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tano di essere ricordati segnatamente il can. 904 riguardante la sollecitazione ad turpia compiuta dal sacerdote confessore (v. sollicittazione) e il can. 2359, riguardante le violazioni della castità operate da chierici.

Dal punto di vista morale poi la s. è gravemente riprovata e per la colpa che il seduttore intende commettere e per quella cui induce la persona che vuol sedurre e, talvolta, per i modi con cui vuol arrivare alla s.; accumula quindi in sé l'offesa alla virtù cui l'oggetto della s. si oppone e l'offesa all'amor del prossimo cui si deve, anche con sacrificio proprio, cercare di procurare il bene.

Data la configurazione della colpa, la s. comporta anche l'obbligo della riparazione. Perché però questa ci sia davvero occorre che ci sia stato effettivamente un danno; in pratica occorre che ci sia stato un ostacolo al matrimonio o concepimento o nascita. Un punto che ha richiamato lungamente l'attenzione e che ancora oggi divide gli autori è se la riparazione debba avvenire attraverso il matrimonio. A tale riguardo si fa osservare, e non ingiustamente, che il matrimonio, soprattutto nell'attuale struttura matrimoniale e familiare, importa una notevole coincidenza sul modo di vedere e di condurre la vita; quando questo manchi, anziché un bene, diventa un male ed una iattura; in tale ipotesi aggiungere alla s. il matrimonio significherebbe aggiungere ad un male un altro più grave.

Pastoralmente occorrerà quindi ad un tempo cautela

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e realismo, evitando le soluzioni affrettate, semplicistiche e sentimentali. Non occorre dire, dal punto di vista pastorale, che occorrerà non poca prudenza prima di pronunciarsi sull'esistenza della s. e sull'autore della medesima.

Per il significato di s., presa in senso di tentazione, v. tentazione dell'uomo.

BibL.: cf. i trattati di teologia morale, nel de castitate e de iustitia; i trattati di diritto penale canonico e italiano. In particolare, cf. I. Salsmans, Droit et morale. Bruges 1923, n. 148; A. Vauglchaux, De restitutione Iacionda ob stuprom aut fornicationem, in Collationes Brugenses, 44 (1948), pp. 226-23; id., De restitutione ob adulterium, ibid., pp. 293-98.

Giovanni Battista Guzzetti
SEEBER, Josef. - Poeta tirolese, n. a Brunico nel 1856, m. a Enns (Austria) nel 1919. Sacerdote nel 1878, fu professore al Seminario minore "Vinzentinum" di Bressanone. Più tardi fu professore di religione all'Accademia militare di Wiener-Neustadt.

Notevoli sono i suoi carmi epici: Der evige Yude (1894, 16 ed. 1920), Christus (3a ed. 1914), St. Elisabeth von Thüringen (1883, $4^{\mathrm{a}}$ ed. 1919); la tragedia Judas (1887). Famose le sue canzoni al S. Cuore: Auf zum Schwur Tiroler Land, e all'Immacolata: Aus des Elends tiefstem Grund, musicate dal compositore di Bressanone can. Ignazio Mitterer. S. inoltre rielaborò la Storia della letteratura tedesca di Lindemann nella $6^{a}$ ed.

Giovanni Baur
SEEbÖCK, Philibert. - Fecondo scrittore francescano di ascetica, n. a Innsbruck nel 1839, m. a Schwaz (Tirolo) nel 1914.

Fu professore di ginnasio a Hall (Tirolo) dal 1863 al 1881, lettore di storia ecclesiastica e Nuovo Testamento in diversi conventi del Tirolo. Nel 1891-92 fu a Roma nel Collegio S. Antonio. Andò come visitatore in Transilvania nel 1894.

Fu autore di 192 opere religiose, di cui 9 di predicazione, 95 di preghiere e di edificazione, 88 scritti di argomento vario. Tra esse ebbero larghissima diffusione Der Edelstein der gottgeweihten Jungfräulichheit ( $51^{2} \mathrm{ed}$. nel 1920); Kleine illustrierte Heiligenlegende ( $11^{2} \mathrm{ed}$. nel 1907), di cui esiste anche una trad. it. Tradusse le prediche del p. Agostino da Montefeltro (1889-90) e curò l'ed. di Pietro Aureoli: Compendium S. Scripturae (Quaracchi 1896).

BibL.: Acta O.F.M., 33 (1914), p. 186. Giovanni Baur
SEECK, Otto. - Storico protestante, n. a Riga il 2 febbr. 1850, m. a Münster il 29 luglio 1921.

Studiò dapprima chimica, poi dal 1867 al 1869 storia all'Università di Dorpat. Quindi si recò a Berlino, laureandosi con Th. Mommsen nel 1872. Libero docente nel 1877, divenne nel 1881 professore straordinario e nel 1885 ordinario per la storia antica all'Università di Greifswald, donde passò nel 1907 a quella di Münster. Pubblicò la Notitia dignitatum nel 1876 e fu collaboratore dei Monumenta Germaniae historica (vi curò Simmaco nel 1883), si occupò delle fonti dell'Odissea (Quellen der Odyssee, 1887) e di argomenti diversi di storia antica (Kalendertafel der Pontifices, 1885; Entwicklung der antiken Geschichtschreibung, 1898; Kaiser Augustus, 1902; Die Briefe des Libanius zeitlich geordnet, 1920).

Particolare menzione meritano i suoi Regesten der Kaiser und Päpste für die Jahre 311-476 (1918-19) e la Storia della decadenza del mondo antico (Geschichte der Untergangs der antiken Welt, 6 voll., 1895-1920), interpretazione darwiniana delle vicende dell'Impero romano, tendente a rinvenire unicamente nel progressivo imbarbarimento delle "razze" la causa della caduta dell'Impero. Al S. sfuggì completamente l'importanza assunta dal cristianesimo nella crisi del mondo antico.

BibL.: L. Badermacher, s. v. in Buroian-Munscher, Biographisches Jahrbuch der Altertumskunde, 46 (1926), pp. 50-60. Silvio Furlani

SEEKERS (Cercatori). - Nome di molte sètte di illuminati e di estremisti protestanti.

Come s. si cita il gruppo panteista dei ranters ( $=$ declamatori), diretti da John Saltmarsh, cappellano militare del quartiere generale di Cromwell dal 1646 al 1647. Tra essi sono annoverati Gerardo Winstanley, Giacomo Bauthumley e gli adepti del mistico John Everard, parroco di Fairstaed (1575-1650). I ranters respingevano la Bibbia, le organizzazioni ecclesiastiche, le leggi dello Stato, soprattutto l'uso della guerra. Ritenevano doversi svincolare lo spirito da qualsiasi materia, da ogni aspetto carnale, da ogni ragionamento, per immergersi nella pura luce di Dio. Essi cercavano Dio, ma in se stesso, al di là di tutto il creato.

Un'altra setta di s. portava il nome di waiters ( $=$ aspettanti), respingevano la Chiesa, le funzioni ecclesiastiche, i Sacramenti, adducendo il motivo che, dopo l'èra degli Apostoli, nessuno era stato segnato da Dio mediante miracoli e manifestazioni speciali per essere ministro della Chiesa. Riuniti in gruppi oranti, "aspettavano" che Dio suscitasse uomini capaci di continuare la Chiesa apostolica. In tale "aspettativa" non formavano che una Chiesa provvisoria. La maggior parte di questi illuminati si unirono ai quaccheri (v.).

