e e lo portò alla regina Teodolinda (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 41). La Notitia Ecclesiarum che nel suo giro viene da S. Sebastiano, indica il suo sepolcro sulla Via Appia, dopo aver visitata la tomba del papa Cornelio, cioè più vicino alla città (id., op. cit., p. 88); al contrario la topografia de locis e che parte da Roma, la indica per prima sulla Via Appia (id., op. cit., p. 110). L'itinerario del sec. vil inserito nei Gesta regum Anglorum, che ha lo stesso andamento della Notitia ecclesiarum, pone s. S. dopo s. Cornelio e prima del gruppo di martiri detti greci (id., op. cit., p. 149). Anche nell'Itinerario di Einsiedeln si trova ricordata la Martire tra il gruppo dei ss. Marco e Marcelliano e s. Sisto II (id., op. cit., p. 172). Nella biografia del papa Stefano II (752) si legge che egli restaurò il tetto dell'oratorio di S. S. che era caduto (Lib. Pont., I, p. 444).
G. B. De Rossi ritenne di poter identificare il cimitero di S. S. nell'area adiacente alla tricora orientale posta sul cimitero di Callisto. Ma nel 1901 J. Wilpert, nel suo studio topografico sui cimiteri dell'Appia e dell'Ardestina, sulla guida degli itinerari del sec. vir. dimostrò che il sepolcro di S. S. non doveva ricercarsi nell'area del cimitero di Callisto, ma a nord di esso, in un luogo sempre sull'Appia più prossimo alla città, prima del sepolcro del papa Cornelio. Nel 1905 J. Wittig, in base alle conclusioni di J. Wilpert, propose di riconoscere il cimitero di S. a sinistra dell'Appia incontro a S. Cornelio. Non ha alcun fondamento il tentativo di J. Wilpert di identificare il sarcofago in cui sarebbe stata deposta la Martire in uno frammentario rinvenuto nell'area del cimitero di Callisto nel cui coperchio è un'apertura rettangolare e un'aquila che stringe nel becco una corona al disopra di un'orante (Sarcofagi, II, tav. 159, 2).
Bibs.: G. B. De Rossi, Roma sotterr., III, Roma 1877, pp. 5192: J. Wilpert, Neue Studien zur Katakombe des hl. Kallistus, in Röm. Quartalschr., 5 (1901), pp. 50-71; J. Wittig, S. Soteris und ihre Grabstätte, ibid., 19 (1905), pp. 30-65, 105-33; O. Marucchi, La cella tricora detta di s. S. ed il gruppo topograf. di Marco, Marcelliano e Donoso, in N. Boll. arch. crist., 14 (1908), pp. 157 195; II. Delehaye, Trois dates du calendrier romain, in Anal. Boll., 46 (1928), pp. 59-66.
Enrico Josi
SOTERO, PAPA, santo. - Successe ad Aniceto e il suo Pontificato va posto tra il 166 e il 175 ca.
Secondo Eusebio (Hist. eccl., V, 19) fu eletto nel 168-69 e governo per 8 anni; secondo il Catalogo Liberiano invece fu papa dal 162 al 170 . E commemorato nel Martirologio romano il 22 apr. come martire, ma non consta di questa sua qualità, ignota all'antica tradizione liturgica romana; nel martirologio fu inserito per la prima volta da Adone.
Oriundo di Fondi, era figlio di un certo Concordio. Della sua attività niente si conosce; s. Dionigi di Corinto ne narra lo spirito di carità di cui diede prova nel soccorrere i fedeli che a causa delle persecuzioni erano costretti a vivere in esilio o erano condannati alle miniere. Fu sepolto in Vaticano.
Bibs.: Eusebio, Hist. eccl., IV, 23; Lib. Pont., I, pp. LXI, 135; Tillemont, II, pp. 439-61; Acta SS. Aprilis, III, Parigi 1866, pp. 4-6; Martyr. Romanum, p. 150. Agostino Amore
SOTO, Andreas de. - Teologo francescano, n. a S. Facundo in Castiglia nel 1552 o 1553, m. nel Convento dei Recolletti a Bruxelles il 5 apr. 1625.
Andò nei Paesi Bassi come confessore dell'infanta Isabella nel 1599, e vi rimase 26 anni. Fu guardiano del Convento di Bruxelles, poi superiore e commissario generale dei Paesi Bassi e di Germania. Come confessore il suo influsso nel campo religioso fu immenso.
S. è soprattutto noto come scrittore di opere edificanti, quasi tutte stampate in latino nei Paesi Bassi e tradotte in francese e in fummingo.
Bibs.: S. Dicks, Hist. litt. et bibliographique des Frères Mineurs..., Anversa 1886, pp. 142-46; Wadding, Scriptores, p. 19; Skarsles, I, p. 39; Biographie nation. de Belgique, XXIII, pp. 236242 (con intero elenco delle opere). Pietro Grootens
SOTO, Domingo de. - Teologo domenicano, n. a Segovia nel 1495, m. a Salamanca il 15 nov. 1560.
Prima professore di filosofia ad Alcalá (1520-24), si fece religioso a Burgos (1524), insegnò dal 1525 nello Studio e poi all'Università di Salamanca (1532-49). Partecipò al Concilio di Trento come teologo di Carlo V (dal 6 giugno 1545) e poi come delegato del vicario generale dell'Ordine (22 dic. 1545). Prese parte alle discussioni sulla S. Scrittura (IV sess.), facendosi notare special-
## CONTEMPLACION DEL CRVCIFIXO, Y CONSIDERACIONES
DECHRISTO CRVCIFICADO, y de los dolores que la Virgen fancfifsima padeício al piedelactuz.
Compuellas por el P. Fr. AndRES DE SOTO, de laurden delgloriefo Padre Sant Frantifte, Com. fofior de la Sereniflima Infanta Doka ISABEL Clara Evgenia, Sohorade los Effedes de Flandes.
Dirigidas à fu Altera Serenifíma.

SOTO, Andreas de - Frontespizio della Contemplación del Crucifixo, Anversa 1601 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.
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(let. Enc. Catt.)
Soto, Dominoo de - Frontespizio del De Natura et gratia, Venezia, Giunta, 1547 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.
mente per la difesa dell'insegnamento della teologia scolastica sostenuta contro alcuni Padri che volevano abolirlo o almeno ridurlo.
