742). Numerosi erano pure i monasteri femminili : moniali cistercensi, Clarisse e Canonichesse Regolari.
8. Dallo scisma d'Occidente alla Riforma. - Le regioni svizzere di lingua francese furono costantemente per Avignone, il che non fa meraviglia se si tiene presente che l'antipapa Clemente VII apparteneva alla famiglia dei conti di Ginevra. Le regioni di lingua tedesca furono invece divise e tentennanti : il duca d'Austria Leopoldo III (m. nel 1386) ponendosi sotto l'obbedienza avignonese trasse al suo seguito i monasteri di S. Leodegario di Lucerna, Muri, Allerheiligen di Sciaflusa, S. Urbano, Wettingen, Kappel e i Capitoli di Beromünster, Ze fingue, Schönenverd e Solothurn. Per reagire contro gli Absburgo, gli Stati di Lucerna, Zurigo, Zug, Glarus, Schwya e Nidwalden con i monasteri di S. Gallo, Einsiedeln, Engelberg. Stein am Rhein, Zurzach e Frienisberg si tennero fedeli a Roma. I Cantoni di Berna, Uri e Obwalden e la città di Basilea non furono costanti nella loro politica religiosa e si rivolsero ora all'una ora all'altra obbedienza. La diocesi di Ginevra fu sempre per l'obbedienza avignonese, mentre le altre diocesi conobbero due elezioni episcopali: una avignonese, l'altra romana. Di questo periodo sono noti i Concili di Costanza( $(v)$, che pose termine allo scisma con l'elesione di Martino V, e di Basilea (v.) che culminò con l'elezione dell'antipapa Felice V (v.), incoronato a Basilea il 24 luglio 1440 , e che si sciolse a Losanna il 25 apr. 1449, dopo aver accettato le dimissioni dell'antipapa ed acclamato Niccolò V. Per nove anni quindi la S. riconobbe l'autorità dell'antipapa.
I numerosi personaggi ecclesiastici e laici che parteciparono ai predetti Concili portarono nella S. l'aura della rinascenza e l'umanista Enea Silvio Piccolomini che risiedette a Basilea, dall'apr. 1432 al sett. 1433 e dalla primavera del 1436 al nov. del 1442 , divenuto papa sotto il nome di Pio II, concesse al Consiglio della città di Basilea il privilegio di creare una Università che fu aperta il 4 apr. 1460 e che rimase unica in S. fino al sec. xix.
La fine dello scisma d'Occidente e il ristabilimento dell'unità pontificia segnò per la S. l'inizio d'una intensa restaurazione religiosa : i vecchi Ordini si rinnovarono ed altri nuovi vi si stabilirono, come i Carmelitani nel 1425 a Géronde nel Vallese, i Servi di Maria nel 1471 a Mondrisio, le Clarisse riformate da s. Coletta nel 1422 a Vevey (Vaud); diverse chiese vennero restaurate e numerose altre costruite, nel solo Cantone di Solothurn, ad es., furono edificate ben 40 chiese nel mezzo secolo che precedette la Riforma; alcuni santi vi esercitarono una benefica azione riformatrice, basti ricordare la predicazione di s. Vincenzo Ferreri nella S. Romanda (14031404), l'opera di s. Coletta (v.), la vita ascetica della b. Lodovica di Savoia (m. nel 1503) a Orbe (Vaud), e l'influsso veramente straordinario di s. Nicola della Flue (v.). Indisi del generale risveglio religioso sono anche: $1^{\circ}$ la diffusione della divozione al S. Nome di Gesù, unito talvolta a quello di Maria; $2^{\circ}$ l'erezione di molte confraternite; $3^{\circ}$ la costituzione di varie corporazioni d'arti e mestieri sotto il patronato di alcuni santi; e $4^{\circ}$ la creazione della Guardia Svizzera (v.), segno di un profondo amore per la S. Sede.
9. Dallo riforma ai giorni nostri. - Il risveglio religioso svizzero del sec. xv ebbe nella prima metà del secolo seguente un violento contraccolpo con l'introduzione e la rapida diffusione della Riforma che trovò un terreno principio nel malcontento che serpeggiava contro i vescovi e abati principi, spesso stranieri e commendatari, per conflitti di giurisdizione temporale, e contro il clero regolare e secolare per la vita mondana di parte di esso (lo scandalo di Jetzer a Berna) ed anche nello stato di agitazione spirituale in cui versavano alcune regioni, come Basilea dove fioriva l'umanesimo svizzero con Erasmo, e dove si
erano dati convegno uomini, taluni eminenti, indiziati sia religiosamente come politicamente. In questo ambiente ebbero facile presa le dottrine eterodisse di Lutero ( $1520-36$ ) e soprattutto di Ulrico Zwingli (v.) e la loro ribellione contro l'autorità ecclesiastica. Zurigo, con l'assenso delle pubbliche autorità civili, divenne sin dal 1519 il centro propulsore della propaganda zwingliana che imperversò in vari Cantoni e regioni suddite o alleate, grazie all'opera di fanatici predicatori, celebre tra tutti Giovanni Ecolampadio (v.) che diffuse le dottrine zwingliane a Basilea. Quivi governo e università si opposero dapprima alle novità riformatrici, ma nel 1529 i cattolici vennero sopraffatti e i novatori si abbandonarono a tali eccessi che Erasmo e vari suoi ammiratori disgustati lasciarono la città per recarsi a Friburgo in Br. Con il 1528 la predicazione zwingliana già si era diffusa a Sciaffusa, Glarus, Appenzell Ausser Rehden, Berna, S. Gallo e nei Grigioni. Inoltre sin dal 1525 erano comparsi a Zurigo e a S. Gallo gli anabattisti contro cui si accanirono gli stessi seguaci di Zwingli. Rimassero fedeli alla Chiesa cattolica e tentarono di arginare lo scisma i Cantoni di Schwyz, Uri, Unterwalden, Lucerna e Zug; Solothurn fu per poco tempo tentennante di fronte alla nuova predicazione; altri cantoni furono costretti a scindersi in due parti.
Se la conferenza religiosa che i Cantoni cattolici promossero contro Zwingli e che si tenne a Baden nel maggio 1526 con la partecipazione del celebre teologo Giovanni Eck (v.) fu per loro salutare, essa portò ad un inasprimento di rapporti con i Cantoni contaminati dalla predicazione zwingliana. Nel 1527 Zurigo strinse la "comborfhesia cristiana" con Costanza cui si associarono nel 1528 Berna, Basilea ed altre città; dal canto loro i Cantoni cattolici non vollero rimanere isolati e nel 1529 si univano tra loro e con l'Austria; a questa "alleanza cristiana" parteciparono pure Friburgo e il Vallese. L'urto armato non si fece aspettare; le ostilità del 1529 , subito sospese da un accordo favorevole ai riformati, furono poi riprese violentemente nel 1531 . I cattolici prevennero allora i Cantoni riformati e l'11 ott. 1531 questi ultimi perdettero la battaglia di Kappel, dove trovò la morte lo stesso Zwingli. Condizioni precipue della pace fu che i Cantoni non si molestassero per causa di religione e che il culto cattolico venisse rispettato nelle regioni suddite comuni (Turgovia, Argovia, Ticino, ecc.) che in tal modo vennero in buona parte sottratte all'influsso dei riformati; però i cattolici non seppero trarre tutti i vantaggi che offriva loro la vittoria. La situazione ottenuta dalla vittoria del 1531 si protrasse fino alla seconda guerra di Villmergen del 1712 , in cui ebbero il sopravvento i riformati, essendo loro fallita la prima campagna di Villmergen nel 1656.
