volume-11

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Figini, nel 1948 G. B. Guzzetti. Fino al 1880 la S. C. ebbe un carattere prevalentemente apologetico di difesa del Concilio Vaticano, con il motto programmatico: "Col papa sopra tutto ad ogni costo", e con una rubrica politica foca dovuta a D. Albertario, continuata poi fino al 1890 da D. Panizzi. Dal 1891 al 1901 la S. C. porta come sottotitolo e Scienza italiana, essendosi fusa con questo periodico, diretto da G. Cornoldi S. J., già "organo dell'Accademia filosofico-medica di S. Tommaso ", ed accoglie anche articoli di scienze naturali (di P. Maffi e C. Gaffuri) e di sociologia (di G. Toniolo, F. Meda, A. Mauri, ecc.). Passando nel 1902 alla Facoltà teologica omise il sottotitolo ed assunse il carattere di alta divulgazione di scienze religiose, con prevalenza di quelle teologiche e filosofiche.

Bisc.: le vicende dei primi 30 anni sono descritte nel fasc. spec. del dic. 1922 ( $3^{\circ}$ serie, vol. 23) della S. C. con articoli di G. Tredici, C. Pellegrini, G. Mattiussi, C. D. Minoretti, A. Capellazzi, A. Bernareggi.

Pietro De Ambroggi
SCUOLA ITALIANA MODERNA. - E la più antica e diffusa rivista dei maestri italiani, ideata nel 1891 e pubblicata la prima volta nel 1893 da G. Tovini (v.), perché servisse di presidio alla fede dei maestri cattolici praticanti e si presentasse con l'avvincente attrattiva di un aiuto a meglio assolvere il delicato compito scolastico.

Dopo un faticoso periodo iniziale, nel 1904 cattolici bresciani fondarono la Società "La Scuola", senza scopo di lucro, nell'unico intento di incrementare la rivista e ampliarne l'efficenza d'apostolato. Da quella a questa ora l'incremento fu, grazie a Dio, continuo e fecondo.

Da S. I. M. ebbero vita: Scuola materna, per maestro d'asilo; Supplemento pedagogico, per insegnanti; Educazione per le famiglie; Pubblicazioni di religione, filosofia, pedagogia, didattica, arte e cultura per educatori. Testi per scuole elementari e medie; libri educativi e dilettevoli per la giovinezza e per adulti; sussidi didattici : apparecchi di proiezione con varietà e ricchezza di materiale relativo, quadri murali a colori.

Dal 1937, il grande stabilimento tipolitografo, i locali per redazione, amministrazione, spedizione, sussidi didattici, magazzoni, refettorio, coprono un'area di 14.000 metri quadrati. Vi lavorano 250 persone.

Angelo Zammarchi

## SCUOLA SUPERIORE D'ARTE CRISTIANA

"BEATO ANGELICO". - Fondata da mons. G. Polvara (v.) nell'ott. del 1921 con il duplice scopo di preparare artisti cristiani capaci di trasformare nelle loro opere destinate alla Chiesa la loro fede e il loro amore, e di produrre opere d'arte per la Chiesa, ispirandosi alle fonti della liturgia. Non esiste campo di arte interessante la Chiesa che non sia stato trattato dalla scuola "Beato Angelico ", dall'architettura alla decorazione scultoria, pittorica, musiva, dal mobilio al cesello, dalle vetrate agli smalti, dalle stoffe agli arazzi, dai ricami ai paramenti ecc.

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(Int. Enc. Catt.)
Scuploi, Lorenzo - Rittatto. Inci-
sione premessa al Certamen spirituale di L. S. , edito s Trittava 1746. Esemplare della Biblioteca nazionale. Roma.

Oggi questa scuola è affiancata da una istituzione religiosa * Famiglia Beato Angelico* (eretta in ente morale collegiale dal cardinale arcivescovo di Milano nel 1942 e in ente patrimoniale nel 1943), con ufficio direttivo atto a garantirne la continuità; ne è tuttora direttore l'architetto d. Giacomo Bertoli. Esempi di chiese, costruite del tutto o in parte, e decorate: S. Carlo (Monza); Agrate Brianza; Perego; Masano (Bergamo); S. Maria Beltrade (Milano); Togo Lomé (Africa orientale); Buenos Aires; S. Alessandro (Gallarate); Cederna (Monza); S. Edoardo (Busto Arsizio); Solbiate Olona; SS. Nabore e Felice (Milano); Gratosoglio (Milano); Collegio arcivescovile di Saronno. Decorazione di chiese esistenti: Bollate (Milano); S. Paolo (Malta); S. Eugenio (Concorezzo); Parrocchiale di Lurate; Parrocchiale di Leggiuno; S. Andrea (Milano); ecc. - Vedi tav. XI.

BibL.: B. Siagetti, Per una Commiss. centrale dell'arte ecclesiast. e per una scuola d'arte sacra, in Arte crist., 12 (1924), pp. 129-44, 181-85; A. Bernareggi, La Scuola super. d' arte crist. *Beato Angelico di Milano, ibid., pp. 194-58; G. Polvara, La vita e il programma artistico della Scuola *Beato Angelico *. ibid., 16 (1928), pp. 270-79; E. Tea, Ultime opere della Scuola *Beato Angelico*, ibid., 27 (1939), pp. 249-60; G. Polvara, XX anno, ibid., 30 (1942), pp. 77-89. Gaetano Banfi

SCUPOLI, LORENZO. - Scrittore ascetico teatino, m. a Otranto ca. il 1530 , m. a Napoli il 28 nov. 1610.

Entrato fra i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli nel 1569 era nel 1577 a Piacenza, dove fu ordinato sacerdote per il Natale. Nel 1578 passò a Milano, quindi a Genova e poi, nel 1588, a Venezia. Fra gli aa. 1589-91 fu spesso a Padova, dove forse conobbe il giovane studente Francesco di Sales, il quale asseriva, più tardi, di aver avuto da un teatino un esemplare del Combattimento spirituale che gli servì molti anni di lettura. Calunniosamente denunciato per una colpa ignota, fu con decreto del Capitolo generale del 1585 ridotto allo stato di fratello laico. S. si sottomise alla dura penitenza, condonatagli verso la fine della vita, che chiuse in odore di santità nel convento di s. Paolo Maggiore in Napoli.

Il combattimento spirituale apparve anonimo nel 1589 a Venezia, dove allora dimorava lo S. Nel 1610, pochi giorni dopo la di lui morte, usciva in Bologna per la prima volta (era già superata la $50^{2}$ ed.) con il nome dell'autore. Il Combattimento è un "trattato di strategia spirituale" svolto con un metodo. ascetico semplice e pratico, che conduce l'anima ad una perfezione tutta interiore, basata sul rinnegamento di sé e consumata nell'unione con Dio. I singoli argomenti sono sviluppati nei 66 capitoli con sodezza di dottrina; la parte più originale e che più delle altre giustifica il titolo dell'opera è quella che dà i suggerimenti per l'esercizio delle facoltà superiori, specie della volontà, i quali rivelano nell'autore una consumata conoscenza dello spirito umano. Permeata dall'ascetismo della scuola spagnola e influenzata dalla spiritualità francescana e ignaziana, in quei principi, che sono patrimonio dell'ascesi cristiana, l'opera dello S. rivela tuttavia gli inconfondibili aspetti della scuola spirituale italiana del sec. xvi. Il che avvalora il giudizio della critica storica, la quale ancor oggi nella grande maggioranza rivendica per lo S. la paternità del celebre trattato. Esso, peraltro,
più che l'esperienza vissuta di un autore, va considerato come uno dei trattati fondamentali della spiritualità, che s'impose ai secoli successivi.

