tro maggiore sempre la stessa faccia, allo stesso modo (e per le stesse ragioni) che fa la Luna rispetto alla Terra. Dal punto di vista fisico, Mercurio rassomiglia però molto di più alla Luna che alla Terra. Le sue dimensioni e la sua massa sono solo un po' maggiori di quelle del nostro satellite. Il suo suolo dovrebbe presentare la stessa natura tormentata della Luna, poiché Mercurio riflette la luce del Sole come la Luna. E come per questa, anche per Mercurio l'atmosfera originaria si deve essere rapidamente dissipata, a causa dei piccoli valori della gravita su Mercurio. Mercurio è il pianeta più caldo del s. s. nell'emisfero rivolto costantemente verso il Sole (oltre $400^{\circ} \mathrm{C}$ secondo le misure più recenti), e nello stesso tempo il pianeta più
Tabella 1. - Pianeti (del s. s.)

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Tabella II. - Satelliti (del s. s.)
| N o m e | $\begin{aligned} & \text { C } \\ & \text { C } \\ & \text { C } \\ & \text { C } \end{aligned}$ | $\begin{gathered} \text { C } \\ \text { C } \\ \text { C } \\ \text { C } \\ \text { C } \end{gathered}$ | $\begin{gathered} \text { S } \\ \text { S } \\ \text { S } \\ \text { S } \end{gathered}$ | Durata della rivoluzione | Inclinazione | S c o p e r t a | |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| | | | | | | Nome dello scopritore e luogo della scoperta | Epoca |
| | | | Marte | | | | |
| I | Fobos | 11,5 | 12 | 2,78 | $0^{0} 07^{\mathrm{h}} 39^{\mathrm{m}} 14^{\mathrm{s}}$ | $25^{\circ}, 3$ | A. Hall |
| | II Deimos | 13,0 | 9 | 6,96 | $1^{1} 06^{\mathrm{h}} 17^{\mathrm{m}} 55^{\mathrm{s}}$ | $24^{\circ}, 3$ | Washington (U.S.A.) |
| | | | | Gtove | | | |
| V | Amaltea | 13,0 | 160 ? | 2,54 | $0^{1} 11^{\mathrm{h}} 57^{\mathrm{m}} 23^{\mathrm{s}}$ | $3^{\circ}, 1$ | E. Barnard Monte Hamilton |
| | I Io | 5,5 | 3800 | 5,91 | $1^{11} 18^{\mathrm{h}} 27^{\mathrm{m}} 33^{\mathrm{s}}$ | $3^{\circ}, 1$ | (California) |
| II | Europa | 5,7 | 3100 | 9,40 | $3^{0} 13^{\mathrm{h}} 13^{\mathrm{m}} 42^{\mathrm{s}}$ | $3^{\circ}, 1$ | Galileo |
| III | Ganimede | 5,1 | 5600 | 15,00 | $7^{1} 03^{\mathrm{h}} 42^{\mathrm{m}} 33^{\mathrm{s}}$ | $3^{\circ}, 0$ | 7 genn. 1610 |
| | IV Callisto | 6,3 | 5200 | 26,38 | $16^{0} 16^{\mathrm{h}} 32^{\mathrm{m}} 09^{\mathrm{s}}$ | $2^{\circ}, 7$ | 13 genn. 1610 |
| VI | | 13,7 | 130 ? | 160 | $250^{\circ}$ | 280,7 | C. D. Perrine |
| VII | | 16 | 50 ? | 164 | $260^{\circ}$ | 280,0 | Monte Hamilton |
| VIII | | 16 | 50 ? | 330 | $739^{\circ}$ | $148^{\circ}, 1$ | P. Melotte Greenwich |
| IX | | 18 | 25 ? | 338 | ca. 3 anni | 156 ? | S. B. Nicholson M. Hamilton |
| X | | 18,8 | 25 ? | 165 | ca. 260 giorni | 27 | S. B. Nicholson (California) |
| XI | | 18,4 | 30 ? | 317 | ca. 693 giorni | 162 | S. B. Nicholson M. Wilson |
| XII | | 19 | ? | ? | ? | ? | S. B. Nicholson M. Wilson |
| | | | Saturno | | | | |
| I | Mimas | 12,1 | 600 ? | 3,11 | $0^{0} 22^{\mathrm{h}} 37^{\mathrm{m}} 05^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 7$ | W. Herschel |
| | II Euceladus | 11,6 | 700 ? | 3,99 | $1^{1} 08^{\mathrm{h}} 53^{\mathrm{m}} 07^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 7$ | 28 ag. 1789 |
| | III Tethys | 10,5 | 1200 ? | 4,94 | $1^{11} 21^{\mathrm{h}} 18^{\mathrm{m}} 26^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 7$ | G. D. Cassini |
| | IV Dione | 10,7 | 1100 ? | 6,33 | $2^{0} 17^{\mathrm{h}} 41^{\mathrm{m}} 10^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 7$ | G. D. Cassini |
| | V Rhea | 10,0 | 1700 ? | 8,84 | $4^{0} 12^{\mathrm{h}} 25^{\mathrm{m}} 12^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 7$ | C. Huygens |
| | VI Titanus | 8,3 | 4100 | 20,48 | $15^{0} 22^{\mathrm{h}} 41^{\mathrm{m}} 25^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 1$ | W.C. Bond Cambridge(U.S.A.) |
| | VII Hyperion | 13,0 | 450 ? | 24,82 | $21^{1} 06^{\mathrm{h}} 38^{\mathrm{m}} 20^{\mathrm{s}}$ | $26^{\circ}, 0$ | G. D. Cassini |
| | VIII Iapetus | 11 | 1700 ? | 59,68 | $79^{\circ} 07^{\mathrm{h}} 55^{\mathrm{m}} 24^{\mathrm{s}}$ | $16^{\circ}, 3$ | W. H. Pickering Cambridge |
| | IX Phoebe | 14,5 | 200 ? | 217 | $550^{\circ} 11^{\mathrm{h}} 24^{\mathrm{m}}$ | $174^{\circ}, 1$ | (U.S.A.) |
| | | | | | | | Uranio |
| | | | Uranio | | | | |
| I | Ariel | 15 | 900 ? | 7,3 | $2^{11} 12^{\mathrm{h}} 29^{\mathrm{m}} 21^{\mathrm{s}}$ | $98^{\circ}$ | W. Lassel |
| | II Umbriel | 15,5 | 700 ? | 10,2 | $4^{0} 03^{\mathrm{h}} 27^{\mathrm{m}} 37^{\mathrm{s}}$ | $98^{\circ}$ | Starfield (Inghilterra) |
| | III Titania | 14,0 | 1700 ? | 16,8 | $8^{0} 16^{\mathrm{h}} 56^{\mathrm{m}} 30^{\mathrm{s}}$ | $98^{\circ}$ | W. Herschel |
| | IV Oberon | 14,3 | 1500 ? | 22,4 | $13^{0} 11^{\mathrm{h}} 07^{\mathrm{m}} 07^{\mathrm{s}}$ | $98^{\circ}$ | G. P. Kuiper Osserv. Mac |
| | V Miranda | 17 | ? | 4,9 | ca. 30 ore | $98^{\circ}$ | Donald, Texas |
| | | | | | | | Nettuno |
| | | | | | | | |
| I | Tritone | 13,6 | 5000 ? | 14,1 | $5^{0} 21^{\mathrm{h}} 02^{\mathrm{m}} 38^{\mathrm{s}}$ | $140^{\circ}$ | W. Lassel Starfield (Inghil.) |
| | II Nereide | 19 | ? | ? | ca. 359 giorni | $4^{\circ}, 5$ | G. P. Kuiper Mac Donald |
10 ott. 1846
parecchie fotografie, 1949
freddo nell'emisfero della notte eterna, probabilmente la temperatura si avvicina alla zero assoluto ( $-273^{\circ} \mathrm{C}$ ), più bassa quindi di quella dello stesso Plutone. L'orbita di Mercurio, se si eccettua quella di Plutone, è la più inclinata sull'oclittica ( $7^{\circ}$ ) e la più eccentrica. La sua distanza dal Sole varia tra 46 e 70 milioni di km. Mercurio è il pianeta che presenta la più grande velocità orbitale media, ca. $48 \mathrm{~km} / \mathrm{sec}$. Non ha satelliti.