Importanza decisiva ebbero i suoi interventi nella discussione sulla giustificazione (VI sess.). Con altri teologi stese l'Interim di Augusta. Fu confessore dell'Imperatore ( $1548-49$ ), consigliere di Stato e del S. Uffizio. Nel 1550 prese parte, per desiderio di Carlo V, alle discussioni che si agitavano fra il Sepulveda e Las Casas sui metodi di colonizzazione. Due volte priore a Salamanca ( $1550-52,1556-60$ ), nel 1552 successe a Melchior Cano sulla prima cattedra di teologia di quella Università. Sostenne una vivace polemica con Ambrogio Catarino (v. POLITI, LANCELLOTTO) a proposito della certezza di essere in grazia, della giustificazione e del peccato originale. Lasciò un corso di filosofia in a voll. Summulae (Burgos 1529; Salamanca 1539 e 1568); In dialecticam Aristotelis, Isagogae Porphirii, Aristotelis categoriae et De demonstratione commentarii (Salamanca 1543, 1566, 1574); In libros phisicorum comm. et quaestiones (ivi 1545). Tutte queste opere ebbero varie edizioni e spesso furono adoperate come manuali nelle università. Il suo commento al De anima rimase inedito ed è andato smarrito. Fra le molte opere teologiche si ricordano: Relectiones de ratione tegenti et detegendi secretum (Salamanca 1542); De natura et gratia libri tres (Venezia 1547, Anversa 1550), opera dedicata ai Padri del Concilio contro l'eresia luterana e pelagiana e che dette occasione alla polemica con il Catarino; In Epistolam divi Pauli ad Romanos comm. (Anversa 1550); De iustitia et iure (Salamanca 1556, opera classica, edita 27 volte); In quartum Sententiarum comm. (I, ivi 1557; II, ivi 1560).
BibL.: V. D. Carro, D. de S. y el derecho de gentes, Madrid 1930; V. Beltrán de Heredia, El maestro D. de S. en la Universidad de Alcald, in La ciencia tomista, 23 (1931, 1), pp. 357-73; 23 (1931, II), pp. 28-51; id., El maestro D. de S. en la controversia de Las Casas con Sepulveda, ibid., 24 (1932, 1), pp. 35-49, 177-93; id., D. de S. Juan Fero y Miguel de Molina, ibid., 25 (1933, 11), pp. 41-67; id., El maestro Juan de la Peña, Salamanca 1936, pp. 13-25; id., D. de S. catedrático de Visperos en la Universidad de Salamanca, in La ciencia tomista, 29 (1938), pp. 37-67, 281302; id., Controversia de certitudine Gratiae entre D. de S. y A. Catarino, ibid., 32 (1941, II), pp. 133-62; id., D. de S. en el Con-
cilio de Trento, ibid., 33 (1942, 11), pp. 113-47; 34 (1943, 11), pp. 60-83; id., s. v. in DThC, XIV, coll. 2423-31; id., La teologia y las teólogos-juristas ante la conquista de América. I, Madrid 1944, pp. 408-42; II, ivi 1944, pp. 1-48; id., D. de S. y su doctrina juridica, ivi 1943-44; id., Las Dominicas y el Concilio de Trento, Salamanca 1948, passim; J. Stegmüller, Zur Gnadenlehre des spanischen Konsilstheologen D. de Soto, in G. Schreiber, Welthonzil von Trient, I, Friburgo in Br. 1951, pp. 169-230. Alfonso D'Amato
SOTO, Francisco. - Oratoriano, n. a Osma (Spagna) nel 1536, m. a Roma nel 1619.
Venuto a Roma dimostrò le sue spiccate qualità musicali e fu assunto come soprano della Cappella pontificia nel 1562. Frequentando l'Oratorio di S. Girolamo chiese di entrare nella nascente Congreg. dell'Oratorio e vi fu ammesso nel 1571; nel 1575 divenne sacerdote. Profondamente pio, si dedicò alla direzione spirituale, fondò il primo convento di Carmelitane riformate e un orfanotrofio femminile. Maestro della Sistina, fu molto apprezzato per la sua attività musicale. Pubblicò il terzo libro delle Laudi spirituali a tre e quattro voci ( 1588 ); in seguito ne pubblicò un quarto, oltre composizioni minori. Insieme all' Animuecia, fu l'inisiatore della tradizione musicale dell'Oratorio filippino di Roma.
Carlo Gasbarri
SOTO, Pedro de. - Teologo domenicano, n. a Alcalá ca. il 1495, m. a Trento il 20 apr. 1563. Religioso a Salamanca ( 30 marzo 1518 ).
Zelante promotore della stretta osservanza, esercitò inoltre cariche nell'Ordine, fu confondatore dell'Università di Dillingen (1549), dove insegnò teologia ( $1549-55$ ). Invitato dal card. Pole, insegnò a Oxford (1556). Esaminò il Catechismo del Carranza, prendendone le difese. Il 9 maggio 1561 Pio IV lo nominò suo teologo nel Concilio di Trento, ove sostenne il diritto divino della residenza e della giurisdizione dei vescovi.
Prudente e abile diplomatico, fu spesso intermediario tra l'Imperatore e il Pontefice. Contribuì alla pace di Crépy fra l'Imperatore e il Re di Francia e partecipò alla Dieta di Augusta. Lasciò varie opere di carattere catechetico e polemico: Institutiones Christianae (Augusta 1548); Compendium doctrinee catholicae (Ingolstadt 1549, e altre moltissime edizioni); Methodus Confessionis (Anversa 1550; Dillingen 1553); Assertio catholicae fidei (Colonia 1553); Tractatus de institutione sacerdotum (Dillingen 1558, usato per vario tempo come manuale all'Università di Dillingen); Defensio catholicae religionis (Anversa 1557).
BibL.: Quétil-Echard, II, pp. 183-84; I. A. Orsi, De P. de S. et Indoci Ravesteyn de concordia Gratine et liberi arbitrii cum R. Tappere epistolari disputatione, Roma 1794; V. Carro, El maestro P. de S. y las controversias politicos-teologicas en el siglo XVI, a voll., Salamanca 1931-49; id., s. v. in DThC, XIV, coll. 2431-43; id., Las Dominicas y el Concilio de Trento, Salamanca 1948, passim. Alfonso D'Amato
SOUBIRA, MARIE-THÉRÈSE de, beata. - Al secolo Sofia Agostina, fondatrice della Società di Maria Ausiliatrice, n. a Castelnaudary (diocesi di Carcassona) il 16 maggio 1834, m. a Parigi il 7 giugno 1889.
Cresciuta piamente sotto la guida dello zio sacerdote, fondò nel 1855, dopo una buona preparazione a Gand, un beghinaggio nella sua cittadina natale, in cui occuparsi delle fanciulle povere e pericolanti, preservandolo dal male; il che le suscitò contro l'ira così scossa dei malvagi che le incendiarono l'istituto. Ma esso rinacque e sotto nuova forma più consona ai tempi con la creazione di una nuova Congregazione, più moderna, sotto la guida del gesuita p. P. Ginhac, e che prese il nome di Società di Maria Ausiliatrice.
L'Istituto si diffuse assai presto, molte attività vennero abbracciate, ma la fondatrice fu obbligata nel 1873 a uscire dalla sua Congregazione sotto l'accusa mal fondata di essersi caricata di debiti, compromettenti la fama della sua opera. Quantunque la vera responsabile fosse un'altra, la S. tacque, né si difese, ma abbracciò la sua croce, entrando nel monastero di Nostra Signora della Carità del Rifugio a Parigi, restandovi fino alla morte.
