Filippo I Epifane, Demetrio III Euchero, Antioco XII Dioniso. Questa ridd a di pretendenti, sempre pronti a dilaniarsi fra di loro, ma inetti ad opporsi ai successi di re stranieri e di signorotti locali, terminò nel 65 a. C., quando Pompeo Magno eliminò l'ultimo seleucida, ossia AnTIOCO XIII Asiatico, figlio di Antioco X, dichiarando la Siria provincia romana.
BibL.: E. Bevan, The house of Seleucus, Londra 1902; A. Bourbé-Leclercq, Histoire des Sélrucides (323-64 a. C.), 2 voll., Parigi 1913-14; G. Corredi, Studi ellenistici, Torino 1920, pp. 3224; G. Ricciotti, Storia d'Israele. II, $3^{2}$ ed., Torino 1938, pp. 23-67; E. Bickerman, Institutions des Sélrucides, Parigi 1938; Stähelin, Selenkos, in Pauly-Wissowa, $2^{2}$ serie, II, coll. 1208-46. Angelo Penna
SELLA, Quintino. - Ministro delle Finanze italiano, n. a Sella di Mosso (Vercelli) il 7 luglio 1827, m. a Biella il 14 marzo 1884. Figlio di un industriale laniero, si laureò in ingegneria a Torino nel 1847 e si perfezionò quindi in mineralogia a Parigi.
Nel 1862 divenne ministro delle Finanze ed affrontò l'impopolarità con rigide economie e forti tasse; particolari reazioni suscitarono quelle sulla ricchezza mobile e sul macinato. Teista in religione, giurisdizionalista in politica ecclesiastica, fu uno dei membri più rappresentativi e insieme più ostili alla Chiesa degli ultimi ministeri della Destra. Nel 1870, convinto della vittoria prussiana, si oppose ad un intervento armato, già deciso dal Consiglio dei ministri, in favore della Francia. Fu quindi, di fronte alle incertezze di Lanza ed all'opposizione di Visconti Venosta, deciso fautore dell'occupazione di Roma e dell'immediato trasferimento della ca-
piale. Volle promuovere in Roma il culto delle scienze. Questa doveva essere, a suo giudizio, la nuova missione universale di Roma.
Caduta la Destra (1876), promosse le moderate Associazioni costituzionali e tentó invano, nel giugno-luglio 1879 e nell'apr. 1881, la formazione di un ministero composto di uomini di Destra e di Sinistra.
Di lui i Discorsi Parlamentari ( 5 voll., Roma 1887-88), e l'Epistolario inedito (Torino 1930). Importanti sono pure alcuni suoi lavori di cristallografia chimica e di mineralogia. Fu uno dei fondatori della Società Geologica Italiana (1881). Fondò il Club Alpino Italiano nel 1863. Ricostituì nel 1875 l'Accademia dei Lincei.
BibL.: D. Chiares, Q. S., Torino 1884; A. Guiccioli, O. S., 2 voll., Rovigo 1887-88; C. Negroni, Della vita e dei fatti di Q. S., Pinerolo 1888; Nuova Antologia, 16 vell. 1927 (articoli di P. Bovelli, A. De Stefani, B. Minoletti); F. O. Palermo, O. S. il finanziere, Biella 1927; P. Sella, O. S. nell'ag. 1870, Milano 1928; Q. S., pubbl. commem., Torino 1928; F. Grimaldi, Q. S., Milano 1929; A. Buccelli, Inediti, Lanciano 1920, pp. 280296; R. Michieli, Le vicende del 1848 in alcune lettere inedite di O. S., in Asnum, 22 (1948), pp. 169-78; A. C. Jencilo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, $2^{\circ}$ ed., Torino 1940, pp. 317-22; F. Chabod, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, I, Bari 1951, v. indice. Fausto Fonsi
SELLIN, ERnST. - Archeologo biblico ed esegeta protestante di tendenza critica moderata, avversario di J. Wellhausen (v.) e della Scuola comparata delle religioni di W. Bousset (v.) e seguaci, n. il 26 luglio 1867 in Altschwerin (Mecklenburg), m. ad Epochneilen (Turingia) il 31 dic. 1945. Studiò teologia e orientalismo a Rostock, Erlangen e Berlino, dopo di che fu professore al Gymnasium di Ratzcburg (Mecklen burg). Nel 1894 si abilito come libero docente di Vecchio Testamento a Erlangen e fu poi professore straordinario a Vienna. Ordinario dal 1899 , divenne direttore dei primi scavi austro-tedeschi in Palestina, a Tell Ta'annak (v. THANAC) nel 1902-1904, a Gerico (v.) nel 1907-1909, più tardi a Sichem (oggi Tell Balāṭah) nel 1913, 1914, 1926, 1927, 1934, 1935). Trasferito nel 1908 a Rostock, nel 1913 a Kiel, nel 1921 a Berlino, vi svolse un'attività letteraria importante. Durante il 1944 per i continui bombardamenti si rifugiò a Epochneilen presso Eisenach, dove restò fino alla morte.
S. propone nella sua esegesi una critica unita alla fede. In quattro direzioni ha considerevoli meriti : a) insistendo sulle relazioni tra il Vecchio Testamento e l'ambiente orientale antico; b) promuovendo gli scavi archeologici (in tal campo può dirsi un pioniere sfortunato per la triste sorte politica della Germania e per dissidi con collaboratori, p. es., con G. Welter quanto agli scavi di Sichem; pur essendo più perfetti i metodi odierni e benché abbia adottato, p. es., negli scavi di Gerico una falsa cronologia, dovuta a ricordi biblici, e non abbia valutato pienamente l'importanza della ceramica detta "orologio archeologico ", i suoi meriti sono incontestati); c) contribuendo notevolmente a chiarire la storia d'Israele, specialmente la restaurazione dopo l'esilio babilonese; d) investigando anche la storia della religione d'Israele, salendo da essa alla teologia del Vecchio Testamento. Questi pregi, con libertà per i singoli collaboratori, caratterizzano anche la Sellinbibel, cioè il Kommentar zum Alten Testament (Lipsia 1913 sgg.), commento erudito che si sforza di mettere in rilievo le idee religiose.