Possono essere considerati s. i "quintomarciani", che sotto Cromwell sperarono di fondare il "quinto regno" profetizzato da Daniele. Assai simili a questi furono i "muggletoniani", fondati da L. Muggleton (1698), i quali attendevano il regno millenario; durarono fino al sec. xix. Appartengono alla categoria dei s. anche i "familisti" e i livellatori "dell'epoca di Cromwell. Non si devono confondere queste diverse specie di illuminati con gli shakers (v.).

BibL.: W. C. Braithwaite, The beginnings of the Quakerism, Londra 1912; Th. Sippelt, Vorgeschich. des Quakertums, 1920. Leone Cristiani

SEELSORGER, Der. - Periodico sorto a Vienna nel 1925, in seguito al Congresso di vita pastorale ivi tenuto nel dic. 1924.

Il sottotitolo ne determinava lo scopo e la natura: "Mensile per una predicazione adattata ai tempi, per il movimento liturgico e la pratica pastorale ". Gli abbonati crebbero presto a paroschie migliaia in tutto il territorio tedesco; ma in seguito a contrarietà nel genn. 1939 il periodico sospese la pubblicazione. Essa fu ripresa nel 1945, con il nuovo sottotitolo "Mensile per tutti i campi del lavoro sacerdotale per il Regno di Dio ", abbracciando con temi fondamentali tutte le questioni di attualità nella cura d'anime. Favorisce uno stretto contatto fra editore, collaboratori e il mondo dei laici; fomenta una decisa cooperazione nel lavoro pratico per il Regno di Dio. Ha ora una tiratura di 2500 copie. Konrad Algermissen

SEERT, diocesi di. - Sede episcopale caldea nell' 'Irāq, probabilmente già esistente nel sec. iv. La serie dei vescovi cattolici ricomincia nel 1553. La diocesi contava, nel 1913, 5380 fedeli e 21 sacerdoti. Fu distrutta nel 1915 ed è sempre impedita. Guglielmo De Vries

SEERT, Cronaca di. - Così è stata chiamata dal suo editore A. Scher una antica cronaca scritta da un nestoriano in arabo, probabilmente nella prima metà del sec. xim. Essa è contenuta in un unico manoscritto che sembra l'originale, di cui alcuni fogli si trovano a Mossul, nella Biblioteca del patriarcato caldeo, mentre altri stanno a S. La cronaca non è sempre oggettiva e contiene note leggende, come quella di papa Silvestro. Essa è però di notevole interesse nei riguardi della storia nestoriana. Preziosc, p. es., sono le notizie da essa fornite riguardo ai cristiani deportati da Antiochia in Persia da Sapore I.

BibL.: ed. della cronaca in FO, IV-VII; Acta SS. Novembris, IV, Bruxelles 1925, p. 386. Ignazio Ortiz de Urbina

SÉEZ (oggi Sées), diocesi di. - Città e diocesi nel dipartimento dell'Orne in Normandia (Francia). Ha gli stessi confini del dipartimento civile, con una superficie di ca. 6200 kmq . La sua popolazione è di 273.18 r

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(fot. Arte photamèconiques)
Sèez, diocesi di - Facciata della Cattedrale (sec. xiv).
ab., dei quali 271.000 cattolici, distribuiti in 5 arcipreture, 36 decanati e 514 parrocchie. Ha 442 sacerdoti diocesani e 4 regolari; grandi e piccoli seminari; 5 comunità religiose maschili e 13 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 373). E suffraganea dell'arcidiocesi di Rouen.

È l'antica città dei Saii. Tre codici del sec. xir forniscono i nomi dei vescovi di S., ma non dànno alcun affidamento prima dell'a. 900; mentre nella lista mancano due vescovi certi del sec. vi e due del ix. Al Concilio d'Orléans del 511 figura un vescovo Litardo, "Usomensis" o di Uxoma, cioè del "pagus " di Exemes nel territorio della diocesi di S. Passivo figura ai Concili di Orléans degli ss. $533,53^{8}, 541$ e 549 . una volta è detto "Ecclesiae Bescotenae episcopus", altre due volte "Sagensis Ecclesiae". Leodobaudo fu al Concilio di Parigi del 573; Amlacario a quello di Chalon-sur-Saône del 650; Sassobodo fu al Concilio di Germigny nell'843; a Ildebrando è indirizzata nell'878 una lettera del papa Giovanni VIII (Jaffé-Wattenbach, 3145); quando S. fu saccheggiata dai Normanni Ildebrando si rifugiò a Monciscus (Moussy-le-Neuf [Seine-et-Marne]), con le reliquie di s. Opportuna, sorella di s. Crodegango di Metz, alla quale consacrò poi una chiesa a Parigi. Il successore Adalelmo scrisse la vita e i miracoli di detta Santa. Si ricordano inoltre i vescovi: Gervasio premostratense (1220-28) che fu in rapporti con i papi Celestino III, Innocenzo III e Onorio III; G. Bertout (1607-11) che partecipò alla conversione di Enrico IV; L. d'Aquin (1699-1710).

La diocesi fu riorganizzata in virtù del Concordato del 1801, con la bolla di papa Pio VII Qui Christi Domini. Papa Pio IX con breve in data 7 marzo 1871 elevò la Cattedrale a basilica minore.

La Cattedrale primitiva fu dedicata ai ss. martiri Gervasio e Protasio; fu distrutta da un incendio nel 1048
al tempo del vescovo Ivo di Bellème; l'attuale dedicata alla B. Vergine (Notre-Dame) costituisce uno degli esempi più belli di architettura gotica-normanna dei secc. xili-xvi. Fu iniziata dal vescovo Giovanni de Bernières (1278-92), ma per la cattiva qualità del terreno subì molti restauri dal sec. xiv ad oggi. La facciata, con le due torri del sec. xiv ma rifatto nel sec. xix, fu appesantita da contrafforti nel sec. xvi. Nel portale centrale sono episodi della vita della B. Vergine. L'interno richiama la cattedrale di Bayeux; la navata centrale ha pilastri cilindrici; il coro e il transetto sono del sec. xiv; le vetrate dei secc. xiv e xv; l'altare maggiore è decorato d'un basso rilievo marmoreo rappresentante l'invenzione dei corpi dei ss. Gervasio e Protasio, opera del Dumont (1784); nel deambulatorio la cappella absidale contiene la statua molto venerata dalla Madonna sotto il titolo di $\mathrm{N}=$ re-Dame-des-Champs. Notevoli i monumenti sepolcrali dei vescovi di S., mons. Rousselet (1881) e mons. Tregaio (1895). A destra della Cattedrale il Palazzo episcopale, opera di Brousseau (1776), contiene nella galleria i ritratti degli antichi vescovi e una artistica cappella.

