one della Delegazione Apostolica a Washington. Sono visibili i ritratti di Giorgio Washington, $1^{\circ}$ presidente, e John Carroll, primo vescovo cattolico degli Stati Uniti e fondatore della Georgetown University.
Il segretario di Stato Seward rimase soddisfatto delle comunicazioni avute dal ministro King. Nel medesimo anno arrivò a Roma il vescovo di Charleston, mons. Lynch (Sud Carolina), con il precipuo fine di ottenere il riconoscimento della Confederazione da parte della S. Sede; ma la missione non ebbe buon esito.
Nel 1866 la guerra ebbe termine e fu eletto presidente Lincoln, che nel suo messaggio all'Unione ebbe parole di tolleranza e di cristiana carità. Sia il Sommo Pontefice che il card. Antonelli espressero la loro ammirazione per le buone intenzioni del Presidente. La politica del Papa fu sempre neutrale ed ispirata a cordialità : così, quando un certo John S. Surratt, implicato nell'assassinio del presidente Lincoln, fuggì dall'Unione e si arruolò nell'esercito pontificio, malgrado mancassero tra i due Stati accordi per l'estradizione, il card. Antonelli risolvette la difficoltà ordinando l'arresto del delinquente, il quale riuscì a fuggire ma fu raggiunto dalla polizia nella città di Alessandria.
La S. Sede ritenne giunto il tempo di stringere ralazioni diplomatiche con gli S. U. Nel 1853 il nunzio apostolico nel Brasile, mons. Bedini, fu inviato negli S.U., con una lettera personale di Pio IX al presidente Pierce. La missione aveva tre scopi : dirimere le questioni sulle proprietà della Chiesa cattolica; esaminare la possibilità di inviare un nunzio presso il Governo americano; consultare la gerarchia statunitense sulla condizione generale della Chiesa nell'Unione. Il legato fu ricevuto con dimostrazioni di simpatia, ma non mancarono gli oppositori. In Nuova York gli fu attentata la vita; a Cincinnati fu inscenata una dimostrazione di protesta, a Filadelfia un corteo, e a Boston fu bruciata la sua effigie. Nonostante questo apparente insuccesso la politica del Papa verso gli S.U. non cambiava, ma in ogni occasione S. Santità era pronta ad accogliere le richieste degli Americani ed a proteggere i loro diritti, come quando, essendo state danneggiate nel 1859 a Perugia le proprietà della famiglia americana Perkins e di altri cittadini americani, il card. Antonelli diede ampia soddisfazione al governo americano. Così, per gli incidenti del 19 marzo 1860 in Piazza Colonna, la S. Sede diede soddisfazione al governo americano, specialmente per le offese recate al console Glentworth. Il card. Antonelli dichiarò categoricamente che i soldati non avevano ricevuto alcuna istruzione e che i loro eccessi si dovevano attribuire unicamente all'iniziativa privata.
La buona volontà della S. Sede trovava forti opposizioni in America. Il 18 marzo 1867 il Segretario di Stato
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Seward comunicava al generale King, ministro a Roma, che il Congresso, il 28 febbr. dello stesso anno, aveva deciso di non stanziare alcuna somma per la legazione romana. Il ministro King, sorpreso da questa decisione, espose in vari dispaeci le ragioni che avrebbero dovuto far riflettere il Congresso su una cosi repentina decisione. Ma le sue argomentazioni non valsero a nulla. Il 30 giugno del 1867 veniva approvato il decreto di soppressione ed il $1^{\circ}$ genn. del 1868 il generale King rassegnava le sue dimissioni al presidente Andrew Johnson.
Il Congresso prese questa decisione anzitutto perché intendeva prendere una rivincita sul generale King e sulle autorità pontificie, che sembrava appoggiassero il Presidente ed il Segretario di Stato sulla questione della ricostruzione, in opposizione alle idee manifestate dal Congresso. Inoltre i segni premonitori della fine dello Stato Pontificio davano occasione ai leaders americani di schierarsi con il nazionalismo italiano. In ultimo il Congresso voleva esercitare una ritorsione sul Vaticano per la chiusura della Chiesa protestante americana nel territorio di Roma.
La chiusura della legazione americana non includeva la chiusura del Consolato, che rimase aperto fino al 20 sett. 1870. Armstrong, ultimo console, fece appena in tempo a vedere la caduta di Roma: fu confermato in carica come console americano presso il Governo Italiano.
Nella seconda guerra mondiale il Presidente Roosevelt credette opportuno riallacciare delle relazioni con la S. Sede. Per superare le difficoltà che avrebbe opposto il Congresso inviò un suo rappresentante personale : Myron C. Taylor, al quale fu attribuito rango "ad personam * di ambasciatore. Pio XII prese contatti con il Presidente per mezzo del delegato apost. mosa. Cicognani e del card. Spellman : le prime relazioni si ebbero alla fine del 1939 ed al principio del 1940. Nel Natale del 1939 il Presidente inviò una lettera a S. Santità, alla quale il Sommo Pontefice rispose il 7 genn. 1940. Seguirono altre lettere: di massima importanza è lo scambio di lettere del Natale del 1940 e della Pasqua del 1941 : in esse si può constatare quanto intensa sia stata l'opera della S. Sede per il raggiungimento della pace. Nelle successive relazioni l'opera del S. Pontefice si svolse a favore dei vinti perché si usassero giustizia e clemenza, a favore delle vittime della guerra perché fossero lenite le loro sofferenze e sulla organizzazione di una pace duratura.
Il 12 apr. 1942 moriva Roosevelt e gli succedeva Harry Truman, il quale conservò Taylor come suo personale rappresentante presso il Sommo Pontefice, fino al 1950. In seguito alle dimissioni di Taylor il Presidente Truman nominò il generale Clark, al quale fu impossibile raggiungere Roma per l'opposizione sorta negli S.U., opposizione basata sul principio della separazione della Chiesa dallo Stato e sul principio della libertà di religione.
Bisogna però riconoscere che la Costituzione americana non esclude la cooperazione del Governo alla religione, come vorrebbero i liberali ed i radicali e gli altri partiti avversi alla religione cattolica. Questa conclusione è evidente se si esamina attentamente la storia dell'emendamento della Costituzione, che venne redatto nella seguente formula : «Congress shall make no law respecting an establishment of religion or prohibiting the free exercise thereof». Perciò la nomina eventuale di un rappresentante a Roma, non troverebbe alcun ostacolo nella Costituzione americana.