Oltre varie opere sulla grammatica, metrica, letteratura, archeologia veterotestamentaria, pubblicò : Beiträge zur israelitischen Religionsgeschichte (1896-97); Sevubbabel (Lipsia 1898); Studien zur Entstehung der jüdischen Gemeinde nach dem bobylonischen Exil (ivi 1901); Tell Ta'annek (in Denkschriften der K. Ahad., Vienna 1904); Biblische Urgeschichte (Berlino 1905); Nachlese auf dem Tell Ta'annek (Vienna 1906); Die elttestamentliche Religion im Rahmen der altorientalischen (1907); Das Rätzel des deuterojesaiantichen Buches (1907); Die israelitisch-jüdische Hellandserwartung (Berlino 1909); Ein-
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leitung in das Alte Testament (Lipsia 1910; $7^{\text {a }}$ ed. 1935); Zur Einleitung in das Alt. Test. (ivi 1912); Der attest. Prophetismus (ivi 1912); Jericho, Ausgrabungsbericht (ivi 1913); Gilgal (ivi 1917); Das Alt. Test. und die evangelische Kirche der Gegenwart (ivi 1921); Das Zwölfprophetenbuch (ivi 1921; $2^{\text {a }}$ ed. 1929); Sichem (ivi 1922); Moses (ivi 1922); Geschichte des israelitisch-jüdischen Volkes (a voll., ivi 1924-31); Das Hiobproblem (Berlino 1931); Abschaffung des A. Test. (ivi 1932); Alttest. Theologie, 1: Israel.jüd. Religionsgeschichte; II: Theologie des A. Test. (Lipsia 1933; $9^{\text {a }}$ ed. 1935-36); Das A. Test. im christlichen Gottesdienst und Unterricht (Gütersloh 1936). Sugli scavi archeologici di Sichem pubblicò numerosi articoli in Zeitschr.d. Deutschen Polüstinavereins dal 1926 al 1941 e in Zeitschr. f. Alttest. Wissensch., 51 (1933), pp. 156-69.
Bibl.: autori vari, S.-Festschrift, Lipsia 1927; O. Eissfeldt, E. S., in Arch. f. Orientforschung, 15 (1945-51), p. 189; W. F. Albright, Archaelogy of Palestine, Harmondsworth 1949, pp. 33, 45 sgg . Pietro Nober
SELLUM (ebr. Ṡallûm). - Nome di una quindicina di personaggi del Vecchio Testamento.
I principali sono: i. S. figlio di Iabes, re d'Israele ( 744 a. C.), che tolse il trono e la vita a Zaccaria, figlio di Ieroboam II (v.). Alla sua volta, dopo un solo mese di regno, fu ucciso da Manahem (v.), che conquistò Samaria e s'impossessò del trono (II Reg. 15, 10-15).
2. S. figlio di Thecus e marito della profetessa Holda, custode delle vesti sacerdotali al tempo del re Iosia (v.) (II Reg. 22, 14; II Par. 34, 22); alcuni pensano che sia lo stesso S. zio del profeta Geremia (Jer. 32, 7).
3. S. figlio di Ioss e re di Giuda (815-799), più conosciuto sotto il nome di Ioachaz (v.).
4. S. figlio di Sadoc e padre di Helcia, sommo sacerdote, chiamato anche Mesoliam (I Par. 6, 12 sg.; 9, 11), antenato di Esdra (Esd. 7, 27).
5. S. levita, dei discendenti di Core, capo dei portinai del santuario al tempo di David (I Par. 9, 17; 19, 31). Gaetano Stano
SEM (ebr. Sēsm). - Uno dei figli di Noè, forse il primogenito, essendo nelle enumerazioni al primo posto (S., Cam [v.] e Iapheth [v.]: Gen. 5, 32;6, 10; 9, 18 ecc.); ma nella "Tavola dei popoli" (ibid. 10, 2-21) sono menzionati prima i fratelli, perché eliminati dall'interesse del narratore, che poi segue solo le vicende della famiglia semitico-patriarcale (Thareiti). Da S. prende nome il ceppo dei Semiti.
Un rilievo particolare, d'imporzanza religiosa e sto-rico-etnica, ha l'episodio di Gen. 9, 18-28, in cui dal diverso atteggiamento verso il padre si caratterizzano i tre fratelli. Alla conclusione dell'episodio Noè proferiva per S. le parole di benedizione: " Benedetto Jahweh, Dio di S." (ibid. 9, 26), che direttamente sono in lode a Dio, ma come contenuto di "benedizione" si riferiscono al figlio : espressione di particolare rapporto tra il vero Dio e S., a confronto dei suoi fratelli.
Altri interpretano, con lettura leggermente diversa e senza sostanziale divario di senso: "Benedetto sia S. da Jahweh, mio Dio ", e "Benedica Jahweh le tende di S. ". In S. è intesa la sua discendenza, in parte per una effettiva scelta provvidenziale da parte di Dio, in parte in quanto la frase è un augurio, in parte in quanto è profezia del futuro libero sviluppo storico. Nessuno dei tre motivi è assente e nessuno è esclusivo. A riconoscervi un processo di pura e semplice proiezione di vicende del gruppo etnico nella figura di un capostipite, come si pretende molte volte per le narrazioni patriarcali, il testo non si presta: se fosse così, le espressioni sarebbero molto più precise. Effettivamente il monoteismo nella stirpe dei Semiti (e in essa sola) ebbe sempre cultori, non però in tutti i suoi gruppi: ossia la storia dirà poi che "Jahweh, Dio di S." in realtà "oleva dire "Dio d'Israele ". Il detto di Noè stesso per Iapheth (Gen. 9, 27) non ebbe senso che all'avvento messianico, con la predicazione degli Apostoli all'Occidente. Non vi è quindi motivo di non ritenere la benedizione di S. per profezia, come certamente è quella per Iapheth.
In Gen. 10, 21-31 si ricordano i figli e nipoti di S.,
in cui sono per lo più riconoscibili i capostipiti di gruppi noti di Semiti (v.). Giovanni Rinaldi
"SÉMA' JIṠRÂ'EL" ("Ascolta, Israele"). - Parole ebraiche di Deut. 6, 49, che con Deut. 11, 13-21 e Num. 15, 37-41 costituiscono una professione di fede dell'unità di Dio, la quale sta al centro della liturgia ebraica.
La S. 7. viene recitato, secondo la tradizione talmudica (Bérähhâth, i sgg.), di mattina al sorgere del sole sino all'ora terza, e di sera verso l'ora del tramonto. La recita dello S. 7. di sera diviene il punto di partenza per il sorgere dell'uso della preghiera serale, 'arbhâth, che era entrata nella prassi già all'inizio dell'èra cristiana (Flavio Giuseppe, Antig. Ind., IV, 8, 13).
Bibl.: J. Elbogen, Gesch. des jüd. Gottesdienstes, 2a ed., Francoforte sul M. 1924, p. 16 sgg. e passim. Eugenio Zolli
SEMARANG, vicariato apostolico di. - Situato nella parte centrale dell'isola di Giava (Indonesia), comprende i distretti civili di Temangung, Megelang, Pati e Japara.
