tiene nella mano sinistra; con la destra vengono impressi i segni mediante uno stilo fino di canna, ciò che dà alla scrittura un carattere tridimensionale : quando si vuol disegnare su carta, si fanno segni composti da cunei, e perciò la scrittura è chiamata "cuneiforme". Tale grafia primitiva è già più che una semplice pittografia, che lascia libero il leggente d'interpretare aggiungendo le relazioni grammaticali; è piuttosto una logografia, cioè una scrittura di parole, perché indica precisamente le relazioni grammaticali più importanti. E adattissima, anche per la brevità, per i testi cosiddetti economici, cioè elenchi di oggetti, di animali, di lavoratori con rispettivi numeri o salari. Non è sufficiente invece per l'espressione di concetti astratti; ma per questi presto si arrivò ad un espediente : alcuni segni si usarono non più secondo il senso del logogramma, ma anche per il loro valore fonetico (ad es., GA "latte", per la sillaba GA; A "acqua" per la sillaba A, ecc.), e così si espressero tutti gli astratti e tutte le forme morfologiche. A quei segni di cose si aggiunsero segni speciali per i numeri, che suppongono un sistema in parte sessagesimale per contare (serie 1, 10, 60, 600, 3600 ) e uno in parte trigesimale per misurare (serie 1 , 10, 100, 300, 3000).
Gli anticluiasimi testi economici di Uruk rivelano l'economia del tempio della dea principale Inanna. Difatti le cifre sono troppo elevate per un'impresa privata. Ai templi apparteneva tutta quanta la proprietà terriera, sebbene in seguito una proprietà della casa e dell'orto vicino fosse possibile. Si comprende la speciale organizzazione sociale, che già i templi preistorici, con le case piccole ammucchiate attorno ad essi, lasciavano indovinare; tutta quanta la popolazione stava al servizio del tempio, ed il tempio organizzava tutta quanta la vita. La popolazione era retta da una gerarchia di sacerdoti, con a capo l'ensf, che era
indipendente o era un prefetto che rappresentava un altro capo, allora chiamato lugal, "grand'uomo" o re. Questa gerarchia esercitava un'autorità incontestata e benefica. Sempre accompagnando la vita con i necessari rituali, essa organizzava lo scavo dei canali e la costruzione delle dighe; regolava la distribuzione dell'acqua nei campi; divideva la terra secondo i criteri dell'utilità : terreno per campi di orao e di grano, per piantagioni di datteri e per vigne, terreno adatto soltanto per pascoli, specialmente per greggi di pecore e di capre, e per bovini e asini (più rari); organizzava inoltre e perfezionava i mestieri: si facevano tutti quanti gli utensili ad uso della popolazione, come aratri, carri a quattro ruote, slitte, reti, barche e navi. Il tempio organizzava il commercio persino in regioni lontane, per avere legname, pietre calcaree, metalli, pietre preziose, tegole seccate al sole. Più ancora: regolava tutta la cultura religiosa del popolo, con rituali commoventi e feste che si spingevano ad eccessi licenziosi, come in tutte le religioni che venerano l'acqua fertilizzante. Organizzava lo studio per sacerdoti e scribi, che dovevano tenere la rigida contabilità di tutta la produzione. Più di ogni altra cosa, dava ispirazione all'arte, facendo fabbricare tutti gli arredi, i simboli ed i simulacri degli dèi, le loro case magnifiche, orgoglio e gioia per tutti, e le loro statue degli dèi, segni della presenza divina, ossia oggetti di preghiera continua per essi; inoltre i carri divini, gli strumenti musicali, gli abiti rituali, l'occorrente per le splendide processioni. Degna di rilievo è la concezione religiosa: l'uomo è il servo degli dèi, perciò deve loro fornire abitazioni, vesti, alimentazione degne di essi; ciò facendo gli dèi dànno l'abbondanza; il re non è che il primo fra gli altri servi.
Come dèi, in quei tempi preistorici, si trovano venerati più degli altri Inanna (da nin-AN-A[K]), la a Signora dei cieli ", e il dio del Cielo An, re sovrano degli dèi. Inanna si riconosce dal suo segno, il fascio di canne; essa sembra essere dea d'amore, di guerra e di cultura, a giudicare dai miti più recenti. Esistevano dèi locali in ogni tempio dei S., ad es., Nin-girsu in Lagaš, Nin-mara in Mara, Nin-giz-zida, Nin-bur-saga, Nisaba e (più tardi si rivelano come di somma influenza) Enlil, re di tutte le terre e dio regnante del pantheon in Nippur, Enki (accadico Ea), dio dell'acqua dolce e della saggezza in Eridu, Utu, dio-Sole in Larsa, Nanna, dio della luna in Ur.
Il periodo di Gemdet Nasr, seconda parte del tempo protostorico, continua il tempo di Uruk IV. E un'età d'espansione e d'irradiazione della cultura sumerica. Il nome è derivato dal sito scavato di Gemdet Nasr, 24 km . a nord-est di Kiš, dove si è trovata una ceramica colorata di tipo nuovo. Il collo e le spalle del vaso vengono divise in parti, da paragonarsi alle metopi greche, ornate anche da figure; può darsi che questa nuova maniera di decorazione sia dovuta ad influssi iranici. Si raggiunge così l'apogeo della creatività e della padronanza delle forme. Ancor più magnifici diventano i templi e le zikurrat, circondati dall'area sacra del RISAL, che è il temenos. Si sviluppano le relazioni commerciali, come mostrano i gioielli e i metalli trovati. Tra le rare statue spicca una femminile di Uruk, chiamata "la bella donna del tempo di Gemdet Nasr ", che può paragonarsi alle più perfette statue greche.
In quel tempo anche l'Elam (v.), o "terra alta", subisce l'influsso della cultura sumerica. I "proto-Elamiti" sviluppano per un breve tempo un sistema di scrittura (attestato dalle tavolette di Susa e di Tepe Sizik) che adatta quello sumerico alla loro lingua del tutto differente. Alla fine del periodo di Gemdet Nasr si ha, per cause ignote, un certo decadimento: le forme diventano più rudimentali.