Terminata la guerra con i Cantoni cattolici, Berna si volse verso l'occidente e nel 1536 venne in aiuto a Ginevra che tentava di liberarsi dai duchi di Savoia, la regione di Vaud, le città di Losanna, Vverden, Morges e Vevey accolsero i bernesi ed accettarono le dottrine riformate, mentre il Vallese rimaneva fedele alla religione
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(Int. Jarger)
Svizzera - Particolare del cenotafio dei Conti di Neuchâtel (sec. xiv-xy).
cattolica. Ginevra, liberatasi dai Savoia, cadde nell'orbita di Berna con cui era in "comborghesia" sin dal 1526 e quindi i riformatori vi ebbero libero piede, fra cui G. Farel e Calvino (v.) che vi comparve nel 1536 . Però, essendo la dottrina calvinista in contrasto con quella dei bernesi, questi aiutati da un partito loro favorevole riuscirono a cacciare dalla città Calvino e i suoi fautori (1538); Calvino tuttavia pregato dalla città ginevrina vi rientrò da trionfatore nel sett. 1541 e vi rimase da vero dittatore fino alla morte ( 1564 ), assicurando così il trionfo della sua "Città-Chiesa". Per motivi politici Calvino fece pace con i teologi di Zurigo nel 1549 (consensus Tigurinus; la "a" Confessione Elvetica" del 1566 doveva poi rafforzare definitivamente il protestantesimo svizzero) e, nel 1557, si fece rappresentare a Worms dal discepolo e poi continuatore Beza (v.). Con la morte di Calvino la configurazione religiosa della S. era fissata e tale rimase ad eccezione di lievi mutamenti sino ai giorni nostri. I Cantoni riformati usarono nei confronti della Chiesa cattolica i più drastici metodi di persecuzione e i cattolici rimasti nei loro territori furono di frequente duramente oppessi. I vescovi di Basilea e Ginevra dovettero cambiare la loro sede e i loro territori furono notevolmente ridotti; monasteri e capitoli collegiati furono soppressi e altri ridotti nei loro beni; le giurisdizioni temporali ecclesiastiche soppresse e le chiese vennero profanate. Giova però ricordare che dal canto loro i Cantoni cattolici punivano di morte gli apostati.
Pur non affrettandosi a porre in esecuzione i decreti del Concilio di Trento, i Cantoni cattolici strinsero il 10 apr. 1565 alleanza con Pio IV e dopo lunghe trattative e per interessamento di s. Carlo Borromeo (cui la S. cattolica deve molto), Gregorio XIII mandò loro il a maggio 1579 un nunzio ordinario, nella persona di Giov. Francesco Bonhomini, vescovo di Vercelli (il primo nunzio non ordinario fu Giov. Ant. Volpi nel 1559-63). I nunzi portarono un notevole contributo per la riforma cattolica svizzera, in cui gareggiarono con molti membri del clero secolare, i gesuiti e i cappuccini. I rapporti con la S. Sede generalmente buoni conobbero momenti difficili, ad es., nel sec. xvili per la polemica sorta circa i poteri del nunzio e per alcune inframmettenze civili in questioni ecclesiastiche, come a Coira e a Lucerna. Sul finire del secolo la S. fu largamente ospitale verso i sacerdoti e i profughi politici perseguitati dai rivoluzionari francesi.
Nel sec. xix la Chiesa cattolica in S. fu di nuovo duramente perseguitata. Le prime avvisaglie si ebbero dal 1797 con l'invasione francese e la creazione della Repubblica Elvetica (1798-1802), che cacciò dal suo territorio, il 9 luglio 1798 , il nunzio apostolico e soppresse tutte le giurisdizioni temporali ecclesiastiche. Durante il periodo napoleonico e subito dopo la restaurazione si ebbero vivaci questioni per l'erezione di nuove diocesi o la sistemazione delle antiche, che furono regolate da varie
convenzioni con la S. Sede, raccolte ora nel III vol. del Lampert. Ma la lotta aperta contro la Chiesa cominciò nel 1830 e fu condotta con tutti i mezzi dal partito radicale che trionfò nel 1847 con la sconfitta del Sonderbund (v. sopra). La persecuzione si intensificò ancora al tempo del Kulturkampf (v.) tedesco. Ma ormai il radicalismo andava lentamente moderandosi e i cattolici svizzeri ne approfittarono subito per «tprendere le loro attività e rimarginare le ferite inflitte dalla persecuzione : essi si distinsero soprattutto nel campo sociale, con la creazione di sindacati e di numerose opere di assistenza per la classe operaia, e in quello culturale con l'erezione dell'Univ. Cattolica di Friburgo (1889), divenuta in breve tempo un centro internazionale di alta cultura. Anche nel campo politico essi ottennero notevoli successi e il cattolico ticinese Giuseppe Motta (m. il 23 genn. 1940) venne eletto per 5 volte dal 1915 presidente della Confederazione. Durante le guerre mondiali 1914-18, 1939-45 i cattolici svizzeri si distinsero per le loro opere di assistenza alle popolazioni civili colpite e ai prigionieri di guerra; e furono proprio questi contatti caritativi della "Missione cattolica svizzera" con la S. Sede che indussero quest'ultima ad inviare nel 1917 un rappresentante presso il Governo Federale, elevato il 17 ag. 1920 al grado di Nunzio Apostolico.
I cattolici sono tuttora 1.666 .000 distribuiti in 6 diocesi tutte immediatamente soggette alla S. Sede: Basilea e Lugano, Coira, Losanna Ginevra e Friburgo. S. Gallo, Ston; e due abbozie - nulline»: St-Maurice e S.ssa Vergine Maria di Einsiedeln. I cantoni Cattolici sono: il Vallese, Ticino, Obwalden e Nidwalden (Unterwalden), Schwyz, Uri. Appenzell Inner Rhoden, Lucerna, Zug e Friburgo. I protestanti sono 2.300 .000 . I Cantoni con assoluta maggioranza protestante sono: Vaud, Neuchâtel, Zurigo, Sciaffusa, Appenzell Ausser Rhoden, Glarus, Grigioni; con lieve maggioranza protestante: Ginevra, Berna, Solothurn, Basilea (città e campagna), Argovia, Turgovia e S. Gallo.
