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 proseguì con grande energia tale politica nell'America Centrale. Approvata la costruzione di un canale attraverso l'istmo di Panama, visto che la Columbia temporeggiava e pareva voler resistere alla pressione americana, si favorì la proclamazione della Repubblica di Panama, che divenne di fatto un protettorato americano. Gli S. U. cominciarono a far sentire la propria influenza nella politica internazionale, mediando il conflitto tra Russia e Giappone (1905). Si estese l'autorità del governo federale, che promosse la legislazione sui trusti, sull'immigrazione - che cominciava a impensierire per le sue vaste

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1. Confini di Stato - 2. Confini di Stato federale - 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica - 4. Ferrovie.

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e sempre crescenti proporzioni e per la difficoltà e riluttanza ad assimilare su larga scala elementi estranei all'originario ceppo anglo-sassone - e su molte altre questioni controverse di politica interna.

Una più accentuata tendenza al conservatorismo, profilatasi con la presidenza di Taft, succeduto a Roosevelt, provocò la scissione di un'ala progressista, guidata dal senatore La Follette. Ne approfittarono i democratici per riconquistare il potere nel 1912 con Woodrow Wilson e per modificare notevolmente quelle direttive di politica interna, che più avevano risentito dell'influenza repubblicana, riducendo le tariffe, dando un nuovo regolamento al sistema bancario, ecc. Immutata invece resto la politica estera, specie nei confronti del Messico, anche se Wilson, calvinista convinto, la rivestì di motivazione ideali che, seppur valide, tornavano in pratica a vantaggio degli interessi americani, che miravano a inserirsi nell'economia messicana.
6. Le due guerre. - Allo scoppio della grande guerra gli S. U., riparando nel tradizionale isolazionismo, si dichiararono neutrali, riservandosi il diritto di continuare i loro traffici con i belligeranti, cioè, causa il blocco imposto alla Germania, soltanto con i pacsi dell'Intesa e con quelli neutrali. I sistemi adottati dai Tedeschi per fronteggiare la situazione (sabotaggi in America e guerra sottomarina contro il naviglio americano) precipitarono l'intervento degli S. U. (1917), dopo un vano tentativo di Wilson per arbitrare una pace tra i belligeranti. Questo intervento, in conformità con lo spirito missionario e puritano che permea il costume americano ed esige la conciliazione degli interessi terreni con le ragioni divine, venne deciso in nome della democrazia e della libertà dei popoli e assunse il carattere di una crociata con la quale si presumera di por fine a tutte le guerre. L'intervento, di natura soprattutto economica, divenne militare nel 1918. Ma la presenza dell'America, più che nella condotta della guerra si fece sentire nell'organizzazione della pace. Tuttavia a guerra finita, mentre l'opinione pubblica mostrava a chiari segni di essere uscita delusa dall'esperienza interventista e di voler riprendere la via dell'isolazionismo, Wilson era costretto, a Parigi, a lasciar cadere, uno dopo l'altro, i suoi " 14 punti" e si vedeva obbligato ad accettare i compromessi impostigli dalla situazione europea. Egli si trovò quindi isolato nella sua battaglia, non più sorretto dal paese, che si era in gran parte inimicato; e quando a caro prezzo ottenne l'inserimento del Patto della Società delle Nazioni - la costruzione che più gli stava a cuore - nel trattato di pace, fu solo per vedere la sua opera sconfessata dal suo paese, ormai contrario a trovarsi coinvolto nelle faccende europee. Questo stato d'animo e una incipiente crisi economica riportarono i repubblicani al potere nel 1921. Durante la loro amministrazione, l'immigrazione europea venne ulteriormente ridotta (al $3 \%$ annuale, per ogni nazione, del contingente di connazionali già residenti nel paese), per soddisfare le proteste operaie contro la mano d'opera a buon mercato; mentre per favorire gli interessi agricoli fu introdotta un'alta tariffa sulle importazioni di derrate. Gli S. U. estraniandosi dall'Europa si preoccupavano di salvaguardare i loro interessi in Estremo Oriente. A questo scopo era diretta la conferenza per la limitazione degli armamenti, convocata a Washington nel 1921. Nel 1924, d'altro canto, venne adottata una nuova legge, ulteriormente restrittiva, sull'immigrazione: chiaro sintomo di un crescente nazionalismo.

Fallito il tentativo di creare un terzo partito, progressista, la lotta politica si era nuovamente ristretta ai due partiti tradizionali, mentre il prechizionismo (v.), adottato nel 1920 per por riparo all'uso smodato di bevande alcoliche, non solo risultava inefficace ma creava nuovi e più seri problemi, tanto che venne abrogato nel 1933.

Nel 1929, tuttavia, una gravissima crisi economica, con ripercussioni mondiali, iniziatasi con il tracollo della borsa e la chiusura delle banche, a cui seguirono, in proporzioni fino allora sconosciute, disoccupazione e miseria, scosse dalle fondamenta il tradizionale ottimismo americano e determinò il ritorno al potere del partito democratico con Franklyn D. Roosevelt (1933), cui toccò il
compito di rimettere in sesto il paese. Questo egli fece con il New Deal, un energico programma di diretto intervento governativo mirante a stimolare l'attività economica imponendo nel contempo una più equa giustizia sociale. La prima radicale misura adottata fu il National Industry Recovery Act, con cui il governo assunse il controllo di tutte le industrie, non alla maniera socialista o comunista, ma convocando gli industriali nella capitale e imponendo loro l'accettazione di certe condizioni (una riduzione della giornata lavorativa, una maggiorazione dei salari minimi, il diritto dei sindacati di negoziare, ecc.), che fu violentemente avversato dai ceti conservatori e finalmente dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Il New Deal mirava a dar sollievo immediato ai disoccupati, cui non potevano provvedere i singoli Stati e gli enti locali, e ad attuare un piano a lunga scadenza per la ripresa agricola e industriale. Ciò naturalmente accrebbe enormemente il debito pubblico. Con l'autunno del 1934 la situazione cominciò a migliorare e alle elezioni del 1936, violentemente combattute intorno al New Deal, Roosevelt riportò una schiacciante vittoria. Il 1937 fu anno di grandi battaglie sindacali, dopo che nel 1935 era stato costituito il «Congress of Industrial Organizations" (C.I.O.), che mirava a sostituire l'«American Federation of Labor», organizzata orizzontalmente, con sindacati verticali, comprendenti tutti i lavoratori di una data industria.

