ttrina, può essere percorsa e riassunta dalla forma poetica, che contiene implicitamente in sé tutta una intuizione della vita universa. Dopo di loro (l'opera italiana del primo Ottocento ha la stupenda coerenza di invenzione e di riflessione ch'ebbero le grandi epoche della drammaturgia) Verdi rituffa la sua meditazione in un populismo religiosamente ispirato, quelle del romanticismo lombardo, passa dai drammi corali ai ritratti, evade in un'avventura amorosa e guerriera di paesi lontani nel tempo e nello spazio, conclude con una riscoperta di Shakespeare. Anche al di fuori di questa grandiosa drammaturgia, il t. in musica celebra le sue glorie nazionali; e Wagner fa del suo dramma la conclusione di tutto il romanticismo tedesco: anche l'approdo simbolistico del nuovo t. è dominato dalla sua presenza nella cultura d'Europa del secondo Ottocento.
E opportuno riassumere in paragrafi divisi una realtà unitaria, seppure in apparenza dispersa in molti aspetti diversi, se si vuole dare una nozione sufficiente del t. dell'Ottocento. In questi suoi tumulti ambizioni nulla gli rimane estraneo: non l'arte della danza, certo, che ne forma un capitolo vistoso, né le invenzioni tecniche, che moltiplicano le possibilità dell'illusione scenica, finché, con il simbolismo, e con l'eccesso stesso delle illusioni, si scopre che non conta a t. la verosimiglianza esterna, quanto l'intima verità della rivelazione poetica. Il culturalismo di tanta pittura e di tanta architettura, con la presunzione di rifare attuali le regge di Babilonia o i castelli medievali, invade l'arte degli scenografi, fino allora dominata dalla tradizione del Bibiena: quando pur non accade che ingenuamente l'architetto, valendosi delle facilità concessegli dalla nuova tecnica costruttiva, traduca in ferro, in mattoni, in cemento, le invenzioni scenografiche del t. : tanto facilmente il costume testrale trabocca dal palco in piazza, fattosene interprete e divulgatore il giornalismo. Ma anche l'organizzazione degli attori si modifica profondamente : i t. nazionali sussidiani dallo Stato, gli impresari del t. di musica, i capocomici del t. di prosa rappresentano gli aspetti salienti del fatto economico connesso con l'arte dello spettacolo. Il diffondersi della cultura testrale, e il predominio della cultura tedesca, sempre volenterosa di rendersi conto di tutto, e di non lasciar nulla al caso, impongono una sorveglianza sull'arte dei comici e dei cantanti : l'attore tende a diventare uno strumento (sia nelle mani di se stesso, come aveva proposto Diderot, sia nelle mani del regista, come proporrà, alle soglie delle esperienze contemporanee, Gordon Craig). I Meininger, la compagnia di uno staterello germanico che il Duca stesso guidava a rappresentazioni che fossero in tutta regola con la cultura e con l'arte, restano esemplari nell'Europa settentrionale; ma ben altra intrinseca efficacia rivelano gli attori italiani (Gustavo Modena, Tommaso Salvini, Eleonora Duse) che ripropongono la persona dell'attore al centro della vita del t. Persona, diciamo : e non per dimenticare che dalla persona come maschera, ritualistica e magica che fosse, ed anche talvolta per una convenzione ipecrita (altra parola pregnante) era cominciata la vicenda del t.; ma qui persona riacquista il suo pieno significato: al di là del tecnicismo testrale si propone l'idea di una creatura responsabile della verità della finzione drammatica, e che la scopre per analogia, soffrendo e vivendo nel limite della parola e del gesto.
L'epoca romantica si chiudeva così, dopo un secolo di proposte tumultuose: il secondo Ottocento porta al termine, con l'enciclopedismo culturalistico, le scuole del verismo e del simbolismo. Costretto sempre a procedere per antitesi, raccoglie dall'eredità dei secoli trascorsi e dalle scuole letterarie contemporanee, che appunto si combatterano fra quei due termini opposti, la tendenza alla realizzazione (era stato, un tempo, il realismo mimico contrapposto alla magniloquenza della tragedia: era stata l'evasione carnevalesca dalla disciplina etica e religiosa di una società organizzata umanisticamente : era in Italia
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una tendenza al concreto della società popolana e borghese, che si opponeva alle trasfigurazioni eroiche ed eccezionali del dramma in musica: e diventava ormai la documentazione del reale, positivisticamente accettato come verità assoluta) e la tendenza alla trasfigurazione. La storia di questa duplice esperienza comincia con Hebbel, passa per Ibsen e si conclude con Cechov: i quali appunto rivelano come simbolismo e realismo, trasfigurazione e realizzazione, poesia e cosa sono dialetticamente legati, anche nell'arte: verità che in una civiltà artigiana si sapevan benissimo, e che erano state dimenticate fra tante teorizzazioni forse presuntuose. Nella riflessione pubblicistica corrente era invece facile ridividerle, e dal t. borghese di Augier e di Dumas figlio passare a Zola, e ritrovare una componente naturalistica in Italia (Vergs), in Germania (Hauptmann), in Russia (a cominciare da Ostrovskij). Similmente per l'altra corrente, si panneggiasse o no di misticismo e di estetismo, fra D'Annunzio e Macierlink.
X. Il T. deI
CONTEMPORANEI: ATTUALITÀ DELL'ESPERIENZA STORICA E INDICAZIONE DEI CA-
BATTERI RILEVANTI.
Il. T. SACRO RIAFFIO-
RA COME ESIGENZA DI UN'INTELLIGENZA TOTALE. ALLA REVIVOCENZA RELIGIOSA SI RICOLLEGANO PER CONSENSO E DISSenso TUTTI I FATTI IMPORTANTI DEL T. CONTEMPORANEO IN OGNI PAESE. ORGANIZZAZIONE SPETTACOLARE IN RUSSIA ED RLABORAZIONE TESTUALE IN AMERICA. Tale il paesaggio storico del t. d'Europa, e certo lo si è tracciato per rintracciare i termini della sua presenza fra noi: molte decaddero delle forme che già tennero il campo, ma quelle che rinascono rispondono ai bisogni di un'attualità che non può non accettare le responsabilità del passato. I nomi galleggianti sulla marea delle generazioni che il tempo presume di sommergere, indicano la via che percorriamo a ritroso verso il segreto della creatività della storia e della poesia: anzi, a dir con più esattezza, della creatività nella poesia, e, attraverso la poesia, nella storia. L'impegno della partecipazione e della conoscenza è più immmediato di fronte alle parole dei contemporanei; ma anche più difficile : perché la critica e il tempo non hanno aiutato ancora a liberarlo dalle sollecitazioni confuse e mediocri di una realtà che, come suole, s'accaparra la verità. Indicheremo alcuni aspetti salienti della drammaturgia contemporanea, e alcune prospettive che possono agevolare la scelta fra ciò che è destinato a vivere e ciò che è destinato a morire, delle tante voci che usurpano la vita dell'oggi.
