elle scuole umanistiche protestanti.
Non creò certo il tipo della scuola umanistica, come si vorrebbe da alcuni, perché altro non fece che adattare i programmi e i metodi di insegnamento che aveva appreso dai suoi primi maestri, i Fratelli della vita comune; ed espresse i suoi concetti pedagogici nel suo programma di apertura : De litterarum ludis recte aperiendis (Strasburgo 1538). Dai 507 anni in poi, gli alunni dovevano frequentare il Gymnasium per altri 10 anni, allo scopo di apprendere, entro i confini del Trivio, prima la "latinitas pura", poi la "latinitas ornata" per raggiungere la meta prefissa di una "sapiens atque elegans pietas". Ma se nulla venne trascurato di quanto può alimentare la pietà, il sapere e l'eloquenza, la concezione del programma si rivelò troppo ristretta e troppo rivolta alla sola esteriorità, come se lo stile, la lingua corretta e il giro del periodo fossero, se non il tutto, almeno la parte principale dell'istruzione. La smania di imitare troppo i classici latini, ridotti poi quasi del tutto a Cicerone, diede origine ad una ciceromania, ripresa acremente da Erasmo e ridicolizzata poi argutamente dal Rabelais. Il culto del latino, inoltre, portò per una parte all'esagerazione di far rappresentare dagli alunni le commedie licenziese di Plauto e di Terenzio, e per l'altra a lasciare pienamente nell'ombra il calcolo elementare, la geografia, le scienze naturali, le lingue estere e, ciò che è più deplorevole, la lingua nazio-
nale. Nonostante, però, queste stridenti imperfezioni, lo S. si acquistò una fama europea, il Gymnasium fu frequentato da parecchie migliaia di alunni e servì di modello a molte scuole istituite nei secc. xvı-xviı. In seguito fu aggiunto un Ginnasio superiore, dove si coltivarono più ampiamente le arti, le scienze e anche la teologia; questo nel 1576 fu innalzato da Massimiliano II al grado di Accademia, solennemente inaugurata nel 1578 dallo S., nominato "rector perpetuus", che ne espresse nel 1579 gli scopi con le sue Epistolae academicae (Strasburgo 1579). Il "rector perpetuus" tuttavia finì la sua carriera nel 1581, quando fu dimesso dalla carica per l'antagonismo che egli stesso sollevò contro di sé con l'intemperanza del suo carattere e del suo stile nel De emendatione Ecclesiae contro i luterani formaliati di Strasburgo, specialmente contro Marbach, Pappus (cf. i suoi 4 libelli, Antipappus, Strasburgo 1579-81), L. Osiander e Giacomo Andrea (cf. la sua Epist. apologetica contra Andreä, Neustadt 1580). Dopo di che si ritirò a vita privata.
BibL.: C. Schmidt, La vie et le travaux de 7. S., Strasburgo 1825; L. Kuckelbahn, 7. S., Strassburgs erster Rector, Lipsia 1872; G. Laas, Die Pädagogik des 7. S., Berlino 1872; W. Sohn, Die Schule 7. S. und die Kirche Strassburgs in ihrem gegenseitigen Verhältnis, 1570-81, Monaco 1912; H. Paasch, St's und Calvins Schulwesen, Münster 1915; W. Friedensburg, Das Consilium de emendanda Ecclesia, in Arch. für Reformationsgeschichte, 1956, pp. 1-69.
Celestino Testore
STURM UND DRANG. - Movimento letterario della gioventù tedesca intorno al 1770-80, cosi denominato da un dramma del Klinger (1776). Prende lo spunto dal preromanticismo inglese (Shaftesbury, Young, Macpherson, Percy), dall'idea nazionale sviluppatasi in Svizzera (Muralt, Bodmer), dalla critica di Rousseau e di Klopstock contro la civiltà.
Sostituisce all'unilaterale culto illuministico della raison la dottrina di tutte le forze unite dell'uomo; allo stato feudale e assoluto l'ideale umanitario-nazionale e la libertà politico-economica; alle norme poetiche del classicismo francese e alla teoria dell'imitazione il libero linguaggio dei sentimenti e il culto del "genio originale", esagerandolo però spesso, anche stilisticamente, fino a un soggettivismo sfrenato.
Hanno valore quasi programmatico i "fogli volanti" Von deutscher Art und Kunst (1773; autori: Herder, Goethe, Frisi, Möser). Sulle orme delle Hamann ( 8 Poesia è la lingua materna del genere umano "), Herder scopre i valori estetici nelle canzoni popolari di tutte le nazioni (Volksfieder, 1778-79) e particolarmente nella "poesia naturale" di Omero, Pindaro, della Bibbia, di Shakespeare e Ossian. I principali simboli poetici degli Stürmer sono il "titanico" Prometeo, ribelle agli dèi (Shaftesbury: frammento drammatico e inno di Goethe), e il "superuomo" Faust, stretto negli angusti limiti umani (Weidmann, Maler Müller, Lenz, Klinger; Goethe, Urfaust, ca. 1771-75). Gli Stürmer coltivano anzitutto il dramma (primo tentativo: v. Gerstenberg, Ugolino, 1768); temi preferiti : l'odio tra fratelli (Leisewitz, Julius von Turent, 1776; Klinger, Die Zwillinge, 1776; Schiller, Die Räuber, 1781), l'infanticidio (H. L. Wagner, Die Kindermörderin, 1776; Goethe, Faust I) e, quasi sempre e dappertutto, l'accusa o la satira contro la società arretrata (Lenz, Der Hofmeister, 1774; Die Soldaten, 1776; Schiller, Kabale und Liebe, 1784). La storia nazionale dà i soggetti a numerosi "drammi di condottieri" realizzati secondo la tecnica scenica di Shakespeare (Goethe, Göte von Berlichingen, 1771-73). La lirica degli Stürmer, fiancheggiata dal gruppo letterario dello Alain (s boschetto " ; simbolo della poesia germanica, ricavata da un'ode del Klopstock) di Gottinga, culmina nei panteistici inni giovanili di Goethe in "ritmi liberi" e nell' Anthologie del giovane Schiller (1782), mentre Bürger crea la ballata d'arte tedesca (Lenore, 1773). L'idillio non ha più tono arcadico, ma realistico (Voss, Der siebzigste Geburtstag, 1780). Anche il romanzo dell'epoca, da Die Leiden des jungen Werthers di Goethe (1773) fino all'Ardinghello dello Heinse (1787), porta l'impronta dello $S$. und D.
## Page 888
Bibl.; testi: Deutsche Literatur, R. Irrationalismus, voll. 4-10, a cura di H. Kindermann, Lipsia 1935-39, solo parzialmente usciti; edizioni critiche dei singoli autori. Studi: H. A. Korff, Geist der Goethe-Zeit I, Lipsia 1923; id., Die Dichtung der S. u. D., 101 1928; R. Unger, Hamann und die Aufklärung, $2^{2}$ ed., Halle 1925; F. Meinecke, Die Entstehung des Historismus II, Monaco-Berlino 1936; F. Gundolf, Shakespeare und der deutsche Geist, rist. Godesberg 1947; J. Nadler, 7. G. Hamann, Salisburgo 1949; K. Vötter, Der junge Goethe, $2^{2}$ ed., Berna 1950; V. Errante, Il mito di Faust, I, $2^{2}$ ed., Firenze 1911; E. Croceri Croce, Poeti e scrittori tedeschi dell'ultimo Settecento, Bari 1951; F. J. Schneider, Die deutsche Dichtung der Geniezeit, Stoccarda 1952.