Nel 1933 gli S. U. avevano riconosciuto l'Unione Sovietica, nel 1934 avevano concesso l'indipendenza alle Filippine; nel 1935 era stato approvato il Neutrality Act, con cui si vietava di fornire armi o denaro a eventuali belligeranti. Ma con lo scoppio della seconda guerra mondiale le questioni internazionali, fino allora trascurate, essendo il paese interamente assorbito dal New Deal, riacquistarono preminenza. La legge aiuti-prestiti, caldeggiata da Roosevelt che sperava, aiutando le democrazie, di evitare un diretto intervento, fu approvata nel 1941, dopo che nel 1940, creando un precedente nella storia americana, egli era stato rieletto per la terza volta alla presidenza.

Attaccati dal Giappone a Pearl Harbour (1941), gli S. U. entravano in guerra contro le potenze dell'Asse e, grazie allo straordinario potenziale industriale e bellico di cui disponevano, in breve tempo ebbero parte determinante nella vittoriosa condotta del conflitto in Asia come in Europa; mentre in Sud-America sostituivano una più feconda politica di «buon vicinato a quella apertamente egemonica praticata in precedenza.

Con Harry Truman, che si trovò ad assumere la presidenza alla morte di Roosevelt (1945) e che se ne dimostrò fedele continuatore, gli S. U. si trovarono alla fine del conflitto in una posizione di assoluta preminenza. In un primo tempo essi volsero la loro potenza e autorità ad organizzare la pace, riponendo grandi speranze nella costruzione delle Nazioni Unite; in un secondo tempo, profilatosi sempre più minaccioso il pericolo sovietico, a riavvicinare tra loro e unificare, con il Patto Atlantico, in un coordinato sforzo difensivo le nazioni del mondo libero, favorendone nel contempo la rinascita e la ripresa economica dopo le distruzioni belliche. In politica interna, d'altra parte, il Fair Deal mirò a continuare l'opera di Roosevelt, proponendosi tra l'altro di liberare i negri dalla loro minorità politica e sociale.

Dal genn. del 1953, a seguito della vittoria del partito repubblicano nelle elezioni del nov. del 1952, ha assunto la presidenza degli S. U. il generale Dwight David Eisenhower.
III. Storia religiosa. - Negli S. U. si contano attualmente ca. 256 chiese e sète religiose, che in totale si avvicinano agli So milioni di fedeli. Esse non hanno alcun riconoscimento ufficiale, se non come associazioni volontarie tra cittadini, e godono tutte, grandi e piccole, di uguali diritti davanti alla legge. Ciascuna di esse presa a sé rappresenta una minoranza. D'altra parte in tutte si ritrovano alcuni tratti comuni, impressi dall'ambiente, e particolarmente: un intenso individualismo, che ha, per così dire, frantumato la coscienza religiosa e ha indotto gli Americani a dare alla parola "Chiesa * un si-

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(per cartone di mano. A. P. Fratez) Stati Uniti (U.S.A.) - Ritratto dell'arcivescovo John C. Carrol, Baltimora, vescovado.
gnificato parrocchiale piuttosto che universale; e un accentuato ottimismo terreno, dovuto allo sviluppo storico del paese.
I. Il cattolicesimo. - Nonostante la popolazione americana fosse originariamente e sia tuttora in prevalenza protestante, il primato tra le varie comunità religiose prese singolarmente spetta ai cattolici, che si avvicinano ormai ai 30 milioni. Tale primato testimonia eloquentemente lo straordinario progresso della Chiesa negli S. U., ove si pensi che all'epoca della guerra di indipendenza (1776) i cattolici nelle 13 colonie costituivano una trascurabile minoranza di ca. 25.000 . La maggior parte di essi era stabilita nel Maryland che, fondata nel 1634 da lord Baltimore, fu il primo riuscito tentativo inglese di colonizzazione cattolica nel nuovo continente. Lord Baltimore aveva inteso fare della colonia un rifugio per i suoi correligionari; ma con la restaurazione tale immigrazione diminuì sensibilmente e la necessità di popolare la colonia fece sì che numerosi vi affluissero i non-cattolici, ponendo ben presto in minoranza i coloni originari. Tuttavia il Maryland, anche dopo che la Chiesa anglicana vi divenne chiesa di Stato (1702), continuò a distinguersi, come poi la Pennsylvania, ove trovarono asilo agli inizi del sec. xvin numerosi cattolici tedeschi, per la sua tolleranza nei confronti dei cattolici. Queste furono infatti le sole colonie dove essi non fossero perseguitati. Il trattamento ostile riservato ai cattolici durante tutto il periodo coloniale, oltre che ad animosità religiosa, fu dovuto a motivi di natura politica, e precisamente al timore che la Spagna, insediata nelle Floride, e la Francia nella Luisiana, potessero diffondere una civiltà che l'elemento anglo-sassone considerava aliena e nemica. Soltanto l'estromissione di Francia e Spagna dal continente pose fine a quest'ordine di preoccupazioni.

Il problema principale per i cattolici del periodo coloIoniale fu quello del clero. Lord Baltimore aveva affidato
le cure spirituali del Maryland ai Gesuiti, che però, ben presto abbandonati dal proprictario della colonia, si trovarono a continuare la loro opera di propria iniziativa, pur essendo ostacolati dalle severe restrizioni impostevi. Appunto per mancanza di assistenza spirituale (vari tentativi fatti per trasferire in America ordini secolari ebbero scarso successo), si calcola che ca. i milione di fedeli andasse perduto per la Chiesa nel sec. xvin.

