Paolo a Vienna per gli studi nel Collegio dei Gesuiti. Cambiato il convitto dei padri con la casa di un eretico, maltrattato a morire dal fratello, fu confortato dalla Comunione portatagli dagli angeli e guarito dall'apparizione della Madonna, che gli ingiunse di entrare nella Compagnia di Gesù. Per eseguire quest'ordine, fuggì di casa, invano inseguito dal fratello che lo vide, ma non lo riconobbe, e passò a Dillingen, donde s. Pietro Canisio lo inviò a Roma, per porlo al sicuro dalle ricerche dei parenti. Il 28 ott. 1567 venne accolto da s. Francesco Borgia nel noviziato di S. Andrea al Quirinale. Di un angelica purezza, di una viva devozione all'Eucaristia e a Maria, di alta contemplazione, non tardò molto a lasciare la terra per volare al cielo. Beatificato nel 1670 , fu canonizzato nel 1726 . Festa il 13 nov.
Bibl.: D. Bartoli, Della vita del b. S. K., Torino 1925; G. Boero, Storia della vita di s. S. K. sulle testimonianze giuridiche dei processi, Torino 1872; U. Ubaldini, Vita et miracula s. S. Kosthae, in Anal. Bolland., 9, 11, 13-16 (1890-97), v. indice; F. Goldin, The Story of s. S. K., 3* ed., Londra 1895; A. Gavrau, Vie des. S. K., Parigi 1895; C. Testore, San S. K., ivi 1926.
Celestino Testore
Iconografia. - E raffigurato di aspetto giovanile vestito dell'abito della Compagnia di Gesù; frequenti sono le rappresentazioni del Santo in atto di ricevere da un angelo l'Ostia del S.mo Sacramento. I lineamenti del Santo sono pervenuti tramite la sua effige dipinta nel 1568, anno della sua morte, da Scipione Delfini (Château de St-Symphorien d'Ozon, Isère, Francia).
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(per coleria di mesa, A. P. Frater) Stanislao Kostra, santo - S. S. K., di Scipione Delfini - Parigi, Redazione di Etudes.
Diverse immagini del Santo sono nella chiesa di S. Andrea al Quirinale a Roma. Ivi, sopra l'altare, dove si conserva il corpo del Santo, una pala di Carlo Maratta rappresenta s. S. inginocchiato davanti alla Madonna con il Bambino Gesù; a destra dell'altare è la sua comunione angelica ed a sinistra la sua estasi, dipinte dal Mazzanti. Nella camera della casa presso la chiesa, dove mori il Santo, trasformata in cappella, sopra l'altare è un ottimo modello per la tipologia del Santo in un dipinto dei primi anni del Seicento.
Nella stessa cappella una scultura in marmo nero e bianco, opera di Pierre Legros (v.), raffigura s. S. sul letto di morte. In una delle camere che precedono la cappella si vedono 11 scquerelli di fra' Andrea Pozzo con la leggenda e i miracoli del Santo.
Bibl.: PP. Gesuiti di Varsavia, Soc. Stanislaus Kostha (album iconografico), Varsavia 1928.
## Witold Wehr
STANISLAO POLI, diOCESI dei Ruteni (uccaino: StanisLaviv). - Si trovava prima in Polonia (Galizia), ora nell'Ucraina (URSS), suffraganea di Leopoli.
S. fu eretta dopo lunghe trattative (cominciate nel 1830) il 25 marzo 1885 , smembrando l'arcidiocesi di Leopoli. Comprendeva la parte sud-orientale di Galizia (eccetto la città di Halyč, titolo metropolitano di Leopoli), e tutta la Bukovina. Dopo la prima guerra mondiale, essendo stata la Bukovina aggregata alla Romania, le S. Sede erigeva per questa parte della diocesi un'amministrazione apostolica, la quale nel 1930, secondo il Concordato Romeno fu incorporata nell'allora eretta diocesi di Maramures, conservando però uno speciale vicariato generale di lingua ukraina. Il primo Sinodo diocesano fu celebrato nel 1897, il Seminario fu aperto nel 1907.
Il primo vescovo di S. fu l'insigne teologo e storico Giuliano Pelešz (v.). Il secondo fu Giuliano Kujilovskyj (1891-99), eletto in seguito metropolita di Leopoli. Il terzo vescovo fu Andrea Šeptyckyj (1899-1900), poi metropolita di Leopoli (v.); il quarto fu Gregorio Chomyšyn (1904-47), deportato dai bolscevichi in Russia (nel 1945) ed ivi morto come confessore della fede. Nel 1946 anche la diocesi di S. fu dichiarata ufficialmente sciamatica e un sacerdote apostata (poi vescovo, Antonio Pelveckyj) occupò la cattedra episcopale. Da allora è cominciata la persecuzione; la diocesi cattolica nella sua struttura organizzativa è stata distrutta.
Al 1938 la diocesi aveva: chiese 886 di cui parrocchie 455, sacerdoti 551 , seminaristi 90 , catt. orientali 1.044.992.
Bibl.: C. Gatti-C. Korolevskij, I viti e le Chiese orientali, I; Roma 1942, pp. 669-70 e 761-71; Schematismus universi cleri gr.-cathol. dioces. Stanislau. (pubbl. ogni 2 anni). Michele Lacko
STANLEYVILLE, vicariato apostolico di. E situato nella parte nord-orientale del Congo Belga.
Fu eretto come prefettura apost. il 3 ag. 1904 con territorio distaccato dal vicariato apost. del Congo indipendente o Belga (v. IZOPOLOVILLE) ed elevato a vicariato apost. il $1^{\circ}$ maggio 1909. Subi parecchie diminuzioni di territorio in seguito alla creazione di nuove missioni. Il io marzo 1949 ebbe l'attuale nome di S., mentre prima si chiamava di Stanley Falls. E affidato alla Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, i quali però hanno anche l'aiuto dei Canonici Lateranensi del S.mo Salvatore. Il
vicariato conta su di un'estensione di $173.385 \mathrm{kmq}$., ca. 500.000 ab., di cui oltre 140.000 cattolici con quasi 37.000 catecumeni, pochi protestanti (quasi 13.000 ) e musulmani (ca. 13.000 ) e oltre 290.000 pagani; è servito da: sacerdoti nativi 5 , sacerdote secolare olandese 1; sacerdoti esteri: 73 del S. Cuore di Gesù, io dei Canonici Lateranensi; fratelli laici esteri: 15 delle Congr. dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, 3 dei Canonici Lateranensi e 17 dei Maristi; 97 suore estere; 11 seminaristi maggiori, 92 minori; 461 catechisti e 44 catechiste; 20 stazioni missionarie principali e 1112 secondarie, 20 chiese e 1112 cappelle; un imponente complesso di opere assistenziali e di scuole con numerosissimi alunni dei due sessi (23.394). Molto fiorenti sono le varie confraternite, le associazioni laicali di carità e particolarmente quelle di Azione Cattolica. Poiché la popolazione europea va crescendo (ca. 3200 persone), si richiedano molte cure da parte dei missionari per conservare quei cattolici nella pratica della religione.