La superficie è di $21.296 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di ca. 10.000 .000 di ab., di cui 7.000 .000 maomet tani, 17.048 protestanti calvinisti, 2.900 .000 pagani, 47.013 cattolici con 1872 catecumeni. La lingua ufficiale è l'indonesiana, che va sempre più propagandosi in tutto l'arcipelago, come vincolo di unione nazionale. La missione è affidata alla Compagnia di Gesù ed è governata da un vescovo gesuita giavanese - il primo del clero indigeno - che ricopre anche la carica di Ordinario cartrense dell'esercito indonesiano. Essa fu eretta in vicariato apost. il 25 giugno 1940, per distacco dall'odierno vicariato apost. di Djakarta. In questa parte dell'isola di Giava il cattolicesimo ha avuto il maggior successo. Gli ostacoli ad un'opera metodica ed efficace di evangelizzazione non sono così gravi come nelle regioni occidentali dell'Isola. Durante l'ultima guerra e dopo, la missione ha subito rilevanti danni, ma in zelo dei Gesuiti e dei missionari della S. Famiglia ha saputo riportare questa circoscrizione allo stato di prima, dando al movimento missionario un nuovo ritmo.
Nel 1950-51 il vicariato contava: 15 sacerdoti nazionali; 56 padri gesuiti; 9 missionari della S. Famiglia; 111 fratelli; 296 suore; 12 seminaristi maggiori e 104 minori; 36 catechisti; 957 maestri; 5 medici; 34 chiese e 41 rappelle; 5 ospedali; 9 farmacie; 8 orfanotrofi; 147 scuole elementari; 22 scuole medie; 5 scuole professionali; 7 scuole magistrali; i tipografia. Vi sono 23 stazioni primarie e 91 secondarie.
Bibs.: AAS, 33 (1941), pp. 63-67: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relaz. con sommario, pos. prot. n. 1822/40; Relaz. quinquennale, pos. prot. n. 4379/50; Prospectus status missionis 1930-31, pos. prot. n. 3439/50: MC. 1950, pp. 434-35.
Edsardo Fecoraio
SEMEI (ebr. Sim't " [il Signore] mi ha ascoltato "). - Nome di molte persone nella Bibbia. Il più noto è il beniaminita che sul Monte degli Olivi insultò ferocemente David (v.), mentre abbandonava Gerusalemme per sfuggire ad Absalom (II Sam. 16, 5-8). Perdonato in quel momento da David malgrado le richieste di vendetta da parte di Abisai (v.), ed anche al ritorno (ibid. 16, 9-14; 19, 1623), fu anni dopo messo a morte da Salomone, di cui aveva trasgredito gli ordini (I Reg. 2, 8 sg. 36-46).
Tra gli altri S., alcuni sono dell'età di David: un suo fratello (II Sam. 21, 21), altrove detto Samma (I Sam. 16, 9; 17, 13); un partigiano di Salomone durante il tentativo di Adonia (I Reg. 1, 8); un levita tra i cantori di David (I Par. 25, 3). Vanno inoltre ricordati: un nipote di Levi (Ex. 6, 17 ecc.); un simeonita celebre per la numerosa figliolanza (I Par. 4, 26 sg.); un antenato di Gesù Cristo (Lc. 2, 26, gr. 2x30x6v). Gino Bressan
SEMEIA (Semeias). - Nome (ebr. Sèma'iäh $=$ "Jahweh ha esaudito") di vari personaggi del Vecchio Testamento.
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(per cortesia di mina, P. Paschini)
Semeria, Giovanni - Ritratto.
I. Levita del tempo di David (I Par. 15, 8.11).
2. Figlio di Obededom della famiglia di Core (ibid. 26, 4).
3. Profeta al tempo di Roboam, che interdice al re in nome di Dio la guerra contro le tribù ribelli del settentrione (I Reg. 12, 22-24). Il medesimo predice la vittoria del faraone Sesac (II Par. 12, 5 sgg.).
4. Pseudoprofeta contemporaneo di Geremia, che fomentava false speranze sia in Babilonia che in Gerusalemme. Geremia gli preannunzia la mancanza di un discendente quale castigo divino (Jer. 29, 31 sg.).
5. Levita, che si stabilisce in Gerusalemme dopo il ritorno dall'esilio (Neh. 11, 15; I Par. 9, 14).
6. Levita discendente di Idithun (II Par. 29, 14).
7. Sacerdote ritornato dall'esilio con Zorobabel (Neh. 12, 6.18).
8. Levita contemporaneo di Esdra (Esd. 8, 13. 16).
9. Sacerdote, che risultò ammogliato con una straniera (ibid. 10, 21 ).
Altri personaggi dello stesso nome sono appena menzionati in I Par. 3, 22; 9, 16; Esd. 10, 31; Neh. 12, 34-36. Altrove (I Par. 4, 37; Neh. 3, 29; 6, 10) la Volgata preferisce la forma Samaia (v.) o Semaia, Angelo Penna
SEMENDRIA: v. belgrado, diocesi di.
SEMENENKO, Pietro. - Confondatore e generale della Congregazione della Risurrezione, teologo, predicatore, filosofo, scrittore ascetico e mistico, n. presso Tykocin (Polonia) nel 1814, m. in fama di santità a Parigi nel 1886, sepolto al Campo Verano a Roma. Fu Consultore delle SS. Congregazioni dell'Indice e del S. Uffizio. Fondò a Roma il Collegio Polacco.
Oltre vari volumi di prediche, di scritti apologetici ed ascetici, pubblicò : Tossianshi et sa doctrine, Parigi 1852; Sull'Averroe, Roma 1861; S. Pietro autore della Civilta, ivi 1868; Quid Papa et quid Episcopatus ex aeterna et divina ratione, ivi 1871; Recensio Actorum et Decretorum Conc. Prov. Alba-Juliensis et Preparatiensis Graeci Ritus celebrati in Basilica Basiliensi A. D. 1872.
Bibs.: P. Smolikowski, De Philosophia excolenda ac perficienda p. Petri S., Roma 1905; L. Kwiatkowski, S. Thomas Aquinas et Philosophia scholastica a p. S. novo modo exposita et ampliata, Albano 1938.
Ladislau Kosinski
SEMERIA, Giovanni. - Oratore e scrittore barnabita, n. a Coldirodi (Imperia) il 26 sett. 1867, m. a Sparanise (Caserta) il 15 marzo 1931. A 15 anni entrò nel noviziato dei Barnabiti a Monza. A Roma, compiuti gli studi filosofici e teologici a S. Apollinare e all'Ateneo di Propaganda Fide, sacerdote il 5 apr. 1890, nel 1892, all'Università della Sapienza, conseguì la laurea in lettere; poi nel 1897, a Torino, quella in filosofia. Tra gli alunni dell'oratorio del S. Cuore, del p. Baravelli, e poi tra gli operai, i ragazzi e i miserabili del quartiere del Verano furono le sue prime fatiche apostoliche.