Soltanto dopo la guerra d'indipendenza, alla quale avevano dato il loro appoggio, annoverandosi un cattolico tra gli stessi firmatari della storica Dichiarazione, i cattolici poterono assicurarsi tutti i diritti e privilegi di una piena cittadinanza. Fu dunque soltanto con il sorgere della confederazione che il cattolicesimo potè svilupparsi liberamente nel Nord-America e in questa prima fase del suo progresso campeggia la figura di John Carroll (v.), gesuita educato in Francia, che si dedicò al difficile compito di consolidare la Chiesa nella nuova Repubblica. Mancano tuttavia dati attendibili sul suo sviluppo nella prima metà del sec. xix: verso il i 800 si calcola che i cattolici fossero ca. 100.000 e nel 1850 i 600.000 . Il Carroll fu per 5 anni ( $1784-89$ ) soltanto prefetto apostolico, riuscendogli pertanto difficile ottenere l'obbedienza del suo clero. Solamente quando fu nominato vescovo di Baltimora (1789), con giurisdizione su tutto il paese, poté svolgere la sua opera con piena efficacia e instaurare un sufficiente controllo sulle parrocchie, in cui i laici avevano finito per primeggiare, favoriti dalla legge che attribuiva alla Congregazione la proprietà dell'edificio di culto. Oltre a questo diritto, che la Chiesa dovette ammettere per un certo periodo, i laici si arrogavano anche quello di scegliere i propri parroci. Queste tendenze autonomistiche portarono al tentativo di fondare una Chiesa cattolica americana, libera da ogni legame con Roma, che, partito dalla Virginia agli inizi dell' 'Soo, si estese poi alla Carolina del Sud, favorito dal particolare momento storico e dall'entusiasmo repubblicano del clero recentemente giunto dall'Irlanda. Il pericolo di uno scisma fu scongiurato grazie a un compromesso con cui si conservavano nominalmente i diritti dei dirigenti parrocchiali laici, ma la suprema autorità veniva riconosciuta all'episcopato.

L'altro problema che il vescovo Carroll e i suoi successori dovettero risolvere fu quello di dare alle sempre più numerose parrocchie un clero adeguato. I preti inglesi, soprattutto dopo la guerra d'indipendenza, non erano disposti a recarsi in America; mentre l'opera dei preti tedeschi della Pennsylvania era limitata ai loro cons nazionali. Con la Rivoluzione Francese si ebbe un notevole afflusso di religiosi francesi. Era un clero colto e ben preparato; ma appunto per questo, oltre che per le difficoltà di lingua, non sapeva soddisfare le esigenze di una popolazione piuttosto rozza. Più che lungo le coste atlantiche, ove non lasciarono tracce durature, i religiosi francesi svolsero una meritoria attività nell'interno del paese, particolarmente nel territorio che formò oggetto dell'acquisto della Luisiana. Essi erano stati reclutati in Francia con un annuncio che diceva: «Non vi offriamo né salario né ricompensa né riposo né pensione, ma molto e duro lavoro, una povera abitazione, poche consolazioni, molte delusioni, frequenti malattie, una morte violenta o in solitudine e una tomba ignota».

Al clero francese subentrò in breve, nelle città e altrove, quello irlandese, che si rivelò il più adatto al compito, l'elemento irlandese essendo venuto a costituire, soprattutto verso la metà del sec. xix - quando una tremenda carestia si verificò nell'Irlanda meridionale ed indusse un quarto di quella popolazione a emigrare negli S. U. - il grosso del cattolicesimo americano e disponendosi a diventare il maggior coefficente del suo incremento. La comunanza linguistica e la facilità di assimilazione contribuirono a far si che gli Irlandesi, il cui numero veniva costantemente incrementato da successive ondate immigratorie (con il 1880 ascendeva già a 411 milioni), prendessero in breve una posizione di preminenza e di guida. Il controllo della Chiesa in America restò sempre e saldamente in loro mani : vescovi irlandesi tennero sempre tutte le principali diocesi. Di umili origini e poveris-

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simi, gli Irlandesi seppero salire rapidamente la scala sociale e, mantenendo il loro gruppo relativamente integro, arrivarono con la terza e quarta generazione a trasferire molte amministrazioni locali e statali, soprattutto lungo la costa atlantica, in mani cattoliche. Basta dire che nella Nuova Inghilterra i cattolici sono ora in maggioranza e nella città di Boston, che fu la roccaforte del protestantesimo americano, controllano ormai tradizionalmente l'amministrazione locale.

Le file della Chiesa nel frattempo si ingrossavano anche grazie a immigrazioni di altra provenienza (tra il 1830 e la prima guerra mondiale entrarono negli S. U. 5 milioni di Tedeschi, di cui si calcola che un terzo fossero cattolici). Nella seconda metà del secolo praticamente tutte le comunita cattoliche europee contribuirono con la loro parte di immigrati al vasto e continuo flusso che veniva ingrossando la popolazione del paese.

La rapida trasformazione della minoranza cattolica in ragguardevole e sempre crescente comunita non mancò di provocare una reazione. Verso la metà dell' '800 questa prese corpo in un movimento, detto "nativismo", con cui si manifestò la gelosa e a volte violenta autodifesa dell'originario gruppo anglo-sassone contro la nuova popolazione, ritenuta estranea e inassimilabile. Avvenne così che al riconoscimento e alla tolleranza accordati ai cattolici seguissero l'ostilità e manifestazioni di vera e propria persecuzione. Il \& Know Nothing Party ", sorto nel 1852, propose la prescrizione politica dei cattolici, rifacendosi all'animosità del periodo rivoluzionario per quanto sapeva di curopeo e alle preoccupazioni che la presenza di una ingente massa di irlandesi sollevava. Verso il 1880 l' "American Protective Association " subentrò al partito sunnominato e in seguito apparve il Klu-Klux-Klan, che ne continuò la pericolosa attività, provocando innumerevoli episodi di persecuzione e di violenza.

Nella questione della schiavitù, la Chiesa assunse un atteggiamento di moderazione e di equilibrio. In accordo con la Costituzione federale, essa non condannò né condonò la schiavitù, favorendo un graduale processo di emancipazione piuttosto che soluzioni radicali e violente. Nonostante il diverso atteggiamento dei cattolici, a seconda della loro appartenenza all'uno o all'altro campo, la Chiesa non fu turbata da alcun scisma: unica comunità religiosa ad uscire intatta dal tragico conflitto, il che volse ad aumentarne il prestigio.

