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icilia. La conquista della Sardegna occupò i Regni di Alfonso IV (1327-36) e di Pietro IV il Cerimonioso (1336-87) : i re aragonesi corretti a combattere con le Repubbliche di Genova e di Pisa, che avevano interessi nelle due grandi isole, cercarono l'alleanza di Venezia. Sotto Giovanni I (1387-95) risorse la questione della Sicilia per lo spegnersi di quel ramo della dinastia aragonese: Martino, che aveva sposato l'erede del Regno siciliano Maria, morendo nel 1409, lasciò l'Isola al padre Martino I che era successo in Aragona al fratello Giovanni.
5. L'organizzazione interna degli Stati spagnoli nei secc. XIV-XV. - Formatisi lentamente per successive conquiste attraverso vari secoli, gli Stati spagnoli ebbero tutto il carattere di conglobamento di regioni diverse con differenti organizzazioni e costumanze. I re che avevano guidato alla guerra contro gli infedeli i loro guerrieri avevano guadagnato privilegi e ricchezze. Essi donavano terre a chi li aiutava nella conquista, ma il feudalesimo di tipo franco non si formò in S., fatta eccezione della Catalogna, Marca carolingia.

A fianco dei re vi sono i ricos hombres che nel sec. xiri formarono i maggioraschi per garantire l'indivisibilità del patrimonio familiare; sotto vi erano i hidalgos, nobiltà antica, ed i caballeros, classe nobile aperta a chi potesse procurarsi un cavallo e le armi. Nell'Aragona a poco a poco si introdusse il feudalesimo catalano. Le città avevano una situazione speciale per la libertà o privilegi ottenuti con la conquista e registrati nei loro fueros dati

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dal re. Le borghesie spagnole potevano organizzare delle hermandades per difendersi contro le violenze dei nobili e dei principi; nel sec. xiv avevano statuti, assemblee, ufficiali; si riunivano in armi per punire delitti gravi (somatent). Nello Stato catalano importanza eccezionale aveva Barcellona dove comandava una ricca borghesia di commercianti ed armatori. Le Cortes erano assemblee generali derivate dallo sviluppo della Curia del re e comprendevano: i ricos hombres, gli ecclesiastici, i procuratori delle città. Si riunivano per ordine del re, per ascoltare la proclamazione di ordini regi e l'imposizione di tributi; giuravano fedeltà al nuovo re; partecipavano alla formazione delle reggenze; esprimevano petizioni, e nel sec. xiv esercitavano un certo controllo sulle entrate e sulle spese. Le Cortes di Castiglia furono dominate da un senso di lealtà monarchica, di devozione e di collaborazione con i re. In Aragona non si ebbero Cortes generali, ma quelle particolari di Aragona, di Catalogna, di Valencia, e si occupavano degli affari di ogni singolo regno. Nonostante le varietà locali, Castiglia ed Aragona offrivano una unità tipica di istituzioni, di razza e perciò stesso erano paesi destinati ad unirsi.
6. L'unificazione castigliano-araganese. - Il sec. xv vide nella penisola iberica la conclusione della storia politica medievale con la unificazione dei principali regni cristiani e la distruzione definitiva della dominazione musulmana. I due Stati dominanti erano ormai la Castiglia e l'Aragona. La Navarra tra l'influsso di Castiglia e quello di Francia perdette ogni possibilità di agire attivamente nella penisola. In Castiglia il re Giovanni II sposando nel 1418 la cugina Maria di Aragona stabili già un legame di grande importanza tra i due Regni. La debolezza del Re permise una ripresa di lotte civili, male dominate dal connestabile Alvaro de Luna nei suoi tentativi di piegare la nobiltà prepotente. Fiasco e pieno di agitazioni fu il governo di re Enrico IV (dal 1454): le lotte ora riguardavano la successione; il Re, costretto a ri-
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(da Ars Hispanics, II, Medrid 187, 89. 186). Spagna - La e cella memoriae e palcocristiana di Ampurias (sec. IV-v).
conoscere la legittimità della figlia, riconobbe come erede la sorella Isabella che si impegnò a sposare il cugino Ferdinando di Aragona ( 1468 ). In Aragona, spentasi la vecchia dinastia con Martino I (1410), le Cortes tra i vari pretendenti elessero re Ferdinando di Antiquera, castigliano, che dovette però combattere contro il rivale, il conte di Urgel. Alfonso V, succeduto al padre nel 1416, presto si gettò nelle lotte d'Italia per la conquista del Regno di Napoli e fu re più italiano che spagnolo; dei 42 anni di regno, ne passò 29 in Italia. In Aragona governò per lui la
consorte Maria e poi il fratello Giovanni, re consorte di Navarra, che gli successe nel 1458. Ora l'Aragona entrò in un lungo periodo di lotte per il contrasto tra il Re ed il figlio di prime nozze Carlo di Viana. Solo nel 1472 l'Aragona ritrovò la pace; a Giovanni nel 1479 successe il figlio Ferdinando II che aveva sposato Isabella, dal 1474 regina di Castiglia.

L'organizzazione del doppio Regno Castiglia-Aragona fu regolata dai patti stabiliti nel contratto di matrimonio (capitulationes) e dall'arbitrato pronunciato tra i due monarchi nel 1474 dal card. Ximenes : la giustizia era esercitata da ambedue e da ciascuno separatamente; i documenti regi erano firmati da ambedue; le monete avevano l'effigie dei due re; il sigillo, gli stemmi dei due Regni. Il principio di uguaglianza assoluta risulta dalla famosa formola: \& tanto monta, monta tanto Isabel come Ferdinando s. L'unione castigliano-aragonese determinò la ripresa della lotta contro i musulmani di Granata che riposava dal 1431 quando Alvaro de Luna aveva vinto i mori a La Higuera ed imposto un tributo; riprese nel 1482 con l'avanzata dei castigliani sotto Granata. Le lotte scoppiate nella famiglia del re Abú 'l-Hasan facilitarono l'occupazione di tutti i castelli attorno a Granata: nel 1487 cadde Malaga, nel 1489 anche Almeria e la stessa capitale, Granata, fu assediata e costretta a capitolare il 2 giugno 1492; gli abitanti musulmani ebbero salva la vita ed i beni e la facoltà di partirsene.

