opperire con elementi teatini all'opera dei S. troppo poco numerosi rispetto agli orfani assistiti, ma presto si vide che l'opera caritativa dell'Emiliani avrebbe finito con lo scomparire, data la missione diversa dei Teatini; perciò lo stesso card. Carafa, divenuto Papa, separò di nuovo le due istituzioni. I S. ritornarono quindi agli statuti della bolla di Paolo III, riconfermata anche da Pio IV per interessamento personale di s. Carlo Borromeo. Finalmente s. Pio V, con la bolla Inionetam nobis del 6 dic. 1568, elevò la Compagnia dei Servi dei poveri a dignità di Ordine religioso con il nome, poi rimasto costante, di Chierici Regolari di Somasca, o S. La prima professione religiosa solenne fu il 29 apr. 1569 e primo preposito generale fu eletto il soprannominato p. Angiolo Marco Gambarana; fu costituita anche come casa madre la chiesa di S. Maiolo
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di Pavia. Donde in alcuni documenti la dicitura: "Clerici Regulares a Somascha sancti Maiali de Papia».
Agli Orfanotrofi del Veneto si erano aggiunti intanto quelli della Lombardia, della Liguria, del Piemonte, della Romagna, delle Marche, della Toscana: a Cremona e a Milano i Padri avevano suscitata ed abbracciata come propria l'opera della Dottrina cristiana, ottenendo percio il titolo popolare di "Padri delle opere». Nel 1566 s. Carlo Borromeo affidò ai S. la parrocchia di Somasca, di recente eretta, e vi stabili sotto la loro piena direzione un Seminario rurale. Cosi l'Ordine allargò lo scopo iniziale. L'esito del nuovo indirizzo riscosse piena approvazione, sicclu il card. Madruzzi, principevescovo di Trento, affido ad essi il Seminario, cui seguirono quello di Venezia, Alessandria, Roma, Lodi, Napoli, Tortona, Treviso, Cremona, Brescia. Quando poi nel 1595 Clemente VIII chiamò i S. a reggere il più grande Collegio dell'Urbe, detto appunto il Clementino, per l'educazione dei nobili avviati a qualunque carriera, l'Ordine acquistò la sua definitiva fisionomia, che è quella che poi si èJmantenuta nei secoli successivi : cura degli orfani, istruzione della gioventù e aiuto al clero secolare nelle parrocchie.
In seguito furono accettati altri collegi : a Brescia, Salò, Bergamo, Venezia (detto Seminario Ducale) e quattro a Napoli. A questo espandersi per ogni regione d'Italia delle istituzioni somasche corrispose anche un incremento delle cosiddette "case professe", ossia case di formazione religiosa. Nel 1627 i religiosi erano 458 e nel 1713, 450 : gli orfani erano ca. 300; i convittori e gli altri alunni nei collegi oltre 1000 . Nel 1616 la Congregazione della Dottrina cristiana di Francia, fondata dal ven. servo di Dio Cesare da Bus, chiese di aggregarsi all'Ordine dei S.; Paolo V lo concesse, mantenendo però anche una certa distinzione, tanto che il preposito generale dovette portare il seguente lungo titolo: preposito generale dei Chierici Regolari Somaschi in Italia e della Dottrina cristiana in Francia. Nel 1626 l'unione fu riconfermata da Urbano VIII che approvò pure le Costituzioni e le regole in comune per le due istituzioni. Trent'anni dopo invece i Dottrinari francesi, desiderosi dell'antica loro forma autonoma anche perché erano esclusi dal generalato, chiesero ed ottennero da Innocenzo X di ricostituirsi in congregazione a sé. Nel 1661, Alessandro VII prescrisse la divisione dell'Ordine in tre province : la lombarda, comprendente i Ducati di Milano, Savoia, Mantova, Parma; la veneta nella Repubblica di Venezia, e infine la romana che si estendeva dalla Toscana a tutto il meridione d'Italia e comprendeva la Liguria. Nel frattempo l'Ordine si era esteso ancor più. Nel 1583 il card. Tolomeo Gallio aveva affidato ai S. il collegio che porta ancora il suo nome a Como, con l'espresso proposito di servire da baluardo contro il luteranesimo nella città. Durante la peste del 1630 morirono ca. un terzo dei sacerdoti, ma si notò un rapido riprendersi dopo il terribile flagello, si da registrare quasi subito il secolo d'oro dell'Ordine. I S. dettero alla Chiesa durante questo periodo di tempo 22 vescovi, fra i quali 4 cardinali; tenevano cattedre in parecchie università, e quando Clemente XIV nel 1773 soppresse i Gesuiti i S. li sostituirono in alcune loro istituzioni, ad es., alla Nunziatella di Napoli.
Sono pure di quest'epoca i pp. Jacopo Stellini, filosofo, che continuò e documentò le teorie del Vico; Gian Antonio Santini, professore alla Sapienza, corrispondente di Galileo e scelto da s. Giuseppe Calasanzio a istitutore dei primi Scolopi; Gaspare Leonarducci, poeta di buona fama e restauratore del culto di Dante; il teologo Agostino De Angelis, poi vescovo di Umbriatico, e, fra gli alunni, Benedetto XIV che presso i S., prima a Bologna, poi al Clementino di Roma, compì tutti i suoi studi. Ai S. appartenne anche il p. Giuseppe Maria Puiati, famoso giansenista, il quale, nonostante la grande cultura e una vita irreprensibile, chiese e ottenne di uscire dall'Ordine. Nel

(per serietia dei pp. Somaschi, Roma)
Somaschi - Il santuario di S. Girolamo e la Casa Madre - Somasca.
1769 il laicismo mosse i primi attacchi. La Repubblica di Venezia victo ai religiosi di intervenire ai Capitoli generali e ordino di governarsi separatamente; quasi subito l'Austria fece altrettanto nella Lombardia. Cosicché l'Ordine fu spezzato in tre tronconi e nel 1784 si crearono dai territori dove era ancora libero quattro province, e cioè la piemontese, la ligure, la romana e la napoletana. Ma nell'89 il Re di Napoli tagliò fuori anche quest'ultima. Pur mantenendosi all'interno sempre unito, l'Ordine non poteva non soffrirne per la mancanza di unità di governo. Perciò in seguito alla chiusura di altre case, operata dai Francesi nel 1797, di tutto l'Ordine si dovette fare una sola provincia, anzi, nel 1810, alla soppressione napoletnica, i S. non conservarono che la sola casa di Lugano.
Quando Pio VII il 22 ag. 1814 ripristinò gli Ordini religiosi, i S. poterono ricostituirsi abbastanza facilmente nel Piemonte, nella Liguria e negli Stati pontifici per merito soprattutto di padri che alla soppressione avevano fatto in modo di rimanere in alcune case in qualità di parroci o di titolari privati di collegi. Quattro anni dopo anche il noviziato di Somasca fu riaperto e furono ricostituite le provincie piemontese, genovese e romana ed in seguito anche la veneta e la lombarda, riunite in una sola. Delle case religiose precedenti furono riprese solo il Collegio Gallio di Como ed il noviziato con la parrocchia di Somasca. Con le soppressioni del 1866 e del 1874 diciotto case furono perdute, fra cui il Collegio Clementino, e dispersi 165 religiosi sacerdoti e 65 fratelli laici.