Bibl.: AAS. 41 (1940). p. 465; MC, 1950, pp. 148-49; J. van Wing, V. Goeme, Annuatio des Missions au Congo Belge et au Ruanda-Urundi, Bruxelles 1949, pp. 327- 38; Arch. S. Congr. di Prop. Fide, pos. prot. n. $433^{8} 51$.
Carlo Corvo
STAPHYLUS (StapeliAGE), FRIEDRICH. - Teologo luterano, poi convertito al cattolicesimo, n. il 27 ag. $1512^{\circ}$ a Osnabrück, m. il 5 marzo 1564 a Innsbruck.
Passati i primi anni a Danzica e Cracovia con il compaesano Giovanni Hodtiliter, che era al servizio del card. Campeggio, si recò in Italia e studiò filosofia e teologia a Padova. Nel 1533 ritornò a Danzica e nel 1536 si recò a Wittenberga ove, a contatto con Melantone, divenne luterano. Chiamato da Alberto di Prussia alla nuova Università di Königsberg (1541), entrò in lotta con il filo-anabattista Giovanni Gnaphaeus e con Osiandro (v.). finché, ritornato a Danzica, preparò l'operetta Synodus Sanctorum Patrum antiquorum contra novn dogmata

(Int. Fides)
Stanleyville, vicariato apostolic di - Tomba cristiana, con le stoviglie appartenute al defunto, appese a pali, secondo l'uso locale.
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Andreas Oziandri (Norimberga 1553), che manifesta il suo iniziale ritorno alla Chiesa. Abiuro durante una malattia a Breslavia e si mise a contatto con s. Pietro Conisio (v.) e nel 1554 divenne consigliere aulico dell'imperatore Ferdinando I. Nel colloquio di Worms (1557) S. si trovò di fronte al suo antico protettore, Melantone, ma domino la situazione e scrisse la sua Theologiae M. Lutheri trimembris epitome (1558) con la relativa Defensio pro trimembri theologia (Naisse 1560), ove addita nel libero esame la causa della discordia dei vari s riformatori s. Sebbene laico e ammoglisto ebbe il permesso da Roma d'insegnare teologia nell'Università di Ingolstadt (1560). Consultato da Pio IV sulle riforme ecclesiastiche da attuare al Concilio di Trento, S. mandò al Pontefice un memoriale, ricco di osservazioni personali; per invito dell'Imperatore redasse la Consultatio Ferdinandi I iussu instituta de articulis reformationis in Conc. Trid. proponentis, Postuma è l'opera: Vom letzten und grossen Abfall, so vor der Zuhunft des Antichrist geschehen soll (Ingolstadt 1565). Tutte le opere furono riunite dal figlio Federico: F. S. sporam editi libelli in unum volumen digesti (ivi 1613). Assertore convinto della necessità del magistero della Chiesa, oggi S. merita particolare attenzione.
Bib.: Harter, III, coll. 19-21; E. Amann, s. v. in DThC, XIV, coll. 2563-66.
Antonio Pedanti
STAPLETON, Thomas. - Controversista cattolico, n. a Hensfield (Sussex) nel luglio 1535, m. a Lovanio il 12 ott. 1598. Baccelliere a Oxford (dic. 1556), ottenne una prebenda nella cattedrale di Chichester; ascesa al trono Elisabetta, continuò gli studi a Lovanio, a Parigi e, dopo un viaggio a Roma, di nuovo a Lovanio.
Ritornato in Inghilterra, per non avere abiurato il cattolicesimo perdette il beneficio, e nel 1563 emigrò, con il padre e alcuni parenti, a Lovanio. Fu poi ( 1569 ) nel Collegio Inglese di Douai (dottore, 1571); passò l'inverno e la primavera 1576-77 a Roma; nel 1584 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù, ma dové rinunziare per la malferma salute; nel 1590 succedette a M. Baio sulla cattedra di S. Scrittura a Lovanio. Nel 1596, chiamato da Clemente VIII a Roma come protonotario apostolico, non si mosse sia (come si disse) perché potenti influenze politiche, temendo la sua nomina a cardinale, ne ostacolassero la partenza, sia per altre ragioni.
S. interessante soprattutto come assertore dell'autorità del Romano Pontefice, accanto al Bellarmino; anche gli avversari anglicani ne riconobbero la profonda dottrina; di informazioni da lui fornite si servi Pio V per la bolla Regnans in eurebis (1570), in cui condannò Elisabetta. I numerosi scritti sono raccolti nella Opera Omnia (4 voll., Parigi 1624), con un'autobiografia in esametri e una Vita di lui, di H. Holland.
BibL.: T. Cooper, s. v. in Dictionary of National Biography, XVIII, p. 298 (non va confuso con l'omonimo paleografo ed erudito, 1803-49); G. Thils, Les notes de l'Eglise dans l'apologétique catholique depuis la Réforme, Gembloux 1937, v. indice.
Alberto Pincherle
STARAGE, Costanza. - In religione suor Maria Maddalena della Passione, fondatrice delle Suore Compassioniste serve di Maria, n. a Castellammare di Stabia il 5 sett. 1845, m. a Scanzano (diocesi di Castellammare) il 13 dic. 1921.
Anelando alla vita religiosa, prese l'abito (1866) delle Terziarie dei Servi di Maria, pur restando in casa in attesa di meglio conoscere la volontà di Dio. Il vescovo di Stabia ne approfittò per il bene della diocesi, invitandola a istituire e a dirigere una Pia unione di Figlie di Maria e a fare il catechismo alle fanciulle; più tardi diresse anche una Associazione, dedicata a s. Angela Merici, di giovani che conducevano vita religiosa nel mondo, e una casa di orfanelle. Le giovani figlie di Maria che la coadiuavavano desiderarono di prendere anch'esse l'abito di Terziarie dei Servi di Maria e il vescovo diede non solo l'abito, ma anche l'istituzione canonica, formando la nuova Congregazione delle Compassioniste, di cui
elesse superiora la S. (16 luglio 1869). Come scopo l'Istituto intende, compatendo ai dolori di Gesù e di Maria, compatire anche quelli del prossimo in tutti i suoi bisogni dell'anima e del corpo; quindi stabili opere di educazione civile, morale e religiosa e di lavoro. Le tribulationi infertele dal demonio, le derisioni, le persecuzioni e le malattie assai dolorose da ridurla ad una sola piaga, ne affinarono la virtù eroica e attirarono efficace protezione su tutte le opere della fondatrice, che provò la gioia di avere il decreto di lode per il suo Istituto nel 1900.