II. Venere. - E il più brillante dei pianeti e anche di tutti gli oggetti celesti dopo il Sole e la Luna, diventando talora visibile ad occhio nudo di pieno giorno. Venere compie la sua rivoluzione intorno al Sole ad una distanza media di 107 milioni di km descrivendo un'orbita di piccola eccentricità in 225 giorni. Pochi dettagli si scorgono sulla superficie (donde ancora un po' incerto è il valore del periodo della sua rotazione), la quale appare sempre di un bianco pressoché uniforme. Si pensa che ciò che si può osservare è solo la parte esterna di uno spesso strato di nubi che avvolgono tutto il pianeta. L'analisi spettroscopica non vi ha rivelato però traccia sensibile di vapor d'acqua né di ossigeno, ma solo una grande quantità di anidride carbonica. Le misure bolometriche hanno mostrato una temperatura di $55^{\circ} \mathrm{C}$ nella faccia illuminata dal Sole; ma si tratta naturalmente della temperatura degli strati nuvolosi. La temperatura del suolo dovrebbe aggirarsi sui $100^{\circ} \mathrm{C}$ a causa dell'effetto di serra che vi produce
l'anidride carbonica delle nubi, che arresta l'irraggiamento infrarosso riemesso dal suolo stesso. Le condizioni fisiche su Venere, contrariamente a quanto prima si pensava, debbono essere quindi assai differenti da quelle terrestri. Venere non ha satelliti.
III. Marte. - E il primo dei pianeti esterni, i quali sono molto più facili ad osservarsi di Mercurio e Venere, poiché presentano i loro dischi completamente illuminati dal Sole allorché si trovano alla minima distanza dalla Terra. A differenza di Mercurio e Venere, presentano inoltre solo piccole variazioni di fase. Marte ha un diametro di poco maggiore di quello terrestre e la sua massa ne è 10 volte minore. La sua distanza dalla Terra varia tra i 55 e 101 milioni di km. Le numerose osservazioni, che si son potute fare allorché il pianeta si trova alla minima distanza dalla Terra (grandi apposizioni, che si riproducono ogni 16 anni ca., cioè quando Marte si trova in vicinanza del suo perielio : l'ultima si è avuta nel 1939, la prossima sarà nel 1956), hanno mostrato che la metà ca. della superficie di Marte presenta una colorazione rosso-arancione sulla quale si distaccano alcune macchie oscure, a volte di un netto colore blu-verdastro, alcune abbastanza estese, altre sottili ed allungate, appena percettibili, sotto forma di canali. Durante gli inverni marziani una grande macchia bianca ricopre i poli del pianeta. Il periodo di rotazione del pianeta si conosce con
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grande precisione, ed è sensibilmente uguale a quello della Terra, come del pari uguale è l'inclinazione dell'equatore marziano sul piano della sua orbita ( $x_{4}{ }^{\circ}$ ), onde Marte presenta stagioni del tutto analoghe a quelle terrestri, ma ca. due volte più lunghe a causa della maggior durata dell'anno marziano. La differenza delle stagioni tra i due emisferi marziani è però più pronunciata che sulla Terra a causa della assai più grande eccentricita dell'orbita. Il segno principale delle stagioni marziane è fornito dal più o meno grande sviluppo delle calotte polari, e da alcune variazioni periodiche e regolari di colore che alcune macchie presentano (aree verdi) e che potrebbero essere indizio di sviluppo stagionale della vegetazione.
La situazione attuale della aerografia, cioè dello studio della superficie di Marte (a somiglianza di "geografia " per la Terra) è però in una fase di scetticismo e di discussione, dacché le nuove teorie ottiche (iniziate da V. Cerulli e M. Maggini) fanno pensare che molte delle apparenze che sembra di scorgere e individuare sulla superficie di Marte debbono essere piuttosto considerate come semplici illusioni ottiche. Infatti, quando l'occhio umano si sforza di distinguere i dettagli di un oggetto che si vede male (a causa della scarsa illuminazione o della grande distanza, e quest'ultimo è il caso di Marte), si ha inconsciamente la tendenza a congiungere ("integrare ") i punti più notevoli con segmenti di resta. Alcuni anni fa questa tendenza si è mostrata anche nei riguardi dei famosi canali (denominazione per prima introdotta dal p. Angelo Secchi S. J. e poi ripresa da G. V. Schiaparelli e da P. Lowell e diffusa in tutto il mondo) e della loro presunta "geminazione". Recenti fotografie, ottenute con tecnica nuova all'osservatorio del Pic-du-Midi sugli alti Pirenei, hanno invece mostrato effettivamente specie di canali, benché sotto aspetti variati e differenti dalle forme geometriche che gli osservatori visuali avevano la tendenza a misurare. In definitiva, anche se questi canali esistono, se ne ignora completamente la natura. Gli astronomi si ripromettono nuovi risultati dal telescopio gigante di Monte Palomar, che nel 1956 potrà per la prima volta essere adibito all'osservazione di Marte. Più sicure sembrano invece le nostre conoscenze su altre caratteristiche fisiche della superficie marziana ricavate da osservazioni spettroscopiche e polarimetriche, specialmente nell'infrarosso. Marte possiede una tenue atmosfera, che dovrebbe avere un'altezza di ca. 80 km e nella quale non si sono trovate tracce né di ossigeno né di vapor d'acqua (se esistono questi due elementi, essi non possono superare il $0,15 \%$ delle quantità presenti nell'atmosfera terrestre). Tuttavia le calotte polari debbono essere costituite da acqua ghiacciata, probabilmente però in uno strato sottilissimo dell'ordine di un decimo di millimetro di spessore, in sospensione nell'atmosfera molto fredda del pianeta. Le misure bolometriche della temperatura della superficie marziana hanno mostrato che essa raggiunge i $4-10^{\circ} \mathrm{C}$ all'equatore in estate, mentre è prossima a - $70^{\circ} \mathrm{C}$ al polo in inverno. Le aree verdi sarebbero dovute a forme elementari di vegetazione come muschi o licheni, particolarmente quest'ultimi per la possibilità di fissare l'azoto direttamente dal suolo anziché dall'atmosfera.