Lo S. ha pure lasciato, oltre un'Aggiunta al Combattimento, due opuscoli : Del modo di consolare ed aiutare gli infermi a ben morire e Il modo di recitare la Corona della Madonna. Erroneamente vengono spesso attribuiti allo S. e pubblicati insieme con il Combattimento i trattati : De' dolori mentali di Cristo nella sua Passione, della b. Battista Veroni (v.), e Delia pace interiore ovvero Sentiero del Paradiso, di Juan de Bonilla (v.).

BibL.: J. Silos, Hist. Cleric. Reg., II, Roma 1625, pp. 277-79; III, Palermo 1666, p. 606; A. F. Vezzosi, Scrittori dei Chierici Regolari, II, Roma 1780, pp. 276-301; B. Steiner, Historisch-britische Untersuchung über den Verfasser des * Geistlichen Kampfes*., in Stud. und Mitteil., 17 (1896), pp. 444-62; U. D'Alencon, Des influences francisi. sur l'auteur du "Combat spirituel", in Etudes Francise., 27 (1912), pp. 72-83; M. Viller, Nicodème l'Hagiorite et ses emprunts à la littérature spirituelle occident., in Reg. d'ascet., et de myst., 5 (1924), pp. 174-77; H. Bremond, Hist. litt. du sentiment religieux en France, VII, Parigi 1928, pp. 54-57; id., Introduction à la philosophie de la prière, ivi 1920, p. 46 sgg.; J. Morcour, s. v. in DThC, XIV, 11, coll. 1745-46; P. Pourrat, La spiritualite chrétienne, III, Parigi 1926, pp. 358-68. Cf. le introduzioni alle diverse edd. del Combattimento; le migliori sono: quella critica a cura di C. Palma, Roma 1657 e Parigi 1660 (dedicate a Alessandro VIII), e quella curata da G. Volpi, Padova 1750; pregevole anche quella francese di A. Morteau, Parigi 1927.

Francesco Andreu
SCURATI, GIACOMO. - Secondo superiore generale dell'Istituto Missioni Estere di Milano, n. a Milano il 25 febbr. 1831, m. ivi il 31 maggio 1901.

Sacerdote nel 1854 e professore nei seminari arcive-
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ScuPoli, Lorenzo - Frontespizio della $2^{2}$ ed. del Combattimento spirituale, Venezia 1589. Esemplare della Bibl. naz. - Roma.

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Scutari. diocesi di - Veduta del porto di Scutari.
scovili, entrò l'anno dopo nelle Missioni Estere e parti per Hongkong nel 1859 , lavorandovi poco tempo, perché scelto come segretario del Visitatore delle missioni cinesi, mons. Celestino Spelta. Rimpatriato, per malattia, sulla fine del 1862 , fu professore di teologia e di francese nel suo Seminario delle missioni, e, alla morte di mons. Giuseppe Marinoni (v.), nel 1891 , gli successe nella direzione dell'Istituto, che egli governò fino alla morte, con vivo senso di responsabilità.

Buon conoscitore delle scienze teologiche e nutrito di profonda dottrina ascetica (era membro della Facoltà teologica di Milano), ha al suo attivo una ricchissima produzione in questi due campi, senza contare le molte biografie di missionari defunti del suo Istituto. Fra i suoi lavori ebbe una certa risonanza il libro Se sia lecito abbracciare i morti (Milano 1883), che influi, se forse non determinò - come pare - la condanna della cremazione da parte del S. Uffizio ( 19 maggio 1886). Fu tra i primi redattori dell' Osservatore cattolico e per molti anni curò l'edizione italiana degli Annales de l'oeuvre de la Propagation de la Foi, per conto dell'Opera stessa. Nel 1872 iniziò la pubblicazione de Le Missioni cottoliche. quindicinale della medesima Opera, integrandone il testo con la stampa di relazioni di missionari del suo e di altri istituti. Nel 1874 fondò la tipografia S. Giuseppe. Lo S. aveva anche buone attitudini alla poesia, alla musica e specialmente alla pittura, di cui lasciò ottimi saggi nell'illustrazione dei ricordi del suo viaggio attraverso la Cina, compiuto come segretario di Spelta, e che pubblicò anonimi su Le Missioni cattoliche dal 1874 al 1877 . Nel 1892 , in omaggio alla memoria del suo predecessore, ne pubblicò gli scritti. Aveva anche progettato una storia delle missioni del suo Istituto, ma non ebbe il tempo di attuarla.

Bibs.: Le Missioni cottoliche. 30 (1901), pp. 263269; per il primo periodo della sua vita: G. B. Tragella, Le Missioni Estere di Milano nel quadro degli accennimenti contemporanei, Milano 1930. Giovanni B. Tragella

SCUTARI (Shkodra, ShKöder), ARcidocesi di. - Situata nella parte nordoccidentale dell'Albania, di origine antichissima.

Il primo vescovo di S. di cui si dà il nome è un certo Basso (387). In un primo tempo S. faceva parte della circoscrizione ecclesiastica di Tessalonica, nel 412 se ne parla come di sede metropolitana della provincia "Praevalitana"; nell'877, dopo la distruzione della città, viene sotto la nuova metropoli di Dioclea; nel ro62 è menzionata come suffraganea di Antivari.

Dal sec. vir fino alla metà del sec. xir non si conoscono vescovi di S. Si considera come vescovo più insigne di S. Domenico Andrijasevic, O.F.M. (m. a Roma nel 1639), celebre filosofo e teologo, amico di Gregorio XV e di Urbano VIII.

Il 15 marzo 1867 S. fu ristabilita come arcidiocesi, unita a aeque principaliter e con Antivari. L'8 sett. 1886 fu disceccata da Antivari ed il 22 apr. 1887 costituita in metropoli con le diocesi suffraganee di Alessio, Fulati e Sappa. Il Concilio provinciale di S. nel 1871 rinnovò i decreti del I Concilio nazionale albanese del 1703 (Mansi, XXXV. 1375-1436; XLII. 345-454). Un terzo Concilio provinciale fu celebrato nel 1895. Il Pontificio Seminario albanese a S., fondato nel 1837 come Seminario diocesano, dal 1843 regionale per l'Albania, la Macedonia e la Serbia, dal 1862 Seminario Pontificio, era sotto la direzione dei Gesuiti. S. è pure sede di un vescovo grecoortodosso.

