lle omelie fra le quali quella In mysticum coenam (attribuita a s. Cirillo: PG 77, 1016-29), quella in copto sulla Croce ed il buon ladrone (ed. F. Rossi, Papiri copti del Museo egiziano di Torino, I, Torino 1887, pp. 64-90) e un'altra anche in copto sul pentimento e sulla sobrietà (ed. e vers. inglese E. Budge, Coptic Homilies in the dialect of Upper Egypt, Londra 1910, pp. 65 e 212). Si conserva anche un frammento del Conone posquale presentato da T. a Teodosio I. E dubbia l'autenticità della Visione sulla fuga della s. Famiglia in Egitto (ed. vers. siriaca A. Mingana, in Bulletin of Yolin Rylionds library [1929], pp. 383274). La dottrina di T. è ortodossi e la sua autorità è stata invocata durante la controversia monofisitica.
Bibl.: G. Laszati, T. d'Alessandria, Milano 1935 con bibl.: R. Delobel - M. Richard, s. v. in DThC, XV, coll. 523-30; B. Altaner, Patrologie, Friburgo in Br. 1930, p. 240.
Ignazio Ortiz de Urbina
TEOFILO, vescovo di Antiochia. - Scarse notizie si hanno sulla biografia di T. Ignoto e l'anno della sua nascita, avvenuta presso l'Eufrate, e quello della sua conversione. Si sa che fu eletto vescovo di Antiochia nel 169 e che svolse fino al 181 continua attività a favore del cristianesimo, scrivendo numerose opere, per difenderlo non solo contro i pagani, ma anche contro gli eretici, che ne minacciavano l'unità.
Gran parte delle sue opere sono andate smarrite, non ci sono pervenuti infatti gli scritti Contro l'erezia di Ermogene, Il discorso contro Marcione, gli studi storici e catechetici, né i commentari ai Proverbi ed ai Vangeli; restano solo i Tre Libri ad Autolico, ampia opera apologetica di non lieve valore storico e dogmatico.
Non si possono dare notizie esatte sulla personalità di Autolico, né sulle circostanze che hanno ispirato l'apologia, ma si può argomentare che i tre libri furono scritti non molto dopo il 180 , in seguito ad una polemica orale svoltasi con Autolico, un amico di T., assai colto, ancora legato all'antica religione. Nei tre libri, come nelle altre opere apologetiche del sec. II, si trovano svolti due motivi, una polemico distruttivo, l'altro costruttivo, in cui sono esposti la natura e il concetto della nuova religione. Nella parte polemica si muovono violenti attacchi contro il politeismo ed ogni forma di pensiero pagano, ma manca una serrata critica alla filosofia ed all'arte pagana, poiché T. ama ripetere con calore e violenza i tradizionali e popolari motivi antipagani. Per quanto T. ammetta che pochi pensatori abbiano potuto intuire qualche verità, guidati dal lumen naturale, che Dio ha posto in tutti gli uomini, o abbiano potuto trarre dalle Scritture qualche affermazione esatta, egli giunge però alla conclusione che quel poco di buono mescolato a tutto il resto diviene pestifero, a guisa di una bevanda, in cui sia stato messo il veleno.
Se T. difetta di vigore dialettico e profondità speculativa possiede tuttavia lucidità di pensiero, equilibrio, solido attaccamento alla tradizione, cosicché, giunto ultimo tra gli apologeti, ha saputo trasmettere la dottrina elaborata ad Antiochia con insolita chiarezza e padronanza, si da non suscitare alcun dubbio circa l'ortodossia di dogmi fondamentali. Sulla natura e l'esistenza di Dio T. scrive :
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(fol. Aliaari)
LA "DIVINARUM RERUM NOTITIA". Personificazione della teologia. Affresco di Raffaello nella vòlta della Stanza della Segnatura (1508) - Palazzo Apostolico Vaticano.
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(Jul. Alloeri)
A sissime: IL REDENTORE BENEDICENTE, sta i m. Matteo, Gregorio, Luca e Agnolino. In libro, a Giovanni En., Presentazione al Tempio e a Andorago. In basso, a Marco, Siole ne rargete, e a Girolamo. Parte centrale del palimio d'argento, opera di Nicola da Guicciagrob (1451-56) - Teramo, Cattolicafe, A. Dorm. MARIA INTONTA ALLA FREUDISMA E AL LAVORO. Fortunisce degli affreschi di Andrea Delitto (2^ metà del sec. 20) coll'abside dalla Cattedrale - Atti.
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Dio è luogo di tutte le cose (II, 3) e di se stesso (II, 2), è eterno, non è soggetto a mutamento, né a morte (I, 6), non è circoscritto, è onnipotente (II, 3), non si può comprendere né percepire con gli occhi della carne. Se ne coglie l'esistenza attraverso l'universo, da lui creato (I, 7) e da lui vigilato, essendo contenuto dal suo spirito (I, 8). Le tre persone della Trinità sono da T. distinte e definite con grande chiarezza, in lui si riscontra per la prima volta il termine Trinità: a così anche i tre giorni, che precedettero la creazione dei due luminari, rappresentano la Trinità, Dio, il Verbo e la sapienza * (II, 22). La terza persona viene chiamata, come da Ireneo, $\sigma 0 \varphi i \alpha$ di cui non è chiarita la progressione. Assai più chiaro è T. nel definire l'esistenza ab aeterno del Verbo, considerato senza dar luogo ad equivoci una persona e non una qualità di Dio. Del Verbo sono distinti due momenti, uno anteriore alla creazione, l'altro posteriore, due momenti che vengono indicati con i termini stoici $\lambda$ ó $\gamma 0 \varsigma$ èv $\delta \iota \dot{\alpha} \theta \varepsilon \tau o \varsigma$ e $\lambda$ ó $\gamma 0 \varsigma$ $\pi \rho \circ \varphi \circ \rho \iota \alpha \dot{\varsigma}$. Il logos, figlio di Dio, ha illuminato come lampada sospesa il mondo (II, 18); ha raccolto le seque e scende talora a parlare con gli uomini in nome del padre (II, 13). T. inoltre formula in modo inequivocabile il dogma della creazione dell'universo dal nulla (II, 5). Anche l'uomo è stato creato dal nulla, ma, a differenza delle altre creature, nelle quali Dio si è servito del Verbo (II, 27), è stato creato direttamente da Dio, a sua immagine e somiglianza. L'uomo è la creatura prediletta, dotata di libero arbitrio (II, 36), è artefice della propria sorte: T. attribuisce all'uomo perfino la possibilità di rendere la propria anima immortale. Egli infatti accetta la dottrina dell'immortalità condizionata, secondo la quale solo l'anima di coloro che seguono i precetti divini è immortale.
Circa la risurrezione, T. ammette che oltre all'anima risorgerà il corpo, e l'uomo, risorto nella sua interezza, sarà posto in Paradiso (II, 35), creato da Dio appunto per lui (II, 32-33).
