di questo momento di crisi è data nella raccolta di saggi Tvd generationer ("Due generazioni") di Sven Stolpe, già agitato da quella crisi religiosa che, dopo averlo avvicinato al movimento di Oxford, ne farà un convinto assertore della fede cattolica. Contemporaneo (1929) è il debutto di "cinque giovani scrittori proletari" (A. Lundkvist, Harry Martinson, J. Kicilgren, G. Sandgren ed E. Asklund), che esaltarono la vita degli istinti e la moderna civiltà delle macchine in uno stile quasi futurista, che risente tanto della narrativa americana quanto della scrittura automatica surrealista. La realtà politica europea dopo il 1930 , che non poteva lasciare a questi giovani molte illusioni sul reale progresso del mondo, li portò poi a scivolare verso un atteggiamento sempre più dichiaratamente di sinistra, almeno sino allo scoppiare della seconda guerra mondiale. A. Lundkvist, capo e teorico del movimento, è oggi un autorevole critico letterario di ispirazione massista (i rappresentanti della critica positivista tradizionale sono H. Schück, M. Lamm, G. Castrén, O. Sylvan e F. Böök).
Una sempre più consapevole tendenza a sinistra si trova anche nelle fortunate opere di Harry Martinson, marinaio e vagabondo (Kap Faroäl; Resor utan mål ["Viaggi senza meta "], Näsdorna blomma ["Fioriscono le ortiche "], e Vägen ut ["Fuori "]). Mentre gli scrittori autodidatti di origine proletaria (tra essi anche R. Värnlund e Moa Martinsson) si disinteressano generalmente ai problemi formali, o sono all'avanguardia dal punto di vista stilistico, gli scrittori provenienti dalle classi borghesi e dal mondo accademico non si staccano per lo più dalla tradizione: così i poeti W. E. Ekelund ed A. Österling, lirici cultori della bellezza in una atmosfera di classica serenità (analoga l'ispirazione del finlandese E. Zilliacus), lo storico dell'arte K. Asplund, il romanziere O. Hellström, Hjalmar Bergman (1883-1931), estroso ed ironico evocatore della provincia svedese nei suoi romanzi e nelle sue commedie. Più sentimentalmente banale l'ironia un po' decadente degli idilli provinciali di
Birger Sjöberg (1885-1929); sapido umorismo e gusto della caricatura si trova invece nei racconti di A. Engström (1869-1940). Dal mondo della nobiltà provengono due scrittrici tra loro diversissime per temperamento e destino, Marika Stiernsted, elegante autrice di piacevoli romanzi, e Agnes von Krusenstjerna (1894-1940), spietata e morbida osservatrice di un mondo patologicamente anormale, cui essa stessa appartiene, e che trasfigura artisticamente illudendosi di trovarne così una giustificazione anche in sede morale. Una sensibilità ugualmente ammalata ma un minor equilibrio artistico, compensato però da un maggiore engagement di fronte ai problemi della vita e da una più intensa ispirazione lirica, si trova nell'opera di Karin Boye (1900-41), morta tragicamente nei primi anni della guerra, dopo aver messo in guardia, nel suo romanzo Kollohain, contro il soffocamento della libertà umana da parte degli Stati totalitari. Indubbiamente più sana, in tutta la sua produzione, Elin Vägner, continuatrice della lotta di Ellen Key per i diritti della donna, fiduciosa nei valori positivi del cristianesimo e nella vittoria del bene sul male. Un maggiore impegno sociale si può notare nelle opere di Anna Lenah Elgstrom, già conosciuta per le sue tendenze di sinistra e da poco convertita al cattolicesimo. Negatore di ogni trascendenza resta invece Erik Blomberg; tragicamente consapevole della limitatezza umana, egli ha cercato di superarla con una adesione totale al socialismo; la presenza di un essere divino è anche negata da Stellan Arvidson e da Johannes Edfelt, pur fiducioso nella vittoria finale delle forze dello spirito. Una bizzarra nota grottesca assume a volte la disperata angoscia di Nils Ferlin, che invano ha letto, come dice lui stesso, "Freud, Adler ed anche la Bibbia», e che sa entusiasmare i suoi connazionali, e specialmente i giovani, con cantilene (musica e testo sono spesso indissolubili), nelle quali l'umorismo ed il sarcasmo non riescono a nascondere completamente la commozione di fronte alla miseria del mondo. Maggior impegno e più profondo senso religioso della vita, sia pure al di fuori di qualsiasi chiarezza dogmatica e di qualsiasi fede confessionale, si trova nelle opere di H. Gullberg e di Pär Lagerkvist, senza dubbio i due più grandi scrittori svedesi contemporanei. Già scossi dal primo conflitto mondiale e da un dopoguerra nel quale "si onorava la vita e si disprezzava l'uomo", essi sono stati portati dagli eventi bellici e dalle discussioni ideologiche degli ultimi anni ad approfondire sempre più, per vie ed in noti diversi, la loro ricerca dei perché della vita. Incline per natura al misticismo e fedele ai valori tradizionali della poesia (ma la sua ultima raccolta di poesie, del 1952, Dödmash och lastgärd ["Maschera di morte e giardini "], ha stupito per il suo modernismo) Gullberg canta spesso della sua delusione di fronte alla vita e della sua speranza nell'aldilà; si ricordano le sue raccolte di poesie Kärlek (s tjugande seklet ("L'amore nel xx sec. "), At overvinna världen ("Superare il mondo "). Fem brod och tod fishar ("Cinque pani e due pesci "). Più complessa forse la natura di Pär Lagerkvist, premio Nobel 1951. Poeta e saggista, romanziere e drammaturgo, dall'angoscia e dal pessimismo delle prime opere, già ricordate, Lagerkvist è passato prima ad un vago amore per l'umanità (cf. il romanzo Det eviga leendet ["Il sorriso eterno "]), poi ad un'aperta difesa dei valori dello spirito contro la violenza bruta (Bodeln ["Il boia "]) ed è oramai unicamente preoccupato, al di fuori di ogni ricerca formale, dei problemi dell'esistenza e della ricerca dei valori positivi di essa (cf. il dramma De vizes sten ["La pietra filosofale "] ed i romanzi Dvärgen ["Il nano "] e Barabbas). Tra le opere letterarie ispirate all'ondata di nazionalismo che corse per quasi tutta la S. durante la guerra, si ricordano i romanzi Sommernatten ("Notte d'estate") di Sten Selander, Hemland ("Patria") di Gunnar Mascoll Silfverstolpe e l'avvincente romanzo storico Rid i nat ("Cavalca stanotte") di W. Moberg. Ben diverso il carattere dell'umoristico romanzo storico Röde orm ("Serpe rosso") di V. B. Bengtsson, vera fuga sulle ali della fantasia e del buon umore dalla realtà quotidiana. Si può dire, in linea di massima, che con la seconda guerra mondiale sia cessato l'interesse per la cosiddetta
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(4a Les Archites primipulos de Moseca du Ministère des affaires étrangères, Mosca 1826. 182. 12).