BibL.: M. G. Roschini, La vita e l'opera di suor Maria Maddalena della Passione, Isola del Loi 1938.
Celestino Tessore
STARCEVIĆ, ANTE. - Uomo politico croato, n. il 23 maggio 1823 a Zitnik (Lika), m. a Zagabria il 28 febbr. 1896.
Dal 1845 al 1848 studiò teologia a Budapest, ove si laureò in filosofia. Abbandonato il Seminario divenne per qualche tempo segretario del Consiglio provinciale di Fiume. Fu più volte in prigione, come nell'anno 1871 dopo la non riuscita rivolta contro l'Austria per l'indipendenza della Croazia, capeggiata dal suo principale collaboratore politico Eugenio Kvaternik. Dal 1861 al 1871 e dal 1878 al 1896 fu deputato al Parlamento croato (Sabor).
Uomo di vita modesta, dotato di una non comune cultura, S. dette anche alla propria attività politica un carattere prettamente intellettualistico, accentuandone in specie i principi etici. Così chiamò il proprio partito (1861) - partito del diritto -, conferendo ad esso come fondamento politico e arma principale il diritto storico dello Stato croato e come programma l'unione personale con l'Austria e l'Ungheria negli affari comuni con l'indipendenza nazionale e statale croata. Volto all'idea napoleonica della libertà e del principio nazionale, S. influì profondamente nella vita nazionale croata soprattutto con la tenace difesa del nome nazionale contro ogni forma di sostituzione (illirica, jugoslava) che avrebbe compromesso l'esistenza e l'avvenire del popolo croato. Nei confronti della religione non fu alieno da tendenze razionalistiche, ma il cattolicesimo gli apparve sempre come l'unica vera ed autentica forma del cristianesimo. Originale stilista, gli si debbono vari scritti politici e letterari.
Bibl.: opere: Diela dra Ante Starčevica, I-III (incompleto), Zagabria 1893-94; Isabroni spisi. Priredio dr. Blaž Jurčič, ivi 1943, Studi : K. Šegvić, Dr. A. S., ivi 1911; M. Starčević, A. S. i Srbi, ivi 1936; Dr. A. S. O 40 , godimici smrti, ivi 1936; J. Horvat, Političba povijest Hrvatske, I, ivi 1936; id., A. S., ivi 1940.
Ivan Vitezić
STARCK, Johann August von. - Teologo criptocattolico, n. il 28 ott. 1741 a Schwerin, m. il 3 marzo 1816 a Darmstadt. Studiò a Gottinga (17601763) teologia e lingue orientali e vi subì l'influenza massonica : la sua rapida carriera è forse dovuta in parte al fatto che fino al 1778 fu un membro attivo della setta a favore della quale scrisse: Apologie des Ordens der Freymaurer (Berlino 1770).
Divenne professore di antichità romane a Pietroburgo. Nel 1765 intraprese un lungo viaggio in Italia e in Francia e l'8 febbr. 1766 si converti al cattolicesimo e fece l'abiura nella chiesa di S. Sulpizio di Parigi. Nonostante che esistano gli atti firmati da lui e dai testimoni, tenne per tutta la vita segreta la cosa e conservò l'ufficio di pastore protestante. Fu professore di lingue orientali a Königsberg (1770), docente di teologia (1773), predicatore di corte (1776), professore di filosofia a Mitau (1777) e finalmente dal langravio Lodovico di Assia fu chiamato a Darmstadt (1778), dove ricevette molti onori e il titolo di barone (1811). I manoscritti delle sue prediche, in possesso della famiglia, mostrano con quale impegno attendesse ai doveri del suo ufficio.
Si dovette difendere da molti avversari e contro l'accusa di criptocattolicismo scrisse: Uber Kryptokatholizismus, Proselytenmacherei, Jesuitismus, geheime Gesellschaften (Francoforte 1787); in Thriumph der Philosophie des 18. Jahrhunderts (ivi 1803; 3* ed. 1847) condannò l'illuminismo. La sua opera più famosa è Theoduls Gastmahl oder über die Vereinigung der verschiedenen christ-
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lichen Religionssocietäten (ivi 1809, $4^{\text {a }}$ ed. 1828), nella quale prova che ai protestanti devono ritornare nella Chiesa cattolica se non vogliono slittare nel naturalismo s.
BinL: G. Krüger, 7. A. Starch der Kleriber. Ein Beitrag zur Geschichte der Theosophie im 16. 7ahrhundert. Fragabe K. Müller, Tubings 1922, pp. 244-66; id., Die Eudämonisten, in Historische Zeitschrift, 143 (1931), pp. 467-500.
Hermine Kühn-Steinhausen
STARETS (plur. Startsy). - Cioè e vegliardo s. antichissima istituzione monastica nella Russia. Lo s. (sacerdote o no) è il monaco che, posseduto dallo Spirito Santo, diventa guida nella via della perfezione.
Nel monastero lo s. non ha carico di governo. La sua stessa vita e non la scelta degli altri lo fa s. e con la esperienza spirituale di una vita di rinuncia e di preghiere egli riesce ad attirare le anime le quali sentono un po' in lui la presenza di Dio.
L'istituzione degli s. ebbe origine nei conventi, dove gli s. oltre alla direzione spirituale esercitavano con il loro esempio un efficace stimolo all'osservanza regolare. Ma essa varcò i conventi per diffondersi in tutto il popolo sul quale gli s. esercitarono un influsso più largo e profondo. Furono questi a insegnare ai fedeli a elevare gli occhi al disopra del ritualismo e del formalismo e ad abituarsi a vedere Iddio non soltanto nelle cerimonie ma anche nella vita interiore. L'umiltà e l'ubbidienza vengono caldamente raccomandate dagli s.
Vi furono di fatto degli s. ben prima del sec. xvin ma la loro istituzione come scuola spirituale fondata nell'assotica dei Padri e con metodi e costumi propri si deve a Paissil Velickovskij (1722-94), il quale sull'esempio di s. Nilo Sorskiense insegnò ai monaci ad avere più stima della perfezione interna e della unione con Dio di modo che, composti internamente e opposti al peccato, combattessero le tentazioni per mezzo della preghiera illuminata e santificante.
BinL: I. Smolitsch, Leben u. Lehre der S., Vienna 1936; G. Kologrivof, Il cristianesimo russo ortodosso, Milano 1947, v. indice; id., Costantino Leontjeo, Brescia 1949, passim.
Giovanni Kologrivof
STARNINA, Gherardo. - Gherardo di Jacopo di S., pittore.
