, il giorno di sabato, inforcavano un manico di scopa o s'arrampicavano sul dorso di un demonio trasformato in animale e attraversavano invisibilmente il cielo fino a portarsi in un luogo di raduno sacrilego, dove si rendeva culto a Satana, il quale spesso rivestiva le forme di un gatto o di un caprone. Durante l'assemblea avevano luogo scene licenzioss.
Stregoni e streghe avevano il potere di gettare il malocchio, di provocare malattie o di guarirle con incantesimi, di far scoppiare epidemie, di far morire animali domestici, di distruggere le messi, di provocare tempeste di grandine, di combinare filtri amorosi ad uso del pubblico, di tirare la buona sorte. Le streghe si dimostravano più crudeli che non gli stregoni; si diceva che erano ghiotte della carne dei bambini; si credeva che portassero via i neonati non ancora battezzati per consacrarli al demonio.
La credenza alla stregoneria era cosi sparsa fra il popolo medievale, che gli inquisitori, al cominciare,
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sembra, dal sec. xiv, l'assimilarono al crimine di cresia e abbandonarono al braccio secolare quelli che si davano a quest'arte nefasta. Fondato sulle confessioni strappate agli stregoni e alle streghe, il domenicano Giacomo Sprenger compose il suo Malleus maleficarum, maleficia et eorum haeresim ut framea potentissima conferens (Colonia 1487), diretto a facilitare il compito degli inquisitori, ed offrendo nello stesso tempo un quadro d'insieme delle s. imperversanti nelle terre dell'Impero.
Ma a praticare l'arte della magia nera non erano solo gli stregoni e le streghe; contro qualche nemico si preparavano bambole di cera, che si facevano battezzare da un sacerdote o da un diacono, poi si appiccavano ad esse striscioline con scritto il nome di questa o quella persona, indi con uno spillo si trafiggeva il punto corrispondente al cuore, pronunciando le formola: "Pietro... Giovanni, muori! ". Altre volte si esponeva il ventre della figurina a suffumigi allo scopo di provocare nell'avversario una malattia viscerale che lo portasse al sepolcro. I processi più celebri, che procurarono agli accusati la condanna al rogo, ebbero luogo sugli inizi del sec. xiv : quelli di un gruppo di guasconi che avevano gettato l'incantesimo sul papa Giovanni XXII (cf. E. Albe, Hugues Géraud et l'affaire des poisons, Parigi 1903) e di Guichard de Troyes, accusato falsamente di aver praticato l'arte magica per cattivarsi il favore della regina Giovanna, moglie di Filippo il Bello (A. Rigault, Le procès de Guichard, évêque de Troyes, Parigi 1896).
La morte dell'avversario era anche cercata per mezzo di polveri nocive, composte con le più bizzarre sostanze: crini d'animali, resti di rospi, carne di persona impiccata, mescolate con un'ostia consacrata. Gli uomini del medioevo sembrano assillati dal terrore delle droghe preparate dai maghi. I grandi personaggi avevano al loro servizio assaggiatori del vino e dei cibi che si preparavano per la loro mensa; ci si serviva anche di pietre a forma di lingua di serpente che si appendevano nelle sale dei conviti, le quali avevano la virtù di svelare il veleno. Il timore del malocchio spingeva le popolazioni ad usare amuleti, avvolti in formole cabalistiche. I chiodi, il ferro di cavallo, l'ambra, il corallo, portavano fortuna. Bende di stoffa o di erbe intrecciate, avvolte sulle braccia e sulle gambe, proteggevano dalla cattiva sorte. S. Tommaso (Sum. Theol., $2^{\mathrm{a}}-\mathrm{a}^{\mathrm{ge}}$, q. 96, a. 4) accenna a frammenti di Vangeli impressi su piumbo o stagno o scritti su pergamena, che si portavano sospesi al collo con funicelle e che avevano il medesimo scopo. Si praticava pure la necromanzia. Alcuni medium pretendevano di essere in assidua comunicazione con i morti; parlavano con essi e s'incaricavano di comunicare ai loro amici particolari commissioni, consistenti, il più delle volte, nel riparare a torti da loro commessi durante la vita terrena o nel domandare Messe per il riposo delle loro anime. I neeromanti s'incaricavano anche di dare ai parenti notizie dei loro morti e di informarli sulla loro sorte (cf. J. M. Vidal, Une secte de spirites d Pamiers en 1320, in Annales de St-Louis des Français, 3 [1898], pp. 285-345).
Bib1.: fonti : i penitenziali e i decreti conciliari, il Decreto di Graziano (causa XXVI, q. $3^{2}$ e q. 92, cap. 15), le Decretali di Gregorio IX (I, V, tit. 21, de sortilogis), Studi: M. del Rio, Disquisitionum magicarumlibri VI, Lovanio 1399: F. von Spee, Cautio criminalis seu de processibus contra sagus liber, Rinteln 1631; J. S. Thiers, Traité des superstit. selon l'Ecrit. Sainte, les décrets des Cauc..., Parigi 1679; P. Migno, Dict. des sc. occultes, 2 voll., ivi 1846; H. C. Lea, Hist. de l'Inquis. au moyen dge (vers. franc.), III, ivi 1902, pp. 438-660; L. Gougsud, Les chrétientés celtiques, ivi 1911; id., Les dénotions au moyen dge, ivi 1930: J. M. Vidal, Balloire de l'Inquis. franc. au XIV e siècle, ivi 1913; B. Gui, Manuel de l'inquisiteur, ed. G. Mollat, 2 voll., ivi 19261927; M. Kieno, Paganism and pagan servituals in Spain, Washington 1938; J. Huisinga, Antunno del medio evo, vers. ital., Firenze 1942.
Guglielmo Mollat
SUPERUOMO (ted. Übermensch). - Vocabolo foggiato per indicare una concezione dell'umanità superiore alla sua forma normale o tipica, ma libera da ciò che vi appare debole e difettoso.
