�, ed ha poteri, diritti ed obblighi che sono da definirsi pubblici. Essere persona pubblica non significa avere una capacità di diritto pubblico. La distinzione sopraddetta si riferisce non agli individui, ma solo alle persone giuridiche. La personalità degli individui è connessa, almeno per il diritto moderno, alla qualità di uomo, che non è specificamente né di diritto privato né di diritto pubblico. Essi possono presentarsi con una veste che talvolta è pubblica, come quella di cittadini, di funzionari, ecc., e talvolta è privata, ma questi sono aspetti parziali della loro personalità e non è integrale loro caratterizzazione. Ci sono criteri vari di discriminazione, pratici e teorici e a fini particolari. Ogni ordinamento giuridico, poi, formula classificazioni proprie (p. es., il diritto dello Stato distingue gli enti civili ed ecclesiastici). Sono persone giuridiche pubbliche lo Stato e le altre persone giuridiche la cui destinazione è quella di funzionare come ausiliari dello Stato. Sono private quelle istituite per scopi che sono nulla più che leciti, anche se sono di utilità pubblica.
C'è un soggetto sperato, il nascituro, che viene tutelato dalla legge in vista degli interessi che ad esso possono venire collegati (v. nascituro). Ma anche l'ente erigendo è tutelato per le disposizioni a suo favore fatte prima del riconoscimento, che hanno tuttavia efficacia.
Ci sono soggetti incompiuti, non ancora riconosciuti, ma riconoscibili. Il distacco tra i soggetti giuridici veri e propri, e alcune associazioni (commerciali) e alcune entità (comunioni semplici, qualificate) non riconosciute, è di carattere formale.
Il momento in cui comincia a esistere, sul terreno del diritto, il soggetto individuale, è la nascita fisica; e il momento in cui cessa è la morte fisica, ma occorrono alcune formalità perché questo soggetto, dal momento della nascita, possa apparire rilevante per il diritto. Per il diritto civile la piena rilevanza sua si ha soltanto quando possa provarsene l'appartenenza al gruppo sociale (denuncia di nascita, cittadinanza); per il diritto canonico si diventa soggetti del diritto, nell'ordinamento della Chiesa, mediante il Battesimo. La nascita fisica è rilevante allo scopo di stabilire l'età della persona e le varie discriminazioni che ne derivano. In ogni ordinamento le forme (iscrizione nei registri di stato civile o Battesimo e registrazione nel libro parrocchiale) hanno importanza anche per stabilire il sesso. Rilevante è altresì la sovrapposizione alla faccità della politicità, cioè dell'appartenenza ad uno Stato o la consacrazione col Battesimo dell'appartenenza alla Chiesa. Soltanto dalla politicità o dalla sacertà può aversi il completamento della sfera dei diritti e dei doveri del soggetto.
Il soggetto individuale cessa con la morte fisica del corpo. La morte civile o la morte di diritto della persona, ammessa in alcuni paesi, non vige in Italia; qui il condannato all'ergastolo non perde la personalità, ma si trova soltanto in uno stato di incapacità legale. La personalità civile cessa quando risulti la morte da una denuncia allo stato civile (v. MORTE, II).
La fine della persona giuridica può aver luogo per cause attinenti all'elemento formale, soltanto nei casi in cui il riconoscimento abbia appunto carattere formale, quando cioè è dato in astratto con una norma di legge applicabile a determinati raggruppamenti organici. In questo caso basta l'abrogazione della norma che concede il riconoscimento perché si abbia la fine automatica di tutti i soggetti riconosciuti in base ad essa, in virtù del principio generale secondo il quale lo stato e la capacità delle persone sono sempre regolate dalla legge in vigore. Qualche volta si ha la revoca individuale del riconoscimento.
Normalmente, però, anche per le persone giuridiche le cause di estinzione vanno ricollegate al substrato materiale. Perciò possono variare a seconda che si tratti di fondazioni o di associazioni : 1) mancando oramai lo scopo
o essendo divenuto illecito; 2) se viene meno l'elemento delle persone da cui è costituita l'associazione; 3) talvolta con la perdita del patrimonio (ma l'autorità potrebbe nel caso di esaurimento dello scopo e se il patrimonio sia divenuto insufficiente, provvedere alla trasformazione); 4) per fusione di più enti o trasformazione. Speciali disposizioni detta la legge per lo scioglimento delle società commerciali.
La relazione tra la persona e il luogo in cui essa agisce ed opera, relazione che si trova disciplinata in ogni ordinamento giuridico, determina il modo e la misura del godimento, della realizzazione, dell'esercizio dei suoi diritti. Questo rapporto nel diritto statuale si specifica con i concetti di domicilio, residenza, dimora. In altri ordinamenti, p. es., in quello della Chiesa, questi istituti si specificano mediante concetti diversi (v. DOMicilio).
Per le persone giuridiche non si può parlare di domicilio, o di altra specificazione rispetto al luogo, come la residenza o la dimora; si parla invece di sede (o di più sedi).
La legge regola le situazioni relative alla relazione del soggetto con la sede. L'assenza (v.) si ha quando la persona ha cessato di comparire nel luogo del suo ultimo domicilio o dell'ultima residenza e non se ne hanno più notizie. Durante tale fase, preliminare, la legge si occupa della cura degli interessi dell'assente. I provvedimenti dell'autorità giudiziaria sono esclusivamente conservativi. Premede la domanda per la dichiarazione di assenza fatta da chi può avere diritti sui beni dello scomparso. In seguito si può domandare l'immissione nel possesso temporaneo dei beni dell'assente. Pro vista, attraverso questa procedura, la morte dell'assente, o presunta tale morte, si apre la successione.
La legge considera anche il caso che si ignori quale di due persone sia morta prima ed in tal caso, quando ci sia interesse, presume, per regolare effetti giuridici derivanti dall'ignorata sopravvivenza, la loro commorienza.
