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 centrale, inoltre per voto unanime dei partecipanti al XV Congresso del partito Trotzkij ne fu espulso il 18 dic. di quell'anno ed esiliato nel Turkestan con altri dieci suoi partigiani il 19 genn. 1928. Ma quando S. non molto tempo dopo, sotto la pressione della peggiorata situazione politica
con i paesi esteri e del pericolo d'una guerra, tracciá il primo piano quinquennale dando corso all'industrializzazione e collettivizzazione e attuando perciò proprio quei piani per cui Trotzkij era stato perseguitato, fu inevitabile la rottura con Bucharin, Rykov e Tomskij, e si formò la terza ed ultima opposizione, quella di destra, contraria alla collettivizzazione forzata e all'abolizione della Nep. Però la penetrazione degli elementi favorevoli a S. nell'intero apparato del partito era cosi avanzata, che quest'opposizione poté esser superata senza molta fatica. Il XVI Congresso del partito segna la vittoria sull'opposizione di destra e insieme il trionfo pieno del nuovo indirizzo: tutti i discorsi furono tenuti da fiancheggiatori di S., non si udi più una sola parola da parte dell'opposizione, ma solo attestati di sottomissione recitati dagli avversari vinti, dei quali i più furono giustiziati nei grandi processi spettacolari dal 1936 al 1938. Allora S. si poté dedicare senza ostacoli all'attuazione dei suoi piani. Dopo l'industrializzazione, egli aveva imposto nel quinquennio 1930-35 ai riluttanti contadini la collettivizzazione delle terre, e nel 1936, introducendo la nuova Costituzione dell'U.R.S.S., proclamò la realizzazione del socialismo, prima tappa verso il comunismo. Il patto di non aggressione, concluso con Hitler nel 1939, contribuí essenzialmente allo scoppio della seconda guerra mondiale. L'ossalto proditorio sferrato da Hitler contro l'Unione Sovietica, il suo errore tattico di scendere in campo non solo contro il regime bolscevico ma anche contro il popolo russo, e finalmente l'effettivo aiuto materiale che veniva dagli Alleati, tutto seppe scaltramente utilizzare S., per trarre il maggior profitto dalla vittoria sulla Germania. Con gli accordi di
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(fot. Anderson)
Stagioni - La Primavera. Dipinto su tela di Cosma Tura (2a metà del sec. xv) - Londra, Galleria nazionale.

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Yalta e di Potsdam, e con la sovietizzazione dei territori occupati dall'Armata Rossa nell'Europa orientale, l'Unione Sovietica ottenne un'estensione territoriale e un'importanza politica con prima raggiunta dalla Russia. I caratteri distintivi della politica di S. negli anni successivi alla guerra sono: divisione del mondo in due sfere d'influsso nettamente separate con la cosiddetta "cortina di ferro"; scatenamento d'una campagna ideologica contro il cosmopolitismo, contro il complesso d'inferiorità di fronte alla cultura borghese e in favore d'uno sciovinismo sovietico e perfino russo; sforzo d'accrescere il prestigio sovietico nei paesi ad ovest della cortina di ferro mediante il cosiddetto "Movimento per la pace"; inasprimento della dittatura del partito in tutti i settori della vita, non escluso quello culturale e scientifico; e infine la propaganda o, quanto meno, la permissione d'un vero culto verso la persona del Grande Capo. S., a tenore d'un comunicato ufficiale del governo sovietico, mori il 5 marzo 1953.

Sul terreno ideologico, l'importanza di S. fu dai sovietici agguagliata a quella di Marx, di Engels e di Lenin. In realtà bisogna dire che, quanto al materialismo dialettico (v.), egli si contentò di sistemare le dottrine di Engels e di Lenin. Quanto al materialismo storico (v.), S. giunse invece a sconvolgere la concezione materialistica della storia sostenuta da Marx, a causa del grande rilievo dato all'influsso che le soprastrutture culturali eserciterebbero di riflesso sulla base economica. Dal momento che il partito comunista in qualità di istituzione politica fa parte anch'esso della soprastruttura, ne segue logicamente che la dittatura del partito o quella personale di S. ricevono una base teoretica. Anche in altri punti decisivi S. si scostò da Marx. Rigettò il principio marxista dell'uguaglianza come s un non-senso reazionario piccolo borghese, degno d'una setta primitiva di asceti, ma non di una società socialista organizzata marxisticamente»; all'internazionalismo marxista sostituì fin dal 1934, con accenni sempre più marcati, il patriottismo sovietico russo; mise da parte la teoria della graduale scomparsa dello Stato sottolineando la necessità di potenziarlo, finché dura il pericolo dell'accerchiamento capitalista; alla direzione collettiva dello Stato sostituì la sua dittatura personale. Se Lenin permetrava ancora opposizioni e libere discussioni all'interno del partito ed esortava a non versare sangue fraterno, S. invece sradicò ogni opposizione nell'interno del partito con sanguinose "epurazioni ", legà l'operaio alla fabbrica e il contadino al holchaz, e introdusse il passaporto per l'interno, il libretto di lavoro e punizioni gravi contro i trasgressori della disciplina del lavoro.

Si deve concedere che S. ha ottenuto parecchio con questi metodi: di un paese economicamente retrogrado egli ha fatto una grande potenza economica e militare, che occupa uno dei primi posti nel mondo. A ciò bisogna però opporre l'enorme prezzo sborsato: la collettivizzazione forzata negli anni 1932-34 provocò una carestia che costò la vita di alcuni milioni d'uomini ( 5 milioni, secondo le dichiarazioni del commissario del popolo Petrovskij; 5 milioni, secondo i calcoli prudenti dell'organo menscevico Socialistideskij Vestnik; 8 milioni soltanto in Ucraina, secondo le affermazioni di Bolitskij, capo della G. P. U.). D. Dallin e B. Nilolsevskij calcolano a ca. 12 milioni i condannati ai lavori forzati (cf. Forced Labor in Soviet Russia, New Haven 1947). Nei dieci anni della liquidazione dell'Opposizione (1929-39) furono fucilati ca. un milione di persone, tra cui non c'erano solo i nemici di classe. Durante la "epurazione" degli anni 1937-38 morirono fucilati o furono fatti scomparire in altri modi: 5 dei 7 presidenti dell'ultimo Comitato esecutivo centrale, 9 degli 11 ministri centrali dell'U.R.S.S., 43 dei 53 segretari delle organizzazioni centrali del partito, il $90 \%$ dei capi comunisti stranieri che vivevano esuli a Mosca, il $54 \%$ dei generali, la maggior parte dello stato maggiore della G. P. U., la maggior parte degli incaricati di elaborare la nuova costituzione, ecc. Dei 22 membri del Comitato centrale del partito in carica nell'ott. del 1917 sopravvissero alle "epurazioni" soltanto S. e la compagna Kollontai, 17 erano stati fucilati o assassinati, solo Lenin era morto di morte naturale, mentre Dzeržinskij e Uritzkij erano morti misteriosamente.