Vari tentativi di aprir case all'estero fallirono e soltanto nel 1901 fu possibile aprire un collegio a Bellinzona nel Canton Ticino, e nel 1921, aderendo a ripetute richieste di vescovi, si stabilirono nello Stato di El Salvador nell'America centrale, poi nell'Honduras. Nel 1939 si formò nell'America centrale un commissariato. Al presente i S. sono in numero di 300 ; gli orfani assistiti ca. 700; gli alunni delle scuole oltre 1000; hanno 26 case in Italia, 1 nella Svizzera, 6 nell'America centrale.
Bibl.: Ordine dei Chier. Regal. S. nel IV cent. dalla fondaz., Roma 1928; P. Stoppiglia. Statist. dei pp. S., 3 voll., Genova 1934: M. Tentorio, I S., in Ordini e Congreg. relig., a cura di M. Escobar, L. Torino 1952, pp. 609-32; id., Distribue. delle sedi dei PP. S., in Ann. di ricerche e studi di geografia, 2 (1951).
Giovanni Battista Pigato
SOMBART, Werner. - Sociologo protestante, n. ad Ermsleben (Harz) il 19 genn. 1863, m. a Berlino il 18 maggio 1941.
Studiò alle Università di Pisa, dove ebbe per maestro il Toniolo, e di Berlino, e fu nominato nel 1890 professore all'Università di Breslavia, donde passo successivamente a Berlino.
Iniziò la sua attività scientifica nel 1888 con uno studio economico-sociale sulla campagna romana (Die römische Campagna), cui fece seguire una storia della poli-
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tica commerciale dell'Italia dal 1861 in poi (Die Hundelspolitik Italiens seit der Einigung des Königreichs, in Schriften des Vereins für Sozialpolitik, Lipsia, 49 [1892], pp. 77-166). La realtà delle condizioni economico-sociali, ed in particolare l'ascesa del socialismo, stimolarono in seguito il suo interesse e la sua curiosità di studioso ed il frutto ne furono un gran numero di opere sul capitolismo, sul socialismo e su particolari aspetti della vita economica, tra cui si ricordano: Der moderne Kapitalismus (1902); Die Juden und das Wirtschaftsleben (1911); Der Bourgeois (1913); Der proletarische Sozialismus (1924); Dentscher Sozialismus (1934). L'opera del S. costituisce il ponte fra la scienza sociale del sec. xix e quella del xx.
BibL.: C. Brinkmann, W. S., in Weltwirtschaftliches $A r$ chio, 34 (1941), p. I agg. (ripubblicato in Wirtschaftiformen und Lebensformen, $2^{2}$ ed., Tubinga 1950, pp. 105-19); S. Majerotto, W. S. In memoriam, in Rto. intermer. di scienze sociali, 49 (1941), pp. 518-20; G. Bruguier Pacini, W. S., in Arch. di studi corporativi, 12 (1941), pp. 493-507; W. A. Johr, Gedanken zum Lebens. uerh von W. S., in Weltwirtschaftliches Archiv, 53 (1942), pp. 321 340: L. Harmsja, Nachruf auf W. S., Helsinki 1942.
Silvio Furlani
SOMIGLI, Teodosio. - Minore francescano, al secolo Scipione, n. l'8 luglio 1864 nella parrocchia di Sandetole del Comune di Dicomano (Firenze). Entrò nell'Ordine Francescano il 22 luglio 1879 e fu ordinato sacerdote il 9 maggio 1887.
Insigne predicatore, dotato di vasta cultura, per ca. 40 anni esercitò un fecondo apostolato in Austria, in Grecia, Egitto, Brasile e soprattutto in Italia suscitando ovunque consensi e fervore di vita cristiana. Nel 1907 giunse per la prima volta in Egitto. Sull'invito del procuratore della missione francescana egiziana, il p. Atanasio Riccardo Fattori, progettò di scrivere la storia delle missioni francescane dell'Egitto e dell'Abissinia. Durante vari viaggi in Egitto studiò il materiale ivi esistente, completandolo a Gerusalemme ed a Praga. Il campo principale di ricerche però furono gli archivi romani, anzitutto quello della S. C. di Propaganda. Entrò ben presto in relazione con i pp. Leonardo Lemmens e Girolamo Golubovich, volendo nella pubblicazione dei documenti seguire il loro metodo. S. si propose due grandi parti : Abissinia Francescana e Egitto Francescano. Nel 1928 vide la luce il I vol. in due parti : Etiopia Francescana, comprendente gli anni dal 1633 al 1681. P. Golubovich lo inserì nella sua collezione Biblioteca bio-bibliografica di Terra Santa. Poco dopo, il 31 marzo 1929, S. morì a Roma. Soltanto dopo 20 anni il suo continuatore p. Giovanni Maria Montano poté pubblicare il II vol. (16911703). La sua opera, però, manca di vero senso critico. Pubblicò anche altre opere di carattere divulgativo e di predicazione e molte altre ne lasciò manoscritte (v. Studi francescani, 26 [1929], pp. 283-90).
BibL.: G. M. Montano, Etiopia franc., t. II. P. T. S. da Sandetole e la sua Etiopia franc., Quaracchi 1948, pp. xlixlixiI; F. T. Mengoni, In Memoria del p. T. S. da Sandetole, Rocca S. Casciano 1929.
Nicola Kowalsky
SOMME. - La voce "Summa" ebbe nel medioevo numerosi significati : da quello di compilazione enciclopedica assai vasta (tale potrebbe dirsi la produzione scientifica di s. Alberto Magno, di Guglielmo di Auvergne o di Raimondo Lullo, anche se non ne porta il nome) a quello di modesti riassunti, come la Summa totius, in cui Onorio di Autun (v.) traccia un rapido compendio di tutta la storia ecclesiastica, o come la S. di Simone di Hinton, nella quale sono successivamente esposti gli articoli del Simbolo, il decalogo, le domande del Pater, i Sacramenti, le virtù, i doni, le beatitudini, i vizi, ecc.
Anche il fine che i loro autori si proposero sono assai vari : dare ai predicatori argomenti di sermoni; ai notari modelli di lettere per tutte le eventualità; ai giuristi riassunti di leggi; ai confessori o ai penitenti regole di condotta o soluzioni di casi di coscienza; finalità didattica: presentare una piccola
sintesi agli studenti in modo da invogliarli a farne uso. E in quest'ultima direzione che verranno a collocarsi, nei secc. xil e xili, le S. teologiche, contrassegnate dalla triplice preoccupazione enciclopedica, sintetica, didattica.
