r la cui suprema direzione fondò due arcivescovati (Stattergom e Kalossa) e 8 vescovati (Vestprem, Pécs, Csanád, Vác, Győr, Eger, Nagyvárad, Gyulafehérvár). La sua nomina a legato pontificio è però una leggenda, creata nel sec. xit, quando, dopo le riforme gregoriane, i poteri esercitati da S. nell'organizzare la Chiesa e nominare i vescovi non si potevano più concepire che in base ad una autorizzazione speciale del Papa. All'epoca di S. lo Stato e la Chiesa non erano ancora separati e ambedue dipendevano unicamente dal re. Da ciò però non derivò la sottomissione degli interessi della Chiesa a quelli politici. Lo Stato terreno di S. non sopprimeva, ma aiutava e difendeva la Chiesa e aveva l'alta missione di educare e preparare i sudditi ad ottenere la felicità eterna.
Nessun altro influì tanto come lui e così favorevolmente sulla storia dell'Ungheria. Il popolo ungherese durante i secoli lo riguardò non solo come il fondatore dello Stato, ma anche come una guida dalla quale trarre sempre insegnamenti ed esempi, forza e aiuto per resistere nei tempi tristi. L'importanza del Regno di S. però oltrepassò la frontiera ungherese. Il bacino danubiano che prima era l'ultima tappa dei popoli nomadi, donde meglio si poteva attaccare l'Occidente, grazie alla sua opera divenne una barriera per la difesa dell'Occidente. S., tanto conscio dell'individualità di ciascun popolo, era consapevole anche dell'unità dell'Europa e del mondo cristiano. Egli edificò chiese non solo in Ungheria, ma anche a Roma e a Bisanzio. Volle che l'Ungheria fosse intermediaria tra l'Occidente e l'Oriente. Favori molto i pellegrini occidentali nel loro viaggio alla Terra Santa, onde merito non solo il riconoscimento degli stessi pellegrini, ma anche quello del grande abate di Cluny, Odilone. Nel 1030 vinse l'esercito dell'imperatore Corrado II che invadeva l'Ungheria. S. mori nel 1038 e fu canonizzato nel ro83 insieme con il figlio Emmerico ed il suo maggior collaboratore Gherardo. Nel Martirologico romano è commemorato il 15 ag., però la festa ricorre il 2 sett.
Biol.: P. Váczy, Die erste Epoche des ungar. Königtums, Pécs 1935; Emóthbonyo Szent Istuán király haláldnak goo éufardulájára (+ Missal), nel 9000 anniversario della morte di s. S. -I, 5 voll., Budapest 1938; G. Bónia, Szent István tóreányének önállósága ( $L$ 'indipendenza della legge di s. S. -), in Szalvadok, 72 (1938), pp. 433-87; G. Schreiber, Stephan I., der hl. König von Ungarn, Paderborn 1938; A. F. Günthös, St-Etienne dans l'historiner, européenne du moyen age (Ostmitteleur. Bibl., 12), Budapest 1938; B. Hóman, Gesch. des Ungar. MittelalL., I, Berlino 1940; id., Könle Stephan I., der Heilige, Breslavia 1941; J. Dede, L'esoluz. dell'idea dello Stato ungherese, Roma 1941; id., Die Entstehung des ungar. Königtums (Ostmitteleur. Bibl., 38), Budapest 1942; J. Balogh, Ratio et Mos, in Arch. Philolog., 67 (1941), pp. 275-336; Martyr. Romanum, pp. 340-41. Lajos Pánkus
STEFANO HARDING, santo. - Non se ne conosce la data di nascita, m. il 28 marzo i 134; sui sedici o diciott'anni, lasciò, disgustato, l'abbazia di Sherborne, alla quale i suoi genitori, agiata famiglia del Dorset, l'avevano affidato in qualità di oblato: visitò la Secezia, passò a Parigi per studiare; pellegrino a Roma.
Era, si diceva, un allegro camerata; ma il ricordo del chiostro non cessava di assillarlo. Perciò, nel ritorno,
passando per Molesmes, vi si fermò fino al giorno in cui, nel ro98, con l'abate Roberto, il priore Aubry e qualche altro monaco, abbandonarono la vita rilassata di Molesmes e andarono a fondare un nuovo monastero nella landa selvaggia di Cîteaux. Quando, l'anno seguente, il legato pontificio Ugo, arcivescovo di Lione, d'accordo con i vescovi e gli abati della provincia, obbligò Roberto a tornare a Molesmes e Aubry divenne abate, S. lo sostituì come priore, in attesa di succedergli come abate.
Durante appunto il reggimento abbaziale di S. (1 ro81134) si ebbe la vera fioritura di Cîteaux. Gli inizi erano stati difficili, perché l'estrema austerità della vita cistercense allontanava i giovani; ma tutto cambiò il giorno che un giovane, Bernardo di Fontaines, con parecchi suoi parenti e amici, domandò di partecipare a quella vita (1112). Da quel tempo Cîteaux sciamò a La Ferté-surGrosne, Pontigny, Morimond e Trois Fontaines; alla morte di S., l'Ordine contava 73 abbazie (1134).
L'influsso di S. si può misurare dal rigare con cui la stretta osservanza della Regola benedettina si era mantenuta a Cîteaux e nelle filiali. Ostile ad ogni ricchezza e ad ogni ingerenza del mondo, S. proibì al duca di Borgogna di tenere la sua corte nell'abbazia, pur con il rischio di privarsi della generosità del suo protettore e di obbligare i suoi monaci a mendicare. A S. risale anche la stretta povertà di arredamento della chiesa conventuale; del resto gli inizi e gli usi primitivi di Cîteaux sono stati da lui descritti nell'Exordium parsum; da lui pure proviene la Carta Caritatis, regolamento delle relazioni reciproche tra gli abati cistercensi. Se poi si aggiunge che S., unendo il lavoro intellettuale a quello manuale, fece ad uso dei monaci una recensione della Volgata, si avrà la misura dell'importanza del suo influsso sui destini dell'Ordine cistercense. Festa anticamente il 17 apr., dal dal 1683 il 16 luglio. Non consta sia stato canonizzato.
Biol.: Acta SS. Aprilis, II, Parigi 1863, pp. 493-98; PL 146, 1277; Ph. Guignard, Les monum. primitifs de la Règle cisterc., Digione 1878; J.-P.-P. Martin, St Etienne H. et les premiers recenseurs de la Vulgate latine, in Rev. des sc. ecclés., 4 (1886), pp. 311-61; 3 (1887), pp. 5-44, 97-115, 213-38 (estrana, Parigi 1887); E. Vacusdard, Vie de st Bernard, I, ivi 1895, pp. 38-39, 94; Dom Orbon, Les origines cisterc., in Rev. Mabillon, 22 (1932) e 23 (1933); J. Louzren, Le problème des conenencements de Cîteaux, in Annales de Bourgogne, 6 (1934), pp. 213-19; J.-B. Mahn, L'Ordre cistercien et son gouvernement, des origines au milieu du XIIIe siècle, Parigi 1945; Martyr. Romanum, p. 142. Guglielmo Mollat
STEFFANI, Agostino. - Musicista, n. a Castelfranco Veneto il 25 luglio 1654, m. a Francoforte sui Meno il 12 febbr. 1748.
