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utti i Cantoni e sotto diverse forme d'organizzazione: scuole industriali, commerciali, professionali, scuole d'agricoltura, d'arte e mestieri, di belle arti, conservatori, istituti tecnici, ecc. Inoltre le scuole di economia domestica, scuole sociali femminili, scuole di
infermiere, scuole di puericultura, le molteplici forme di pensionati, i licei alpini per fanciulli di salute delicata, tutte le varietà di istituti per ragazzi deficienti (ciechi, sordomuti, anormali psichici, ecc.).

Le associazioni pedagogiche che raggruppano le differenti categorie di insegnanti sono numerose. La stampa pedagogica è rappresentata da numerose riviste ed è largamente diffusa. - Vedi tsvv. CXIV-CXVII.

BibL.: sull'argomento si possono confrontare: Archiv für das schueiz. Unterrichtsszun (Frauenfeld), annuo dal 1914; Annuaire de l'fistir. publ. en Suisse (Lausanne), annuo dal 1910; dal 1942 reca il titolo: Etudes pédagogiques; Lexikon der Pduagogik, 3 voll., Berna 1930-32, Laura Dupraz

SWATON (Shantow), diocesi di. - Sulla costa del Mare meridionale cinese, nella provincia del Kwangtung.

Fu eretta in vicariato ap. con il nome di Chaochow, il 6 apr. 1914, per divisione della prefettura ap. del Kwangtung, che in pari data fu elevata in vicariato ap. con il nome di Canton (v.); il 18 ag. 1915 ebbe l'attuale nome di S.; il 20 febbr. 1920 cadette 9 sottoprefetture civili per dar vita alla prefettura ap. di Kaying (v.); l'1 ap1. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Canton. E affidata, fin dall'inizio, alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Ha un'estensione di 20.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di 5.000 .000 di ab., i cattolici erano 30.000 con 31 sacerdoti cinesi e 21 esteri.

Il cristianesimo nel territorio di S. fu diffuso dopo il 1875 e già nel 1884 vi si contavano 15.000 fedeli; poi la guerra tra la Francia, la Cina e il Tunchino arrestò per una diecina di anni il movimento delle conversioni, che riprese quindi e si svolse con ritmo costante.

BibL.: AAS, 6 (1914), pp. 342-43; 7 (1915), pp. 440-41; GM, p. 209; Annuaire de l'Eglise cat. en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, 1950, p. 388 . Adamo Pucci

SWAZILAND, VICARIATO APOSTOLICO di. - In territorio sudafricano sotto protezione britannica, chiuso fra 'l'ranavaal e Mozambico.

I primi due missionari serviti vi si recarono nel 1913 e dal principio del 1914 eressero a Mbabane la prima stazione. Non vi era allora nessun cattolico indigeno. Il 19 apr. 1923 il territorio dello S. fu distaccato dal vicariato ap. di Natal, ora arcidiocesi di Durban, per formare la prefettura apostolica di S., affidata ai Serviti. Il 13 luglio 1938 furono annessi alla prefettura altri tre distretti civili di Piet Retief, Ingwavuma e Ubombo. Il 15 marzo 1939 essa fu eretta in vicariato e l'11 genn. 1951 fu elevata a diocesi di Bremersdorp, suffraganea dell'arcidiocesi di Pretoria.

Ha una superficie di kmq. 29.780 , abitata da ca. 290.000 indigeni e 4500 europei. Gli indigeni sono di razza Bantu del gruppo degli Zulu e parlano swazi e tonga. I cattolici sono: europei 84, di colore 345 , indigeni 13.931 .

BibL.: AAS, 15 (1923), pp. 201-202; 30 (1938), pp. 348-49; 31 (1939), pp. 216-17; 43 (1951), pp. 237-63; MC, 1950, pp. 162162; The Cath. directory of South Africa 1931, Capetown 1952, pp. $309-13$. Saverio Paventi

SWEDENBORG (SvenDBERG), EMANUEL. - Teosofo protestante e fondatore della setta degli "svedenborgiani " o "Chiesa della nuova Gerusalemme", n. a Stoccolma il 29 genn. 1688, m. a Londra il 29 marzo 1772. Figlio di un vescovo luterano, già rettore dell'Università di Uppsala, fu dominato fin dall'infanzia dalla fede della realtà soprannaturale, che si tradusse presto in una ipertensione psichica.

Studiò in patria filosofia e scienze, si perfezionò a Londra, in Olanda, Francia, Germania. A Londra l'aspirazione teosofica naturalistica si combisò con l'entusiasmo per la meccanica. Nel 1716 tornato in patria fu nominato assessore al Collegio reale delle miniere, ufficio che tenne per 30 anni. In una prima fase lo S. mostri tendenze in prevalenza filosofico-naturalistiche e scrisse: Principia rerum naturalium (1734); Oeconomia regni animalis (1720-41); Clavis hieroglyphica naturalium et spiritualium (1748), dove professa un evoluzionismo

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emanatistico, detto dall'autore "dottrina delle serie e dei gradi s, sotto l'influsso del naturalismo rinascimentale, soprattutto di Paracelso; poi un esemplarismo nelle forme dell'essere tra sfera divina, intellettuale e fisica, illustrato con un sistema di corrispondenze, d'influsso neoplatonico e cabalistico, con particolare applicazione ai rapporti tra anima e corpo, in polemica con i filosofi cartesiani ( Regnum animale (1744-45). In questi ultimi scritti interferiscono però interessi più propriamente teologico-mistici del tutto propri dello S. Secondo il a diario dei sogni " che cominciò a stendere dal 1743 , lo S. parte da una presunta " visione " di Gesù Cristo, avuta a Londra dopo la Pasqua del 1744; e palese il nuovo orientamento nell'opera De cultu et amore Dei (1744), elaborazione mistica della Genesi, in cui l'interpretazione allegorica predomina: il processo della creazione, come più tardi quello della Redenzione, è presentato come il dispiegamento di tendenze psichiche, di dualismi psicologici, di mediazioni, e a tale qualità sono ridotti in traduzione simbolica gli angeli buoni, gli angeli malvagi, Cristo. Una seconda "visione" del 1746 iniziò una serie di allucinazioni sempre più frequenti portando un cambiamento radicale nella sua vita: lasciato il posto di assessore alle miniere, si ritirò in solitudine a Horngata, dove trascorse in disciplina ascetica il resto della vita, senza però rinunciare a viaggi in Inghilterra e in Olanda.