Negli ultimi due decenni dell'Ottocento ebbe inizio una nuova immigrazione che, a differenza delle precedenti, proveniva dall'Europa orientale e meridionale e si stabilì soprattutto nelle città. In trent'anni essa portò ben 5 milioni di cattolici negli S. U., ponendo alla Chiesa il compito di provvedere alla cura spirituale di una trentina di comunità scadicate dalla loro terra e diverse per lingua e tradizioni. La Chiesa, costituendo molto spesso l'unica guida per questa gente, in genere poverissima e incolta, ebbe il grande merito di facilitarne l'assimiliazione e di contribuire efficacemente a farne buoni cittadini. Il successo di questa sua missione, tuttavia, non andò disgiunto da una progressiva assimilazione e adeguamento del cattolicismo stesso a forme di vita e di pensiero proprie degli S. U., che il clero americano sembrò favorire in questo periodo. A tale pericolosa tendenza la Chiesa pose un freno con le encicliche di Pio IX (1864) e poi di Leone XIII, che nel 1899 indirizzò al card. Gibbons (v.) la lettera apostolica Testem benevolentiae, che condannava l'americanismo religioso e ribadiva e difendeva gli imperituri valori del cattolicesimo minacciato dai tentativi di compromesso con la nuova civiltà.

Superate le incertezze provocate dal timore che tale nomina potesse suscitare reazioni, nel 1893 venne nominato il primo delegato apostolico; mentre con il nuovo secolo la Chiesa vide grandemente accrescersi la schiera di fedeli, grazie alle continue immigrazioni, alla profificità delle famiglie cattoliche e anche alle numerose conversioni.

Nei confronti del proibizionismo, che venne adottato su scala nazionale subito dopo la prima guerra mondiale, la Chiesa mantenne un atteggiamento di riserbo, che l'esperienza provò ben giustificato.

Notevolissimo è stato il contributo della Chiesa nel
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Iper cottetta del p. F. Antonelli, O.F.M.i Stati Uniti (U.S.A.) - La chiesa della missione di S. Jose (Texas), costruita nel 1720.
campo culturale, particolarmente in quello della istruzione. Inizialmente essa rivolse le proprie cure all'insegnamento superiore, per la necessità di formare e preparare un clero locale, distinguendosi dalle altre istituzioni educative per una maggiore severità di studi e per una più fedele aderenza ai sistemi classici o tradizionali. Successivamente l'attività scolastica della Chiesa, in cui i Gesuiti furono i più solerti, si estese anche agli altri ordini di studi, per far fronte alla progressiva secolarizzazione delle scuole pubbliche. Ugualmente notevole è stata l'attività assistenziale esplicata specie nelle grandi città, ove vari ordini religiosi hanno costruito e gestiscono rinomati ospedali.
A. Le altre religioni. - Ben 243 sono le sètte protestanti, di cui una importante minoranza (battisti, congregazionalisti, quaccheri, unitari, ecc.) è organizzata su basi congregazionali, in cui cioè le singole congregazioni sono autosufficienti in assoluta indipendenza. Le ragioni di questa sconcertante diversificazione e, si potrebbe quasi dire, atomizzazione della coscienza religiosa negli S. U. sono da ricercarsi in primo luogo nella eterogeneità della popolazione. Tutte le religioni dell'America coloniale erano di importazione europea; oggi si ritrovano negli S. U. venti diverse varietà di luteranesimo, tutte di origine europea. La completa libertà religiosa, alla quale si deve aggiungere l'estremo individualismo che caratterizzò i pionieri, fu un altro dei fattori che favorirono il sorgere di nuove sètte e denominazioni, mentre la presenza dei negri e poi la guerra civile, con le divisioni che provocarono, contribuirono a suddividere e frazionare ancor più le già numerose sètte esistenti. Le tre maggiori del paese (battisti, metodisti e presbiteriani) si scissero e i soli metodisti hanno potuto, in tempi recenti, ricomporre lo scisma. In generale, le divisioni che caratterizzano il protestantesimo americano, piuttosto che a controversie teologiche, le quali ebbero praticamente fine verso il 1840 , vanno attribuite a differenze culturali e sociali e a contrasti politici ed economici, ai quali veniva data una giustificazione etica.

Una Chiesa di Stato a carattere protestante si era costituita verso la fine del sec. xvir in 9 delle 13 colonie, anche se solo nella Virginis anglicana e nella Nuova Inghilterra congregazionalista la religione ufficiale avesse la maggioranza. A partire dal sec. xvin il protestantesimo

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(per carissia di d. Moria Marchi C.R.L.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Chiesa del S. Cuore, tipo di architetura
eclettica - Galveston.
americano, soprattutto fuori della Nuova Inghilterra, prese un indirizzo radicaleggiante dovuto alla larga immigrazione di non conformisti europei (ugonotti francesi, presbiteriani scozzesi-irlandesi, pietisti tedeschi) e ad una serie di ondate di fervore religioso, dette revivisti, che a partire dal 1725 cominciarono a traversare periodicamente il paese, divulgando popolarmente la religione, che fino allora era stata quasi una prerogativa delle classi più abbienti, e valsero ad accentuarne il carattere egalitario.

Questo radicalismo religioso, che ebbe notevoli ripercussioni anche sul terreno politico, finì per determinare la completa separazione di Chiesa e Stato che, maturatasi nel clima del tempo e sancita dalla Costituzione, fu favorita dal fatto che, in ogni caso, non sarebbe stato possibile raggiungere, tra tanta disparità di fedi e sette, un accordo per una Chiesa nazionale.