Marte ha due satelliti (Fobos e Deimos), entrambi molto piccoli e molto vicini al pianeta. Il periodo di rivoluzione di Fobos è di $7^{\circ} 39^{\mathrm{m}}$, e cioè minore del periodo rotazione del pianeta, onde esso, visto da Marte, apparirebbe sorgere a ponente e tramontare a levante.
IV. I PIANETINI O ASTRODII. - Sono cosi denominati un cospicuo gruppo (oltre 1600 finora conosciuti) di piccoli corpi circolanti intorno al Sole su orbite ellittiche generalmente comprese tra Marte e Giove. Le loro dimensioni sono dell'ordine di una cinquantina di km o ancora meno. Uno solo, Vesta, è appena visibile a occhio nudo. Il loro numero è grandissimo (si pensa oltre cinquantamila) e ogni anno se ne scoprono parecchi nuovi. Il primo, Cerere, fu scoperto dall'abate G. Piazzi a Palermo il $1^{\circ}$ genn. 1801; nel 1802 H. W. Olbers ha scoperto il secondo, Pallade; nel 1804 K. L. Harding scoprì il terzo, Giunone; nel 1807 Olbers ancora Vesta. Questi sono i quattro pianetini più grandi che hanno diametri di 770 km per Cerere, 480 per Pallade, 385 per Vesta
e 195 per Giunone. Tutti i pianetini sono troppo piccoli per possedere un'atmosfera. Le loro masse sono poco note: quella di Cerere sarebbe 1/8000 della massa della Terra. Ma si è potuto stimare che la massa totale dei pianetini è certamente inferiore alla massa terrestre, e forse anche a quella della Luna. Circa la loro origine sembra che, almeno per un notevole gruppo di essi, debbano provenire da esplosioni di alcuni pianeti più grandi. Ma gli astronomi non sono tutti d'accordo sopra questa questione, che presenta ancora parecchi punti oscuri. Le orbite dei pianetini mostrano una varietà assai maggiore di quelle dei grandi pianeti. Per la maggioranza la distanza media dal Sole è tra 2 e 3,6 unità astronomiche. Il periodo di rivoluzione ha un valore medio di 4,5 anni, mai valori estremi sono 2,5 e 12 anni. A causa della forma molto allungata delle loro orbite alcuni pianetini passano molto vicino alla Terra; cosi Hermes che si avvicina fino a 1,5 milioni di km.
V. Giove. - Giove è il pianeta più grande del s. s. con un diametro il volte maggiore di quello della Terra e $1 / 10$ di quello del Sole. La sua massa, che è oltre 300 volte quella terrestre, è da sola superiore alla massa di tutti i pianeti presi insieme. Esso è anche il pianeta che presenta il massimo valore della velocità di rotazione (periodo $9^{\mathrm{h}} 50^{\mathrm{m}}$ ); onde ne risulta un forte schiacciamento polare, ben visibile anche direttamente nel cannocchiale. Tale schiacciamento è però minore di quello che si avrebbe se il pianeta fosse simile a quello della Terra. Onde si pensa che una parte importante del suo volume sia costituita da un'atmosfera gassosa. La quale è l'unica che si osserva direttamente, apparendo con caratteristiche bande parallele all'equatore, di forma e colorazione variabili di tempo in tempo (tra cui la famosa "macchia rossa"). Le misure radiometriche dirette hanno rivelato una temperatura media di $-135^{\circ} \mathrm{C}$ e questo indica che la superficie del pianeta è riscaldata unicamente dalla radiazione solare. Lo spettro di Giove (come del resto quello degli altri grandi pianeti lontani) mostra bande caratteristiche nella zona del rosso e dell'infrarosso, bande che sono state riconosciute appartenere all'ammoniaca e al metano, di cui la prima deve trovarsi condensata in cristallini alla temperatura di $-135^{\circ} \mathrm{C}$, mentre il secondo è ancora gassoso. Onde le spesse nubi di Giove che si osservano devono essere formate di cristallini di ammoniaca in sospensione in un'atmosfera composta di metano e probabilmente anche di idrogeno. Le varie colorazioni sarebbero poi dovute a composti metallici.
Giove ha 12 satelliti che sono numerati secondo l'ordine di scoperta, tranne i primi cinque che hanno anche un nome proprio. I quattro più grandi, Io, Europa, Ganimede, Callisto, scoperti da Galileo (e pianeti medicei e), hanno diametri che arrivano a quello della Luna e sarebbero visibili anche a occhio nudo se non fossero annegati nel bagliore del pianeta. Poiché essi si muovono in vicinanza del piano dell'eclittica, sono soggetti periodicamente a passare davanti (transito) o dietro (eclissi) al disco di Giove. Gli altri 8 satelliti sono di difficile osservazione, e qualcuno di essi può essere un pianetino catturato dall'astro maggiore. Il quinto satellite è il più vicino al pianeta, intorno a cui gira assai rapidamente con una velocità che supera i mille km al minuto.
VI. Saturno. - E il più lontano pianeta conosciuto dagli antichi e l'unico ad essere dotato di un magnifico sistema di anelli, concentrici al pianeta e situati nei suo piano equatoriale. Intraviati da Galileo ( $x$ altissimum planetam tergeminum observavi ") e riconosciuti nella loro natura di anelli da C. Huygens nel 1655, essi appaiono divisi in 3 anelli separati, di cui quello più esterno ha un diametro esterno di 280 mila km , ossia $2,3$ volte il diametro equatoriale del pianeta. Il loro spessore è estremamente piccolo, forse solo di una dozzina di km . Gli anelli sono costituiti da un insieme di piccolissimi satelliti rotanti separatamente intorno al pianeta secondo le leggi della gravitazione, onde quelli più interni ruotano più velocemente degli esterni. Secondo le ricerche di G. Kuiper (1950) essi sarebbero costituiti da piccoli frammenti di acqua ghiacciata. La massa totale degli anelli è molto piccola, dell'ordine di un milionesimo della massa del pianeta.
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(fol. Minori)
A sinistra: MADONNA COL FIGLIO E DONATORE di Andrea Solario - Napoli, Pinacoteca. A destra: LA VERGINE DAL CUSCINO VERDE di Antonio Solario - Parigi, Louvre.
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(fot. Abbazia di Solesmes)
(fol. Abbazia di Solesmes)
In alto: VEDUTA DELL'ABBAZIA, lato prospiciente il fiume Sarthe. In basso a sinistra: SEPOLCRO DELLA VERGINE in pietra locale (ca. 1550) - Solesmes, chiesa abbaziale. In basso a destra: SEPOLCRO DI NOSTRO SIGNORE, in pietra locale (fine del sec. xv) - Solesmes, chiesa abbaziale.