A 14 anni era a Monaco musico di camera e di corte. Nel 1674 stampò la sua prima opera : Psalmodia vespertina, a 8 voci, e il $1^{\circ}$ marzo 1673 fu nominato organista di corte. Sacerdote verso il 1680 , il 5 genn. 1681 gli veniva assegnato il beneficio parrocchiale di Lepsing presso Nördlingen (Baviera). Nel 1688 fece rappresentare alla Corte di Hannover con grande successo una dozzina di opere, che vennero tradotte in tedesco ed eseguite anche in altre città della Germania. Lo S. svolse inoltre ad Hannover e a Düsseldorf importante attività diplomatica; il 13 sett. 1706 fu nominato vescovo titolare di Spiga, e nel 1709 vicario apostolico dell'alta e bassa Sassonia per la conservazione del cattolicesimo nel paese, com'anche nell'Hannover e Braunschweig. Fra le ultime opere religiose figurano in Stabat Mater e un mottetto a 5 voci e organo Qui diligit Mariam da lui inviati a Londra, dove l'« Academy of ancient music » lo aveva voluto presidente. Va ricordato l'opuscolo polemico di teoria musicale Quanta certezza abbia dai suoi principi la musica... (Amsterdam 1700).
Biol.: F. M. Rubart, Gesch. der Oper am Hofe zu München Frisings 1863; G. Fischer, Musik in Hannover, 2* ed., Hannover 1902; A. Untersteiner, A. S., in Riv. mus. ital., 19 (1907), pp. 509-34; P. Hillebrandt, Preussen und die Römische Kurie, I, Berlino 1910; R. de Bensis, A. S., in Musica d'oggi, 3 (1921), p. 36 sgg.; T. W. Wessner, A. S's. Opernthuster in Hannover, in Arch. für Musikwissenschaften, 3 (1938), p. 1 sgg. Luisa Carvelli
STEIN, Eotth (suor Teresa Benedetta della Croce). - N. ebrea il 12 ott. 1891 a Breslavia, convertitasi al cattolicesimo, m. - strappata dal Carmelo di Echt in Olanda dalle S. S. naziste -
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(da Teresia Renata de Spiritu Sancto, E. S. sera, it., Bergamo 1887, sec. tra pp. 118-12)
Stein, Eartri - Ritratto
(Friburgo 1920).
in una camera a gas del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia nel 1942, sembra il 10 ag.
Allieva e poi assistente di E. Husserl (v.) a Gottinga e a Friburgo di Brisgovia, la sua attività speculativa si orientó per un accostamento fra il metodo fenomenologico con la gnoseologia e la metafisica tomista. A suo parere, infatti, ci si può fondare su s. Tommaso (De verit., q. 10) per riconoscere al mondo dell'immanenza un carattere più immediato che al mondo esterno..., perché nella conoscenza riflessiva atto e oggetto sono in un certo senso una sola cosa ed essa perciò è più vicina alla conoscenza di Dio che alla conoscenza delle cose esterne (cf. La phénoménologie, Juvisy 1932, p. 85).
Gli studi teoretici principali della S. sono stati pubblicati nel Jahrbuch f. Phänomenologie u. phän. Forschung di Husserl dal 1917 al 1929. In particolare: Husserls Phänomenologie u. die Philosophie des hl. Thomas von Aquino, in Festschrift E. Husserl zum 70. Geburtstag gewidmet, Halle a. S. 1929, pp. 315-38. Tradusse s. Tommaso (Untersuchungen über die Wahrheit, 2 voll., 1931. 1935) e le lettere con il Diario di Newman (1928), Pubblicò anche una raccolta di studi morali: Das Ethos der Frauenberufe (1931). E in corso la pubblicazione delle opere principali. Finora sono usciti a cura di L. Gelder-R. Leeven i due inediti: I. Kreuzeswissenschaft, Studie über Joannes a Cruce (Lovanio-Friburgo 1950); II. Endliches und ewiges Sein, Versuch eines Aufstieges zum Sinn des Seins (ivi 1950).
Birl.: Teresia Renata de Spiritu Sancto, E. S., Lebensbild einer Philosophin und Karmelitin, Norimberga 1948, trad. it. Breccia 1952; C. Fabro, E. S. Dalla filosofia al scipificio, in Ecclesia, 9 (1949), pp. 347-50. Elenco delle opere in W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexikon, II, Berlino 1950, p. 627. Cf. inoltre anno., E. S.: zum Gedächtnis, in Herder Korrespondenz, 6 (1952), pp. 532-35.
Cornelio Fabro
STEIN, Joannes Wilhelmus Jacobus Antonius. - Gesuita, astronomo, n. a Grave (Olanda) il 27 febbr. 1871, m. a Roma il 27 dic. 1951.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1888, studiò matematica, fisica e astronomia all'Università di Leida (1895-1901). Ordinato sacerdote nel 1903 a Maastricht, fu chiamato nel 1906 a Roma alla Specola Vaticana come assistente del p. Hagen. Nel 1910 tornò in patria ed insegnò fino al 1930 nel Collegio S. Ignazio di Amsterdam. Ritornato da un viaggio in Egitto, intrapreso su mandato di Pio XI per esplorare le possibilità di erigere una succursale della Specola Vaticana in Etiopia, fu nominato nel 1930 successore del p. Hagen nella direzione della Specola Vaticana, nel quale ufficio rimase fino alla morte.
La sua attività scientifica, a causa delle circostanze particolari, fu prevalentemente teorica e storica. Indefesso lavoratore, dotato di non comune intelligenza e di sano giudizio, si acquistò una vasta erudizione nel campo astronomico e nelle scienze affini di matematica e di fisica che metteva con grande disinteresse anche a disposizione di chi lo richiedeva.
Nel 1901 conseguì la laurea in scienze fisiche ed astronomiche sulla determinazione della variazione della latitudine a Leida (Beobachtungen zur Bestimmung der Breitenvariation in Leiden nach der Horrebow-Methode). Esperto nella teoria delle stelle variabili pubblicò vari studi e compilò, per la grande enciclopedia sulle stelle
variabili del p. Hagen, il volume secondo Die Veränderlichen Sterne, 2. Band. Mathematisch-physikalischer Teil. (Friburgo 1924), nel quale espone le parti matematiche e fisiche nello spiegare la variazione di luce di queste stelle. Dopo la morte del p. Hagen curò la edizione della serie VIII del suo Atlas stellarum variabilum (1934) e ne compilò la serie IX ed ultima (1941). Collaborò pure al Catalogo astrografico cercando le stelle doppie nella zona affidata alla Specola Vaticana. Gli esperimenti del p. Hagen relativi alla rotazione della terra lo indussero a salvare dall'oblio gli esperimenti classici del Kamerlingh-Onnes, curandone una nuova edizione in lingua francese con opportune aggiunte (1910). In occasione della riapparizione della cometa di Halley pubblicò uno studio storico (Caliste III et la comète de Holley, Roma 1909), nel quale confutò esaurientemente la leggenda che Callisto III avesse scomunicato la cometa. Inoltre pubblicò in questa circostanza (1910) Un documento inedito del ro66 sulla cometa di Halley, trovato da mons. G. Bevilacqua nell'Archivio della cattedrale di Viterbo. Benché il compito d'insegnamento nella scuola ostacolasse non poco le sue ricerche scientifiche, questo periodo non fu meno fecondo per la sua operosità di scrittore e di divulgatore. In Studien, rivista di cultura generale dei Gesuiti olandesi, apparvero una cinquantina di articoli scientifici. Svolse un'attività ispiratrice nei circoli degli amatori di astronomia olandesi e fu redattore della loro rivista Hemel en Demphring per la parte astronomica, per la quale, fino alla sua partenza per Roma, aveva fornito 106 articoli sui più diversi argomenti.