Per effetto di questa separazione e per influenza della tradizione calvinista, le cui tracce si riscontrano non tanto sul piano teologico (che del resto in America non ebbe mai importanza predominante), quanto nel posto assegnato alla religione nella civiltà americana, la distinzione tra il sacro e il profano è andata perduta e la "Chiesa" è divenuta una delle tante associazioni a cui il cittadino può appartenere. Questa concezione ha dato luogo a un egalitarismo non solo individuale ma anche istituzionale, conferendo alla religione un valore pragmatico, di mezzo per raggiungere un fine: il buon governo, l'onestà negli affari, ecc. La setta più numerosa e influente del periodo coloniale era stata quella congregazionalista, seguita dalla presbiteriana, dalla battista, dalla episcopale, dai quaccheri, dalle Chiese riformate tedesca e olandese e dai metodisti. Fu la diversa partecipazione di queste varie sette all'espansione del paese e alla colonizzazione dell'ovest che determinò il loro ulteriore sviluppo. Avvenne così che le Chiese congregazionalista e episcopale, che essendo state Chiese di Stato avevano assunto un carattere aristocratico, estraniandosi da quella grande avventura, perdettero la loro posizione di preminenza. Simile sorte, sia pure per diversi motivi, toccò alle Chiese riformate e luterane, svantaggiate dal loro carattere di sette importate dall'Europa continentale e quindi straniere per lingua; mentre i quaccheri esaurirono verso la metà del sec. xvir il loro zelo missionario e da allora si contentarono di difendere la solida posizione sociale acquisita. Furono quindi i battisti e i metodisti, e in minor misura i presbiteriani, che più si adoperarono nel seguire e nell'assistere i pionieri. Furono cioè le "Chiese dei poveri", le sette radicali che uscirono dalla "traversata del continente" come le principali del paese, anche se il loro sviluppo fu turbato dalle fratture che la guerra civile provocò in esse.

Prima dell'emancipazione non esistevano Chiese indipendenti negre, salvo che nel Nord, dove la schiavitù non aveva mai attecchito. Nel Sud i negri erano stati accolti, soprattutto nel periodo precedente la guerra ci-
cile, nelle Chiese dei bianchi. Se ne staccarono dopo la liberazione, per formare proprie Chiese, spesso con l'aiuto delle corrispondenti o equivalenti Chiese dei bianchi. I negri, che oggi sono ca. 14 milioni, sono suddivisi in ben 34 sette separate, che sono venute ad aggiungersi a quelle già esistenti. La maggioranza è battista (ca. 7 milioni). La religione dei negri risente dei 200 anni della loro schiavitù e, a differenza di quella dei bianchi, che è a sfondo sociale e preoccupata di applicare i principi del cristianesimo alla vita terrena piuttosto che impegnata nella vita eterna, ha carattere biblico e trascendente, mentre la condizione di inferiorità di cui essi ancora soffrono nella vita politica e sociale ha fatto della Chiesa la loro principale istituzione.

Mentre la grandissima maggioranza delle sette protestanti è di importazione europea, alcune possono considerarsi tipiche manifestazioni americane. Particolarmente importanti tra queste sono quella dei mormoni, fondata nel 1830 , che conta quasi un milione di fedeli, accentrati nello Stato dell' Utah, con carattere spiccatamente sociale; e "The Church of Christian Scientist" ("Christian Science") fondata nel 1879. Entrambe queste sette svolgono una intensa attività missionaria. Un protestantesimo liberale, affine a quello tedesco, fiorì nella seconda metà dell'Ottocento, mentre verso la fine del secolo e fino alla prima guerra mondiale vennero in primo piano i propugnatori di un protestantesimo progressivo. La tendenza centrifuga e sciamatica si essuri verso la fine del secolo scorso, quando subentrò un opposto indirizzo, verso la federalizzazione, che si concretò tra l'altro nella fondazione del "Federal Council of the Churches of Christ" (1908), allo scopo di accrescere l'influenza pratica della religione, che oggi raccoglie tutte le principali sette, salvo i luterani, che si sono sempre estraniati da ogni tentativo di secolarizzare, sulle orme di Calvino, il cristianesimo, e i battisti meridionali. Non include invece le piccole sette, che generalmente sono gelose della propria autonomia e indipendenza. Non ultima ragione di questa spinta federativa, che tuttora si riscontra in seno al protestantesimo, è la crescente influenza del cattolicesimo.

Il terzo maggior gruppo religioso è costituito dagli ebrei, che sono ca. quattro milioni e mezzo, di provenienza europea e in gran parte raccolti nelle grandi città, soprattutto a Nuova York. Essi sono divisi in ortodossi, conservatori e riformati.

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Slavery, Nuova York 1918; G. H. Barnes, The anti-slavery impulse 1230-44, ivi 1933; A. C. Cole, The irrepressibile conflict 1230-63, ivi 1934; J. G. Randall, The Civil War and Reconstruction, ivi 1937. Per la seconda metà del sec. xix e il xx sec.; C. E. Merrism, Amer. Political Theories, Nuove York 1903 (anche per il periodo precedente); S. Perlman, A history of Trade Unionism in the U. S., ivi 1922; G. M. Stephenson, A history of Amer. Immigration 1870-1904, Boston 1925; R. S. Baker, W. Wilson, 8 voll., Garden City 1927-39; C. R. Lindey - A. B. Foley, Since the Civil War, Nuova York 1935; G. Myers, History of the great Amer. fortunes, ivi 1936; Dan E. Clark, The West in Amer. history, ivi 1937; T. A. Bader, A diplomatic History of the Amer. People, ivi 1940; R. H. Gabriel, The course of Amer. democratic thought, ivi 1940; M. L. Hansen, The immigrant in Amer. History, Cambridge, Mass., 1940; A. M. Schlesinger, Political and social growth of the Amer. People 1863-1940, Nuova York 1941; G. Merdal, du Amer. dilemma, ivi 1944; U. Faulkner, Decline of laissez-faire 1897-1937, ivi 1951 e From Versailles to the New Deal, Nuova Haven 1951; G. F. Kennan, Amer. Diplomacy 1900-50, Chicago 1951; A. Novara, New Deal and world affairs, Nuova Haven 1951; A. J. Y. Allen, Amer. Economy 1880-1940, Londra 1951; F. Stern, Capitalism in America, Nuova York 1951. Storia religiosa; M.-A. André, Le catholicisme aux Etats-Unis, Parigi 1903; J. A. Burns, The Cath. school system in the U. S., Nuova York 1908; Martin L. J. Griffin, Catholics in the Amer. Revolution, 3 voll., Ridley Park Pa. 1907-11; J. T. Campbell, Pioneer Priests of North America, 3 voll., Nuova York 1910-13; J. A. Burns, Growth and development of the Cath. school system in the U. S., ivi 1912; R. F. Foerster, The Italian emigration of our times, Cambridge, Mass., 1919; R. Canevin, Catholic growth in the U. S., Pittsburg 1923; J. M. Mecklin, The Kits Kites Kites, Nuova York 1923; G. Shaughnessy, Has the immigrant kept his faith? A study of immigration and Cath. growth, ivi 1925; G. Chinard, Les réfugiés Huguenots en Amérique, Parigi 1925; C. Augustine, The canonical and civil status of Cath. parishes in the U. S., St. Louis e Londra 1926; G. N. Shuster, The Cath. spirit in America, Nuova York 1927; R. Niebuhr, The social sources of denominationalism, ivi 1929; C. Hollis, The Amer. Heresy, ivi 1930; T. C. Hall, The religious background of Amer. culture, Boston 1930; A. W. Baumgartner, Cath. journalism: a study of its development in the U. S., 1769 1530, Nuova York 1931; Sister M. M. Bowler, A hist. of Cath. colleges for women in the U. S. A., Washington 1933; J. A. Baisnée, France and the Establishment of the Cath. Hierarchy: The myth of French interference (1783-84), Baltimore 1934; T. P. Phelan, Catholics in colonial days, Nuova York 1935; Sister M. Augustana (Ray), Amer. opinion of Roman Catholicism in the XVIII Century, ivi 1936; E. T. Clark, The small sect in America, Nashville 1937; J. A. Burns - B. J. Kohlbrenner, A Hist. of Cath. education in the U. S., Nuova York 1937; G. J. Ganaghan, The Jesuits of the Middle U. S., 3 voll., ivi 1938; R. A. Billington, The Protestant crusade: a study of the origin of Amer. Nativism, ivi 1938; R. Bandier, The Cath. Church in Luisiana, Nuova Orleans 1939; T. Maynard, The story of Amer. Catholicism, Nuova York 1941; W. W. Sweet, Religion in colonial America, ivi 1942; R. H. Lord - J. E. Serson - E. T. Harrington, Hist. of the Archdioc. of Boston, ecc., 1804-1943, 3 voll., ivi 1943; B. Y. Landis, Yearbook of Amer. Churches, Lebanon, Fv., W. W. Sweet, Revivalism in America. Its origin, growth and decline, Nuova York 1944; W. L. Sperry, Religion and our divided Denominations, Cambridge, Mass., 1945 e Religion in America, Nuova York 1946; W. W. Sweet, The Amer. Churches, Nuova York-Nashville 1948; Anson P. Stokes, Church and State in the U. S., 3 voll., Nuova York 1950.