Una constatazione che risulta a sua volta un riassunto del passato è questa : il t., nel costume contemporaneo, sta guadagnando in profondità quello che sembra perdere in estensione. L'esperienza della cultura romantica gli è valsa non solo ad abolire l'astrazione tecnicistica e formalistica che poteva isterilire la genialità inventiva, arrestare l'impegno della vita morale, ma a cercare nel tempo il vero, nella transvalutazione del tempo l'eterno. Quindi, attraverso l'attualità della storia, si son rifatte oparose quelle attenzioni alla vita religiosa che l'enciclopedismo aveva sdegnato e che l'immanentismo ha tentato di riassorbire in sé. Non si tratta più di istituire due linee parallele di t. sacro e di t. profano; ma di osservare il riaffiorare del sentimento religioso anche attraverso la

(fot. Alinari)
presunzione di un assoluto dominio umano sulla realtàIn questo senso, se la religiosità era avvertita dal protoromanticismo in poi (e il grande Alfieri aveva concluso la sua opera nei drammi religiosi di Saul e di Abele), ora si ridimostra capace di pervadere zone anche spesse del dramma storico e del dramma realistico, più in una parte e meno altrove. Già lo dimostrava il t. russo dell'Ottocento: la letteratura russa si mantenne in un'istanza spiritualistica di contro al positivismo e al realismo specialmente francese, finché il nuovo secolo la vide, per il soverchiante peso della politica, assumere l'immanentismo scientifico che gli altri popoli d'Europa abbandonavano. L'ansia religiosa pervadeva non pur lo storicismo di Puškin, ma lo stesso realismo di Gogol; e si concreta, attraverso l'Uragano di Ostrovskij, che simboleggia l'orrore apocalittico di un giudizio finale, nella Potenza delle Tenebre di Tolstoj. E di un'istanza religiosa si può parlare là dove il t. verista, dibattendosi nel suo chiuso cerchio, sfiora i limiti della trascendenza; e quando vi ridiscende la poetica di Ibsen, quel mondo che credeva di bastare a se stesso, addirittura si stacca, la-
scia che le ambizioni sprofondino, e consegna al giudizio le anime nude. Più esplicita, ma meno profonda, appare la preoccupazione religiosa nel t. di Francesco de Curel, che, educato alla ricerca scientifica, e passato per l'esperienza del Théâtre libre di Antoine (un programma di totalità spettacolare, sui canoni del documentarismo più rigoroso) e riecheggiando preoccupazioni sociali, giunge a proporsi drammaticamente i problemi metafisici, senza pure risolverli. I cosiddetti Cavalieri dello Spirito, in Italia (una menzione non priva di officiosa ironia) raccolgono tali preoccupazioni e variamente il t. le ripresenta (Fogazzaro, Bracco, Butti). Erano tuttavia attese incerte, e propense a far dramma della stessa incertezza; finché l'attualità di una meditazione religiosa totale fu proposta, e con magnanima confidenza lasciata che s'avverasse, da Paolo Claudel che dagli ultimi anni dell'Ottocento domina il crepuscolo dell'ormai vecchia cultura e invade la nuova. In lui non solo si rifà attuale l'eredità del t. sacro, ma tutto diventa sacra rappresentazione, anche la commedia di costume (L'Echange, 1893) e la commedia storica (L'Otage, 1911), e la commedia barocca d'avventura (Le soulier de satin, 1914-24, rappr. nel 1943), mentre il tema esplicitamente religioso (L'Annonce faite a Marie, 1912) si proietta su vastissime zone di vita storica e di vita morale e sociale.
A questo punto è palese, e prima in Francia che altrove, per le sollecitazioni della parola poetica e per il vasto movimento di rinnovamento religioso, la necessità di una nuova concezione del t., e di una organizzazione scenica che le risponda. Interprete di tale esigenza si fece Jacques Copeau (1878-1949), anch'esso passato attraverso la concezione realistica di Antoine, da cui apprese l'impegno della concretezza, che può diventare coerenza e appello alla trascendenza; ma mosso altresi da esigenze di cultura letteraria ad opporsi al dominio che sulla scena francese esercitavano sia il dogma vertatico, sia l'esclusivo dei mestieranti. La restaurazione dei valori estetici poteva obbedire anche all'ondata estetizzante che in Italia, ad es., coincise con il cosiddetto *t. di poesia*; ma
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egli mira ad una instaurazione totale dei valori perenni; ed il suo programma non è meno di verità e di moralità che di bellezza. A promuoverlo egli compone opere di t. dà vita al Vieux-Colombier, che sconvolge tutte le consuetudini dell'architettura teatrale, riduce l'elemento spettacolare, che favorisce la dissipazione e la distrazione, e promuove una semplificazione simbolistica della messinscena e della regia, istruisce gli attori attraverso una disciplina confraternale. L'efficacia di questo programma e di questo esempio è decisiva nel t. contemporaneo; e i suoi discepoli prolungano specialmente in Francia (Jouvet) e in Italia (Costa) la sua tecnica e la sua ispirazione. Con Henry Ghéon (1875-1943) la corrente religiosa diventa un fatto popolare, i testi di pronta suggestione e di semplicissima meditazione si moltiplicano, e compagnie di parrocchie, di collegio, di scuola : si formano anche t. per i boys scouts (Chaucerel).
