a ragionevole proporzione fra i beni che spera di ottenere per sé e per i propri e i mali che teme di dover provocare per gli altri. Cosi pensano in genere i moralisti soprattutto antichi, Merkelbach, ad es. (Summa theol. mor., II, Parigi 1947, n. 553, p. 585). Altri invece ritengono che a questo riguardo esista una sostanziale differenza fra i datori di lavoro e i lavoratori. Mentre questi possono trovarsi in situazioni cosi gravi da potere o addirittura da dover ricorrere anche allo sciopero qual mezzo di lotta, quelli non potranno mai dire altrettanto; il lavoratore sciopera per motivi che sono ben più vicini alle esigenze fondamentali della vita di quelli per i quali il datore di lavoro serra. Per conseguenza sciopero e s. non possono esser posti sullo stesso piano. Mentre il primo può esser lecito, la seconda no. Cosi pensano alcuni moralisti e pensatori cristiani più direttamente impegnati nel campo sociale (ad es., alcuni redattori di Revue de l'action populaire e sindacalisti cristiani). Un terzo gruppo, numericamente assai ristretto, pensa che, se si verificano le condizioni che furono indicate per la moralità dello sciopero, anche la s. può esser lecita e doverosa; però ritiene che tali condizioni si verificano assai più difficilmente per la s. che non per lo sciopero. Cosi, ad es., L. Ruland, Ausspenrung, in Staatslexikon, I, pp. 494-96.
Quest'ultima posizione sembra la più saggia. Ad ogni modo, tutti sono d'accordo nel ritenere che, a parità di condizioni, la s. è lecita quanto lo sciopero; non tutti sono d'accordo nel ritenere che quella parità si verifichi o non si verifichi : i moralisti classici sembrano supporre senz'altro che quella parità si possa verificare con molta facilità e notevole frequenza; i sindacalisti suppongono senz'altro che tale parità non si verifichi mai; altri, forse più prudentemente, concedono ai sindacalisti contro i moralisti classici che esiste una profonda differenza fra la posizione del lavoratore e quella del datore di lavoro; negano loro che la differenza sia tale da precludere ogni possibilità che, almeno in qualche caso, si possa verificare per il datore di lavoro ciò che si verifica per il lavoratore.
Bibl.: per la s. in periodo fascista, v. G. De FrancisciGertano, Sciopero e s., in Diz. di politica, IV, p. 214; R. Mancini, Economia pubbl., industria e commercio (Delitti contro la), in Nuovo Dip. Ital., V, pp. 274-87; cf. inoltre i trattati recenti di morale nel De iustitia, i trattati di sociologia, e L. Garriguet, Grive des patrons, ou lach-out, in DThC, VI, coll. 1875-76;
A. De Marou, I rapporti econom. nella Costit. ital., in Civ. Catt., 1947, iv, pp. 203-213; L. Riva Sanseverino, Il lavoro nella nuova Costit. it., in Dir. del lavoro, 1-2 (1948). Giov. Battista Guzzetti
SERRY, Jacques-Hyaginthe. - Teologo e polemista domenicano, n. a Tolone nel 1658, m. a Padova il 12 marzo 1738.
Entrò nell'Ordine a Marsiglia (nel 1673 ca.), ov'era un suo zio domenicano. Tommaso S. Compì gli studi a Parigi e vi insegnò. Chiamato a Roma nel 1690 , fu teologo dei cardd. de Boullon e Altieri, e consultore del S. Uffizio. Il 23 marzo 1697 divenne dottore della Sorbona e nel sett. dello stesso anno passò alla cattedra di teologia all'Università di Padova, che tenne fino alla morte, rinunciando a quella di teologo casanatense ( 1700 -1702).
Scrittore fecondo e battagliero, noto specialmente per la Historia Congregationum de Auxiliis Divinae Gratiae (Lovaniò 1700; ed. definitiva Anversa 1709), pubblicata sotto lo pseudonimo di A. Le Blanc, e per le controversie che la precedettero e seguirono, per cui parvero risorgere le controversie di cent'anni prima. Benché gallicano moderato (era stato discepolo di N. Alexandre) ingiustamente contro il S. si avanzò l'accusa di calvinismo e si affermò che la sua Historia sia stata condannata. Altre opere: Exercitationes historicae, criticae, polemicae de Christo, einsque Matre (Venezia 1719); Praelectiones theologicaedogmaticae, polemicae-scholasticae... ( 5 voll., ivi 1742). Nel 1770 uscì pure a Venezia una ed. in 6 voll. d'Opera omnia.
