0. Gli argomenti più importanti sui quali si dispone di studi riguardano: la consistenza numerica del clero secolare, dei religiosi e delle religiose in Italia dal 1881 al 1936; l'età media dei missionari e del clero residente in Patria; la longevità dei Principi della Chiesa, il fondo rustico parrocchiale; l'età dei bambini al Battesimo, la frequenza dei Sacramenti, ecc.
L'Annuario Pontificio, avendo iniziato dal 1944 in poi la pubblicazione di parecchi dati statistici, apre la strada ad una più organica e sistematica conoscenza s. dei fenomeni che più propriamente interessano il campo della s. ecclesiastica.
6. S. confessionale. - Essa studia particolarmente gli aspetti demografici ed economico-sociali dei gruppi con-
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1. Confini di Stato - 2. Confini di Stato federale - 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica.
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.
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fessionali e potrebbe anche essere chiamata, più propriamente, s. dei gruppi confessionali. La sua importanza è massima nei paesi a forte miscuglio religioso mentre è minima nei paesi che, dal punto di vista religioso, presentano un alto grado di omogeneita. Sotto l'aspetto demografico interessante è lo studio della loro consistenza numerica. Ad es., intorno al 1936, su 2.084.000.000 di ab. della terra, il $35,3 \%$ era cristiana, il $59,8 \%$ non cristiana e il resto di religione ignota o senza religione. Molto importanti sono poi i confronti per quel che riguarda le caratteristiche dinamiche dei gruppi confessionali. Tali, ad es., il movimento naturale (nascite, morti, matrimoni), il movimento religioso dato dalle conversioni; il movimento migratorio che ha modificato in alcuni Paesi la composizione dei gruppi confessionali esistenti. Sotto l'aspetto economico-sociale, importante è pure lo studio della loro composizione professionale, del loro grado di cultura, di benessere e di ricchezza, delle loro condizioni igieniche e sanitarie, della loro morale, della frequenza dei suicidi ecc.
Da tali studi risulta chiaro che la religione influisce sensibilmente sulla condotta morale e sociale degli individui.
Bild.: C. D'Agata, S. religiosa, in Trattato elementare di s. diritto da C. Gini, Milano 1943 (con ampia bibl.); P. Droulers, La sociologia religiosa presso i cattolici dei diversi paesi, in Scuola cati., 79 (1951) pp. 234-44; autori vari, Milieus moderne et Vie religisine. Etat présent de la Social religieuse, in Lumen vitae, 6 (1951), pp. 1-407; P. Droulers - A. Rimoldi, La sacial. religiosa Italia, in Scuola cati., 80 (1952), pp. 89-107, 169-93. Tommaso Salvemini
STATI UNITI (U. S. A.). - Confederazione di 48 Stati, un Distretto federale (D. C.) e due territori (Alasca e Isole Hawai), dalla quale dipendono, in America, Portorico, le Isole Vergini (Antille) e la zona del Canale (di Panama), ed in Oceania alcune delle Isole Samoa e Guam (Marianne), oltre alle Isole della Micronesia già sotto mandato giapponese, che gli U.S.A. tengono in amministrazione fiduciaria.
1. Geografia. - Anche considerati solo per l'estensione del loro territorio metropolitano ( $7.827 .076 \mathrm{kmq}$., compresi 117.207 kmq . di acque interne, ma esclusi $136.172 \mathrm{kmq}$. spettanti alla porzione federale dei Grandi Laghi, che gli U.S.A. dividono col finítimo Canadei, gli U.S.A. figurano tra le maggiori potenze della terra. Mettendo in conto anche l'Alasca (destinata a formare il 49 Stato dell'Unione), questa superficie sale a 9,5 milioni di kmq. ( $1 / 16$ delle terre emerse). Riunendo insieme territorio metropolitano e dipendenze, gli U.S.A. oltrepassano gli 11 milioni di kmq., ma scendono al $4^{\circ}$ posto nel mondo, dopo il Commonwealth britannico, l'U.R.S.S. e l'Unione Francese, pur disponendo di una superficie maggiore dell'intera Europa.
Per la posizione del loro territorio metropolitano, gli U.S.A. differiscono dalle altre maggiori potenze mondiali, per essere a contatto diretto solo con due altri Stati - il Canadá a N., il Messico a S. (le cui frontiere sono per larga parte convenzionali) - nonostante che la loro statura internazionale li interessi ai problemi politici d'ogni angolo della terra. Un cosi ampio territorio, che occupa da solo oltre $1 / 3$ del continente nordamericano, e assai più della sua area ecumenica, non può non presentare notevoli differenze regionali. In sostanza, tuttavia, la sua struttura è piuttosto semplice: una grande area pianeggiante mediana, distesa dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, che due strisce montuose fiancheggiano da O. (Pacifico) e da E. (Atlantico), segregandola dal diretto influsso oceanico. Delle due strisce quella orientale, più esile (Appalaci o Allegani), costituita da un fascio di

Stati Uniti (U.S.A) - Gruppo di fanciulli indiani presso Mesa Grande (San Luigi Ri) - California.
cimali paralleli, separati da ampie valli longitudinali ed estesa per ca. 1600 km . con una larghezza di 70-200, s'alza di poco oltre i 2000 m . e conserva aspetto piuttosto di media che d'alta montagna, con dorsali e valli arrotondate e pendenze poco risentite. Gli Appalaci sono fronteggiati verso il vicino litorale da un ripiano (Piedmont) alto qualche centinaio di metri, dal quale i fiumi precipitano in una serie di cascate (Fall line) sulla cimosa costiera (Coastal plain). Questa si va restringendo da S. a N., dove è incisa in ampie baie, che corrispondono alle basse valli dei fiumi maggiori (Hudson, Delaware, Chesapeake).
Le alte terre occidentali, senza confronto più estese, constano di almeno tre fasci di montagne, uno dei quali interno, che dal confine canadese si spinge fino al Rio Grande (Montagne Rocciose), e due prossimi al litorale sul Pacifico, separati dal primo per mezzo di una serie di altopiani di diverso carattere (il tavolato basaltico della Columbia a N., quello arido del Colorado a S., inciso da profondi cadans, e, fra i due, il Gran Bacino, vasto complesso di rilievi e di conche, cesparso di paludi e laghi salati). Nonostante la loro altezza (numerose cime oltrepassano i 4000 m .), neppure le Rocciose ricordano da vicino, qui, le Alpi : le forme vi sono, di regola, più dolci, e, per la relativa scarsità di piogge, v'è minore ricchezza di acque, di ghiacciai, di boschi. Per contro, la doppia fascia montana che s'alza lungo il Pacifico è copiosamente innaffiata dai venti marini di SO.; perciò i rilievi vi sono rivestiti di stupende foreste e più frequenti, localmente, i ghiacciai. Una serie di ampi solchi vallivi (Gran Valle di California, Pouget Sound) stacca dalle catene costiere più esterne quella, ricca di vulcani, che prende nome di Catena della Cascate (M. Shasta, m. 4390) e la Sierra Nevada (M. Whitney, m. 4420) che la continua a S.