Si presenta la prima volta nella letteratura tedesca del '600, ma ha riscontro nel titanismo del Rinascir
mento, nella concezione vichiana delle età dei giganti e degli eroi, nelle categorie del sovrumano universale formulate dal Romanticismo (v.). Il Nietzsche (v.) ne svolse la teoria nel suo Zarathustra e nell'Al di là del bene e del male (1883-83, 1885-86), contrapponendosi vigorosamente allo spirito di decadenza e di melanconia proprio della fine del secolo, ma con tono paganeggiante e reminiscenze della sofistica teoria del "trionfo del più forte». Egli non considera però il suo s. tanto come uomo eroico, quanto come profeta e conscio di una "filosofia dell'avvenire", che domina le mediocrità e le debolezze umane con la rivelazione e la pratica del divenire della vita secondo la legge dell'amore sensibile nel quale tutto è transeunte e tutto ritorna. Il s. niteiano dispone della "percezione immacolata", o immediata comunione con il puro fluire dell'esistenza; ma, per lui, Dio è morto, non chiede più il sacrificio dell'umanità e l'ha lasciata libera di esaltarsi. Il sentimento panico della natura sostituirebbe così la religione: la volontà di potere oltrepasserebbe le limitazioni della morale abituale. Queste idee vennero svolte nella tendenza dell'immanentismo sensuale dal D'Annunzio (v.), il quale considerò come compito dell'arte stessa la preparazione dell'avvento del s., ma ritornò a conferirgli una valutazione eroica. Sono tipi di s. alcuni protagonisti dei suoi romanzi (Il trionfo della morte). Forse che si, forse che noi e dei suoi drammi (La gloria). Ma egli cercò di riconciliare Nietzsche con Wagner, sostenendo (nel Fuoco) che gli eroi mitici e cavaliereschi della leggenda poetico-musicale erano pure s.; mentre nel filosofo tedesco l'Uebermensch, come l'Überhaupt della logica ("in generale"), conteneva non solo il superamento ma anche il disprezzo della umanità tradizionale. Infine il surhomme venne assai discusso prima della guerra 1915-18 dai socialisti francesi, per stabilire se esso corrispondeva alla dottrina marxistica del plusvalore, o alla figura del dictatore del proletariato; ma i pangermanisti, attribuendo nella stessa occasione la qualità di s. all'intera nazione germanica, tolsero sapore filosofico alla questione e ripristinarono in proposito la fama del Nietzsche.
Bib1.: G. Vidari, L'individualismo nelle dottrine morali del sec. XIX, Milano 1908; S. Corassoli, La visione della vita e dell'arte nella filosofia di F. Nietzsche, Sassari 1913; E. Seillière, Du quiétisme au socialisme romantique, Parigi 1925; id., Morales et religieux nouvelles en Allemagne, ivi 1927, Bastina Caramella
## SUPPELLETTILE SACRA: v. ARREDI SACRI.
SUPPLICA. - Come termine diplomatico è la petizione indirizzata al sovrano per ottenere una concessione graziosa. Anche le concessioni di vario genere fatte dal papa e le nomine dei benefici minori riservati alla S. Sede erano precedute da una s.
In un primo tempo le s. pontificie erano redatte direttamente dalle persone interessate, ma già nel sec. xir si ha notizia di scrittori che tenevano il loro banco presso il Palazzo Lateranense per preparare le s., e nel sec. xim si hanno le prime raccolte di formulari : cominciano ordinariamente con a Supplicat Sanctitati Vestrae devotus orator vester s, che ne diventa formola caratteristica. Nel sec. xiv le s. assumono carattere ufficiale, il loro testo è redatto secundum stilum Curiae e lo stesso vicecancelliere o un referendario le presenta al papa, che le approva con la formola autografa a fiat ut petitur s, seguito dall'incisale del suo nome di Battesimo; è aggiunta la data, che segna la decorrenza della concessione. Questi particolari sono interessanti per la storia della Curia, perché seguano l'origine di cariche che ebbero poi sviluppo autonomo : i referendari della Segnatura e il datario. Con il sec. xv la procedura si fissò, conservandosi fino al sec. xix; il testo preparato secondo lo stile a cura del procuratore, che rappresentava in Curia l'interessato, era esaminato e firmato da un referendario, e poi da lui presentato per l'approvazione, che poteva essere fatta o dal papa con la formula ormai tradizionale, o, per certe materie, dal vicecancelliere, che usava la formula " concessum ut petitur s seguita dalla firma, o da un referendario autorizzato, il quale però firmava alla presenza del papa se-
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(da A. Battelli, Acta Pontificam, Cittá del Vaticano 1531, tav. 38)
SupplicA - S. originale di Lelio di Leone e de Villa Megiane e Lorenzo di Giovanni Battista e de Villa Aque Castanes e del comitato Spoltrino, con cui chiedono a Paolo III di confermare loro immunità e privilegi conseguiti per aver combattuto contro i Turchi ( 19 dic. 1239). E visibile la doppia segnatura autografa del Pontefice, una sotto la petizione, l'altra a fianco delle ciuuscle: la sigla con cui il Papa si firma è l'iniziale del suo nome di Bat. tesimo (Alexander) - Archivio Segreto Vaticano, Paolo III supplic. orig.
gnando "concessum in praesentia domini nostri Papae»; il datarius aggiungeva la data.
La s. dunque costituisce, dopo l'approvazione, l'originale della concessione, destinato però ad uso d'ufficio, perché era necessaria la spedizione dell'atto solenne definitivo, cioè una bolla o un breve. In certi casi il papa concedeva che la sola signatura, cioè la s. da lui firmata, valesse come documento definitivo, senza che fosse necessaria la spedizione del documento solenne: queste s. si distinguono per le forme esterne accurate, spesso sono decorate con miniature e portano una speciale formola che esprime la loro natura. Altro tipo di s. comincia con le parole motu proprio: con essa si ricorre ad una fictio iuris per concedere facilitazioni procedurali al beneficiario, quasi che la concessione fosse per iniziativa del papa e non a sua richiesta. Le s. vennero copiate fin dal sec. xiv in registri di carattere ufficiale, che formano oggi nell'Archivio Va-
ticano una serie di 7363 voll., dall'a. 1342 al 1899. Anche i nunzi apostolici, per le facoltà che ricevevano, approvavano s. seguendo l'uso dei papi ed ebbero loro registri.
BibL.: B. Katterbach, Specimina supplicationum ex registris Vatic., Roma 1922; id., Inventario dei registri delle s., Città del Vaticano 1932; H. Brezelau, Handbuch der Urkundenlehre, II, 2* ed., Berlino-Lipsia 1931, pp. 104-15, dove è pure l'elenco più aggiornato delle iniziali con le quali i papi hanno firmato le s.
Giulio Battelli
## SUPREMO ORDINE DEL CRISTO: v. ORDINI EQUESTRI PONTIFICI.
SUR (ebr. S̆är = muraglia -). - Deserto attraversato dagli Israeliti con tre giorni di marcia dopo il passaggio del Mar Rosso (Ex. 15, 22), detto in Nam. 33, S deserto di Etham. E probabilmente da localizzarsi ad ovest di el-'AriS.
Sembra che derivi il nome dalla frontiera fortificata dell'istmo di Suez (la muraglia per eccellenza: egiz. $h t m$ ), o più specificamente da una località htm $n$ T'rw (fortezza di Taru o di Zulu) situata a Tell Abū Sejleh, a qualche km. ad est del canale di Suez e del villaggio di el-Qantarah. S. sarebbe la trascrizione ebraica dell'egiz. htm. Forse però il nome del deserto proveniva dalla forma di muraglia che presenta la catena di er-Rūḥah ad oriente della pianura.
Sulla via di S. l'angelo del Signore trovò Agar fuggitiva (Gen. 16, 7); vi passò Abramo nel discendere in Egitto (ibid. 20, 1). Il nome ritorna nell'espressione "da Hevila sino a S. di fronte all'Egitto" o "sulla frontiera d'Egitto" (I Sam. 15, 7; 27, 8) ad indicare la residenza dei discendenti di Ismaele e di Amalec.