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Questa mise tosto in luce la santità della fondatrice, il cui corpo fu solennemente trasportato nella casa da cui era stata dimessa. Si introdusse la causa di beatificazione il 9 maggio 1934. Fu beatificata il 20 ott. 1946. Festa il 7 giugno.
BibL.: AAS, 27 (1935), pp. 157-59; P. Monier-Vinard, La mire M.-T. de S., Parigi 1936; A. Lams, La b. M. T. de S., fondatrice della Soc. di. Moria Assiliatrice, Roma 1946.
Celestino Testore
SOULAS, André. - Sacerdote, fondatore delle Suore di Nostro Signore per la salute degli infermi, n. a Viola-le-Fort (diocesi di Montpellier) il 25 febbr. 1808, m. a Montpellier il 4 maggio 1857.
Già fin da seminarista si distinse per l'arte efficace e persuasiva nel parlare ai compagni e al popolo, per cui fu subito incaricato del catechismo ai neo-comunicandi e della predicazione in alcuni istituti. Ordinato sacerdote nel 1835, dopo un breve periodo di ministero a Salvetat, fu chiamato a Montpellier e incaricato delle missioni nella diocesi, nelle quali il frutto raccolto superò ogni aspettazione. Più tardi percorse predicando anche tutto il sud della Francia. In bene degli infermi volle fondare una Congregazione, che il vescovo approvò nel 1845 e che cominciò con due novizie sotto il governo di Virginia Montegnol de Cavillac. Con il crescere delle vocazioni, si ampliò anche il programma di apostolato, aggiungendo alla cura degli infermi, quella delle orfanelle da educare anche al lavoro, dei lattanti e dei bambini e l'adorazione perpetua. Il S. rianimò con ottimo affetto anche il sodalizio dei missionari diocesani, che aveva trovato ridotto a poche persone. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 14 dic. 1914.
BibL.: AAS, 37 (1904-1905), pp. 469-73; Poitiz super introductione cuscuc, Roma 1914.
Celestino Testore
SOUSA, Luis de (Manuel de Sousa Coutinho). - Storico portoghese, n. a Santarém, vissuto dal 1555 al 1632.
La sua opera, che tratta la storia politica e quella ecclesiastica, si distingue per la serenità e per la limpidezza dello stile, in interessante contrasto con il barocchismo degli scrittori mistici ai quali va, invece, accostato per analogia di situazioni e di atteggiamenti spirituali. Ma la figura di L. de S. è celebre e popolare anche per un fatto della vita. Al ritorno in patria dalla cattività passata in mano agli Arabi, in Algeri (dove condivise il carcere con Cervantes), sposò Donna Maddalena di Vilhena, il cui primo marito, D. João de Portugal, dato per disperso da anni nella funesta battaglia africana di AlcácerQuibir, ricomparve poi improvvisamente in Lisbona: e questo ritorno la tradizione poetica portoghese attribuisce la patetica separazione, accordata fra Donna Maddalena e Don Manuel, che si diedero entrambi (1613) alla vita religiosa. Del fatto si impadronì la letteratura e J. B. de Almeida Garrett se ne ispirò per il capolavoro del teatro romantico nazionale, il Frei L. de S.
BibL.: opera: Vida de D. Frei Bartolomeu dos Mártires, 1619; História de S. Domingui, 3 parti, 1623, 1662, 1678; Anais d'El-Rei D. João III, 1844. Studi : M. Rodrigues Lapa, Prefácio all'ed. degli Anais, Lisbona 1946.
Giuseppe Carlo Rossi
SOUTHWARK, diocesi di. - Città e diocesi in Inghilterra. Ha una popolazione di 5.083 .495 ab. (censimento 1931) dei quali ca. 280.000 cattolici (1950), distribuiti in 238 parrocchie, servite da 418 sacerdoti diocesani, oltre 36 provenienti da fuori pro tempore e 338 regolari. Ha 288 chiese pubbliche, 152 private e di istituzioni, 49 comunità religiose maschili e 160 femminili, 275 scuole. A Wonersh, Surrey, si trova il Seminario diocesano; il « Training College» è a Mark Cross. Nel 1950 si ebbero 1246 conversioni, 9177 battesimi di bambini e 3568 matrimoni (compresi i misti).
La diocesi, creata dal papa Pio IX nel 1850 , comprende Londra a sud del Tamigi, il cui borgo principale è S., e le contee di Surrey, Kent, e Sussex. Prima inclu-

ida The history of British Ar/isticture, s. i. e a., p. 20. Southwark, diocesi di - Cappella della Madonna, nella cattedrale di Chichester (sec. xit-xIII).
deva anche le contee di Berkshire, Hampshire, l'isola di Wight, e le isole della Manica, tolte nel 1882 per formare la nuova diocesi di Portsmouth. Patroni della diocesi sono l'Immacolata Concezione, s. Tomaso di Canterbury martire e s. Agostino apostolo d'Inghilterra. La residenza è in S., la cui cattedrale gotica su disegno di Pugin dedicata a s. Giorgio (1848) fu rovinata da bombe nel 1941, ma si spera sarà riparata.
S. comprende le antiche diocesi di Canterbury, Rochester e Chichester, con gran parte di Winchester. Dal 1688 al 1850 essa fece parte del « District » o vicariato apost. di Londra. E ricchissima di memorie storiche. S. Agostino sbarcò a Richborough (Kent) nel 597, converti il re Etelberto, fondò la sede arcivescovile di Canterbury (597) e quella vescovile di Rochester (604). S. Wilfrido evangelizsò il Regno di Sussex nel 681-86 e fondò la sede vescovile di Selsey, trasferita a Chichester nel 1075. S. Simone Stock nacque ad Aylesford (Kent), ca. il 1165: da lui proviene lo scapolare carmelitano. A S. appartiene tutta la storia gloriosa di Canterbury dal suo primo arcivescovo s. Agostino fino al card. Reginaldo Pole (1554-58), i martiri di S. Elphege (1012), e s. Tomaso (1170); s. Giovanni Fisher, trucidato da Enrico VIII nel 1535, fu vescovo di Rochester (1504-35), s. Edmondo resse Canterbury (1234-40) e s. Ricardo Chichester (1245-53).
Moltissime e notevoli chiese antiche (ora anglicane) si trovano nel suo territorio, p. es., le cattedrali di Canterbury, Rochester e Chichester, le chiese di Shoreham, Sompting, Worth, Rye, Winchelsea, Barfreston e S. Martino a Canterbury, ove la regina Berta, moglie cristiana del re Etelberto già ascoltava la Messa prima dell'arrivo di s. Agostino, ed altre. Rovine abbaziali notevoli si trovano a Battle, Bayham, Lewes, Boxley, Waverley, Dover, Canterbury ed altrove. La cappella del convento a Mayfield, Sussex, la sala di un Palazzo vescovile del sec. xir. Delle chiese moderne si ricordano: quelle di Arundel, Parkminster, Ramsgate, Wimbledon, Caterham, Horsham.