3. Il periodo storico. - a) Il periodo di Mesilim. Questa fase, che molti includono ancora nel tempo protostorico, è denominata dal primo nome mesopotamico conosciuto : sul pomo di una mazza è scritto "Mesilim, re di Kiš" (o "della totalità ", titolo tramandato fino ai re neoassiri !); è il primo re che si presenta con il suo nome. Avviene un cambiamento radicale nell'arte : tutto diventa schematico, astratto, più a maniera di disegno
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che di plastica, spesso fino alla sola delineazione; ma l'architettura presenta la prima meraviglia di città: Uruk è circondata da muri alti forati da porte, di cui due finora scavate, del perimetro di km. 9,5 , sormontati da 900 torri. E comprensibile che si sia poi attribuita all'eroe mitico Gilgameš la costruzione di siffatte mura.
b) La I dinastia di Ur. - Con il I periodo di Ur, oltre i vari ritrovamenti archeologici ed i nomi, si hanno iscrizioni regali. Vi è poi un'altra fonte storica, che però è di maneggio delicato: le liste dei re, composte attorno al 2000 a. C., che dal presente si spingono fino ai tempi più remoti. In qualche senso possono paragonarsi con Gen 4-5. I I, perché ai re antidiluviani attribuiscono lunghezze di regni che superano le età dei patriarci biblici; non servono molto per i tempi antecedenti ad Ur I, ed anche poi si devono usare con cautela. Sono elenchi complessivi dei re, ma senza distinzione fra i più importanti e le dinastie irrilevanti e soggette ad altre; vi si pospongono talora dinastie contemporanee; può inoltre essere omesso qualche re. Stando cosi le cose, la storiografia moderna deve vagliare e combinare tutti gli elementi da più fonti; deve inoltre procurarsi sincronismi, per ottenere una cronologia relativa ed assoluta probabile, campo questo estremamente discusso negli ultimi anni; con qualche cautela è stata qui scelta una cronologia piuttosto bassa, perché essa sembra più probabile, benché non siano ancora finite tutte le controversie. Così, accanto alla I dinastia di Ur, vi era una dinastia di Lagaš, città molto meno importante, ma sulla quale si è meglio informati da iscrizioni più ricche. Ecco il quadro dei re:
## Ur I
| Mešannepadda | Utnanše |
| :-- | :-- |
| Aannepadda | Akurgal |
| | Eannatum I |
| | Entemena |
| | Enannatum II |
| | Enitarzi |
| | Enlitarzi |
| | Lugalanda |
| | Urukagina |
ca. 2330 : Lugalzaggisi di Uruk, "imperatore».
Per Mešannepadda di Ur si sa anche il nome della consorte Ninturnin e del successore, il figlio Aannepadda, il quale eresse un tempio in Obed. Di Utnanše le tavolette riferiscono che per il suo dio Ningirsu, patrono di Lagaš, costrui templi e canali, cosa del tutto tradizionale in Sumer. Di Eannatum è rimasta la famosa "stele degli avvoltoi", lastra calcarea divisa orizzontalmente, che raffigura e narra la sua battaglia contro Umma, città vicina. Sfortunatamente gran parte della lastra è distrutta; ciò che rimane riferisce l'invasione della gente di Umma e narra come Eannatum li investi quale un turbine e con grande vittoria li cacciò dalla sua terra, in virtù di Ningirsu, eroe battagliero. Ma Eannatum si misurò in guerra anche con i re di Elam, Uruk, Ur e Kiš. Dopo di lui regno suo fratello Enannatum I, al quale successe Entemena, figlio di Eannatum, che vinse Umma; con suo figlio Enannatum II la dinastia fondata da Utnanše si spense. Successero Enitarzi, Enlitarzi e Lugalanda, sacerdoti sotto Entemena. Di quei tempi rimane un documento strano della fede in un'altra vita nelle tombe reali di Ur. Morto il principe (allora la signora Sub-ad), tutto il seguito, servi e dame di corte, lo accompagnavano nella tomba, dove si pensa che liberamente si avvelenassero, cadendo a terra insieme ai cavalli che tiravano il carro mortuario, per tener compagnia al principe nel regno dei morti. A Lagaš però, le cose peggioravano. Scisitasi la compagine statale, si affermavano indipendenti ed egoistiche le classi, si giunse ad un regime ligio ad interessi privati, si accese la battaglia per la potenza e lo sfruttamento dei più deboli; Urukagina fece con successe una rivoluzione, cui seguirono riforme sociali, le prime che ci sono riferite in Asia, e restituì "libertà ", giustizia e pace sociale, volute dagli dèi, agli amati

(da C. L. Woolley, The development of Sumerian Art, Londra 1935, Pp. 59)
Sumeri - La Stele degli avvoltoi con la vittoria di Eannatum su Umma (ca. 2400 a. C.) - Parigi, Louvre.
servitori. Allora il nemico ereditario si alzò un'altra volta: Lugalzaggisi, figlio di Ukuš, enal di Umma, vinse Urukagina e tentò con metodi crudeli di stabilire un impero unito sumerico, con Uruk quale capitale; ma il tentativo falli.
c) Il tempo di Akhad. - Di esso si conoscono i re Sargon (Šarrū-kēnū, il "vero re", ca. 2350), Rimuš, Maništusu, Narām-Sīn, Šarkališarri e 6 altri.
Il re semitico di Akkad, Sargon, fece ciò che i S. non riuscirono a fare: unì le due parti meridionali della Mesopotamia. Gli Accadi da tempo immemorabile si trovavano nel paese, mescolati con i S. che li superavano nella cultura, e ricevevano sempre nuovi rinforzi da parte della popolazione semitica della penisola arabica. Sotto Sargon salirono al comando di tutta la Mesopotamia, e lo esercitarono con forza, dopo aver vinto numerosi nemici; protessero per ca. 150 anni il paese dai barbari; ma finalmente soccombettero al regime straniero dei Gutei (ca. 2200 a. C.). Il regime semitico trasformò del tutto la cultura sumerica, così da causare perfino differenza linguistica fra l'antico sumerico ed il neosumerico. Il costume e la strategia sumerica, oltre la lingua, vennero repressi. La teocrazia dei templi si trasformò in uno Stato di ufficiali controllati dal re, ciò che infine diede origine allo Stato delle classi. Il re cominciò ad aggiungere al suo nome il determinativo di "dio", come nella Roma imperiale ricevé adorazione liturgica nei templi, e templi vennero costruiti per lui, come per gli antichi dèi sumerici. Nel pantheon inoltre vennero posti in prima linea gli dèi astrali venerati dagli Accadi; ma si fece una fusione con gli antichi dèi sumerici.
d) La III dinastia di Ur (ca. 2050 o 2079 - ca. 1950 a. C.), - Sovrani : Ur-Nammu (ca. il 2050); Sulgi; BurSīn; Su-Sin; Ibl-Sin. Verso la fine del dominio dei Gutei, poco fruttuoso in opere d'arte, le città sumeriche si ripresero. A Utu-begal di Uruk riuscì di cacciare i Gutei e di fare prigioniero ed uccidere l'ultimo loro re, Tirigan. Egli però soccombette nel tentativo di accentrare in sé l'impero di tutta la terra sumerica: fu vinto da UrNammu suo vassallo, che, geniale politico, seppe riconciliare S. e Accadi, e fu più gradito alle città sumeriche. Vinto l'exsī Nambani di Lagaš e quello di Kiš, attraversando tutto il paese a mano armata, fondò l'ultimo e forse il più prospero regno di Sumer, contemporaneo alla fioritura della letteratura sumerica. In ciò è importante anche il suo contemporaneo Gudea di Lagaš, che come Nambani (ucciso da Ur-Nammu) aveva anch'egli sposata una figlia di Ur-Bau, ensi di Lagaš.