La sua opera più importante e più proficua per l'astronomia rimane la sua sapiente riorganizzazione della Specola Vaticana, che trasferi a Castel Gandolfo come posto più favorevole e riusci a dotare di strumenti adatti alle ricerche moderne. Aggiunse inoltre, sotto la direzione del p. Gatterer, un laboratorio astrofisico, aumentando il personale addetto alle ricerche scientifiche.
Fu membro di varie società scientifiche, socio ordinario della Pont. Accademia Nuovi Lincei, e in seguito membro soprannumerario della riorganizzata Pont. Accademia delle Scienze, e socio corrispondente della R. Accademia Olandese delle Scienze.
Bibl.: J. van der Bilt, Het astronomische werk van Dr. 7. S. S. 7., in Hemel en Demphring, 28 (1930), pp. 336-42; J. S., Cinquanta anni di attivita della Specola Vaticana (1821-1941), in Memorie della Soc. astr. ital., 15 (1942), pp. 41-56; J. de Kort, Giovanni S. S. 7. (1871-1951), ibid., 23 (1952), pp. 243-45; A. Pannekock, Levensbericht van 7. W. 7. A. S., in Jaarboek Kon. Nederl. Akad. Wet., 1951-52; G. Stein - G. Junkes, La Specola Vaticana nel passato e nel presente, Città del Vaticano 1952.
Giuseppe Junkes
## STEINAMANGER: v. sAbARIA.
STEINER, Agnese Chiara del Sacbo Costato, Venerabile - Al secolo Teresa, fondatrice delle Clarisse Mitigate, n. il 29 ag. 1813 a Tesido (T'aisten) nella diocesi di Bressanone, m. a Nocera Umbra il 24 ag. 1862.
Dopo aver superato gravi difficoltà, entrò il 1838 nel Terz'ordine di S. Francesco tra le suore bavaresi di Assisi, e mutò il suo nome. Maestra delle novizie nel 1843, insegnò loro le serafiche virtù, cercando di trasformare in esse l'amore a Gesù Crocifisso di cui era innammata fino ai più alti fastigi dell'unione mistica. Nel 1844

(frt. Sciamanos)
STEIN, JoANNES WILHEMUS JACOBUS Antonius - Ritratto.
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è chiamata a fondare a Nocera Umbra un convento di Clarisse Mitigate di cui fu la prima badessa. Ivi mori in concetto di santità.
"Maria Agnese è una santa, davvero una santa" disse di lei Pio IX. Il 18 marzo 1909 fu introdotta a Roma la sua causa di beatificazione.
Bibl.: F. da Reus, Compendia della Vita della serva di Dio suor M. A. C. S. del Costato di Gesù, $3^{a}$ ed., Foligno 1889; J. Baur, La Cirezza di Teiido, Vittorio Veneto 1930; anon., Nel I cent. dello Riformo delle Clarisse della ven. madre M. A. C. S... in Nocera Umbra 1846-1946, Nocera 1946. Giovanni Baur
STEINER, Rudolf. - Filosofo, n. a Kraljevic (Croazia) il 27 febbr. 186r, m. a Dornach (Svizzera) il 30 marzo 1925, fondatore della "antroposofia ". Studioso dai molteplici interessi, filosofici e religiosi, collaborò all'edizione delle opere di Goethe (1890-97).
Attratto dalla teosofia (v.) aderì in un primo tempo (1902) alla società teosofica (fu segretario della sezione tedesca), da cui si distaccò poi (1913) fondando la «Società antroposofica ", a indicare la centralità del problema dell'uomo. La società, a carattere segreto, ebbe molti aderenti, specialmente nei paesi di cultura germanica. Le condanne della Chiesa relative alla teosofia (Denz-U, 2189) hanno colpito anche l'antroposofia.
Lo S. diede alla antroposofia il significato di una nuova visione completa del mondo dell'uomo. L'uomo si inserisce nell'universo e consta di diversi elementi via via capaci di esprimersi nello svolgersi della sua vita che partecipa della evoluzione del mondo. In questa concezione rientra pure un ripensamento del tutto eterodosso del cristianesimo: questo, visto nella tradizione occulta orientale, è inteso come "fatto mistico " e il suo insegnamento ridotto a esperienza che soltanto la scienza riesce a chiarire e a rendere compiuta.
Overe principali : Grundlinien einer Erkenntnistheorie der goetheschen Weltanschauung (Berlino 1886); Die Philosophie der Freiheit (ivi 1894, trad. it. Bari 1919); F. Nietzsche, ein Kämpfer seiner Zeit (Weimar 1895); Goethes Weltanschauung (ivi 1897); Haechel u. seine Gegner (Minden 1900); Welt- u. Lebensanschauungen im 29. Jahrh., 2 voll., Berlino 1900-1901; $2^{\text {a }}$ ed. con il tit. Die Rätsel d. Philos. (ivi 1914); Theosophie (Lipsia 1904; molte edd.; trad. it. Milano 1938); Wie erlangt man Erkenntnisse höherer Welten (Berlino 1909); Die Geheimwissenschaft im Omriss (Lipsia 1910; molte edd.; trad. it. Milano 1942); Vom Menschenrätsel, ecc. (Berlino 1916); Die Philos. des Thomas v. Aquino (postuma 1930), ecc.
Bibl.: L. J. Frommeyer, Die theosophische Bewegung, ihre Gesch., Darstellung u. Beurteilung, Stoccarda 1920; F. Gogarten, R. S.s Geisteswissensch. des Christentums, Berlino 1920; R. Guénon, Le théosophisme, $2^{2}$ ed., Parigi 1928; O. Franckl, Die Antroposophie R. S.s, Basilea 1930; J. de Tonquèdec, La spiritualité de la théosophie, in Etudes. 237 (1938), pp. 748-61; R. Boos, R. S. als Gestalter d. sozialen Freibeitstraumes, Basilea 1945. Inoltre W. Ziegenfuss, Philosophenlex., II, Berlino 1930, pp. $632-33$.