A dimostrare l'opera della Provvidenza, T. preferisce svolgere il concetto dell'ispirazione celeste dei Profeti (II, 48; III, io), alla cui guida ispirata si deve la salvezza degli uomini. A lungo si ferma T. a dimostrare la priorità dei Profeti nei confronti degli scrittori pagani, che hanno attinto dalle scritture le cose esatte da loro dette; così egli ricollega il Nuovo con l'Antico Testamento, spendendo buona parte del 1. III (17-31) a difendere il cristianesimo dal punto di vista storico, confutando l'accusa di novità.
E in T. che il Nuovo Testamento viene considerato per la prima volta quale testo ispirato : gli Evangelisti sono, come i Profeti, * Portatori dello spirito a. T., chiaro espositore della dottrina antiochena, se non ha rilevante valore letterario, ha esercitato nei primi secoli una larga influenza sulla formazione della dottrina cristiana, come fanno fede i non lievi debiti verso di lui non solo da parte di Ireneo, ma anche di Ippolito e Tertulliano.
Bibl.: testo e trad. a cura di J. C. Th. de Otto, Corpus apologetarum Christ. saec. II, I-V, $3^{2}$ ed., Iena 1876-81; PG 6. 1023-1168; E. Rapisarda, trad. it. Torino 1937; testo, ivi 1939; G. Bardy - J. Sender, Parigi 1948. Studi: O. Clausen, Die Theol. des Th. von Antiochen, in Zeitschr. f. Wiss. Theol., 1902, pp. 81-141, 1903, pp. 91-141, 193-213; A. Pommelch, Die Gottes-und Logoslehre des Th. von Antiochia und Athenagoras von Athen, Lipsia 1904; H. Quentin, La Commentaire sur les Zoung, attribut à Th. d'Avé., in Rev. béneé., 24 (1907), pp. 107-109; K. R. B. Heissig, Zur Theophilus-Frage, in Zeitsch. f. Kirchengesch., 1912, pp. 529236; J. Lebretno, Hist. du dogme de la Trinité, II, Parigi 1928, pp. 508-13; E. Rapisarda, Cenni su T. di A., in Studi ded. alla mem. di Paolo Ubaldi, Milano 1937 pp. 381-400; M. Richard, Les fragments exégétiques de Théophile d'Alex, et de Théodore d'Antioche, in Rev. bibl., 47 (1938), pp. 387-97; F. Ogata, Aristidis et epistolae ad Diognetum com Th. Antiocheno cognatio, in Gregorianum, 25 (1944), pp. 74-102; R. M. Grant, Th. of Antioch to Autolycus, in The Harvard theol. rev., 1947, pp. 227-56; id. The Bible of Th. of Antioch, in Journ. of Bibl. Literat., 66 (1947), pp. 173-98; L. Alfonsi, Teofilo, I, 3, in Nuovo Didasbaleino, 2 (1948), pp. 71 -73.
Emanuele Rapisarda
TEOFILO, vescovo di Castabala. - Già vescovo di Eleuteropoli in Palestina prima del 360, fu trasferito a Castabala in Cilicia, per opera di Silvano di Tarso (Sozomeno, Hist. eccl., IV, 24).
Aderente alla dottrina omoiousiana sottoscrisse nel 363 , insieme con altri, una lettera all'imperatore Gioviano nella quale si chiedeva la conferma delle decisioni di Seleucia, la condanna degli anomei e la convocazione di un nuovo concilio (Socrate, Hist. eccl., III, 25). Nel 365 fece parte della legazione inviata al papa Liberio; a Roma sottoscrisse la fede di Nicea e condannò la formula omoiana di Rimini. Ritornato in Oriente, partecipò al Concilio di Tiana nel quale fu approvata la condotta dei legati e ristabilita la comunione con l'Occidente. Nel 373, aderendo ad Eustazio di Sebaste, partecipò all'aspra polemica contro s. Basilio; più tardi però il Santo gli scrisse una lettera con la quale lo assicurava di avergli perdonato le ingiurie arrecategli e che ancora aveva cara la sua comunione. M. dopo il 376.
Bibl.: S. Basilio, Epist., 150, 242, 245 : PG 32, 384, 913 sg., 925; Sozomeno, Hist. eccl., IV, 24; VI, 4, 10-12; Fliche-MartinFrutaz, III, pp. 174, 253, 257 vgg. Agostino Amore
TEOFILO, vescovo di Cesarea, santo. - Era vescovo di Cesarea in Palestina verso la fine del sec. II, quando il papa Vittore (v.) ordinò la convocazione di sinodi in tutta la Chiesa per decidere la questione pasquale.
T., insieme con s. Narcisso (v.) di Gerusalemme, presiedette il sinodo di Palestina e redasse la lettera invista a Roma, nella quale si attestava la tradizione apostolica vigente nelle loro Chiese secondo il rito romano. Informavano il Papa che anche ad Alessandria si seguiva la stessa norma e lo pregavano di far conoscere la loro decisione anche alle altre Chiese. Nel Martirologio romano T. è commemorato il 5 marzo, ma non consta che abbia avuto un culto nell'antichità.
Bibl.: Eusebio, Hist. eccl., V, 22, 23, 25; s. Girolamo, De virtit illustr., 43; Acta SS. Martii, I, Parigi 1865, p. 339 sg.; Martyr. Romanum, p. 88.
Agostino Amore
TEOFILO da Cortz, santo. - Frate Minore, al secolo Biagio dei Signori, n. a Corte (Corsica) il 30 ott. 1676, m. a Fucecchio (diocesi di S. Miniato) il 19 maggio 1740 .
Entrato fra i Francescani di Corte nel 1693, attese, dopo una solida formazione culturale a Roma e a Napoli, alla predicazione con frutto straordinario. Però la sua attività non fu rivolta tanto alle anime del mondo, quanto piuttosto all'apostolato per una maggiore perfezione dei conventi del suo Ordine, riportandoli ad una maggiore aderenza alle regole e norme di s. Francesco, da cui molti si erano allontanati con danno della disciplina e sterilità nelle opere di bene. Quindi con il b. Tommaso da Cori promosse la trasformazione in a Ritiri a dei conventi di Bellegra, Palombara, Zuani, Fucecchio, superando le più forti contrarietà. L'eccesso dello zelo e del lavoro ne piegò la fibra sotto la sforza di una febbre e di una spossatezza, che lo condussero alla tomba.
Fu beatificato nel 1896 e canonizzato da Pio XI nel 1931. Festa il 19 maggio.
Bibl.: P. Paiotti, S. T. da C., Roma 1930. Celestino Testore
TEOFILO De Angelus, beato. - Monaco celestino, abate dell'eremo di S. Spirito della Maiella, n. a Napoli il 2 ott. 1592, m. il 18 febbr. 1663.
A 18 anni ( 15 maggio 1611) entrò tra i Celestini a Napoli e, ricevuto il sacerdocio il 18 dic. 1616, ottenne di essere destinato nella solitudine del Monte Maiella ad imitarvi la vita del fondatore, s. Pietro Celestino. Fu devotissimo della S.ma Trinità, rigido osservatore della povertà, insigne nell'umiltà e nella pazienza, operatore di prodigi, liberatore di ossessi. Con estrema ripugnanza accettò la dignità di priore di Lanciano (1641) e di abate (1642) di S. Spirito della Maiella.