Se tutti i re "neosumeri " siano realmente stati sumeri, dati i nomi degli ultimi, non è certo. Però si sentivano sumeri e vollero, senza urtare gli elementi accadici, realizzare l'antico impero di Sumer e di Accad. La scena
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(4a C. E. Wwolby, Un cecesuliano, Osterd 2011, tex. III) Sumeri - Ornamenti femminili trovati nelle tombe reali di Ur
politica cambia : l'Elam si afferma sempre di più, e dall'ovest, da Amurru, comincia l'infiltrazione, l'invasione degli Amorriti (v.). Quando gli Elamiti distrussero la capitale Ur, parecchie città, come Isin e Larsa, si disputarono il primato, fino a che una di esse non formò il primo regno di Babilonia (v. HAMMURARI). Sono preziose specialmente le numerose ed estese iscrizioni di Gudea di Lagaš, che mostrano la restaurazione sumerica. I re, come Gudea, si sentono pastori fedeli dei loro popoli, vicari degli dèi tutelari della città; sono pii costruttori di templi, di città, di canali. Fiorisce la letteratura. I poemi mitici adesso e nel tempo di Isin e Larsa ricevono l'ultima redazione sumerica, prima di essere rielaborati, con caratteristici cambiamenti, dai Babilonesi. Riborisce anche l'arte, come si vede nelle numerose statue di Gudea; ma vi si nota, come anche nella letteratura, una certa infiltrazione accadica.
Prospera la "casa delle tavolette", cioè la scuola dei templi. Essa è nello stesso tempo scuola elementare per i principianti, accademia reale e biblioteca centrale. Vi si insegnano la semplice arte di scrivere e l'uso dei diversi formulari per la vita commerciale e per i documenti giuridici; si iniziano specialmente i sacerdoti e le sacerdotesse ai misteri dei loro riti, alle finezze stilistiche degli inni e delle lamentazioni; si tramandano con spiegazioni le liste di diversissimi generi di cose, terre, pietre, pesci ed altri animali, ma più ancora dèi e re : tutta la scienza di quei tempi; si imparano i paragrafi delle leggi. Ur-Nammu (v.) è il primo del quale si sa che compose un codice di leggi, umano e senza l'uso della legge del taglione. Un altro codice, ma di 75 anni più tardo, è quello redatto da Lipit-Ištar re di Isin, pubblicato nel 1947.
A Lagaš vi era perfino un tribunale di cassazione, del quale è rimasto l'archivio dei Ditilla, cioè dei procedimenti giuridici finiti. Questi ditilla lasciano intravedere la struttura sociale. Esisteva l'istituto della schiavitù, ma
i servi erano trattati più umanamente che più tardi presso i Semiti. Se lo schiavo voleva ricorrere per la sua liberazione, stava a favore suo la praesumptio iuris ed aveva il pieno diritto di processare. La "tavoletta" era il mezzo comune di prova giuridica, sigillata con i sigilli di ambe le parti e degli scribi. Inoltre avevano valore di prova il giuramento (NAM-ERDO-DAM) e, naturalmente, i testimoni. Esistevano due forme di giuramento: quello assertorio già menzionato e quello promissorio, che ebbe nome mulugala "nome del re" e che, sembra, era inoltre l'elemento decisivo nei contratti matrimoniali. I matrimoni senza il consenso dei genitori erano invalidi. Ma se lo sposo aveva, con il consenso di ambo i genitori, promesso sotto mu-lugala il matrimonio, poteva darsi luogo al processo sulla promessa di matrimonio non adempiuta, e lo sposo poteva essere "condannato" al matrimonio. Capaci di azioni giuridiche erano anche le donne e sotto certi limiti gli schiavi. Era ammesso il divorzio, specialmente quando il "prezzo" della sposa non era stato pagato. Inoltre si trovano contratti di affitto, procedimenti per affitti non pagati, risarcimenti dei danni in occasioni di incidenti navali, divisioni del patrimonio agli eredi, rinunzie; il tutto ha un aspetto moderno. Alla fine di quei documenti non manca la sottoscrizione del maškin (rappresentante del re per il controllo), dei direib (giudici), e in processi di gravissima importanza anche dell'emsi (prefetto della città); v'è infine la data presa da un evento notevole dell'anno precedente.
Celebrata da una commovente lamentazione, la distruzione di Ur avvenne ca. il 1950 a. C. Da quel tempo il sumerico recede quale lingua del popolo. Però nel tempo di Isin e Larsa si compongono ancora molti inni reali in tale lingua. Simile in cio al latino, il sumerico rimane la lingua dei sacerdoti e delle persone colte. Perfino nei templi dei Cassiti (sec. xiv a. C.) vennero composte poesie in sumerico, ma già da gente che parlava l'accadico, cosi che si possono persino datare quei poemi per mezzo degli errori grammaticali che contengono.
IV. Letteratura. - Le tavolette sumeriche trovate ammontano a decine di migliaia. Per la massima parte sono testi economici. Seguono iscrizioni storiche (alcune centinaia), elenchi di cose, varie classi di documenti amministrativi. Più preziose sono le tavolette letterarie, da paragonarsi ai papiri letterari rispetto alle altre specie di papiri; esse mostrano la poesia di Sumer ed illustrano molto la sua religione. Ma dalle parecchie migliaia di tali tavolette si può ricostituire soltanto un numero ristretto di poemi; questi sono inoltre di difficile interpretazione, essendo le tavolette mutile. Anche se, con recentissimi sistemi, si possono quasi sempre vincere le difficoltà grammaticali, rimangono quelle lessicali, perché molte parole sono sconosciute o non si inquadrano nel contesto secondo il significato noto. Occorre inoltre innestare i poemi nella vita, indovinare molte circostanze ben note ai poeti ed ascoltatori, ma ora sconosciute; però anche in ciò si fanno di giorno in giorno progressi sensibili.
Come generi letterari si distinguono: 1) i miti; 2) i carmi epici; 3) gli inni; 4) la letteratura sapienziale; 5) gli oracoli magici o scongiuri.