BibL.: F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I. Parigi 1923, D. 434; B. Ubach, La Biblia. Illustracid pels sonços de Montserrat. XXIV. II, Montserrat 1924, p. 70. Donato Baldi
SURA. - Città mesopotamica, sulla sinistra dell'Eufrate, di fronte a Callinico nell' Osroene, all'inizio della strata diacletiana che da S. conduceva a Palmira, Damasco, Bostra. Le truppe imperiali di Belisario vi furono sgominate dai Persiani (531). Vi era una fiorente comunità giudaica, in cui ebbe sede la principale accademia babilonese.
L'Accademia rabbinica di S. fu fondata nel 219 ca. dall'amoreo Abbā Arekā (v.) o Rab, che la diresse fino alla morte (247), e cui successe il suo amico Mar Sèmū'èl Jarhlnā'āh (165-257), poi Hīnnā' (m. nel 297); alla morte di

(Int. Enc. Catt.)
Supplica - Registrazione 'ufficiale della medesima s. - Archivio Segreto Vaticano, Reg. Suppl. 2358, f. 79 *.
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R. Hisdā' (309) i'Accademia di S. si chiuse; fu riaperta in Mātā Mēhasjā' (località identificata con S. o posta nelle vicinanze di S.) dal grande Rab Ašī (352-427), che la resse per 52 anni ( $375-427$ ). Ašī, il più celebre degli amorei (v.), è l'autore sostanziale del Talmud babilonese, poi completato o redatto dai suoi continuatori, sotto la direzione di Rābīnā' II ben Hūnā' (m. nel 500); sono noti i nomi di 60 dotti colleghi o alunni di Ašī. I capi dell'Accademia di S. furono i primi ad assumere il titolo di gá' $\delta n$, dignità che probabilmente fu istituita dopo la conquista araba ( $636-642$ ); nel 658 ca. il capo dell'Accademia di S. Mār ben Mār Hūnā' fu riconosciuto dal califfato come capo spirituale di tutti i giudei; tali furono i suoi successori. Ebbero la dignità di gá' $\delta n$ anche i capi dell'Accademia analoga di Pumbēditā (fondata da Jēhūdhāh ben Jēhezqē̄l ca. il 265). Per opera dei gé' $\delta n i ̂ m$, maestri e giudici, di S. e di Pumbēditā il Talmud divenne il codice ufficiale dell'intero giudaismo.
Sotto la dominazione araba, le comunità giudaiche in Mesopotamia godettero di quattro secoli di prosperità. Il massimo dei gé' $\delta n i ̂ m$, lustro di S. ove morì ( 942 ), fu Sa'adhjāh. Altro celebre gá' $\delta n$ di S. (probab. dal1'855 all'874) fu 'Amrām ben Sæbnā', che, oltre molte Tē̄̄̄̄h $\bar{\alpha} \bar{\alpha} \bar{\alpha}$ ( $v$ responsi $v$ ), compilò il più antico formulario conservato di preghiere per tutto l'anno, il Sēdher Rab 'Amrām, fondamentale per il successivo sviluppo della liturgia giudaica. L'ultimo gá' $\delta n$ di S. fu Sémū'ēi ben Hophnī, morto il quale (1034) l'Accademia di S. si trasferì a Bagdad (quella di Pumbēditā si estinse con il gá' $\delta n$ Haj ben Sē̄̄rā', m. nel ro38) e perdette la sua importanza per la generalità del giudaismo. Nel 1040 scompare l'ultimo esilarca (r $\bar{\alpha} \bar{\varepsilon} g \bar{\alpha} \bar{u} \bar{t} h \bar{d}$ ) delle comunità giudaiche babilonesi.
Birl.: I. Goldberger, Aichi, in Enc. Jud., III (1929), coll-456-20; A. Vincent, Le Judaïsme, Parigi 1932, pp. 33-36; D. Hedegärd, Seder R. Amram Gaon, I: Hebrew text with critical apparatus, translation with notes and introduction (preghiere per i giorni della settimana, con spiegazioni balachiche), Lund 1951.
Antonino Romeo
SURABAIA, vicariato apostolico di. - Situato nella parte orientale dell'isola di Giava, Indonesia, comprende i distretti civili di S., Kendiri, Rembang e Madiu, la cui superficie complessiva è di $26.269 \mathrm{kmq}$., poco più della Sicilia, con una popolazione di 9.000 .000 di ab.
Questo territorio fu eretto in prefettura apost. il 15 febbr. 1928, per distacco dall'odierno vicariato di Djakarta. Il 16 ott. 1941 tale prefettura fu elevata in vicariato apost.
Fino all'arrivo dei Lazzaristi olandesi si era potuto fare ben poco per l'evangelizzazione degli indigeni. Il piccolo numero di Gesuiti era assorbito quasi interamente dalla cura degli europei, anche perché l'opera missionaria era condotta finora con mentalità prevalentemente colonialista. Vanno pure tenuti presenti gli ostacoli ad un'azione metodica alla conversione degli indigeni, derivanti dalla religione musulmana. I Lazzaristi giunsero nell'isola di Giava nel luglio 1923 e dopo alcuni anni sostituirono in pieno i Gesuiti. Nel 1925 i Fratelli di S. Luigi d'Oudenbosch, coadiuvati dalle Orsoline dell'Unione Romana, fondarono la prima scuola primaria per i ragazzi giavanesi. Nel luglio 1926 i Lazzaristi, con l'appoggio del governo, aprirono un'identica scuola a Blitar, piccola città nell'interno della regione.
Lo stato spirituale della missione è il seguente: 20.722 cattolici con 753 catecumeni; 8.500 .000 maomet tani; 400.000 pagani (animisti); 48 sacerdoti, di cui 5 giavonesi; 35 fratelli; 136 suore tra nazionali ed estere; i seminarista maggiore e 33 minori, con 17 alunni di preparatoria; 33 catechisti; 161 maestri; 23 edifici sacri; 3 ospedali; 2 dispensari; 4 orfanotrofi; 30 scuole elementari; 15 scuole medie; 3 scuole professionali; 2 scuole magistrali; 2 scuole per catechisti. Vi si pubblicano vari giornali.

Surabala, vicariato apostolic o di - Panorama di Surabaia.
Birl.: AAS, 34 (1942), pp. 187-88; Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relaz. con sommario, pos. prot. nn. 95/28, 1515/41; ibid., Prospectus States Missionis, 1950-51, pos. prot. n. 4348/51: SIC. 1990, pp. 436-37.
Eduardo Peronzio
- SURGE! IAM TERRIS FERA BRUMA CESSIT $\%$. - Inno del Mattutino nella festa dell'Assunta, composto in metro saffico da Vittorio Genovesi, S. J., nel 1950 per il nuovo Ufficio dopo la proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria.
È un'esaltazione della Vergine la cui immacolata purezza le ha meritato di salire al cielo, senza conoscere il disfacimento del sepolcro.
Birl.: V. Genovesi, Lyra sacra. Roma 1952, p. 36.