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Un'altra caratteristica notevole di Saturno è la sua debole densità ( 0,71 , inferiore a quella dell'acqua), la più piccola fra tutti i corpi del s. s. Infatti mentre il diametro medio è 9 volte più grande di quello della Terra, e quindi il suo volume 750 volte maggiore, la massa di Saturno è solo 95 volte maggiore di quella della Terra. A simiglianza di Giove, Saturno dev'essere circondato da una spessa atmosfera opaca la cui apparenza mostra un aspetto del disco planetario con bande parallele all'equatore, composte anch'esse di ammoniaca e di metano, ma le bande dell'ammoniaca vi sono più deboli e quelle del metano più intense.
Saturno ha 9 satelliti, di cui il maggiore, Titano, è anch'esso circondato da un'atmosfera di metano, unico esempio di presenza di atmosfera fra tutti i satelliti del s. s.
VII. Urano e Nettuno. - Questi due pianeti, molto simili tra loro, sono gli ultimi, i più lontani, del gruppo dei giganti. Entrambi hanno un diametro che è ca. 4 volte il diametro terrestre; Urano è un po' più grosso di Nettuno, e quindi quest'ultimo è invece più massivo. A causa della loro grande distanza, poco si vede sul disco di Urano e praticamente nulla su quello di Nettuno. Entrambi appaiono con una tinta leggermente verdastroazzorrina. Lo spettroscopio vi rivela le stesse bande spettrali dell'ammoniaca e del metano; ma quelle dell'ammoniaca vi sono molto più deboli, e rafforzate invece quelle del metano, che ricoprono pressoché completamente le regioni rosse e gialle del loro spettro, e questo spiega la colorazione verdastra di questi due pianeti. Come gli altri pianeti giganti, Urano e Nettuno ruotano molto rapidamente intorno ai rispettivi assi, e quindi hanno anch'essi uno schiacciamento polare notevole. Particolarità di Urano è di avere il piano equatoriale pressoché perpendicolare al piano dell'orbita descritta intorno ai Sole. E poiché l'angolo dei due piani oltrepassa di poco i $90^{\circ}$, il moto di rotazione di Urano vien considerato come retrogrado. Urano ha 5 satelliti e Nettuno 2.
VIII. Plutone. - Molto poco si sa intorno a questo pianeta lontanissimo, che appare nel cannocchiale di un leggero colore giallastro. Molto si spera di poter riconoscere allorché esso passerà al perielio nel 1989, poiché allora esso sarà ad una distanza dal Sole pari a quella di Nettuno. Per adesso si è riusciti solo a misurarne il diametro col grande telescopio di Monte Palomar (Kuiper e Humeson) e dedurre da esso il diametro effettivo, e quindi, attraverso il valore della massa, ottenuta a sua volta dalle perturbazioni su Nettuno, il valore del suo volume. La massa di Plutone sarebbe dell'ordine di o. 8 di quella della Terra. Onde esso non rassomiglia affatto ai pianeti giganti, ma piuttosto ai terrestri. In base alla sua luminosità apparente, Plutone dovrebbe avere un debole potere riflettente (o albedo), simile cioè a quello della Luna, o anche minore; onde si deduce che esso non dovrebbe essere circondato da alcuna atmosfera opaca. La maggioranza dei gas debbono essere infatti allo stato liquido o solido a causa della bassissima temperatura che regna sulla superficie del pianeta.
Lucio Gialanella
SOLARI, Benedetto. - Vescovo domenicano, n. a Chiavari il 9 marzo 1742, m. a Genova il 13 apr. 1814. Entrò giovane nell'Ordine domenicano, fu professore di teologia dogmatica all'Università di Genova, poi vescovo di Noli il $1^{\circ}$ giugno 1778.
Entrato, non si sa bene quando, in contatto con il Degola (v.), ne divenne amico fino a vagheggiare di incardinarlo alla propria diocesi e ne subì profondamente l'influsso, senza peraltro condividerne mai lo spirito acre e fazioso. Già sfavorevolmente giudicato per una sua pubblicazione sul privilegio paolino (1789), suscitò scalpore opponendosi - unico tra i vescovi d'Italia - alla pubblicazione della cost. apost. Auctorem Fidei che condannava il Sinodo di Pistoia, e inviando al Senato di Genova l'8 ott. 1794 una lettera nella quale esponeva i motivi di tale opposizione. Entrato perciò in polemica con il card. Gerdil, pubblicò nel 1804 una Apologia, in tre volumetti, nella quale riprendeva i motivi consueti della polemica del giansenismo nostrano. Ostile alla costi-

(ftol. Gasparini)
Solari, Benedetto - Ritratto - Genova, Università.
tuzione civile del clero, fu poi trascinato dal Degola alle idee rivoluzionarie e lavorò nella commissione incaricata di redigere il progetto di costituzione della Repubblica democratica ligure, ma, presto disgustatosi delle esagerazioni dei novatori, rifiutò di consacrare, senza il beneplacito del Papa, il Calleri che la fazione del Degola pretendeva di imporre come coadiutore al vecchio arcivescovo di Genova, e più tardi non volle recarsi al Concilio nazionale indetto da Napoleone a Parigi nel 1811. Nella sua piccola diocesi fu ottimo pastore, pieno di zelo e di carità e non tentò mai di imporre al suo clero le idee gianseniste, trapelanti tuttavia da alcune sue pastorali.
Bim.: G. B. Sementa, Storia ecel. della Liguria, Torino 1838; id., Secoli cristiani della Liguria, ivi 1843; L. IonardiF. Celesia, Storia dell'Università di Genova, parte 2*, Genova 1867, pp. 22-26; B. Gandoglia, La città di Noli, Savona 1882; L. Descalzi, Storia di Noli, ivi 1903; F. Savio, Devocione di mons. Abrodato Turchi alla S. Scde, Roma 1938; J. Mercier, s. v. in DThC, XIV, in, coll. 2336-37: Documenti e lettere del S., in E. Codignola, Carteggi di giansenisti liguri. II, Firenze 1941, pp. 637-777; L. Vivaldo, Memorie nolevi di mons. B. S., Savona 1944.
Lorenzo Vivaldo
SOLARI (Solario), Cristoforo detto il Gobbo. Scultore e architetto milanese, n. intorno al 1460 , m. secondo taluni a Vigevano nel 1525 , secondo altri a Mantova nel 1527.
Dopo un soggiorno a Venezia ( 1489 ) fu attivo a Milano, soprattutto nell'Opera del Duomo, con compiti di scultore, fonditore, architetto, ingegnere. Nel 1514 fu a Roma. Della sua attività di scultore - perduto il gruppo di Ercole e Caco - testimoniano, nella certosa di Pavia, il monumento funebre di Ludovico il Moro ed Isabella d'Este ( 1499 ) e, nel duomo di Milano, le statue dell' Adamo, di Eva e del Cristo alla colonna, firmato. Muovendo dal plasticismo rude e compatto del monumento Sforza, lo stile di C. S. si evolve verso ricerche di misura classicheggiante, di grazia e di sentimento, spintovi sia dall'esperienza del breve viaggio a Roma, sia dalla tendenza della
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Solari (Solario), Cristoforo detto il Gobbo - Abside della Cattedrale - Como
coeva arte lombarda dominata dall'influsso di Leonardo. Opere attribuite : Busto del Redentore (Pavia, Museo MaJaspina); Pietà (certosa di Pavia); Madonna (certosa di Pavia); altra Madonna (Detroit, Institute of Arts).
