riforma sostanziale divenendo «la Federazione delle Federazioni». Con la legge del 16 febbr. 1942 n. 426 e le successive modifiche apportate dal B.D.L. 2 ag. 1943 n. 704 e del D.L. 11 maggio 1947 n. 362 , il C.O.N.I. attraverso le federazioni sportive «olimpiche» e "non olimpiche" provvede alla conservazione, al controllo ed all'incremento del patrimonio sportivo nazionale; coordina e disciplina l'attività sportiva comunque e da chiunque esercitata; ha il potere di sorveglianza e di tutela su tutte le organizzazioni che si dedicano allo s. e ne ratifica, direttamente o per mezzo delle federazioni sportive nazionali, gli statuti ed i regolamenti, appronta gli atleti ed i mezzi idonei per le Olimpiadi e per tutte le altre manifestazioni sportive nazionali o internazionali, con riguardo alla preparazione olimpionica o per il raggiungimento di altre finalità. Per il movimento sportivo cattolico in Italia v. centro sportivo italiano (c.s.i.); federazione associazioni spon. tive cattoliche italiane (f.a.s.c.i.).
Biml: per cenni storici ed un completamento di bibliografia, v. EOGGARONE, X. L'e. fisica; GINNastica. M. Jerseo. Gli s. nella scienza e nell'educazione, Torino-Roma 1905; E. N; Gardner, Greek athletic sports and festivals, Londra 1910; Gesch. des S. aller Völker u. Zeiten., a cura di G. A. E. Bogena, 2 voll., Lipsia 1926; A. Peters, Psycologie des S., iv 1927; S. Schröder, Der S. im Altertum, Berlino 1927; L. Ferretti, Il libro delle s., Roma e Milano 1928; E. Servadio, Consideraz. sullo s., in Esercito e nazione, 6 (1931), pp. 542-45; M. Horst, S., in Staatslex., IV, coll. 1767-90; L. Gedda, La s., Milano 1931; A. Herlitzka, Valutaz. fisiol. degli atleti, Bologna 1931; Storia degli s., diretta da A. Franzoni, 3 voll., Milano 1933; A. Herlitzka, Educez. fisica ed atlet., iv 1934; F. I. M. S., Atti del Congr. internaz. di medic. dello s., Torino-Roma 1933, Roma 1934; G. Titta Rosa - F. Ciamanti, Prima antologia degli scrittori sportivi, Lanciano 1935; F. I. M. S., Atti del $2^{\circ}$ Congr. naz. di medic. dello s., Bologna 1933, Bologna 1936; G. Flesch, S. e Iatica, Roma 1938; G. Lambertini, I muscoli degli atleti, Bologna 1938; A. Mirn, Für und wider den S. in der Pubertät der Mädchen, Erlangen 1938; U. Cassano, Picipatologia dello s., Roma 1939; J. Dauven, Technique du s., Parigi 1948; G. Beurs, Atletica leggera, Milano 1949 (interessante tutta la collezione d'educazione fisica e s. della editrice Sperling e Kupfer, Milano); Rassegna retrospettiva dello s., a cura dell'editore A. Amoroso, Milano 1951; L. Ferretti, Olimpiadi, ivi 1952; D. Martucci, L'Italia alla XV Olimpiade, Roma 1923.
Michele Di Donato
IV. Problemi Relidiosi e morali. - Le molteplici attività ginnico-sportive ora descritte, avendo come oggetto, una parte non indifferente della educazione dell'uomo, pongono, oltre ai problemi valutati dalle varie scienze positive, anche altri problemi di indole religiosa e morale, la cui soluzione è necessaria per un retto orientamento e per il conseguimento di un fine che sia degno della persona umana, considerata sotto il duplice suo aspetto, naturale e soprannaturale. Ora, soluzione e norme adatte vengono offerte dalla fine analisi dell'argomento, contenuta, nel discorso di S. S. Pio XII al «Congresso scientifico nazionale dello s. e dell'educazione fisica» pronunciato l'8 nov. 1952 (AAS, 44 [1952], pp. 868-76).
Gli elementi che concorrono all'esercizio dell'arte e ad un'arte si può egregiamente paragonare l'attività sportiva - sono tre: lo strumento, l'artista, l'utilizzazione dello strumento; essi debbono, come per ogni altra attività, adeguarsi nel loro esercizio al fine o ai fini da conseguire.
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Ora, il fine prossimo dello s. è di educare e fortificare il corpo dal lato statico e dinamico; fine più remoto è l'utilizzazione, che l'anima deve poter fare del corpo per lo sviluppo esteriore ed interiore e quindi per il perfezionamento della persona; il fine supremo, che è proprio della persona umana e quindi comune ad ogni sua attività. è di avvicinare l'uomo a Dio e procurarne l'eterna felicità. Nel nostro caso, poi, lo strumento è il corpo; l'artista è l'anima ad esso congiunta in unità di natura; l'utilizzazione è l'esercizio della ginnastica e dello s. Di qui deriva logicamente tutta una serie di insegnamenti preziosi.
a) Il corpo. - Alle meraviglie di struttura e di forme, di funzioni, d'istinti e di energie, che lo rendono un incantevole capolavoro di bellezza, di armonia e di vitalità, il pensiero religioso e morale aggiunge ancora un carattere sacro. Formato, infatti, dal limo della terra, vivificato dall'anima spirituale e immortale, esso fu dal Creatore innalzato alla dignità di tempio di Dio stesso, presente nell'anima, di una presenza tutta particolare, mediante la Grazia soprannaturale, e destinato definitivamente a partecipare alla felicità eterna dell'anima, a cui fu sulla terra unito ( 7 Cor. 6, 13-20; 15.42-43). Tuttavia nel composto umano non ha il primo, ma l'ultimo posto, appartenendo il primato all'anima. Va dunque stimato, rispettoso, curato e rinvigorito, ma non divinizzato, come non va divinizzata né la razza, né il sangue, né alcun altro presupposto od elemento somatico.