Intensificò lo sforzo, anche con procedimenti psicofisici ("respirazione interna") per entrare in contatto con gli esseri sovrasensibili, trarne luce sul senso recondito delle S. Scritture, a cui si applicò con sempre maggiore intensità. La sua esegesi biblica sta difatti sotto l'influsso di Filone e di Origene: cercando il duplice significato "spirituale" (cioè psico-cosmologico) e "celeste" (socia psico-teologico). Su tale esegesi (in realtà sulle sue visioni della vita futura) è fondato il suo sistema teosofico, elaborato in stretta connessione con l'idea d'una nuova comunità ecclesiastica sul tipo pietista; ed è esposto nelle opere Arcana coelestia (Londra 1747-48), interpretazione allegorica del I e II libro del Pentateuco sulla base della teoria neoplatonica delle corrispondenze; nel De coelo et inferno (ivi 1748) e in forma più sistematica nel Vera christiana religio (Amsterdam 1771), ritenuto testo ufficiale della chiesa da lui fondata. Lo S. nega il dogma trinitario e considera subellianamente Cristo come l'unico Dio venuto sulla terra in corpo apparente. Respinge pure il dogma della Redenzione, la dottrina luterana della giustificazione e la predestinazione nel senso tradizionale, come inconciliabile con il principio che l'uomo deve attuare il bene morale con il suo sforzo personale. Conserva i sacramenti del Battesimo e della Cena, il primo come avviamento alla rinascita, il secondo (che interpreta alla calvinista) come mezzo per entrare in cielo. Accanto allo stato di gloria in cielo e a quello di pena eterna nell'inferno, S. ammette una condizione intermedia di purificazione; nega però la risurrezione della carne.

La Chiesa ufficiale luterana svedese condannò i suoi principi sia per il loro contenuto sia per la pretesa di fondarne le affermazioni sulla Bibbia, interpretata arbitrariamente e con riferimento a illuminazioni personali. Nonostante questa condanna e la contestazione ironica che ne fecero i filosofi più autorevoli del tempo (p. es., Kant contro lo S. scrisse l'opera Sogni di un visionario [1766]), gli scritti del S. si diffusero rapidamente per il loro fascino esoterico, per l'alimento che davano verso la fine del '700 alla propensione romantica per il sovrasensibile compenetrante il mondo visibile: essi inoltre erano sulla linea della mistica naturalistica nordico-tedesca di un Böhme, sempre suggestiva. Cosi si spiega l'influsso che essi ebbero anche su Goethe e Herder; si spiega pure come dovunque si siano presentati spiritismo, occultismo, teosofia, la combinazione personale delle dottrine naturalistiche con motivi cristiani offerta dal S., abbia trovato risonanza. La Chiesa dello S. che pretende costituire il regno millenario dei santi, di cui parla l'Apocalisse (cap. 21) denominandosi "la nuova Gerusalemme", conta tuttora centinaia di comunità, ed è attiva nella propaganda avventistica e millenaristica in Svizzera, Germania (Württemberg), Inghilterra, Sve-
zia, Stati Uniti d'America, anche se conta solo 20.000 aderenti.

Bibl.: le opere naturalistiche e rare in ed. critica in 3 voll' a cura dell'Accademia svedese delle scienze con introd. di A. Il. Stroh, Stoccolma 1907-11; G. A. Möhler, La simbolica, II, trad. it., Milano 1840, pp. 200-34 (chiara esposizione del sistema teologico di R.J. E. S. Adversaria in libros V. T. a cura di J. F. J. Tafel, Tubinga 1842-43; R. L. Tafel, Documents concerning the life and character of E. S., Londra 1875-77; Ch. Bys, Le propinte du Nord, vie et doctrine du S., Parigi 1911 1913; A. G. Klee, S., Stoccolma 1915 e 1920; M. Lamm, S. Eine Studie über seine Entwicklung, Ligula 1922; M. R. Blok, The new Church in the new world, a study of medenborgianism in America, Nuova York 1932; H. De Geymoller, S. et les phénomères psychiques, Parigi 1936; E. Benz, E. S. Naturforscher und Seher, Monaco 1948.

Mario Bendiscioli
SWIFT, JONATHAN. - Scrittore irlandese, n. a Dublino il 30 nov. 1667 , m. ivi il 19 ott. 1745.

Sebbene avesse ricevuto gli ordini nella Chiesa anglicana, egli fu tuttavia avverso a tutte le forme storiche del cristianesimo. Nel suo poemetto satirico The tale of a tub sono infatti attaccati violentemente Pietro (la Chiesa cattolica), Martin (la protestante), Jack (la calvinista). In The battle of the books egli dà il proprio contributo alla famosa querelle sulla supremazia degli antichi o dei moderni. Ma il suo capolavoro sono i Gulliver's Travels (1727), una satira che per il suo universale pessimismo sulla sorte degli uomini e la sua amara filosofia sulla fondamentale malvagità umana si potrebbe dire leopardiana, prescindendo dal dono lirico del poeta italiano. Ma per un capriccio del destino e in virtù della fontania inventiva dell'autore, due dei quattro libri che lo compongono, il Viaggio al paese dei nani e il Piaggio al paese dei giganti, son diventati un classico dei ragazzi. S. interessa per il singolare acume della sua satira che ne fa il campione degli illuministi inglesi, per la lucidezza estrema del suo linguaggio, ma respinge per la sua virulenza e ferocia, anche se non si esaurisce mai nella polemica personale. L'altro aspetto di questa complessa figura è rappresentato dalle sue corrispondenze sentimentali con Esther Johnson contenute in Journal to Stella (1710-13) e dal poema Cadenus and Vanessa (Cadenus sta per Decanus), dedicato a un'altra donna, scritto nel 1713 e pubblicato dopo la morte di lei, nel 1723. Questa parte biografica ha destato grande interesse negli studiosi moderni di S. Il grande critico settecentesco Samuel Johnson non nascose la sua antipatia per lo scrittore. S. morì semi-pazzo a Dublino.

Bibl.: L. Stephen, S., Londra 1892; P. Rebora, S., Roma 1927; M. M. Rossi - J. M. Hone, S. the egotist, Londra 1934. Varie traduzioni italiane a opera di G. Prezzelini, A. Valori, C. Frernichi, M. M. Rossi, Vasta bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibliography of English Literature, II, Cambridge 1940, pp. 581-98. Augusto Guidi

SWINBURNE ALGERNON, CHARLES. - Poeta inglese, n. a Londra il 5 apr. 1837, m. a Putney Hill il 10 apr. 1909.

Esordi pubblicando i due drammi The Queen Mother e Rosamond. Nel 1861 visitò l'Italia e vi tornò nel 1864, anno in cui incontrò Walter Savage Landor a Firenze. Nel frattempo era venuto a contatto con D. G. Rossetti e G. Meredith. Nel 1865 pubblicò il dramma Atalanta in Calydon; nel 1866 i Poems and Ballads, che dettero luogo a vivaci polemiche: il poeta divenne noto al grande pubblico per la sua indipendenza dalla tradizione vittoriana, nel campo della politica oltre che della morale. Della sua passione politica testimoniano le opere seguenti : Song of Italy, del 1867, anno in cui conobbe il Mazzini, e Songs before Sunrise (1871) ispirati all'ideale repubblicano e alla storia italiana contemporanea. In tutte le opere seguenti (Poems and Ballads, 1878, 1889; il dramma Erechteur, 1876; il poema cavalleresco Tristram of Lyonesse, 1882), il poeta ritorna ai modi e ai temi delle sue poesie, ma con vena ormai stanca.

E da rilevare la sua attività di critico, improntata a una particolare sensibilità e larghezza di interessi (William Blake. A Critical study, 1867; A Study of Shakespeare, 1879; A Study of Victor Hugo, 1886).