Silverio Mattei
SURIANO, Francesco. - Palestinologo, noto per il Trattato di Terra Santa e dell'Oriente, n. a Venezia nel 1450, m. dopo il 1529 . Fu sul mare fin dalla fanciullezza e a 25 anni si fece francescano. Soggiornò in Oriente dal 1481 al 1484 come superiore del convento di Acri, poi dal 1493 al 1515, e fu due volte custode di Terra Santa (1493-95 e 1512-15). Subì anche il carcere al Cairo (1510-12) per uno dei ricatti arabi contro gli Europei.
S'interessò dei santuari, dei pellegrini e dei mercanti europei stabilitisi in Oriente, facilitato dalla conoscenza delle lingue greca ed araba. Il Trattato, scritto nel 1485 , riaccomodato nel 1514 e stampato a Venezia nel 1524, è ricco di esperienze ed è una fonte importante per conoscere gli usi e costumi del tempo. Il S. mori vecchio; nel 1529 era ancora guardiano nel convento di S. Maria degli Angeli ad Assisi.
Birl.: G. Golubovich, Il Trattato di Terra Santa e dell'Oriente di frate F. S. edito per la prima volsa nella sua integrità, Milano 1900; B. Bagatti, prefazione e nota a Treatise on the Holy Land, trad. di T. Bellotini e E. Hoade, Gerusalemme 1949.
Bellarmino Bagatti
SURIGAO, diocesi di. - Città e diocesi della provincia di Surigao e Agusan nelle Isole Filippine.
Ha una superficie di 29.770 kmq . con una popolazione di 391.400 ab. dei quali 300.000 cattolici distribuiti in 29 parrocchie servite da 3 sacerdoti diocesani e 49 regolari; conta 1 comunità religiosa maschile e 4 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 411). Con la cost. apost. Quo dominici gregis, del 3 giugno 1939, Pio XII eresse la nuova diocesi di S., smembrandola dalla diocesi di Cagayan, quale suffraganea dell'arcidiocesi di Nome di Gesù o Cebù, ed elevando al grado e dignità di cattedrale la chiesa dedicata a s. Nicola da Tolentino. Attualmente la diocesi è suffraganea dell'arcidiocesi di Gagayan.
Birl.: AAS, 31 (1939), pp. 384-86. Enrico Joa
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Surio, Laurentius - Frontespizio del De probatis Sanctorum historiis, I, Colonia 1570 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
SURIN (Seurin), Jean-Joseph. - Scrittore spirituale gesuita, n. il 29 febbr. 1600 a Bordeaux, m. ivi il 22 apr. 1665 . Di famiglia agiata, fu educato religiosissimamente; sua sorella era carmelitana e la stessa madre, dopo la vedovanza, segul la figlia nel convento.
Fatti gli studi dai Gesuiti, S. entrò nel loro Ordine nel 1616, compiendo la filosofia e la teologia al Collegio de La Plèche ed il terz'anno di probazione a Rouen sotto la guida del p. Lallemant (v.), di cui risenti sempre l'influsso, divenendo a sua volta un grande autore spirituale. Durante l'attività pastorale a Marennes presso La Rochelle, dove fu ministro, consultore e predicatore ( $1630-34$ ), fu per desiderio del card. Richelieu incaricato di esorcizzare (1634) la madre Giovanna degli Angeli, superiora del convento delle Orsoline a Loudun (v.). S., già stanco per gli studi e soggetto a nevrosi, vi si recò e subì in quella circostanza forti turbamenti psichici. Essendosi, pieno di generosa pietà, offerto a Dio a patire le pene della possessione diabolica in sostituzione della povera religiosa, credette da allora d'essere sotto l'influsso degli spiriti maligni. Per venti anni S. patì di questa prova, che gli causò numerose umiliazioni e sofferenze indicibili, pur avendo lucidità per scrivere varie opere e per predicare con frutto. Negli ultimi 8 anni di vita riacquistò la pace e la calma dello spirito, ed ebbe abbondanza di doni mistici. Boudin ne pubblicò una biografia entusiastica (Chartres 1683).
L'importanza di S. sta nella sua spiritualità ignaziana con particolare accentuazione mistica, espressa soprattutto nelle sue opere: Catéchisme spirituel (Parigi 1657); Les fondements de la vie spirituelle (ivi 1674). La prima, diffusasi inizialmente in fogli manoscritti, fu poi, ad in-
saputa dell'autore, fatta stampare dal principe Armando de Bourbon, allora calvinista, sotto altro nome. Il libro ebbe grandissima fortuna e numerose riedizioni ( 1659,1663 , 1665, 1669, 1673; l'ultima a cura di M. Bouix, 1882) e fu anche tradotto in varie lingue. Vi si trovano non poche manipolazioni di mano estranea. Fu anche messo nell'Indice, sotto pressioni dei giansenisti (decreto dei 20 luglio 1695), ma non cosi le edizioni rivedute e corrette (p. es., quella di Fellow, 1730, e del Bouix, 1882). Scrisse inoltre: Dialogues spirituels (ivi 1695); Sur l'amour de Dieu (edito da Pottier-Mariés, ivi 1930); Thriomphe de l'amour sur les puissances de l'Enfer (ivi 1929); Lettres spirituelles (1695-96), ed. critica di L. Michel - F. Cavallera ( 2 voll., ivi 1926-28).
S. fu uomo di forte ingegno, dallo stile chiaro e attraente. La sua concretezza psicologica, facilità e varietà di osservazioni ed immagini, la potenza fantastica lo rendono come scrittore superiore a Lallemant. Suoi difetti furono invece le molte ripetizioni. Come maestro spirituale S. ribadisce i seguenti principi. Attraverso il dono totale di sé a Dio mediante il congedo di tutte le inutilità, ossia di ogni affetto sregolato alle cose e soddisfazioni personali, anche del mondo religioso e della vita mistica, l'anima deve tendere ad agire sempre per un principio soprannaturale di Grazia, ed andare direttamente a Dio con un'intenzione quanto più possibile attuale ed intensa di carità. La docilità allo Spirito Santo, dovrà portare l'anima ad un amore personale, intimo ed entusiastico verso Gesù, fino ad una vita d'identificazione, nella quale Gesù diventa come l'anima dell'anima amante. La meta è l'unione mistica. Benché la contemplazione sia considerata da S. un dono assolutamente gratuito e dipendente esclusivamente dal beneplacito di Dio, cui l'anima può predisporsi negativamente, ossia con la purificazione degli affetti, Iddio non cessa di donarla, in modo che de facto viene offerta a tutte le anime umili, semplici, pure, generose, interamente distaccate dalle soddisfazioni della terra, amanti della Croce e della gloria di Gesù, unicamente protese a servirlo e a piacergli. Il S. è però d'avviso, che, mancando ordinariamente le disposizioni sovraccennate, pochi arrivano alla contemplazione mistica.
I moderni studiosi tendono a giudicare che S. fu sottoposto a turbamento psichico, i cui fenomeni possono spiegarsi come frutto di una nevrosi e di un conseguente delirio interpretativo. Non si esclude però che potesse essere anche soggetto ad un'azione demoniaca. I disturbi psichici non tolsero però al S. il libero esercizio delle facoltà intellettive e morali (malato di tipo ciclotimico), sicché poté elevarsi ad alti gradi di spiritualità e di virtù. Tra i suoi scritti risentono alquanto di tale stato di turbamento gli autobiografici, come Le triomphe de l'amour divin, La science expérimentale des choses de l'autre vie acquise en la possession des Ursulines de Loudun, ed alcune delle sue Lettres spirituelles.