Inoltre, come conseguenza del peccato originale, gli istinti e le forze del corpo tendono a prevalere sulla retta ragione, trascinando al male. Ora, se vi sono forme di s. che con la loro severità concorrono a raffrenare gli istinti, altre ve ne sono che li risvegliano con forza violenta o con le seduzioni della sensualità. E vi sono anche le circostanze ambientali, un nudismo né necessario né conveniente, un esibizionismo di gesti e di pose, che inoculano il veleno. Per cui il senso religioso e morale oppone il suo veto a tale maniera di praticare lo s.
b) L'anima. - Senza l'anima, lo s. sarebbe soltanto un vano agitarsi di membra, un'ostentazione di bellezze caduche e una soddisfazione effimera; l'anima è il fattore principale e determinante nei movimenti delle membra, nei vari spostamenti agili e avveduti, nelle strette dei muscoli. Perciò lo spirito religioso e morale importa ed esige 1) che nella estimazione dello s., nei giudizi sulla persona degli atleti, nell'ammirazione delle loro imprese si osservi la gerarchia dei valori e quindi il maggior pregio non sia dato ai muscoli della persona, ma alla persona che meglio sa dominarli e sottometterli all'impero dello spirito: 2) che in caso di conflitto, non si sacrifichino al vantaggio del corpo gli interessi superiori e intangibili dell'anima (probità, giustizia ed equità, integrità morale e pudore naturale, cura doverosa della vita, della sanità, degli interessi della famiglia e della professione, della fama e dell'onore); 3) che la gioia di possedere forze robuste e capacità di riuscita e di vittoria non venga stimata né l'unico, né il principale elemento dell'agire e quindi né la ginnastica, né lo s. vengano elevati a scopo supremo della vita.
c) La pratica. - Per l'esercizio pratico dello s. occorrerà ricordare che, alla pari di qualunque altra attività, deve assoggettarsi e rispettare la legge naturale e le leggi positive della Chiesa e dell'autorità competente; per conseguenza: 1) si deve santificare il giorno del Signore, adempiendo ai propri obblighi religiosi; 2) ricordare e non preterire gli obblighi familiari, che devono anteporsi alle credute esigenze dello s. e delle associazioni sportive; 3) non esporre sconsideratamente a seri pericoli la vita e la sanità proprie o altrui. Il che, se vale per tutte le forme sportive, a maggior ragione deve valere per l'agonismo, soprattutto professionale, che facilmente può degenerare fino alla brutalità.
Rispertato, così, accuratamente il contenuto religioso e morale dello s., questo si inserirà nella vita come elemento di equilibrio, di armonia e di perfezione, come valido sussidio nell'adempimento degli altri doveri, oltre che come fiorire della sanità fisica e psichica a servizio dello spirito. - Vedi tav. LXXVII.
Bibl. v. alla voce ginnastica.
Celestino Teatore
SPORTELLI, Cesare, venerabile. - Predicatore redentorista, n. a Mola di Bari il 19 giugno 1701, m. a Pagani il 19 apr. 1730. Divenuto avvocato del fòre napoletano, fu procuratore del principe del Vasto.
Insieme alla piissima madre Barbara Pavia aiutò finanziariamente mons. T. Falcuia, vescovo di Castellamare di Stabia, per far venire dallo Stato pontificio nel Regno le Maestre Pie di S. Lucia Filippini. Nel 1732 si aggregò a s. Alfonso M. de' Liguori, che stava fondando i Missionari Redentoristi, e gli restò costantemente fedele tra le defezioni e le persecuzioni di quegl'inizi.
Sacerdote nel 1737, attese con zelo alla salvezza delle anime più abbandonate delle campagne irpine e salernitane; si prodigò anche nel predicare agli ecclesiastici e claustrali con frutti copiosi. Contribuì alla costruzione dei collegi di Pagani e Materdomini come rettore e consultore generale. Lasciò oltre un centinaio di lettere di contenuto prevalentemente ascetico, e varie note preziose per la storia primitiva dei Redentoristi. Nonostante le premure di s. Alfonso per la beatificazione del suo eroico discepolo, la causa fu introdotta soltanto nel 1891.
Bibl.: Arch. della Postulaz. generale C. SS. R., Autograf. del p. S.: A. De Riniu, Croniche della Congr. del S.mo Redentore, IV. Palermo 1838; A. Tannoia, Notizie della cita del p. S., Roma 1803: Acta beatificationis ei canonizationis, ivi 1899; M. De Moulemeester, Bibliogr. génér. des écrivains vidempi., II, Lovanio 1935, p. 406; C. Henze, Epistolae vener. servi Dei C. S., Roma 1937.
Oreste Gregorio
SPOTORNO, Giovanni Battista. - Barnabita, n. in Albisola superiore il 27 ott. 1788, m. a Genova nel 1844 .
Barnabita nel 1806, insegnò matematica, giurisprudenza e teologia a Macerata e a Roma. Si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al governo francese che aveva occupato Roma, e ne ebbe la perdita della cattedra e il confino a Chiavari, dove attese a riordinare la biblioteca di quella Società economica. Caduto l'Impero napoleonico, riprese l'insegnamento a Livorno e a Bologna. Rientrato a Genova nel 1819, vi diresse il Collegio barnabita di S. Bartolomeo, poi assunse la sopraintendenza delle scuole pubbliche della città, la prefettura della Biblioteca civica e l'insegnamento dell'eloquenza latina nella Università. Lo S. fu insieme pubblicista di chiaro nome e diresse Il Ligustico, organo della scuola classiciata contro il movimento romantico, sostenendovi lunghe ad aspre polemiche. Collaborò altresì all'Archivio storico italiano, e datosi ad illustrare le glorie cittadine, annotò gli Annali genovesi del Giustiniani, pubblicò una nutrita serie di Elogi di tiguri illustri, scrisse quattro volumi di Storia letteraria della Liguria, una Storia dell'antica pittura genovese ed una apprezzata Storia dei Longobardi. Ma il suo argomento favorito fu sempre Cristoforo Colombo, di cui documentò i natali genovesi in un libro di larga risonanza. Tradusse, commentò e confutò in più punti la vita del grande navigatore scritta da Washington Irving e finalmente diede alle stampe un ponderoso Codice diplomatico colombo-americano.
BibL.: G. Canale, Necrologio di G. B. S., Genova 1844; L. Grillo, G. B. S., in Elogi di liguri illustri. III, $2^{\circ}$ ed., Torino 1846, pp. 308-88; N. Spotorno, Nell'inaugurazione del busto al p. G. B. S., Savona 1894.
Benzio U. Montini
SPRENGER, JACOB. - Teologo domenicano, zelante promotore del Rosario, n. nel 1436 ca. a Rheinfelden, m. il 6 dic. 1495 a Strasburgo. Dal convento osservante di Basilea, ove entrò nel 1452, fu trasferito a Colonia ove s'immatricolò all'Università nel 1467, e vi fu professore dal 1478; vicario nel 1471 e priore nel 1472 del convento di Colonia e provinciale di Germania nel 1488-95, S. fu uno dei sostenitori della riforma regolare.
Inquisitore per le arcidiocesi di Colonia, Treviri e Magonza, aiutò poco felicemente Enrico Institoria per il Malleus mulcficarum (Strasburgo 1487). Sua gloria è la fondazione della famosissima prima Confraternita del Rosario in Germania, a Colonia, l'8 sett. 1475. La sua figura
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(1st. Alinari)
Squarcione. Francesco - S. Girolamo con altri santi - Padova, Museo civico.
con il berretto dottorale, è dipinta nella tavola rosariana, oggi a S. Andrea di Colonia, ai piedi di s. Domenico e della Madonna. Lasciò un Rosenbransbïchlein (Hain 1491) e un Sterbebüchlein (1476), uno e l'altro in nuova ed. in Kölner Pastoralblatt, 1897, p. 19 sgg. e 1898, p. 276 sgg.