Bibl.: oltre le opere indicate nelle bibli. dei paragrafi II e III, si v. Ch. Woeste, Hist. du Culturbampf en Suisse, 1571-86, Bruxelles 1887; E.A. Stückelberg, Die schmeizerischen Heiligen des Mittelalters, Zurigo 1903; Pastor, IV, p. 489 sgg.; VII, p. 343 sg.; IX, pp. 515-32 e passim in altri voll.; Rev. d'hist. eccles. Suisse, dal 1907 a tutt'oggi (ricchissimo materiale); G. Hergenröther-G.F.Kirsch, St. Universale della Chiesa, vers. it., E. Rosa, Firenze 1904-10 (soprattutto voll. vi e viI con ricca bibl., v. indice generale); L. Duchesne, Pastes épies. de l'ancienne Gaule, I, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1907, pp. 225 sgg.; III, ivi 1913, p. 219 sgg.; M. Besson (le opere che interessano sono elencate nella sua voce); Alb. Brackmann, Hatsatia Pontifexia, 2 voll., Berlino 1927; U. Lampert, Kirche u. Staat in der Schweiz, 5 voll., Friburgo di S. 1929-39; Th. Schwegler, Gesch. der Kati. Kirche in der Schweiz, $2^{\circ}$ ed., Starn 1943 (ricca bibl. sistematico, pp. 341-58).
Leone Dupont Lachenal-A. Pietro Frutaz
V. Relazioni con la S. Sede. - Condizione giuridica della Chiesa. - Attesa la particolare configurazione politica della S., la situazione giuridica della Chiesa va considerata secondo le singole circoscrizioni ecclesiastiche, nelle quali è diviso il territorio della Repubblica.
1. Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo. - Abbraccia i Cantoni di Friburgo, Vaud, Ginevra e Neuchâtel. Il governo non ha ingerenza nella nomina del vescovo, né in quella dei parroci, fatta eccezione per il parroco della cattedrale di S. Nicola di Friburgo, eletto dalla borghesia della città fra tre candidati presentati dal vescovo (bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 17 ott. 1924, AAS, 17 [1925], pp. 56-61). Il governo cantonale entra in merito, invece, nella nomina dei dieci canonici residenziali del Capitolo di S. Nicola secondo le norme stabilite nella bolla citata. 2. Diocesi di Basilea e Lugano. Si estende nei Cantoni di Solothurn, Lucerna, Berna, Argovia, Zug, Basilea, Turgovia, Sciaffusa. E ancora vigente la Convenzione stipulata tra Leone XII ed i Can-
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toni di Lucerna, Berna, Solothurn e Zug il 26 marzo 1828, la quale regola la composizione e la dotazione del Capitolo cattedrale, la nomina dei canonici, la dotazione della mensa vescovile e del seminario, e conferisce al senato della Cattedrale il diritto di nomina del vescovo, previo accertamento che nessun candidato preso in considerazione sia persona poco grata ai governi cantonali (breve Quod ad rem dello stesso Pontichio in data 15 ett. 1828). Accordi successivi e più recenti hanno regolato la nomina dei prevosti e dei canonici delle due collegate di S. Leodegaris in Lucerna e di S. Michele in Berzenünster, dei rettori dei benefici curati, dei professori di teologia nel seminario e dei maestri di religione nelle scuole cantonali, ed il trattamento economico dei medesimi da parte del governo. 3. Diocesi di S. Galle. - Comprende i Cantoni di St. Gallen e degli Appenzell. Secondo la Convenzione del 7 nov. 1845 , tuttora in vigore, il vescovo è eletto dal Capitolo cattedrale e deve essere persona non ingrata al Supremo Consiglio cattolico, che nel Cantone omonimo ha la cura degli interessi della parte cattolica. E inoltre necessario il previo nulla osta della S. Sede. 4) Diocesi di Coira. - Comprende i cantoni dei Grigioni, Schwyz, Ob-und-Nid-Walden, Uri, Glarus, Zurigo ed il Principato di Liechtenstein. Il Capitolo cattedrale ha il privilegio di eleggere il vescovo tra tre candidati proposti dalla S. Sede. Alcune difficoltà esistono nel Cantone di Zurigo, dove quel governo, oltre a non riconoscere il vescovo di Coira, riconosce soltanto tre delle oltre venti parrocchie esistenti nel territorio, e ad esse solo concede sovvenzioni. 5. Diocesi di Sion. - Comprende il Cantone del Valleus, esclusa la parte affidata all'abbazia nullus di St-Maurice. La nomina del vescovo è fatta liberamente dalla S. Sede, previa assicurazione che nulla, dal punto di vista politico, si apponga alla elezione del candidato. 6. Amministrazione apostolica dal Ticino. - E stata oggetto di tre Convenzioni: del $1^{\circ}$ sett. 1884, del 23 sett. 1884 e del 16 marzo 1888. Il Ticino è aggregato nominalmente alla diocesi di Basilea, il cui vescovo porta anche il titolo di Lugano. Di fatto, però, costituisce una diocesi vera e propria, distinta ed indipendente. La nomina è fatta dalla S. Sede d'intesa con il vescovo di Basilea e deve cadere su un sacerdote ticinese. L'amministratore ha carattere episcopale.
Le altre questioni che riguardano la condizione giuridica della Chiesa, quali la personalità giuridica della Chiesa medesima, la protezione della religione cattolica da parte dello Stato come religione del popolo, la libera amministrazione dei beni ecclesiastici, la loro esenzione dalle imposte, la libertà d'insegnamento, l'insegnamento religioso, il riconoscimento giuridico degli Ordini e congregazioni religiose, i contributi governativi ad enti ecclesiastici ed a spese di culto in genere, ecc., hanno soluzione diversa da contone a cantone. Tutte le Costituzioni, comunque, garantiscono la libertà di coscienza, di religione e di culto. La S. Sede ha relazioni diplomatiche con la S. Un nunzio apostolico è accreditato presso il governo federale, ma senza reciprocità.
Bbzi.. U. Lampert, Kirche und Staat in der Schweiz, in Chiesa e Stato, Studi stor. e giur. per il decennale della Coscitiaz. tra la S. Sede e l'itolin, II, Milano 1939, p. 465 sgg. Ippolito Rotoli
VI. Letteratura. - Sarebbe più esatto dire «letterature», trattandosi di un paese trilingue, anzi quadrilingue. La produzione letteraria svizzera in tedesco, francese e italiano potrebbe far pensare a un'appendice estera delle letterature in quelle lingue. Ciò è vero solo in una certa misura: esistono, infatti, numerosi scrittori, ingegni e tendenze che appartengono propriamente alla S. L'esposizione sarà limitata ai secc. xix-xx: il Seicento e il Settecento - se si fa astrazione di Rousseau, che appartiene più alla Francia che alla S., e di Pestalozzi, ispirato pedagogo piuttosto che scrittore - son secoli di cultura, di teologia, di scienza. Soprattutto "pastori» scrivono, dirigono riviste, dissertano di letteratura, di morale, di religione, ecc. Soltanto nel sec. xix la S. si esprime finalmente con il romanzo e la novella, talvolta con la poesia, non ancora con il teatro.