Gabriele Musatti
IV. Evangelizzazione. - 1. Evangelizzazione degli
Indiani. - Negli attuali S. U. l'evangelizzazione cominciò dalla Florida. I cinque francescani della spedizione del Narvalz vi giunsero nel 1528, ma furono uccisi.

Anche le evangelizzazioni degli anni 1538, 1547, 1559 rimasero senza successo. La missione dei Gesuiti, fondata nel 1569 a S. Agostino, finì con il massacro dei missionari nel 1571. Dal 1577 i Francescani ripeterono tentativi con qualche frutto tra gli Indiani Timuaca e Yamene, ma anche questa missione fu distrutta nel 1601 e molti missionari furono assassinati. Più tardi si poterono fondare fiorenti missioni e nel 1634 si incontrano 44 stazioni con ca. 30.000 cristiani. Un nuovo campo si aprì ai Francescani durante
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(14. C.S.I.S.)

Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta di Omaha (Nebraska).
il sec. xVI nel Nuovo Messico, scoperto sin dal 1538 dal p. Marco da Nizza. Dopo vani tentativi una missione stabile fu fondata nel 1598. Essa pure fu disturbata a varie riprese nel corso del sec. xvir, e poi completamente distrutta nel 1680 con il massacro di 23 francescani, e fu riaperta verso la fine del secolo. Dal Nuovo Messico i Francescani nel 1628 avevano potuto estendere la loro attività nell'Arizona e, verso la fine del secolo, anche nel Texas, dove nel sec. xvir la missione divenne fiorentissima. Dalla loro missione della provincia nordoccidentale messicana, Sonora, i Gesuiti si spinsero verso la fine del sec. xvir verso nord. Specialmente il p. Eusebio Chino (1644-1711) si segnalò per le sue esplorazioni nella Pimeria Alta e la Bassa California e per i suoi lavori caratterizzò. La missione della Bassa California fu fondata nel 1697 dal p. Giovanni Maria Salvatierra (1648-1717). Dopo l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 i Francescani presero possesso delle missioni della Pimeria e della California, estendendo quest'ultima verso nord, dove principalmente ad opera del p. Junipero Serra (1713-84) furono poste le fondamenta delle celebri missioni e riduzioni indiane della California, le quali nel 1825 salirono a 21 stazioni con ca. 30.000 Indiani cristiani. Furono dunque francescani e gesuiti spagnoli a condurre alla fede gli Indiani degli Stati di Florida, Texas, Nuovo Messico e California, venendo dal sud. Le Missioni tra gli Indiani degli Stati settentrionali, invece, furono iniziate dai Gesuiti partendo dal Canada. Dal 1648 fondarono alcune stazioni missionarie presso gli Indiani Abenski nello Stato attuale di Maine. Nel 1646 i pp. Isaac Jogues e Jean de La Lande tentarono una fondazione tra gli Indiani Irochesi nello Stato attuale di Nuova York dove subirono il martirio.

Finita la guerra di sterminio degli Irochesi contro gli Uroni, durante la quale il p. Jean de Brebeuf con 4 compagni furono martirizzati, i Gesuiti ripresero la missione tra gli Irochesi, disturbata però per le continue guerre. Verso la fine del sec. xvir i Gesuiti scesero più verso sud, fondando stazioni tra gli Indiani degli Stati attuali di Ohio, Indiana, Michigan, Illinois, Wisconsin, Minnesota. Gli Indiani dell'Illinois del 1725 erano tutti cattolici, mentre le missioni tra i Sioux nel Minnesota ebbero scarsi risultati. Nella Louisiana, colonia francese sul Mississipi, i Gesuiti e i sacerdoti secolari del Seminario di Québec lavorarono nel sec. xvir alla cristianizzazione di parecchie tribù indiane. La missione fu distrutta nel 1729 in occasione della ribellione degli Indiani Natchez, ed alcuni missionari furono uccisi. Cessata la ribellione la missione poté risorgere solo in parte. La soppressione della Compagnia di Gesù e gli sconvolgi-

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(104. C.S.I.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Il Capitol di Washington.
menti politici della seconda metà del sec. xvili causarono un ristagno quasi totale delle missioni del nord degli S. U. odierni. Anche le missioni francescane degli Stati meridionali ebbero a soffrire gravemente per la proclamazione dell'indipendenza del Messico, da cui ancora dipendevano al principio del sec. xix e lentamente si avviarono alla rovina completa.