A causa della persecuzione in Albania è impossibile dare dati precisi sulla situazione dell'arcidiocesi. La sede vescovile è vacante, il Seminario sciolto e 12 sacerdoti sono stati uccisi. Il reggente della delegazione apostolica, mons. Francesco Gijn, vescovo di Alessio, è stato fucilato. L'ultima statistica ufficiale è del 1940 e dà per l'arcidiocesi 25.540 cattolici su una popolazione di 66.890 anime ( $38 \%$ ). 78 sacerdoti, più della metà francescani e gesuiti, 6 chiese e 59 cappelle.

Bibs.: M. Le Quien, Oriens christianus. II. Parigi 1740, pp. 276-300; D. Farlati - J. Coleti, Illyricum Sacrum, VII. Venezia 1819, pp. 276-300; A. Theiner, Monumenta Slavorum merid. historiam illustrantia, Roma 1863, pp. 120, 192, 218, 227, 267. 452; B. Gams, Series Episcoporum Eccl. cath., 2* ed., Lipsia 1931, p. 418; MC. 1930, pp. 73-74; Eubel, I, p. 440; II, pp. 232, 294; III, p. 294; IV, p. 307; V, p. 347. Nicola Kowalsky

SEATTLE, diOCes di. - Diocesi e città nello Stato di Washington (U.S.A.). Suffraganea di Portland, Oregon, la diocesi di S. fu dapprima eretta come diocesi di Walla Walla il 31 maggio 1830. Il nome fu poi cambiato in Nesqually per essere di nuovo cambiato in quello di S. l'it sett. 1907.
S. copre una superficie di 36.644 migliaq., con una popolazione totale (censimento 1950) di 1.880 .615 ab , di cui 192.000 cattolici. Vi sono 348 sacerdoti diocesani dei quali 207 religiosi di 7 congregazioni diverse, 108 parrocchie, 76 cappelle, 58 missioni, 14 stazioni, 17 congregazioni femminili (1021 suore), I seminario, I scola-
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Seattle, diocesi di - Veduta del porto di Seattle.

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(per cortesia del p. B. Pesci, O.F.M.)
Sebastiano, santo - Stato attuale della cripta di s. S. nel cimitero ad catacumbas. L'altare è posto sui resti del loculo dove furono deposte le spoglie del Santo. Roma.
sticato, l'Università diretta dai Gesuiti (S. University), 2 collegi, 4 orfanotrofi, 12 ospedali.

La compagnia della Baia di Hudson (Hudson Bay Company) faceva commercio nel territorio e molti Francocanadesi erano fra gli operai. Il dott. Giovanni Mc Loughlin, capo a Vancouver, domandò nel 1834-35 sacerdoti a mons. G. Norberto Provencher, vescovo del Fiume Rosso, ed a mons. Signay di Québec. I sacerdoti erano scarsi e i vescovi non potevano rispondere affermativamente alla domanda. La Compagnia d'altra parte rifiutava di trasportare i missionari. Finalmente nel 1837, il rev. F. N. Blanchet col rev. N. Demers partirono per il nord-ovest ed arrivarono a Vancouver il 24 nov. 1838. Il rev. Blanchet aprì una missione a Cowlita che fu la chiesa madre del nord-ovest; vi edificò una chiesa nel 1839. Dopo il 1839 si stabili a S. Paolo (Oregon) mentre il rev. Demers rimase a Cowlita e pochi anni dopo gli Oblati di Maria Immacolata aprirono missioni per gli indigeni.

Il 24 luglio 1846, Pio IX creò la diocesi di Walla Walla e nominò il rev. Magloire Blanchet primo vescovo, mentre il rev. Demers fu nominato vescovo di Vancouver e consacrato l'8 sett. 1896; la diocesi prese il nome di S. nel sett. del 1907.

Bibl.: J. Gilmary Shea, The hist. of the cath. Church in the U. S., IV, Nuova York 1893, pp. 324-28, 698-702; W. J. Metz, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 66s-67; The official cath. directory 1250, Nuova York 1950, pp. 547-51; Th. Boemer, The cath. church in the U. S., St-Louis-Loadre 1950, p. 208 sge.

Gustone Carrière
SEBA (ebr. Šebha', "giuramento"?, "le sette [divinità] "?). - Beniaminita, figlio di Bochri (Gen. 46, 21), "pestifero uomo" di cui parla II Sam. 20. Sollevò le tribù settentrionali contro David (v.) proprio mentre si concludeva la ribellione di Absalom. Percorse tutto Israele sino all'estremo nord per raccogliere seguaci, ma pochi gli diedero retta. Inseguito dagli uomini di David si chiuse in Abel bethMaacha, i cui abitanti però gli tagliarono il capo, che gettarono agli assedianti.

Gino Bressan
SEBASTE (Sebastia), diocesi armena di. - Antica capitale dell'Armenia. Ebbe, ca. il 260, prima un vescovo; Eulalio poi prese parte al Concilio di Nicea e fra la schiera dei suoi titolari S. si gloria di s. Atenogene, s. Biagio e s. Pietro, fratello di s. Basilio Magno. Fra i numerosi martiri hanno speciale celebrità i " 40 martiri di S." ossia quel gruppo di soldati uccisi nel 320 ed esaltati poi da s. Basilio. Verso la metà del sec. VII S. è metropoli con 5 suffraganee e con

4 nel sec. x. Nel sec. xil divenne sede di un emirato turco. Nel sec. xv il vescovato di S. è soltanto titolare.

La diocesi fu ristabilita nel 1858 per i cattolici di rito armeno ed elevata alla dignita di arcivescovato il 30 maggio 1892. Ha unita a titolo personale la diocesi di Tokat. S., ossia la moderna Silvas, contava avanti la prima guerra mondiale 3000 fedeli, 18 sacerdoti, 11 chiese e cappelle e 2 collegi. Ma dopo il massacro degli Armeni la diocesi è rimasta devastata.

Per i martiri di S., v. : quaranta MaRTIRI DI S.

Bibl.: M. Le Quien, Oriens Christianus, I, Parigi 1740, pp. 419-26; D. M. Girard, Sious, huit siècles d'histoire, in Rev. de l'Orient chrétien, 70 (1905), pp. 79-95, 169-81, 283-88, 337-40.

Ignazio Ortix de Urbina
SEBASTIANELLI, GUOZIELMO. Canonista, n. a Castro dei Volsci, diocesi di Veroli, il 4 dic. 1855 , m. a Roma nell'apr. 1920.

Si laureò in filosofia (1875), teologia (1879) e diritto canonico (1882) nelle scuole del Seminario Romano, e vi fu poi professore di istituzioni canoniche (1885) e successivamente del testo canonico (1888). Prelato e canonico di S. Maria Maggiore (1898), lasciò l'insegnamento per motivi di salute, rimanendo professore onorario (1901) e poi prefetto degli studi; fu pure Uditore della S. Rota (1902), consultore nelle S. Congregazioni, membro della Commissione per la codificazione del Diritto canonico (1904), e infine decano della S. R. Rota (1914).

Pubblicò le sue Praelectiones iuris canonici (Roma 1896 e 1905), oltre le sue sentenze rotali, stampate nelle S. R. Rotae Decisiones seu Sententiae (Roma 1908 sgg.).

Bibl.: A. van Hove, Prolegomena, Malines - Roma 1945, p. 583 .