1. S. teologiche. - La S. di s. Tommaso, il tipo classico di tale produzione nel campo della teologia, permette di fissarne le caratteristiche. Il suo intento, come egli si esprime nel prologo, è di esporre tutto ciò che si riferisce alla dottrina cattolica; intende trattare cioè il complesso scientifico della "sacra doctrina", non si limita pertanto allo studio di un solo trattato, per es., del De Sacramentis o del De vitiis. Questa trattazione è concepita e svolta da s. Tommaso, "eo modo tradere secundum quod congruit ad eruditionem incipientium ". Essa è, sostanzialmente, opera di coordinamento e di ripensamento scientifico, non semplice compilazione di Sententiae di Padri e di antichi scrittori, come erano le deflorationes e i Libri Sententiarum dei secoli precedenti; ne risulta una costruzione in cui sono utilizzate tutte le risorse dell'intelligenza che opera nella luce della fede. Tali S. sono, infine, vere sintesi più o meno imponenti che si vanno costruendo nello sforzo di approfondire i dati della Rivelazione.
Lo schema interno delle S. teologiche poté subire variazioni, perché ognuno ebbe il suo modo personale di costruire una sintesi: Abelardo, Ugo di S. Vittore, s. Tommaso non adottarono lo stesso criterio; il metodo, la presentazione tecnica, le divisioni e le suddivisioni cambiano da autore ad autore, anche se il modo di argomentare è identico, secondo le grandi linee del pensiero scolastico. Sempre identica, però, è la caratteristica delle S. teologiche : lo stesso sforzo di sintesi, di esposizione completa, di adattamento.
Contrariamente ad altre opere del tempo e nonostante l'innegabile preoccupazione di entrare nella scuola, le S. teologiche non entrarono nel ciclo scolastico. Molte opere di allora non sono che la redazione o l'eco dell'attività scolastica. I sermoni furono realmente pronunziati davanti agli studenti universitari. I commentari sulle "Sentenze" sono il frutto dell'insegnamento impartito giorno per giorno dal baccelliere "sententiarius". I commentari biblici forniscono materia ai corsi del maestro di teologia; i commentari di Aristotele furono "letti" generalmente nella facoltà delle arti o in corsi simili; le dispute ordinarie, i Quodlibeti (v.) furono realmente discussi prima di essere scritti.
Le S. sono in margine a questo insegnamento scolastico, per quanto alcune abbiano potuto essere più o meno in correlazione ad esso. Non sono affatto un esortiisio scolastico; sconosciute, perciò, agli Statuti, si sottraggono a qualsiasi regolamento e controllo. Possono essere però opera tanto del baccelliere (come quella di Ulrico di Strasburger), che del maestro, redatte in un momento qualsiasi della carriera professionale : quella di s. Tommaso fu iniziata in Italia, a Roma e Viterbo, continuata a Parigi, terminata a Napoli. Gerardo di Bologna incominciò la sua S. dopo aver lasciato l'insegnamento, quando divenne priore generale dei Carmelitani. Tali S. non risentono affatto, nella distribuzione della materia o nella loro stesura, delle esigenze scolastiche. Ciò appare soprattutto quando si confronta la S. e i commentari alle Sentenze, che potrebbero aspirare anch'essi ad offrire un quadro completo della dottrina cristiana. Il baccelliere che legge le "Sentenze" è tenuto a seguire un testo e a farvi i relativi commenti. Se egli se ne discosta un po' troppo e si ferma eccessivamente su determinate questioni, i regolamenti lo richiamano all'ordine. Egli espone il pensiero di un altro, anche quando fa riserve e aggiunte. Sta sempre nell'impostazione fissata da Pietro Lombardo, anche se, personalmente, preferirebbe fare una sintesi diversa. L'autore di una S. invece non è tenuto a queste leggi : ciò spiega il fiorire di tali opere durante il sec. xiri.
Il passaggio dalle "Sentenze" alle S. avvenne gradualmente, mano mano che i commentari e il pensiero personale dell'autore si impongono sulla semplice raccolta di
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testi patristici. I quattro libri delle "Sentenze" di Pietro Lombardo (v.) furono un primo tentativo ben riuscito, il quale, dopo il Concilio Lateranense IV (1215), ebbe una fama non certamente sospettata dall'autore. Dopo Pietro Lombardo, Gandolfo di Bologna, poi, verso il 1152-60, Roberto di Melun, i cui due libri, che trattano nella prima parte dell'Incarnazione, costituiscono una vera S. Nel 1160 apparve la S. Quoniam homines di Alano di Lilla, con la sua tinta platonica e con atteggiamenti veramente personali. Pietro di Poitiers, utilizzando l'opera del Lombardo, pubblicò verso il 1168 -70 i suoi Sententiarum libri quinque, che portano in certi manoscritti il titolo di Summa. Verso la stessa epoca, 1165, Simone di di Tournai scrisse la sua Summa o Institutiones in sacram paginam, il cui schema comporta, dopo una introduzione De sermone theologico, un primo trattato De Deo et divina natura, poi De rebus divinis quae sunt ipse Deus, id est de personis; immediatamente dopo, De rebus divinis quae sunt a Deo: gli angeli, l'uomo (creazione, caduta, peccato originale, virtù); De Christo incarnato pro homine ipso reparando (l'Incarnazione, la Legge, il Decalogo); infine De Sacramentis Christi per quae fit reparatio hominis.
Subito dopo, verso il 1180-90, maestro Martino redasse la sua S. in tre parti; si ispira a quelle di Simone e di Pietro di Poitiers (v.). Tra il 1190 e il 1197 si ebbe la Summa de Sacramentis di Pietro Cantore; verso lo stesso periodo (1193-1200) lo Speculum universale di Radolfo Ardente e, quasi subito dopo, la S. di Prevostino di Cremona, che viene ad aggiungersi alla sua Summa de officio e alla Summa contra haereticos. Nel 1201-1202 Pietro di Capua dedicò la sua S. all'arcivescovo di Palermo, Gualtiero. Apparve, tra il 1202 e il 1206, la S. di Bamberga, per lungo tempo attribuita a Stefano Langton, la quale adotta la divisione tripartita: Dio e la sua opera; l'Incarnazione; i Sacramenti. Apparvero successivamente la S. di Roberto di Courçon (1204-1207), quella di Guglielmo di Auxerre (1215-20), di Ardengus, di Erberto di Auxerre, che spiegavano e riassumevano tutte e due le precedente. La Summa aurea di Guglielmo di Auxerre ebbe un notevole successo; nei suoi quattro libri tratta: De mundo archetypo; De mundo creato; De reparatione per. cati: Incarnazione, Redenzione, seguita dal trattato delle virtù e del decalogo: in ultimo, De Sacramentis con i Novissimi.
