volume-11

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of S., in Dumbarton Oaks Papers, 3 (1946), pp. 81-161, tprv. 114-57, con ampia bibl. Pasquale Testini

STOCCHIERO, GIUSEPPE. - Canonista, n. ad Arzignano (Vicenza) il 24 sett. 1882, m. a Vicenza il 4 dic. 1946.

Compiuti gli studi nel Seminario di Vicenza, fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1905; dopo alcuni anni di cura delle anime come vicario cooperatore, sempre nella diocesi di Vicenza, fu segretario del vescovo F. Ridolfi; nel 1919 conseguì la laurea in diritto canonico all'Apollinare in Roma; indi insegnò pratica pastorale e diritto canonico amministrativo nelle scuole di teologia; fu canonico della cattedrale di Vicenza dal 16 dic. 1933. Aveva conseguito l'abilitazione alla libera docenza in Diritto canonico presso l'Università di Padova.

Si occupò di pratica amministrativa pastorale, e scrisse numerosi articoli, opuscoli, una diecina di volumi giuridici pastorali, un'altra diecina di opere di vario argomento (educativo, letterario, storico); inoltre manualetti di pietà e di ascetica. I suoi maggiori studi sono: Pratica pastorale (1921), Il matrimonio in Italia dopo il Concordato (1929), Il Diritto penale della Chiesa e dello Stato (1932), Il Codice del Clero italiano in regime concordatario (2* ed., 1937), Il Beneficio ecclesiastico (1941-46).

Bibl.: G. Cappelletti, Commemorazione di mans. G. S., Vicen2x 1947. Giuseppe Forchirili

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STOCCO e BERRETTONE. - Lo s. è una specie di spada, riccamente ornata d'oro sull'elsa, con fodero e cintura, che i romani pontefici usavano inviare a sovrani, principi ed illustri generali, che si fossero distinti nella difesa della religione e della Chiesa, sia in segno di gratitudine per le loro vittorie contro eretici ed infedeli, sia come incitamento a proteggerle ancora e sempre. Insieme allo s. veniva consegnato al destinatario anche il cosiddetto b. (pileum), un copricapo di velluto cremisi, guarnito di ermellino e ricamato in oro, su cui spiccava una bianca colomba, formata di perle, simbolo dello Spirito Santo.

L'uso di tale dono è antichissimo, benché non se ne possa stabilire con precisione l'epoca dell'istituzione; pare tuttavia che esso sia stato ispirato ai pontefici da un passo del II Mach. 15, ove si legge che Giuda Maccabeo, poco prima di ingaggiare battaglia con Nicanore, generale di Antioco, re di Siria, vide in visione il sacerdote Onia che pregava Dio per il suo popolo ed il profeta Geremia che gli porgeva una spada dorata, dicendogli: Ricevi questa santa spada che Dio ti manda, con la quale distruggerai i nemici del mio popolo d'Israele (ibid. 15, 16). E certo, comunque, che con esso si volle sostituire la consuetudine ancor più antica di inviare lo stendardo di s. Pietro, ornato dell'immagine dell'Apostolo e delle chiavi pontificie.
S. e b. venivano benedetti con cerimonia solenne nella Basilica Vaticana il giorno di Natale, mentre il Papa celebrava la Messa; alcuni autori vollero attribuire l'istituzione di tale rito a Sisto IV (1471-84), per quanto erroneamente, poiché lo stesso Pontefice, che prescrisse la formola da pronunciarsi nell'atto della consegna del dono, dimostrò assai chiaramente, con le parole volentes approbatas Patrum consuetudines observare, come ai suoi tempi fosse già praticato. Se il personaggio cui era destinato il dono trovavasi a Roma, questo veniva a lui consegnato direttamente dal Pontefice, che pronunciava la seguente formula: Accipe hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem Spiritus Sancti resistere et eicere valeas omnes inimicos tuos et cunctos Sanctae Ecclesiae adversarios, adiuvante Domino Nostro Iesu Christo; altrimenti gli era fatto recapitare per mezzo di inviati speciali e con una lettera di accompagnamento, ove i pontefici solevano spiegare di volta in volta in modo tutt'affatto particolare il significato della spada, che dovevasi prendere a simbolo della giustizia e della prudenza, quali virtù oltremodo necessarie in tutti i reggitori di uomini. Tra i veri personaggi onorati del dono dello s. e del b. si ricordano Luigi XI, re di Francia, che lo ricevette da Pio II nel 1461, l'imperatore Federico III, il quale lo ebbe da Paolo II nel 1468, Giovanni III Sobieski, re di Polonia, al cui valore si dovette la vittoria cristiana sui Turchi e la liberazione di Vienna (1683) ed al quale fu inviato nel 1684 da Innocenzo XI che nella stessa circostanza volle offrire anche la Rosa d'oro (v.) alla regina Casimira.

Bibl.: F. A. Mondelli, Seconda decade di ecclesiast. dissertaz., parte $2^{a}$, diss. VII: Se Innocenzo IV sia stato il primo che abbia e istituita e benedetta la Rosa d'oro, e qual sia dello s. d'oro l'origine, Roma 1702.

Niccolò Del Re
STOCCOLMA. - Capitale del Regno di Svezia, S. (Stockholm in svedese), sulla sponda occidentale del Mar Baltico, dove l'azione lenta del glacialismo ha determinato un groviglio di laghi, isole e penisole, canali e fiumi tale da dare alla località una sua caratteristica fisionomia.

Ca. il 1100 l'imbocco del Lago Mälaren era già fortificato e sulla collina dell'isola si ergevano due fortilizi per sorvegliare i due corsi d'acqua, oggi detti Norrström e Söderström. Ca. la metà del sec. xili Birger Jarl costrui il suo Castello reale, le prime mura di cinta della città e all'esterno le due lunghe strade, delle quali sussiste tuttora la "Västerlänggatan" (la lunga strada occidentale) tra il nord e il sud di S., e al suo tempo ri-
sale la prima costruzione della chiesa di S. Nicola, che è la più antica di S. (Storkyrkan). Fu eretta ca. il 1250 , ricostruita nel 1306 a tre navate con tetto ligneo; nel 1340 vi si aggiunse la cappella dedicata alla B. Vergine; all'inizio del sec. xv al lato orientale furono aggiunte cinque campate e lungo le pareti una serie di cappelle; mentre all'interno le volte furono portate tutte alla stessa altezza; alla fine dello stesso secolo le navate furono portate a cinque, demolendo le cappelle; alla metà del sec. xvi il re Gustavo Vasa demoli il rialzamento del coro; e al principio del sec. xviri si uniformò l'esterno per accordarlo con il Castello reale. La torre è del 1740 ca.; l'interno venne ridotto in stile barocco; ivi è il gruppo in legno di $S$. Giorgio eseguito da Bernt Notàz di Lubecca nel 1489. L'altare in argento ed ebano con decorazioni barocche è opera di E. Erdmüller di Amburgo; il grande candelabro del coro è opera della Germania settentrionale del sec. xv; le pitture della Crosifissione e del Giudizio universale sono di David Klöcker Ehreustrahl, ca. il 1695. I sontuosi stalli reali furono disegnati nel 1684 in stile italiano da Nicodemo Tessin il giovane; come, ca. il 1700 , la cattedra. Il fonte battesimale è del 1314 e proviene da Uppland. La chiesa è adibita ora al culto protestante.