Alla sua attività di architetto si devono, secondo alcuni, la chiesa di S. Maria della Passione di Milano, dall'ampio tiburio poligonale bramantesco, e l'abside del duomo di Como, ispirata a disegni di Leonardo, la cui esecuzione fu affidata a Tommaso Rodari.
Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XXXI (1937), p. 227 con bibl.; Venturi, XI, i (1938), p. 699 sgg.; C. Baroni, Docum. per la stor. dell'archit. a Milano nel Rinascivo. e nel Barocco, Firenze 1940, p. 215 sgg.; id., L'archit. lombarda dal Bramante al Richini, Milano 1941, p. 114 sgg.; W. R. Valentiner, A Madonna by C. S., in Bull. of The Detroit Inst. of Arts, 21 (1941-42), n. 3; P. Mezzanotte - G. C. Bascapé, Milano nell'arte e nella storia, Milano 1948, passim. Amalia Mezzetti
SOLARI, Luigi Maria. - Servo di Dio, n. a Chiavari da illustre famiglia, il 13 maggio 1795, m. a Benevento il 17 ag. 1829.
Studiò a Savona nel Collegio dei Lazzaristi, poi all'Università di Genova. Nel 1814 decise di entrare nella Compagnia di Gesù, ristabilita; ma fu ostacolato dalla madre, vedova e senz'altri figli maschi. Dopo tre anni, già diacono fuggì dalla casa paterna ed entrò nel noviziato dei Gesuiti, alla chiesa di S. Ambrogio a Genova (1817). Insegnò a Torino, indi a Roma (1820) e a Napoli (1821), dove continuò a distinguersi per angelica pietà e virtù sugli esempi di s. Luigi Gonzaga, di cui volle prendere il nome, commutandolo col suo di Agostino. Ordinato sacerdote (1824), si spense prematuramente a Benevento, dopo pochi anni d'intenso e fruttuoso apostolato, propagando specialmente la devozione al s. Cuore di Gesù. La sua causa di beatificazione fu firmata da Pio X nel 1906.
Bibl.: A. Rapi, Mem. sulla vita del p. L. M. S. d. C. d. G., Genova 1875; V. Botto, Il servo di Dio L. S., Lavagna 1915; L. Sanguinetti, Un fiore chiavaresc di santità: p. L. S., ivi 1920, Arnoldo M. Lana
SOLARI, Pietro Antonio. - Figlio di Guiniforte, architetto e scultore lombardo. Si hanno sue notizie dal 1446, m. a Mosca nel 1493.
Nel 1476 entrò al servizio dell'Opera del duomo di Milano come architetto; nel 1481 succedette al padre, morto in quell'anno, nei lavori dell'Ospedale maggiore di Milano e della certosa di Pavia; nel 1490 si recò in Russia. Alla sua attività di architetto si attribuiscono a Milano: la ricostruzione (dopo l'incendio del 1446) della chiesa di S. Maria del Carmine, impostata su un vigoroso organismo di pilastri e di vòte a crociera; la chiesa di S. Maria dell'Incoronata e la cappella Borromeo in S. Maria Pedone. A Mosca lavorò alle mura ad alle torri del Cremlino edificandone i poderosi basamenti. Discussa è l'attribuzione al S. della statua della Vergine del Museo archeologico di Milano, nella quale si è creduto di riconoscere una sua scultura per il Duomo.
Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XXXI (1937), pp. 230231, con bibl.; C. Baroni, Docum. per la stor. dell'archit. a Milano nel Rinascivo. e nel Barocco, Firenze 1940, p. 195 sgg.; P. Mezzanotte e G. C. Bascapé, Milano nell'arte e nella storia, Milano 1948, p. 33, passim. Amalia Mezzetti
SOLARIO, Andrea. - Pittore, n. a Milano tra il 1458 e il 1460 , fratello minore di Cristoforo che seguì a Venezia verso il 1490.
Le prime opere del S. risentono soprattutto dell'ambiente veneto, non senza ricordi quattrocenteschi lombardi; fra le più antiche la belliniana Madonna del Poldi Pezzoli, l'alvisiano Ritratto di un senatore veneziano della National Gallery di Londra, di ampio squadro antonellesco, il Ritratto di giovane di Brera, il Ritratto di Boston, l'Ecce Homo delle Gallerie Cook di Richmond e Crespi di Milano. Del 1495 è la prima opera datata e firmata, la S. Famiglia con s. Girolamo (Brera), ancora prevalentemente veneta; del 1499 la S. Caterina e il S. Giovanni Battista del Poldi Pezzoli, più legati alla scuola lombarda leonardesca come il Ritratto femminile del Museo di Palazzo Venezia e la Testa di s. Giovanni Battista del Louvre (1507). Dal 1507 al 1509 il pittore è in Francia presso il card. George d'Amboise e vi decora di affreschi, ora perduti, la cappella del suo Castello di Gaillon in Normandia. Influssi ultramontani si notano nelle sue opere successive. Nella famosa Madonna del Louvre, eseguita al Castello d'Amboise, detta del "cuscino verde", l' artista mostra un sensibile accostamento a Leonardo, cosi come nell'Ecce Homo del Poldi Pezzoli. Elementi manieristici sono nel Cristo portacroce della Galleria Borghese (1511)

Solari (Solario), Cristoforo detto il Gobbo - Monumento a Ludovico Sforza, detto il Moro, e a Beatrice d'Este - Pavia, chiesa della Certosa.
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che va accostato stilisticamente all' impetuosa Madonna della collezione Salting di Londra. Dell'ultimo periodo il Riposo in Egitto del Poldi Peazoli, la Pietà di Rossie in Scozia. La morte colse l'artista verso il 1520 a Pa via durante l'esecuzione dell' Assunzione nella Certosa, terminata (1576) da Bernardino Campi. - Vedi tav. LIX.
Bibl.: oltre a W. Suida, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 222-24, v.: A. De Evrey, Les dêves de Leonard de Vinci, A. S., in Gavotte des Beaux-Arts, 1930, pp. 171-83; A. Venturi, Gruppo di case mad., in L'arte, 41 (1938), pp. 44-78; W. Suida, A. 1. in the light of newly discovered docum. and unpubl. works, in The Art Quart., 8 (1945), n. 1. Luisa Mortari
SOLARIO, ANTONIO detto lo Zingaro. - Pittore, attivo nell'ultimo decennio del 1400 e nei primi del 1500. Fonde nelle sue opere elementi veneti, umbri, marchigiani e lombardi, pur rimanendo sempre fedele alla sua iniziale formazione prevalentemente veneta.