7. L'età dei Re Cattolici. - Il Regno di Ferdinando e di Isabella rappresenta per la S. un'epoca di grandi glorie. Nello stesso anno in cui si compiva la riconquista cristiana, Cristoforo Colombo in base al contratto pattuito con la regina a Santa Fe' (17 apr. 1491) partiva da Palos con le tre caravelle che il 12 ott. toccavano l'isola Guanahami nelle Bahamas (S. Salvador, Watling). Così incominciava quella serie di scoperte geografiche che dovevano fare della S . in pochi decenni il più importante Stato coloniale europeo sino al sec. xix. I contrasti con il Portogallo, che attendeva anch'esso a viaggi di esplorazione e di colonizzazione verso l'Oriente, furono composti dalla bolla di Alessandro VI che stabili una linea di demarcazione ( 4 maggio 1493) e dal Trattato di Tordesillas ( 7 giugno 1494). Liberi da ogni preoccupazione interna, i due Re seguivano con il maggiore interesse le vicende politiche europee. Con il Trattato di Barcellona (1493) Ferdinando riebbe dalla Francia la Cerdagne ed il Roussillon perduti da Giovanni II; poi la conquista di Napoli da parte di Carlo VIII riaprì il conflitto. Partecipando alla coalizione antifrancese. Ferdinando ricacciò

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(da J. Puig y Cudatalch, op. cit., tav. I)
Spagna - Interno del battistero di S. Michele rinnovato nel sec. IX - Tsetras.
da Napoli Carlo VIII e stabili il suo predominio sugli Aragonesi di Napoli; la nuova invasione di Luigi XII determinò l'intesa franco-spagnola per la divisione del Regno napoletano (Trattato di Granata 1500); ma da ultimo i Francesi furono cacciati e Ferdinando fu padrone di tutto il Regno (1503). La S. diventò ora una delle colonne fondamentali del sistema politico europeo partecipando alla Lega di Cambrai contro Venezia (1508), alla Lega Santa di Giulio II contro la Francia (1511), e rese definitivo il predominio nella penisola italiana. Nella politica interna, sotto i Re Cattolici il potere monarchico guadagnò in forza. Le agitazioni dell'aristocrazia non ebbero più possibilità di imporsi. La centralizzazione del governo fece progresso: furono creati funzionari regi per fare inchieste. La nobiltà si trovò ad avere perduto gran parte della sua autorità politica, ma conservò i suoi privilegi sociali e si avviò a diventare nobiltà di corte. Anche l'autorità delle Cortes si indebolì assai : in Castiglia la regina le convocò nove volte; in Aragona, Ferdinando solo sette, sei in Catalogna, una a Valencia. Grandi le riforme nel campo delle finanze, riorganizzate, creando nuovi tributi, così nella giustizia. Fu organizzato un esercito permanente, ad imitazione delle compagnie svizzere, per opera di Consalvo di Cordova. Isabella mori nel 1504 ed il governo senti assai la perdita nella compattezza e nell'indirizzo politico. L'unica figlia che potesse succederle era Giovanna detta la Pazza (perché mentalmente incapace): Isabella nominò reggente il consorte Ferdinando. Questi cercò di tenere con energia la direzione degli affari. Fece una serie di spedizioni contro gli Stati barbareschi (1508-11); nel 1512 tentò l'annessione della Navarra. Ferdinando m. il 23 genn. 1516.
8. La monarchia degli Asburgo. - Gli Asburgo regnarono in S. dal 1516 al 1700 : essi crearono realmente l'unità dello Stato spagnolo. Carlo I, figlio di Giovanna la Pazza, moglie di Filippo d'Asburgo, nel 1516 assunse la reggenza per la madre, ma si considerò presto veramente re. Egli non conosceva la S. né la lingua castigliana, essendo nato a Gand ( 1500 ). Si circondò, venuto in S., di consiglieri fiamminghi e quando nel 1519 fu eletto imperatore, vide gli interessi spagnoli solo
nel complesso degli interessi dei suoi vari domini : i Paesi Bassi ereditati dal padre, l'Impero, gli Stati di S. e di Italia, ereditati dagli avi materni. Il governo di Carlo I in S. iniziò un politica finanziaria rigidissima e destò presto malcontento; molte città si ribellarono: Toledo, Segovia, Avila, Burgos, Zamoras ed il movimento dei comuneros borghesi fu diretto da persone nobili, tra le quali si distinse Juan de Padilla. Il governatore del Regno, il card. Adriano di Utrecht, falli nel tentativo di domare la sollevazione con la spedizione contro Segovia. I deputati di 15 città il 29 luglio 1520 crearono la S. Junta, giurando di vivere e morire al servizio del Re e della Comunidad.

I ribelli protestavano la loro devozione al Re, ma chiedevano riforme nelle finanze e nella giustizia; ma poi il movimento assunse carattere antinobiliare e perdette di forza. Già nel 1521 le milizie della S. Junta vennero sconfitte; i capi Juan de Padilla, Maldonado, Bravo vennero decapitati. Carlo V, ritornato in S. nel 1523, annunciò un perdono generale, ma con la riserva di molte eccezioni che mascherarono una dura repressione. Dopo la crisi l'autorità regia apparve fortificata ancor di più; le Cortes però conservarono il diritto di lagnarsi e di votare i servicios. Agitazioni di carattere sociale si ebbero anche a Valencia ed a Majorca, ma furono soffocate duramente. La guerra scoppiata tra Francia e S. nel 1521 ebbe una fase bellica anche al confine, specie in Navarra. I comuneros pare tentassero di stringere accordi con Francesco I contro Carlo V: questi per la crisi interna era in una condizione di inferiorità rispetto alla Francia compatta. Dalla Navarra la guerra franco-spagnola fu trasportata in Italia: a Pavia le forze spagnole vinsero, il 24 febbr. 1525. Francesco I che fu fatto prigioniero e portato a Madrid dove il 15 genn. 1526 firmò il Trattato con cui rinunciava alle sue aspirazioni sull'Italia e sui Paesi Bassi. Dopo la liberazione, il re di Francia organizzò una lega contro Carlo V per togliergli Napoli e Milano. Per punire Clemente VII di avere aderito a tale lega, Carlo V organizzò la spedizione che terminò con il sacco di Roma. La notizia del terribile avvenimento fece molta impressione in S. ed imbarazzò Carlo V.

Dopo la Pace di Cambrai con la Francia (1529), il re di S. si riconcilio con il Papa che lo incoronò imperatore a Bologna. Nel 1535, morto Francesco II Sforza, le forze spagnole occuparono Milano, sebbene giuridicamente appartenesse all'Impero. Ora riprese la lotta tra S. e Francia per il predominio in Italia: nel 1544 si ebbe una breve pace (Créspy) per ricominciare e durare sino alla Pace di Cateau-Cambrésis (1559). Costretto ad occuparsi dei gravi problemi della Germania, Carlo V poco curò dopo il 1530 le cose di S. Provvide a difenderne il prestigio nel Mediterraneo con la spedizione a Tunisi nel 1535 per reprimere la pirateria. Un completo insuccesso ebbe una seconda spedizione sulle coste africane nel 1541. Truppe spagnole si recarono in seguito in Austria per sostenere Ferdinando d'Austria, fratello di re Carlo, contro i Turchi. Mentre il Re usava senza risparmio le forze finanziarie e militari della S. per stabilire in Europa il primato della sua Casa, oltre Oceano gli ufficiali spagnoli esploravano il continente americano e creavano i grandi possedimenti dell'America centrale e meridionale: la scoperta delle miniere d'argento del Potosi servì notevolmente a rafforzare la politica europea di Carlo V. Nel 1556 il Re, stanco (sebbene non vecchio) di una vita politica così tumultuosa che durava da quaranta anni, abdicò al trono di S. a favore del figlio Filippo che ebbe anche i Paesi Bassi, i domini d'Italia, i possessi d'America; nel 1558 abbandonò l'Impero ed i domini asburgici al fratello.