Le pianure centrali, che costituiscono, in sostanza, il bacino del Mississippi, meritano tale nome solo in corrispondenza al basso corso di quest'ultimo; per il resto, e specialmente tra il Mississippi e le Rocciose, constano di un ampio altopiano, che gli affluenti dei fiumi frazionano in lembi, isolati da valli profonde. Il $100^{\circ} \mathrm{O}$, Greene., all'incirca, vi distingue una regione orientale più umida e adatta alle colture (Praterie), da quella occidentale in cui domina la steppa, a vocazione essenzialmente pastorale (Grandi Piani).
Alla notevole varietà delle condizioni topografiche fanno riscontro, naturalmente, differenze climatiche; tuttavia la maggior parte degli U.S.A. (ad E. delle Rocciose) è caratterizzata da regimi temperato-continentali, con piogge in prevalenza estive (invernali negli Stati del S.), che vanno decrescendo dall'Atlantico verso O. Negli altipiani interni queste condizioni si esasperano, determinando climi subdesertici o desertici, mentre nella
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(fot. U.S.I.S.)
Stati Unitr (U.S.A.) - La Raleigh Taverne, che ha come insenna il ritratto dell'esploratore sir Walter Raleigh - Williamsburg (Virginia).
fascia circumpacifica le piogge si hanno più copiose e cadono in genere d'inverno, ma con tendenza a ridursi di nuovo verso S. (California). In generale, i paesi litoranei hanno qui un clima di tipo mediterraneo, più mite ed uniforme che non quelli sull'Atlantico, le cui condizioni, a loro volta, si rivelano sotto questo riguardo meno miti e più mutevoli di quelle dei paesi europei a pari latitudine. Inoltre le regioni prossime all'Atlantico sono spesso devastate dai terribili cicloni che si formano nel Mare delle Antille ed attraversano le Indie occidentali, gli U.S.A. d'occidente e l'Atlantico settentrionale. Verso S., lungo la costa atlantica (Florida e Golfo del Messico), il clima assume un aspetto sempre più nettamente subtropicale, con forti calori e precipitazioni piuttosto abbondanti.
Il territorio degli U.S.A. si può così dividere, dal punto di vista fisico-economico, in quattro maggiori unità : al N., all'E. ed al centro una regione temperatoumida, con agricoltura, ed in particolare cerealicoltura, ed allevamento ben sviluppati; al S. una regione subtropicale, che dà cotone, riso e tabacco; all'O., una regione siccitosa, in cui accanto all'allevamento è tuttavia possibile, con l'irrigazione artificiale, anche la cerealicoltura; e sul Pacifico, una regione a carattere mediterraneo, in cui prosperano soprattutto gli agrumi, la vite e gli alberi da frutta. Ognuna di queste regioni possiede in maggiore o minore abbondanza riserve minerarie. Ma lo sfruttamento di queste ricchezze non ha raggiunto dovunque lo stesso livello, si che, nonostante il grande impulso dato ad ogni sorta di attività economica, specie per effetto delle due ultime grandi guerre mondiali, gli U.S.A. conservano ancora, per tratti abbastanza ampi, l'aspetto di un paese nuovo.
D'altronde, la colonizzazione di massa cominciò piuttosto tardi. All'epoca della scoperta, gli Indiani che vivevano nel territorio degli U.S.A. non superavano il milione e la popolazione complessiva, che era di ca. 3 milioni nel 1776 (all'atto della proclamazione dell'indipendenza), oltrepassava di poco i 23 milioni nel 1853 , quando il territorio metropolitano raggiunse l'attuale espansione. Ma dal
1820 al 1930 immigrarono negli U.S.A. più di 37 milioni di individui ( 8 milioni nel solo decennio 1900-11), tra i quali prevalsero in un primo tempo Inglesi, Scozzesi, Irlandesi, Tedeschi, Scandinavi e Finni, e più tardi Italiani, Slavi, Ebrei e Ungheresi. Secondo l'ultimo censimento ( 1950 ), la popolazione ammonta a 150,7 milioni di ab., dei quali i Negri (numerosi soprattutto nelle regioni di S. e di SE.) formano all'incirca il $10 \%$, gli Indiani (ridotti a poche centinaia di migliaia di individui) appena il $2 \%$, mentre un'alta percentuale (impossibile a calcolarsi con esattezza) è rappresentata da nati all'estero, o da genitori stranieri (quasi 7 milioni di Tedeschi, 4 1/2 milioni di Italiani, oltre 3 milioni di Irlandesi e altrettanti i Polacchi e i Canadesi, ecc.). La densità della popolazione ( 19 a kmq.) è piuttosto bassa (di poco più alta di quella della Svezia), ma le differenze da regione a regione sono notevoli: mentre gli altopiani occidentali sono quasi spopolati (meno di 1 ab. a kmq. nello Stato di Nevada), gli Stati atlantici hanno indici superiori anche a 200 ab. a kmq. (Rhode Island, Nuova Jersey, Massachusetts). Tenendo conto dei territori che gli U.S.A. controllano, la loro popolazione saliva (1951) a 155,4 milioni di ab., dei quali 2,5 in America ( 2,2 in Porto Rico) e 635 mila in Oceania.
Quanto allo sviluppo economico (e del resto anche del punto di vista politico-militare), non v'è invece dubbio che gli U.S.A. rappresentino oggi la massima potenza mondiale, ciò che è conseguenza non solo della proporzione che loro spetta nel complesso delle risorse naturali d'ogni genere, in un paese nuovo ed aperto, almeno in un primo tempo, alla collaborazione di massa, e permeato ab origine da un illimitato spirito di iniziativa, nonché della scala di grandezza su cui queste risorse si son potute sfruttare, ma anche di un progresso tecnico che il generale benessere e l'aspirazione al guadagno individuale hanno portato ad un altissimo livello, medio e assoluto.