Bibl.: G. Bremond, Hist. littér. du sentiment relig. en France, V, Parigi 1920, pp. 148-310; F. Cavallera, L'autobiographie du P. S., in Rev. d'ascét. et mystique, 6 (1925), pp. 143-59, 389-411; 22 (1941), p. 276; G. Colombo, Introduzione a I Fondam. della vita spirit. ricavati dal libro dell'Initaz. di Cristo, trad. del p. T. Marini, Milano 1949; A. Lanz, G. G. S., in Archiv. Histor. Soc. Jesu, 19 (1950), p. 316 sge.
SURIO (SaUER), Laurentius. - Scrittore certosino, n. a Lubecca nel 1522, m. il 23 maggio 1578 a Colonia.]
Studente a Francoforte sull'Oder, rientrò nel cattolicesimo a Colonia per opera dis. Pietro Canisio suo compagno di studi, Magister artium nel 1539 si fece certosino a Colonia il 23 febbr. 1540 sotto la disciplina di Giusto Lansperger. Prete nel 1543, non si mosse quasi più dalla certosa di Colonia, sempre intento a scrivere a vantaggio della fede. Tradusse in latino le opere di Suso, Tauler, Ruusbroec (v.), Gropper ed altri mistici ed apologisti tedeschi. Contro l'opera dello Sleidano (v.) pubblicò Commentarius brevis rerum in orbe gestorum, 1500-64 (Lovanio 1566, tradotto in tedesco da Enrico Fabricio [Colonia 1568], ed in francese) che suscitò le ire dei protestanti e fu continuato da altri fino al 1673 . Poi nel 1567 pubblicò
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in 4 voll. a Colonia una Conciliorum collectio; un'edizione delle opere di s. Leone I (1568); un vol. Homiliae sive Conciones desunte dai SS. Padri distribuito nelle feste dell'anno ecclesiastico. Più nota e diffusa la collezione De probatis sanctorum historiis che prese dall'opera di Alvise Lipomano e arricchì con sue ricerche; uscì in 6 voll., e poi in 7 nel 1576-81, cui segui una traduzione tedesca di E. Fabricio. Poiché il S. aveva ritoccato il testo originale per ridurlo a migliore latinità, una nuova edizione in 12 voll. nel 1618 con biografia dell'autore ricondusse le vite alla forma originaria. Un'edizione con nove in 12 voll. usci a Torino nel 1875-80. Si può dire che quest'opera del S. preparò la via all'opera dei Bollandisti. Lettere sue fra quelle del Sioleto e del Canisio.
Bibl.: Hurter, III, coll. 111-15; J. Uttenweiler, Surius L. in LThK. IX, coll. 910-11; S. Autore, Surius. L., in DThC. XVI, II, coll. 2842-49.
Pio Paschini
SURREALISMO. - Movimento letterario e artistico francese. Il termine "surrealista " appare per la prima volta come sottotitolo di un dramma di G. Apollinaire, Les mammelles de Tirésias (1918).
Il Manifesto del nuovo movimento, che segui immediatamente quello effimero intitolato a "Dada", fu lanciato da André Breton nel 1924. Una prima definizione può essere quella di Breton stesso: "Automatismo psichico attraverso cui ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto, sia in ogni altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Dettato del pensiero, nell'assenza di ogni controllo, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale». Ma il gruppo letterario sorto intorno a Breton, Soupault, Aragon, Eluard pretende degli antecedenti e precursori in ogni letteratura e in ogni secolo, e si estende alle arti figurative e alla musica, e infine ad ogni atteggiamento del pensiero, dovunque si ritrovi un'immaginazione libera o una ricerca filosofica priva di controlli e di limitazioni. In particolare il s. si accosta alla psicanalisi e ad ogni più avanzato tentativo di invenzione verbale, sia nella poesia che nel romanzo. Intorno al 1940, il movimento si è esaurito, e non ne restano che le conseguenze di dubbio gusto in ogni arte.
Bibl.: E. Bouvier, Initiation à la littér. d'aujourd'hui, Parigi 1932; M. Bermond, De Baudelaire au surréalisme, ivi 1933; G. Marquet, Hist. du surr., Bruxelles 1934; C. Sénéchal, Les grands concepts de la littér. franç. contemporain, Parigi 1934, pp. 383 385 e 400-406; H. Derieux, La poésie franç. contemporain, ivi 1935; H. Read, Surrealism, Londra 1936; J. e R. Maritain, Situations de la poésie, Parigi 1938; C. Bo, Bilancio del t., Padova 1944: (bibl. alte pp. 117-35); id., Autologia del t., Milano 1944; M. Nadeau, Histoire du surréalisme, Parigi 1945 e 1947.
Giacinto Spagnoletti
SURYA: v. VEDA E VEDISMO.

(da A. T. Olmstead, History of the Persian Empire, Chicago BUL, tav. 81) SusA - Veduta aereo.

(da A. C. Olmstead, History of the Persian Empire, Chicago BUL, tav. 81)
Susa - Toro alato in mattoni smaltati.
SUSA - Capitale dell'Elam (v.). L'antichissima Sūlan ("giglio" o "bianchezza"), situata al piede meridionale della giogaia dell'odierno Luristān, è nota fin dall'epoca della II dinastia di Ur. Verso la fine della III dinastia di Ur (sec. xxi a. C.) ha già vari re. Divenne la capitale del glorioso Impero elamita (cf. Gen. 10, 22; 14, 1) e più tardi del Regno neo-clamita.
L'assiro Assurbanipal saccheggiò S. ( $640-639$ a. C.), incendiò i boschi sacri, invase e distrusse i santuari e la grande ziqqurat dalle mattonelle smaltate, portò via ca. 32 statue d'oro e d'argento di divinità e di re, violò le tombe di questi e ne disperse le ossa. Tra i Samaritani che scrivono ad Artaserse contro i Giudei, ci sono anche i deportati da S. (Esd. 4, 9), probabilmente ad opera di Assurbanipal (l'aramaico Asnappar), che disperse gli abitanti di S. e di tutto l'Elam attraverso il suo Impero e mandò a S. diversi coloni.
Con i Persiani S. ritorna all'antico splendore. Dario I vi si stabili, e i successori passarono volentieri la primavera a Persepoli (v.), l'estate a Ecbatana e l'inverno a S. Dario I (verso il 500) iniziò la costruzione del grandioso (più di 100 scale) Palazzo reale (cf. Esth. 1, 5); vi dimorò gli ultimi tre anni e vi morì nel 486 . Al tempo di Artaserse I (445-42) un grande incendio rovinò l'Apadana, grande salone sostenuto da numerose colonne che serviva alle adunanze del governo (cf. ibid. 1, 3); fu restaurata da Artaserse II (404-359), che operò molti rimaneggiamenti altrove. Gli avvenimenti del libro di Esther si svolgono a S.
