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e umana che ha come suo carattere fondamentale l'autocoscienza e può percorrere tutti i sette piani del cosmo che sono tra loro comunicanti e permettono alla monade umana di giungere fino alla visione suprema.

Ma per giungere a questa visione non basta una sola vita; si richiede una serie di vite ciascuna delle quali è condizionata dalle azioni compiute durante la vita antecedente (legge del Karma: v. kARMAN). La reincarnazione (v.) è dogma fondamentale della t.

Soltanto attraverso un non precisabile lasso di tempo è possibile alla monade umana passare dall'iniziale animalità a raggiungere la coscienza della sua identità con quell'Uno da cui l'Universo procede. Perché è tesi fondamentale della t. che tutte le anime sono scintille dell'Anima universale; che la vita del mondo è una manifestazione della vita di Dio; che l'uomo ha dentro di sé la natura di Dio; che il proposito fondamentale di ciascuno è di rendere libero il divino che ha in sé. Si tratta pertanto di un pantelismo a fondo materialistico nuovo solo in quanto fa appello alla scienza per giustificare, grazie al concetto di evoluzione, la presunta catena dell'insegnamento dei s Maestri s.

Il vocabolo t. è adoperato dal Rosmini nel senso complessivo di dottrina dell'ente : essa abbraccia quindi l'ontologia (v.), la cosmologia (v.), la teologia naturale (v.) e da questo punto di vista si può considerare come la dottrina dell'Essere supremo, studiata nella sua totalità. I 3 volumi che portano questo titolo (Teosofia, Torino 1839-74) sono incompleti e trattano soltanto dell'ontologia (v. rosmini).

Biel.: H. P. Blavatsky, Isis unveiled, New York 1877; id., The secret doctrine, Londra 1888 (trad. it. Milano); A. Besant, The path of discipleship., ivi 1896 (trad. it., Roma 1900); id., The ancient Wisdom, ivi 1897 (trad. it., Milano 1920); L. De Grandmaison, Le lotus bleu, Parigi 1910; G. Busnelli, Mamuole di T., 4 voll., $2^{2}$ ed., Roma 1909-13; R. Guenon, Le théaphisme, Parigi 1921; Th. Mainage, Les principes de la théosphie, ivi 1921; E. Leese, Moderno theosophie, $2^{2}$ ed., Berlino 1921; Th. Besterman, A Dictionary of theosophy, Londra 1927; A. B. Kahn, Theosophy, Nuova York 1930; L. De Grandmaison, La Thèse. et l'Antiropomorphisme, Parigi 1939; C. Martindale, Theosophy, Londra 1939.

Nicola Turchi
TEOTIMO, santo. - Vescovo di Tomi nella Scizia, tra la fine del sec. Iv e l'inizio del sec. v.

Si adoperò molto per la conversione degli Unni e dei Goti stanziati nelle regioni dell'Istro. La sua attività apostolica fu spesso accompagnata da prodigi tanto che i barbari solevano chiamarlo sil dio dei Romani s. Per guadagnarli alla fede T. si recava spesso tra di loro o li riceveva nella sua casa invitandoli a pranzo e facendo loro ricchi doni. Al suo apostolato dava anche un grande ascendente il suo aspetto di filosofo, poiché portava lunghi capelli. Era però anche abbastanza colto: a. Girolamo scrivendo nel 392 il suo De Viris illustribus (c. 131) atte-

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(Int. Alinari)
Teramo e Atri, diocesi di - Facciata della cattedrale di Teramo, iniziata nel 1158 e completata nella $1^{2}$ metà del sec. xiv.
stava che T. aveva composto alcune operette in forma di dialogo e che altre ne componeva. Nel 403, quando s. Epifanio, spinto da Teofilo di Alessandria, si recò a Costantinopoli per farvi condannare le opere di Origene, anche T. vi si trovava; ma non volle assolutamente sottoscrivere la condanna, affermando che non era opportuno infierire contro un morto le cui opere erano lette ed approvate da molti come ortodosse. Per confermare le sue osservazioni T. lesse allora alcuni brani di uno scritto di Origene che aveva portato seco. Ignoto è il tempo della sua morte; nel Martirologio romano, dove fu inserito dal Baronio, è commemorato il 20 apr.

Bibl.: Socrate, Hist. eccl., VI. 12: Sosomeno, Hist. eccl., VII, 46; VIII, 14; Tillemont, XI, p. 190 sg.; Acta SS. Applic. II, Parigi 1865, p. 753 sg.; Bardenhewer, III, p. 605; Martyr. Romanum, p. 147; Fliche-Martin-Frutaz, III, pp. 452, 507; IV, p. 364 sg.

Agostino Amore
TEPIC, diOcesi di. - Città e diocesi del Messico nello Stato di Nayarit, che comprende tutto il territorio di Nayarit e alcune parrocchie dello Stato di Jalisco.

Ha una superficie di 32.244 kmq . con una popolazione di 307.000 ab. dei quali 300.000 cattolici; conta 20 parrocchie servite da 72 sacerdoti diocesani e 7 regolari; ha un seminario; 3 comunità religiose maschili e 8 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 420).

La provincia di Nayarit, abitata da tribù di indiani, fu visitata nel 1668 dai francescani J. Caballero e Juan B. Ramirez, i quali invano cercarono di portarvi il cristianesimo. Nel 1711 il p. Margil del convento di Zacatecas tentò nuovamente di raggiungere la regione. Finalmente nel 1716 il gesuita Thomas de Solchaga riuscì a penetrare in quelle montagne e a gettarvi i primi semi del cristianesimo. Da allora pian piano cominciarono a fiorire le missioni. Fino al 1807 ne tennero l'amministrazione i Francescani. Il papa Leone XIII il 23 giugno 1891 creò la diocesi di T. suffraganea di Guadalajara.

Bibl.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LX, pp. 1111-13; C. Crivelli, s. v. in Cath. Enc., XIV, pp. 513-14. Enrico Josi

TERAMO e ATRI, diOcesi di. - Città e diocesi in provincia di T. in Abruzzo; la residenza vescovile è a T.; immediatamente soggetta alla S. Sede.

Teramo. - Ha una superficie di oltre 2000 kmq . con una popolazione di 175.855 ab. dei quali 175.637 cattolici distribuiti in 156 parrocchie, servite da 161 sacerdoti diocesani e 34 regolari; ha un seminario, II comunità religiose maschili e 32 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 420).

L'antica Intesannia Praetutianorum, è posta tra i fiumi Todino e Vezzola, a m. 265 sul mare; di origine umbra, conquistata da M. Curio nel 268 a. C., aggregata alla tribù quinta "Velina" (Piceno), fu il centro dei Pretuzii o Pretuziani; fiorente sotto l'Impero, decadde con le invasioni dei Goti, Longobardi, Ungari; fece parte del ducato di Spoleto; fu poi sotto il dominio dei conti, sui quali, in seguito, prevalse il vescovo. Ca. la fine del sec. xI, fu occupata dai Normanni, e quindi unita al ducato di Puglia. Ebbe notevole splendore sotto gli Angioini (sec. xiv), ma soffrì molto per le discordie civili tra le famiglie Melatino e Antonelli. Per alcuni anni fu tenuta da Fr. Sforza, poi, ripresa dal re Alfonso d'Aragona (1442-58), seguì le vicende del Regno di Napoli.