1. I miti. - Si conoscono adesso 17 miti più notevoli, astrazione fatta dai relitti troppo frammentari e da quelli di recentissima decifrazione (cf. Orientalia, 22 [1953], pp. 190-93, tavv. 29-56), da cui risulta che i testi utilizzabili aumenteranno di giorno in giorno. E utile elencare i titoli che i moderni hanno dato a questi miti (gli antichi S. li citavano secondo gli inizi). Dieci trattano le origini dell'universo, degli dèi, dell'uomo, della cultura sumerica. Si usa la parola "mito" solamente per i miti propriamente detti e quelli "etiologici" o esplicativi; i miti "eroici" e la sottospecie dei miti "cavallereschi" rientrano nei carmi "epici".
a) Enlil e Ninlil o La generazione di Nanna, dio della luna, e di tre divinità infernali. b) Il viaggio di Nanna dal padre Enlil in Nippur, per avere in Ur "abbondanza" in ogni senso: l'acqua del fiume, grano, erbe, canne, alberi, prodotti della steppa, miele, vino e una vita lunga. c) Enten ed Emeš, o Come Enlil assunse Enten quale da-
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tore dell'abbondanza, perché Enten, a differenza di Eme8, era l's esperto delle acque vive (anche delle seminazioni animali), producendo per cio in tutto il bestiame e in tutte le piante somma abbondanza; secondo Falkenstein, Enten personificherebbe il tempo piovoso, l'inverno. d) La creazione della zappa, mito esplicativo : esisteva, a Nippur, una zappa d'oro e lapislazzuli, conservata nel tempio Duranki (s legamento di Cielo e Terra s); il mito racconta come Enlil determinò la sorte di quella zappa, invenzione utile e piena di forza, la diede ai capi-neri, assieme al canestro, per costruire templi, città e case, per combattere nemici, per sarchiare le cattive erbe. Gli dèi dànno gli utensili agricoli al popolo, come se fossero zelanti persino per bonifiche o "sistemazioni" agrarie; ciascun dio ispeziona con zelo e diligenza mediante i suoi capi-neri nella sua sfera; gli uomini devono rispondere da buoni servi, eseguendo anche con il duro lavoro dei canali, dei campi e delle costruzioni i rispettivi decreti degli dèi che sono una forza viva. Cosi la stessa altezza della cultura sumerica e la sua volontà di sottomettere la terra e farla fertile sono dovute alla religione sumerica. e) Lahar e Alnan, o La disputa tra il dio allevatore del bestiame e la dea coltivatrice del grano, di grande importanza anche per la creazione dell'uomo. f) Enki e Ninhursag o La creazione di piante medicinali. g) Enki e Sumer o Come Enki crea e organizza Sumer e tutto l'ambiente della sua vita. Il poema è pieno di patriottismo:
"O Sumer, terra grande! Tra le terre dell'universo (sci tu) quella piena di stabile splendore, (sci tu) il popolo, dal sorgere del Sole al tramonto, ubbidiente ai decreti divini!
I decreti tuoi son decreti elevati, inarrivabili, il cuore tuo è profondo, non se ne trova il fondo, il tuo... è come il cielo, che uomo non potrà toccare mai!".
Cosi Enki "benedice" Sumer e Ur, sua capitale, "il bue stante fermo", Meluhha, il "monte nero" (forse la costa orientale dell'Africa, fin dove andavano le navi di Sumer), e benedice specialmente le sue parti, l'Eufrate ed il Tigri, che riempie di acque, sulle quali fa prefetto Enbihulu; li fa bruficare di pesci, i quali ricevono quale prefetto Dumu-Ke§; dà legge al Mare (Golfo Persico), a carico del dio Sirara; chiama davanti a sé i venti, ne fa signore Iškur, dio del "riccio dell'interno del cielo", vuol fare i campi coltivati, dirige verso di essi l'aratro, il giogo e le semenze, e ne fa padrone Enkimdu, dio dei canali e delle dighe; li vuol vedere pieni di grano, e dà la cura di essi ad Ašnan, la dea del grano; ma vuole anche che la regione sia piena di case, villaggi, città e templi, come "terra propria degli dèi", e perciò determina i decreti per la zappa e la forma dei mattoni, e viene assunto Katta, dio dei mattoni, per l'ispettorato di essi; con lo strumento GUNGUN devono farsi le fondamontà delle case, e perciò quelle saranno sorvegliate da Mušdamma, grande architetto di Enlil. Delle stalle e ovili, ricchi di latte e di grasso, assume la carica il dio-pastore Dumuzi. h) Enki e Eridu o Il viaggio del dio dell'acqua dal padre Enlil in Nippur, per avere decreti di benedizione per la città di Eridu e il tempio E-engur, la "casa fonte" (altri "del mare"), di sua recente costruzione. i) Inanna e Enki, o Come la dea Inanna trasferisce le arti civilizzatrici da Eridu a Uroh, mito di grande interesse per capire che cosa i S. chiamarono cultura. Inanna, dea dell'amore e della guerra, visita suo padre Enki a Eridu, e lo fa ubbriacare nei banchetti. Allora Enki lascia strapparsi più di cento me ( 4 modelli "), forze e competenze secondo i decreti divini, che costituiscono tutta la civiltà di allora, con i lati buoni e cattivi. Uscito dall'ubriachezza, Enki manda il suo messaggero Isimud per ricondurre quei me a Eridu; questi ferma ad ogni porto intermediario la "nave celestiale" di Inanna; ma sempre Isimud deve cedere a Ninšuhur, messaggero e protettore di Inanna. Tra questi me si trovano tutti gli elementi della cultura del tempo, con la gerarchia sociale e religiosa, le arti, i mestieri, la vicende personali e fumigliari, artigiane ed agricole. l) La creazione dell'uomo (v. sotto la religione). Seguono due miti eroici: m) Le gesta di Ninuria, dio
guerriero, che vince, con la sua arma meravigliosa šahur, la terra delle montagne kUR e ne cambia il nome in quesAG, sottomettendola ad una dea benevola. v) Inanna e il Monte Ebih, o Come Inanna guerriera distrugge un paese arrogante ed empio. Fra i miti diversi possono annoverarsi : o) La discesa di Inanna nell'inferno, donde sale conducendo con sé dei domoni. p) Inanna e Sukallituda: quest'ultimo è punito per avere disprezzato Inanna; q) Inanna preferisce Enkimdu a Dumuzi; r) Il matrimonio di Martu con la figlia di Numušda, dio tutelare di Ninab; Martu è l'uomo libero della steppa eroica, la sua sposa simbolizza forse la cultura delle città sumeriche. s) Il divario e Zissudra, il

(da V. Christian. Altertumskunde des Zweietromlandes, II, Lipsia 18th, tze. 417, 8) Sumeri - Statua del re Gudea di Lagaš (ca. 2030 a. C.).
Noè sumerico.
2. I carmi epici. - I rimasti sono 9 più notevoli; essi costituiscono il ciclo di Lugalbanda, Enmerkar e Gilgameš (figlio di Lugalbanda). Però non risulta un ciclo unito, come nel Gilgameš accadico: a) Gilgameš, Enkidu e l'inferno; b) Gilgameš e Agga di Kiš; c) Gilgameš e la Terra della Vita (mostro Humbaba); d) Gilgameš e il Toro celestiale; e) La morte di Gilgameš; f) Enmerkar e il Signore d'Aratta; g) Enmerkar e Enxukušsiranna; h) Lugalbanda e Enmerkar; i) Lugalbanda e il Monte Hurrum.
Vi è differenza di stile tra le epopee accadiche e quelle sumeriche. Come semiti, gli Accadi sono più attivi ed amano le scene drammatiche. Il sumero, più contemplativo, elenca una serie succedentesi di immagini vive, e perciò non è il parallelismo che esprime il ritmo del suo pensiero, ma piuttosto la ripetizione con solo tenui variazioni. Ama inoltre l'ordine e il passo grave, come già nella semplice proposizione grammaticale. Perciò si trovano spesso ritornelli e molti elementi innici nelle epopee. Il ciclo sumerico di Gilgameš, suo padre Lugalbanda ed Enmerkar è più vicino al mitico e al leggendario che non il ciclo accadico.