Bibl.: G. B. Contarini, Notizie stor. circa i pubblici professori nella Studia di Padova, scelti dall'Ord. di S. Domenica, Venezia 1769, pp. 87-102; A. Guglielmotti, Catal. dei bibliotecari... del Coll. Casanatense, Roma 1860, p. 28; Hutter, IV, passim, special. coll. 1973-76; Quétli-Echard, III, pp. 617-33; M.-M. Gorce, s. v. in DThC, XIV, it. coll. 1957-63. Abele Redigonda
SERSE I (persiano Hašajärša; ebr. 'Ahašwērōš; greco $\Sigma \dot{\xi} \xi \zeta \eta \varsigma$ ). - Re della dinastia degli Achemenidi (v.), figlio di Dario I e padre di Artaserse I. Regnò dal 485 al 465 a. C., quando fu ucciso da una congiura. Nella storia profana S. è rimasto famoso per la sua spedizione in Grecia per vendicare la sconfitta di Maratona. Ma con la sconfitta di Salamina (23 sett. 480) e di Plates ( 27 ag. 479) la potenza persiana, che subì una seconda disfatta navale a Micale, fu eliminata dalla Grecia. La guerra ufficialmente finì nel 449 con la pace di Cimone, che nel 470 aveva vinto ancora una volta la flotta di S.
Il profilo tracciato da Erudoto (IX, 198-10) delle imprese adulterine ed incestuose di S. combina perfettamente con quello del libro di Ester, nel quale il Re appare fra gli intrighi del suo harem. Tuttavia non è destituita di fondamento la teoria che, basandosi sulla costante denominazione dei Settanta, identifica l'Assuero del testo biblico con Artaserse II Mnemone, come già ritennero Eusebio e Girolamo (Chronicon, Olymp. 93: CB VII, 1, p. 117).
S. è menzionato anche in Esd. 4, 6. Angelo Penna
SERTILLANGES, Antonin-Gilbert. - Filosofo, teologo e oratore sacro domenicano, n. a ClermontFerrand il 17 nov. 1863, m. a Sallanches (HauteSavoie) il 26 luglio 1948.
Entrato fra i Domenicani nel 1883; promosso lettore in teologia ( 1890 ) ne iniziò l'insegnamento. Fu segretario di redazione della Revue thomiste, dal 1900 al 1922 insegnò filosofia morale all'Institut catholique e si distinse, fra gli oratori più celebri di Francia. Dal 1918 fu membro dell'Istituto; trascorse l'anno 1923 a Gerusalemme, insegnò (1924-28) morale sociale ed eloquenza ai suoi confratelli, rifugiati in Olanda, indi a quelli del Convento di Saulchoir. Nel 1940 rientrò nel convento di Parigi, dove attese alla predicazione e pubblicazione delle ultime opere, fino alla morte.
Oltre ai numerosi articoli nella Revue de la jeunesse, Revue des jeunes, e in molte altre riviste, sono da ricordare le principali opere: a) filosofiche: Agnosticisme et
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anthropomorphisme (Parigi 1908); St Thomas d'Aquin (2 voll., ivi 1910); La philos. morale de st Thomas (ivi 1916); Les grandes thèses de la philos. thomiste (ivi 1928); Le christianisme et les philosophies (2 voll., ivi 1939, 1941; trad. it. Brescia 1948); Lumières et périls du bergsonisme (ivi 1943); L'idée de création et ses retentissements en philos. (ivi 1945). b) teologiche: Les sources de la croyance en Dieu (ivi 1903); Catéchisme des incroyants (ivi 1930; trad. it. Torino 1937); Dieu ou rien (Parigi 1933; trad. it. Torino 1940); L'Église (2 voll., Parigi 1917); Le miracle de l'Église (ivi 1933); Qu'est-ce que le catholicisme? (ivi 1938); Dieu gouverne (ivi 1942). c) ascetico-morali: Jésus (Parigi 1903); La prière (ivi 1917); La vie intellectuelle (ivi 1921; trad. it. Roma 1923); La vie catholique (2 voll., Parigi 1921; trad. it. Brescia 1938); Notre vie (2 voll., Parigi 1926); Recueillement (ivi 1935; trad. it. Brescia 1944); Affinités (Parigi 1936; trad. it. Brescia 1944); Devoirs (Parigi 1936; trad. it. Brescia 1945); d) oratorie: La politique chrétienne (Parigi 1904); Socialisme et christianisme (ivi 1905); La famille et l'État dans l'éducation (ivi 1906); Féminisme et christianisme (ivi 1908; trad. it. Torino 1940); L'Amour chrétien (Parigi 1919; trad. it. Milano 1947); Le Sermon sur la Montagne (Parigi 1916); L'orateur chrétien (ivi 1930; trad. it. Torino 1928). e) estetiche: Un pèlerinage artistique à Florence (Parigi 1895; 1903; Liegi 1931); Art et apologétique (Parigi 1909); La Cathédrale: sa mission spirituelle, son esthétique, son décor, sa vie (Parigi 1922); Prière et musique (ivi 1936).
L'idea fondamentale del S. è che ogni scienza ed ogni attività dev'essere permeata dalla religione. Pur affermando che la Grazia trascende la natura, e la religione la filosofia, egli ritiene che «senza il cristianesimo non ci sarebbe alcuna accettabile filosofia: tutte quelle comparse dopo il Vangelo, per quanto utili se incorporate con quello, non avrebbero da sole giovato alla nostra civiltà " (Le Christianisme et les philosophies, I, proemio). Il Vangelo "come fatto iniziale è estraneo a ogni filosofia" (ibid., p. 8), tuttavia il dogma cristiano "se non enuncia una filosofia, la suppone, però ".