Horst Rüdiger
STUTZ, Ulbich. - Giurista, n. a Zurigo il 5 maggio 1868, m. a Berlino il 6 luglio 1938.
Si addottorò nel 1892 in diritto nell'Università di Berlino; nel 1893 fu professore straordinario di diritto tedesco e diritto ecclesiastico all'Università di Basilea, nel 1896 all'Università di Friburgo in Brisgovia, nel 1904 a Bonn e infine nel 1917 a Berlino. Mentre era a Friburgo fondò, nel 1902, la rinomata collezione Kirchenrechtliche Abhandlungen, e a Bonn, nel 1911, la Kanonistiche Abteilung, della Zeitschrift der SavignyStiftung für Rechtsgeschichte, mentre fin dal 1879 era direttore della Germanistiche Abteilung.
Fu socio delle più importanti accademie scientifiche, storiche e giuridiche. Sebbene protestante fervente e membro autorevole del Sinodo generale della Chiesa evangelica prussiana, mutri sincera tolleranza e simpatia per la Chiesa cattolica di cui studiò con obbiettività ed apprezzò la storia e le istituzioni. La sua produzione scientifica dal 1887 al 1938 ammonta a 1045 lavori (cf. elenco completo in Zeitschr. d. Savigny-Stiftung [Kanon. Abt.], 27 [1938], pp. 686-763) tra cui i più importanti sono: Die Eigenkirche als Element des mittelalterlich-germanischen Kirchenrechtes (Berlino 1895); Geschichte des kirchlichen Benefizialwesens von seinen Anfängen bis auf die Zeit Alexanders III. (ivi 1895); Die kirchliche Rechtsgeschichte (Stoccarda 1905); Der neueste Stand des deutschen Bischofwahlrechtes, mit Exkursen in das Recht des 18. und 19. Jahrhunderts (ivi 1909); Der Geist des CIC (Stoccarda 1918); Trennung von Kirche und Staat in ihrer Bedeutung für die Denkmalpflege (Berlino 1919); Die päpstliche Diplomatie unter Leo XIII. nach den Denkwürdigkeiten des Kard. Domenico Ferrara (ivi 1926); Zur Neuordnung der S. Paenitentiaria Apostolica (ivi 1935).
Bibl.: N. Hilling, Necrologio, in Apollinaris, 11 (1938), pp. 490-92; M. Viora, Necrologio, in Riv. di st. del dir. ital., 11 (1938), pp. 570-87; A. Schultze, Necrologio, in Zeitsch. d. Savigny-Stiftung für Rechtsgesch. (Kanon. Abt.), 28 (1939), pp. 12-LviI.
Cosimo Petino
STYGER, Paul. - Archeologo, n. a Schwyz (Svizzera) il 27 sett. 1889 e m. a Lucerna il 14 maggio 1939. Dopo sei anni di studi nel Collegio Maria-Hilf in Schwyz, entrò nel 1906 nel Pont. Collegio Germanico-Ungarico in Roma; ordinato sacerdote nel 1913, passò cappellano nello stesso anno a S. Maria in Campo Santo per dedicarsi all'archeologia cristiana.
Suoi primi studi furono: Neue Untersuchungen über die altchristlichen Petrusdarstellungen, in Röm. Quartalschr., 27 [1913], pp. 17-74; Die neuentdechten mittelalterlichen Freshen von S. Croce in Gerusalemme, ibid., 28 (1914), pp. 17-28; Die Malereien in der Basilika des hl. Sabas auf dem Ks. Aventin, ibid., pp. 49-96; La Schola cantorum della chiesa di S. Saba, in Studi romani, 2 (1914), pp. 224-28; La decorazione a fresco del XII sec. della chiesa di S. Giovanni ante Portam Latinam, ibid., pp. 261-328; Die neuere Erforschung der altchristlichen Basiliken Roma und deren Wiederherstellung, in Röm. Quartalschr., 29 (1915), pp. 3-25; Die Christustatue im römischen Thermenmuseum ibid., pp. 27-28.
Mons. Antonio De Waal lo incaricò, insieme con D. O. Fasiolo, di curare gli scavi da lui iniziati il 16 marzo 1915 sotto il pavimento della basilica di S. Sebastiano; lo S. studiò con grande diligenza tutto il complesso e ne dette i primi annunzi con Scavi a S. Sebastiano (Röm.
Quartal., 29 [1915], pp. 73-110); Gli apostoli Pietro e Paolo ad Catacumbas sulla Via Appia (ibid., pp. 149-205); quindi con un'accurata relazione: Il monumento apostolico della Via Appia (Dissertaz. della Pont. accad. rom. di arch., 27 serie, XIII, I [1918], p. I sgg.). Morto nel 1917 mons. De Waal e sospesi gli scavi in S. Sebastiano, lo S. riparò in Svizzera. Nel 1919 fu chiamato all'Università di Varsavia per la storia ecclesiastica e l'archeologia, dove insegnò fino al 1932. Pubblicò poi: Die erste Ruhestätte der Apostelfürsten Petrus und Paulus an der Via Appia in Rom (Zeitschr. für hath. Theol., 45 [1921], pp. 549-72); Der heutige Stand und die häufige Aufgabe der christlichen Archeologie (Schweiz. Rundschau, 23 [1923], pp. 193-208); Die altchristliche Grabeshunst (Lipsia 1927), in cui sostenne che la primitiva arte cristiana sepolcrale era semplicemente narrativa, tesi che fu subito respinta da L. Lecker, J. F. Kirsch e molti altri. Con una serie di acute analisi e profondo esame dei monumenti pubblicò : L'origine delle cripte di Lucina (Atti della Pont. accad. rom. di arch., Rend., $3^{2}$ serie, 3 [1924-25], pp. 269-87); L'origine del cimitero di S. Callisto sulla Via Appia (ibid., 4 [1925-26], pp. 91-153), in cui sostenne che detto cimitero fu fondato in origine unicamente per la sepoltura del clero romano. L'origine del cimitero di Domitilla sull'Ardeatina (ibid., 5 [1928], pp. 89-144); L'origine del cimitero di Priscilla sulla Via Salaria (Leopoli 1931). Tali studi preparatori servirono per l'opera: Die römischen Katakomben (Berlino 1933), dove è esposta la topografia dei principali cimiteri cristiani di Roma, la cui origine l'autore volle vedere e limitare nei liberti imperiali de Caesaris domo; lo S. modificò giustamente alcune datazioni di G. B. De Rossi, O. Marucchi, e G. Wilpert. Illustrò inoltre le cripte dei martiri romani con: Die römischen Märtyresgrïfte (Berlino 1935). Il suo ultimo studio edito fu Heidnische und Christliche Katakomben (Pisciculi, Studien zur Religion und Kultur des Altertums, Münster in V. 1939, pp. 266-75). Preparava un'opera sulla storia dell'arte cristiana primitiva, interrotta dalla morte.