Augusto Moreschini
SEBASTIANO, santo, martire. - E commemorato nella Depositio martyrum il 20 genn., come sepolto nel cimitero in catacumbas.

Alla stessa data e luogo lo ricordano il Calendario di Cartagine, il Martirologio geronimiano, i Sacramentari gelasiano e gregoriano (il Leoniano è mutilo in quel luogo) e gli Itinerari. Il suo culto si diffuse rapidamente nella Chiesa e fino all'età moderna fu molto venerato, soprattutto per la protezione contro la peste (cf. B. Pesci, op. cit. in bibl., p. 191). Anche oggi la memoria di S. è viva nella mente dei fedeli per la sua nota di difensore della Chiesa (la Passio dice che papa Gaio l'avrebbe costituito, tuttora vivente, difensore della Chiesa).
S. Ambrogio in un discorso (CSEL, 62, p. 466) afferma che era oriundo milanese e che peri nella persecuzione di Diocleziano. Questa notizia cronologica appare confermata dal luogo del suo sepolcro in catacumbas che non può essere certamente più antico della seconda metà del sec. III.

La Passio, un vero romanzo agiografico, falsamente attribuito a s. Ambrogio, ma certo più recente, fu probabilmente compilata nella prima metà del sec. v da un monaco del monastero che papa Sisto III costrui in catacumbas (Lib. Pont., I, p. 234), allo scopo di allargarne il culto. Vi sono raggruppati intorno alla persona di S. molti altri martiri autentici ma che niente hanno in comune con lui e personaggi ignoti, usciti dalla fantasia dell'autore; racconti miracoli e conversioni con lunghi e noiosi discorsi : espedienti tutti cari agli agiografi del tempo per rendere più attraente il loro racconto.

Secondo la Passio, S. sarebbe stato un ufficiale dell'esercito, condannato per la fede ad essere trafitto dalle frecce dei commilitoni, e raccolto dalla matrona Lucina che lo avrebbe soppellito « in Catacumbas in initio cryptae iuxta vestigia Apostolorum».

Bibl.: Acta SS. Januarii, II, Parigi 1863, pp. 621-60; A. Dufourog, Etude sur les Gesta martyrum romains, I, iv; 1900, pp. 186-90; F. Grossi-Gondi, La tomba e l'altare di s. S. nella basilica dell'Appia, in Civ. Catt., 1918, 1, pp. 235-44, 338-471

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(fol. Pizzi)
S. SEBASTIANO, opera giovanile di Raffaello

Bergamo, Accademia Carrara.

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H. Delehaye, Cing lecons sur la méthode agiographique, Bruxelles 1934. pp. 33-37; P. Styger, [Römische Märtyrergrï̈fte, I, Berlino 1935. pp. 139-48; Martyr. Hieronymionum, p. 50 sg.; Martyr. Romanum, p. 29; R. Valentini-G. Zucchotti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 17; B. Pesci, Il culto di s. S. a Roma nell'antichitit e nel medioevo, in Misc. biti. Oliger, ivi 1945, pp. 177-200. Agostino Amore

Arte. - La vastissima iconografia di s. S. incomincia nell'arte paleocristiana, della quale ci sono pervenute sue raffigurazioni del sec. v, con scritte indicative, affrescate sia nelle catacombe di S. Callisto, sia in quelle di S. S. sulla via Appia. Notevole è il musaico del sec. vi sopra un altare laterale della chiesa di S. Pietro in Vincoli a Roma, dove S. è presentato come un anziano e barbuto guerriero romano. Le raffigurazioni di s. S. vestito da soldato e senza frecce perdurano fino al tardo medioevo: come esempi di maggiore importanza si citano l'affresco absidale del sec. xiri nella chiesa di S. Giorgio in Velabro a Roma ed una magnifica vetrata gotica del sec. xiv nella cattedrale di Strasburgo.

Nell'arte gotica italiana s. S. veniva talvolta raffigurato come un giovane grazioso vestito, che tiene una freccia nella mano; una raffigurazione tipica per questo genere si trova tra i santi del polittico di Antonio Vivarini da Murano, della Pinacoteca Vaticana.

L'arte della Rinascita raffigurava s. S. di regola come un giovane svestito, trafitto da alcune frecce; tuttavia durante il Rinascimento esso veniva raffigurato in compagnia di altri santi protettori della peste, cioè di s. Rocco e s. Antonio Eremita; nondimeno la vastissima iconografia di s. S. nel Quattrocento e nel Cinquecento è certo dovuta non solo al fatto di essere egli un protettore degli appestati, ma al prestarsi la rappresentazione del suo torso giovanile ignudo a evidenti richiami classici. Fra le opere rinascimentali, dove s. S. venne eccezionalmente presentato vestito, basti notare l'affresco del 1464 di Benozzo Gozzoli nella chiesa di S. Agostino a S. Gimignano, il quale affresco rappresenta il Santo secondo lo schema iconografico della Madonna della Misericordia, che accoglie sotto il manto protettivo la gente orante. La qualità di intercessore per gli appestati fece figurare s. S. in alcune rappresentazioni della Madonna della Misericordia, diporre su tre gonfaloni di confraternita, e provenienti dalla bottega di Benedetto Bonfigli in Umbria; la figura di s. S., perforato di frecce, si vede in questi gonfaloni al primo piano tra la gente orante sotto il manto della Vergine (Gonfalone della chiesa di Civitella Benozziana, quello della chiesa di Corciano e quello della chiesa di S. Francesco in Montone; quest'ultimo, datato 1482 , viene da alcuni studiosi ritenuto opera di Bartolomeo Caporali).