Riguardo alla religione, né presso Marx né presso Engels né presso Lenin si possono trovare cosi poche dichiarazioni sfavorevoli come presso S. Inoltre nei suoi scritti si trova poco di esplicito contro la religione; la sua dichiarazione più nota è quella fatta ad una delegazione di operai americani nel 1927: "Il partito non può essere neutrale nei riguardi della religione..., poiché esso si schierà per il progresso scientifico, mentre i pregiudizi religiosi sono contro la scienza ". Tuttavia, dal tempo delle antiche persecuzioni romane, non mai il cristianesimo è stato costretto ad una cosi dura lotta per l'esistenza, come quella impassagi nel nome di quest'uomo.

BibL.: opere: I. V. Stalin, Sočinenija (Opere -), Mosca 1946 sgg. (ed. it. in corso di pubblicazione presso le edizioni Rinascita); id., Voprara leniniana (a Questioni del leninismo"), 11* ed., Mosca 1947 (trad. it. di P. Toglaati in 2 voll., Roma 1945); id., Il marxismo e la questione nazionale e coloniale, Torino 1948; id., Il marxismo e la l'emuistica, Roma 1952; id., Problemi economici del socialismo nell'URSS, 1111952. Studi: B. Sousvarine, Slutine. Aperco bistorique du bolchésisme, Parigi 1954; L. Trotsky, S. (postumo), Nueva York 1944: anon., Jostf Vissurionecif Stalin (Krathaja biografija), Mosca 1942; S. Labin, S. il Terribile, Milano 1950; G. Watter, Der dialektische Materialismus. Seine Geschichte und sein System in der Sowjetunion, Vienna 1952. pp. 233-39; id., Giuseppe S., Annone dell'antirelazione, in Civ. Catt. del 14 marzo 1953, pp. 601-17; L. Fischer, Vita di S., trad. it., Roma 1952; id., The life and death of S., Londra 1953.

STAMPA. - Sotto il profilo morale e giuridico, che qui in modo particolare interessa, e nel suo significato più generale, il termine indica quanto e in qualsiasi forma viene pubblicato mediante l'arte tipografica, per esprimere e propagare con la parola scritta o con l'immagine il pensiero umano. In senso più ristretto esso viene usualmente riferito al giornalismo (v.), ossia a tutta quella complessa attività pubblicistica, cui è stato attribuito anche il nome di quarto potere. La libertà della s. riguarda in modo prevalente questa attività, ma la questione si pone per tutte le pubblicazioni. La rilevanza speciale, data al giornalismo nella sua discussione, dipende dal suo maggiore influsso nella formazione dell'opinione pubblica (v. PUBBLICA OPINIONE) e dalla sua conseguente impor. tanza politica, particolarmente in regime democratico,
I. Libertà di s. e censura ecclesiastica. - La libertà di s. non è che un aspetto della libertà di pensiero e di parola, o meglio della libertà senza specificazioni, considerata in una sua particolare manifestazione, nella facoltà ad essa inerente di comunicare le proprie idee, opinioni e concezioni mediante l'uso della parola, in questo caso scritta.

Sebbene nell'antichità il problema non si presentasse negli stessi termini, in cui è venuta a configurarsi dopo l'invenzione della s., non mancano tuttavia, particolarmente nella legislazione romana, esempi che possono essere istruttivi ancora oggi.

Nella Chiesa si deve a Sisto IV, cosi benemerito per l'arte della s., l'introduzione della censura praemia, riconfermata e posta in atto da Alessandro VI nel 1492 (v. italice del Libri Proibiti). Qui importa soprattutto vedere quali siano i fondamenti giuridici della questione, che va guardata e sotto il profilo generale della libertà e sotto quello della Rivelazione.

La Chiesa ha ricevuto il mandato divino d'insegnare quanto Cristo ha insegnato, e per conseguenza il dovere di mantenere puro da ogni contaminazione di errore il deposito della verità rivelata, la cui integrale accettazione è condizione necessaria alla salute eterna, e il diritto d'invigilare affinché non venga corrotto. Questo dovere e questo diritto stanno a fondamento delle misure preventive da essa adottate, con le quali inoltre tende ad assicurare il conseguimento del suo fine istituzionale, la salus animarum, e la sua unità sociale, che riposa sul vincolo della comune fede. La libertà non viene con esse né menomata, né compressa. Individualmente rimane in potere di ciascun credente seguire o no le sue indicazioni; social-

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mente la sua azione si risolve in una chiarificazione degli obblighi, che incombono sul credente, per il fatto stesso della sua volontaria appartenenza alla società sopranna. turale fondata da Cristo. Se in ogni complesso sociale la libertà rimane limitata dal fine specifico, cui esso tende, e dalle sue leggi interne, tanto più ciò deve essere ammesso rispetto alla Chiesa, nel cui seno la libertà di s. deve sottostare all'esigenza dell'unità della fede, suo principio costituzionale, e alle necessità della salvezza, suo fine essenziale.
II. Libertà di s. e censura governativa. - Alquanto più complessa si presenta la questione riguardo alla società civile.

La libertà di s. venne per la prima volta affermata in Inghilterra nel 1693, quando i Comuni ricusarono di approvare le misure restrittive vigenti, aggravate in modo particolare dal Licensing Act del 1662. Il concetto passò con i coloni nell'America del Nord, dove ottenne la sua prima formulazione legislativa. Il Bill of rights accolse un emendamento alla Costituzione federale, presentato dalla Virginia e da altri Stati, e questo incluse nella Costituzione. Con esso venne interdetta qualsiasi legge, che potesse restringere la libertà di parola e di s. Il principio venne in Europa affermato nella Dichiarazione dei diritti del 1789 (art. 11); ebbe formulazione giuridica nella Costituzione del 1791 e in quella del 1793. Esso è penetrato in quasi tutte le costituzioni moderne. Lo Statuto di Carlo Alberto del 4 marzo 1848 , all'art. 4, dichiarava che «la s. è libera, ma una legge ne reprime gli abusi s. Lo Statuto promulgato da Pio IX il 14 marzo 1848 segui il moto iniziato dalla Rivoluzione Froncosa, in quanto con l'art. i i aboliva la censura preventiva o politica per le s., sostituendola con le misure repressive da stabilirsi della legge. Sulla stessa falsariga è continuato a muoversi il pensiero giuridico contemporaneo, del quale è espressione più recente la dichiarazione internazionale dei diritti dell'uomo approvata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (v. diritti dell'uomo).

L'esame dei testi costituzionali anche più recenti pa. less come essi pertino invariabilmente congiunte e l'affermazione della libertà di s. e la determinazione di alcune restrizioni, per impedirne gli abusi, o fissate col riferimento alla morale e al buon costume o da specificare in una legge particolare. Ciò facilita di molto la soluzione della questione speculativa sul diritto di libertà della s. e sui limiti.