La chiesa di Riddarholmen appartenne ai Francescani e fu fondata con l'annesso convento ca. il 1270. La chiesa primitiva era limitata a sud da un muro diviso in basso da nicchie e al di là era un chiostro, di cui fu fondatore e benefattore il re Magnus Laduläs che fu rozzamente rappresentato in un affresco. Il chiostro fu ingrandito nel sec. xv e riunito alla nave centrale mediante archi. La chiesa, oggi occupata dai protestanti, si presenta a tre navate, con coro allungato; quattro pilastri rotondi separano la nave centrale dalla laterale nord, mentre quattro pilastri rettangolari la separano dalla laterale sud. Presso il coro le tombe dei re Carlo Knutsson e Magnus Laduläs. Della chiesa antica è il portico a vòlta ogivale sul lato nord. Intorno alla chiesa si addossarono tra il sec. xvir e il sec. xix una serie di cappelle scpolcrali; a lato sud quelle delle dinastie di Gustavo ( 1630 ca.) e di Bernadotte (1860); a nord del coro la cappella dei Carolini su disegno dei Tessins e di C. Härleman (1671-1743); più a occidente, la cappella dei Banér.

Ca. il 1400 venne allargata la cinta della città, includendo Riddarholmen e Helgeandshelmen, dove oggi sorge il Palazzo del Parlamento; ca. al 1500 appartengono le due torri cilindriche situate l'una nell'edificio della corte d'appello di Svea e l'altra, detta di Birger Jarl, in quella degli archivi municipali. Ad occidente della chiesa di Riddarholmen si identificano gli avanzi dell'antico chiostro dei Francescani e nella parte sud della città si rinvennero i vesti del chiostro dei Domenicani. Ma la città vecchia fu devastata più volte da incendi che distrussero le case allora in legno, sostituite solo nel sec. xvi da costruzioni in mattoni, ispirate all'architettura della Sassonia settentrionale e della Francia. Ma il periodo di grandi costruzioni fu quello del sec. xvir. Allora fu terminata la chiesa di S. Giacomo, iniziata alla fine del sec. xvi durante il Regno di Giovanni II; sulla sede d'una corporazione fu eretta ca. il 1640 la chiesa detta tedesca; ivi la vasca battesimale in argento proviene da Augsburg. Tra il 1630-40 il grande governatore di S., Klas Fleming, dopo l'incendio del 1625 , tracciò i piani dell'ingrandimento della città nei limiti che rimasero fino all'inizio del sec. xx. L'esempio più notevole dell'architettura dell'epoca a S. è il Palazzo della nobiltà, dalla facciata a pilastri, opera dell'olandese Justus Vingboons; fu finito da Giovanni de la Vallée a cui si deve pure il Palazzo di Axel Ozenetierna presso il Castello e, insieme con Nicodemo Tessin, il cui figlio, pure Nicodemo, introdusse in S. il barocco italiano, con il Palazzo dell'antica banca di Stato, il municipio, la costruzione del nuovo Castello, terminato dal figlio Carlo Gustavo Tessin, C. Härleman e C. J. Adelcrautz; i due ultimi eressero il monumentale Ponte del Nord. Il Palazzo del Gran Governatore fu eretto ca. il 1700 da Nicodemo Tessin il giovane, che seppe fondere motivi del barocco italiano, ambientandoli nel clima svedese; ebbe per collaboratori nell'interno i francesi De

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Maus, J. Fouquet, E. Chauveau. Ca. il 1770 gli architetti C. J. Cronstedt e E. Palmestedt eressero la Borsa in stile rococó. Nuovi piani per lo sviluppo di S. furono fatti da A. Lindhagen nel 1869 con i nuovi quartieri di Straudvägen, Norr Mälarstrand, i grandi parchi di Kronobersgeparken e Tantolunden, il Palazzo del Riksdap, la nuova Opera, più tardi il Teatro drammatico, il Museo nordico (1888-1907), lo Stadio (1912), il Palazzo di giustizia (1915), il nuovo municipio (1923) opera di Ragnar l'Östberg, il quartiere di Lärkstaden con la chiesa Engelbrekt, fino a quartieri moderni di Rödabergsstaden, Atlas e Rörstrand; il Palazzo dei Concerti (1923-26), la Scuola superiore di commercio e la Banca del sud sono opere di Ivar Tengbom; la Biblioteca municipale ispirata a motivi egizi di E. G. Asplund. Le chiese parrocchiali cattoliche attualmente in S. sono quelle di S. Enrico, nella parte settentrionale della città (Götgatan), dove ha sede anche il vicariato apostolico; annessa è una scuola parrocchiale tenuta dalle Po vere Suore scolastiche di Monaco; e quella di S. Eugenia nel Norra Smedjegatan, fondata nel 1835 , nella parte meridionale della città, con annessa una scuola parrocchiale tenuta dalle suore Giuseppine di Chambéry. Vi sono poi i due asili di Oscar Minne e Josefinahemct tenuti dalle Suore di S. Elisabetta; le Suore francesi di S. Giuseppe hanno una scuola superiore femminile. Da 25 anni i Frati predicatori della provincia di Parigi hanno la chiesa dedicata alla Madonna sotto il titolo dell'Annunciazione. I Salesiani tedeschi hanno, dal 1931, una piccola scuola e una cappella. Le Domenicane del Tera'ordine della Casa madre di Friburgo in Svizzera hanno aperto nel 1931 a S. un ospizio. Le Suore di S. Brigida, con casa madre in Roma, aprirono nel 1923 a Djursholm, presso S., una casa. Le Suore di S. Elisabetta aprirono a S. un piccolo ospedale nel 1926.