S. diede i seguenti martiri alla Chiesa: s. Giovanni Fisher (1535), i bb. John Stone agostiniano (1538), John Rugg (1539), David Gonson (1541), John Felton (1570), Thomas Felton (suo figlio) e Edward Shelley (1588), Thomas Garnet (1608) e i venerabili Thomas Cort e
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Thomas Belchiam, Francescani di Greenwich (1538), Thomas Pilchard (1587), Edmund Duke (1590), Roger Filcock (1601), George Gervase (1608), Thomas Bullaker (1642). Tra i confessori sono da notare le famiglie di Roper (specialmente William Roper genero di s. Tomaso More), Caryll, Hawkins, Gage, Weston ed altre. West Grinstead, Battle, Sutton Place erano rifugi per i fedeli; la prima ha una storia continua di missione cattolica. Thomas Goldwell vescovo di St. Asaph, l'ultimo vescovo dell'Inghilterra cattolica, nacque nel Kent; mori a Roma nel 1585. Sir Thomas Hawkins tradusse la Cour Sainte (The holy Court) del gesuita Nicolas Caussin nel 1650. John Caryll, nipote del conte (earl) Caryll, era amico del poeta Pope, Richard Challoner, il devotissimo vicario apost. del London District (1758-81) nacque a Lewes nel 1691.
Nel 1883 i Certosini fondarono Parkminster, la più grande certosa nel mondo. Nel 1949 i Carmelitani tornarono, rioccuparono e ripararono Aylesford, evento comparabile alla rinascita della badia benedettina di Buckfast nel Devonshire.
BibL.: The Cath. Direct. 1950, pp. 344-77; W. M. Cunningham, s. v. in Cath. Enc., XIV, pp. 169-64; J. Gillow, Biogr. Engl. Catholica, I, Londra 1885, pp. 419-21; III, ed. 1887, 190-95; G. Ramsay, Thomas Grant First Bishop of Southwark, ivi 1874; E. Barton, Life Times of Bishop Challoner, 2 voll., ivi 1909; The Southwark Record (mensile), 1949-51. Enrico G. Rope
Archeologia. - Fin dal 1950 cominciarono le scoperte di una villa romana a Lullington Park, vicino ad Eynsford. Detta villa ca. la fine del sec. Iv fu distrutta da un incendio e il primo piano cadde nella cantina sottostante. Tra i resti di questo primo piano furono trovati 2 busti di marmo, frammenti di muro e di tetto e una quantità di pezzi di intonaco dipinto.
Dopo tre anni di lavoro i 6000-7000 pezzi di intonaco sono stati rimessi insieme da C. D. P. Nicholson e studiati dalla prof. J. Toynbee dando l'idea delle pitture. Si suppone che detti frammenti abbiano appartenuto a due stanze dipinte, una maggiore ed una più piccola, destinate probabilmente al culto. Vi furono trovate monete degli imperatori Arcadio, Onorio, Teodosio e Valentiniano. La prof. J. Toynbee ha descritto di recente la villa come una delle più grandi e sontuose tra quelle finora scoperte in Inghilterra. Il carattere di culto delle due stanze non è ancora dimostrato, ma il suo carattere cristiano è provato dall'esistenza della raffigurazione di una orante e di due monogrammi costantiniani. La Toynbee suppone che la stanza più grande, immediatamente al di sopra della cantina, sia stata un oratorio o cappella domestica. Orientata nel senso est-ovest, era larga 7 m . (la sua lunghezza non si è ancora riconosciuta), e una porta nella parte occidentale del muro nord metteva in comunicazione la stanza più grande con la più piccola, la quale si suppone servisse da anticamente per i catecumeni. Sul muro occidentale della stanza grande vi era una fila di sei figure dipinte (per ora se ne sono ritrovate solo cinque) intercalate da colonne. Le figure indossano abiti colorati e decorati di perle, con maniche larghe, strette al polso. Nonostante il fatto che queste pitture costituiscano solo una parte della decorazione totale delle due stanze, indiscutibilmente esse costituiscono i migliori saggi finora scoperti in Inghilterra dell'epoca romana, mentre l'orante e i monogrammi sono una splendida conferma per la diffusione del cristianesimo in Gran Bretagna.
BibL.: anon., in Journal of Roman Studies, 41 (1951), p. 137; 42 (1952), p. 102. Enrico Josi
SOUTHWELL (BACON), Nathanael. - Scrittore e bibliografo gesuita, n. a Norfolk nel 1598, m. a Roma il 2 dic. 1676.
Dal 1617 al 1622 fu studente al Collegio Inglese di Roma, dove cambiò il suo cognome primitivo Bacon in S. Dopo due anni di attività missionaria in patria, nel 1624 entrò nella Compagnia di Gesù; ritornato a Roma, fu ministro nel Collegio Inglese (1627). Per quasi vent'anni fu segretario di cinque generali dell'Ordine : Carala, Piccolomini, Gottifredi, Nickel ed Oliva (1649-67), finché fu incaricato dell'edizione e continuazione della Bibliotheca Scriptorum Soc. Jesu, iniziata dai pp. Ribade-
neira ed Alegambe, che egli condusse fino all'a. 1675. Si conserva di lui anche un libro di meditazioni per tutti i giorni dell'anno.
BibL.: Scomervogel, VII, coll. 1408-1409. Arnaldo M. Lanz
SOUTHWELL, Robert, beato. - Gesuita, poeta e martire, n. ad Horsham St. Faith's (Norfolk) nel 1561, m. a Londra il 21 febbr. 1595.
Educato cattolicamente a Douai e a Parigi, entrò nell'Ordine a Roma il 18 ott. 1578. Ordinato sacerdote nel 1584, fu per breve tempo prefetto degli studi nel Collegio Inglese; ma già nel 1586 partiva con il p. E. Garnet per l'Inghilterra, dove il suo arrivo fu segnalato dalle spie del governo fin dallo sbarco. Attese per ca. 6 anni ai ministeri, sotto il falso nome di Cotton, travestito in varie guise, ospite delle famiglie principali, tra cui la contessa di Arundel, moglie del b. Filippo Howard, della quale fu cappellano. Tradito dall'apostata Anna Bellamy nel 1592, fu arrestato a Usenden Hall (Harrow), attovemente torturato nella casa stessa del giudice Topcliffe, indi gettato nelle prigioni di Newgate e poi in quelle della Torre di Londra. Dopo ca. 3 anni fu giudicato, condannato alla pena dei traditori e impiccato alla forca del Tyburn. Venne beatificato il 15 dic. 1929. Festa il 21 febbr.