Sono opera di collaborazione gli affreschi con le Storie di s. Benedetto nel chiostro dei SS. Severino e Sossio di Napoli ( 1495 ca.), anteriori al periodo trascorso nelle Marche, dove il pittore lascia l'affresco in S. Esuperanzio a Cingoli, l'ancona in S. Francesco a Osimo (1505), la pala della chiesa del Carmine a Fermo; quest'ultima non estranea anche a influssi umbri, che diventano più espliciti nella Madonna della misericordia, nell'omonima chiesa di Macerata, e nelle Sante di Londra. Sono tuttavia sempre dominanti i ricordi veneti vicentini dal Montagna e dal Fogolino e reminiscenze da Alvise Vivarini: così nella Madonna col Bambino e adoratore di Napoli, e dal Giambellino nella Madonna Wertheimer già a Leningrado, di un colore più morbido e fuso. Firmata e datata 1508 è la Testa di s. Giovanni dell'Amberciana di Milano affine ad Andrea S., di una minuta e raffinata tecnica lombarda, che si ritrova in altre opere quali la S. Famiglia di Amsterdam e la Salomé della Galleria Doria a Roma del 1511. - Vedi tav. LIX.
Bibl.: G. Gronau, s. v. in Thieme-Becker, XXXI (1937), pp. 225-26; S. Augusti, in Arch. st. per le prov. napol., 30 (19441948); G. Urbani, Il restauro degli affreschi di A. S. nel chiostro del Platona a Napoli, in Boll. dell' Istit. centr. del restauro, 2 (1950), pp. 41-43. Luisa Mortari
## SOLARO DELLA MARGARITA, Clemente.
- Uomo politico e diplomatico piemontese, n. il 21 nov. 1792 a Cuneo, m. il 12 nov. 1869 a Torino. Dall'ott. 1803 al 1806 stette nel Collegio Tolomei di Siena, retto allora dagli Scolopi.
Le vicende di quegli anni, culminate nell'occupazione francese del Piemonte e quindi nella deportazione di Pai VII, gli ispirarono un profondo e sentito attaccamento verso la propria dinastia ed un vivo sentimento religioso, e contribuirono a quella avversione decisa alle nuove idee, cui contrappose, fino alla morte, con programmatica costanza, l'unione del trono e dell'altare. Continuò i suoi studi a Torino e vi si laureò in ambo le leggi nel 1812. Addetto alla Procura generale della corte imperiale di Torino, non tralasciò occasione di manifestare la sua contrarietà al regime napoleonico ed in quello stesso anno si fece promotore di quella Società italiana, centro di riunione di tutti coloro, giovani in gran parte, che volevano reagire all'infranciosamento della cultura. A norma dello statuto dell'Associazione i soci assumevano, all'atto della loro ammissione, i nomi di italiani illustri nel campo delle lettere e delle arti, escluso qualsiasi nome romano, non solo perché età classica della "libertà della patria " era considerata dallo statuto quella successiva alla caduta del Regno longobardo, ma anche probabilmente per una naturale reazione alla consuetudine della Rivoluzione e dell'Impero di abusare dei nomi della romanità. L'art. 4 dello stesso statuto disponeva che «il fine della Società è la cultura italiana; ogni altra lingua che non l'italiana è esclusa». Questa attività, per cosi dire nazionale, era un'opposizione netta e decisa contro l'usurpazione ed il dominio francese, una professione di legittimismo verso la dinastia sabauda. Dopo la restaurazione nel 1816 fu segretario presso la legazione di Napoli, retta dal marchese di S. Saturnino, di cui

(da C. Lovera-I. Rinieri, Cl. S. della M., I. Torino 160, tav. tra pp. 3 e 18)
Solaro della Margarita, Clemente - Ritarito.
sposò nel 1825 la figlia Carolina, assai religiosa. Durante la Rivoluzione del 1820-21, ebbe l'incarico di reggere la legazione durante un temporaneo congedo del Ministro. Ritornato a Torino nel 1825 per il suo matrimonio, ebbe nel 1826 la nomina a ministro plenipotenziario a Madrid. Convinto della necessità che solo una lotta a fondo contro il liberalismo potesse arginare quel pericolo per i governi assoluti, si avvicinò durante la missione madrilena ai carlisti, e ne divenne fervido sostenitore presso la propria corte e presso la S. Sede, con la cui Segreteria di Stato fu in corrispondenza, da quando il pro-nunzio card. Giustiniani, nel 1827, gli affidò l'incarico di curare temporaneamente gli interessi pontifici. Legato d'amicizia con il vescovo di León, una delle figure più rappresentative del carliamo, S. si trovò in contrasto con il nuovo nunzio Tiberi, la cui azione gli pareva pregiudizievole ai fini di una energica lotta contro i liberali, e rimase molto contrariato del mancato ripristino dell'Inquisizione di Spagna. Nello stesso tempo se la prendeva anche con la politica del Metternich, considerata blanda e titubante, e si doleva del contegno ambiguo di tutta l'Europa monarchica, che non sosteneva con sufficente energia l'assolutismo contro il costituzionalismo. Il suo appoggio alla causa dei carlisti si intensificò dopo la morte di Ferdinando VII e quando, con il febbr. 1835 , il S. divenne ministro degli Esteri, esso condizionò tutta la politica sarda verso le potenze straniere. In pieno accordo con il pensiero e la volontà di re Carlo Alberto, difese il legittimismo contro il liberalismo in ogni parte d'Europa, dove la monarchia di "diritto divino" fosse minacciata dagli usurpatori. Perciò aiutò i carlisti della Spagna, i Miguelisti del Portogallo ed i Borboni di Francia, privati del trono nel 1830 . Anche le lotte tra i Cantoni radicali e quelli cattolici della vicina Svizzera attirarono la sua attenzione con particolare riguardo al finitimo Vallese, non senza intenzione di trarne un particolare tornaconto
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(fot. Abbazia di Salernice)
SALERMES, ABBAzIA DI SAN PIETRO - Testa di una delle pie donne, particolare del Sepolcro di Nostro Signore (scultura in pietra locale della fine del sec. xv) - Solesmea, chiesa abbaziale.