Bibl.: C. Telera, Historiae supra degli huam. ill. per san. titá della Congr. dei Celestini dell'Ord. di s. Benedetto, Bologna 1648 v. Napoli 1689, pp. 297-327. Felice da Mareto
TEOFORI, NOMI : v. NOME, I. I n. sacri e teofori.
TEOFRASTO. - Filosofo e scienziato peripatetico, n. a Ereso in Lesbo, fra il 372-68 a. C., m.
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fra il 288-85. Successe nello scolarcato ad Aristotele dal 323-22 e favorl lo sviluppo della scuola (cui procurò il possesso di un terreno).
Scrisse numerose opere, di vario argomento, delle quali restano due volumi di botanica, cioè il $\Pi_{\varepsilon p i}$ qustùv iotopias in 9 ll. (che descrivono e classificano le piante) e il $\Pi_{\varepsilon p i}$ qustùv a $\operatorname{tr}$ tū̄v (biologia vegetale), un trattato Пepi aist $\vartheta \eta \sigma \varepsilon \omega \varsigma$ eai aist $\vartheta \chi \tau \tilde{\omega} v$ (residuo delle $\vartheta$ i $\sigma \tau \omega \tilde{\omega} v$ $\delta \delta \xi \varepsilon \varepsilon$ ), qualche altro breve scritto scientifico, una piccola raccolta di problemi metafisici ( $\Theta \nu \circ \varphi \rho \dot{\alpha} \sigma \tau o v$ тà $\mu \alpha \tau \dot{\alpha}$ тà $\chi \omega \sigma \iota \sigma \alpha$ ), i celebri $\mathrm{Id}_{\text {Iu }}$ ( $\rho \rho \alpha \alpha \tau \eta \varepsilon \varepsilon$ (descrizioni vivaci di trenta tipi umani), e per il resto solo frammenti. Tra le opere perdute sono da ricordare le suddette Opinioni dei fisici (con cui T. fondò la storia della filosofia e diede materiale a tutta la dossografìa posteriore), i $\Phi v \sigma \iota \sigma \dot{\alpha}$, il Пepi $\zeta \dot{\varphi} \omega \omega v$, il Пepi $\varphi \iota \lambda i \alpha \varsigma$, il Пepi $\varepsilon \dot{\sigma} \sigma \varepsilon \beta \varepsilon i \alpha \varsigma$, il Пepi $\lambda \varepsilon \xi \varepsilon \varepsilon \omega \varsigma$, il Пepi $\pi \dot{\eta} \mu \omega v$, ecc.
T. ebbe maggiore importanza come scienzisto (gli spetta il titolo di padre della botanica) che come filosofo nel senso stretto. In complesso accettò la metafisica, la cosmologia, l'antropologia e l'etica di Aristotele (v.), mostrando peraltro nella sua speculazione una certa personale tendenza naturalistica. Ammise, tuttavia, come sembra, a differenza dei condiscepoli materialisti Diac. arco ed Aristosseno, l'autonomia e quindi l'immortalità dell'intelletto umano. (Temistio, De an., 91; Simplicio Phys., 225 a; cf. O. Regenbogen, s. v. in Pauly-Wissowa, Suppi., VII, col. 1548). Notevole la sua tesi che il volio entra bensì nell'uomo dal di fuori, ma già all'atto della nascita (Temistio, De an., 107). In etica esaltò come supremo ideale la vita contemplativa (mentre Dioc greco anteponeva il $\pi \rho \alpha \alpha \tau \iota \varepsilon \delta \varsigma$ Sios (cf. Cicerone, Ad Att., II, 76) e d'altra parte diede valore morale al possesso dei beni esterni (id., Tusc., V, 9; Acad. post., I, 9). Come trasmettitore del pensiero aristotelico, T. ebbe grande influsso. Apprezzatissimi anche nell'età moderna i Caratteri, che ispirarono il La Bruyère.
Bibl.: edizioni complessive recenti: Jo. G. Schneider, Lipsia, 1818-21; Frid. Wimmer, ivi 1854-62, Parigi 1866, con trad. lat. Edd. speciali dei Caratteri: H. Diels, Oxford 1909; G. Pasquali, Firenze 1919; O. Navarre, Parigi 1920. Del De sensu: G. M. Stratton, Nuova York 1917. Su T., E. Zeller, Philos. d. Gr., II, 2; Uberweg, I, p. 401 sgg.; O. Regenbogen, s. v. in Pauly-Wissowa, suppl. VII, col. 1334 sgg. Tra gli studi particolari: O. Regenbogen, Eine Polemik T.s gegen Aristoteles, in Hermes, 87 (1937), pp. 469-75. Raffaello Del Re
TEOGNIDE. - Vescovo di Nicea. Ariano intransigente, partecipò nel 325 al Concilio di Nicea.
Costretto dalle circostanze sottoscrisse il Simbolo di fede; ma poco dopo partecipando alle mense degli eretici per infirmarne il valore, fu deposto e relegato nella Gallia, e sostituito nella sede con Cresto. Richiamato dopo 3 anni e ristabilito nella sua Chiesa, insieme con Eusebio di Nicomedia, fu a capo della lotta contro l'ó $\mu$ oúoıos e contro s. Atanasio. Nel 330 partecipò al Sinodo di Antiochia nel quale fu deposto Eustazio e nel 333 fu al Concilio di Tiro. Fece parte della missione inviata nella Mareotide per raccogliere testimonianze contro s. Atanasio e nel 336 contribuì a Costantinopoli a far cacciare il Santo in esilio. Dopo la morte di Eusebio fu il capo riconosciuto dell'arianesimo e nel 341 cooperò all'intrusione di Macedonio nella Chiesa di Costantinopoli. M. poco prima del 347.
BibL.: Gelasio, Hist. eccl., III, 3; Filosrorgio, Hist. eccl., I, 10; Socrate, Hist. eccl., I, 8, 14, 23, 27, 31, 35; II, 2, 12; Tillemont, VI, pp. 265-69, 743, 810-12; Fliche-Martin-Poulas, III, pp. 29, 104 sg.
Agostino Amore
TEOGNOSTO. - Archimandrita, amico fedelissimo del patriarca s. Ignazio di Costantinopoli; egli portò al papa Niccolò I uno scritto (libellus) di difesa del suo patriarca nell' 862 e rimase a Roma fino all' 868 .
Ha lasciato un panegirico sopra i Santi e una omilia sopra la Dormizione (Assunzione) di Maria S.ma. Probabilmente morì alla fine del sec. IX.
Bibl.: PG 105, pp. 849-62: M. Jugie. Thèngnaste, in DThC, XV, pp. 337-38; l'omilia sulla Dormizione di Maria S.ma fu edita da M. Jugie in PO XIV, 457-62. Giorgio Hofmann
TEOGNOSTO di Alessandria. - Scrittore della scuola catechistica di Alessandria, nella seconda metà del sec. III, probabilmente anteriore a Pierio; secondo Filippo di Sido, invece, gli sarebbe succeduto (H. Dodwellus, Dissertationes in Irenaeum, Oxford 1689, p. 488 ).