Bibliotecie principali sono la Biblioteca reale, ricca di manoscritti, come il "Codex aureus holmiensis", un evangeliario della seconda metà del sec. viII, dello "Studium" di Canterbury; il Sacramentario di S. Amando di scuola anglosassone del sec. x; il famoso Codex gigas, ecc. Altre biblioteche notevoli sono quelle del Karolinska Institut per la medicina, del Riksdag per la storia e il diritto; la Nobel nella Svenska Akademie per la letteratura contemporanca. Nel 1572 fu fondato il Karolinska Mediks-Kirurgiska Institut; nel 1798 la Tekniska Högskole, scuola superiore con otto sezioni di propedeutica scientifica, architetura, chimica, elettrotecnica, ingegneria civile, idraulica, meccanica, mineraria, navale; nel 1828 la Skogshögskola per lo studio delle foreste; nel 1878 la Stockholms Högskola di carattere universitario; inoltre la Scuola superiore di commercio. La "Kungliga Akademie för de frin Konsterna" fu fondata nel 1735 da C. G. Tesain per sviluppare l'educazione artistica, poi divenne Accademia reale di belle arti. La "Kungliga Vetenskapsakedemie" per promuovere le scienze naturali e matematiche, fu istituita nel 1739 ed è divisa in undici sezioni. Nel 1736 fu istituita la "Kungliga Visterheta Historie och Antikvitets Akademie" per la storia e l'archeologia. Si compone di 25 accademici e pubblica la Antikvarish Tidskrift. Nel 1786 il re Gustavo III fondò la "Svenska Akademie" e Accademia del diciotto dal numero dei suoi membri per la letteratura. Nel 1895 Alfredo Berardo Nobel fondò la "Nobelstiffelse" con una dotazione di 30 milioni di corone per distribuire annualmente cinque premi a coloro che si sono più segnalati nei campi della fisica, della chimica, della medicina, della letteratura e per promuovere la causa della pace. La fondazione è retta da un consiglio di amministrazione, i premi per la fisica e chimica sono assegnati dall'Accademia delle scienze di S., quello per la letteratura dell'Accademia Svedese; quello per la pace dallo "Storting" norvegese. Il Museo Egizio fondato nel 1928, contiene un certo numero di antichità egiziane appartenenti allo Stato; il materiale proveniente dall'esplorazione austro-svedese nel 1931-32 nel delta ovest del Nilo a Merinde Beni-Salame; oggetti funerari, vasi in pietra dura e alabastri, gioielli, scarabei, la grande statua d'un re del medio impero forse Sesostris II. Il Museo nordico inaugurato nel 1873 fu ordinato da A. Hazelius per mettere in luce la cultura svedese con una
collezione etnografica delle province svedesi e una storia della civilizzazione delle classi superiori negli ultimi quattro secoli. Il Museo Skansen è all'aria aperta nel Djurgården; fu aperto nel 1891 e mostra tutte le caratteristiche del folklore svedese. Il Museo storico dello Stato e il Gabinete reale delle medaglie furono costituiti fin dal 1670 , per dare un'idea esatta della storia della civiltà in Svezia; va dalla preistoria al medioevo. Il Museo nazionale è il Museo d'arte dello Stato. Fu iniziato fin dal re Gustavo Vasa, ma si sviluppò nel 1777 con le collezioni della regina Luisa Ulrica e di re Adolfo Federico. Il Museo comprende la pittura e la scultura con una sezione per l'Estremo Oriente. Il Gabinetto reale di armi e armature nel Museo nordico comprende una collezione di armi in genere e di saggi di fabbricazione svedese e anche una collezione di trofei dello Stato. Il Museo Hallwyl nel Palazzo omonimo (1893-99) comprende ca. 400 quadri, specie di scuola olandese del sec. xvir, oltre 600 porcellane dei vari paesi di Europa e 600 ceramiche cinesi, bronzi cinesi e mobili artistici, illustrati in un catologo descrittivo di oltre 40 voll. L'Università libera di S. contiene una raccolta di quadri di artisti italiani, francesi, olandesi e svedesi di varie epoche; tale raccolta offerta da parecchi donatori ha lo scopo di completare l'insegnamento della storia dell'arte. La Galleria Thiel contiene la maggiore collezione d'arte svedese dalla fine del secolo scorso all'inizio dell'attuale. Per la conferenza pancristiana di S. dal 19 al 30 ag. 1925, v. conferenze pancristiane. v. Vedi ter. XCIII.

Bibli v. Svezia.
Enrico Josi
STÖCKL, Albert. - Filosofo e teologo neoscolastico, n. il 15 marzo 1823 a Möhren (media Franconia), m. a Eichstätt il 15 nov. 1895.

Studio filosofia e teologia nel Liceo vescovile di Eichstätt ( $1843-48$ ). Ordinato sacerdote ( 28 apr. 1848) insegnò allo stesso Liceo di Eichstätt filosofia (dal 1850), quindi (1857) esegesi e lingua ebraica. Chiamato alla cattedra di filosofia dell'Accademia di Münster (1862), per dissensi manifestatisi nella stessa Accademia al tempo del Concilio Vaticano, ritornò (1871) nella diocesi di Eichstätt, parroco a Gimperhausen. Canonico (1877) a Eichstätt, riprese l'insegnamento della filosofia al Liceo. Dal 1878 all'81 fu anche membro della Camera bassa al Reichstag. S. contribuì, con le sue molte e diffuse pubblicazioni di filosofia e di storia della filosofia - d'indole prevalentemente espositiva ma notevoli per chiarezza e penetrazione - alla rinascita del neotomismo in Germania. Trattò pressoché tutte le discipline filosofiche e in particolare scrisse contro il materialismo (Materialismus geprüft in seiner Lehrsätzen u. deren Konsequenzen, Magonza 1877).

Delle altre sue opere principali vanno ricordate: Gesch. der Philos. des Mittelalters (3 voll., Magonza 1864-66); Gesch. der Philos. (Würzburg 1868; $8^{2}$ ed. in 2 voll., 1905, 1912); Grundriss der Religionsphilos. (ivi 1872); Lehrbuch der Pädagogik (ivi 1873); Gesch. der neueren Philos. (2 voll., ivi 1883); Gesch. der christl. Philos. z. Zeit der Kirchenväter (ivi 1891); Grundriss der Gesch. der Philos. (ivi 1894; $4^{2}$ ed. 1924). Fra le opere apologetico-teologiche: Liturgie u. dogmatische Bedeutung d. altestamentl. Opfer (Ratisbona 1848); Das Opfer nach s. Wesen u. nach s. Gesch. (Magonza 1861); Das Christentum u. die grossen Fragen d. Gegenwart, ecc. (3 voll., ivi 1879-80); Lehrbuch d. Apologetik (2 voll., ivi 1895).

BISL. d. S. Eine Lebenshizze verfasst v. einem seiner Schilder. Magonza 1897. Altre indicazioni s. v. in LTML IX, coll. 834. Ugo Viglino

STÖCKLEIN, JOSEPH. - Gesuita, missionario castrense, missionologo, n. a Ottingen (Baviera) il 30 luglio 1676 , m. a Graz il 28 dic. 1733.

Entrato nell'Ordine nel 1700 e ordinato sacerdote, fu applicato alle cosiddette missioni castrensi, cioè come cappellano militare della truppe imperiali, prima nella guerra di successione spagnola, poi nella campagna di Serbia (1714-18) con il principe Eugenio di Savoia, a cui fu molto caro. Nel periodo 1720-23 fu rettore nel Collegio di Vienna; indi, logorato di salute, passò a Graz a mansioni più lievi.

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(bet. Alliauri)
STOFFE - L'imperatrice Tondora e il suo seguito in atto di entrare in S. Vitale, la cui porta è adorna di un ricco tessuto. Da notare il manto purpureo dell'Imperatrice e le vesti ricamate delle prime dame, Musaico del sec. vi - Ravenna, basilica di S. Vitale.