Filippo II regnò sulla S. dal 1556 al 1598. Il programma del suo governo di 42 anni fu di stabilire sull'Europa il predominio della S. che per lui si confondeva con il trionfo della fede cattolica sopra l'eresia. Chiusa la guerra dopo la battaglia di S. Quintino (10 ag. 1557) con il Trattato di Cateau-Cambrésis che segnó l'umiliante resa della Francia, Filippo II dovette dirigere la sua attività in varie direzioni. Le minacce dei Turchi su Malta e su Cipro determinarono la Lega

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1. Confini di Stato - 2. Confini di circoscrizione ecclesiastica - 3. Fornario.

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cristiana la cui flotta capitanata da don Giovanni d'Austria fratello del Re vinse i Turchi a Lepanto ( 7 ott. 1571) pur non riuscendo a salvare Cipro. Dopo il 1565 egli si trovò a fronteggiare la ribellione del Paesi Bassi che aveva a capo il principe d'Orange ed il conte di Egmont. Nel 1580, spentasi la dinastia d'Avis in Portogallo, il Re di S. per i diritti di credita materna occupò il Regno giungendo cosi all'unificazione completa della penisola. Negli anni seguenti i rapporti di Filippo II con la regina d'Inghilterra, che aveva assunto la protezione dei ribelli dei Paesi Bassi, giunsero sino alla rottura completa e dopo la condanna di Maria Stuart il Re di S. organizzo una grande spedizione navale per sbarcare in Inghilterra che però falli miseramente ( 1588 ). Si getto allora in aiuto dei cattolici francesi che combattevano contro il re di Navarra, Enrico IV, pretendente al trono di Francia. La lotta portò però al trionfo di Enrico IV che fattosi cattolico seppe riunire attorno a sé tutti i suoi sudditi; la Pace tra Francia e S. avvenne nel 1598. Tutta questa politica di interventi armati in tutta Europa pesava terribilmente sulla vita interna della S. Con Filippo II l'assolutismo prese il suo aspetto definitivo. Egli credette di poter fondere i vari Regni spagnoli in un tutto omogeneo. Per servire meglio alle sue concezioni politiche, Filippo II si creò una capitale nuova in posizione centrale a Madrid; la sua residenza fu nel grande Palazzo monastero dell'Escorial a 50 km . da Madrid. La sua fu una monarchia burocratica; egli governava da solo con i suoi segretari che crano almeno in apparenza puri esecutori di ordini. Il Re sentiva però il consiglio dello Stato (Consejo de Estado), suo consiglio privato, poi i consigli dei diversi Stati, Castiglia, Aragona, Italia, Indie; poi i Consigli tecnici, della Guerra, della Inquisizione, degli Ordini, della Hacienda. La Corte, fastosa per il cerimoniale borgognone importato da Carlo V, era complessa, pesante e costosa. Le Cortes continuarono, ma senza reale importanza. Le finanze dovevano provvedere a pesi sempre più gravi e, nonostante gli apporti dalle Americhe del metallo prezioso e le tasse dirette ed indirette, non si riusciva mai ad ottenere quel che era necessario. Il deficit si fece costante: nonostante ricorresse ai banchieri genovesi, nel 1557-60 il Re dovette subire una prima bancarotta; una più grave nel 1574 .

Il malcontento nel paese era grave, ma sotto la pressione del governo diventò triste rassegnazione. Nel sec. XVII
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(da Ars Hispanias, II, Madrid 1937, fig. 201)
Spagna - Abside della chiesa di S. Salvatore di Valdediò (Asturie), consacrata il 16 ott. 1693.
le condizioni economiche peggiorarono. L'agricoltura era in piena decadenza per l'accrescersi del latifondo, ilfformarsi sempre maggiore dei maggioraschi, l'organizzazione della Mesta in difesa del pascolo e del commercio delle lane, la distruzione dei mariscos, l'emigrazione in America e soprattutto per il disdegno marcato del popolo spagnolo (insuperabile per le scoperte e per le conquiste) per tutto ciò che era lavoro manuale. La decadenza del commercio mediterraneo dal sec. xv colpì grandemente l'Aragona e la Catalogna: il gran porto di Barcellona si vuoto. Fiorivano ora invece i porti castigliani di Cadice e di Siviglia per le relazioni con l'America, ma la legislazione protezionista e l'organizzazione del commercio facevano passare ogni beneficio nelle mani degli stranieri. Il commercio infatti non era nelle tradizioni castigliane e nonostante l'immenso impero coloniale non si sentì la spinta ad una attività commerciale che determinasse la formazione di una ricca borghesia. La nobiltà feudale subì a sua volta le conseguenze della rivoluzione dei prezzi, ed alla diminuzione dei redditi fondiari rimedio inserendosi nella Corte ed attingendo all'erario. La conseguenza di tale crisi fu la diminuzione della popolazione : alla fine del sec. xvit si calcola fosse ridotta a sette milioni. Tale situazione economica disastrosa non poté più permettere alla monarchia di sostenere nel sec. xvir quella politica che doveva difenderle i domini ed il prestigio. Dopo Filippo II la S. partecipò ancora ai grandi conflitti europei, ma in condizioni di sempre maggiore inferiorità. Nel 1609 dovette riconoscere l'esistenza della Repubblica delle Sette Province fiamminghe con la tregua dei 12 anni.

In Italia a stento riusci tra il 1614 e il 1618 ad imporsi a Carlo Emanuale I di Savoia. La guerra per la Valtellina (1621-26) terminò con l'umiliazione del governo di Madrid. La successione di Mantova vide di nuovo la sconfitta della S. (1627-31). Nel 1640 il Portogallo si ribellò e ritornò indipendente. La guerra dei Trent'anni, che riguardava il predominio degli Asburgo in Germania, costrinse il governo di Madrid ad una dura lotta per la difesa dei suoi