Le innumerevoli raffigurazioni del s. S. lasciateci dall'arte rinascimentale possono raggrupparsi in tre principali tipi generici, e cioè: 1) le scene del martirio del Santo; 2) le raffigurazioni del solo Santo, a carattere statuario, isolato; 3) le Madonne in trono venerate dai santi, "sacre conversazioni" e altre scene sacre, nelle quali è stato raffigurato o aggiunto il Santo.
a) Al primo tipo appartengono l'affresco di Vincenzo Foppa, che si conserva ora alla Brera di Milano, l'affresco di Benozzo Gozzoli della collegiata di S. Gimignano, il pannello di Antonio e Pietro del Pollaiolo della Galleria nazionale di Londra, il pannello di Luca Signorelli della Pinacoteca di Città di Castello, il pannello attribuito a Girolamo Genga agli Uffizi e il grandioso affresco del Pinturicchio nell'Appartamento Borgia del Palazzo Vaticano. Anche diversi capolavori della contemporanea arte oltremontana, stilisticamente gotica, hanno pure presentato la scena del martirio di s. S., inquadrandola spesso in trittici e polittici. Fra queste opere oltramontane sono di maggiore importanza: il trittico di Hans Meniling al Louvre di Parigi; un pannello dello stesso Maestro nel Museo di Bruxelles e il trittico di Hans Holbein il Vecchio della Pinacoteca di Monaco di Baviera.
b) Il secondo tipo è così numeroso da potersi considerare un tipo a sé dell'arte italiana tra il 1450 e il 1550 , e illustra in modo particolare il gusto della Rinascita per la bellezza concepita secondo le idealità dell'antichità classica e per il virtuosismo anatomico. Fra queste innumerevoli raffigurazioni di s. S. solo, appoggiato e legato ad
una colonna, oppure ad un albero, basterà citarne a titolo d'esempio alcune di altissimo valore artistico, quali il pannello di Antonello da Messina della Galleria di Dresda, quelle di Francesco Buonsignori e del Botticelli del Museo dell'Imperatore Federico a Berlino; quelle di Liberale da Verona, delle quali una pure nel Museo di Berlino e l'altra alla Brera di Milano: il pannello di Fiorenzo di Lorenzo della Pinacoteca di Perugia, uno scompartimento del polittico di Piero della Francesca a Borgo S. Sepolcro, il quadro di Pietro Perugino al Louvre, quello del Sodoma della Galleria Pitti, fatto al suo inizio per servire di gonfalone; e per finire quello di Dosso Dossi della Brera. Andrea Mantegna raffigurò tre volte s. S., e cioè nell'affresco ora conservato al Louvre, nel pannello della Galleria di Vienna e nel dipinto di tragica rappresentazione nella Ca' d'Oro a Venezia. Anche la visione pittorica, realizzata nel s. S. del Tiziano, ora di proprietà dell'Eremitaggio di Leningrado, deriva da questo tipo figurativo, allo studio del quale si dedicava pure Raffaello nel suo periodo giovanile, come dimostra un suo disegno a penna, conservato nell'Accademia di Venezia. Talvolta veniva pure dipinta la mezza figura svestita del
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Sebastiano, santo - Il martire S. recante in mano la corona, Mus. sacco della fine del sec. vir - Roma, basilica di S. Pietro in Vincoli.

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SERASTIANO, santo - Martirio di s. S. Dipinto di H. Mending (sec. xv) - Bruxelles, Museo di Belle Arti.
Santo ferito dalle frecce (p. es., nel pannello di Antonello della Raccolta Stasdel di Francoforte e in quello di Lorenzo Costa della Brera). Giorgione, eccezionalmente, ha dipinto una mezza figura vestita di s. S., che tiene una freccia (Venezia, Accademia).
c) Il terzo tipo delle raffigurazioni rinascimentali di s. S. è quello dove egli interviene tra i santi raggruppati intorno al trono della Madonna e nelle s sacre conversazioni e questo tipo è anzitutto rappresentato dalle opere della pittura veneta, tra le quali le più notevoli sono: la grande pala d'altare con la Vergine in trono di Giovanni Bellini, ora conservata all'Accademia di Venezia, quella di Cima da Conegliano pure nell'Accademia di Venezia ed un'altra dello stesso alla Brera di Milano, la pala di Alvise Vivarini nel Museo dell'Imperatore Federico a Berlino, quella di Bartolomeo Montagna alla Brera di Milano e le due pale di Lorenzo Lotto a Bergamo, delle quali una nella chiesa di S. Bartolomeo e l'altra nella chiesa di Santo Spirito. Fra le Madonne adorate da santi, di maestri non veneti, sono da citare quella del Perugino agli Uffizi e quella del Correggio, detta di s. S., della Galleria di Dresda. Fra le s sacre conversazioni nelle quali si vede s. S., si notano prima di tutto due del Tiziano: delle quali una a Venezia nella chiesa di S. Maria della Salute, dove s. Marco è stato dipinto in trono, e un'altra, detta di S. Nicola dei Frari, conservata nella Pinacoteca Vaticana; poi il pannello di Giovanni Mansueti nel quale s. S., legato ad una colonna, ha il posto centrale nel gruppo di cinque santi (Venezia, Accademia) e il pannello di Bartolomeo Montagna (Venezia, Accademia) dove il Cristo è adorato da s. S. e s. Rocco. Da ricordare pure l'idillico pannello di Giovanni Bellini degli Uffizi, chiamato Allegoria della Chiesa, dove davanti alla Madonna in tronetto vegliano silenziosamente due santi svestiti: il vecchio s. Girolamo, dal corpo consumato dalla penitenza, e il giovane s. S. di ideale bellezza, ferito da frecce. In fine: il concetto delle seguenti pitture con s. S. si allaccia da vicino a quello delle "sacre conversazioni e: la S. Famiglia del Giorgione al Louvre; le Nozze mistiche di s. Caterina del Correggio pure al Louvre; la Vergine della famiglia Casio del Boltrafio, pure al Louvre; e la Madonna tra s. Rocco e s. S. di Lorenzo Lotto, oggi nella collezione Contini Bonacossi di Firenze. Va ricordato che pure Michelangelo dipinse s. S. nel Giudizio Universale della Sistina, raffigurandolo come un
giovane nudo inginocchiato che tiene nella mano una freccia e collocandolo nel gruppo dei santi martiri.

Quali ultime opere d'arte rinascimentali con s. S. possono essere ricordate: la pala d'altare di Paolo Veronese nella chiesa del Santo a Venezia, di cui l'ampia immagine ci porta più la gloria di s. S., anziché la sua raffigurazione isolata, e la grande tela del Tintoretto della sala dei Pregadi nel Palazzo dei Dogi a Venezia, dove il Santo è raffigurato tra i patroni del doge Pietro Lando. A Paolo Veronese si deve pure la presentazione di due scene della leggenda di s. S., mai prima né dopo raffigurate da nessun'altro maestro. Queste scene, grandiosamente concepite e affrescate nella chiesa di S. S. a Venezia, rappresentano il Santo che esorta i ss. Marcello e Marcellino, e la morte del Santo sotto i colpi dei pretoriani.

Nell'arte barocca le raffigurazioni di s. S. diventano assai meno frequenti. Spariscono le sue immagini isolate, concepite come statue. Esse vengono solo in parte sostituite sia da mezze figure, come si vedono nei quadri di Guido Reni (uno al Louvre, un altro alla Pinacoteca Capitolina a Roma), del Domenichino (Pinacoteca Capitolina), del Ribera (Madrid, Prado) e di Nicola Regnier (già attribuito al Caravaggio, Galleria di Dresda), sia dalle raffigurazioni del Santo morto e perforato di frecce, come lo mostra un quadro del Ribera di proprietà del Museo del l'imperatore Federico a Berlino e la statua in marmo che si conserva nella basilica di S. S. a Roma, opera dello scultore Antonio Giorgetti, eseguita sul disegno di Gian Lorenzo Bernini. In compenso appaiono nell'arte barocca le pitture con la scena dove s. S., svenuto dopo il suo martirio, viene curato da s. Irene e altre pie donne che gli levano le frecce dal corpo. Belle raffigurazioni di questa scena dipinsero: Eustache Le Sueur (Museo di Tours) e Gian Domenico Cerrini (Roma, Galleria Corsini); essa costituisce pure il soggetto di un quadro della scuola dei Carracci, che si conserva nel Museo di Francoforte. Nell'Ottocento detta scena è stata dipinta in un notissimo quadro di Jean-Jacques Henner, che si conserva al Museo del Lousemburgo a Parigi. A P. P. Rubens (Roma, Galleria Corsini) e ad Ant. van Dyck (un quadro nel Museo di Anversa e un altro al Louvre) si deve una diversa spiegazione della scena, dove s. S. svenuto viene curato dagli angeli. Un richiamo alle s sacre conversazioni s fece Giov. Battista Tiepolo nel suo quadro con i ss. S. e Rocco, di proprictà della parrocchiale di Noventa Vicentina. I maestri del barocco usavano pure forme figurative assai individuali per spiegare la scena del martirio di s. S., interamente diverso dallo schema rinascimentale, come si può constatare sia nella pala d'altare del Domenichino, dipinta nel 1627 per la Basilica Vaticana, ora ivi sostituita da una sua copia in musaico (l'originale in S. Maria degli Angeli a Roma),
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SERASTIANO, santo - S. S. curato dalle pie donne. Dipinto di F. Rustici (sec. xvit) - Roma, Galleria Borghese.

