 1925), Firenze (1927); e A. Bartolomei, Restitutio
religiosae institutionis in italicis publicis scholis, Roma 1938. Cf. inoltre la voce INSEGNAMENTO, LIBERTA d'. Giuseppe Bozzetti

SCUOLA CATTOLICA, LA. - Rivista di scienze religiose, edita a cura della Pont. facoltà teologica del Seminario milanese in Venegono Inferiore (Varese), fondata a Milano nel 1873 da un gruppo di sacerdoti lombardi già alunni delle Pont. facoltà romane (F. Sala, G. Zocchi, D. Albertario, A. Aghardi), con l'appoggio di mons. Paolo Ballerini (v.) che aveva fondato e diretto dal 1841 al 1856 l'Amico cattolico del quale la S. C. doveva raccogliere l'eredità.

Primo direttore fu l'allora vescovo di Pavia mons. L. M. Parrocchi; gli successero; nel 1877 L. Nicola, nel 1888 C. Brera, nel 1902 (quando la S. C. divenne organo della Facoltà teologica) P. Calchi Novati e D. Minoretti, nel 1906 G. Nogata (periodo di splendore e di opposizioni), nel 1912 C. Pellegrini, nel 1913 G. Tredici, nel 1922 A. Bernareggi, nel 1931 (a Venegono) C. Figini, nel 1948 G. B. Guzzetti. Fino al 1880 la S. C. ebbe un carattere prevalentemente apologetico di difesa del Concilio Vaticano, con il motto programmatico: "Col papa sopra tutto ad ogni costo", e con una rubrica politica foca dovuta a D. Albertario, continuata poi fino al 1890 da