BibL.: S. H. Gobb, Rise of religious liberty in America, Nuova York 1902; L. C. Feiertag, American public opinion on the diplomatic relations between the United States and the Papal States, 1848-67, Washington 1933; L. Stock, Consular relations be. tween the United States and the Papal States, ivi 1943; M. C. Taylor, Wartime Correspondence between President Roosevelt and pape Pius XII, Nuova York 1947.
Giuseppe Damisia
VI. Letteratura. - La cosiddetta letteratura americana del periodo coloniale ha un'importanza puramente storica e documentaria, politica e religiosa, però non va trascurata in quanto ha validamente contribuito a stabilire i caratteri della mentalità americana.
Tra i primi documenti sono le non imparziali relazioni del capitano John Smith : A description of what
happened in Virginia (1612) c The general history of Virginia, pubblicata a Londra nel 1624. Nella Nuova Inghilterra il calvinismo e il fanatismo religioso e politico delle prime società dei colonizzatori sono largamente testimoniati negli scritti di Increase Mather (1639-1723) e di suo figlio Cotton Mather (1663-1728), autore il primo di Remorbable Providences, ove si sostiene l'intervento divino nell'opera dei colonizzatori; il secondo di Memorable Providences sul medesimo soggetto, di The wonders of the invisible world sulla stregoneria, che padre e figlio perseguiteranno crudelmente, e di Magnalia Christi americana, amnistoria esaltata della Nuova Inghilterra. Alla tendenza autoritaria fa riscontro, fin dalle origini, una opposta tendenza egualitaria, rappresentata agli inizi dai principi dei pellegrini della Mayflower sbarcati in America nel 1620 . Le due opposte tendenze si possono rintracciare in tutto il corso della letteratura statunitense. Così, nel sec. xviri, ci si trova di fronte a un Jonathan Edwards (1703-58), calvinista visionario, ossessionato dall'idea del male e della predestinazione, accanito oppositore dell'olandese Arminius e degli armistani, poi a Benjamin Franklin (1706-90), eclettico, progressista, utilitario e fondamentalmente ottimista, il quale ben rappresenta l'altro aspetto del carattere americano. Uno figura a sé è quello del francese americanizzato Jean de Crèvecoeur (1735-1813) che, fattosi coltivatore nel paese d'adozione, ne ripartì allo scoppiare della Rivoluzione e pubblicò a Londra le sue Letters from an american farmer (1780). Franklin favorì e promosse la Rivoluzione ma non figura tra i veri e propri attori di essa. Di questi vanno citati Thomas Paine (1737-1809), il più democratico dei rivoluzionari, che dà espressione ai suoi sentimenti antimonarchici in Common sense (1776), al suo razionalismo e al suo antidogmatismo in The rights of min (1792), che egli scrisse e pubblicò in Francia, e in The age of reason (1793), e a una forma di distribuzionalismo agrario in Agrarian justice (1795); Thomas Jefferson (1743-1826), terzo presidente degli S. U., l'autore della Declaration of independence (1776); il conservatore Alexander Hamilton (1757-1804); il moderato John Adams (1735-1826).
Una vera e propria letteratura d'invenzione nasce in America soltanto col sec. xix, sotto l'influsso della letteratura inglese e continentale, ma con spunti originali e apporti indigeni. Brockden Brown (1771-1810) imitò i racconti sensazionali dei preromantici inglesi e in Edgar Huntley (1799) lasciò il primo esempio di racconto d'ambiente indiano; Washington Irving (1783-1859), che soggiornò lungamente in Inghilterra e visitò la Spagna, fu felice mediatore tra la vecchia e la nuova cultura, creatore delle popolari figure di Diedrich Knickerbocker e di Rip van Winkle, autore del raffinato e umoristico racconto esotico The Alhambra (1832). James Fenimore Cooper (1789-1851) è il maestro insuperato del racconto avventuroso dei pellizosse, ma in The Spy (1821) tentò, sulle oone di Walter Scott, il romanzo storico, ispirandosi alla guerra d'indipendenza, mentre The Brains (1831) ha per ambiente la Venezia dei dogi. Edgar Allan Poe (1809-49) è tra gli scrittori americani quello che ha goduto la maggiore rinomanza in Europa, e soprattutto in Francia; egli ha per così dire rinnovato il racconto d'avventura e d'orrore con prospettive più profonde e risonanze psichiche più cupe e conformemente ha raggiunto un'allucinata intensità nei suoi versi. Con Poe il «racconto» estroso ed evasivo s'asserisce in America, e resta uno dei più tipici prodotti di tutta la letteratura americana. Artista più misurato e consapevole fu Nathaniel Hawthorne (1804-64), il cui capolavoro è The scarlet letter (1850), potente analisi di anime travagliate dal male e dal rimorso, sullo sfondo dell'America dei pionieri; il suo ultimo romanzo è The marble faun (1880), scritto dopo un soggiorno in Italia e ambientato in Roma. Una figura isolata, la cui opera disordinata ma potente ha grandemente influito sulla moderna narrativa americana e in Europa venne dapprima acclamata da R. L. Stevenson, è quella di Herman Melville (1819-91), Henry David Thoreau (1817-62) fu naturista e minuzioso descrittore della natura, spirito analitico e insieme ingenuamente romantico, quale appare nel suo capolavoro Walden (1854), stilista consumato. Ralph
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[^0]
[^0]: (da P. Kolonen, op. cit., Iar. 39)
(da P. Kolonen, op. cit., Iar. 19)
(da P. Kolonen, op. cit., Iar. 19)
A sinistra: CANYON DI CHELLY, White House (Arizona). In alto a destra: GRANDE KIVA, Chetro Ketl, Chaco Canyon (Nuovo Messico). In basso a destra: TALUS-HOUSES, nella parte anteriore resti di abitazioni collettive.
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(1) 1. C010
A sinistra: LA WALL STREET, con il «New York Stock Exchange» (1792) - Nuova York.
A destra: LA CITY HALL DI PHILADELPHIA (Pennsylvanis), vista dalla Broad Street. In alto la statua di William Penn.