L'esistenza di un tale diritto non è stata mai messa in dubbio dalla dottrina cattolica, rispettosa della persona umana, alla quale non poteva non riconoscere la facoltà di comunicare le proprie idee, mediante l'uso della parola orale o scritta. Sul linguaggio anzi e sulla sua funzione specifica è stato appoggiato uno degli argomenti principali per dimostrare la naturale sociovolessa dell'uomo. Il diritto, dunque, di comunicare pensieri e opinioni con i mezzi d'espressione a ciò idonei affonda le sue radici nella natura razionale dell'uomo e nella sua originaria destinazione alla vita sociale : esso è pertanto incontestabile. La dottrina cattolica ne ha soltanto combattuto una particolare interpretazione, dedotta dal falso concetto di libertà, definita come totale autonomia della volontà. Sotto l'aspetto pratico tutte le legislazioni le hanno dato ragione, non avendo alcuna di esse codificato la libertà senza limiti, sotto l'aspetto teorico tuttavia non poche lo hanno accolto, ricorrendo al limite esterno della legge.

Qui si annida un errore che va corretto. La libertà, non nel suo aspetto fisico di autodominio dell'atto ma nel suo aspetto morale, è facoltà di determinarsi in modo indipendente secondo le leggi immanenti della razionalità, e poiché l'essere umano ha la tendenza innata alla società, necessaria al suo pieno sviluppo, una doppia serie di leggi gli è intrinseca, quella che regola imperativamente la condotta privata e quella che lo guida allo stesso modo nella vita pubblica. La libertà conseguentemente è facoltà intrinsecamente limitata e dalla morale e dalla giustizia, nella quale sono incluse le esigenze imperiose della col-
lettività politica. La legge non è altro se non la determinazione positiva di questi limiti, già esistenti prima della sua formulazione, e in essi trova la sua ragione di essere non, come è stato affermato, in una suppositizia volontà generale, semplice espressione del maggior numero senza varare morale e contenuto giuridico, se non li mutua da altra fonte. La libertà di s., pertanto, è sì un diritto fondamentale della persona, ma un diritto intrinsecamente limitato, che lascia posto all'intervento regolatore dell'autorità politica.

Il criterio individuale per stabilire concretamente tale limite si desume dalla naturale destinazione della parola orale e scritta, la quale è intrinsecamente ordinata alla manifestazione e propagazione della verità; il criterio sociale dal bene comune, nel quale non solo devono intendersi compresi i diritti altrui, ma anche quelli della società in quanto tale : la preservazione dell'ordine pubblico e la tutela positiva dei valori umani, morali, civili e religiosi, parte del suo più elevato patrimonio spirituale. Oggetto di discussione riguardo alla libertà di s. rimane quindi soltanto se l'autorità politica possa ricorrere alle misure preventive: censura, sequestro di polizia, autorizzazione, oppure debba restringersi all'adozione delle repressive: funendo gli abusi.

Sul piano teorico non è possibile negare il suo diritto di prevenire il male, se lo può, e che sia migliore la prevenzione della punizione. A tale diritto non si oppone il falso motivo allegato per contestarlo, secondo il quale lo Stato non sarebbe in grado di conoscere la verità per protegerla dall'errore, poiché alcuni principi morali, di giustizia e di religione sono così evidenti e cosi radicati nella coscienza comune che il potere pubblico non può ignorarli. L'obiezione suppone uno Stato moralmente e religiosamente agnostico; il che è un assurdo speculativo e pratico. Maggior peso hanno contro le misure preventive i motivi dedotti dall'impossibilità di applicarle efficacemente, dalla mancanza d'imparzialità e dal pericolo della tirannia in esse implicito. Sul piano concreto, nel quale è sempre lecito appigliarsi alla regola prudenziale del minor male, si possono, dunque, accettare le seguenti conclusioni.

E da escludersi la censura preventiva per i troppo facili abusi cui si presta e per il pericolo dell'istaurazione di un regime tirannicamente oppressivo. Osportuno e lecito è il sequestro, particolarmente se riguarda le pubblicazioni immorali ed oscene, che offendono il pudore e il buon costume, i cui eventuali abusi possono essere evitati, se è seguito da regolare denunzia al potere giudiziario e processo. L'autorizzazione preventiva partecipa, sebbene in minor misura, dei pericoli della censura. Condizioni eccezionali, come la guerra e un particolare grave perturbamento interno, possono suggerire deroghe a queste norme e legittimare un più vasto intervento precauzionale dello Stato.

I doveri della s. si possono compendiare nella parola verità. Soltanto servendola essa può conseguire lo scopo immediato, cui è subordinato essenzialmente l'uso della parola scritta e dei mezzi d'espressione, e cooperare in modo benefico all'educazione del pubblico e alla formazione dell'opinione. Il servizio della verità non le interdice, tuttavia, la critica obiettiva e costruttiva dell'autorità politica. Vieta però le campagne di s. dirette a sovvertire l'ordine e a fomentare e dilatare l'odio con la menzogna. La «propaganda senza freno che non rifugge da manifeste alterazioni della verità» è stata additata da Pio XII, nella allocuzione natalizia del 1940, come fonte delle discordie internazionali. Essa va condannata come malcostume politico contrario al bene sociale, al dovere dell'onestà nella critica e nell'opposizione, ai compiti di una s. conscia delle sue alte finalità.

Bibl.: Leone XIII, encicl. "Libertas" (1888): L. Taparelli, Esame critico degli ordini rappresentativi. I, Roma 1894, pp. 262 312: G. Mosca, Sulla libertà di s., Torino 1882; H. Coulon, De la liberti de la presse, Parisi 1894; G. B. Clampi, La libertà di s. e la censura ecclesiastica, Prato 1896; C. Dawson, Freedom of the press, Londra 1904; G. Arangio-Ruiz, Il diritto di s., Modena 1905: F. Carrara, I limiti sociali della libertà di s., Torino 1908; D. Lugo, La libertà di s. nella storia e nella filosofia del diritto, Verona 1909; I. N. Güeneches, Principia iuris politici, Roma 1939, pp. 352-60; G. Sotgio, La libertà di s., Roma 1943; M. Borsa, Libertà di s., Milano 1945; V. De Caria, La libertà di s., Roma 1948; A. Jannitti-Pirumallo, La legge sulla s., ivi 1949. Antonio Messineo

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(DEL. Saratismo - Nettuno)
Stampa missionaria - Suore del Sodalizio di S. Pietro Claver intente a preparare la macchina per la tiratura di opuscoli e riviste in lingue indigene africane - Nettuno.

