volume-11

Back to Volumes
 di Toledo (589). A s. Leandro di Siviglia va il merito di questa conversione.

L'organizzazione della Chiesa era già ben definita dal principio del sec. v; aveva cinque province ecclesiastiche e in un dato periodo sei, mentre, nel Regno svevo, si formarono le due distinte province di Braga e di Lugo; in tutta l'età visigota si contano 77 vescovi, inclusi i dodici della Narbonense. Si celebrarono concili nazionali, provinciali e diocesani, di carattere anzi tutto disciplinare : nel II Concilio di Toledo (527), si trova la prima prescrizione sull'educazione del clero nelle scuole vescovili, che più tardi saranno consacrate nel Concilio IV di Toledo (633). Una parte della provincia di Cartagine, occupata dai Bizantini, non poté seguire l'andamento generale. Si mantenne costante relazione con Roma, l'Oriente e le Gallie, e nei primi tempi con Cartagine. Il cristianesimo si trovava già profondamente radicato, benché si conservassero ancora numerose tracce di paganesimo. Con la conversione dei Visigoti al cattolicesimo, comincia uno dei secoli più gloriosi per la Chiesa in S. I Concili nazionali acquistarono una importanza straordinaria, anche dal punto di vista politico. Alla realizzazione dell'unità perfetta tra Chiesa e Stato collaborarono i re, che nell'arianesimo erano stati arbitri supremi della religione, e grandi figure ecclesiastiche, come s. Leandro e s. Isidoro di Siviglia, s. Braulio, s. Ildefonso, s. Giuliano di Toledo influenzati dall'ideale di Bisanzio.

## Page 629

Si ebbe allora quella serie di concili generali che regolarono la disciplina ecclesiastica con l'intervento anche del re che li convocava, e proponeva nel "tomus " gli argomenti civili e religiosi da trattare, assieme con alcuni magnati. I vescovi quali delegati dei re vigilavano i giudici civili nell'amministrazione della giustizia; sebbene il re stesso intervenisse nella loro elezione che un Concilio definisce "sacra regalia" (599). Il metropolitano di Toledo acquistò autorità di primate, con il diritto di presentare al re e consacrare i vescovi di tutto il Regno, nel Concilio XII di Toledo (681). Il clero ebbe privilegi ed immunità. Acquistò una importanza grande anche il monachesimo; s. Isidoro scrisse una regola per il governo dei monasteri e due ne scrisse s. Fruttuoso, che inoltre fondò cenobi in tutto l'Occidente della penisola. Nel sec. vir appaiono i doppi monasteri che dovevano moltiplicarsi nei secoli seguenti. Nel medesimo periodo si organizzò la liturgia, che ricevette più tardi il nome di visigotica o mozarabica (v.), o meglio ancora quello di ispana; nel Regno degli Svevi, per lo meno fino all'annessione al Regno visigotico, si seguiva in parte la liturgia romana, comunicata nel sec. vi dal papa Vigilio al vescovo Profuturo di Braga. Non vi fu nessuna eresia importante; ma l'errore più grave della Chiesa ispano-visigotica fu quello di avere esercitato forte pressione per indurre gli Ebrei ad abbracciare la fede. La legislazione dei Concili spagnoli, raccolta nella collezione canonica Hispana, influí molto nel medioevo, e soprattutto nei concili e capitolari carolingi.
3. La invasione degli Arabi nel 711. - Provoco nuove condizioni di vita alla Chiesa. Nella parte dominata da loro, in generale vi fu tolleranza : si conservò la organizzazione in tre province con 29 vescovi, non senza però interferenze arabe nella elezione dei prelati e nel governo delle diocesi. 'Abd ar-Raḥmān II e Muhammad I perseguitarono i cristiani nel sec. Ix, provocati dallo zelo eccessivo di alcuni di questi, che fu causa di divisioni: s. Eulogio di Cordova, i cui scritti sono la fonte più importante per questa età, fu il martire più illustre. Un altro personaggio importante fu Alvaro Paulo, del quale si conserva parte della corrispondenza. Nella Chiesa mozarabica sorse, nel sec. viII, l'eresia adozianista, difesa prima da Elipando di Toledo e poi da Felice di Urgel, e combattuta da Beato di Liebana ed Eleuterio di Osma, e definitivamente annientata dai teologi franchi, diretti da Alcuino. Nella
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(Int. Alivari)
Spagna - Sala di Giustizia e Cortile dei Leoni dell'Alhambra (1333-24). Granata.
stessa epoca sorse l'errore di Nigezio, che identificava le tre persone della S.ma Trinità, con David, Gesù e s. Paolo; fu combattuto da Elipando di Toledo e da Saulo di Cordova e condannato da due Concili di Siviglia nel 782 e 783 . La Chiesa mozarabica continuò nella stessa tolleranza, senza che le mancasse una certa facilità di comunicazione con la S. cristiana e con le altre Chiese e conservando interamente la struttura e le istituzioni visigotiche, fino alla fine della "Riconquista", nel sec. xv. Maggiormente soffrì l'organizzazione e la vita interna della Chiesa nella parte settentrionale della penisola. Molti vescovi e monaci fuggendo dall'invasione passarono in Francia, portandovi quello spirito e cultura visigotica, che tanto influsso vi ebbero nell'ambito culturale; alcuni di essi divennero figure di prim'ordine nella Chiesa carolingia, come s. Pirminio e S. Benedetto di Aniane, Claudio, vescovo di Torino, Prudenzio Galindo, vescovo di Troyes, Teodulfo, vescovo di Orléans, e Agobardo vescovo di Lione. Molti altri vescovi, chierici e fedeli, si rifugiarono nelle montagne del nord e collaborarono efficacemente nel lavoro della "riconquista" e nella ripopolazione dei territori devastati dalle scorrerie arabe e dalle battaglie con gli eserciti cristiani. La «riconquista" ebbe fin dal principio un ben definito carattere nazionale e religioso, che tendeva alla restaurazione politica dello scomparso Regno visigotico. Il nucleo fondamentale fu la regione asturiana, con la capitale prima a Oviedo e poi (914) a León, dove Ordofio I eresse un vescovato. A dare un maggior impulso al carattere religioso della lotta contribuì moltissimo la devozione e il culto dell'apostolo s. Giacomo di Compostella, a partire dal sec. Ix, quando la notizia della scoperta del suo sepolcro commosse gli spiriti e fece sì che subito esso divenisse meta di pellegrinaggio, non solo per gli spagnoli, ma anche per le altre nazioni europee; s. Giacomo divenne, infatti, il patrono della S. e l'ispiratore della liberazione dai Mori, e "Santiago y cierra Espana" fu il grido di guerra nella crociata contro i musulmani. Lo spirito religioso invase come mai il popolo cristiano; mentre contro il rilassamento del clero e la simonia reagivano i Concili che si riunivano abbastanza frequentemente, secondo la tradizione visigotica, ed il rilevante numero di santi vescovi e monaci: come martiri si considerano i sacrificati da Almanzor (al-Manṣūr) in Cardeña e in S. Cugat del Valles. Superato il naturale isolamento in cui le condizioni della riconquista li collocava, cominciano ad intensificarsi i contatti con il papato nel sec. Ix e più ancora nel sec. xI; a partire da Alessandro II i papi incominciano a considerare la lotta spa-