Non si può dire con certezza quando T. abbia avuto vescovi propri: s. Gregorio Magno, con lettera del nov.-dic. 598, dà mandato a Passivo, vescovo di Fermo, di consacrare l'oratorio di S. Pietro, fondato dal conte Arnone "in castro Aprutino" (PL 77, 1225-26), però lo stesso Pontefice, nell'anno 601, scrivendo al medesimo Passivo, deplora che T. da troppo tempo sia senza vescovo, e designa come tale Opportuno, che dovrà essere consacrato, dopo la necessaria preparazione (ibid., 1226-27). Ordinariamente la serie dei vescovi sprutini si fa comunicare con Opportuno, il quale, quasi certamente, è il medesimo personaggio a cui s. Gregorio diresse una lettera, per confortarlo di un severo rimprovero per cose che gli erano dispiaciute (ibid., 1118). Dopo una notevole interruzione la serie si riprende con Sigismondo, presente all'incoronazione di Lodovico III, eseguita nell'844 da Sergio II (844-47; Lib. Pont. II, pp. 89-90; 101-102, n. 9).

I vescovi di T. avevano i titoli di "Princeps Terami, baro Roccae S. Mariae, comes Bisemnii", e, fra altri privilegi, di portare a tracolla, sopra la pianeta, nelle Messe pontificali, una spada e di tenere sopra l'altare e sopra la "credenza" insieme con gli arredi sacri varie armi, bandiere e insegne militari; il vescovo G. Silverli Piccolomini intervenne nel 1563 al Concilio di Trento e celebrò la Messa indossando le armi "more suorum antecessorum"; sembra che l'uso sia durato fino al 1639 col vescovo Girolamo Figini-Oddi. Secondo uno scrittore locale (De Jacobis), la serie non sarebbe stata interrotta, e vi sarebbero stati uniti vescovi, dopo Opportuno, fino a Sigismondo: così che i vescovi sprutini sarebbero 92 fino all'attuale.

Dei vescovi di T. si ricordano: s. Berardo di Pagliara, dei conti di Marsi, monaco cassinese, dal 1115 al 1122; Guido II (1123-70) il quale, dopo l'incendio e la distruzione di T. per opera del conte Roberto Loretello (1155), ricostruì la città, cingendola di nuove mura; egli ottenne poi dal re Guglielmo I la città in feudo, col titolo di principato; sotto di lui il territorio deila diocesi, già determinato da Vittore II nel 1057, fu confermato da Anastasio IV (bolla Sicut iniusta poscessibus 28 febbr. 1154), il quale stabilì che la chiesa di S. Maria Aprutinensis dovesse essere considerata matrice e cattedrale del vescovo; la cattedrale attuale, dedicata all'Assunta, iniziata nel 1158, fu terminata nel xiv sec., rimaneggiata nel 1739 fu rimessa in pristino nel 1935; il b. Antonio Fatali, canonico e vicario di S. Pietro in Vaticano (12 dic. 1450), a cui Ferdinando I d'Aragona, con diploma del 20 luglio 1458 , confermó tutti gli antichi privilegi; il letterato e umanista Giov. Ant. Campano ( $1463-77$ ).

Pio VII, con la bolla Utiliori Dominicae vineae del 28 giugno 1818, aggregò a T. la diocesi di Campli (eretta da S. Pio V nel 1570 e unita con Ortona da Clemente VIII), che veniva soppressa. Pio XII con la cost. apost. Diocesium circumscriptiones del $1^{\circ}$ luglio 1949 separò la diocesi di A. da quella di Penne e la unì aegue principa-

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liter alla sede di T. (AAS, 42 [1950], pp. 135-37). La S. Congregazione Concistoriale con decreto del 24 genn. 1950 dismembrò 27 parrocchie dalla diocesi di Pescara aggiungendole alla diocesi di T. (ibid., pp. 534-55).

Atri. - Ha una superficie di oltre 150 kmq . con una popolazione di 26.375 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 9 parrocchie, servite da 18 sacerdoti diocesani e 4 regolari; ha 1 comunità religiosa maschile e 8 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 420).

È l'antica Hatria Picena, secondo alcuni (Cluverio) di origine etrusca, secondo altri fondata o ripopolata da Dionigi di Siracusa; cadde sotto il dominio di Roma, ascritta alla tribù «Maecia» della regione V. Fu devastata da Annibale; fiorì sotto l'Impero. Fece parte del Ducato di Spoleto; ebbe poi la signoria degli Acquaviva, fin dal sec. xir, finché nel 1775 passò a Ferdinando IV di Napoli, I delle Due Sicilie. La diocesi di A. era stata costituita (secondo alcuni ripristinata) dal card. Pietro di Collemezzo, per mandato di Innocenzo IV e da questi approvata con le bolle Licet ea quae de mandato nostro fiunt del 15 marzo 1252, e-Honorem Ecclesiae, del 21 ag. dello stesso anno, e unita aegue principaliter con quella di Penne (sec. v), oggi separata da A. e trasportata a Pescara. Clemente VII (bolla Super universas Ecclesiae, ${ }^{10}$ giugno 1526) elevando la Chiesa di Chieti a metropolitana, le attribui come suffraganee, oltre Lanciano, Penne e A., che furono restituite alla primitiva condizione da Paolo III (bolla Inter coetera, 18 luglio 1539). La cattedrale in stile romanico abruzzese a tre navate e pilastri è del sec. xili-xiv. - Vedi tav. CXL.

Bibl.: per T., CIL, IX, n. 3074, p. 819 sgg.; Ughelli, I. coll. 342-73; Cappelletti, XXI, pp. 427-33: Moroni, LXXIV, pp. 63-69; VII, pp. 146-47; LXVIII, p. 10; Lanzoni, I, p. 399; Liffa-Wattenbach, mt. 1496, 1833; Eubel, I, pp. 94-95; II, pp. 101-102; III, p. 128, IV, p. 88; V, p. 91; De Iacobis, Cronaca della città di T., Teramo 1700; P. Savini, S. Maria Aprutinensis sec. l'antica cattedr. di T., Roma 1828; id., Gli edifici teramani nel medioevo, ivi 1907 (ristampa); N. Palma, Storia eccles. e vis. della regione più settentr. del Regno di Napoli (Abrutium) oggi città di T. e disc. aprutina, 6 voll., Teramo 1832-36; P. Fr. Kehr, Italia Pont., IV, Berlino 1909, pp. 309-16; A. Riccoboni, Picende e fusti del doomo di T., in Teramo, 2 (1933); V. Gilla Gremigni, S. Berardo di Pagliara, Teramo 1947. Per A.: Ughelli, I, coll. 1111-53; VI, coll. 723-28; Cappelletti, XXI, pp. 443-48; Moroni III, p. 94: LII, pp. 81-83; Potthast, II, p. 1199; Lanzoni, I, pp. 370-71: MGH. Epp. saec. XIII e regestis Pontificum Roman. selectas, ed. C. Rodenberg, III, Berlino 1894, pp. 113-17; Eubel, I, pp. 413-14; II, p. 236; III, p. 289, IV, p. 276; V. p. 310; P. Fr. Kehr, Italia Pont., IX, Berlino 1909, p. 307; V. Gentili, Quadro della chiesa di Penne, Napoli 1832. Carlo Carletti

TERAPEUTI ( $\delta \varepsilon \rho \alpha \pi \varepsilon \iota \tau \alpha i$ ). - Setta giudaica del sec. I d. C. La sua esistenza e la sua vita sono note solo attraverso un libro di Filone (De vita contemplativa, 21-90; ed. L. Cohn-P. Wendland, VI, Berlino 1920, pp. 51-71).