STAMPA, GASPARA. - Poetessa, n. a Padova nel 1523, m. a Venezia il 23 apr. 1554. Figlia di un gioielliere padovano, alla morte di lui si trasferì con la madre a Venezia, dove imparò greco e latino da Fortunio Spira, musica e canto da Pierisson Cambio; partecipò alla Compagnia dei Dubbiosi e all'Accademia dei Pellegrini con il nome di Anassilla.

Il suo "ridotto" fu il più frequentato da umanisti, artisti, poeti nel decennio 1540-50. Nel 1548 s'innamorò di Collaltino di Collalto, "il bel conte crudele" della Marca Trevigiana, mediocrissimo uomo. Abbandonata dal suo idolo, G. S. cercò conforto in Dio ("Dolce Signor, non mi lasciar perire"), ma anche in amori terreni. Si spense l'anno dopo. "Arsi, piansi, cantai" fu la breve vita dell'appassionata. I letterati del romanticismo ne fecero una vittima innocente dell'amore, quelli del positivismo una cortigiana. Le opinioni estreme fanno capo a due critici : A. Salza e G. A. Cesareo. Questi difese con buone ragioni madonna Gasperina. Il canzoniere della S., benché petrarcheggiante, è tra i migliori del '500 per ingenuità di passione e potenza di espressione. Trascende autobiografismo e platonismo in alcune liriche d'amore e di fede.

Bibl.: ed., Rime di G. S., Venezia 1554; Rime di G. S e di V. Franco a cura di A. Salza, Bari 1913; Le più belle pagine di G. S. ecc. scelte da G. Toffanin, Milano 1935. Studi: G. A. Borgese, Il processo di G. S., in Studi di lett. moderna, Milano 1915, pp. 20-28; A. Salza, Madonna Gasperina, in Giorn. stor. d. lett. ital., 87 (1913), pp. 1-101; 69 (1917), pp. 217-706; 70 (1917), pp. 1-60 e 281-99; E. Donadoni, G. S., Messina 1919; G. A. Cesareo, G. S. donna e poetessa, Napoli 1920; G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1929, pp. 358-61; L. Pompile, Gasparina, Milano 1936; B. Croce, Studi sulla poesia it. dal 300 al '500, Bari 1946, pp. 266-72.

Maria Sticco

## STAMPA MISSIONARIA.

I. La s. m. in Patria. - Le prime notizie missionarie stampate furono naturalmente relazioni di viaggio e trattati sul leggendario "Prete Gianni" (v.), ma presto i missionari furono anche i primi geografi, etnologi e storici dei paesi delle loro missioni. Basti citare la Historia de las cosas mas notables, ritos y costumbres del gran Regno de la China del p. Joan Gonzales de Mendoça (Roma 1585); l'opera di Nicola Trignult: De Christiana Expeditione Apud Sinas Suscepta, Ab Societate Jesu, ex P. Matthei Ricci eiusdem Societatis Comentariis Libri V. Ad S. D. N. Paulum V (Augusta 1616) e, fra le tante altre, le pubblicazioni di Jeronimo Lobo S. J. sull'Etiopia e del cappuccino Giovanni Antonio Cavazzi sull'Angola e il Congo. Bernardino da Sahagùn O. F. M. con la sua opera in 12 voll.: Historia universal de las cosas de Nueva España, cui attese dal 1547 al 1577, si meritò il titolo onorifico del più grande etnografo del sec. xvi. Storico dei paesi di missione fu, p. es., il gesuita Marino

Martini: De bello Tartarico Historia (Anversa 1654). Il p. Roberto de Nobili è considerato come l'iniziatore delle investigazioni moderne sul sanscrito. Dal sec. xvi alla prima metà del sec. xvir furono i tempi più propizi per i missionari cattolici a far conoscere scambievolmente la cultura europea ed asiatica e a difendere i diritti umani degli indigeni. Basti ricordare l'attività e le opere di Bartolomeo Las Casas (v.).

Direttamente alla pratica missionaria dovevano servire le cosiddette Cartiuhas, cioè piccoli catechismi con piccola grammatica e avviamento per imparare a leggere. La più celebre di queste Cartiuhas è quella compilata da Joāo de Barros: Grammatica da lingua portuguesa com os mandamentos da santa madre Igreja (Lisbona 1539), che servì a s. Francesco Saverio.

La tipografia poliglotta della Propaganda stampò nella prima metà del sec. xvir Cartiuhas in lingua arabica ed etiopica. In molte edizioni e versioni fu pubblicato il catechismo di Luis de Granada: Breve Tratado en que se declara de la manera que se podra proponer la doctrina de nuestra Santa Fí, y religion christiana, a los nuevos fiels (Salamanca 1588).

Fra gli studi di teoria e metodologia missionaria, sono da ricordare: Nicolao Herborn: Epitome convertendi gentes Indiarum ad Fidem Christi adeoque ad Ecclesiam sacrosanctam catholicam et apostolicam (Colonia 1532); di José de Acosta: De procurando sobre Indorum, libri sex (Salamanca 1588). I teorici missionologi protestanti come Fabricius, Hoornbeck e Mel ne hanno fatto largo uso. Un teorico è stato anche Tommaso di Gesù (v.) e Filippo Rovenio (v. mHENIUS PHILIP).

Ai Gesuiti spetta il merito di avere creato la letteratura missionaria periodica. Nel 1552 furono pubblicati in Roma gli Avisi particolari delle Indie e di Portogallo ricevuti in questi doi anni del 1551 e 1552 da li Reverendi Padri de la cöpagnia de Jesu. Negli anni susseguenti si pubblicarono altre lettere missionarie sotto il titolo: Avisi della Cina, Avisi del Giappone, Avisi delle Isole Filippine, Copia de alcune littere del Padre Maestro Francesco Xavier (Roma, Ingolstadt 1563; Lovanio 1571; Saragozza 1591). Pubblicazione costante divennero poi le Annuae Litterae Societatis Jesu anni 1581 ad Patres et Fratres ejusdem Societatis, Romae. Esse vanno dagli anni dal 1581 al 1614 e dal 1650 al 1654; e furono redatte a Roma sulle lettere obbligatorie dei provinciali e dei Superiori di Missione al Preposito Generale. Il primo tentativo francescano di dare un prospetto generale dell'attività missionaria dell'Ordine fu fatto da Valentino Fricius; Indionischer Religionsstand der gantzen neuen Welt beider Indien gegen Auff und Nidergang der Sonnen (Ingolstadt 1588).

Contengono principalmente materiale sulle sole missioni dei Gesuiti francesi, le Lettres édifiantes et curieuses (v.). Ricordiamo anche gli Annales de l'Association de la Propagation de la Foi (v.).