Frequentava intanto il cenacolo domenicale di Giulio Salvadori e già pubblicava saggi storici e di teologia e critica biblica; e con il p. Savi cominciò la serie delle sue brillanti conferenze nel salone di S. Carlo ai Catinari. Nel 1892, per volere di Leone XIII, prese parte, a Genova, al Congresso cattolico di studi sociali. Nel sett. 1895
da Roma venne mandato a Genova come vicerettore e professore dell'Istituto "Vittorino da Feltre", e per 17 anni ne fu l'anima. Dal 1904 vi fu anche direttore del Circolo giovanile S. Alessandro Sauli, dove già nel nov. 1897 aveva istituito, con il p. Ghignoni, la Scuola superiore di religione per lo studio e la divulgazione della storia e del pensiero cristiano. Contemporaneamente, nella chiesa delle Vigne, teneva quei corsi regolari di omelie domenicali che per 11 anni attrassero tutta la Genova colta dall'Avvento fino alla Quaresima, quando partiva per il quaresimale nelle principali città d'Italia.
In quegli anni prese parte attiva al fervido movimento di idee e di studi religiosi e morali, facenti capo alla Democrazia Cristiana; con quel sincero amore della verità, quella chiarezza di esposizione e quell'inesauribile genialità di pensiero tutte sue, che facevano accorrere attorno a lui folle di giovani. La sua naturale bontà e il candido "ottimismo indulgente sugli uomini e sui fatti e sulle cose" (Filippo Meda) lo fece accostare anche a uomini di confessione diversa e interessarsi a idee e studiare "errori che - affermerà più tardi, nella nota lettera al p. Gemelli (Epilogo di una controversia, 1919) non parmi avere mai avuto la espressa intenzione di professare, ma verso i quali potei condiscendere, scivolando, in giorni di facile entusiasmo, per trasposizione di mansuetudine, dagli erranti agli errori, con pericolo e danno di qualche lettore troppo fiducioso e non abbastanza cauto ". Accusato di modernismo, fu destinato dai suoi superiori a Bruxelles, nell'apr. del 1912, ove fu benevolmente accolto dal card. Mercier. Oggi, gli intendimenti ortodossi del S. risultano evidenti, sia dal complesso della sua opera e della sua vita intera, sia dall'esplicita professione del S. stesso. Nel 1913 fece un viaggio in Grecia e in Terra Santa. Poi, il $1^{\circ}$ luglio del 1914, due giorni prima dell'invasione tedesca del Belgio, passò in Svizzera, presso l'Opera Bonomelli a Ginevra, dove riprese a predicare in italiano

(per cortesia dello scultore A. Monteleone)
Semeria, Stefano - Monumento a p. S. dello scultore Alessandro Monteleone - La Spezia, Istituto P. S. Monte Rosso.
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per gli operai italiani e iniziò un corso di settimanali letture dantesche. Nell'estate del 1915 il gen. Cadorna lo chiamava a Udine come cappellano del Comando Supremo : in realtà parve esserlo di tutto l'esercito. Instancabile collo trincee, ospedali, campi di concentramento e retrovie, divenne molto popolare tra ufficiali e soldati; fino alla notte di Natale del 1918, in cui nella cattedrale di Trieste intonò il Te Deum della pace. Subito dopo, con d. Giovanni Minozzi, fondò l'Opera naz. del Mezzogiorno d'Italia per gli orfani di guerra dell'Italia meridionale. Il 3 e l'8 marzo 1931 tenne le sue ultime conferenze a Genova e a Montecassino. Il 15 marzo la morte lo colse tra le sue orfanelle di Sparanise (Caserta).
Oggi l'Opera naz. del Mezzogiorno, affidata a d. Giovanni Minozzi e alla Pia Società dei discepoli, conta 25 orfanotrofi, 76 asili e laboratori, s colonie montane e marine, una casa-ricovero per vecchi, a scuole magistrali femminili.
Nella Scuola di religione e nella chiesa delle Vigne di Genova il S. scrisse i libri con i quali si mise alla testa del rinnovamento scientifico-religioso in Italia: Venticinque anni di storia del cristianesimo nascente (Roma 1900); Il primo sangue cristiano (ivi 1901); Dogma, gerarchia e culto nella Chiesa primitiva (ivi 1902); Scienza e Fede e il loro preteso conflitto (ivi 1903); Gl'inni della Chiesa (ivi 1903: ristampato nel 1926, con il titolo: Poesia divina); L'eredità del secolo (ivi 1900); Il pensiero di s. Paolo nella lettera ai Romani (ivi 1903); Le vie della Fede : Contributi apologetici (ivi 1903); La Messa nella sua storia e nei suoi simboli (ivi 1903) e poi molti opuscoli, con conferenze, panegirici, commemorazioni : e gli articoli sulle riviste scientifiche e vari quotidiani.
Dopo la guerra, nonostante la sua attività si svolgesse quasi unicamente nelle opere caritative, e in una infinità di conferenze e discorsi a pro dei suoi orfani, e nella compilazione della sua rivista mensile Mater Divinae Providentiae : Mater orphanorum, non trascurò i suoi volumi autobiografici: Memorie di guerra (1924) e Nuove memorie di guerra (1928), I miei ricordi oratori (1927) e I miei tempi (1927), I miei quattro Papi (Leone XIII, Pio X, Pio XI, Benedetto XV), in due volumetti (1930) e un terzo, postumo, su Benedetto XV.
A cura dell'Opera naz. del Mezzogiorno sono stati raccolti in volumetti i Vangeli delle Domeniche, Le Epistole delle Domeniche, Le Bestitudini, La Famiglia, ed altre operette minori; a cura dei Confratelli, il Pater noster, Maria ideale di virtù, La morale e le morali. La Messa ( $3^{2}$ ed.). Rimangono manoscritti i corsi di apologetica della Scuola di religione dal 1903 al 1912 e quasi tutte le prediche fra cui il famoso Quaresimale di S. Lorenzo in Damaso, del 1897.
Nella storia della Chiesa d'Italia il S., più che un pensatore originale, rimane come un animatore e divulgatore fecondissimo e chiaro del pensiero e della storia cristiana, un conferenziere e oratore affascinante e geniale e soprattutto un apostolo della carità.
BibL.: G. Boffito, Scrittori barnabiti, III, Firenze 1934, pp. 477-513; IV, ivi 1937, pp. 440-41, 588-89 (per una completa rassegna degli scritti del S. e di quelli che lo riguardano, fino al 1937); v. inoltre La bibliogr. barnabitica nella rivista I Barnabiti, Studi (Roma), Necrologi: G. Germana, Il P. S., Roma 1932; E. Vercoti, P. S. servo degli orfani, Amatrice 1932: F. Sala, P. S. barnabita (Scrittori barnabiti, 9), Torino 1941.