Nella sua poesia, tipica della fine del secolo, sono

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![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(fot. Archio Nordostschweizerische Verkehrsvereinigung)
(fot. Beringer e Pampaluchi - Zurigo)
In alto: CASTELLO DI NYON. In basso a sinistra: ABBAZIA DI S. GALLO. In basso a destra: CHIESA PARROCCHIALE DI S. VITTORE MAURO, fondata nel 703, restaurata nel 1497-1503. Il campanile è del sec. xi - Poschiavo.

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(per cortesia dell'Ufficio del turismo svizzero)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(per cortesia dall'Ufficio del turismo svizzero)

In alto a sinistra: LA CHIESA MODERNA DI S. PAOLO - Zurigu. In alto a destra: LA CHIESA MODERNA DI S. ANTONIO - Basilea. In basso a sinistra: PALAZZO DI CITTA, costruito nel 1406, rifatto nel 1939-42 - Berna. In basso a destra: VIA CARATTERISTICA DI UNA CITTADINA SVIZZERA Solothurn.

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![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(fol. Albert Steiner - St. Moritz:
![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(fol. Photodruck)
In alto: LA FUGA IN EGITTO. Affresco carolingio (fine sec. viII) - Chiostro di S. Giovanni di Müstair. In basso: INTERNO DELLA CHIESA ABBAZIALE di S. Gallo (sec. xviII).

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![img-9.jpeg](img-9.jpeg)
(Anatroliau Oficial J'baragraph)
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(fot. Biblioteca Vaticana)
In alto: IL GRANDIOSO PONTE DEL PORTO.
In basso: CONGRESSO EUCARISTICO DI SYDNEY (1928).

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riconoscibili le varie influenze dei preraffaelliti, di Landor, dei primi romantici e dei poeti greci e latini. Spesso l'eloquenza prevale sul canto; vivissima, però, è sempre la tendenza all'espressione musicale pura e il senso della bellezza delle parole e della loro posizione nel verso. Comunque, la sua ispirazione più genuina è da indicarsi più nelle poesie dominate dalla cosessione sensuale e da un morbido senso della morte che in quelle patriottiche, dove l'influsso della retorica victorughiana è più palese. Del valore, in parte positivo, della sua opera di poeta e critico dà conferma l'influenza esercitata su Walter Pater e su altri letterati della generazione seguente.

Bibl.: odd. : Selections, a cura di E. Gosse e T. J. Wise, Londro 1919; Works, 20 voll., ivi 1926-27. Studi: T. J. Wise, A. bibliogr. of S., ivi 1918-19; A. Galimberti, L'aedo d'Italia, Palermo 1923; G. Lafourcade, S. A. Literary biography, ivi 1932; C. K. Hyder, S.s Literary career and fame, Duka 1933; altra bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibl. of English Literat., III, Cambridge 1940, pp. 317-23.

Giulio de Angelis
SWITHUN, santo. - I biografi mantengono intorno alla sua vita un prudente riserbo. Secondo alcuni egli sarebbe diventato vescovo di Winchester dopo l'837; secondo altri nell'852, a domanda del popolo e del clero. Morì il 2 luglio 862.

Fu un grande edificatore di chiese, che poi amava consacrare, portandosi sul posto a piedi nudi. Passava spesso la notte in preghiera e si privava dei pasti. Dopo la sua morte molti miracoli si ebbero per sua intercessione.

Bibl.: invece che ai testi raccolti in Acta SS. Polit. I, Parigi 1867, pp. 283-99, bisogna ricorrere a quelli pubbl. da E. Sauvage in Anal. balland., 4 (1885), pp. 367-410; 5 (1886), pp. 23-28; 7 (1888), pp. 373-80 e dal p. P. Grosjean, ibid., 58 (1940), pp. 187-96.

Guglielmo Mollat
SWJETSCHIN, ANNE-SOPHIE. - Convertita russa, n. a Mosca il 22 nov. 1782, m. a Parigi il 9 sett. 1857. Della nobile famiglia Sojmonoff, dama di corte della zarina Maria, moglie di Paolo I.

Sposa al generale S., passò a Pietroburgo dove il marito era governatore ed entrò presto in relazione con gli emigrati francesi e specialmente con Giuseppe De Maistre; da essi venne a conoscere la religione cattolica, alla quale passò l'8 nov. 1815. Quando furono cacciati i Gesuiti dalla Russia (1818) si portò con la famiglia a Parigi, dove la sua casa divenne centro di raccolta dei cattolici più distinti e degli uomini d'azione intenti a una restaurazione cattolica della Francia. La S. ne fu l'anima e l'incitatrice; nel 1834 contribuì efficacemente a salvare il Montalembert, il Lacordaire e il Guéranger dal pericolo di naufragare nella fede con il loro maestro, il La Mennais; nel 1835 promosse le conferenze del p. Lacordaire a Notre-Dame; e sempre si mostrò attivissima nel campo delle opere di carità, nell'opera assidua delle conversioni; commovente alle lacrime quando discuteva della religione cattolica (cf. l'Euamen religieux, riportato dal p. Rouët de J., [op. cit. in bibl., pp. 385-93] dove parla dei pro e contro del passo decisivo da lei fatto sotto la guida del p. J. L. Rozaven nel 1815).

Le sue opere uscirono postume per cura di A. F. P. de Falloux, ebbero festosa accoglienza ed esercitarono sugli animi una forte efficacia sia per lo stile vivo, delicato, denso di soprannaturale, sia per l'elevatezza del pensiero: Lettres (2 voll., Parigi 1862); Journal de sa conversion (ivi 1863); Correspondance du R. p. Lacordaire et M.me S. (1864); Nouvelles lettres (1875).

Bibl.: A. F. P. de Falloux, M.me S., sa vie et ses oeuvres, 2 voll., Parigi 1860; 17* ed. ivi 1900; M. J. Rouët de Journel, Une russe catholique, M.me S. D'après de nombreux documents nouveaux (con bibl. anteriore complets), ivi 1929.

Celestino Testore
SWOBODA, Heinrich. - Teologo, n. il 28 giugno 1861 a Vienna, ivi m. il 7 maggio 1923. Professore di teologia pastorale e di catechetica all'Università di Vienna dal 1895, oratore brillante e buon organizzatore.

Membro importante della Leogesellschaft vi fondò le sezioni artistica e catechistica, dividendo la sua attività
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(da F. Rwiey, S., Syénes 1858, p. 108)
SYDNEY, ARCIDIOCESI di Palazzo Vittoria e George Street,
in questi due campi, cui consacrò tutto il suo ingegno. Col volume: Grossstadtseelsorge ( $2^{a}$ ed. 1911) affrontò il grave problema della cura d'anime nelle grandi città, suscitando polemiche, soprattutto in Francia. Notevole il suo contributo nel volume Der Dom von Aquileia, 1916, edito per cura di Carlo Lanckoronscki nella parte riguardante i grandi scavi e gli edifici.