Anche vari Istituti religiosi nella prima metà del sec. xix presero a pubblicare propri periodici missionari, come i Lazzaristi nel 1834 con gli Annales de la Congrégation de la Mission, il Seminario delle Missioni estere di Parigi nel 1841-42 con i Comptes rendus; i Missionari dello Spirito Santo nel 1857, il Bulletin de la Congrégation di St Esprit et du S. Coeur de Marie; gli Oblati M. I. nel 1862 le Missions de la Congrégation des Missionnaires Oblats de Marie Immaculée, restringendo ai propri membri la comunicazione delle loro riviste per non creare dissidi con l'Opera della Propagazione della Fede. Qualche altra rivista di minore importanza, come quelle suetriache della fondazione leopoldina e dell'Africa centrale, quella di Colonia per i piccoli negri si rivolgevano anch'esse ai soli membri della loro associazione. L'opera di Lione nel 1867 cominciò a pubblicare il settimanale Les Missions catholiques. Bulletin hebdomadaire de l'Oeuvre de la Propagation de la Foi (v. missions catholiques).

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In breve tempo i periodici missionari popolari si moltiplicarono sempre più. Ogni Istituto missionario pubblica oggi i propri periodici missionari nei più vari paesi, per suscitare occasioni missionarie e procurare i sussidi necessari alle proprie missioni. Una rivista scientifica, per suggerimento del p. Roberto Streit, sorse nel 1911 per mezzo del prof. Schmidlin, e cioè la Zeitschrift für Missionznissenschaft (Münster 1911). Il medesimo p. Streit nel 1916 incominciò la pubblicazione della Bibliotheca Missionum, oggi sotto la direzione del p. Giovanni Dindinger arrivata al vol. XVII. In essa tutte le fonti e i libri sulla attività missionaria sono elencati e sottoposti ad un esame critico. Con lo Streit e lo Schmidlin ebbe inizio la a scienza missionaria o lo a missionologia».

È impossibile enumerare qui anche le sole pubblicazioni scientifico-missionarie più importanti degli ultimi decenni. Allo scopo si possono consultare i volumi della Bibliografia missionaria, editi dall'Unione missionaria del clero in Italia.
II. La s. m. nei paesi di missione. - Fu il Messico a possedere la prima tipografia fuori dell'Europa, per opera dell'arcivescovo Juan de Zumárraga (s.), ed il primo libro stampato fu la Breve y mas compendiosa Doctrina Christiana en lengua Mexihana y Castellana ( 1539 , en casa de Juan Comberger s). Nel 1543 il medesimo fece stampare una Cartinha; Doctrina cristiana breve para enseñanza de los niños. Nel 1557 fu stampata in Goa una Cartinha: Tratado da Doctrina Christiana estratta per s. Francesco Saverio dalla "Cartinha" di João de Barros.

Nel Giappone si incontra nel 1591 un Flos Sanctorum stampato dai Gesuiti con caratteri latini in lingua giapponese: Sanctus no go sagvco no Vehō noqui gogai (Kosusa 1591) in 2 voll., corredato da un vocabolario giapponese-portoghese. Il celebre catechismo del p. Luis de Granada fu stampato l'anno seguente: Fides no doxi to site ameratara su no riacu (Amacusa 1592). Del medesimo anno è pure la traduzione in giapponese della Dottrina cristiana dell'arcivescovo di Evora, Theotonio de Braganza: Nipponno Jesus no Companhia no Superior yori Christan ni soto no cotouari no tagaino mondo no gotogu sidai no vacachi tamo Doctrina (Amacusa 1592) che ha in appendice un vocabolario giapponese-portoghese. Luis Trois nella lettera annua del 1592 dice che fu stampato un calendario dei giorni di festa e di digiuno ad uso dei cristiani giapponesi e si può dire con certezza che la stampa in caratteri giapponesi avvenne nel 1591.

Nella Cina il p. Michele Ruggieri fece stampare con lastre di legno il Decalogo. Del 1584 è un altro stampato xilografico dello stesso p. Ruggieri, riveduto poi dal p. Matteo Ricci, un Dialogo tra un pagano e un missionario di cui si tirarono 1500 copie. Dalla prefazione del p. A. Valignano all'opera De missione Legatorum Japonensium si sa che il libro del p. João Bonifacio: Christiani pueri Institutio Adolescentiaeque perfugium fu il primo libro stampato con caratteri mobili, apud Linas in Portu Macoensi in Domo Societatis Jesu Anno 1388. Meglio conosciuto è il secondo libro uscito da questa tipografia: De Missione Legatorum Japonensium ad Romanam curiam, rebusq. in Europa ac toto itinere animadversis Dialogus. In Macoensi portu Sinici regni in domo Societatis Jesu. Anno 1590. La relazione fu compilata dal p. Duarte de Sande sui diari dei legati e tradotta in latino.

Dal 1595 Matteo Ricci iniziò la serie delle sue grandi pubblicazioni scientifiche in cinese su questioni teologiche, storiche, matematiche, astronomiche e geografiche e pubblicò anche un trattato sulla tipografia dell'Occidente.

Nelle Filippine le prime stampe xilografiche sono del 1593. Doctrina Christiana en letera y lengua china, compuesta por los padres ministros de los sangleyes, de la Orden de santo Domingo. Con licencia, por Km yong, China, en el parian de Manila e Doctrina Christiana en lengua espanola y tagale en S. Gabriel de la Orden de S. Domingo. En Manila 1593. Nella prima metà del sec. xvir si ebbe uno sviluppo straordinario della stampa in paese di missione, specialmente nella Cina e nell'India. Si pubblicarono traduzioni della S. Scrittura, di libri liturgici e di opere teologiche, libri ascetici, biografie trattati di scienze naturali.

Per prevenire da parte sua ogni abuso nella sua tipografia, Propaganda decretò il 7 sett. 1629, che nessun lavoro vi si eseguisse senza speciale decreto del card. Prefetto (Decreta C. de Prop. Fide, 1620-75, n. 29, p. 20) e per ovviare alle difficoltà provenienti dalla molteplicità delle varie lingue straniere, il 3 febbr. 1631 fu stabilito che libri in lingua straniere non si stampassero nella poliglotta, se il manoscritto non fosse accompagnato da una traduzione in lingue latina o italiana (ibid., n. 60, p. 39). Per di più il 6 dic. 1655 Propaganda proibì a tutti i missionari apostolici s sub poena privationis officii, vocis activae et passivae, suppressionis eiusdem operis et excommunicationis latae sententiae ipso facto incurrendae ac soli S.mo reservatae o di stampare libri senza il previo permesso scritto di Propaganda (ibid., n. 195, pp. 153-64; Collect., I, n. 124 [Roma 1907]). La Congregazione generale del 28 febbr. 1673 fece inviare ai Superiori di tutti gli Ordini operanti nelle missioni una copia del decreto del 6 dic. 1655 , con l'aggiunta "ne typis vulgent ea que ad missiones pertinent" (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] f. $28^{\circ}$ ).