I diritti della personalità sono da considerarsi alla stregua di tutti gli altri diritti soggettivi della persona. Non hanno per oggetto la personalità in quanto tale o nei suoi più o meno specifici modi di essere; il nucleo oggettivo che ne determina il contenuto è un interesse della persona. E sempre interesse distinto dalla persona e come dipendenza di essa. Caratteri sono la inalienabilità, Pirrinunciabilità, l'imprescrittibilità. l'insusceptibilità di espropriazione, che però possono riscontrarsi in altri diritti; ma non regge più cosi l'obiezione fatta contro la legittimità di questi diritti della personalità, per la considerazione che la persona non può essere soggetto ed oggetto di diritti, perché questi diritti non hanno per oggetto la persona e i modi di essere della persona. Attraverso l'identificazione di essi si può segnare il profilo della personalità nei suoi più tipici atteggiamenti tutelati dal diritto. Alcuni di questi diritti sono originari o, come altri dice, innati, e quindi riguardano tutti i soggetti giuridici. persone fisiche o enti collettivi; altri sono derivati od acquisiti, in quanto riguardano soltanto particolari soggetti. Alcuni atteggiamenti della personalità godono di una tutela generica che li concerne nella loro massima estensione, e di una tutela specifica che si riferisce a particolari aspetti di essi. La tutela di tali atteggiamenti può essere a volte di carattere pubblicistico, a volte di carattere privatistico, a seconda degli interessi concreti che l'ordinamento giuridico mira a proteggere. Possono chiamarsi libertà costituzionali, se godono di una tutela nei confronti di altri soggetti che siano in posizione di egualtianza od anche nei confronti dello Stato, che detiene la sovranità.
r) Il più importante di questi diritti è il diritto alla vita; per gli enti collettivi non esiste questo diritto all'esistenza, perché può essere revocato il riconoscimento. a) Diritto all'integrità fisica, riferibile anch'esso soltanto ai soggetti individuali. Sono vietati gli atti di disposizione del proprio corpo, ma non tutti sono illeciti. 2) Diritto alla libertà, determinato negativamente dai limiti imposti agli altri soggetti (libertà sessuale, non riduzione in schiavitù, sequestro di persona, arresto illegale, limitazione indebita della libertà personale, abuso di autorità contro arrestati o de-
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ida R. C. A. Cardinalium Imagines. IV. No. 821
Soglia CERONI, GIOVANNI - Ritratto. Incisioni. del sec. XIX.
tenuti, perquisizioni od ispezioni personali arbitrarie, libertà morale). 4) Diritto all'onore (ingiuria, diffamazione, offesa alla memoria di un defunto, ecc.). 5) Diritto alla riservatezza (diritto all'immagine, segreto epistolare). 6) Diritto al nome. 7) Diritto alla paternità intellettuale (v. PROPRIetà immateriale e proprieta letterARIA).
I diritti pubblici possono classificarsi da diversi punti di vista. Essi si distinguono, con i criteri che valgono anche per i diritti privati, in ideali e patrimoniali, e anche in personali e reali; e, in riguardo alle persone verso le quali si possono avere, in assoluti e relativi, cioè ergo omnes o verso soggetti determinati. I diritti della personalità, sopra menzionati, possono essere considerati come diritti pubblici. Un'altra categoria di diritti pubblici comprende quelli che si possono dire diritti di funzione e funzionali, spettanti a soggetti investiti di funzioni pubbliche, diritti elettorali, di rappresentanza del popolo; diritti pubblici di prestazione a favore dello Stato o a favore di singoli, ecc.
Esistono poi posizioni giuridiche del soggetto nei rapporti con lo Stato, con la famiglia.
La cittadinanza è il vincolo di appartenenza della persona allo Stato. Essa ha una grande importanza sia nel campo del diritto pubblico che in quello del diritto privato. Il rapporto di cittadinanza riguarda pure, sotto profili negativo e positivo, le persone giuridiche, le quali si distinguono in straniere o nazionali; e si può anche ammettere che ci siano atti apolidi o con doppia cittadinanza.
La famiglia, più che un rapporto, è un insieme di rapporti giuridici, ai quali si ricollegano anche particolari stati personali. Alcuni di questi rapporti si fondano sul vincolo di sangue (parentela naturale e legittima), altri, invece, prescindono totalmente da tale evento naturale (la parentela civile, l'affinità; v. affinità; cognazione; CONSANGUINETÀ; FAMIGLIA; PATRIA POTESTÀ; PROLE).
Il soggetto può presentare una sua propria condizione professionale : il collegamento di atti e di mezzi nel campo economico, che si dice attività professionale, costituisce una condizione giuridica particolare del soggetto (cf. lavoro, IV; salario). Tra le condizioni professionali particolare rilevanza assume quella derivante dal rapporto di pubblico impiego.
Intimamente connessa con la capacità di diritto pubblico, è la posizione giuridica che a un soggetto puó spettare di fronte ad altri soggetti : posizione di superiorità e quindi di supremazia; di inferiorità e quindi di subordinazione; di indipendenza. Fra le varie posizioni che interessano il diritto pubblico merita un cenno in status e posizione di appartenenza ad una comunità necessaria (Stato, Comune, famiglia, ecc.). Altra posizione è quella di chi è chiamato ad agire nella sfera giuridica altrui, e perciò assume la veste di funzionario, di militare, di ecclesiastico, ecc. Cosl pure la posizione di ammesso in un pubblico istituto. La più importante di queste situazioni attive del soggetto è quella che si designa come diritto soggettivo. Questo va considerato come un potere del soggetto, in quanto al soggetto viene assicurata e garantita una posizione di libertà e di preminenza verso gli altri soggetti, e ciò in virtù di una norma e della sua applicazione con riferimento ad un dato soggetto. Esso è
concesso per la protezione di un interesse del soggetto la quale è affidata alla volontà del soggetto medesimo. Una categoria particolare di diritti soggettivi è quella dei diritti potestativi. Tra le situazioni attive ce ne sono alcune che possono ritenersi meno piene di quelle già considerate. Si parla di interesse occasionalmente protetto o diritto riflesso e ciò si verifica quando dalla protezione diretta di un interesse pubblico trae vantaggio un determinato soggetto. Diversa dalle precedenti è la situazione che si dà nel caso in cui al soggetto viene attribuito un interesse legittimo. Questo è specificamente protetto e tale protezione è garantita ad un soggetto determinato. Vive però nella sfera di un interesse pubblico e, come tale, gode di una tutela giurisdizionale e può farsi valere di fronte alla autorità amministrativa.
Nel soggetto si distinguono anche diverse qualificazioni o qualità soggettive. La personalità presenta manifestazioni che assumono la figura di potestà, poteri, diritti e obblighi o doveri pubblici. Potere giuridico in senso ampio, cosi nel diritto pubblico come nel diritto privato, è ogni potere di azione attribuito ad una persona dall'ordinamento giuridico. Sembra esatto ravvisare due categorie di poteri, le potestà o poteri giuridici in senso stretto (p. es., la potestà legislativa dello Stato, la patria potestà) e i diritti soggettivi; questi, contrariamente ai primi, si svolgono in un particolare rapporto giuridico. Non sempre a un diritto corrisponde un dovere specifico o viceversa.