Virginia M. Colciago
SEMERIA, Stefano. - Missionario, n. il 17 febbr. 1813 a La Colla (Ventimiglia), m. a Marsiglia il 23 genn. 1868. Nel 1829 entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata; divenuto sacerdote nel 1856, dapprima fu incaricato del ministero presso gli Italiani di Marsiglia, poi andò come missionario in Corsica.
Nel 1847 fu superiore della prima missione degli Oblati di Maria Immacolata in Ceylon, nel 1856 vescovo titolare di Olympia e coadiutore del vicario apostolico di Jaffna, nel 1857 vicario apostolico di Jaffna. In tale qualità curò il rinnovamento delle comunità cristiane per mezzo di missioni popolari. Fondò scuole, congregazioni di suore e fratelli indigeni e preparò il clero nativo,
ponendo cosi le fondamenta della rinascita della vita cristiana nel suo vicariato.
BibL.: J. Rommerskirchen, Die Oblatenmissionen auf der Insel Ceylon im 1o. Jahrh., Hünfeld 1931, pp. 15-98; N. Kowalske, Mgr. S. O.M.I. zur Frage des einheimischen Klerus, in Neue Zeitschr. für Missionstaisens., 7 (1951), pp. 273-81: Nativ. nicrologiques des membres de la Congréz. des Mission. Oblats de Marie Imm., I, Parigi s. a., pp. 469-96.
Giovanni Rommerskirchen
## SEMIARIANESIMO : v. arianesimo.
SEMINARIO. - E' quel collegio che secondo gli ordinamenti della Chiesa è destinato alla formazione spirituale e letteraria degli aspiranti allo stato ecclesiastico. Un tale compito si presentò sino dai primi tempi, quando l'organizzarsi delle comunità richiese il contributo di persone capaci e sperimentate per l'esercizio dei diversi ministeri. Esso pesava direttamente sui vescovi, ai quali, specie nelle città più popolose e civili, importava crearsi un corpo clericale ben preparato anche a vantaggio delle comunità minori; essi vi provvidero in molti luoghi con il radunare i chierici intorno a sé in vita comune o con il ricorrere ai monaci, appena l'istituto monastico, durante il sec. Iv, cominciò ad acquistare credito e diffusione.
Si hanno notizie a tal proposito per Vercelli sotto il vescovo s. Eusebio, per Verona, per Aquileia nel sec. Iv, poi per Milano, e nel sec. v per Ippona sotto s. Agostino. Si riprendono speciali sollecitudini durante i sovrani carolingi che si preoccupano nei capitolari del funzionamento regolare delle scuole; finché con il progressivo costituirsi dei Capitoli presso le sedi vescovili, proseguì di pari passo anche l'ordinamento di scuole sotto la direzione di uno scholasticus o magister, la cui importanza dovette avere particolare rilievo nel tempo e nei luoghi dove fu introdotta o ristabilita la vita comune. Il difetto di pubblici istituti d'istruzione rendeva particolarmente necessari tali ordinamenti; ne fanno fede i ripetuti decreti conciliari in proposito. I monasteri, particolarmente i maggiori, si trovarono dinanzi alla medesima necessità di costituire scuole monastiche per i loro monaci; ma tutto era alla merce del maggiore o minore zelo dei vescovi e degli abati e procedeva senza determinati programmi, secondo le particolari propensioni e capacità dei maestri e dei discepoli. Il progresso delle attività intellettuali portò a costituire particolari centri di studi che ebbero il maggiore sviluppo a Parigi per la teologia e filosofia ed a Bologna per il diritto. A Parigi in particolare accorsero da ogni parte d'Europa gli ecclesiastici per la loro formazione intellettuale; ma ben presto altre città sorsero a costituire $s$ studi generali $s$ ed i grandi Ordini mendicanti nei loro conventi aprirono scuole per i loro frati e per gli ecclesiastici che volessero profittarne. Ciò fu certo a detrimento dello sviluppo delle scuole capitolari e monastiche e rimase aperto il problema della formazione di quei chierici che non potevano adire le università e avrebbero esercitato il loro ministero presso le popolazioni rurali o le plebi urbane.
Per costoro non v'erano che le scuole inferiori, quando queste cominciarono a sorgere nelle città o nei borghi, o i maestri occasionali, chierici o laici, dai quali ben poco si poteva pretendere. Le speciali disposizioni emanate per provvedere all'istruzione del clero dai Concili ecumenici lateranensi III (1179, can. 18) e IV (1215, can. 11; Hefele-Leclercq, V, pp. 1101 e 1343) si dimostrarono tosto insufficienti, sia perché non rettamente applicate, sia per il rapido sviluppo del rinnovato incivilimento; mentre il movimento universitario non fu in grado di sopperire in modo adeguato alle crescenti esigenze.
Alla povertà dei chierici studiosi s'era provveduto presso le università con opportune borse di studio o con l'istituire collegi, dov'essi conducessero vita comune e vi avessero anche maestri; ciò s'era fatto a Parigi ed in modo particolare a Cambridge e ad Oxford; cosi a Bologna fece il card. Albornoz ed a Padova il card. Pileo di Prata
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per gli studiosi delle loro nazioni sul finire del ' 300 . Maggior rinomanza si guadagnò il Collegio che il card. Domenico Capranica volle fondato nelle sue stesse case a Roma nel 1457 (v. collegi ecclesiastici); e tentò di emularlo il card. Stefano Nardini che un altro collegio volle istituito nel 1480 . Da questi istituti presero modello i Gesuiti, allargandone i programmi, nel fondore i loro collegi, destinati a costituire comunità di insegnanti (come il Collegio Romano) o comunità di studenti (come il Collegio Germanico) od anche l'una cosa e l'altra insieme, ponendo come fondamento che l'istruzione fosse per tutti gratuita. Queste esperienze si ebbero presenti per completarle secondo le più recenti esigenze, nel Concilio Tridentino: nella sess. XXIII, cap. 18 De Reform. del 15 luglio 1563 si volle che in tutte le diocesi si fondasse un perpetuum Seminarium in cui il vescovo potesse alere et religisse educare et in sacris disciplinis instituere un certo numero di giovani destinati ad attendere ai ministeri ecclesiastici. Si dovevano preferire i poveri senza però escludere gli abbienti; tutti dovevano convivere nella medesima casa sotto un rettore nominato dal vescovo : due speciali commissioni dovevano sorvegliarne la disciplina e l'amministrazione. Per provvedere finanziariamente le nuove fondazioni il Concilio imponeva i contributi di tutti gli enti ecclesiastici anche esenti e concedeva l'unione di benefici ecclesiastici sino a raggiungere i redditi necessari. Per i maestri si doveva ricorrere a coloro che già possedevano benefici con annessi obblighi di insegnamento; per gli altri doveva provvedere il vescovo. Non si pensava allora agli sviluppi che più tardi avrebbero preso i s. sia quanto al numero degli alunni sia quanto all'ordinamento degli studi; infatti le prime fondazioni furono abbastanza modeste, sia perché il contributo pecuniario trovò molte difficoltà, né subito si poterono avere lasciti di importanza, sia perché non si poterono rimuovere opposizioni e contrasti. Il Papa, che ne era stato vivamente sollecitato dal Concilio, aprì il suo S. nel febbr. 1563, affidandolo ai Gesuiti; fu prevenuto a Milano dal nipote s. Carlo Borromeo ( 1564 ) e da qualche fondazione più modesta : Rieti, Larino, Camerino, Montepulciano. Le regole redatte per Roma e Milano furono le prime a reggere la vita nei s., che poi sorsero da per tutto dove si applicarono le riforme tridentine. Quelli di Praga, Olmütz, Vienna, Graz, furono affidati ai Gesuiti. In Francia vescovi zelanti si interessarono presto della cosa, le guerre di religione crearono però subito notevoli danni; inoltre si fece sentire l'opposizione della Sorbona e del Parlamento di Parigi; provvide invece durante il sec. xvir lo zelo di privati sacerdoti alla formazione del clero. Tra questi va ricordato il diacono François de Chansiergues, fondatore dei Piccoli S. della Provvidenza per gli studenti poveri, opera incominciata a Parigi nel 1667 (cf. H. Troulllet, Le cén. François de Chansiergues, fondateur des Petits Séminaires [1634-91], estratto della Semaine religieuse du diocèse d'Avignon, Vaison 1924).