La tendenza a realizzare in ogni forma di attività il massimo del rendimento con il minimo impiego di lavoro umano, e perciò sulla base di una pianificazione razionale che tenga conto di tutti i fattori della produzione e la stimoli con l'aiuto di una sempre più diffusa ed efficiente meccanicizzazione, è visibile anche nell'agricoltura, che rimane, nonostante il grandioso sviluppo industriale, una delle più solide basi dell'economia nazionale. Nel 1950 l'agricoltura assorbì solo il $17 \%$ della popolazione attiva (il ro\% durante la seconda guerra mondiale), ma gli 8,3 milioni di occupati utilizzano ca. 10 milioni di mezzi motorizzati. Del territorio statunitense meno di $1 / 5$ è coltivato (e $4 / 5$ nella sola metà orientale del paese) : eppure gli U.S.A. raccolgono, fra l'altro, dal 50 al $60 \%$ del granturco, da $1 / 5$ ad $1 / 3$ del cotone, più di $1 / 4$ di tabacco, da $1 / 5$ a $1 / 4$ dell'avena, da $1 / 6$ a $1 / 7$ del grano prodotto in tutto il mondo. Più della metà dell'arativo ( 184,1 milioni di ha.) è destinato ai cereali e dà in primo luogo il granturco (da 35 milioni di tonn. nel 1934-38 a 79 nel 1950; anche in seguito si daranno le corrispondenti cifre in milioni di tonnellate) cui seguono, in ordine decreciente di quantità prodotte, il frumento ( $19,5-27,5$ ), l'avena ( $14,0-21,5$ ), l'orzo ( $45-65,3$ ), il riso ( $9,6-17,2$ ) e la segala ( $10,3-5,7$ ). Mentre il granturco è consumato tutto nel paese, il frumento permette una notevole esportazione ( 6,5 ; la cifra più alta fra tutti gli esportatori mondiali, nel 1950).
Ai cereali tien dietro, per importanza, il cotone, coltivato negli Stati sud-orientali ( $2,8-4,1$ di fibra; $4,9-6,0$ di semi) : $1 / 2$ della produzione di fibra e quasi l'intera produzione di semi (olio) sono assorbiti dal mercato interno. Notevoli anche le colture della soia ( $1,2-7,8$ ) e del lino ( $0,2-1$ ). Per il tabacco, gli U.S.A. sono alla testa così della produzione ( $0,6-0,9$ ) come della esportazione mondiale, mentre per lo zucchero la produzione della barbabietola e muella della canna non riescono ancora a soddisfare il consumo nazionale. Grande sviluppo ha avuto la frutticoltura (California, Florida, regione dei Grandi Laghi), che alimenta un'industria fiorente; accanto agli agrumi, la California produce uva ( 16 milioni di bl., quanto la produzione stagnola nel 1950), destinata in parte alla vinificazione. Ridotto, per l'intenso rimboschi-
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mento, il prodotto delle foreste, limitate ormai agli Stati del Pacifico (douglas fire) ed alla Florida (pitchpine), che tuttavia dà vita a cospicue industrie (carta, mobilificio), anche se non più sufficiente al mercato interno.
Agricoltura e allevamento sono strettamente uniti: per numero di capi ( 78,3 milioni; cifra superata solo dall'India) e per importanza della produzione industriale che vi è collegata, vengono i bovini, allevati soprattutto negli Stati centrali (carni) e nord-orientali (latte), cui seguono i suini ( 57,1 ; primo posto del mondo), caratteristici della regione del granturco, gli ovini (31,7), gli equini ( 6,0 cavalli; 2,3 muli), e i caprini $(2,4)$. Anche la pesca è fiorente: per alcune specialità (ostriche, sardine, salmon) gli U.S.A. occupano uno dei primi, o addirittura il primo posto nel mondo.
A questa solida struttura agraria ed alle attività accessorie che la completano si accompagna una anche più grandiosa espansione industriale, le cui possibilità appaiono praticamente illimitate, data la straordinaria abbondanza e varietà delle risorse minerarie di cui gli U.S.A. dispongono. Materie produttive d'energia, in primo luogo: carbon fossile (gli U.S.A. ne estraggono più di $1 / 3$ del quantitativo mondiale: 505 milioni di tonn. nel 1950, di cui $1 / 2$ dai giacimenti appalaciani) e petrolio ( 270 milioni di tonn., il $52 \%$ del totale mondiale), cui vanno aggiunte le risorse idroelettriche, valutate a 45 milioni di HP e che hanno dato, nel 1950, una produzione di 590 milioni di HP ( $1^{\circ}$ posto nel mondo).
Dei minerali più importanti destinati a trattamento industriale, gli U.S.A. mancano, in tutto od in parte, solo di stagno, manganese, cromo, nichelio, e uranio; per tutti gli altri la produzione nazionale è di regola pari al fabbisogno, ed in molti casi lo supera. Ferro, rame e zinco vengono prodotti in misura che tocca od oltrepassa la metà del quantitativo mondiale. Il primo proviene per la maggior parte dalle regioni del Lago Superiore e dall'Alabama; il secondo soprattutto dagli altipiani occidentali, che dànno anche piombo (da $1 / 4$ ad $1 / 3$ del totale mondiale) e argento (di cui gli U.S.A. sono i più grandi produttori dopo il Messico); il terzo dal Missouri. Oltre che in California, si estrae ora nel Colorado e nel South Dakota ( 60 mila kg . ; $4^{0}$ posto nel mondo); copiose produzioni offrono anche le bauxiti, lo zolfo, i fosfati e la potassa.
Per il loro sviluppo industriale gli U.S.A. si lasciano addietro di gran tratto tutti gli altri paesi del mondo: non v'è più ramo in cui la produzione non si sia affermata con quelli che ne sono i caratteri distintivi : la standardizzazione, la razionalizzazione, le meccanizzazione e la concentrazione delle imprese (trust), che hanno tutte, più o meno, una risonanza mondiale. Se alcuni rami di attività spiccano fra gli altri - p. es., le industrie metallurgiche (acciaio : $2 / 5$ della produzione mondiale) e le meccaniche ( $4 / 5$ degli automobili, $3 / 4$ delle macchine da scrivere costruite in tutto il mondo) - soprattutto per la loro localizzazione in determinati distretti, la loro distribuzione nel vasto territorio metropolitano obbedisce a criteri di convenienza economica che permettono di provvedere in primo luogo alle eccezionali dimensioni del mercato interno: che è un altro dei caratteri distintivi dell'industria statunitense. Ne risulta una molteplicità di regioni industriali, ciascuna delle quali ha, od accentua, un suo peculiare carattere: le siderurgiche e metallurgiche nel settore prossimo ai Grandi Laghi, le tessili negli Stati centro-atlantici, quelle del legname negli Stati settentrionali e meridionali atlantici, attorno ai Grandi Laghi e lungo il Pacifico; le alimentari un po' dappertutto, ma specialmente negli Stati del centro nord-orientali.