## Page 630

![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(fot. Garcia Garrabelle)
Spagna - Facciata della Certosa di Miraflores ( $2^{\circ}$ metà del sec. XV) - Burgos.
gnola contro i Mori di interesse generale per la cristianità e pensano di organizzare crociate; Gregorio VII estende alla S. la sua politica centralizzatrice ed aspira a mettere i Regni di Catalogna, di Aragona e di Navarra sotto la sovrana dipendenza della S. Sede. Però la sua attività è diretta soprattutto alla riforma della Chiesa ed alla unificazione liturgica con Roma, soprattutto per mezzo dei legati pontifici e dei monaci cluniacensi, che entrano prima in Catalogna e poi in Aragona e in Navarra, in Castiglia ed in Léon, dove il monastero di Sahagún diventa il centro della riforma ecclesiastica, decisamente appoggiata dai re.

Non si conseguì tutto questo senza grande resistenza da parte della Chiesa spagnola: gli ultimi ad accettar la riforma furono gli abitanti della Castiglia e di León, che alla fine l'accettarono nel Concilio di Burgos del ro8o.

Nel 1085, con la riconquista per opera di Alfonso VI, la sede di Toledo riacquista l'autorità primaziale; il suo primo arcivescovo fu D. Bernardo, abate cluniacense di Sahagún, che diede un impulso straordinario alla riforma; cluniacensi sono anche i vescovi di Braga, Osma, Siguenza, Zamora, Salamanca, ecc. Nel rioo il vescovo di Compostella, Diego Gelmirez, mira ad innalzare il prestigio della sua sede ed ottiene che divenga metropolitana, attentando anche ai diritti di Toledo, sebbene questi fossero ripetutamente confermati dal Papa; contesa, questa, durata per secoli e in cui intervengono anche Braga, Siviglia e Tarragona. L'intervento dei papi, decisivo sino dal sec. xI, non cessa più per rafforzare il potere politico di Castiglia nella suprema direzione effettiva della "riconquista ", alla quale cooperano insieme con gli ordini militari stranieri, soprattutto quelli spagnoli di Santiago, Calatrava e Alcantara (sec. xit; v. ordini cavallereschi). Sotto il Regno di S. Fernando, in Castiglia (1217-52), e di Giacomo I in Aragona e Barcellona (1213-76) praticamente si conclude la restaurazione ecclesiastica spagnola con cinque province (Toledo, Compostella, Braga, Siviglia e Tarragona) e cinquanta diocesi, cinque delle quali esenti. Nello scisma di Occidente i Regni spagnoli presero partito per i papi di Avignone in seguito alla legazione di Pietro di Luna, che diventò Benedetto XIII, ma si allontanarono da lui durante il Concilio di Costanza quando apparve evidente la sua ostinazione.

La vita religiosa tuttavia aveva guadagnato in estensione ed osservanza; nel 1183 arrivano in Castiglia i monaci cistercensi ed i loro monasteri furono presto numerosi, ed alcuni di essi raggiunsero grande importanza e splendore con il favore dei re, come Veruela e "Las Huelgas " presso Burgos; nel 1218 s. Pietro Nolasco fondò l'Ordine della Mercede per il riscatto degli schiavi; contemporaneamente furono introdotti i Francescani, e i Domenicani fondati da s. Domenico di Guzman; questi religiosi furono nominati inquisitori contro le eresie da Gregorio IX, il quale nel 1232 introdusse l'Inquisizione nell'Aragona, dietro consiglio di s. Raimondo di Peñafort, per reprimere
il movimento albigese. Questo si fece sentire maggiormente a Léon, ma per poco (12161232). La legislazione contro gli eretici era la stessa in Castiglia ed in Aragona ma solo in quest'ultimo Regno era un tribunale proprio della Chiesa, il quale si estese poi sotto i re cattolici a tutta la S. La cultura acquistò uno splendore nuovo ed a Toledo si organizzò, sotto la direzione dell'arcivescovo D. Raimondo (1126-52), la famosa "Scuola dei traduttori ", la quale mise alla portata degli studiosi cristiani i tesori della fiorentissima cultura araba, con la collaborazione di Giovanni di Siviglia, Domenico Gundisalvo, Hermann di Carinzia e Gerardo da Cremona; Alfonso VIII istituì nel 1212 il primo Studio generale a Palencia, e vi fece venire maestri dalla Francia e dall'Italia; Alfonso IX nel 1220 fondò sulla scuola cattedrale e su varie monastiche lo Studio di Salamanca, che nel 1254 fu dichiarato da papa Alessandro IV uno dei quattro Studi generali del mondo. Alfonso X il Saggio, fondò poi quelli di Siviglia (1254) e Alcalá (1293). Fra i nomi più gloriosi di questa epoca, figurano quelli di Rodrigo Jimenez Di Rada, arcivescovo di Toledo (1247), fr. Pietro Nicolas e Alfonso di S. Maria, l'arcivescovo di Toledo Gil Alvarez de Albornoz, pacificatore degli Stati Pontifici, che fondò a Bologna il Collegio di S. Clemente per studenti spagnoli, ecc. Nel Regno di Aragona fu Giacomo I colui che diede maggior impulso alla cultura; basti ricordare Arnaldo di Villanova, enciclopedico e in parte eretico, Raimondo Lull, poeta, teologo e missionario. Raimondo Martin, domenicano, filosofo ed apologista, ed il canonista s. Raimondo di Peñafort. Giacomo II fondò l'Università di Lerida (1300), Pietro IV quelle di Huesca e di Perpignano (1334); più tardi sorsero quelle di Gerona (1446) e Saragozza (1474). Nel 1468 compare la tipografia a Barcellona, nel 1474 a Valenza. La cultura spagnola di questa età è caratterizzata dalla traduzione e diffusione degli autori ispano-arabi, come Algazel, Avicenna, Averroè e Maimonide, e, attraverso questi, degli antichi classici greci, soprattutto di Aristotele e della sua scuola.
4. "L'età d'oro". - Sotto il regno dei re cattolici (1474-1516), finita la riconquista ed ottenuta l'unità politica e religiosa, incomincia nella Chiesa una riforma vigorosa e definitiva, si inizia l'evangelizzazione del Nuovo Mondo e fiorisce nella cultura il movimento uma-nistico-rinascimentale. Si prepara insomma il meraviglioso dischiudera del secolo d'oro della S. La riforma religiosa cominciò dal clero secolare e concretamente dalla gerarchia : a questo scopo i re cattolici si opposero decisamente alla nomina dei vescovi da parte del papa senza la loro presentazione, e alla loro ferma politica in questa materia si deve se da allora le sedi spagnole furono in genere rette da prelati di alto valore morale e si rimediarono in gran parte gli abusi. I re ebbero diritto di patronato dal 1483 per il Regno di Granata e dal 1523 per tutta la S.