I. Letteratura della S. tedesca. - Nell'Ottocento vi campeggiano tre grandi narratori: Gotthelf, Keller, Meyer. Ieremias Gotthelf (1797-1854), pastore + mal comprese dai suoi psiroechiani, per farsi meglio intendere scrive racconti per almanacchi e, successivamente, romanzi, nei quali dipinge l'ambiente agreste dell'Emmen thal nel momento in cui lo spirito patriarcale - e matriarcale - è minacciato dallo spirito dei tempi nuovi, dall'attaccamento al denaro, dal radicalismo egualitario, ecc. Egli vi reagisce e scrive, perciò, libri a tesi, inserendo persino sermoni nei racconti; ma la perfetta conoscenza della sua regione e della sua gente gli permette una così possente evocazione di esse, da far dimenticare l'intento di predicare il ritorno alla tradizione familiare, bernese, cristiana. Gottfried Keller (1819-91), invece, non predica. Piccolo borghese, i suoi mirabili racconti esprimono un animo borghese e civico. E il maestro della lunga novella, in cui il protagonista, attraverso gli errori, gli amori e le ambizioni deluse, ritorna alla ragione e alla casa. I figli prodighi, da lui ritratti, ignorano la via del pontimento fissata nel Vangelo. Keller è anche l'autore di uno stupendo Bildungsroman: Der grüne Heinrich. Egli avrebbe voluto esser pittore e, come Rousseau, amava le passeggiate solitarie: perciò nella sua opera la natura è viva come i suoi personaggi. Conrad Ferdinand Meyer (1825-98) per primo, in S., ha conferito dignità al racconto storico. Questo patrizio di Zurigo subisce il fascino del Rinascimento italiano e del suo prestigioso decoro; ma non perde mai i contatti con il protestantesimo severo nel quale è cresciuto. Le sue novelle hanno un'imponente perfezione stilistica, ma, come le sue poesie, interessano ancora per l'intimo conflitto, la tragedia occulta che esse lasciano indovinare e che travagliol l'autore durante tutta la sua vita.
A questi tre grandi si potrebbe aggiungere il poeta Carl Spitteler (1845-1924), uno degli isolati talenti epici del suo secolo, ma che non ha esercitato l'influenza dei primi. Ciascuno di questi, infatti, ha oggi i suoi epigoni. Molti, sulle orme di Gotthelf, hanno descritto crisi domestiche, storie di casati o di dominio, e ciò sotto un cielo non troppo scuro o almeno tendente a finali schiarite. Così Rudolf von Tavel (1866-1934) ha narrato le gesta di numerosi personaggi bernesi e del loro parentado; Josef Reinhart (n. nel 1873) numerosi aneddoti del paese di Solothurn; Alfred Huggenberger (n. nel 1867) la vita delle popolazioni di Turgovia, ecc. Letteratura, come si vede, provinciale e che spesso, a motivo del dialetto, riesce difficilmente accessibile al lettore straniero.
La discendenza di Keller, del suo Der grüne Heinrich, si trova in molti Bildungsromane: genere ancora fiorente nella S. tedesca e rappresentato dal Johannes di Jac. Schaffner (n. nel 1873), vita romanzata dell'autore, il quale passò per ogni sorta di mestieri prima di diventare scrittore, e da parecchi dei racconti dell'eccellente autore cattolico Henri Federer (1866-1928). Attualmente, Arn. Kübler pubblica un lunghissimo romanzo di questo tipo. Nella S. tedesca siffatta forma narrativa germanica non accenna a essurirsi. Eredità di Keller - e in particolare del suo Martin Salander - è altresì lo Zeitzoman, ossia il racconto di una crisi politica o sociale (lo Schwixerspiegel di Meinrad Inglin [n. nel 1893], Wenn Puritaner jung sind di A. J. Welti, ecc.). Dalle belle e solide novelle di C. F. Meyer derivano i numerosi romanzi storici che appaiono ogni anno tra Berna e Zurigo: quelli di Emmanuel Stickelberger (n. nel 1884), di R. Fassi (n. nel 1883), di G. H. Heer, di Mary Levater-Sloman. Ciò in un tempo in cui il romanzo storico altrove tace.
Oltre all'eredità del sec. xix, si hanno fenomeni nuovi. Il teatro, anzitutto, che, con César von Arx, Max Frosch e Fred Dürrenmatt, si afferma notevolmente in un paese dove il teatro prima non esisteva. Inoltre quel genere seducente che è il romanzo d'evazione " o " d'elevazione spirituale ", coltivato dall'antroposofo Steffen. Si vorrebbe insistere di più su questa letteratura attuale, dove spesso si insinua lo strano, come se una bacchetta magica abbia toccato gli esseri, i luoghi, gli oggetti. Si vedano i racconti di Cécile Lauber, di Cécile Inès Loos e, soprattutto, di Regina Ullmann. Questi fenomeni nuovi (e si dovrebbe
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(fot. Alinari)
Svizzera - Palioito d'oro donato da Enrico II alla Cattedrale di Basilea (sec. xi) Cristo tra s. Benedetto, e gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ai piedi di Cristo i donatori - Parigi, Museo di Cluny.
insistere anche sullo sviluppo del «lirismo»), qui appena delineati, prendono un posto sempre più importante.
2. Letteratura della S. francese. - Nella S. francese il sec. xix è rappresentato anch'esso da tre autori, ma dalla fisionomia del tutto differente da quella degli autori già nominati. Alexandre Vinet (1797-1847), autore di saggi di filosofia morale, discorsi su argomenti religiosi, sulla libertà di culto, ecc. è un pensatore protestante di larghe vedute e più cristiano che protestante. Ammirabile è soprattutto la sua critica letteraria : critica pascaliana, nel senso che per lui le opere dello spirito sono testimonianza della nostra miseria e della nostra possibilità di grandezza (mediante la Grazia di Dio), e ciò tanto per quello che esse dicono quanto per ciò che esse celano. Così, per chi riflette, lo studio della letteratura serve a stabilire la necessità, la verità della Rivelazione evangelica. Henri-Frédéric Amiel (1821-81) non scrive per un vasto pubblico, ma per se stesso, anzitutto, e per coloro che si preoccupano della vita interiore. Dalle 16.900 pagine del suo fournal intime si sono estratti due volumi, poi tre, poi frammenti inediti. Il fournal offre lo spettacolo di una vita intellettuale e spirituale; esso fa conoscere le amicizie dell'autore, le sue passeggiate, le sue velleità amorose, la sua ricerca religiosa e soprattutto quella "ospitalità indefinita del pensiero " che lo caratterizza. Divaga tra Leibnitz e Spinoza, tra il Dio biblico e il richiamo del panteismo, tra la libertà e la santità. Nessuno, meglio di Amiel, rappresenta ciò che c'è di internazionale nello spirito svizzero. Anche Rodolphe Toepffer (1799-1846) ha lasciato pagine di critica d'arte, oltre a uno o due romanzi, novelle e quegli sbalorditivi Albums, che han fatto la gioia di quattro generazioni. Ecco finalmente, in mezzo a una letteratura d'intellettuali, uno scrittore di fantasia, un umoriata, cristiano come Vinet, buon cittadino di una minuscola repubblica (Ginevra), che medita sulla felicità, sempre cosa relativa», e che insegna la più sorridente saggezza. Oltre a questi tre, occorre ricordare Marc-Monnier (1829-85), il quale riconobbe che l'Italia «non è affatto la terra dei morti», e Juste Olivier (1804-76), le cui canzoni esprimono la poesia dei monti e delle memorie svizzere.