Data la singolarità dell'informazione, alcuni Padri (Eusebio, Hist. eccl., II, 16,2-17, 24 : CB, II, 1, pp. 140-52; Epifanio, Haereses, 29,5: PG 41,397; Girolamo, De vir. ill., 8, 11 : PL 23, 6. 54.659) supposero che Filone, per un malinteso, avesse considerato giudaico un gruppo di asceti cristiani. Alcuni critici recenti affermano che il De vita contemplativa è opera di un ignoto scrittore cristiano del sec. III, non del filosofo ebreo del sec. I, oppure che esso presenta un profilo puramente ideale, non la documentazione di un reale movimento ascetico (M.-J. Lagrange, La judaïsme avant Jésus-Christ, Parigi 1931, pp. $5^{81-86)}$. In genere, però, si riconosce l'autenticità dell'opera e la sua attendibilità storica.

I t. vivevano in Egitto attorno al Lago Moeris una vita del tutto contemplativa. Trascorrevano la loro giornata in celle a due vani di cui uno, denominato «luogo sacro" ( $\sigma \varepsilon \mu \alpha \varepsilon \tilde{\sigma} \alpha v$ ) serviva per le meditazioni prolungate, favorite dalla lettura dei testi biblici e di libri propri della setta. Solo dopo il tramonto era lecito prendere cibo, ma fuori del «luogo sacro». Le loro assemblee al sabato comprendevano letture, canti ed un sermone parenotico. Ad esse seguiva un pranzo in comune, consistente in pane, sale, issopo ed acqua. Ogni sette settimane aveva luogo
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(fot. Anderson).
Teramo e Atri, diocesi di - Facciata della cattedrale di Atri ( $2^{\circ}$ metà del sec. xili e inizio del sec. xiv).
un'adunanza più solenne con canti corali alternati fra uomini e donne e con una veglia sacra prolungata per tutte la notte (izpà $\pi \alpha v \pi \nu \chi i ́ s ; \quad \S \S 83-98$ ).

Il tenore di vita unicamente contemplativa e l'ammissione di donne ( $\delta \varepsilon \rho \alpha \pi \varepsilon \iota \alpha \gamma \rho i \delta \varepsilon \varsigma$ ), che nelle assemblee occupavano posti separati con un tramezzo, costituiscono i punti fondamentali per la loro distinzione dagli esseni (v.). Con questi avevano in comune la rinunzia alla proprietà privata, il celibato, l'anelite verso la perfezione, l'aborri mento della schiavitù, la vita di preghiera, che al mattino si compiva rivolti verso il sole nascente, una dottrina esoterica e l'uso di interpretare allegoricamente i libri sacri. Tali somiglianze non provano nessuna dipendenza e tanto meno un'identità fra i due gruppi ascetici, che lo stesso Filone (De vita contemplativa, 1) distingue molto bene. Del resto tutti e due appaiono ben circoscritti geograficamente : gli esseni erano confinati alla Palestina, mentre i t. forse non si mossero mai oltre la regione del Lago Moeris.

La penuria delle fonti riguardanti i t. è una prova evidente della limitatezza del loro numero, in contrasto con quello degli esseni, e della precarietà della singolare istituzione monastica. Almeno Filone, che ne parla anche in altri suoi libri (De migratione Abraham, 89-92), li conobbe. Però dovettero esercitare ben poco influsso sulla numerosa diaspora giudaica in Egitto; né si può seriamente pensare al monachesimo cristiano, che ivi fiori nei secoli successivi, come ad un'imitazione degli antichi t.

Bibl.: P. Wendland, Die Therapeuten und die philonische Schrift von dem beschaulichen Leben (Yahrbücher für class. Philologie, Supplement 22), Lipsia 1896, pp. 697-772; G. Felten, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, II, trad. it., Torino 1913, pp. 155-65; U. Holzmeister, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. it., Torino 1950, pp. 200-201. Angelo Penna

TERATOLOGIA. - E la scienza che studia i mostri nella loro genesi e nelle loro caratteristiche. Si chiama mostro l'individuo che presenta una o più anomalie tali da renderlo gravemente aberrante dalla normalità. La distinzione tra mostro e individuo ano-

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Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo, santa. - Carmelitana scalza, al secolo Teresa Martin, n. ad Alençon (Normandia) il 2 genn. 1873, m. a Lisieux il 30 sett. 1897.

Vivace, di una tenerezza delicata, congiunta a ricchi doni di mente e di cuore, assai amante dei poveri, considerata la «Reginetta» della famiglia, entrò il 9 apr. 1888 nel convento di Lisieux, dove già stavano due delle sue sorelle; vi fece la professione l'8 sett. 1890 e vi fu per qualche anno maestra delle novizie. Ebbe ed attuò fino all'eroismo la spiritualità dell'infanzia, secondo il Vangelo: il pieno abbandono all'influsso della Grazia, adottando la via della semplicità sempre sorridente e della piena fiducia in Dio con un amore verso di lui di tanta forza, da offrirglisi come vittima per le anime e la Chiesa. Descrisse se stessa, per ordine della superiora, in Histoire d'une doie (Lisieux 1898 e ripetutamente dopo), libro di un incanto singolare, che esercitò straordinario influsso nella conversione di moltissimi dissidenti o traviati. Gli innumerevoli miracoli prodigati dopo la sua morte ne diffusero il ricordo e la fiducia in tutte le parti del mondo. Fu beatificata il 9 apr. 1923; canonizzata il 17 maggio 1925. Nel 1923 fu proclamata Patrona delle missioni carmelitane; nel 1925 dell'Opera di S. Pietro per il clero indigeno; nel 1927 delle missioni, a lato di s. Francesco Saverio; nel 1929 del Collegio Russico in Roma. Al suo nome sono dedicate numerose chiese, cappelle, circoli, associazioni e anche congregazioni religiose. Festa il 3 ott. Vedi tav. CXLI.