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Spagna - Chiesa del sec. xir - S. Comba de Bande (Orense).
domini in Italia e nei Paesi Bassi; alla Pace di Vestfalia riconobbe l'indipendenza delle Sette Province unite (1648); alla Pace dei Pirenei cedette alla Francia l'Artois, il Roussillon, la Cerdagne (1659). Quindi fu necessario resistere agli attacchi della Francia di Luigi XIV : la guerra di devoluzione tolse alla S. non poche città delle Fiandre (Trattato di Aquisgrana 1668); la Pace di Nimega diede alla Francia la Franca Contea ed altre citta nelle Fiandre ( 1678 ). La S. non aveva più denaro e uomini per resistere; essa si reggeva più che altro per il contrasto degli aspetti delle Grandi Potenze.
9. La monarchia dei Borboni. - Spentasi con Carlo II la dinastia asburgica ( 1700 ), si contesero la successione il re di Francia Luigi XIV, per i diritti provenienti dalla madre Anna d'Asburgo e dalla consorte Maria Teresa d'Asburgo, e l'imperatore Leopoldo d'Austria per i diritti della consorte Margherita Teresa di Asburgo. Da Vienna si inviò in S. il figlio dell'imperatore, Carlo III, appoggiato dagli anglo-olandesi, mentre Luigi XIV installava a Madrid il nipote Filippo V a favore del quale aveva fatto testamento Carlo II. La lunga guerra di successione portò alla Pace di Utrecht (1713) : Filippo V ebbe il trono di S. con i possessi coloniali, ma la S. perdette i domini d'Italia e dei Paesi Bassi, ed in più Gibilterra e Minorca. Ma appena firmata la Pace, i Borboni subito ripresero l'attività diplomatica per preparare la riconquista dei domini perduti. L'anima della nuova politica fu la seconda consorte di Filippo V. Elisabetta Farnese, preoccupata di conservare per i figli l'eredità farnesiana, e sorretta dal ministro card. Alberoni. Però il tentativo di ricostruire la potenza spagnola falli : Elisabetta Farnese riusci solo a far riconoscere al figlio Carlo l'eredità di Parma e Piacenza che poi passo all'altro figlio Filippo, mentre Carlo di Borbone con la Pace di Vienna otteneva Napoli e Sicilia (1738). Il governo di Madrid nelle guerre di successione di Polonia e d'Austria finl per seguire pedissequamente il governo di Versailles. Si delineò cosi una politica di famiglia che portò la S. a combattere contro l'Inghilterra sacrificando i propri interessi coloniali e danneggiando il programma di ricostruzione interna. Il primo atto di tale politica fu il Patto di famiglia di Fontainebleau (1743). Le promesse fatte a Filippo V di dargli la Lombardia, Napoli, Gibilterra, Minorca svanirono alla Pace di Aquisgrana. Durante la guerra dei Sette anni la S. stette in disparte; un nuovo Patto di famiglia fu rinnovato nel 1761 dal ministro di Carlo III, il Grimaldi: le quattro monarchie borboniche, Francia, S., Napoli, Parma, si unirono in difesa. Cosi la S. entrò nella guerra contro l'Inghilterra, ma alla Pace di Parigi (1763) perdette la Florida ed ebbe in cambio dalla Francia la Luisiana. Il Patto di famiglia continuò a dominare la politica spagnola come unica difesa contro l'imperialismo britannico.

Nella lotta per l'indipendenza degli Stati Uniti, la S. aderl all'alleanza con i ribelli (Convenzione di Aranjuez, 1779), ma le speranze di riavere Gibilterra e la Florida fallirono al Trattato di Versailles (1783). La perdita dei domini europei anziché di danno fu per la monarchia borbonica un vantaggio perché le permise di dedicarsi ai problemi interni del paese. Si sentl il bisogno di restaurare la ricchezza nazionale, si risvegliarono le industrie ed i commerci ancora completamente nelle mani dei francesi ed inglesi. Per svolgere tale azione i Borboni impressero al loro governo un indirizzo assolutista ed accentratore ancora più spiccato. Cosil furono aboliti i fueros di Aragona, di Catalogna, di Valencia, di Maiorca e scomparvero le autonomie amministrative e le leggi particolari di varie regioni. Sotto Carlo III fu importato in S. l'indirizzo politico del dispotismo illuminato. L'agricoltura sentl l'influsso dei nuovi metodi; si iniziarono lavori di bonifica; si ridussero i privilegi della Mesta; si autorizzarono le associazioni di proprietari agrari; si ripartirono tra i contadini le terre lavorative dei comuni.
10. La S. e la Risoluzione Francese. - Il Patto di famiglia durò sino al 1790 : quando l'Assemblea Costituente lo dichiarò nullo ed irrito. La Corte spagnola fece ogni sforzo per salvare Luigi XVI, e dopo l'esecuzione capitale del Re ruppe le relazioni diplomatiche; la Convenzione il 7 marzo 1793 dichiaro guerra alla S. Si combatté sui Pirenei; l'esercito spagnolo avanzò verso Perpignano, ma nel 1794 i francesi entrarono in Catalogna. La guerra era popolare in S. per la predicazione del clero, sebbene una grave crisi economica tormentasse le popolazioni. Gli elementi che simpatizzavano per le idee rivoluzionarie furono costretti a fuggire in Francia. Dopo le sconfitte dell'autunno 1794 si aprirono trattative di pace: il Trattato di Basilea del 22 luglio 1795 concesse alla Francia la parte spagnola dell'isola di S. Domingo. Segretamente la S. divenne alleata della Francia per una azione contro l'Inghilterra. La guerra fu rovinosa: perdettero gli Spagnoli Minorca e la Trinità. i Francesi li opprimevano con le loro prepotenze. Il Primo Console continuò in questo la politica del Direttorio; costrinse il governo di Madrid a mettere porti e flotta a sua disposizione. Dopo l'occupazione del Portogallo nel 1808, Napoleone giudicò necessario fare entrare direttamente la S. nel suo sistema; approfittando dei dissidi dinastici, impose l'abdicazione a Carlo IV, la rinuncia al trono al principe Ferdinando per dare alla S. come re il fratello Giuseppe. Questi entrò in Madrid il zo luglio 1808, ma subito ad Oviedo scoppiò la ribellione. Dovunque si formarono giunte insurrezionali; quella di Siviglia si proclamò suprema ed assunse il governo. La lotta assunse carattere di atrocita estrema; i Francesi incendiavano villaggi, distruggevano le popolazioni; gli Spagnoli uccidevano i Francesi isolati ed i prigionieri. Nel nov. 1808 intervenne Napoleone con i corpi della Grande armée, e ricondusse Giuseppe a Madrid, ma dopo la sua partenza nel genn. 1809 la S. fu di nuovo in piena insurrezione. La giunta di Siviglia si trasportò nel genn. 1810 a Cadice ed organizzò un Consiglio di reggenza; le Cortes vi si riunirono e crearono un governo. Tale attività era però scucita per le discordie tra i capi militari e civili, per il malcontento delle popolazioni contro la coscrizione. Non si riusci mai ad avere più di centomila uomini sotto le armi e la guerra contro i Francesi con il sistema della guerriglia durò sino al 1813 . Nel 1812 le Cortes. dominate da una maggioranza di deputati liberali che non rappresentavano il conservatorismo delle popolazioni, compilarono una costituzione che scimmiottava la Costituzione francese del 1791: abolizione dei privilegi; proclamazione della sovranita nazionale; separazione dei poteri; la monarchia limitata al potere esecutivo con il veto sospensivo. Il cattolicesimo era però considerato come religione di Stato.