In corrispondenza alle situazioni attive, ci sono situazioni passive, fra le quali la più tipica è quella che si concreta in un obbligo vero e proprio. Il legame di reciprocità fra situazione attiva e situazione passiva è dato dal concetto di rapporto giuridico che è uno strumento messo a servizio del soggetto attivo contro il soggetto passivo. I soggetti possono trovarsi inseriti in singoli (rapporti giuridici. Sono rapporti giuridici i rapporti fra più persone, ma anche i rapporti aventi carattere interno o riflessivo nella stessa persona.
Bibl.: P. Cipretti, Lec. di dir. canon. Parte gener., Padova 1943, p. 169 sgg.: S. Pugliatti, Gli istit. del dir. civ., I. Milano 1943, p. 107 sgg.: S. Romano, Principi di dir. costituz. gener., ivi 1943, p. 149 sgg.; id., Frammenti di un diz. giuridico, ivi 1947, p. 172 sgg.; A. Trabucchi, Istituz. di dir. civ., 3* ed., Padova 1950, p. 57 sgg.
Giuseppe Forchielli
SOGLIA CERONI, Giovanni. - Cardinale, n. a Casola Valsenio I'II ott. 1779, m. ad Osimo il 12 ag. 1856 .
Ancor giovane, fu segretario della S. Congr. degli Studi. Appartenne quindi alla Famiglia pontificia sotto Pio VII e per questo motivo pati lunga prigionia a Fenestrelle quando il Papa fu spossessato da Napoleone. Seguì Pio VII a Savona durante la breve occupazione muratiana del Patrimonio e da Leone XII fu nominato suo elemosiniere segreto e arcivescovo titolare di Efeso. Gregorio XVI lo promosse patriarca di Costantinopoli dei Latini, con l'ufficio di segretario della S. Congr. dei Vescovi e dei Regolari; il 12 febbr. 1838 lo creò cardinale riservato in pectore o lo pubblicò il 18 febbr. 1839. Contemporaneamente ebbe la diocesi di Osimo e Cingoli, che governò con grande saggezza, occupandosi specialmente di costituirvi un seminario, che fu reputato il più moderno istituto di educazione dello Stato pontificio anche per le installazioni igieniche e ginnastiche, allora del tutto inusitate. Estraneo alle vicende politiche dell'ora, accolse con sorpresa la chiamata a Roma da Pio IX nel giugno 1848 per assumervi gli uffici di segretario di Stato e di presidente del Consiglio dei ministri al posto del dimissionario card. Orioli. La seconda carica era poco più che nominale, perché sebbene lo Statuto richiedesse che la direzione del ministero fosse tenuta da un porporato, in effetti chi reggeva il governo era un laico, nella fattispecie il Mamiani.
Per tale circostanza, l'opera di governo del cardinale presidente non poteva assumere particolare importanza. Va ricordato che il S., ossequiente ai desideri del Pontefice, svolse una politica spesso indipendente da quella dei ministeri che presiedette (nell'ordine, Mamiani, Fabbri e Rossi) trovandosi quindi in dissidio con il ministro
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secolare degli Affari Esteri, specie quando era in carica il conte Marchetti. Dal che frequenti attriti e conflitti di competenza, particolarmente gravi quando il Mazzini poté pubblicare nell' Italia del popolo alcuni documenti confidenziali che il S. aveva indirizzato al nunzio di Vienna, in contrasto con la politica del ministero Mamiani. Il 18 luglio 1848 egli sottoscrisse una protesta alle potenze per l'occupazione austriaca di Ferrara e la rinnovò ai primi di ag., dopo i sanguinosi scontri di Bologna. Il 12 dello stesso mese ottenne la soppressione del Dicastero secolare degli esteri, riassumendo il pieno controllo della politica estera della S. Sede e dello Stato romano. Confermato nella carica presidenziale anche dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi, allorchè il nuovo governo fu composto dal Mazzarelli, separò le proprie responsabilità da quelle dei ministri alla partenza del Papa per Gaeta e fece ritorno nella sua diocesi, che resse sino alla morte.
Bias.: G. I. Montanari, Elogio dell'Em. e Rev. Princip card. G. S. C., Ancona 1856 : Moroni. LIII, p. 198 sg.; G. Spada, Storia della Rivoluz. romana, Firenze 1869, passim; C. Spellanzon, Storia del Risorg. e dell'unità d'Italia, V. Milano 1950, capp. 9 e 13 passim.
Renzo U. Montini
SOGNO. - Il s. è il regno del subcosciente; infatti in esso l'attività psichica elabora un materiale non familiare alla coscienza dello stato di veglia; però anche la realtà empirica entra a far parte del s. sebbene vissuta in maniera diversa dallo stato di veglia; essa acquista come un altro valore o sapore, sicché P. Janet considera il s. come un diverso orientamento della personalità psichica, come uno stato allotropico della coscienza.
Considerando i due aspetti dell'attività psichica normale: quello della veglia e quella del s., e volendo denominare coscienza il modo specifico di attività della veglia, può essere qualificata con il nome di coscienza onirica il modo specifico di attività durante il s. Le due coscienze sono collegate fra loro da una tenue passerella che è la memoria; ma esse, come modi di attività psichica sono diverse; e così avviene che l'una coscienza non sia bene informata dell'altra e che molto meno l'una resti garante dell'altra; precisamente come avviene nel caso di sdoppiamento patologico della personalità (S. De Sanctis).
1. Genesi del s. - Il problema del s. ha interessato l'uomo fin dall'antichità; sono noti i s. di Faraone che trovarono in Giuseppe un famoso interprete (Gen. 40, 5 sgg.; 41, 1-37). Tuttavia la Bibbia (Deut. 13, 2 sgg. e 18, 10-12) avverte il popolo eletto di non dare credito agli aùguri, agli indovini ed agli interpreti di s. Nei tempi più recenti Descartes è stato spinto alle sue meditazioni proprio dal problema dei s. Tra gli autori che si sono occupati dell'origine dei s. va ricordato Scherner, che ha studiato i s. di origine cenestetica. Hildebrant nel 1875 ha richiamato l'attenzione sui s. promossi da stimoli uditivi : suono della sveglia, ad es., che si trasforma nel suono di una campana, nel fracasso di una fila di piatti che precipitano sul pavimento. In questi casi lo stimolo sensoriale provoca almeno una parte del s., la quale al soggetto sembra anteriore al momento in cui lo stimolo entra a far parte dell'episodio onirico.
Tra i tentativi di studiare sperimentalmente il s., sono da ricordare gli studi di Foucault (1906), di Stepanow (1915) e più recentemente di S. De Sanctis, che riuscirono a provocare s. con parole pronunziate a voce bassa all'orecchio, in modo da non far destare il dormiente; con fasci di luce proiettati improvvisamente sulle palpebre; con odori, fasciature di arti, ecc. Le deduzioni che possono essere tratte sono le seguenti : rimane confermato che stimoli sensoriali di vario genere possono promuovere s. ad essi collegati; uno stesso stimolo può suscitare s. a tema diverso.