Inscritto tra i pittori di Firenze dal 1387, fra il 1398 ed il 1401 si recò in Spagna ove è ricordato a Toledo e Valencia quale autore di dipinti su tavola e su muro. Nel 1404 era di nuovo a Firenze a lavorare ad un ciclo di affreschi nella cappella di S. Girolamo nella chiesa del Carmine, poi nel febbr. del 1409 era ad Empoli a lavorare nella chiesa di S. Stefano. E l'ultima notizia che si ha di lui; il 28 ott. del 1413 un documento fiorentino ne parla come di persona già morta. Scelaro di Agnolo Gaddi, quindi pittore strettamente legato alla tradizione - e tale appare nelle pitture del Carmine che gli sono attribuite -, secondo il Vasari, invece, rappresentò una parte assai più importante nella pittura fiorentina dei primi del ' 400 . Quella cioè di tramite dello stile internazionale a Firenze e di maestro di Masolino. Ora le pitture del Carmine, se possono giustificare la convinzione che lo S. sia stato veramente il maestro di Masolino, non possono invece far pensare a lui come tramite di arricciati modi gotici.
Tale invece sarebbe apparso in un affresco con s. Dionigi fino a qualche anno fa visibile sulla facciata del Palazzo di parte guelfa a Firenze.
BinL: G. Procacci, G. S., in Riv. d'arte, 15 (1933), pp. 151190; E. Lavagnino, Il medioevo, Torino 1936, p. 679; K. F. Suter, s. v. in Thieme-Becker, XXXI, pp. 485-87; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 649-50. Emilio Lavagnino
STATICA: v. MECCANICA, II. GEOMETRIA DELLE FORZE.
STATI EMOTIVI O PASSIONALI : v. EMOZIONE; PASSIONE.
STATI PATOLOGIGI. - Con questa denominazione vengono generalmente indicate condizioni
morbose e anomalie organiche o funzionali, che sono causa di sofferenze fisiche, psichiche o psicofisiche più o meno moleste.
I. S. P. in senso ampio. - Comprendono anzitutto le malattie. Considerando che la vita dell'uomo è insidiata da agenti fisici (p. es., calore, elettricità), da agenti chimici (p. es., acidi e alcali caustici), da microbi, da parassiti ecc., lo stato di salute può essere definito lo stato vittorioso dell'organismo contro le insidie dell'ambiente in cui vive, contrassegnato dal normale svolgimento d. Ile funzioni vitali e da senso di benessere. Per converso la malattia è il risultato della lotta ineguale sostenuta dell'organismo contro gli agenti nocivi.
Non in tutti gli s. p. sono riconoscibili i segni di malattia, intesa nel senso sopra indicato; in questi casi si parla di anomalie.
Incerti sono i confini tra le cosiddette varianti personali, che si muovono nell'àmbito della variabilità dei $<1(\mathrm{~g})$ s (v.) e le anomalie; per questo il solo criterio statistico non sempre è sufficiente a decidere se ci si trovi di fronte a uno s. p.; allora vengono in sussidio altri elementi: p. es., in caso di psicopatie lo Jaspers dà peso alla nocività della anomalia; Schneider definisce la personalità psicopatica (v) una personalità anormale che soffre e fa soffrire. Il criterio di anomalia in senso statistico vige anche per i difetti fisici che rientrano nel novero delle malformazioni congenite; neppure ad essi è infatti applicabile la definizione di malattie perché manca la reazione dell'organismo diretta a ristabilire lo stato di salute. Lo stesso dicasi per molti difetti fisici consecutivi a traumi e ad interventi chirurgici (amputazioni, anchilosi, ecc.). Non solo è difficile in alcuni cosi distinguere le varianti personali delle anacodie propriamente dette, ma è arduo perfino sceverare lo stato di malattia da quello di salute. Esistono fenomeni che non turbano sensibilmente il benessere subbiettivo ed obbiettivo e quindi non rendono il soggetto ammalato nel senso rigoroso dell'espressione, sebbene egli abbia perduta l'integrità anatomica e funzionale. Questi individui presentano spesso squilibri funzionali transitori, indisposizioni brevi, che vengono sollecitamente riparati da poteri di recupero; altre volte gli squilibri funzionali sono permanenti ma di lieve grado e di lieve durata: la salute del paziente non appare in maniera evidente compromessa ed egli continua a lavorare, ma il lavoro gli si rivela insolitamente pesante, il suo rendimento è minore per quantità e qualità. Alcuni s. p. possono rivelarsi con sintomi esteriori cosi caratteristici che una diagnosi generica può essere formulata e sospettata in base ad essi soltanto.
II. S. P. in senso stretto. - Si designano inoltre s. p. in senso più ristretto alcune particolari condizioni morbose e particolari anomalie fisiche e psichiche, contrassegnate da alcuni sintomi caratteristici.
Da un punto di vista generale gli s. p. possono essere di pertinenza della medicina o della chirurgia. Ogni s. p. comporta sofferenze di intensità varia che sono del corpo e dello spirito; talora queste ultime sono notevoli anche in mali fisici e richiedono una terapia che non deve essere trascurata. Il medico assolverà in pieno la sua missione se, curando il corpo, terrà anche conto delle esigenze dello spirito. Ma soprattutto il suo ufficio si avvicinerà al sacerdozio se nelle turbe dello spirito che interferiscono con la morale saprà essere per il paziente curatore sapiente, consigliere illuminato.
III. S. P. in rapporto all'imputabilita. - La diagnosi degli s. p., specialmente di quelli incompresi, di lieve entità, ha importanza pratica, pastorale e medico-legale: evita di arrecare danno chiedendo ad un individuo più di quello che possa rendere; permette di effettuare cure tempestive; consente di esprimere giudizi ben ponderati sulla responsabilità di azioni compiute in condizioni psicofisiche anormali. E noto che, per le relazioni che esistono tra corpo e spirito, molte malattie ed anomalie del corpo si riflettono sullo spirito, in modo da attenuare od abolire la libera elezione della volontà. In genere, l'imputabilità non resta intatta, né viene tolta del tutto (se non in casi straordinari), ma è diminuita.
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L'enunciazione di questo principio nei soggetti in esame riguarda solo gli atti, che sono causati in loro dallo stato anormale, e non quelli che essi compiono fuori di ogni influsso dell'anormalità. Inoltre non riguarda l'imputabilità indiretta o l'imputabilità in causa, sia riguardo all'anormalità stessa o ai suoi effetti. Un'altra norma da seguirsi nella pratica, per non peggiorare lo stato di questi minorssi, è quella di procedere con questi soggetti sia nella direzione, sia nella confessione come nella vita ordinaria, con soavità, senza però né troppo diminuire la loro imputabilità con scuse inesistenti, né prescindere mai del tutto dallo stato anormale.