Da questo momento, se non prima, le S. di teologia recano impresso quasi una specie di desiderio di sottrarsi allo schema delle "Sentenze" di Pietro Lombardo e spaziare in un campo più libero che fu subito dopo imposto ai baccellieri e ai commentatori. Nonostante il titolo Quaestiones super libros quatuor Sententiarum, l'opera di Ralando di Cremona (v.), terminata nel 1232 , è assai più una S. che un commentario. Lo stesso, anzi assai di più, si può dire a proposito della Summa de bono del cancelliere Filippo che costruisce la sua sintesi intorno alla nozione di bene, increato e creato. Dopo Guiardo di Laon e Guglielmo di Durham (dei quali rimangono appena rari estratti), si ebbe subito il Mysterium divinale di Guglielmo di Auvergne (1223-40), la Summa de creaturis composta da Alberto Magno all'inizio della sua attività scientifica, prima del 1246 e, dopo il 1270 , al termine della stessa, la Summa theologica. La composizione della Summa universae theologiae di Alessandro di Ales, si protrae, con le sue ramificazioni, per un periodo assai lungo (prima del 1245 - dopo il 1257). Dopo l'opera di Guido l'Elemminiere, la S. anonima di Basilea (B. IX. 18; verso il $1240-51$ ), si giunge a s. Tommaso con le sue grandi S.: Summa contra Gentiles; Summa theologiae. Quest'opera esercitò un influsso analogo a quello che prima avevano esercitato le Sentenze di Pietro Lombardo: divenne oggetto di studi e di commenti. Ma la corrente creatrice continua. La S. incompiuta di Ulrico di Strasburgo fu contemporanea a quella di s. Tommaso: composta tra il 1262 e il 1272, questa Summa de bono doveva essere divisa in 8 libri; si conoscono solo i primi 6. Un po' più tardi, l'Olivi (v.), con le sue Quaestiones super Sententias, pose gli elementi assai sviluppati di una S. teologica rimasta anch'essa incompiuta. La S. di Enrico di Gand, divisa in tre parti, ha largamente utilizzato, rimaneggan-
dole, le sue questioni disputate; nel 1280 era già in gran parte composta. Con Gerardo di Bologna, si entra nel sec. xiv. La sua Summa theologiae fu redatta tra il 1313 e il 1317 ; si ispira tanto a Enrico di Gand che a s. Tommaso di Aquino. La S. di Nicola di Strasburgo (prima del 1323) come la Summa de bono, anonima (cod. Fat. lat. 4305) attingono soprattutto da s. Tommaso e da s. Alberto Magno. Allora la vena s'inaridì, il grande periodo della scolastica si chiuse; in seguito i teologi si consacrarono soprattutto a commentari o a lavori più limitati. Soltanto poche S. ( 9 su 23) sono attualmente pubblicate.
Bib.: I. Simler, Des Sommes de théol., Parigi 1871; M. Grabmann, Die Gesch. der scholastisch. Methode, II, Monaco 1911, pp. 3-25, 476-85; G. Pari, A. Brunet, P. Trembles, La renaissance du XIIe siècle. Les écoles et l'enseignement, Ottawa 1933; P. Glorieux, Sommes théol., in DThC, XIV (1041), coll. 23412364: J. de Ghellinck, Le mouvement théol. du XIIe siècle, Bruxelles-Parigi 1648.
Palemone Glorieux
II. S. di diritto romano. - Prima dell'attività scientifica dei glossatori, S. significava semplicemente sunto di materia legale per lo più riguardo a determinati campi, ma alla tendenza a riassumere si unisce presto quella di sistematizzare sia il materiale legale sia la dottrina.
La S. come genere letterario nasce dalle "glosse summanti" ossia dalle spiegazioni che riassumono il contenuto di una legge. Quando questa spiegazione riassume e ordina il materiale contenuto in uno o più titoli del Corpus Iuris, si ha una summa tituli o summa titulorum. Se queste si estendono a tutti i titoli di una parte del Corpus Iuris, p. es., del Codice, si è già di fronte ad una S. propriamente detta. E da notare però che fino alla seconda metà del sec. xir si considera ancora la S. del titolo come unità indipendente e si parla perciò. p. es.. di Summae Codicis. Solo da allora in poi anche la denominazione di Summae fa intendere che si concepisce già l'opera come genere letterario uniforme che rispetta però ancor sempre l'ordine e l'autonomia dei singoli titoli, che vengono uniti attraverso le cosiddette continuationes titulorum. La sistematizzazione, fondamentalmente parziale, diventa generale in quanto le Summae del Codice adducono nei luoghi rispettivi anche il materiale delle altre parti del Corpus Iuris.
Le glosse sistematizzanti di un titolo oppure di una parte di esso si chiamano anche Summulae, se scritte e tramandate come opere per sé stanti che trattano punti o questioni particolari o particolarmente interessanti e utili. Si potrebbero paragonare alle moderne monografie; per questo furono chiamate, fino ai tempi più recenti, indistintamente anche tractatus, vale a dire monografie sistematiche vere e proprie.
Le prime Summulae devono attribuirsi a Bulgaro (1166). Oggi se ne conoscono 4 (De regula Catoniana $=$ D. 34, 7; De stipulationibus $=$ D. 45, 1, 83, 2; De dolo $=$ D. 4, 3, 7; De iuris et facti ignorantia $=$ C. 1, 18). Segue poi Ugo con la De petitione hereditatis (C. 3, 31). La prima S. in senso stretto, e cioè al Codice, è di Rogerio da Piacenza: una prima recensione va sotto il nome di Summa Trecensis, che fu fatta intorno alla metà del sec. xir a Bologna. Essa è la fonte di una s. con finalità praticoopopolare, chiamata La Codi, redatta in provenzale e tradotta poi in francese, castellano, catalano, latino. La seconda recensione arriva solo a C. 4, 57 e ha avuto, nella Summa Tubingenia, un continuatore anonimo. Piacentino (v.) ha scritto, in due tempi, la seconda S. al Codice. La terza è di Giovanni Bassiano (perduta). Azone, suo scolaro, la rivide e scrisse poi una propria S. al Codice tanto completa e perfetta che rimase fino al sec. XVII libro di scuola. Gli ultimi tre libri del Codice, dalla scuola considerati una collezione per sé etante, hanno anche delle rispettive S. Piacentino (v.) ne fece una incompleta che da Pillo fu continuata sino a C. 11, 62.
Accanto alle Summae Codicis nascono presto le Summae Institutionum. Dopo una, anonima, uscita dalla scuola di Bulgaro, ci sono tramandate quella di Piacentino, una probabilmente di Giovanni Bassiano, la grande di Azone che sta degnamente a fianco della sua Summa Codicis.