Alla fine del sec. vi vi fu fondata da s. Evroldo d'Ouche l'abbazia di S. Martino, distrutta dai Normanni nel sec. ix e rifatta nel ro6o da Ruggero di Montgomery; quando nel 1568 S . fu saccheggiata, durante le guerre di religione, dalle truppe guidate da un Montgomery, questi rispettò l'abbazia per riguardo al suo antenato. Poi il monastero passò alla Congregazione dei Maurini nel 1635. Dell'antico edificio non sussistono che pochi ruderi; nel sec. xviri si costruì al suo posto il gran Seminario; la chiesa di S. Martino ha l'antica torre quadrata rifatta. La chiesa di S. Pietro è del sec. xvi.

Ad Alençon, patria di s. Teresa del Bambino Gesù (v.), la casa dove esse nacque fu trasformata in cappella. La chiesa di Notre-Dame, eretta nel sec. xv, restaurata nel xviri, ha un bel portico "flamboyant" e vetrate del sec. xvi. Nella diocesi è la grande trappa di Soligny. Nel 1848 il parroco di Montligeon fondò un'associazione per le anime abbandonate del Purgatorio che Leone XIII costituì quale arciconfraternita Prima Primaria.

BibL.: L. Regnier, La cathédrale de S., Caen 1890; L. Hommey, Hist. génér. ecclésiast. et civile du diocèse de S., 5 voll., Alençon 1898-1900; L. Duchesne, Fautes épiscop. de l'anc. Gaulo, II, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1910, pp. 229-34; Guide de la France chrét. et missionnaire, 1948-49, ivi 1948, pp. 330, 383, 744-47; R. Gohillot, La cathédrale de Sées, ivi 1937; Commeau, II, coll. 2992-93.

Enrico Josi
SEFARAD. - Periodico semestrale che trae il titolo dal nome giudaico della Spagna.

Uscì la prima volta nel 1941, come organo dello "Instituto Arias Montano de estudios hebráicos y Oriente próximo" di Madrid e Barcellona, che dal 1944 si dedica unicamente agli studi ebraici, con tre sezioni : a) sezione ebraico-biblica; b) sezione ebraico-spagnola; c) sezione del prossimo Oriente (a carattere ausiliare). Di queste la più importante è la seconda, che si occupa di letteratura, lingua, storia, scienze, arti dei Giudei di Spagna. Essa si giova della ricca collezione di manoscritti giudaici dell'Escorial e dei ritrovamenti archeologici, ed esegue persino scavi di necropoli giudaiche. Fra le riviste non giudaiche, è l'unica che si dedichi quasi esclusivamente a studiare un periodo importante della storia millenaria del popolo eletto ed è l'antesignana dell'orientalismo spagnolo per quanto riguarda l'Oriente antico.

BibL.: cf. della rivista il I. I (1941), pp. 3-5 (programma); e 5 (1945), pp. 235-60 (apprezzamenti da parte giudaica).

Pietro Nober
SEFARDITI. - Discendenti degli Ebrei spagnoli e portoghesi emigrati dalla penisola iberica, dopo l'ec­cidio del 1491 e l'espulsione del 1492, verso l'Africa del nord, le coste mediterranee (specialmente nei Balcani), l'Olanda, i possedimenti spagnoli e portoghesi in America, più tardi verso Nuova York e altri paesi degli Stati Uniti.

Nei loro centri più importanti (Salonicco, Costantinopoli, Gerusalemme, Safed, Cairo, Ancona, Venezia

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(per cortesia delle Industrie Turistiche Svizzere) Segantini, Giovanni - La vita. Parte di un trittico allegorico Della natura, della vita e della morte (1894-99) - S. Morita, Museo S.

Amsterdam, Londra, Bordeaux i s. fondarono sinagoghe con officiature secondo il rito sefardita con predicazione in spagnolo. S. erano: Leone Ebreo (Jéhûdhâh Abrabanel), Amato Lusitano, Spinoza, Jôsèph han-Nâsî́ ( $>$ il Principe v), Jôsèph Caro, Disraeli e molti statisti, dotti, letterati. Dopo un secolo la forza propulsiva dei s. cominciò a declinare, né i s. raggiunsero più lo splendore della spiritualità dei loro avi in Spagna: Hasdai ibn Saprut, Dunaš ibn Labret, Salomone ibn Gabîrôl, Giuda Levita e tanti altri. In Francia, Olanda e Inghilterra si sono fusi nel sec. xix con i loro correligionari sâkenaziti.

Bial.: M. Kayserling-F. Baer, Die Juden im chrestl. Spanien, 2 voll., Berlino 1929.

Eugenio Zolli
SEFFORIS (ebr. postbiblico Sippuri; gr. $\Sigma \varepsilon \pi-$ qopu). - Città di Galilea, il cui nome si conserva nell'odierno villaggio di Şaffurijjeh, 8 km . a nordovest di Nazareth (Israele). Flavio Giuseppe (Antiq. Jud., XIII, 12, 5) informa che al tempo di Alessandro Ianneo (103-78 a. C.) S. poté (ca. il 100 a. C.) resistere agli attacchi di Tolomeo Latiro (11781 a. C.).

Per la sua importanza politica ed economica, Gabinio ( $57-55$ a. C.) la scelse a sede di uno dei cinque sinedri in cui fu divisa dall'amministrazione romana la Palestina. Incorporata nel Regno di Erode il Grande, tentò alla morte del Re di sollevarsi, ma fu punita gravemente da Varo, che ne vendé schiavi gli abitanti. Ricostruita da Erode Antipa ( $4-39$ d. C.), ebbe il titolo di Autocratoride e Cesarea e fu capitale della tetrarchia di Galilea fino al 18, quando il tetrarca Erode trasferì la capitale nella nuova città di Tiberiade. Ceduta Tiberiade nel 55 ad Agrippa II (49-93 d. C.), S. tornò ad essere la capitale della Galilea e forse in quell'occasione ebbe il titolo di Irenopolis-Neronias-Sepphoris. Arresasi a Vespasiano, ivi immigrarono molti fuggiaschi da Gerusalemme e dalla Giudea. A Diocesarea, come era chiamata dai Romani S., risiedé il celebre rabbl Jèhûdhâh han-Nâsî́; fu un centro di intensa vita giudaica religiosa e politica. Il conte Giuseppe di Tiberiade, giudeo convertito, vi costrui una chiesa in onore di s. Anna, ritenuta nativa della città : ne sorsero però gravi disordini, da parte dei giudei, repressi severamente da Gallo (331). Nel sec. vi era sede vescovile ed il pellegrino Piacentino vi visitò la chiesa di S. Anna (P. Geyer, Itin. Hier., 161, 4). I Crocisti ne ricostruirono la chiesa, di cui restano importanti rovine, e da li mossero poi per la infausta battaglia di Qurn Hattîn (1189). Nel 1725 l'emiro Débir el-'Omar vi restaurò il castello che ancor oggi domina sulla collina, testimone nell'architettura dei vari periodi della sua storia. Nel 1909 vi fu scoperta una sala con pavimento musivo e con iscrizione aramaica, appartenente ad una sinagoga. Nel 1931 sondaggi archeologici misero in luce un anfiteatro romano, musaici, capitelli, colonne e resti di un tempio.

Bibl.: P. Viaud, Nazareth, Parigi 1910. pp. 179-91 (scavi della chiesa di S. Anna a S.): C. Enlart, Les momm. des Croisés, II, ivi 1928; pp. 349-51: L. Waterman, Preliminary report of the Univers. of Michigan excavations at Sepphoris Palestine in 1931. Michigan 1937 (pp. 17-34: sintesi storica della città di S. Vovini); G. Seyrig, Irenopolis-Neronias-Sepphoris, in Numismatic chronicle, X. Oxford 1950, pp. 284-80.