Bibl.: L. Krebs, z. v. in LThK, IX, p. 919.
Hermine Kühn-Steinhausen
SYBEL, HEINRICH von. - Storico tedesco, n. il 2 dic. 1817 a Düsseldorf, m. il $1^{\circ}$ ag. 1895 a Marburgo. Fu professore a Bonn nel 1844, a Marburgo nel 1846, a Monaco nel 1856, di nuovo a Bonn nel 1861 e direttore degli Archivi di Stato prussiani nel 1875.

Le sue opere sulla prima Crociata (Geschichte des ersten Kreuzzuges, 1841) e sulla genesi del Regno di Germania nel medioevo (Die Entstehung des deutschen Königtums, 1844) sono tra le migliori produzioni critiche della scuola rankiana. Dopo il 1848 S. si distaccò da Ranke e divenne il capo della storiografia piccolo-tedesca, subordinando l'imparzialità delle ricerche e la comprensione del passato al canone interpretativo della validità dello Stato nazionale nella storia. Primo documento di tale tendenza è la Geschichte der Revolutionzzeit ( 5 voll., 1853-58). Successivamente polemizzd̀ contro il Ficker, condannando la politica italiana degli imperatori medievali perché lesiva degli interessi tedeschi nelle terre ad oriente dell'Elba. Dal 1889 al 1894 redasse, sulla scorta degli archivi prussiani, Die Begründung des deutschen Reiches durch Wilhelm I (7 voll.). Fondò nel 1856 la Historische Zeitschrift, la più autorevole rivista storica tedesca.

Bibl.: E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., II, Napoli 1944, pp. 240-45; H. v. Srbik, Geist und Gesch. vom deut. Humanismus bis zur Gegenwart, 2 voll., Monaco-Salaburgo 1950-51, passim.

Silvio Furlani
SYDNEY, ARCIDIOCESI di. - E situata nella costa orientale dello Stato della Nuova Galles del sud in Australia (v.).

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Dopo i primi sviluppi dell'opera missionaria il 3 giugno 1834 fu eretto il vicariato apost.della Nuova Olanda e Terra di Djemen (Tasmania), distaccato dal vicariato apost. delle isole Maurizio. Il 5 apr. 1842 fu diviso nei tre vicariati apost. di S., Hobart e Adelaide. Subito dopo il 12 apr. dello stesso anno il vicariato apost. di S. fu elevato ad arcidiocesi con le diocesi suffragance di Adelaide e Hobart che corrispondevano rispettivamente alle tre colonie di allora, cioè Australia occidentale, meridionale e Terra di Djemen ora Tasmania. Il 6 maggio 1845 fu da essa distaccata la diocesi di Perth (v.); il 25 giugno 1847 furono modificati i confini con la diocesi di Adelaide; il 12 apr. 1859 fu distaccata la diocesi Brisbane (v.), il 28 nov. 1862 furono distaccate le diocesi di Goulburn, Wagga-Wagga (v.) e Armidale (v.); il 10 maggio 1887 furono distaccate le diocesi di Wilcannia Forbes (v.) e di Grafton, ora Lismore. Il 15 nov. 1951 fu distaccata una lunga zona costiera che insieme con altra presa dall'arcidiocesi di Canberra-Goulburn formò la nuova diocesi di Wollongong. L'arcidiocesi di S. è perfettamente organizzata. Il Seminario maggiore di Manly, inaugurato nel 1888, fu costruito dal card. Patrizio F. Moran per tutta l'Australia. Ora sta per avere la Facoltà di teologia. Il Seminario minore è a Springwood e risale al 1912.

Ha un'estensione di kmq. 29.440 con 414.910 cattolici su di una popolazione che supera 1.885 .818 . Vi sono: parrocchie 172, chiese 237, sacerdoti diocesani 325 , religiosi 270 , fratelli 495 , suore 2449 ; collegi ecclesiastici 12 , universitari 2 , oltre a numerose altre scuole e ad un buon numero di opere di carità. - Vedi tav. CXVIII.

BibL.: Australasian Catholic Directory 1930, Sydney 1952. pp. 125-82; P. F. Moran, History of the Catholic Church in Australasia, ivi s. d., passim. Saverio Paventi

## SYLLOGE PRAECIPUORUM DOCUMENTORUM RECENTIUM SUMMORUM PONTIFICUM ET S. C. DE PROPAGANDA FIDE NECNON ALIARUM SS. CONGR. ROMANARUM. - Volume pubblicato dalla S. Congreg. di Propaganda Fide nel 1939; contiene i principali documenti riguardanti le missioni dal 1907 al 1939.

BibL.: S. Paventi, La Chiesa missionaria. Manuale di missionologia dottrinale, Roma 1949, p. 86. Saverio Paventi

SYLVIIS (du Bois), François. - Teologo, n. a Braine-le-Comte (Belgio) nel 1581, m. a Douai il 27 febbr. 1649.

Studiò filosofia a Lovanio e teologia all'Università di Douai, dove si laureò nel 1610 . Divenuto, alla morte di Estio (1613), professore di teologia nella stessa Università, vi rimase per tutta la vita, contribuendo largamente alla fama della scuola duacense. Inferiore a Estio nella conoscenza della Scrittura, lo superò per penetrazione speculativa e per aderenza allo spirito e alla lettera di s. Tommaso, di cui è tuttora ritenuto uno dei migliori interpreti nei Commentaria in Sum. Theol. s. Thomae (4 voll., Douai $1620-35 ; 2^{\mathrm{a}}$ ed. ivi $1622-48 ; 3^{\mathrm{a}}$ ed. Anversa 1698). Su argomenti tomistici aveva già pubblicato opere notevoli: S. Thomae A. opuscula (2 voll., Douai 16081609); Explicatio doctrinae s. Thomae... de motione primi motoris (ivi 1609); Liber sententiarum... de statu hominis post peccatum (ivi 1614). Oltre vari saggi di teologia morale e 19 Orationes theologicae (ivi 1621) sono da ricordare gli opuscoli con cui si oppose con risolutezza al nascente giansenismo: Litturae... ad Leopoldum Belgii gubernatorem (ivi 1648); Veritas et aequitas censurae pontificiae... super 79 articulis damnatis (ivi 1649). Di minore importanza il suo Commentarium in Gen. (ivi 1639). Tutte le opere furono edite dal p. Norberto d'Elbesque O. P. ad Anversa 1698, ristampate a Parigi 1714 e a Venezia 1726.

BibL.: Hurter, III, col. 923; F. Amann, s. v. in DThC, XIV, coll. 2923-25 (con bibl.). Antonio Piolanti

SYMONDS, John Addington. - Esteta inglese, p. a Bristol il 5 ott. 1840 , m. a Roma il 19 apr. 1893.

Visse lungamente in Italia per motivi di salute e la sua opera dedicò all'arte e alla poesia italiane. La sua

History of the Renaissance in Italy (1875-86) non è, a differenza dell'opera del Burckhardt, un libro sistematico, ma è apprezzabile per la qualità dello stile. Pubblicò una sua traduzione della Vita del Cellini nel 1888 e tradusse sonetti di Michelangelo e di Campanella. Altre sue opere sono: Studies of the greek poets (1873), biografie di Michelangelo, Sidney, Shelley, saggi sul Whitman e sui predecessori di Shakespeare. Amò anche il paesaggio italiano e ha lasciato versi da esso ispiratigli.