Svezia - Conferma del Trattato di pace fra S. e Russia, sottoscritto da Carlo XII di S. (febbr. 1699). In alto, al centro della cornice il ritratto del Re, ed intorno gli atenoni di tutte le regioni svedesi. Al centro lo stemma reale - Mosca, Archivio del Ministero degli esteri.
letteratura proletaria a sfondo autobiografico, e che si preferisca invece affrontare problemi di più vasta portata ideologica, anche nel campo economico; interessante un saggio di Folke Fridell del 1947, che auspica una nuova letteratura sociale non più di classe, che sappia affrontare i problemi della personalità umana mortificata e soffocata dalla moderna civiltà industriale. Caratteristico, a questo riguardo, l'ultimo romanzo di ispirazione omerica, di Eyvind Johnson (Strändernas svall), già scrittore di ispirazione proletaria.
Se il primo dopoguerra era stato in gran parte sotto il segno dell'espressionismo tedesco, si nota ora invece una chiara influenza della letteratura francese (Sartre, Camus, Malraux) e americana nella prosa, e di Eliot nella poesia. Mentre i problemi della narrativa sono in genere contenutistici (dal punto di vista formale basti notare l'uso sempre più frequente del monologo interno), la poesia viene sentita in funzione del valore lirico della parola, sia essa intesa come simbolo o come entità musicale. Molto discusso un nuovo tipo di ermetismo, adegnoso di tutto quello che può apparir troppo facile, rappresentanti principali del quale sono Stig Dagermann, Karl Vennberg ed Erik Lindegren. Tra gli scrittori moderni da ricordare anche Olle Hedberg, Olov Hartman, Olof Lagerkranz, Iria Browallius, Lars Ahlin e Silvan Arnér.
Bibl.: F. Böök, Resa Kring svenska parnassen, Stoccolma 1926; H. Schück-K. Warburg, Illustrerad svensb litteraturhistoria, 7 voll., ivi 1926-36; H. G. Topa-K. Jensen, Den thandinaviske litteratur fra 1870 til sove Dage, Copenhagen 1928; H. Schück, Sveriges Litteratur intill 1900, a voll., Stoccolma 1932; L. Meury, Panorama de la littér. suédoise contemporaine, Parigi 1940; G. Has-
selberg, Svensk nittonhondratalslitteratur, Stoccolma 1941; A. Enriques, Svensk Litteratur efter 1900, ivi 1942. Alda Manghi
V. Ants. - Il territorio svedese entra relativamente tardi nell'àmbito della civiltà artistica europea. Le testimonianze delle culture arcaiche dell'epoca preistorica non sono differenziate da particolari caratteri. Le pitture rupestri dell'età del bronzo (Bohus) appaiono conformi al processo formale scarsamente evolutivo delle culture periferiche. Cosi, anche più tardi, il labile contatto con la civiltà figurativa romana determina, come spesso avviene ai margini delle zone produttive, una involuzione delle forme d'imprestito e la progressiva risoluzione in un simbolismo araldico e allegorico, da cui è difficile risalire ai dati di cultura originali. Le popolazioni svedesi, come del resto le altre della regione scandinava e in genere le barbariche, riescono ad esiti originali solo nei manufatti d'uso domestico e nell'oreficeria. In questo campo è possibile trovare, a partire dal sec. vi e fino all'xi, oggetti denotanti una tecnica progredita e una scaltrezza formale che raggiunge talvolta l'opera d'arte.
Nell'alto medioevo gli scambi che appaiono più evidenti, fino all'epoca delle conquiste vichinghe, interessano l'arte irlandese. Le pietre con figurazioni antropomorfiche dell'isola di Gotland e le formelle decorate ad intrecci vegetali, piatti e fitti, dell'Uppland, denunciano mani aduse all'intaglio ligneo, che traducono, semplificandoli, i ritmi compositivi delle coeve stele e miniature irlandesi (secc. ix-x). A meno che il processo non sia inverso, come recentemente è stato proposto. Le conquiste vichinghe allargano il campo delle influenze, stabilendo contatti con l'Oriente bizantino ed arabo. Comincia allora, per il tramite della Russia (875-975), l'importazione di oggetti d'orificeria, di cui rimangono notevoli testimonianze sepolcrali (Isola di Björkö, necropoli di Polom nella provincia di Viatka). E questo il periodo critico della civiltà vichinga, in bilico fra l'Oriente e l'Occidente, come acutamente ha visto il Dawson, prima di sterzare decisamente ad Occidente con la conversione al cattolicesimo. Fino a questa data fondamentale non è possibile parlare di architettura: le pochissime costruzioni lignee superstiti, che del resto sono assai tarde (sec. xi), non hanno nulla di singolare, se si toglie qualche pregevole decorazione ad intaglio.
L'uso della pietra come materiale da costruzione incomincia dopo la conversione. E il momento del romanico, nelle forme dell'architettura lombarda. Tale contatto è spiegato storicamente dal pellegrinaggio di re Erik Ejegod a S. Nicola di Bari, nel 1098. Nel viaggio di ritorno egli ottenne dal Papa l'erezione della sede arcivescovile di Lund (1104), e molto probabilmente assoldò in tale circostanza maestranze italiane (di cui faceva parte il comunino Donatus nominato nel Necrologium Lundense), alle quali affidò il compito di erigere gli edifici necessari alla crescente comunità religiosa svedese. L'affinità stilistica degli apartiti decorativi del duomo di Lund (v.) con quelli delle chiese di Lombardia e particolarmente con S. Ambrogio di Milano, S. Michele di Pavia, il duomo di Modena è stato ampiamente dimostrata dallo Anderson. Le forme del romanico italiano non riuscirono tuttavia a determinare un orientamento stilistico generale e, ripetute stancamente qua a là, finirono assai presto per essere sommerse senza rimpianti dai moduli più audaci del romanico e del gotico francesi e spagnoli. A tale influenza, cui si assegnano i monumenti architettonici più importanti del sec. xIII, si sovrappone ben presto quella delle forme gotiche tedesche, presenti negli stessi rifacimenti del duomo di Lund, ed anche a Kinköping nell'Oatergötland e nel duomo di Uppsala (ca. 1299), il tempio storicamente più importante della regione, oggi sfigurato all'esterno da un infausto restauro ottocentesco. Queste costruzioni sono caratterizzate dalla costante presenza del chumbulatorio. Cappelle reggiate e cupola a doppio bulbo indicano peraltro la matrice cistercense della chiesa di Varnhem nel Västergötland.