Non è difficile comprovar in questa reviviscenza religiosa un fatto decisivo, per i nuovi orientamenti del t., dovunque nel mondo : perché ormai è impossibile attendere a un'informazione perseguita per cerchie nazionali isolate, se mai davvero si fosse verificato in Europa il caso di una incomunicabilità delle espressioni nazionali. Altrettanto importante sarà ricollegarle per consenso e per dissenso tutti i fatti importanti della letteratura drammatica, dell'organizzazione, della regia, della stessa riflessione storica intorno al t., naturalmente legata all'indagine sul moto primordiale che promosse il rinnovamento o gli offerse le più evidenti occasioni. Vi attese il t. spagnolo, benché incerto fra l'animazione naturalistica e folcloristica di Garcia Lorca e l'effusione poetica di Martinez Sierra; e ricco di una tradizione che ravviva le molte esperienze contemporanee, da Benavente e dai fratelli Quintero, attraverso Unamuno, ai due nominati e ad Alberti; il t. inglese (quasi per reagire al dissolvimento proposto dal sarcastico e cerebralissimo, ma inventore di perfette macchine sceniche, G. B. Shaw) con l'opera dell'americano T. S. Eliot (Murder in the Cathedral, 1935) e di Christopher Fry : mentre il t. francese gli gravitava più esplicitamente intorno, sia nelle prosecuzioni apologetiche e riflessive di Marcel e di Mauriac, sia nella smarrita fase crepuscolare e intimista dell'armistizio (Vildrac, Bourdet; né estraneo a questo ripiegamento è il t. mitologico di Giraudoux), sia nel multanime esperimentare di Jean Cocteau, sia nella negazione deliberata e proterva dell'esistenzialista Sartre, nel secondo armistizio, che in parte si ricollega anche per reazione politica all'espressionismo tedesco. Anzi, in ogni paese d'Europa e d'America, l'osservar questi avvenimenti e queste forme condusse a modificare uno svolgimento che entro certi limiti presume di essere autonomo (né qui pretendiamo altro che offrire alcuni punti di riferimento e poche più valide prospettive). Nel t. scandinavo, ad es., ricco della grande tradizione di Ibsen, la drammaturgia sembra svolgersi più o meno indipendentemente, collegandosi all'opera, violentemente negatrice, di Strindberg; ma i norvegesi Helge Krog e Nordahl Grieg riflettono commozioni e parlano un linguaggio più ampiamente partecipato. I dupaesi d'Europa dove la crisi è stata più acutamente sofferta sono la Germania e l'Italia. Nell'una la disfatta della prima guerra viene a dare attualità di risonanza ed urgenza alla corrente novatrice e rivoluzionaria che reagiva alla presunzione inquieta del costume guglielmino; altrettanto e più importante sarà tuttavia rammentare che il primato culturale tedesco dell'Ottocento aveva già tentato tutto il possibile, ed avvezzato la letteratura critica a valersi di ogni suggestione, da qualunque parte provenisse : l'espressionismo, che è il fenomeno più imponente, a t., degli anni dell'armistizio, ha attinenze con le arti figurative, da cui prende il nome (reazione all'impressionismo francese, che sommergeva le immagini in un'atmosfera luminosa, con la nativa allegrezza di una nuova scoperta della natura creata, e proposta di una nuova evidenza assegnata alle cose e di una corposità invadente e ossessiva assegnata alle creature), accumula fermenti rivoluzionari, scompone il meccanismo dell'individuo o lo disperde nella massa. Brecht, Kaiser, Toller sono i nomi più frequentemente ricordati di una grossa schiera che
va da Reinhard Sorge a Fritz von Unruh; e che si conclude e si trasfigura nella poesia di Franz Werfel, destinato ad aprirsi al messaggio religioso; e il preminente regista, di fronte all'ecletizuno di Max Reinhardt, che tentò i modi espressivi di regia e di organizzazione scenica, e quasi fissò le regole per quegli spettacoli all'aperto, diffusi in tutto il mondo, che si avvalgono della suggestione ambientale e dei ricordi storici. è stato Erwin Piscator, opposto a quella liberazione umanistica dell'attore ch'era il messaggio italiano. Ed appunto in Italia, con una chiarezza breve dimessa, ma eloquente e consapevole anche nell'accettazione dei limiti, si riassumono facilmente queste esperienze. L'opera di Luigi Pirandello va osservata non tanto nelle responsabilità didattiche, scarse, e del resto introdotte come battute di un dialogo, al di là delle quali la creatura vive anche solo della sua pena e della sua pietà, ma nella denuncia che egli propone, con desolata insistenza, di un t. e di un costume sociale privo di giustificazioni valide, appoggiato sull'abitudine : riassumendo cosi le ultime istanze del t. verista e oltrepassando la parentesi spesso vanitosa e ambiziosa, con la sua preziosità pseudostorica, del t. di poesia. Egli stesso propose una soluzione finale folletlica e poetica, nei « miti»; ed era la via, già aperta, e con ben altra consapevolezza frequentata, dal t. religioso : valse, intanto, a denunziare la provvisorietà delle soluzioni invadenti e corpose dell'espressionismo, e la meccanicità delle proposte esistenzialistiche, e ad abolire molte delle soprastrutture tradizionali; e a proporre alla parola e alla vita morale la necessità delle decisioni ultime pronunziate senza il soccorso della retorica.
A oriente e a occidente di quest'Europa che cosi chiude il ciclo della cultura romantica e forse inaugura una cultura di più pronta e profonda responsabilità morale, un linguaggio che chiama la corresponsabilità di tutti gli uomini e l'impegno totale dell'uomo sulla parola, quasi un «t. del mondo», come disse il drammaturgo spagnolo, dopo che fu attuato il dominio solo geografico della terra, dove norme e consuetudini sussistono solo per oltrepassarle, occasione benigna e faticosa di un ritrovamento dell'anima, il t. sovietico e il t. americano sembrano essersi divisi il compito dell'organizzazione testuale. Già alla svolta del secolo la Russia aveva assistito all'opera di Nemirovič-Dančenko e di Stanislavskij e alla fondazione (1898) del Teatro d'Arte di Mosca : era, il t., forse l'unica forma di vita partecipata cui il governo imperiale consentisse di scegliersi proposte e formulare risposte con una certa libertà d'iniziativa. Con la Rivoluzione non solo si moltiplicò l'assistenza organizzativa, sorgendo ovunque migliaia di t., in ogni articolazione della nuova società e in tutte le lingue dei popoli dell'Unione, ma si tentarono le più diverse esperienze registiche, ancora sulla traccia di Stanislavskij, che non s'irrigidì mai nel suo primo verismo, anzi promosse le esperienze coloristiche e coreutiche, ch'ebbero fama europea attraverso i bolletti russi, e accolse anche il simbolismo e il costruttivismo delle diverse tendenze. Meyerhold, Tairov, Akimov, Vakhtangov indicano le più acute e mobili attenzioni del t. russo, contemporaneo : dove il fatto dell'interpretazione come ricreazione oltrepassa quasi sempre l'approfondimento testuale. E fra gli autori di t. nominoremo, intorno a Gorkij, che l'accompagna dai tempi prerivoluzionari alla rivoluzione, Vsevolod Ivanov, Bulgakov, e una tipica figura di "produttore», una funzione che in un t. siffatto viene di necessità a sostituire l'autore, Reuben Simonov.
Quanto all'America, e senza escludere la molteplicità delle esperienze organizzative e registiche, che non lasciano intentato alcun programma, dal t. industriale al Nationwide Theatre, dal t. universitario e giovanile alle compagnie di giro, per una tradizione umanistica e romantica che ripropone la parola al centro delle partecipazioni umane, l'autore mantiene la sua preminenza: Eugenio O'Neill, che anch'esso approda ad una conciliazione religiosa, dopo le molte esperienze divergenti (costumistiche, psicanalitiche, mitografiche), è il più noto e seguito di una schiera assai numerose, dove preminenti appaiono i nomi di Howard, di Sherwood, di Rice, di Anderson : per concludere, provvisoriamente, con l'opera più osservata in
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Italia, e certo più pronta a proporre un messaggio che si avvale di molte occasioni della storia d'Europa e della vita d'America per ridisporre l'uomo ai margini di una attesa ultraterrena: Thornton Wilder.-Vedi tavv. CXXXIICXXXV.
BibL.: K. Mantzius, A history of Theotrical Art in Ancient and Modern Times, trad. dal danese di L. von Cossel e di C. Archer, 6 voll., Londra 1903-21; L. Dubsch, J. De Montbriol, M. HicenMonval, Histoire générale illustrée du théâtre, 5 voll., Parigi 1931-34; J. Gregor, Weltgeschichte des Theaters, Zurigo 1933; S. D'Amico, Storia del t. drammatico, $2^{\circ}$ ed., 4 voll., Milano 1948; The Oxford Companion to the Theatre, ed. da P. Hartnoll, Oxford University Press 1951.