Con estrema lentezza, purtroppo, si poté realizzare, nel sec. xix, la ricostruzione delle missioni fra gli Indiani. Il governo degli S. U. pubblicò varie leggi per facilitare la civilizzazione degli Indiani, decimati sempre più dai bianchi, dalle malattie e le guerre ed anzi nel 1819 per le scuole indiane assegnò 10.000 dollari annui, che in gran parte andarono ai protestanti. Solo nel rapporto del 1824 si trova per la prima volta anche una scuola indiana cattolica, a cui furono assegnati 800 dollari, mentre ai protestanti vennero dati 11.000 dollari. Riorganizzata la Chiesa cattolica negli S. U. nella prima metà del sec. xix a poco a poco anche le missioni tra gli indiani furono riprese. Sacerdoti secolari e religiosi si occuparono di queste missioni in vari Stati : Wisconsin, Minnesota, Michigan, Kansas, Nebraska. Il più celebre dei missionari fu il gesuita Pierre-Jean De Smet ( 1801 -73), che riusci a convertire molti Indiani nelle Montagne Rocciose, raccogliendoli in riduzioni. Fu pure mediatore di pace tra gli Indiani e il Governo.

Allorché il governo confinò gli Indiani in riserve, queste "Indian Agencies" per la "Peace Policy" del 1870 furono affidate ai missionari. Sebbene però in 38 di queste i missionari cattolici fossero stati i primi, ne ebbero in consegna soltanto 8. Per la difesa dei diritti dei cattolici l'arcivescovo Roosevelt Bayley di Baltimore fondò nel 1874 il "Bureau of Catholic Indian Missions" che alla fine nel 1880 ottenne piena libertà per gli Indiani e i missionari. Essa, però, più d'una volta non fu rispettata. Il "Bureau" cercò di organizzare le scuole indiane, tanto più che dopo il 1900 cessarono le sovvenzioni da parte del Governo. Una delle più eminenti benefattrici del "Bureau" e degli Indiani fu Madre Katharina Dresel, la quale dal 1898 al 1908 regalò 799. 157.37 dollari, e cioè più della metà delle spese correnti. Altre tre organizzazioni : The Catholic Indian Missionary Association dal 1875 al 1900, The Society for the Preservation of the Faith among the Indian Children dal 1901 e The Marquette League dal 1904 raccolsero i mezzi necessari per la fondazione, mantenimento e sviluppo delle missioni indiane. Dal 1877 il "Bureau" pubblica una rivista che dal 1902 porta il titolo di "The Indian Sentinel". Secondo le ultime statistiche ivi contenute (June 1951) esistono missioni cattoliche in 80 riserve degli Stati di

Alasca, Arizona, California, Colorado, Idaho, Kansas, Louisiana, Maine, Michigan, Minnesota, Mississipi, Montana, Nebraska, Nevada, Nuovo Mexico, Nuova York, North Dakota, Oklahoma, Oregon, South Dakota, Washington, Wisconsin e Wyoming. Il numero dei sacerdoti è 220 , delle suore 518 , degli scolastici e fratelli 77 , dei maestri di scuola 40 , dei catechisti 100 . Le cappelle sono 413 , le scuole 61 con 8152 fanciulli indiani. In una popolazione totale di ca. 400.000 indiani più di 100.000 sono cattolici.

Bibl.: J. G. Shea, History of the Catholic Mission among the Indian Tribes of the United States, 1519-1654, Nuova York 1855: id., History of the Catholic Church in the United States, 4 voll., 101 1866-92: J. B. Tennelly, A Half-Century of Progress. Indian Mission Work, in The Indian Sentinel, 30 (Washington 1050), n. I.
2. Evangelizzazione dei Negri. - Prima dell'emancipazione degli schiavi negri degli S. U. nel 1865 la Chiesa cattolica poteva prendere cura solo degli schiavi negri che nel Maryland, nell'Alabama e specialmente nella Louisiana avevano abbracciato la fede dei padroni cattolici. Nel Maryland nel 1839 fu fondata una congregazione di suore nere "The Oblate Sisters of Providence" per l'educazione dei bambini neri. Nel 1842 seguì in Nuova Orleans la fondazione di un'altra congregazione di suore "The Sisters of the Holy Family ". La mancanza di sacerdoti però non permise di svolgere un'opera più efficace. Negli Stati schiavisti del Sud, ove in seguito alle piantagioni di cotone il numero degli schiavi negri era salito nel 1860 a ca. 4 milioni, l'opera di conversione da parte della Chiesa cattolica non era permessa sia per il piccolo numero dei cattolici, sia per l'urversione dei padroni e dell'opinione pubblica. Perciò al momento dell'emancipazione degli schiavi la maggioranza degli schiavi negri si unì in sette protestanti, mettendo in pericolo la fede dei pochi negri già cattolici.

Il Concilio plenario di Baltimore nel 1866 decretò una missione tra i negri su vasta scala. Ma l'attività missionaria organizzata s'iniziò soltanto con l'arrivo dei Padri di Mill Hill nel 1871, che costituirono il loro centro a Baltimore e nel 1893 fondarono una congregazione speciale, detta "St. Joseph's Society", erigendo stazioni missionarie tra i negri dei vari Stati. Nel 1872 anche i Missionari dello Spirito Santo intrapresero la missione dei negri, nel 1874 i Benedettini, nel 1906 i Padri del Verbo Divino, nel 1907 i Missionari di Lione e in seguito Francescani, Redentoristi, Padri di Scheut, Passionisti, Oldati di Maria Immaculata, ecc. Per sussidiare le missioni sia tra i negri che tra gli Indiani il Terzo Concilio Plenario di Baltimore istituì nel 1884 la "Commission for Catholic Missions among the Colored People and Indians ". Nel 1881 anche le Francescane di Mill Hill si unirono alle altre suore che esercitavano le missioni tra i negri. In seguito si ebbero altre congregazioni come nel 1888 le "Sisters Servants of the Holy Ghost and Mary Immaculate", nel 1891 le "Sisters of the Blessed Sacrament".