La gigantesca organizzazione industriale degli U.S.A. non sarebbe concepibile senza un adeguato sviluppo delle vie di comunicazione. Le ferrovie misurano oltre 360 mila km . ( $1 / 3$ della rete mondiale), ma sono ormai

(Int. U.S.I.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta di una coltivazione nell'Arizona.
in regresso di fronte all'espansione automobilistica, che dispone di una imponente rete stradale ( 5,3 milioni di km.; 48 milioni di autoveicoli, cioè uno ogni 3 ab . all'incirca, contro 1 ogni 70 in Italia), ed a quella aerea, in rapidissimo aumento ( $738,7 \mathrm{milioni}$ di km. percorsi; 14,2 milioni di passeggeri). Ugualmente netta si è fatta, dopo la seconda guerra mondiale, la supremazia della marina mercantile, che registra nel 1950 ben 25,2 milioni di tonn. di naviglio a propulsione meccanica, superando così la Gran Bretagna e rappresentando da sola ca. $1 / 3$ del totale mondiale.
Tipiche degli odierni U.S.A. sono le dimensioni e l'importanza economica e politica dell'urbanesimo; si può calcolare che ca. il $60 \%$ della popolazione vive concentrata in città, molte delle quali hanno avuto uno sviluppo topografico e demografico rapidissimo. Di quelle che oltrepassano i 100 mila ab. (le cosiddette "grandi città", che nel 1950 erano 10, sulle 876 esistenti in tutto il mondo) se ne contano ora più di una dozzina che, con o senza i loro immediati dintorni (distretti metropolitani), superano ormai 1 milione di ab.
La distribuzione dei grossi centri urbani, come del resto quella della popolazione in genere, mostra ancora un evidente contrasto fra il settore nordorientale del paese, fra l'Atlantico e il Mississippi, a monte della conBuenza dell'Olio, da un lato, e le regioni interne, nelle quali le grandi città rappresentano ancora occorrenze eccezionali, dall'altro; mentre altre concentrazioni urbane in via di sicura espansione si sono determinate lungo il Pacifico, cosi a S. (California), come a N. (fra Pouget Sound e bassa Columbia). Queste città, tutte di origine più o meno recente, si distinguono nettamente dai vecchi centri urbani europei per alcuni caratteri che son loro comuni e che le fanno somigliare tutte le une alle altre: l'ampiezza dell'area cittadina, nella quale larga parte è fatta a parchi e giardini e prati pubblici e privati, la forma regolare della pianta, l'assenza di mura e di limiti verso la periferia, la separazione fra il nucleo interno (City), o città degli affari, denso di edifici pubblici e monumenti, sormontato da grattacieli, ed i più estesi quartieri residenziali, in cui prevalgono costruzioni isolate e trovan posto di rado grossi edifici. Da notare che le capitali degli Stati non coincidono di regola con le città più popolose, o più attive, o più importanti economicamente; talora hanno una tal funzione centri con popolazione inferiore ai 10 mila ab. Si volle così assicurare ai centri scelti come sedi dei governi soprattutto una posizione opportuna rispetto al territorio dei singoli Stati, ed anche condizioni di tranquillità e di isolamento, affinché l'amministrazione degli Stati stessi non venisse turbata da quella degli affari, e gli interessi di pochi o di una sola città non prevalessero su quelli comuni. Tuttavia, con
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| Stati e gruppi di Stati | Superficie in kmq. | Popolazione in 1000 ab. (cens. 1950) | Densità a kmq. | Capitale (popolazione in 1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Maine | 86017 | 913,8 | II | Augusta 71 |
| New Hampshire | 24095 | 533,2 | 22 | Concord 28 |
| Vermont | 24884 | 377,7 | 15 | Montpelier 8 |
| Massachusetts | 21383 | 4690,5 | 219 | Boston 791 |
| Rhode Island | 3144 | 791,9 | 252 | Providence 248 |
| Connecticut | 12972 | 2007,3 | 155 | Hartford 177 |
| New England | 172.495 | 9314,5 | 54 | |
| New York | 128387 | 14830,2 | 115 | Albany 134 |
| New Jersey | 20293 | 4835,3 | 238 | Trenton 128 |
| Pennsylvania | 117399 | 10498,0 | 89 | Harrisburg 89 |
| Middle Atlantic | 266.079 | 30163,5 | 113 | — |
| Distr. Columbia | 179 | 802,2 | 4481 | Washington |
| Delaware | 5327 | 318,1 | 60 | Dover 6 |
| Maryland | 27391 | 2343,0 | 86 | Annapolis 15 |
| Virginia | 105699 | 3318,7 | 31 | Richmond 230 |
| West Virginia | 62622 | 2005,5 | 32 | Charleston 73 |
| North Carolina | 136508 | 4061,9 | 30 | Raleigh 5 |
| South Carolina | 80423 | 2117,0 | 39 | Columbia |
| Georgia | 152471 | 3444,6 | 23 | Atlanta 327 |
| Florida | 151653 | 2771,3 | 18 | Tallahassee 27 |
| South Atlantic | 722.273 | 21183,3 | 29 | — |
| Ohio | 106753 | 7946,6 | 74 | Columbus 375 |
| Indiana | 93983 | 3934,2 | 42 | Indianapolis 375 |
| Illinois | 146059 | 8712,2 | 60 | Springfield 81 |
| Michigan | 150762 | 6371,8 | 42 | Lansing 92 |
| Wisconsin | 145422 | 3434,6 | 23 | Madison 96 |
| East North Central | 642.979 | 30399,4 | 47 | — |
| Minnesota | 217711 | 2982,5 | 14 | St. Paul 310 |
| Iowa | 145743 | 2621,1 | 18 | Des Moines 177 |
| Missouri | 180435 | 3954,7 | 22 | Jefferson City 25 |
| North Dakota | 183001 | 619,6 | 3 | Bismark 19 |
| South Dakota | 199529 | 652,7 | 3 | Pierre 4 |
| Nebraska | 200021 | 1325,5 | 7 | Lincoln 97 |
| Kansas | 213070 | 1905,3 | 9 | Topeka 78 |
| West North Central | 1.339 .515 | 14061,4 | 10 | — |
| Kentucky | 104611 | 2954,8 | 28 | Frankfort 11 |
| Tennessee | 109404 | 3291,7 | 30 | Nashville 173 |
| Alabama | 133652 | 3061,7 | 23 | Montgomery 105 |