Il suo nome è legato, oltre che alla pubblicazione delle opere oratorie del p. Gerardo Pauli (2 voll., AugustaGraz 1728), il migliore predicatore del tempo nella provincia austro-ungarica, anche alla pubblicazione di una raccolta di relazioni missionarie, che volle intitolare Neuer Welt-Bott, la quale contiene un numero assai rilevante di lettere originali di gesuiti missionari nelle due India dal 1642 al 1726. La raccolta, iniziata nel 1726 e condotta con diligente selezione e vero senso storico-critico, costituisce ancor oggi una fonte assai preziosa e insostituibile per la storia delle missioni e fu accolta con plauso, risvegliando assai vocazioni missionarie e, nel campo protestante, molte conversioni. Delle 40 parti, costituenti il Welt-Bott, lo S. ne aveva pubblicate, alla morte, 24. Il suo terzo successore nell'impresa, il p. Franz Keller, ne narrò la vita nell'appendice della parte 29 (n. 527, Vienna 1755): Leben und Taten, Reisen und Missionen R. P. Josephi S., ... in dem Kaiserlichen Kriegsheer im Reich und Ungarn Missionarii..., ecc.).

Biss.: Sommervogel, VII, coll. 1285-86; A. Huonder, P. 3. S.'s, Neuer Welt-Bott ein Vorläufer der "Kath. Missionen" im 18. Jahrh., in Die hath. Missionen, 33 (1904-1905), pp. 1-4, 30-33, 80-83, 103-107; B. Duhy, Gesch. der 3ensten in den Ländern deutscher Zunge, IV, II, Monaco-Ratisbona 1928, pp. 158 158.

Celestino Testate
STODDARD, Charles Warren. - Scrittore americano, n. il 7 ag. 1843 a Rochester (Nuova York), m. il 23 apr. 1909 a Monterey (California).

Dopo essere stato commesso di libreria, iniziò la pubblicazione di versi apparsi sotto uno pseudonimo nel Golden Era, giornale letterario di S. Francisco. Convertitosi nel 1867 al cattolicesimo, fece dal 1868 al 1873 tre viaggi nelle isole dell'Oceano Pacifico, due nelle Hawai ed uno a Tahiti, i quali gli fornirono gli argomenti per i suoi South-Sea Idyls (1873), descrizione entusiastica della semplicità di vita di quelle popolazioni, che gli valsero il nome di a Loti americano s. Nel 1885 pubblicò A Troubled Heart (vers. it., Ricostruendo una fede perduta, Milano s. d.), autobiografia della propria conversione, e The Lepers of Malohai, in cui esaltò l'abnegazione di p. Damien. Altre opere sullo stesso argomento dei mari del Sud sono Hawaiian Life (1894) e The Island of Tranquil Delights (1904). Professore di letteratura inglese all'Università di Notre Dame dell'Indiana nel 1885-86 ed all'Università cattolica americana di Washington dal 1889 al 1902, trascorse gli ultimi anni della sua vita in California.

Biss.: T. Beatson, Un Loti américain: C. W. S., in Revue des deux mondes, 138 (1896), pp. 615-44; C. G. Stroven, S., in Dict. of American Biogr., XVIII, Nuova York 1936, p. 32, con bibl.

Silvio Furiani
STOECKER, Adolf. - Politico e sociologo tedesco, protestante, n. l' 11 nov. 1835 a Halberstadt,
m. l'8 febbr. 1909 a Gries presso Bolzano. Parroco protestante, nel periodo 1874-89 predicatore della corte di Berlino, in quello 1879-98, membro del Consiglio (Landtag) prussiano, in quello 1881 1895 e 1898 - 1908 membro del Reichstag.

Fermo oppositore del liberalismo e marxismo, organizzò il movimento sociale protestante, volendo preservare le grandi città dalla decadenza della vita religiosa. Potente oratore politico, lottò contro l'influsso degli ebrei nella vita politica. Nel 1895 fondò il Partito cristiano-sociale, nel 1897 la Libera Conferenza ecclesiastica. Dal 1892 fu redattore del giornale religioso dei protestanti tedeschi Die deutsch-evangelische Kirchenzeitung.

Scritti principali: Christlich-Social (2a ed. Berlino 1890); 13 Jahre Hofprediger u. Politiker (6a ed. ivi 1895); Reden u. Aufsatze (ivi 1913); Reden im Reichstag (ivi 1914).

Biss.: K. Hoeber, s. v. in LThK, IX, coll. 832-33; anon., s. v. in Der grosse Brockhaus, XVIII, p. 194.

Juroslav Skorveda
STOFFE. - I più recenti scavi dimostrano come l'arte del tessere risalga alla più remota età della pietra. Le scoperte avvenute in Egitto, come nei paesi nordici, soprattutto nei centri costruiti su palafitte della Svizzera e del lago di Costanza, rivelano che la civiltà umana fin dai primordi conobbe il problema tecnico della tessitura; e già nel paleolitico, accanto a semplici s. intrecciate, si trovano veri e propri tessuti.

Quanta parte del materiale venisse importato nei singoli paesi non è possibile determinare. L'Egitto preferisce dapprima il lino; i paesi nordici dell'età del bronzo sembrano preferire la lana, ma in epoca anteriore sembra che preferissero pur essi il lino. Questi tessuti, già nella prima età della pietra, erano operati, o avevano ricche bordure. S. di tessuto spinato (saia) si sono rinvenute perfino tra le palafitte. Le s. erano primitivamente lavorate a telaio, come si deduce dalle rappresentazioni nella tomba di Mehentutze a Tebe (ca. 2100-2000 a. Cr.) ove si vede una tessitoria con due telai orizzontali. Rappresentazioni di telai verticali si trovano spesso in epoca successiva, benché il telaio orizzontale fosse ancora utilizzato. Quello verticale infatti serviva soprattutto per la produzione di tessuti d'azzaro. Anche il telaio di Penelope, secondo una pittura vascolare del sec. va. C., era un telaio pesante che serviva per la fabbricazione di tessuti broccati o di arazzi. La lavorazione era fatta soprattutto da donna, come racconta Omero. Analoghe notizie fornisce Plinio (Hist. nat., VII, 74). Particolarmente di moda erano gli ornamenti a ricamo, la cui invenzione si attribuisce ai Frigi. Poco si è conservato delle s. originali dei tempi classici. I rinvenimenti in Crimea dànno un'idea del loro aspetto. Esse erano in buona parte eseguite con la migliore tecnica degli arazzi; anche presso i Romani si trovano analoghi tessuti fabbricati su telai orizzontali e verticali. Una notevole fonte per la conoscenza delle s. dei primordi dell'èra cristiana è fornita dalle scoperte di Dura-Eúropos, distrutta verso il 250 d. Cr. Vi si trovano, tra gli altri, già una serie di importanti esempi di tessuti di seta, ancora in parte di tipo classico, in parte con tecnica e decorazione già nota dalle tombe d'Egitto. Un altro famoso luogo di ritrovamenti è Palmira, dove si riscontra in parte una tecnica e un tipo affine. Come materiali si trovano soprattutto lana e lino, raro è il cotone. Preziosissime erano le s. di seta (serica) che in parte come tessuti già manufatti, in parte come filo o seta greggia, venivano dalla Cina. Generalmente esse erano unite con filo di lino, cotone o lana (mborrica); la trama era di seta. S. di tutta seta erano le s. tinte di porpora, il cui colore era ricavato da due qualità di chiocciole: quella di Tiro era considerata la migliore. Molto rare erano le s. intessute d'oro, la cui invenzione fu da Plinio attribuita al re Attalo (Attalica peripetasmata). Questi tessuti preziosi erano chiamati

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STOFFA DEL SEC. XII, tessuta a Bisanzio su motivi del sec. IX Milano, Collezione SNIA.