Le sue opere in prosa e in versi incontrarono straordinaria popolarità presso i contemporanei, tanto che si vendevano apertamente e passavano tra le mani di tutti, manoscritte o stampate alla macchia in fogli volanti, benché se ne sapesse l'autore; diedero anche motivo di falsificazioni. A questa fama concorse certo il vivo e forte sentimento di devozione versatovi a piene mani, ma anche lo stile, allora molto apprezzato, che va sotto il nome di eufuismo, assai artificiale, tutto antitosi, allitterazioni, immagini ardite e ricercate, tra il barocchismo e l'Arcadia. Resta però sempre, anche ora, il profumo del cuore e l'ardore di chi viveva intimamente la fede in mezzo alla persecuzione, con la morte in agguato. Si possono citare i poemetti in versi : Mary Magdalen's Tears, e soprattutto St. Peter's Complaint, imitato, ma liberamente, da Le oncrine di S. Pietro di Luigi Tansillo, e le prose: Triumphs over Death, Hundred meditations on the Love of God.
Queste opere con altri brevi scritti furono stampati in volume, la prima volta nel 1595, l'anno del martirio; seguite, lo stesso anno, da un'altra raccolta di poemetti, con il titolo di Rheonize. L'opera A Fourthid meditations, uscita come sua nel 1606 s , invece, del suo amico il Conte di Arundel (cf. H. Thurston, Philip earl of Arundel, in The Month, 86 [1896], pp. 32-50).
BibL.: l'ediz. migliore resta ancora: A. B. Grosart, The complete Poems of R. S., Londra 1872; v. anche: The complete works of R. S., with Life and Death, ivi 1876. Letteratura: Sommervogel, VII, coll. 1409-12; G. Fullerton, Life and remains of Father R. S., Londra 1872; H. Folley, Record of the English Presince, I, Londra 1877, pp. 301-87; J. M. McLeod, R. S., Scholar, Poet and Martyr, in The Month, 31 (1877), pp. 439-56; H. Thurston, Catholic Writers and Elizabethan readers, ibid., 83 (1895), pp. 231-43, 383-99; id., A memorial of two Lady Margarets, ibid., 95 (1900), pp. 595-607; C. Testore, I martiri gesuiti di Inghilterra e di Scozia, Isola del Liri 1934, pp. 243-55; P. Janelle, R. S., the Writer, a study in religious inspiration, Londra 1935; C. Devlin, S. R. and Contemporary Poets, in The Month, 100 (1950), pp. 167-80, 309-19.
SOVANA-PITIGLIANO, Diocesi di. - In provincia di Grosseto, ha una superficie di 2000 kmq . e una popolazione di 60.000 ab. dei quali 59.000 cattolici, distribuiti in 51 parrocchie servite da 69 sacerdoti diocesani e 12 regolari; ha un seminario, 4 comunità religiose maschili e 17 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 407).
La diocesi di S.-P. suffraganea di Siena ha il Seminario minore in P.; per il corso filosofico e teologico provvede il P. Seminario regionale S. Maria della Quercia (Viterbo); ha 9 comuni dei quali 8 in provincia di Grosseto: Pitigliano, Castell'Azzara, Manciano, Portercole, Roccalbegna, Samprugnano, Scansano; uno è in provincia di Siena: Piancastagnaio.
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A sinistra: APPARECCHIO DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA per il trasporto di malati a Lourdes, in volo su Roma. In alto a destra: LOGGIA DELLA CASA DEI CAVALIERI DI RODI, eretta verso la fine del sec. xir e fatta restaurare tra il 1467-70, dal card. Marco Barbo - Roma, Foro di Traiano. In basso a destra: IL GRAN MAESTRO CHIGI CON IL SUO SEGUITO dopo un'udienza del S. Padre.
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(dn S. J. Arbi, Cerenales, Bureslluan 1945, p. 448)

(dn S. J. Arbi, Ceremules, Bureslluan 1945, p. 72)

(dn K. Hielscher, Orbis Ternarom, Berliom 1922, inc. 100)

(dn S. J. Arbi, Ceremules, Bureslluan 1945, p. 324)
In alto a sinistra: MULINI A VENTO. In alto a destra: VEDUTA DI UNA STRADA DI GUADIX. In basso a sinistra: MURA DI AVILA, patria di a. Teresa. In basso a destra: CORTILE con pozzo, di una casa di campagna a Toboso.
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(da Aes Hispanim, V, Madrid 1948, fig. 328)

(lat. Garcia Garciaella)

(per curtesia del prof. E. Jusi)

(per curtesia del p. Ortiz de l'bion. S.J.)
In alto a sinistra: ABSIDI RESTAURATE DELLA CHIESA DI S. MARTINO (sec. xi) - Fromista (Palencia). In alto a destra: SANTUARIO DI LOYOLA, opera di Carlo Fontana (fondato il 25 marzo 1689). In basso a sinistra: CORTILE DEL COLLEGIO DI S. GREGORIO, ora Museo nazionale di scultura, opera di architetti di Burgos dell' inizio del sec. xvi - Valladolid. In basso a destra: CHIOSTRO DEI RE nel convento di S. Tommaso (sec. xvi) - Avila.
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(fot. (iudial)

(fot. Max)

(fol. Max)

(fot. Max)
In alto a sinistra: INGRESSO ALLE CAPPELLE DEI MUÑOZ E DEI CABALLEROS (sec. xvII) - Cuenca, Cattedrale. In alto a destra: INTERNO DELLA CATTEDRALE di Valladolid, costruito su progetto di Juan de Herrero (sec. xvi). In basso a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA di S. Giacomo, architettura del sec. xvi con decorazioni del secc. xxir-xviII - Cadice. In basso a destra: INTERNO DELLA CATTEDRALE di Cadice, iniziata il 3 maggio 1722.
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S. (frazione del comune di Sorano), in provincia di Grosseto, a m. 289 sul mare: ab. 729 (censimento 4 dic. 1951), nome originario etrusco, la Sinima romana, fu importante centro etrusco nei secc. vil-vi a. C.; subì poi un periodo di decadenza, da cui si riebbe nel sec. III a. C. essendo passata, come municipio, sotto il dominio di Roma. Fu assediata e distrutta dai Longobardi; ma il fatto che già, nel sec. viI, ebbe i suoi vescovi fa pensare che la città fosse risorta dalle rovine. Successe un'epoca di splendore con gli Aldobrandeschi, famiglia quasi certo di origine longobarda, che pretese discendere dal re Ildebrando (736-44) e che già verso il 1000 aveva ampi possedimenti nella regione dell'Amiata e di S. Fiora. Alla fine del sec. xiri passà, per matrimonio di discendenza femminile, agli Orsini, che ne conservarono il possesso fino al 1410 , perduto definitivamente nel 1431 dopo breve periodo di dominio senese. Tornata sotto Siena, venne, in seguito alle vicende della Toscana, sotto i granduchi, che cercarono di arrestarne la decadenza, causata specialmente dalla malaria. S. fu detta la "città di Geremia ", appun to per lo stato di abbandono e di rovina, che determinò nel 1672 il trasporto della residenza del vescovo a P. E interessante e caratteristica la circoscrizione delle diocesi, che si trovano nel territorio, non omogeneo, degli antichi possedimenti degli Aldobrandeschi, in cui verso il 1000 avevano giurisdizione i vescovi di Castro (la diocesi passò in seguito ad Acquapendente), di Massa Marittima, Volterra, Siena, Tuscania, Chiusi, e delle più recenti di Grosseto, Montefiascone, Corneto (Tarquinia), Montalcino, Pienza, Città della Pieve.