Scrisse una specie di dogmatica sotto il titolo di Hypotypsosie in 7 Il., seguendo forse l'esempio di Origene nel suo De principits. Si trattava, come pare da Fozio (Bibliot., cod. 106) che aveva ancora l'intera opera in mano, di un libro per la scuola, che non pretendeva di essere originale di fronte alle idee del maestro Origene. Per questa fedeltà verso Origene fu biasimato da Fozio. Il giudizio di s. Atanasio su T. fu molto benevolo, come constatò già Stefano Goboro (Fozio, Bibl., cod. 232). Oltre il resoconto di Fozio si hanno alcuni frammenti di T. (Atanasio, Ep. 4 ad Serap., cap. 11; Ep. de decr. Nicaen. Symod., cap. 25; Gregorio Nisseno, Contra Eunom., III, II, 121; ed. W. Jaeger, vol. II, p. 86, 24 sgg.) ed un framm. nel cod. Venet. Marcian., 502, f. 254 ; v. F. Diekamp, Theolog. Quartalschrift, Friburgo 1902, p. 483 sgg.).
BibL.: A. Harnack, Die Hypotypsosie des Theognost (Teste und Untere., 24, II) Lipsia 1903, p. 73 sg.; L. B. Radford, Three Teachers of Alexandria, Theognostm, Pierins and Peter, Cambridge 1908.
Erik Persson
TEOGONIA. - Da $\theta \varepsilon$ ós «dio» e $\gamma o v i \delta$ «generazione» è, nella mitologia dei vari popoli, la genealogia degli dèi che hanno presieduto all'organizzazione del mondo.
Essa può considerarsi come il compimento della cosmogonia (v.) perché mentre questa descrive gli elementi dai quali è scaturita la vita del cosmo (cielo, terra, acqua, ecc.) la t. dà ad essi nome e figura e li presenta in linea discendente come gli ordinatori e i regolatori dell'universo uscito, grazie a loro, dal caos primitivo. E questo accade non solo perché la nascita degli dèi segue alla formazione del cosmo, ma anche perché la narrazione tende a mettere un ordine nel mondo divino e a disporre gli dèi conosciuti dal gruppo che li venera in quella successione gerarchica che corrisponde allo sviluppo storico del gruppo stesso e al suo progresso etico-sociale; di guisa che gli dèi più antichi o non pertinenti originariamente al gruppo vengono primi nella successione genealogica, ma sono derronizzati a profitto del dio del gruppo vittorioso.
Già Erndote (II, 50-53) aveva riconosciuto a Esiodo (v.) il merito di aver genealogicamente ordinato il mondo divino, che era in epoca pregreca ( $v$ pelasgicas) innominato, e poi da Omero liberamente descritto con l'efficacia creatrice della poesia. Secondo Omero (Hinde, XIV, 201-203; 246; 302) padre degli dèi e degli uomini è Oceano mentre Teti ne è la madre; egli sa di Crono relegato sotto la terra e padre di Zeus, Posidone e Hades (ibid., XV, 187-96) e della spartizione tra essi dei tre domini del cosmo: cielo, mare e inferi.
Esiodo nell'organizzare il mondo degli dèi greci intende coordinare in un sistema di àmbito nazionale le varie tradizioni spesso confuse e incoerenti, in modo da offrire con questo suo sforzo di condensazione un pantheon ellenico che esprima la fusione dei vari elementi politici, commerciali e di altro genere ormai in atto nel paese greco. Egli perciò dispone le varie divinità secondo un piano rigido di discendenza attraverso quattro età di cui ciascuna è una conquista sull'antecedente e dove è tenuto conto dei legami che legano gli dèi creatori alla loro creazione.
La Teogonia di Esiodo si apre con la cosmogonia. Dal caos (=vuoto) primordiale viene Gaia (=la Terra) e Eros (=il principio vitale fecondo). Dal caos nasce una prima coppia, l'Erebo e la Notte, e da questa la sua contraria, l'Etra e il Giorno. Da Gaia vennero Urano (il Cielo) le montagne e il mare. La sistemazione di questi elementi del mondo, cioè la t. vera e propria, è fatta dalle coppie che si succedono nell'ordinamento del cosmo.
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Da Urano nasce l'Oceano, il fiume che cinge la terra e poi le figure mitiche dei Titani, Ciclopi e Giganti. Urano chiude i Titani nelle viscere della terra, ma Crono ultimo dei Titani, per istigazione di sua madre Gaia punisce Urano resecandone i genitali, e da questi caduti nel mare nascono Afrodite, e poi le Ninfe e le Erinni. Cosi il regno di Urano è finito e al suo luogo subentra Crono il quale si accoppia con Rhea e genera Hestia, Demetra, Hera, Hades, Poseidone, Zeus. Ma anch'egli, come suo padre, diffida dei figli e l'inghiotte appena venuti alla luce, ragione per cui Rhea, dolente, nasconde Zeus in Creta, facendo in suo luogo trangugiare a Crono una pietra. Cosi quel che Crono temeva avviene: Zeus lo detronizza, gli fa recere tutti i figliuoli ingoiati, compresa la pietra (collocata a Delfi), e s'insedia al suo posto. In questa maniera comincia il regno di Zeus. Ma il suo potere è subito minacciato dai Titani sorti a lotta forsennata contro di lui. Egli però riesce a domarli e fiaccatili li chiude nel Tartaro sotterraneo che dista dalla terra quanto la terra dal cielo. E ancor non è tutto, perché Tiphoeus, figlio di Gaia e del Tartaro, suscitato dalla madre in difesa degli altri suoi figli sconfitti ai leva a sua volta a tenzone con Zeus, ma anch'egli è vinto e Zeus può così stabilire il suo dominio sul mondo definitivamente ordinato. Da Zeus comincia, mediante accoppiamenti con immortali e mortali, la generazione degli eroi e la t. viene cosi a collegarsi con le tradizioni mitiche dell'età eroica.
Anche l'orfismo ebbe una sua propria cosmogonia e t. di carattere non semplicemente naturalistico come quella di Esiodo, ma filosofico-morale conforme al pensiero orfico. Ce ne ha tramandato gli elementi Damascio neoplatonico del sec. vi d. C. (De princ., 124 b) da lui attinti al perduto Penténuclos di Ferocide di Siro. Tre sono le essenze primordiali: Zas (da Zity = vivere) che è il principio della vita, Chronos il principio del tempo, Chthoniè il principio della materia. Dopo la lotta vittoriosa di Chronos contro Ophioneus, il serpente che è il principio del caos, avviene l'ordinamento del mondo. Pure a Damascio (De princ., 123) dobbiamo un'altra versione detta delle rapsodie (orfiche) che pone come principi primordiali Chronos, Aither, Chaos. Chronos fabbrica dal seno di Aither un uovo di cui esce Phanes, il «Brillante». Phanes accoppiandosi con la Notre produce la coppia terra-cielo da cui nasce Krono, che genera Zeus il quale a sua volta genera, da Persefone, Dioniso. Con Dioniso, che nell'orfismo riceve il nome di Zagreo, il mondo divino si riannoda all'umano.