Se non si può parlare ancora né di un'arte né di una scuola locale, bisogna però riconoscere che alla fine del sec. xiv l'orientamente stilistico è ormai definitivamente precisato: la cultura figurativa svedese si viene saldando
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sempre più intensamente con quella tedesca. La scultura, la pittura e la miniatura indicano chiaramente questo processo. Gli artisti tedeschi intervengono sempre più numerosi in S.: il maggiore fra essi è forse quel Bers Notke cui si deve la statua di S. Giorgio nel duomo di Stoccolma (1471). A questo periodo appartiene anche un interessante gruppo di affreschi nelle chiese rustiche intorno al Lago Mâler, che attestano finalmente il sorgere di uno stile locale a largo respiro popolare nell'àmbito della tradizione gotica lineare, destinato a resistere per tutto il secolo successivo ed oltre (p. es., a Kalknâlnigar, Mâlningar, ecc.). Quando le forme del Rinascimento italiano, per la mediazione del manierismo divulgato dai trattati comparsi nel corso del sec. xvr (Vitruvio, Serlio, Vignola, ecc.), si diffondono in Europa, la S., che già aveva aderito alla riforma protestante, trova nei suoi principi - i quali stanno dando l'avvio all'epoca di maggior splendore del paese - i più validi potenziatori dell'attività artistica. Da questo momento l'edilizia civile acquista la prevalenza. I castelli reali di Vadstena e di Kalmar testimoniano infatti, nel complesso delle loro strutture e della decorazione, la presenza di artisti orientati verso una traduzione nordica dei motivi tardo-rinascimentali italiani. Gli occhi sono rivolti all'Italia soprattutto durante il Regno di Giovanni III (1569-92) che, attesta l'autore della Cronaca di Stoccolma, "avrebbe fatto volentieri della sua città una Roma e una Venezia ". Il maggiore architetto di questo periodo, il marmorario Dionisius de Wale, autore del primo progetto della Jakobkirke ( 1580 ), sembra sia stato di origine italiana: oriundi dall'Italia sono anche i Parr, che per tre generazioni lavorarono al servizio della casa reale (G. Battista a Borgholm e Kalmar, Francesco a Güstrow: la loro opera fu continuata da Cristoforo e Domenico, fino al 1602).
Il sec. xvir segna invece il trionfo definitivo della influenza francese, con la supremazia delle famiglie La Vallée (Simon, autore della Ritterhaus di Stoccolma, 1637-39; Jean, 1620-96, architetto della chiesa della Regina Cristina: non immemori l'uno e l'altro delle lezioni del Vignola e del Palladio) e Tessin (Nicodemo il Vecchio, 1613-81, attivo nei castelli di Borgholm, Erikshery, Mälsäker, ecc. e nel duomo di Kalmar; Nicodemo il Giovane, 1634-1728, che lasciò l'impronta inconfondibile del suo stile, sostanziato di vasta ed elaborata cultura umanistica, specialmente nel Castello reale di Stoccolma). Intorno a questi architetti gravito una folla di scolari e d'imitatori, fra cui non mancarono alcuni svedesi degni di memoria, come H. Blume (16381666), Güran Josuis Törnqvist, detto Aldencrantz (16681739), e i membri della famiglia Carlberg, architetti militari. La fortuna dei Tessin richiamò in S. scultori e pittori francesi, che furono impiegati nella decorazione del Castello reale di Stoccolma ed ebbero a profusione commissioni dalla nobiltà svedese. Basterà ricordare per tutti S. Bourdon. Anche altri stranieri si acclimatarono facilmente: anzi, proprio a un tedesco, David Klocker di Amburgo, accolto addirittura fra la nobiltà divenendo von Ehrenstrell, spetta l'onore d'essere considerato il fondatore della scuola pittorica locale.
Superata la grave crisi che minacciò la S. dopo il crollo di Carlo XII e che disperse gli artisti di corte, l'incremento edilizio riprese durante il Regno di Federico I (1720-50). Egli affidò la direzione dei lavori del Castello di Stoccolma a Karl Härleman e favori altri artisti francesi, come lo scultore Bouchardon e il pittore G. Taraval. Ma l'epoca più feconda di opere d'impegno e più caratteristica della cultura figurativa svedese fu il Regno di Gustavo III, che richiamò a Stoccolma i migliori artisti svedesi educativi all'estero (p. es., i pittori L. Pasch, P. Kraftt, von Breda, C. G. Pilo, E. Martin). A Roma soggiornò dal 1768 al 1778 lo scultore che si può considerare a buon diritto il più rappresentantivo di quanti ne abbia prodotti la S., Johan Tobia Sergel, epigono, tra i primi, del neoclassicismo.
Durante tutto il sec. xix lo scambio con l'Occidente europeo è continuo. Gli artisti svedesi, che vanno crescendo di numero e fondano cenacoli nazionali e associazioni intese a diffondere nel loro paese d'origine la cul-

(da Guida des manuments visitio par les membres du XIIIe Congrès International d'Eist, de l'art, Stoccolma (MI, fig. 57)
SVEZIA - Glimmingehus, Skåne (sec. xv).
tura artistica, soggiornano a lungo nelle capitali europee e s'adeguano con prontezza ai diversi orientamenti che caretterizzano l'instabile clima contemporaneo. Dopo la stasi - che non è soltanto svedese - dei periodi neoclassico e preraffaellita e della pittura storica e di genere, l'attrazione delle scuole di Düsseldorf e Parigi determina le due correnti fondamentali dalle quali usciranno le personalità più vivaci dell'800, vale a dire i pittori J. F. Höckert, S. M. Larsson, E. Bergh e gli scultori J. Börjesond e P. Hasselberg. Su tutti emerge, nella seconda metà del secolo, E. Josephson, paesista e colorista vigoroso. L'Associazione del Konstnärsforbundet tentò, fra il 1890 e il 1900, un esperimento crepuscolare, ai margini del decadentismo, ma fu presto travolta dall'affermazione dell'impressionismo. Nessuno di questi movimenti e neppure i successivi del Jause, cubismo, espressionismo, dadaismo, ecc., il cui centro d'irradiazione era Parigi, ha saputo produrre in S. artisti di larga rinomanza europea, se si eccettua, forse, A. Engström, la cui influenza è constatabile, per quanto riguarda il disegno umoristico, in Germania e in altri paesi centroeuropei.