Mario Apollonio
TEBALDEO, Antonio. - Umanista, n. a Ferrara nel 1456 da famiglia di lontana origine francese, i Te baldi (cognome da lui latinizzato in T. o Tibaldeo), m. a Roma nel 1537 .
A Ferrara studiò lettere latine con Luca Ripa e ben presto fu considerato capo della giovane scuola poetica locale. Fu segretario di Lucrezia Borgia, del card. Ippolito e precettore di Isabella d'Este Gonzaga. Nel 1496 s'era trasferito a Mantova, ma nel 1513 dovette abbandonare quella corte, per aver offeso una gentildonna della duchessa con alcuni sonetti satirici diretti contro l'Equicola. Il favore di Leone X lo indusse a stabilirsi in Roma, dove contava numerosi amici tra i poeti e gli umanisti raccolti intorno ad Angelo Colocci. Per lo meno fin dal 1521 aveva preso gli Ordini sacri, e dal 1525 al 1527 fu arciprete residente di Brentonico, nel Trentino, e rettore della chiesa di S. Pietro. Tornato a Roma, fu una delle vittime del "sacco" (1527) che lo ridusse in stato di estrema povertà. E sepolto nella chiesa di S. Maria in Via Lata, sua parrocchia. L'epigrafe ivi murata nel 1776 ricorda fra le sue conoscenze il Sannazaro, l'Ariosto, il Giraldi, il Bembo, il Giovio ed il Castiglione. Raffaello lo ritrasse due volte: intorno al 1511 in uno dei poeti del "Parnaso" (Vaticano, Stanza della Segnatura) e nel 1516 in una tavola lodatissima dal Bembo, oggi dispersa. Le poesie italiane del T., più volte ristampate in volume, sono tacciate dal Croce di prosastica banalità, mentre quelle latine, di miglior estro, rimangono ancora in gran parte inedite in raccolte manoscritte. Fra queste primeggia il famoso distico per la tomba di Raffaello al Pantheon, a lui attribuito di recente sulla fede di alcuni codici.
Bibl.: G. Rossi, Il Cod. Estense' $X^{2}, 34$, in Giorn. stor. della lett. it., 30 (1897), pp. 11-14, e 33 (1899), p. 301, nota 26; A. Luzio-R. Renier, La cultura e le relaz. lett. di Isabella d'Este Gonzaga (s. Greḡéo ferrarese), ibid., 35 (1900), pp. 193-257 (con bibl.); U. Renda, Nuove rime volg. di A. T., Teramo 1910; G. De Lisa, Un rimatore cortigiano del Quattrocento, Salerno 1918; Pastor, IV, 1, p. 422. Per la sua iconogr. : D. R. de Campos, Del ritratto di A. T. e di alcuni altri nel "Parnaso" di Raffaello, in Arch. della Soc. rom. di st. patr., 75 (1951), pp. 58-64.
Dcoclecio Redig de Campos
TEBALDESCHI, Francesco. - Romano, fu creato cardinale a Montefiascone da Urbano V il 22 sett. 1368. Legato papale a Roma nel 1376, facilitò il ritorno da Avignone di Gregorio XI.
Fu arciprete di S. Pietro in Vaticano ed uno dei quattro cardinali italiani che parteciparono al Conclave dell'apr. 1378. Anzi nel pomeriggio dell'8 apr., mentre il popolo romano esacerbato invadeva le stanze del Vaticano dove si teneva il Conclave, fu presentato come eletto a Pontefice ed in mezzo al tumulto stava per ricevere gli omaggi. Protestando di non essere l'eletto, indicava come tale colui che poi fu Urbano VI; intanto i cardinali si allontanavano. Mentre i suoi colleghi italiani si accostavano ai cardinali ribelli, il T. moriva il 7 sett. 1378 protestando che Urbano VI era il legittimo Pontefice.
BibL.: L. Salembier, Le grand schisme d'Occident, Parigi 1902, pp. 47, 62; Hefele-Leclercq, VI, p. 1030 sgg. Pio Paschini
TEBALDINI, Giovanni. - Musicista, n. a Brescia il 7 sett. 1864, m. a S. Benedetto del Tronto il 12 maggio 1952.

(frd. Aussi Vaticani)
Tebaldeo, Antonio - Ritratto, Affresco di Raffaello; particolare del Parnaso - Vaticano, Stanza della Segnatura.
Perfezionati i suoi studi anche all'estero, fu maestro e direttore in varie città, Venezia, Padova, Parma, Loreto, Napoli, Genova. Nel campo musicale, oltre alla composizione di messe e musica sacra varia, trascrisse in partitura orchestrale moderna la Rappresentazione di Anima e Corpo di E. del Cavaliere, nonché l'Euridice di Peri e Caccini. Opera più feconda replicò a favore della riforma della musica sacra, come scrittore e conferenziere, ricercatore e studioso, riscuotendo la piena approvazione del b. Pio X. Scritti più significativi : La musica sacra in Italia (1894); L'Archivio musicale della Cappella Antoniana di Padova (1895); L'Archivio musicale della Cappella Lauretana (1922); Il canto gregoriano e la musicalità palestriniana, nella rivista Il pensiero musicale, 1922-23, e molti articoli sulla Rivista musicale italiana ed altri periodici.
Bibl.: M. Pilati, G. T., in Boll. bibliografico musicale, Milano 1930, p. 121 sgg.; L. Ronga, Ricordo di G. T.. in Boll. Ceciliano, 47 (1952), p. 103.
Luisa Cervelli
TEBE. - Città dell'antico Egitto detta Gëßas dai Greci; il nome egiziano è Wôte e più tardi $N i^{\prime} e$ "la città" per eccellenza; in ebraico $N^{\circ}$ è male vocalizzato $N \delta^{\prime}$; le versioni la confondono spesso con "Alessandria" (cf. s. Girolamo: PG 25, 289).
Fu capitale d'Egitto con la XI dinastia e per lunghi periodi successivi, sicché i re la adornarono di edifici sontuosi, le cui rovine formano tuttora (a Luxor e a Karnak) la meraviglia dei visitatori, e ne estmero il circuito fino a farne una delle più grandi città del mondo antico. Dopo la XXII dinastia T. diventa la città santa d'Egitto. Durante la lotta fra il re etiope Tantamane (663-656) e Assurbanipal subì danni ingentissimi; se ne ricorda il profeta Nahum ( $3,8-10$ ), che vi allude predicando la rovina prossima di Ninive. I profeti Geremia $(46,25)$ ed Ezechiele $(29,10)$ profetizzano la sconfitta di Nechao nel 605.
Bibl.: A. Blackman, Luxor and its temples, Londra 1923; J. Capart, Thèbes: la glorie d'un grand passé, Bruxelles 1928;
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(mu di. Doreen, Antiguits du Valais, Friburgo di Svizzera 1915, lat. Ni.