3. Gli inni. - Gli inni più notevoli rimasti sono un centinaio : costituiscono il campo più esteso della letteratura sumerica, astrazione fatta dalle pericopi inniche nei carmi mitici, epici, e perfino in iscrizioni storiche (ad es., i cilindri A e B di Gudea, che sono le più grandi opere sumeriche che si posseggano). Alcune composizioni non raggiungono le 50 righe, altre superano le 300 . Alla tecnica poetica appartengono brevi antifone e ritornelli più estesi. Alcuni mostrano una strofeggiatura regolare, ad es., a tre versi. Impurtante per l'innestamento degli inni nelle vita è che vi sono non di rado rubriche per la loro azione liturgica. In altri casi il testo spesso accenna azioni dei cantatori di quegli inni, o una rappresentazione scenica del contenuto. Sono persino rimaste, come per i Salmi ebraici, classificazioni di essi, fatte dai S., specialmente secondo gli strumenti musicali, e tali indicazioni possono trarsi dai colofoni scritti in fine delle tavolette.
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(da C. L. W'wolley, Ur excavations, V, Oxford 1931, tav. 17)
Sumert - Torre templare di Ur (ca. 2030 a. C.).
Il primo genere innico è la lode rituale degli dèi, dei templi, delle città, dei re, fra i quali a partire dall'impero di Sargon non deve essere grande differenza, dato il fatto che molti re allora furono divinizzati. Si trovano così inni di lode a quasi tutti i re neosumerici di Ur III e postsumerici di Isin. Era fatto comune che un dio fosse il rappresentante di un dio più grande (v. Enki e Sumer). Più solenni sono naturalmente gli inni agli dèi, specialmente quelli primordiali, e possono contenere preziose indicazioni per la teologia sumerica.
Una specie un po' alterata di quelle lodi è la preghiera propriamente detta. Il sumero nei miti e negli inni si pone a meditare e contemplare l'operato meraviglioso degli dèi, e inserisce soltanto brevi preghiere, ad es., implora che il dio badi con occhio benigno alla sua città e le porti come un'inondazione tutta la luce del cielo e l'abbondanza, anch'essa nata nel cielo ( $\eta \varepsilon-\mathrm{GA} \dot{\mathrm{A}}$ ). Sommamente commovente è il genere delle lamentazioni, delle quali quattro sono più notevoli : quella di Ur distrutta; quella di Nippur e di Agade (Akkad); quella infine che deplora la distruzione di tutta la terra di Sumer. Un elemento di grande effetto è che si fanno lamentare tutti i templi di Sumer, per essersi allontanati gli dèi da essi, e persino le mura e i mattoni. Quei templi hanno anch'essi funzione e significato + viventi + , proteggono i capi-neri, facendo paura da lontano persino ai mostri delle montagne e dell'inferno. D'altra parte sono opera di preghiera e opera di magia umana : implorano continuamente l'abbondanza pura degli dèi, ad es., nel rito solennissimo dell'bieros gamos, che vuol costringere gli dèi a effondere quell'acqua di abbondanza e fecondità. Un altro profondo effetto è prodotto dai canti e suppliche delle dée davanti agli dèi riuniti in consiglio; ma An ed Enlil respingono l'intercessione degli dèi tutelari; hanno una parola che nessuno potrà cambiare mai. Ed ecco i venti atroci e le potenze infernali, con i nemici politici, che massacrano con mazze come gazzelle il popolo dei capi-neri, ed ecco urlare dal cielo il Toro celestiale. Ma sebbene il popolo si sperda e voli via come uccelli disturbati, sebbene le città siano ridotte ad essere abitate da selci e non più da uomini, tutto può finire bene : gli dèi tutelari rientrano nel favore di An ed Enlil, si fa il rituale per le nuove fondamenta della città e tutto finisce con un inno di gioia e lode ad essi, ed anche ad An ed Enlil, i quali hanno dato il decreto della ricostruzione (il xii-dIGI4-A). A tali lamentazioni si avvicinano quelle su Tammuz rapito dai demoni negli inferni, ed altri pianti delle divinità madri e tutelari.
4. La letteratura sapienziale. - L'ultimo genere è la letteratura sapienziale, astrazione fatta dai testi magici e da quelli in un senso più stretto didattici, come l'esorta-
zione del padre contadino al figlio per insegnargli l'agricoltura. Se ne trovano parecchie specie: la più elementare sono i proverbi e gli aforismi, brevi detti profondi e spesso anche di una saggezza spirituale. Un altro genere sono le favole, nelle quali vengono a contesa animali od oggetti personificati, come l'uccello ed il pesce, l'albero e la canna, la zappa ed il carro, l'argento ed il bronzo.
Tale letteratura sapienziale è dovuta in parte anche all'ê-Dubba (la "casa delle tavolette "), cioè la scuola, che era stata creata per formare i DUB-SAR, gli scribi di tavolette. In tale scuola insegnavano gli ADDA- $\hat{\text { - }}$ DubBA, i "padri della casa di tavolette ", cioè i professori, detti anche UMmIA, " esperti ". Per la disciplina essi avevano un šěĚ-GAL, "grande fratello ", assistente incaricato persino delle verghe. E rimasto un racconto molto umano, ricco di semplicità e sincerità, di uno scolaro infelice di quei tempi. Svegliato, grida alla mamma che gli dia due panini, e si mette a correre per arrivare ancora a tempo a scuola. Arriva qualche minuto in ritardo il nostro dUMU-Ė-DubBA, per cui è penalizzato con colpi di verghe. Non riesce bene a recitare la "tavoletta", dopo di che un'altra volta avviene l'azione che la scrittura sumerica esprime con il segno di "bastone" su "carne". Dopo lo scolaro mangia i suoi panini, e comincia a scrivere una tavoletta; ma siccome le gambe gli fanno male, si alza ed esce dalla sala: a ciò seguono altri costighi dei vari intendenti dell'Ė-DubBA. La tavoletta gli riesce male, onde altri colpi dal maestro. La sera deve imparare altre tavolette, e prepara la scrittura di esse, sempre con il risultato delle verghe. Ritorna triste in casa, e recita al padre una tavoletta che ha davvero imparato; questi, pieno di gioia, non può negare la proposta, fatta dal ragazzo, d'invitare per placarlo il maestro in casa. Ciò viene fatto: il maestro, mal salariato anche allora, riceve il posto d'onore, una nuova veste, un anello e un bel pranzo, e già dichiara che il povero discepolo è pieno di sapienza, rassicura il padre che scrive bene e che è un cultore capace della dea Nisada, padrona degli scribi. Forse questa poesia goliardica è da prendersi un po' sul comico.