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11. Le lotte del sec. XIX per l'organizzazione dello Stato. - L'invasione francese aveva rovinato il paese; le colonie d'America insorte contro Napoleone rimanevano in armi contro il governo. Nel 1820 al campo di Cadice scoppio il movimento degli ufficiali liberales; soffocato dapprima, riprese a La Coruña: una giunta insurresionale proclamò la Costituzione del 1812. Il re Ferdinando cedette e si organizzò il governo costituzionale. L'intervento della S. Alleanza e delle forze militari francesi ristabilì il governo assoluto: la repressione fu feroce; cosi di nuovo dopo la sollevazione liberale del 1824. Poi il governo di re Ferdinando inclinò alla mitezza ed alla amnistia; gli scontenti si raccolsero attorno al fratello del Re, don Carlos.

Quindi la crisi cambiò aspetto, Re Ferdinando riconobbe la successione alla figlia delle sue quarte nozze, Isabella, a danno del fratello (1833). Ora due partiti si contesero la S.: i cristiani, partigiani della regina reggente, Cristina, ed i carlisti: questi conservatori, quelli liberali. Nel 1834 la Reggente concesse uno Statuto, modellato sulla Carta francese di St-Ouen: monarchia costituzionale con ministero non responsabile e con Cortez divise in due estamientos che votavano leggi ed imposte. La vita parlamentare rimase in S. senza importanza: la massa dei cittadini non partecipava. I liberali però erano divisi in moderati e progressisti; questi vessavano chiese e monasteri per rappresaglia contro i carlisti insorti nel 1834 e padroni delle province settentrionali, dove don Carlos aveva creato un suo governo; la guerra fu per alcuni anni assai aspra.

Dopo il 1840 , partita dalla S. la regina Cristina, attorno alla giovane regina Isabella si contesero il governo i generali. Dittatore fu dal 1840 al 1843 il generale Espartero; rovesciato, venne sostituito fra il 1844 ed il 1851 dal generale Narvaez; poi governò Bravo Murillo; nel 1854 ricomparve Narvaez, poi Espartero. La regina Isabella, dichiarata maggiorenne nel 1843 , sposò il cugino Francesco d'Assisi; nel 1845 fu proclamata una nuova Costituzione; un'altra nel 1855.

Nel 1868 un partito democratico che reclamava il suffragio universale e la repubblica determinò una insurrezione militare dei generali Prim e Serrano. La regina Isabella fuggì. Il governo provvisorio decise di stabilire una nuova monarchia liberale. Fu chiamato a Madrid il principe sabaudo Amedeo duca d'Aosta (1870), ma combattuto da tutti i partiti questi abdicò nel 1873. Allora venne proclamata la Repubblica, ma i partiti erano discordi tra la concezione unitaria e quella federale cantonale. Attraverso vari colpi di Stato militari, i generali nel 1874 ristabilirono la monarchia e fu riconosciuto re il figlio di Isabella, Alfonso XII. Governò tuttavia in modo dittatorio Canovas del Castillo, mentre violenta continuava la guerra dei carlisti. Il papa Pio IX, che aveva riconosciuto come legittimo re Carlo VII, ora si indusse a riconoscere Alfonso XII. La Costituzione del 1876 stabilì una monarchia costituzionale liberale: re inviolabile, ministri responsabili, due camere, una vitalizia ed una censitaria. Fu organizzato un governo parlamentare e si formarono partiti costituzionali monarchici, conservatore, liberale; poi vi erano i carlisti ed i repubblicani. Il governo fu prima dei conservatori con il Canovas, poi dei liberali con Sagasta e Martinez Campos. Alfonso XII morl nel 1885; la vedova Maria Cristina venne riconosciuta reggente per il nascituro, che fu poi Alfonso XIII. La lunga reggenza, sino al 1912, vide la disgregazione dei vecchi partiti e la formazione di nuovi. La dolorosa guerra del 1896 con gli Stati Uniti e la perdita di Cuba e delle Filippine, ultimi resti dell'Impero coloniale, ebbero echi nel paese.

Alfonso XIII, dopo l'insurrezione repubblicana di Barcellona del 1912, chiamò i liberali al potere. Gravi problemi si presentarono alla S. : la necessità di stabilire la dominazione effettiva sulla zona marocchina concessa
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(Int. Garaia Garanbella)
Spagna - Il \& Panteón de los Reyes s. Basilica di S. Isidoro (sec. XI) - León.
alla S. dalle Potenze europee; l'atteggiamento da assumere tra i due blocchi di Potenze in cui si divideva l'Europa. Quando nel 1914 scoppiò il conflitto europeo, la S. rimase neutrale sebbene le simpatie fossero per la Germania. La neutralità fu redditizia perché il paese trasse grandi vantaggi con il rifornire i belligeranti, ma la S. uscì dal periodo della guerra anch'essa stanca: i partiti di governo erano corrosi e nuova vivacità mostravano invece i partiti estremi. La guerra contro i ribelli marocchini si conchiudeva nel 1921 con un disastro grave, la cui responsabilità venne attribuita al Re. Alforso XIII, dopo aver tentato di appoggiarsi agli elementi conservatori, acconsentì che il generale Primo de Rivera creasse nel 1923 una dittatura in correlazione con l'Italia fascista. Si ritornò al governo parlamentare nel 1930. Ma con le elezioni municipali nell'apr. 1931 si ebbe una netta prevalenza del Partito repubblicano e per evitare una insurrezione popolare. Alfonso XIII abbandonò la S. (14 apr. 1931). La proclamazione della Repubblica, invece di dare la pace, segnò l'inizio di una catena continua di scioperi, tumulti, incendi di chiese e di conventi: presto infatti sui repubblicani borghesi di vecchio tipo prevalsero i socialisti e gli anarchici. Nel 1933 si cercò di organizzare un governo forte moderato, ma le Asturie e la Catalogna erano in grave insurrezione. Nelle elezioni del 1936 vinsero i gruppi di sinistra del Frente popular, che tentò di imporre al paese una dittatura proletaria; non vi riusci, ma determinò solo una fase più vivace di anarchia.

La reazione si ebbe attraverso una sollevazione militare diretta dai generali Sanjurjo e Franco (luglio 1936). La S. ora si divise tra il governo a democralico a di Madrid ed il governo rivoluzionario militare organizzato da Franco a Burgos. Tra le due fazioni si scatenò una guerra civile senza quartiere. Il problema spagnolo assunse subito una grande importanza nella politica europea: l'Italia e la Germania parteggiarono per Franco e lo aiutarono con l'invio di volontari e di materiale. Per il governo a democratico a si schierarono la Russia sovietica e più velatamente la Francia. La guerra civile durò sin quando il 28 marzo 1939 il generale Franco occupò Madrid, ed il governo rosso si rifugiò in Francia. Incominciò cosi l'opera di restaurazione e di repressione degli elementi più spinti di sinistra. Il governo assunse il carattere di una dittatura militare appoggiata dagli elementi conservatori. Italia e Germania cercarono di trascinare la S. nella guerra europea, ma il Franco fu rigido e fortunato custode della neutralità.