Biol.: J. Hansen, Quellen u. Unterzuch. zur Gesch. des Hexenlaubes, Bonn 1901, pp. 360-407, 682; G. Löhr, Beiträge zur Gesch. des hölner Demialh. Klosters im Mittelatter, in Quellen u. Forschungen, XVI-XVII, Lipsia 1920-22; id., Die Teutonia im 13. Jahrh., ebid., XIX, ivi 1924; id., Die Theol. Disputationen. an der Univ. Köln, ibid., XXI, ivi 1926, passim.; Archiv. Fratr. Praed., 18 (1948), pp. 299-302; 19 (1949), pp. 213-16, 226-28, 249, 242 e Die Kölner Dominikanerschule, Friburgo 1946, pp. 70, 80-81.
Angelo Walz
SPRINGFIELD-ILLINOIS, diocesi di. - Diocesi e città dello Stato di Illinois (U.S.A.). L'attuale diocesi di S. fu creata da Pio IX il 29 luglio 1853 a Quincy, per smembramento di Chicago, poi dallo stesso Papa trasferita ad Alton il 9 genn. 1857 e finalmente da Pio XI a S. il 26 ott. 1923 con decreto della S. Congregazione Concistoriale.
Al momento della sua fondazione, la diocesi di Chicago, dalla quale fu smembrata, copriva tutto lo Stato d'Illinois. La popolazione della diocesi era composta in gran parte di Tedeschi venuti da Cincinnati e stabiliti a Quincy, Teutopolis e Germantown. I cattolici svizzeri fondarono Highland e gli alsaziani Ste-Marie. La costruzione delle ferrovie attirò un buon numero d'Irlandesi. Quando mons. Enrico Damiano Juncker (1857-68) prese possesso della diocesi di Alton, vi trovò 58 chiese, 30 stazioni, 28 sacerdoti ed una popolazione cattolica di cz. 30.000 anime. Oggi la popolazione totale (censimento 1950) è di 969.006 ab. di cui 114.943 cattolici. Vi sono 364 sacerdoti diocesani ( 139 religiosi : redentoristi, francescani, oblati di Maria Immacolata, S. Cuore di Gesù, terziari francescani della S. Croce), 138 parrocchie, 74 cappelle, 36 missioni, I seminario ( 66 seminaristi), 6 scolasticati ( 119 studenti), I università (Quincy University, diretta dai Francescani), I collegio, I orfanotrofio, 15 ospedali, 19 congregazioni femminili e 1160 suore.
Biol.: F. H. Zabel, Alton, in Cath. Enc., I, pp. 367-68; AAS, 15 (1923), p. 587; The Official cath. direct., 1950, Nuova York 1950, pp. 561-65; Th. Boemer, The Cath. Church in the Un. States, St-Louis-Londra 1950, p. 229 sgg.
Gastone Carrière
SPRINGFIELD - MASSACHUSETTS, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Massachusetts (Stati Uniti). La diocesi di S., Mass. (Campifontis), suffraganea di Boston, fu cretta il 28 giugno del 1870
nella parte centrale ed occidentale del Massachusetts, con una superficie di 4320 migliaq.
Alcuni fra i primi puritani del centro e dell'ovest del Massachusetts divennero cattolici. Vi furono parecchi acadiani a Worcester nel 1755, ma gli ultimi tornarono nel Canada verso il 1767 . Nel 1830 il rev. Giovanni Fittun celebrò la prima Messa a Chicopoe; il 7 luglio 1834 iniziò a Worcester la prima chiesa della diocesi e nel 1836 ne divenne il primo parroco. Il primo pastore residente nella parte ovest del Massachusetts fu il rev. Giovanni D. Brady, in carica a Chicopee nel 1841. Il 28 giugno 1870 mons. Patrick T. O' Reilley fu nominato primo vescovo di S., e sotto la sua guida la popolazione aumentò da 80.000 a 200.000, i sacerdoti di 43 a 196; il vescovo edificò 45 chiese.
Oggi (dopo la fondazione della diocesi di Worcester, per smembramento di S.) la diocesi coprì una superficie di 2822 migliaq., con una popolazione totale (censimento 1950) di 637.507 ab. dei quali 296.286 sono cattolici. Vi sono 445 sacerdoti diocesani ( 149 religiosi di 8 diverse congregazioni, 122 parrocchie, 8 cappelle, 18 missioni, 19 congr. femm., 1057 suore), 4 scolasticati, i collegio, 3 orfanotrof, 4 ospedali.
Biol.: The Official Catholic Directory 1400, Nuova York 1950; Th. F. Cummings, s. v. in Cath. Enc., XIV, pp. 236-38; Th. Boemer, The Catholic Church in the United States, StLouis-Londra 1950, p. 265.
Gastone Carrière
SQUARCIONE, Francesco. - Pittore padovano, n. nel 1397, m. nel 1468.
Sarto e ricamatore, si dedicò nel 1429 alla pittura e fu il fondatore di una scuola che raccolse giovani pittori, fra i quali A. Mantegna, da lui adottato, M. Zoppo, G. Schiavone. Di fronte ad un'usurpata fama di caposcuola della pittura rinascimentale padovana, la figura dello S. fu ridotta a quella di animatore intelligente e entusiasta raccoglitore di oggetti d'arte, ma di pittore mediocre grazie agli studi del Kristneffer, del Fiocco, ed alle documentazioni di E. Rigoni. Di lui pittore rimangono il polittico con a Girolamo e quattro santi (1449-52, Museo civico di Padova), ancora goticizzante, di debole modellato e chiaroscuro appiattito, la Madonna col Bambino della Galleria di Berlino. firmata, ma ove la critica legge la collaborazione dello Schiavone. Gli è attribuito il ritrattino di Federico II agli Uffizi, tanto gotico da esser ritenuto da taluni del Vecchietta.
Bibl.: A. Moschetti, s. v. in Thieme-Becker, XXXI (1937), p. 420 (con bibl. completa).
Luisa Mortar
SQUILLACE, diOCESI di - Città e diocesi in provincia di Catanzaro. Ha una superficie di oltre 960 kmq . con un popolazione di 124.452 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 61 parrocchie, servite da 122 sacerdoti diocesanie 24 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont. 1953, pp. 408-409).
Le origini della città sono antichissime. Il Barrio la dice fondata dagli Ausoni e dagli Enotri, abitata dagli Ateniesi e infine colonizzata dai Romani. Ricevette la fede cristiana fin dai primissimi tempi, poiché dell'esistenza della sede vescovile si ha notizia fin dal sec. v. Il primo presule di cui ricorre il nome è Gaudenzio, che intervenne al Sinodo di papa Ilario nel 465 (Mansi, VII, 959). Due dei suoi successori sarebbero stati trucidati, come sembrerebbe da una decretale di papa Gelasio del 496. Ma il Minasi dubita che il misfatto sia avvenuto a S., che allora era governata da Cassiodoro. Il vescovo Zaccheo sottoscrisse coraggiosamente il Costituto di papa Vigilio, sfidando le ire dell'imperatore Giustiniano, nel 551. S. Gregorio Magno ricorda spesso la chiesa di S., alla quale trasferì Giovanni, esule di Lissi-
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tania in Dalmazia nel 592; ma contro di lui prese le difese del "Vivarium" di Cassiodoro. Ultimo vescovo latino è Agostino, che intervenne al Concilio di papa Martino nel 649 (Mansi, X, 866; Harduin, Acta Concil., III, Parigi 1715, 691). I successori sono di rito greco fino a Teodoro Mesimeiros, che accolse s. Brunone e al quale i Normanni diedero un successore latino nel rog6.