I tre principali scrittori del sec. xix non hanno avuto discendenza. Essi sono venerati, ristampati, ma poco seguiti. Perché il paesaggio letterario della S. francese s'è molto modificato dopo il 1900, il una generazione di pensatori e di critici è successa una generazione preoccupata di creare, di inventare. Un grande poeta, C. F. Ramuz, ha intanto operato. Inoltre la parte cattolica della zona francese, rimasta lungo tempo muta, ha trovato un eloquente e brillante interprete in Gonzague de Reynold (n. nel 1880) - storico, poeta lirico, epico - e successi-
vamente, narratori come Léon Savary, Maurice Zermatten, Corinna Bille, ecc. Infine la S. francese, più coscientemente svizzera che mai, è, dal punto di vista letterario, più vicina alla Francia che nel passato. C.-F. Ramuz (1878-1947) è la più grande figura del Novecento svizzero-francese. A leggerlo, si crederebbe che le acque e le montagne, le stagioni, la condotta degli uomini, l'inflessione delle loro voci, tutto sia captato e riprodotto per la prima volta. E Ramuz rappresenta, in margine alla tradizione propriamente francese, il più puro, il più nobile sforzo di espressione verbale, di trasposizione in parole della realtà prossima, che si sia manifestata nella S. francese.
La geografia letteraria della regione si è complicata. Si ha oggigiorno il romanzo d'analisi, che non è un prodotto autostoco, ma importato dalla Francia, e che ha dato eccellenti frutti con Robert de Traz (18841951), Jacques Chenevière (n. nel 1886), Bernard Barbey, ecc.; il romanzo d'anticipazione, con Noëlle Roger (n. nel 1874); il romanzo fantastico, poetico, con Pierre Girard e Jean Nietzsche; il romanzo d'elevazione spirituale, con Monique St-Hélier; il racconto pittoresco e altamente morale, con Benjamin Vallotton (n. nel 1877). Sembra che attualmente gli scrittori più originali e rappresentativi siano: sulla scia di Ramuz, ma più umano e di un talento personalissimo, C.-F. Landry, e, nel campo dell'analisi psicologica, Jacques Mercanton. E, come nella S. tedesca, il teatro si è molto sviluppato dopo il 1900 (René Moras [n. nel 1873] e il suo Thédire du Jorat, ecc.); allo stesso modo che, con Henry Spiess (n. nel 1876), più tardi con René-Louis Piachaud (1896-1941) e Gilbert Trolliet, e oggi con il poeta cristiano Edm. Jeanneret, la poesia lirica ha trovato la sua voce.
3. Letteratura della S. italiana. - La S. italiana è venuta tardi alla creazione letteraria. La sua tradizione era di arte (architettura, pittura, decorazione). Per questo appunto il Ticino si è affermato in Italia e in Europa. Il p. Soave (1743-1806), nel sec. sviri, non fu se non un poligrafo, un traduttore, un pedagogo. Ma, dagli inizi di questo secolo, la S. italiana ha il suo grande poeta, che è divenuto, con gli anni, il maestro del breve racconto: Francesco Chiesa (n. nel 1871), che l'Italia ha adottato fin dai suoi esordi. Il suo attaccamento al luogo natale, a tutti gli aspetti dell'angolo di mondo dove egli è cresciuto, si ritrova in Giuseppe Zoppi (1896-1952) e Guido Calgari.
Anche la poesia, in italiano o in dialetto, si è sviluppata durante gli ultimi venti anni. L'autore più dotato della giovane generazione è, senza dubbio, Felice Filippini, autore de Il signore dei poveri morti, nonché scultore, pittore, musico.
BibL.: 1) J. Nadler, Literaturgesch. der deut. Schweiz, Lipsia 1952: J. Moser, Le roman contemporain en Suisse allemande, Losanna 1954, xi autori vari, Littér. de la Suisse, Parigi 1058; P. Kohler, Hist. de la littér. française, III, Losanna 1949; Ch. Clerc, L'Ame d'un pays, Neuchâtel e Parigi 1950; Weber-Perret, Ecrivaine romande, Losanna 1951, xi Scrittori della S. ital., pubbl. dal Dipartim. della pubbl. educaz. del Canton Ticino, 2 voll., Bellinzona 1956.
VII. ARTE. - Al tempo della prima espansione del cristianesimo in S. (secc. IV-V) appartengono svanzi di costruzioni sacre a St-Maurice e a Ginevra, e alla prima metà del sec. viI riaale il nucleo primitivo della chiesa di Romainmôtier. A Riva S. Vitale (v. LUGANO) esiste invece un battistero, costruito all'inizio del sec. vir che è il più antico monumento sacro tuttora integralmente conservato della S.
Dopo la parziale distruzione del cristianesimo per opere degli Alemanni in seguito alla loro invasione nel sec. v, si affermarono nel sec. vir nuove correnti missionarie per merito degli apostoli franco-irlandosi, s. Colombano e suoi seguaci, dalle cui celle trassero origine nel sec. vir una serie di monasteri benedettini, tra i quali
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S. Gallo con il suo celebre scriptorium, con la sua Biblioteca di manoscritti miniati insulari e carolingi, e con la pianta dell'Abbazia che risale all'820 ca., massimo documento di architettura dell'alto medioevo. Con le chiese a una navata (Saalkirchen) dei Grigioni, con tre absidi a ferro di cavallo (Müstair, Müstail, Disentis, Coira, ecc.), per la maggior parte del sec. IX, appare un tipo di costruzione che, si può dire, trovasi unicamente nella regione retica. Un'idea della loro decorazione è data dai frammenti di stucchi di Disentis, il maggior documento di questo genere a nord delle Alpi, e dai pregevoli affreschi neo-testamentari di Müstair, dell'800 ca., scoperti nel 1948, unici del genere. Delle poche cripte circolari carolingie a nord delle Alpi, due con tracce di decorazione pittorica si trovano a St-Maurice che di questo periodo possiede anche singolari smalti incassati, e una a Coira; mentre la cripta di Disentis ha caratteristiche tutte proprie.