Il Concilio nazionale di Siviglia del 1478, convocato dai re, ed altri Concili posteriori dettarono norme per la moralità del clero; e la regina Isabella in modo speciale promosse gli interessi della Chiesa, consigliata da persone di valore come il card. D. Pietro Gonzalez di Mendoza e dal confessore, Hernando di Talavara, poi arcivescovo di Granada. Più efficacemente l'aiutò nella riforma Ximenes di Cisneros (v.), francescano, confessore a cominciare dal 1595, che riformò prima i conventi del suo Ordine e più tardi quelli domenicani, agostiniani e carmelitani, con poteri ottenuti dai papi Alessandro VI e Giulio II. Per provvedere all'integrità della fede i re decretarono nel 1492 l'espulsione dalla S. dei giudei, mossi dal timore dell'influenza delle loro dottrine; l'espulsione dei «moriscos * si ebbe più tardi : al tempo di Filippo II (1568-70) e di Filippo III (1609-11). Per identico motivo teologico i re cattolici estesero a tutta la S. il tribunale dell'Inquisizione (v.) contro gli eretici e i giudaizzanti, che Sisto IV innovò

## Page 631

# SPAGNA 

![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(prop. Enc. Catt.)

## Page 632

.

## Page 633

nel 1478 d'accordo con le leggi dell'antica Inquisizione romana; comincio a funzionare nel 148: a Siviglia. Nel 1487 la si introdusse in Catalogna, nonostante l'opposizione degli abitanti; nel 1490, a Mallorca.

Nel 1492 Colombo scoprì l'America, compreso ed assunto in una impresa nazionale dai re cattolici, che nel Nuovo Mondo, oltre alla conquista di nuove terre, cercarono anche di diffondere la fede di Cristo. I papi concessero ai re il diritto di patronato universale per le Indie, quasi potestà delegata, con il grave obbligo di inviare missionari e vescovi e di provvedere in tutti i sensi per le Chiese d'America. Questo diritto durò fino alla metà del sec. xix.

Anche la vita culturale ricevette dai re un impulso vigorosissimo, che durò nei regni successivi, dando alla S. nelle scienze teologiche ed umane quella cgemonia che già possedeva nell'ordine politico; il migliore aiuto dei re fu, anche qui, il Cisneros (m. nel 1617), che fondò l'Università di Alcalá, il centro più potente dell'umanesimo spagnolo, riproducendo nei suoi statuti quelli dell'Università di Parigi, e facendo venire da questa città i migliori maestri di arte e teologia, tutti spagnoli; l'opera più importante fu allora la Poliglotta Complutense (15021514); importantissima fu anche la stampa di un gran numero di opere dei migliori autori spirituali, stampa che influenzò la splendida fioritura ascetico-mistica del secolo d'oro. Ma il rinnovamento della teologia si dovette alla scuola di Salamanca con alla testa, dal 1526, Francesco de Vitoria (v.); rese sistematica la sua dottrina Melchiorre Cano ( $1546-52$ ) e continuò la sua opera Domenico di Soto ( $1494-1560$ ); della profondità della teologia spagnola si ebbe testimonianza al Concilio di Trento e si manifestò per mezzo del magistero di teologi spagnoli nelle Università europee. Dal 1523 si erigevano le prime università in America (Méjico, S. Domingo, Lima).

Nel frattempo in S. continuava la riforma degli Ordini religiosi (s. Pietro di Alcantara, s. Teresa, s. Giovanni della Croce), se ne fondavano dei nuovi per opera di s. Ignazio di Loyola, di s. Giovanni di Dio, di s. Giuseppe di Calasanzio. I due unici centri di protestantesimo che avessero una qualche importanza, a Valladolid e Siviglia (1459-60) furono presto debellati, come più tardi le deviazioni ascetico-mistiche degli «alumbrados" (v.); fiorivano intanto le scuole ascetico-mistiche dei Francescani, con Bernardino di Laredo (m. nel 1565) e Francesco di Osuna (m. nel 1540), dei Domenicani, con Fr. Luigi di Granada (m. nel 1582), dei Carmelitani con le gigantesche figure di s. Teresa (m. nel 1582) e s. Giovanni della Croce (m. nel 1591) e dei Gesuiti con s. Ignazio di Loyola (m. nel 1556). Alonso Rodriguez (m. nel 1616), Luigi della Palma (1614), Alvarez de la Paz (m. nel 1620) e Luigi de la Puente (m. nel 1624); altri autori importanti furono pure il benedettino Garcia di Cisneros, per il suo influsso su s. Ignazio, il b. Giovanni d'Avila, s. Tommaso di Villanova e fr. Luigi di León.
5. La decadenza. - Con Filippo III (1598-1621) insieme con quella politica incomincia la decadenza religiosa. Mancava a quei re quella purezza dell'ideale religioso che aveva animato i loro predecessori sino a Filippo III, e i larghissimi privilegi di cui quei predecessori si erano serviti per il bene della Chiesa, furono invece strumento per ostacolarne l'attività e la libertà. Con la dinastia dei Borboni si aprono in S. le porte alle idee dell'enciclopedismo e dell'illuminismo; la peggiore letteratura francese inquina anche una parte del clero; la maggior parte dei primi ministri e dei favoriti che governano la S., come Macanaz, Roda, Aranda e Urquijo, che portarono fino alle sue ultime conseguenze la ideologia cegalistica, erano enciclopedisti. Il vescovo di Cartagena, card. Belluga, ottenne che si firmasse nel 1737 un Concordato che morì prima di essere applicato; solo dopo molte difficoltà si ottenne da Benedetto XIV il Concordato nel 1735, che riconosceva in tutta la sua estensione il patronato reale, con insignificanti concessioni da parte dello Stato. Carlo III, per suggestione del ministro Aranda, Gran Maestro della Massoneria, espulse i Gesuiti nel 1767 e fu l'ambasciatore spagnolo a Roma che maggiormente influì su Clemente XIV per
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(fot. Gudiel)
SPAGNA - La chiesa dell'Incarnazione, opera di Juan Gómez de Mora (1611-16) - Madrid,
strappargli il breve di estinzione generale della Compagnia di Gesù nel luglio 1773. Il clero continuava ad essere molto numeroso e rispettato dal popolo, ma l'apostolato era poco attivo, salvo alcune eccezioni, come quella del grande predicatore missionario popolare, b. Diego da Cadice, cappuccino; erano in completa decadenza le scienze ecclesiastiche, eccetto nel campo della storia ecclesiastica, in cui compirono un lavoro immenso il p. Burriel (m. nel 1762) e il p. Florez (m. nel 1775) che pubblicò la España Sagrada, continuata più tardi da altri. Una gran parte del clero, alto e basso, parteggiava per le nuove idee gianseniste e regaliste.