Si hanno così le premure di costituire s. da parte di Pietro de Bérulle dell'Oratorio, di Adriano Bourdoise, di s. Vincenzo de' Paoli con i suoi preti della Missione, di s. Giovanni Eudes, di Olier con la compagnia di S. Sulpizio e di altri ancora. In Italia i s., sulla fine del sec. xvir, ebbero più largo sviluppo grazie alle cure del b. Gregorio Barbarigo, che del suo S. di Praga fece un modello largamente imitato. Sorsero pure s. o collegi con una finalità speciale come quello di Propaganda Fide a Roma e quello per le Missioni Estere a Parigi, collegi per gli Irlandesi, gli Inglesi, gli Scozzesi, a Roma stessa, in Spagna, in Fiandra a somiglianza di quello Germanico a Roma istituito da s. Ignazio sino dal 1551. L'importanza assunta dai s. nella vita della Chiesa non sfuggì ai sovrani riformatori del sec. xviri i quali pretesero di aver diritto di stabilirne il programma degli studi e di regolarne l'andamento disciplinare.
Per i suoi Stati Giuseppe II pretese assoggettare senz'altro i s. al potere civile sino a costituire quattro s. centrali a Vienna, Pest, Pavia e Lovanio con cinque altre succursali a Graz, Olomuc, Praga, Innsbruck e Lussemburgo, sopprimendo gli altri dopo aver incamerate le ren-
dite e nominando i rettori ed i maestri. Il progetto naufragò, senza però che cessasse l'ingerenza del potere laico, dove questo non incontrò le resistenza dei vescovi. Dopo la Rivoluzione Francese da per tutto, e particolarmente in Francia, si ebbe una ripresa nello sviluppo dei s. Nelle più importanti diocesi accanto ad un s. maggiore per gli studi teologici, si costituirono uno o più s. minori per gli studi inferiori. Pio IX favorì l'eruzione di s. o collegi (v.) a Roma di carattere nazionale per il perfezionamento nelle scienze sacre degli alunni dei diversi paesi, esempio imitato dai suoi successori. Pio X si propose di dare particolare incremento ai s. italiani, proponendo nuovi programmi scolastici e disciplinari, e costitui s. regionali per le piccole diocesi italiane, dove l'ordinamento seminerile non poteva applicarsi in modo adeguato alle necessità dei tempi. L'esempio fu largamente seguito da Pio XI.
Attualmente le leggi generali riguardo ai s. sono comprese nel CIC cano. 1352-71; al can. 972 è fatto obbligo a tutti coloro che aspirano al sacerdozio la permanenza in s. durante il corso teologico.
Bou... S. Congregatio de Seminariis. Enchir. clericorum, docum. Ecclesiae sacrorum alumnis instituendis, Roma 1938; ove fra l'altro si hanno gli atti della Curia e dei papi sui s.; A. Theiner, Il s. ecclesiastico, vers. it. ivi 1834; G. Pelliccia, La perparazione e ammissione dei chierici ai santi Ordini nella Roma del sec. XVI, ivi 1946. Si hanno monografie speciali per i singoli s. come: Il S. di Udine, Udine 1902; Il S. di Padova, Padova 1911; V. Piva, Il S. di Venezia, Venezia 1918; cf. anche Honolulu, miscellanea storica dei s. milanesi, Milano 1929-30. Pio Paschini
Legislazione postridentina. - I documenti pontifici posteriori al decreto tridentino ne hanno sempre confermato le disposizioni, opportunamente integrandole secondo le accessiute esigenze dei tempi. Illustrando, inoltre, i vari aspetti della vita del s., tali documenti formano, nel loro insieme, un compiuto corpo dottrinale e disciplinare.
Gregorio XIII (1572-85), insigne fautore dei collegi nazionali in Roma, dà loro regole proprie; Sisto V (15851590) crea una S. Congregazione, detta poi degli Studi, con il compito di vigilare sul buon andamento dei maggiori centri universitari, e precisa i requisiti degli ordinandi, mentre Clemente VIII (1592-1605) li ammonisce circa gli ideali della loro vocazione. Urbano VIII (1623-44) perfeziona le regole per i collegi di Roma; Innocenzo XI ( $1676-89$ ) inculca la pratica degli Esercizi spirituali, e sanziona il regolamento per i s. diretti dai religiosi del ven. Bartolomeo Holzhauser (v.). Innocenzo XIII (1721-24) chiacisce la giurisdizione del vescovo sul s. affidato a religiosi, e traccia, con riferimento alle particolari condizioni della Spagna, norme pratiche per la vita dei pii istituti. Benedetto XIII crea, con la cost. apost. Credine Nobis ( 9 maggio 1725), una speciale Congregazione dei S. per promuovere la fedele e universale applicazione del decreto tridentino. Benedetto XIV (1740-58) istituisce la visita apostolica ai s., ed esenta i pii istituti dalla giurisdizione del parroco. Clemente XIII (1758-69) inculca maggiormente lo studio delle lingue sacre, ebraico, greco e latino, mentre Pio VI (1775-99) esorta all'acquisto di una profonda e vasta dottrina. Pio VII (1800-23), per ridare assetto alle nazioni sconvolte dalla Rivoluzione Francese, stipula una serie di concordati con costante riguardo ai s. Gregorio XVI ( $1831-46$ ) prescrive is. in terra di missione per il clero indigeno. Pio IX ( $1846-78$ ) continua la serie dei concordati, e fonda in Roma il «S. Pio» con la cost. apost. Cum Romani Pontifices (28 giugno 1853), rilevando in essa, come già aveva fatto nella prima enciclica, l'importanza sociale della pia e dotta formazione del clero.