V. Religione. - La religione sumerica, nelle sue idee fondamentali, è diversa da quella accadica, da quella cananea e da quella egiziana. Forse la si può capire paragonandola alla religione baalica, nota nell'ambiente del Vecchio Testamento.
L'abbondanza è l'idea centrale, nelle due religioni; ambedue sono religioni di fertilità, in ambedue l'acqua fertilizzante ha importanza primordiale, non mancano le feste licenziose ed i riti sessuali. Ma vi è molta differenza: la religione di Baal è religione della pioggia capricciosa che viene e scompare, ed essa comporta la venerazione di un principio dell'ordine cosmico; la religione di Sumer considera invece l'acqua fertilizzante secondo un ordine fermo e stabilito, ordine inserito nella gerarchia della comunità degli dèi, i quali fanno i "modelli» di tutte le cose, che sulla terra sono forze e competenze. L'acqua è un elemento pieno di saggezza, che può fare tutto, come quando è regolata dai canali e rinchiusa fra le dighe; tale acqua regolata e benefica, la cui origine è nei cieli, dove fra le prime cose che fecero gli dèi le fissarono il destino splendente di acqua dolce, è ben distinta dalle acque primordiali, le quali come le acque marine hanno effetti disastrosi. I S. venerano negli dèi i datori benevoli dell'abbondanza; la loro religione è dunque ben lontana da una religione di rivelazione e di divina carità spirituale.
La cosmogonia e la teogonia sumerica, quali appaiono nei testi mitici, intimi ed epici, pongono prima di tutto l'Oceano primordiale, personificato in NAsGMI, generatrice di Cielo e Terra, ancora uniti come Gran Monte sopra le acque. Cioè essa genera il dio Cielo (AN) e la
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dea Terra (xI), divinità primordiali. Dall'unione di An e Ki è prodotto il dio "Aria», cioè enlil, che separa ambedue (cf. il mito egiziano). Ma poiché il cielo era di lapislazzuli nerissimo, tetto per così dire della casa di Enlil ed anche pareti, mentre il fondo era Ki, mancava la luce nella casa di Enlil. Per averla egli generò con Ninlil (consorte dello stesso elemento) il dio-luna Nanna, viandante del cielo. Quegli, con un conprincipio, ningal (la "grande signora"), generò un figlio più brillante di lui. Utu, il dio-sole. Dall'altra parte nella terra si formò anche l'acqua dolce, elemento benefico, distinto dalle acque primordiali e da quelle marine, e il cui dio fu Enki. Da quei quattro dèi creatori deriva tutto il pantheon: vi sono gli Annunaki, accompagnatori di An, vi sono le stelle, piccoli fratelli di Nanna e di Utu, vi sono divinità infernali anch'esse generate da Enlil. Vi è la grande dea Inanna "Signore dei Cieli", figlia di Enki, vi sono altre divinità terrestri e culturali, come sopra esposto nei miti. Tali divinità sono create in conformità all'ordine dell'Universo, ossia dietro convegno e decisione dell'assemblea degli dèi, nella quale An ed Enlil, ma anche altre divinità, fissano destini delle cose-modelli per il divenire. Però il pantheon sumerico è tutt'altro che primitivo; esso è frutto di una lunga evoluzione. Si può affermare che nel tempo sumerico antico Enlil era la divinità più attiva, ma sembra che poi sempre più Enki si sia affermato.
La creazione dell'uomo, servo degli dèi, - anch'essa non identica a quella accadica - è realmente più solenne: agli dèi mancano case degne, un nutrimento di gusto e di cultura e le vesti. Allora, dietro l'intervento di Nammu, madre di Enki, dall'argilla che è sopra l'abisso vengono plastrati gli uomini, nati a quanto sembra anch'essi da Nammu e da Ninmah, aiutati da tutte le dée levatrici. Esse determinano inoltre il destino dell'uomo, servo degli dèi. Ne segue un banchetto di gioia degli dèi, nel quale, diventando un po' esuberanti, Ninmah ed Enki formano di quell'argilla sopra l'abisso sei tipi speciali di uomini. Leggibile è il testo soltanto quanto ai due ultimi tipi: la donna sterile, destinata da Enki per la prostituzione sacra, e l'uomo eunuco per natura, destinato da Enki a servitore dei re. Altri miti sull'origine dell'uomo lo riferiscono cresciuto come una pianta, in un luogo sacro, o come prodotto dalla zappa. Ne risulta l'idea della vita dei S.: posto in un mondo di abbondanza, l'uomo ha da preparare con la sua cultura che si sviluppa il meglio per gli dèi, nelle cui mani è sempre; ma essi, benigni e sottomessi anche a magia, adempiono tutti i loro doveri. Sulla vita dopo la morte sono mute tutte le fonti della religione sumerica; le tombe menzionate di Ur indicano la credenza in un'altra vita.
Le idee di Sumer sono sempre illuminanti, ed è importante sapere il pensiero sumerico su un dato argomento. Ciò vale specialmente per i primi capitoli del Ge nesi, che hanno relazioni secondo il genere letterario con gli «inni culturali» e in qualche misura con tutta la letteratura "culturale" di Sumer.