Come tutte le diocesi della Calabria, S. in origine era soggetta a Roma. Nel sec. viII fu aggregata alla metropoli di Reggio, eretta in quel tempo dai Bizantini. Tuttavia ebbe l'esenzione da Urbano II (PL 151, 219) e da Pasquale II nel 1110 (Jaffé-Wattenbach, 6259); ma il papa Alessandro III la riconobbe come suffraganea di Reggio nel 1165 (Jaffé-Wattenbach, 11239). Nel Provinciale di Albino è esente, mentre presso Cencio Camerario è suffraganea di Reggio. Dal tempo di Innocenzo III in poi non risulta più tra le diocesi immediatamente soggette. L'erezione della diocesi di Catanzaro nel 1121 fu fatta a spese di quella di S.; per la diocesi di Taverna e la Chronica Trium Tabernarum, v. catanzaro.
S. non solo ha dato i natali a Cassiodoro, ma ha anche ospitato i due monasteri da lui fondati, il Castellese e il "Vivarium ", l'ultimo dei quali era un'accademia, in cui si coltuvavano le scienze e le arti, soprattutto la scrittura. Ha anche ospitato s. Brunone e il discepolo e successore Lanuino, che fondarono la certosa di S. Stefano del Bosco, detta poi Serra S. Bruno, che anche oggi conserva le reliquie del fondatore. Si devono ancora ricordare i diversi monasteri basiliani sparsi nel suo territorio, tra cui S. Maria de Veteri Squillaci, S. Maria de Carra, S. Gregorio di Staletti, S. Basilio di Torre Spatola, che fu illustrato da S. Basilio di Montepianoe. A Guardavalle poi, presso Stilo, nacque il card. Guglielmo Sirleto (v.). A Stignano, altro casale di Stilo, nacque il dominicano Tommaso Campanella (v.).
Bibl.: Uthelli, IX, pp. 286-624; G. Fiore, Calabria Illustrata, II, Napoli 1763, pp. 314-21; D. Feudalio, Scylacenarum Anticitium accurata series chronol., ivi 1783; anon., s. v. in Enc. dell'Ecclesiasico, ivi 1845, pp. 1012-16; G. Minasi, Le chiese di Calabria, ivi 1896, pp. 335-36; F. Fabre, Liber Centuum, II, Parigi 1910, p. 243; H. Laurent, in Riv. di in. d. Chiesa in Italia, 2 (1948), p. 279; Cottincau, II, col. 3081; Eubel, I, pp. 461-62; II, p. 265 ; III, p. 322 ; IV, p. 321 . Francesco Russo
SRBIK. Heinrich von. - Storico austriaco, n. il 10 nov. 1878 a Vienna, m. il 16 febbr. 1951 ad Ehrwald (Tirolo).
Allievo dell'Istituto storico austriaco, iniziò la sua attività di storico con uno studio sui rapporti tra Stato e Chiesa nell'Austria medievale (Die Beziehungen von Staat und Kirche wälwend des Mittelalters, Innsbruck 1904), in cui indagò la questione, allora assai dibattuta, sull'immunità del clero nell'Austria dei Babenberger e degli Asburgo, dimostrandola non corrispondente al vero.
Professore all' Università di Graz nel 1912 (nel frattempo aveva curato la raccolta dei trattati, conclusi fra il 1526 ed il 1722, dall'Austria con i Paesi Bassi), passò nel 1922 a quella di Vienna, pubblicando Metternich. Der Staatsmann und der Mensch (2 voll. 1925); egli vide nel cancelliere il solerte difensore dell'Europa centrale contro le tendenze centripete della Francia e della Russia, e l'accorto guardiano dell'equilibrio e della pace continentale.

(per cortesia del prof. N. Petrocchi)
SRAIL. HEIURICH vON - Riltratto.
L'instabilità politica ed economica del dopoguerra lo convinse della necessità di una unione tedesco-austriaca; si fece pertanto promotore di una concezione unitaria della storia tedesca (Gesunddeutsche Geschichtsauffassung), che rivalutasse il singolo positivo apporto dell'Austria, della Prussia e degli Stati minori tedeschi all'unità tedesca, così come essa si venne formando attraverso i secoli; e nei quattro volumi della Deutsche Einheit (Monaco 1935-42) egli stesso ricostruì la vicende del popolo tedesco, nei suoi diversi rami, dall'alto medioevo alla guerra fratricida del 1866. Durante l'occupazione hitleriana dell'Austria (1938) fu fautore del Terzo Reich per cui, dopo la restaurazione della Repubblica Austriaca nel 1945, fu privato della cattedra. Pese mano quindi, nella solitudine di Ehrwald, a una storia della storiografia tedesca dall'umanesimo in poi (Geist und Geschichte vom deutschen Humanismus bis zur Gegenwart, Monaco-Salisburgo 1950-51), il cui II vol. uscì postumo.
Bibl.: C. Antoni, H. von S. e l'unità della stor. tedesca, in Studi germanici, 2 (1937), pp. 46-75; F. Valsecchi, H. von S. e la sua concec. unitaria della stor. ted., in Riv. stor. ital., $5^{2}$ serie, 2 (1937), pp. 45-69; M. Petrocchi, Situazione di von S., in L'uomo e la stor., Bologna 1944, pp. 123-27; S. Furberi, H. von S., in Nuova rivista storica, 35 (1951), pp. 166-72; W. Näf, H. von S., in Hist. Zeitschrift, 173 (1952), pp. 93-101. Silvio Furberi
STABAT MATER. - Sequenza nota in molte redazioni, da messoli e libri liturgici (una trentina ca. tra la metà del sec. xiv e la fine del xv) e da manoscritti; a queste vanno aggiunti per antichità e autorevolezza due testi, uno inserito negli Annales Genuenses di Giorgio Stella (sec. xiv) e uno che si legge nel Rosarium Sermonum di Bernardino de' Busti (sec. xv).