Ciò nonostante il cattolicesimo continuava a vivere nel popolo, che nella guerra d'indipendenza contro Napoleone ( $1808-13$ ) difese con la patria le sue idee religiose; però nel frattempo trionfavano nelle corti di Cadice, grazie alla Costituzione del 1812 , le idee della Rivoluzione Francese, furono soppressi più della metà dei 2128 monasteri, con 77.000 religiosi e fu proclamata la libertà di stampa e l'abolizione dell'Inquisizione. Queste misure, completamente impopolari, furono abrogate da Fernando VII nel 1814, che instaurò un esagerato assolutismo; una rivoluzione militare gli fece giurare la Costituzione di Cadice nel 1820 con tutte le sue conseguenze: fu espulsa la Compagnia di Gesù, restaurata da Pio VII ed ammessa in S. poco prima, e si ruppero le relazioni con la S. Sede. Nel 1823 si restaurò il regime assolutista con l'intervento della Francia (i 100.000 figli di s. Luigi). Contribul a riscaldare gli animi la guerra dinastica fra carlisti e liberali : questi rinnovarono nel 1835 le misure contro i monasteri, aggravarono quelle concernenti le libertà ecclesiastiche e dettarono le leggi di disammortizzazione, in virtù delle quali si confiscava una gran parte dei beni della Chiesa; sono altre prove della sanguinaria persecuzione che soffriva la Chiesa: i conventi bruciati, i religiosi assassinati a Madrid nel 1834 e nell'anno seguente a Saragozza, Murcia, Barcellona ecc. e l'esilio di vari vescovi. Nel 1831 si ottenne di poter firmare un Concordato per il quale si dichiarava la religione cattolica unica in S., si faceva una nuova divisione e circoscrizione delle diocesi, la Chiesa rinunziava ai beni disammortiz-

## Page 634

![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(let. Mar)
Spagna - Facciata e porta principale della Parrocchia di S. Michele (1672) - Jerez de la Frontera (Cadice).
zati, mentre lo Stato si obbligava a dotare il culto, il clero, ecc.; conservando per il re un illimitato diritto di patronato. Negli aa. 1854-56 (biennio liberale) si fa più crudele la persecuzione: le rivolte del 1868 e degli anni seguenti rendono praticamente inutile il Concordato; nel regno di Alfonso XII (1874-85) si proclama la libertà di coscienza ed i protestanti svolgono attiva propaganda. Negli anni successivi, fino all'avvento della Repubblica del 1931, con l'alternarsi al Governo dei partiti liberali e conservatori e con le conseguenti ripercussioni nella vita della Chiesa, la situazione si fa più difficile per la divisione tra le forze cattoliche e lo stesso clero nell'Ordine politico-religioso (tradizionalisti ed integristi), divisione che non riescono a curare neppure i più grandi pensatori come Jaime Balmes (m. nel 1848) e Donoso Cortés (m. nel 1853) né le buone intenzioni di alcuni governanti. Non mancano abili apologisti come Menéndez Pelayo (m. nel 1912) e Vázquez de Mella (m. nel 1928), né grandi apostoli popolari, fra i quali s. Antonio Maria Claret (m. nel 1880) ed il gesuita Padre Tarín (m. nel 1910) prototipo di missionario popolare; si fondano istituti come la Università ecclesiastica di Comillas (1890) ed il Collegio Spagnolo di Roma (1892), che contribuiscono al risorgere dei Seminari. Nei primi decenni del sec. xx si alternano le grandi manifestazioni popolari di fede cattolica e gli atti di persecuzione dei governi liberali e massonici. La dittatura militare di Primo de Rivera (1923-30) portò con sé anni di prosperità politica ed economica e di pace religiosa; nel 1931 si stabilì la Repubblica, il cui carattere settario si manifestò dopo poche settimane con i conventi bruciati (maggio 1931) a Madrid, Malaga ed altre città; poco dopo si votò una Costituzione laica persecutrice, si sciolse la Compagnia di Gesù, si espulse il cardinale di Toledo, si dichiararono beni nazionali tutti i beni ecclesiastici. Nel 1933 vi fu una breve reazione cattolica comandata dal deputato José Maria Gil Robles, ma nel febbr. 1936 ritornarono al potere le forze rivoluzionarie che misero come norma di vita il disordine e l'assassinio.
5. La restaurazione religiosa. - La reazione definitiva, anticipata dell'assassinio di Calvo Sotelo, capo dei monarchici, fu il "Movimento Nazionale ", comandato dal generalissimo Francisco Franco : la guerra che durò dal 1936 al 1939 ebbe il carattere non solo di insurrezione militare e di guerra intestina, ma di reazione religiosa in difesa della religione cattolica e della civiltà cristiana, come la sentì la maggior parte degli spagnoli e come l'Episcopato dichiarò solennemente nella lettera collettiva del 1937. Morirono, "martiri nel senso vero di questa parola ", come disse Pio XI, assassinati dai rossi, in vescovi, ca. 4200 sacerdoti del clero secolare e 2500 religiosi con 45 religiose e moltissimi altri secolari condotti a morte per il solo fatto di essere cattolici. Il nuovo Stato soppresse le leggi di persecuzione del regime anteriore e le sostituì con una legislazione nettamente cattolica; preparando un nuovo Concordato con la S. Sede si sono firmati vari accordi particolari relativi alla presentazione dei vescovi, sovvenzioni del governo ai Seminari e alle Università Pontificie, restaurazione del Tribunale della Rota Spagnola, clero castrense ed esenzione militare del clero.