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aurata vestis. Resti di tali s. tessute in oro si trovano nel Museo nazionale di Budapest.

Dal sec. iv in poi le testimonianze conservate dell'arte tessile diventano numerose: le tombe egiziane hanno conservato indumenti e tovaglie e la Chiesa venerabili reliquie, come, ad es., la santa Veste in Treviri, la Sindone a Torino, il Velo della Madonna a Chartres, le due tuniche del Tesoro del Sancta Sanctorum nel Museo sacro del Vaticano e la dalmatica di s. Ambrogio (v.) a Milano. La maggior parte dei tessuti preziosi ha servito da involucro di reliquie nei grandi tesori delle Cattedrali come Aquisgrana, Conques, Maastricht, Monza, Sion, St-Maurice, Liegi, Durham. Avanzi di tali s. sono conservati nelle grandi collezioni di s. di Parigi, Berlino, Londra, Lione, Bruxelles, Nuova York. Le s. di seta trovate nelle tombe egiziane sembrano in buona parte di importazione, soprattutto dalla Persia. Dati importanti per la classificazione delle s. sono forniti dalle fonti letterarie, prima fra tutte il Liber Pontificalis: esse trattano della loro provenienza, della loro tecnica e del loro impiego. Grandi tessuti e ricami erano adoperati per addobbare chiese e palazzi, pendevano dinanzi alle porte, tra le colonne, circondavano il Ciborio (vela) erano disposte intorno all'altare e nell'abside. Tovaglie di gran valore erano poste sull'altare e sulle tombe dei santi (pallea, mafortes); altre più piccole ricoprivano calice e patena. Non solo le chiese maggiori, ma anche quelle minori ne possedevano notevoli raccolte, come risulta dalla Charta Cornu. tiana dell'anno 471 contenente l'inventario di una piccola chiesa nei pressi di Tivoli (Lib. Pont., I, pp. CXLVI-viI). Tessute d'oro erano le s. di S. Sofia a Costantinopoli, e si sa che Giustiniano donò a questa chiesa tovaglie d'altare con ricami in oro e pietre preziose, mentre Leone III faceva eseguire per il solo S. Pietro in Roma 164 tappeti e 91 Gregorio IV. Il Liber Pontificalis informa inoltre di grandi donazioni anche per le chiese minori di Roma. Inoltre si ricava da Gregorio di Tours e Paolo Diacono che le chiese nordiche non rimanevano indietro nel possedere importanti raccolte di s. più o meno preziose.

Di tali s. di seta sono esempi quella di Treviri, proveniente dalla tomba di s. Paolino, e l'altra con una scena di caccia proveniente dal monastero di Mozac, che si dice donata da Pipino nell'viti sec. e oggi conservata a Lione. Nel primo medioevo si nota un gran lusso nelle vesti; di esso si lamenta già s. Girolamo (PL 22, 410 , 535). Purtroppo non si sono conservate intere vesti di seta di quel periodo, ma solo piccoli frammenti provenienti soprattutto dalle tombe di Antinoe (oggi a Parigi e Lione); ma dalle figurazioni dei dittici consolari o dai musaici (Ravenna, S. Vitale) e dalle miniature (codice di Rossano) è possibile farsi ancora un'idea di quelle vesti di seta riccamente ornate di ori e di ricami. Ausonio riferisce di aver avuto dall'imperatore Graziano una tunica palmata col ritratto di Costanzo (PL 19, 928, 943). Asterio di Amasea (m. ca. il 410) in una predica paragonava gli uomini a pareti dipinte decorate con scene di caccia (PG 40, 165). Questa moda sembra aver dominato in tutto il bacino del Mediterraneo. Veramente la tunica, che dal v sec. in poi soppianta la toga, da quanto si rileva negli affreschi dei cimiteri cristiani antichi o dai ritrovamenti delle tombe copte, è per lo più ornata solo semplicemente con applicazioni rotonde o quadrate sulle spalle o sul davanti sopra le ginocchia (orbiculi) oppure con strisce strette e galloni (clavi) che negli esemplari migliori erano intessute nella s. e nei più comuni solo cuciti sopra. S. di seta particolarmente preziose erano adoperate anche per i cuscinetti sui quali si ponevano i reliquiari, come si legge nel Liber Pontificalis e come si trova nel Tesoro del Sancta Sanctorum, dove quei cuscinetti sono provvisti di preziose bordure (perictysin de chrysocleos).

In quanto alla loro origine si sa, dal Liber Pontificalis, che durante l'alto medioevo le s. venivano in gran parte dall'Oriente: si hanno indicazioni di sete provenienti dalla Siria (de tyreo), da Bisanzio (de blati bizanteo), da Alessandria (pannum alexandrinum) e verso la fine del medioevo da Cipro (de opere Cyprensi), dall'Asia (de panno tartarico) e dalla Siria (diaspro de Antiochia). Anche se molte delle denominazioni di tali s. diven-
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(1st. Biblioteca Vaticana)
Storfie - Brandoum paleocristiano con tracce di sangue, oggetto di grande venerazione nel medioevo; s. di fino bianco domascato molto logora cucita su altra s. di lino damascate - Museo sacro vaticano, Tesoro del Sancta Sanctorum.
nero in seguito generiche, in origine indicavano certamente il luogo di fabbricazione. La conoscenza delle diverse fabbriche è ancora molto incerta ed è perciò difficile in molti casi determinare il paese d'origine del tessuto. Infatti i tessitori passavano con grande facilità da una località all'altra, portando con sè i propri motivi decorativi. Nel basso Impero (secc. iv-vi) i centri maggiori sono l'Egitto con Alessandria e Antinoopolis; Bisanzio e la Siria con Tiro e Berito. Specialmente in Egitto si conserva fino al sec. v l'antica tradizione ellenistica, con motivi geometrici e colori semplici, come nelle figurazioni del tempo classico. Prodotti egiziani occorrono in molti Tesori occidentali, come a Sens. in Aquisgrana e nel tesoro del Sancta Sanctorum, forse lavorati a Antinoopolis, come hanno provato gli scavi fatti in codesta città. L'attribuzione delle s. damascate alla Siria non è ancora del tutto sicura, ma è molto verosimile se si confrontano i motivi di queste s. con gli stessi motivi trovati nei musaici di Antiochia, di Apamea e anche della Palestina. Per il tipo classico un buon esemplare è la grande s. che è nel S. Ambrogio a Milano con cavalieri e leoni (vol. I, col. 987); quella delle Nereidi a Sion o la storia di Giuseppe a Sens. Ai secc. viI-viII risalgono le s. a cinque colori, a fondo rosso, come l'Annunciazione (v.) e la Natività o il Sansone (v.) del Sancta Sanctorum. Sono di seta rossa, purpurea, bruna verde e bianca, sargia con catena di doppio filo. In esse si scorge, specie negli ornamenti, una certa relazione con l'arte sassanide.