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LE TRE MARIE. Particolare della pala di S. Giovanni Crisostomo e altri santi Venezia, chiesa di S. Giovanni Crisostomo.

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sia in una spaziosa incisione del disegnatore francese Jacques Callot, dove la scena si svolge sul fondo del Colosseo e dell'Arco di Costantino. - Vedi tav. XII.

BibL.: Detlef von Hodeln, Die Wichtigsten Darstellungsformen des heil. 2. in der itolien. Malerei bis zum Ausgang des - Quattrocento -, Strasburgo 1906; K. Künstle, Ibonographie der Heil., II, Friburgo in Br. 1926 pp. 324-28; V. Krachling, Saint Sébastien dans l'art, Parigi 1938. Witold Welte

SEBASTIANO dell'Appartiziond, beato. - Dei Francescani Minori, n. nella provincia di Galizia nel 1502, m. a Puebla de los Angeles (Messico) il 25 febbr. 1600 .

Domestico e contadino a Salamanca, emigrò nel Messico, dove riprese a coltivare la terra, aprire strade e trasportare le mercanzie, riuscendo ad accumulare ricchezze rilevanti, con le quali provvedeva i bisognosi che incontrava. Rimasto vedovo una seconda volta, a 70 anni, cedette tutte le sue proprietà al convento delle Clarisse e l'anno seguente entrò tra i Francescani Minori Osservanti di Puebla de los Angeles, come fratello laico, passando i restanti 26 anni della sua vita nell'umile ufficio di questuante.

L'innocenza della vita, l'eroismo delle sue virtù accompagnate anche da doni mistici particolari, i miracoli operati prima e soprattutto dopo la morte lo portarono agli onori degli altari. Fu beatificato da Pio VI nel 1787. Festa il 25 febbr.

Bial.: Johannes a Turrocremata, Vita ven. fr. Sebastiani da Apparitos, Messico 1602; Wadding, Annales ad an. 1599, nn. 1-28, ad an. 1600, nn. 5-35; P. Mariani, Vita e miracoli del ven. $2^{8}$ dell' d., Roma 1806; P. Luan, Aureola serafan. vers. it., I, $2^{\circ}$ ed., Quarocchi 1898, pp. 498-506. - Celestino Testore

SEBASTIANO del Piombo. - S. Luciani detto S. del P., pittore, n. probabilmente a Venezia ca. il 1485 , m. a Roma il 21 giugno 1547.

L'errata lettura di una iscrizione della Pietà già Layard, ora nella Galleria nazionale di Londra, fece ritenere sua opera giovanile quel dipinto ed alcuni altri che, come quello, presentano caratteri cimeschi; e fu quindi supposta una sua prima educazione alla bottega del Cima. La supposizione è caduta oggi che si è riconosciuto che quel dipinto non gli appartiene. Le opere giovanili dipinte a Venezia (le ante d'organo di S. Bartolomeo, databili ca. il 1508, la pala di s. Giovanni Crisostomo di poco più tarda) lo mostrano schiettamente giorgionesco, con una tendenza a dar risolto ai valori formali che fu forse alimentata dalla presenza a Venezia di fra Bartolomeo nel 1508. Nel 1511 fu condotto a Roma da Agostino Chigi, per il quale affrescò in una loggia della Farnesina le lunette con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio. Sono opere ancor tutte veneziane; ma subito dopo sono evidenti i suoi rapporti con il mondo artistico romano. Un riflesso raffaellesco si rivela in un folto gruppo di ritratti: la cosiddetta Farnarina degli Uffizi, del 1512; il Ritratto del card. Ferry Carondelet nella Coll. Thyssen di Lugano; quello del Card. Ciocchi del Monte, a Dublino, ecc.; e contemporaneamente è palese l'influenza di S. sulla nuova visione coloristica veneziana dell'Urbinate.

Ma più vivi e determinanti sono i rapporti con Michelangelo, nella Deposizione dell'Eremitaggio (1516), dove il paese e l'atmosfera tonale sono ancora veneti. Le masse, violentemente dislocate, hanno marcata determinazione plastica; in un capolavoro di poco più tardo, la Pietà di Viterbo, è ancor più intenso il contrasto fra la fondamentale educazione veneta e l'influenza michelangiolesca. Tanto intenso che può supporsi che Michelangelo vi abbia avuto parte, se non fornendo il cartone, come vorrebbe il Vasari, almeno suggerendo la drammatica nudità dello schema. Anche il carteggio fra S. e Michelangelo testimonia dei loro rapporti artistici, alimentati anche dall'astiosa rivalità con Raffacllo; a gara con il quale S. dipinse la Resurrezione di Lazzaro per il card. Giulio de' Medici (ora nella Gall. naz. di Londra) esposta nel Vaticano nel 1519. A questi anni appartengono anche i dipinti nella cappella in S. Pietro in Montorio (commessigli nel 1516 e compiuti, dopo lunghe scate, nel 1524) e la Visitazione del Louvre. Subito dopo la morte di Raffacllo diede inizio alla pala con la Natività della Vergine in
S. Maria del Popolo, altra importantissima tappa nell'indirizzo manieristico di S., dov'è ancora tentata una soluzione culturale all'incontro fra due contrarie visioni figurative. Quest'opera occupò molti anni della sua vita (fu compiuta dopo la sua morte dal Salviati, nel 1534) ed è l'ultima sua vasta composizione.

Dopo il 1525, data della Flagellazione di Viterbo, dipinse quasi solo ritratti, impostati su di un modulo monumentale (Clemente VII sbarbato, nel Museo naz. di Napoli; Andrea Doria, nella Coll. Doria di Roma; Clemente VII, nella Pinacoteca di Parma, ca. 1530, ecc.) e variazioni sul tema del Portacroce (Madrid, Prado; Budapest, Coll. Andrassy; Leningrado, Eremitaggio, del 1537), rielaborando un tipo iconografico che verrà accolto nell'arte pietistica del Morales. Solo per una breve gita a Venezia, nel 1526, si allontanò da Roma, dove ebbe nel 1531 la carica dell'ufficio della Piombatura Pontificia (donde il soprannome); dopo di che, a quanto dice il Vasari, attese poco e svogliatamente alla pittura. Di opere fra il 1539 e il 1547 , anno della morte, gli è attribuito solo un Portacroce nel convento di S. José di Avila, datato 1544. - Vedi tav. XIII.