| Mississippi | 123570 | 2178,9 | 18 | Jackson 98 |
| East South Central | 471.237 | 14477,2 | 31 | — |
| Arkansas | 137518 | 1909,5 | 14 | Little Rock 101 |
| Louisiana | 125660 | 2683,5 | 21 | Baton Rouge 124 |
| Oklahoma | 181069 | 2333,4 | 12 | Oklahoma City 242 |
| Texas | 692328 | 7711,2 | 11 | Austin 132 |
| West South Central | 1.136 .575 | 14537,5 | 13 | — |
| Montana | 381043 | 591,0 | 2 | Helena 17 |
| Idaho | 216388 | 588,6 | 3 | Boise 34 |
| Wyoming | 253568 | 290,5 | 1 | Cheyenne 32 |
| Colorado | 269968 | 1325,1 | 5 | Denver 413 |
| New Mexico | 315078 | 681,2 | 2 | Santa Fé 28 |
| Utah | 219907 | 688,9 | 3 | Salt Lake City 182 |
| Arizona | 294990 | 749,6 | 3 | Phoenix 105 |
| Nevada | 286265 | 160,1 | 1 | Carson City 3 |
| Mountain | 2.257 .207 | 5075,0 | 2 | — |
| Washington | 176597 | 2379,0 | 13 | Olympia 16 |
| Oregon | 251152 | 1521,3 | 6 | Salem 43 |
| California | 410967 | 10586,2 | 25 | Sacramento 136 |
| Pacific | 838716 | 14486,5 | 17 | — |
| U.S.A. | 7.827 .076 | 150.697,4 | 19 | Washington 1498 |
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# STATI UNITI

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POSSEDIMENTI
| Nome del possedimento (anno del suo riconoscimento) | Superficie in kmq. | Popolazione <br> (in 1000 ab.) | Densità a kmq. | Capoluogo e sua popolazione (in 1000 ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| in America | | | | |
| Alasca (1867) | 1.518 .717 | 128,6 | 0,1 | Juneau 6 |
| Puerto Rico (1899) | 8.896 | $2.210,7$ | 249 | S. Juan 224 |
| Canal Zone (1904) | 1.422 | 53,3 | 37 | Balboa 10 |
| Isole Vergini (1917) | 344 | 26,7 | 78 | Charlotte <br> Amalie II |
| in Occania | | | | |
| Isole Hawai (1898) | 16.772 | 499,8 | 30 | Honolulu 232 |
| Isola Guam (1899) | 534 | 58,8 | 110 | Agaña 10 |
| Isole Samoa americane (1900) | 197 | 18,6 | 96 | Pago Pago I |
| territori del Pacifico | | | | |
| Islands (1947) | 2.149 | 50,0 | 23 | — |
| nell'Antartide | | | | |
| Settore U.S.A. | 1.800 .000 | - | - | - |
| Totale | 3.349 .000 | $3.085,0$ | 1 | - |
l'evoluzione subita non solo dalla Federazione, ma anche da molti dei più importanti Stati fra il 1776 e la fine della seconda guerra mondiale, che ha condotto gli U.S.A. ad una posizione di supremazia economica-politica senza precedenti nella storia moderna, talune capitali, e la stessa capitale federale Washington, sono diventate anch'esse metropoli, pur senza raggiungere le proporzioni di quelle che debbono le loro proporzioni allo sviluppo delle industrie, dei commerci od alla loro singolare posizione geografica.
Gli U.S.A. sono ordinati a Repubblica federale; gli Stati che li compongono hanno ampiezza, popolazione ed importanza economica assai diverse, in armonia con la loro storia, con il loro sviluppo economico e con le fasi attraverso le quali è passata l'evoluzione locale e nazionale. La superficie media di questi Stati risulta pari, all'incirca, a quella della metà del territorio italiano ( 163,3 mila kmq.); la popolazione media ha ca. 3,1 milioni di ab. Ma è facile rilevare dalla unita tabella quanto diverse siano tali condizioni non solo da Stato a Stato, ma da gruppo a gruppo di Stati. Un confronto con i dati dei precedenti censimenti mette in luce la tendenza che si è ormai chiaramente disegnata, verso un'accentuazione del contrasto fra periferia e interno. Vanno crescendo infatti soprattutto gli Stati atlantici (in primo luogo la Florida) e quelli sul Pacifico (ed in primo luogo la California), a danno delle regioni aride ad O. del Mississippi, che costituiscono aree di emigrazione.
Nella confederazione statunitense i singoli Stati godono di larga autonomia per ciò che si riferisce alla politica ed all'amministrazione interna (anche l'educazione rientra fra questi privilegi). Per il resto, il potere legislativo spetta ad un Congresso bicamerale: un Senato di 96 membri, due per ogni Stato, eletti a suffragio universale indiretto per 6 anni e rinnovabili per un terzo ogni 2; ed una Camera dei rappresentanti di 435 membri, eletti a suffragio universale diretto per 2 anni. Il potere esecutivo viene esercitato da un presidente, anch'esso elettivo (per voto indiretto), che ha poteri molto larghi, dura in carica 4 anni e può essere rieletto. La Costituzione degli U.S.A. risale, nella sua sostanza, a quella approvata a Filadelfia nel 1776, durante il movimento per l'indipendenza.
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Giuseppe Caraci

Stati Uniti (U.S.A.) - Cupola di osservazione dell'osservatorio di Monte Palomar.
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(Ist. U.S.I.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Generatore elettrostatico, usato nella ricerca dell'energia atomica all'Università di Notre Dame.
II. Storia civile. - 1. Il periodo coloniale. - Enrico VII, fondando i suoi diritti sui viaggi che i Caboto avevano intrapreso al suo servizio, aveva rivendicato all'Inghilterra sin dal 1497 il continente dove dovevano sorgere gli S. U. Però mercanti e avventurieri inglesi intrapresero i primi, infruttosi tentativi di colonizzazione soltanto sotto il regno di Elisabetta, specialmente dopo la sconfitta subita dall'armada spagnola (1588), che aprì i mari alla supremazia inglese. Intanto Olandesi fondavano colonie nella Nuova Olanda, Spagnoli nella Florida, Francesi nella regione dei Grandi Laghi e del S. Lorenzo.