Donato Baldi
SEGALA, Alessio da Salò. - Predicatore e scrittore d'ascetica cappuccino, n. a Salò nel 1558, entrato nell'Ordine nel 1580 , m. a Brescia l'8 genn. 1628.

Scrisse operette ascetiche, raccolte nelle Opere spirituali, Venezia 1623; 1637; 1643 con aggiunte. Di tendenza pratica, istruisce e impegna l'anima nella lotta contro i vizi e nella conquista delle virtù con la Pratica singolare, Brescia 1611, e con la Via sicura del Paradiso, ivi 1617. Nel Trionfo delle anime del Purgatorio, ivi 1620, stimola agli esercizi in loro suffragio; a questo scopo istituì in Brescia e altrove una confraternita.

Bibl.: Valdemiro Bonari da Bergamo, I conventi e i Cappuccini brecciani, Milano 1891, pp. 132-36; Emidio d'Ascoli, A. S., in DSp, I (1937), coll. 306-307: Ilarino da Milano, Bibl. dei Min. Capp. di Lombardia, Firenze 1937, pp. 8-50; Melchiorre da Pobladura, Hist. gover. Ord. Min. Capuce., I, Roma 1947. pp. 178, 182, 191, 195-96. 200: Lex. Capuce., Roma 1951. col. 30.

Ilarino da Milano
SEGANTINI, Giovanni. - Pittore n. ad Arco nel Trentino il 15 genn. 1858, m. sullo Schafberg in Engadina il 28 sett. 1899.

Rimasto orfano di madre quando era ancora fanciullo, venne condotto dal padre, falegname, a Milano, ma presto abbandonato anche da questi ed affidato ad una sorellastra ebbe una prima giovinezza travagliatissima. Riuscito ad entrare all'Accademia di Brera, nel 1879 si distinse con un quadro dal titolo: Cava di S. Antonio che come altri di quel suo primo periodo mostra rapporti con il fare dell'ambiente milanese contemporaneo. Amico del Longoni, del Mentessi e di Luigi Grubicy, subì l'influsso delle ricerche tecniche di quest'ultimo orientate verso il divisionismo (v.). Trasferitosi nel 1881 in Brianza prima, e quindi a Savognino, alla ricerca di atmosfere sempre più limpide, giunse ad esprimere, in un gruppo di opere di alto valore lirico, il suo sincero amore per la natura e le sue manifestazioni. Dotato di un forte senso decorativo, questo pose sovente ad esprimere i riposti significati di talora generiche allegorie moralistiche ed umanitarie nate dalla sua stessa amorosa contemplazione del creato. Così nelle Due madri (1889) della Galleria d'arte moderna di Milano e nel più tardo Amore alle fonti della vita e nell'Angelo della vita della stessa raccolta, dipinti dopo che s'era trasferito nel 1894 sul Moloia. Altre sue opere di grande qualità, e giustamente famose, sono in musei e raccolte italiane e straniere: così la Ragazza che fa la calza (1888) della Kunsthaus di Zurigo e Alla stanga della Galleria naz. d'arte moderna di Roma. - Vedi tav. XV.

Bial.: W. Ritter, G. S., Vienna 1897; R. Calioni, S., Milano 1934; E. Somaré, S., Bergamo 1937; N. Barbantini, G. S., Venezia 1945; F. Petricciano, S., Novara 1945; G. Castelfranco, Pittori ital. del secondo Ottocento, Roma 1922, p. 30.

Emilio Lavagnino
SEGARELLI (SEGALElli), Gerardo. - Iniziò a Parma, ca. il 1260, il movimento ereticale detto degli "Apostoli" e "Apostolissae Christi" ( $=$ Fratres e Sorores Apostolorum), continuato e organizzato da fra' Dolcino (v.); m. sul rogo il 18 luglio 1300.

Il giovane S., ingenuo e fanatico, si vide rifiutato l'ingresso tra i Frati Minori di Parma; si diede per conto suo alla vita ascetica, nella linea del costume francescano e in coincidenza con l'inizio della terza epoca gioachimita dello Spirito Santo, volgarizzata dagli Spirituali (v.).

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Sogno di ripristinare la vita evangelica e apostolica; sul modello delliconografia degli Apostoli si rivestì d'una tunica ruvida e d'un mantello bianco, cinto di corda, barba lunga e capelli spioventi, sandali ai piedi scalzi; vendé la propria casa e distribuì il denaro ai ragazzi, visse rondagio, predicando la penitenza e proclamando versetti evangelici. Ebbe seguaci, uomini e donne, e la benevolenza delle autorita cittadine e del vescovo Obizzo Savvitali. S. rivestiva i suoi aderenti dell'abito apostolico e li mandava per il mondo; essi vivevano d'elemosine quotidiane, recitavano preghiere, cantavano inni religiosi, esortavano alla vita evangelica. S. non seppe né volle dare una sistemazione al movimento; lo concepì anzi in libertà di spirito, senza regola, senza gerarchia, con l'unico vincolo dell'obbedienza interna, spirituale a Dio; senza voti, neppur di castità, con contubernio muliebre incontrollato; alle abitazioni formali con chiese e culto regolato sostituì la libera circolazione devozionale facilmente osiosa e sovente viziosa; anche i giuramenti non erano ritenuti vincolanti. Vi s'aggiunse la pressaa di ricostituire la vera Chiesa spirituale degli Apostoli, contro quella carnale e "aduiterata" di Roma.

Il vescovo Obizzo incarcero S. per le sue crescenti stranezze e scurrilità; poi lo tenne sotto benevola vigilanza, ritenendolo fatuo e inoffensivo. La degenerazione ereticale e morale degli pseudo-apostoli provocò le condanne esplicite di Onorio IV (11 marzo 1286), di Niccolò IV ( 7 marzo 1290) e l'azione repressiva degli inquisitori. Questi convinsero d'eresia S., che dal vescovo fu condannato al carcere perpetuo, nel 1294; quattro suoi seguaci furono dal Comune mandati al rogo. Sei anni dopo l'inquisitore domenicano Manfredo di Parma ritrovò residivo S., che fu consegnato al braccio secolare.

BibL.: cf. la v. dolcino; soprattutto l'elenco ragionato delle fonti e degli studi in L. Spätling, De apostolicis, psendoapostolis, apostolisis, Monaco 1947, pp. 113-40. Ilarino da Milano

SEGATO. GIROLAMO : v. DEFUNTI, VENERAZIONE dei, VI. Nella medicina.

SEGESSER, Philipp Anton. - Uomo politico svizzero, n. a Lucerna il 5 apr. 1817 , m. ivi il 30 giugno 1888. Nel 1851 membro del grande Consiglio di Lucerna, negli aa. $1863-67$ e $1871-88$ membro del governo.

Dopo il fallimento nel 1847 del Sonderbund (unione politica dei cattolici svizzeri), da lui sconsigliato, il S. diventò per lungo tempo capo dei cattolici conservatori di Svizzera, fermo oppositore dello Stato liberale del 1848 e propugnatore del regime federalista e cattolico. Si rese celebre anche per i suoi lavori sulla storia del suo paese, aderendo alla scuola storica del diritto.