Bial.: O. Bernardini, S. del P., Bergamo 1908: P. D'Achiardi, S. del P., Roma 1908: Venturi, IX, III (1928), pp. 69-91, e IX. 1 (1932), pp. 1-82; A. Duoder, S. del P., Basilea 1942: R. Pallucchini, Sebastion Viniziano, Milano 1944. Emma Zocca

SEBASTIANO, re di Portogallo. - N. a Lisbona il 20 genn. 1554, m. a Ksar el-Kebir (Marocco) il 4 ag. 1578.

Penultimo re della dinastia Aviz, nipote di Carlo V (di cui sua madre Giovanna era figlia), fu proclamato re a tre anni alla morte dello zio Giovanni III; dopo le due reggenze dell'ava Caterina e dello zio card. Enrico, fu re di fatto nel 1568.

Educato da don Aleixo de Meneses e dal gesuita Luis Gonçalves de Camara, che impressero in lui quel carattere mistico e cavalleresco che lo colloca nella grande tradizione religiosa e militare della monarchia lusitana, S. emanò severe leggi contro il fasto e la corruzione ed attuò un decentramento amministrativo nelle Indie. S. ebbe fama di visionario e di mistico, ma il suo governo concepì varie realistiche imprese africane : conquistò il Regno di Monomotapa nell'Africa sud-orientale, però non gli riuscl di ampliare i domini nell'Africa settentrionale. Nel 1571 aderì all'invito di Pio V per una lega contro i Turchi, senza partecipare alla battaglia di Lepanto. Approfittando di discordie dinastiche nel Marocco, decise la spedizione in Africa nel 1577, con l'aiuto e l'incoraggiamento di Gregorio XIII e contro il parere di Filippo II. Partì il 24 giugno 1578 e sui campi di Ksar el-Kebir combatté l'epica battaglia nella quale, sconfitto, morì da eroe. Due anni dopo ( 1580 ) il Portogallo perdeva l'indipendenza ad opera di Filippo II di Spagna.

Bial.: Pastor, IX (v. indios); J. M. Quortes Veboso, Don Sebastido, Lisbona 1935: A. R. Ferrarin, Stor. del Portogallo, Milano 1940. Michelangelo Mendella

SEBENICO (Šibenik), diocesi di. - Città e diocesi nella Dalmazia settentrionale, in Croazia (Jugoslavia). La diocesi ha una superficie di $362 \mathrm{~g} \mathrm{kmq}$. con una popolazione di 176.570 ab. dei quali 135.826 cattolici, distribuiti in 60 parrocchie, servite da 60 sacerdoti diocesani e 35 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 372).

La diocesi fu creata dal papa Bonifacio VIII il $1^{\circ}$ maggio 1298 quale suffraganea di Spalato, per smembramento da quella di Traù. Fu ingrandita con i territori delle diocesi soppresse di Knin (1688) e di Scardona (1828). Da tale anno la diocesi fu suffraganea di Zara fino al 1920, in cui divenne immediatamente soggetta. È l'unica fra le più importanti città dalmate che non ha avuto un'origine antica. S. sorse nell'alto medioevo e viene ricordata per la prima volta nel 1066, facendo parte del Regno croato di Cressimiro IV. Nel 1107 S. riconobbe la sovranità del re d'Ungheria Colomano, alla quale si susseguono quelle di Venezia, di Ungheria-Croazia, di Bisanzio, di Ungheria-Croazia. Nel 1221 furono riconosciute a S. da Andrea, re d'Ungheria e Croazia, le prerogative che gode-

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(per cortesia di F. Brajovic)
Sebenico, diocesi di - L'esterno del Duomo (sec. xv).
vano gli altri comuni daimati, realizzando cosi la sua completa autonomia. Nel 1485 ottenne il diritto di batter moneta. Durante la lunga guerra fra Venezia e la Sublime Porta, S. fu assediata dai Turchi. Per assicurare e proteggere la città, si pensò a fortificarla. Fra le opere militari di quell'epoca la più notevole è il forte di S. Niccolò (1546), opera di G. G. Sanmicheli, il quale ha costruito anche la bella loggia in Piazza del Duomo (1542): distrutta da un bombardamento nella seconda guerra mondiale, fu ricostruita sullo stesso modello.
S. si sottomise con le altre città dalmate a Venezia nel 1412, rimanendovi fino alla caduta della Repubblica (1797). Dal 1797 al 1805 passò sotto l'Austria e dal 1805 al 1814 fece parte della nuova provincia francese creata da Bonaparte, dopo la cui disfatta tornò sotto l'Austria per ca. cento anni. Dal 1918 fa parte dello Stato iugoslavo.

Famoso è il suo Duomo (S. Giacomo), ricostruito dopo l'incendio del 1382, fra il 1431 e il 1555 . Alla fabbrica presero parte gli architetti Giorgio Orsini da S.. Niccolò Fiorentino, Giovanni Pribislavliić, Andrea Alessi, Fr. Laurana. E una imponente costruzione a croce greca, a tre navate, in stile Rinascimento, eccetto il basamento con due magnifici portali, eseguiti in stile gotico-veneziano; il battistero è a cupola. Fra gli altri edifici sacri della città vanno ricordati : la chiesa di S. Maria di Valverde ( 1502 , opera di Niccolò Fiorentino); la chiesa e il convento (fondato nel 1229) di S. Francesco, distrutti nel 1321 e poi rifatti; la chiesa di S. Giovanni Battista con una bella scalea, opera del Pribislavliić, allievo di Giorgio Orsini.
S. fu patria di molti uomini illustri, come il pittore e incisore Martino Rota (Kolunić), il musicista fra Giovanni Lukačić (sec. xvI-xviI), l'umanista Giorgio Sisgoreo (Sis̆gorić) e primas Hungariae s, lo statista Antonio Veranzio (Vrančić, sec. xvi), lo scrittore Francesco Diphnicus (Divnić, sec. xvir), il vescovo e scrittore Antonio Fosco (sec. xix), Nicolò Tommaseo ed altri. A S. nacque anche B. Nicolò (Nikola) Tavilić, martire gerosolimitano (1391).

Bibl.: Volumen statut., legum et reformationum civitat. Si benici, Venezia 1608; G. Lucio, Hist. di Dalmatia et in particolare delle citta di Traü, Spalato e S., ivi 1674; D. Forlati, Illyricum sacrum, IV, ivi 1769, p. 449 sgg.; F. A. Galvani, Il Re d'armi
di S., ivi 1883; A. G. Fosco, La cattedrale di S., Sebenico 1893; A. Alacsvich, Pagine della storia di S., ivi 1920; K. Stošić, Katedrala u Sibeniku, ivi 1926; U. Incloostri, Cod. ined. di star sebenicense, in Arch. star. per la Dalmazia, 7 (1929), pp. 211-18; A. Dudan, La Dalmazia nell'arte ital., 21 voll., Milano 1921-22, passim; C. M. Ivoković, Dalmatizna Architehtur und Plastik, 8 voll., Vienna 1910-27 (passim); Li. Karaman, Umjernost u Dalmaziii, XV-XVI, Zagabria 1933; Eubel, I, p. 449; II, p. 260 ; III, p. 217 ; IV, p. 314 ; V, p. 336 . Vincenzo Brajović
SECCHI, Angelo. - Gesuita e astronomo, n. a Reggio Emilia il 18 giugno 1818, m. a Roma il 26 febbr. 1876. Entrato nel 1833 nella Compagnia di Gesù e nel 1835 nel Collegio Romano, passo poi temporaneamente a insegnare matematica e fisica nel Collegio dei Gesuiti a Loreto (1841).