Il sec. xx è caratterizzato soprattutto dal grande incremento urbanistico ed edilizio. All'eclettismo classicista imperante nei primi decenni, e più aderente al gusto dei committenti svedesi del contemporaneo stile Liberty, appartengono opere di grande mole, seppure esteticamente ibride, come il Palazzo comunale di Stoccolma, terminato nel 1923 da R. Östberg. Intorno al 1930 trionfò anche in S. l'architettura razionale. A quel periodo rimontano il piano regolatore di Stoccolma e le costruzioni relative, considerate giustamente esemplari correnti di quello stile e delle soluzioni che esso postulava. Ma negli ultimi decenni l'influenza di Le Corbusier e Gropius e la reazione al razionalismo, determinata dall'affermarsi dei nuovi concetti dell'architettura organica, ha suscitato promettenti iniziative : la più felice è stata senza dubbio la creazione del quartiere di Gudheden nella città di Göteborg.
Bibl.: G. Upmark, Architektur der Renaissance inl Schweden, Dresda 1900; H. Ganda, Stenka Städer, Stoccolma 1908-16; H. Brisning, Le relax. artist. della S. con l'Italia, Roma 1913; E. T. Arne, La Suède et l'Orient... pendant l'áge des Vihings, s. I.
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1914: A. Lindblom, Fransk Baroh-och Røhoko shulptur Isvorige, Uppsala 1923: E. Lundmark, Kyrkor i Endre Ting Konthistoriskt inventarium, Stoccolma 1931: S. Lindqvist, L'epoca romana dell'età del ferro in S., in Gli studi romani nel mondo, III, Bologna 1934, pp. 309-30; M. Rydbeck, Kalkondhningar i Adraroms och Gustaf Adolfs Kyrkor, in Bull. de la Soc. Royale des lettr. de Lund, 1939-40; H. Arbman, Verroterie elaisonnée et filigrane, ibid., 1949-50, pp. 136-72; P. M. Lugli, Aspetti dell'urbanist. soed., in Russ. crit. di arch., 2 (1940, v), pp. 3-40; W. Holmqvist, Viking art in the eleventh century, in Acta Archincol., 22 (1951), pp. 1-26. Riccardo Averini
VI. Ordinamento scolastico. - Nell'ordinamento scolastico la S. molto risente delle condizioni geografiche del paese : grande superficie e popolazione relativamente poco numerosa, con abitazioni sparse e separate da grandi distanze, per cui la distribuzione delle scuole subisce una notevole sperequazione e va da un massimo di densità nei grandi centri urbani ad una rarefazione sempre più grande a mano a mano che si passa dai centri minori alle campagne, massime nella Lapponia. Donde un grande decentramento nella direzione, controllo e amministrazione degli istituti di istruzione e un ruolo decisivo in essi da parte dei comuni.
L'ordinamento scolastico abbraccia quattro tappe principali :
1. Istruzione prescolastica. - Va dai 2 ai 7 anni e viene svolta prevalentemente in famiglia o in istituti dovuti alla iniziativa privata, p. es., dei grandi stabilimenti industriali; quindi i nidi d'infanzia e le scuole materne sono in non grande numero.
2. Istruzione primaria o "Folkskola". - Va dai 7 ai 14 anni, è obbligatoria e gratuita e nelle mani dei singoli comuni. Si suddivide in due sezioni : inferiore dai 7 ai 9 anni con programma prevalentemente di lettura e scrittura ed insegnanti esclusivamente femminili; superiore. dai 9 ai 14 anni, con insegnanti maschili e femminili e con aumento di materie: religione, lingua nazionale, storia, ecc., lavoro manuale, ginnastica e sport.
3. Istruzione secondaria. - E prevalentemente statale e abbraccia un periodo di 7-8 anni e quattro tipi : a) istruzione secondaria teorica, che apre l'adito alla università ed è suddivisa in due fasi consecutive: "Real skola" di 4 o 5 anni, che termina con il "realexamen". "Gymnasium ", di 3 anni, che si conchiude con lo "studentenexamen", e si distingue in "Latinumgymnasium" a indirizzo classico e "Realgymnasium" a indirizzo scientifico. Per le ragazze esiste anche una scuola propria di 7 anni, chiamata "Flickskola". b) Istruzione secondaria pratica a indirizzo teorico-pratico per la formazione di esperti tecnici per le carriere commerciale, industriale, amministrativa, agraria, per cui si hanno distinte : scuole industriali, commerciali, tecnologiche, agrarie, navali. Si può aggiungere il "Folkskoleseminarium " per la preparazione dei futuri maestri e vi si accede con il "realexamen". c) Istruzione secondaria professionale, con finalità esclusivamente pratiche, organizzata con il concorso dello Stato, dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali degli operai. Generalmente sono scuole serali e gli alunni possono nello stesso tempo svolgere il loro lavoro nelle varie imprese. d) Istruzione secondaria speciale, che serve per gli adulti e prende varie forme e organizzazioni.
4. Istruzione universitaria. - All'università e agli istituti superiori si accede per mezzo dello "studentenexamen ". Le università sono le seguenti : Università degli studi di Uppsala, fondata nel 1477 (Facoltà di teologia, legge, medicina, filosofia che comprende anche lettere e scienze naturali); Università degli studi di Lund, fondata nel 1668 (con le stesse Facoltà); Università degli studi di Stoccolma fondata nel 1871 (Facoltà di lettere, legge e scienze naturali); Università degli studi di Gothemburg, fondata nel 1889 (Facoltà di filosofia, lettere e scienze naturali). A Stoccolma si hanno pure le tre Accademie : di musica, di belle arti e di arti grafiche; l'Istituto centrale di ginnastica e due Istituti sociali per la formazione degli assistenti sociali. La S. ha pure vari - Collegi " per la medicina, l'odontoiatria, la farmacia, la
veterinaria, l'ingegneria, le scienze cconomiche, l'agricoltura, le silvicultura, il commercio.
Aumentando sempre più il numero degli aspiranti alla istruzione superiore, per spianare la differenza di possibilità di studio tra la città e il villaggio e creare nello stesso tempo una più ampia unità organizzativa, la commissione scolastica proponeva nel 1946 di creare una seconda scuola unica di 9 anni, con tre cicli di 3 anni ciascuno: elementare, medio, superiore, e l'istituzione di essa possibilmente in tutti i comuni. Altre riforme riguardavano il liceo e la formazione di maestri elementari esperti nell'applicazione dei metodi attivi e degli esperimenti e tests, indicati anche dalla psicologia. Le proposte ebbero attuazione dal 1949: scuola unica di 9 anni: "Enketskola"; liceo di 4 anni; nuova "sezione generale", aggiunta a quella classica (latino e francese) e a quella moderna (matematica e inglese), allo scopo di dare importanza alla storia, alla psicologia e alla sociologia per formare i futuri funzionari dello Stato.