Primo vescovo di S., secondo l'Ughelli, è Tadino: ma secondo altri Mauriaio, che nel 680 sottoscrisse il sesto Concilio ecumenico costantinopolitano III.
S. conserva pochi avanzi etruschi : notevole una necropoli che presenta varietà di tombe, quasi tutte a camera. La Cattedrale (SS. Pietro e Paolo) ebbe restauri nei secc. xI, xII, xiv, mantenendo tuttavia l'organismo romanico; la facciata è coperta dalla canonica; l'interno a tre navate, grandioso ma spoglio : vi si conserva la tomba di s. Mamiliano, settimo vescovo di Palermo, esiliato al tempo dell'invasione dei Vandali di Genserico nel 445 , morto a S. nel 460 ; al Santo fu dedicata anche una antica chiesa, di cui rimangono i ruderi, costruita in origine sopra i resti di un tempio romano. Protettori di S. i ss. Mamiliano e Gregorio VII (Ildebrando, figlio di Bonizone), n. presso S.
P., comune in provincia di Grosseto, da cui dista km . 85, a 919 m . sul mare : popolazione presente ab. 5760 , legale 5565 (censimento 4 nov. 1951); sorge in posizione molto pittoresca, sull'orlo delle rupi. Scarsissime sono le notizie di P. etrusca e romana, sulle cui rovine sorge la odierna città, che, con il suo territorio, salvatasi dalle incursioni barbariche, appartenne poi agli Aldobrandeschi, a cui successero gli Orsini, che, perduta S., si intitolarono conti di P. Sotto di essi P. divenne il centro più importante e la capitale della contea maremmana. Nel sec. xvi cominciò la rapida decadenza di questa famiglia; e P. dopo varie signorie e vicende passò nel 1604 definitivamente sotto i granduchi di Toscana. Fin dal ' 400 si stabili in P. una numerosa colonia di Ebrei, che vi ebbero la propria sinagoga; in seguito molti di essi si trasferirono a Firenze e Livorno. Nel 1509, l'antica chiesa di S. Maria fu eretta a collegiata, ricostruita dalle fondamenta dal conte Niccolò III; Gregorio XVI, poi, aderendo alle istanze del granduca Leopoldo II, dichiarando P. città, con bolla dell'i i genn. 1844, innalzò la collegiata in cattedrale di S. trasferendovi il suo Capitolo. L'ultimo vescovo di S., Barzellotti ( $70^{\circ}$ della serie), fu il primo ad intitolarsi vescovo di S. e P.
Tra i monumenti di P. eccelle il Palazzo degli Orsini, del '500, con rifacimento del ' 400 ; danneggiato nella rivolta del popolo contro gli Orsini del genn. 1561. La Cattedrale (oggi SS. Pietro e Paolo) presenta la facciata barocca,

(do Toscana, T.O.I.. VI, Milano 1811, fig. 162; Sovana-Pittigliano, diocesi di - Interno del Duomo (secc. xI-xII) con ciborio del sec. Ie - Sevana.
con al lato sinistro un caratteristico campanile a tre piani digradanti verso l'alto: interno rinnovato nel ' 500 .
Bim... Ughelli, III, coll. 733-62: Mansi, XI, col. 310: Cappelletti, XVII, pp. 725-51 e 752-55; Moroni, LXVII, pp. 130-35, e LIII, pp. 295-97; Lanson, I, p. 558; F. Ganurrini, Dell'antica dioc. e pieve di S., Pitigliano 1891; R. Bianchi-Bandinelli, S., Firenze 1929; Eubel, I, p. 491; II, p. 267; III, p. 324; IV, p. 323; V, pp. 364-65; P. Guidi, Taccia. La decima degli aa. 1254-60 (Studi e testi, 58), Città del Vaticano 1932, pp. 133-38. V. anche: G. Fabriziani, I conti Aldobrandeschi e Orsini, Pitigliano 1897.
Carlo Carletti
SOVRANITÀ. - Il concetto di s. è divenuto dalla metà del secolo scorso la chiave di volta della moderna concezione dello Stato. Tuttavia sia il suo contenuto sia il suo soggetto sono tuttora controversi, opponendosi alla loro esatta determinazione la varietà delle teorie sullo Stato (v.) e sul diritto, così che non è dato trovare presso i pubblicisti una definizione univoca. Si può dire che il significato più generale del termine, derivato dal basso latino superanus, sia quello di superiorità, e, nel caso specifico della società cui viene applicato, quello di un potere, autorità o funzione superiore ad altri poteri e funzioni esistenti nel medesimo organismo politico. Da questo senso relativo non era difficile il passaggio a quello più proprio di potestas suprema, che divenne il nucleo centrale del concetto, che va tuttavia meglio determinato.
I. Genesi del concetto di s. - La sua origine si fa comunemente risalire al sec. xvi, e in modo particolare al Bodin (v.), che, nel suo De republica (1576), lo avrebbe per la prima volta sistemato.
Prima ancora del Bodin la parola era diventata di uso corrente, per designare il potere del re in opposizione alle potestà feudali a lui subordinate; essa appare, p. es., presso il Budè (De l'institution du prince, Parigi 1547). Si deve ancora ammettere che il Bodin sistemò in modo più organico il principio della s. Fatte queste concessioni, in contrario è da rilevare che la concezione del Bodin non differisce in sostanza dalle precedenti, giacché quanto egli chiama s. non è altro se non quello che il pensiero più antico chiamava autorità o imperium. In ogni società, egli dice, ci deve essere un potere supremo, detto maiestas : si tratta quindi della potestas suprema, intorno alla quale aveva lungamente dissertato la speculazione che lo precedette.
Non è nemmeno nuova la definizione che egli ne dà: summa in cives legibusque soluta potestas (ibid.). La configurazione del potere pubblico legibus solutus risale al Diritto romano, al quale continuarono ad ispizarsi i legisti medievali, sottoponendo però il concetto a una larga rielaborazione per limitarne il significato. Bartolo sostenne che il principe è legibus solutus, ma insieme aggiunse essere cosa
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giusta ed equa che sia sottoposto alla legge. Baldus, riferendosi alla frase romanistica, gli attribuiva la pienezza del potere, ma lo riteneva legato dalle leggi di Dio e dal ius naturale. A questa corrente si ricollega evidentemente il Bodin, che, dopo aver definito la s. come potere supremo legibus solutus, aggiunge che essa rimane limitata dal ius divinum, naturale e gentium (cf. A. van Hove, De legibus, Malines 1930, n. 202 sgg.).