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Waldo Emerson (1803-82) è fra gli scrittori più rappresentativi dell'America e caposcuola di quel "trascendentalismo" in cui si definiscono ufficialmente le correnti dellidealismo e del romanticismo americani in modi più distesi che non in Poe, Melville, lo stesso Hawthorne. Nei suoi saggi e nei suoi versi sussistono, fondendosi in una serena e ammirevole stesura stilistica, note eterogenee quali il deismo, l'eclettismo, "l'entusiasmo" romantico. L'appello a una letteratura nazionale, contenuto nel suo discorso The American scholar (1837), venne salutato come una sorta di corrispettivo intellettuale alla "Dichiarazione d'Indipendenza". Altri poeti della stessa epoca sono: William Cullen Bryant (17941878) un delicato cantore della natura che prende le mosse dal Wordsworth; John Greenleaf Whittier (18071892), spirito di ottimista che dedica i suoi versi migliori alla celebrazione della vita rurale e alla lotta antischiavista e scrive, in opposizione al calvinismo dei puritani, pacati imti religiosi adottati più tardi da varie Chiese americane; i due letterati-poeti James Russel Lowell (1819-91) e Henry Wadsworth Longfellow (1807-82). Il primo divenne, dopo la guerra di secessione, il poeta ufficiale dei nordisti. Si ricordano di lui, oltre al giovanile ed esuberante Eudymion di derivazione keatsiana, i versi vernacoli e umoristici di The Biglow Papers ( $1^{\circ}$ serie 1849, $2^{\circ}$ serie 1866), prezioso contributo alla causa antischiavista, la garbata satira in versi di A fable for critics (1848) e il tardo pocmotto filosofico The cathedral, ispiratogli dal duomo di Charross. Il secondo ebbe in vita una fama ufficiale esagerata. A parte la sua traduzione della Divina Commedic, che non possiede pregi notevoli, lo si ricorda ora soprattutto per alcune brevi composizioni, tra le quali alcuni bei sonetti su Dante. Fra i poeti non va dimenticato Sidney Lanier (1842-81) sudista di origine francese che ebbe a soffrire nella salute per la guerra di secessione e mori prematuramente. Si ricorda di lui il patetico Sunrise, composto nel letto di morte. Ma la voce più schietta e genuina nella poesia americana del sec. xix è quella di Walt Whitman (1819-9a). Il suo moralismo è spesso discutibile e a volte è un moralismo alla rovescia, la sua democrazia s'identifica sovente con l'anarchismo, la sua filosofia e la sua religione sono inconsistenti oltremisura, ma egli ha saputo innestare con felicissimo istinto, seppure non sempre con finezza di gusto, la vigorosa pianta del realismo nel vecchio tronco romantico e col suo linguaggio rigoglioso e arditissimo ha dato il tono fondamentale, in bene e in male, alla successiva letteratura americana; epigono dei romantici, è stato insieme il battistrada e il pioniere dei realisti, con i quali la produzione letteraria americana acquista caratteri suoi vitali e inconfondibili con crescente prestigio in Europa.
E proprio la narrativa regionale che, dopo la guerra di secessione, offre al lettore nuovi campi d'indagine introducendolo in ambienti sin allora ignorati, e prelude all'affermarsi delle correnti realistiche. Bret Harte (18361902) rappresenta coloritamente, sebbene non senza qualche artificiosità, l'ambiente dei cercatori d'oro in California in The luck of roaring comp (1868), un racconto che è forse il suo capolavoro, e nelle novelle e nei romanzi che ad esso fecero seguito. Samuel Langhorne Clemens (1835-1910), noto sotto lo pseudonimo di Mark Twain, si guadagna l'interesse dei lettori di tutte le età in tutto il mondo con la saporosa descrizione di scene di vita fluviale sulle rive del maestoso Mississippi in Life on the Mississippi (1875) e rappresentando con una ricca e larga vena d'umorismo le gesta di due ragazzi avventurosi concepiti dalla sua esuberante fantasia: Tom Sawyer e Huckleberry Finn, mentre mostra gli aspetti più rozzi e men gradevoli del suo spirito comico commentando i suoi viaggi in Europa. Realista cosciente, sebbene moderato dalle proprie esperienze di cultura, e teorico del realismo fu William Dean Howells (1837-1920), che nella sua opera più matura ricente l'influsso di Tolstoi. Delle nuove esigenze del realismo parte anche Henry James (1843-1916), che si trasferisce in Europa, dedicando il proprio talento all'analisi intessportiva dei suoi personaggi, soprattutto delle sue eroine, e alla ricerca stilistica, divenendo un devoto e quasi un asceta dell'arte narrativa. Ma già prima del nostro

(he. E.L.I.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Storica chiesa di S. Felipe de Neri nello Stato del Nuovo Messico, eretta dagli Spagnoli all'inizio del sec. xvili e passata successivamente ai Messicani e agli Americani.
secolo il realismo aveva conosciuto anche forme radicali e violente, p. es. in The red bagde of courage di Stephen Crane (1871-1900), e il romanzo sociale già s'annuncia con l'irrequieto Jack London (1876-1916). Accanto ai primi realisti si ricorderanno alcuni umanisti e storici saggisti, di cui il maggiore è Henry Adams (1838-1918) che in Mont St. Michel and Chartres (1904) e in The education of Henry Adams (1907) inneggia all'unità religiosa del medioevo e al culto della Vergine. Nel sec. xx realismo e naturalismo assumono forme più crude e violente, permeandosi di problemi sociali e sessuali, esasperandosi nella ribellione contro ogni convenzione di costume e di linguaggio. Alcuni scrittori rimangono tuttavia nell'orbita del realismo temperato e della ricerca stilistica. Cosi Edith Wharton (1862-1937), narratrice colta e raffinata; Boot Tarkington (1869-1946), autore di romanzi storici e politici e umorista garbato; Willa Sibers Cather (1876-1947), convertita al cattolicesimo, che rievoca splendidamente storie di pionieri e in Death comes for the archbishop celebra l'odissea di due missionari francesi nel Nuovo Messico. Il racconto fantasioso vien coltivato dall'umorista James Branch Cabell (n. nel 1879), il popolare creatore di Jurgen, e dall'elegiaco Thornton Wilder (n. nel 1897). Nei romanzi di Scott Fitzgerald (1896-1940) i miti romantici sopravvivono e tramontano nella sconsolatezza e nella delusione della società postbellica. Verismo e naturalismo arrivano a posizioni estreme in Theodore Dreiser (18711945) la cui attenzione è tutta assorbita dai problemi e dai drammi sessuali; William Faulkner (n. nel 1897) che nei suoi cupi romanzi si serve di un linguaggio analitico personalissimo; Ernest Hemingway (n. nel 1896), il procatore più vigoroso della sua età; John Steinbeck (n. nel 1902). Rimane invece nell'àmbito del realismo moderato Sinclair Lewis (n. nel 1885) con la sua satira, in fondo bonaria, del borghese americano. Gertrude Stein (18741946) si stabilì a Parigi ove tentò un linguaggio la cui tecnica si adeguasse in qualche modo alla tecnica del cinematografo. Accanto ai naturalisti si affiancano i critici H. S. Canby (n. nel 1878) e Henry L. Mencken (n. nel 1880). Una figura di poetessa isolata che per l'arditezza del suo linguaggio immaginoso farà scuola ai posteri è quella della mística Emily Dickinson (1830-86). Dei poeti del nostro secolo, prescindendo da Eliot e da Ezra Pound,
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(bb. D.S.J.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Chiesa in stile moderno nel Middle West, ultima opera dell'architetto finnico Elial Saarinen (m. nel 1950).