BibL.: V. W. Brook, A biographical study of 7. A. S., Londra 1914.

Syracuse, diocesi di. - Città e diocesi dello Stato di Nuova York (Stati Uniti). La diocesi fu eretta da Leone XIII il 20 nov. 1886. La storia di S. risale al 1614, quando i Francescani (Recolletti) ottennero da Samuele di Champlain di celebrare il divin Sacrificio presso i laghi Onondaga o Oneida per gli Irochesi e forse anche presso l'attuale Oswego nel 1615.

Il gesuita p. Le Moyne è il vero fondatore della Chiesa di S. I pp. Giuseppe Chaumonot e Claudio Dablon cominciarono l'evangelizzazione della regione e celebravono la S. Messa il 4 nov. 1654; ma il successo fu scarso. Gli indigeni furono stimolati contro i Francesi dagli Inglesi e dagli Olandesi di Albany. Nel 1685, Giacomo II sacese al trono e professò il cattolicesimo. Come duca di York (1682), aveva nominato Tommaso Dongan governatore di Nuova York, il quale aiutò molto i cattolici, ma per non rinforzare l'influenza francese richiese padri gesuiti inglesi. Con la caduta di Dongan, il governatore Bellemont fece votare una legge secondo la quale sarebbero stati carcerati in perpetuo tutti i preti rimasti o tornati nello Stato di Nuova York dopo il 10 nov. 1700. Meno di 25 anni dopo, i bianchi cominciarono ad arrivare sul territorio e, fra questi, parecchi cattolici. La prima parrocchia della diocesi fu fondata dal rev. Michele O'Gorman. La prima Messa pubblica fu celebrata a Utaca il 10 genn. 1819. Alla fondazione della diocesi, S. contava 64 sacerdoti diocesani e 10 religiosi, 46 parrocchie, 20 missioni, 15 cappelle e due ospedali. Oggi vi sono 349 sacerdoti ( 66 religiosi : conventuali, padri della Pia Società delle Missioni di S. Carlo di Piacenza, gesuiti), 183 parrocchie, 86 cappelle, 13 stazioni, 15 congregazioni femminili ( 811 suore), i scolasticato ( 67 religiosi), i collegio (Le Moyne, diretto dai Gesuiti), 6 orfanotrofi, 4 ospedali. La popolazione totale di S., suffraganea di Nuova York, è (censimento del 1950) di 947.427 ab. dei quali 269.441 sono cattolici.

BibL.: J. M. Lynch, s. v. in Cath. Euc., XIV, pp. 397-99; The Official Catholic Directory 1930, Nuova York 1930, pp. 379 378; Th. Beemer, The Catholic Church in the United States, St-Louis-Londra 1950, p. 283 sg. Gastone Carrière

SYRIA DEA (Zupie 8eós). - La dea siriana per eccellenza, popolarmente Diasura, Iasura, è Atargatia il cui nome sembra derivare da 'Atar (= Astarte), più 'Atá (=Attis) quasi a identificare meglio la dea in quanto sposa di "Attis".

Il nome fu abbreviato dai Siri in Tar'átá e dai Greci ridotto a $\Delta \varepsilon \rho \varepsilon \varepsilon \tau \dot{\omega}$. Essa è stata la prima a giungere a Roma con il suo corteggio itinerante di Galli che, portando l'edicoletta della dea a dorso d'asino, si recavano a consolare i loro correligionari siriaci che lavoravano nelle campagne (Fedro 4. 2., 4; Tert., Apol., 13; Apul., Met., VIII, 26). Suoi celebri santuari stavano a Biblo sulla costa fenicia, a Ascalona sul mare della regione palestinese e soprattutto a Bambiké (Mambog) in Siria, detta perciò la " città santa" (Ierapoli), ora ridotta a un cumulo di rovine presso un grande stagno alimentato da fonti vive; Luciano nel De S. D. ne fa la descrizione. Nell'interpretazione latina la dea è assimilata a Rhea o Era e ha come paredro Hadad, dio della tempesta, raffigurato con tiare cornuta in capo, lunga barba, e fulmine in mano e assimilato a Juppiter. Erano sacri in modo particolare alla dea le colombe e i pesci, questi ultimi alimentati nella piscina attinente al santuario.

La d. S. non è in fondo che la forma siriana della grande divinità semitica della natura feconda: Ištar in

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Babilonia con il paredro Tammûz; Astarte in Fenicia con il paredro Adone; ad onore della qual coppia si celebrava la festa caretteristica dei Giardini di Adone (A860n805 s8200) nella quale vasetti di argilla seminati con pianticelle di rapida crescenza (grano, finocchio, lattuga) venivano disposti attorno alla coppia giacente sotto un padiglione e poi venivano gettati nell'acqua del mare o del fiume più vicino, certamente rito sacromagico diretto a provocare il crescimento della vegetazione mediante la pioggia irrigatrice delle campagne (Teocrito, Idyll., XV, 109-44). Essa è pervenuta in Siria non dalla Babilonide ma dall'Anstolia attraverso gli Hittiti e questo spiega la presenza dei Galli nel tempio di Ierapoli, affermata da Luciano e confermata da Bardesano, Dialogo delle leggi dei paesi (Patrologia Siriaca, II, 490-658, Parigi 1907, tradotto in italiano da G. Levi Della Vida, nella collana "Scrittori cristiani antichi ", 3, Roma 1921, p. 49).

Del culto di Atargatis in Roma è documento il santuario delle divinità siriache, scoperto sul versante nord del Gianicolo, presso il "Lucus Furrinae"; è costituito da tre edifici sovrapposti con piscina per i pesci sacri. Il secondo edificio fu costruito sotto Commodo da un tal "Gajonas", Siro ellenizzato, il quale nel suo epitaffio si vanta che dopo aver presieduto come giudice i sacri banchetti (8sxv0xgft55), giace in "nulla dovuto alla morte" cioè sicuro della beata immortalità, grazie al pasto di comunione misterica fornito certamente dai pesci sacri alla dea. Fra i ritrovamenti di questo santuario va ricordata una statuetta maschile di bronzo, forse Adone defunto, avvolta entro sette spire di un serpente, forse le sette zone delle sfere planetarie; tra le sette spire sette uova di gallina, simbolo di rinascita, che ricordano la sentenza di Arnobio (I, 36) "ovorum progenies di Syri».

Bibl.: F. Cumont, La Syrie, in Les religions orient, dans le paganisme romain, Parigi, $1^{2}$ ed, 1909; $4^{2}$ ed., ivi 1929, pp. 93124; Ch. Daremberg-E. Saglio, s. v., in Dict. des antiq. grecques et non., IV, II, 1911, pp. 1290-96; H. A. Strong-E. J. Garstang, The Syrian Goddess, Londra 1913; N. Turchi, I misteri di Adone, in Le religioni misteriosefiche del mondo antico, Roma 1923, pp. 136-70.
Nicola Turchi
SZATMAR SATU MARE : v. SATU MARE.
SZCZEPAŃSKI, Ladislag. - Orientalista ed esegeta, n. a Biala Malopolska (Polonia) il 21 maggio 1877, m. ad Innsbruck il 30 maggio 1927.