Bibl.: A. Castell, Prof. P. S. Schwyz, in Pontifciann Coll. German. Hunger., 48 (1939), pp. 23-27. Enrico Josi
SÜANHWA, diOcesi di. - Nella parte meridionale della provincia dello Chagar nella Cina settentrionale.
Fu eretta in vicariato apost. il 10 maggio 1926 con 9 sottoprefetture civili staccate dalla missione di Pechino (v.) e fu affidata al clero secolare cinese; l'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Pechino. In data 8 genn. 1948 fu distaccata da S. la parte della città di Kalgan, a occidente del fiume che l'attraversa, e incorporata nella finitima missione di Siwantze.
Ha un'estensione di 50.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di 1.700 .000 ab., i cattolici erano 36.900 ; i sacerdoti 54 , di cui 2 esteri; i seminaristi maggiori 3 , i minori 50 ; le suore 43 . Le opere di carità e le scuole, alla data surriferita, erano state chiuse a causa degli avvenimenti politici.
Amministrato dapprima dai Gesuiti, almeno dal 1724, il territorio di S. passò ai Lazzaristi nel 1785 e contava, in quella data, ca. 3200 cristiani. Nel 1900 la persecuzione dei Boxers distrusse cinque delle sette residenze e oltre 2000 fedeli furono massacrati.
BibL.: AAS, 18 (1926), pp. 377-78; GM, p. 209; Ann. de l'Egl. cath. en Chine 1946, Scianga; 1948, passim; MC, 1950, pp. 314-15. Adamo Pucci
SUÁREZ, Francisco. - 'Teologo e filosofo gesuita, detto il Dottore Esimio, n. a Granada il 5 genn. 1548, m. a Lisbona il 25 sett. 1617.
I. Vita. - Discendente dalle nobili famiglie dei S. e Vasquez de Utiel, a 14 anni fu mandato a Salamanca per studiare diritto canonico. Mosso dalle prediche del p. Juan Ramírez, entrò nella Compagnia di Gesù il 16 giugno 1564. Incominciò nello stesso anno il corso di filosofia sotto la guida del p. Andrés Martínez e, dopo mesi di grande ma infruttuosa appli-
## Page 889

(du J. B. Scott, The classics of law. Situation of three works of F. S., Oxford Bii, enctuorta)
SuÁrez, Francisco - Ritratto, dipinto di Tomis Muñoz Lucena (sec. xx) - Washington, coll. Carnegie.
cazione, improvvisamente diede prova di ingegno non comune. Finì nel 1570 il corso di teologia nella stessa Università di Salamanca con una discussione pubblica intorno alla superiorità della Grazia di Maria su quella dei santi. Ordinato sacerdote nel 1572 , insegnò prima filosofia a Salamanca e Segovia (1570-74), poi teologia a Valladolid, Segovia e Avila (1574-80).
Chiamato nel 1580 a insegnare teologia al Collegio Romano (dove nel 1583 fece la professione solenne), dovette ritornare in Spagna ( 1585 ) per malferma salute. Continuò l'insegnamento teologico ad Alcalá fino al 1593. Nel 1590 pubblicò il De Incarnatione, e poco dopo chiese di essere esonerato dall'insegnamento per dedicarsi, a Sa lamanca, alla redazione definitiva delle sue opere. In quel tempo ebbero inizio in Spagna le dispute sulla Grazia efficace (v. gañez; moglina); vicino a Molina si trovò, nei punti sostanziali, il S. e pertanto, quando la decisione sulla controversia fu avocata da Clemente VIII, la parte più importante della pratica inviata dai Gesuiti fu opera sua, pubblicata nei Varia opuscula theologica (Salamanca 1599). Nel 1597 le ripetute richieste dell'Università di Coimbra, appoggiate da Filippo II, lo indussero ad accettare la cattedra del primo anno di teologia. Conseguita la laurea ad Evora il 4 giugno, fino a due anni prima della sua morte ( 1615 ) alternò i suoi lavori di scrittore con la cattedra di cui era titolare, benché in questa fosse talvolta sostituito dal p. Cristobal Gil. Durante quegli anni fu richiesto per consultazione dalla Spagna, dal Portogallo e da Roma. Un'opinione del suo trattato De Paenitentia sulla confessione a distanza e sull'assoluzione in assenza, condannata dal S. Uffizio, lo costrinsero a recarsi a Roma ( 1603 -1605) per difendersi, senza riuscire però nell'intento. Durante questa seconda permanenza a Roma, ebbe qualche intervento, segreto ma non inefficace, negli ultimi episodi della controversia de auxiliis, con il suo opuscolo De vera intelligentia auxilii efficacis.
Ritornato a Coimbra, scrisse il De immunitate ecclesiastica, contro la Signoria di Venezia, che si opponeva ai diritti della Chiesa; fu quest'opera che gli valse da Paolo V il breve del 2 ott. 1607, in cui è qualificato "teologo esimio e pio". Pubblicò in quel tempo i due primi volumi del grande trattato De virtute religionis, la cui ultima parte è un magistrale commento delle regole della Compagnia di Gesù. Negli ultimi anni del suo insegnamento, per invito espresso del Papa, intervenne con la Defensio fidei nella polemica suscitata dal re d'Inghilterra Giacomo I. Nel 1615 si ritirò a Lisbona, nel noviziato della Compagnia, ma nel maggio 1617 dovette intervenire nella disputa (denominata "dell'interdetto di Lisbona"), fra il Collettore della Nunziatura e i magistrati civili.
Le testimonianze delle virtù di S. sono molte ed immediate; fra le altre quelle dei suoi superiori e dei numerosi religiosi, alcuni di molta autorità, come Luigi de la Puente e Alonso Rodriguez. Nei documenti che alla fine della vita gli inviarono il papa Paolo V e il card. Borghese, suo segretario, si parla delle sue "eccellenti virtù e meriti»; s. Giovanni Eudes si fece portavoce di questa fama, chiamandolo plissimo teologo. Comprovati sembrano i suoi doni mistici e comunicazioni straordinarie con Dio (testimonianza giurata di Jeronimo de Silva). La sua sentita pietà si riflette in tutta l'opera teologica. Ne è chiara testimonianza il suo volume De mysteriis vitae Christi, dove le 23 prime dispute costituiscono la sua mariologia, e i 4 ampi volumi consacrati alla virtù della religione.
II. OPERE. - S. è, a giudizio del Grabmann (Storia della teologia cattolica, trad. it., Milano 1939, p. 241), il più fecondo dei teologi moderni. I trattati pubblicati da lui o che aveva lasciato quasi del tutto pronti per la stampa, formano nell'edizione dell'Opera omnia (Venezia 1747 sgg.; Parigi 1856) un complesso di 23 voll. in fol. Rimangono ancora non pochi scritti, in preparazione per una futura edizione critica.