Tebel, santi, martiri - Incipit della Passio Acaunensium Martyrum, scritta da s. Eucherio, vescovo di Lione, Manoscritto del sec. viI proveniente dal monastero di St-Claude, e conservato dal 1804 nella Bibl. naz. di Parigi, ms. lat. 9550.
G. Legrain, Les temples de Karnak, ivi 1929; M. Pillet, Thèbes, Karnak et Louguer, Parigi 1930; id., Thèbes, palais et nécropole, ivi 1930 .
Aristide Calderini
TEBEI, santi, martiri. - Sotto questa denominazione si comprendono : 1) i martiri di Agauno, presentati come appartenenti alla legione Tebea da Eucherio di Lione; 2) un folto gruppo di martiri delle Gallie e dell'Italia, soprattutto settentrionale, aggregati senza alcun fondamento, da agiografi medievali e moderni, ai gloriosi eroi Agaunensi.
1. I martiri T. - Sono propriamente tali i martiri di Agauno (v.) nel Vallese, il cui martirio è descritto nella Passio Acaunensium Martyrum, scritta da Eucherio, vescovo di Lione ( $434-50$ ca.), sul fondamento di tradizioni locali. Questa Passio (ed. B. Krusch, MGH, Script. rer. Meroving., III [1896], pp. 32-39) è conservata in codici che vanno dal sec. vir al xiv : il primo del sec. vir e uno del sec. x sono senza interpolazioni, gli altri invece sono variamente interpolati negli ultimi paragrafi (viIVIIT dell'ed. di Th. Ruinart [PL 50, 827-32]; 16-19 dell'ed. critica). A quale delle due legioni tebee, d'epoca dioclezianea : la tertia Diocletiana Thebaeorum o la prima Maximiana Thebaeorum, ricordate nella Notitia dignitatum (ed. O. Seeck, Berlino 1876, p. 25, cf. anche p. 64) appartenessero s. Maurizio (v.) e consoci (x2 sett.), non è dato sapere, se pure vi appartennero. Comunque la storicità dei martiri di Agauno, anche se è fatica vana il volerne precisare il numero, è fuori dubbio, soprattutto dopo la conferma data dalle esplorazioni sistematiche della zona archeologica di eccezionale valore quale è il * martolet * agaunense (v. la pianta archeologica alla v. AGAUNO e fot. alla v. maurizio).
II. I martiri pseudo T. - L'eroico comportamento della legione Tebea, chiamata entusiasticamente : * angelica legio * (s. Eucherio, § 12), e felix exercitus * (s. Avito, vescovo di Vienne, sermone recitato ad Agauno nel 515 : ed. R. Peiper, in MGH, Auctores antiquiss., VI, 2 [1883], p. 145), e legio felix Agaunensis * (Venanzio Fortunato, Carm., VIII, 3, 172 : ed. F. Lco in MGH, ibid., IV 1 [1881], p. 185), oltre a trasformare Agauno in uno dei più popolari santuari d'oltr'Alpe, indusse più di un agiografo ad aggregarle numerosissimi altri martiri. Nonostante si credesse, nel sec. v, al totale annientamento della legione (* interfecta est illa plane angelica legio*. Eucherio § 12; * nullus evasit *, Avito, loc. cit.), il primo ad allargarne le file fu lo stesso Eucherio che annoverò tra i T., seppure con un "dicuntur s. i martiri Orso (v.) e Vittore di Solothurn ( $3^{2}$ ott.). Il suo esempio fu poi seguito nel sec. vi da Gregorio di Tours che pose tra i T. i 50 martiri di Colonia, detti * santi aurei s, a causa degli splendenti musaici della Basilica eretta in loro onore (cf. In gloria martyrum, 62 : PL 71, 761-62; v. GORDON). Da allora in poi la sbrigliata fantasia di pii devoti popolò di martiri pseudo T. le Gallie e l'Italia settentrionale, sia creando dislocamenti di soldati T., sia organizzando evasioni dalla strage di Agauno. Colonia si vantò di averne 318 (o 392 a seconda delle fonti) con a capo s. Gereone (ro ott.), ai quali lo pseudo Elinando del sec. x (BHL 3464) associò 360 (altri dicono 350 o 500) soldati provenienti dalla Mauretania ( 15 ott.), i ss. Cassio e Florenzio, martiri di Verona ( $=$ Bonn), e s. Vittore, martire di Xanten. La festa di questi tre martiri ricorre il 10 ott. e i loro primitivi santuari vennero in luce or non è molto (cf. G. P. Kirsch, in Riv. di arch. crist., 9 [1932], pp. 151-58; 11 [1934], pp. 363-71). Treviri (v.) credette di possederne 300 con a capo Tirsø, Secondo e Bonifacio (festa 4 ott.: BHL 8282-85, cf. anche 3949). Dopo la Renania, che divenne nel medioevo il centro irradiatore del culto ai martiri pseudo T., la regione che ne annovera il maggior numero è il Piemonte, ove si segui e purtroppo tuttora si segue il *malvezzo di chiamare T. tutti i santi di cui [sono] ignote le gesta s, come ha giustamente osservato il p. F. Savio (Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, Torino 1898, p. 419). F. Alessio ha elencato 58 pseudo T. piemontesi, e non è riuscito a darne una lista completa. Giova dire subito che diversi nomi ivi elencati non sono altro che presunti martiri, come, ad es., Giorgio, Maurizio e Tiberio, pseudo T. della diocesi di Pinerolo, Evenzio pseudo T. della diocesi di Aosta e altri. Spesso l'origine del culto di un martire piemontese pseudo T. è dovuto al ritrovamento casuale di una tomba che si credette d'un martire (fatto del resto che sta all'origine del culto di non pochi martiri), come avvenne per s. Chiaffredo, venerato nella diocesi di Saluzzo. Talvolta invece si tratta di storici martiri locali, come Avventore, Ottavio e Solutore (20 nov.), autentici martiri torinesi in onore dei quali s. Massimo tenne un'omelia (PL 57, 427-30), trasformati in pseudo T. soltanto nel sec. vi-viI dall'autore della loro Passio (BHL 85). Fuori del Piemonte, i martiri pseudo T. più noti e tuttora considerati tali dal Martirologio romano sono: s. Secondo a Ventimiglia ( 26 ag.), probabilmente martire della regione Torinese o Vercellese, attribuito a Ventimiglia in seguito ad una errata interpretazione del nome della località del martirio ricordato nella Passio del sec. vi (BHL, 7568); s. Alessandro ( 26 ag.), martire di Bergamo, trasformato in pseudo T. nella terza redazione della Passio (BHL, 277), anteriore al sec. IX; s. Antonino ( 30 sett.), il celebre martire di Piacenza, dichiarato T. dall'autore della relazione del ritrovamento del suo corpo, non posteriore al sec. IX-x (BHL, 580).