Scritti: Rechtsgeschichte der Stadt und Republik Luzern (4 voll., Lucerna 1851-58); L. Pfyffer und seine Zeit (3 voll., Berna 1880-82); Gesammelte kleine Schriften (4 voll., 1877-87). Curò l'ed. degli Eidgenössische Abschiede 12451320 (3 voll., Basilea 1858-69).

Bibl.: A. Büchi, s. v. in Kirchliches Handlexikon, II (1912), coll. 2033-34; R. Müller, P. A. v. S., 2 voll., Lucerna 1917-23; A. Beck, Kirche u. Staat in den Schriften Segessers, Friburgo 1927; E. F. J. Müller, s. v. in Schweizer Rundschau, 36 (1937), pp. 749760.

Jaroslav Skarsada
SEGHERS, Daniel. - Gesuita, pittore, n. ad Anversa il 6 dic. 1590, m. ivi il 2 nov. 1661.

Scolaro, in arte, del padre suo Pietro e di Jan Brueghel, conquistò il grado di maestro ad Anversa nel 1611; indi, abiurato il calvinismo, entrò come fratello coadiutore nella Compagnia di Gesù il 10 dic. 1614. Fu anche breve tempo a Roma per perfezionare i suoi talenti assai spiccati per la pittura. Dipinse soprattutto fiori e cespugli, ghiriande e festoni che inquadravano ritratti e immagini dipinte da altri maestri (Rubens, van Dyck, C. Schult, E. Quellin, A. van Diepenbeck) con un lavoro di grande pazienza e di gusto squisito nel gioco dei colori, che lo resero desiderato da principi e da nobili. Lo stesso faceva anche su vasi e su specchi. La maggior
parte delle sue opere sono sparse nei musei e gli meritarono doni di valore e anche celebrazioni poetiche.

Bibl.: Sommervogel, VII, col. 1090; Thieme-Becker, XXX. p. 423: Fr. Kieckens, D. S. de la C. de 76 sur. peintre de fleurs; sa vie et son oeuvre (1550-1611), Anversa 1886; A. Wankenne, Un peintre sissile: le frère D. S., in Etudes classiques, 13 (1945), pp. 189-92; A. J. J. Delen, Oude Kunsten Grafich Verzamelde Opstello, Anversa 1945, pp. 71-102.

Celestino Teodore
SEGNA. (SEn), ZENGGI, DIOCESI di. - Nella Croazia (Jugoslavia); unita con la diocesi di Modrussa; è suffraganea di Zagabria.

Ha una superficie di 10.513 kmq . con una popolazione di 370.000 ab., dei quali 230.000 cattolici; conta 142 parrocchie, servite da 88 sacerdoti diocesani e 13 regolari; ha 1 seminario, 4 comunità religiose maschili e 6 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 373).

Non si sa precisamente quando fu istituita la diocesi di S. Fino alla metà del sec. xir ca. il territorio della diocesi (come pure quello di Modrussa) era sotto la giurisdizione del vescovo di Veglia (Krk). Da allora in poi si trova una serie ininterrotta di vescovi di S. La diocesi di Modrussa o Corbavia (Krbava) fu istituita nel 1185 nel Concilio provinciale di Spalato. La sede primitiva, fino al 1460 , era a Corbavia (oggi Urbina) ed in seguito, a causa delle invasioni turche, fu trasferita a Modrussa. Dal 1567 i vescovi di S. amministrarono anche la diocesi di Modrussa fino al 1640 quando Urbano VIII la unì a quella di S. per aequalitatem iurium nella persona di un unico vescovo, il quale pertanto ancor oggi porta il titolo di « episcopus Segniensis et Modrussiensis seu Corbaviensis».

Dal 1461 al 1534 anche Otočac, città nel territorio della diocesi di S., fu sede di una propria diocesi. Dal 1924 l'amministrazione apostolica di Kastav (anteriormente parte della diocesi di Trieste), fu affidata al vescovo di S. Dal 1787 fino al 1925 anche la città di Fiume (v.) faceva parte della diocesi di Modrussa; la S. Sede nel 1952 affidò una parte della diocesi di Fiume e la città stessa al vescovo di S. Fino al 1640 i vescovi di S. e Modrussa erano suffraganei dell'arcivescovo di Spalato; poi fino al 1852 di quello di Strigonia, ed in seguito di quello di Zagabria. Tra i vescovi meritano speciale menzione il vescovo di Modrussa Simeone Kožičić (1500-36), erudito oratore al V Concilio Lateranense (1512), e l'eroico Antonio de Dominis, il quale assieme ai suoi canonici perì per mano turca, nel 1596, nell'assedio di Kita. La città di S., sede della diocesi, fu nido degli Uscocchi, famosi per la loro secolare lotta contro i Turchi ed in seguito contro la Repubblica di Venezia. A S. inoltre fu aperta la prima tipografia croata (1494). Su tutto il territorio di queste diocesi la Massa è celebrata in rito romano, però in lingua veterosiava (v. GLAGOLITICA, SCRITTUALI. Quest'uso fu confermato da Innocenzo XV nel 1248 in una lettera al vescovo di S., Filippo, ed in seguito da altri papi. Durante le ripetute invasioni e la dominazione turca (secc. XVI e XVII) vennero e s'insediarono in queste diocesi in numero rilevante gli ortodossi, condottivi dai Turchi. Tentativi per l'unione, specialmente sotto il governo del vescovo Benzoni (1730-45), non ebbero duraturo successo.

Dal 1806 al 1919 e poi dal 1934 al 1940 a S. c'era un Seminario maggiore. Oggi i chierici frequentano il Seminario maggiore di Fiume. Rispetto alla situazione dell'anteguerra (1941) il numero dei sacerdoti è più che dimezzato, le religiose non possono più svolgere il loro apostolato nei vari istituti, alcune parrocchie non esistono più ed anche il numero dei fedeli, in seguito agli orrori della guerra, è sensibilmente diminuito.

Bibl.: D. Farlati, Illyricum sacrum, IV, Venezia 1769, v. indice; Codex diplomas. regni Croatias Dalmatiae et Slavoniae, a cura di T. Stujliklas, II-XV, Zagabria 1904-34, v. indici; K. S. Draganović, Le diocesi croate, in Croazia sacra, Roma 1945, pp. 196-90.

Gianruso Burii
SEGNATURA APOSTOLICA: v. TRIBUNALI DELLA S. SEDE.

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(da P. S. Opere, Parma III, tav. dopo la p. 8) Segneri, Paolo - Ritratto, Incisione di A. Dorigny, Exemplare della Biblioteca nazionale - Roma.

SEGNERI, Paolo. - Gesuita, oratore e scrittore classico, n. a Nettuno il 20 marzo 1624, m. a Roma il 9 dic. 1694.