In tal modo trovano spiegazione gli equivalenti onirici degli accessi nervosi e i s. premonitori di malattie; Pascal. p. es., sogno di essere strangolato da un nastro e due
giorni dopo fu colto da un violento accesso di angina pectoris; Arnaldo da Villanova sogno di essere stato morsicato ad un piede e il giorno dopo vide svilupparsi un ascesso. Il fatto che nei s. prevalgono di gran lunga le rappresentazioni visive, ha fatto ritenere che in esso si produca la visualizzazione delle sensazioni uditive, tattili, olfattive, gustative, muscolari, viscerali, che si possono avere durante il sonno. Nel sonno la parte più importante sembra dovuta allo spontaneo ridestarsi dei ricordi degli avvenimenti più interessanti sia prossimi che remoti; gli stimoli sensoriali avrebbero importanza accessoria, potrebbero cioè introdurre nella corrente onirica una idea estranea che la fa deviare. Il De Sanctis prospetta la possibilità che la carica affettiva, legata a una rappresentazione, possa, nel s., staccarsi e dislocarsi su altre rappresentazioni : si tratta di un vero transfert della emozione da uno ad un altro quadro fantastico.
Si deve ricordare la teoria del Freud secondo cui tutti i s. avrebbero un senso, e sarebbero rivelatori di stati di complessi affettivi e di istinti, che impediti dalla censura di affiorare alla coscienza durante la veglia, si manifesterebbero mascherati, durante il sonno, per l'indebolimento dei poteri inibitori. Secondo l'autore il contenuto onirico, anche quando sembra indecifrabile, traduce idee latenti che nel s. affiorano come in una lingua diversa, di cui si deve solo imparare a conoscere i segni, per comprendere il significato. "Se guardo, per esempio, un rebus: esso rappresenta una casa, sul tetto della quale si trova un canotto, poi una lettera isolata, un personaggio senza testa che corre. Io potrei dichiarare che né l'insieme né le sue diverse parti hanno un senso, perché un canotto non deve trovarsi sul tetto di una casa e una persona senza testa non può correre; inoltre la persona è più grande della casa e supponendo che il tutto debba rappresentare un paesaggio, non conviene introdurvi lettere isolate che non si trovano nella natura. Io non giudicherei esattamente il rebus, se non quando rinunziassi a considerare in questo modo il tutto e le sue parti, e mi sforzassi invece di sostituire ogni immagine con una sillaba o con una parola, che per un motivo qualunque può essere rappresentata da questa immagine. Così riunite le parole non saranno più sprovviste di senso ma potranno formare qualche bella e profonda frase. Il s. è un rebus ". Il Freud ricorda che anche nel s. vige la censura per cui la scena si interrompe proprio al momento in cui sta per esprimersi con maggiore intensità la tendenza repressa.
Le leggi secondo cui si tradurrebbero nel s. le idee latenti sono la condensazione, la dislocazione, la drammatizzazione, la simbolizzazione. Con la condensazione sono riassunte in poche immagini parecchie idee latenti. La dislocazione consiste nel fatto che nel s. si concentra sopra una immagine la causa affettiva che durante la veglia era concentrata su altro oggetto. La drammatizzazione consiste nel fatto che nel s. le idee latenti sono espresse con figurazioni concrete, sceniche come nel linguaggio; p. es., per indicare che una persona sta nella incertezza, si dice che essa si trova in un bivio; ebbene, nel s. il dubbio può trovare espressione in due vie che conducono a destinazione diversa. La simbolizzazione : nel s. uno dei simboli più costanti è la casa e significa corpo umano, specialmente femminile; il legno è simbolo di madre; la nascita è simboleggiata dall'acqua, ecc. La teoria del Freud sui s. ha un fondamento di attendibilità, ma non tiene conto, come di dovere, degli stimoli sensoriali che possono guidare la corrente onirica; inoltre non tutti i s. possono essere rapportati a complessi repressi e neppure la simbolizzazione può essere accolta senza riserve. Si è discusso se il sonno si accompagni sempre a s. E noto che accanto a individui che affermano di sognare tutte le notti, ve ne sono altri che dichiarano di sognare raramente. Forse quelli che dicono di non sognare dimenticano ciò che hanno sognato. I s. di cui più comunemente ci si ricorda sono quelli del mattino prima del risveglio, che sono in relazione con le allucinazioni (propompiche, e quelli della sera, nell'atto di assopirsi, che sono in relazione con le allucinazioni ipnagogiche.
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(de. C. Monneret de Villard, Les courents près de Sobà̀, I. Milano 1252, tor. 32; Sorià - Pianta del Convento Rosso.
II. Considerazioni morali. - Da quanto si è esposto risulta che quasi tutti coloro che hanno cercato di interpretare naturalmente i s. vengono a concludere che i s. sono spesso l'effetto di cose realmente esistenti entro o fuori della persona che sogna: c'è quindi un rapporto di causalità. Ora la scienza può dall'effetto risalire alla causa: quindi non ogni interpretazione dei s. è condannabile, essendo la scienza umana nella possibilità di dedurre dai s. dati utili da usarsi. p. es., per la cura di alcune nevrosi: occorre però che si sia certi trattarsi di scienza umana e ci si affidi a persona seria anche dal punto di vista morale.
Conoscendo le cause naturali del s., si può ragionevolmente concludere qualche cosa circa il futuro: il che è anche moralmente lecito, se si tratta di s. che hanno origine naturale. Prendere però i s. come indicatori del futuro, senza nessun nesso di causalità naturale, ma solo in base ad interpretazioni divinatorie proprie o altrui, è peccato di superstizione, a meno che non si sia certi che il s. viene da Dio, il che è rarissimo. Circa i s. a contenuto peccaminoso (i più frequenti s. erotici), va osservato che per si tutto si svolge senza intervento delle facoltà intellettuali (ragione e volontà) : non può esservi quindi imputabilità e responsabilità, se non in causa. come potrebbe essere il tenere una condotta non sufficientemente castigata durante lo stato di veglia.