Nel 1891 entrò nella Compagnia di Gesù; si specializzò in lingue semitiche ed in archeologia a Beirut, in Palestina ed in Egitto, e in studi biblici ad Innsbruck. Nel 1909 fu nominato professore dell'allora fondato Pont. Istituto Biblico e vi insegnò archeologia biblica e geografia della Palestina antica. Nel 1915, costretto dalla guerra, tornò in Polonia. Nominato professore all'Università di Varsavia nel 1918, vi iniziò ed organizzò la facoltà teologica. Negli anni 1921-25 fu di nuovo in Palestina e per un semestre insegnò nell'Istituto Biblico di Roma. Nel 1927, in viaggio dalla Polonia a Roma per riprendere la sua cattedra nell'Istituto Biblico, cadde ammalato ed inaspettatamente spirò all'età di 50 anni.

Nei circoli scientifici fu assai noto come dotto specialista. Lasciò molti libri ed opuscoli: in tedesco (Nach Petra und Sinai, 1908), in latino (Geographia Palaestinae antiquae, $2^{2}$ ed. postuma, Roma 1928) ed in polacco opere di cultura biblica e di archeologia sulla Palestina e sull'antico Oriente, tra cui una nuova versione in polacco del Nuovo Testamento dall'originale greco. Nei circoli scientifici fu assai noto come dotto specialista.

Bronisiso Zieliński
SZEGED: v. CSANAD.
SZEKESFEHERVÁR : v. alba reale.
SZEPES: v. SCEPUSIO.
SZEPINGKAI, Diocesi di. - Situata nella parte occidentale della Manciuria, ha una superficie di 126.921 kmq . e una popolazione di 3.000 .000 ab .

Questa missione fu costituita in prefettura apost. il 2 ag. 1929, con territorio distaccato, parte dall'odierna
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(ist. Fides)
Szepingkal, diocesi di - Il p. G. Elia Crevier battezza un professore della Scuola Saint-Viateur.
arcidiocesi di Moukden, parte dall'attuale diocesi di Jehol. Il 26 marzo 1932 dalla missione di Jehol furono distratte altre sei prefetture civili ed annesse alla prefettura apost. di S. Il $1^{\circ}$ giugno 1932 la medesima fu elevata a vicariato apost. e l'11 apr. 1946 a diocesi suffraganea di Moukden. La storia missionaria di S., prima dell'arrivo dei Padri della Società canadese di Pont-Viau, si fonde con quella di Moukden e di Jehol. Prima del 1890 i cattolici di questa regione erano per lo più coloni immigrati dalle vicine province. I Padri di Pont-Viau, giunti in Manciuria il 17 ott. 1925, svilupparono ed organizzarono l'opera di evangelizzazione e in breve tempo realizzarono consolanti progressi. Ora la missione è sotto regime comunista, che ha messo a dura prova vescovo e missionari, detenuti o espulsi dalla diocesi.

Prima dell'attuale stato di cose si avevano 14.900 cattolici; 5 sacerdoti nazionali e 33 esteri; 25 suore cinesi e 48 estere; I seminario minore; 5 scuole elementari; I scuola media; 19 dispensari; 2 orfanotrofi; 11 ricoveri per vecchi; 2 chiese e 50 cappelle; 14 stazioni primarie e 35 secondarie.

Bibl.: AAS, 22 (1930), pp. 264-65; 24 (1932), pp. 370-71; 38 (1946), pp. 301-13; Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relax. quinquennale, pos. prot. n. 1668/36; MC, 1920, p. 307. Edoardo Pecorsio
SZEPTYCKYJ, ANDREJ. - Metropolita di Galizia, al secolo Romano Alessandro, terzo figlio dei conti de Szeptyci-Szeptyckyj, antica nobile famiglia ucraina, n. a Prylbyci il 29 luglio 1865, m. il $1^{\circ}$ nov. 1944. Compiuti gli studi giuridici a Breslavia, coronati dalla laurea in giurisprudenza, abbracciò l'Ordine basiliano il 23 maggio 1888, cambiando il suo nome in Andrea.

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(per cortesia del p. Ortlo de Urbina, S. J.)
Szeptycky, AndREJ - Ritratto.
Undici anni dopo, il 17 giugno 1899 , lo S. con bolla di papa Leone XIII fu nominato vescovo di Stanislaopoli in Galizia (Halicia). Dopo la morte di Giuliano Kuilovskyj, metropolita di Leopoli, dal medesimo Papa fu elevato alla dignità di metropolita e arcivescovo haliciense di Leopoli il 16 genn. 1901; tale carica esercitò per 45 anni, sviluppando con grande zelo la sua pastorale ed apostolica azione, visitando personalmente la sua vastissima diocesi, predicando, confessando ed istruendo clero e popolo. Inoltre scrisse più di 150 lettere pastorali su vari temi riguardanti la vita religiosa, sociale e nazionale dei suoi fedeli. Non tralasciava neppure la cura premurosa della gioventù scolastica, degli orfani, degli ammalati e dei poveri, erigendo a tale scopo convitti, istituti, orfanotrofi ed ospedali. Promotore degli studi ecclesiastici, eresse e costrul i Seminari minore e maggiore per la formazione e l'educazione del clero, prima a Stanislaopoli e poi a Leopoli, ove fondò il Seminario e l'Accademia ecclesiastica; sempre promosse gli studi teologici e le edizioni scientifiche. Il papa Pio XII nella sua encicl. Orientales omnes del 13 dic. 1945 ne ha tessuto un lusinghiero giudizio. Tradusse in lingua ucraina Opera ascetica s. Basili Magni (Leopoli 1929) e pubblicò il molto interessante opuscolo De sapientia Dei (ivi 1932).

Il suo zelo non si limitava solo all'amministrazione dell'arcidiocesi, ma abbracciava anche quelle dei suoi
fedeli che per gravi condizioni sociali erano costretti a emigrare oltremare nell'America del nord e del sud. Il metropolita personalmente visitava questi derelitti, mandava sacerdoti e per il suo grande zelo ha meritato di ottenere dalla Sede Apostolica la gerarchia ecclesiastica negli Stati Uniti d'America (1907) e nel Canadà (1912). Abbracciato lo stato monastico, mons. S., anche essendo metropolita, rimase nondimeno religioso esemplare e promotore della vita monastica.

Cominciando con la restaurazione delle monache di S. Basilio il Grande, ha rinnovato l'antico monachesimo orientale secondo la Regola di s. Teodoro Studita (19011902). Poi, visitando i suoi fedeli nel Canadà in occasione del Congresso eucaristico del 1910-11, trovò alcuni redentoristi che, ottenuta dalla S. Sede la facoltà, si prodigavano nella cura pastorale dei fedeli di rito bizantinodavo. Strinse allora convenzione con il p. generale dei Redentoristi (1913), confermata poi dalla S. Congregazione di Propaganda Fide il 27 apr. 1914, in virtù della quale i Redentoristi crearono un ramo della Congregazione in rito bizantino-clavo. Oggi questo ramo è diventato già una provincia nella Galizia, purtroppo adesso soppressa dai bolscevichi; un'altra fiorente viceprovincia esiste nel Canadà e negli Stati Uniti d'America.