Con Leone XIII si iniziano i solenni documenti moderni : l'encicl. Aeterni Patris (4 ag. 1879) sull'insegnamento della filosofia cristiana, la Providentissimus Deus (18 nov. 1893) sugli studi biblici e l'epist. Plane quidem (20 maggio 1885) per lo studio letterario. Fondamentali le epistole Depuis le jour ai vescovi francesi ( 8 sett. 1899) e Fin dal principio ai vescovi d'Italia (8 dic. 1902) sulla direzione dei s., l'importanza e la qualità degli studi; molto interessanti, poi, le epist. encicl. all'episcopato di vari paesi (Italia, 1882; Irlanda, 1882; Prussia, 1886; Ungheria, 1886 e 1893; Portogallo, 1886; Baviera, 1887;
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Brasile, 1892, 1894 e 1899; Polonia, 1894; Perù, 1894; Scozia, 1898; Isole Filippine, 1902; Isola di Cuba, 1903). Pio X, il Papa dell'interiore restaurazione della Chiesa, lotta per l'ortodossia della fede e dell'insegnamento ecclesiastico e promuove una più intensa spiritualità nella vita dei pii istituti. Restaura il canto sacro (motu proprio Inter pastoralis, 22 nov. 1903) e attua la riforma dei s. d'Italia (cf. lett. encicl. Pieni l'unimo, 28 luglio 1906) dando, per mezzo della S. Congr. dei Vescovi e Regolari, un Programma generale di studi (ro maggio 1907; Acta Sanctae Sedis, 40 [1907], pp. 336-43) e le Norme per l'erdinamento educativo e disciplinare dei s. (18 genn. 1908: ibid., 41 [1908], pp. 212-42), e, in seguito ai risultati delle visite apostoliche, una serie di nuove disposizioni per mezzo della S. Congr. Concistoriale (lett. circ. 16 luglio 1912: AAS, 4 [1912], pp. 491-98). Detta particolari norme pratiche per lo studio della S. Scrittura (lett. apost. Quoniam in re biblica, 27 marzo 1906) e fonda in Roma l'Istituto Biblico. Emana prescrizioni disciplinari per chierici e giovani sacerdoti che si recano a studiare in Roma (epist. La ristorazione, 5 maggio 1904), erige il nuovo S. Romano Maggiore nell'insigne Patriarchii veteris loco e fonda i s. regionali. Benedetto XV istituisce la S. Congregazione dei S. e delle Università degli Studi (motu proprio Seminaria clericorum, 4 nov. 1915), ed emana, per mezzo della S. Congregazione, l'Ordinamento dei s. (26 apr. 1920), nel quale rivive lo spirito di s. Carlo.
Il primo atto solenne di Pio XI è la programmatica lettera Officorum omnium ( $1^{2}$ ag. 1922 : al card. Gaetano Bisleti, prefetto della S. Congr.) sull'importanza dei s. e la dignità degli studi : dichiara l'Opera delle Vocazioni indispensabile, il latino « lingua cattolica» connessa con la causa della religione, il s. minore riservato esclusivamente agli aspiranti al sacerdozio ("Haec esto seminariorum omnium, nulla excepta, sanctissima lex") e il regionale come il s. maggiore proprio di ciascuna delle rispettive diocesi. A questo documento fa riscontro l'analoga lettera Unigenitus ai superiori regolari ( 19 marzo 1924): la ratio studiorum dei s. dev'essere seguita anche nelle case di formazione dei religiosi destinati al sacerdozio. Proclama s. Tommaso studiorum'ducem (29 giugno 1923); dà, con la cost. apost. Deus scientiarum Dominus (v.), nuovo assetto agli studi superiori del clero. Istituisce la giornata pro Oriente christiano; ordina la relazione triennale alla S . Congr. dei S. e lo scrutinio degli ordinandi (Istruz. della S. Congr. dei Sacramenti, 27 dic. 1930), dà disposizioni per la retta conservazione degli archivi. A paterno ricordo del suo giubileo sacerdotale dona alla Chiesa l'enciclica sul sacerdozio (Ad catholici Sacerdotii, 20 dic. 1935), ricca di preziose norme per la formazione del clero.
Infine il regnante pontefice Pio XII, seguendo le orme dei suoi predecessori, ha eretto la Pontificia Opera delle Vocazioni sacerdotali (motu proprio Cum Nobis, 4 nov. 1941 : AAS, 33 [1941], p. 479) e sancito le relative norme statutarie ( 8 sett. 1943 : AAS, 35 [1943], pp. 369-73); ha segnato le vie della verità nella ricerca scientifica, ammonendo gli studiosi di fronte alle deviazioni dottrinali del nostro tempo (encicl. Humani generis, 12 ag. 1950: AAS, 42 [1950], pp. 561-78), e ha formulato i criteri per una sana pedagogia ecclesiastica moderna con l'esortazione apostolica Menti Nostrae (23 sett. 1950; ibid., pp. 657-702), la quale pone il suggello e la corona a tutta la plurisecolare legislazione della Chiesa sui s.
Ordinamento attuale. - 1. Per lo sviluppo dei s. il fatto più importante dopo il Concilio di Trento è la promulgazione del CIC. Nel l. III è ad essi consacrato l'intero titolo XXI (cann. 1352-71). Inoltre molti altri canoni riguardano la vita ecclesiastica e i chierici ordinandi.
a) Rivendicando il diritto "proprio ed esclusivo " della Chiesa nell'educazione dei suoi ministri (can. 1352), il CIC tratta, anzitutto, della costituzione del s. (cann. 13531356), richiamando il dovere dei sacerdoti, specie del parreco, di coltivare nei fanciulli di buona indole il germe della divina vocazione e l'obbligo dei vescovi a dotare la diocesi di un proprio s., possibilmente distinto in minore (per lo studio letterario) e maggiore (per gli studi filosofici e teologici). Se la piccolezza o povertà della diocesi non consentisse un s. proprio, specialmente maggiore,
gli alunni saranno inviati ad altro s., a scelta del vescovo, purché dalla S. Sede non sia stato eretto, per la relativa circoscrizione, un s. interdiocesano oppure regionale. Ogni s. deve avere rendite proprie, in difetto delle quali il vescovo dovrà provvedere ai bisogni relativi in diversi modi : con le collette, il tributo (seminaristico [v.]), l'attribuzione al s. di benefici semplici.