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Le Summae al Digesto hanno solo funzione complementare di fronte a quelle scritte al Codice. Per questo motivo l'unica conservata sembra essere un'opera miscellanea, la cui proprietà letteraria si dividono probabilmente Bulgaro, Giovanni Bassiano, Azone, Ugolino. A Giovanni Bassiano si attribuisce pure una Summa all' Authenticum, aggiornata da Accursio. Giovanni Bassiano è probabilmente anche autore di una Summa feudornm. Certamente ne ha scritta una Pillio, riveduta da Jacopo Colombi. Importante è soprattutto la Summa feudornm di Jacopo d'Ardizzone. Dopo Accursio si hanno non poche altre Summae di diritto feudale. La Summa legis Langobardorum non è da attribuirsi alla scuola di Bologna, ma piuttosto a quella di Pavia. Il famoso Liber pauperum del Vaccarius, scritto a Oxford per gli studenti poveri, è piuttosto un estratto di testi legali con glosse. Con maggior diritto vanno avvicinate alle S. alcune famose opere della scuola francese, che tende in modo particolare all'esposizione sistematica, quali il Libro di Tubinga, il Libro di Ashburnham, le Exceptions legum Romanarum Petri, di cui le due prime opere sarebbero due precedenti recensioni; tutte dei primi decenni del sec. xir. Da aggiungersi il Brachylogus e l'Epitome Exactis regibus. In senso improprio anche altre opere vengono chiamate S., ad es., la Summa contradictoonum, erroneamente attribuita a Guglielmo da Cabriano, che appartiene al genus delle Quaestiones legitimae. Questa terminologia ancor fluttuante, a cui si è già accennato, si nota ancora nelle opere della scienza di diritto canonico.
BibL.: E. Genzmer, Die justinian. Kodifikation und die Glossatoren, in Atti del Congr. intern. dir. rom. di Bologna, I. Pavia 1934, p. 403 sgg.; E. M. Moijers, Sommes, Lectures et Comment. (1100-1130), ibid., p. 433 sgg.; H. Kantorowicz-W.W. Beskland, Studies in the glossators of the Roman Late, Cambridge 1938, introd. p. 228 sgg.; St. Kuttner, Zur neuest. Glossatorenforschung, in Studia et docum. histor. et iuris, 6 (1940), p. 275 sgg.; E. Bosta, Fonti del dir. ital. dalla caduta dell'Impero Rom. sino ai tempi nostri, Padova 1938, p. 161 sgg.; 2* ed., Milano 1944, p. 142 sgg.
III. S. "DICTAMINIS ET ARTIS NOTARIAE". - Alla scienza del diritto si avvicinano le Summae dictaminis e quelle artis notariae. Le prime sono di carattere letterario-grammaticale, le seconde giuridico-pratico. Mentre quelle hanno per scopo principale l'accuratezza e la bellezza della stile, queste intendono fornire ai notai le formole giuridicamente corrette per i vari negozi giuridici. L'ars notaria divenne una vera facoltà nelle Università e suscitò una serie di S., teoricamente ben fondate ed elaborate. Ogni regione aveva il suo formolario. I retori e grammatici adattavano alla loro volta i loro trattati formulari a questa esigenza giuridico-pratica. Rimane ancora accanto alla S. il nome tradizionale di Formularium.
Capo-stipite di questi formulari nuovi, a tipo scien-tifico-sistematico, si dice quello attribuito allo stesso Innerio. Tra le prime, sono quelle di Ranieri da Perugia, di Bencivenni da Norcia, di Salatiele, di Giovanni e soprattutto quella di Rolandino Passagerii da Bologna, tutte del sec. xiri. Tra le Summae dictaminis meritano un accenno speciale quelle di Trasamundo della fine del sec. xir, di Tommaso da Capua, notaio e cancelliere di papa Innocenzo III, di Riccardo di Pofi, di Berardo di Napoli del sec. xiri, di Jacques di Dinant.
BibL.: L. Rockinger, Uber Formelbücher vom 13. bis zum 16. Jahrh. als rechtsgesch. Quellen, Monaco 1835; id., Briefsteller und Formelbücher des XI. bis XIV. Jahrh., in Quellen und Erörterungen zur bayrisch. und deutsch. Gesch., 9 (1863); A. van Hove, De rescriptis, Malines-Roma 1936, p. 17 sgg.; G. Masi, Formularium florentinum artis notariae, Milano 1943.
IV. S. DI DIRITTO CANONICO. - Anche presso i glossatori canonisti la S. si sviluppa dalle glosse "summanti». L'insieme di queste singole Summae costituisce una opera che si chiama Summa. I commentatori del Decreto di Graziano (Decretisti) sviluppano però di fronte ai legisti questo genere letterario in forme specifiche che dimostrano chiaramente l'evoluzione autonoma: anche per essi la S. costituisce un compendio sistematico del materiale legale-dottrinale che segue, generalmente, l'ordine della fonte ed è scritta a scopo didattico; ma in non poche opere di questo genere, dopo l'esposizione com-
pendiosa-sistematica, si aggiunge un commento esegetico alle singole parole o brani della legge di modo che, sostanzialmente, si è di fronte ad un vero Apparatus, ossia ad un insieme coerente di glosse esegetiche al testo legale. Da esso si distingue solo per il fatto che non fu, originalmente, scritta e pubblicata con il testo legale, ma separata da esso. Per questo motivo non è facile distinguere tra un Apparatus ed una Summa siffatta che si chiama, per questo, Summa a modo di Apparato oppure Summa mixta. Criterio di distinzione rimane solo quello esterno di tradizione (sempre senza il testo legale).
La ricca produzione di S. della scienza decretistica va catalogata secondo scuole. Prima fra tutte è quella di Bologna che oltre a qualche anonima ha una serie di S. scritte da decretisti ben noti : le Summae mixtae di Paucapalea (ed. Schulte 1890), di Rufino (ed. Singer 1902), di Stefano di Tournay (ed. parziale Schulte 1891), di Giovanni da Faenza, di Simone da Bisignano; la più grande e completa di tutte è quella di Uguccione da Pisa (v.) scritta attorno al rroo. Ultimo di questo S. bolognesi della seconda metà del sec. xir è la cosiddetta Reginamus (di Pietro di Benevento?). Summa tantum oppure S. solamente sistematico-sintetica è, praticamente, solo la S. di Rolando Bandinelli (Alessandro III, ed. Thuner 1874).
Fioriva anche a Parigi una scuola decretistica assai feconda di S.; non conoscendo per la maggior parte gli autori, si distinguono secondo gli Incipit oppure secondo il luogo di compilazione o di conservazione del manoscritto unico o prima trovato. Tra le altre minori e frammentarie occorre notare le Summae tantum: Elegantius in iure divino (Calossensis), Ingeratorum maieriatis (Munscensis), la Summa di Sicardo di Cremona che, giustamente, secondo posizioni recentissime (St. Kuttner, in Mélanges Joseph de Ghellinck. S. 7., II, Gentilous 1951, p. 783 sgg.) si deve attribuire piuttosto alla scuola francese anziché a quella bolognese. La Summula decretalium quaestionum dell'Eorardus Yprensis è una combinazione tra S. e Quaestiones. Di Summae a mal' di apparato si ha la Magister Gratianus in hoc opere (Parisiensis), la Tractaturus Magister, la Permistio quaedam, la Rererentia sacrarum canonum, la Et est sciendum (Glossae Stuttgartienses), tutte della seconda metà del sec. xir. La più grande: Animal est substantia (Bambergensis) è già dell'inizio del sec. xiri. La scuola anglo-normanna ha dato, sempre nel sec. xir, la Omnis qui iuste (Lipsiensis) con le connesse: De iure canonico e In nomine, tutte della specie mista. Inoltre le sistematiche pure: De multiplici iuris divisione, e la Prima primi uxor. I Decreta minara di Odo da Dover sunteggiano il Decreto e il commento nello stesso tempo.