Luigi Pelloux
STELE ( $=$ stela, $\sigma \tau \dot{\eta} \lambda \eta$, $\sigma \tau \dot{\eta} \lambda \varsigma$, i $\delta \circ \varsigma$, dim. $\sigma \tau \eta \lambda i \delta \omega \varsigma$, rad. sta, cf. $\delta \sigma \tau \eta \mu \mathrm{s}=$ erigo). - Il termine era usato dai Greci per ogni cippo, segno di sepoltura, termine di confine ed anche per quelle colonne o lastre di pietra ceposte al pubblico sulle quali si incidevano leggi, avvisi, decreti, trattati, memorie di notabili avvenimenti.
Più particolarmente erano quelle lastre di pietra o di marmo, sottili e svelte, leggermente rastremate dal basso in alto, piantate ritte ed assicurate su una base, che venivano erette sulle tombe con il nome del defunto. Generalmente avevano un coronamento architettonico a forma di fiore e foglie ( $\dot{\alpha} \nu \theta \dot{\xi} \mu \mathrm{s}$ ) a rilievo o dipinto, ovvero un timpano con acroteri. La superficie della s. poteva contenere figurazioni in rilievo riferentisi alla vita del defunto; un soggetto molto in voga era l'addio del morto ai suoi cari. Affini alle s. erano, in specie in Attica, colonnine sepolcrali in marmo con iscrizione, coronate da capitello a foglie di acanto; si usava cingerle con bende e corone. Una s. sepolcrale greca è nel Museo dell'abbazia di

(fol. Anderson)
STELE - Cippo o s. con iscrizione latina arcaica, incisa in modo bustrofedico (ca. 500 a. C.) - Roma, Foro Romano.
Grottaferrata, in cui è rappresentato di profilo un giovane nudo, seduto su di uno scanno, in atto di leggere una pergamena; sotto lo scanno è accovacciata una pantera. Celebre è la s. di Rosetta, trovata dalla spedizione napoleonica in Egitto, sulla quale era incisa l'iscrizione trilingue che permise a Champollion di decifrare i geroglifici (a. 1821). Si dà la denominazione di s. anche al notissimo cippo rettangolare di tufo, scoperto nel Foro Romano nel 1899, che reca inciso su ciascuno dei lati e su un angolo smussato l'iscrizione arcaica con formole di rituale sacro, dei secc. viI-vi a. C.
Bibl.: L. Conze, Die attischen Grabreliefs, 4 coll., Vienna 1893-1932; G. Perrot-Ch. Chipiez, Histoire de l'art. VIII, Parigi 1903, passim; H. Diepolder, Die attischen Grabreliefs des 3. und 4. Jahrh. v. Chr., Lipsia 1931. Ginacchino Mancini
STELLINI, JACOPO. - Filosofo e pedagogo, n. il 27 apr. 1699 a Cividale del Friuli, m. il 17 marzo 1770 a Padova.
Nel 1718 entrò fra i padri Somaschi, insegnò per qualche anno retorica a Venezia, all'Accademia dei Nobili alla Giudecca, e nel 1739 ebbe la cattedra di etica nell'Università di Padova. L'opera che gli diede fama (De ortu et progressu morum atque opinionum ad mares pertinentium specimen) ha per oggetto l'investigazione delle leggi per raggiungere la felicità secondo natura. Come pedagogo S. sostenne come compito dell'educatore vigilare sullo sviluppo del naturale desiderio del vero, del buono, del bello, e quindi dell'ordine che "non è altro che la concordia dell'umana volontà con la divina ".
Bibl.: F. Luzzatto, Contributo agli studi stelliniani, Udine 1898, con bibl.; F. Cicchitti-Suriani, La pedagogia di 7. S., in Ritr. ital. di filos.. 1 (1891), pp. 191-221; anon.. L'Ordine dei Chierici reg. somaschi nel IV centen. della sua fondaz., Roma 1928, pp. 199-201; E. de Goetzen, L'opera di 7. S., in Arch. di stor. della filos. ital., 3 (1934), pp. 231-54.
Silvio Furlani
STENDARDO (signum, vexillum; vessillo, gonfalone). - Nell'uso ecclesiastico, accennato nel Rituale romano (tit. X. cap. 1, n. 5), sono vessilli, nei quali il panno pende da un pennone orizzontalmente attaccato all'asta verticale, cui è sovrapposta una croce.
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Stendardo - S. di fra' Girolamo Savonarola (fine del sec. xv). Firenze, Museo di S. Marco.
Il panno è ornato con immagini sante dipinte o ricamate (s sacris imaginibus insignitum «, Rit. Rom.), talvolta soltanto con ornamenti ecclesiastici modestamente listati e frangisti; sono esclusi quelli di forma militare o triangolare. Circa la stoffa (seta, tela, velluto), il colore e l'ornamento non vi sono prescrizioni tassative : sono benedetti (Rit. Rom., tit. IX, cap. 8, n. 3) e si usano nella Chiesa come ornamenti, specialmente nelle processioni; seguono la Croce processionale ("Preeferatur Crux, et ubi viget consuetudo, vexillum s; Rit. Rom.).
Hanno origine dalla Croce processionale, portata su un'asta verticale alla quale si metteva un panno ornamentale. Non sono in uso nel primo millennio; figurano per la prima volta in una miniatura del Tropario della Badia di Prüm della fine del sec. x (Parigi, Bibl. naz. lat., 9448), come ornamento dell'altare e in un affresco di s. Clemente in Roma del sec. xi in una processione solenne della traslazione delle s. reliquie. Si trovano poi tante volte accennati dai liturgisti, e gli inventari ecclesiastici medievali ne enumerano molti; ogni confraternita aveva il suo s., spesso riccamente ornato con pittura oricamo. Lo s. è il simbolo del trionfo del Signore (Onorio, Gemma animae, I, 72; Durando, Rationale, lib. VI, cap. 102); il Cristo disceso nel limbo o risorto vien rappresentato con lo s. in mano; ugualmente l'Agnello dell'Apocalisse. Lo s. è anche l'emblema della Chiesa trionfante, e delle virtù della speranza e della fortezza.
Bibl.: J. Braun, Handbuch der Paramentik, Friburgo 1912. pp. 271-72. Pietro Siffrin
STENDHAL. - Pseudonimo di Henry Beyle, scrittore francese, n. a Grenoble il 23 genn. 1783, m. a Parigi il 23 marzo 1842.
Di buona famiglia borghese ed imparentato con il grande intendente napoleonico P. A. Daru (1767-1829), S. ne ebbe facilitato l'accesso all'amministrazione militare (1799) e poi all'esercito (1800) nel quale vedeva incarnati i suoi infantili entusiasmi per i principi rivoluzionari, inutilmente contrastati dal severo conservatorismo del padre. Rimase in Italia come sottotenente dei dragoni dal 1800 al 1802; lasciò il servizio per dedicarsi, a Parigi,
a disordinati studi e tentativi letterari, e, a Marsiglia, ad un infelice esperimento commerciale. Rientrato (ott. 1806) nell'amministrazione militare, fu messo a riposo dalla Restaurazione, e trascorse a Milano gli anni da lui definiti i migliori della sua vita, nell'ammirazione dell'arte e delle bellezze d'Italia. Alle Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase (1814) seguirono l'Histoire de la peinture en Italie e Rome. Naples et Florence (1817), quindi, dopo il ritorno nella capitale francese (giugno 1821), il trattato De l'amour (1822), le due parti di Racine et Shakespeare (1823-25), una Vie de Roudni (1824), un primo romanzo, Armance ou quelques scènes d'un salon de Paris en 1827, e nel 1829 le Promenades dans Rome, un nuovo ritratto dell'Italia, dov'era ritornato due volte, fra il 1823 ed il 1828, ostilmente sorvegliato ed infine allontanato dalla polizia austriaca.