che appartengono ormai alla poesia europea, vanno ricordati il classicista William Vaughn Moody (1869-1910); il neotradizionalista Edwin Arlington Robinson (1869-1935); il naturalista Robert Frost (n. nel 1875), un sano e vigoroso poeta della natura; Amy Lowell (1874-1925), poetessa e critica letteraria che nel suo salotto tenne a battesimo gli simmaginati ; nella tradizione whitmaniana si possono includere, accanto a Carl Sandburg (n. nel 1878), Edgar Lee Masters (1869-1950), Vachel Lindsay (18791931), un poeta girovago e avventuroso che finì suicida; Robinson Jeffers (n. nel 1887), il più violento ed esasperato di questi poeti. Tra i poeti della scuola di Eliot e di Ezra Pound i più significativi sono Archibald MacLeish (n. nel 1892), che è anche una figura politica, e, tra i più giovani, Karl Shapiro (n. nel 1913), poeta e critico di spiccata personalità. Tra i mistic sono da nominare Thomas Merton (n. nel 1915), il poeta trappista noto anche per l'autobiografia The seven storey mountain, e Robert Lowell (n. nel 1917), della famiglia di J. A. Lowell e di Amy Lowell, anche egli convertito al cattolicesimo. Tra i neo-umanisti, che reagirono agli eccessi del naturalismo, va menzionato George Santayana (1863-1952), spagnolo di nascita ma naturalizzato americano, filosofo, saggista e autore di un romanzo semiautobiografico; The last puritan (1936), di grande pregio stilistico, che ha ottenuto un meritato successo.
Bibl.: W. P. Trent, Hist. of american literature, 2 voll., Nuova York 1893; C. Barret Wendell, A literary history of America, Londra 1908; autori vari, The Cambridge hist. of American literature, 4 voll., Nuova York 1917-21; id., Literary history of the U.S., 3 voll., Cambridge (Am.) 1948, con ampie prospettive storico-sociali e ragguagli sulla letteratura critica; C. Cestre, La littér. américaine, Parigi 1945; S. Policardi, Breve storia della lett. americ., Milano 1951; per i proastori moderni, v. l'ampio e brillante studio di A. Kazin, On native grounds, Nuova York 1942, trad. it. sotto il tit.: Storia della lett. americ., Milano 1952.
Augusto Guidi
VII. Arte. - Scarsi resti di costruzioni delle civiltà pre-colombiane, assegnabili ai secc. xil-xili, rimangono nelle regioni del Sud che appartennero originariamente alla Spagna (Rito de los Frijoles, Taos, Pueblo Bonito e Chetro Ketl nel Chaco Canyon, New Mexico; Mesa Verde Colorado; White House nel Canyon de Chelly, Betatakin Ruin e Walpi, Arizona).
Al Sud fiorì, nel periodo coloniale, un'architettura religiosa, aderente alle forme del barocco ispano-americano, in cui, per suggestione dell'arte atzeca e maya, gli spartiti decorativi sono esasperati fino a sommergere i valori strutturali. Più sobrie e stilisticamente coerenti le costruzioni missionarie (esempi nelle missioni di S. Juan de los Caballeros, 1598, New Mexico; S. Barbara, 1713, e cattedrali di S. Francia e S. Fè, 1713, California; di S. Agostino, 1793, Florida; di New Orleans, 1792, Luisiana). Esemplati su prototipi spagnoli sono anche i complessi delle antiche fortificazioni costiere meridionali (es. forti S. Marco e S. Agostino, Florida; Cabildo, Luisiana). Nell'insieme, questi edifici costituiscono il nucleo più originale e stilisticamente elevato dell'arte coloniale americana.
Più a nord, lungo la costa atlantica, l'immigrazione inglese e olandese trapianto forme di disparate derivazioni, in ibride commistioni. Sarebbe impresa ardua enucleare o differenziare anche cronologicamente le diverse varietà : l'accavallarsi degli stili è una caratteristica della architettura americana. Il proposito di riprodurre le fabbriche dei paesi d'origine - non ozioso, si badi, come gli accademismi teorici europei, ma radicato nel sentimento degli emigranti, e quindi ambientabile in un clima tutto particolare, che non ha corrispondente in Europa - indusse gli architetti a virtuosismi di trascrizione, dei quali si ritrovano un po' dovunque gli esempi. Nell'architettura religiosa predominano il gotico fiorito di tipo inglese e le forme tardo-rinascimentali serliane e palladiane, mediate da esemplari inglesi, olandesi, svedesi, o ricavate addirittura dalle tavole di Inigo Iones o del Vitruvius Britannicus, che ebbero così larga diffusione nel nuovo continente (esempi: Smithfeld, Va., S. Pietro, 1703; Farmington, Conn., Congregational Church, ca. 1775; Providence, R.I.. chiesa anabattista, 1775 ; Nuova York, St. Paul's Chapel, con pronao tetrastilo, 1765 ; Filadelfia, Christ Church, 1727-54; Boston, Trinity Church, King Chapel, 1753).
Se l'edilizia religiosa e pubblica non si discosta generalmente da queste convenzioni, diverso è invece lo sviluppo dell'architettura civile : un senso positivo di fun-

189 L. Rites. L'art ironesis aux Etats Dits, Parig. 1888, rev. 87. Stati Uniti (U.S.A.) - Ritratto della madre. Dipinto di Whistler - Parigi, Museo del Louvre.
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zionalità e praticità caratterizza le costruzioni dei pionieri, architetti per lo più improvvisati, formatisi nella esperienza diretta, che si trasmetterà di generazione in generazione, costituendo una delle più spiccate attitudini dell'indole americana. Costruzioni tipiche del periodo coloniale sono le case lignee a portico o loggia, dalle colonne esili e corte, scelta determinata non già da un criterio estetico, ma dall'imposizione del governo inglese, che per le esigenze della sua marina, proibiva l'impiego dei tronchi d'albero che superassero i $16-18$ pollici di diametro. Gli edifici in muratura s'adeguano invece a criteri determinati dalle possibilità locali di procurarsi il materiale adatto : cosi in Pennsylvania, p. es., prevale l'uso della pietra grezza, nel Sud il laterizio. Un intiero complesso di edifici coloniali è stato conservato, a cura di apposita fondazione culturale, nella città tipo di Williamsburg.