BibL.: E. Flóres, España Sagrada, Madrid 1747 sgg. (Indice, Gorra, Palencia, Madrid 1918); J. S. Aguirre, Coll. massivos concil. omnium Hisp. et Novi Orbis, 2* ed., Roma 1753-55; J. Villanueva, Viaje literario a las igl. de Esp., Madrid 1803 sgg.; Coll. Can. Hispana: PL 84; V. de la Fuente, Hist. eclesiást. de Esp., $2^{2}$ ed., Barcellona 1853-74; P. B. Gamo, Kirchengesch. v. Sp., 3 voll., Ratisbona 1882-79; V. de la Fuente, Hist. de las Universid., en Esp., Madrid 1884-89; J. Becker, Relación diplomáticas entre Esp. y la S. Sede durante el s. XIX, ivi 1908; H. Finke, Acta Aragonensis, 3 voll., Barcellona 1908-22; A. de la Torre, La Uniserv. de Alcalá, in Rev. de Archirno, 50 (1909), p. 412 sgg.; 21 (1910), pp. 48 sgg., 2xi sgg., 405 sgg.; A. Canovas del Castillo, Hist. de la decadencia esp. desde Pelayo III hasta Carlos II, Madrid 1911; J. Gafó, Las Cortes y la Constitución de Cadiz, in La ciencia Tomista, 5 (1912), pp. 63-70, 228-47; 7 (1913), pp. 428-40; 8 (1914), pp. 372-91; J. Vives, Bibliogr. hispánica de ciencias eclesiást., Barcellona 1920 sgg.; A. Pérez Goyena, Las escuelas teolog. esp., in Razón y Fe, 65 (1923), pp. 57-72, 215-35; P. de Leturia, Die bl. Stuhl u. das span. Patronat in Amerika, in Hist. Zohrb., 46 (1926), pp. 1-71; A. Pérez Goyena, Boletin de Historias eclesiásticas de Esp., in Est. Est., 3 (1926), pp. 423-35; 6 (1927), pp. 171-85;P. Kehr, Papsturhunzen in Sp., 2 voll., Berlino 1926-28; F. Baer, Die Juden im christl. Spanien, Vienna 1929; Z. Garcia Villada, Hist. est. de Esp. (fino al 1083), Madrid 1926-36; A. K. Ziegler, Church and State in Visigothic Spain, Washington 1930; J. Pérez de Urbel, Las monjes esp. en la Edad Media, Madrid 1933-34; R. Garcia y Garcia de Castro, Las apologistas espaliales (1830-1920), ivi 1935; J. Vincke, Staat u. Kirche in Sp. während des späten Mittelalr., in Röm. Ouartalschr., 43 (1935), pp. 35-53; P. Jobit, Les éducateurs de l'Esp. moderne, Parigi 1936; J. Vincke, Docum. selecto mutuas civitatis aragu-catholicumicae et Ecclesiae relationes illustrantia, Barcellona 1936; C. Bayle, El mundo católico y la carta colectiva del episcopado esp., in Razón y Fe, 114 (1938), pp. 241 261; A. de Castro Albarrán, La Gran Víctima. La iglesia esp., mártir de la revolución reza, Salamanca 1940; A. Ferrus, Aeli albari del cristianesimo nella Spagna, in Cic. Cast., 1940, iv, pp. 421-31; J. Madoz, Un decenio de estudios patrist. en Esp., in Rev. Esp. de Teol., 1 (1941), pp. 919-62; J. Perez de Urbel, El monasterio en la vida esp. de la Edad Media, Barcellona 1942; Guida en la Iglesia y de la A. C. esp., Madrid 1943; D. Manalla, La Curia rom. y el reino de Castilla en un momento decisivo de su hist. (1061-83), Burgos 1944; V. D. Sierra, El sentido misional de la conquista de América, Madrid 1944; P. Lain Entraigo, La generación del 38, ivi 1945; D. Manalla, Iglesia castellanoleonesa y Curia romana en tiempos del Rey S. Fernando, ivi 1945; B. Llorca, La Ingnis. en Esp., Barcellona 1946; D. Ramos Pérez, Historia de la colonización esp. en América, Madrid 1947; M. Menéndez Pelayo, Hist. de las heterodoxas esp., ed. nazionals, ivi 1947 sgg.; J. de la Cangas, Las mazdrobes, ivi 1947; Boletin de la Ingnis. esp., Roma 1949; J. Descola, Hist. de l'Esp. chrétienne, Parigi 1951; J. Madoz, Segundo decenio de est. sobre Patriótica esp., Madrid 1951.

Gustavo Fernández Alonso
V. Condizione giuridica della Chiesa. - Prima dell'avvento della Repubblica, la condizione giuridica della Chiesa ed i rapporti tra la S. Sede ed il governo spagnolo erano regolati dal Concordato del 1851, e da una serie di decreti emanati per chiarire diversi articoli. Il regime repubblicano non volle riconoscere il Concordato, anzi emanò leggi ostili alla Chiesa. In seguito a ciò, il Concordato fu dalla S. Sede considerato decaduto.

## Page 635

Salito al potere il generale Franco, la S. Sede mantenne il suo punto di vista, e, in attesa di stipulare un nuovo Concordato, si addivenne alla firma di alcuni convenii, che regolano alcune delle più importanti materie che interessano le due parti.

Il primo di essi fu stipulato nel giugno 1941 e riguarda la provvista delle sedi vescovili. Al governo è concesso l'esercizio del privilegio di presentazione, che differisce in modo sostanziale dall'antico diritto di patronato. La nunsiatura apostolica, previa intesa con il ministro degli Esteri, presenta alla S. Congregazione romana competente una lista di almeno sei candidati. Di essi la Congregazione forma una terna, da cui il capo di Stato sceglie la persona, che ritiene più idonea per la nomina. Tale nomina, come è naturale, è fatta unicamente dalla suprema autorità ecclesiastica, come ad essa sola spetta giudicare delle attitudini dei candidati a reggere una diocesi. I neo-eletti prestano giuramento al capo dello Stato, con una formola analoga a quella fissata nel
![img-9.jpeg](img-9.jpeg)

Spagna - "Panteón de los Condes de Buenavista" (fine del sec. xvir). Concordato italiano.

Il convenio, inoltre, contiene l'impegno del governo a non emanare leggi su materie miste o su materie che siano di interesse per la Chiesa, senza previa intelligenza con la S. Sede; stabilisce che siano iniziate subito le pratiche per stabilire le norme da osservarsi nella provvista dei benefici non concistoriali; richiama in vigore i primi quattro articoli del Concordato del 1851.

In forza dei medesimi, la religione cattolica a cum omnibus iuribus ac praerogativis quibus potiri debet iuxta legem Dei et canonicas sanctiones e e la religione dello Stato (art. 1); l'istruzione nelle università, collegi, scuole pubbliche e private sarà conforme alla dottrina cattolica, e gli Ordinari diocesani hanno diritto di vigilare al riguardo anche sulle scuole pubbliche (art. 2); i ministri del culto avranno la debita assistenza da parte dello Stato nell'adempimento del loro ministero (art. 3); vescovi e clero godranno piena libertà in tutto cio che riguarda il diritto e l'esercizio dell'autorità ecclesiastica (art. 4).