Primo problema dunque quello della ricostruzione critica del testo, alla cui soluzione sarà ben difficile addivenire, se si presumesse raggiungere il testo originario: anche solo le poche redazioni messe a confronto dal Tenneroni e dall'Ermini (meno di una dozzina) oscillano tra una quarantina e un centinaio di versi. Si pensi poi, come giustamente scrive l'Ermini, che nel medioevo gli scritti di letteratura liturgica furono ben di rado connessi ai loro autori, e che anzi spesso "una celebre sequenza non è che un'ostorta variazione o riduzione d'una o più sequenze anteriori, compiuta da uno scrittore di ingegno poetico originale ", e soggetta a sua volta, senza soluzione di continuità, a posteriori variazioni e riduzioni. Tale appunto è il caso dello $S . M$.; in pratica però la
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Stabat Mater - Ante crucem virgo stabat, sequenza ricordata fra le fonti del testo attuale dello S. M. Cod. Vat. lat. 3423, t. $\mathrm{I}^{\mathrm{V}}$ (sec. xim-xiv) - Biblioteca Vaticana.
tradizione liturgica, che il popolo stesso ha contribuito ad instaurare, ha dalla sua evidenti ragioni di antichità, di concisione, di coerenza stilistica e formale. Essa è rappresentata dalla versione che Benedetto XIII volle accolta, nel 1727, nel Messale romano: ed è, con il Veni Creator, il Lauda Sion, il Victimae paschali e il Dies irae, la quinta delle sequenze che vi sono rimaste e, confrontata con le versioni analoghe o più vicine, si presta a ben pochi emendamenti congetturali e sempre di secondaria importanza.
Quanto all'autore, fra i molti cui lo S. M. viene attribuito (Giovanni XXII, s. Bernardo, s. Bonaventura, Innocenzo III, Gregorio IX) solo Iacopone (v.) da Todi ha raccolto, specie per merito dell'Ermini, un notevole numero di suffragi tra gli studiosi, anche perché a lui lo attribuiscono, tra gli altri, due codici del sec. xiv e l'edizione di Brescia del 1495. Però i raffronti stilistici con le altre poesie di Jacopone dànno risultati piuttosto incerti e discutibili, e forse per questo i più recenti e qualificati studiosi della lirica jacoponica (quali M. Casella, N. Sapegno, L. Russo) non si pronunciano sulla attribuzione dello $S . M$. o la accennano di sfuggita. Comunque è indubbio che il tono generale e l'atteggiamento sentimentale della sequenza corrisponde a quello di varie poesie ed espressioni del poeta di Todi, e che essa ben si addirebbe, dal punto di vista psicologico, agli ultimi anni della vita di lui (1303-1306).
E indubbio, soprattutto, che lo S. M. s'inserisce armonicamente in una lunga e ricca tradizione (dalle collezioni del Blume, del Dreves, del Mone, del Daniel, dello Chevalier sono stati additati non meno di 134 inni che hanno per argomento la Compassio Mariae), sintetizzandola e sublimandola con il sigillo dell'arte di un poeta che alla commozione sincera e profonda, non lontana, a tratti, dal rapimento della mistica contemplazione, ha saputo unire un linguaggio semplice, scorrevole,
eppur denso di ben collocate reminiscenze scritturali. Alla semplicità dell'eloquio corrisponde quella del metro : la strofa esastica, denominata versus caudatus tripertitus, composta di due membri paralleli, ciascuno di due ottonari piani e un senario sdrucciolo, rimanti aab, ccb.
Si tratta di uno sviluppo e di una semplificazione del tetrametro trocaico catalettico latino, usatissimo nel medioevo in composizioni sacre e profane, il quale dapprima spezzatosi in due versi (a causa della forte cesura mediana che lo caratterizzava), sul tipo del Pange lingua (schema $a b, b b$ ab, dove $b$ rappresenta sempre il verso sdrucciolo) poté poi offrire il destro ad altre combinazioni, una delle quali, e tra le più fortunate, è quella dello S. M., che osserva ormai le nuove leggi del ritmo di tipo discendente, con percussione sulle sedi dispari, come era quello del tetrametro trocaico classico.
All'unità del periodo ritmico corrisponde, nello S. M., l'unità del periodo logico : vale a dire che il pensiero si presenta, in ogni strofa, armonicamente svolto e concluso in sé, pur con graduale efficacissimo passaggio dall'esordio, in cui prevale la rappresentazione (st. 1-4), alla parte centrale, in cui il poeta ardentemente invoca, con espressioni riboccanti d'affetto e di mistico fervore, di essere fatto partecipe della passio Unigeniti e della compassio Mariae (st. 5-18), e alla parte conclusiva, in cui egli implora la salvezza della propria anima (st. 19-20). Un componimento, insomma, di alto valore lirico e religioso, che la Chiesa fece ufficialmente suo, accogliendo non solo una tradizione liturgica già da lungo tempo instaurata e diffusa (pur con notevoli varianti, lo $S . M$. si trova inserito nei messali francescani dell'inizio del sec. xiv, nel Messale di York del 1390 e in quello di Breslavia del 1414), ma anche il desiderio dei fedeli, che di quel canto avevano ormai fatto una delle più sincere e commosse espressioni del proprio amore e della propria devozione verso la Mater dolorosa.
Bibl.: N. Gibe, Die Sequenzen des viom. Messbuches, dogmatisch und acustisch erblüet, 2 ed. Friburgo in Br. 1900, pp. 62-94; A. Tenneroni, Jacopone da Todi, lo S. M. e Donao del Parodino, Todi 1887; A. Morini, Orieine del culto all' Aldolorato, Roma 1893; E. Wechseler, Die romanischen Marienblumen, Halle 1893; G. Puchen, Jacopone da Todi frère mineur de st. François, Parigi 1914; T. Ermini, Lo S. M. e i piani della Vergine nella lirica del medio evo, Città di Castello 1916.
Ruggero M. Ruggieri
## STABIA: v. CASTELLAMMARE di STABIA.
## STABILIMENTI DELLO STRETTO : v. MA-
LESE, FEDERATIONE.
STABLUM, Emanuele. - Medico, n. a Terzolas (Trento) il io giugno 1895, m. a Roma il 16 marzo

(per cortesia dei dott. Rino Cavalieri)
Stablum, Emanuele - Ritratto.
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1950. Entrò fra i Concezionisti nel 1911. Laureatosi in medicina e chirurgia nell'Università di Napoli (1931), fu (dal 1932) direttore sanitario e (dal 1941) superiore dell'Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma.
Scrisse principalmente articoli di argomento medico su Cronache dell'IDI (Istituto dermopatico Immacolata), pubblicazione mensile da lui fondata nel 1946 (Apostolato medico, 2 [1947], n. 4; Tumori della pelle, 3 [1948], nn. 4-5; L'ortitoria, 4 [1949], n. 1). Uomo di vasta cultura e di particolare attitudine alla sperimentazione, perfezionò scientificamente il metodo terapeutico delle dermopatie, ereditato dal p. A. Ludovico Sala (v.), e lo completò con nuovi prodotti (Depurativo IDI - Lilial neve, ecc.). Si occupò principalmente della cura della psoriasi, della vitiligine, ecc.
Biol., Fr. E. S., in L'osservatore romano, 18 marzo 1950, p. 3; Cronache dell'IDI, 5 (1950), nn. 3-4 interamente a lui dedicati.
Rino Cavalieri
STADION, CHRISTOPH. - Vescovo, n. nel marzo 1478 di famiglia nobile della Svevia a Schelklingen, m. o Norimberga il 15 apr. 1543.