Gli scavi, dopo la scoperta di L. Loftus nel 1851 (v. bibl.) presso l'odierno villaggio Sūš, furono iniziati da M. Dieulafoy (18841886) e proseguiti quindi da J. Morgan (1889) e dalla "Mission archéologique en Perse", diretta inizialmente dal medesimo. L'insieme delle rovine è composto di 4 colli o tell. La città degli artigiani o città bassa, specie di sobborgo, è di scarso interesse; sta a nord-est degli altri tre tell. Questi formano un gruppo molto compatto, circondato da muri : è la città propriamente detta. In essa, due parti ben distinte: a sinistra del fiume (l'antico Coaspe, il moderno Kerkha), l'acropoli o cittadella, occupata dalla reggia, a destra (est) l'immenso tell della città abitata dal popolo. Esth. 3, 15; 9, 6. 11 ecc., distingue le due parti con nomi diversi : in ebraico, rispettivamente, Mrāh (aramaico "fortezza", e, per estensione, "acropoli ") e 'fr. Nella cittadella (Neh. 1, 1) Nemia ricevette da un suo pa-
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Susa, diocesi di - Arco eretto da Re Cozio I, in onore di Augusto, l'anno 9 a. C. - Susa.
rente, arrivato da Gerusalemme, le tristi notizie circa la mancata ricostruzione delle mura della città. Tra i due tell dell'acropoli e dell'Apadana (cittadella), vasto quadrilatero sopraelevato sulla pianura, c'è la depressione che costituiva una grande piazza (piazza d'armi e bazar), cuore della città. Nel cosiddetto "quartiere imperiale " si è potuto risalire dall'epoca musulmana a quella sassanide e a quella partica, con ricchi rinvenimenti. Del Palazzo di Dario I, si è potuto identificare il luogo delle mura interne ed esterne, totalmente scomparse.
Biss.: K. Lolius, Travels and researches in Chaldea and Susiana in 1849-52, Londra 1857; autori vari, Mémoires de la Délegation en Perse, 13 voll., Parigi 1902-12, continuste dei Mémoires de la Mission archéologique de Susiane, voll. XIV-XXIX, ivi 19131943; P. Dhorme, Elam, in DBs, II, coll. 922-25, 948-60; P. Cruveilhier, Les principaux résultats des nouvelles fouilles de Sute, Parigi 1921; M. Pillet, Le palais de Darius I à Sute, ivi 1924; A. Vaccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, pp. 273, 275 sgg.; L. Soubigou, Esther (La Ste Bible, 4), Parigi 1949, pp. 327 sgg., 607 sgg.; 61 sgg.; R. Ghirahman, Cinq campagnes de fouilles à Sute (19481951), in Revue d'assyriologie, 46 (1952), pp. i-18. Francesco Spadafora
SUSA, diOCesi di. - Città e diocesi del Piemonte, nella valle omonima, in provincia di Torino.
L'attuale diocesi comprende tutto il territorio della vallata di S. e conta 51.800 ab., dei quali 51.200 cattolici distribuiti in 62 parrocchie, servite da 108 sacerdoti diocesani e 8 regolari, ha 4 comunità religiose maschili e 4 femminili.
E l'antica "Segusium", sede del re Donno coetaneo ed amico di Cesare ed alleato dei Romani che gli riconobbero grado e potestà regale. Quando dai Romani l'Italia venne divisa in regioni, Marco Giulio Cozio I, figlio di Donno, ebbe la nomina a prefetto della propria regione, in sostituzione del titolo regio. In onore di Augusto, reduce dalle Gallie nell'anno 9 a. C., Cozio innalzava il magnifico arco trionfale che ancora oggi si ammira. Alla morte di Cozio II il Regno segusino fu annesso definitivamente all'Impero e compreso nella provincia della
Gallia Cisalpina ( 67 d. C.). Alla caduta dell'Impero la valle di S. appartenne agli Eruli, ai Goti di Teodorico, ai Greci di Narsete, ai Borgognoni, finché Carlomagno, vinti i Longobardi alle Chiuse ed a Pavia (774), restituì S. all'Italia. Nel 906 la valle di S. subì ancora una terribile invasione da parte dei Saraceni di Frassineto, scesi in Italia dal Moncenisio: soltanto nel 946 venivano cacciati definitivamente dalla val S. da Arduino Glabrione, conte di Torino e, in seguito alla fortunata impresa, marchese di S. La valle fu così soggetta ai marchesi di Torino fino al 1406, sposa in cui la contessa Adelaide di S. sposò il conte Oddone di Savoia, figlio del Biancamano, unendo così i suoi possedimenti a quelli di Casa Savoia.
Nel 1174 il Barbarossa incendiò S. e la ridusse ad un mucchio di macerie; risorta e rifiorita, S. fu ancora teatro delle guerre tra Francesi e Spagnoli (1536-1707) e ne portò per lungo tempo tutte le dolorose conseguenze. Dopo Marengo, S. divenne sede di sottopredettura e le cose rimasero così fino al Trattato di Parigi del 30 maggio 1814 per cui i Reali di Savoia entravano in possesso dei loro beni di terraferma.
Lo diocesi di S. fu eretta il 3 ag. 1772 da Clemente XIV con la bolla Quod nobis smembrandola da Torino (v.). Pio VII fu poi costretto a sopprimerla con la bolla Gravissimis del 17 ag. 1805 , unendola nuovamente a Torino, ma, mutati i tempi, la ripristinò con l'altra bolla Cunctis ubique del 17 luglio 1817. Primo vescovo di S. fu mons. Giuseppe M. Ferraris dei conti di Genoa, il quale fece costruire a sue spese il Palazzo vescovile; è in corso la causa di beatificazione del vescovo mons. Edoardo Rosaz, l'apostolo dei poveri e della fanciullezza derelitta: fondò la congregazione delle Suore Terziarie di S. Francesco.
Tra i personaggi celebri oriundi di Val Susa sono da annoverarsi il card. Enrico De Bartolomei, il poeta Norberto Rosa, il sen. Luigi Des Ambrnis, ministro di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, il gen. Michele Bes, l'architetto Meano.
S. possiede un'interessante cattedrale dedicata a s. Giusto Martire, patrono della diocesi, fatta erigere nel 1011 da Olderico Manfredi II, marchese di S. e da sua moglie Berta ed istituita in origine come abbazia indipendente; la chiesa collegiale di S. Giusto venne poi eretta in cattedrale da papa Clemente XIV con bolla dell'anno 1772. Prezioso ornamento della cattedrale di S. Giusto è il trittico della Madonna del Rocciamelone, trittico in bronzo del 1398; ed alla Madonna del Rocciamelone è pure dedicato il famoso Santuario innalzato sul monte omonimo a 3537 m . La chiesa di S. Giovanni

(per gentile concessione del sig. parroco don Eraldo Isolelo)
Susa, diocesi di - Miesale benedictinum Sionalissense (10012 sec. xII, foll. 397-40. Messa della prima domenica di Quaresima - Novalesa, Archivio parrocchiale.