Il convenio relativo alla provvista dei benefici non concistoriali fu firmato il 15 giugno 1946. La provvista di tali benefici appartiene all'autorità ecclesiastica (art. 1). Alcuni privilegi, tuttavia, sono concessi allo Stato, in quanto è prevista nella nomina dei parroci la notificazione al governo dei candidati per sapere se ci siano difficoltà di ordine politico generale (art. 2), e nella nomina di alcune dignità dei Capitoli metropolitani, cattedrali e collegiali, del cappellano maggiore delle cappelle reali di Toledo, Granada e Siviglia e dei cappellani e beneficiati minori delle medesime, la comunicazione di teme al capo dello Stato, da parte dell'Ordinario, per la scelta e la presentazione alla S. Sede del nominando (art. 3); per altri benefici poi è stabilita l'alternativa per la provvista, e sempre con il metodo della terna da prepararsi dall'autorità ecclesiastica (artt. $3 \$ 3 ; 5 \$ 3$ ).
$L^{\prime} 8$ dic. 1946 veniva firmato un terzo convenio, con il quale sono determinati i contributi economici dello Stato ai seminari ed alle università ecclesiastiche. Notevole in tale accordo l'art. 7, il quale riconosce le università ecclesiastiche erette dalla S. Sede.

Un quarto convenio, infine, firmato il 5 ag. 1950 , regola la giurisdizione castrense e l'assistenza religiosa alle forze armate. La nomina del vicario castrense, che avrà dignità di arcivescovo (art. 2), sarà fatta secondo le norme in uso per la nomina dei vescovi (art. 2); la sua giurisdizione, come quella dei cappellani, che saranno nominati dal vicario (art. 5), è personale (art. 7), assimilata a quella parrocchiale (art. 8) ed è cumulativa con quella dell'Ordinario (art. 9). L'accordo riconosce poi l'esenzione dal servizio militare ai chierici e religiosi, professi o novizi, conforme alle norme del Diritto canonico. Speciali norme regolano il servizio militare dei medesimi in tempo
di guerra (artt. 13 e 14). Oltre ai quattro accordi citati, c'è un complesso di leggi ed ordinanze ministeriali che riguardano altri aspetti della condizione giuridica della Chiesa in S.

Il governo, in ogni circostanza, ha proclamato che, conformemente alle credenze della nazione, riconosce la Chiesa cattolica come società perfetta, con la pienezza dei suoi diritti, con la sua gerarchia, con le sue istituzioni, delle quali rispetta le prerogative ed i privilegi.

I vescovi godono piena libertà di pubblicare quanto ritengono opportuno per il governo spirituale dei propri fedeli. Vescovi e parroci sono membri di diritto di speciali giunte che riguardano importanti campi d'attività, quali la beneficenza e l'insegnamento. Le Congregazioni religiose, soppresse dal governo repubblicano, furono reintegrate, con legge del 2 febbr. 1939, con i diritti ed i privilegi ad esse spettanti. Con un decreto del 3 maggio 1938 veniva inoltre ristabilita in S . la Compagnia di Gesù.

Con ordinanza del Ministero degli interni, in data 9 marzo 1940, fu posto nuovamente in vigore il calendario cattolico e prescritta l'osservanza dei giorni festivi fissati dal CIC, più alcuni altri, particolarmente cari al popolo spagnolo. Con legge del dic. 1938, in deroga alla legge della Repubblica sulla secolarizzazione dei cimiteri, fu devoluta alla Chiesa e alle parrocchie la proprietà dei medesimi. La legge del 9 nov. 1939 ha ristabilito il bilancio del culto e del clero, relativo agli aiuti finanziari che lo Stato si impegna a dare al clero per il sostentamento e per le necessità del culto. Somme furono stanziate per la ricostruzione delle chiese devastate dalla guerra civile e per i seminari.

Particolari facilitazioni economiche, quali la franchigia postale, telegrafica e telefonica e viaggi gratuiti sulle ferrovie, sono accordate ai vescovi. Una ordinanza ministeriale del 17 genn. 1940 si occupa dei sacerdoti divenuti insibili. Esenzioni fiscali sono accordate ai beni ecclesiastici. Sono stati ristabiliti nelle carceri i cappellani, soppressi sotto la Repubblica, ampliando il campo della loro opera assistenziale a favore dei reclusi.

Diversi decreti e leggi sono stati emanati per ristabilire la dignità cristiana del Matrimonio, regolandolo in armonia con i sacri canoni. Il 12 marzo 1938 una ordinanza del Ministero di giustizia riconosceva la validità dei matrimoni canonici, celebrati durante l'esistenza della legge repubblicana, anche se non fosse preceduto o seguito il rito civile, autorizzandone la trascrizione nel registro di stato civile; dichiarava nulli i matrimoni civili, contratti da persone ordinate in sacris o legate da voti religiosi solenni; rimetteva in vigore, fino all'emanazione di nuove norme, le disposizioni stabilite in materia matrimoniale nell'art. 42 del Codice civile, secondo il quale esistono nella S. due forme di matrimonio : il canonico,

## Page 636

![img-10.jpeg](img-10.jpeg)

Spagna - Coro della Cattedrale, opera di Pedro Duque Cornejo (1723) - Cordova.
da celebrarsi da tutti coloro che professano la religione cattolica, e il civile. Per contrarre quest'ultimo, una ordinanza del Ministero di giustizia richiede la prova documentata della acattolicità dei due o di uno dei contraenti, o nel caso che tale prova non si possa avere, la dichiarazione di non aver ricevuto il Battesimo, dalla cui esattezza 2 no la validità e gli effetti del matrimonio civile.
11 divorzio, instaurato dalla Repubblica con legge del 2 marzo 1932, è stato abolito con la legge del 23 1939. Con essa sono tornate in vigore le disposizioni del Codice civile, che non ammette il divorzio nemmeno per i matrimoni contratti in forma civile. A complemento di detta legge furono promulgate diverse disposizioni transitorie, intese a salvaguardare la dignità del matrimonio canonico e l'indissolubilità del vincolo. Notevole, tra le altre, quella che riconosce piena efficacia giuridica nel fòro civile alle sentenze di nullità emesse dai tribunali ecclesiastici, ed alle risoluzioni pontificie di rato e non consumato, avvenute durante l'esistenza della legge del divorzio o dopo di essa.

La S. mantiene relazioni diplomatiche con la S. Sede, con il rispettivo accreditamento di un nunzio apostolico e di un ambasciatore.