BibL.: Autobiografia (con poesie, ricordi, avvisi e le estreme parole), Torino 1910 (riedita di frequente; più completa, ivi 1945); P. Giloteaux, S. T. del B. G., vers. it., Torino 1925; id., L'anima di S. T. del B. G., vers. it., ivi 1926; L. Lavalle, Vie de ste Th. de l'Enfant Jésus, $3^{e}$ ed., Lisieux 1926; H. Petino, Une renaissance spirituelle, Parigi 1926; B. Williamson, The sure way of st. Th. of the Child of Yesur, Londra 1928; M. M. Philipson, S. T. del B. G., Brescia 1950. Raccolta di grazie straordinarie: M. A. de Retours, Pluie des Roses, 7 voll., Lisieux 1925; A. Combes, Introd. à la spiritualité de ste Thérèse de l'Enfant Yésus, Parigi 1948.

Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo, santa - L'ltima parte della lettera di s. T. del B. G. scritta il 27 genn. 1897 a Fratel Simeone, fondatore del «S. Giuseppe» - Roma, Archivio del Collegio S. Giuseppe.
malo, d'ordine puramente quantitativa, rimane quindi di valore soggettivo e tale che, nei casi limite, non sia a volte facile porre un netto confine tra anomalia grave e lieve mostruosità.

La formazione di un mostro va considerata conseguenza di alterazioni ontogenetiche che si sviluppano nello stadio prefecondativo di uovo e di spermatozoo, o nelle fasi di ovocellula fecondata che seguono fino alla completa organogenea); perciò l'anomalia può esser tale da investirlo sin nella sua intima costituzione e in tal caso il danno è assai più grave, o semplicemente presentarsi come difetto delle ulteriori fasi del suo sviluppo. Le cause possono essere le più varie, dall'anomalia degli elementi sessuali (gli spermatozoi con più teste o più code sembra abbiano importanza per spiegare l'origine delle mostruosità multiple), alle cause ereditarie, a quelle meccaniche, fisiche, chimiche, alle intossicazioni (alcool) e alle infezioni sia acute (rosolia) che croniche (sifilide), alle psicopatie, alla consanguineità; controversa è l'importanza delle cause puramente psichiche (impressioni, emozioni, spaventi, ecc.). La vitalità del mostro risente dell'entità della malformazione e può andare dall'impossibilità di vita extrauterina fino a molti anni di sopravvivenza (la coppia mostro « fratelli siamesi » visse fino a 63 anni ed ebbe 22 figli, tutti normali).

La malformazione mostruosa può investire tutto l'individuo o soltanto alcune parti di esso; così per mancata chiusura del cranio o della colonna vertebrale si ha la cranioschisi, l'anencephalia, la rachischisi; a carico della faccia e del collo: la prosoposchisi, il labbro leporino, la gola di lupo, la ciclopia; a carico del torace e dell'addome: le fessure sternali, le estrofe vascicali, lo pseudo-ermafroditismo e l'ermafroditismo vero; a carico delle estremità : l'amelia, la focomelia, la simmelia, la polidattilia; a carico dei tessuti esterni di rivestimento (tegumenti) : le spine, i corni, l'albinismo, l'alopecia, l'onicogríosi. La mostruosità può manifestarsi in forma plurima o composta, presentandosi ciascun mostro libero per suo conto (si rientra nel campo della gemellanza) o unito simmetricamente o asimmetricamente all'altro. L'unione può essere tra i crani (craniopagi) o tra i toraci (toracopagi) o tra le estremità caudali (ischiopagi), ecc.; altrimenti, nella forma asimmetrica, l'individuo parassita può essere encranio, toracico, gastro-parassita.

Alcune mostruosità sia individuali che plurime, contenute in particolari limiti regionali e di gravità, sono suscettibili di riparazione chirurgica.

BibL.: I. Gouffroy Saint-Hilaire, Histoire générale et particuliere des anomalies de l'organisation chez l'homme et les animaux, Parigi 1832-36; E. Schwalbe, Die morphologie der Missbildungen des Menschen der Tiere, Isola 1906-1908; S. Ranni, Mostruosità, in Enc. Ital., XXIII, pp. 939-41; F. Cortesi, T. ibid., XXXIII, pp. 543-47.

Alessandro Marolla

TERESA del Bambin Gesù e del Volto Santo, santa. - Carmelitana scalza, al secolo Teresa Martin, n. ad Alençon (Normandia) il 2 genn. 1873, m. a Lisieux il 30 sett. 1897.

Vivace, di una tenerezza delicata, congiunta a ricchi doni di mente e di cuore, assai amante dei poveri, considerata la «Reginetta» della famiglia, entrò il 9 apr. 1888 nel convento di Lisieux, dove già stavano due delle sue sorelle; vi fece la professione l'8 sett. 1890 e vi fu per qualche anno maestra delle novizie. Ebbe ed attuò fino all'eroismo la spiritualità dell'infanzia, secondo il Vangelo: il pieno abbandono all'influsso della Grazia, adottando la via della semplicità sempre sorridente e della piena fiducia in Dio con un amore verso di lui di tanta forza, da offrirglisi come vittima per le anime e la Chiesa. Descrisse se stessa, per ordine della superiora, in Histoire d'une doie (Lisieux 1898 e ripetutamente dopo), libro di un incanto singolare, che esercitò straordinario influsso nella conversione di moltissimi dissidenti o traviati. Gli innumerevoli miracoli prodigati dopo la sua morte ne diffusero il ricordo e la fiducia in tutte le parti del mondo. Fu beatificata il 9 apr. 1923; canonizzata il 17 maggio 1925. Nel 1923 fu proclamata Patrona delle missioni carmelitane; nel 1925 dell'Opera di S. Pietro per il clero indigeno; nel 1927 delle missioni, a lato di s. Francesco Saverio; nel 1929 del Collegio Russico in Roma. Al suo nome sono dedicate numerose chiese, cappelle, circoli, associazioni e anche congregazioni religiose. Festa il 3 ott. Vedi tav. CXLI.

BibL.: Autobiografia (con poesie, ricordi, avvisi e le estreme parole), Torino 1910 (riedita di frequente; più completa, ivi 1945); P. Giloteaux, S. T. del B. G., vers. it., Torino 1925; id., L'anima di S. T. del B. G., vers. it., ivi 1926; L. Lavalle, Vie de ste Th. de l'Enfant Jésus, $3^{e}$ ed., Lisieux 1926; H. Petino, Une renaissance spirituelle, Parigi 1926; B. Williamson, The sure way of st. Th. of the Child of Yesur, Londra 1928; M. M. Philipson, S. T. del B. G., Brescia 1950. Raccolta di grazie straordinarie: M. A. de Retours, Pluie des Roses, 7 voll., Lisieux 1925; A. Combes, Introd. à la spiritualité de ste Thérèse de l'Enfant Yésus, Parigi 1948.

Celestino Testore
TERESA di Gesù, santa. - Riformatrice dell'Ordine del Carmelo, scrittrice mistica, al secolo Teresa de Ahumada, n. in Avila (Spagna) il 29 marzo 1515, m. il 4 ott. 1582 ad Alba di Tormes.