Birl.: oltre la letter. ricordata alla v. maurizio, cf. G. Baldesano, La sacra hist. Thebea, Torino 1588 (2* ed. ivi 1604); Tillennott, IV, Venezia 1732, pp. 428-32; F. Alessio, I martiri T. in Piemonte, in Misc. Valdostana (Bibl. della sec. it. sob., 17), Pinerolo 1903, pp. 3-52; H. Quentin, Les Martyrsloges hist. du moyen âge, Parigi 1908, pp. 280-83; L. Dupont-Lachenal, Les abbés de St-Maurice, St-Maurice 1920, pp. 117-85; M. G. Kentenich, Der Kult der Thebder am Niederrhein. Ein Beitrag zur Heiligengeogr., in Rhein. Vierteljahrbl., I (1931), pp. 359-50; A. Ehrhard, La chiesa dei martiri, vers. it., Firenze 1947, pp. 165166; A. Perras, Sufforig. del culto di s. Chiaffredo, in Anal.
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(per curtesia dell'Enc. dello Spettarolo)
In alto: UNA SCENA di La vita è sogno di Calderón de la Barca, interpretata dagli Allievi dell'Acc. nas. d'Arte drammatica, nella sala dell'oratorio Borromini - Roma. In basso: UNA SCENA di I Dialoghi della Commissione di G. Bernanos, interpretata dalla Compagnia del Piccolo Teatro di Roma Roma, Teatro delle Arti (1952-53).
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(ftol. B. M. Apolteoj-Ghett)
(per eartroin del prof. E. Jost)
In alto: INTERNO DELLA BASILICA (sec. v). In basso a sinistra: INTERNO DEL BATTISTERO (sec. vi). In basso a destra: EPITAFFIO DI SPES IN DEO, con croce monogrammatica con A e $\Omega$ - Tebessa, Basilica.
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Bolland., 68 (1950), pp. 362-68; Lanzoni, pp. 814-15, 843, 971, 1044-45; Martyr. Hieronymianum, pp. 322, 334, 547-51, 557, 611; Martyr. Romanum, pp. $361,410,426,445,455,535$. Sugli ecavi del "martolet" e delle zone vicine, oltre le opere cit. alla v. adanno, cf. L. Blondel, Le baptiztire et les anciens édifices conventuels de l'Abb. d'Agaune, in Vallesin, 4 (1949), pp. 15-28; id., La reconstruction du choeur orient. de la basil. d'Agaune au Xe siéc., ibid., 5 (1950), pp. 167-84; id., Le cuveau funéraire du cimet. d'Agaune et la basil. du XIr siéc., ibid., 6 (1951), pp. 1-17; id., La Chapelle Notre-Dame sous-le-Bourg à StMaurice d'Agaune, ibid., 8 (1953), pp. 3-18.
A. Pietro Frutaz
TEBESSA. - Theveste, città e antica diocesi situata nell'Africa proconsolare, attuale Algeria, è oggi sede titolare.
Dall'inizio dell'impero di Tiberio fino ai Flavi, T. fu la sede della III legione Augusta. Nel 508 T. venne occupata dai Vandali, come è attestato da un'epigrafe (CIL, VIII, 16516; S. Gsell, Les vannuni. ant. de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 273, n. 1). Ca. il 535 un'altra iscrizione documenta che T. "a fundamentis aedificata est" dal comandante bizantino Salomone (CIL, VIII, 16507). In quel tempo la città venne fortificata, recinta di mura con 14 torri e tre porte (Ch. Diehl, L'Afrique byzant., Parigi 1896, pp. 186-90). Tra i vescovi noti di T. il primo è Lucio, presente al Concilio di Cartagine del 256, condannato alle miniere di Sigus nel 257 e poi sepolto nelle aree di Fausto a Cartagine; un Romulus Tebestianus fu vescovo nel 348; nel 41 alla Conferenza di Cartagine fu il vescovo Urbicus; del Palladio che fu vescovo per 12 anni si ha l'epitafio (CIL, VIII, 2009); Felice fu vescovo nel 484 . Nell'anno 883 T. era ancora sede vescovile. Tra i martiri di T. i più noti sono: Massimiliano martirizzato il 12 marzo 295, le cui spoglie vennero portate a Cartagine dalla matrona Pompeiana e deposte

Tebe, santi, martiri - Gli scavi nel a martolet ( 1942 ). A destra l'architetto L. Blondel indica il sito di una delle fosse, dove il vescovo Teodulo di Octoduro avrebbe deposto le noie dei martiri di Agauno, secondo il racconto di Eucherio. L'abside è quella della bas. fatta costruire da s. Sigismondo ( 515 ) - St-Maurice.

Tebe 2261
presso quelle di s. Cipriano (BHL, 5813; H. Delehaye, Les Passions des mart. et les genres litt., Bruxelles 1921, pp. 104-10). Crispina, ricca, nobile, madre di famiglia, nata a Tagura, fu martirizzata a T. al tempo del proconsole Anullino il 5 dic. 304. Di lei ripetutamente tesse l'elogio s. Agostino (In Psalm., 120 e 137: PL 37, 1616-17; 1775, 1777, 1783; Sermo 286, 2: PL 38, 1298; Sermo 354, 5; ibid., 39, 1365; De virgin., 44, in CSEL, 41, 3, 3, p. 290; P. Franchi de' Cavalieri, Osservaz. sopra gli atti di s. Crispina, in Nuove note egiogr. [Studi e testi, 9]. Roma 1902, pp. 21-33; 79-80). Presso T. fu trovata un'epigrafe indicante: (memoria) Sanctae Crispinae martiris" (P. Monceaux, Enquête sur l'épigr. chrét. d'Afrique, Parigi 1908, n. 337). Duvanti all'ingresso monumentale della grande basilica nel 1944 si rinvenne una scala che immette a 9 m . di profondità in una galleria lunga oltre 200 m ., giungendo a una cappella tricors con lucernaio e con molte tombe; nel pavimento sono due formae, una con l'iscrizione in musaico d'una Gaudentia; nell'abside due tombe sopraelevate formano un altare. Nelle pareti della galleria i loculi sono chiusi con tegole, uno da lastra marmorea con l'iscrizione sSveia in pace». Le fondazioni della basilica ostruirono le gallerie dell'ipogeo. Sotto la cappella tricors orientale si rinvenne un cimitero cristiano, nel quale si lesse l'iscrizione a musaico dentro una corona ricordante al * XI K(al). Ian(uarias) memoria sanctorum Herach, Donati, Zebrocis, Secundiani, Victoriani, Publiciae, Meggenis e sotto *Novellus diaconus votum s; a sinistra della corona si legge a Donatus lector in pace s; a destra a Victor diaconus in pace e sopra - Ista memoriam si quia violaverit viola(ti)i illum Deus *. Il grande edificio rinvenuto nel 1858 sulla via tra T. e Sicca Veneria venne esplorato tra il 1888-92; essendo al di fuori della cittadella di Salomone venne racchiuso in una solida muraglia trapezoidale fiancheggiata da torri, lunga m. $180 \times 90$ di larghezza. Una grande scalea conduceva ad un quadriportico con colonne a basi e capitelli corinzi, con fontana nel centro; mediante tre porte si entrava nella basilica, divisa in tre navate da pilastri aventi dinnanzi colonne; al di sopra si ergeva un secondo ordine. Il fondo della navata centrale era chiuso da una serie di lastre verticali con pilastrini, vi era un passaggio libero nel centro di m. 1,20. Nel fondo dell'abside si rinvenne la base per la cattedra; tutto il pavimento era a musaici geometrici. A destra della basilica è un battistero e una scala di 12 gradini immette ad un ambiente triabsidato, con pavimento a musaici ornamentali, pareti rivestite di marmi e le viltte con musaici a tessere vitree. Vi si trovarono quattro pilastri scolpiti adorni di tralci di vite, pesci, ecc. Dinnanzi all'abside di sinistra fu trovato un musaico con un orante maschile e un'iscrizione dell'anno 508; presso la scala si rinvenne il sarcofago in marmo, con tre figure allegoriche variamente interpretate (S. Gsell, Musée de T., Parigi 1902; G. Wilpert, La chiesa rom. nel Sarcofago di T., in Riv. arch. erat., 11 [1934], pp. 249-64; id., Sarcofagi, III, pp. 57-62).