Ippolito Rotoli
VI. Letteratura. - Venuta meno, con l'invasione araba (711), l'unità faticosamente raggiunta nel periodo visigotico, mentre i musulmani dominavano nel sud della penisola materialmente e culturalmente, gli Ispanici sottomessi formarono una civiltà intermedia (civiltà mozarabica) fondendo elementi della tradizione latino-ispanica con quelli dei nuovi dominatori. Altri, sfuggiti alla dominazione, continuarono invece la civiltà del periodo visigotico e, organizzatisi anche militarmente, iniziarono la "reconquista". Anche la lingua va lentamente evolvendosi : al mozarabico (mi. sto di latino volgare e arabo) delle zone conquistate si contrappongono nelle regioni libere, o meno direttamente influenzate dagli Arabi, il leonese, l'aragonese, il castigliano; ma ben presto, per il predominio assunto dalla Castiglia nella lotta della riconquista e per la sua maggiore e più importante produzione letteraria il castigliano predomina sulle altre differenziazioni linguistiche della penisola.

La produzione in castigliano si apre con uno dei capolavori della letteratura spagnola, il Cantar de más Cid, di autore anonimo, scritto verso la metà del sec. xir e pervenutoci per mezzo di un manoscritto che Menéndez Pidal ritiene del 1307. La metrica del poema è irregolare, ma predominano i versi formati da due emistichi di sette
o più sillabe e con assonanza. Sono narrate, in tre canti, le imprese di Rodrigo Diaz de Vivar, detto il Cid Campeador, che, vissuto all'epoca di Alfonso VI di León e Castiglia, fu da questi esiliato e si lanciò alla conquista di territori in possesso degli Arabi, fino a impadronirsi di Valenza. Gli avvenimenti storici sono seguiti minuziosamente e si inseriscono solo pochi episodi leggendari relativi al matrimonio delle due figlie del Cid con gli infanti di Carrión. La storia del Cid, con il tempo, si rese sempre più leggendaria nelle relazioni delle cronache (Crónica Nejerense, Chronicon mundi, De rebus Hispaniae, Primera crónica general, ecc.) tanto da formare una leggenda eroica, quasi un mito del Cid, la cui esistenza storica era posta in dubbio. L'indagine scientifica e filologica cominciò solo nel sec. xvir con Fray Prudencio de Sandoval e può dirsi conclusa con i recenti studi di Menéndez Pidal. La figura del Cid è stata considerata come una delle migliori espressioni dell'anima spagnola e nel poema si sono spesso sottolineate le caratteristiche ispaniche. La storicità e la cura attenta del particolare, il concetto dell'onore, la fedeltà al re mitigata da un certo spirito di indipendenza, la celebrazione della vita guerresca, l'amore alla famiglia, il sentimento di umanità, lo spirito religioso, la malinconia predominante nell'eroe sono parse tutte qualità che, distaccando l'epica spagnola da quella francese, mettevano in luce il carattere nazionale.

Indubbiamente l'epica dovi rigogliosamente in S., ma, oltre il poema del Cid, restano solo frammenti di altri due poemi (quello dei sette infanti di Lara e quello sul re Rodrigo) e relazioni in prosa tramandate dalle cronache (Chronica Gothorum, Silente, Nejerense, Crónica de Veinte Reyes, I e III Crónica general).

Gli eroi cantati dai poemi epici furono oggetto anche di canti popolari, brevi poemi che per la loro trasmissione orale andarono accorciandosi sempre più e riducendosi alle parti essenziali, mentre anche il tono epico veniva gradualmente trasformandosi in lirico-romanzesco. A tali poemetti brevissimi fu dato il nome di romances e la loro produzione si continua durante tutto lo svolgimento della letteratura spagnola. Si sogliono raggruppare in due grandi categorie, a loro volta distinte secondo l'argomento trattato in romances antichi o popolari e moderni o artistici, comprendendo in quest'ultima categoria quelli prodotti dal sec. xvi in poi e da autori (Lope de Vega, Góngora, ecc.) che avevano intento propriamente artistico. I romances furono raccolti in varie antologie, costituendo il famoso Romancero español.

Quasi contemporaneamente si iniziava la produzione di una letteratura religiosa, che, derivando dai Vangeli apocrifi e dalle leggende, era rafforzata dai numerosi esempi francesi e anglo-normanni da cui riprendera anche la struttura metrica dell'enneasillabo (Libro dels Tres Reis d'Orient, Vida de s. Maria Egipciaca).

Così anche è parallela a quella europea - e specialmente francese - la produzione dei debates di cui però si hanno scarsi esempi (Disputación del alma y el cuerpo, Densestos del agua y el vónu) molto legati ai loro modelli. Un maggiore interesse per i suoi motivi realistici e satirici presenta solo la Disputa de Helena y Maria scritta in dialetto leonese. A questo periodo appartiene anche il più antico documento del teatro spagnolo : il Misterio o Auto de los Reyes Magos, semplicissima azione scenica della visita dei Magi, in cui si accennano tenui motivi realistici e una certa vivacità; con esso ci si trova già di fronte a un grado di evoluzione teatrale abbastanza avanzato, che lascia supporre una precedente produzione, senza che se ne siano trovate finora in S. tracce significative; sembra però sicura l'esistenza di un teatro popolare e laico, parallelo a quello religioso e che la legge e la Chiesa cercavano invano di soffocare. Il mondo popolare appare in ciò in opposizione a quello colto, ma è inevitabile

## Page 637

ammettere una influenza del secondo sul primo. Il problema è particolarmente importante per cio che riguarda la produzione, rigogliosa nei secc. xili e xiv, del "mester de clerecia" e del "mester de juglaria".

La definizione di mester de clerecla va intesa come "impiego, occupazione propria dei chierici", collegando la parola "impiego" al concetto medievale di poesia per cui l'art de trobar era considerata tecnica del verso e dell'immagine poetica e non ispirazione o superamento della realtà. I poeti di questo gruppo "de clerecia" si considerarono colti, raffinati, e se a volte si rivolsero al popolo, lo fecero con una sorta di degnazione, sapendo di dirigersi a un pubblico di cultura inferiore. Le loro opere hanno tutte un fondo di cultura e arrivano spesso a una pedante ostentazione di erudizione. La prima produzione del "mester de clerecia" è il Libro de Alisandre recentemente datato al 1201-1202; seguono altre di interesse storico-dottrinario (Libro de Apolonio; Poema de Yesuf; Vida de s. Ildefonso), distinguendosi tra tutti per il loro valore artistico i Miracles di Gonzalo de Berceo (v.) e il Poema de Fernán González. Caratteristica comune a tutte queste opere è l'uso della cuaderna vita (alessandrini uniti in tetrastrofi monorrimi). Il Poema de Fernán González, scritto tra il 1230-66, ha, come quello del Cid, una grande fedeltà storica (si ricordino i particolari della descrizione della battaglia di Hacinas), ma idealizza la figura dell'eroico fondatore del condado di Castiglia ed erede spirituale del retaggio visigotico. Del "mester de juglaria" - come di ogni produzione tipicamente giullaresca dovuta all'improvvisazione o tramandata oralmente - non si conservano monumenti; se ne vedono alcune tracce in qualche parte del libro dell'Arcipreste de Hita.