Il ricercatissimo mercato di seta greggia che fiorisce in Persia all'epoca sassanide ( $226-632$ ) non è ancora ben noto. E dei pochi pezzi rimasti di tessuto sassanide, come il frammento del dragone di Londra, il fagiano del Museo sacro nel Vaticano, o il cinghiale di Berlino, si ignora la data, ed anche il luogo di origine ne rimane incerto. Tuttavia, anche dopo la conquista araba della Persia, sembra che i tessitori locali non mutino subito lo stile e la tecnica, come dimostra la s. con i galli del Sancta Sanctorum. Un numerose gruppo di s. con due animali affrontati entro cerchi mostra ancora chiaramente

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(In: Biblioteca Vaticana)
StOFFE - Tessuto di lana su lino, in bruno, nero, rosso, giallo, rosa e verde, nel centro vaso con frutta, proveniente da Abmim Panopolis (sec. IV) - Museo Sacro Vaticano.
l'influsso delle s. sassanidi, come si vede nel bel panno del Sancta Sanctorum, che per il colore, il disegno e la tecnica si può credere lavorato in uno dei grandi centri dell'Asia minore. I Tesori di Sens, Huy, Liegi, Sion, Nancy conservano altri esemplari del genere.

Anche Costantinopoli sembra aver imitato, oltre le s. siriache in stile ellenistico, quelle della Persia. Alcune di queste imitazioni sono cosi perfette da far pensare a tessitori persiani trasferiti a Costantinopoli: cosi l's Imperatore + di Mozac a Lione, il re +Jazdağird + a Berlino e i + cavalieri + a S. Ambrogio di Milano. Accanto a queste s. di seta si trovano, soprattutto nei numerosi cimiteri d'Egitto, tessuti più semplici in lana e lino. Quanto alla tecnica, in massima parte tali s. son lavorate nella caratteristica maniera copta; ma fra quelle ellenistiche color di porpora (charmes) se ne trovano alcune tessute a groppi. Fra le s. dei secc. vi-viI si vedono ornamenti in lino operato a diversi colori o anche in colore purpureo.

Con la conquista araba dell'Egitto (640) questa tecnica non cessa immediatamente, ma continua ancora per lungo tempo accanto a quella usata per le s. islamiche. I maggiori ritrovamenti avvennero nei grandi cimiteri di Aḥmim-Panopolis, di Antinoopolis, Crocodilopolis e Saqqârah. I primi scavi sistematici furono condotti da Napoleone (1798-1801) e i relativi ritrovamenti andarono in massima parte ad arricchire il Museo di Torino. Ma anche i maggiori musei, come quelli di Londra, Parigi, Lione, Berlino, Bruxelles, Firenze, Cairo ecc. possiedono raccolte di s. copte di notevole valore. Paramenti di chiesa, come quello che si trova a Berlino, sono molto rari. Generalmente si tratta di semplici tuniche e manti che ricoprivan i morti nelle tombe.

Col progredire della civiltà islamica si osserva un nuovo rigoglio dell'arte tessile : ma esso porta solo lentamente a una trasformazione dei motivi. Predominano ancora soprattutto il gusto di Bisanzio e l'arte formatasi in Egitto, Siria e Persia, i grandi centri tessili. Le fonti orientali dànno notizia di una serie di luoghi di produzione, che d'altra parte anche le iscrizioni tessute in queste s. preziose servono a localizzare. Sono ancora soprattutto i reliquiari che fanno conoscere magnifici esemplari in parte tessuti d'oro. L'Egitto è il centro di produzione più importante, e Ibn Gubajr, che dalla Sicilia andò nel 1183 a visitare la Mecca, già descrive tali s. che decoravano ivi la Ka'bah. Il principale emporio commerciale era Alessandria, le fabbriche erano invece soprattutto a Damietta e Tinnis con una manifattura regia, ve ne erano inoltre a Dabika, Dumaira e Tuna.

Predilette dai comandanti di navi erano le s. a fiori d'oro (dabiki), e con rappresentazioni di caccia e di battaglie. E come particolarmente preziosi venivano acquistati in Egitto i bei tessuti di lino e di batista. Le s. tessute d'oro erano fabbricate soprattutto per i califfi. Gli ornamenti erano disposti in modo da ricordare l'ornamentazione copta. Begli esempi ce ne forniscono le necropoli del tempo fatimidico con i loro ritrovamenti provenienti dall'alto Egitto.

Un importante centro di arte tessile diventa, sotto i re Normanni, la manifattura di Palermo (Regium Ergasterium). I galloni tessuti in oro, quali si trovano ancora in molte mitre ad Anagni, Capua, Menza, a Bamberga (mitra cum aurifrisio) e in paramenti da Messa, come ad Ascoli Piceno, erano destinati soprattutto all'esportazione. Il pezzo più bello proveniente da queste manifatture è certamente il manto con la decorazione di gusto arabo che nel 1133 fu eseguito a Palermo per il re Ruggero II. Interessante è in questa s. la mescolanza di motivi arabi e bizantini. Grande incremento ebbe l'arte tessile siciliana quando, dopo la campagna normanna del 1147, operai greci si trapiantarono vicino a Palermo, benché ancora prevalesse l'elemento arabo. La magnifica s. con pavoni a St-Sernin di Tolosa mostra questa interessante mescolanza di elementi. Se anche i lavori della scuola siciliana non sono cosi numerosi, come il Falke crede ancora, questa esercitò tuttavia un notevolissimo influsso sulla formazione delle scuole italiane, soprattutto sulla scuola di Lucca con i suoi stupendi broccati d'oro e d'argento. Attraverso le s. ornate con iscrizioni, come quella del califfo al-Muqtadir Bilfäh (908-32) di Bagdad, quella che è ad Autun di un ministro di Cordova, o quella del sultano selğūqide Kai Qokūd che è a Lione proveniente da Konia, si scorge nei più vari centri del mondo islamico un fiorire di laboratori tessili il cui stile rimane apparentato tra loro.