Nel foro esterno il CIC considera le forme estreme di queste anomalie; ma nella norma per i gradi estremi è anche contenuta la regola da seguirsi, con le debite proporzioni, nei casi ordinari. "Sono incapaci di delitto coloro che sono privi dell'uso di ragione" (can. 2201 § 1). Gli omenti abitualmente, quantunque abbiano alle volte lucidi intervalli, od in alcuni ragionamenti o atti sembrino sani, tuttavia si presumono incapaci di delitto (can. 2201 § 2). Il delitto compiuto nell'ebrictà volontaria non è privo di qualche imputabilità, ma essa è certamente minore di quella di chi commette lo stesso delitto nella pienezza delle sue facoltà, a meno che tuttavia l'ebrictà non sia stata procurata appositamente per compiere o scusare il delitto; se la legge è violata nell'ebrictà involontaria, l'imputabilitá esula del tutto, se l'ebrictà ha tolto del tutto l'uso di ragione; è solo diminuita, se l'uso di ragione è tolto solo in parte. Lo stesso dicasi di altre simili perturbazioni di mente (can. 2201 § 3). "Lo debolezza di mente diminuisce l'imputabilita del delitto, ma non la toglie completamente" (can. 2204 § 4). Alla luce di questi principi si deve giudicare per i vari soggetti affetti da simili s. p. e si debbono applicare i cani. 2218 e 2229 relativi alle pene.
Da ricordare che secondo lo stesso CIC s sono assimilati ai fanciulli tutti coloro che abitualmente sono privi dell'uso di ragione" (can. 88 § 3) e "non sono obbligati alle leggi ecclesiastiche i battezzati che non godano di un sufficiente uso di ragione, né quelli che, pur avendo raggiunto l'uso di ragione, non hanno compiuto ancora il settimo anno, a meno che sia espressamente disposto in altro modo dal diritto" (can. 12). Ciò posto si comprendono facilmente le disposizioni del CIC riguardo al domicilio (v.) dei minori e minorati (can. 93 § 1), riguardo al diritto di suffragio, che non è loro concesso (can. 167 § i, n. 1), riguardo ai provvedimenti da prendersi dal giudice (cann. $1648 \S 1$ e 1650 ) in caso di non uso di ragione; e le condizioni richieste da parte del soggetto riguardo al Battesimo (cann. 745 §§ 2, n. 1, e 754); riguardo alla Cresima (cann. 786, 788), all'Eucarietia (cann. 853, 854, 859, 860), alla Penitenza (can. 886, 887 § 1, 906); all'Estrema Unzione (cann. 940 § 1, 941, 943, 944 e 947 § 1), all'Ordine Sacro (cann. 968, 970, n. 2); al Matrimonio (cann. 1081 e 1082).
BibL.: N. Pende, Trattato sintetico di patologia e clinica medica, Messina 1027; A. Ceconi - F. Micheli, Medicina interna, estr. da Minerva medica, Torino 1933; L. Ferrío, Terminologia medica, Milano 1937; M. Bufano, Patologia speciale medica, ivi 1946; J. Patel, Nouveau précis de pathologie chirurgicale, Parigi 1947; E. Boganelli, Corpo e spirito, Roma 1951; A. Spanio, Il significato sociale e i fini morali della stampa medica, estr. da Minerva medica, Torino 1952. Per la parte morale, cf. i trattati de actibus humanis; per la parte giuridica, cf. i trattati di dir. pen. canonistico: p. es., F. Roberti, De delictis et poenis, I, i, Roma s. a., p. 116 sgg .
Elenterio Boganelli
STATISTICA. - Questo termine deriva, molto probabilmente, dal latino status che significa stato, posizione, condizione, modo di essere. Fu usato per la prima volta in Italia, nel 1589, dal Ghilini, e, successivamente, da Achenvall e da altri per indicare la scienza che descrive ed esamina le cose più notevoli dello Stato.
Oggi comunemente il termine s. è adoperato per indicare una raccolta di numeri riguardanti fenomeni suscettibili di enumerazione e di misura, come, ad es., s. del clero, s. della produzione, s. degli alunni, ecc.,
ma in senso scientifico la s. è considerata come "una tecnica adatta allo studio quantitativo dei fenomeni di massa o collettivi, intendendo per fenomeni di massa o collettivi quei fenomeni (fisici, biologici, sociali) la cui misura richiede una massa o collezione di osservazioni di altri fenomeni più semplici detti fenomeni singoli o individuali" (Gini).
In tal senso la s. serve allo studio della realtà - del mondo naturale e del mondo sociale - nei suoi aspetti fenomenici, intesi non come casi o fatti singoli, ma come insieme di casi o di fatti suscettibili di osservazioni. Essa aiuta a scoprire relazioni, regolarità, leggi, difficilmente deducibili sulla base di osservazioni singole o poco numerose.
Alla s. nel senso scientifico accennato, si usa dare l'attributo di metodologica per distinguerla dalla s. applicata che studia fenomeni collettivi concreti, con i procedimenti indicati dalla s. metodologica. Tale distinzione ha semplicemente valore di pratica ripartizione (come, ad es., tra fisica teorica e fisica sperimentale) ai fini di consentire uno sviluppo autonomo di schemi teorici, da una parte, e un approfondimento di fenomeni specifici, dall'altra.
I. Cenni storici. - Documenti antichi mostrano che fin dal formarsi delle prime società umane si usò il sistema di enumerare sia gli elementi di cui tali società erano composte (famiglie, individui, uomini atti alle armi, ecc.) sia i beni di cui disponevano (bestiame, prodotti della caccia, ecc.).
La stessa Chiesa sente la necessità di rilevazioni, per i suoi fini spirituali, e istituisce, si può quasi dire dall'origine, la registrazione delle nascite e delle morti. Anzi il Concilio di Trento (cess. XXIV, de reform., c. 1) fa proprio obbligo ai parroci di tenere aggiornati i registri relativi alle nascite, alle morti, ai matrimoni, ed è appunto a queste fonti che generalmente si ricorre per studiare oggi le condizioni demografiche dei secoli scorsi (v. libbi parrocchiali).