Tutto il mondo culturale del sec. xili si raccoglie intorno alla grande figura di Alfonso X il Saggio ([v.] 12211284), che dalle angosciose situazioni politiche create dalla sua debolezza si rifugio nello studio e nella poesia.

Il sec. xiv, sconvolto dalle lotte fratricide e dinastiche in cui stava naufragando l'ideale della riconquista, si esprime violentemente nella esuberanza dell'Arcipreste de Hita (v. RUIZ, JUAN), nello scetticismo dell'infante Juan Manuel e nel duro sarcasmo di López de Ayala. Juan Ruiz, Arcipreste de Hita, è considerato come l'ultimo rappresentante del "mester de clerecia" per quanto si avvicini anche al "mester de juglaria". Juan Manuel converte in pessimismo l'ironia di lui, ma ha ancora fiducia nell'intelligenza umana. Attraverso le sue opere (Libro del caballero e del Escudero, Libro de los Estados, Conde Lucanor, ecc.) egli insegna l'arte di imporsi attraverso la sicura conoscenza del mondo; medita sul problema religioso ed afferma la supremazia del cristianesimo su qualsiasi altra credenza, ma il suo spirito, lungi dalla carità evangelica, appare indurito dall'orgoglio della sua casta e dalle vicende che lo hanno spinto a combattere spictatamente. Pero López de Ayala (v.) che aveva, anche egli, partecipato alle lotte del suo tempo, portò dalle sue esperienze un disgusto infinito, una completa sfiducia nel mondo e nell'umanità. Fluivano intanto e andavano acclimatandosi temi di cavalleria che arrivavano dalle altre nazioni. Era stato già tradotto il Roman de Troie, e tutte le leggende del Ciclo bretone appaiono generalmente conosciute; si scrive allora la Historia del caballero Cifar, con largo influsso di didatticismo cristiano; si traduce l'Amadir; ma si tratta ancora di esempi sporadici e non di una profonda assimilazione.

La lirica vive stentatamente rifugiandosi in un appartamento ideale e inseguendo ancora ideali trovadorici che nell'ambiente portoghese e in don Denis trovavano la realizzazione del loro sogno di cortesia. Tra i poeti che scrissero in castigliano (composizioni raccolte nel 1445 da Juan Alfonso de Baena nel canzoniere che da lui prende nome) Villasandino e Imperial segnano la tendenza verso la poesia allegorica e l'imitazione dantesca. La Danza de la muerte di anonimo riporta all'allegoria la visione macabra e sconsolata della vita. Enrique de Villena, precorrendo gli umanisti, vagheggia il mondo mitologico (Los doce trabajos de Hércules, traduzione dell'Enéide) ma si abbandona alla magia e alle scienze occulte e i suoi libri sono condannati.
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(da Are Hispanias, II, Madrid 1917, fig. 199)
Spagna - Particolare di una lastra marmorea strigilata detta "de las orantes" (secc. iv-v), ritrovata nella necropoli paleocristiana di Tarragona.

La vita si rende ancor più violenta e drammatica e gli autori più importanti di quell'età sembrano rifuggirla aspirando all'umanesimo. Juan de Mena (v.), scrivendo il suo Laberinto, si immerge nel ricordo dell'ambiente umanistico frequentato durante la permanenza in Italia. Iñigo López de Mendoza, marchese di Santillana, con gli stessi intenti di Mena ottiene risultati pregevoli ma non uguali. Dante e Petrarca furono i suoi modelli rispettivamente nella Comedieta de Ponza e nei Sonetos fechos a lo itálico modo e in opere di minore importanza (Infierno de los Enamorados, Triumplete de amor, ecc.) ma interessante è il suo tentativo di adattare metri italiani al castigliano. Fresche e vivaci sono invece le sue poesie popolareggianti intitolate Serranas. Oltre Dante e Petrarca anche Boccaccio esercitò notevole influenza in S. La sua Fiammetta fu modello del Siervo libre de amor di Juan Rodriguez de la Cámara; il Decamerone e il Corbaccio influirono direttamente su Diego de S. Pedro, autore de La Cárcel de amor, e sul più famoso Alfonso Martínez de Toledo, arciprete di Talavera, autore del Corbacho o reprobación del amor mundano. E questa un'opera allegra, spigliata, che vuole insegnare a fuggire il peccato ma che si disperde compiaciuta e ironica nella esemplificazione di ciò che si deve evitare. La cronaca, pur non annoverando figure pari a López de Ayala, torna ad avere anche in questo secolo momenti efficaci per mezzo di un nipote dello stesso Ayala, Fernán Pérez de Guzmán (Mar de Historias) che, dopo aver descritto le grandi figure della antichità, vuole additare per mezzo dei personaggi più recenti esempi venerabili di virtù. Altre cronache (come quella famosa detta "di Juan II", dovuta a vari autori) approfondiscono l'atteggiamento storico, fornendo ricchissimo materiale per la ricostruzione della vita e dei costumi dell'epoca. Durante il regno di Enrico IV, Alfonso de Palencia satireggia i suoi contemporanei (La batalla campal de los perros y de los lobos); Gomez Manrique cerca invece di costruire un mondo poetico idealizzato e scrive la seconda opera del teatro spagnolo, ricordando la Passione in audaci simbolizzazioni. Suo nipote, Jorge Manrique, chiude l'angoscia del suo pe-

## Page 638

![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
(da Ars Hispanias, 11, Madrid 1917, 8a, 127)
Spagna - Simboli degli Evangelisti a lato della Croce. Rilievo su lamine d'oro nel fondo della casetta relinquirio regalate da Fucla II nel 9 ro alla cattedrale di Oviedo, conservata nel Tesoro della mirdesima.
riodo nelle desolate Coplas a la muerte del muestre don Rodrigo, in cui con rara perfezione formale esprime la sconfortante vanità di ogni cosa umana e mostra lo stoico atteggiamento dell'uomo forte dinanzi all'inevitabile.

Con l'avvento al trono di Isabella la Cattolica, dopo che fu superata da lei l'accanita avversione del partito contrario nella battaglia di Toro (1476), anche per la letteratura si apre un nuovo periodo. Fioriscono gli studi umanistici, che hanno il loro massimo rappresentante in Antonio de Nebrija, ma si rivolgono subito all'argomento religioso. La maggiore produzione dell'umanesimo spagnolo è la Biblia Poliginta promossa dal card. Cisneros, fondatore dell'Università di Alcalá de Henares. La stessa aspirazione all'umanesimo comincia ad affiorare e precisarsi anche nella produzione poetica (Iñigo de Mendoza e Ambrosio Montesinos) per diventare vivace e schietta in Juan del Encina. A lui si deve un'interessante traduzione delle Bucoliche, fat