- Allorché i Gesuiti furono allontanati da Roma e dal Collegio Romano (1848) per la breve parentesi della Repubblica romana, il S. seguì nell'esilio i suoi antichi maestri del Collegio Romano, il p. Francesco De Vico, direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano, e il p. G. Pianciani, recandosi a Stonyhurst in Inghilterra e poi a Georgetown in America. Quivi egli conobbe ed entrò in grande amicizia con il celebre idrografo F. M. Maury, i cui studi ebbero poi grande influenza sul S. Rientrati in Roma i Gesuiti, alla fine del 1849, al S. venne affidata la direzione dell'Osservatorio astronomico del Collegio Romano. La sua prima cura fu quella di migliorare le condizioni della specola che lasciavano alquanto a desiderare, ed anzi egli costrui un vero e proprio nuovo osservatorio accanto all'antico, installando in modo degno tre strumenti astronomici, di notevole efficienza per quei tempi, sui pilastri solidissimi dell'origenda cupola della chiesa di S. Ignazio a Roma (per questo rimasta poi sempre senza cupola). Per merito del S. il nuovo Osservatorio
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(per cortesia di F. Brajovic)
Sebenico, diocesi di - Portale laterale del Duomo, proveniente dalla chiesa preesistente (sec. xiv).

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(fot. Emit)
Serenico, diocesi di - Forte S. Niccolò, costruito da M. Sammicheli ( 5546 ).
venne in breve tempo ad acquistare grande fama, specialmente nel campo dell'astrofisica, il nuovo ramo della astronomia, di cui il S. si può considerare a ragione come uno dei fondatori. Quando nel 1870 entrò in Roma il nuovo governo, questo si impossessò naturalmente di tutti gli uffici pubblici, di tutte le amministrazioni, di tutte le scuole di alta cultura. Si trovò di fronte ad un imbarazzo non piccolo con l'Osservatorio del Collegio Romano, o per dir meglio con il suo direttore, il cui nome godeva di una fama non limitata certo alla sola Italia. Assennatamente il governo, per interessamento speciale di Q. Sella, M. Minghetti e A. Scialoia, lasciò il S. tranquillo nella sua specola, e lasciò pure gli altri gesuiti che lo coadiu. vavano, il p. Gaspare Stanislao Ferrari e fratel Marchetti.

L'attività del S. è stata immensa. Nel 1852 rintracciò in cielo i due frammenti della cometa di Biela. Nel 1859 si occupò dell'osservazione di Marte, scoprendone due canali oscuri (anzi è appunto al S. che si deve il nome di canali, accettato più tardi dallo Schiaparelli e diffusosi in tutto il mondo). Dedicatosi poi alla fisica solare, compì numerose e importanti indagini e scoperte, raccolte nella sua opera Le soleil (Parigi 1875-77, ed. it. Firenze 1884); osservò le due eclissi solari del 1860 in Spagna (dove esegui le prime fotografie della corona solare; i famosi dagherrotipi si conservano ancora al Museo dell'Osservatorio di Monte Mario a Roma) e del 1870 in Sicilia. Sulle protuberanze solari fece numerose e geniali osservazioni, iniziando poi nelle Memorie della Società degli spettroscopisti italiani (fondate da lui e da P. Tacchini), la lunga e ininterrotta serie di immagini spettroscopiche del bordo solare (la prima del mondo), che viene attualmente continuata con collaborazione internazionale.

Ma forse la sua, più grande opera si è svolta nel campo della spettroscopia celeste, di cui egli fu uno dei pochi pionieri; e precisamente la sua principale scoperta è stata quella dei tipi spettrali delle stelle. Dopo le prime osservazioni di spettri stellari, il S. - approfittando del bel cielo di Roma e servendosi di un buon strumento adatto a tal genere di studi - esaminò singolarmente gli spettri di 4000 stelle ed ottenne ( 1867 ) una classificazione formata da quattro "tipi» principali, la quale fu universalmente accettata e tuttora è a base di altre più recenti classificazioni. Altre scoperte importanti fece ancora sulle nebulose, nelle quali trovò le mosse oscure, sulla grandezza e struttura dell'universo, sull'unità delle forze fisiche, ecc. Celebri sono anche i suoi lavori geodetici, tra cui la misura della base sulla Via Appia.

Tra le sue opere, oltre le numerose note e memorie, sono: Le stelle (Milano 1877); L'unità delle forze fisiche (Roma 1864; ristampa in 2 voll. Milano 1874); Le recenti scoperte astronomiche (Roma 1868).
BibL.: Sommervogel, VII, coll. 993-1031; A. Angelini, Degli studi meteorologici del p. A. S., Roma 1858; F. Moigno,

Le réu.p. S., sa vie, ses observatoires, ses travaux, Parigi 1879; J. Poble, P. A. S. Ein Lebens u. Kulturbild., $2^{\circ}$ ed., Colonia 1904 (con bibl. completa delle opere); G. Castellani, Dieci lettere ined. del p. A. S. a sua madre Luigia Belgieri, in Arch. hist. Soc. Jesu, I (1932), pp. 85-89; id., Il p. A. S. e le sue missioni, in Civ. Catt., 1933, iv, pp. 606 vgg . Lucio Golianella

SECCO, Anacleto. - Barnabita, n. a Cremona nel 1585 , m. a Milano il 13 sett. 1636 .

Fu Superiore di diverse Case del suo Ordine e quaresimalista. Diede alle stampe De ecclesiastica hymnodia libri tres (Bologna 1629), sulla nobilta, gli effetti e il modo di ben cantare l'Ufficio divino in coro, che ebbe tre edizioni latine e una versione italiana (Milano 1643); Esercizi di pie meditazioni per rinovatione dello spirito, da farsi nel ritiro annuale praticato dai Barnabiti (Milano 1635). Postuma uscì, a cura del p. Maggi, la sua De Clericorum Regg. S. Pauli congregazione et parentibus synopsis (Milano 1682), di primaria importanza nella storiografia dell'Ordine, come lo fu nel processo di canonizzazione del fondatore s. Antonio M. Zaccaria.

BibL.: O. Premoli, Storia dei Barnabiti nel 1500, III, Roma 1913, passim (v. indice a p. 593); G. Boffito, Scrittori barnabiti, III. Firenze 1934, pp. 473-76; L. Levati, Menologia dei Barnabiti, IX, Genova 1936, pp. 154-58. Virginio M. Colciago

SECOLARIZZAZIONE (dei religiosi): v. esclaustrazione e secolarizzazione; (dei beni ecclesiastici): v. usurpazione dei beni ecclesiastici.

SECONDA, santa