Ravvisando nel romanzo l'autentica pittura del vero, S., di sensibilità acutissima sotto un'apparenza di scettica ironia, trovò la strada migliore della propria arte. Un fatto di cronaca nera (il tentato assassinio di M.me Michoud da parte del chierico precettore dei suoi figli, Berthet) gli suggerì la trama di Le rouge et le noir (2 voll., 1831), dove l'intenzione di offrire un quadro della società contemporanea pur attraverso i sentimenti più reconditi ed inconfessabili dei protagonisti trova riscontro in una costruzione stilistica aborrente da ogni artifizio letterario. Ugualmente avvincente è La chartreuse de Parme, scritta e pubblicata dopo un lungo soggiorno in Italia dello S. inviato come console a Trieste (1830), dove gli fu negato l'exequatur dal governo austriaco, e a Civitavecchia (18311836 e 1839-41). Il romanzo, capolavoro dello S., è ambientato in uno staterello italiano sotto da un crudele tiranno, nei primi anni della Restaurazione; la sua vicenda d'amore si conclude con l'entrata del protagonista nel chiostro. L'avevano preceduto due opere d'analisi autobiografica, Souvenirs d'égotisme (1832: sul decennio trascorso in Francia fino al 1830) e Vie d'Henri Brilard (stesa fra il 23 nov. 1835 e il 17 marzo 1836: infanzia e giovinezza), ed altri due tentativi romanzeschi, Une position sociale (1832, rimasta alle prime pagine), e, ugualmente autobiografico ed incompiuto, Lucien Leussen (1834-36); tutti e quattro pubblicati postumi rispettivamente nel 1892, 1890, 1927 e 1894. Accompagnarono e seguirono la stesura della Chartreuse altri racconti, anche essi ispirati da cronache di delitti per la più cinquecenteschi e d'ambiente romano, dallo S. studiosamente raccolte nel suo soggiorno nello Stato pontificio, riuniti nel 1855 sotto il titolo arbitrario di Chroniques italiennes; il maggiore e più significativo è l'Abbesse de Castro (1839).
Ispirato ad un culto dell'energia e del sentimento individuale vagheggiati o minutamente analizzati (che in lui s'incrocia con quello per gli ideali di eguaglianza e di libertà banditi dalla Rivoluzione ed impersonati da Napoleone, sul quale intraprese un lavoro i cui frammenti furono pubblicati nel 1876), S. si stacca nettamente dalle tendenze prevalenti nel Romanticismo contemporaneo, particolarmente dopo il 1830. La risonanza dell'opera sua ne risultò di conseguenza, per decenni, assai limitata; assurse invece (com' egli stesso aveva previsto) all'importanza di un vero movimento delle idee e del gusto nell'ultimo ventennio dell'800, quale modello di un "culto dell'io " perpetuatosi poi in

(da Aurea Parma, e. XXXIV, fasc. II [187], luglio-dic. 1938, tav. durante al fontanissio).
STENDHAL - Ritratto, dipinto attribuito a J. L. Oncis (sec. xix) - Firenze, propr. F. Gentile.
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varie forme nella letteratura del Novecento, e che ha comunque non poco contribuito a fare intendere appieno lo scrittore, la sua profondità introspettiva, la sua novità stilistica. Le medesime caratteristiche, assai più che l'ostilità all'assetto politico e religioso dell'Italia della Restaurazione (da lui pure appassionatamente amata come riserva inesauribile di anarchica energia) fanno dell'opera sua la più significativa prolusione a certi orientamenti del gusto novecentesco, sostanzialmente anticristiani. I romanzi e racconti d'amore dello S. furono posti all'Indice con decreti del 4 marzo 1828 e del 20 giugno 1864.
Bibl.: Oeuvres complètes de S. publées sous la direction d'E. Champion, Parigi 1913 sgg. (a cura di P. Arbelet, nel v. III bibl. di H. Cordier); P. Jourda, Etat présent des études stendhalien., ivi 1930 e S., l'homme et l'oeuvre, ivi 1934; importantissimi i contributi biografici di P. Arbelet (Parigi 1919-26 e Grenoble 1934); ottime guide i saggi di P. Martino (Parigi 1914), P. Hazard (ivi 1927), G. Natoli (Bari 1936). Per i rapporti con l'Italia: P. P. Trompou, Nell'Itatia romantica sulle orme di S., Roma 1924: L. F. Benedetto, Arrigo Bepie milanese ( $=$ bilancio dello stendhalismo italiano $\cdot$), Firenze 1943; id., La Parma di S., ivi 1930.
## STENOGRAFIA: v. tachigrafia.
STENSEN, Niels. - In latino Nicolaus Stenonis, Stenonius, erroneamente anche Steno; anatomo, geologo, vescovo, n., secondo il calendario gregoriano, l'11 genn. e secondo il calendario giuliano il $1^{\circ}$ genn. 1638 a Copenaghen, m. secondo il calendario gregoriano il 5 dic. e secondo il calendario giuliano il 25 nov. 1686 a Schwerin; oriundo di una famiglia di predicatori della Scania, regione allora appartenente alla Danimarca.
Figlio dell'orefice Sten Pedersen, studiò nel 1656-60 all'Università della sua città natale lingue, matematica e anatomia, e fece, nel 1660-64, audaci scoperte anatomiche (ductus Stenonianus, glandole della testa, struttura dei muscoli e del cuore, cognizione delle ovaie). Promosso dottore in medicina per decreto dell'Università di Leida, il 4 dic. 1664, pubblicò alcuni scritti rigorosamente scientifici e privi di ogni enfasi barocca (De glandulis oris, 1661; De glandulis oculorum, 1661; De musculis et glandulis, 1664). Tra il 1664 e il 1665 viaggiò in Francia, dove nella cerchia dei fondatori dell'Académie des Sciences tenne il celebre Discours sur l'anatomie du cerveau, parzialmente anticartesiano. All'inizio del 1666 giunse in Toscana dove Ferdinando II e suo fratello Leopoldo lo nominarono anatomico di S. Maria Nova. Quale membro del Cimento e dell'Accademia della Crusca, nell'ambiente di uomini studiosi e di sentimenti religiosi, come Redi, Magalotti, Malpighi e Viviani, divenne in occasione della sezione di un pescecane "promotore della moderna geognosia" (cf. il suo geniale Prodromus de solido intra solidum naturaliter contento, 1669). Due anni prima, il giorno di Ognissanti, aveva deciso di convertirsi alla fede cattolica e il 7 nov. 1667 fu accolto in seno alla Chiesa cattolica (cf. la sua Epistola de propria conversione, 1676).