Studiò a Tubinga ( 1490 ) e Friburgo in Brisgovia, ebbe la laurea di diritto a Ferrara, nel 1507 divenne canonico di Augusta quindi decano e vescovo il 20 apr. 1517. Fu ritenuto come il più dente dei principi-vescovi della Germania. Obbedendo alle prescrizioni del Concilio Lateranense V si propose il riordinamento della diocesi, tenise un Siondo nel 1517 e nel 1518 ne ordinò la visita; nell'ott. 1520 si decise a pubblicare la bolla papale contro Lutero, vincendo le dubbiezze suscitate in lui dalle divisioni penetrate in Augusta. In occasione della Dieta d'Augusta nel 1530, prese parte alla grande processione del Corpus Domini cui assistette anche Carlo V. Lo S. era però ben disposto ad un'intesa con i protestanti. Si moveva infatti nella corrente di Erasmo di Rotterdam, da lui messo al di sopra dei grandi teologi dell'antichità e ammirato quale maestro di vita spirituale.
Patrocino apertamente la concessione del calice ai laici, la soppressione del digiuno, il matrimonio dei preti e la liturgia in lingua tedesca, per cui fu ripreso dal nunzio Morone ad Hagenau nel giugno 1540; però gli promise nel 1542 di provvedere alla riforma della diocesi, pur esagerandone le difficoltà. Infatti in molte parti il protestantesimo vi era penetrato largamente: nel palatinato di Neuburg, nella contea di Öningen, nelle città imperiali di Dinkelsbühl, Memmingen, Nördlingen e nella città episcopale, dov'era giunto con impronta zwingliana. Morì dopo avere accolto il mese precedente l'inviato papale Otto di Truchsens che doveva succedergli nel vescovato.
Biol.: Pastor, IV, p. 265; V, pp. 37, 56, 259, 438 sgg., 458; H. Jedin, Storia del Conc. di Trento, I, Breccia 1949, pp. 130, 249, 303, 382 .
Pia Puscholt
STAEL, ANNE-LOUISE-GEbMAINE de. - Di famiglia calvinista d'origine ginevrina, figlia del famoso ministro di Luigi XVI, J. Necker, n. a Parigi il 22 apr. 1766, m. ivi il 4 luglio 1817 , andata sposa nel 1786 al barone Erik Magnus de S.-Holstein, ministro di Svezia alla corte di Francia, il quale si separò formalmente da lei nel 1797. Fin dai primi anni della Rivoluzione Francese prese posizione per i «costituzionali», o liberali, i cui circoli facevano capo al suo salotto; si trovò per questo in aperto contrasto con i giacobini del Terrore prima e con Napoleone poi. Dopo le dimissioni del padre dal ministero, visse con lui a Coppet sul lago di Ginevra e vi preparò i suoi primi saggi letterari ispirati alla morbosa sensibilità del tempo.
Il matrimonio le permise di vivere a Parigi durante il primo periodo rivoluzionario, fino al sett. 1792. Fu a Londra per quattro mesi, all'inizio del 1793, e poi di nuovo a Coppet. Pubblicò allora le sue prime Réflexions politiques sur le procès de la Reine (1793) et sur la paix (1794-95); il suo costituzionalismo si veniva intanto chiarendo, grazie pure all'incontro con Benjamin Constant (v.).
Nel 1800 usciva il suo saggio De la littérature considérée dans ses rapports avec les institutions sociales, panorama della letteratura europea considerata come espressione della società. E del 1802 un tentativo di «romanza di passione», Delphine. Alla fine del 1803 la polizia napoleonica le ingiunse di lasciare Parigi : seguirono dieci anni di peregrinazioni (Germania e Italia), interrotte da lunghi soggiorni a Coppet e concluse, nel 1812-13, da un avventuroso viaggio in Russia e poi in Inghilterra (la S. riassunse le sue esperienze di esule in Dix années d'exil).
Frutto di un viaggio in Italia fu il romanzo Corinne ou de l'Italie (1807): l'immagine manierata dell'Italia, oltre che ad un sincero entusiasmo, si ispira alle concezioni estetiche con le quali M.me de S. era venuta in contatto attraverso la conoscenza di Goethe e dei corsi di Schelling e Schlegel. Con essi e con Jacobi ebbe nuovi contatti a Monaco e a Vienna, nell'inverno 1807-1808; un più lungo soggiorno a Coppet le diede agio di comporre il suo capolavoro De l'Allemagne (Parigi 1810), subito sequestrato per l'implicita vigorosa professione di fede nella libertà che conteneva. La visione dell'umanità e dello spirito tedeschi che quasi vi si identificava con la nuova sensibilità e la nuova poetica più direttamente legate alle tradizioni medievali e cristiane d'Europa, quelle romantiche, ebbe subito vasta risonanza e procurò alla S. la fama maggiore. Ritornata dall'Inghilterra sul continente, M.me de S. si tenne un poco in disparte dalle attive polemiche costituzionali del Cento giorni e della restaurazione; attese tuttavia a riordinare il frutto della propria esperienza politica nelle Considerations sur la Révolution Française (pubblic. postume nel 1818 dal genero, duca de Broglie), Ritornata in Italia, nell'inverno 1815-16, pubblicò sulla rivista Biblioteca italiana una Lettera sulle traduzioni (e sulla loro utilità per il rinnovamento delle lettere italiane) che accese in Italia la più viva polemica romantica.
Biol.: una rassegna bibl. delle opere è stata curata da P. E. Schaumann, Parigi 1938. - Studi: M. Souriau, Les idées morales de M.me de S., Parigi 1910; E. Othen, Les idées morales, philosophiques et pédagogiques de M.me de S., ivi 1910; P. Gautier, M.me de S., ivi 1914; J. A. Henning, L'Allemagne de M.me de S. et la polémique romantique, ivi 1929; B. Munteanu, Les idées politiques de M.me de S., ivi 1931; M. Ruini, La Signora di S., Bari 1931; C. Pellegrini, M.me de S., Firenze 1938; O. TaxisBordogna, M.me von S., Lipsia 1939.
Enzo Bottasso
STAGIONI. - Il tema delle S., per la sua portata allegorica, interessò fin dalle origini l'arte cristiana (v. PESsONIFICAZIONI).
In un secondo tempo esso si articolò e confuse in quelli più complessi, ma conseguenti, dello Zodiaco e dei Mesi. Il punto, da cui procede ogni ulteriore sviluppo, è indicato da un avorio paleocristiano conservato nel Tesoro della cattedrale di Milano. L'Agons Dei è iscritto in una ghirlanda di frutti che mutano quattro volte nel giro, significando il succedersi delle S. ed esaltando, nel cerchio che non ha principio e non ha fine, l'eternità del simbolo che incorniciano: ma qui la materia decorativa è sentita ancora nella sua realistica scansione di volumi e goduta al di fuori d'ogni grafia didascalica.