La produzione di S., iniziata a 42 anni, è frutto del suo insegnamento. Le prime opere uscirono ad Alcalá : Commentariorum ac disputationum in tertiam partem divi Thomae tomus... De Verbo Incarnato (Alcalá 1590); De mysteriis vitae Christi (ivi 1592); De Sacramentis (Salamanca 1595); De paenitentia (Coimbra 1602), al quale aggiunse come complemento il De censuris (ivi 1603). Riportato e brevemente spiegato il testo di s. Tommaso, tali opere si estendono in ampie discussioni divise in sezioni. Tra questi commentari apparirono nel 1594 la Quaestio theologica; Utrum opera mortificata per peccata per paenitentiam reviviscant, relectio riprodotta nei Varia opuscula e poi in Salamanca nel 1597 i due celebri volumi Disputationum metaphysicarum, scritti come propedeutica alla teologia. Il volume Varia opuscula theologica (Madrid 1599), comprende sei trattatelli: i tre primi, De concursu et efficaci auxilio Dei ad actus liberi arbitrii necessario, De scientia quam Deus habet de futuris contingentibus, Brevis resolutio quaestionis de concursu, fanno parte della documentazione inviata a Roma dai Gesuiti spagnoli nella controversia de auxiliis; seguono due relazioni: De libertate voluntatis divinae in actionibus suis, De meritis mortificatis, già citata, e la Disputatio de iustitia qua Deus reddit praemia meritis et poenas pro peccatis, opera polemica contro Vázquez. Nel 1906 pubblicò a Lisbona il De Deo Uno et Trino (Lisbona 1606) : scritto durante il viaggio a Roma, non in forma di commento a s. Tommaso, ma come opera autonoma; De virtute et statu religionis (2 voll., Coimbra 1608-1609); Tractatus de legibus ac de Deo legislatore (ivi 1612), che gli diede fama di giurista. L'ultima grande opera da lui stesso pubblicata fu la Defensio fidei catholicae et apostolicae adversus anglicanae sectae errores (ivi 1613).
Al momento della morte ( 1617 ) aveva già pronti vari volumi, che vennero presto pubblicati dal gesuita portoghese p. Baltasar Alvarez: Tractatus de Gratia Dei seu de Deo Salvatore, iustificatore et liberi arbitrii odiutore per Gratiam suam (ivi 1619). Il secondo volume, che trattava de auxiliis, non poté essere edito allora, ma fu pubblicato invece a Lione nel 1651, contro la volontà dei superiori
## Page 890
della Compagnia, e ivi nel 1655 comparve l'importante De vera intelligentia auxilii efficacis, scritto a Roma verso la fine della controversia, e De angelis (Lione 1620); De triplici virtute theologica (Coimbra 1621); De opere sex dierum con il De anima (Lione 1621) lasciata dall'autore al cap. 12 del 1. I; il p. Alvarez la completò con gli appunti del trattato primitivo; comparvero a Lione il III e IV vol. del De religione (ivi 1624-26); Tractatus quinque in primum secundae divi Thamoe (ivi 1628), collezione fatta dall'autore degli appunti sugli argomenti di morale generale, De ultimo fine hominis, De voluntario et involuntario, De bonitate et malitia humanorum actuum, De passionibus et habitibus, De vitili et peccatis.
Alle prime edizioni, quasi tutte pubblicate in Spagna e in Portogallo, seguirono ben presto (talora nello stesso anno), altre edizioni, soprattutto a Lione, Magonza e Venezia; di numerose opere si moltiplicarono le edizioni fino alla metà del sec. xvir. Dopo l'Opera omnia (23 voll., Venezia 1740-51; 28 voll., Parigi 1856-61), mons. Malou pubblicò R. P. Francisci Suárez, opuscola sex inedita (Bruxelles 1859): due sulla confessione a distanza, il terzo contenente una lettera a Clemente VIII contro le accuse di Bafiez, il quinto il 1. II del De immunitate ecclesiastica contro i Veneziani; le altre parti del trattato non si sono ancora ritrovate; l'ultimo opuscolo riferisce il parere di S. sulle cosiddette "gesuitine ". Nel 1866 la Summa aurea del Bourassé includeva (vol. VIII, pp. 457-8a) un trattato del S. sull'Immacolata Concezione. Nel 1948, quarto centenario della nascita del S., l'Università di Coimbra stampò due volumi Doctor Eximius Conselhos e pareceres: sono dissertazioni su questioni di morale e di diritto intorno a cui il S. fu consultato.
Scrisse inoltre commentari ad Aristotele: sul Perihermeneias, sugli Analitica, sui Topica, sul De generatione et corruptione ecc., alcuni dei quali forse perduti. L'epistolario ed altri scritti occasionali salgono (nel repertorio bibliografico del Rivière, v. op. cit. in bibl.) a più di 300 schedine, numero in seguito aumentato. L'epistolario è pronto per la pubblicazione. Uno scritto su 15 proposizioni di s. Agostino intorno alla Grazia efficace è stato edito nel 1948 (Estudios eclesiásticos, pp. 495-505) dal p. J. A. de Aldama. Una nuova edizione di S. sta per raccogliere tutte queste reliquie letterarie.
III. Personalità scientifica. - Teologo che meglio rappresenta l'indirizzo dottrinale della Compagnia di Gesù, erede della tradizione di Parigi e Salamanca, partecipò al movimento di ritorno alle fonti. La sua erudizione patristica è imponente, non solo per le citazioni, ma anche per il profondo senso critico. La teologia anteriore è da lui conosciuta più che da ogni altro scrittore del suo tempo, ed è questa una delle sue caratteristiche riconosciute (in S. tota auditur Schola).
Profonda e personale è la rielaborazione degli elementi offerti dalla tradizione filosofica e teologica. La ripresa di tutto il pensiero precedente non è fine a sé, ma mezzo per un lavoro più costruttivo, per la formulazione di un valido giudizio sui singoli problemi. Se sotto questi aspetti l'opera del S. risulta eminentemente analitica, occorre aggiungere che non le manca vigore sintetico. S. non pretese elaborare una personale costruzione sistematica. Fu invece un grande organizzatore dei trattati : la mariologia, così come oggi è concepita, fu una sua geniale creazione; altrettanto deve dirsi dei trattati De Gratia, De legibus e De religione; organizzò inoltre la metafisica in una ampia sintesi intorno all'idea di essere.
Se il S. non fu originale nell'insieme della dottrina, né nel metodo, lo fu invece in punti determinati, soprattutto nei problemi più discussi fra gli scolastici. Il suo insegnamento sembrò presentare novità, forse molto più di quanto attualmente si possa pensare, e lo si accusò per questo.