Le enumerazioni erano evidentemente alla base di indagini a carattere amministrativo e politico. Ma verso la metà del sec. xvit, la descrizione delle cose notevoli dello Stato assunse una sistemazione organica in studi aventi un interesse autonomo. Ebbe allora origine la s. scientifica. Vito di Seckendorff (1626-92), Ermanno Conring (1600-81), Goffredo Achenwall (1719-72) possono considerarsi i rappresentanti della cosiddetta Statistica universitaria tedesca. Contemporaneamente in Inghilterra si sviluppò l'indirizzo detto degli Aritmetici politici i quali, dai dati numerici, tendevano a ricavare le leggi empiriche che regolano i fenomeni sociali. Questo indirizzo aveva quindi un carattere investigativo contrariamente a quello tedesco che aveva carattere descrittivo. I più noti rappresentanti di tale scuola sono John Graunt (1620-74) e William Petty (1623-87) per i fenomeni riguardanti la popolazione. Gregory King (1648-1712) e Charles Davenant (1656-1714) per i fenomeni economici e l'astronomo Edmond Halley (1656-1742) per il ramo che oggi si dice assicurativo, avendo costruito una tavola di mortalità degli abitanti di Breslau. Uno sviluppo particolarmente importante ebbe negli anni successivi la s. della popolazione e si può dire che raggiunse la maturità con l'opera di Gian Pietro Süssmilch (1707-67): L'ordine divino nelle mutuazioni del genere umano. Questo A. attribuisce all'ordine divino se le nascite superano le morti e se il rapporto dei sessi è quasi costante (aggiornatesi, in ogni tempo e in ogni luogo, secondo gli studi ulteriori, intorno a 105 o 106 maschi per ogni 100 femmine). Già tre o quattro secoli prima però, come riferisce il Villani nelle cronache, questo fenomeno della più alta natalità maschile era stato osservato e registrato nel battistero di S. Giovanni a Firenze facendo uno spoglio sistematico dei battezzati.
All'indirizzo della scuola inglese si riconnette quello enciclopedico matematico, sviluppatosi particolarmente in Francia, ad opera di insigni matematici quale B. Pascal (1623-62), J. Bernouilli (1654-1795), A. De Moivre (1667-1734), P. S. Laplace (1749-1827) ecc., i quali svi-
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(da Compendio Statistico Ital.. Roma 1931, fig. 11
Statistica - Fig. 1. Clero secolare, religiosi e religiose in Italia per categorie.
luppando il calcolo delle probabilità, dotarono la s. di un mezzo potente di indagine. Un impulso molto importante fu dato poi dal belga Adolfo Quetelet (17961874). Egli pose le basi della moderna metodologia statistica e, servendosi di questa, approfondi considerevolmente gli studi sulla popolazione, sui delitti, sui suicidi, sullo sviluppo fisico dell'uomo, ecc. Dopo di lui molti hanno continuato nel perfezionamento e nell'ampliamento della metodologia statistica; fra i più noti in Italia si ricordano il Pareto, il Benini, il Gini.
II. La rilevazione dei dati. - Il punto di partenza dell'osservazione statistica è rappresentato dalla rilevazione dei dati. Essa consiste in quell'insieme di operazioni per cui si viene a conoscenza di un fenomeno collettivo. Dalla tecnica usata e dalla cura posta nell'eseguire le operazioni a ciò necessarie, dipenderà l'esattezza delle deduzioni da trarre, ed è perciò che la rilevazione dei dati costituisce il momento più delicato dell'osservazione s.
In molte indagini si parte da un materiale già rilevato, ad es., dallo Stato (per mezzo dei suoi uffici di s.) o da parte di enti pubblici o di privati, ma anche quando si utilizzano i dati di rilevazioni già fatte, è opportuno avere nozioni sul modo come a tali cifre si è pervenuti.
Nella rilevazione dei dati si possono distinguere quattro fasi :
1. Determinazione del piano di rilevazione. - Nella determinazione del piano di rilevazione occorre definire con precisione l'oggetto e l'unità statistica di rilevazione. Questa può essere semplice (individuo, merce di una data qualità, particolare categoria di bestiame, ecc.) oppure composta (famiglia, come aggregato di persone legate da particolari vincoli; mandorleto, come aggregato di piante di uno stesso tipo, ecc.), oppure complessa, come nel caso dei censimenti economici in cui si ha da fare con aziende nelle quali figurano unità di varia natura. In relazione ai limiti di tempo e di mezzi di cui si dispone per la rilevazione, essa può essere completa oppure parziale, a seconda che comprende o no tutte le unità del campo al quale si vuol riferire l'indagine.
L'insieme delle unità statistiche considerate in una rilevazione parziale si dice che costituisce un compione. Molta importanza ha il criterio di scelta delle unità costituenti il campione ai fini dell'esattezza o rappresentatività delle informazioni statistiche de-
desunte da esso. E chiaro infatti che scopo implicito nello studio del campione è quello di avere notizie il più possibile esatte (con un dato margine di incertezza) della massa dei casi o universo secondo la denominazione anglosassone, dal quale il campione è estratto.
2. Assunzione o raccolta dei dati. - Nel piano di rilevazione si fissano pure le modalità per l'assunzione dei dati. Di solito si usano dei questionari (ad es., fogli di famiglia, nei censimenti) o modulio schede nei quali vengono stabilite le notizie da richiedere sotto forma di domanda. Tale sistema facilita la raccolta, l'invio e gli opportuni raggruppamenti delle unità rilevate per caratteristiche omogenee. Le rilevazioni dello stato civile (nascite, matrimoni, morti, migrazioni) sono portate a conoscenza del rilevatore per mezzo di dichiarazioni rese obbligatorie da disposizioni di legge. Queste rilevazioni si dicono automatiche e, in generale, si trascrivono su registri, mentre le altre si dicono riflesse, come nel caso dei censimenti (v. popolazione).
3. Spoglio dei dati. - Circa lo spoglio delle notizie riportate sui questionari, moduli, registri, ecc., si procede anzitutto ad opportune classificazioni in modo che per ogni carattere (ad es., sesso, età, professione) si formino dei gruppi omogenei e poi, se i casi non sono molti, si procede o come una volta, ad una enumerazione a mano delle unità di ciascun gruppo, oppure, quando il numero delle unità statistiche è grande, si adopera lo spoglio con mezzi meccanici. Senza addentrarsi nel loro funzionamento, basti dire che essi sono costituiti da una perforatrice che permette di trascrivere convenzionalmente i dati del modulo mediante fori distribuiti su colonne, di una apposita cartolina o scheda tipo, e poi di una selezionatrice o classificatrice che fa scorrere le cartoline perforate su due piani facendo cadere in apposite caselle quelle che presentano uno o più fori in determinate posizioni (corrispondenti a un carattere rilevato). I risultati dello spoglio vengono riportati su apposite tabelle, dette statistiche, di cui si hanno numerosi esemplari guardando, ad es., gli annuari statistici pubblicati dai singoli Stati.
III. Le rappresentazioni grapiche. - I dati statistici provenienti da una rilevazione possono essere rap-

(da Compendio Statistico Ital., Roma 1931, fig. 11
Statistica - Fig. 2. $\qquad$ Clero secolare e religiosi; $\qquad$ religiosi $\qquad$ totale, nelle quattro ripartizioni geografiche italiane, dal 1881 al 1931; Cifre per ogni 1000 abitanti.