Dal 1672 al 1674 "anatomicus regius " di Copenaghen, poi uno degli educatori del principe ereditario Ferdinando III, a Firenze, ricevette nel 1675 l'ordinazione sacerdotale, e la domenica di Pasqua, il 14 apr., celebrò la sua prima Messa davanti all'immagine miracolosa della S.ma Annunziata.
Come sacerdote condusse una vita di rigida povertà e di rinunce. Il suo zelo spirituale lo spinse persino a rivolgersi all'amico dei tempi precedenti, Spinoza (Epistola ad novae philosophiae reformatorem, 1675). Richiesto dal duca Giovanni Federico di Hannover, ricevette, il 19 sett. 1677, insieme con il titolo di Titiopolis in part. inf., nella chiesa del Palazzo di Propaganda, la consacrazione episcopale. Dopo un'attività di appena tre anni ad Hannover (v. anche i suoi scritti irenici, tra l'altro contro Leibsük) dovette, in seguito alla morte del duca cattolico, rinunciare alla sua missione e su richiesta di Ferdinando di Fürstenberg, venne con bolla papale del 7 ott. 1680 nominato vescovo suffraganeo di Münster dove, per le sue tendenze riformatorie secondo lo spirito del Concilio Tridentino (cf. il suo Parochorum hoc age, 1684), si

(per cortesia del p. G. Scherz, redentorista)
Stensen, Niels - Ritratto - Firenze, Uffizi.
creò qualche avversario tra gli stessi canonici del Capitolo. Dopo la morte di Fürstenberg e prima ancora dell'elezione simoniaca del principe elettore Massimiliano Enrico di Colonia, avvenuta il $1^{\circ}$ sett. 1683, cui anche Innocenzo XI negò la conferma, lasciò Münster per operare, in condizioni rese assai difficili per l'ambiente di diaspora, per due anni ad Amburgo, e l'ultimo anno della sua vita alla corte Schwerin dove il duca Cristiano Luigi I, convertito al cattolicesimo, l'aveva chiamato in qualità di semplice missionario. Il suo amico, il principe Cosimo III, fece portare la salma a Firenze dove venne tumulata nei sotterranei sotto la navata principale di S. Lorenzo. S. è da annoverare tra i maggiori naturalisti; egli precorse i suoi tempi in misura tanto notevole che solo nell'ultimo secolo si cominciò a valutarne giustamente i meriti. Come teologo si concentrò tutto nella tendenza verso la propria perfezione e nello zelo pastorale, e già presso i suoi contemporanei ebbe fama di santità. Un'assemblea di rappresentanti delle diocesi di Osnabrück, Münster, Hildesheim e della Danimarca, in una seduta del 29 marzo 1950 chiese all'arcivescovo Berning di provvedere ai preparativi per il processo della canonizzazione apostolica.
Bibl.: edd., Opera philosophica, I-II (di scienze naturali), a cura di V. Maar, 2 voll., Copenaghen 1910; Opera theologica, I-II, a cura di K. Larsen e G. Scherz, ivi 1941-47: Epistalae, I-II, a cura di G. Scherz, ivi 1951. - Studi: M. D. Manni, Vita del mons. Niccolò Stenone, Firenze 1775; A. Fabroni, Vitae Italorum, III, ivi 1779, pp. 2-63; W. Plenkers, Der Däno N. S., Friburgo 1884; A. D. Jörgensen, N. S., Copenaghen 1884; V. Meisen e K. Larsen, Stenoniana, I, ivi 1933; J. Metzler, Der Apost. Vikar N. Steno und die 7esuiten, in Arch. Hist. S. 7., 10 (1941), pp. 93-152, 218-58; A. Mercati, Lettere e scienziati, in Pont. Acad. Scient. Commentationes, 5 (1941), pp. 70-83; G. Scherz, Nivere Bidrog til N. St. Historie, in Hist. Tidskr., 10 (1943, vi), pp. 210-47; A. Garboe-K. Larsen, s. v. in Dansk Biografisk Lehsikon, XXII (1942), pp. 562-75. Gustavo Scherz
STENTRUP, Ferdinand. - Gesuita, teologo e antesignano della libertà di insegnamento, n. a Münster l'8 luglio 1831, m. a Kallsburg il 15 ag. 1898.
Alunno del Collegio Germanico a Roma (1850-58) e ordinato sacerdote nel 1856, entrò nel 1858 nella Com-
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pagnia di Gesù, e dall'insegnamento della filosofia a Presburgo passò a quello della teologia a Innsbruck (1868-93).
I lunghi anni di studio e di scuola fruttarono vari volumi di praelectiones assai importanti, tra cui : De Deo uno (1878), De Verbo Incarnato (2 voll., 1882-89), De Trinitatis mysterio (1891). Fondò con il p. J. Weiler, nel 1877, la Zeitschrift für katholische Theologie, che diresse a lungo e a cui diede varie serie di validi articoli : Begriff der Hypostase, Zur Lehre von der Genugthuung Christi, Der Staat und die Schule.
BibL.: Sommervogel, IX, coll. 862; Hurter, V, coll. 1912-13. Celestino Testore
STEPHANUS, Robertus: v. estienne (STEPHANUS), famiglia.
STERBINI, Pietro. - Uomo politico, n. a Sgurgola il 25 genn. 1793, m. a Napoli il 30 sett. 1863.
Medico e letterato, attivo carbonaro ebbe parte nei moti del 1831, esulò in Francia, si legò al Mazzini, al cui fianco svolse un'azione politica che presenta taluni lati poco chiari : si vedano, ad es., le accuse del p. G. Boero: La rivoluzione romana al giudizio degli imparziali. Firenze 1850, e del Gualtiero: Gli ultimi rivolgimenti italiani, 4 voll., ivi 1850-51, certo non del tutto prive di fondamento. Tornato a Roma nel 1846, dopo l'avvento di Pio IX, fu uno dei più seguiti a tribuni», moderato in apparenza, ma estremista nella stampa clandestina che dirigeva. Tenace avversario di Pellegrino Rossi, fu responsabile moralmente della tragedia del 15 nov. 1848, se non altro per la campagna di odio condotta contro il ministro. Incluso nel gabinetto "democratico" del Muzzarelli con il portafoglio dei Lavori pubblici, Industria e commercio, sfrenato demagogo per conservarsi il favore popolare, si rese inviso tanto ai «costituzionali " quanto ai repubblicani, che lo tacciavano di dittatore. Estromesso dal governo nel marzo 1849, ebbe uffici di vario genere, al solo fine di non scontentare il Circolo popolare di cui lo S. era ascoltatissimo presidente : conservatore dei musei, direttore del comitato di pubblica sorveglianza, commissario straordinario della Repubblica in Frosinone, incaricato di organizzare la resistenza popolare nei Borghi sul finire dell'assedio, fu sempre il rabbioso anticlericale che aveva sollevato la piazza contro il Rossi.