Secondo la legge inglese, l'intero territorio rivendicato apparteneva alla Corona, che poteva disporne a piacimento. Nelle concessioni, essa creò due tipi di colonie: corporate (cioè accordate a una compagnia) e proprietary (accordate al singolo), lasciando ai beneficiari un'ampia autonomia nell'esercizio del potere e garantendo ai coloni i tradizionali diritti dei cittadini inglesi: fondamentale tra questi, anche se limitato da molte restrizioni, quello dell'autogoverno. Dalla fondazione della Virginia (1607), che fu la prima, al 1733, tredici colonie sorsero lungo la fascia atlantica. Otto di queste divennero successivamente province reali, con governatori nominati dal sovrano e in possesso di ampi poteri. Ma frequenti furono i conflitti tra autorità costituita e popolazioni. I coloni avevano parte attiva nelle amministrazioni locali e centrali dei rispettivi territori, ma a regolare i rapporti reciproci e quelli con paesi stranieri spettava all'Inghilterra. Tuttavia le numerose guerre del tempo e le necessità della difesa contro le tribù indiane, che rappresentavano una costante minaccia, valsero a creare una certa solidarietà tra le diverse province.
Ondate immigratorie, sempre più frequenti e numerose, di diversa provenienza e mosse da molteplici ragioni (persecuzioni politiche e religiose, disagi economici e promessa di un futuro migliore, spirito di avventura), conferirono alla popolazione un carattere composito ed eterogeneo; però l'elemento predominante e, si può dire, catalizzatore, soprattutto dopo il 1660 , fu quello inglese. Dopo la Pace di Parigi (1763), che chiuse il lungo conflitto tra Francia e Inghilterra, sanzionando il dominio inglese sul Canadà e nella valle del Mississippi, l'espansione inglese nel nuovo mondo non ebbe ostacoli e fu incrementata dalla rivoluzione industriale che, creando un problema di sovrappopolazione nella madre patria, favorl l'emigrazione. Alla fine del sec. xvili tre erano i
gruppi etnici più numerosi, dopo quello inglese: l'irlandese, lo scozzese e il tedeseo. Venivano poi Olandesi e Svedesi (discendenti di imperi coloniali dissolti) e Francesi.
2. L'indipendenza. - Con la seconda metà del secolo i rapporti tra Inghilterra e colonie si fecero tesi. Con l'erano impoverito dalle ultime guerre, il governo inglese adottò una serie di leggi che miravano a rissanguarlo a carico delle colonie. Queste accolsero con crescente insofferenza l'imposizione di tali tributi, rifacendosi alla consuctudine inglese secondo cui qualsiasi misura fiscale doveva essere votata dagli stessi contribuenti. Forti delle antiche tradizioni di autonomia e libertà, consolidate grazie alle difficoltà cui l'esercizio del potere andava soggetto per la lontananza della madre patria, i coloni ad esse si appellarono, accusando Corona e Parlamento di voler sovvertire le secolari fondamenta dell'ordinamento politico anglo-sassone. In buona parte per l'intransigenza di Giorgio III il conflitto si aggravò e, scelta la via dell'aperto ribellione, le tredici colonie dichiararono la propria indipendenza (1776), si riunirono in confederazione (1777) e combatterono una lunga e dura guerra che, cominciata male per gli insorti, dopo alterne vicende si concluse in loro favore, per la tenacia e l'abilità del generale Giorgio Washington, con la Pace di Parigi (1783).
Uscita stremata dalla lotta, retta da una costituzione inefficace, divisa dalle tendenze autovismistiche, la nuova confederazione dovette far fronte a un travagliano periodo di difficoltà economiche e sociali. I ceti conservatori, per salvaguardare la conquistata indipendenza e unità, promossero l'adozione di una nuova Costituzione (1787), approvata dopo la vivace opposizione di coloro che, in seseguito all'esperienza coloniale e influenzati dalle ideologie correnti, temevano un forte potere centrale. Essa limitò il potere dei singoli Stati, dando al paese un governo centrale (federale) ispirato alla divisione dei poteri, con un presidente che, come fu detto, raccoglie in sé i poteri di un monarca repubblicano e di un primo ministro monarchico, e un sistema bicamerale, in cui i diversi Stati hanno un uguale numero di seggi (2) al Senato e una rappresentanza proporzionale alle rispettive popolazioni alla Camera bassa. Questa costituzione, con l'aggiunta di alcuni emendamenti, presiedette al progressivo crescere della confederazione dai 13 Stati originari ai 48 attuali ed è tuttora in vigore. Primo presidente fu Washington e sotto il suo governo si cristallizzò quel contrasto ideologico che, impersonato nei due maggiori statisti del tempo - Hamilton, ministro del Tesoro, e Jefferson, ministro degli Esteri - conduase alla fondazione di due opposti partiti, detti allora federalista e repubblicano, i quali, rappresentando le due fondamentali correnti politiche espresse dalla realtà americana, dovevano, con nuovi nomi e appropriandosi spesso vicendevolmente finalità e programmi, disputarsi il potere e alternarsi al governo del paese. Hamilton, che risanò la situazione economica e fu in certo modo il fondatore del capitalismo americano, mirava alla costituzione di uno Stato forte, e sostenendo gli interessi commerciali-finanziari fu l'esponente del conservatorismo. Jefferson, che aveva dato alla nuova Repubblica con la dichiarazione d'indipendenza le sue "tavole della legge " ed enunciandone la motivazione ideale aveva creato nel paese una coscienza nazionale, difese il particolarismo statale contro le ingerenze del potere centrale e fu il rappresentante degli interessi agrari meridionali. Il conflitto tra queste due correnti fu scuito dallo scoppio della Rivoluzione Francese, che ebbe notevoli ripercussioni interne, essendosi i repubblicani schierati in suo favore e combattendola i federalisti a spada tratta. Il conflitto si risolse nel 1800 con la vittoria repubblicana, che segnò la dissoluzione del partito federalista e l'inizio di un trentennio di governo del partito jeffersoniano.