I decretalisti, ossia i commentatori delle collezioni delle Decretali pontificie, non compongono più, salvo qualche rarissima eccezione, Summae mixtae, ma solo sistematiche che si chiamano, come quelle dei loro colleghi legisti, Summae titolorum e vogliono essere libri didattici che espongono sistematicamente il materiale legale e dottrinale, seguendo i titoli delle collezioni. Il prototipo di queste Summae titolorum è quella di Bernardo da Pavia della fine del sec. xir. Oltre qualche anonima è da notare la S. di Ambrosio e di Damaso Ungaro, scritte tra il 1210 e il 1215. Alle Decretali di Gregorio IX hanno composto S. Giovanni da Petesella Compostellano, soprattutto Goffredo di Trani (molto citata), Bernardo Parmense de Botone, Enrico di Merseburg e Baldovino di Brandenburgo.
Una Summa di genere particolare è la famosa Summa aurea di Enrico da Susa (v. SANTOSINOI, ENDICO). Vi sono poi nella canonistica classica del sec. xir S. che uniscono in una esposizione compendiosa tutto il materiale legale del Decreto e delle Decretali in un ordine sistematico libero. Esse si chiamano qualche volta, più esattamente, Specula iuris. Oltre la S. metrica, chiamata Juris Ysagoge dell'inizio del sec. xiri, è da segnare qui l'opera incompleta del giovane Raimondo da Peñafort (ca. il 1221), la Summa iuris che intendeva trattare tutto il diritto in sette libri, di cui si hanno, in un unico manoscritto conservatoci, solo i primi due, probabilmente gli unici elaborati. Verso la fine del sec. xiri fu composta in Inghilterra la Summa Summarum, che viene chiamata, nello stesso titolo del libro, anche Speculum e Repertorium. Un'altra specie di S. costitui-
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A sinistra: TRIONFO DELLA FEDE CATTOLICA sull'eresia per opera dell'Ordine domenicano. Affresco nella vòlta della sacrestia della chiess di S. Domenico Maggiore - Napoli. A destra: AUTORITRATTO - Firenze, Uffizi.
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In alto: VILLAGGIO INDIGENO lungo il fiume Giuba - Diguma.
In basso: ZONA MONTUOSA DI GALGALO (Migiurtinia) con tipica capanna locale.
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scono le Summae quaestionum le quali, nate nella scuola francese e anglo-normanna, probabilmente da Riccardo Anglico (de Mores) furono portate anche a Bologna alla fine del sec. XII. Esse uniscono Summae e Quaestiones in quanto che, dopo la glossa summante di ogni titolo, si discutono una serie di rispettivi casi. Da notare principalmente la Summa Quaestionum del Magister Honorius, inglese, e quella di Richardus Anglicus.
Di hanno pure le $S$. monografiche, quelle cioè che trattano in forma sistematica una determinata materia e che, per questo, si chiamerebbero meglio trattati, come le opere rispettive presso i legisti. Essi riguardano soprattutto il matrimonio e i processi.
Tra le Summae de matrimonio sono da notarsi quella di Bernardo di Pavia, di Tancredi, di s. Raimondo di Peñafort (seconda redazione della precedente), di Roberto Flamesburgense, di Giovanni Andrea che segue però il libro VI di Bonifacio VIII. Molto più numerose sono le Summae de ordine indiciario dette anche più comunemente Ordines indiciarii e che, per la evidente connessione dei due campi, trattano leggi e dottrine civili e canoniche. Tra le tante opere di questo genere (alcune anonime), meritano una menzione speciale quella di Riccardo Anglico, di Tancredi, di Roffredo Beneventano, Guglielmo de Drogheda, Bonaguida d'Arezzo, Martino di Fano, Egidio Foscarari, e in modo particolare il cosiddetto Speculum iuris di Guglielmo Durantis. Non mancano S. su altre materie come, p. es., de electione, de excommunicatione ecc.
Biel.: J. Juncker, Summen und Glossen, in Zeitschr. der Sonigayst. f. Rechtsgesch., kan. Abt., 14 (1925), p. 384 sgg.; St. Kuttner, Repertoriom der Kanonistik (Studi e testi, 71), Città del Vaticano 1937, pp. 123 sgg., 386 sgg., 438 sgg.; id., Bernardus Congestellinus Autiquus, in Traditio, I (1943), p. 277 sgg.; id., The Barcelona Edition of si. Raymonds first treatise on canon law, in Seminar (The Twist), 8 (1950), p. 52 sgg.; id. e E. Rathbone, Anglo-Normon Canonists of the Twelfth Century, in Traditio, 7 (1949-51), pp. 279 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, 2a ed., Malines-Roma 1945, pp. 432 sgg., 447 sg., 450 sgg., 476 sg., 490 sgg.
V. "Summae" casuum ecc. - Meritano trattazione speciale le Summae casuum, de casibus conscientiae, de confessione, confessorum, de paenitencia. Per sé sono giuridiche, ma perché sono dirette per l'uso in foro interno nella confessione e non escludono la dottrina dogmatica e morale in senso stretto, partecipano a tutte e due i settori.
Strettamente parlando si possono distinguere le Summae de poenitentia dalle Summae confessorum oppure de casibus conscientiae. Ma la stessa terminologia non distingue nettamente: s. Raimondo chiama, p. es., anche Summae de poenitentia la sua Summa de casibus. In esse si raccoglie sistematicamente tutto il materiale legale e dottrinale e canonistico necessario al ministro della penitenza privata. Da tutti si espone in forma più o meno concisa la S., il riassunto cioè della rispettiva materia, poi si adducono e risolvono casi pratici, e si aggiunge alla sistematica la casistica tanto desiderata e utile in materia di penitenza. L'ordine è generalmente logico-sistematico, qualche volta anche alfabetico.