Analoghi animali arabici appaisti, come leoni, aquile, pavoni o grifoni, scene di caccia o di battaglia si ritrovano fin nella Persia occidentale e nell'Asia centrale. Il secondo importante centro di produzione tessile nell'alto medioevo è Bisanzio. Anche qui, accanto alle fonti letterarie, si può contare solo sulla conoscenza dei pezzi che si trovano ancora nei tesori delle chiese o che da questi sono pervenuti ai grandi musei di Europa e d'America. I laboratori più importanti erano quelli della Corte imperiale di Costantinopoli e già il vescovo Liutprando di Cremona riferisce come fosse rigorosamente proibita l'esportazione delle s. di porpora. Ma grandi manifatture esistevano anche in altre parti dell'Impero e Rabbi Beniamino di Tudela (1160-73) dice, p. es., che a Tebe erano occupati un gran numero di lavoratori tessili ebrei. D'altra parte le s. venivano anche dalla provincia come tributi alla capitale. Rabbi Beniamino riferisce inoltre che mercanti di s. affluivano a Costantinopoli da tutto il mondo diffondendo a loro volta le s. bizantine in tutto l'Oriente. Accanto a questi mercanti i Veneziani ebbero una parte preponderante nella diffusione delle s. bizantine che furono introdotte anche nei grandi porti italiani come Amalfi. Cosi il Liber pontificalis ricorda come Gregorio IV (844) comprosse una s. con la rappresentazione dell'imperatore (sulum habens historiam imperatoris). Queste s. pervennero in gran quantità in Occidente soprattutto con la conquista di Costantinopoli da parte dei Latini (1204). Un buon esempio di tali tessuti figurati è offerto dalla grande s. di seta di Bamberga proveniente dalla tomba del vescovo Guntero (m. nel 1064), con l'Imperatore che cavalca tra l'antica e la nuova Roma. Il frammento di una rappresentazione di imperatore si trovava anche in un reliquiario di Verdun (oggi a Londra). Altrimenti i pezzi conservati mostrano per lo più rappresentazioni di animali, squilo, grifoni, leoni o cavalli, per la maggior parte inclusi in circoli (orbiculi). Le s. sono colorate, e le più preziose, provenienti dalle manifatture imperiali, hanno un fondo color porpora (blattia, imperialis purpora).

Dopo un certo arresto dell'arte tessile durante il vi e viI secc. i laboratori cominciano a rifiorire dall'viII fino al XII sec. La vastità di rapporti commerciali e la diffusione delle mercanzie che si ebbe allora non fu più raggiunta in seguito. Vecchi motivi furono rifusi e nuove idee vennero dall'Oriente e soprattutto dalla Persia, come è chiaramente dimostrato dal manto imperiale proveniente

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(da G. Upmark, Architektur der Renaissance in Schweden, Dresda 1900)
(da G. Upmark, Architektur der Renaissance in Schweden, Dresda 1900)
In alto: PANORAMA DELLA CITTA DALL'ALTO DELLA TORRE CATERINA. In basso a sinistra: CAPPELLA FUNERARIA eretta nel sec. xvir presso la chiesa gotica di S. Francesco nell'isola di Riddarholmen. In basso a destra: INTERNO DELLA CAPPELLA DEL CASTELLO REALE (inizio sec. xviri).

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(M. Biblioteca Vaticana)
(A. Biblioteca Vaticana)
(Ed. GAS, fM, sec.)

A sinistra: STOFFA BIZANTINA in seta rossa, gialla, verde, turchina e bianca, con caccia alle belve (sec. viI-viII) - Museo Sacro Vat., Tesoro del Sancta Sanctorum. In alto a destra: STOFFA PROVENIENTE DALL'ASIA MINORE (Iran?) in seta bianca, verde, arancione, violacea, grigia e crema, con leoni (sec. viII-ix). Notare i galloni (periclysin da chysoclavor o de fundator) - Museo Sacro Vat., Tesoro del Sancta Sanctorum. In botta a destra: BROCCATO D'ORO con motivi decorativi di tipo cinese. Particolare della dalmatica rinvenuta nella tomba di Benedetto XI (m. nel 1304) Perugia, chiesa di S. Domenico.

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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)

A sinistra: STOFFA IN SETA ROSSA CON RICAMI (fine del sec. xili). Particolare del piviolo proveniente dall' Inghilterra, donato dal b. Pio X al Museo Sacro Vaticano. In alto a destra: STOFFA con la raffigurazione dei mesi di Aprile e Maggio, proveniente dalla Chiesa di Baldiahol (1100) Oslo, Kunstindustrimuseet. In basso a destra: STOFFA BIZANYNA (sec. x-xi). Pianeta di s. Albuno, tessuta in seta; le aquile e le rosette sono di colore nero-verdastro, il fondo è rosso-violaceo - Bressanone, Tesoro della Catedrale.

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(fot. Biblioteca Vaticana)
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(fol. Gab. fol. naz.)
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(fol. Biblioteca Vaticana)
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(fol. Allaari)
In alto a sinistra: PIANETA DI PAOLO V (1605-21) in damasco viola broccato d'oro - Museo Sacro Vaticano. In alto a destra: PIANETA DI URBANO VIII (1623-44) in stoffa damascata verde-giallo con ricami in viola - Museo Sacro Vaticano. In basso a sinistra: STOPFA CON IL MELOGRANO. Particolare di un paliotto della $2^{a}$ metà del sec. xvi. Siena, Museo dell'Opera del Duomo. In basso a destra: VELLUTO VENEZIANO. Al centro di ogni fiore l'impresa dei Medici (sec. xv) - Firenze, Museo nazionale, collezione Franchetti.

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da Mozac o dai cavalli alati tra girali in Hannover. Spesso un solo animale è circoscritto in un tondo, come nella magnifica s. con elefanti nello scrigno di Carlomagno ad Aquisgrana. Queste s. si distinguono da quelle persiane per la loro ancor maggiore stilizzazione e per i colori più forti. Privi di medaglioni sono gli stupendi grandi leoni su due s. di seta provenienti dallo scrigno di Anno a Siegburg, di cui esistono frammenti anche a Deutz, Düsseldorf e Berlino. La prima di tali s. è del 921-31, e porta i nomi degli imperatori Romano e Cristoforo; la seconda del 976-1025, con quelli di Basilio II e Costantino VII. Assai presiose erano anche le s. di porpora con aquile, senza incorniciatura circolare, di Bressanone e Salisburgo. Molto ben tessute sono le s. di raso con ornamenti entro campi ovali appuntiti, come il manto di Ottone I a Merseburg o la pianeta del vescovo Willigis (m. nel 1011) a S. Stefano in Magonza. Particolarmente apprezzate erano le s. operate con piccoli cerchi, quadrati o stelle. Esse mostrano un duplice ordito con trama a fili colorati. Purtroppo quasi niente si è conservato dei famosi ricami bizantini dell'alto medioevo. La cosiddetta dalmatica di Carlo Magno a S. Pietro in Roma appartiene già a un'epoca tarda (cf. vol. II, coll. 1680-90), però i vell di Castellarquato con la Comunione degli Apostoli mostrano ancora il rigido stile dei primordi (cf. vol. X, tav. XLV). Molto adoperato era allora il ricamo soprattutto per i paramenti come i sakkos, gli omofori, gli epimonihia, gli epigonati, le mitre e i cingoli. Particolarmente sontuosi furono, in epoca più tarda, gli epilophia, adorni di ricami che ricoprivano il Venerdí Santo il sepolcro di Cristo, come quello di Ochvida col nome di Andronico Paleologo (1282-1348). Ve ne sono frequenti esempi nei monasteri dei Balcani, soprattutto al monte Athos, Putna, Zolkma.