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3. L'espansione continentale. - La capitale, dopo breve sede a Nuova York e Filadelfia, veniva trasferita a Washington, mentre proseguiva senza soste l'espansione verso l'ovest, che costituisce l' "epopea" della storia americana e il fatto saliente nei decenni successivi alla guerra di indipendenza. A mano a mano che pionieri, avventurieri, colonizzatori conquistavano alla civiltà nuovi territori, questi passavano sotto controllo federale, finché soddisfatti taluni requisiti (dovevano avere un minimo di 60.000 ab., una costituzione, un organo legislativo, ecc.) non venivano ammessi nella Confederazione quali Stati. Nel periodo 1791-1821 ben altri 11 vennero cosi ad affiancarsi ai 13 originari. Questa progressiva espansione determinò innumerevoli e sanguinosi conflitti con gli Indiani, finché i superstiti di quella fiera gente furono completamente assoggettati. Nel frattempo gli Americani, insufficienti della presenza di altri governi nel continente, acquistarono (1803) la Luisiana da Napoleone e nel 1819 estromisero la Spagna dalla Florida. Invece, il tentativo di espansione verso il Canadà, intrapreso nel 1812 per ragioni di prestigio nazionale (che l'Inghilterra aveva ferito arrogandosi il diritto di ispezionare il naviglio americano), non ebbe successo. La supremazia navale inglese, soprattutto dopo la sconfitta di Napoleone, poté farsi valere, e alla Pace di Gand (1814), con cui si chiuse la guerra, il Canadà restò possedimento inglese.
Durante il periodo successivo, di pace, di prosperità, nuovi Stati venivano costituiti; i commerci e soprattutto le industrie prendevano grande sviluppo, favorito dalle guerre, che avevano impedito l'importazione di prodotti europei, e poi dall'adozione di alte tariffe protettive. Proclamato con la dottrina di Monroe (v.) l'isolazionismo e l'assoluta indipendenza del nuovo mondo nei confronti dell'Europa, gli S. U. consolidarono la loro unità e i legami federali, nonostante i particolarismi statali, grazie alle autorevoli interpretazioni estensive dei poteri del governo federale, sanciti dalla Costituzione, sostenute per oltre un trentennio da John Marshall, presidente della Corte Suprema.
4. La guerra civile. - Un latente dissidio però veniva affiorando in tutta la sua gravità. Mentre negli Stati settentrionali la schiavitù, non mai molto estesa, si estingueva naturalmente, in quelli meridionali era divenuta il pilastro della economia agricola, che appunto poggiava sul bassissimo costo della mano d'opera e sulla sua totale servitù. Gli schiavi erano negri importati dall'Africa sino dal 1819; nel 1770 essi ammontavano a un sesto della popolazione. Nella questione della schiavitù il governo federale non poteva in alcun modo intervenire, in quanto la Costituzione non ne faceva parola e per abolirla nell'intero territorio, come esigevano gli abolizioniati, era necessario un emendamento costituzionale, approvato da una maggioranza di $2 / 3$, mentre gli Stati schiavisti e anti-schiavisti si equilibravano, nonostante gli sforzi fatti da ciascuna delle due parti per prevalere. Il fiume Ohio segnava la linea di demarcazione fra i due tipi di civiltà e a ogni Stato che entrava nell'Unione a nord del fiume faceva da contrappeso un nuovo Stato al sud. Quando nel 1820 il Missouri, territorio schiavista, entrò nella Confederazione, per bilanciare il suo ingresso si tagliò una parte del Massachusetts, facendone il piccolo Stato del Maine. Inoltre si fissò un parallelo quale linea divisoria per tutto il vastissimo territorio ancora aperto alla espansione verso occidente (Missouri compromise). Con questo espediente fu differita la soluzione del problema di alcuni decenni; mentre nuovi pionieri penetravano nel Texas spagnolo e si stabilivano lungo la costa del Pacifico.
Dopo il lungo predominio del partito jeffersoniano riprendevano vigore le lotte politiche, prima su basi regionali e successivamente di partito. Repubblicani si

(Ed. U.S.I.S.)
Stati Unit (U.S.A.) - Monumento equestre a Paul Revere, patriota della guerra d'Indipendenza americana (1775-83). In fondo la vecchia chiesa in cui è conservata la lanterna che diede il segnale per l'impiocagione di Paul Revere - Boston.
dissero i seguaci di Hamilton, come lui preoccupati di limitare il potere dei singoli Stati, accentrandolo nel governo federale, e di favorire l'industria; con vasto seguito, quindi, negli Stati settentrionali. Democratici invece si chiamarono i seguaci di Jefferson, strenui difensori delle prerogative statali e dell'economia agricola.
La politica industriale dei repubblicani, saliti al potere, danneggiò gli Stati meridionali, che reagirono riuscendo ad eleggere alla presidenza Andrew Jackson. Trascurando la volontà del Congresso (Parlamento) e ritenendosi rappresentante diretto del popolo, egli instaurò la prassi di riservare le cariche pubbliche, maggiori e minori, ai propri aderenti (spoil system). Sotto la sua presidenza apparvero le prime organizzazioni operaie, il diritto di voto venne democraticamente esteso in ogni tipo di elezione e si allargò il suffragio per quelle presidenziali; ciò condusse alla comparsa di veri e propri professionisti della politica. A Jackson va il merito di aver difeso la intangibilità dell'Unione, stroncando in uno storico conflitto le velleità secessionistiche di uno Stato, la Carolina del Sud che, contrario a una nuova legge federale sulle tariffe, minacciava l'unità del paese. Con il rapido aprirsi di nuove vie di comunicazione e l'introduzione di più celeri mezzi di trasporto, il progresso economico pareva non conoscere limiti.
L'annessione del Texas, voluta dagli Stati schiavisti per la possibilità di vastissime colture a piantagione in quel territorio, portò alla guerra con il Messico (1846-47), che si risolse con la conquista di nuove regioni (Nuovo Messico, Arizona, California), mentre in virtù di un accordo con l'Inghilterra veniva annesso l'Oregon. Nel 1848, pertanto, la Confederazione aveva raggiunto i suoi attuali confini continentali e per ottenere una via di comunicazione inter-oceanica già nel 1846 aveva stipulato un accordo con la Columbia per il libero passaggio attraverso l'istmo di Panama.