BibL.: E. Moradi, La psicoanulisi, Torino 1926; S. De Sanctis, Psicol. speriment., Roma 1929; E. Bonaventura, La psicoanalisi, Milano 1938; H. B. Merkolbach, Summa theol. mor., II, Parigi 1947, p. 782; P. Guillaume, Manuel de psychol., ivi 1948; E. Boganelli, Carpo e spirito, Roma 1951, p. 166 seg. Eleuterio Boganelli
SOHÄG. - Località nel medio Egitto, nei cui pressi sorgono, ancora abbastanza ben conservati nelle loro parti essenziali, i due più importanti monumenti dell'architettura cristiana nella valle del Nilo: essi sono conosciuti col nome di Convento Bianco (Dair al-Abiad) e di Convento Rosso (Dair al-Ahmar) dal loro colore, essendo il primo costruito con blocchi di calcare, il secondo prevalentemente in mattoni cotti. Essi sono collegati il primo con il grande monaco Šenūti per il quale fu costruito, il secondo col suo seguace Bēsa (Bišāi).
Il Convento Bianco fu costruito a spese di un conte Cesario figlio di Candidiano, dunque un alto funzionario bizantino, particolare che ha il suo valore per la valutazione storica del monumento: l'iscrizione che ha conservato il nome del fondatore non porta alcuna data, né di tale conte si ha menzione in documenti storici, salvo due fuggevoli accenni in lettere di Šenūti. Per altri dati si può però ritenere che la fondazione della chiesa avvenne intorno al 440 . I molti testi relativi a Šenūti e al suo monastero che ancora si posseggono non dànno alcuna indicazione storica. Bisogna scendere al sec. xil per sapere,
da iscrizioni armene e copte nei freschi dell'abside centrale del Santuario, che tali pitture furono eseguite da un artista armeno e da uno copto che portano entrambi il nome di Teodoro. Quella copta è del 1124 , le armene sono del periodo fra il 1076 ed il 1124. Un violento terremoto (probabilmente quello del 1202 o quello del 1203, noti per altri documenti) rese necessari grandi restauri durante le prima metà del sec. xili. fra il 1235 ed il 1259 , durante i quali gran parte della primitiva copertura in legname fu sostituita da cupole in mattoni che diedero alla chiesa l'aspetto più o meno conservato sino ad oggi. Molto meno ben documentati si è relativamente al Convento Rosso. Esso fu certamente costruito da Bēsa, allievo e successore di Šenūti nella direzione della congregazione monastica. Una sola iscrizione datata vi esiste e si riferisce alle pitture eseguite da un Mercurio, nel 1301, artista che è probabilmente lo stesso che lasciò il suo nome su una pittura del convento detto di S. Simeone presso Aswān, datata del 1318 , e in una, senza data, del Convento Bianco.
Le due chiese dovevano avere una planimetria molto simile, ma si descrive qui dettagliatamente quella del Convento Bianco, in quanto il Convento Rosso, che ha maggiormente sofferto, non conserva più d'antico se non la struttura del santuario. Il tracciato esterno è quello di un perferto rettangolo e il paramento esterno è inclinato come quello di un tempio faraonico, somiglianza che s'accentua anche col fatto che la cornice terminale è in forma di grande gola egiziana e i doccioni che convogliano l'acqua all'esterno sono identici a quelli tolemaici : interessante sopravvivenza di forme antiche. Da una porta sul lato minore d'occidente si accede ad un nartece rettangolare terminato a nord da un'abside su colonne e ad est da una scala che porta alle terrazze. Il nartece con una o due absidi è frequente in Egitto nel secc. v-vi, ma deriva da esempi del tardo ellenismo orientale. Dal nartece si entra nel corpo della chiesa che è diviso in tre navate da due file di colonne: le colonne girano anche parallelamente al muro di ingresso, struttura che durerà in Egitto sino ai secc. xil-xili (chiese copte al Cairo). Dalla navata centrale si entra nel santuario, che è in forma di cella tricora, cioè formato da tre grandi absidi che si dipartono da un quadrato centrale : la struttura (che non si trova solo nelle due chiese ma ancora in quella di Dendera che è del medesimo periodo) deriva da modelli dell'ellenismo siriaco, ed a questa fonte richiama anche la decorazione del paramento interno di tali absidi, costituito da due ordini di colonne sovrapposti, separati da una larga cornice e alternati con nicchie racchiuse in riquadrature a timpano ricchissimamente scolpite. La fisionomia generale è quella delle esedre nella corte del tempio di Ba'albek e del ninfeo di Gerasa. Tutto ciò dimostra che gli architetti delle due chiese appartengono ad una scuola che conserva profondamente le tradizioni del tardo ellenismo siriaco, ne perpetua le concezioni generali e non ha risentito della profonda trasformazione che si verifica in tutto l'Oriente dopo il sec. Iv. Il quadrato centrale del Santuario era originariamente coperto da un tetto piramidale in legname : tutte le cupole che oggi si vedono in entrambe le chiese sono dovute a restauri o rifacimenti del sec. xil o xili. Il Santuario è circondato da locali secondari, di cui uno lunghissimo ed absidato (sala capitolare?) occupa quasi l'intero lato meridionale della chiesa.
La decorazione delle due chiese è ricchissima; i capitelli continuano il tipo del tardo ellenismo siriaco e bizantino e i timpani nelle riquadrature delle nicchie ripetono quelli delle molte sculture dei secc. Iiv scoperte ad Ahnās. Le pitture sono tutte recenti (secc. XI-xIII).
Bibl.: U. Monneret de Villard, Les courents près de S., I. Milano 1925: II, ivi 1926.
Ugo Monneret de Villard
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SOHM, RudOLF. - Giurista protestante, n. il 29 ott. 184: a Rostock, m. il 16 maggio 1917 a Lipsia.
Da professore straordinario all'Università di Gottinga, nel 1870 , fu chiamato a Friburgo in Br. per la cattedra di diritto canonico. Nel 1872 passò a Strasburgo, e nel 1887 a Lipsia. Alla storia del diritto dedico i suoi primi lavori studiandone accuratamente le fonti e rendendosi conto dell'impossibilità di scindere la storia del diritto germanico da quello romano e canonico. Pubblico un'opera sulle istituzioni del diritto romano, che ebbe molto successo (Institutionen, Geschichte und System des römischen Privatrechts, 1887; 17 ed. a cura di Mitteis e Wenger, 1923). Le sue diverse opere sul diritto canonico o comunque aventi per oggetto la Chiesa cattolica (Das Verhältnis von Staat und Kirche, 1873; Kirchengeschichte im Grundriss, 1888; Kirchenrecht, parte 14, 1892; Wesen und Ursprung des Katholizismus, 1909; Das althatholische Kirchenrecht und das Dehret Gratians, 1918), tendono a rilevare nell'ordinamento giuridico della Chiesa una deviazione dall'istituzione divina, un abbandono nella spiritualità per le cose terrene, evidente riflesso della sua fede protestante. Dal 1891 al 1896 S. fece parte della Commissione di studio del Codice civile tedesco, presieduta da P. Spahn.
Bim.- H. Borion, R. S. und die Grundlegung des Kirchenrechts, Tubinga 1931.