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(1ot. Pont. comm. arct. sacra)
Suzanna - S. sotto le sembianze di una pecora insidiata da due lupi. Affresco sulla fronte dell'arcosolio di Celerina (metà del
a Salbertrand ha un portale del tipo in uso nel Delfinato. Fra i monasteri più antichi annovera: l'abbazia della Novalesa (v.) e l'abbazia della Sagra di S. Michele (v.). - Vedi tav. CVII.
Bias.: G. Sacchetti, Mem. della chiesa di S., Torino 1788; L. Cappellano, Il marchesato di S. e il Piemonte nel sec. XI. ivi 1877; G. Brayda, Il medinero in Val di S., ivi 1883; C. Cipolla, Le più antiche carte diplomatiche del monastero di S. Giusto in S., Roma 1896; E. Ferrero, L'arco di S., Torino 1896; L. F. A. Perseca, L'alta Val S., ivi 1903: A. Pozza, Pagine di stor. medice, antina, Merostica 1903; M. Buffa, S. nei tempi antichi e moderni, Susa 1904; F. Genin, S. antica, Saluzzo 1903; F. Kistler, S. Giusto di S., Torino 1906; G. E. Bonino, Le culla della dinastia sabauda, ivi 1937; P. Bacco, Mem. stor. riguardanti S. e Avigliana (manoscritto esistente nella Biblioteca civica di S.); Cortinesu, II, col. 3106.
Guido Ferrero
SUSANNA. - Protagonista di un racconto che fa parte del complesso delle tradizioni biografiche sul profeta Daniele (v.), figlia di Helcia (che si suol accostare a quello di Ier. 29, 3), moglie dell'israelita Ioakim in Babilonia, lodata per bellezza e virtù.
Il nome figura nei Settanta Zouożvea dall'ebr. Bâfan "giglio"; forse è forma aramaizzata in "nā', mentre il fiore era Sâfanta".
La tragica vicenda in cui venne a trovarsi ritrae da vicino alcune speciali condizioni del giudaismo nell'esilio. I vari gruppi deportati, eccetto per quanto riguardava la loro posizione politica di sudditi e tributari e i rapporti di affari con estranei, da regolarsi sul diritto locale, si governavano con leggi e capi propri. Tra i Giudei gli "anziani", già autorevoli nella tradizione passata, finirono con l'essere di fatto le vere guide delle comunità esiliate, come si rileva da Ezechiele (8, 1, 14, 1; 20, 1) e da Geremia, che li rimprovera di soprusi (29, 22-23).
Due anziani governavano appunto la comunità a cui apparteneva Ioakim, il quale, essendo agiato, metteva la sua casa a disposizione dei due capi per le udienze. Al pomeriggio sus moglie S. andava nel giardino annesso alla casa con qualche fanciulla del servizio; in quell'occasione i due anziani la osservavano e finirono con l'invaghr scene. Scopertisi a vicenda, presero accordi nel preciso intento di dare sfogo alla loro passione. L'occasione fu offerta una volta dal fatto che, avendo S. rimandato le ancelle per prendere un bagno, si trovò sola; subito i due le furono vicini e le posero l'alternativa: o concedersi, o essere da loro tratta in giudizio con un'accusa infamante, di cui essi avrebbero reso testimonianza giurata; l'allon-
tanamento delle fanciulle sarebbe stato un buon indizio contro di lei. S. avverti il pericolo, ma dichiarò che preferiva morire senza aver offeso Dio. E gridò. Gridarono anche gli anziani; accorse gente. Ma i due formularono l'accusa: la donna stava peccando con un giovanotto, il quale, sorpreso, era fuggito veloce. S. venne tratta a giudizio, condannata a morte per adulterio e condotta al supplizio. A questo punto avvenne l'improvviso cambiamento di scena: il giovinetto Daniele, che si trovava tra la folla, proclamò l'iniquità del fatto; ascoltato dal popolo, persusse tutti a riprendere il processo (anche un tale intervento di giudizio popolare è conforme alle usanze del momento), in cui i due anziani risultarono in contraddizione tra loro, e furono essi stessi condannati. S. fu prosciolta ed esaltata.
L'originale del racconto era semitico, ma ora rimane solo la versione greca. Il passo è quindi "deuterocanonico". Nella Bibbia greca generalmente il brano è preposto con il titolo proprio $S$. al libro di Daniele : il fatto è supposto anteriore a Dan. 1, 1. Nella versione latina invece è aggiunto in fondo, come cap. 13.
Il valore etico-esemplare del racconto appare da sé, offrendo il modello della donna virtuosa, che preferisce la morte al peccato e di fronte al pericolo "grida". Artisticamente poi è di una tecnica raffinata il modo con cui è condotta la vicenda, dalla tensione alla rapida risoluzione.
Giovanni Rosaldi
Archeologia. - Il più antico ciclo pittorico relativo alla storia di S. è nelle due pareti lunghe della cosiddetta Cappella greca nel cimitero di Priscilla (sec. II); ivi è rappresentata S. sorpresa dai due vecchioni, l'accusa e il ringraziamento per la liberazione (Wiipert, Pitture, tav. 14). In Callisto è il giudizio di S. (ibid., tav. 86); altre scene di S. sono nei cimiteri di Domitilla (ibid., tav. 142, 1), nel Maius (ibid., tav. 220) e in quello "inter duas lauros" (ibid., tav. 232, 3). Tipica è la scena in Pretestato nell'arcosolio di Celerina: S. è dipinta come una pecora tra due lupi indicati dalla scritta in nero SENIORIS (ibid., tav. 251); sopra la pecora leggesi il nome SVSANNA.
Tra le scene musive è da ricordare quella ormai perduta di S. Costanza in Roma, della quale resta qualche buona copia antica (cf. R. Michel, Die Mosaiken von S. Costanza in Rom, in Studien über christliche Denkmäler, 12 [1912], p. 25, passim).
Scarsi di numero sono pure i sarcofaghi finora noti con la scena di S., ma quasi tutti con più rappresentazioni, a ciclo completo: fatto spiegabile con la diversa
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SUSANNA - Medaglione di cristallo di rocca intagliato con storie di S., fatto eseguire da Lotario II (ca. 560), proveniente dalla abbazia di Woulsort-surMeuse. La ghiera è del sec. xv - Londra, British Museum.
possibilità e lo spazio maggiore a disposizione dello scultore. Daniele profeta è il personaggio preminente, in tunica e pallio, spesso seduto in qualità di giudice davanti alla tenda (velum) che lo separa dal popolo. I seniori in vari atteggiamenti possono essere imberbi (sarcofagi gallici) o barbati (sarcofagi romani). Il sarcofago di Gerona (Wilbert, Sarcofagi, tav. 196, 1) ha fra tutti il ciclo più vasto dell'episodio di S. Le scene si susseguono ininterrottamente da destra a sinistra, iniziando dal tentativo dei seniori fino all'esecuzione capitale degli stessi. Gli altri sarcofagi con la medesima scena non presentano altre varianti di rilievo; qualcuno poi è ancora dubbio (cf. bibl.).