Ma il più nobile proposito, che dominava tutta l'azione del metropolita, fu la sua brama di promuovere l'unione dei dissidenti con la S. Sede romana, né lasciò sfuggire nessuna occasione per poter realizzarla. A tale scopo visitò i vescovi latini e gli Ordini religiosi, discutendo difficili problemi dell'Unione ed incoraggiandoli alla collaborazione, partecipò spesso ai congressi unionistici, intraprese viaggi a Mosca (1907), favorì le relazioni con i più importanti personaggi dissidenti ecclesiastici e civili. Ciò permise al metropolita, liberato dalla prigionia nel 1917 dopo la rivoluzione in Russia, di poter tenere un Sinodo provinciale dei cattolici con sacerdoti già conosciuti e di conseguire la nomina dell'esarca per la Russia nella persona di Leonide Fedorov (cf. A. Herman, De fontibus iuris ecclesiastici Russorum, Roma 1936, p. 96 sgg.). A causa di questa sua zelante attività nel promuovere l'azione unionistica nel 1914, dopo l'occupazione della Galizia da parte delle truppe russe, egli fu preso "prigioniero dello Zar" e poi incarcerato nel monastero di Suzdal per più di due anni. La rivoluzione russa del 1917 liberò il metropolita dalla prigione. Nel sett. dello stesso anno egli fece ritorno alla sua patria devastata e distrutta dalle grandi battaglie che si erano svolte nella Galizia orientale. Appena riedificate nei laboriosi anni 1918-39 le chiese bruciate, rinnovati gli istituti ecclesiastici che erano stati distrutti e saccheggiati, organizzati i Seminari minore e maggiore, restaurati gli studi, sopraggiunse la seconda guerra mondiale durante la quale il metropolita, quando fu occupata la sua provincia ecclesiastica, consacrò i suoi ultimi sforzi a difendere il suo gregge e scrisse lettere pastorali incoraggiando sacerdoti e fedeli alla resistenza e perseveranza nella fede cattolica; il 2 maggio 1940 celebrò un Sinodo diocesano a Leopoli.

Bibl.: C. Karalevskij, Le métropolis A. S. Son action pastorale, scientifique et philhénotique, in Roma e l'Oriente, 1919-20; C̄veri stolittja na mystopolycomu prestoli, in Boloslovia, 4 (1926), fasc. 1-2; S. Baran, Mytropolyt A. S. Zyrtja i dijahoit, Monaco 1947.

Teodosio Halusczynskyi

## SZOMBATHELY : v. SABARIA.

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TA'ÂNITH : v. MÉGHILLATH ta'ÂNITH.
TABACCO. - Solanacea, cui C. Linneo diede, il nome di Nicotian tabacum in onore di J. Nicot di Villemein, che per primo coltivò la pianta nei giardini reali portoghesi. Ne esistono numerose specie e varietà (secondo alcuni autori fino a 60 specie) quasi tutte di origine americana. Il primo trasporto di semi dal Brasile in Francia risale al 1556 per opera del monaco André Thevet.

L'uso di fumare il t. cominciò in Europa, prima in Spagna (1570), poi in Inghilterra ( 1586 ), essendo adottato nei primi anni specialmente in Francia per combattere il mal di denti. All'epoca di Luigi XIII il fumo divenne un'abitudine voluttuaria, ma all'inizio era proibito fumare per la strada e nei locali pubblici, tanto che esistevano locali appositi (tabagies) per i fumatori. Mentre l'uso di fumare il t. si andava sempre più diffondendo nelle classi meno agiate, nell'aristocrazia, invece, prevaleva già nel sec. xvir l'uso del t. da fiuto. Carlo I d'Inghilterra fu il primo a sfruttare economicamente l'abitudine del fumo, istituendo il Monopolio di Stato.

Il t., entrato in Europa come pianta medicinale, ha ora perso praticamente ogni uso terapeutico; solo in Grecia, Spagna, Portogallo e Romania, le sue foglie sono officinali e iscritte regolarmente nelle rispettive farmacopee. In campo botanico, viene sfruttata l'azione iusetticida della nicotina, utilizzando infuso di t. per la lotta contro gli afidi.

In rapporto alla presenza nelle foglie di t. di una percentuale di nicotina (alcaloide molto tossico per l'organismo) oscillante dal o,6 al $700 \%$, l'eccessivo uso del fumo può produrre fenomeni di avvelenamento. Oggi si ritiene, però, che questi siano dovuti solo in parte alla nicotina, mentre entrerebbero in gioco, oltre fattori individuali predisponenti, la liberazione di altre sostanze durante la combustione del t. (basi piridiniche, ammoniaca, corpi fenolici e pirrolici, acido cianidrico, ossido di carbonio, formaldeide, ecc.).

L'avvelenamento acuto oggi è raro, per la grande facilità con cui l'organismo si assuefà alla nicotina. Basta pensare, infatti, che questa sarebbe letale alla dose di 3-10 ctgr. che in una sigaretta (pari a ca. un grammo di t.) sono contenuti in media a ctgr. di nicotina e che aspirando il fumo si assorbe ca. il $90 \%$ dell'alcaloide. Il meccanismo di tale assuefazione non è ancora chiaro e pare ravvicinabile a quello che si ha nei riguardi dell'arsenico. L'avvelenamento acuto, spesso mortale, era più frequente un tempo, quando si usavano clisteri di tabacco contro la stitichezza o impacchi di foglie per le malattie oculari. L'avvelenamento cronico, detto anche «tabagismo», è più frequente e si ritiene causato in gran parte da una particolare predisposizione individuale. I sintomi sono principalmente: cardio-vascolari (palpitazioni, aritmie, sindromi anginose, claudicazione intermittente), gastrici (a tipo dispeptico o anche di ectasia e ptosi gastrica), ricuri (scotomi, emoralopia, amaurosi, disturbi del senso cromatico), nervosi (insonnia, emicrania, tremori, vertigini, spasmi vasali), oltre ai sintomi d'irritazione locale sulle vie aeree superiori e sulla mucosa boccale (da alcuni autori il cancro della lingua, del labbro e del polmone vengono posti in rapporto con l'azione del fumare). Anche l'industria del t. può dare origine a malattie cutanee a tipo eczematiforme che vengono considerate malattie professionali; frequente è l'aborto nelle lavoranti del t.