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(do Compendio Statistico Ital., Roma 1932, fig. 21
Statistica - Fig. 3. Densità della popolazione presente calcolata al 4 nov. 1931.
presentati graficamente allo scopo di ottenere linee o figure che permettano una visione immediata e semplice dell'andamento del fenomeno a cui si riferiscono i dati. Tali rappresentazioni permettono anche di vedere, più rapidamente, se tra più fenomeni esistono relazioni che sarebbe stato difficile scoprire dall'esame dei molti numeri che riguardano ciascun fenomeno.
Si possono distinguere due tipi fondamentali di rappresentazioni grafiche: a) diagrammi; b) cartogrammi.
Il principio che presiede alla costruzione dei diagrammi è quello di far corrispondere a un numero una figura geometrica (ad es., un segmento, un rettangolo, un angolo, un cerchio, ecc.).
La fig. i è un diagramma a rettangoli sovrapposti che indica la consistenza del clero secolare, dei religiosi e delle religione in Italia, negli anni di censimento 1911, 1921 e 1931; osservando tale grafico si rileva immediatamente quale sia la categoria più numerosa e quale abbia avuto le maggiori variazioni nei due decenni considerati.
Un diagramma a coordinate cartesiane ortogonali è quello della fig. 2; esso mostra a colpo d'occhio le variazioni differenti della consistenza numerica del clero secolare, dei religiosi e delle religiose nelle quattro ripartizioni geografiche italiane, dal 1881 al 1931.
I cartogrammi, invece, hanno per substrato i contorni geografici di una zona (continente, nazione, regione, ecc.) con le suddivisioni che interessano, e in ciascuna di queste suddivisioni l'intensità del fenomeno rappresentato è indicata dalla tinta (o dal tratteggio) più o meno marcata ivi inserita.
Il cartogramma della fig. 3 indica il numero degli abitanti per kmq. di superficie nelle province italiane.
Se in ciascuna zona geografica si vuol indicare la consistenza di più modalità, si può ricorrere al sistema di inserire in ciascuna zona una figura (formata da rettangoli o da settori circolari, o da altri disegni) in modo che dalla grandezza di questa possa dedursi una visione della consistenza delle varie modalità del fenomeno.
Nella fig. 4 è rappresentata, ad es., la consistenza degli alunni di ciascuna specie di scuola secondaria italiana nelle varie regioni.
IV. Misura della intensità di un fenomeno collettivo. - I dati ricavati dalla rilevazione statistica non sempre si prestano a dare un'idea sintetica del fenomeno o a permettere una comparazione di quel fenomeno con altri. Ad es., i prezzi differenti fra loro che si sono ricavati, nei molteplici mercati italiani di una regione, per una stessa quantità di merce non si prestano, così come sono, per eseguire un sintetico confronto con i prezzi di altre merci o per studiare le variazioni che il prezzo di quella qualità di merce ha nel corso del tempo. Occorre quindi saper sintetizzare tutte queste cifre grezze in un unico valore che misuri l'intensità del fenomeno: esso si chiama valore medio. Anche la nostra mente, in certe circostanze, riassume diverse impressioni in una più sintetica: il metodo matematico ha il vantaggio di rendere più obbiettiva questa determinazione. Solo che si può operare in diversi modi, ciascuno dei quali corrisponde a determinate esigenze, ottenendo differenti valori medi, con nomi pure differenti, di cui i princì pali sono: media aritmetica semplice, media aritmetica ponderata, media geometrica semplice e ponderata, media armonica, mediana, valore normale o moda o valore prevalente, medie di potenze, ecc.
Una volta determinata l'intensità media di un fenomeno collettivo, può avere interesse pratico e scientifico misurare la variabilità, cioè l'attitudine che i fenomeni hanno ad assumere modalità differenti. E chiaro, infatti, che molte volte non basta conoscere la ricchezza media degli abitanti di due regioni, ma può avere interesse conoscere la disuguaglianza esistente tra questi abitanti. In due paesi A e B la ricchezza media può essere identica, ma può darsi che la distribuzione di questa tra gli abitanti sia molto diversa in A e B. Lo stesso si può dire per i salari, per le stature, ecc. che in A possono essere quasi uguali tra tutte le persone, mentre in B possono differire molto da individuo a individuo.
La s. ha elaborato misure appropriate che si chiamano indici di variabilità. I principali sono: campo di variazione, scostamento semplice medio, scostamento quadratico medio, differenza media, rapporto di concentrazione. Quest'ultima misura ha molta importanza nel campo eco-

(da Compendio Statistico Ital., Roma 1932, fig. 2)
Statistica - Fig. 4. Panorama statistico della scuola italiana.
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nomico e sociale per confrontare il diverso grado di disuguaglianza esistente nella distribuzione del reddito, della ricchezza, del patrimonio, ecc. di diverse regioni.
V. Rapporti e belazioni statistiche. - Quando fra due fenomeni collettivi o tra un fenomeno collettivo e uno non collettivo intercede un nesso logico (come, ad es., tra ricchezza e popolazione, tra nascita legittima e donne coniugate, tra popolazione e territorio, tra morti per una certa causa e morti in generale, ecc.), si può istituire tra le intensità dei due fenomeni un rapporto statistico, che si esprime, in generale, in percentuale.
I principali sono: rapporto di composizione o di parte al tutto, rapporto di derivazione, rapporto indice o numero indice, rapporto di coesistenza, rapporto di durata, rapporto di ripetizione. Alle volte però, interessa vedere se le modalità di un fenomeno sono sensibili alle manifestazioni quantitative o qualitative di un altro fenomeno. Ad es. interessa vedere se le modalità della statura dipendono dalle modalità della professione, se le modalità del reddito sono in relazione con quelle del patrimonio, ecc. Lo studio di tale aspetto va sotto il nome di ricerca della relazione tra due fenomeni (più precisamente, tra le modalità di due fenomeni). Esso può essere fatto da diversi punti di vista. Ad es., confrontando globalmente due distribuzioni si può vedere la concomitanza, la transvariazione, la dissomiglianza, l'asimmetria, l'anormalità, ecc. Confrontando le modalità singole, invece, si potrà misurare il grado di connessione o dipendenza, il grado di concordanza o correlazione, dei quali la s. ha elaborato vari indici appropriati.