Nel 1943 fu creato a Stoccolma anche l'Istituto svedese per coordinare e sostenere le relazioni culturali con i paesi dell'estero favorendo gli scambi intellettuali. Per parte sua la S. si propone di inviare suoi delegati per aiutare gli Svedesi che cercano contatto con l'estero, di organizzare viaggi di studio e cicli di conferenze per gli Svedesi all'estero e per gli stranieri nella S., distribuire libri, articoli, film e dischi sulla S.; istituire corsi, congressi, esposizioni per far conoscere all'estero le opere letterarie e scientifiche svedesi; soprattutto aiutare gli stranieri a procurarsi una documentazione sui differenti aspetti della vita svedese (organizzazione sociale, igiene pubblica, lavoro, sport, agricoltura). - Vedi tavv. CX-CXIII.
Biss., N. H. Bosson, The swodish folk High School, Oxford 1933: E. Dilling, L'istruc. popolare in S., in S., Roma 1943, pp. 73-81; B. B., La riforma della scuola, in Bull. di legislao. scolastica comparata, 7 (1949), p. 192; S. Gunnar, Progetto di riforma scolastica in S., ibid., 8 (1950), pp. 23-26.
Celestino Testore
SVIZZERA. - Il più piccolo ( $41.295 \mathrm{kmq}$.) degli Stati confinanti con l'Italia, compreso in quel lembo dell'Europa centrale che è rinserrato fra il Giura e l'arco alpino.
I. Geografia. - E paese di montagna, dove dalle alte cime dell'arco alpino (Punta Dufour, 4623 m .) che forma più della metà del suo territorio, si trapassa, attraverso una specie di piano inclinato (Mittelfond) cospanso di laghi, al lembo del Giura disteso lungo il confine francese. Della superficie territoriale poco meno di $1 / 4$ è improduttiva, occupata com'è da rocce, ghiacciai e laghi; ed appena $1 / 8$ arativo, mentre pascoli e i prati artificiali coprono più di $2 / 5$ del totale. Risorse minerarie mancano quasi del tutto (sale in misura cospicua, ferro in quantità minime), mentre abbondano quelle idroelettriche; d'altra parte, l'isolamento dal mare è aggravato dall'ostacolo delle barriere montane che d'ogni parte recingono il territorio, anche se delle grandi valli che lo attraversano ve ne sono che permettono più o meno agevole passaggio dall'uno all'altro settore (Rodano, Reno, Aar), accentuando cosi la funzione che alla S. compete per la sua posizione intermedia fra l'Europa occidentale e l'Europa centrale, fra il Mediterraneo e le regioni atlantiche dall'altro.
Ciò spiega perché l'economia svizzera, pur non trascurando le modeste possibilità agricole di cui il paese dispone (valorizzate soprattutto sotto la spinta delle difficoltà di approvvigionamento che hanno accompagnato le recenti crisi internazionali), faccia perno essenzialmente sopra un allevamento sempre più razionale ed intenso (bovini e suini), ed un'industria altamente specializzata, volta ad articoli di valore e di precisione (meccanici, chimici e tessili), sui quali meno incidano le forti spese di trasporto imposte dall'importazione di quasi tutte le materie prime.
La S. è una confederazione di 22 Cantoni (di cui 2 doppi), retta da un'assemblea federale che ha funzioni legislative ed esprime dal suo seno un consiglio di 7 membri investito del potere esecutivo. L'Assemblea consta a
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1. Confini di Stato - 2. Confini di circoneriolone ecclesiastica - 3. Ferrovie.
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sua volta di un consiglio nazionale e di un consiglio degli Stati, ambedue elettivi. Il presidente è rinnovato ogni anno. La popolazione svizzera ( 4,6 milioni di ab.) è costituita per il $72 \%$ da Tedeschi, per il $20,4 \%$ da Francesi, per il $6 \%$ da Italiani (Canton Ticino e adiacenti valli dei Grigioni) e per l'1\% da Ladini; la distinzione, fondata sull'uso delle rispettive lingue, è riconosciuta dallo Stato.
Oltre la capitale, Berna ( 130 mila ab.), oltrepassano i 100 mila ab. Zurigo ( 336 mila), che è il massimo centro del paese, Basilea (170) e Ginevra (124).
BISL.: J. Frub, Geographie von Schweiz, S. Gallo 1930-38; W. Leemann, Landesbande der Schweiz, Zurigo 1939; A. Chapuis, La Suisse dans le monde, Parigi 1940. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - La storia della S. incomincia con la sottomissione del paese a Roma. La popolazione celtica degli Elvezi che lo abitava venne costretta a rimanere nelle sue sedi da Giulio Cesare per impedire che vi si stanziassero tribù germaniche. Il paese venne completamente conquistato sotto Augusto : gli ultimi ad arrendersi furono i Reti dell'alto Reno ed i Leponzi dell'alto Ticino.
L'importanza della regione stava nelle vie che dalle Alpi e dalla Valle del Rodano raggiungevano per essa la linea del Reno. Durante l'età imperiale il paese degli Elvezi fu profondamente romanizzato : i principali centri erano "Augusta Rauricorum" (August), "Aventicum" (Avenches), "Geneva" (Ginevra), "Noviodunum" (Nyon) "Lausanna" (Lessanna). La regione però non formava una unità amministrativa: essa era spartita tra la Gallia Narbonense, la Gallia Cisalpina, la Gallia Belgica, la Rezia. Questo divisione non facilitava la difesa contro gli attacchi dei Germani : il punto più pericoloso per una rottura era il passaggio del Reno a Coblenza, perciò sul piano tra Königsfelden e Windisch era stata costruita la grande fortezza di Vindonissa. Il limes ricevette poi nel sec. iv una seconda linea di resistenza appoggiata a numerosi castelli. Gli attacchi delle tribù germaniche incominciarono verso la metà del sec. xir; nel 260 gli Alamanni riuscirono a distruggere Aventicum. Nuove scorrerie sono segnalate sotto Diocleziano e poi ancora sotto Graziano. Quando poi, al principio del sec. v, Roma ritirò i presidi dal Reno per difendere l'Italia invasa dai Visigoti, le tribù dei Burgundi e degli Alamanni si gettarono senza difficoltà nelle Valli del Reno e del Rodano e vi si stabilirono con il consenso del governo imperiale. Nella seconda metà del sec. v i Burgundi dalla Sabaudia (Savoia) avanzarono nel Vallese occupando Sion, a nord del Lago Lemano raggiunsero Avenches e Basilea. Così gli Alamanni dell'Elvezia settentrionale avanzarono verso sud occupando la Rezia. I Burgundi si romanizzarono, adottando lingua e costumi della popolazione romana locale; gli Alamanni invece sopraffecero la scarsa popolazione romana, rispettando forse solo i centri principali; la lingua dominante fu la germanica. Dopo una breve occupazione ostrogota i Franchi riuscirono ad occupare tutta la regione elvetica che seguì definitivamente le sorti dello Stato merovingico.