1. Attività. - La sua infanzia fu fervorosa; nella giovinezza conobbe invece un momento di dissipazione, da cui però si trebbe quando a 16 anni, dopo la morte della mamma Beatrice, entrò quale consttrice presso le monache agostiniane. Tornata alla casa paterna sulla fine del 1533, ne tenne il governo fino a quando, furtivamente, data l'opposizione del padre Alfonso Sanchez de Cepeda, se ne allontanò per entrare nel monastero carmelitano dell'Incarnazione di Avila; ne vestì l'abito il 2 nov. 1536.

Anche in convento, un periodo iniziale di grande fervore fu seguito da minore fedeltà e questa volta per lungo tempo. L'anno della sua professione religiosa (1537) si ammalò gravemente e subì un tal genere di cure che, dopo averne messo in pericolo la vita, la lasciarono in uno stato pietoso, tutta ravvoltolata su se stessa come un gomitolo (Vita, c. 6). In quel tempo però si dava fervorosamente all'orazione e fu favorita di alcune grazie di contemplazione infusa. Ma queste scomparvero quando T., riavutasi dalla malattia per intercessione di s. Giuseppe, fervidamente da lei invocato, cominciò a trattare con eccessiva frequenza con le persone del secolo e si distrasse talmente che giunse ad abbandonare l'orazione mentale. La morte del babbo (1543) la spinse a riprenderne assiduamente la pratica e d'allora non l'abbandonò mai più : ma in lei la lotta tra le esigenze di Dio e quelle dello spirito mondano durò ben 18 anni, come ella riferisce. La sua definitiva conversione alla vita di fervore avviene ca. i 40 anni di età, ed è dovuta ad incontri provvidenziali che la richiamano a maggiore serietà di vita. Con il fervore ritornano anche le grazie mistiche, ritorna la contemplazione infusa che in due anni (nel 1557)

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giunge all'estasi, ed incominciano le locuzioni interiori alle quali nel 1559 si aggiungono le visioni; è rimasta celebre quella della "trasverberazione" che si rinnovò più volte. Queste grazie furono per T. occasione di molto tribolazioni, perché dapprima le persone che consultò in proposito la credettero ingannata da Satana, ma ella fu rassicurata in seguito da santi personaggi, fra i quali s. Francesco Borgia e s. Pietro d'Aicantara. Nel 1560 fece il "voto del più perfetto" e si affaticò senza tregua nella fondazione dei suoi monasteri, che dall'anno 1567 cominciano a moltiplicarsi. Giunse al culmine della vita mistica (settime mansioni) verso il 1570; sembra che la Grazia del matrimonio mistico debba riferirsi al 18 nov. L'ultima sua estesa relazione spirituale, del 1581 , l'anno antecedente alla sua morte, la presenta in uno stato di profonda pace: "Le visioni immaginative sono cessate. Però mi pare di avere sempre innanzi la visione intellettuale dello Tre divine Persone e dell'Umanità di Nostro Signore... Le locuzioni interiori continuano ancora... Per forti che siano i desideri (di operare), desidero di più il compimento della volontà di Dio e la possibilità di contribuire alla sua maggior gloria... Amo soltanto Iddio: e quest'amore, mi sembra, nonché diminuire, va sempre aumentando, proporzionalmente al desiderio che il Signore sia da tutti servito" (al vescovo di Osma). Morl dopo un'estasi durata 14 ore, all'età di 67 anni. Il suo corpo rimase incorrotto e per lungo tempo flessibile.

L'opera di T. riformatrice s'inquadra nel movimento generale di riforma religiosa cattolica la quale s'impernib sul Concilio di Trento (1545-63) : un'aria di rinnovato fervore spirava in tutta l'Europa rimasta cattolica. L'Ordine carmelitano, del quale faceva parte T., nella Castiglia era ben lontano dal fiorire, e lo stesso suo monastero non aveva neppure la clausura obbligatoria. Sentendo il bisogno di maggiore solitudine per potersi dedicare alla vita di orazione, cui si sentiva spinta dalle grazie contemplative di cui godeva, accolse con gioia l'idea, sorta in una conversazione tra amiche, di fondare un monastero riformato di stretta clausura, e ne ebbe poi conferma nelle sue locuzioni interiori. Il 24 ag. 1562 riuscì a fondarlo, nonostante le grandissime opposizioni che incontrò in Avila, ma T. lo dovette abbandonare il giorno stesso della fondazione, essendo stata richiamata tempestivamente al suo monastero d'origine; solo dopo un anno poté raggiungere le sue prime compagne.

I quattro anni che seguirono furono quelli dell'organizzazione spirituale della nuova fondazione: T. le diede uno spirito eminentemente apostolico: le sue figlie diventeranno amiche intime del Signore con una vita di totale donazione, e si serviranno del loro potere d'intercessione per attirare le grazie divine sulla Chiesa e in particolare sul suo sacerdozio. La vita "penitente" delle Carmelitane Scalze trova il suo speciale motivo nell'intento di rispondere alle necessità della Chiesa. In questi stessi anni T. fece la prima redazione delle sue Costituzioni, che rendono più concreto il ritorno alla Regola "primitiva" del Carmelo, la quale nel 1432 era stata mitigata proprio nel suo precetto centrale che è la grande ritiratezza di vita. Con apposite disposizioni di clausura, di solitudine e di silenzio, T. creò nei suoi monasteri un così caratteristico ambiente di ritiro che potrà scrivere: "intendiamo vivere non soltanto da monache, ma da eremite" (Cammino di perfezione, 13, 6), e proclamare che tutto l'ideale delle sue figlie sta nel voler vivere "sole con Lui solo" (Autobiografia, 36, 29), unicamente intente a fargli piacere ed a pregare per le necessità della Chiesa, accompagnando la preghiera con l'immolazione.