Il libro del Procuratore generale dei Carmelitani, Vincenzo Maria di S. Caterina da Siena, Il viaggio all'Indie orientali, stampato a Roma stessa senza previo permesso di Propaganda, diede occasione ad essa di pregare il S. Padre di intimare di nuovo la proibizione di stampare libri nelle missioni e sulle missioni (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] ff. $76-76^{\circ}$ ).

Clemente X con il breve Creditae nobis del 6 apr. 1673 estese la proibizione del 6 dic. 1655 a: Libros et scripta in quibus de Missionibus vel de rebus ad Missiones pertinentibus agitur, sotto pena di incorrere nelle censure del decreto del 1655 , non esclusi i membri della Compagnia di Gesù, e ciò perché i libri saepe falsa et inepta continentes non sine piorum et doctorum hominum offensione recavano danno alla Chiesa; e ciò forse in relazione alla questione dei riti.

La Congregazione particolare della Cina del 31 luglio 1673 proibì la traduzione in cinese della S. Scrittura (Acta Congr. Partic. dell'Indie orientali, 1672-74 f. $52^{\circ}$, ibid., f. 13; Collect., I, n. 206 [Roma 1907]), il cui decreto fu confermato dalla Congregazione Generale del 20 nov. 1673 (Acta S.C. de Prop. Fide, 1674 [43], f. 352). La s. m., prima così fiorente, cominciò a declinare con la conseguente scarsezza di catechismi e manuali di preghiere. Per tal motivo il padre visitatore del Giappone e viceprovinciale della Cina, Domingos Pinheyro, si rivolse a Propaganda, chiedendo il permesso di far stampare alcuni libri "non de controversia Sinicia, sed de rebus piis quales sunt exhortationes ad devotionem et Sanctae Legis observantiam ac Libelli precum et similia" (Decreti della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, f. 546). Il 28 sett. 1739 Propaganda lo concesse sotto condizione, però, che tali libri non contenessero niente né direttamente, né indirettamente contro la cost. Ex illa die del 19 marzo 1715, che il preposto generale dei Gesuiti e il vescovo o il vicario apostolico del luogo di impressione avessero dato il permesso di stampa, ne mandassero copia alla Propaganda (Decreti della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, ff. $546^{\circ}-47$ ). Siccome Benedetto XIV per la cost. Ex quo singulari dell'1 1 luglio 1742 aveva confermato la costituzione di Clemente XI Ex illa die, Propaganda il 27 sett. 1743 decretò che i vescovi e i vicari apostolici esaminassero di nuovo tutti i libri già stampati in Cina per vedere se contenessero principi contrari alle suddette costituzioni (Acta Congr. Partic. super rebus Sin. et Ind. ab anno 1742 ad 1748 , tom. 8 f. 59) e l'8 ott. 1743 scrisse ai medesimi "ut curent omnes libros qui aliquid continent contrarium constitutionibus Ex illa die et Ex quo singulari prorsus supprimi, et abolere, nisi corrigi possunt" (Lettere della S. Congr. e di mons. Segret. per le Indie orientali dall'anno 1743 al 1748 [161], ff. $54^{\circ}-57^{\circ}$ ). Con decreto del 28 dic. 1770 Propaganda concesse agli Ordinari della Cina e del Tonkino che per "parvas doctrinas, catechismos, instructiones, ac preces, quae fidelium usui quotidiano inserviunt bastasse l'imprimatur dell'Ordinario (Decreti della S. C. dall'anno 1768 al 1778, ff. 82 ${ }^{\circ}-82$; Collect., I, Roma 1907, n. 482).

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Nell'Istruzione di Propaganda dell's sett. 1869 ai vicari apost. dell'India Orientale, Propaganda prescrisse che si creassero tipografie nell'India per combattere efficacemente l'azione dei protestanti che inondavano con i loro libri il paese (Collect. II, n. 1346/39 [Roma 1907]).

Il 18 ott. 1883 la S. Congregazione emanò una Istruzione ai vicari apost. della Cina ingiungendo loro l'apertura di almeno una tipografia cinese in ogni vicariato, affinché i libri necessari alla diffusione e la conservazione della Fede potessero essere stampati (Collect., II, n. 1606, Roma 1907; XI, ivi 1917, n. 7). Oggi anche per la stampa di libri nei territori di missioni valgono le prescrizioni del codice, salvo speciali istruzioni di ordine prudenziale. - Vedi tav. LXXIX.

BibL.: R. Streit - J. Dindinger, Bibliotheca missionum, voll. I XVII, Münster-Aquisgrana-Friburgo 1916-52; N. Kowalsky, Die Missionspreise, in Euntes Duerte, 4 (1952), pp. 201-16; G. Din-dinger-G. Rommeskirche, Bibliografia missionaria (pubblicazione annuale), Roma, dal 1933.

Nicola Kowalsky
STAMS. - Abbazia cistercense, nella valle dell'Inn, nel Tirolo, amministrazione apostolica di Innsbruck, già diocesi di Bressanone.

Il monastero di S. fu fondato nel 1273 in memoria di Corradino, re di Sicilia, dalla madre Elisabetta, vedova, prima di Corrado IV, poi di Mainardo II del Tirolo. I primi monaci vennero da Kaisheim, figliuione di Morimond. L'abbazia godette molto favore da parte delle case regnanti, ma sotto la dominazione bavarese fu soppressa ( 1806 ), i beni dilapidati, i manoscritti, la biblioteca e l'archivio dispersi. Nel 1816 il monastero fu riaperto. Vi sono 5 parrocchie incorporate.

Il complesso (parrocchia, monastero, chiesa abbaziale, edifici annessi e giardino) formano un insieme molto pittoresco, in gran parte ancora entro le mura medievali. La chiesa primitiva, una basilica a tre navate, senza transetto, con tre absidi, fu dedicata nel 1284; rimaneggiata una prima volta nel 1601-15, fu trasformata in grandiosa aula barocca da G. A. Gumpp (1729-32), con l'aiuto di molti artisti locali. L'altare maggiore, opera di stupenda monumentalità in policromia e oro, fu eretto nel 1609 , secondo i disegni di B. Steinle; ha la forma di un immenso albero che dalla mensa dell'altare s'innalza fino alle vòtte; include fra i rami numerosi santi, l'Assunzione e incoronazione della Vergine, la S.ma Trinità. Notevole il mausoleo dei principi tirolesi, costruito nella forma delle "confessioni " romane in dipendenza dall'arte benniniana da A. Damasch ( $1670-8 \mathrm{I}$ ); il pulpito è pregevole opera di A. Kölle (1740). Nell'annessa cappella del Preziosissimo Sangue l'ammirato "Rosengitter" di fra' B. Bachnetzer (1716).