Silvio Furlani
SOISSONS, diOCEsI di. - Città e diocesi nel dipartimento dell'Aisne in Francia. S. è l'antica Noviodunum, centro della tribù dei Galli Suessiones, poi Augusta Suessionum dei Romani nella seconda Belgica. La diocesi ha le stesse dimensioni del dipartimento civile, cioè una superficie di 7367 kmq , ed ha una popolazione di 455.000 ab . dei quali 423.000 cattolici. E divisa in 2 arcidiaconati, 5 arcipreture e 37 decanati; conta 578 parrocchie, servite da 481 sacerdoti diocesani e 26 regolari; ha grande e piccolo seminario, 2 comunità religiose maschili e 59 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 405). E suffraganea di Reims.
L'arcidiaconato di S. comprende le arcipreture di S., Château-Thierry e Vervins; quello di Laon (v.) quelle di Laon e St-Quentin. Su 834 comuni, 21 sono sprovvisti di chiese. Martiri di S. furono i ss. Crispino e Crispiniano, ricordati nel Martirologio geronimiano al 25 ott.; la Basilica eretta in loro onore è menzionata da Gregorio di Tours (Hist. Francorum, V. 34; IX, 9), ma la loro Passio è del tutto leggendaria (BHL, 1990-93); altrettanto deve dirsi della Passio dei martiri Valerio e Rufino (ibid., 7373-75) indicati nello stesso Geronimiano al 14 giugno, "in territorio Suessionis civitatis". Flodoardo nella sua Historia Remensis (I, 3) scrisse che S. ebbe i due primi vescovi Sisto e Sinicio in comune con Reims; alla fine del sec. in o ai primi del sec. iv Diviziano fu solo vescovo di S.; a lui sarebbero seguiti Rufino, Mercurio, Principio, a cui scrisse Sidonis Apollinare ca. il 475; poi Bandarido; Drusio, noto in parecchi documenti tra il 660-67. Al tempo di papa Zaccaria il 3 marzo 744 ebbe luogo il Concilio di S. (Hefele-Leclercq, III, pp. 854-61, bibliografia, p. 1248 sgg.; IV, pp. 192-96). Rotado I fu al Concilio di Noyon dell'814, dove vennero fissati i confini tra la sua diocesi e quella di Noyon, intervenne al Concilio di Parigi nell' 829 ed è menzionato nel racconto della traslazione delle reliquie di s. Sebastiano nell'826. Rotado II che, espulso nell'861, appellò al papa Niccolò I, il quale lo ristabili nell'865. Poi Ugo di Champfleury (1159-75) che fu cancelliere di Luigi VII; Guido di Château-Porcien (1245-50) che fu con s. Luigi in Palestina e vi fu ucciso; Languet de Gergy (1715-30) autore d'una Vita di s. Maria Alacoque. Il vescovo di S. quale decano dei suffraganei di Reims ebbe il privilegio, durante il periodo di sede vacante a Reims, di celebrare le cerimonie dell'incoronazione dei re di Francia. Nella prima metà del sec. xir si costituì una contea feudale che appartenne successivamente a varie famiglie nobili; cioè Bar, Nesle, Coucy, Lussemburgo, St-Pol, Borbone-Vendôme e Borbone Condé e da ultimo ai Savoia-Carignano.

(1st. Ou des Arts plationiscliques)
Soissons, diocesi di - Facciata della Cattedrale (sec. xili, con
varianti del sec. xviII).
La diocesi fu ristabilita dal Concordato del 1802 come suffraganea di Parigi, ma dal 1821 lo divenne di Reims. Col Concordato del 1817 si cercò di ristabilire la sede di Laon; ma Leone XII il 13 giugno 1828 autorizzò il vescovo di S. ad aggiungere anche il titolo di vescovo di Laon. Leone XIII in data 11 giugno 1901 vi unil pure il titolo di St-Quentin, sede residenziale del vescovo di Noyon.
La Cattedrale, dedicata ai martiri Gervasio e Protasio, risale al sec. xili; ma la facciata venne modificata nel sec. xviII; essa è fiancheggiata da due torri, quella a nord rimasta incompiuta, l'altra a sud, alta 66 m ., fu danneggiata durante la guerra 1914-18. L'interno misura m. $100 \times 27$ e raggiunge 30 m . di altezza; fu rovinato dai bombardamenti, restaurato e riaperto al culto nel 1931. La navata centrale è divisa da pilastri cilindrici. Il transetto fu iniziato nel 1177: ricorda nella disposizione del coro e dell'abside quello della cattedrale di Noyon, ma ha in più il deambulatorio, come nella cattedrale di Tournsi; le vetrate sono del sec. xir; nell'altar maggiore gruppo statuario dell'Annunciazione; nelle pareti un arazzo donato ca. il 1480 dal vescovo J. Millet contiene episodi della vita dei ss. Gervasio e Protasio; vi è inoltre un'Adorazione dei Magi di Rubens e il monumento funerario del vescovo mons. Fr. de Simony (m. nel 1849). Dell'antica chiesa di St-Pierre-au-Parvis del sec. xir restano solo la facciata e due campate della nave centrale con le due minori; e solo qualche muro rimane dell'antica chiesa della abbazia di Notre-Dame distrutta dalla Rivoluzione.
Dove sorse la chiesa eretta sul sepolcro dei martiri Crispino e Crispiniano e la relativa abbazia è oggi un asilo tenuto dalle Suore della Carità. La chiesa di St-Léger, danneggiata dai calvinisti nel 1567 , conserva il transetto
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del sec. xili, mentre la facciata e il campanile sono del sec. xvil; l'edificio insieme con l'annesso chiostro è occupato dal Museo e dalla Biblioteca ricca di oltre 5500 volumi e 200 manoscritti, tra i quali il Messale miniato detto di s. Medardo (sec. xil), la Bibbia di St-Ived-desBraine (sec. xit), il cartulario e la cronaca dell'abbazia St-Jean-des-Vignes fondata nel 1077 e distrutta dall'autorità militare. La facciata fu eretta tra il sec. xili e l'inizio del sec. xiv con tre artistici portali, con galleria centrale e due torri laterali, munite di contrafforti. Del chiostro restano due grandi gallerie del sec. xiv.