Un gruppo particolare di edifici sacri sorse nei secc. x e xi nei paesi appartenenti al Regno dell'Alta Borgogna (Amsoldingen, Spiez, Schönenwerd, Zurzach, Beromünster, St-Imier, ecc.), per la maggior parte basiliche a soffitto piano con tre absidi senza transetto, apparentate alle chiese della Lombardia e del Piemonte. Il movimento di riforma cluniacense ha dato origine nel sec. xI a due importanti edifici che, in quanto basiliche con transetto e coro absidale, seguono, eccezion fatta per la vòlta e per la rinuncia a una cripta, la seconda costruzione di Cluny: Romanimôtier (inizialmente a soffitto piano) il cui avancorpo occidentale (Westwerh) assomiglia a quello di Tournus; e Payerne che, cominciato con un avancorpo occidentale e con un coro finemente articolato, fu compiuto soltanto nel sec. xir. Da Hirsau, centro del movimento tedesco di riforma, Sciaffusa ebbe nella sua Cattedrale, consacrata nel 1104, il miglior esempio del tipo di Hirsau. Del tempo degli Ottoni si sono conservati il famoso paliotto aureo (Parigi, Museo di Cluny), donato dall'imperatore Enrico II alla cattedrale di Basilea, e le tavole degli Apostoli e di S. Vincenzo.
Nel sec. xir venne condotto a termine, come vera basilica con matroneo, il duomo di Zurigo, edificato in un primo tempo ad imitazione della basilica di S. Ambrogio di Milano. Al tardo romanico appartiene il duomo di Coira ([v. 1150-1250] ca.) che, in quanto basilica priva di transetto, con vòlte ed archi acuti in parte con nervature a ferro di cavallo, e ricca di decorazione plastica, sembra unire in sé influssi lombardi, borgognoni e franco-moridionali. Nel Ticino, rappresenta nel modo più evidente lo stile del secolo. S. Nicola in Giornico. Altra chiesa singolare è quella del priorato di Grandson, dipendente dall'abbazia di La Chaise-Dieu nell'Alvernia, nella quale si notano influssi architettonici alverniati. Nel sec. xir sorsero una serie di chiese cistercensi il cui tipo architetturale, a parte il coro rinnovato in periodo gotico, si è conservato in tutta la sua purezza a Hauterive (fondata nel 1137). Fin dal 1183 sorse a Basilea (v.) il magnifico duomo tardo-romanico, la cui impronta originaria fu seriamente danneggiata con la vòlta gotica e il coro del sec. xiv (dopo il terremoto del 1356); esso richiama nella membratura delle pareti il duomo di Modena, e nelle arcate e nervature a sesto acuto e nelle vòlte a crociera modelli borgognoni. E a forma di croce, poi a cinque navate; possiede una cripta, il cui ambulacro fa pensare a un ambulacro di coro sprofondato, e il celebre portale detto di S. Gallo.
Per la scultura meritano menzione Madonne e Crocifissi in legno intagliato del Vallese, dei Grigioni e della S. centrale. Per la pittura, accanto alle vetrate di Flums e agli affreschi di Montchérand, Payerne, Spiez, Degenau, Frugiasco e Rovio, soprattutto il soffitto ligneo dipinto di Zillis e eseguito intorno a 1140 , il più antico d'Europa che si sia conservato. Ad Engelberg fiorì la miniatura di codici. Nell'oreficeria, specialmente i vari cimeli di St-Maurice, il calice di Eptingen a Basilea e la croce processionale di Engelberg (v.) hanno un posto notevole nella storia dell'arte. Al primo gotico appartiene la più bella cattedrale della S., Notre-Dame di Losanna (v.) cominciata nel 1173, che, pur nella già classica tripartizione delle pareti sopra le trifore, lungo le finestre pos-
siede ancora una galleria che risale a modelli normanni. La sua caratteristica è costituita da un nartece chiuso con absidi da ambo le parti e da uno dei suoi particolari ornamenti, il rosone meridionale, disegnato da Villard de Honnecourt, le cui magnifiche vetrate non hanno l'uguale nella S. In relazione con Losanna fu evidentemente portata a compimento per la parte principale nel 1232 anche S. Pietro a Ginevra (v. vol. VII, tav. CIX). Numerose, a partire dalla seconda metà del sec. xiri, sono le chiese degli Ordini mendicanti, e le chiese parrocchiali fatte a loro imitazione, secondo uno schema più o meno uniforme, con navata basilicale a soffitto piano e con lungo coro coperto da vòlta stellata o a crociera. La chiesa dei Francescani a Basilea sorpassa tutte in grandezza, mentre quella più semplice di Königsfelden (1311-30) presenta vetrate che sono tra le migliori dell'epoca (altre a Blumenstein, Oberkirch e Kappel, tutte intorno al 1300). Il tipico stile delle loro figure, proprio dell'ambiente artistico della Germania meridionale della prima metà del sec. xiv, è rappresentato anche dagli affreschi di Oberwinterthur e da quelli del "Maestro di Waltensburg" in varie chiese dei Grigioni, mentre nell'ultimo terzo del secolo nel versante sud delle Alpi (ad es., a Brione, Verzasca) appaiono visibili influssi giotteschi. La scultura creò nella prima metà del sec. xiv, sotto l'influsso della mistica, una serie di devote immagini sacre scolpite in legno, oltre a vari crocifissi, pietà, tombe di santi (Ems), specialmente il gruppo di Gesù e Giovannì di Katharmental. A queste vanno stilisticamente parallele alcune opere di scultura architettonica (portale principale del duomo di Basilea e portale sud del S. Nicola di Friburgo; entrambi sotto l'influsso di Strasburgo del principio del sec. xiv). Seguono, verso la metà del secolo, immagini sacre e Madonne del cosiddetto "stile lezioso" (ad es., nello Spalentor a Basilea). Eccettuato il coro del duomo di Basilea, il gotico del sec. xiv non ha creato in architettura nulla di importante.