Nell'età carolingia si incominciò a profilare una distinzione tra i paesi elvetici. I paesi ad occidente dell'Aar, di civiltà burgundica, fecero parte della Neustria franca, i paesi ad oriente dell'Aar, di civiltà prevalentemente alamannica, fecero parte dell'Austria o Germania: tale divisione, apparsa nel Trattato di Verdun (843), diventò più salda nel Trattato di Mersen (870). Nei paesi burgundi tra Reno e Rodano, alla fine del sec. Ix, si formarono i due Regni della Bassa Borgogna, a sud-ovest del Lago di Ginevra (879) e dell'Alta Borgogna da Ginevra al Vallese, all'Oberland bernese (888). Invece nella regione alamannica continuò a sussistere la vecchia organizzazione politica sotto i duchi di Alamannia o di Svevia; non sempre i re di Germania riuscivano a tenerli sottomessi. Durante il sec. x la regione elvetica subì gravi danni per le scorrerie degli Ungari da oriente e per quelle dei Saraceni da occidente, e non poche città furono distrutte. Nel 1033. l'imperatore Corrado II raccolse l'eredità dell'ultimo re

(Per cortesia dell'Uflicia nazionale svizzera del turismo) Svizzera - Suonatori in costume per le strade di Visperteminen (Vallese).
di Borgogna, Rodolfo III, e riunì i paesi burgundici al Regno di Germania, pur rispettandone la tradizione giuridica particolare; per mezzo della consorte Gisela ebbe anche l'eredità dei duchi di Svevia e assegnò Borgogna e Svevia al figlio Enrico. Durante il suo regno, Enrico III fece centro della sua potenza la regione burgundo-sveva. Dopo la sua morte, l'Imperatrice reggente per Enrico IV diede questo complesso di territori al genero Rodolfo di Rheinfelden; però questi si ribellò ed i paesi elvetici furono teatro di lotte fra i due partiti. Enrico IV tolse a Rodolfo l'Alamannia-Svevia e la diede a Federico conte di Staufen; Rodolfo diede il Ducato al figlio Berchtold dal quale i diritti passarono nel rog2 ai congiunti conti di Zähringen. Venuti ad accordo, stabilirono che il Ducato rimanesse agli Staufen e gli Zähringen avessero i territori a sud del Danubio, cioè i paesi elvetici attorno a Zurigo. Gli Zähringen pretesero chiamarsi ancora duchi, non però di Svevia, ma del loro castello Zähringen.
Una profonda feudalizzazione tra il sec. x ed il sec. xi favorì la ulteriore disgregazione politica del paese. Numerose dinastie di conti compaiono con autorità quasi assoluta nella loro circoscrizione. Chiese ed abbazie diventarono centri di vasti patrimoni ed una nuova feudalità ecclesiastica si formò con propri visconti, visdomini, avvocati. I grandi baroni si contesero la signoria delle chiese e dei piccoli vassalli. Gli Staufen conservarono il Ducato di Svevia sino alla loro scomparsa (1268). Gli Zähringen, avuto nel 1127 da Corrado IV l'ufficio di rettori di Borgogna, cercarono di creare un grande Stato territoriale tra le Alpi, il Giura ed il Reno. Nel 1172 raccolsero la successione dei potenti conti di Lenzburg; Federico Barbarossa diede loro l'avvocazia dei tre vescovati di Ginevra, Losanna e Sion. La dinastia era già spenta nel 1218. Se ne avvantaggiarono tre dinastie feudali. Nella zona occidentale intorno al Lago di Ginevra si innalzarono a potenza i conti di Savoia; il loro influsso si allargò nel Vallese e nel Vaud. Nella S. nord-occidentale erano sorti i conti Kyburg con domini nei cantoni di Zurigo e di Aargau; possedevano la contea di Thurgau e dalla eredità degli Zähringen ebbero Freiburg, Burgdorf, Thun. Ma anche questi si spensero dopo la metà del sec. xir. Sulla loro eredità si gettarono gli Asburgo.
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(fot. Reinhard)
Svizzera - Il santuario di S. Nicola della Flue - Ranft (Unterwalden).
Signori dell'alta Alsazia, questi erano diventati nel sec. xi i signori di Habichtsburg ("Castello dell'Avvoltoio "), da essi costruito tra Reuss ed Aar su una groppa del Giura, dominante le vie commerciali che da Basilea e dalla S. occidentale si dirigevano verso la S. orientale. Gli Asburgo avevano possessi e diritti feudali di varia natura nell'Elvezia centrale; l'avvocazia del monastero di Murbach nelle sue corti dell'Aargau e nel Zürichgau attorno a Lucerna, diritti signorili tra Reuss e Limmat, l'avvocazia sul chiostro di Sackingen, beni a Willisau e a Sempach, l'autorità ballivale (Vogtei) sul Lago dei Quattro Cantoni, nei distretti di Schwytz e di Unterwald. Dalla eredità degli Zähringen ebbero l'autorità baillivale nel paese di Uri. Possessi e diritti svariati dispersi in una vasta regione, ma per essi gli Asburgo, nell'età di Federico II, apparivano i più potenti signori feudali tra Reno e Danubio. La divisione della famiglia in due linee non danneggiò lo sviluppo che fu curato in modo speciale dal ramo primogenito. Alla metà del sec. xir questo era rappresentato da Rodolfo, figlio di Alberto IV (1239-91). La politica degli Asburgo acquistò per opera sua una maggiore precisione; ora si trattava di creare uno Stato territoriale unito, collegando i diversi elementi. Rodolfo d'Asburgo seppe mantenersi costantemente fedele a Federico II ottenendone concessioni varie. Ad un certo momento trovò di fronte l'opposizione di Pietro II di Savoia che pretendeva anch'egli di partecipare all'eredità dei Kyburg, ma quando, nel 1279, Ro--dolfo diventò re di Germania ed affermò il suo prestigio abbattendo la potenza del re di Boemia, vide allora più -che mai la necessità di dare unità a tutti i possessi della famiglia, da quelli aviti di Alsazia a quelli nuovissimi di Austria. Questa l'assegnò al figlio maggiore Alberto e al cadetto Rodolfo pensò di dare il Ducato di AlamanniaSvevia. Il programma di riunire i domini della regione -elvetica però urtava contro le popolazioni delle vallate
alpine che avevano da tempo conquistato, spesso di fatto soltanto, autonomie giudiziarie e finanziarie. La reazione apparve vivace nelle vallate di Uri, Schwytz, Unterwald. Tali regioni erano uscite dal loro silenzio nel sec. xili quando il commercio internazionale aveva messo in evidenza la via dal Gottardo alla Valle del Reno.