Il generale dell'Ordine, p. Giovan Battista de' Rossi, che nel 1567 ando a visitare T. nel suo monastero e ne approvò l'istituto e le Costituzioni, le diede l'ordine di diffondere la sua riforma: l'anno stesso T. mise mano all'opera fondando il monastero di Medina del Campo e non cessò dal fondarne altri fino alla sua morte, giungendo ad un totale di diciotto monasteri. Solo durante gli anni 1576-79, nei quali in seno all'Ordine stesso infuriò la tempesta contro la riforma, dovette interrompere questi suoi tipici pellegrinaggi attraverso la Spagna con cui
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(per certecia di mont. A. P. Fruto)
Teresa di Gesù, santa - Ritratto di s. T. d'Avila, Opera di fra' Giovanni della Miseria - Siviglia, monastero di S.,Giuseppe.
fondava i suoi a colombai della Vergine». Perché le sue Figlie potessero essere convenientemente guidate nella loro vita spirituale, aveva trovato necessario avere dei padri dello stesso Ordine che vivessero una vita simile alla loro, ed aveva ottenuto dal p. generale di fondare conventi di padri "contemplativi». Così nacque, con il concorso di s. Giovanni (v.) della Croce, la riforma dei padri Carmelitani Scalzi (1568). Dopo qualche tempo, però, sorsero tra il ramo nascente e l'antico tronco penosissimi conflitti di giurisdizione e lo stesso p. generale ne fu talmente scontento da intimare a T. di restarsene rinchiusa in un monastero. Ma poi la tempesta fu sedata e un anno prima della sua morte, nel 1581, T. ebbe la gioia di vedere le sue Costituzioni ottimamente ordinate ed approvate nel Capitolo di Alcalà. Lasciò quindi il suo Istituto perfettamente orientato ed organizzato.
II. Dottrina mistica. - Senza essersi propriamente dedicata agli studi, T. amò molto la lettura, e penetrò di fatto numerosi libri spirituali che acuirono la sua grande intelligenza ed arricchirono la sua concezione della vita interiore, da lei esposta poi nelle opere mistiche. Le sue doti di scrittrice non si limitano d'altronde a questo campo; nel suo estesissimo epistolario tocca i più svariati argomenti con narrazioni briose e suggestive descrizioni delle sue fondazioni. I suoi scritti mistici tuttavia meritano un'attenzione del tutto singolare, perché offrono un contributo notevolissimo e di primo piano al progresso della scienza spirituale. Più che propriamente dottrinale e teologica, la mistica di T. è descrittiva, si riferisce all'esperienza delle anime contemplative e specialmente, celata spesso dall'anonimo, alla sua personale, sulla quale effettivamente s'impernia la sua esposizione. T. però ha saputo inquadrare cosi bene le grazie contemplative e mistiche nel complesso della vita spirituale ed indicare cosi nettamente la loro relazione con gli altri elementi della vita interiore, che l'insieme del suo insegnamento costituisce una vera dottrina della vita contemplativa e serve di ottima guida alle anime di vita spirituale. Se ne possono compendiare i capisaldi in 5 punti. - 1. Concetto della perfezione. T. non confonde la perfezione cristiana con le grazie contemplative: il suo pensiero su ciò è netto e costante: "E chiaro che la somma perfezione non consiste in dolcezze interiori né in grandi ratti né visioni, né in spirito di profezia; ma nell'essere la nostra volontà tanto con-

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forme con quella di Dio che non vi sia nessuna cosa di cui intendiamo che egli la desidera, che non la vogliamo con tutta la nostra volontà e che accettiamo con la stessa allegria il dolce e l'amaro, una volta che sappiamo che lo vuole Sua Maestà " (Fondazioni, 5, 10). - 2. Grazie contemplative. Tuttavia T. stima grandemente le grazie contemplative e crede che a questa "fonte d'acqua viva" Dio in certo qual modo invita tutti, benché non tutti debbano bere dalla fonte con la stessa abbondanza. Ritiene che Dio concede volentieri queste grazie alle anime che vi si preparano con una vita di continua orazione e generosa donazione e che esse costituiscono una scorciatoia per arrivare più presto alla santità. Sono perciò veramente desiderabili; ma essendo doni divini che Dio concede "a chi vuole, quando vuole", non possiamo nutrire riguardo ad esse alcuna pretesa. Bisogna poi distinguere dalla contemplazione le Grazie straordinarie: visioni e locuzioni soprannaturali che molto più sono soggette ad inganni e che non si possono desiderare perché sarebbe come aprire la porta a svariate illusioni. - 3. Ascesi contemplativa. Esiste quindi una forma di ascesi che prepara l'anima a ricevere da Dio le grazie contemplative, un'ascesi che si pratica nei monasteri delle monache carmelitane scalze fondate da T., e la Santa attesta che per lo più, effettivamente, la stragrande parte delle sue figlie giungeva a conseguire tali grazie. Questa ascesi, descritta nel Cammino di perfezione, consiste fondamentalmente nella pratica eroica di varie virtù, che operano nell'anima il distacco completo dalle creature, e nell'esercizio attivo di un'intensa orazione mentale di cui T. espone l'evoluzione progressiva. - 4. Contemplazione infusa. Nel suo Castello interiore, dalle "quarte mansioni " in poi T. descrive le varie forme della contemplazione infusa, caratterizzate dalla più o meno grande passività dell'anima che riceve il dono di Dio: talvolta in un modo che non sopprime ogni cooperazione personale (orazione semi-passiva, tipo : orazione di quiete), talvolta così da assorbire totalmente l'anima in modo che non vi è posto per la sua attività personale : tuttavia l'anima opera, perché conosce ed ama (orazione di unione, totalmente passiva). Ciascuno di questi due tipi d'orazione conosce diverse sfumature. Le più importanti sono quelle dell'orazione di unione che può essere semplice unione (quinte mansioni) o diventare estasi per l'irruenza dell'azione di Dio e la profonda manifestazione dell'oggetto divino (seste mansioni), oppure prende una forma in certo qual modo permanente, benché l'unione sperimentale con Dio non presenti sempre la stessa intensità (settime mansioni). Nello schema teresiano delle Grazie mistiche, le visioni "vere" compaiono solo nelle seste mansioni (quando l'anima nella contemplazione giunge all'estasi), e quelle immaginative tendono a scomparire nelle settime mansioni. - 5. Mistica cristologica. T. ha avuto un senso profondo della funzione mediatrice di Cristo anche in tutta la vita mistica. Non solo non ha mai voluto ammettere che sia opportuno allontanare il ricordo dell'Umanità di Cristo per lo sviluppo della contemplazione, ma ha raccomandato positivamente all'anima che pratica l'orazione di coltivare il contatto con Colui che anche nel mondo delle grazie mistiche è la via che conduce al Padre. Fu ed è sempre T. di Gesù.

Le opere di s. T. furono pubblicate a brevissima distanza dalla sua morte. Le maggiori sono: l'Autobiografia, il Cammino di perfezione, le Fondazioni, il Castello interiore o Mansioni; le minori : le Relazioni spirituali, i Pensieri sull'amor di Dio, le Esclamazioni, gli Avvisi, le Poesie, e due scritti di indole organizzativa e amministrativa : le Costituzioni e il Modo di visitare i monasteri delle Carmelitane Scalze. In gran parte si conservano ancora attualmente nei manoscritti autografi. Nella edizione di Luis di León (1288), delle maggiori mancano olo le Fondazioni. Furono progressivamente tradotte in tutte le principali lingue europee e fino ai giorni nostri continuano a diffondersi nel mondo in rinnovate versioni e molteplici edizioni. In Italia esistono due versioni recenti delle Opere : la prima dei pp. carm. scalzi Egiilio di Gesù e Federico del S.mo Saccamento raccolte in un volume unico (Milano 1932; 24 ed., Roma 1950); la
seconda è di M. N. Morando (4 voll., Roma, ed. S. Paolo, 1945-50). Queste opere sono certamente tra le opere spirituali più lette. In tal modo esse alimentano nella Chiesa un'ampia corrente spirituale. Riguardo specialmente alla mistica, si deve riconoscere che le descrizioni, così precise, di T., che era dotata di uno straordinario dono d'introspezione e di uno speciale talento d'espressione, hanno fornito agli studiosi un materiale così abbondante ed importante, che ha permesso di rinnovare in certo modo lo studio della mistica dando alla medesima una più estesa base documentaria. Ma l'influsso specialmente prezioso della grande Santa nella Chiesa consiste nella mirabile diffusione del suo Istituto: i monasteri di Carmelitane Scalze sono attualmente 700 sparsi in tutto il mondo, una cinquantina dei quali nelle terre di Missione.