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(fol. Noc)
Tecla, santa, martire - Il martirio di a. T. Particolare del retablo dell'altar maggiore, opera di Pedro Juan de Vallfogona (sec. xv) Tartagona, Cattedrale.
Una serie di ambienti circondava tutto il resto della basilica che è attribuita da alcuni al vescovo Palladio, di cui si rinvenne il sepolcro in un'ala vicino alla cappella tricora; i portici che la circondano e il grande viale di accesso di m. $52 \times 7,50$ ca. vengono assegnati ad una seconda epoca, alla quale apparterrebbe la grande piazza rettangolare di m. $55 \times 42$ con un portico a doppio ordine di colonne. Ad un terzo periodo si attribuiscono le scale portanti al disopra dell'atrio e alle gallerie sulle navate minori, la sala a sud-ovest della cappella tricora e le stanze che circondano la basilica.
Ch. Diehl ritenne che nel sec. vi presso la basilica si fosse eretto un monastero (Nowo. Arch. des Missions scient., 4 [1893], pp. 331-32; S. Gsell, Monum. ant., cit., II, p. 280 sgg.). L. Laschi ha messo in evidenza che sotto dette tombe cristiane, che ritiene piuttosto del sec. iv che del v, sta un sepolcreto pagano (Bull. arch. du Comité, 1945, p. xxit, e Fasti arch., I [1946-48], p. 360). Molte sono le iscrizioni sepolcrali cristiane. La formula più usata è quella "hic requiebit bonae memoriae"; si trova pure l'altra "hic in pace requiescit". Un'epigrafe ricordava il martire Miggin di Madauros. Sono inoltre notevoli : l'iscrizione di "Palladius episc(opus)" (S. Gsell, Inscript. lat. de l'Algérie, Parigi 1922, n. 3420); "Mensa Ponti presbiteri" (ibid., n. 2980; altro "presbiter", ibid., n. 3425); di "Quodvultdeus presb." (ibid., n. 3421). Un "Liberatus clericus" mori a 12 anni (ibid., n. 3426; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1879, tav. 9, 3); "Martiliana virgo Deo sacrata" (S. Gsell, op. cit., n. 3430). Una ricorda una "Castimonialis Victoria"; nei dintorni di T. ad Henchir-el-Hamarcha la singolare formola "neminem debere morti meae invidendo laborare. Et tu in Christo resurges. Ego Caste sanctimoniale vixit annia 36 " (CIL, VIII, 10689). Due primiceri : un Donatus (S. Gsell, op. cit., n. 3433) e un Johannes (ibid., n. 3434). Da una cappella fortificata nell'attuale Henchir-el-Sour proviene l'epigrafe che ricorda i lavori ivi compiuti al tempo dell'imperatore Eraclio (S. Gsell, Le Musée de T., Parigi 1902, p. 43). Nei dintorni di T. a Henchir-Djenen Krout'
si rinvenne l'epigrafe : "III idus iunias natale sancti Varagi et comitum eius" (P. Monceaux, Inscr. chrét. du cerele de T., in Recueil des notices et mém. de la Sac. archéol. de Constantine, 42 [1908], p. 243 sgg.). Nel luogo detto Vecchia T. (T. Kalia), si trovò una chiesa a tre absidi. - Vedi tav. CXXXVI.
Bull.: A. Bolla, Le monsvère byz. de T., Parigi 1897; S. Gsell, Les monum. ant. de l'Algérie, 2 voll., ivi 1901; id., Le Musée de T., ivt 1902; J. Mensage, L'Afrique chrid., ivi 1912, pp. 379-82; J. Savio De Roeh, T., Algeri 1952. Enrico Jasi
TECLA, santa, martire. - Veneratissima nell'antichità, aveva il principale centro di culto a Seleucia dove esisteva un importante santuario, meta di frequenti pellegrinaggi, ricordato da a. Gregorio Nazianzeno (PG 35, 1105) e ricostruito dall'imperatore Zenone (Evagrio, Hist. eccl., III, 8).
Tutti i martirologi greci e latini hanno il suo nome sotto date diverse. Chiese a lei dedicate erano a Costantinopoli, Roma, Milano; la sua immagine si trova nei musaici della basilica cufrasiana di Parenzo. La figura storica di T. però è avvolta nella leggenda, che la fa nascere a Iconio. Ignotto è il luogo della sua sepoltura; non si trovava infatti nel celebre santuario di Seleucia, come chiaramente si deduce dalla biografia della Santa scritta nel sec. v dal vescovo della città, Basilio. Le varie recensioni della Passio (RHG, 1710-19; RHL, 8020-25) derivano tutte dagli apocrifi Actus Pauli et Teclae (Enc. Catt., IX, 725), rigettati sino dal cosiddetto Decretum Colasianum, ed il cui autore, un presbitero dell'Asia, fu smascherato come falsario e deposto dall'ufficio (Tertulliano, De baptismo, 17).