Nemmeno può dirsi originale il Bodin nell'attribuire la s. alla repubblica in quanto tale, poichć i teorici cattolici avevano già concepito l'autorità come un diritto emergente spontaneamente dal fatto dell'associazione, il cui soggetto originario era il popolo, unitariamente inteso come corpo morale organico. E questa la concezione che prevale nettamente lungo tutto il medioevo e presso gli scrittori del sec. xvI, sebbene sia ad essi sconosciuta la parola s. Del resto, non uno degli elementi che si sogliono attribuire alla s. era già stato messo in rilievo nei secoli precedenti, come, ad es., quello dell'autonomia e dell'indipendenza, indubbiamente incluso nel concetto di autarchia o autosufficienza, riconosciuta da Aristotele quale proprietà dello Stato ed espressa nella definizione scolastica dello stesso, concepito come societas perfecta (cf. Santonastaso, Le dottrine politiche da Lutero a Suárez, Milano 1946, p. 77 sgg.).
Per incontrarsi nelle prime enunciazioni di una teoria della s., che si avvicini a quella della più moderna dottrina dello Stato, occorre discendere al sec. xviII, quando da un comune fondo naturalistico germogliarono le teorie dell'Hobbes e del Rousseau, presso i quali la s. si configura come potere assolutamente illimitato. Col secondo, in modo particolare, si afferma il concetto della s. popolare, fondato sopra un contrattualismo ingenuo, in virtù del quale la s., divisa in frammenti in ciascun soggetto della società, non sarebbe altro se non la somma aritmetica delle s. particolari, raccolte nella cosiddetta volontà generale. Su questa base individualistica la pubblicistica francese sviluppò il concetto di s. nazionale, correggendo in parte la concezione atomistica del Rousseau (cf. E. Cross, op. cit. in bibl.).
Una rielaborazione strettamente giuridica ottenne la s. nel sec. xix in Germania, dove, per ragioni prevalentemente politiche, si ebbe una vivace reazione al giusnaturalismo. Alla s. nazionale venne sostituita la s. dello Stato, e questa venne concepita come una sua qualità essenziale, come un diritto soggettivo della sua personalità giuridica. Il cambiamento di soggetto non fu però accompagnato da un eguale cambiamento nell'estensione già data al concetto: la s. continuò ad essere definita come un potere assolutamente illimitato.
II. Determinazione del concetto di s. - Resta a determinare esattamente il concetto in questo scarno quadro storico. Col termine s. comunemente si intende il potere supremo dello Stato, la summa potestas, destinata a dirigere la vita dell'ente politico, con la facoltà di governare e imporre il diritto, munendolo di coazione. Tale definizione richiede però un'integrazione. Una concezione razionale della vita collettiva non può prescindere dall'indicazione del fine, al quale è naturalmente ed essenzialmente destinata la società, e quindi il concetto di s. non può fare a meno di riferirvisi. Essa pertanto definirà la s., come aveva fatto il Suárez del potere politico (Def. Fid., 1. III, cap. 2, n. 4), una potestà suprema di governare civilmente lo Stato, intendendo con l'avverbio civilmente lo scopo immediato, al quale il potere pubblico deve servire. Gli elementi che concorrono a comporre il concetto di s. sono, dunque, tre : due intrinseci che ne rivelano la sostanza, uno estrinseco alla s. per se stessa, ma intrinseco all'aggregato politico. I due elementi intrinseci consistono in ciò che la s. è un potere, aspetto generico, ma è un potere che si distingue dagli altri in quanto è supremo nel suo ordine, aspetto specifico: l'elemento estrinseco è il fine, il bene comune, cui tendono le volontà dei consociati. Qualche chiarimento renderà più perspicuo il concetto cosi delineato. Il Tlaparelli concepisce il sovrano come il centro, in cui va ad attuarsi quell'autorità universale, che spunta necessariamente, per
una legge necessaria di nostra natura, dal consociarsi degli uomini (Saggio teoretico di diritto naturale, I, $4^{\text {a }}$ ed., Roma 1928, p. 225 sgg.). La s. è dunque un'autorità e precisamente l'autorità sociale. Essa consiste conseguentemente nel diritto primordiale, che l'aggregato sociale possiede fin dal suo primo costituirsi, di regolare l'attività di tutti i suoi componenti per il conseguimento del fine collettivo. Nessuna difficoltà si oppone, pertanto, all'accettazione della più comune teoria, che concepisce la s. come un potere o diritto soggettivo dello Stato, connesso con la sua personalità giuridica.
I punti di convergenza con la dottrina contemporanea si possono anzi estendere ancora ad altre due note, che si sogliono da essa attribuire alla s., ossia che essa sia un contrassegno essenziale ed originario dello Stato. L'una e l'altra delle note riferite si deducono dall'esame obiettivo dell'aggregato politico. Un'associazione di uomini non può fare a meno di un potere centrale che ne regoli l'attività : la s., quindi, in quanto è facoltà di dirigere e governare, è a questa essenziale. Inoltre, essendo la presenza di un potere unitario una necessità di natura, tale potere o diritto nasce spontaneamente nel momento in cui l'essere della società è messo in atto dall'incontro delle volontà libere, di modo che nemmeno il consenso del genere umano potrebbe impedirne il sorgere e l'affermarsi. Nel suo aspetto generico la s. è, dunque, un potere o un'autorità, e propriamente quel potere che trova il suo saldo fondamento nel diritto originario della società di richiedere dai consociati le prestazioni necessarie ed utili al bene comune.
La nota specifica, che distingue la s. dagli altri poteri, consiste nella sua supremazia. Essa è una summa potestas, essenzialmente non ordinata a sottostare ad altra autorità dello stesso ordine, ultima nella scala gerarchica e con una latitudine di azione, che si estende a tutte le particolari potestà operanti dentro lo Stato. Occorre tuttavia stabilire le condizioni richieste, affinché un potere sia tale. Secondo il Suárez, una potestà si dice suprema, quando non riconosce sopra di sé un superiore. Il Taparelli, a sua volta, continuando la tradizione, ritiene come essenziale al concetto di s. l'indipendenza da altra superiorità, poiché la s. non è altro se non autorità che non dipende (ibid.). Contrassegno negativo della suprema potestas è pertanto l'indipendenza da qualsiasi altro potere dello stesso ordine.
Aggiunge ancora il Suárez (Def. Fid., 1. III, cap. 2, n. 4) che il potere civile si dice supremo, quando nello stesso ordine e rispetto al medesimo fine ad illam sit resolutio in sua sphera, seu in tota communitate quae illi mbes. Vale a dire un potere è supremo quando ad esso compete il giudizio di ultima istanza, per risolvere le questioni che riguardano la vita collettiva, con l'esercizio esclusivo della coazione. In altri termini, allora si ha una vera s., quando il potere da essa significato sta al vertice della gerarchia sociale, subordinando a sé i nuclei inferiori e le potestà relative, per decidere in modo autonomo e di piena competenza su quanto riguarda il bene comune. Essa è la competenza delle competenze, il centro in cui vengono ad assommarsi e a risolversi tutte le competenze inferiori, che da essa dimanano.