BibL.: opere generali: B. Sánchez Alonso, Fuentes de la Hist. española e hispano-americ., Madrid 1926 e appendice, ivi 1946; id., Hist. de la historiografia española, 2 voll., Madrid 1941-44; R. Altamira y Crevea, Hist. de España y de la civilización española, ivi 1928; L. Perigon Gargia, Historia de España, 2 voll., ivi 1936-43; A. Ballesteros Beretta, Historia de España y su influencia en la hist. universal, 9 voll., Barcellona 1941-43; Sono da vedere i capitoli dedicati alla S. nella Cambridge Me-

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Spagna - Interno della chiesa dei Cavalieri di S. Giovanni (sec. xII). Duero (Soria).
dieval History, VI, Cambridge 1929, e quelli della Hist. génér. del Giorz (Hist. du M. A., VII, Parigi 1937-39). Inoltre J. Lopez Oliven, Repertorio diplomatico español, Madrid 1944. Preistoria: R. Menendez Pidal, España prehistórica, (v) 1947. Etá romana: T. Mommsen, Le prov. rom. du Cesare a Diocleziano, trad. it., Roma 1887: N. Feliciani, Studi sulla geogr. antica di S. (in Riv. di stor. antica, x. 1903): J. Serra Ralido, La vida en España en la época romana, Barcellona 1944. Etá visigotica: E. Pérez Pujol, Hist. de las instituc. sociales de la España goda, Valencia 1896: F. Dahn, Die Könige der Germanen, V-VI, Monaco-Lipsia 1861-1909; F. Guerra, Caida y ruina del Imperio visigodo, Madrid 1883; R. de Urefia, La legislación gótico-hispana: estudio crítico, (v) 1905; G. Goubert, Byzance et l'Espagne visigothique, in Rev. d'études byz., 2 (1944), pp. 5-78. Regni cristiani: T. Ximénez de Embúm, Ensayo hist. acerca de los orígenes de Aragón y Navarra, Barcellona 1878; S. Carreres Zacarés, Tratados entre Castilla y Aragon, Valencia 1908; E. Mayer, Hist. de las instituc. social. y polit. de España y Portugal (ed. ep.), Madrid 1925-26; R. Menendez Pidal, España del Cid, ivi 1929; Navarra: L. BarreuDihigo, Les orig. du Royaume de Navarre (Rev. hispan., 7 (1900)): id., Les premiers rois de Navarre (ibid., 15 [1906]). Castilla.
J. C. García y Lopez, Castilla y León durante los reinados de Pedro I, Enrique II, Juan I, Enrique III, Madrid 1892-93: J. Palanco Romeno, La monarquía castellana en tiempo de Enrique IV, Granada 1912; id., Estudios del reinado de Enrique IV, ivi 1914. Aragona: J. Calmette, Les origines de la première Maison Comtale de Barcellone, Roma 1890; J. Miret-y Sans, La politica oriental de Alfonso V de Aragón, Barcellona 1904; L. Sancho Bonal, Hist. del Compromisso de Caspe, ivi 1912; A. Giménez Soler, La edad media en la corona de Aragón, ivi 1930: A. J. Chaytor, A history of Aragon und Catalonia, Londra 1930: J. Calmette, La question des Pyrenées et la Marche d'Espagne au moyen âge, Parigi 1947. Etá del Re cxttolic: G. H. Mariéjol, L'Espagne sous Ferdinand et Isabelle, Parigi 1892; P. Boissonade, Hist. de la réunion de la Navarre à la Castille, ivi 1893; J. Sels, Política internac. de los Reyes Católicos, Madrid 1905; R. Marton, Cardinal Ximenez and the making of Spain, Londra 1924; F. Ceresoda, Semblanza espiritual de Isabel la Católica, Madrid 1946; J. Doussinague, La politica internacional de Ferdinando el Católico, ivi 1944; id., Ferdinando el Católico y el cisma de Pisa, ivi 1947. Etá degli Asburgo: per Carlo V e Filippo II v. bibl. alle voci. Per il sec. xvir: A. Morel-Fatio, L'Espagne aux XVII et XVIII e siècles, Parigi 1878; Duque de Maura, Vida y Reinado de Carlos II, 3 voll., Madrid 1942. Etá del Bosacor: J. S. Arteche y Moro, Guerra de la independencia, Madrid 18681898; A. Baudrillart, Philippe V et la Cour de Espagne, Parigi 1890; C. W. C. Oman, History of the Paninsular war, 7 voll., Oxford 1902-30; A. Bourget, Le duc de Choiseul et l'alliance espagnole, Parigi 1906; J. Becker Gonsales, España y Inglaterra; sus relaciones desde las paces de Utrecht, Madrid 1906; I. Rousseau, Le règne de Charles III d'Espagne, Parigi 1907; A. Grasset, La guerre d'Espagne, ivi 1914-32; L. Bertrand-C. Petrie, The History of Spain (1711-1931), Londra 1934; V. P. Atard, El tercer pacto de familia, Madrid 1945. Per il sec. xix: I. Guyot, L'évolution politique et sociale de l'Espagne, ivi 1899; A. van der Essen, Le Cardinal-Infant, Bruxelles 1944; A. De Figuera, La sociedad española durante la Restauración, Madrid 1945. Sulla reggenza di Maria Cristina: J. Ortega-Rubio, Historia de la Regencia de Maria Cristina, Madrid 1905-1906. Regno di Isabella II: P. de Lux, Isabelle II reine a'Espagne, Parigi 1934. Sul Regno di Alfonso
province del nord-ovest, dove si organizzò la resistenza e la prima reconquista intorno allo Stato cristiano delle Asturie. Nel 756 la frontiera musulmana andava da Coimbra a Toledo e di qui a Tudela e Pamplona nei Pirenei.
2. L'emirato umajjade (756-929). - L'umajjade 'Abd ar-Rahman, sfuggito alla strage dei suoi ad opera degli 'Abbásidi, giunse nel 755 in S. e nel 756 fu riconosciuto emiro in Cordova, iniziando la dinastia umajjade spagnola. Organizzò saldamente lo Stato, reprimendo una rivolta berbera; in quel tempo avvenne l'episodio di Roncavalle (777). Successe Hiāäm I (788-96), sotto cui si affermò il potere dei giureconsulti (Jugahd'). Questi insorsero contro
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(da Are Hispacias, V, Madrid 1858, fig. 277) Spagna - Pianta romanica della chiesa di S. Giacomo di Compostella.