Educato nel Collegio Romano, dove ebbe a maestro il futuro cardinale p. Sforza Pallavicino, che in lui previde un riformatore dell'eloquenza sacra in Italia, entrò nella Compagnia di Gesù il 2 dic. 1637, e, ordinato sacerdote nel 1653, fu destinato alla predicazione a cui si preparò con lo studio assiduo della S. Scrittura e dei Padri e la lettura delle Orazioni di Cicerone. Dal 1661 al 1692 predicò, oltre ai quaresimali, le missioni al popolo in gran parte d'Italia, specialmente negli Stati della Chiesa e in Toscana, gradito e seguito non solo dal popolo, impressionato dalla sua parola accesa e dalle flagellazioni che s'imponeva sul pulpito e nelle processioni di penitenza, ma anche dai grandi, soprattutto dal granduca Cosimo III e dalla sua famiglia, che se ne servirono anche in questioni assai difficili e scabrose. Nel 1692 fu chiamato da Innocenzo XII all'ufficio di predicatore apostolico e di teologo della Penitenzieria.

La sua fama duratura gli fu conquistata in modo particolare dal suo Quaresimale (Firenze 1679, con ripetute edd.), che lo fece paragonare a s. Bernardino da Siena per l'efficacia della parola e al Bourdaloue, del quale partecipa la forza e l'arte del dire, ma che supera per la ricchezza della fantasia e il calore dei sentimenti. Per l'Italia rimane il principe degli oratori per l'eloquenza rapida, calda, sovente polemica e impetuosa, per la logica serrata e progrediente dell'argomentazione, per la classicità della lingua e dello stile (nella prefazione al Quaresimale dice * di essersi sottoposto con rigore non piccolo a quelle leggi, che sono in essa le riverite generalmente e le rette, per non violarle qual Italiano ingiurioso $\left.{ }^{*}\right)$ e per la reazione viva e quasi totale (qualche abuso, tuttavia, dell'antitesi, della metafora, delle immagini colorite, della parola troppo studiata ancora rimane) al gusto pretenzioso, vaniloquente e mariniano dell'eloquenza sacra secentesca. Il suo gusto, del resto, appare chiaro anche dalla sua collaborazione al Vocabolario della Crusca. Il S. mostra pure il suo pieno valore
nella scelta degli argomenti (cf. le dichiarazioni nella prefazione al Quaresimale), che si attengono non solo ai principi della fede, ma scendono sempre alla pratica dei precetti cristiani, anche riguardo a questioni sociali ed economiche (dove non mancano vedute ardite e originali); il tutto avvivato da aneddoti, scenette gustose, novelle, estratte e raccolte di poi in volumetti a parte. Lo stesso dicasi dei Panegirici sacri (Bologna 1664; ed. più completa, Venezia 1657) alquanto, però, più manierati, e per le Prediche dette nel Palazzo Apostolico (Roma 1694).

Più sobrio, senza tuttavia nulla perdere dei suoi pregi, il S. appare nei discorsi morali che formano Il Cristiano istruito nella sua legge ( 3 voll., Firenze 1686); e nelle altre opere: Il penitente istruito (Bologna 1669); Il confessore istruito (Brescia 1672); La manna dell'anima (4 voll., Bologna 1673-80) squisite meditazioni per tutti i giorni dell'anno; Il divoto di Maria Vergine istruito ne' modi e ne' mezzi che lo conducono a servirla (ivi 1677); L'incredulo senza scusa (Venezia 1690); Il parroco istruito (Firenze 1692); Dichiarazione del Pater Noster, diviso in 56 considerazioni (Bassano 1694).

Negli ultimi anni della sua vita prese parte alla difesa del probabilismo contro le idee del p. generale Tirso Gonzalez e si oppose alla pubblicazione che questi voleva fare, contro il parere dei suoi assistenti, del suo libro Fundamentum theologiae moralis; e quando l'opera, ciononostante, uscì alla luce, il S. scrisse sotto altro nome tre lettere (1693), fatte passare di mano in mano, e stampate soltanto parecchio dopo la sua morte con lo pseudonimo: Massimo degli afflitti, Lettere sulla materia del probabile (Colonia 1732 e Napoli 1856). Ugualmente battagliero s'era mostrato il S. contro il quietismo con la sua Concordia tra la Fatica e la Quiete nell'Orazione, espressa ad un Religioso in risposta da P. S. della C. di G. (Firenze 1680). L'opera per l'acre opposizione degli avversari, fu denunziata alla Inquisizione di Roma e condannata; come pure fu condannata la risposta del S. ad un'opera scritta contro la Concordia dal card. Petrucci : Lettera di risposta al Signor Ignazio Bartolini sopra l'eccezioni, che dà un difensore de' moderni quietisti a chi ha impugnate le loro leggi in orare (Venezia 1681). Ma condannate le opere del Molinos nel 1687 e quelle del Petrucci nel 1688, il S. poté ristampare la Concordia con qualche mutazione, nel 1691, e con il decreto del 30 luglio 1692 fu dichiarato libero da ogni condanna, di modo che la Concordia non comparve in nessuna edizione dell'Indice; mentre la Lettera di risposta, nonostante il decreto del S. Uffizio che la dichiarava libera, rimase all'Indice fino all'edizione di questo del 1900 (cf. J. Hilgers, Der Index der serbotenen Bücher, Friburgo in Br. 1904, p. 140, contro l'asserzione di Reusch, e pp. 551563).

Bibl.: Opere complete: 2 voll., Parma 1700; 4 voll., Venezia 1712; 3 voll., Parma 1714; 4 voll., Torino 1855. Biografic: manca ancora una vita completa ben documentata del p. S.; buone sotto vati sapetti, ma insufficienti: G. Mussoi, Breve ragguaglio della vita del p. P. S., nelle varie edd. delle Opere complete; N. Risi, Il principe dell'eloquenza sacra in Italia, Bologna 1924; G. Mincezi, Il p. P. S., 2 voll., I. Biografia; II. Antologia, Amatrice 1949. Lavori particolari: G. Boero, Lettere ined. del p. P. S., Napoli 1848; S. Giovanni, Lettere ined. del p. P. S. al granduca Cosimo III, Firenze 1857; G. Micheli, I confini tra Borgotaro e Pontremoli, Parma 1889; A. G. Tononi, Missioni del p. P. S. nei ducati di Piacenza e di Parma ed affari in essi da lui trattati, in Russ. nazioni, 1805, vi, pp. 783-812; F. Zanotto, Storia della predicaz. nei secoli della letteratura ital. Modena 1899, pp. 256-83; A. Casali, Il p. P. S. e le sue missioni nel territorio di Brescia e della Repubblica di Venezia, in Civ., Catt., 18* serie, 5 (1902, 1), pp. 142-63; P. Tacchi Venturi Lettere ined. di P. S., di Cosimo III e di Giuseppe Agnelli intorno la condanna dell'opera segneriana la "Concordia", in Arch. stor. ital., 9* serie, 31 (1903), pp. 127-65; G. Bulgarelli, P. S. e la diocesi di Modigliano, Saluzzo 1908; G. Ferretti, F. Redi e il p. P. S., in Giorn. stor. della letter. ital., 55 (1910, 1), pp. 99-103; A. Barilli, Lettere politiche inedite dal p. P. S., in Arch. stor. per le prov. parmensi, nuova serie, 11 (1911), pp. 1-34; M. Zilno, P. S., in Vita e pensiero, 10 (1920), pp. 157-89; id., P. S. e le missioni, in Riv. del clero, 5 (1924), pp. 709-13; V. Soncini, Il p. P. S. nella storia farnese a Parma con lettere e docum. inediti, Torino 1923; M. Zilno, Rassegna bibliografica, in Giorn. stor. della letter.