Bibl.: F. de Ribera, La vida de la madre T. de 7., Salamanca 1290: Diego de Yepes, Vida... de... T. de 7., Saragozza 1606; Acta SS. Octobris, VII, Bruxelles 1842, pp. 100-700 (Van der Moeren); Hist. de ste Thérèse d'après les Bollandistes... (scritta dalla figlia di Montslembert, carmelitano a Caen), 2 voll., Parigi 1882, trad. it. Milano 1909, 1918; Silverie de s. Teresa, Bibliot. mistica carmelit., I-VI, Obras de s. T. de 7., Burzins 1915-19; VII-IX, Epistolario, ivi 1922-24; XVIII-XX, Processo, ivi 1934-35; id., Hist. del Carmen Descalza, i voll. I-IV, ivi 1935-36, sono consacrati alla Santa: Gabriele di s. Maria Maid., S. T. di G. muestra di vita spirit., Milano 1935; M. Auchin, La vie de ste Thérèse d'Avila..., Parigi 1950; G. Papasogli, S. T. d'Avila, Roma 1952; Bibliogr. teresiano, in S. T. de Jesús, Obras completas, I, Madrid 1951, pp. 23-127. Gabriele di S. M. Maidalena

Arte. - Gli autentici lineamenti di s. T. d'A., lei vivente, sono stati ritratti dal frate carmelitano Juan della Miseria. Da lui dipendono ritratti e incisioni del Seicento.
S. T. viene raffigurata di solito in un momento di estasi, quando un Angelo le trafigge il cuore con un dardo aureo. La più notevole tra le raffigurazioni di questa scena mistica è dovuta a Gian Lorenzo Bernini, nella Chiesa di S. Maria della Vittoria a Roma (v. riproduzione vol. II, tav. xciI). Dello stesso genere è la Visione di s. T., contemporaneamente dipinta dal Guercino, ora conservata alla Brera di Milano. La statua di Pietro Legros della Cattedrale di Torino, di un mezzo secolo posteriore, raffigura la Santa pure in estasi, ma presso di lei non v'è l'Angelo.

In un quadro, ora del Museo di Anversa, P. P. Rubens dipinse il Cristo che appare a s. T. ausiliatrice delle anime nel Purgatorio. Nel voltino degli Scalzi a Venezia Gian Battista Tiepolo dipinse la Gloria di s. T. Vedi tav. CXLI.

Bibl.: K. Künstler, Ihonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 254-55. Witold Wehr

TERESA di Gesù Maria. - Carmelitano scalza, al secolo Maria de Pineda y Zurita, n. a Toledo il $1^{\circ}$ ott. 1592, m. al Carmelo di Cuerva il 9 genn. 1641.

Entrata in monastero novenne e senza alcuna preparazione letteraria e scientifica, lasciò manoscritte opere teologicamente profonde, veri gioielli della letteratura castigliana: l'autobiografia, una esposizione mistica delle Lamentazioni di Geremia e commenti a diversi passi della Scrittura. Furono edite da Manuel Serrano y Sanz nella collezione Biblioteca Renacimiento con il titolo: Las Obras de la sublime escritora del Amor Divino sor T. de fesús Maria Carmelita Descalza del siglo XVII (Madrid 1921), con un ottimo studio critico sulla vita e sugli scritti dell'autrice, sino allora quasi ignorata.

Bibl.: Silverio de S. Teresa, Hist. del Carmen Desc. en España, IX, Burgos 1940, pp. 919-42; Valentín de la S. F., Apuntes sobre la prosa carmelitana..., in El Monte Carmelo (Burgos), 50 (1949), pp. 76-80. Valentino di Maria

TERESA di SANT'Agostino, venerabile. - Carmelitana scalza, più nota con il nome Madame Louise de France, figlia di Luigi XV e di Maria Laccimska, n. a Versailles il 15 luglio 1737, m. a Saint-Denis il 23 nov. 1787.

Fu portata bambina all'abbazia di Fontevrault ed educata alla pietà e alla scienza. Tornò a corte nel 1750 , dedicandosi, in contrasto con la vita del padre, alla preghiera e alle opere di carità. Nel 1770 entrò tra le Carmelitane Scalze di Saint-Denis dove professò il 12 sett.

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volle che Giovanni Hus si presentasse al Concilio e gli accordo un salvacondotto. Incoraggio però il Concilio a combattere l'eresia, assistette al processo di Hus ed approvò la condanna al rogo.

Morto il re di Boemia Venceslao ( 18 ag. 1419), suo fratello, a S. spettava la successione; ma in Boemia ora nobili e borghesi chiesero a S. di riconoscere i quattro articoli proclamati dall'Universita di Praga, caposaldi della loro fede. Il conflitto religioso si complicava con un antagonismo della nazione boema contro la Germania che faceva capo a S. Questi intimò ai ribelli di rientrare nella Chiesa cattolica; la conseguenza fu la ribellione aperta di cui fu centro la cittadina di Hradista che gli ussiti chiamarono 'labor. Il capo militare dei ribelli fu Jan Zizka. S. fece predicare la crociata contro gli eretici da Martino V, e con i principi tedeschi che lo riconobbero re di Boemia organizzò una spedizione militare. Riuscì ad entrare nel Castello di Praga ed a farsi incoronare ( 28 luglio 1420 ) ma subito dopo dovette ritirarsi. Successive spedizioni dei crociati tedeschi fallirono. In Boemia la Dieta proclamò che non riconosceva più S. come re e ne cercò un altro. Vitaldo di Lituania, invitato, inviò il nipote Korybut che fu fatto reggente e poi da una parte dei Ceki fu riconosciuto re; ma presto scoppiò una ribellione anche contro di lui e nel 1427 fu cacciato. Il paese rimase in tutti questi anni senza un vero governo: tra i ribelli si formarono diverse tendenze : contro i taboriti vi furono gli utraquisti e questi perseguitavano altre correnti religiose più avanzate. A Žižka successe nel comando militare il prete Procopio che nel 1427 respinse una nuova spedizione tedesca condotta da Alberto d'Austria genero di S. Allora Procopio passò all'offensiva e le sue bande fanatiche invasero in vari punti la Germania. Trattative di accordo si svolsero solo dopo il 1432 per cura del Concilio di Basilea e di S., con i gruppi ribelli più moderati. Scomparso Procopio in un conflitto interno nel 1434, prevalsero i più moderati e S. si fece mediatore tra il Concilio ed i suoi sudditi. Il 5 luglio 1436 ad Iglau furono firmati i compactata, che ristabilivano in modo equivoco la pace religiosa in Boemia. S. nell'ag. poté finalmente rientrare nel suo Regno. Anche in Germania S. fece scarsissimi soggiorni, dopo chiuso il Concilio di Costanza, destando grande malcontento nei principi che nel 142 I lo minacciarono di deposizione. Coronato re d'Italia a Milano e poi imperatore a Roma (31 maggio 1433) S. pensava poter affermare con nuova energia la sua autorità in Germania. Dopo la sua morte si parlò di una reformatio Sigismundi che avrebbe ridotto il feudalismo, secolarizzato i principati ecclesiastici, abolita la servitù, imposto una rigida disciplina ecclesiastica. Nel suo governo S. seppe affermare il prestigio imperiale notevolmente. Venne a morte a Znaim il 9 dic. 1437 mentre si stava verificando quella rottura tra Eugenio IV ed il Concilio di Basilea che egli aveva cercato di impedire. - Vedi ter. XXXVII.