Integrando ora la conclusione precedente, la s. potrà essere definita un diritto supremo e unitario di governare la società pubblica, senza dipendenza da altra autorità dello stesso ordine.
Per le questioni che riguardano l'origine, il soggetto e i limiti intrinseci ed estrinseci della s., nella cui soluzione la dottrina cattolica differisce sensibilmente dalla dottrina contemporanea, si veda la voce altTORTÀ.
BibL.: H. Krabbe, Die Lehre der Rechtszowveränität, Groninga 1906; L. Raggi, La teoria della s., Genova 1908; L. Le Fur, La souveraineté et le droit, Parigi 1911; E. Cross, Il principio d. s. popolare dal medioevo alla Rivoluz. Francese, Torino 1915; H. J. Laski, Studies on the problem of Souvercipito, Nuova Haven 1917; L. Duguet, Souverainest et liberet, Parigi 1922; H. Kehner, Das Probleme der Souveränität und die Theorie des Völkerechts, Tubinga 1928; V. Zangara, Saggio sulla s., Roma 1932; C. Caristia, Studi recenti sul concetto di s., in Arch. di studi corporativi, 4 (1935), p. 264 sgg.; F. Battaglia, La s. e i suoi limiti, Milano
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1939; A. Messinco, Il diritta internaz. nella dottr. cattol., Roma 1942, pp. 329-421. Antonio Messinco
SOVRANO, CULTO del. - Negli aggruppamenti primitivi il capo della comunità riveste la doppia funzione di re e di sacerdote (mago, stregone) come quegli che, stando in maggior contatto con le potenze superiori, sa interpretarne la volontà e farsi portavoce presso di esse dei bisogni della comunità stessa.
Data la sua funzione egli deve trovarsi sempre in condizione di rappresentare efficacemente il suo gruppo, perciò quando l'età e le infermità hanno indebolito le sue forze egli viene eliminato o sostituito. Ma finché è in efficienza egli è oggetto di interdizioni (tabu) e di cure dirette a impedire che la Potenza mediatrice che è in lui si disperda con danno della comunita.
Il progresso della civiltà e della cultura, che tende a separare le due funzioni, sacra e civile, nella persona del s., non toglie alla regalità i suoi privilegi. Cosi nell'Impero cinese il monarca, pur non essendo considerato dio, esercita la funzione del Cielo stesso nel regolare i rapporti tra gli dèi e gli uomini, compie il sacrificio ufficiale al Cielo, ripara con cerimonie espiatrici lo sdegno del Cielo corrucciato per le male azioni degli uomini.
In Giappone il s. è considerato come un'incarnazione della dea solare Amaterasu: una volta all'anno gli dèi vanno ad ossequiarlo nella sua corte abbandonando i loro templi per un mese il quale è detto perciò senza dèi».
In Babilonia il s. è scelto dagli dèi che "pronunziano il suo nome " predestinandolo alla carica fino dal seno della madre; il re Hammurabi nel suo codice si dice "rampollo reale formato dal dio Sin ", "dio dei re", e il suo nome è invocato nei giuramenti come quello di una divinità. Il facione d'Egitto era deificato già da vivo, egli è il figlio del Sole (Ra, R\&'), il dio buono, dal dio stesso generato, accoppiandosi alla regina sotto la forma del di lei marito.
In Grecia il culto del s. non sarebbe stato possibile all'epoca classica, ma si sviluppò durante l'epoca ellenistica. Alessandro trovò l'adorazione del s. ben radicata nell'Egitto, nell'Asia Minore, in Babilonia, in Persia e quando ai suoi successori nei vari Regni del suo Impero smembrato (Tolomei, Seleucidi, Attalidi) subentrarono i Romani, gli onori divini furono resi ai rappresentanti di Roma: Senato, proconsoli, Dea Roma, imperatori.
In Roma stessa alcuni presupposti della possibile esaltazione della persona umana si trovano nell'antica religione: il flamine diale è una personificazione ( $\mathrm{E} \psi \mathrm{\zeta} \nu \mathrm{\gamma} \mathrm{s}$ ) di Giove; il generale vincitore assume nella cerimonia del trionfo gli attributi del dio; ogni privata famiglia venera il genius del padre di famiglia come protettore della sua gens; i morti sono onorati con particolare venerazione e chiamati dèi (di Manes). Con il trionfo dell'ellenismo questa esaltazione divina dei personaggi illustri si sviluppò: Giulio Cesare dopo morto fu ascritto tra gli dèi con il titolo ufficiale di Dima Tulius e venerato in apposito tempio. Augusto, il restauratore della religione ufficiale, permise che alla sua persona si volgesse la grata divozione del popolo, concedendo che al suo genius associato a quello dei Lari compitali, protettori delle varie suddivisioni della città, si prestasse un culto. Fu questa l'origine del culto imperiale, che in Oriente associò la figura del s. a quella delle grandi divinità che avevano nelle varie metropoli templi con annesse assemblee di carattere religioso politico (vovvè); mentre in Occidente, dove tali assemblee non esistevano, le istitui fissando con apposita legge gli obblighi del capo del sacerdozio (flamen), il regolamento dei raduni provinciali (Concilium, conventus) e le norme del sacrifizio. Il rito dell'apoteosi (consecratio), che consisteva nel cremare su di una pira il cadavere del s., lasciando libera al tempo stesso un'aquila che significava l'assunzione in cielo dell'anima dell'imperatore, poneva il suggello alla solenne cerimonia.
Il cristianesimo ha, naturalmente, abolito il culto del s., ma un'eco del potere soprannormale che è stato sempre attribuito alla persona del re si può riconoscere nel privilegio (da cui si sentivano investiti i re di Francia e d'Inghilterra) di guarire con il tocco delle loro mani i malati
di scrofola (écrouelle) detta perciò "male del re" (mal le roi, King's exil).
Bibl.: E. Beutier, Le culte impérial, Parigi 1891; J. G. Frazer, The golden Bough, I e II, The magic art and the evolution of Kings, Londra 1913; M. Rozoetzeff, Augustus als religiöser Reformator, in Röm. Mittheil., 38-39 (1923-24) p. 28 sgg.; M. Bloch, Les rois thaumaturges. Etude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale, particulièrement en France et en Angleterre, Strasbourg 1924; G. van der Leeuw, Phénoménologie der Religion, Tubinga 1933, pp. 13, 14, 25, 26, 34; A. J. Festugière - P. Fabre, Le monde gréco-romain au temps de Notre-Seigneur, 2 voll., Parigi 1932.
Nicola Turchi
SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA. - E il più antico, illustre, benemerito degli ordini cavallereschi (v.) e ripete le sue origini da quel quartiere che i mercanti di Amalfi avevano costituito a Gerusalemme, resistendo ai più fanatici ritorni di prepotenza musulmana. Era costituito da un