Gli stili che contemporaneamente hanno il loro svolgimento in Europa (disabettiano, georgiano, rococò, ecc.) determinano correnti analoghe, più facilmente individuabili, ma fino al 1790 non si può in ogni modo avvertire nessun orientamento generale e preponderante. Il grande incremento edilizio che segui la proclamazione d'indipendenza, permise ai costruttori americani di guadagnare rapidamente terreno sugli europei e di portarsi, in meno di cento anni, all'avanguardia, nell'esperimento dei nuovi materiali e metodi di costruzione, prodotti o inventati della tecnica moderna e offerti in grande quantità dall'industria; ma ciò non accadde, come sarebbe stato naturale, mediante uno svolgimento organico delle premesse già poste nell'epoca coloniale, bensì superando l'irretimento di esperimenti come il neoclassicismo romano imposto dal Jefferson (il terzo presidente progetto personalmente lo State Capitol di Richmond, i colonnati e la rotonda della Università di Charlottesville, Va., la propria casa di campagna a Monticello, Albermarle County, Va.; e varò i progetti del "Campidoglio " di Washington di William Thornton, 1761-1827, e della Casa Bianca, dell'irlandese James Hoban), cui succedettero un neo-classicismo greco (Classical Revival, promosso da Nicholas Biddle, reduce dalla guerra di Grecia, e sostenuto dalla rivista Port Folio, come dalla Modern Builder's Guide di Minard Lafever, 1833), e un periodo neogotico (analogo al Gotto Revival inglese intorno al 1840), il quale ultimo lasciò le sue più tipiche manifestazioni nell'architettura religiosa (Trinity Church, 1846, S. Patrick's Cathedral, 1850, entrambe a Nuova York). Ma proprio in questo tempo s'affirma, al di fuori dell'architettura ufficiale, un metodo costruttivo detto la Balloon Frame (struttura a pallone), il cui più antico esempio superstite sembra sia la chiesa di St. Mary a Chicago (1833). "Esso consiste essenzialmente - come scrive lo Zevi - in una serie di travicelli di legno equidiatanti che formano pareti, pavimenti e tetto. La struttura è quindi ricoperta da un doppio strato di tavole che ne garantisce l'indeformabilità.
Nella direzione, indicata da questa funzionalità, radicata, come già si è detto, nella tradizione coloniale e missionaria, l'architettura americana conseguirà ben presto un primato mondiale. L'opera muraria di Henry Hobson Richardson (1838-96) e della scuola di Chicago, il cui massimo esponente fu Louis Henry Sullivan (1856-1924), come poi di Frank Lloyd Wright (1869, vivente), il campione dell'architettura organica, rovesceranno il flusso delle influenze. Il capolavoro del Richardson, ispirato al romanico francese, di cui l'artista seppe interpretare il significato volumetrico, ricavandone conseguenze originali, è la S:ver Hall a Cambridge, Mass. (1877-79). La scuola di Chicago, erede della lezione del Richardson, eresse nel Middle West una serie di edifici romanici, si quali è consegnata la sua grandezza precorritrice, di cui è testimonianza, nelle sue soluzioni armoniche, p. es., l'imponente Monadnock Block di J. W. Root a Chicago (1891), il primo grattacielo moderno. Appunto a questa scuola si deve lo sviluppo della tecnica dei grattacieli ad ossatura con l'impiego sempre più razionale del cemento armato. Il Sullivan, che fu anche teorico in Kindergarten Chats (a chiacchierate da asilo infantile ", 1901) e in The Autobiography of an idea (1922) - è suo il principio "la forma segue la funzione", accolto e portato alle

(da L. Reav. L'art français aux Etats Unis, Parigi 1886, taz. 81) Stati Uniti (U.S.A.) - Ritratto di Signora. Diquato di John S. Sargent - Parigi, Museo del Lusassoburgo.
estreme conseguenze dai continuatori - affermò la sua personalità nell'Auditorium (in compartecipazione con Adler, 1886-90), e nei Magazzini Carson, Pirie, Scott (1899), a Chicago, esemplari per l'equilibrio perfetto raggiunto nel modulo dagli spartiti orizzontali e verticali. Sul valore dell'opera di Wright, da cui procedono per tanta parte le rivoluzionarie soluzioni di molti architetti europei, come lo svizzero Charles Edmond Jeanneret (Le Corbusier), il tedesco Walter Gropius e l'austriaco Richard Neutra, la polemica è ancora aperta; ma se il suo preconcetto disconoscimento dell'architettura del Rinascimento italiano non può essere condiviso da noi, non per questo minore è il rilievo che con l'andar del tempo hanno acquistato certe sue intuizioni geniali, applicate ad edifici di destinazioni diversissime. La solidità delle sue strutture è stata clamorosamente dimostrata durante il terremoto che nel 1923 distrusse gran parte di Tokio, ma lasciò assolutamente indenne il suo Imperial Hotel. Dal 1887 al 1942, oltre un numero rilevante di progetti, si enumerano ca. 250 edifici di sua pertinenza e si può a ragion veduta ritenere che essi costituiscano, dopo la seconda guerra mondiale, il punto d'orientamento di tutta l'edilizia civile più progredita in Europa. Il principio dell'architettura organica da lui propugnata è espresso molto chiaramente, in questa sua dichiarazione : «Sin dal principio io ho avuto la certezza che l'architettura veramente degna di questo nome venga fuori dalla terra : sono la natura del terreno, le condizioni industriali del luogo, il tipo di materiale che debbono necessariamente determinare la forma di ogni buon edificio " - e la ormai famosissima casa della cascata (Falling Water) a Bear Rum (Penn.), del 1936, sta a indicare in qual modo egli abbia applicato questo principio. Wright si è dedicato anche all'edilizia religiosa, erigendo a Oak Park la chiesa Unity (1906), in modi cubistico-espressionisti, vale a dire puntando sulle soluzioni volumetriche.
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(let. U.S.J.S.)
Stati Uniti (U.S.A.) - Torre della Duke University, alta 210 piedi con un carillon + di 50 campane - Durham nel North Carolina.