Secondo le statistiche del 1948 il numero delle chiese sale a 423 con 640 sacerdoti, appartenenti a 29 istituti, 77 sacerdoti secolari. Due seminari maggiori e due minori, destinati esclusivamente alla formazione di sacerdoti negri, sono diretti dai Giuseppini di Mill Hill e dai Padri di Steyl : finora ne sono usciti 44 sacerdoti. In opere di educazione, cura degli ammalati e attività sociale lavorano 1894 suore appartenenti a 96 istituti e 38 fratelli appartenenti a 18 congregazioni. Il numero dei cattolici negri è di $362.427 \times 306$ sono le scuole con $64.847^{\circ}$ alunni.

Bibl.: J. T. Gillard, Colored Catholics in the United States. Baltimore 1941; id., The Negro American. A Mission Investigation, $4^{4}$ ed., Cincinnati 1948.

Giovanni Rommerskirchen
V. Condizione giuridica della Chiesa. - Mentre i membri della Commissione americana firmavano a Parigi il Trattato di pace che metteva fine alla guerra dell'Indipendenza, il nunaio apostolico in Francia inviava una nota al presidente Franklin, in cui formulava voti augurali per la nuova Repubblica ed in segno di amicizia e di benevolenza informava sia il Presidente che il governo che i porti di Civitavecchia e di Ancona erano aperti alle navi americane ( 15 dic. 1784). Alcuni anni dopo, il 26 giugno 1797 veniva nominato come primo

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1. Confini di Stato - 2. Confini di Stato federale - 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica - 4. Ferrovie.

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console degli S.U. presso la Corte pontificia Giovan-Battista Sartori, il quale nel 1800 lasciò Roma, cedendo l'ufficio a suo fratello Vincenzo. Nel 1806 fu offerto l'incarico a John S. Cogdeli che non volle accettare; il 3 marzo del 1823 fu eletto Felice Cicognani, il quale venne anche incaricato dal Dipartimento di Stato degli S.U. di prestare i suoi buoni uffici per risolvere i dissensi tra la Corte pontificia ed il Governo messicano.

Il 9 genn. 1837 gli successe George W. Green, americano di nascita, che in seguito venne rimosso per le lamentele degli americani residenti in Roma presso il Segretario di Stato, e fu sostituito da Nicola Browne il 26 luglio 1845 .

Il compito di questi consoli era piuttosto economico, benché essi avessero con la S. Sede relazioni cordiali ed amichevoli.

Il console Browne, simpatizzando per le riforme di Pio IX e per il suo modo di governare, fece molti passi per stabilire complete relazioni diplomatiche tra la S. Sede e gli S.U. Nei suoi dispacci egli prospettò al Segretario di Stato Buchaman l'insufficienza di sole rappresentanze consolari.

Il Segretario di Stato informò il presidente Polk, il quale raccomandò la domanda nel suo messaggio del 7 dic. 1847 al $30^{\circ}$ Congresso americano. Dopo un lungo dibattito, sia nella Camera dei rappresentanti
che nel Senato, fu presa la decisione d'inviare a Roma un incaricato d'affari con la qualifica di ministro plenipotenziario, nella persona di Jacob L. Martin, segretario dell'ambasciata americana in Parigi.

Questa nomina avvenne nell'anno 1848, nel quale scoppiò la guerra tra gli S.U. ed il Messico, considerato dal Governo pontificio come Stato cattolico. La missione non aveva alcun carattere religioso, era vista in America solo sotto l'aspetto economico: il diplomatico americano non rappresentava gli S.U. presso il S. Padre come capo della Chiesa cattolica, ma come sovrano dello Stato pontificio.

I vari ministri che si susseguirono mantennero la teoria del non intervento riguardo agli affari dello Stato pontificio, secondo le istruzioni che ricevevano dal Dipartimento di Stato. La S. Sede mantenne la stessa politica nei riguardi degli S.U. Durante il conflitto con il Messico e nei futti eversivi che ebbero inizio nel 1860 , sia il Sommo Pontefice che il card. Antonelli, in molte occasioni, espressero l'intenzione di non intervenire nelle questioni interne della Confederazione.

Al principio del conflitto civile il Papa inviò tre lettere ad eminenti personalità ecclesiastiche degli S. U.: una all'arcivescovo di Nuova Orleans, un'altra a quello di Nuova York e la terza al vescovo di Cincinnati: questi documenti non avevano scopo politico ma solo ponevano in luce i doveri di carità e di fratellanza a cui dovevano attenersi i cattolici e tutti i benpensanti.

Il presidente Jefferson Davis rispose con una lettera di ringraziamento che affidò a Mann (1864). Il S. Padre, ricevuto il documento, rispose con un'altra lettera nella quale esprimeva il suo compiacimento ed suspicava la pace nella Confederazione. Il documento aveva soltanto un fine spirituale, non era intento del Papa di riconoscere la Confederazione : infatti le parole dell'iscrizione «Presidunt of the Confederate States of America "erano state poste per una semplice forma di cortesia.

Nel medesimo tempo si era sparsa, nella città di Montréal, la voce che il Vaticano riconosceva la « Southern Cause» (causa del sud). Il documento a cui si appoggiava la diceria era falso. Il card. Antonelli, per le pressioni del ministro King, dovette scrivere una lettera nella quale, accusata la falsità del documento, confermava il non intervento. Pochi giorni dopo il cardinale segretario, in un colloquio con il ministro King, di nuovo ribadì il punto di vista della S. Sede, ma nel medesimo tempo dichiarò al Ministro che era desiderio della S. Sede che la schiavitù venisse abolita.
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Stati Uniti (U.S.A.) - Veduta parziale del salone della Delegazione Apostolica a Washington. Sono visibili i ritratti di Giorgio Washington, $1^{\circ}$ presidente, e John Carroll, primo vescovo cattolico degli Stati Uniti e fondatore della Georgetown University.

Il segr