Notevole interesse presentano per la cura di S. il notissimo disco vitreo di Lotario II figurato con tutto il ciclo biblico, ora al British Museum (cf. Ph. Lauer, Le joyau carolingien de Woulsort sur Meuse, in Bull. de la Soc. nat. des antig. de France, 1908, pp. 102-107); le due coppe di vetro di Homblières e di Podgoritza (cf. J. Pilloy, Coupe gravée en verre trouvée à Abbeville, commune d'Homblières (Aloe) dans une sépulture du IVe siècle, in Gazette archéol., 1884, pp. 224-30, tavv. 32-33; G. B. De Rossi, Insigne tazza vitrea figurata, in Bull. d' arch. crist., $3^{\text {a }}$ serie, 5 [1874], pp. 153-55, tav. 11; id., L'insigne piatto vitreo di Podgoritza oggi nel Museo Basileushi in Parigi, ibid., $3^{\text {a }}$ serie, 2 [1877], pp. 77-85, tavv. 5-6); e la doppia scena rappresentata insieme a Daniele tra i leoni sulla faccia antesiore della cassetta eburnea di Brescia (v.). Ippolito vade in S. la rappresentazione della Chiesa di Cristo tra due popoli ostili, quello di Israele e quello "ex gentibus" (In Daniel, 1, 14, 5-6). Nella Commendatio animae si invoca
il Signore perché liberi l'anima "sicut liberasti Susannam de falso crimine».
Bibl.: Wilpert, Pitture, p. 112 e spec. 334337; tavv. 14; 86; 142, 1; 200; 232, 3; 251; id., Sarcofagi, II, pp. 251-55, figg. 158 e 159, tavv. 124, 3; 195, 1-2-4; 196, 1 e 2; 197, 4; J. A. Martigny, Dict. des antio. chrétien., Parig: 1899, pp. 747-48; F. X. Kraus, Gesch. der christl. Kunst, I, Friburgo in Br. 1896, pp. 70 e 148, fig. 91; H. Leclercq, Suzanne, in DACL. XIV (1951), coll. 1742-52. Pasquale Testini
Iconogratia. - Il pittore barocco Baldassarre Croce affresco nella chiesa di S. S. martire a Roma nei primi anni del sec. xvir le scene cantate da Daniele sull'eroina S.; tra esse pure l'episodio della giovane donna che viene sorpresa nel bagno dai due vecchi.
Solo questo episodio, tra tutte le storie di S., ebbe un gran successo nell'arte del Cinquecento e del Seicento, che lo concepiva quale scena profana di genere. La sua più antica raffigurazione risale agli ultimi anni del sec. xv e si vede tra gli affreschi del Pinturicchio nell'appartamento Borgia del Palazzo Vaticano. Quali notevoli pitture cinquecentesche, che hanno come soggetto "S. nel bagno e i due vecchioni" si citano: il pannello di Lorenzo Lotto, già della raccolta Benson e Londra; due quadri di Jacopo Tintoretto, dai quali uno nella raccolta Nemes a Monaco di Baviera e il secondo nel Museo di Vienna; due quadri di Paolo Veronese, dai quali uno al Louvre di Parigi e il secondo all'Accademia di S. Luca a Roma; e pure due quadri di Jacopo Bassano detto da Ponte, dei quali uno nel Museo civico di Bassano e il secondo nel Museo di Nîmes (Francia). Per la pittura secentesca sono da ricordare il quadro di P. P. Rubens della Pinacoteca Sabauda a Torino e un altro alla Galleria Borghese a Roma, quello di Gherardo delle Notti della Galleria Borghese a Roma, quello di Guido Reni agli Uffizi, quello di Artemisia Gentileschi del Museo di Napoli. - Vedi tav. CVIII.
Bibl.: R. Künstle, Demographie der Christlichen Kunst., I, Friburgo i. Br. 1948, p. 302. Witold Wehr
SUSANNA, santa, martire. - E commemorata nel Martirologio geronimiano l'i i ag. ma la sua memoria, non è, come di consueto, legata ad un cimitero, benal ad una chiesa dentro Roma, "ad duas domos iuxta Diocletianas (thermas) ".
Sulla personalità però ed il martirio di S. niente si conosce di certo. La Passio non fornisce notizie attendibili poiché è stata chiaramente scritta per legittimare il suo culto nel "titulus Gai». Questo titolo infatti, mentre è ricordato nel Sinodo romano del 499 , in quello del 595 appare già trasformato, come in altri casi, in quello di s. S. figlia del presbitero Gabinio, durante la persecuzione di Diocleziano, per essersi rifiutata di sposare il figlio dell'Imperatore fu arrestata e decapitata nella sua stessa casa. Il papa Gaio che abitava accanto ne iniziò la commemorazione liturgica e dichiarò la casa di S. titolo stazionale.
Bibl.: Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 624-32; L. Duchesne, Les légendes de l'Alta Semita, in Mélanges d'arch. et d'hist., 36 (1916), pp. 27-42; J. P. Kirsch, Die röm. Titelkirchen in Altertum, Paderborn 1918, pp. 70-74; F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma antica, in Riv. di arch. christ., 2 (1925), pp. 228-34; P. Franchi de' Cavalieri, S. S. e il titulus Gai, in Note aginge., VII (Studi e testi, 49), Roma 1928, pp. 182202; Martyr. Heronymianum, p. 435; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 275 sg.; Martyr. Romanum, p. 333.
Agostino Amore
«SUSCIPE, DOMINE, UNIVERSAM MEAM
LIBERTATEM». - Preghiera inserita tra le "Orationes pro opportunitate dicendae" del Breviario romano con il titolo Oblatio sui, dotata di 300 giorni
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di indulgenza e la plenaria mensile (Preces et pia opera, Roma 1952, n. 52, p. 21).
E presa dalla traduzione volgata degli Esercizi spirituali (v.) di s. Ignazio (n. 234), approvata da Paolo III il 31 luglio 1548. E il colloquio con cui termina il primo punto della contemplazione per raggiungere l'amore divino ed esprime l'abbandono assoluto, incondizionato, che l'esercitante deve realizzare onde ordinare il suo amore, come risultato degli esercizi spirituali. Alla fine della seconda settimana si era prodotto il vuoto totale uscendo "dall'amore, volere e interesse proprio" (n. 189); si riempie ora tale vuoto con l'amore di Dio. Risposta all'amore manifestato da Dio, è il ricambio dell'amicizia stabilita con Dio, che presuppone la volontà di servirsi dei doni divini unicamente secondo il suo beneplacito.
Bosi.: oltre tutti i commenti degli Eseri, spir., W. Bernhardt, Sancipe Domine. Die ganze Hingabe an Gott, in Zeitschr. für Aizuse und Mystik, 11 (1936), pp. 146-52. Ignazio Iparraguirre
SUSO, Heinrich, beato. - Scrittore spirituale e predicatore, domenicano, n. il 23 marzo 1295 (Bihlmeyer) o ca. il 1300 (Gröber) a Costanza, m. il 25 genn. 1366 a Ulma, ove fu sepolto. La sua tomba fu distrutta sotto il regime protestante. Tredicenne e