Pittura. - A un rapido sviluppo delle altre arti figurative s'oppose l'iconofobia delle correnti quacquere e puritane, predominanti in tutto l'ambito della cultura anglosassone. Ma le manifestazioni spontanee - sul piano dell'artigianato e del dilettantismo - non mancarono in nessun nucleo abitato da pionieri. Il Museo dell'American Folk Art di Nuova York ha pazientemente accumulato nelle sue sale i manufatti di tale provenienza che, se molto raramente raggiungono l'arte, forniscono tuttavia documenti di estremo interesse per lo studio della nascente civiltà americana. Sul piano di una più evoluta - ma ancor mediocre cultura figurativa è la produzione di molti pittori europei emigrati tra la fine del sec. xvir e il principio del xviri. Fra questi emerge lo svedese Gustavus Hesselius (16821755) autore di un'Ultima cena nella chiesa di S. Barnaba (parrocchia della Regina Anna, Md., 1721). Più stretti rapporti con le correnti europee stabilirono lo scozzese John Smibert (1688-1751) e l'inglese Peter Pelham (16841751).
Il primo artista indigeno di qualche merito è stato Robert Feke (n. a Oyster Bay, L. I., nel 1705, m. a Barbados nel 1750); attivo a Newport, Boston, Filadelfia. Indulgendo alla moda della pittura storica acquistarono fama John Singleton Copley (n. a Boston nel 1737, m. a Londra nel 1815) e Benjamin West (n. a Filadelfia nel 1738, m. a Londra nel 1820), che furono anche buoni ritrattisti accademici. Maggior scioltezza rivelano Charles Willson Peale (1741-1827), il ritrattista ufficiale di Washington, ed Henri Benbridge (1744-1812), che fu a Roma discepolo del Batoni e del Mengs, a Londra dello West, e ritorno in America nel 1770, esercitando una notevole influenza. Questo periodo è concluso da Gilbert Stuart (1755-1828), pittore di spiccata capacità, seppure resti ancorato alla ritrattistica inglese, nei modi di un Gainsborough e di un Reynolds.
L'epoca neoclassica pullula di pittori, ma l'involuzione determinata dalle formole fini per soffocare ogni espressione spontanea. Non priva di fascino, anche se spesso scade in una ricerca di effetti oleografici, appare invece la pittura di paesaggio della cosiddetta «Scuola del fiume Hudson» (Thomas Cole, 1801-48; Asher B. Durand, 1796-1886), soprattutto in quanto offre lo spunto
all'affermazione di una personalità di rilievo, come George Innes (1825-94), emulo del Turner e del Constable.
Fino a questo momento la pittura rimane tributaria dei modelli europei, guardando specialmente alla Francia. Al costituirsi di una tradizione indigena osta lo scarso mecenatismo delle classi ricche americane. Tutti gli artisti più dotati furono costretti ad emigrare in Francia, dove ebbero modo, nel quotidiano contatto con le vivaci scuole della capitale, di aggiornarsi e innestarsi nel vivo delle ricerche linguistiche europee. A quest'atmosfera europea appartengono pertanto i migliori pittori che l'America abbia prodotto nel sec. xix : James Mac Neill Whistler (1834-1903), dopo un lungo soggiorno parigino in cui venne a contatto con gli impressionisti, passò in Inghilterra, dove soggiornò fino alla morte, acquistando rinomanza europea. La sua maniera è eccellente, specie nei quadri di piccolo formato e nei ritratti, di sicuro impianto e di franca pennellata. John La Farge (1835-1910), di famiglia francese, fu allievo di Couture, e risenti particolarmente l'influenza di Delacroix e Chasserian. Ritornato in America dette l'avvio ai grandi cicli di affreschi decorativi che caratterizzano la fine del secolo. Gli appartengono gli affreschi nella Trinity Clorch di Boston, gli affreschi e le vetrate della chiesa dell'Ascensione a Nuova York le decorazioni della Walker Art Gallery del Boudoin College a Brunswick, Me. (assieme al Thayer e al Vedder). Fra La Farge e Innes si muovono Alexander Halwig Wyant (1836-92), Homer Dodge Martin (1836-97), Winslow Homer (1836-1910) e altri. Il più personale ed estroso fra i pittori a cavallo dei due secoli è Albert Pinkham Ryder (1848-1917), autore di marine e di notturni nei quali si ammira la precisa intuizione dei rapporti tonali e l'ampio respiro della composizione spaziale. Di vena più facile, ed anche più propenso ad accomodarsi alle mode, è John Singer Sargent (1838-1925), considerato il maggior pittore della sua generazione, largamente noto anche in Europa. Le sue opere più importanti sono i ritratti ed affreschi della Biblioteca pubblica di Boston.
Oltre ai complessi decorativi già ricordati del La Farge e del Sargent, meritano un cenno gli affreschi della Waldorf Ballroom di Nuova York fatti da Blashfield e Low, e quelli della Biblioteca del Congresso a Washington eseguiti da Vedder, Walker e Alexander.
Scultura. - La scultura fu, tra tutte le arti, l'ultima ad affermarsi, per una ripugnanza puritana anche maggiore nei confronti dell'anatomia, e forse pure per la mancanza di marmi adatti.
La tendenza originaria degli scultori indigeni è nella cifra di un realismo documentario, cui s'oppono, all'epoca del neo-classicismo, un gruppo di artisti, educati in Europa alle scuole del Cenova e del Thorwaldsen, che nelle loro opere cercarono di esaltare - nei modi freddi della stilizzazione neo-ellenica - fatti e personaggi della recente storia americana. H. Kirke Brown (1814-86) eresse la statua di Washington nella Union Square di Nuova York; T. Ball (1819-1911) quella dello stesso presidente nei giardini pubblici di Boston e Martin Millmore (1844-83) il monumento si soldati e marinai nel Boston Common; Erastus D. Palmer (1817-1904) preferì le composizioni allegoriche, oggi conservate nel Museo di Nuova York (La prigioniera bianca, Pace in cattività, ecc.). La produzione scultorea attesta tuttavia, rispetto alla pittura, una maggiore coerenza di stile, che in forme più libere si trasmette, mediante J. Q. Adams Ward (1830-1910) e William Rimmer (1816-79), alla generazione successiva, cui appartengono artisti di grande valore come Olin Levi Warner (1844-96) e soprattutto A. Saint-Gaudens, che soggiornò a lungo a Parigi, dove esegnì le sue cose migliori (Statua dell'amm. Feragot, Gomanna d'Arco, Statua equestre del gen. Sherman, Amor Charitas). Nella sua scia procedono Daniel Chester French ed anche Paul Weyland Vartlett (1866-1925) autore della statua equestre di La Fayette a Parigi, in Place du Carrousel.