La prima Summa confessorum, chiamata ancora Poenitentiale, è quella scritta tra il 1208 e 1210 da Roberto Flamesburgense, in 5 ll. Seguono, dopo il Lateranense IV (1215), le S. di Tommaso da Chabham, dei due domenicani Paolo Ungaro e Corrado di Hoeater, di Giovanni di Kent e Pietro di Poitiers. Tutte queste supera la famosa Summa de casibus di s. Raimondo da Peñafort, divisa in 3 libri scritti tra il 1227 e il 1234 a cui, nei due anni seguenti, aggiunse, come 1. IV, il de matrimonio. La Summa ebbe glosse e abbreviazioni (tra cui la Summa pauperum o Summala de Summa, di Adamo Teutonico), che dimostrano il grande uso che tutti ne fecero. Il francescano Monaldus scrisse prima del 1217 la Summa Monaldina, la prima alfabetica; tra il 1280 e 1298 il domenicano Giovanni da Friburgo la Summa Spannina che ebbe anche una abbreviazione e una traduzione in tedesco. Nello stesso tempo scrisse il francescano Giovanni di Saxonia (Erfurdensis) e, verso il 1311, Alberto da Brescia O. P. Nel sec. XIV emergono la Summa Astesana divisa in 8 ll. (il titolo 32 del I. V contiene una raccolta di canoni penitenziali assai
nota) di Astesanus O. F. M., un'anonima Summa rudium per i sacerdoti meno istruiti, la Summa Pisana (Magistrutia, Pisanella) di Bartolomeo a S. Concordio O. P. che ebbe, nel 1444, un supplemento per opera di Niccolò da Osimo O. F. M. Ca. ('anno 1486 A. Carlato da Chivasso scrisse la famosa Summa Angelica e nel 1483 Baptista de Salla (Trovamala) O. F. M. la prima redazione della Summa Baptistina o Rosella, in ordine alfabetico, che aumentò poi in una seconda redazione. All'inizio del sec. XVI Giovanni Cagnazzo da Tabia compose la Summa Tabiena e Silvestro Prietias (Mazzolino) O. P. la Summa Sylvestrina o Summa Summarum, disposta in ordine alfabetico. - Vedi tav. LXIII.
Biel.: J. Dietterle, Die S. confessorum, in Zeitschr. für Kirchengesch., 24-28 (1903-1907), v. indici; A. Testaert, La confession aux lafques dans l'Eglise latine, Lovanio 1926, pp. 347 sgg., 440 sgg.; St. Kuttner, Pierre de Roissy and Robert of Flamborough, in Traditio, 2 (1944), p. 492 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, $2^{a}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 298 sgg.; 312 sgg.; sulle edizioni delle singole S. elencate in questa voce (molte sono inedite) vedi la bibl. citata (v. anche RAIMONDO DE PENAVIET).
Alfonso M. Stickler
SOMMERVOGEL, Charles. - Gesuita, bibliografo, n. a Strasburgo l'8 genn. 1834, m. a Parigi l'II maggio 1902.
Entrato nell'Ordine nel 1853 e ordinato sacerdote nel 1866, cooperò dal 1867 al periodico Etudes, del quale fu direttore dal 1871 al 1879. Ma già fin dal periodo degli studi, seguendo la sua forte inclinazione, s'era sempre occupato di ricerche bibliografiche, con le quali aveva grandemente aiutato i due fratelli Agostino e Luigi de Backer nelle due prime edizioni della loro Bibliothèque des Ecrivains de la Compagnie de Jésus ( 7 voll., Liegi 1833-61; 4 voll. ivi 1869-76), per cui alla morte dell'ultimo dei due fratelli, Agostino, venne nominato loro successore. Attese allora a preparare, su di un nuovo piano e con maggior completezza, la $3^{\text {a }}$ ediz. della Bibliothèque; passò un decennio a Lovanio, raccogliendo la maggior quantità di materiale possibile e già nel 1890 iniziava la nuova pubblicazione in 9 voll.: Bibliothèque de la Compagnie de Jésus (Bruxelles-Parigi 1890-1900). Il vol. X, già preparato, comprendente l'Indice analitico per materia, uscì postumo per cura del p. P. Bliard (Parigi 1909), che poi compose anche l'XI (ivi 1932) comprendente l'indice per autori e l'elenco delle opere sulla Compagnia di Gesù. L'opera è continuata dal p. I. Juambelz sotto il titolo Indro bibliographicus S. 7. (4 voll., Roma 1938, 40, 41, 53). Altre opera bibliografiche del S., sempre assai utili, sono: Tables méthodiques des mémoires de Trécoux (2 voll., Parigi 1864-65); Dictionnaire des ouvrages anonymes et pseudonymes publié de la Compagnie de Jésus (2 voll., ivi 1884); Moniteur bibliographique de la C. d. 7., voll. XIII-XXIII (ivi 1894-1901).
Biel.: J. Brucker, Le p. C. S., nella prefazione al X vol. della Bibliothèque, edito dal p. Bliard, pp. IX-xviI, con completa bibliografia. Celestino Tentore
SOMMO PONTEFICE: v. PAPA.
«SOMNO REFECTIS ARTUBUS». - Inno del Mattutino nel lunedi, di autore ignoto; lo si trova in manoscritti del sec. IX (G. M. Dreves, Anal. hymn., III, Lipsia 1888, p. 27 sg.).
Trascorsa la notte, al Signore va il primo sciogliersi della lingua, il primo palpito del cuore nel giorno che nasce, e come le tenebre cedono il posto alla luce, così la colpa, che è la tenebra dell'anima, si dilegui all'apparire della Grazia di Dio.
Biel.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradetti, Roma 1836, p. 24; L. Biraghi, Inni sinceri di s. Ambrogio, Milano 1862, p. 13; G. S. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, I, Parigi 1874, pp. 130-38. Silverio Mattei
SONCINO (SONCINI, SONCINATI). - Prenome derivato da una località del Cremonese e assunto da una famiglia ebraica di tipografi nomadi, la cui attività è posta, con varie interruzioni, fra gli aa. 1483 1547.
Capostipite è Giosuè Salomone, figlio del medico e rabbino Jièrà'èl Nāthān ben S̄ēlōmōh, originario di Spira, stabilitosi in S. Inizid l'attività tipografica in detta loca-
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lità nel 1483-84 con l'opera Mossehheth Bêrâkhâth (Libro delle benedizioni 4), proseguendola fino al 1488 . Dal 1489 al 1492 si hanno alcune sue edizioni del Pentateuco stampate a Napoli.
Gin80st (Girolamo: 1460 ca. -1534), nipote del precedente, diede grande impulso alla stampa e alla diffusione di notevoli opere ebraiche, impresse in numerose località a causa dei suoi continui mutamenti di residenza. La sua attività, iniziata a Brescia, fra gli aa. 1491-94, prosegue a Barco (1496-97) con la protezione dei conti Martinengo; dal 1501 al 1519 si hanno saltuariamente suoi libri con la data di Fano, di Pesaro e di Ancona, ed è questo il periodo più fecondo della sua attività. Nel 1518 stampa a Ortona a Mare un volume antigiudaico di Pietro Galatino; fra il 1520 e il 1527 imprime a Rimini e a Cesena. Patto segno a continue restrizioni e persecuzioni, nel 1529 si reca a Salonicco, dove dal 1521 aveva impiantato tipografia il figlio Mosè; passa poi a Costantinopoli, dove, dopo la sua morte (1534), l'attività tipografica fu continuata dall'altro figlio Eleazar fino al 1547. Girolamo fu tipografo espertissimo ed ottimo conoscitore della lingua ebraica; tutte le sue edizioni, comprese quelle italiane e latine, sono pregevoli per correttezza di testi e perfezione grafica. Le edizioni ebraiche dei S. sommano a ca. 140 .