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ital., 86 (1922, 11), pp. 412-49; A. Belloni, Il Sricento (Storia letter. d'Italia), Milano 1929, pp. 512-15; G. Barbieri, La funzione dei beni economici secondo il p. P. S., in Consrbiun, 7 (1932), pp. 851-59; G. Marzot, Un classica della controriforma, P. S., Palermo 1950. Celestino Testore

SEGNERI, Paolo, iuniore. - Gesuita, missionario popolare, nipote del grande predicatore, n. a Roma il 18 ott. 1673, m. a Senigallia il 15 giugno 1713 .

Entrato nell'Ordine, dopo aver compiuto gli studi nel Collegio Romano, il 25 maggio 1689, si dedicò, come lo sio, alla predicazione e soprattutto alle missioni popolari, percorrendo la massima parte dell'Italia centrale e parte dell'Italia settentrionale, accompagnato sempre da grande successo per la sua eloquenza efficace e conquistatrice, osserva il Muratori (v. op. cit. in bibl.), e la sua parola soave e penetrante, a tutti gradita.

Compose : Dell'amore di Dio e dei mezzi per conquistarlo (Lucca 1707, più volte ristampato; è versione, con l'aggiunta di pie riflessioni, dell'operetta del p. F. Nepveu); Esercizii spirituali esposti secondo il metodo del p. P. S. iuniore da L. A. Muratori (Modena 1720); a questa opera si ricollegano le aspre questioni e discussioni tra il Muratori e i dottori dell'Università di Salisburgo e molti altri teologi, tra i quali parecchi gesuiti, i quali accusavano il Muratori di sostenere che la devozione a Maria non era necessaria alla salvezza. E inoltre varie altre operette spirituali, generalmente esami (sull'amore di Dio, sul buon uso della confessione, sulla carità, sulla povertà, ecc.), pubblicate dal Muratori e specialmente da F. Carrara: Opere postume del p. P. S. (3 voll., Bassano 1795).

Bibl.: F. M. Galluzzi, Vita del p. P. S. juniore, Roma 1718; L. A. Muratori, La vita del p. P. S., juniore, Modena 1720 (contiene anche parecchi opuscoli); F. Ceretti, Sulla missione del p. P. S. Juniore nella parrocchia di Cividale presso la Mirandola nel 1312, Mirandola 1913; G. Ferretti, Il p. P. S. Juniore nel Modenese e i dubbi religiosi del Muratori, in Rass. naz., 202 (1915), pp. 143-55; A. Pirri, L. A. Muratori e P. S. juniore, Un'amicizia santa, in Riv. di stor. della Chiesa, 4 (1930), pp. 5-69 (con lettere e documenti). Celestino Testore

SEGNI, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Roma, da cui ciata 38 km ., a 663 m . sul mare.

Ha una superficie di 250 kmq . con una popola-
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(fei, Alinari)
Segni, diocesi di - Porta Saracena e avanzi di mura ciclopiche.
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Secni, diocesi di - Esterno della chiesa di S. Pietro, costruita nel sec. xili sulla cella mediana di un tempio romano e tre celle, dedicato alla Triade Capitolina.
zione di 32.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 14 parrocchie, servite da 35 sacerdoti diocesani e 10 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e it femminili (Ann. Pont. 1952, p. 373). E immediatamente soggetta alla S. Sede. Protettore della diocesi è s. Brunone.

E l'antica Signia, in forte posizione strategica, sulla via obbligata per le popolazioni Erniche verso Roma. L'antica tradizione, conservata da Livio, la ricorda come colonia di diritto latino. I Signini rimasero sempre fedeli a Roma, anche durante la guerra annibulica. Con il nome di opus signinum è ricordato uno speciale intonaco, impermeabile, formato con cocci frantumati uniti con calce di monti locali. S. conserva ancora quasi tutto il circuito delle mura di tipo ciclopico, di ca. 2 km . più ampio del perimetro dell'odierna città, che costituiscono un esempio di fortissima difesa di città e acropoli; e sono le più imponenti del Lazio: notevole la Porta Saracena, che presenta la speciale caratteristica di restringersi verso l'alto e di sostenere cinque enormi monoliti. S. a causa della sua posizione e delle fortificazioni non fu molto danneggiata nel periodo delle invasioni; al tempo della dominazione bizantina fece parte del Ducato romano; nei primi anni del sec. viII passò alla Chiesa; quindi, nel 1353, alla famiglia dei Conti di S.; in seguito, per matrimonio, pervenne agli Sforza, come feudo; fu elevata a ducato nel 1639; acquistata poi dai Barberini, ritornò agli Sforza e finalmente agli Sforza-Cesarini. Nel 1557, durante la guerra tra il papa Paolo IV e Filippo II di Spagna, fu saccheggiata dagli Spagnoli del duca d'Alba, per esservisi raccolti gli abitanti dei paesi vicini.

Il cristianesimo fu predicato in S. fin dai primi secoli; la città era sede vescovile già nel sec. v. Il primo vescovo di cui si ha memoria è Santulus, che fu presente in Roma al Concilio di Simmaco del 499; ma per lui, impedito, sottoscrisse i decreti Fortunato vescovo di Anagni; segue il vescovo Giusto, che sottoscrisse il III Sinodo romano dal 501, il IV del 502, il VI del 504. Nella storia della Chiesa di S. ha la più grande importanza s. Brunone da Solero (Alessandria (v.1). Lucio III con la lettera + Et ordo rationis expostulat + del 4 nov. 1182, al vescovo Pietro (nominato da Alessandro III, e presente al Concilio Latera-

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SEGORBE, DIOCEAT di - Retablo di s. Chiara e s. Eulalia, con le immagini delle due Sante e storie della loro vita. Dipinto di Pedro Serra (fine del sec. 21v) - Segorbe, Cattedrale.
nense del 1179), assegna privilegi e possessi alla Chiesa di S. e ne determina esattamente i confini; Clemente III, in data 19 dic. 1188, confermó di nuovo gli antichi privilegi, specie riguardo al possesso di Castella, Collis Medius, Mattelonicus, Gabilianus, Plumbinaria (ancora esiste l'alta Torre Piombinaria, appartenente ad un antico castello, sulla via di Paliano), Valmontonius. S. è patria del papa s. Vitaliano ( $657-72$ ); nei secc. xII-xiv fu spesso residenza di Papi; specialmente vi dimorarono: Eugenio III, Alessandro III, che nel 1179 vi canonizzò Tommaso de Cantorbery, Lucio III, Innocenzo III.

Degli edifizi sacri, è notevole la Cattedrale (S. Brunone) con bell'interno a pianta centrale e la facciata dei primi dell'80o; molto interessante, sulla parte più alta dell'abitato, dove era l'acropoli, la chiesa di S. Pietro, romanico-ogivale, costruita sopra grandi massi calcarei, con il materiale e nelle mura stesse di un tempio pagano.