Rodolfo era deciso ad appoggiare le sue pretese feudali locali con il peso ben maggiore dell'autorità regia. Il contrasto con le popolazioni era già aperto dunque nel periodo 1273-91. Quando Rodolfo mori, il 15 luglio 1291, il figlio Alberto non aveva ancora potuto ottenere dai principi di essere riconosciuto come re dei Romani, mentre il figlio minore, Rodolfo duca di Svevia, era scomparso poco prima. Le tre vallate alpine, nei primi d'ag. 1291, decisero di assicurarsi contro ogni eventualità futura, collegandosi ed impegnandosi per una azione concorde. La famosa "Lettera di lega ", che ancora si conserva, stabiliva l'impegno di aiuto reciproco contro tutti, di non accettare giudici stranieri alle valli, di risolvere le vertenze arbitralmente, di intendersi contro gli atti di violenza, le uccisioni, gli incendi, ecc. L'atto del 1291 si collega con un altro atto analogo di alleanza, anteriore di qualche anno, a noi non giunto. Delineatosi il conflitto per l'Impero tra Alberto d'Asburgo ed Adolfo di Nassau, si formo nel 1291 nella Germania del sud una lega antiasburgica: i tre cantoni forestali vi aderirono. Il duca d'Austria, deluso dal trionfo del suo competitore, si affrettò ad intervenire nella regione elvetica, sottomettendo Lucerna, assediando Zurigo, ma i tre Cantoni di Uri, Schwytz, Unterwald rimasero fermi nella devozione al re Adolfo. Però quando questi cadde a Gollheim ed Alberto d'Asburgo trionfo, i cantoni ritornarono a trovarsi nella situazione dell'età di Rodolfo : il loro signore era il re ed essi non potevano ricorrere al re contro il loro signore. Questi sono gli inizi della Confederazione svizzera fuori dai veli delle leggende del tiranno Gessler e dell'erne Tell, sorte da tarde cronache del sec. xv per spiegare una conquista d'indipendenza che pareva miracolosa.
Alberto d'Austria, impegnato nelle lotte germaniche, lasciò le cose in sospeso, cosi come il problema della ricostruzione del Ducato di Savoia reclamato dal nipote Giovanni, e questa fu la causa del suo assassinio nel 1308. Dal nuovo re, Arrigo VII di Lussemburgo, già nel 1309, i Cantoni ottennero la conferma del decreto di re Adolfo che poneva le tre vallate sotto la protezione regia ed inoltre il privilegio ai loro abitanti di essere chiamati in giudizio solo entro i loro confini e essere citati solo davanti alla corte Regia. Le tre valli però si impegnavano a stare dentro i loro confini davanti ad un giudice regio. Era un passo verso la completa separazione dalla giurisdizione asburgica. I figli di Alberto d'Asburgo, con il leale servizio feudale prestato all'Imperatore in Italia, cercarono di ottenere da Arrigo il ritiro del terribile documento. L'Imperatore, da Brescia, nel 1311, promise loro che avrebbe fatto verificare i diritti asburgici nelle vallate ed eventualmente li avrebbe ristabiliti nel legittimo possesso. Morto Arrigo VII, nel duello per la successione tra Ludovico il Bavaro e Federico d'Asburgo, i Cantoni svizzeri presero posizione contro gli Asburgo. Nella loro guerra del 1314 contro l'abbazia di Einsiedeln, intervenne energicamente Leopoldo d'Asburgo; il conflitto si chiuse con la sconfitta di Leopoldo a Morgarten (13 nov. 1315). Dopo la vittoria i tre Cantoni si strinsero a Brunnen il 9 dic. 1315 con patti più solenni; nessuno dei collegati avrebbe riconosciuto un signore senza intesa comune. Ludovico il Bavaro, in odio agli Asburgo, il 29 marzo 1316 confermò privilegi ed evocò all'Impero tutti i possessi ed i diritti fiscali degli Asburgo nelle vallate stesse nelle quali l'autorità regia doveva essere rappresentata da un balivo (Reichsvogt). Più tardi parve che Ludovico e Federico si riconciliassero: pieni di timore i collegati strinsero una lega perpetua con la città asburgica di Lucerna ( 13 nov. 1332). Il pericolo ricomparve nel 1347 quando il successore di Ludovico il bavaro, Carlo IV di Lussemburgo, per assicurarsi l'appoggio degli Asburgo, riconfermò loro tutti i vecchi diritti e feudi, dichiarando nulli gli atti del Bavaro. I
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(da G. Eymard, op. cit., Ireeda 1696)
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In alto a sinistra: LA CHIESETTA DI S. GIACOMO A BRIGELS. In alto a destra: VEDUTA St. MORITZ-BAD. In basso a sinistra: VEDUTA AEREA DI LOSANNA. In basso a destra: RIFUGIO DEL SEMPIONE (alt. in. 2009).
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confederati riuscirono allora ad assicurarsi l'alleanza perpetua della potente città asburgica di Zurigo ( $1^{\circ}$ maggio 1351): poco dopo una lega perpetua conchiusero pure con Glarus, terra di proprietà dell'abbazia di Sackingen (4 giugno 1352), e subito dopo con Zug (27 luglio 1352). I confederati ora erano sette. Il duca d'Austria dopo aver inutilmente assediato Zurigo e cercato di rompere la lega, scese a trattative con la mediazione del margravio di Brandeburgo. Nel Trattato del 1352 la sovranità degli Asburgo su Schwyz ed Unterwalden passò sotto silenzio, mentre venivano riconosciuti i diritti patrimoniali e di protezione su chiese e monasteri; Zurigo conservò la sua alleanza con i Cantoni, ma con l'impegno di non fare accordi con altri sudditi d'Asburgo senza il consenso di questi; Lucerna, Glarus, Zug, pur conservando i loro trattati riconobbero la sovranità d'Asburgo. La pace non fu mantenuta; intervenne Carlo IV; nel 1346 si ebbe un accordo tra Zurigo ed i duchi, ed ora i Cantoni, stanchi, finirono per aderire. Durante questa fase di trattative i Cantoni riuscirono a procurarsi l'alleanza perpetua di Berna che però considerava l'alleanza solo come garanzia di pace e non come vincolo nella sua attività politica ( 6 marzo 1353).