Influenzate dall'Oriente e da Bisanzio sono anche le più antiche s. del medioevo in Italia. E certo che dopo la morte di Manfredi molti lavoratori tessili lasciarono la Sicilia e portarono la loro arte a Lucca, a Venezia. Cosi si nota anche qui una mescolanza di motivi bizantini e saraceni, per quanto Venezia si volga più verso Oriente. Si tratta in massima parte di tessuti a due colori, come giallo su fondo scuro, spesso rosso, con figure di animali affrontati, liberi nella superficie. Cosi il gallone sulla pianeta del b. Bernardo degli Ubertini (m. nel 1133) a S. Trinità in Firenze poté ritenersi un prodotto dei laboratori veneziani, rinomati per i loro "surifrisia", mentre la dalmatica trovata nel sepolcro di Benedetto XI (m. nel 1304) a Perugia ricorda le s. dell'Estremo Oriente. Magnifici ricami si sono conservati ad Anagni i cui parati possono forse identificarsi con le s. che secondo l'inventario papale del 1295 si riconnettono a Cipro, mentre il dossale ivi conservato rivela affinità con la scuola di pittura romana del tempo. Ad una ornamentazione ancora primitiva si ispira una tovaglia d'altare del Sancta Sanctorum nel Museo del Vaticano, in ricamo bianco. Più progredito è il disegno della tovaglia della b. Benvenuta Boiani a S. Pietro a Cividale (m. nel 1292). Tali lavori appaiono identici ai ricami in "opus Theononicum". Venezia ha visibilmente esercitato il suo influsso anche sui laboratori della Germania meridionale, tra i quali il principale è quello di Ratisbona, e già Wolfram von Eschenbach loda i "zendel", laboratori di questa città. Dato l'alto costo della seta greggia i tessitori tedeschi utilizzarono filo di lino per l'ordito, di modo che questi tessuti hanno una certa rigidità. Come materiale per la trama erano molto usati, per le figure, fili d'oro avvolti a sottili budelli dorati. Di questa s. si possono distinguere due gruppi : uno con santi e scene del Nuovo Testamento, come l'addobbo da altare del duomo di Ratisbona con la figura del vescovo Enrico II (1277-96) o quello di Waltburg con la Nascita di Cristo. L'altro è costituito da pezzi più piccoli, molto numerosi, con grifoni, falchi, leoni e aquile che stilisticamente sono in rapporto con le s. italiane. Si incontrano anche motivi antichi come l'apoteosi di Alessandro. Una s. molto bizantineggiante con questo tema è conservata anche a a Würzburg. E interessante notare come l'uso di queste s. di mezza seta di Ratisbona fosse proibito a Cluny
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(1) St. Biblioteca Vaticana)

STOFFE - Tessuto di lana su lino in rosso e bianco. Striscia lunga con vivagni laterali, attaccata su tela bianca; proveniente dalI'Egitto. Le foglie, i rami e le palmette stilizzati rivelano un grado avanzato nell'arte della decorazione. Da attribuire probabilmente al periodo arabo (secc. vili-ix) - Museo Sacro Vaticano.
(^ Statutum est ut nullus scarlatas, aut barracanos, vel preciosos burellos, qui Ratioponi hoc est apud Rainessbors fiunt, sive picta quolibet modo stramina habeat * : Statuta Cluniacensia, di Pietro il Venerabile, 18 : ed. M. Marrier, Bibliotheca Cluniacensis, Parigi 1614, col. 1359 : PL 189, 1031).

Col gotico, nel sec. xiv, Lucca e Venezia assunsero il primato nell'industria serica. Ben presto in tutta l'Europa crebbe il fabbisogno di queste s. preziose e per conseguenza importanti laboratori sorsero anche a Genova, a Milano, Ferrara, Bologna e soprattutto a Firenze. Bruges è uno dei principali centri del commercio di sete italiane, dove acquistavano i paesi scandinavi, l'Inghilterra e la Russia. Ancor oggi si trovano broccati e velluti in molti grandi tesori di cattedrali, come una volta a Danzica, Aquisgrana, Sens, Conques o Andechs, e nei musei di Roma (Museo d'arte industriale e Museo sacro vaticano), Firenze, Londra, Berlino, Cleveland ecc. S. particolarmente belle si vedono anche riprodotte in pitture. Tipici di Lucca sono i diaspri a fondo lucido e disegno opaco, che ricordano le maioliche dette diasperate. Fatta eccezione per le s. palermitane, appare ora chiaramente, anche nell'operato, l'influsso delle sete cinesi, in parte addirittura copiate. La spartizione in ovali appuntiti è ancora riconoscibile solo per sottili traici; nell'interno di diramazioni piegate a spirale o formanti cerchi sono contenute figure di animali, palmette e fiori. Pian piano i viticci si trasformarono in alberi sorgenti dalla terra e da rocce. Le s. di Lucca hanno qualche volta figure di imitazione araba, oltre a castelli feudali, padiglioni, navi, figure umane. Nella seconda metà del sec. xiv le rappresentazioni si animano. Gli animali giocano e combattono fra loro e le scene di caccia ricordano gli avori dell'epoca. A scopo ecclesiastico vengono adoperati anche motivi religiosi. Venezia, all'opposto di Lucca, mostra pochi motivi cinesi, ma per lo più animali di modello europeo, rappresentati tranquilli, come nelle pitture italiane. Nel sec. xv perfino alcuni grandi artisti come Antonio Pisano o Jacopo Bellini prepararono modelli di s.

Ancor più evidente appare l'influsso della Cina nelle s. persiane dei secc. xiv-xv. E loro caratteristica lo spesso filo che spicca a mo' di rilievo sulla trama colorata di filo di seta. Esse conservano il grande motivo centrale nel campo in forma di ovale appuntito nel quale sono rappresentate coppie di animali. Buoni esempi se ne trovano nel Tesoro che era una volta a Danzica. Dal Turkestan provengono probabilmente le meravigliose s. del sepolcro di Cangrande a Verona (m. nel 1329) con

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(fot. Biblioteca Vaticana)
STOFFE - Tunica per bambino proveniente dall'Egitto (secc. 1v-v). Tessuto di lana su limo in rosso, giallo e verde. Da notare i piccoli clavi a linee rosse