BibL.: Lib. Pont., I, pp. 343-44; Mansi, VIII, col. 234 sag.; Ughelli, I, coll. 1234-42; Moroni, LXIII, pp. 227-41; Cappelletti. VI, pp. 613-40; Lanzoni, pp. 163-66; Eubel, I, p. 451 ; II, p. 261 ; III, pp. 318-19; IV, p. 313; V, p. 337; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, II, Berlino 1906, pp. 131-34. Carlo Carletti

SEGNO. - In senso ampio s. (gr. $\sigma \eta \mu \varepsilon \lambda 0 \nu$ ) è qualsiasi cosa (realtà, immagine, oggetto) che ne manifesta un'altra: "quodcumque notum in quo aliquid cognoscatur" (s. Tommaso, De verit., q. 9, a. 4 ad 4; cf. Sum. Theol., $3^{2}$, q. 60, a. 4 : "signum est per quod aliquis devenit in cognitionem altorius ") : cosi il respiro e il battito del cuore sono s. della vita. Con significato più rigoroso, s. è ciò che esiste, o viene assunto, unicamente come espressione di un'altra cosa: in questo senso la bandiera è s. della patria, la parola s. dell'idea.

Il Lalande (Vocab. techn. et crit. de la philos., $5^{2}$ ed., Parigi 1947, pp. 970-71) propone una triplice distinzione: s.è: 1) una percezione attuale che permette, con maggiore o minore sicurezza, un'affermazione relativamente a un'altra cosa: in questo senso può dirsi che l'estensione del s. è amplissima, per la molteplicità delle relazioni che collegano i vari aspetti di una realtà e le diverse realtà fra di loro; 2) un atto o gesto espressivo di un comando o di un'azione da compiersi; 3) un oggetto (figura, immagine) che funge esclusivamente da simbolo di un'altra cosa e ne richiama la rappresentazione o l'idea, p. es., i simboli degli elementi chimici : è il s. nel senso rigoroso già definito. L'ulteriore distinzione del s. in naturale e convenzionale si fonda sulla natura della relazione che intercorre fra il s. e la cosa significata: è «naturale» il s. che comporta una relazione reale (di causa, effetto, somiglianza: ove interviene quest'ultimo rapporto, si parla talora di s. "formale», e in tal senso è detto s. "formale" il concetto come rappresentazione o forma intenzionale dell'oggetto: cf. s. Tommaso, De verit., loc. cit.), p. es., l'impronta indicante il passaggio di un animale e la sua direzione, o i vari s. fisiognomici come espressione di sentimenti e qualità psichiche (semantics tentata già, empiricamente, da Aristotele: cf. Physiognom., specialmente cap. 3). Se invece la relazione fra s. e cosa significata è posta in atto per pura convenzione, il s. è " convenzionale", p. es., i s. del linguaggio musicale. La divisione è per estremi e ammet te gradi intermedi, in quanto in alcuni oggetti può aversi una certa attitudine ad essere assunti come s. di una determinata cosa, p. es., la bilancia come s. della giu stizia o, nella religione cristiana, il Battesimo come s. della interna purificazione spirituale. Per quanto riguarda il linguaggio umano, può dirsi che esso comprende tutte le gradazioni del rapporto semantico, dal grido, espressione immediata di un sentimento, alle parole onomatopeiche o strutturalmente e foneticamente espressive, fino a quelle puramente convenzionali e arbitrarie dei moderni linguaggi scientifici.

Il significato del s. è rilevante nella conoscenza umana, non soltanto pratica, dove la sua funzione è notissima, ma anche teoretica. Già Aristotele ne notava l'importanza filosofica, in quanto "è proprio della filosofia il poter scoprire talora qualcosa di necessario dove si presentano alcuni s." (Physiognom., cap. 2, 807 a 9-10). In realtà, intendendo il s. nel suo significato più ampio, è attraverso s. sensibili (i caratteri esteriori del mondo e della sua attività, rivelatori della contingenza) che è possibile, per s. Tommaso, pervenire all'affermazione di Dio. E dello stesso s. Tommaso l'osservazione "quod signa proprie dantur hominibus quorum est per nota ad ignota pervenire" (Sum. Theol., $3^{2}$, q. 60, a. 2, c.; cf. De verit., loc. cit.). E pertanto perfettamente consono all'indole della conoscenza e dell'attività umana che la realtà soprannaturale e la sua comunicazione all'uomo venga espressa nella religione cristiana, attraverso s. sensibili (Sacrificio, Sacramenti).

BibL.: J. Maritain, Les degrés du savoir, $3^{2}$ ed., Parigi 1932, pp. 769 sgg.; id., L'esprit dans sa condition charnelle, ivi 1939, pp. 80-82; id., Quatre essais sur l'esprit, ivi 1939, saggio 2; U. Viglino, Logica, Roma 1941, pp. 127-29; A.-M. Rouget, Les Sacrements, ivi 1945, pp. 255-346 (Somme théologique, trad. franc. ediz. della Revue des jeunes); C. M. Travers, Valour sociale de la liturgia, ivi 1946, pp. 23-135. Ugo Viglino

SEGOR (ebr. $S \delta^{\prime} a r$; gr. $\Sigma \dot{\eta} \gamma \omega \rho$ ). - Antica città della Palestina, a sud del Mar Morto (Gen. 13, 10; Deut. 34, 3), chiamata dapprima Bala (Bela': Gen. $14,2-8)$.

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Era la più piccola della Pentapoli ([v.] ibid. 19, 20) e fu salvata dalla distruzione ad intercessione di Lot che ottenne di potervi riparare, portandosi da Sodoma (v.) verso la montagna (ibid. 19, 21-25). Geremia (48, 34) ed Isaia (15, 5) descrivono S. in relazione alle altre città a sud dell'Arnon, situandola vicino al Mar Morto e ai piedi della Montagna di Moab.

Negli scrittori romani e bizantini è conosciuta con il nome di Zoora e Zogora e situata nel Gòr es-Sâfijjeh sulla punta estrema del Mar Morto. Conquistata da Alessandro Ianneo, fu poi ceduta ai Nabatei (FI. Giuseppe, Antiq. Ind., XIII, 15, 4; XIV, 1, 4). I Romani vi posero una guarnigione militare; vi fiorì una comunità cristiana con vescovo, ed anche una colonia giudaica. La carta musiva di Madaba raffigura la città fortificata in mezzo a palmeti nelle vicinanze del Mar Morto; e più in alto nella montagna la chiesa dedicata al ricordo del rifugio del giusto Lot. Al tempo dei Cesciati era denominata Paumiers, per l'abbondanza dei palmeti. Tra le varie identificazioni proposte per la Zoora romana e bizantina, oggi prevale il Sejh 'Tsà sul Sejl el-Qurâbî, dove esistono resti importanti di edifici cristiani. Nel Gòr es-Sâfijjeh, sommerso dalle acque del Mar Morto, furono notati sepolcri del in millennio a. C.; ivi deve trovarsi suppellita l'antica città biblica di S .

Bibl.: L. Heidet, s. v. in DB. V. coll. 1561-65; A. Mallon, Voyage d'exploration au sud-est de la Mer Morte, in Biblica, 2 (1924), pp. 431-41; F.-M. Abel, Géngr. de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 466; N. Glueck, An aerial reconnaissance in southern Transjordan, in Bull. of the Americ. schools of orient. research. 67