Avanzando nel tempo questa tendenza è sopraffatta dall'intenzione allegorica : alla stilizzazione allusiva diventa sufficiente il segno calligrafico. Solo vivono i significati didascalici e il tema delle S. è assorbito nei ritmi complicati e generici dei calendari ecclesiastici. Tale processo si compie nella miniatura bizantina. Il motivo conta per il suo riferimento alla parabola della vita umana, vale a dire per le analogie ovvie e di origine letteraria, ad es., fra la primavera e la giovinezza, fra l'estate e la maturità, ecc. Così trasformato esso viene restituito dalla miniatura alle arti figurative del periodo romanico, come si può constatare osservando un affresco nella cripta del duomo di Anagni. Intorno ad un uomo nudo collocato al centro di una vòlta appaiono quattro piccole teste nimbate, che recano le didascalie: Ver humidum et calidum - estas calida et sicca - Autumnus frigidus - Hiens humidus.
Il richiamo figurato alle caratteristiche delle S. e dei Mesi, congiunto generalmente con l'illustrazione delle attività umane, riacquistò un senso completo quando la Chiesa s'adoperò per riportare i fedeli alle attività agresti,
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(per cortesia del prof. E. Jasi)
Stagioni - Sarcofago pagano con i geni della s., proveniente dal cimitero di Pretestato (sec. iv) - Roma, Museo Lateranense.
assumendosi anche un compito educativo: le stesse fondamentali nozioni meteorologiche indispensabili al buon esito d'ogni attività campestre venivano attinte in chiesa e ciò fornì un pretesto a rappresentarle, come un promemoria permanente. Ma il motivo piacque ed ebbe successo soprattutto per l'alto significato morale e teologico; come glorificazione del lavoro, nel quale è in atto l'aspirazione dell'umanità a quella perfezione e pienezza di vita fisica ed intellettuale, che è la prima radice della redenzione. Si veda come questa concezione trovi la sua consacrazione nel doppio ciclo delle sculture e pitture del battistero di Parma, dove vige un altro parallelismo medievale, quello secondo cui alle quattro S. corrispondono i quattro Evangelisti, così come ai dodici mesi corrispondono i dodici Apostoli. Ivi, infatti, di un completo ciclo scultoreo comprendente le quattro S. e i dodici Mesi, sistemati forse in origine in un unico fregio, rimangono i due altorilievi della Primavera e dell'Autunno, gerarchicamente esaltati nelle proporzioni maggiori e nella presentazione frontale o di scorcio, rispetto a quelli dei Mesi, iscritti di profilo.
Negli affreschi delle lunette all'interno, le S. sono raggruppate a due a due e il loro significato particolare è trasceso nella ricorrenza di un ritmo quaternario insistito in tutta la decorazione (i quattro fiumi dell'Eden, le quattro dimensioni, ecc.). In questo àmbito allusivo si collocano le analoghe figurazioni cicliche dei portali delle Cattedrali francesi ed italiane anche nel periodo gotico, da Notre Dame di Parigi al duomo di Cremona, da S. Martino di Lucca alla cattedrale di Messina.
L'arte del rinascimento toglie al tema il suo rapporto rigorosamente allegorico. Esso viene assunto nuovamente per il suo valore d'occasione decorativa, in cui se una allusione sussiste è al vario modo nel quale si configura l'ideale platonico del bello nelle vicissitudini umane e nelle variazioni del tempo.
Se nei vari Libri d'Ore della miniatura fiamminga e francese prevale l'interesse documentario e illustrativo e il senso delle S. diviene cronaca e sentimento dei vari accorgimenti con cui l'uomo sa difendersi e sfruttare le mutazioni meteorologiche e i loro effetti naturali, per contro nella scultura e pittura italiana del Quattrocento persiste il gusto della personificazione ideale che raramente scade al solo episodio narrativo. Gli esempi tipici di questo modo si offrono spontaneamente alla memoria nel classico esempio della Primavera di S. Botticelli, e più ancora nel gruppo delle S. eseguito da artisti della scuola ferrarese, già nella chiesa di S. Domenico a Ferrara, e ora disperso fra la collezione Strozzi (Firenze), la Gemäldegalerie (Budapest) e il Kaiser-Friedrich Museum (Berlino). Il momento più alto è raggiunto nell'Autunno di quest'ultima raccolta, variamente attribuito (Galasso, Francesco del Cossa) : una figura assorta di giovane donna, saldamente piantata, brandendo gli arnesi da lavoro e sostenendo alcuni tralci, da cui pendono succosi grappoli, domina, come una divinità pagana, un chiaro paesaggio popolato di piccole figure. Il tema subordinato dei Mesi e dei segni zodiacali ha ampio sviluppo negli affreschi di Palazzo Schifanoia a Ferrara (Tura, F. del Cossa, E. de Roberti) che riassume, nel suo complesso, il gusto metafisico delle allegorie umanistiche.
Il distacco da ogni intenzione religiosa è qui ormai
definitivo. Lo sviluppo del tema nell'arte del Cinquecento porgerà altri esempi artisticamente elevati, come le statue di A. Vittoria a Villa Pisani (Montagnana), del Francavilla e Caccini sul Ponte S. Trinita (Firenze), e le gustose interpretazioni pittoriche di Paolo Veronese a Maser, dove la personificazione delle S. viene riportata alla coincidenza con le divinità pagane che le rappresentavano nei miti classici (ad es., la Primavera è personificata da Venere, l'Estate da Cerere, l'Autunno da Bacco, ecc.).
Analogamente nell'allattamento scenografico dei giardini il tema si confonde spontaneamente con la rievocazione delle divinità classiche; e sono chiamate in causa specialmente Cerere, Pomona, Flora, Proserpina (esempi un po' dovunque da Villa d'Este di Pirro Ligorio [Tivoli] a Villa Aldobrandini di Giacomo della Porta [Frascati] alle Ville Palladiane del Veneto, alla settecentesca Villa Barbarigo di Valsanzibio [Padova]). E evidente che qui la personificazione non coincide con una esigenza culturale e il dato iconografico si riduce a un puro pretesto, ad un gioco di riferimenti ambientali, in funzione emblematica ed allusiva.
Nel Seicento tuttavia il motivo ebbe alcune riprese con l'ampio respiro che vi aveva impresso il Veronese nei suoi orditi scorsi aerei; ma gli aritisti puntarono soprattutto sugli stimoli sensori (per cui l'allegoria diviene cifra di effetti esclusivamente fisici : impeto solare nell'estate, incombere di nubi gradide di piogge nell'autunno, ecc.), particolarmente nei cicli pittorici genovesi di Palazzo Bianco (D. Piola) e di Palazzo Rosso (G. de Ferrari), e in quelli di Ciro Ferri nella villa Falconari a Frascati.
Il Settecento si attenne ad una clesione di riferimenti puntuali analoghi a quelli che avevano distinto la miniatura fiamminga: le S. furono visualizzate negli atteggiamenti che esse suggeriscono agli uomini. Così G. D. Tiepolo celebrò l'Estate con tenue poetica intinta di esotismo, in affreschi come il Riposo dei contadini nella villa Valmarana (Vicenza); il Van Loo e i fratelli Valeriani nelle fasi della Caccia di Diano nel Castello di Stupinigi personificarono la Primavera, l'Estate, l'Autunno.