Bull.: Acta SS. Systembrit, VI, Parigi 1867, pp. 245-68: O. Gebhardt, Passio s. T. virginis (Texte und Unteresch., 22, 11), Lipsia 1902; E. Lucius, Die Anfänge des Heiligenhults in der christl. Kirche, Tubinga 1904, pp. 205-14; Synox. Constantinop., coll. 75, 78; H. Delehaye, Les recueils antiques de miracles des saints, in Anal. Balland., 43 (1925), pp. 49-57; Martyr. Hieronymianum, p. 523 sgg., 655 sg., 660; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 161 sg. e passim (v. indice); Martyr. Romanum, p. 412 sg.
iconografia. - L'iconografia di T. è ispirata alle leggende. La più notevole rappresentazione di T. (sec. v) sta sulla vòlta di una delle cappelle funerarie di El-Bagassuât nella Grande Oasi egiziana. L'apostolo Paolo e la Vergine, seduti di fronte su grossi sgabelli pieghevoli, sembrano in conversazione. T. regge tra le due mani, poggiato sulle ginocchia, un libro e una tavoletta per scrittura, mentre Paolo le porge uno stilo. Sulla fascia circolare al di sopra delle scene sono indicati i loro nomi in greco. Anche in un marmo del sec. iv proveniente dal portico della chiesa di Etschmiadzin nel Caucaso, di fronte a Paolo seduto e in atto di parlare T. sta in piedi, in ascolto, con la destra sul petto. Le due figure sono inquadrate in due arcate, divise da una colonna ionica (cf. J. Strzygłowski, Das Etschmiadzin Evangeliar, in Byzantinische Denkmäler, I, Vienna 1891, p. 6 sgg.). I nomi dei due santi si ritrovano su un frammento di sarcofago (sec. iv) rinvenuto nella basilica di S. Valentino sulla Flaminia, ora al Museo Capitolino di Roma. T. è il nome del naviglio che trasporta l'Apostolo insieme con un altro personaggio, mentre un terzo pescatore è seduto sulla riva. Simbolicamente quindi esprime l'immagine dell'anima (della defunta omonima ?), rigenerata dal Battesimo e portata al cielo per intercessione di Paolo (cf. Wilpert, Sarcofagi, tav. 10, 3; M. Simon, L'apôtre Paul dans le symbolisme funér. chrét. Sur un fragment de sarceph. avec barque et scène de pêche, in Mél. d'archéol. et d'hist., 50 [1933], pp. 156-82).
Desunto dagli apocrifi è invece l'episodio dell'arresto di Paolo alla presenza di T. su un sarcofago di Marsiglia (Wilpert, Sarcofagi, p. 166, tav. 18, 3), mentre al martirio della Santa allude il rilievo di un manile egizio conservato nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino, che mostra T. tra i leoni e, vicino, Daniele tra le stesse fiere. Una rappresentazione del tutto unica di T. fu eseguita su una stele copta del Museo del Cairo : la vergine è in atteggiamento di orante, vestita del solo perizoma (H. Leclercq, v. Thécle, in DACL, XV, coll. 2225-36). Su due avori
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invece ricorre ancora la scena della predicazione di Paolo presente T. Il primo, nel British Museum, mostra l'Apostolo che legge seduto, mentre la vergine si sporge dalle mura; il secondo, al Louvre, ripete in sostanza il precedente, ma in una composizione più ampia e complessa, discussa e variamente interpretata dagli studiosi (cf. R. Schlumberger, in Monuments Piot, I (1894), p. 189; id., in Mel. d'Arch. Byz., 1895, p. 193). Su alcune ampolle (secc. iv-v) in argilla rossa, ora al Museo di Alessandria d'Egitto, insieme al martirio di s. Menna è associata T. tra le bestie feroci (C. M. Kaufmann, La découverte des sunct. de Menna dans le désert de Marèotis, Alessandria 1908, p. 71, fig. 67; id., Zur Ikonogr. der Menns-Ampullen, Cairo 1910, pp. 139-41 e passim, fig. 83).
A Roma un piccolo cimitero sulla Via Ostiense porta il nome di T.; ma trattasi di altra santa sepolta a poca distanza dalla tomba di Paolo e alla quale era dedicato l'edificio soprastorra ora scomparso. E menzionato dagli Itinerari e fu esplorato da M. Armellini nel 1870; comprende la cripta storica "in qua corpus eius quiescit" e un breve sviluppo di gallerie regolarmente scavate. Scarsissime le iscrizioni, e poche pitture in due arcosoli: uno con le figure di Mosè, Daniele, Giona, un'orante tra santi, un Buon Pastore, il Salvatore col libro dei Vangeli e Abramo che mostra l'Agnello nel simbolo del sacrificio divino; l'altro, rinvenuto recentemente e i cui frammenti sono ora nel Museo sacro della Biblioteca Vaticana, con una figurazione discussa, nella quale sembrano rappresentati episodi della leggenda della T. d'iconio. Dallo stesso cimitero proviene la scultura lateranense con la rappresentazione del defunto Marco, seduto in cattedra con un ramoscello d'ulivo in mano.
Bist.: M. Armellini, Das wiedergefundene Oratorium und Cuoneterium der heil, Theolo aus der Via Ostiense, in Röm. Quart., 3 (1889), pp. 343-53; O. Marucchi, Le vatar, rom., ed. postuma, Roma 1933, pp. 128-31; A. Ferrua, Recenti ritrovam. d'antich. palisscritt. in Roma e nei dintorni, in Atti del I Congr. Nioz. di Arch. Critt., Roma 1952, pp. 149-51; tavv. 22 e 23. Pasquale Testini
"TE DECET LAUS». - Inno o piuttosto breve acclamazione trinitaria in forma di dossologia.
Molto antica, occorre già nelle Castituzioni Apostoliche (lib. VII, cap. 48.3 con una variante ritoccata "Patrem per Filium in Spiritu Sancto") ed ancora oggi nell'Orthros della liturgia bizantina (Orologion, Roma 1937, pp. 129-30). Sull'esempio dei monaci orientali, l'inno, tradotto dal greco, fu prescritto da s. Benedetto (Reg., cap. XI) nelle domeniche e nelle feste all'Ufficio notturno dopo la lettura del Vangelo; la dossologia segue col rito monastico il canto del "Te Deum" come nel rito bizantino quella simile del "Gloria in excelsis" per conchiudere l'Ufficio notturno. Nel medioevo fu usato anche nell'Ufficio del clero secolare in sostituzione del "Te Deum" quando si recitava alla notte o di mattina un altro Ufficio (Ufficio doppio; Radulfo de Rivo, De canon. observatione, prop. 21 in fine, ed. C. Mohlberg, II, Münster 1915, pp. 123, 21). Una dossologia simile al T. d. l. si usava già nel servizio sinagogale al sabato mattina.
Bist..: L. Eisenhofer, Hand. der hath. Liturgik, I. Friburgo 1932, p. 209; A. Baumstark, Liturgie comparée, Chevetogne 1940, pp. 94-95; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I. Milano 1950, p. 201. Pietro Siffern
"TE DEPRECANTE CORPORUM». - Inno delle Lodi nell'Ufficio della festa di s. Giovanni di Kenty, d'autore ignoto del sec. sviti.
Le prime tre strofe esaltano i miracoli operati dal Santo, la cui efficacia si è fatta sentire principalmente contro la peste, la tisi ed i tumori maligni. Prima della dossologia finale una preghiera perché dia ai suoi devoti protezione e aiuto.
Bist.: H. Daniel, Thesaurus hymnol., I, Lipsia 1850, p. 370; G. G. Belli, Gli inni del Breviario trodotti, Roma 1856, p. 330; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, pp. 239-40. Silverio Mattei
TEDESCO-CATTOLICI. - Il clima spirituale in cui sorse questa setta fu il razionalismo di tipo illuminista, ancora abbastanza diffuso in certe sfere
dei cattolici tedeschi nella prima metà del sec. xix, da suscitare larghe ondate di malcontento contro le forme con cui si annunciava proprio allora nel cler