Altri capitoli importanti della s. sono quelli che riguardano: la integrazione dei dati (elaborando metodi per eliminare o correggere lacune, errori, cause di non rappresentatività dei dati, ecc.); la comparabilità dei dati (per eliminare le cause intrinseche ed estrinseche che rendono alle volte errati i confronti diretti tra dati statistici); infine la logica della s. che attraverso un esame approfondito delle varie fasi della ricerca scientifica e della sintomatologia delle cause giunge alla formulazione delle leggi e alla previsione nel futuro dei fenomeni collettivi, essendo questo lo scopo ultimo della s.
Bibl.: R. Benini, Principi di s. metodologica, Torino 1906; F. Vinci, Man. di s., Bologna 1934; L. Livi, Elementi di s., Padova 1937; M. Boldrini, S., teoria e metodo, Milano 1950; C. Gini, Lex. di s., Roma 1951. Manuali elementari tra i più noti; M. Boldrini, S. in compendia, Como 1942; L. Livi, Principi di s., Padova 1943; N. Federici - T. Salvemini, S., Roma 1949.
VI. S. applicata. - L'applicazione del metodo statistico allo studio di particolari classi di fenomeni dà origine a separate discipline quali la s. demografica o demografia, la biometria, l'antropometria, la statistica fisica, la statistica economica o econometrica, la s. sociale che comprende a sua volta la s. giudiziaria, las. morale, la s. sanitaria, la s. del lavoro, la s. intellettuale, la s. religiosa, ecc.
Si dà qui un breve cenno di alcune tra queste branche, rinviando alle rispettive voci per la s. demografica o demografia (v.), la biometria (v.) e l'antropometria.
1. S. fisica. - Un contributo decisivo è stato portato dalla s. alla fisica moderna dove ha consentito progressi enormi impensabili prima della sua introduzione in questa scienza. I rami che più ne hanno beneficiato sono la teoria cinetica dei gas, la termodinamica (v.), la teoria dei quanti (v.) e le teorie sulla natura della struttura dell'atomo.
2. S. economica o econometrica. - Essa studia con metodo statistico i fenomeni della produzione, degli scambi e dei consumi. Pertanto essa provvede alla raccolta e all'analisi dei dati riguardanti la produzione industriale, mineraria, agraria, il commercio all'ingrosso e al minuto, sia interno che internazionale, i prezzi delle merci e dei servizi, i bilanci familiari, il costo della vita, i salari, il mercato finanziario e bancario, i traffici ferroviari, stradali, marittimi e aerei, il reddito, la ricchezza, ecc., in modo da avere esatte conoscenze dei fenomeni che traggono origine dall'attività che gli uomini svolgono per soddisfare ai loro bisogni. Tali fenomeni vengono messi spesso in relazione con fenomeni demografici e sociali per illustrare la vita e la evoluzione economica di un Paese.
Bibl.: L. Lenti, S. econom., Milano 1943; G. La Sorsa, S. econom., Padova 1950; P. Luzzatto Fegiz, S. demograf. ed econom., Milano 1951.
3. S. sociale. - Essa studia diverse classi di fenomeni che si collegano alla vita sociale dei gruppi umani. Alcune di queste classi di fenomeni tendono a formare materie di separata disciplina e di esse si dànno brevi cenni: a) S. giudiziaria. - Ha per oggetto lo studio quantitativo sia dell'attività degli organi statali miranti alla reintegrazione del diritto violato da un atto illecito o turbato da una contestazione, sia delle persone, delle materie e degli atti a cui quell'attività si riferisce (Spallanzani). Essa distingue : a) la s. giudiziaria penale (delitti contro la persona, contro il patrimonio, contro il buon costume, la criminalità, i riformatori, ecc.); 5) la s. giudiziaria civile (litigiosità, separazioni personali dei coniugi, atti notarili, ecc.); 7) la s. giudiziaria commerciale (fallimenti, protesti cambiari, ecc.). b) S. morale. - Studia quantitativamente quei fenomeni che hanno attinenza al costume e alla morale in genere. Toli, ad es., l'alcoolismo, la prostituzione, l'accattonaggio, ecc.). c) S. sanitaria. Comprende quel complesso di ricerche che si ricollegano a quelle forme morbose a carattere sociale (tubercolosi e altre malattie infettive, malati di mente, ecc.). Assistenza sanitaria e ospedaliera, centri per la diagnosi e cura dei tumori maligni, servizi sanitari, ecc. d) S. del lavoro. - Studia quei fenomeni riguardanti l'occupazione e la disoccupazione operaia, la retribuzione del lavoro, gli scioperi e le serrate, le migrazioni interne a scopo di lavoro, le associazioni sindacali, ecc. e) S. intellettuale. Riguarda: a) i fenomeni del campo scolastico, come gli iscritti, gli esaminati, i promossi, i licenziati, i laureati, gli insegnanti di ogni specie ed ordine di scuole; $\beta$ ) l'attività delle accademie, delle biblioteche, delle pinacoteche, degli archivi, ecc.; 7) gli spettacoli e la radio; 8) la stampa, i diritti d'autore, ecc.
Bibl.: un'opera che tratta molteplici argomenti di s. sociale è il Tratt. element. di s., diretto da C. Gini, Milano 1932 sgg., composto di varie monografie.
4. S. religiosa. - Riguarda lo studio quantitativo dei fenomeni che si ricollegano direttamente o indirettamente alla religione. Pertanto essa comprende da una parte i fenomeni derivanti dall'attività spirituale e sociale delle singole Chiese, e, dall'altra, tutti quei fenomeni sociali, non propriamente religiosi, i quali soggiacciono in diversa misura all'influenza della religione. Le caratteristiche molto diverse di questi due gruppi di fenomeni inducono ad una ripartizione della s. religiosa in due parti: s. ecclesiastica e s. confessionale.
5. S. ecclesiastica. - Fra i rami della s. sociale si può dire che questo sia stato, fino a non molto tempo fa, il più trascurato, soprattutto per mancanza di materiale documentario. Alcune proposte fatte dalla Giunta centrale di s. nel 1872 e nel 1879 di eseguire una indagine estesa : a) alle persone addette al culto e alla popolazione; 6) alle cose addette al culto quali gli edifici, gli arredi sacri, i beni degli enti ecclesiastici, le decime, le questue, le oblazioni, ecc.); c) agli atti attinenti ai culti, non ebbero attuazione perché è evidente che per rilevare fenomeni attinenti alla vita della Chiesa, al suo esercizio, alle pratiche religiose, occorre un organo dipendente direttamente dalla S. Sede.
Un importante fiorire di studi di s. ecclesiastica si ebbe in Italia intorno al 1940. Gli argomenti più importanti sui quali si dispone di studi riguardano: la consistenza numerica del clero secolare, dei religiosi e delle religiose in Italia dal 1881 al 1936; l'età media dei missionari e del clero residente in Patria; la longevità dei Principi della Chiesa, il fondo rustico parrocch