Dopo un altro decennio di esilio in Svizzera e in Francia, nel 1860 si stabili a Napoli quale direttore del giornale Roma, propugnandosi "l'accordo della democrazia con la monarchia e della libertà della religione". Alla fede avita lo S. tornò negli ultimi anni e morì riconciljato con essa.
Bibl.: C. Minnocci, P. S., in Dixion, del Risorg. nazionale, IV, pp. 346-50. Della sua attività parlano ampiamente tutti gli studi sugli eventi dello Stato Pontificio tra il 1846 ed il ' 48 e sulla Repubblica romana del 1849.
Renzo U. Montini
STERCKX, Engelbert. - Cardinale, arcivescovo di Malines, n. il 2 nov. 1792 a Ophem, m. il 4 dic. 1867 a Malines. Ordinato sacerdote nel 1815 , insegnò filosofia e teologia morale a Malines, poi fu parroco, vicario generale, dal 1832 arcivescovo, dal 1838 cardinale.
Degna di rilievo fu la sua opposizione alla politica antireligiosa di Guglielmo I di Olanda, prima della rivoluzione belga del 1830. Fautore di una larga libertà e tolleranza religiosa nel Belgio, ne sostenne l'opportunità, non sempre in armonia con la S. Sede. Procurò al suo paese grandi vantaggi, specie nel campo dell'educazione religiosa cattolica (scuole cattoliche, fondazione dell'Università di Lovanio) e nella riorganizzazione della vita cattolica nella sua diocesi.
Opere: Histoire de la vie et du martyre du bienheureux Louis Florès d'Anvers, Malines 1807; Courte dissertation sur la manière de représenter par la peinture le mystère de l'Immaculée Conception, ivi 1855; La Constitution belge et l'encyclique de Grégoire XVI, ivi 1864.
Bibl.: V. Henry, Le card. S., archevêque de Malines, primat de Belgique, Bruxelles 1868; J. Laenen, s. v. in Biogr. Nationale
Belg., XXIII, coll. 801-807; E. de Moreau, s. v. in LThK, IX, coll. 811-12; A. Simon, Le card. S. et son temps, Wetteren 1950. Jaroslav Slavrada
STERILITA. - Il termine, collaterale a quello d'impotenza, è usato nel linguaggio medico-legale per indicare un particolare difetto di efficacia della funzione della procreazione.
Impotenza e s. pongono i concetti di due differenti difetti e situazioni giuridiche sia nel diritto canonico che nel diritto civile, mentre la capitale importanza di una ben netta delimitazione dei rispettivi oggetti appare dal fatto che la legittimità e la validità o nullità del matrimonio è legata alla dimostrazione dell'una o dell'altra (s Impotentia... matrimonium ipso naturae iure dirimit... Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit»: CIC, can. 1068). Se però nell'idea e nel linguaggio comune appare con facilità la differenza del rispettivo contenuto concettuale, sul terreno giuridico, seguendo le idee delle differenti correnti e scuole, non è altrettanto facile porre ad netto limite tra impotenza e s. I loro confini spesso si confondono e quasi svaniscono, scambiandosi parte dei loro contenuti; cosi, mentre il significato per l'una si allarga, per l'altra si restringe, e la terminologia si confonde, non solo nel raffronto tra diritto civile e diritto canonico, ma in uno stesso diritto. Per la questione, v. impotenza.
A mantenere, perciò, esatta la distinzione dei termini e quindi non confondere la s. con l'impotenza, si dovrà dire che sterile non è chi è incepace di compiere l'atto coniugale secondo l'ordine della natura, ma chi può benal compierlo, quantunque da esso non possa seguire l'effetto della generazione. Perciò il CIC stabilisce che la s. né annulla, né impedisce il matrimonio (can. 1068 § 3); quindi anche le persone di età avanzata possono contrarre matrimonio, purché possano consumare il matrimonio stesso. In altri termini : si ha impotenza, quando manca la capacità di consumare il matrimonio; la s., quando non manca questa potenza, ma viene a mancare l'effetto della potenza, il quale effetto non mancherebbe se la sua causa si trovasse in quelle circostanze, nelle quali soltanto potrebbe esercitare tutto il suo potere e produrre l'effetto (generazione), al quale è destinata. Stante l'impotenza, non può aversi l'atto coniugale; stante la s., l'atto può aversi, ma senza il suo effetto (cf. T. A. Iorio, Theol. mor., III, $3^{a}$ ed., Napoli 1947, n. 1061).
Bibl.: v. alle voci impotenza e matrimonio.
S. periodica fisiologica (metodo della conTINENZA PERIODICA SECONDO OGINO - KNAUS - SMULDERS). - Per cause varie d'indole morbosa, che impediscono lo sviluppo, la maturazione, la regolare progressione dell'ovulo verso l'incontro con l'elemento sessuale maschile, la donna può essere effetta da s. più o meno continua e duratura. A parte tali condizioni, gli studi più moderni hanno mostrato che la donna si presenta periodicamente sterile, pur in condizioni perfettamente fisiologiche, in rapporto alla periodicità di maturazione degli ovuli che si sviluppano nelle ovaie. Una tale s. periodica fisiologica può servire alla questione del controllo delle nascite (v.), secondo il metodo della continenza periodica.
1. La s. periodica fisiologica quale base del metodo della continenza periodica. - Il periodo di tempo tra il primo giorno di una mestruazione e il primo giorno di quella immediatamente successiva, costituisce nella donna il "ciclo sessuale»; a cui prende parte con caratteristici fenomeni, non soltanto l'ovaio e l'utero, ma tutto l'organismo, non escluse le sue più elevate funzioni psichiche. Nei riquardi dell'ovaio, interessa il periodico maturarsi degli ovuli, che avviene a epoche determinate, pressoché costanti per ciascuna donna. Gli ovuli, preformati alla nascita e fermi allo stato embrionale nel numero di alcune diecine di migliaia, raggiungono la loro maturazione, normalmente uno per volta, ciclo per ciclo durante tutto il periodo, che va dalla pubertà alla menopausa (v. età cli-
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MATERICHE); quindi soltanto 400-450 ovuli arrivano a esser capaci di fecondazione, lungo un periodo di circa 30-35 anni, quanto dura la vita sessuale della donna. Per tal ragione, la donna è fisiologicamente sterile prima della pubertà e dopo la menopausa; periodicamente fisiologicamente sterile nei periodi che intercorrono da una maturazione di un ovulo a quella del successivo. Nei riguardi delle modificazioni a carico dell'utero, interessa il periodico distruggersi della mucosa uterina (endometrio) al chiudersi di ogni ciclo sessuale, in cui l'ovulo non fu fecondato; di ciò è segno patente una più o meno abbondante e lunga emorragia (mestruazione) che sta a significare che l'intensa proliferazione e congestione della mucosa uterina, preordinata all'impianto dell'ovulo fecondato, per la mancata fusione dei due elementi sessuali e la rapida morte dell'uovo, non fu utilizzata. L'apparire della mestruazione diviene così facile segno esterno di delimitazione tra il chiudersi di un ciclo sessuale e l'iniziarsi del successivo e dell'inutilizzazione dell'ovulo.