Il noto eclettismo del S. dipende dal suo atteggiamento di fronte ai tre indirizzi sistematici, di diverso valore, ma ancora vigenti nella scolastica del sec. xvi: il tomismo, lo scotismo e il nominalismo; ad essi, così come storicamente si presentavano, non diede preferenza alcuna. E questo l'unico fondamento che ha la qualifica di eclettico dato al suo insegnamento. Ma il S. sottomue a vigile critica gli argomenti e i sistemi dei diversi autori, che "sine ira et studio" domoli in ciò che, alla luce della Rivoluzione o della ragione, non sembra avere consistenza; cosi gli occorse di coincidere a volte, nelle sue conclusioni, con uno o con l'altro sistema.
Il S. utilizzò ampiamente le opere di s. Tommaso ( 898 citazioni nella sola Metafisica); la sua adesione alla dottrina del maestro non fu servile, ma sincera : lo segui sempre quando non gli si offriva un motivo contrario, a suo giudizio, preponderante. Dello Sooo e più conclusioni contenute nelle opere del S. solo una ventina discordano dal pensiero dell'Angelico. Il suo tomismo sostanziale è riconosciuto dal card. Gonzales e dal Grabmann.
IV. Dottrina. - I contributi del S. sono numerosi. A lui si deve la raggiunta sistematicità e precisione, nella qualifica, delle dottrine teologiche. Da rilevare lo sviluppo suareziano della soprannaturalità di tutto l'ordine della Grazia, delle disposizioni positive alla Grazia e della dottrina del merito (basata sulla giustizia commutativa e distributiva di Dio: Opasc., VI: De merito, cap. 33); la delimitazione degli effetti del peccato originale al "gratuito" o giustizia originale, energicamente accentuata, cosi come l'universalità della volontà salvifica di Dio e la difesa del vero carattere della libertà come indifferenza attiva. Le opinioni proprie del S. in diversi trattati teologici (cf. P. Dumont, S., in DThC, XIV, coll. 2652-89) sono: il carattere delle relazioni divine (De Trinitate, 1. III), l'elemento costitutivo dell'unione ipostatica (De Incarnatione, disp. 8), il motivo dell'Incarnazione (ibid., disp. 5), l'essenza della beatitudine e della visione intuitiva di Dio (De Deo, 1. II), la natura della Provvidenza, la soprannaturalità dell'oggetto formale degli "atti salutari", la disposizione alla giustificazione (De Gratia habituali, II. VIIVIII), la spiegazione dell'assiome "facienti quod in se est Deus non denegat Gratiam ", l'opposizione fra Grazia e peccato (ibid.), la potenza abbadienziale attivo (De Incarnatione, disp. 31, sect. 3-6), la causalità dei Sacramenti (v.), l'essenza della transustanziazione (v. eucaristia) con il modo della presenza eucaristica (cf. R. Masi, La teoria nueresiana della presenza eucaristica, Roma 1942), la natura intima del sacrificio della Messa (v.), la sufficienza del pentimento e la volontarietà del peccato originale (De opere sex dierum, 1. III). Nella discussione sulla Grazia efficace, il S., che al principio non accettò la scienza media, ne divenne presto il più convinto difensore. Nell'ulteriore discussione sulla predefinizione e predestinazione, difese con il Bellarmino il sistema che impropriamente fu chiamato "congruismo" (v.), in opposizione al puro "molinismo" (v.).
La filosofia del S. è frutto di personale rielaborazione; da una parte le dottrine epistemologiche, cosmologiche, antropologiche e metafisiche (che costituiscono il fondo comune della scolastica), furono da lui approfondite ed espresse in nitide formule, dall'altra, nell'ulteriore indagine sui problemi filosofici, giunse a soluzioni parzialmente nuove : applicazione realistica all'essere della teoria atto-potenza, distinzione formale ex natura rei, nominalismo concettualista; pose inoltre come base del sistema l'idea di essere (uno, trascendente e analogo), che esige la pienezza dell'Essere per essenza, dal quale deriva con piena dipendenza ogni altro essere (cf. P. Capré, Patrologia e storia della teologia, trad. it., II, Roma 1938, pp. 845-49).
La morale di S. benché non sia completa (non trattò i particolari problemi della giustizia e dei contratti, né del Matrimonio), recò precisazioni alla dottrina comune; s. Alfonso considerò il S. come uno degli autori più sicuri; i punti speciali in cui si pronunziò sono: l'elemento costitutivo della moralità, la nozione della legge penale, l'imperfezione positiva come diversa dal peccato veniale, il probabilismo. Il S. è riconosciuto come uno dei più eminenti giuristi, il teorico del diritto in generale e del diritto politico in particolare. Approfondi la filo-
## Page 891
sofia della società e il concetto di diritto, con la sua abituale ampiezza, e con il Bellarmino è ritenuto il rappresentante qualificato della dottrina tradizionale sull'origine immediata dalla società civile e dell'autorità per il libero consenso dei cittadini, presupposta la loro necessità naturale e quindi il suo fondamento speciale in Dio. Impurtante è il contributo del S. nella formulazione della teoria del potere indiretto della Chiesa sullo Stato; come canonista eccelle nel De censuris e nel De immunitate ecclesiastica come in molti passi della Defensio fidei e di altri trattati. Il diritto internazionale trovò nel S. (dopo Francesco de Vitoria [v.]) uno dei più distinti cultori. Sostanziali i contributi suareziani al concetto di delimitazione del diritto delle genti, come via di mezzo tra il diritto naturale e quello civile particolare, all'idea della comunità naturale delle nazioni (che sostitui quella più astratta del mondo del de Vitoria). Il problema della guerra giusta fu considerato dal S., con gli antichi teologi, in relazione più con la carità che con la giustizia, che deve senza dubbio presupporsi con certezza, senza che si possa applicare il probabilismo propriamente detto alla determinazione della causa della guerra. Nell'esposizione sistematica delle dottrine morali-giuridiche, il S. accentuif l'elemento volontario senza però dissociarlo dall'intellettuale (cf. R. Bouillard, S., in DThC, XIV, coll. 2691-2728).
V. Influsso del S. - Come frutto del suo immenso lavoro il S. ottenne grande autorità nella scienza sacra. Fin dai suoi tempi le lezioni di S. erano avidamente ricercate dagli studenti degli altri centri, e le sue opere ebbero successi editoriali, che oggi difficilmente si possono valutare; quasi tutte ebbero, in meno di mezzo secolo, sette e anche dieci edizioni e la Metafisica, fuori di Spagna, fino a 17 edizioni. L'autorità del S. fu riconosciuta dal Concilio Vaticano, con le frasi di elogio con cui era citato dai Padri e con i frequenti riferimenti al suo pensiero negli schemi e note dei teologi.
Dalla qualifica "teologo esimio e pio" data da Paolo V a S. (breve del 2 ott. 1607) deriva il titolo di Dottore "Esimio", con cui presto lo designarono i posteri, arredatuto da Alessandro VII, che lo chiamò il "principe dei teologi moderni", raccolto da Benedetto XIV nell'opera De Synodis e confermato da Pio XII, che ha citato il S. nella Costituzione Apostolica che definisce l'Assunzione di Maria.