L'Egitto ha sviluppato nei suoi principali centri politici, grazie allo sviluppo delle scuole sacerdotali, varie cosmogonie: t. di Menfi nel Basso Egitto il cui principale dio produttore è Ptah il cui potere creatore si esercita grazie alla sua parola possente; di Ermopoli nell'Alto Egitto il cui dio produttore Thoth, identificato con Ermete, attraverso un'ogdoade di dèi locali, mediante un uovo creato da questa produce il dio sole; e finalmente di Eliopoli. Secondo questa cosmogonia esiste in origine il caos primordiale costituito dall'acqua e Atum (ossia Rie) il quale genera una prima coppia: Shu (l'aria) e Tphenis (la pioggia); e una seconda: Geb (la terra) e Nut (il cielo). Da Geb e Nut, il primo raffigurato giacente in terra, la seconda sollevata in alto da Shu e poggiante sul suolo con la sola punta delle mani e dei piedi, nascono due coppie di figli: Seth e Nephthis, Osiride e Iside, questi ultimi capostipiti della stirpe umana. Questa è l'enneade eliopolitana sulla quale si modellarono altre cosmogonie locali con elementi tolti alla fantasia popolare.
Anche la cosmologia babilonese contenuta nel Poema della creazione (Enüma elis) descrive l'azione ordinatrice del cosmo operata da Marduk, dio solare, al principio delle cose, quando non vi era cielo né terra, ma solo i due principi primordiali Apsū, l'oceano, e Tiāmat, il mare, che mescolavano le loro acque dolci e salate in un caos fecondo di vita molteplice. Dalla prima coppia nascono Lahmu e Lahamu, dalla seconda Anšar e Kišar e dalla terza la triade suprema Anu, Bel, Ea. Si determina subito una lotta tra questa triade che rappresenta
l'ordine e Tiāmat a capo degli altri elementi che rappresentano il disordine. Marduk accetta la sfida, vince il mostro Tiāmat e ne divide il corpo in due parti con una delle quali forma la vòlta del cielo, regola i movimenti costituendo in tal guisa lo zodiaco e il calendario.
I Fenici hanno lasciato anche una cosmogonia raccomandata al nome di Sancomiatone, la cui versione più importante è dovuta a Filone di Byblos; essa rivela una origine egizia e un'influenza esiodea, come si rileva dal mito degli Uranidi, ma appare elaborata in ambiente semitico. In principio esisteva un caos seriforme, da cui nacque Mot, il fango (analogo a Mūt e al limo fecondatore del Nilo), e dal fango, per generazione spontanea, tutti gli esseri e gli animali : prima quelli privi di sensazioni, poi quelli intelligenti detti Zophesamin * contemplatori dei cieli $»$, senza dubbio gli uomini, i quali addormentati da principio, furono poi desti dai tuoni provocati dalla separazione degli elementi. Questi una volta divisi tendono a cercarsi, accoppiarsi e a generar la vita sulla terra e nel mare. La coppia principale è costituita da Eliun e dalla «Signora» di Byblos. Da questi provengono Ouranos ( $=$ Anu) e Gè.
La mitologia scandinava contenuta nell'Edda possiede una t. Dal ruolo originale si forma a nord il paese del gelo (Niflheim) e a sud quello del fuoco (Muspellsheim). Dal gelo liquefatto nascono Ymir e la vacca Adunthla e Buri progenitore di Odino Vili e Ve. Questi ucciso Ymir creano dal suo corpo la terra e il mare. I primi uomini nascono da due alberi cresciuti sulla riva del mare.
L'universo viene diviso in tre parti : Asgard dove abitano gli dèi e si trova il castello Walhall; Midgard ove abitano gli uomini e Hel dimora dei morti; mondo che petirà (crepuscolo degli dèi) per dar posto a una nuova generazione felice.
BibL.: v. cosmogonia; esiodo.
Nicola Turchi
TEOLEPTO, metropolita di Filadelfia. - Metropolita e scrittore bizantino, n. nel 1250 a Nicea, m. a Filadelfia d'Asia Minore verso il 1387.
I'u avversario dell'Unione conchiusa sotto Michele Paleologo e godette del favore di Andronico II che ruppe l'Unione. T. divenne verso il 1284 metropolita di Filadelfia, fu direttore spirituale di Irene Chumme Paleologina, vedova del despota Giovanni Paleologo, figlio dell'imperatore Andronico II, fattasi monaca. T. fu anche scrittore ascetico ed agiografico (innografo).
Biol.: V. S. Salaville, Formes et méthodes de prière d'après Théolepie de Philadelphie, in Echos d'Orient, 34 (1940), pp. 1-25; id., Une lettre et un discours inédits de Théolepie de Philadelphie, in Etudes byzantines, 3 (1947), pp. 101-13; V. Grumel, s. v. in LThK, X, p. 65.
Giorgio Hofmann
TEOLOGIA. - Scienza della divinità in sé e nei suoi rapporti con le creature.
1. Storia del termine. - Trascrizione del termine greco 8coloryla. Etimologicamente significa discorso su Dio. Nell'antichità ellenica teologi furono detti i poeti (Omero, Orfeo, Esiodo) in quanto che spiegavano il mondo con l'attività degli dèi, in opposizione ai «Ssiologi e e « filosofi» che cercavano un'interpretazione puramente razionale e naturale. Per Aristotele t. è la parte della metafisica che tratta della Causa prima, della divinità; per gli stoici è il modo di concepire gli dèi, che può essere mitico, a fisico e (personificazione dei fenomeni naturali) o civile» (pratiche cultuali).
Respingendo la concezione pagana della divinità, i primi scrittori ecclesiastici diffidarono pure del termine, finché non si distinse tra t. vera (cristiana) e falsa (pagana). Allora Eusebio scrisse De theologia ecclesiastica e più tardi lo Pseudo-Dionisio il De mystica theologia. Durante le controversie trinitarie (cf. s. Atanasio), t. valeva dottrina sulla Trinità, riservando alla cristologia il termine paolino di «economia». Nel senso di dottrina della divinità, fu usato per la prima volta da Abelardo (Introductio in theologiam, Epitome theologiae). Solo nel sec. xili fu applicato a tutto il complesso delle verita rivelate, soppiantando a poco a poco gli altri termini.
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(fot. Mosciemi)
Teologia - La Chiesa accoglie la dottrina di s. Tommaso. Affresco di Teodorico Seiz nella volta della galleria dei Candelabri, eseguito durante il pontificato di Leone XIII - Musei Vaticani.