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il figlio al-Hakam I (796-821), scontenti della sua vita libera, sollevando in Cordova i renegados, cioè i convertiti all'islàm, che malgrado la conversione erano trattati da inferiori: la rivolta fu sanguinosamente domata; e così pure un'insurrezione a Toledo. 'Abd ar-Raḥmān II (821-52) ebbe a fronteggiare a Merida ed a Toledo l'agitazione dei sudditi cristiani ( $=$ mozarabi $n$ ); essi andarono incontro al martirio sotto la guida di s. Eulogio (v.). Le loro rivolte continuarono anche sotto Muhammad I (832-86); per di più i renegados costituirono centri autonomi a Toledo, in Aragona, a Medina e a Bidastro ('Omar b. Hafsūn). La crisi, dopo l'emirato di al-Mundir (886-88), precipitò con 'Abdallāh (888-912); 'Omar b. Hafsūn estese il suo potere l'aristocrazia araba insorse in Siviglia. Fu 'Abd ar-Raḥmān III (912-61) a ristabilire la situazione. Egli assunse nel 929 il titolo di califfo.
3. Il califfato umajjade (929-1031). - 'Abd ar-Raḥmān pose fine alle guerre civili tra Arabi, Berberi e Spagnoli; contrattaccó al nord il regno cristiano delle Asturie, che nel frattempo ( 910 -24) aveva assunto il nome di León ed aveva guadagnato terreno, stabilizzando la frontiera sul Duero; estese la sua influenza al nord-Africa, respingendo la minaccia fátimida. Sotto il figlio al-Hakam II (916-76) fiorirono la pace e la cultura; con Hilām II (976-1008) ripresero le imprese militari, guidate dal famoso al-Mansūr (m. nel 1002), che a capo di un esercito di eslavos stranieri, di Berberi e di cristiani mercenari compi grandi incursioni in territorio cristiano, spingendosi fino a Barcellona, León, Santiago de Compostella. Alla morte di al-Mansūr segui una rapida crisi, tra lotte interne degli elementi militari. Il califfato si smembrò in piccoli regni locali (reinos de taifas) e finì in Cordova nel 1031.
4. I s reinos de taifas s. - I principali sono i seguenti : al sud, con prevalenza degli elementi berberi: Malaga (Hammüdidi) e Granada (Zirfdi). All'est, con prevalenza degli eslavos: Almaría. Denia e Valenza. Al nord-est : Saragozza. Al centro: Toledo (Dū 'n-Nūnidi). Ad ovest : Badajoz (Aftasidi), Siviglia ('Abbādidi). Del frazionamento approfittarono gli Stati cristiani: al nord-ovest il Regno di León, divenuto dal 1037 di León e Castiglia; al nord-est la Navarra. l'Aragona ed altri Stati minori, affermatisi dopo oscure origini in questo periodo. Ferdinando I di León e Castiglia rese tributari Saragozza, Toledo, Badajoz e Siviglia. La crescente potenza del figlio di lui Alfonso VI indusse gli Stati del sud a chiamare gli Almoravidi di Africa.
5. Gli Almoravidi e gli Almohadi. - Jūsuf b. Tāšufīn sbarcò ad Algeciras e batté Alfonso VI a Zallāqah (1086). Ritiratosi in Africa, tornò nel 1090 e conquistò quasi tutta la S. musulmana. Gli Almoravidi tennero in onore i fuqahä ed instaurarono un regime di intolleranza religiosa, che alienò loro ebrei e mozarabi. Al nord i cristiani premevano: Alfonso I d'Aragona batté gli Almoravidi a Cutanda nel 1120 e nel 1125 effettuò una grande scorreria nella S. musulmana; Alfonso VII di León e Castiglia si spinse fin presso Jerez e Almería. Lo Stato almoravide si frammentò in nuovi reinos de taifas, che provocarono nel 1145 l'intervento degli Almohadi, già affermatisi in Africa del nord. Gli Almohadi conquistarono progressivamente la S. musulmana; solo Maiorca resisté fino al 1202. Per alcuni decenni essi fronteggiarono i cristiani, travagliati a loro volta da discordie interne. Ma nel 1212 le forze cristiane si unirono e li batterono a Las Navas de Tolosa : mentre gli Almohadi si frammentavano in regni minori (tra cui Valenza e Murcia), Ferdinando III di León e Castiglia conquistava Cordova (1236) e Siviglia (1248), assoggettando Murcia (1241); Giacomo I di Aragona s'inpadroniva di Maiorca (1229) e Valenza (1238). Ca. il 1270 rimaneva ai musulmani solo il Regno di Granada.
6. Il Regno di Granada (1232-1492). - Questo Stato, che si estendeva sulla costa da Gibilterra fin oltre Almeria, si mantenne a lungo autonomo, seguendo una politica di equilibrio tra gli Stati cristiani e i Marinidi, che avevano soppiantato nel Marocco gli Almohadi nel 1269 ed occupato qualche punto della costa spagnola (Tarifa, Algeciras, Rondal. I cristiani, dopo aver inutilmente tentato di battere Granada in unione con i Marinidi (1309), riuscirono ad espellere questi ultimi tra il 1340 e il 1344 . Gibilterra fu presa nel 1462. Finalmente i re cattolici, dopo
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(da Ars Hispanias. V. Madrid 1858, fig. 118)
SPAGNA - Interno della cupola della Cattedrale (fine xit-inizio xili sec.) - Salamanca.
l'unione nelle monarchie, attaccarono i musulmani nel 1481 e nel 1492 ultimarono la conquista entrando a Granada. Ai musulmani rimasti sotto i re cristiani (moriscos) fu garantita in un primo tempo la libertà religiosa; ma ben presto vennero misure di persecuzione, l'ordine di conversione o d'esilio ( 1502 ) e finalmente l'espulsione. con decreto di Filippo III (1609).

BISL. : oltre alle storie generali dell'islām (v.) : R. Dozy, Histoire des musulmans d'Espagne jusqu'à la conquête de l' Andalousie par les Almoravides, 711-1110, nuova ed. di E. Lévi Provençal, 3 voll., Lvida 1932; A. González Palencia, Historia de la España musulmana, 3* ed., Barcellona 1932: E. Lévi Provençal, Histoire de l'Espagne musulmane, I. De la conquête à la chute du califat de Cordoue (710-1031 7. C.), Cairo 1944 (fondamentale); id., La civilisation arabe en Espagne, nuova ed., Parigi 1948; C. Sánchez Albornoz, La España musulmana, Buenos Aires 1946; J. de las Caligas, Los musulmanes, 2 voll., Madrid 1948; id., Les mudéjares, ivi 1948. Per le dinastie di origine africana: H. Terrasse, Histoire du Maroc, 2 voll., Casablanca 1949 1950, v. indice.