b) Le persone addette al funzionamento del s. (cann. 1337-81) sono: il rettore (rector pro disciplina), l'economo, i professori, il padre spirituale (director spiritus) e almeno due confessori ordinari, ai quali debbono aggiungersi, per la maggiore libertà degli alunni, altri confessori straordinari. E criterio generale la disturzione netta tra il fóro interno e l'esterno. Il rettore, detto da s. Carlo onnium primus, ha la responsabilità di tutto l'andamento del s., ma non deve essere economo, né può essere confessore (cann. 1358 e 891); generalmente è cosdiuvato da uno o più vicerettori (v. rettore).
c) Per ogni s. devono esserci 4 deputati, sacerdoti scelti dal vescovo dopo avere udito il Capitolo, che vigilano due la disciplina, due l'amministrazione. Il loro ufficio dura sei anni, e possono essere rieletti. Ne sono esclusi, oltre il rettore e l'economo, il vicario generale, i familiari del vescovo e i confessori ordinari. Il loro parere ha valore consultivo, che il vescovo però è tenuto a chiedere negli affari di maggiore importanza (can. 1359).
d) Gli alunni debbono essere figli legittimi ed aspirare al sacerdozio (can. 1363), entrando in s. fin dall'inizio degli studi medi (cann. 972 e 1370). Si debbono educare alla pietà, allo studio, all'esercizio delle virtù cristiane; debbono osservare le regole di urbanità e d'igiene, la gravità ecclesiastica (cann. 1367-69). Gli incorreggibili, quelli che non riescono negli studi, tutti coloro che non hanno inclinazione alle cose sacre, debbono essere dimessi (can. 1371). I dimessi da altri s. o da istituti religiosi non si possono accettare senza le debite cautele (can. 1363 § 3) e oggi senza il « nulla osta» della S. Congregazione dei S.
e) Gli studi comprendono il corso umanistico o letterario, che generalmente corrisponde a quello delle scuole statali, con particolare preminenza delle lettere classiche, latine e greche; il biennio filosofico e il quadriennio teologico. Materie principali, nel s. maggiore, sono la filosofia scolastica, la teologia dogmatica e morale, la S. Scrittura, la storia ecclesiastica, il diritto canonico, la liturgia, la patrologia. Numerose, poi, le discipline secondarie: archeologia, ascetica e mistica, eloquenza, pastorale, musica sacra, ecc. I professori debbono essere, preferibilmente, laureati. E fatto loro obbligo d'insegnare la filosofia e la teologia secondo il metodo, la dottrina e i principi di s. Tommaso (cann. 1364-66).
f) Per la sua personalità giuridica tutta propria, il s., pur rimanendo soggetto all'autorità del vescovo, è esente dalla giurisdizione parrocchiale : funge da parroco lo stesso rettore (can. 1368).
Spetta al vescovo assicurare il buon andamento del s., ed è suo dovere rendersene conto personalmente (can. 1357). Egli ne ha quindi l'alta vigilanza, mentre la rappresentanza giuridica, che già la giurisprudenza, secondo i criteri del Concilio di Trento, riconosceva al vescovo, appartiene al rettore, il quale, in caso di assenza o d'impedimento, è supplito dal vescovo.
2. L'attuazione pratica di tali norme varia alquanto nei diversi paesi. In Italia il biennio filosofico è fuso con il corso liceale di tre anni : è invalso ormai l'uso, però, di aggiungere a tale corso un quarto anno, particolarmente consacrato allo studio della filosofia. Nel Nord e in Sicilia si ha per lo più il s. pieno (minore e maggiore riuniti); nelle altre regioni si hanno il diocesano per il ginnasio e il regionale per il corso liceale-filosofico e la teologia.
3. I s. regionali d'Italia debbono la loro istituzione a Pio X, il quale ne redasse, con la cost. apost. Susceptum inde del 25 marzo 1914, la carta costituzionale (AAS, 6 [1914], pp. 213-18), con il fine di venire incontro alle necessità delle numerose piccole diocesi, onde dare ad esse un clero debitamente formato. Dipendono direttamente dalla S. Congregazione dei S. e delle Università degli Studi, che ne nomina il personale e provvede alla loro economia. I vescovi delle rispettive diocesi vi esercitano la loro alta
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direzione mediante una commissione di tre membri, scelti tra loro stessi, di triennio in triennio, nella conferenza episcopale. Uno dei tre commissari, preferibilmente l'Ordinario del luogo ove ha sede il s. regionale, è preposto alla disciplina; un altro agli studi, il terzo alla economia. Ogni s. regionale accoglie gli alunni delle diocesi situate in una regione conciliare e sono i seguenti : Anagni, Pont. S. Regionale Leoniano (S. maggiore per il Lazio inferiore) fondato da Leone XIII nel 1897, affidato ai Gesuiti; Assisti, Pont. S. Regionale Umbro «Pio XI» (S. maggiore per l'Umbria) eretto nel 1912, trasferito nella sede odierna nel 1924, affidato al clero secolare; Benevento, Pont. S. Regionale Beneventano «Pio XI» (S. maggiore per il Beneventano) aperto nel 1932, affidato al clero secolare; Bologna, Pont. S. Regionale Flaminio * Benedetto XV s (S. maggiore per la Romagna), costruito da Benedetto XV, aperto nel 1919, affidato al clero secolare; Chieti, Pont. S. Regionale Aprutino «Pio X» (S. maggiore per gli Abruzzi), inaugurato nel 1932, affidato al clero secolare; Cugleri, Pont. S. Regionale Sardo del *S. Cuore di Gesù * (S. maggiore per la Sardegna), inaugurato nel 1927, affidato ai Gesuiti; Fano, Pont. S. Regionale Marchigiano «Pio XI» (S. maggiore per le Marche), inaugurato nel 1924, affidato al clero secolare; Molretta, Pont. S. Regionale Apulo «Pio XI» (S. maggiore per le Puglie) istituito da Pio X a Lecce e passato nella sede odierna nel 1925, affidato al clero secolare; Navoli, Pont. S. Campano (per gli alunni della Campania e delle altre regioni meridionali, della Facoltà teologica S. Luigi), istituito nel 1911 e ampliato nel 1924-26, affidato ai Gesuiti; Potenza, Pont. S. Regionale Lucano (S. Minore per la Lucania), inaugurato nel 1927, affidato al Clero secolare; Reggio Calabria, Pont. S. Regionale Calabro * Pio XI * (S. maggiore per le Calabrie) inaugurato nel 1933, affidato ai Gesuiti; Salerno, Pont. S. Regionale Salernitano-Lucano «Pio XI» (S. maggiore per il Salernitano e la Lucania) inaugurato nel 1933, affidato al clero secolare; Viterbo, Pont. S. Regionale *S. Maria della Quercia* (S. maggiore per il Lazio Superiore), inaugurato nel 1933, affidato al clero secolare.
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