II. Natura della T. - Viene definita la scienza che tratta di Dio e di tutte le cose in rapporto a Dio, alla luce della Rivelazione divina e della ragione umana. L'oggetto è Dio nella sua essenza e nei suoi attributi (oggetto materiale primario), ma sono anche tutte le cose in quanto hanno rapporto con lui (oggetto materiale secondario). Ciò che distingue la t. dalle scienze che hanno lo stesso argomento è il modo di considerare Dio, cioè non come causa suprema dell'essere, quale risulta alla speculazione razionale, ma nella sua vita intima (oggetto formale quod) quale è manifestata dalla Rivelazione (oggetto formale quo o sub quo). La conoscenza della natura intima di Dio trascende certamente ogni capacità naturale e creata. Tuttavia è possibile e necessaria una scienza dei misteri divini fondata sulla Rivelazione e la fede; s. Tommaso lo deduce dal fatto della nostra elevazione al fine soprannaturale che è la visione beatifica (Sum. Theol., 10, q. 1, a. 1), della quale la t. non è che oscura anticipazione.
Si può parlare di un cristocentrismo della t. Cristo infatti è incluso nell'oggetto materiale come Dio e come uomo; anzi come Dio entra nell'oggetto formale quod (seconda persona della S.ma Trinità) e come Redentore è la sintesi vivente di tutta l'economia soprannaturale.
Tuttavia se il cristocentrismo è più efficace ad allettare le anime con la sua concretezza vitale, la definizione classica (teocentrica) resta scientificamente preferibile.
III. Metodo teologico. - Poiché la t. parte dagli articoli di fede quali sono proposti dal magistero della Chiesa, il teologo prima di studiare direttamente il dato rivelato deve rendersi conto della dottrina proposta dallo stesso magistero, norma prossima della fede. Con questa guida sicura affronta le fonti stesse, dirette (S. Scrittura) e indirette (i Padri) della Rivelazione, ne raccoglie la dottrina dimostrandone la continuità attraverso i secoli e l'omogeneità con il dogma. Questo lavoro costituisce la cosiddetta t. positiva. In un terzo momento illustra, sistema, approfondisce razionalmente il dato rivelato, sviluppandone le virtualità con l'aiuto della dialettica sempre subordinata al lume della fede. E il compito proprio della
t. speculativa. T. speculativa e t. positiva non si oppongono ma si integrano. Come non si può fare speculazione teologica fuori dei documenti della Rivelazione, cosi non sarebbe sufficiente limitarsi a un'indagine puramente storica. Vi sono infatti delle verità contenute integralmente nelle fonti della Rivelazione (rivelato formale, esplicito o implicito) in un modo più o meno chiaro. Vi sono invece altre verità contenute solo radicalmente, parzialmente, ma che si deducono facilmente per mezzo di un raziocinio (rivelato virtuale o conclusioni teologiche). Si discute se queste ultime ritengano la loro omogeneità con il dato rivelato e conseguentemente se possono essere oggetto di fede divina qualora il magistero della Chiesa le definisse. In linea di principio occorre distinguere nettamente tra rivelato formale, sia pure implicito e oscuro, e rivelato virtuale, che ha bisogno di un elemento razionale per essere formulato. Il primo fa parte della Rivelazione divina, il secondo invece va oltre e pertanto non può essere oggetto di fede propriamente divina. La funzione della ragione nell'elaborazione teologica pone il problema dei rapporti fra t. e filosofia.
IV. T. e sistemi filosofici. - La t., mentre suppone alcune verità filosofiche (esistenza di Dio, causa prima, ecc.), si serve della filosofia pur illustrare e formulare il dato della Rivelazione. Storicamente diversi sistemi o scuole filosofiche hanno contribuito all'elaborazione di concetti teologici; ma il bisogno di una continuità e stabilità nel magistero ufficiale impone di scegliere quello che meglio si adatta alle esigenze dogmatiche. La Chiesa ha manifestato le sue preferenze per il sistema aristotelico-tomista, riservandosi la libertà di accogliere tutto ciò che di buono vi può essere negli altri. Questi non sono condannati, benché la storia dimostri che parecchi hanno condotto a posizioni insostenibili; ma non si può spingere il relativismo fino a mettere sullo stesso piano di valutazione le affermazioni più contradditorie con il pretesto che la realtà è inafferrabile, e quindi nessun sistema può esprimerla adeguatamente, sicché la molteplicità dei sistemi, anziché nuocere, giova a un'espressione approssimativa di essa. Le formule dogmatiche, anche consone a particolari scuole filosofiche, restano immutabili; potranno però essere approfondite, precisate, sviluppate "codem sensu eademque sententia" (v. dogma).
V. T. e fede. - La t. suppone la fede sia oggettivamente sia soggettivamente. Oggettivamente si muove nell'àmbito della Rivelazione divina e sotto la guida del magistero della Chiesa; soggettivamente il teologo deve partire dalla Rivelazione e procedere nella luce della fede dalla quale riceve quell'affatto soprannaturale che trasforma la scienza arida in sapienza saporosa e vivificante. Non occorre però dire, con lo Stolz, che la scienza teologica sia un carisma, almeno in senso stretto. D'altra parte la fede viene potenziata dalla t. Secondo s. Agostino "la fede veramente salutare viene generata, nutrita, difesa e corroborata" dalla dottrina sacra (De Trin., XIV, 1, 3). Il Concilio Vaticano aggiunge che la ragione aiutata dalla fede può approfondire fruttuosamente le verità rivelate.
A questo problema si riferiscono pure le annose dispute sulla natura speculativa o pratica della t. La corrente agostiniana esigeva una t. affettiva, che impegnasse mente e cuore nell'ascesa verso il Bene Summo; invece la corrente aristotelica voleva una t. puramente teorica. Queste posizioni estreme sono indice della difficoltà del problema, ma per il loro esclusivismo furono abbandonate e molti cercarono la via media. Già s. Bonaventura (IV Sent., Prosemium, q. 3) e s. Tommaso (Sum. Theol., 10, q. 1, a. 4) risolvevano in questo modo: prevalenza dell'elemento teorico e contemplativo, ordinato però naturalmente a influire sull'azione dell'uomo. Tuttavia ancora recentemente il problema è risollevato dalla t. kerigmatica.
VI. T. kerigmatica. - Con l'intento di rendere la t. più aderente alla psicologia dell'uomo concreto e alla vita complessa di oggi si è sviluppata recentemente una forma di t. detta kerigmatica o della predicazione. Sorta per iniziativa dei Gesuiti di Innsbruck, fu sviluppata
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soprattutto da Jungmann, Rahner, Lakner, Lotz. Essi rimproverano alla t. classica di essere troppo astratta rivolgendosi solo all'intelletto : preferiscono pertanto una t. cristocentrica che attraverso simboli e immagini faccia appello a tutte le facoltà dell'uomo. Essa ha trovato numerosi consensi, specialmente presso il clero giovane; qualcuno anzi ha rinunciato per essa alla t. della scuola. L'esuivoco va risolto considerando la t. kerigmatica non come una nuova t. distinta, o, peggio, opposta a quella scolastica, ma come un'irradiazione e un'integrazione di questa.
Infatti, se la t. per ragioni didattiche deve procedere in un modo rigorosamente logico e sistematico, il teologo però non dimentica che la sottomissione dell'intelletto alle verità della fede è solo il primo passo di un omaggio religioso, che deve impegnare l'uomo in tutte le sue manifestazioni di vita individuale e sociale.