Bac.: F. v. Bravid, König Sigmund und die Reichskriege gegen die Husziten, 3 voll., Monaco 1872-77; H. Finke, König Sigmunds reichsstädtische Politik, Tubinga 1880; G. Beckmann, Der Kampf Kaiser Sigmunds gegen die werdende Weltmacht der Osmanen, Gotha 1902; O. Schiff, König Sigmunds italienische Politik bis zur Rombahrt, Francoforte 1909; I. Pekal, Zizka a teho doba, 4 voll., Praga 1927-33; K. Kofta, Zizka a husitská revoluce, ivi 1936. Altra bibl. in J. Calmette, L'élaboration du monde moderne, Parigi 1940, p. 230.

Francesco Cognasso
SIGISMONDO I Jagellone, detto il Vecchio, re di Polonia e granduca di Lituania. - Figlio di Casimiro e di Elisabetta di Asburgo, n. a Cracovia il $1^{\circ}$ genn. 1467, m. ivi il $1^{\circ}$ apr. 1548, fu eletto al trono di Lituania il 20 ott. e a quello di Polonia il 9 dic. 1506, grazie alla fama di abile amministratore, guadagnatasi nel Ducato alesiano.

Saggio e previdente, giusto e leale, di notevole intelligenza, mancò però di sufficiente energia ed iniziativa e di un'ampia visione delle necessità del paese. Egli salì al trono in un periodo particolarmente grave e delicato: si addensava contro la Polonia la minaccia di una coalizione fra Russia, Austria, Ordine Teutonico, Tatari e Turchi - ben decisi, come quasi tre secoli più tardi, a
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(da J. Boson. Paléographic calldotaine, II, Aosta Dál, p. 16) Sigismonno di Lissabobbbo, imperatore - Sigillo grande di S. appeso a un privilegio dell'Imperatore per i Canonici di S. Orso ( 16 luglio 1418 ) - Aosta, archivio della collegiata dei SS. Pietro e Orso.
trovare una soddisfazione ai loro contrasti reciproci a danno della Respublica nobiliaris polacca - mentre all'interno la nobiltà si era fatta sempre più riottosa e intendeva dominare lo Stato, asservendo a sé il potere regale.

In queste condizioni S. cercò di affrontare con prudenza e separatamente tutti i suoi nemici : per prima cosa attaccò la Moscovia, e, fra il 1507 e il 1537 , tre successive guerre, pur senza condurre a una decisione, aprirono la strada a soluzioni future e ad una tregua di 5 anni; intanto nel 1515 era riuscito ad appianare ogni divergenza con l'Austria e così, isolato l'Ordine Teutonico, nel 1520 ne sconfisse il gran maestro Alberto di Hohenzollern, ne approvò la secolarizzazione e nel 1525 il duca Alberto ricevette la Prussia orientales come vassallo della Polonia. Vigilante infine contro le scorrerie tatare, batté la Moldavia, vassalla dei Turchi. D'altro canto, in politica interna, S. non riusci ad imporsi alla nobiltà, che, nel 1537 , in piena campagna contro la Moldavia, lo costrinse a garantire la libera elezione dei re e a non permettere nessuna modificazione della legge elettorale. Al di là di questi problemi e difficoltà, il suo regno è soprattutto caratterizzato dal rapido affermarsi della civiltà del Rinascimento in Polonia, grazie allo splendido mecenatismo del Re e all'attività della sua seconda moglie Bona Sforza, che ebbe grande ascendente presso S. e molta ingerenza nella vita politica. La rivoluzione protestante penetrò in Polonia verso la metà del regno di S. attraverso la borghesia mercantile, soprattutto tedesca, di Danzica e della Prussia orientale e S., profondamente cattolico, si oppose con ogni mezzo alla sua diffusione, che toccò la sua stessa corte. Tuttavia, nel complesso, quando chiuse gli occhi a Cracovia S. non aveva risolto stabilmente nessuno dei problemi di politica estera o interna dello Stato polacco-lituano ed essi si ripresenteranno, aggravati, dopo la sua morte.

Bac.: A. Pawidzki, Mlodo lotu Zygmunta Starego (r-Juni di giovinezza di S. il Vecchio -), Varsavia 1893; L. Finkel, Ebebzyia Z. I, Cracovia 1910; K. Morawski, Czacy Zygmuntowskie (r I tempi di S.-I, ivi 1912; A. Denobińska, Zygmunt I, Poznań 1948; W. Pociecha, Zygmunt I. ( $1306-4^{2}$ ), in Cumbridge history of Poland, I, Londra 1950.

Angelo Tamborra
SIGISMONDO II Jagellone, re di Polonla e granduca di Lituania. - Figlio di re Sigismondo I e di Bona Sforza, n. il $1^{\circ}$ ag. 1520 a Cracovia, m. il 7 luglio 1572 a Knyszyn.

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Sionorelli, luca - Angioli con le trombe. Particolare della Riturrezione dei morti, affresco nella Cappella Nuova del Duomo (1499-1504) - Orvieto.

Prima della morte del padre (1548) aveva già amministrato il Granducato di Lituania e mostrato interesse per la riforma protestante; fu in corrispondenza con Melantone e con Calvino, tenne presso di sé, alla corte di Vilna, predicatori protestanti e mantenne cordiali rapporti con i sovrani luterani; ma tale intesa con gli eretici fu improvvisamente rotta dal matrimonio segreto del sovrano con Barbara Radziwill (1547), al quale si oppose la nobiltà polacca di tendenze protestanti, che ne richiese l'annullamento nella Dieta di Piotrkòve del 1548: si temeva da parte polacca di un'accresciuta influenza della nobiltà lituana sul governo. Con l'appoggio degli alti dignitari della Chiesa cattolica S. riuscì tuttavia a spezzare l'opposizione ed a far incoronare Barbara il 7 dic. 1550 nella cattedrale di Cracovia e promise di accordare particolare aiuto alla Chiesa cattolica, ma in realtà tollerò