L'acquisto dei nuovi territori ripropose la questione della schiavitù. La California, datssi una costituzione anti-schiavista, chiese di essere ammessa nella Confederazione (1849), sollevando le proteste del Sud. Un nuovo compromesso ne consentí l'ammissione (1850), escludendo che nei nuovi Stati che potessero sorgere sui territori tolti al Messico la schiavitù potesse essere vietata o abolita. Ma poiché, tolto il Texas, nessuno di quei territori si prestava a una economia schiavista, il loro ingresso nella Confederazione in qualità di Stati avrebbe dato la prevalenza agli Stati anti-schiavisti, che avrebbero potuto così votare il necessario emendamento abolizionista e sopprimere la schiavitù in tutti gli S. U. Per
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(da Art in America, 1027. p. 107)
Stati Uniti (U.S.A.) - Il Congresso vota l'indipendenza, dipinto di R. Edger Pine e E. Savage (fine sec. XVII-imizio XIX) - Washington, Biblioteca del Congresso.
ristabilire l'equilibrio, gli Stati meridionali tentarono vari colpi di mano in terre adatte alla loro economia (Cuba, Nicaragua, Honduras). Ma mentre gli abolisionisti combattevano la loro battaglia sul piano etico, e la loro causa, in continuo progresso, acquistava la forza di un imperativo categorico, gli schiaviati facevano appello a ragioni di ordine pratico, cioè all'impressionante incremento demografico dei negri, che in qualche Stato erano più numerosi dei bianchi, e soprattutto alla necessaria difesa della economia meridionale, cui l'abolizionismo avrebbe inferto un colpo mortale. Perciò dopo il 1850 il conflitto divenne aperto e intransigente, e gli schiaviati, vista in pericolo la loro causa per la fermezza dei nordisti, passarono all'offensiva. Nel 1854 ottennero dal Congresso l'abolizione del Missouri compromise, lasciando liberi a nuovi territori (Nebraska e Kansas) di adottare o meno la schiavitù. La conseguente indignazione nel Nord condusse alla costituzione di un nuovo partito repubblicano, che nel 1860 salì al potere con Abramo Lincoln (v.). Dopo la sua elezione, gli Stati meridionali precipitarono gli eventi : sette di essi procedettero a costituirsi in una nuova Confederazione. Di fronte alla decisione di Lincoln di preservare l'Unione, la guerra divenne inevitabile. Il Nord, ricco di industrie, pur avendo il controllo della flotta, era tuttavia meno preparato militarmente; il Sud, d'altra parte, contò invano su un intervento inglese e francese. Lincoln con il sancire la liberazione degli schiavi per il $1^{\circ}$ genn. 1863, conferì alla guerra carattere di crociata che escluse ogni compromesso. La battaglia di Gettysburg (1863) volse gli eventi a favore dei nordisti, che nel 1865 completarono l'occupazione degli Stati meridionali, proprio mentre Lincoln veniva assassinato da un sudista. La scomparsa del Presidente, che aveva mostrato nello stesso tempo fermezza e moderazione, condusse a una politica sconsigliata contro i vinti, ai quali venne imposta con l'abolizione della schiavitù tutta una serie di umiliazioni che li esasperò. La legge marziale fu necessaria per imporre la cosiddetta ricostruzione del Sud, cioè il suo reingresso nella Confederazione, che fu in realtà occasione di sfruttamento da parte di avventurieri calati dal Nord. Il Sud cercò di difendersi con la creazione di associazioni segrete, quali il Klu-Klux-Klan, che avevano lo scopo di tenere i negri in soggezione. Con il tempo odi e risentimenti si attenuarono, però un periodo di pacificazione generale poté inaugurarsi soltanto nel 1877, con la presidenza di Hayes, durante la quale il Sud riebbe pieni diritti. Questo tuttavia non risolse il problema della convivenza delle due razze, tuttora aperto e scottante. I bianchi manovrarono a proprio favore promovendo una legislazione statale che ridusse di molto la portata degli emendamenti costitu-
zionali e privò in pratica i negri di ogni libertà politica. Si aggiunsero i ricordati sistemi di intimidazione, che congiuntamente sono valsi a tenere i negri, fino al presente, in condizioni di minorità.
5. Il sorgere dell'imperialismo. - Durante 24 anni di amministrazione repubblicana, nonostante i molti crrori, il paese aveva superato la crisi di una guerra civile, s'era esteso senza soste a scopito delle tribù indiane, ormai confinate in apposite riserve federali; aveva acquistato l'Alaska dalla Russia per una somma di denaro; aveva dato enorme impulso alle industrie e all'agricoltura, che anch'essa veniva industrializzandosi; aveva accolto sempre maggiori e frequenti ondate di emigranti che giungevano dall'Europa a popolare le grandi città e le vaste distese aperte allo sfruttamento. Il governo passò ai democraisti con l'elezione a presidente di Cleveland (1885-89). Il paese, tutto assorbito dal proprio sviluppo, era completamente estraniato dal resto del mondo e pareva non avere problemi di politica estera. Cominciavano a esercitare sul piano politico una influenza, che doveva crescere ed estendersi con il tempo, i grossi interessi industriali, la cui espansione era favorita dalle grandiose risorse del paese, ma che sboccava in frequenti conflitti con le classi agricole e operaie; mentre i sindacati ricorrevano a manifestazioni anche violente - particolarmente gravi furono i disordini a Pittsburg nel 1877 e a Chicago nel 1894 - per far valere i diritti del lavoro e per protestare contro la grande industria, che fra l'altro tendeva a servirsi di mano d'opera a basso costo, importata direttamente dall'Europa, a scapito dei lavoratori americani.
La questione delle tariffe protettive, volute dagli interessi industriali, riportò al potere i repubblicani, che lo conservarono per 16 anni. D'altra parte diveniva sempre più difficile distinguere e differenziare i programmi dei due partiti, che sembravano ispirarsial pragmatismo e all'empirismo piuttosto che a precise e chiaramente definibili ideologie. Con i repubblicani ebbe grande impulso il nascente movimento imperialistico, che sotto l'insegna del cosiddetto manifest destiny sfociò nella guerra con la Spagna per Cuba (1898), voluta dagli S. U. per dominare economicamente e militarmente il Golfo del Messico e l'America Centrale, guerra risoltasi in quattro mesi; condusse all'acquisto dalla stessa Spagna delle Isole Filippine e all'annessione di Portorino come territorio coloniale; ed a sempre maggior ingerenza nelle questioni dell'Estremo Oriente, dove gli S. U. intervennero contro i Bosers e propugnarono poi la politica della "porta aperta"; e infine all'impulso dato per la costruzione di una flotta. La spinta oltre i confini continentali fu favorita dalla fine della «frontiera», mobile linea di demarcazione tra il territorio colonizzato e quello vergine, per cui la spinta espansionistica si volse verso l'esterno, traducendosi in imperialismo e concretandosi tra l'altro nella convocazione di una conferenza pan-americana (1889; v. panamericanismo). Gli S. U. se ne fecero promotori, mirando a conquistarsi una posizione di egemonia economica nei confronti dell'America latina e accompagnando l'azione diplomatica con una politica di forza, che valse la conquista di varie isole tra cui le Hawai. Teodoro Roosevelt, salito al potere all'inizio del nuovo secolo, proseguì con grande energia tale politica nell'America Centrale. Approvata la costruzione di un canale attraverso l'istmo di Panama, visto che la Columbia temporeggiava e pareva voler resistere alla pressione americana, si favorì la procl