Il panorama attuale dell'arte americana, aperta a tutte le influenze, non consente ancora di fare il punto. Particolare risalto ha acquistato in questi ultimi anni la scuola cubana, che ha riscosso ammirati consensi, esercitando sensibile influenza sui molti movimenti di avan-
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guardia, creati, anche per la presenza in America di maestri europei, nelle principali città del continente.
Bibl.: L. Taft, The Hist. of amer. sculpture, Nuova York 1903, $2^{2}$ ed. 1924; L. Mumford, Stics and Stones. A study of amer. archit. and civiliz., ivi 1924; L. Résu, L'art français aux Etats-Unis, Parigi 1926; S. Isham, Hist. of Amer. painting, Nuova York 1927; S. La Follette, Art in Amer., ivi 1929; L. Vietti, Grattacieli, in Architelt., apr. 1932; D. M. Robb e J. J. Garrison, Art in the western Wardl, Nuova York 1933; Th. E. Tallmadge, The stor. of architect. in Amer., ivi 1936; id., The Origin of the Shyscraper, Chicago 1939; Le Corbusier, Quand les cablidrales ttaient blanches, Parigi 1937; C. E. Oppo, Forme e colori nel mondo, Lanciano 1938 v. indice; F. Ll. Wright, An Organic architect., Londra 1939; L. Mumford, The South in architect., Nuove York 1942; F. J. Ross Jr., Writings on early amer. architect., Columbus 1944; N. Pevsner, Pionieri del macino moderno, Milano 1942; B. Zevi, Verso un'archit. organica, Torino 1942; V. Barker, American painting, hist. and interpret., Nuova York 1940. Per l'opera dei maggiori architetti moderni (Richardson, scuola di Chicago, Sullivan e allievi, Wright) v. B. Zevi, Stor. dell'architett. moderna, Torino 1930, pp. 373-324 e bibl. relat., pp.664-85. Riccardo Averini

Stati Uniti (U.S.A.) - Università di Notre Dame : al centro il Golden Dome.
VIII. Ordinamento scolastico. - Negli S. U., contrariamente all'universale tradizione europea, non vige un unico sistema scolastico, né un'unica autorità federale al riguardo. In luogo di un ministro federale, che presieda e coordini in campo nazionale tutte le iniziative e le attività scolastiche, vi sono per i singoli Stati parecchi comitati o sovraintendenti, alla cui competenza è affidata la soluzione dei problemi connessi con l'insegnamento. Il governo federale, per mezzo di un ufficio particolare presso il Ministero dell'interno, si limita ad una simpatica coordinazione, compiendo inchieste, pubblicando resoconti, relazioni, riviste ed opuscoli miranti ad orientare le singole scuole e gli analoghi uffici istituiti in tutti gli Stati della Confederazione. Ciò ha dimostrato, in pratica, quanto l'opera del governo centrale sia suscettibile di considerevole sviluppo e ampio aggiornamento, senza nessuna necessità di interferire con l'attività dei controlli sulle scuole. Il controllo è lasciato ai singoli Stati e all'amministrazione locale, i quali pensano a rafforzare e a rendere più efficiente l'organizzazione degli uffici competenti, fornendoli di mezzi sempre più adeguati e di personale specializzato, senza che ne venga, per questo, cambiato sostanzialmente il carattere dell'ufficio centrale, che resta sempre di natura consultativa e informativa ed esprime la sua buona volontà con attestazioni verbali e, in certe circostanze, anche con interventi finanziari.
Il prospetto del sistema scolastico degli S. U. si può riassumere cosi :
1. Istruzione pre-elementare : a) Scuola materna o asilo (Nursery school) dai 2 ai 5 anni, dove vigono, tra gli altri, i metodi fröbeliani e Montessori, sempre meglio adattati alla libertà di movimenti, di cui abbisogna il bambino; b) Giardino d'infanzia (Children Garden), dai 5 ai 6 anni, generalmente annessa alle scuole elementari e con i metodi sopraccennati.
2. Istruzione elementare (Elementary School), che è di 8 anni nelle scuole che mantengono l'uso tradizionale, ancora assai diffuso; di 6 anni nelle scuole più moderne, che tendono a prendere sempre maggiore piede. Questa scuola elementare orienta la sua attività verso una duplice direzione: a) o seguendo i metodi di Dalton e di Winnetka, mantiene un orientamento in prevalenza psicologico e tende ad una sempre maggiore individualizzazione; $b$ ) o, seguendo il "metodo dei progetti e e ispirandosi al sociologismo del Dewey, tende ad una sempre maggiore socializzazione.
3. Istruzione secondaria o media: a) Scuola media inferiore (Junior High School) di 3 anni, che si sforza di aderire e assecondare l'età dell'adolescenza e procedere alla diagnosi del tipo psicologico dei ragazzi; b) a cui
segue la scuola media superiore (Senior High School), ugualmente di 3 anni, che segue il principio dell'uguale efficacia formativa delle varie discipline, e con l'organizzazione plurilaterale dei suoi corsi e dei suoi insegnamenti, lascia agli alunni ampia facoltà di scelta degli studi; c) oppure, in luogo di queste due, la Scuola media (High School) di 4 anni, là dove si è seguito l'uso tradizionale della scuola elementare di 8 anni. Questa scuola secondaria comprende, generalmente nello stesso istituto, dei "corsi generali e accademici ", che aprono il passaggio ai corsi dell'istruzione superiore (Preparatory School) e dei "corsi professionali ", che sono fine a se stessi (Terminal School). Il tipo comune di scuola, che abbraccia questi due sottotipi, si chiama Scuola media comprensiva o generale (Comprehensive o General High School). C'è anche un altro tipo di scuola media, che è fine a se stessa, però meno diffusa, la Scuola di arti e mestieri (Trade School), che dà insegnamenti tecnici per chi si avvia alle industrie.
4. College: Istituto superiore quadriennale, distinto in vari tipi : a) Collegio delle arti liberali (College of liberal Arts), il più diffuso, dove si impartisce un'istruzione generale e speciale nel ramo lettere e nel ramo scienze. Al termine del corso conferisce la laurea di baccelliere nelle lettere o nelle scienze (Bachelor of Arts $=$ B. A. o Bachelor of Science $=$ B. S.); b) Collegio professionale (Vocational College) dove gli alunni vengono preparati alla professione di insegnanti, di ingegneri, di periti agrari o commerciali.