Bibs.: 1. Elenchi bibliografici: S. A. Pérez Goyena, Fuentes para el estudio de S., in Razón y Fe, 27 (1917), pp. 442-57; E. Rivière, S. et son oeuvre, Tolosa 1918; E. Elorduy, S., su vida e su obra, in Rev. nacion. de educación, 3 (1943), pp. 16-28; P. Mulios, Bibliogr. suareziana, Granada 1948: P. Solà, Repertorio bibliogr. de las ed. de S., Barcellona 1948; J. Iturrine, Bibliogr. suareziana, in Pensamiento, 4 (1948), pp. 603-38 e in Razón y Fe, 143 (1948), pp. 479-99; Bibliogr. suareziana dal 1917 al 1947, recensioni critiche in Estudios eclesiást., 22 (1948), pp. 603-71; Atti del IV centen. della nascita di F. S., pubbl. dalla Direz. gen. di propaganda dello Stato spagnolo (2 voll., Madrid 1949-50); Congr. internaz. di filosofia, Barcellona 1-10 ott. 1948, in occasione del centen. dei filosofi spagnoli F. S. e G. Holmes, 3 voll., Madrid 1949. - 2. Vita e opere : la biografia definitiva è quella di R. de Scoraille, François $S$. de la Comp. de Jésus, d'après ses lettres, ses autres écrits inédits et un grand nombre de documents nouveaux, 2 voll., Parigi 19111912. Complementi posteriori : P. Monet, s. v. in DThC, XIV, coll. 2636-49; B. Leorca, S. e l'Inquis. spagnola del 1594, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 3-52; id., L'inquis. spagnola ed il libro postumo del p. F. S. De vera intelligentia auxilii efficacis, in Arch. Hist. S. 3, 7 (1937), pp. 240-56; F. Rodriguez, O Doutor Eximio na Universidade de Coimbro, in Broteria, 24 (1937), pp. 437-51; L. Lopetegui, La Secretaria de Estado de Paulo F. y la composición del "Defensio fidei" de S., in Gregorianum, 27 (1946), pp. 284-96; E. Elorduy, Censuras de Enriquez contra S., in Arch. teol. granatino, 13 (1950), pp. 173-252. Per le opere del S. sono stati citati i principali lavori nel testo : inoltre C. Confalonieri, Spicilegio Vatic. di docum. inediti e rari, Roma 1890; V. Baltran de Heredia, Las manuscr. de los trabajos de la escuela salmantina, in Ciencia tomista, 42 (1930), pp. 327 340; A. Zulueta, Manuscritos de F. S. en Portugal, in Rev. portuguesa de filosofia, 3 (1947), pp. 390-99. - 3. Teologia: J. Mar-
tinez Gomez, S. y la sobrenaturalidad del mérito, in Arch. teol. gran., 2 (1939), pp. 71-127; A. Reddineton, The act of faith in the theology of S., Roma 1939; L. Gomez Hellin, La libertad divina según los primeros teólogos jesuitas, in Arch. teol. gran., 6 (1943), pp. 217-67; J. Hellin, El principio de identidad comparada según S., in Pensamiento, 6 (1950), pp. 435-63; 7 (1951), pp. 169-92. - 4. Filosofi: M. Grabmann, Die disputationes metaphysicae des F. S. in ihrer method. Eigenari und Fortwirbung, in Gedenkblätter (1917), ampliato nel Mittelalterl. Geiststàben, Münster 1926; J. Zaragoza, La filosofia de S. y el pensamiento actual, Granada 1941; H. Guthor, The Metaphysik of F. S., Nuova York 1941; C. Giocon, La seconda scolastica, II, Milano 1946; R. Masi, Il movimento assoluto e la posizione assoluta sec. S., Roma 1947; id., Intorno ad una critica alla presenza assoluta di F. S., in Divus Thomas, 54 (Piacenza 1951), pp. 383 390; J. Alejandro, La gnoseologia del Doutor Esimio y la acusación nominalista, Comillas 1948. - 5. Morale e diritto: F. Pappart, S. als Völkerrechtslehrer, Würzburg 1914; A. Medina Olmos, La obra juríuica de S., Granada 1917; J. Brown Scott, S. and the international Community, Washington 1933; J. de Blic, Le volontarisme juridique chez S., in Rev., de philosophie, 30 (1930), pp. 213-30; C. Barcia Trelles, F. S., Les théologiens espannols du XVIe siècle et l'école moderne du droit internat., Parigi 1933; R. Brouillard, S. La théol. pratique, in DThC, XIV, coll. 2691-2728; A. Esteban, Concepción suareziana de la Ley, Siviglia 1944; E. Elorduy, Teoria suareziana sobre la justicia de Dios, Granada 1942; id., La moral suareziana, Salamanca 1944. - 6. Influsso: T. M. Bartolomei, Relaz. dottrinale tra la bolla Munificentissimus Deus e il pensiero del S. sull'Assunzione corporea di M. F., in Divus Thomas, 54 (Piacenza 1951), pp. 324 338.
Giuseppe Dalmau
SUBCOSCIENZA. - Termine messo in voga in psicologia dalla psicanalisi (v.) e in teologia dal modernismo (v.) per indicare la sfera psichica ch'è sottratta attualmente all'attenzione; essa perciò abbraccia quei contenuti latenti, quali possono comunque essere evocati quando la coscienza (v.) per sé o per l'intervento di un terzo può dirigervi l'attenzione (v.). E controversa, specialmente fra gli psicologi tedeschi, la distinzione fra la s. e l'inconscio che sono spesso confusi : è bene riservare, secondo il De Sanctis, il termine di "inconscio" per indicare il decorso dei fenomeni bio-fisiologici che costituiscono le funzioni vitali e accompagnano l'attività del sistema nervoso periferico e centrale come anche il comportamento della maggior parte dei riflessi elementari. In questo senso i "complessi" e le "strutture profonde" descritti da Freud appartengono propriamente alla s. e non all'inconscio.
L'esistenza della s. è attestata, nella psicologia normale, dall'attività sintetica spontanea dei sensi interni nella percezione del continuo di spazio e tempo (v. sensazione), dalle funzioni della fantasia (v.) e della memoria (v.), dall'attività del sogno, dai presentimenti...; la psicopatologia mostra il prevalere dell'attività della s. sulla coscienza (fobie, fuga d'idee, automatismi, sdoppiamento di personalità...). L'esistenza della s. suppone che i contenuti che si presentano nella zona di attenzione della coscienza non scompaiono del tutto ma si depongono nell'io profondo e continuano in esso il proprio dinamismo. Le stesse subizanee intuizioni del genio nelle arti, nelle scienze e nella vita del pensiero suppongono una "maturazione psichica" che si compie nella s., anche se non è nota la natura precisa e il modo di questo attuarsi. Nella psicologia normale la s. può dirsi a un tempo la condizione e l'effetto dell'attività cosciente in quanto la s. abbraccia il complesso delle disposizioni innate e acquisite che rendono possibile l'attuarsi della coscienza stessa e la struttura dei suoi contenuti : in questo senso l'esistenza della s. è stata giustamente invocata come una prova dell'esistenza dell'io (v.) personale e della sostanzialità dell'anima (v.).