Il tabagismo si instaura con notevole lentezza e la sua gravità non dipende tanto dalla quantita di t. usata, quanto, come già s'è detto, da fattori individuali non ancora noti. Molti autori sono d'accordo nel dire che l'uso moderato del t. non è da considerarsi dannoso nell'individuo adulto sano, mentre può essere causa di gravi disturbi se preesistono danni del cuore, dei vasi o del sistema nervoso. La cura del tabagismo si basa esclusivamente sulla sospensione dell'uso del t. e, se non esistono lesioni organiche definitive, lentamente si ha la scomparsa di tutti i sintomi funzionali con questo solo mezzo. I fenomeni di astinenza non sono assolutamente ravvicinabili a quelli
della morfina, ma sono di natura puramente psichica, facilmente superabili con un po' di forza di volontà.

Bibl.: A. Strümpeli-E. Lesser, Trattato di patologia spec. medica e terapia, I, i, $8^{4}$ ed. it., Milano 1907; L. Mohr-R. Staehelin, Trattato di medie, interna, V, ivi 1914; L. Bernardini, s. v. in Enc. It., XXXIII, pp. 139-35; F. Marcolongo, Tabagismo, ibid., pp. 152-56; G. Perez, Tratt. di patol. chirurg., Roma 1940; A. Fontana, Tratt. di dermatologia, $3^{4}$ ed., Torino 1945; E. Adami, Farmacologia e farmacoterapia, $3^{4}$ ed., Varese 1947; R. Monteleone, Medicina d'urgenza, 17 ed., Roma 1949; I. Spadolini, Fisiologia umana, $4^{4}$ ed., Torino 1950. Alessandro Marolla

TABARAUD, Mathieu-Mathurin. - Oratoriano, n. a Limoges il 17 apr. 1744, m. ivi il 9 genn. 1832. Studiò presso i Gesuiti ed i Sulpiziani. Entrò nella Congregazione dell'Oratorio nel 1766 e vi insegnò teologia, greco ed ebraico a Nantes, Arles e Lione.

Allo scoppio della Rivoluzione era a capo della casa di Limoges. Favorevole dapprima a riforme ecclesiastiche, che nel 1788 espose, a richiesta appunto del ministro Necker, in un opuscolo (Motifs de justes plaintes du clergé du second ordre), iniziò poi una solerte attività pubblicistica contro la costituzione civile del clero ed i preti che avevano prestato giuramento. Costretto a fuggire da Limoges, passò per Lione, Parigi e Rouen, finché nel 1792 emigrò a Londra, dove si guadagnò da vivere con la collaborazione a periodici e traduzioni. Ritornato in Francia dopo il Concordato del 1801, rifiutò l'offerta di un vescovato fattagii dal Bernier. Nel 1803 pubblicò De l'importance d'une religion de l'Etat ed i Principes sur la distinction du contrat et du sacrement de Mariage, in cui sostiene essere valido il matrimonio civile senza quello religioso. Censore dello Stato dal 1811 al 1814, ne pro. fitto per impedire la stampa di opere non favorevoli alle sue idee gianseniste e gallicane. Testimonianza di quella sua forma mentis sono diversi scritti : Etcai historique et critique sur l'institution des évêques (Parigi 1811, contro l'istituzione pontificia dei vescovi); Examen de l'opinion de M. le cardinal de la Lucerne sur la publication du Concordat (ivi 1821, contro l'intervento diretto del Papa nel governo della Chiesa francese); Examen de deux propositions de lois qui doivent être faites aux Chambres sur la célébration du mariage et sur la tenue des registres de l'état civil (Limoges-Parigi 1824, che è una critica dei progetti di legge a favore della celebrazione del matrimonio religioso prima di quello civile). Per la quantita di notizie è tutt'ora preziosa la sua Histoire de Pierre de Bérulle (2 voll., Parigi 1817).

Bibl.: Dubedat, T., Limoges 1872; A. Molien, s. v. in DThC, XV, 1, coll. 1-7, con bibl. Silvio Furlani

TABARCA. - E l'antica Thabraca nell'Africa proconsolare, florido porto commerciale sul Mediterraneo. Fu municipio e poi colonia romana sotto Antonino Pio.

Il cristianesimo è attestato dal vescovo Vittorio presente a Cartagine nel 256 (P. Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, I, Parigi 1901, p. 4 sgg.). Ripetute esplorazioni hanno messo in luce l'importanza della comunità cristiana. Vittore di Vita riferisce che al tempo di Conserzio vi erano a T. un monastero maschile e uno femminile (Historia persecutionis vandalicae, I, 10 : PL 58, 193-95). Si rinvenne una basilica cristiana ed una sola navata con abside profonda; a sinistra si apriva un battistero ottagonale, con absidine all'interno e nel centro la vasca battesimale esagona (P. Gauckler, Basilique chrétiennes de Tunisie, Parigi 1913, tav. 16); dietro fu trovato un esteso cimitero cristiano con una imponente serie di tombe con decorazione a musaico; tra cui una con la rappresentazione del profeta Glona in riposo sotto la pergola. In una cappella absidata si rinvennero molti sepolcri chiusi, anch'essi con decorazione a musaico, delle quali le più notevoli vennero trasportate al Museo del Bardo a Tunisi. Si ricorda qui il musaico rappresentante l'interno d'una basilica cristiana in tutti i suoi particolari e l'iscrizione * Ecclesia mater Valentia in pace *. Notevole è l'iscrizione del diacono Crescentino in cui si legge:

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(da A. Merlin-I., Painsent, Guide du Musée Alsace, Yonisi 1888, tav. M. o. I)

Tabarca - Sepolcro cristiano a forma di cassa, con musaico raffigurante la defunta orante tra due candelari (sec. v) - Tabarca.

* Angelorum hospes, Martyrum comes, vitamque spirans placidam ad te sancte profectus sit nostri memor, grata pietate qua solet. Crescentinus diac(onus) in pace red(didit) III die Kal(endarum) aug(ustarum) s. Dei due coniugi Stercorius e Crescentia si dice che "perpetuitatis coronam acceperunt ". Una Victoria è detta Deo Jannitu; notevole è pure la seguente iscrizione: "Privata cum Victoria gaude virginitatis et confessionis victricia porrantes tropaea veste induta angelica in pace", segue l'acclamazione "dignis digna vincentibus corona". Di una vedova Vittorina si dice: "viduitatis et verecundiae preconium castitatis et pietatis exemplum"; del presbitero Privato si afferma che egli fu "disciplinae custos, pietatis magister»; di un Naucelius si fa questo elogio: "pauperu(m) amator, cultor Dei»; di una Castula si dichiara che ella "properans kastitatis sumere premia digna, meruit immarcescibilem coronam. Perseverantibus tribuet Deus gratiam ". In un sarcofago in marmo bianco è rappresentato il buon Pastore (A. Merlin, Découvertes effectuées en Tunisie, in Bull. arch. du Comité, 1907, p. 274).

Bibl.: L. La Blanchère e P. Gauckler, Catalogue du Musée Alaoui, Parigi 1887, pp. 117-20, tnv. 7; J. Fontain, Fouilles et explorations d T. et aux environs, in Bull. arch. du Comité, 1892, pp. 193-96; G. Benet, Les fouilles de T. en 1904, ibid., 1903, pp. 378-94; P. Gauckler, Mosaïques tombales d'une chapelle de martyrs a Thabraca, in Fondation E. Piot. Monuments et mémoir