con l'estendere la sovranità del re su quella regione. Verso l'Austria i rapporti furono improntati, se non a freddezza, a diffidenza, sia perché non poteva perdonare al Metternich il suo modo troppo "diplomatico" nelle questioni legittimiste europee, sia perché mal tollerava la larvata tutela che l'Austria talora tendeva ad assumere verso il Piemonte. Il S. però comprendeva assai bene che l'Austria era l'unico alleato sul quale il Piemonte potesse fare sicuro affidamento in caso di pericolo. Nelle relazioni con la S. Sede, S. si fece promotore nel 1839 del ristabilimento della nunziatura a Torino, sospesa sino dal 1753 . Pur non riuscendo ad ottenere la formale promessa del conferimento della porpora ai nunzi al termine del loro ufficio, il S. ebbe tuttavia assicurazioni in proposito. Lasciato il Ministero nell'ott. 1847, per reagire agli attacchi ed alle critiche mossegli, il S. pose mano ad un'opera, in cui espose i principi seguiti durante il suo ministero, descrivendo analiticamente gli avvenimenti dal 1835 al 1847 , e la pubblicò nel 1851 con il titolo di Memorandum storico-politico. Negli Avvedimenti politici del 1853 ritornò più estesamente sui presupposti che avevano guidata la sua azione, con l'intento di dimostrare - come si mantengono (le sorti felici) in qualunque Stato, quando seguansi i principi della sana politica n, come aveva posto "la religione per base della politica ", perché "tutto deriva da Dio... Fuori della sua legge non vi è che menzogna ed errore; fuori della sua volontà non si trova che scompiglio e disordine"; tesi che ribadì nelle Questioni di Stato del 1854. Non riusci eletto nei comizi per la V legislatura dell'8 dic. 1853 nei collegi di Borgomanero e di Pontestura. Entrò nella Camera nel febbr. 1854 per il collegio di S. Quirico, rimasto vacante, e gli fu confermato il mandato anche per la VI legislatura nel nov. 1857. Alla Camera prese la parola diverse volte, osteggiando la politica antiecclesiastica ed estera del Cavour. Rimasto soccombente nelle elezioni del 1860 nel collegio di Dogliani, non cessò dall'attività di pubblicista, e diede alle stampe la Risposta del conte C. S. d.M. all'opuscolo "Il Papa e il Congresso" (1860); contro la cessione di Nizza e della Savoia: Sulla annessione di
alcuni Stati alla Monarchia e sulla cessione della Savoia e di Nizza alla Francia (1860); contro la Convenzione di sett.: Sguardo politico del conte C. S. d. M. sulla Convenzione italo-franca del 25 sett. 1864 (1864). Infine nei quattro libri de L'Uomo di Stato indirizzato al governo della cosa pubblica (Torino 1863-64) intese dimostrare la possibilità di un governo cattolico nei tempi moderni.
Bibl.: F. Boffi, Un retrogrado. Il conte C. S. d. M., in Rass. naz., $2^{2}$ serie, 15 (1918), pp. 270-82; A. C. Jomolo, Il "partito cattolico "piemontese nel 1855 e la legge sarda rappresenta della comunità religieuse, in Il Risorgim. ital., 11-12 (1918-19), pp. 1-52; F. Lemmi, La politica estera di Carlo Alberto nei suoi primi anni di regno, Firenze 1928, passim; L. Modaro, S. d. M. e il ristabilimento della nunziatura a Torino nel 1839, in Il Risorgim. ital., 23 (1930), pp. 515-26; C. Lovero-I. Rimeri, Cl. S. d. M., 3 voll., Torino 1931; L. Salvatorelli, Il pensiero politico ital. dal 1500 al 1850 , $2^{2}$ ed., ivi 1941, pp. 201-202; A. C. Jomolo, Il mancato ripristino della Jequice. di Spagna e il conte S. d. M., in Atti dell'Assad. della scienze di Torino. Se. morali, 76 (1940-41), pp. 443-58; id., Il conte S. d. M. ed il nunzio Tiberi, ibid., 77 (1941-42), pp. 119-43. Silvio Furlani
SOLESMES, abbaZia di San Pietro di. - Monastero fondato nel toro nel Maine (in Francia), da Goffredo di Sablé, con il concorso di monaci benedettini inviati dall'abbazia de "la Couture du Mans".
All'inizio fu un piccolo priorato di cui la storia rimane oscura fino alla guerra dei Cent'anni, durante la quale il monastero fu distrutto dagli inglesi, mentre rimase la chiesa romanica. Ricostruito il priorato, questo conobbe una grande prosperità durante i secc. xv-xvi. I suoi priori, soprattutto dom Bougler (m. nel 1556), ingrandirono la chiesa, adornandola con preziose opere, tra le quali i cosiddetti sepolcri di Nostro Signore della Vergine, di ignoti autori, tra i quali si riconosce qualche mano italiana (1475-1553). Poco dopo il priorato passò in commenda: uno dei migliori priori commendatari fu l'italiano Tommaso Bonzi, emulo di s. Carlo Borromeo. Nel 1664 S. entrò nella Congregazione di S. Mauro, che nel 1723 fece ricostruire gli edifici monastici, meno la chiesa. Nel 1791 la Rivoluzione dispersa i monaci; il priore dom De Sageon e il sottopriore dom Papion furono messi in prigione. Il monastero passò attraverso vari proprietari, di cui l'ultimo nel 1852 ne iniziò la demolizione. Allora dom Guéranger (v.) lo prese in affitto, quindi lo acquistò e nel 1833 vi ristabili la vita benedettina. Nel 1837 Gregorio XVI eresse il priorato ad abbazia e dom Guéranger ne fu il primo abate. S. non tardò a divenire un centro di vita spirituale e punto di partenza d'un rinnovamento della pietà liturgica che si diffuse poi in tutta la Chiesa. I successori di dom Guéranger (m. nel 1875), dom Couturier (m. nel 1890), dom Felatte (abate fino al 1921, m. nel 1937) e l'attuale dom Coxien hanno dovuto sostenere le persecuzioni di un governo laicizzatore, quindi esilio, espulsioni dal 1880 al 1882 , esilio in Inghilterra dal 1901 al 1922. Ma tali prove non hanno impedito la vitalità del monatero. Nuove costruzioni vennero erette nel 1895-1900 e nel 1916.
L'imponente edificio sulle rive della Sarthe è una meraviglia architettonica. Oltre dom Guéranger, l'abbazia ha annoverato insigni monaci nel sec. xix e nel xx, quali dom Pitra (v.) poi cardinale e bibliotecario di S. Chiesa; dom Cagin, noto liturgista; dom Piolin, storico della chiesa del Mans; dom Quentin, revisore della Volgata e primo abate di S. Girolamo in Urbe; dom Pothier e dom Moequereau restauratori del canto gregoriano; infine dom Delatte, autore dei noti commentari sui Vangeli, le epistole di s. Paolo e la Regola di s. Benedetto.
Bibl.: Cottinesu, II, coll. 3055-56. Leone Robert
La restaurazione del canto gregoriano. - Dom P. Guéranger (v.) restauratore della liturgia romana in Francia comprese che doveva essere complemento necessario anche la restaurazione del genuino canto gregoriano. Guidato dal suo gusto naturale e dai consigli del canonico Gontier di Le Mans, che s'era dato allo studio dei fondamenti storici del canto ecclesiastico tradizionale ed aveva pubblicato (1859) un'importante Méthode raisonnée du plain-chant, seppe dare alla esecu-
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zione delle melodie gregoriane nel suo monastero un carattere artistico e religioso in aperto contrasto con la completa decadenza secondo la quale da molto tempo venivano eseguite. E poiché le edizioni allora in uso erano molto difettose, dom Guéranger comprese la necessità di proporne, risalendo con metodo ai manoscritti, un testo che riproducesse il più fedelmente possibile le melodie originali. Nel 1860 affidò le ricerche a dom Paolo Jauissions, cui ben presto aggiunse dom Joseph Pothier (v.) ancora novizio. I loro studi e le loro pubblicazioni aprirono definitivamente la via alla riforma del canto gregoriano da Leone XIII incoraggiata ripetutamente ed efficacemente alla fine del suo pontificato ritirando anche il privilegio delle edizioni tipiche precedentemente accordato in precedenza ad altri e che il beato Pio X dovette tener presente per la pubblicazione del Graduale romano (1907) e dell'Antifonario romano (1912) dell'edizione vaticana. La preparazione di queste edizioni dalle stesso Pontefice fu affidata ai monaci di S. col motu proprio del 25 apr. e col breve del 22 maggio 1904. Una commissione detta "vaticana" presieduta da dom Pothier, divenuto abate di S. Wandrille, fu incaricata della revisione del testo proposto dalla redazione. Questo testo doveva avere per base i lavori fatti a S., dove era stata appropriata un'importante collezione di documenti fotografici ad opera specialmente di dom P. Mocquereau (v.), discepolo del Pothier, e da un gruppo di monaci specializzati in questi studi. La collaborazione fra la Commissione e la redazione ordinata da Pio X fu intralciata da gravi divergenze e la responsabilità del Graduale e più ancora dell'Antifonario ricadde solo sul Pothier.