L'Ottocento abbandonò le personificazioni e concentrò l'attenzione sugli aspetti paesistici e ambientali di ciascuna S. Soprattutto gli impressionisti francesi si misurarono in ricerche cromatiche e illuminatiche dalle quali appare ormai lontana l'intenzione illustrativa. L'intero ciclo delle S. fu eseguito con molte varianti dal Sisley che ottenne il miglior esito nella Primavera della Nationalgalerie di Berlino (1874). Ma non c'è forse pittore che non abbia nel corpo della sua produzione più di un pezzo che s'intitoli alle S.; basterà ricordare l'Estate di Cézanne della collezione Liebermann (Berlino) e per l'Italia l'Inverno di P. Fragiacomo nella Galleria d'arte moderna di Roma e la Primavera alpina del Segantini nella Galleria d'arte moderna di Milano. - Vedi tav. LXXVIII.
Bris.: A. Colosenti, Le S. nell'antichità e nell'arte crist., in Riv. d'Italia, 4, 1901, p. 669 sgg.; P. D'Ancona, L'uomo e le sue opere nelle figurec, ital. del Medioevo, Firenze 1923; R. Van Marle, Iconographie de l'art pralone au Moyen Age et à la Renaissance, L'Aia 1932; G. Bazin, Le livre des Saisons, Ginevra 1946.
Ricordo Averini
STAHL, Friederich Julius. - Giurista e uomo politico, ebreo convertitosi al luteranesimo, n. a Monaco di Baviera il 16 genn. 1802, m. a Bad-Brückenau il 10 ag. 1861.
Scrisse varie opere, fra cui : Das monarchische Prinzip (1845), Was ist Revolution? (1852), Der christliche Staat (1858), Die gegentvärtige Parteien in Staat und Kirche (1863), e, principale, Die Philosophie des Rechts in geschichtlicher Ansticht (1830-37; vers. it., Storia della filosofia del diritto, a voll., Torino 1853). In questa ultima opera, dimostrata l'inaccettabilità delle teorie filosofiche kantiane e idealetiche sull'essenza del diritto e dello Stato, lo S. riprende la concezione tradizionale : l'autorità ha il suo fondamento in Dio, e quindi in una norma superiore sia al principe che al popolo. Il principe perciò, solo responsabile davanti a Dio, e pur identificandosi con il po-
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tere stesso dello Stato, deve esercitare tale potere, condizionato com'e al bene morale dei membri della comunità, con la collaborazione dei rappresentanti dell'aristocrazia, della Chiesa nazionale e delle autarchie locali.
Tale concezione fu fatta propria dal partito conservatore prussiano, da lui capeggiato.
Bbai, essenziali : R. Michniewicz, S. und Bismark. Berhino 1913: H. Schmidt, F. 7. Stah! über die deutsche Nationalstaatsidee, Breslovia 1914: K. Guggenberger, s. v., in LThK, IX, col. 762 (con altra bibl.).
Michele Lecce
STALIN, losif VissarionoviC (Džugažvili). Uomo di Stato russo, n. a Gori, piccolo villaggio del Caucaso, da un calzolaio georgiano, il 21 dic. 1879. Dal 1893 al 1899 studiò nel seminario ecclesiastico "ortodosso" di Tiflis, dove accessosi d'entusiasmo per l'idea socialista svolse segretamente attività rivoluzionaria. In seguito, la sua principale occupazione consisté nel dedicarsi all'azione politica in favore del partito socialdemocratico russo dei lavoratori, a cui apparteneva già dal 1898.
Nei lavori di genere letterario o teoretico non riusciva cosi bene come nell'esecuzione di audaci progetti Rivoluzionari sul tipo degli assalti alle prigioni, delle famigerate espropriazioni per provvedere il denaro necessario al partito, e simili. Tale attività gli frutto due volte il carcere e sei volte la deportazione in Siberia, donde egli seppe fuggire per ben cinque volte, ma dové ritornarvi, per esserne poi liberato solo in occasione della Rivoluzione del febbr. 1917.
Dopo la Rivoluzione d'ott., S. cercò di salire lentamente verso posti sempre più importanti, all'ombra amica di Lenin che l'apprezzava come energico esecutore dei suoi propositi: fu infatti commissario del popolo per gli affari delle nazionalità nel 1917, nel 1919 fu commissario del popolo per il controllo dei lavoratori e dei contadini, membro del Politburò e dell'Orgburó, e finalmente, a partire dall'XI Congresso del partito, segretario generale del Comitato centrale del partito comunista. Con abilità egli si servi di questa posizione-chiave, per occupare a poco a poco l'intero apparato del partito con persone fidate: fu un lavoro sistematico e di freddo celcolo, consistente nel preporre uomini a sé devoti agli uffici di compilazione delle liste dei candidati, nel mandare in regioni lontane le persone sospette prima che avessero luogo le elezioni, nel nominare alla direzione della stampa comunisti di provata fede, ecc. Il colpo apoplettico sopravvenuto a Lenin subito dopo l'XI Congresso del partito gli fu intanto assai propizio. Proprio poco prima della sua morte, Lenin aveva espresso nel suo famoso Testamento la propria indignazione per la piega presa dagli avvenimenti ed aveva violentemente biasimato S. Ma poiché anche altri capi del partito vi erano stati criticati, questo documento non fu mai pubblicato dalla direzione del partito.
Il primo avversario che S. elimino nella lotta per il potere fu Trotzkij. Alla teoria trotzkista della rivoluzione permanente egli oppose quella, che si suole attribuire a Lenin, cioè la teoria della possibilità del socialismo anche in un solo Stato, la quale teneva in maggior conto il fatto che le masse erano stanche della guerra e della rivoluzione, e quindi poteva essere facilmente messa in pratica. Nella lotta contro Trotzkij, S. fece lega con Zinov'ev e con Kamenev (la Trojha) e in seguito con Kalinin, Tomskij, Rykov e Kuibyšev (la Semporka). Silurato Trotzkij, egli nel XIV Congresso del partito, tenutosi verso la fine del 1925, la ruppe con Zinov'ev e Kamenev, i quali costituirono con Trotzkij il blocco dell'opposizione di sinistra. Mediante una nuova lega con Bucharin, Rykov e Tomskij, gli riusci in due anni di vincere questa pericolosissima opposizione nell'interno del partito: nell'ott. 1927 Trotzkij e Zinov'ev vennero esclusi dal Comitato centrale, inoltre per voto unanime dei partecipanti al XV Congresso del partito Trotzkij ne fu espulso il 18 dic. di quell'anno ed esiliato nel Turkestan con altri dieci suoi partigiani il 19 genn. 1928. Ma quando S. non molto tempo dopo, sotto la pressione della peggiorata situazione politica
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