Al contrario invece il tardo gotico si è diffuso fin nelle più remote valli montane, come dimostrano soprattutto le molte chiese dei paesi dei Grigioni. L'opera principale è la collegiata di Berna, chiesa priva di transetto con torre frontale (compiuta nel sec. xix) affuse al duomo di Ulma, iniziata fin dal 1421 da Matteo Ensinger, figlio del costruttore del duomo di Ulma, e terminata nello stesso stile nel 1375 . Le vetrate istoriate del coro, interessanti dal punto di vista iconografico, possono considerarsi, insieme a quelle di Staufberg e Biel, come l'opera principale della pittura svizzera su vetro di questo periodo. Parimenti come basilica fu condotta a termine la chiesa di S. Osvaldo a Zug, con bel portale a figure, cominciata da Franz Felder da Ottingen (Baviera). Accanto a questo tipo architettonico allora passato di moda, vi sono soltanto pochi esempi di tipiche chiese a tre navate di uguale altezza (Hallenkirchen) del tardo gotico: la chiesa di S. Leonardo a Basilea, iniziata da Niesenberger da Graz nel 1490 e le chiese di Raron e di Savièse nel Vallese e quella del monastero di Müstair, carolingia in origine, ma ricostruita con tre navate alla fine del sec. xv. Il chiostro più ricco di questo periodo si trova nel monastero di Mariaberg a Rorschach, dove lavorò tra gli altri Erasmo Grasser. Nelle chiese risparmiate dall'ondata iconoclasta, soprattutto nei Grigioni e nel Vallese, si sono conservati numerosi polittici, specie della seconda metà del sec. xv e del principio del sec. xvi. Mentre il Vallese, la S. occidentale e centrale si rivolgevano specialmente a botteghe locali (Basilea, Berna, Lucerna, ecc.) legate all'ambiente artistico renano (il miglior quadro d'altare è a Münster nel Vallese, opera di Jörg Keller di Lucerna, 1309), i Grigioni e la S. settentrionale erano fornite da botteghe sveve (uno dei quadci d'altare più notevoli a Stürvis, il più grande a Coira di Jakob Russ da Ravensburg, numerose le opere di Ivo Strigel da Memmingen, ecc.). La pittura su tavola della prima metà del secolo è rappresentata, oltre che dalla Maria tra le fragole di Solothurn, ancora influenzata dallo "stile lezioso ", da Corrado Wita, il "Massecio del Nord ", col suo polittico con scene della Storia della salvezza a Basilea, conservato in parte, e con il suo altare di Ginevra.
Nella seconda metà del secolo sono immensamente
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(fot. Bolusennas)
Svizzera - Coppa (pisside), detta del Centauro, con medaglioni a sbalzo riproducenti alcuni episodi della vita di Cristo (sec. xit). St-Maurice, Tesoro dell'abbazia.
attivi i diversi "Maestri del garofano" (opera più notevole il quadro d'altare nella chiesa dei Francescani a Friburgo, 1480). Il Rinascimento non si è mai completamente acclimatato in S. Il coro di S. Nicola a Friburgo, rinnovato verso il 1630 , in un gotico ritardato, mostra come ci si tenesse fedeli al tradizionale gotico. Le forme rinascimentali furono adottate principalmente negli elementi decorativi, spesso alleandosi in modo singolare col tardo gotico. A forme miste di tal genere si attenne, ad es., Hans Franz Reyff di Friburgo nel corpo centrale della chiesa della Visitazione e in quella delle Orsoline a Friburgo. Il nuovo stile fu congiunto in modo suggestivo all'antico nel monastero di Werthenstein (Cantone di Lucerna). Più pura è la sua impronta nella Hafkirche di Lucerna (1633-44) e nella chiesa parrocchiale di Stans (1641-47), entrambe già alle soglie del barocco. Naturalmente il più puro edificio rinascimentale si trova nel sud, ed è la facciata di S. Lorenzo a Lugano (v.) elevata nel 1517. Con quanta leggiadria le forme del Rinascimento si congiungono con la struttura gotica è dimostrato dall'altare di Castañerg a Disentis. Il Ticino entrò nell'ambito della grande pittura lombarda (ad es., Luini in S. Maria degli Angioli a Lugano), mentre a Basilea Hans Holbein il Giovane perveniva a grandi e chiare forme rinascimentali in una produzione classica non raggiunta da alcun altro artista nordico del suo tempo.
La chiesa dei Gesuiti a Lucerna (1666-78) e, in relazione con essa, la chiesa dei Gesuiti a Solothurn (1680-88) e il duomo di Arlesheim (1680-81) di Giacomo Angelini dànno, per così dire, il via al barocco che conquistò trionfalmente i distretti cattolici e perfino nelle più remote contrade delle Alpi eresse come per incanto cappelle e chiese suggestive, facendo scomparire parecchi antichi edifici. Il nuovo stile non venne direttamente dall'Italia
(dove lo propagarono, tra gli altri, i ticinesi D. Fontana e Maderno), ma piuttosto fu portato nella Germania meridionale e nell'Austria da Svizzeri del sud e da Mesolcinesi come Zuccali, Viscardi, Barbieri, Angelini, Bertalli, e di li si propagò nella S. in nuova forma. Notevole importanza ebbero a questo riguardo architetti e costruttori del Vorarlberg, i Thumb, Beer, Moosbrugger, ecc. Dalla loro collaborazione sorsero dal 1700 in poi chiese barocche a tre navate, come variazioni dello schema di cattedrale detto del Vorarlberg : Rheinau, St. Urban, Münsterlingen, Kalbarinental, Disentis, Pfäfers, ecc.; poi, quale ampliamento di questo mediante la congiunzione di navate longitudinali con un edificio centrale, come il vasto complesso di Einsiedeln del valente Gaspare Moosbrugger e la magnifica chiesa abbaziale di S. Gallo, edificata nel 1752 con la partecipazione di parecchi architetti e anch'essa fortemente influenzata dai progetti di Gaspare Moosbrugger. A Muri una basilica romanica a forma di croce fu unita già nel $1695-98$ con un grandioso ottagono. Alla decorazione di queste chiese, mediante pitture, stucchi, stalli di coro, inferriate in ferro battuto e organi, contribuirono artisti molto famosi come i fratelli Asam ad Einsiedeln, Appiani ad Arlesheim, Giuseppe Antonio Feuchtmayr e Wensinger a S. Gallo, Zeiller a Fischingen, tutti, eccettuati gli Asam, artisti dell'arioso rococò. Celebri ed attivi furono pure gli Schmutzer, i Barbieri, Giovanni Betini, gli Stauder di Costanza e Francesco Ludovico Hermann.
Nella S. centrale due famiglie di architetti, emigrate entrambe dall'Austria, i Singer e i Portschert, costruirono numerose e imponenti chiese parrocchiali come Sarnen, Schwyze Ruswil. Melchiorre Wyrsch del Nidwalden, educato in Francia, si segnalo come pittore di quadri d'altare. Nel Vallese, dall'ultimo quarto del sec. avit sino alla fine del sec. xvili, fiorì un'arte dell'intaglio e della costruzione di altari i cui rappresentanti più notevoli, i Ritz e i Sigristen, fornirono numerose opere ai Grigioni e alla S. centrale. Tra le poche chiese protestanti barocche spicca la chiesa dello Spirito Santo a Berna. La chiesa di S. Orso a Solothurn, edificata nel 1762-73 da Gaetano Matteo Pisoni di Ascona e dal suo nipote Paolo Antonio in stile neo-classico, chiude la grandiosa e feconda epoca del barocco. Come opera architettonica degna di attenzione, io storiciamo del sec. xix, altrimenti sterile, produsse la chiesa protestante di Elisabetta a Basilea, e nella pittura l'attivissimo Paolo Deschwanden rappresenta la tendenza dei «nazareni».