Sciolta la Commissione vaticana, le ricerche scientifiche proseguirono ugualmente a S. sotto la direzione di dom Mocquereau che col 1887 cominciò la pubblicazione della Polographie musicale, e col 1911 della Revue gregorienne pubblica a Tournai. Vanno anche segnalate le edizioni ritmiche solesmensi che, malgrado le discussioni sollevate, furono di grande utilità e sono tuttora molto diffuse.
Sotto la direzione di dom J. Cajard, succeduto a dom Mocquereau alla scuola paleografica, S. continua le ricerche scientifiche per rendere sempre migliori le edizioni gregoriane. L'Antiphonarium monasticum (1934) dà in modo particolare un'idea dei progressi raggiunti. - Vedi tav. LX.
Bibl., P. Cagin, L'Oeuvre de S. dans la restauration du chant gregar., Roma 1904; M. Bousseau, L'Ecole grégor. de S. 1633-1915, Tournai 1910; D. G. Suñol, Introduction à la Polographie musicale grégor., Tournai 1936; D. J. Cajard, Les débuts de la restauration grégor. à S., ivi 1940; id., La méthode de S., ses principes constitutifs, ses règles d'interprétation, ivi 1951; J. Blanc, L'enseignement musical de S. et la prière chantée, Parigi 1952. Pietro Combes
SOLETTA, SOLOTHURN : v. basilea.
SOLIDARIETÀ. - Termine derivante dal diritto romano, dove l'obbligazione solidale, o in solidum, indicava quella obbligazione con pluralità di soggetti (creditori o debitori) e oggetto identico e unico, per la quale ciascuno dei vari debitori è tenuto all'intera prestazione, ovvero ciascuno dei vari creditori ha diritto all'intera prestazione; ma, d'altra parte, uno solo dei debitori paga o risponde per tutti, e viceversa uno solo dei creditori esige o si fa ragione per tutti (P. Bonfante, Istituzioni di diritto romano, $5^{\text {a }}$ ed., Milano 1912, p. 362 ).
Questo significato perdura nei codici civili moderni (cf. Cod. civ. ital., art., 1184 sgg.) e nella teologia morale (v. obbligazione; restaurazione). Nel diritto criminale primitivo s. era presa nel senso di responsabilità collettiva, per cui i componenti di un gruppo erano passibili della vendetta per il delitto commesso da uno solo (cf. G. Glotz, op. cit. in bibl.). Questo significato giuridico della s. è stato nel sec. xix allargato ad indicare la s. naturale, fondata su leggi fisiche e biologiche (cf. Cl. Bernard, Introduction à l'étude de la medicine expérimentale, II, Parigi 1865, p. 3), e di conseguenza, secondo il determinismo positivistico, la s. sociale. Per A.
Comte la s. indica o l'intrinseca e totale dipendenza di ogni uomo dalle precedenti generazioni (Système de polit. posit., Disc. Prélim., I, Parigi 1851, p. 364) o dalla presente situazione sociale (ibid., pp. 364-65; III, 1, p. 71). Con E. Durkheim il concetto di s. sociale diventa fondamentale per la scuola sociologica francese. Egli nella sua Division du travail social (1893) distingue una doppia s. sociale: meccanica e organica. La prima si fonda sulle similitudini e sull'uniformità dei sentimenti, delle idee, dei costumi, delle credenze, senza alcuna manifestazione di originalità individuale, e dà luogo a un diritto repressivo; con l'introduzione e il progresso della divisione del lavoro la s. diventa sempre più organica, cioè coordinazione e subordinazione di elementi differenziati e gerarchizzati, come tra gli organi di un corpo vivente, dando luogo a un diritto cooperativo a base non più repressiva, ma restitutiva (cf. ibid., I, 2-4). Il suo pensiero è stato sviluppato specialmente da C. Bouglé (Le solidarisme, Parigi 1924).
L'umanitarismo ha tentato di fare della s. la virtù fondamentale della vita morale, sostituendola alla giustizia e alla carità (P. Leroux, De l'Humanité, de son principe et de son avenir, ivi 1840 ). Il solidarismo morale ha il suo massimo rappresentante in L. Bourgeois (La solidarité, ivi 1879 ) : il fatto della s. sociale mostra che tutto quello che una persona ha o è capace di comprendere o fare è frutto del lavoro della società tutta, presente e passata; è un debito, questo, che la persona deve pagare, dedicandosi completamente a porre la sua attività a beneficio della società, accettando tutti i sacrifici che ne possano derivare. Il bene morale si identifica quindi con le esigenze della s.; ed i doveri morali ci impongono di aver sempre davanti agli occhi la ripercussione dei nostri atti nella vita collettiva. Per spiegare il passaggio dalla s. come fatto alla s. come dovere il Bourgeois ricorre all'intinto psicologico del bisogno di giustizia che esiste in ogni coscienza.
L'esistenza di una s. naturale fra tutti gli esseri e di una s. sociale fra tutti gli uomini è un fatto indubitato : tuttavia essa non è la causa del vivere sociale, ma un semplice condizionamento dell'attività personale. La s. morale deve distinguersi come fatto "e come "dovere". Come fatto, giustamente mette in rilievo le conseguenze buone e cattive, per la società, derivanti dall' attività buona o cattiva di ogni singola persona, per cui dal valore morale di ogni singolo dipende il valore della comunità. Come dovere, esso non è altro che un termine ambiguo per esprimere il dovere di giustizia e di amicizia, che è alla base di tutti i doveri sociali della persona e che trova il suo fondamento ultimo nell'eterna legge divina (v. obbligazione). Ogni persona ha da Dio la vocazione naturale di cooperare al bene dei suoi fratelli secondo le varie forme di socialità e secondo il suo particolare compito in ciascuno di essa (v. stato, obblighi del proprio) : la società è collaborazione di persone per realizzare insieme i beni umani particolari in vista del conseguimento eterno del bene supremo. Dato il carattere storico inerente al concetto di società, l'attività di ogni persona viene ad avere un valore di intima collaborazione al bene umano non solo sul piano orizzontale della società esistente, ma anche in quello verticale della società storica.
Il termine s. è oggi usato anche nella teologia dogmatica riguardo a particolari questioni : s. in Adamo, in Gesù Cristo, tra gli uomini; v.: COMUNIONE DEI SANTI; PROCATO ORIGINALE; REDENZIO