Contrariamente a quanto era ammesso per il passato, in cui si riteneva che la liberazione dell'ovulo maturo dalla superfice dell'ovaio (ovulazione) avvenisse durante la fase cmorragica del ciclo (ipotesi di Pouchet-Pflüger, 1840 , seguito dal ginecologo tedesco A. Capelimann, nella sua Medicina paruralis, Parigi 1893), attualmente è riconosciuto con sicurezza che, in condizioni normali, l'ovulazione avviene circa alla metà del ciclo, se questo ha una durata media di 28 giorni, più genericamente tra il $12^{\circ}$ e il $16^{\circ}$ giorno precedente l'inizio del prossimo ciclo. Il merito di questa scoperta e della sua dimostrazione va al giapponese Kyusaku Ogino e all'austriaco Hermann Knaus, che, procedendo per vie diverse, in epoche successive ( $1924-29$ ), ma all'insaputa uno dell'altro, acquisirono alla scienza la vera cronologia dell'ovulazione. Per la ragione suddetta, di fronte al breve periodo di fecondabilità della donna, che, nel giro dei pochi giorni in cui può svolgersi l'ovulazione, si riduce in sostanza a due ore e poco più, tale essendo la durata della brevissima vita dell'ovulo, esistono per il rimanente decorso del ciclo sessuale, prima e dopo, all'inizio e in fine, due periodi di s. periodica fisiologica di ineguale lunghezza. Il periodo pre-ovulatorio o di s. post-mestruale (dal primo apparire della mestruazione allo scoppio del follicolo di Graaf che racchiude l'ovulo sul punto di maturare) comprende la fase di sviluppo dell'ovulo; il post-ovulatorio o di s. pre-mestruale sarà eventualmente occupato dall'incontro dei due elementi sessuali, dalla fecondazione, dalla migrazione dell'ovocellula fecondata verso l'impianto uterino o, viceversa, in esso si compirà la morte dell'ovulo cui è mancata la fecondazione, la vana attesa dell'endometrio, che era pronto a riceverlo e ormai inutilizzato s'avvia alla distruzione mestruale. Alle due suddette fasi del ciclo corrispondono due differenti orientamenti ed equilibri endocrini (v. endocrine ghiandole), che influiscono su tutto l'equilibrio bio-psicologico della donna con modificazioni sia funzionali che strutturali. Mentre la prima fase è sotto l'impero della secrezione del follicolo (fase follicolinica del ciclo sessuale), la seconda io è della secrezione ormonica del "corpo luteo" (fase luteinica) che si è organizzato nella cavità vuota del follicolo scoppiato. Una regolazione superiore di tale meccanismo è legata all'ipofisi anteriore e ai centri nervosi sessuali del diencefalo.
Il carattere e i limiti della voce impediscono di entrare in un più ampio svolgimento teorico e nella dimostrazione scientifica dei fatti asseriti, che potrà esser ricavata dallo studio delle opere specializzate, citate in bibl. Qui basta dire che sull'esatta conoscenza dello svolgimento del ciclo sessuale femminile e del momento dell'ovulazione, sulla conoscenza della brevissima vita dell'ovulo e della limitata possibilità di attesa e di sopravvivenza degli elementi sessuali maschili dopo la loro emissione (gli spermatozoi dopo circa $30-48$ ore perdono la motilità, la capacità fecondante e muoiono), è possibile appoggiare un sistema di controllo della nascite : il metodo della continenza periodica, impropriamente detto "metodo di Ogino-Knaus", cui invece più giustamente spetta il nome di "metodo di Smulders" dal nome del-
l'olandese J. M. J. Smulders (m. nel 1939) che, con abilità e lunga pazienza dal 1930 fino alla morte, lo elaborò, diffuse, controllò sulla base delle suddette scoperte scientifiche di Ogino e Knaus. Egli raccolse un gran numero di osservazioni ed esperienze pratiche per renderlo sempre più esatto e sicuro e può dirsi che tutte le variazioni introdotte in seguito da altri non ne mutano menomamente le basi e la sostanza dell'applicazione pratica.
Il metodo della continenza periodica, secondo Smulders, pone come suoi caposaldi: 1) l'ovulo è maturo e libero, pronto per essere fecondato, solo tra il finire della fase follicolinica e l'iniziarsi di quella luteinica e conserva la sua vitalità solo per un brevissimo spazio di tempo (circa 2 ore); 2) l'attitudine fecondante degli elementi sessuali maschili non sorpassa le 30-40 ore; 3) il calcolo del periodo di fertilità della donna va fatto sempre a ritroso dalla data probabile della futura mestruazione, che, essendo un evento futuro incerto, può esser fissata presuntivamente determinandola dalla media delle lunghezze di un certo numero di cicli passati. E questa la parte più delicata e aleatoria del metodo della continenza periodica, su cui si rivolgono tutte le abilità dei difensori e divulgatori, su cui mirano la maggior parte delle critiche dei nemici del metodo. Se la lunghezza del ciclo sessuale, pur differente per ogni donna, fosse per ciascuna una costante fissa, riuscirebbe facile e sicuro stabilire la ricorrenza dei pochi giorni fecondi : al contrario, ogni donna, pur tendendo a fissarsi su una determinata lunghezza di ciclo (tra minimi di $20-22$ e massimi di $34-36$ giorni, con una media, secondo la statistica di Arey condotta su 20.000 cicli, di 29 giorni) subisce oscillazione del proprio periodo, che, seguendo le caratteristiche della variabilità fluttuante, si spostano entro margini di $2-5$ giorni di differenza. Più avanti sarà visto come nell'applicazione del metodo sia possibile riparare agli spostamenti che il periodo fecondo subisce per il continuo oscillare della lunghezza del ciclo.
2. Tecnica del metodo. - Attraverso l'osservazione della variabilità dei cicli sessuali per un periodo sufficientemente lungo (possibilmente 10-12 mesi), si stabiliscono i limiti massimi delle oscillazioni di lunghezza di questi (risulti ad esempio di 26 giorni il periodo più breve constatato e di 30 giorni il più lungo); si comprende che ciò già comporta preventivamente la necessità di un margine di quattro giorni ( $30-26=4$ ) da aggiungere al periodo di presunta fecondabilità della donna, periodo costituito come base dai cinque giorni entro cui può oscillare l'ovulazione $\left(12^{\circ}, 13^{\circ}, 14^{\circ}, 15^{\circ}, 16^{\circ}\right.$ prima della successiva mestruazione), più due giorni precedenti di possibile sopravvivenza e attesa degli spermatozoi ( $17^{\circ}, 18^{\circ}$ ), più un giorno ancora ( $19^{\circ}$ ) voluto, secondo alcuni, per ulteriore margine di prudenza verso ovulazioni eccezionalmente precoci o più lunga vitalità degli spermatozoi o secondo altri quale margine di parziale compenso delle differenze orarie inevitabili nello stabilire con l'approssimazione del giorno l'inizio del ciclo. In tutto, quindi, otto giorn