L'abbazia di S. Medardo, intitolata poi anche a s. Sebastiano, fu fondata a S. da Clotario I nel 557 , per deporvi le spoglie del Santo. L'abate Ilduino (822-30) ottenne nell'826 dal papa Eugenio II le reliquie di s. Sebastiano e di s. Gregorio Magno; ricostruil la chiesa che venne consacrata il 27 ag. 841 ; ma, rovinata, venne rifatta e riconsacrata nel 1131 dal papa Innocenzo II, che istituì il "perdono di s. Medardo" per i visitatori. Vi fu imprigionato nell'833 Ludovico il Pio; fu saccheggiata dai ralvinisti nel 1564; passò alla Congregazione di S. Mauro nel 1637. Fra gli abati si ricordano: s. Arnoldo, che nel ro8i fu vescovo di S.; il card. de Bernis, che ne fu abate commendatario nel 1756 . Sulla tomba di s. Medardo vescovo di Noyon e Tournai (m. ca. il 557) fu eretta una chiesa, con annessa abbazia. La cripta, che rissic al sec. ix, è circondata da sette cappelle; una di esse contiene i sepolcri dei re Clotario ( 561 ) e Sigiberto (575). I resti dell'edificio sono adibiti ad asilo per sordomuti.
L'abbazia benedettina di Notre-Dame di S. fu fondata nel 660 da Ebroino e da sua moglie Leutrada, al tempo del vescovo Drausino (F. Blanchard, Rech. sur l'abbaye de N.-D. de S. et ses dépendances, in Bull. de la Soc. archéal. de S., 14 [1907], pp. 75-96).
Premontré. - Fu sede dell'abbazia fondata da s. Norberto (v.) nel 1120 , di Notre-Dame e di S. Giovanni Battista, centro dell'Ordine dei Canonici Regolari Premostratensi; situata in mezzo della foresta di St-Gobain; fu devastata dagli ugonotti, ristabilita nel sec. xviri, fu espropriata dalla Rivoluzione ed è ora trasformata in manicomio (v. PREMOSTRATENSI).
S. Quintino. - Fu la civitas Veromandnorum, saccheggiata nel sec. v. La città sostenne due assedi, nel 1557 e nel 1870. L'abbazia fu eretta ca. il 650 da s. Eligio, sul sepolcro del martire s. Quintino; primo abate fu Ebertrano monaco di Luxeuil. Divenne chiesa collegiata ca. il 900. La chiesa venne ricostruita ca. il 1114, ma dell'edificio romanico a doppio transetto resta ben poco; misurava m. 96 di lunghezza e giungeva a m. 40 di altezza; era illuminato da 110 finestre alte oltre 3 m . Le reliquie di s. Quintino sono racchiuse in un sarcofago ricavato in una colonna romana.
BibL.: E. Lefèvre-Pontalis, L'archit. relig. dant l'ancien diac. de S. au XIX et XIF siècles, 2 voll., Parigi 1894-97; L. Duchesne, Postes épisc. de l'unc. Gaulo, III, ivi 1915, pp. 141-52; N. Ottokar, Le citta franc. nel medioevo, Firenze 1927; E. Brunet, La restauration de la catiéde, de S., in Bull. monumental, 88 (1928), pp. 63-99; Guide de la France chrét. et missionn., 1948-49. Parigi 1948, pp. 386, 751-54, 1107-1108; Eubel, I, p. 468; II, p. 268; III, p. 525 ; IV, p. 324 ; V, p. 165 ; J. Saincir, Le diache de S., 2 voll., Evroux 1935-36. Per St-Quentin: C. Gomart, Inscript. au VIIe siècle trouvée à St-Quentin, in Bull. social de l'Acad. de Laon, 2 (1853), p. 230; id., Notice sur l'église de St-Q., in Bull. monumental, 1870, pp. 201-40; G. Lecocq, Hist. de la ville de St-Q., St-Quentin 1873; C. Fiorville, L'Evangeliaire de St-Q. (IXe site.), in Bull. du Comité des travaux histor., 1883, pp. 40-45; Cottincau, II, coll. 2860-62. Enrico Josi
SOJO de Anguera, Carmen de. - Del Terz'ordine secolare carmelitano, n. a Reus (prov. di Tarragona) il 15 ott. 1856 , m. a Barcellona il 15 ag. 1890.
Dopo un'adolescenza trascorsa nelle opere di carità, andò sposa al dott. Giorgio Anguera y Caylá e si trasferì con lui a Barcellona, dove ebbe direttore spirituale il sac. Salvatore Casafias y Pagés, più tardi vescovo di Barcellona e cardinale. Terziaria nel 1879 , ottima sposa e madre di famiglia, fu elevata a grandi altezze mistiche
nell'orazione, provò dolorosissime purificazioni interiori e subì severi maltrattamenti dal demonio. Fece voto (1879) di non concedersi alcun piacere sensibile, anche lecito, e scrisse (1884) con il proprio sangue la sua offerta di vittima in espiazione per i peccatori. Questa sua vita interiore e crocifissa spiega l'ampia ed efficace sua irradiazione di bene nelle opere di carità, specialmente nelle Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli. Ne fu introdotta la causa diocesana di beatificazione nel 1923 e nel 1926 la S. Congregazione dei Riti ne approvava gli scritti.
BibL.: G. Jezuetta, Un Sarc del Carmelo, in Il Monte Carmelo, 6 (1920), pp. 4-7; J. Moens a Vign. Santidad en el mundo. Vida de... C. de S. de Ang., Barcellona 1917; 3 ed., ivi 1933; J. M. Sáenz de Tejada, Una hirsica victima del Sagrado Corazón, Doña C. de S. de Ang., ivi 1947. Celestino Testore
SOKODE, PREFETTURA APOSTOLICA di. - E situata nel Togo francese e fu eretta il 18 maggio 1937 con il territorio settentrionale del vicariato apost. del Togo, a cui il 14 giugno 1938 fu data l'attuale denominazione di Lomé (v.).
La prima esplorazione religiosa del nord avvenne per opera dei missionari tedeschi nel 1898 ma solo nel 1912 la zona fu assegnata ai missionari con un decreto imperiale tedesco. L'anno dopo fu aperta la prima stazione missionaria ad Aledjo. Durante la prima guerra mondiale i missionari tedeschi furono deportati e solo nel 1927 i missionari francesi della Società delle missioni africane poterono ritornarvi per ricominciare l'opera di apostolato ad Aledjo. Nel 1929 fu eretta la stazione di Sokodé, a cui seguirono altre stazioni. Nel 1939 arrivarono le prime suore. Ha una superficie di 29.000 kmq . con clima tropicale e terreno poco fertile. Civilmente comprende i circoli di S. e Mango. Gli abitanti sono ca. 500.000 , divisi in undici razze principali, suddivise in altre minori. Essi sono animisti e credono in Dio, creatore di tutte le cose e nella vita ultramondana. I cattolici sono ca. 6000 . Missionari 14, suore 8, catechisti 71, maestri 29. Stazioni primarie 9 , secondarie 94 , chiese 5 , cappelle 70.