Sabatino Moscati
IV. STORIA ECCLESIASTICA. - 1. Le origini fino alle invasioni dei popoli germanici. - L'apostolo s. Paolo parla del suo proposito di predicare in S. (Rom. 15, 24. 28), e pochi anni più tardi ne fa testimonianza il papa s. Clemente (Cor. 1, 5, 6), ricordando il viaggio di s. Paolo «fino ai confini dell'Occidente», espressione allora adoperata per indicare la S.; il Fragmentum Muratorianum lo asserisce espressamente; ci manca però ogni particolare sull'opera sua. Non è invece provata storicamente la predicazione dell'apostolo s. Giacomo, e non se ne ha menzione anteriore al sec. viI. Perciò con s. Paolo, e non con s. Giacomo, vanno messi in relazione i sette «uomini apostolici», la cui realtà storica viene ogni giorno più accettata dalla critica: Torquato, Ciesifonte, Secondo, Indalecio, Cecilio, Esichio e Eufrasio, i quali avrebbero governato le prime sette sedi episcopali.
S. Ireneo nel sec. II (Adv. haer., 1, 10) e Tertulliano al principio del sec. III (Adv. Iud., 7) accennano genericamente alle fiorenti cristianità della S. Nel 230 s. Ci-

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Spagna - Chiostro gotico della Cattedrale (fine sec. xiv). - León.
priano cita concretamente ( $E p$., 67) le diocesi di LeónAstorga, Merida e Saragozza, e allude ad altre sedi episcopali; quella di Tarragona compare negli Atti di s. Fruttuoso. Al Concilio di Elvira (ca. 304) appaiono le sedi di 19 vescovi, dei 24 sacerdoti che vi assistettero, alcuni almeno erano delegati di vescovi che non avevano potuto assistere. E noto che le persecuzioni imperversarono in S. Durante quella di Decio (250), apostatarono Basilide e Marciale, vescovi di León-Astorga e Merida, che ottennero il «libellus pacis» e contro di loro reagi con energia la Chiesa spagnola; in quella di Valeriano (257-58) soffrirono il martirio il vescovo di Tarragona, Fruttuoso (v.), con i diaconi Augurio ed Eulogio. Della persecuzione di Diocleziano si conserva una lunga lista di martiri, attestati soprattutto dagli inni di Prudenzio e dagli atti contenuti nel Passionario ispanico; tali sono, p. es., Emeterio e Celedonio di Calahorra, Giusta e Rufina di Siviglia, gli «innumerevoli» di Saragozza, le due Eulalie di Merida e Barcellona, Vincenzo, Sabina e Cristeta di Avila, ecc. Degli 8i canoni del Concilio di Elvira alcuni rivelano ancora un ambiente di persecuzione.

La Chiesa spagnola si sviluppa liberamente ed ampiamente dopo la pace: 6 vescovi spagnoli assistono al Concilio di Arles, nelle Gallie, l'a. 314; il vescovo di Cordova, Osio (v.), presiede nel 325 quello ecumenico di Nicea e l'a. 343 prende parte, insieme con altri 5 spagnoli, e quello di Sardica. Lasciarono scritti Gregorio vescovo di Elvira (v.), uno dei sostenitori del movimento luciferiano, e Potamio vescovo di Lisbona (v.) compromesso nella controversia ariana; Giovenco e Prudenzio, i poeti più rappresentativi del cristianesimo del sec. IV, il chierico Bachiario del nord-est della penisola e s. Paciano di Barcellona, scrittore antinovaziano. Il movimento ascetico-eretico, con a capo Priscilliano (v.), provocò una dura crisi nella Chiesa spagnola nella seconda metà del secolo; si diffuse più ampiamente nella regione del
nord-est e provocò l'energica repressione della gerarchia. Il movimento e la repressione continuarono nella prima metà del sec. v fino all'estinzione (primo Concilio di Braga [561]); contemporaneamente fioriva l'ascetismo ortodosso.
2. L'invasione dei popoli germanici, alani, vandali, svevi e visigoti. - L'a. 409 oveo in S. un clima di terrore descritto dal cronista Idacio, vescovo di Aquaaftavias (Chaves), che paralizzò in parte la vita della Chiesa : parte del clero, come Orosio di Braga, fuggì in Africa. e lo stesso fecero alcuni vescovi, ma la maggioranza sopportò tutti i pericoli per la difesa e l'assistenza dei propri fedeli (s. Agostino, Ep., 168); ne diede esempio il già citato Idacio. All'inizio del sec. vi il Regno visigoto abbraccia la Narbonense e la S., eccettuato il nord-est della penisola, occupato dagli Svevi. Questi, alla loro entrata in S. erano pagani; nel 448 si convertirono al cattolicesimo, con il re Rekhiario, forse per la predicazione di s. Toribio di Astorga; ma il successore Remismundo trascinò il suo popolo all'arianesimo ( 465 ) predicato dal monaco Aiace, venuto dalla corte dei Visigoti. Ritornarono però al cattolicesimo al tempo di Carriarico o Teodomiro ( $558-70$ ), grazie a s. Martino di Braga, che ebbe una grande influenza nella corte e celebrò due importantissimi concili. Nel 583 furono sottomessi da Leovigildo e molti abbracciarono nuovamente l'arianesimo ufficiale dei Visigoti per abbandonarlo poi definitivamente nel III Concilio di Toledo (589). I Visigoti invece erano ariani per la predicazione di Ulfila; sino dal loro soggiorno nella valle del Danubio erano costituiti in Chiesa nazionale, organizzata probabilmente secondo le divisioni militari del popolo visigoto (Schubert). Generalmente furono tolleranti con i cattolici: Eurico ed Alarico II esiliarono alcuni vescovi, piuttosto per motivi politici; Leovigildo ( $568 / 572-586$ ) fu l'unico che perseguitò duramente il cattolicesimo: castigò con l'esilio e la confisca dei beni alcuni vescovi e chierici e facilitò il passaggio dal cattolicesimo all'arianesimo, sopprimendo l'obbligo di farsi ribattezzare ( 580 ) : vi furono diversi apostati, fra cui, Vincenzo vescovo di Saragozza. Uno dei migliori difensori della fede fu Masona di Merida, che più tardi presiedette il III Concilio di Toledo. Nel 585, per influsso della sposa Ingunda e di s. Leandro di Siviglia, si converti al cattolicesimo Ermenegildo (v.); la sua ribellione contro il padre sembra aver avuto in prevalenza carattere politico e non fu approvata dalla Chiesa; vinto, fu decapitato nel 585 dopo essersi rifiutato di ricevere la comunione da un vescovo ariano; per questo è venerato come martire (s. Gregorio Magno, Dial., III, 51). Recaredo, successore di Leovigildo, si converti al cattolicesimo e con lui, almeno moralmente, tutto il popolo visigoto, come si proclamò ufficialmente nel Concilio III di Toledo (589). A s. Leandro di Siviglia va il merito di questa conversione.

L'organizzazione della Chiesa era già ben definita dal principio del sec. v; aveva cinque province ecclesiastiche e in un dato periodo sei, mentre, nel Regno svevo, si formarono le due distinte province di Braga e di Lugo; in tutta l'età visigota si contano 77 vescovi, i