Bial.: C. von Schierder, Introd. in 1. theol. dogmat., Ratisbona 1882; C. Krieg, Encicl. scientifica e metodologica delle scienze teologiche, trad. it. Torino 1920; G. Caviguoli, Avniam. alla studia della scienza trad., ivi 1920; M. d'Herbigny, La théol. du révelé, Parigi 1921; G. Rabeau, Introd. à l' 'tude de la théol., ivi 1926; A. Gardell, Le donné révééé et la théol., Juvisy 1932; I. Bils, Einführung in die Theol., Friburgo in Br. 1932; T. Soiron, Heilige Theol., Ratisbona 1932; P. Wyser, Theol. als Wissenschaft, Salzburgo-Lippia 1938; A. Stoès, Intr. in 2. theol., Friburgo in Br. 1941; Y. Congar, Théologie, in DThC, XV, coll. 341-362 (con bibl.); E. Marcotte, La nature de la théologie d'après M. Covo, Ottawa 1949; P. Perento, La t., Roma 1952.
VII. Storia della t. - Di fronte alla Rivelazione ogni uomo prende un suo atteggiamento personale. Qui non si fa la storia dei singoli, ma si delineano a grandi tratti i movimenti più caratteristici e importanti del pensiero cattolico nella sua riflessione sul dato rivelato.
$1^{\circ}$ periodo : i Padri. - I Padri apostolici aderiscono al dato scritturistico e alla catechesi apostolica senza aggiungere sviluppi notevoli. Nel sec. in, il contatto con il mondo pagano e la sua cultura determinarono reazioni di ordine filosofico, politico e sociale. Sorsero allora gli apologisti, che sentirono il bisogno di una difesa sistematica delle verità cristiane. Si manifestarono presto tra essi due correnti : una tradizionalista (Taziano) con disprezzo della filosofia e l'altra più larga (Giustino) che usufruiva invece di tutti gli apporti della speculazione greca. In questi abbozzi di t. si ebbero incertezze e imprecisioni. Ma v'era un pericolo più grave, quello di cadere nello gnosticismo. Questa complessa corrente filosofico-religiosa minacciò di assorbire il cristianesimo riducendolo a una gnosi arbitraria e stravagante. Resgil fortemente s. Ireneo di Leone appellandosi non al ragionamento, ma alla tradizione della Chiesa, depositaria vivente e indefettibile della verità. La linea di s. Giustino fu proseguita nel Didascaleo di Alessandria. Fondato da Panteno, deve il suo indirizzo a Clemente e poi a Origene, creatore della prima grande sintesi di t. scientifica. Fu fecondo di sviluppi teologici con s. Atanasio, Didimo il Cieco, s. Cirillo e influì anche sui grandi cappadoci, s. Basilio, s. Gregorio Nisseno e s. Gregorio Nazianzeno. La scuola d'Alessandria è caratterizzata da forti influssi platonici, da un accentuato allegorismo in esegesi e da un profondo misticismo.
Con carattere antitetico (più positivo, aristotelico) si sviluppò la scuola d'Antioclia con s. Giovanni Crisostomo, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto e altri. Queste correnti ebbero grande influsso nelle controversie che favorirono l'evoluzione della t. dal sec. III al vi, che è il periodo aureo della t. patristica. Le tappe di questo cammino sono segnate dai primi sette Concili ecumenici. Nel 323 a Nicea venne definita la consostanzialità del Figlio con il Padre contro gli ariani, e fu s. Atanasio che per mezzo secolo si fece campione della fede nicena. La t. trinitaria venne approfondita e sistemata poi dai Padri cappadoci, mentre s. Ilario di Poitiers diffuse in Occidente i frutti della speculazione orientale. Nel 431 a Efeso venne affermata un'unica persona in Cristo contro i nestoriani : la lotta fu condotta ancora da un alessan-
drino, s. Cirillo. Ma le controversie determinate da questo Concilio minacciavano di finire nel monofisismo (v.) iniziato da Eutiche. Perciò nel 431 a Calcedonia venne riconosciuta la duplice natura di Cristo, con l'approvazione unanime della lettera dogmatica del papa Leone Magno a Flaviano di Costantinopoli (il tomo di s. Leone).
La cristologia fu sviluppata in seguito da Leonzio Bizantino e poi da Massimo il Confessore, sotto la pressione dell'eresia monotelita (una sola volontà di Cristo) condannata nel Concilio costantinopolitano III (680-81).
In Occidente si sviluppò la t. trinitaria ma con carattere diverso. Tertulliano, Ippolito e più tardi Novaziano furono impegnati nel combattere l'errore trinitario dei modalisti. La loro dottrina fu completata nel sec. Iv da s. Ilario di Poitiers e soprattutto da s. Agostino (De Trinitate libri XV). L'influsso di quest'ultimo sulla t. di tutti i tempi fu veramente immenso, perché riassume tutta la tradizione precedente, precisa e approfondisce le più ardue questioni, vaglia e sistema tutto lo scibile sacro in un'opera pervasa di ardente misticismo (caratteristica della corrente che da lui prende nome), la quale fu fonte e guida della t. scolastica, non escluso s. Tommaso d'Aquino. Anelli di congiunzione tra i Padri e gli scolastici furono in Oriente lo pseudo-Dionisio, mistico con motivi neoplatonici. Leonzio Bizantino e s. Massimo il Confessore e soprattutto s. Giovanni Damasceno, non grande teologo ma diligente epitomatore; in Occidente Severino Boezio, Cassiodoro, s. Isidoro di Siviglia e s. Beda il Venerabile.
$2^{\circ}$ periodo: gli scolastici. - Il primo focolaio di cultura sacra e profana del medioevo fu la scuola carolingia (secc. viII-IX) iniziata da Alcuino e continuata da Rabano Mauro. Teodolfo di Orléans (v.) trattò soprattutto dello Spirito Santo; Pascasio Radberto (v.) e Batramno (v.) di Corbie discussero intorno all'Eucaristia, questione risollevata un secolo dopo da Berengario di Tours (v.). Il suo errore fu confutato da molti, tra i quali Lanfranco (v.) di Pavia, poi arcivescovo di Cantorbery. Il suo discepolo s. Anselmo (v.) di Aosta, poi successore nella stessa sede, è il vero iniziatore della t. scolastica, non accontentandosi più di raccogliere sentenze dei Padri sulle diverse verità ma introducendo e accentuando la dialettica. Tale tendenza fu continuata da Abelardo e, fino all'errore, da Gilberto Porretano, che s. Bernardo combatté e fece condannare dal Concilio di Reims (1148). S. Bernardo, come il suo contemporaneo s. Pier Damiano, è sulla linea di s. Agostino che pone la fede al di sopra della dialettica. Lo stesso vale della scuola di S. Vittore (Ugo, Riccardo).