BibL.: Archivio S. Cong. de Prop. Fid. Relaz., pos. prot. n.3641-3641; MC, 1950, p. 124; AAS, 29, 1937, pp. 465-66. Saverio Paventi
SOLAGES, Henri de. - Missionario di S. Vincenzo de' Paoli, n. in Francia nel 1786, m. nel Madagascar nel 1832.
Nominato prefetto apostolico dell'isola di Bourbon o Réunion (St-Denis) il 7 ag. 1829, con pieni poteri sull'isola del Madagascar, concepì subito piani grandiosi e arditi per evangelizzare le Isole del Mare del Sud, dipendenti da Propaganda Fide, la quale gli conferi il titolo di prefetto apostolico delle "Isole del Mare del Sud ", ma non trovò appoggio da parte del Ministro coloniale francese. Imbarcatosi a Bordeaux, giunse nella sua missione il $1^{\circ}$ genn. 1831. Incontrò grandi difficoltà e ben presto cadde vittima del suo zelo ardente. Nell'estate del 1832 mise piede nel Madagascar, ma l'8 sett. dello stesso anno moriva di febbre ad Andevoranto, dove il gesuita p. Lhande ritrovò la sua tomba nel 1932.
BibL.: G. Goyau, Les projets missionnairs d'Henri de S., Parigi 1932.
Luigi Franci
SOLARE, SISTEMA. - E l'insieme del Sole e dei corpi celesti (pianeti e loro satelliti, pianetini, comete e alcuni numerosi sciami di meteore) che gravitano e si muovono intorno ad esso. I pianeti attualmente conosciuti sono nove : Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone (in ordine di distanza crescente dal Sole), di cui i dati caratteristici sono compendiati nell'acclusa tabella I, mentre i dati dei 31 satelliti che intorno a questi pianeti ruotano sono espressi nella successiva tabella II (tranne che per la luna [v.]).
Nell'antichità si conoscevano soltanto i primi cinque pianeti (perché i soli viabili ad occhio nudo); solo nel 1781 si aggiunse Urano (scoperto da W. Herschel); nel 1801 il primo dei pianetini (Cerere, scoperto dall'abate
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Piazzi a Palermo) e questi divennero presto famiglia numerosa, poi, con la fotografia, numerosissima; nel 1846 fu scoperto Nettuno (previsto col calcolo da U. Le Verrier a Parigi e ritrovato in cielo dal tedesco Galle a Berlino), e infine nel 1930 Plutone (anch'esso previsto teoricamente da P. Lowell e ritrovato fotograficamente da Tombaught). Tutti questi corpi sono soggetti alla gravitazione universale e si muovono obbedendo alle leggi di Keplero, perturbandosi reciprocamente, ma senza tuttavia alterare la stabilità del sistema. Il suo confine è rappresentato - almeno per quanto se ne sa finora dall'orbita di Plutone, sorpassata soltanto dalle orbite di qualcuna delle comete (v.) periodiche di più lunga rivoluzione e, nell'afelio, anche dall'orbita di Nettuno.
I pianeti si distinguono in interni o inferiori ed esterni o superiori, a seconda che le loro orbite intorno al Sole sono interne od esterne all'orbita della Terra. I due pianeti interni, Mercurio e Venere, non si allontanano mai troppo in cielo dalla posizione del Sole, e sono quindi visibili soltanto nelle ore che seguono il tramonto o che precedono il sorgere dell'astro del giorno. Rispetto alle densità e ai volumi, i pianeti si dividono nettamente in due gruppi, uno dei pianeti simili alla Terra (Mercurio, Venere, Terra, Marte e forse Plutone) con volumi modesti e abbastanza forti densità (pianeti terrestri) e l'altro dei grandi pianeti (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) di dimensioni notevolmente superiori e invece più moderate densità.
Per quanto riguarda la distribuzione delle distanze dei pianeti dal Sole, sembra che esse siano rette da una legge di tipo esponenziale, che nella prima forma, detta di Bode o di Titius (nome latinizzato di J. G. Tietz) del 1778 esprime che la distanza di un pianeta di posto $n$ può essere espressa dalla formula $D=0,4+0,3,2^{0}$. Gli scarti che si ottengono tra le distanze reali e quelle fornite da questa legge sono generalmente deboli per tutti i pianeti, meno che per Nettuno e Plutone. Più semplice è la legge recente di G. Armellini : $D=1,53^{\circ}$, la quale contiene un solo parametro, invece di due, e tuttavia dà con maggiore approssimazione le reali distanze planetarie. In essa bisogna porre $\mathrm{n}=2$ per Mercurio, -1 per Ve-
nere, o per la Terra, 1 per Marte, 2 e 3 per i pianetini (che hanno le orbite generalmente comprese tra quelle di Marte e Giove), 4 per Giove, 5 per Saturno, 7 per Urano ed 8 per Nettuno. Questa legge fornisce due distanze per i pianetini; e ciò è in buon accordo con la realtà rappresentando il principio e la fine dell'anello asteroidico, ma lascia purtroppo un posto vacante tra Saturno e Urano. E importante rilevare che tutte queste leggi, se pur lasciano adito a qualche discussione, affermano però tutte il fatto notevolissimo che le distanze dei pianeti dal Sole procedono secondo una legge esponenziale. Tuttavia sfugge ancora la ragione intima di questo fatto, che deve però avere indubbiamente notevoli riflessi cosmologici e cosmogonici. Le distanze planetarie elencate nella tabella I sono le distanze medie dei pianeti dal Sole; in realta esse oscillano tra un valore massimo ed un minimo abbastanza vicino tra loro, per effetto delle eccentricità delle orbite ellittiche che essi descrivono intorno al Sole, eccentricità che è massima per Plutone ( 0,25 ) e notevole solo per Mercurio ( 0,21 ). Si dànno qui alcuni cenni descrittivi dei singoli componenti il s. s.
1. Mercurio. - Di difficilissima osservazione a causa della sua grande vicinanza al Sole (dal quale non se ne distacca angolarmente mai più di $28^{\circ}$ ); sulla sua superficie non si distinguono che poche macchie oscure, le quali tuttavia hanno permesso di rivelarne una rotazione di 88 giorni, pari cioè al periodo della rivoluzione intorno al Sole, onde il pianeta dirige verso l'astro maggiore sempre la stessa faccia, allo stesso modo (e per le stesse ragioni) che fa la Luna rispetto alla Terra. Dal punto di vista fisico, Mercurio rassomiglia però molto di più alla Luna che alla Terra. Le sue dimensioni e la sua massa sono solo un po' maggiori di quelle del nostro satellite. Il suo suolo dovrebbe presentare la stessa natura tormentat