La pace durò sul Lago dei Quattro Cantoni per ca. tre decenni. Nel 1385 un contrasto tra Lucerna e gli Asburgo risprì la lotta: il duca Leopoldo fu sconfitto a Sempach ( 19 luglio 1385 ) e poi a Nafels ( 9 apr. 1388), la pace si ristabilì nel 1394 per vent'anni; dei diritti degli Asburgo sui Cantoni non si parlò più; Lucerna, Glarus, Zug ebbero riconosciuta la loro indipendenza; le conquiste dei confederati furono convalidate. La Confederazione (Eidgenossenschaft) comprendeva ora cinque paesi e tre città: Uri, Schwyz, Unterwalden, Glarus, Zug, Lucerna, Zurigo, Berna. Erano Stati autonomi legati da particolari trattati che nell'àmbito del diritto imperiale si accordavano per difendere le loro autonomie tradizionali. Poiché non vi era un trattato unico, ma trattati diversi, né vi era uguaglianza tra i contraenti (Glarus era in realtà un protettorato dei tre Cantoni) non mancavano dissidi : si prevvide ad eliminarli con la cosiddetta «Lettera dei Preti» (Pfaffenbrief) del 7 ott. 1370, riguardante le giurisdizioni ecclesiastiche e poi con la "Lettera di Sempach» nel 1375 (Sempacherbrief), per la disciplina delle milizie nelle spedizioni militari.
La Confederazione pretendeva l'immediata dipendenza dal Reich (Reichsfreiheit) senza la mediazione feudale. Quando gli imperatori erano d'accordo con gli Asburgo, combattevano la Lega, quando erano in urto con essi la proteggevano. Roberto nel 1401 si schierò con gli Asburgo; Sigismondo invece nel 1415 riconobbe i privilegi dei confederati, dando loro il diritto di eleggere quel balivo regio che finora aveva rappresentato presso di loro il Reich (Reichsvogt) e di amministrare direttamente l'alta giustizia. La Confederazione, nel sec. xv, agiva come predominante nelle Alpi centrali. Nel 1411 Appenzell e S. Gallo furono ricevuti come membri protetti della Lega. Basilea, stringendo nel 1400 alleanza con Berna, slegò in qualche modo alla Confederazione. Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, la disgregazione dello Stato milanese diede pretesto ad Uri ed Unterwalden di intervenire a sud del Gottardo: nel 1419 occuparono Bellinzona, ma nel 1422 furono sconfitti ad Arbedo e respinti a nord. Nell'alta Rezia, le latte tra i vescovi e i baroni e le borghesie portarono in quei decenni alla creazione della "Lega Grigia" che si alleò con Glarus. Nel 1474 si venne tra la Confederazione e gli Asburgo ad una pace definitiva, perpetua, con il Trattato di Senlis conchiuso sotto gli auspici di Luigi XI (11 giugno 1474). La conciliazione era dovuta al programma di espansione di Carlo il Temerario. Luigi XI impedì agli Svizzeri di conservare le loro conquiste della Franca Contea borgognona, del Vaud sabaudo e del Canton Ticino milanese, sebbene a Giornico

(fot. Schulz - Tarasp)
Svizzera - Veduta di Müstair con la chiesa del monastero di S. Giovanni (Münstertal).
vincessero l'esercito dello Sforza (28 dic. 1478). Le vittorie militari determinarono gravi contrasti interni tra le vecchie aristocrazie cittadine e gli elementi popolari. La crisi cessò quando scoppiarono le grandi guerre d'ege monia tra Francia, Spagna ed Austria. Le potenze andarono a gara nell'arruolare mercenari svizzeri : i Cantoni a loro volta si divisero secondo le simpatie politiche. Basilea entrò a far parte della Confederazione il 9 giugno 1521 e Sciaffusa il 10 ag. Pili tardi, il 17 dic. 1513 , anche Appenzell. La Confederazione rimase cosi sino alla Rivoluzione Francese.
Nelle guerre di Lombardia per il Ducato di Milano, milizie mercenarie svizzere combatterono da ambo le parti. Ludovico il Moro, cacciato dai Francesi, ricuperò il Ducato con l'aiuto degli Svizzeri che poi lo tradirono con gli Svizzeri dell'esercito francese ( 1500 ). Del trionfo francese approfittarono i cantoni di Uri e Unterwalden per occupare Bellinzona ed il Ticinese che Luigi XII cedette loro con il Trattato di Arona (1503). Gli Svizzeri negli anni seguenti stettero con Giulio II; nel 1512 ricondussero a Milano gli Sforza e costituirono un vero protettorato su Milano. La sconfitta loro inflitta a Marignano nel 1513 li costrinse a ritirarsi. Una grave crisi apparve con la diffusione della Riforma luterana e la predicazione religiosanazionale di Ulrico Zwingli. La guerra tra cantoni cattolici e protestanti (guerra di Kappel) si chiuse con il Trattato del 20 nov. 1531 che riconobbe la libertà religiosa per ambo le parti e la Confederazione riusci a salvarsi. La questione religiosa accostò ai confederati la città di Ginevra ribellatasi al Duca di Savoia e diventata centro del calvinismo; nel 1558 Ginevra si alleò con Berna. Durante il sec. xvi la Confederazione si procurò l'alleanza di città e principi distinguendoli secondo la vicinanza e l'importanza in alleati di primo ordine (Zugerwandte) e di secondo ordine (Verwandte) con lo scopo di assicurarsi una barriera contro le minacce delle grandi potenze. Di fronte alle guerre europee la Confederazione incominciò ad affermare il principio di neutralità. Garanzie non sufficienti appartvano ora il trattato di unione con l'Austria (1511) e la pace perpetua con la Francia (1516). La neutralità però era minacciata dal consenso dato ai cantoni per gli arruolamenti all'estero. Durante la guerra dei Trent'anni la Confederazione riusci ad impedire lo scoppio della lotta tra i partiti e creò un sistema militare per la difesa dei confini (Defensional).
Nella pace del 1648 i rappresentanti della Confederazione, con l'appoggio della Francia, ottennero il riconoscimento della sovranità e l'abolizione di ogni dipendenza feudale dall'Impero germanico. Cosi la Confederazione (era detta "Corpo Elvetico") dopo il 1648 fu un ente di diritto pubblico con piena indipendenza. Nell'età seguente essa subì una lunga crisi di carattere economico.
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Le vecchie aristocrazie mercantili delle città e fondiarie dei Cantoni provocarono con la loro oppressione la ribellione delle classi operaie e rurali. Si ebbero nuove lotte tra Cantoni cattolici e protestanti : sconfitti questi nel 1656, poi vincitori nel 1712 (Pace di Aarau). I cattolici si misero sotto la protezione di Luigi XIV.
Nel sec. xvili la S. venne ad occupare un posto rilevante nel movimento culturale europeo: Zurigo, Basilea, Ginevra erano centri importanti di studi letterari e scientifici. L'influsso delle teorie politiche ed economiche europee rese più esasperato quello che era il persistente squilibrio interno della Confederazione, dovuto all'antiquata organizzazione. I paesi sudditi aspiravano all'uguaglianza con i cantoni dominanti e le popolazioni volevano liberarsi dal predominio dei patriziati cittadini. Nella seconda metà del sec. xvili si hanno insistenti movimenti di ribellione che precedono lo scoppio della Rivoluzione Francese.
Dopo il 1789 alle agitazioni democratiche seguono le repress