I tempi erano maturi per le grandi sintesi, che furono denominate Sententiae. La prima è di Anselmo di Laon (v.) ma la più perfetta è di Pietro Lombardo (v.), detto il Magister Sententiarum. I suoi quattro libri costituirono il testo della facoltà teologica di Parigi, fondata nel 1212, che divenne in breve méta e centro degli studi teologici per più d'un secolo. Il metodo didattico consisteva appunto in una esposizione (lectio) della Scrittura e dei Padri seguita da una esercitazione dialettica (disputatio). L'insegnamento rimaneva sostanzialmente sulla linea platonico-agostiniana, mentre dalla Spagna giungevano le prime obbiezioni dei filosofi arabi (Averroè, Avicenna), tratte dalla recente traduzione delle opere di Aristotele. Dapprima l'aristotelismo fu respinto, poi, soprattutto per opera di s. Tommaso e del suo maestro s. Alberto Magno, fu riabilitato. Esponenti della scolastica nella prima metà del sec. xili furono Guglielmo di Auxerre (v.), Filippo il Cancelliere (v.), Goffredo di Poitiers (v.), Guglielmo di Auvergne (v.). Ma s. Tommaso resta senz'altro il più grande per la diligenza e la vastità dell'erudizione, per la chiarezza e la precisione dell'espressione e soprattutto per la profondità della dottrina. Da lui prende nome il tomismo, corrente che va ben oltre la cerchia della scuola domenicana. Questa fu illustrata da Egidio Romano, Herveo di Nédellec e più tardi del Capreolo (m. nel 1444), detto il princeps thomistarum. A fianco ad essa fiorì la scuola francescana, piuttosto pla-tonico-agostiniana. Primo e più grande esponente fu
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s. Bonaventura, discepolo di Alessandro di Hales e compagno di s. Tommaso all'Università di Parigi. Tra i suoi discepoli si distinse il card. Matteo d'Acquasparta. La polemica con la scuola domenicana trovò il maggior rappresentante in Duns Scoto, cui si ispirò in seguito la t. francescana.
E fuori dubbio che s. Tommaso incarna nel suo spirito e nella sua opera la più alta espressione della filosofia e della t. scolastica, non solo come contenuto, ma anche come metodo (v. tommaso d'aquino, santo).
$3^{\circ}$ periodo : i moderni. - I secc. xiv e xv segnarono una decadenza della scolastica e della t. in genere, a causa del nominalismo di Occam, delle rivoluzioni politiche, degli scismi religiosi e del risorgere dell'Umanesimo. Il sec. xvi invece vide un risveglio poderoso, iniziato a Salamanca dal domenicano Francesco da Vitoria (v.), che introdusse nella scuola il commenro alla Sum. Theol. di s. Tommaso invece che ai libri di Pietro Lombardo. Ebbe illustri discepoli: Domenico e Pietro Soto (v.), Bartolomeo Carranza (v.), Melchior Cano (v.). In Italia la scuola domenicana vantò i nomi di Tommaso De Vio (card. Gaetano) e Francesco Silvestri (il Ferrarese).
Con i Domenicani gareggiarono a Salamanca i Carmelitani riformati, con il celebre Cursus Salmatieensis in Summam s. Thomae, mentre a Lovanio nasceva una promettente Università teologica. Vennero presto anche i Gesuiti : tra loro e i Domenicani si accese una disputa che dominò per secoli le scuole fino ai nostri giorni, sulla Grazia e il libero arbitrio. I Domenicani (Domenico Bafiez, Alvarez, De Lemos; più equilibrato, in seguito, Giovanni di s. Tommaso) erano solleciti piuttosto del dominio di Dio, i Gesuiti invece (Ludovico Molina) partivano dalla libertà umana per difenderla dagli attacchi della nuova eresia luterana.
La Compagnia di Gesù mandò distinti teologi al Concilio di Trento (Lainez, Salmeron), ebbe celebri controversisti, come Gregorio di Valenza, Pietro Canisio (v.), Roberto Bellarmino, e forti pensatori come il Lessio (v.), il Vasquez (v.) e soprattutto Francesco Suárez (v.). Anche la scuola francescana, che fu presente al Concilio di Trento con Andrea Vega (v.), Miguel Medina (v.), si riprese con la pubblicazione delle opere di Scoto, fatta dal Wadding (m. nel 1657), e con gli scritti di Francesco de Herrera, Bartolomeo Mastrò (v.), ecc.
Nello stesso tempo ha inizio la specializzazione teologica. L'esegesi prese una sua fisionomia con i Gesuiti Toleto, Maldonado, Cornelio a Lapide (v.), mentre la patrologia fu inaugurata da un altro gesuita, il Petavio. Il domenicano Melchior Cano fondò la nuova metodologia teologica, e la t. mistica ricevette grande impulso dalla scuola carmelitana. Si pose allora il problema dei rapporti tra t. speculativa e affettiva, che Vincenzo Contenson (v.) cercò di risolvere con la sua Theologia mentis et cordis.
Nei secc. xvir e xviIi la t. si inaridì nelle controversie interne ed esterne, corrotta poi dalla filosofia cartesiana e leibniziana. Tuttavia contro i giansenisti e i gallicani sorsero vaste opere di ecclesiologia, grandi lavori positivi e qualche buon teologo speculativo (Billuart, Gotti, l'Opera dei Benedettini di Salisburgo e dei Gesuiti di Würzburg). La t. morale si sviluppò straordinariamente con s. Alfonso de' Liguori (m. nel 1787) e il metodo teologico, liberandosi dagli impegni di scuole particolari, assumeva l'aspetto moderno positivo-speculativo.
Il sec. xix si aprì con i tentativi infelici di Hermes (v.) e Günther (v.) e dei tradizionalisti francesi, ma vide poi il rifiorire dagli studi positivi (v. MöHLER; MIGOR; sCHWARR; HEPELE; HERGENRÖTHER) che mise in luce la continuità della dottrina tradizionale (v. NEWMAN). La t. speculativa rinasceva con il neotomismo, specialmente in Italia (Sanseverino, Liberatore, Cornoldi). Intanto in Germania il gesuita Kleutgen (m. nel 1883) ricostruiva in due celebri opere la filosofia e la t. classica. Mentre il neotomismo trovava la sua sanzione ufficiale nell'encicl. Aeterni Patris (1879) di Leone XIII, la t. era impegnata a difendere il carattere soprannaturale e oggettivo della dottrina rivelata contro il naturalismo e il sog-
gettivismo diffuso dalla filosofia corrente. Ad essi reagi energicamente il Concilio Vaticano (v.), intorno al quale si sviluppò una vasta letteratura teologica. Tuttavia il soggettivismo, sotto la veste del modernismo (v.), riapparve e fu definitivamente stroncato dall' encicl. Pasceredi di Pio X. La t. attuale ha ereditato questa situazione e ha cercato di migliorarla. Il ritorno alla scolastica e a s. Tommaso ha suscitato insigni teologi (L. Biliot), ma anche aspre opposizioni da parte di quelli che scivolano verso il relativismo dogmatico, allettati dal miraggio d'un falso irenismo; gli studi positivi hanno pure numerosi e valorosi cultori, ma una parte di essi non ha evitato completamente il pericolo dello storicismo e del soggettivism