Il monastero conserva in parte la distribuzione originaria, ma è del tutto rifatto: il convento nel 1645-66, la prelatura propriamente detta, l'aula di S. Bernardo, grandiosa sala a due piani, affrescata e stuccata, e la prelatura nuova, con biblioteca, refettorio, ecc. Le stanze regali (1615-18) servono ora da museo. Notevole anche la chiesa parrocchiale, costruita intorno al roso e riedificata da Enrico, re di Boemia, nel 1313; nel 1755 fu completamente baroccizzata, con ricco interno. L'abbazia mantiene una casa per esercizi, scuole di agricoltura e varie istituzioni per la formazione contadina.

BibL.: J. Garber, Das Zisterzienserstift S., Vienna 1926; St. Marischer, s. v. in LTHK, IX, col. 767; Cottineau, II, col. 3083 .

Giuseppe Lów
STANCARO, Francesco. - Eretico italiano della corrente antitrinitaria, n. a Mantova nel 1501, m. a Stobnice in Polonia l'ri nov. 1574.

Irrequieto e passionale, partecipò alla corrente più radicale dell'evangelismo (v.) italiano. Monaco e prete, aveva pubblicato a Venezia nel 1430 una grammatica ebraica; insegnò lingue a Padova; nel 1540 lo si trova in Friuli; fu in prigione a Mantova e Venezia per le sue dottrine religiose. Si decise a lasciare l'Italia; nell'estate 1544 era a Vienna e nel 1545 a Chiavenna in Valtellina, dove già erano il Mainardi, il Curione, Camillo Renato, con i quali, più o meno intensamente, entrò in contrasto;
poi nel 1546 a Basilea, dove nel 1547 pubblicò pure una grammatica ebraica. Passò poi a Cracovia in Polonia come maestro di ebraico; qui si poleso eretico per il suo atteggiamento iconoclasta e perciò fu destituito dalla cattedra e incarcerato. Riuscito a fuggire a Königsberg (Prussia), ottenne una cattedra in quell'Università di recente fondata. Volle intromettersi nelle controversie interne luterane circa l'interpretazione della Confessione augustana, contestò ad Osiandro (v.) la sua tesi sulla giustificazione, opponendogli la propria, secondo la quale Cristo sarebbe nostro mediatore presso Dio con la sola natura umana; né cessò dalla polemica dopo trasferitosi a Francoforte e non temette di affrontare l'autorevole Melantone. Così anche la Germania luterana gli divenne inospitale e cercò un ambiente meno avverso nell'Ungheria e nella Polonia, già invase dalla propaganda neoariana. Ma anche con i teologi a lui più vicini si mise a contrasto per il suo carattere litigioso e per la sua avversione ad accettare qualsiasi disciplina, in nome del libero esame della Bibbia, inteso in senso razionalista. La sua principale opera teologica è De Triestate et mediatore D. N. 3. Christo (Cracovis 1562).

BibL.: J. W. Wigand, De stancarismo, Lipsia 1585; Chr. A. Salix, Valtribulize Historie der Angob. Nonfiction., Halle 1732; Th. Watschier, Gesch. der Reformation in Polen, Posen 1911; F. Ruffini, Fr. St., Contributo alla st. della Riforma in Ital., Roma 1935; Fr. C. Church, I riformatori italiani, I, Fascio 1915, p. 229 sge.; P. Paschini, Evstia e riforma cattolica al confine orientale d'Italia, Roma 1951, p. 100 sg.

Mario Bendiscioli
STANDONCK, Johannes van. - Predicatore e riformatore ascetico, n. a Malines nel 1453, m. il 2 febbr. 1504. Poverissimo, fece i suoi primi studi a Malines, poi a Gouda (Olanda) presso i Fratelli della Vita Comune, a Lovanio, infine a Parigi ove compì gli studi filosofici e teologici. Dal 1484 fu addetto alla Sorbona.

Come professore e predicatore, si attirò l'amicizia di molti personaggi influenti e, liberato da preoccupazioni materiali, divenne uno dei maestri più celebri dell'Università. Di vita materissima, esercitava immensa carità. Per rimediare alla decadenza di costumi nel popolo e di disciplina nel clero dar mano ad una riforma radicale, proponendo a Carlo VIII (1493) una serie di misure energiche contro gli abusi.

Il suo influsso di riformatore si estese ai Benedettini, Canonini Regolari, Francescani, Domenicani e Crecigeri. S. rinnovò e dotò il Collège de Montaigu a Parigi; vi annesse una "casa dei poveri " per preparare al sacerdozio i figli del popolo. Caduto in disgrazia del Re, profitò dell'esilio per fondare nei Paesi Bassi quattro collegi. Rientrato in grazia del Re, continuò il suo lavoro di fondazioni e di riforme fino alla morte.

BibL.: A. Roersch, s. v. in Biographie nationale, XXIII, pp. 388-99.

Alberto Ampe
STANISLAO, santo, martire. - Vescovo patrono della Polonia, n. in quella nazione tra il 1030 e il 1035, m. a Cracovia nell'apr. del 1079. La tradizione lo vuole del ceppo polacco dei Prus-Turzyma di Szczepanowo, per cui viene chiamato s. S. Szczepanowski. Di spirito pienamente occidentale, fu eletto vescovo di Cracovia nel 1071, confermato nel 1072. Ebbe un drammatico conflitto con il re di Polonia Boleslao l'Ardito. Il Re venne scomunicato da S.; in risposta egli fece uccidere S. nella chiesa di S. Michele a Cracovia. Il corpo di S. fu seviziato dal Re e dai suoi sbirri dinanzi all'altare ove S. celebrava la S. Messa. Canonizzato ad Assisi il 17 ag. 1253 da Innocenzo IV; festa il 7 maggio.

Sull'origine del martirio di s. S. sorse nell'Ottocento una larga polemica tra gli storici del medioevo polacco, in seguito alla scoperta del manoscritto del cosiddetto Gallo Anonimo; una eco tendenziosa di tale polemica si trova pure sotto la voce Boleslao l'Ardito, in Enc. Ital., VII,

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In alto a sinistra: CORSA DEI 100 m. (Batteria), Olimpiadi di Helsinki (1952). In alto a destra: COPPI E KOBLET vol Tourmalet. (litio di Francia 1951. In basso a sinistra: INCONTRO DI CALCIO ITALIA-STATI UNITI alle Olimpiadi di Helsinki (1952). In basso a destra: INCONTRO DI SCHERMA TRA J. LATASTE (Francia) E G. PELLINI (Italia) alle finali delle Olimpiadi di Helsinki (1952).

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(fot. Nlinari)
In alto a sinistra: L'AUTUNNO. Scultura di G. Caccini (sec. xvi) - Firenze, ponte a S. Trinita. In alto a destra: L' INVERNO. Scultura di T. Landini (sec. xvi) - Firenze, ponte a S. Trinita. In basso: L' ESTATE. Bassorilievo in terracotta, del sec. xvin. Villa Reale di Castello - Firenze, dintorni.