5. Università : al corso quadriennale del College segue il corso triennale universitario (Graduale School), nei vari rami di medicina, ingegneria, legge, pedagogia, giornalismo, ecc. Alla fine del primo anno si ha la laurea di Maestro nelle lettere o nelle scienze (Master of Arts $=M$. A. o Master of Science $=M$. S.); alla fine del terzo anno si ottiene il dottorato in filosofia (Doctor of Philosophy $=$ $P h . D$.) o, con una maggiore preparazione nel campo rispettivo di specializzazione, il dottorato di pedagogia, o scienze sociali, o ingegneria o legge, o medicina, ecc. (Doctor of Education $=$ Ed. D.; o Social Science $=$ D. S. Sc.; o Engineering $=$ D. Eng.; o Law $=$ LL. D.; o Medicine $=$ M. D.), ecc.
Le istituzioni educative cattoliche, nel 1950, erano 12.038, così divise : seminari diocesani 72 ; seminari di Ordini religiosi 376 ; collegi e università 225 ; scuole medie diocesane e parrocchiali 1576 ; scuole medie private 806; scuole elementari parrocchiali 7914 ; scuole elementari private 588 ; istituti di protezione 129; orfanotrofi e asili 352. - Vedi tavv. LXXX-LXXXV.
Bibl.: M. Rosenthal Chiaramonte - L. Borghi, La Scuola nel mondo, III, S. U., Torino 1949.
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## STATIZZAZIONE : v. SOCIALIZZAZIONE.
STATO. - Non sempre il termine è stato adoperato nel senso che presentemente gli si suole attribuire. Per lungo tempo servi a indicare la condizione personale degli individui, secondo che fossero liberi o servi, cittadini o stranieri. Tracce di tale uso si hanno ancora oggi nelle espressioni "stato personale " o "stato familiare ". Per estensione venne più tardi applicato a designare la condizione di alcuni ceti sociali, come, ad es., in Francia, dove, fino alla rivoluzione del 1789 , all'assemblea dei ceti venne dato il nome di S. generali. Con il sec. xv si affaccia nella storia delle dottrine politiche il significato moderno, introdotto dal Machiavelli nella lingua italiana e da questa passato alle altre lingue europee. Il francese ha Etat, l'inglese State, il tedesco Staat, lo spagnuolo Estado, e in tutte il termine ha lo stesso fondamentale significato di società politica suprema più o meno indipendente.
Salvo questo significato generico da tutti accettato, il resto è oggetto di controversia nella dottrina contemporanea. Lo S. può andar sottoposto a una doppia indagine. La prima lo considera come una formazione sociale, realmente esistente sul piano della realtà, apparsa in un tempo imprendicato della storia dell'umanità, e ne ricerca l'origine, rimontando alle cause storiche, dalle quali il fatto è stato prodotto. Sotto questo aspetto lo S. cade entro l'àmbito della sociologia, intesa però come scienza empirica, che altrimenti si confonde con la filosofia sociale. La seconda lo considera nei suoi elementi costitutivi, ne indaga l'origine, rimontando alle cause naturali e costanti, ne determina il fine e si sforza di stabilire le leggi del suo operare, in relazione agli scopi essenziali cui esso tende. E questa la parte della scienza giuridica, cui viene comunemente dato il nome di dottrina generale dello S. Il primo ufficio di una dottrina organica consiste nell'esatta determinazione del suo oggetto, mediante una definizione sostanziale, che ne esprima il concetto e gli elementi essenziali, che devono trovarsi in qualsiasi formazione sociale, perché si possa in essa riconoscere uno S . I teorici si dimostrano però profondamente divisi a questo riguardo. Le definizioni, che essi dànno dello S. sono tante quante sono le teorie, dalle quali ciascuno muove.
Nonostante questa estrema divergenza di opinioni, non si può sottoscrivere all'esagerazione del Bastiat, che prometteva un premio allo scrittore che fosse stato capace di proporre una definizione accettabile dello S. Le varie correnti e teorie concordano su alcuni elementi, dai quali si può ricostruire con qualche approssimazione quale sia il concetto più comune. Il Bluntschli, p. es., definiva lo S. come la personificazione politica e organizzata di una nazione in un determinato territorio; il Jellinek, una comunità territoriale e organica che non conosce nessun vincolo superiore; l'Orlando, una società politicamente organizzata per la tutela del diritto. La differenza tra le definizioni riferite è notevole ed evidente l'influsso di determinate teorie, e tuttavia esse contengono alcuni elementi comuni, i quali si possono ridurre ai seguenti : lo S. è una società organizzata e indipendente, che vive in un determinato territorio.
I. Concetto e natura dello S. - Questo concetto comune va tuttavia limato e meglio specificato per conseguire una definizione sostanziale, che offra tutti e soli gli elementi essenziali dello S. Innanzi tutto è un dato insuperabile di esperienza che lo S. è una formazione sociale. Per rinvenirne il concetto è necessario, dunque, risalire a quello di società e da questo mutuare i primi elementi, che devono trovarsi presenti in qualsiasi S. Ora una società esiste quando più individui intelligenti cospirano stabilmente al conseguimento dello stesso scopo. Gli elementi essenziali che la costituiscono sono conseguentemente due: una pluralità di soggetti razionali,
causa materiale, e un vincolo stabile di natura morale, causa formale, che congiunge le loro volontà libere e le fa tendere a una comune meta, per il cui conseguimento collaborano in unione di intenti e di forze. Causa estrinseca, che produce l'unione delle volontà, è questo fine collettivo, che diventa, dal momento in cui riceve l'adesione cosciente dei singoli, fine della comunità.
Basta trasferire allo S. questi primi dati per averne l'elemento generico. Lo S., in primo luogo, richiede una pluralità di individui umani, isolati o raggruppati già in società minori, al cui complesso si dà il nome di popolo. Non esiste S. senza popolo più o meno numeroso, giacché il numero non interferisce sulle sua natura. Sono S. sia i grandi complessi politici, come le nazioni moderne, sia le piccole repubbliche, di cui ancora si conserva qualche esempio. Né alla sua esistenza si richiede un popolo omogeneo nella lingua, nei costumi, nelle tradizioni e nella cultura, come si sostenne con il principio di nazionalità (v.), ma al suo sorgere ed affermarsi bastano le somiglianze universali della natura umana e l'identità delle aspirazioni fondamentali dell'uomo, dalle quali viene efficacemente stimolato e guidato l'istinto di solidarietà. Lo S. non si identifica con la nazione, ma può esistere ed esiste indipendentemente da questa.
Nond