Bibl.: la bibl. su Sumer completa fino al 1927 è data da A. Deimel, Übersicht über die Keilschriftliter. (Orientalia, 1* serie, 27), Roma 1927. Per il periodo a partire dal 1927 v. bibl. in Arch. für Orientforschung (Berlino, più tardi Graz), e Keilschriftbibl., in Orientalia, nuova serie (Roma). Per la grammatica sumerica, cf. E. Sollberger, Le système verbal dans les inscript. "royales " présargoniques, Ginevra 1952, pp. 3-11. Le grammatiche fondamentali sono: A. Poebel, Grundzüge der sumer. Grammatik, Rostock 1927; A. Deimel, Sumer. Gramm. der archaischen Texte..., Roma 1924; 2* ed. 1939; A. Falkenstein, Gramm. der Sprache Godeas von Logod. 2 voll., Roma 1949-50; l'opera di E. Sollberger ed anche R. Jestin, Abrégé de gramm. sumérienne, Parigi 1951, sono più secondali al non-cuscaformismo. Per la preistoria e protostoria sumerica v. S. Moscati, L'Oriente antico, Milano 1952, pp. 111-13. Opere recenti: G. Comennau, Manuel d'arch. orient., 4 voll., Parigi 1927-47 (bibl. fino al 1939); A. Moortgat, Frühe Bildbunst in Sumer (Der Alte Orient, 40, III), Lipsia 1935; V. Christian, Altertumskunde des Zusatitronkandes, ivi 1940; A. Scharff, Die Frühkulturen Ägyptens und Mesopotamiens (Der Alte Orient, 41), ivi 1941; H. J. Lenzen, Die Entwicklung der Zilhhurat von ihren Anfängen bis zur Zeit der III. Dynastie von Ur, ivi 1941; A. Moortgat, Die Entstehung der sumer. Hochkultur (Der Alte Orient, 43), ivi 1945; A. Parrot, Arch. mésopotam. Les étapes, Parigi 1946; id., Ziggu-
rats et tour de Babel, ivi 1949; A. L. Perkins, The comparative archaeol. of Mesopot., Chicago 1948. Per lo storia sumerica: S. Moscati, op. cit. sopra; A. Scharff-A. Moortgat, Ägypten und Vorderasien im Altertum, Monaco 1950, pp. 205-84 (alle pp. 472-77 è notata la bibl. storica più importante); H. R. Hall, The ancient hist. of the Near East. From the earliest times to the battle of Salamis, Londra 1950. Per la letteratura sumerica la collec. più accessibile è Ancient near eastern texts relating to the Old Testament. J. B. Pritchard, Princeton 1932 (pp. 37-39: miti ed epopea.; 159-61: codice di Lipit-Intar; 217-19: documento legale, trad. di T. J. Meek; 263-89: testi storici, trad. di A. L. Oppenheim; 382-92 : inni e preghiere; 452-63 : lamentazione di Ur; 480-81 : lettera di Ihi-Sin; 496 : poesia d'amore rituale; questi testi sono tradotti da S. N. Kramer); A. Falkenstein-W. v. Soden, Sumerische u. ahhadische Hymnen, Zurigo 1953 (la migliore trad. di inni sumerici). Cf. inoltre: S. N. Kramer, Sumerian mythol., Filadelfia 1944; M. Witzel, Zu den Eumerbar-Dichtungen, in Orientalia, 18 (1948), pp. 265-84; M. Lambert-R. Tournay, Enki et Ninhursag, in Revue d'assyriol., 43 (1949), pp. 105-36; id., Poésie et art sumér., in Les cahiers d'art, 24 (1949), pp. 9-72; S. N. Kramer, Schooldays, in Tourn. of the Amer. orient. soc., 69 (1949), pp. 199-213; R. Jestin, Textes relig. sumér., in Rev. d'assyriol., 44 (1950), pp. 45-71; S. N. Kramer, Sumerian wisdom literature: a preliminary survey, in Bull. of the Am. Schools of orient. research, 122 (1951), pp. 28-31; id., Bref aporys concernant les restes littér. sumeriens, in Scientia, 86 (1951), pp. 99-109 (il migliore riassunto sull'argomento); A. Falkenstein, Zur Chronol. der sumer. Liter., in Compte-rendo de la Seconde rencontre assyr. internat., Parigi 1951, pp. 15-30; A. Falkenstein-W. von Soden, Sumer, und ahhad. Hymnen und Gebete, Zurigo 1953. Per la religione sumerica manca un'opera aggiornata, che faccia tesoro di tutte le fonti o abbia riguardo alla distinzione dei periodi. Per la religione preistorica: A. Moortgat, Entstehung der sum. Hochkultur, cit. Per i tempi storici: C. F. Jean, La religion sumér., Parigi 1931; L. Legrain, Les dieux de Sumer, in Rev. d'assyr., 72 (1935), pp. 117-24; G. Boson, La relig. sumero-accadica e babiloneseantira, Torino 1936; F. Schmidtke, Urgeach. der Welt im sumer. Mythus, in Bonner bibl. beiträge, 1 (1950), pp. 205-23; S. N. Kramer, Sumerian relig., in V. Ferm, Forgotten relig., Nuova York 1950, pp. 47-62; N. Schneider, Die Relig. der Sumerer und Abhader, in Christus und die Relig. der Erde, II, Vienna 1951, pp. 383-440; G. Furlani, in Le relig. del mondo, $2^{*}$ ed., Roma 1951, pp. 206-209 (gli dèi). Cf. inoltre la massima parte della bibl. sulla cultura e religione della Babilonia e dell'Assiria; quella anche sulle regioni più periferiche, come Suza (v.). Nuzu (v.); sui Hurriti (v.), che trasmisero parte della cultura e religione sumerica persino agli Hitizii (v.). Fu notevole inoltre l'influsso dei S. sul medio Eubote (v. sarif e persino più ad ovest (v. ugarit), benché, escludendo ogni pansumerismo, si debbano con grande diligenza rilevare le notevoli differenze.
Eugenio Bergmann - Pietro Nober
"SUMMAE DEUS GLEMENTIAE". - Inno delle Lodi nella festa dei Sette dolori di Maria S.ma al 15 sett., di autore ignoto.
L'autore si rivolge all'Eterno Padre perché conceda agli uomini di poter meditare le ferite di Gesù e i dolori della Vergine le cui lacrime hanno cooperato a lavare il mondo da tutti i peccati.
Bibl.: C. Albin, La poésie du Brév., Lione s. a., p. 334; A. Mitra, Gli inni del Brev. rom., Napoli 1947, p. 176.
Silverio Mattei
"SUMMAE PARENS GLEMENTIAE". Inno del Mattutino nel sabato, di autore ignoto. Lo si trova nei manoscritti del sec. Ix (G. M. Dreves e C. Blume, Anal. hymn., LI, Lipsia 1912, p. 50).
Il poeta si rivolge alla divina bontà perché accolga le preghiere dei suoi figli e dia loro la purezza del cuore, la sola che può assicurare le gioie del divino amore, e smorzì l'ardore dei sensi.
Bibl.: G. S. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, Parigi 1874, pp. 173-80; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. a., pp. 66-68; A. Mitra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 77.
Silverio Mattei
SUMMAGA. - Abbazia benedettina, in diocesi di Concordia, da cui dista 3 km .; il nome latino "Summa aqua" è in rapporto con il terreno paludoso, bonificato e reso abitabile dai montaci.
Fondata probabilmente tra i secc. IX e 2, ebbe giurisdizione su alcuni paesi e parrocchie; mutata in commenda nel 1430, il commendatario card. Carlo Rezzonico, poi papa Clemente XIII, nel 1740, restaurò la chiesa; con il
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(fot. Caprioli)
Summaga - Affreschi nell'abside dell'antica chiesa abbaziale (inizi sec. xili).
nipote, card. Carlo Rezzonico, nel 1790, fu soppressa la commenda e istituita la parrocchia.
Della prima Basilica sussiste un sacello, che servil da abside alla chiesa romanica, eretta nel sec. xir la cui abside mediana conserva ancora un notevole ciclo pittorico, diviso in tre zone: in alto, entro mandorla, la Vergine tra gli angeli, e i simboli degli evangelisti; nel centro Cristo tra gli Apostoli; infine, sopra un delicato velario, le vergini sagge e le vergini stolte. L'affresco è assegnato alla fine del sec. xir oppure ai primi anni del sec. xir ed ha l'accento schietto dell'arte romanica dell'Italia meridionale e centrale e particolarmente del ciclo pittorico benedettino di Tivoli.
Bist.: E. Degani, La dice, di Concordia, Udine 1924, p. 73 sgg.; M. Belli, L'abbazia di S., Motta di Livenza 1925; U. Nebbia, in Boll. di Arte del Min. d. P. I., 8 (1928), pp. 241 sgg.; P. L. Zovatto, Il battistero di Concordia, Venezia 1948, pp. 50, 51 .