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![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(da cd. anastatica a cura di T. F. Meehan, Nuova York 1958)
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(fid. Enc. Calt.)
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(fut. Enc. Calt.)
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(fol. Enc. Calt.)
In alto a sinistra: FRONTESPIZIO DELLA DOTRINA BREVE» compilata dal $1^{\circ}$ vescovo del Mestiço Juan Zumarraga e pubblicata, come bagerri
nel colophon, il 14 giugno 1844 nella città di Tenocholian (Mestico). E il primo libro stampato nel Mestiço. In alto a destra: FRONTESPIZIO
DELLA DOCTRINA CHRISTIANA en letra y lengua china compuesta por los Padres Ministros de los Sangleyes, de la Orden de S. Domingo, Ma-
sila 1593. E il primo libro stampato nella Filippina - Esemplare della Biblioteca Vaticana. In basso a sinistra: FRONTESPIZIO DEL CONFES-
SORE ISTRUITO NELLE SANTE LEGGI del p. Maestro Gerolamo Panormitano O. P., tradotto in lingua di Bonsis dal p. Stefano Matenica O. F. M. stampato e Roma nel 1830. Esemplare della Biblioteca della S. Congr. de Propaganda Fide - Roma. In basso a destra: FRONTESPIZIO DELLE SEPTEM HORÆ CANONICE in arabo, Fann, per i tipi di Gregorio de Gregoris, 1514. Esemplare della Biblioteca della S. Congr. de Propaganda Fide - Roma.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(Ar. 13510)
(Ait. 13512)
A sinistra: PAESAGGIO INVERNALE. Notre Dame University. In alto a destra: MONTAGNE ROCCIOSE. Glacier National Park (Montana). In basso a destra: "SUNNYSIDE", la vecchia casa dello scrittore Washington Irving (1783-1859) a Tarrytown, presso il fiume Hudson.

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p. 299: l'autore, Jan Dabrowski, cerca di giustificare il crimine del re Boleslao per ragione di Stato.
S. S., vescovo e martire, viene raffigurato quale una persona di media ctà; una spada posta a suoi piedi e una palma che tiene in mano alludono alla sua gloria di martire. Lo si vede spesso raffigurato in atto di risuscitare un ignudo che esce dalla tomba: rappresenta il miracolo della risurrezione del cavaliere Pietro (ossia Pietrovino).

Per l'iconografia di s. S. hanno particolare importanza gli affreschi con due scene della sua leggenda dipinti sulle superfici laterali dell'arco gotico sopra il pergamo della Chiesa inferiore nella basilica di Assisi. Essi raffigurano la miracolosa risurrezione del cavaliere Pietro (Pietrovino) e il martirio del Santo; sono del 1337 : attribuiti dal Vasari nel 1568 al suo immaginario Giottino, vengono ora spesso citati, però senza sufficiente base, quale opera di Stefano Fiorentino. S. S. è raffigurato sulla pala d'altare nella chiesa polacca di S. S. a Roma da Antiv. veduto Gramatica, che la dipinse verso il 1594; in essa è raffigurato il Salvatore fra tre santi polacchi: S., Adalberto e Giacinto. Nella stessa chiesa il quadro d'altare con il Miracolo della risurrezione del cav. Pietro, dipinto tra 1750 e 1752 , è di Taddeo Ronicz. Sul soffitto si vede affrescata la gloria di s. S. da Ermenegildo Costantini verso il 1775 e le tre scene della leggenda del Santo nella sagrestia sono attribuite a F. Smuglewicz (fine del Settecento).

Bibl. : Acta SS. Muir. II, Parigi 1863, pp. 198-280; BHL, 7833-55; N. Nowodworski, Stanislave s. ze Szczepanova, in Korselna, 26 (1025), pp. 403-10 (con bibl.); T. Wojciechowsky, $W$ sprawo 20. Stanislava biskupa, Cracovia 1906; Martyr. Romanum, p. 177.

Witold Wehr
STANISLAO I Leszczynski, re di Polonix. N. il 20 ott. 1677 a Leopoli, m. il 23 febbr. 1766 a Lunicville.

Con l'appoggio diretto di Carlo XII di Svezia fu incoronato nel 1705 re di Polonia, ma dopo la battaglia di Poltava dovette lasciare il trono, che fu rioccupato da Augusto II il Forte, elettore di Sassonia. Si stabilì in Francia presso Luigi XV, che ne aveva sposato l'unica figlia Maria. Alla morte di Augusto II fu nuovamente
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(let. Alinari)
Stanislao, santo, martire - Miracolo di s. S. Affresco del sec. xiv, nella chiesa inferiore di S. Francesco - Assisi.
eletto re, stavolta con l'appoggio francese, ma l'Austria e la Russia lo costrinsero con le armi ad abbandonare di nuovo la Polonia. S., in seguito ai preliminari di Vienna del 1735 , al termine della cosiddetta guerra di successione polacca, ottenne in compenso i Ducati di Lorena e di Bar, che alla sua morte passarono alla Francia.

Bibl.: J. Des Réauls, Le roi Stanislas et Marie Leczinska, Parigi 1805; P. Boye, Un roi de Pologne et la couronne ducale de Lorraine, ivi 1898.

Silvio Furlani
STANISLAO II Augusto Poniatowski, re di Polonix. - N. il 17 genn. 1732 a Wolczyn, m. il 12 febbr. 1798 a Pietroburgo.

Viaggio per tutta l'Europa, finché si recò nel 1755 in Russia con il diplomatico inglese sir Hanbury Williams e divenne il favorito di Caterina II, allora granduchessa. Ritornato in Polonia, fu eletto nel 1764 re di Polonia, dietro pressione di Caterina, della quale fu debole strumento politico. Il suo regno segnò la fine della Polonia come Stato indipendente, poiché S. fu costretto a consentire alle tre spartizioni del paese tra Austria, Prussia e Russia. Il 25 nov. 1795 abdicò e si trasferì in Russia, dove ebbe una pensione dalle tre potenze che si erano divisa la Polonia.

Bibl.: H. Schmitt, Panowanie Stanislawa Augusta, 4 voll., Leopoli 1869-70; O. Forst-Battaglia, Poniatowski, trad. it., Milano 1930.

Silvio Furlani
STANISLAO KOSTKA, santo. - Gesuita, n. nel castello paterno di Rostkow (Prasnysz, Polonia) il 28 ott. 1550 , m. a Roma il 15 ag. 1568.

Di famiglia della prima nobiltà polacca, piamente educato dalla madre, che ne aveva vista in sogno la futura santità, passò con il fratello Paolo a Vienna per gli studi nel Collegio dei Gesuiti. Cambiato il convitto dei padri con la casa di un eretico, maltrattato a morire dal fratello, fu confortato dalla Comunione portatagli dagli angeli e guarito dall'apparizione della Madonna, che gli ingiunse di entrare nella Compagnia di Ge