Nella filosofia antica la s. è stata intravista da Platone con la teoria della reminiscenza ([v.] cf. Resp., 514 A sgg.: mito della caverna) e da Aristotele nella dottrina della fantasia e della memoria (De an., III, 3; De mem.). La reminiscenza platonica è stata ripresa dalla dottrina delle monadi «senza porte e senza finestre» di Leibniz
## Page 892

(v.) secondo il quale bisogna ammettere che il nostro spirito è dotato fin dall'inizio di tutte le forme e i pensieri futuri in modo "ch'esso pensa già in confuso a tutto ciò che penserà poi distintamente" (Discours de métaph., § 26, ed. H. Lestienne, Parigi 1929, p. 72 : corsivo di L.). Herbart (v.) ha introdotto il principio leibniziano della s. nella psicologia moderna come fondamento dell'associazione, dissociazione e sintesi strutturale dei contenuti di coscienza. La "teoria dell'inconscio" di E. von Hartmann (v.) deriva dal panvitalismo schopenhaueriano che ritorna nella dottrina di L. Klages. Nel modernismo (v.) la s. indica la sorgente del "senso religioso" che fa affiorare alla coscienza del credente l'esperienza della cosiddetta "indigenza del divino" secondo la quale, nelle circostanze opportune, il soggetto vive la sua commozione religiosa ed esprime la propria interpretazione dei dogmi (cf. encicl. Passendi: Denz-U, 2074).
Si può riconoscere alla s. una parte notevole spesso principale - dal punto di vista funzionale, nella fondazione della "intenzionalità" (v.) dei processi di coscienza (Brentano, Husserl) e perciò nella costituzione del senso stesso di realtà (Wirklichkeitssinn) e nella condotta della persona come tale. A questo modo il dinamismo della s. interessa direttamente il problema stesso della "presenza" dell'essere alla coscienza cosi ch'essa appartiene alla struttura temporale dello spirito umano e al suo mistero.
Bibl.: G. B. Grassi Bertazzi, L'inconscio nella filosofia di Leibniz, Catania 1903; C. Jastrow, La subconscience, Parigi 1908; O. Klemm, Gesch. der Psych., Lipsia 1911, p. 18 sgg.; O. Bumke, Das Unterbetonstsein, Berlino 1921; K. Jaspers, Allgemeine Psychopath., $3^{4}$ ed., ivi 1923, pp. 20 sgg., 435 sgg.; S. Witasek, Grundlinien der Psych., Lipsia 1923, p. 47 sgg.; S. De Sanctis, Psicol. sperimentale, I, Roma 1929, cap. 4, pp. 97-113; L. Klages, Der Geist als Widersacher der Seele, I, Lipsia 1932; C. Fabro, Percezione e pensiero, Milano 1941, pp. 192 sgg., 219 sgg., 226 sgg.; H. Wallon, La conscience et la vie subconsciente, in Novnaou traité de psych., VII, 1, Parigi 1942; M. Pradines, Traité de psych. générale, I, $3^{4}$ ed., ivi 1949, p. 5 sgg.; R. Dalbiez, La méthode psychanalytique et la doctrine freudienne, II, $2^{e}$ ed., ivi 1949, p. 5 sgg.; E. G. Boring, A history of experimental psych., $2^{2}$ ed., Nuova York 1951, pp. 256 sgg., 286 sgg., 409 sgg.
Cornelio Fabro
SUBIACO. - Cittadina in provincia di Roma e abbazia nullius immediatamente soggetta alla S. Sede. S. è situato a 408 m . sul livello del mare nella valle dell'Aziene, alla confluenza del Fosso dell'Acquaviva. L'abbazia nullius ha una superficie di 300 kmq . con una popolazione di 36.672 ab . tutti cattolici, distribuiti in 25 parrocchie, servite da 44 sacerdoti diocesani e
40 regolari, ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 11 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 675).
La denominazione di S. deriva da Sublingueum (sotto il lago). Nerone sbarro il corso dell'Aniene, formando tre laghi artificiali detti "Simbruina stagna", poco dopo ridotti a due, e vi eresse una villa nella quale corse rischio di essere fulminato durante un banchetto (Tacito, Annales, XIV, 22). Si attribuisce il primo abitato al tempo neroniano, costituito dagli schiavi impiegati nelle costruzioni imperiali. S. è la culla dell'Ordine benedettino. S. Benedetto (v.), venendo da Affile, vi si rifugiò vestendovi l'abito monastico e dimorò in solitudine per tre anni nello Speco; poi, dopo essere stato per qualche tempo a Vicovaro, tornò a S. e, venendo a lui numerosi discepoli anche della più alta nobiltà romana, si stabilì alla rivalestra del primo lago neroniano, in un fabbricato della villa imperiale. Fu questo il monastero di S. Clemente, detto poi dei SS. Cosma e Damiano, e sotto tale titolo è ricordato nel sec. IX dal Lib. Pont. (II, pp. 122 e 137, n. 42); esso durò fino al sec. xim quando fu distrutto da un terremoto. Il luogo fu detto in seguito "vinea columbaria".
Per i sempre nuovi discepoli s. Benedetto, oltre il monastero di S. Clemente dove egli risiedeva, fondò a poco a poco altri piccoli monasteri. Di essi l'unico superstite è l'attuale S. Scolastica; siccome nel Lib. Pont. (II, pp. 117 e 136, n. 33) tale monastero è detto di S. Silvestro. S. Benedetto e S. Scolastica, si deve presumere che il nome primitivo fosse S. Silvestro (cf. R. Morghen, I primi monasteri sublacensi, v. bibl.). Degli altri undici monasteri i nomi probabili sono: S. Angelo oltre il lago, S. Maria di Morrabotte (S. Lorenzo), S. Girolamo, S. Giovanni Battista (S. Giovanni "ab aquis", sulla montagna: monache benedettine); S. Clemente al di qua del lago (prima "Columbaria "), S. Biagio (S. Romano), S. Michele arcangelo sotto il S. Speco, S. Vittorino, ai piedi del monte Porcaro, S. Andrea o S. Donato, Vita Eterna, S. Salvatore di Communacqua. S. Benedetto si allontanò da S. nel 529 per recarsi a Cassino.