BibL.: G. Z. Antonucci, Catal. di opere ebraiche, greche, latine ed ital. stampate dai celebri tipogr. S. ne' secc. XV e XVI, a cura di C. Giannini - Z. Re, $3^{\circ}$ ed., Fermo 1870; F. Sacchi, I tipogr. ebrei di S., parte $1^{\circ}$ (unica pubblicata), Cremona 1877; M. Soave, Dei S. celebri tipogr. ital. nei secc. XV e XVI, Venezia 1878; G. Manzoni, Ann. tipogr. dei S., Bologna 1883-86 (opera fondamentale, rimasta incompleta; sono state pubblicate la parte $1^{\circ}$ del t. II, la parte $2^{\circ}$ del t. III, e la parte $3^{\circ}$ del t. IV); A. Freimann, Die Sonniraten Druche in Salenichi und Constantinopel, in Zeitsch. für hebräische Bibl., 9 (1905), pp. 21-23; G. Castellani, Gerolamo S., in La biblinfilia, 9 (1907), pp. 23-31; D. W. Amram, The Makers of hebrew books in Italy, Filadelfia 1909; A. Freimann, Theaonrus typographiae Hebraicae saeculi XV, Berlino 1924-31; S. Magrini, Perché un tipog. ebreo del ' 300 stampo un'opera antigiudaica, in Rass. mensile di Israël, 10 (1935), pp. 126-32.
Giannetto Avanzi
SONIS, Louis-Gaston de. - Generale, n. a Pointe-à-Pitre (Isola di Guadalupe nelle Antille francesi) il 25 ag. 1825, m. a Parigi il 15 ag. 1887.
Educato nel Collegio di Saint-Cyr, compì la sua formazione morale e militare a Castres, Parigi, Limoges, e soprattutto nei quattro anni di dimora in Algeria (18541859). Partecipò alle campagne di Montebello e Sofferino (1859) con le truppe francesi; indi passò al Marocco (1858-70), prendendo parte ad azioni militari contro i Kabili. Tornato a Parigi (1870), ottenne di combattere contro la Germania; poi fu nominato comandante in capo a Rennes, Servan, Châteauroux, donde inviò le sue dimissioni per non avere l'onta di cooperare con la forza all'equulsione dei religiosi dalle loro case; ma ripresero presto servizio di ispettore a Limoges e a Parigi.
Ufficiale di fede profonda ed esemplare, unita ad una fervida attività di apostolato, pronto al dovere come alla voce e all'amore di Dio, meritò che sulla sua tomba fosse compendiata la sua vita nelle parole "Miles Christi ".
BibL.: L. Baunard, Le général de S. d'après ses papiers et sa correspondance, Parigi 1890; 33* ed. ivi 1903.
Celestino Testore
## SONNAMBULISMO : v. IPNOTISMO.
SONNENSCHEIN, CARL. - Sociologo tedesco, n. il 15 luglio 1876 a Düsseldorf, ordinato sacerdote nel 1900, m. il 20 febbr. 1929 a Berlino. Figlio di artigiani, il S. mostrò sino dai suoi studi teologici a Roma un vivo interesse per le questioni sociali e la democrazia cristiana, e vivo entusiasmo per il movimento studentesco.
Ritornato in patria, nei vari luoghi del suo ministero (Aquisgrana, Colonia-Nippes, Eberfeld, München-Gladbach) prospettò una nuova visione dei problemi politici e sociali, facendosi pioniere di un nuovo metodo di apostolato intensivo nelle grandi città. A München-Gladbach fondò nel 1907 il Sekretariat sozialer Studentenarbeit per dare alla gioventù studentesca una solida formazione sociale
per mezzo di circoli sociali, di vari corsi organizzati nelle città universitarie, di congressi durante il tempo delle vacanze, della sua rivista Die sozialen Studentenblätter e della Biblioteca degli studenti, non dimenticando neppure opere di beneficenza, specialmente per gli studenti soldati durante la guerra. Dopo la prima guerra mondiale il S. si portò a Berlino. Personalmente povero, riuscì a fondare l'Allgemeines Arbeitsamt e il Kreis der katholischen Künstler per gli artisti; aprì una sala accademica di lettura cattolica; fondò una scuola superiore popolare e varie altre istituzioni di carattere culturale e caritativo, e diresse la rivista cattolica Das katholische Kirchenblatt für Berlin, dove uscivano le sue famose Notizen, osservazioni acute sui vari problemi attuali. Non sempre compreso, talvolta anche giustamente criticato, il S. rimane un vero pioniere dell'apostolato sociale e dei nuovi metodi del ministero sacerdotale nelle grandi città.
Scritti: Aus dem letzten fahrzehnt des italienischen Katholizismus (1906); Kann der moderne Student sozial arbeiten? (1908-10); Die sozialstudent. Bewegung (19091910); Der viitl. Wort der gesenckscheffl. Arbeit (1909; $3^{\circ}$ ed. 1910); Ideelle Werte der christl. Gewerbschaftsbewegung (1910); Die student. Wohnungsfrage (1911); Die Notwendigkeit der geistigen Bildung des Arbeiterstandes (1911); Bonn am Rhein (1912); Wir und die Gemeinden (1912); Wie Studenten wohnen (1913); Notizen, Weltstadtbetrachtungen (10 quaderni, 1925-29); Sonntagsevangelien, Erklärungen (1928).
Bibl.: E. Thrasolt, K. S., 1931; H. Nahen, s. v. in Staatsleschen, IV, coll. 1625-30; K. Hoeber, s. v. in LThK, XI, coll. 666-67.
Juridien Siorvode
SONNINO, Sidney. - Statista, n. a Pisa l'1 marzo 1874, m. a Roma il 24 nov. 1922.
Dopo un settennio (1867-73) trascorso nella carriera diplomatica, si stabilì a Roma, dove fondò e diresse la Rassegna, prima settimanale e poi quotidiana, che fu l'espressione della Destra, in quegli anni appunto allontanata dal potere. Deputato dal 1880 , divenne sottosegretario e ministro delle Finanze con il Crispi; nel 1896 portò il bilancio al pareggio. Fedele al Crispi anche dopo Adua, fu il capo riconosciuto dell'opposizione costituzionale, anche se non volle mai stringere i suoi amici in partito autonomo. Nel 1906 e poi nel 1909, ebbe la presidenza del Consiglio ma per pochi mesi, così che non riuscì ad attuare le riforme che egli auspicava, intese da un lato a migliorare le condizioni delle classi lavoratrici e dall'altro a rafforzare l'autorità dello Stato con una più rigida ed esatta applicazione della Carta costituzionale. Avversato dal Giolitti, discaro ai più per il carattere chiuso e sdegnoso, nel 1914 - morto il San Giuliano fu chiamato dal Salandra al portafoglio degli Esteri, che tenne sino al 1918. Israelita di nascita e protestante di religione, fece inserire nel Patto di Londra da lui concluso la clausola che escludeva la Santa Sede dal partecipare alla futura conferenza della pace e stipulò le conclusioni degli incontri di S. Giovanni di Mariana e Rapallo. Ministro degli Esteri anche nei gabinetti Boselli e Orlando, fu il maggiore fra i delegati italiani a Versailles; ma i suoi urti con il Clemenceau e soprattutto con il