Paolo Lino Zovatto
SUMMERHILL: v. FERNS, DIOCESI di.
«SUMMI PONTIFICATUS». - Prima enciclica di Pio XII (20 ott. 1939), in cui è tracciato il programma del suo pontificato.
Pubblicandola alla vigilia della festa di Cristo Re, nel $40^{\circ}$ della Annam sacram, con cui Leone XIII consacrava il mondo al S. Cuore, il Pontefice esordisce richiamando i fedeli a questa fonte suprema di beni spirituali, esprime poi la gioia provata per il cordiale e universale plebiscito di congratulazioni pervenutegli per la sua elevazione al trono anche da non cattolici. Di particolare soddisfazione furono gli omaggi dei capi di Stato soprattutto dell'Italia, dove i Patti Lateranensi segnarono l'inizio di rapporti pacifici e fecondi.
Venendo a delineare il suo programma, si propone prima di tutto e di rendere con apostolica fermezza testimonianza alla verità » esponendo con imparzialità e paterna carità gli errori e le colpe che è necessario conoscere per curare. La radice degli errori moderni è posta dal Papa nella negazione di una moralità universale, di
cui è causa il protestantesimo. Le conseguenze più gravi sono: 1) la perdita del senso della solidarietà degli uomini in Adamo e in Cristo; 2) l'autorità assoluta del potere civile, che non rispetta i diritti della famiglia e non si tiene legato alla fedeltà dei patti internazionali liberamente contratti. Al primo errore il Sommo Pontefice oppone l'esempio della Chiesa nella sua attività missionaria, aperta ai valori di tutte le civiltà; al secondo richiama i diritti inviolabili della famiglia e l'obbligazione della coscienza fondata sulla natura stessa dell'uomo. Segue un'esortazione alla collaborazione dei laici all'apostolato, che si inizia nella famiglia cristiana, si estende alla difesa dei principi cristiani nella società civile (soprattutto dei diritti della Chiesa all'educazione della gioventù) e nel terreno politico per un'efficace opera pacificatrice. L'enciclica termina con un supremo appello alla comune collaborazione per alleviare le angosce della guerra dove già è iniziata e a scongiurarla nelle altre parti del mondo.
Bist.: L'Eneid. S. P. di Pio XII. Comm. dottrinali a cura dei professori del Pont. Aisneo Napaletano, Roma 1940.
Antonio Piolanti
SUNDAR SINGH. - Mistico indù, detto Sadhu $=$ "pio", n. a Rampur, al confine del Nepal il 3 sett. 1889, m. nel 1932.
Dalla setta religiosa in cui era nato, quella dei Sick che è un compromesso tra l'islamismo e l'induismo, egli ricevette la possibilità di conoscere e di intendere le varie orientazioni della mistica : fervore dell'islamismo sofita, ritualismo del bramanesimo, esercizio pratico-spirituale dello Yoga, dottrina di salvazione del buddhismo. Ma nessuna lo appagò completamente. Solo il cristianesimo, conosciuto attraverso la comunione anglicana, lo persuase e in questa chiesa egli ricevette il Battesimo il 3 sett. 1905 nel suo sedicesimo compleanno. A 19 anni si recò presso le Missioni del Tibet, donde in seguito peregrino per l'India del nord e del sud, in Cina, in Giappone, nel Nord America e poi in Occidente: Inghilterra, Germania e Svezia dove strinse amicizia con l'arcivescovo luterano di Uppsala, N. Söderblom. Fece anche un viaggio in Palestina per ricalcare le orme di Gesù, la cui apparizione all'età di 15 anni lo aveva orientato verso il cristianesimo; studiò a fondo i grandi mistici di Occidente.
La sua visione è antintellettualistica, solo orientata verso l'amore di Dio, che Gesù Cristo ha rivelato al mondo, solo paga della preghiera, che è l'unica via alla comprensione delle cose divine. La sua fede ha carattere di infantile ingenuità che gli ha fatto ritenere reali miracoli e meravigliose apparizioni intorno alle quali sono stati, obbiettivamente, sollevati dei dubbi.
Essa in sostanza, a parte le peculiari caratteristiche che gli vengono dalla stirpe e dalla sua iniziale orientazione religiosa, è la fede mistica di tipo protestante in quanto non si preoccupa di ecclesiologia e si appaga soprattutto dell'unione dell'anima individuale con la divinità attraverso la preghiera.
Bist.: opere: Zu des Meisters Füssen, Sadhu Sunder Siughs Botschaft (trad. ted.), Stoccarda 1923; id., Par Christ e pour Christ, Losanna 1923; id., Betrachtung und Gebet, Outerstuh 1922. Letteratura: B. H. Streeter - A. J. Appesany, The sadhu. A Study in Mysticism and Practical Religion, Londra 1921; M. Scharer, S. S. S., Zurigo 1922; L. de Grandmaison, Le S. S. S. et le problème de la sainteté hors de l'égine catholique, in Rech. Sc. relig., 1922, p. 1, sgg.; W. Monod, Le S. S. S., in Revue d'hist. et de philos. rel., 1922, p. 434 sgg.; N. Söderblom, Christian Mysticism in an Indian Soul, in Intern. Rev. of Mission, 1922, p. 266 sgg.; W. Parker, Un apôtre Indo, le S. S. S. (trad. dell'ingl.), Losanna 1923; A. Wöth, S. S. S., in Kath. Miss. (1923-24), pp. 218-26; Fr. Heiler, S. S. S. Ein Apostel des Ostens und Westens, Basilea 1924.
Nicola Turchi
SUNEM (SUNAM). - Città cananea della Palestina (ebr. Sūnēm; gr. Zovodú), occupata da Tuthmosis III (snm, n. 38) e che ebbe notevole importanza sino alla sua distruzione, per opera di Labaja, nel sec. xiv.
Conquistata dagli Ebrei, fu assegnata da Giosuè alla tribù di Issachar (Ios. 19, 18). I Filistei vi si accamparono
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prima della battaglia contro Saui sul Monte Gelboe (I Sam. 28, 4). Patria di Abisag (I Reg. 1, 3), della pia donna a cui Eliseo risuscitò il figlio (II Reg. 4, 8, 12; 8, 1), della Sulamite (Cant. 7, 1; gr. Σεινναιεῖτις). Oggi Sōlem o Sūlam, villaggio sul pendio meridionale del cosiddetto "Piccolo Hermon" ( $=$ Nebi ed-Dabi) a sud del Thabor. Nel tell sovrastante al villaggio è stata raccolta ceramica dal periodo del Bronzo II fino all'epoca araba.
Donato Baldi
SUÑOL, Ramon Gregorio Maria. - Abate benedettino e gregorianista, n. a Barcellona il 7 sett. 1879, m. a Roma il 26 ott. 1946.
Il motu proprio del b. Pio X (22 nov. 19