Dei primi due secoli dopo s. Benedetto non si sa quasi niente. Una tradizione non anteriore alla fine del sec. xvI (Capisacchi e Mirsio) dice che i monasteri sublacensi furono distrutti dai Longobardi sotto Agilulfo nel 601 e che i monaci trovarono rifugio per oltre cent'anni in Roma nel monastero di S. Erasmo al Celio. Ma la doppia invasione dei Longobardi nel Ducato romano sotto Agilulfo ebbe luogo nel 591-93 (non nel 601) e i monasteri sublacensi non furono distrutti, perché s. Gregorio Magno, scrivendo i suoi dialoghi tra la fine del 593 e il 594, dice che Onorato tuttora presiede al monastero sublacense (Dial., II, proemium); e né lo stesso Gregorio M. in altri
## Page 893
scritti, né il Regesto Sublacense, né alcun'altra fonte parlano mai della distruzione dei Longobardi. D'altra parte il monastero di S. Erasmo fu fondato da monaci greci e da essi abitato nei secc. vir-ix (cf. F. Camobreco. Il monastero di S. Erasmo sul Celio, in Arch. Soc. R. St. P., 1905, pp. 278-80). Invece è sicuro che i monasteri nel sec. ix a più riprese furono danneggiati dai Saraceni. Il monastero di S. Scolastica e l'antico S. Clemente (SS. Cosma e Damiano) furono ripristinati e dotati da Gregorio IV (827-44) e da Leone IV (847-55) che dedicò nel S. Speco due altari, uno in onore del ss. Benedetto e Scolastica, l'altro in onore di s. Silvestro (P. Egidi e gli altri, I monasteri di S., cit. in bibl., I, p. 57) e offri stoffe alle chiese dei due monasteri sopracitati (Lib. Pont., II, pp. 117, 122, 137, n. 42). La badia sublacense ebbe doni da Giovanni X (18 genn. 926), da Leone VII (936-39), per interessamento del principe romano Alberico II, da Giovanni XII (958), da Benedetto VII (979), da Gregorio V (997), da Giovanni XVIII (1005), da Benedetto VIII (1015), da Leone IX (1051) che dichiarò : "Hoc monasterium caput est omnium monasteriorum per Italiam constitutorum ". Pasquale II, il 29 ag. 1109, dedicò nel S. Speco l'altare in onore di s. Benedetto e di s. Mauro. L'abbazia fiorì soprattutto dalla metà del sec. xi a quella del secolo successivo. Grandi abati furono Umberto (1051-65) e soprattutto Giovanni V (1065-1117). Nel sec. xili gli abati Romano (1193-1216), Lando (1227-43) ed Enrico (12451273) costruiscono gran parte dei fabbricati tuttora esistenti al S. Speco e a S. Scolastica. L'abbazia ebbe protezione e aiuto dai papi Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV, che era nato a Jenne, villaggio appartenente all'abbazia. Clemente III (1187-91) prese il monastero sotto la protezione apostolica; esso ebbe privilegi nel 1252 da Innocenzo IV, Callisto III, nel 1455, dette l'abbazia in commenda; il primo commendatario fu il card. J. Torquemada, a cui, dopo Paolo II che ritenne per sé l'abbazia, successe il card. Rodrigo Borgia, poi Alessandro VI, che rifese il "Costrum Sublacense" ed eresse la residenza del cardinale commendatario. Urbano VIII con la lettera apost. Sacrosanctae militantis Ecclesiae del 15 nov. 1638 stabili i confini del territorio e dette all'abate o al commendatario la giurisdizione ecclesiastica quasi episcopale; Benedetto XIV con la costituzione del 7 nov. 1753 tolse la giurisdizione temporale, lasciando immutata quella ecclesiastica e spirituale. Abate commendatario fu Pio VI; l'abbazia fu soppressa dal governo francese, ma ripristinata da Pio VII. Nel 1873 il governo italiano dichiarò S. Scolastica monumento nazionale e dal 1897 furono riconosciuti 12 monaci quali canonici. Benedetto XV con la cost. apost. Coenobium Sublacense del 21 marzo 1915 restituì in pristino l'ab-

Subiaco - Il monastero di S. Scolastica e il paesaggio circostante - S.

(fot. Sepraintendenca ai Monumenti del Lacio)
Subiaco - Particolare degli affreschi del transetto (sec. xv), ritrovati nel sottotetto della chiesa medievale - Subiaco, monastero di S. Scolastica.
bazia, con gli stessi regimi, privilegi, onori e facoltà dell'abbazia nullius di Montecassino, con giurisdizione quasi episcopale e con i diritti temporali della mensa abbaziale; stabili che dall'abate ordinario di S. Scolastica fossero dipendenti il Capitolo secolare della chiesa cattedrale di S. Andrea e il Seminario del clero secolare; inoltre che la chiesa abbaziale di S. Scolastica, con il suo Capitolo regolare, avesse il titolo, i privilegi e gli onori di cattedrale "cum iure potioritatis super ecclesia et canonicis s. Andreae", la quale ultima è concattedrale (AAS, 7 [1915], pp. 197-200). Il monastero di S. Scolastica è situato sul pendio in una gola. Il primo chiostro è del 1580 , fu bombardato nel 1944, ora è rifatto; il secondo chiostro è del sec. xili; in un rozzo bassorilievo fu poi incisa un'iscrizione che rammenta la consacrazione della chiesa ( 981 ); un'altra lapide elenca i possedimenti abbaziali nel 1052. Il terzo è un chiostro cosmatesco a pianta rettangolare: 1: iscrizioni attestano che tre lati sono opera di Cosma e dei suoi figli Luca e Jacopo (1227-43), mentre il lato meridionale fu eseguito da Jacopo padre di Cosma. La chiesa abbaziale fu consacrata da Benedetto VII nel 981; fu rifatta con l'architettura cistercense nel sec. xili e poi trasformata da G. Quarenghi nel 1769. Il campanile romanico fu eretto nel 1052 dall'abate Umberto sulla base d'una massiccia torre romana (neroniana?). Nei sotterranei è la cappella degli Angeli con affreschi del 1426, rifatti nel 1855. La parte più antica del cenobio è del sec. xili. Preziosi sono la sua Biblioteca e il suo Archivio ove si trovano una Regola di s. Benedetto del sec. x; un salterio del sec. xi; il Trattato della Trinità di Alcuino (secc. x-xII), il regesto del sec. xi, bolle pontificie, diplomi imperiali e reali.
## Page 894
A m. 640 è situato il monastero di S. Benedetto o S. Speco, con due chiese sovrapposte situate sopra una serie di 9 arcate. Il primo corridoio è in parte scavato nella roccia; vi sono affrescati i ss. Gregorio I, Agatone I, Leone IV e s. Benedetto; sulla porta si legge: «Sit pax intranti sit gratia digna praecanti»; e la firma di Lorenzo col figlio Jacopo. Nel secondo corridoio affreschi con Crocifissione e santi, del sec. xiv, inoltre Cristo con i 4 Evangelisti, Madonna col Bambino, della scuola del Perugino. Un terzo corridoio immette alla chiesa superiore composta di più vani, il primo con vòta a crocera e scene della Passione e Risurrezione, Ascensione, Pentecoste, di scuola senese del sec. xiv; vi è un pulpito della prima metà del sec. xili; il secondo ambiente è decorato con affreschi della vita di s. Benedetto; nel terzo ambiente sono due cappelle con affresco rappresentante la cena di s. Benedetto e s. Scolastica. Una scala immette nella chiesa inferiore. Sopra un affresco di maestro Consolus della seconda metà del sec. xili è dipinta la scena di Innocenzo III (v.) che consegna a s. Benedetto una bolla; altri affreschi dello stesso pittore rappresentano episodi della vita di s. Benedetto. Trasformata in cappella è la grotta di S. Benedetto che vi è rappresentato orante sopra un masso (scultura di A. Raggi); di fianco una scaletta porta alla cappella di S. Gregorio, dove è un affresco rappresen