Nuova e feconda rinascita ebbe in tutti i settori l'arte sacra nel sec. xx, quando con serietà religiosa e con senso di responsabilità artistica si cercò che la forma corrispondesse alle esigenze liturgiche. La chiesa di S. Antonio a Basilea, opera importante di Carlo Moser (1925), diede il via alle numerose chiese in cemento armato di Metzger, Baur, ecc. Alla loro decorazione lavorarono numerosi scultori(von Matt, Schilling, Rossij, pittori (Stocker, Cingria, Severini), orafi (Burch, Feuillat) e ricamatrici (suor Augustina Flücber). Grazie a queste opere la S. ha assunto una posizione d'avanguardia, specie nell'architettura, nell'arte sacra contemporanea.
Bibl.: J. R. Rahn, Gesch. der bildenden Künste in der Schweiz von den alterst. Zeiten bis zum Schluss des Mitchell., Zurigo 1876; J. Gantner, Kunstgesch. der Schweiz. 2 voll., Frauenfeld 1936 e 1947 (il III è in preparazione a cura di A. Reinle); P. Meyer, Schweizer. Stillunde, Zurigo 1942; H. Jenny, Kunstführer der Schweiz. $4^{a}$ ed., Berna 1946; H. Reinhardt, Die Kirchl. Baukunst in der Schweiz, Basilea 1947 : v. anche, Kunstdenkmäler der Schweiz. (vi 1927 sgg. (fisors pubblicati 30 voll.). V. anche aGAUNO; maURIZIO; SIGISMONDO, SANTO; SMALTO; TENEI, MARTINI.
Omaro Steinmann
VIII. Ordinamento scolastico. - In S., confederazione di ventidue Cantoni, dei quali tre sono divisi in due semicantoni, la scuola non dipende dal potere centrale né vi è il Dipartimento federale dell'istruzione pubblica. I Cantoni e i semicantoni sono sovrani in materia scolastica; vi sono dunque in S. 25 dipartimenti dell'istruzione pubblica. Questo stato di cose si spiega con la storia del paese; e tiene conto della differenza delle lingue (tedesco, francese, italiano, romanzo), della differenza delle religioni, delle culture, e dei bisogni particolari di ciascuna regione.
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La Costituzione federale dà tuttavia qualche direttiva. Essa esige, senza precisare nulla di più, che un insegnamento primario sufficiente, gratuito e obbligatorio sia dato in tutti i Cantoni; non rivendica per i Cantoni il monopolio dell'istruzione; esige semplicemente che tutti i fanciulli ricevano un'istruzione almeno uguale a quella che determinano i programmi ufficiali dei Cantoni dove vivono. L'apertura di scuole private è dunque autorizzata sotto certe condizioni che vengono precisate dalla legge cantonale. La Costituzione federale esige ancora che tutti i fanciulli possano frequentare la scuola senza essere urtati nella loro libertà di coscienza e di fede, esigenza tuttavia che non implica la neutralità assoluta della scuola. Così differenti Cantoni (cattolici o protestanti) hanno la scuola confessionale. Benchè la Costituzione federale preveda che la scuola ufficiale sia posta sotto la direzione dello Stato, ecclesiastici, religiosi e religiose possono occupare posti nell'insegnamento ufficiale. Un certo numero di leggi, di ordinanze e di decreti federali hanno influsso sulla scuola, ad es., la disposizione dell'organizzazione militare federale, che prevede un esame (scritto e orale) per le reclute, il cui risultato viene comunicato ai vari direttori dell'istruzione pubblica; la legge federale del 26 giugno 1930 che fissa a 15 anni compiuti l'età minima per entrare nell'apprendistato; le disposizioni dell'organizzazione militare federale sull'insegnamento della ginnastica nella scuola primaria e nelle scuole normali; il regolamento secondo cui non sono ammessi agli esami federali per le professioni derivanti dalla medicina e per l'entrata senza esami al "Polytechnicum" se non quelli che hanno una maturità riconosciuta dalla Confederazione.
I Cantoni, spessissimo con i comuni, hanno l'incarico della scuola. A capo dell'organizzazione scolastica del cantone sta il dipartimento dell'istruzione pubblica, diretto da un membro del governo, assistito da un consiglio; degli ispettori sono incaricati di controllare iz classi ad esso subordinate. In ogni comune, poi, una commissione scolastica sorveglia il buon procedimento delle scuole.
Le scuole materne dipendono generalmente da associazioni private, congregazioni religiose, ecc. L'età di ammissione alla scuola popolare varia secondo i Cantoni, da 6 a 7 anni compiuti; la durata della scuola obbligatoria varia ugualmente tra 7,8 o 9 anni. Essa comprende la scuola primaria (grado elementare, frequentato da tutti i fanciulli, base di tutte le ulteriori istruzioni; grado superiore che riunisce i fanciulli che non frequentano altre scuole), le scuola secondaria, istituzione propria della S., con nome differente secondo le regioni (scuola reale, scuola di distretto, ecc.) che, secondo la sua organizzazione, conduce in 203 anni sia alla fine degli studi, sia all'entrata in una scuola superiore (ginnasio, scuola professionale, ecc.). I ragazzi che non vanno in una di queste scuole o non fanno l'apprendistato sono tenuti ai corsi complementari (qualche ora per settimana) fino a $16-17$ o 17-18 anni. Nelle grandi città vi sono classi speciali per gli arretrati. Gli istitutori primari si formano in generale in scuole normali (cantonali o comunali), i maestri secondari all'Università.
Le scuole medie (con nome diverso secondo le regioni) preparano, in un numero di anni differenti, secondo il grado di preparazione preteso per l'ammissione, a una o più forme di baccellierato (o maturità): tipo A, latino-greco; tipo B, latino-lingue moderne; tipo C, ma-tematica-scienze. Alcune preparano alla maturità commerciale. I loro professori provengono dall'Università; per branche speciali da scuole speciali (belle arti, musica).
Le Università (Basilea, Berna, Friburgo, Ginevra, Losanna, Neuchâtel, Zurigo) dipendono dai Cantoni che le hanno create e le sostengono. S. Gallo ha una università commerciale. La Confederazione non ha mai fatto uso del suo diritto di erigere una Università. Solo il "Polytechnicum" di Zurigo dipende da essa.
Sono anche da ricordare i tipi di scuole, che si riscontrano in quasi tutti i Cantoni e sotto diverse forme d'organizzazione: scuole industriali, commerciali, professionali, scuole d'agricoltura, d'arte e mestieri, di belle arti, conservatori, istituti tecnici, ecc. Inoltre le scuole di economia domestica, scuole sociali femminili, scuole di
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