Oltre all'esposizione della filosofia di s. Tommaso, nelle sue tesi e problemi fondamentali, ampliata con apporti nuovi, il S. intese con le sue opere teologico-apologetiche far giungere il messaggio evangelico a tutte le intelligenze contemporanee. Egli ripensò pertanto, con originalità di contenuto e di forma, le soluzioni tradizionali alla luce delle conquiste contemporanee. Al di là dei determinismi verbali e concettuali, intese tradurre la Verità, arricchitasi, per noi, dal contributo dei secoli, "nel vocabolario ideologico e non soltanto verbale usato dai pensatori del nostro tempo». Questo tentativo di adattamento alle esigenze della mentalità moderna è sembrato talora ad alcuni teologi più rigidamente tradizionali non esente da qualche ombra di relativismo teologico. In realtà il S. aveva orientato la sua attività principalmente verso gli spiriti lontani dalla mentalità scolastica.
BibL.: Necrologio, in France Dominicaine, 1949, pp. 1-8; M. F. Moon, Le T. R. P. S. un maître de la vie spirituelle, in La vie spirituelle, 1949, pp. 607-23; M. Pradines, Notice sur la vie et les oeuvres du R. P. A. S., Parigi 1951. Reginaldo Omez
SERVASANTO da Faenza. - Teologo e predicatore francescano, n. ad Oriolo (Faenza) nella prima metà del sec. xiri, m. probabilmente a Firenze nel 1300 ca. Entrò nell'Ordine a Bologna, ove compì gli studi e fu ordinato sacerdote tra il 1244 ed il 1260. Predicò in varie regioni d'Italia, ma specialmente in Toscana e a Firenze.
Le sue opere principali sono: Summa o Liber de exemplis naturalibus, diviso in tre libri trattanti rispettivamente della fede, dei Sacramenti e delle virtù e vizi (inedito, ad eccezione del prologo e dell'indice dei capitoli); Summa de paenitentia (Lovanio 1485 con il titolo Antidatarium animae), considerata dall'autore stesso come un supplemento al precedente e destinato esclusivamente ai predicatori; Summa o Liber de virtutibus et vitilo (inedito, eccettuati alcuni estratti), composto probabilmente a Firenze (ca. il 1277-85) quale ampliamento, destinato
ai predicatori, del terzo libro della Summa de exemplis naturalibus; un Mariale o Liber de laudibus beatue Marine (inedito), ove seguendo il Mariale di s. Alberto Magno applica alla Vergine tutte le buone qualità della creazione e le figure del Vecchio Testamento. Gli si attribuiscono pure diversi cicli di prediche: Sermones de proprio Sanctorum (editi fra le opere di s. Bonaventura, III, Roma 1596, pp. 237-322); Sermones de communi Sanctorum (ibid., pp. 323-406); Sermones de festivita-
tilose B. M. V. (cf. ibid., $387^{\text {a }}$ e $391^{\text {b }}$ ). All'inizio del sec. xiv Bono Giamboni
fece una raccolta di questi sermoni e li tradusse in italiano con il titolo Della miseria dell'umana generazione (in Trattati morali, Firenze 1836). Le opere di S., ritenuto come il più grande moralista del sec. xiri, hanno particolare valore per il genere aneddotico.
BinL.: Sbaralea, III, pp. 98 sg.; B. Kruitwagon, De summa de paenitentia von S., in Neerlandia franciscana, 2 (1919), pp. 9666; id., Das Antidatarium animae von S., in Wiegendrucke und Handschriften, Festgabe K. Haebler, Lipsia 1919, pp. 80-106; M. Grabmann, Der - Liber de exemplis naturalibus - des Franziskanertheologen S., in Franziskanische Studien, 7 (1920), pp. 85117; L. Oliger, S. da F. ed il suo - Liber de virtutibus et vitilo -, in Miscellanea F. Ehrle, I, Roma 1924, pp. 148-89; A. Torraert, s. v. in DThC, XIV, coll. 1963-67 (con bibl.), Per l'influsso di S. sugli autori posteriori cf.: F. Enomento, Toy del Criatia, Barcellona 1902, p. 13 sg.; G. Bertoni, Il Duecento, Milano 1930, pp. 328-29, 335-36, 358-59; I. Squadrani, Tractatus de luce Iv. Bartholomaei de Bmonia, in Antonianum, 7 (1932), pp. 215 " passim.
Gaudenzio Melani
SERVAZIO, santo. - Vescovo di Tongres nel sec. iv, commemorato nel Martirologio geronimiano il 13 maggio.
Lodato da s. Gregorio di Tours come uomo di pietà tutto dedito alla preghiera ed alla penitenza, nel 346 era già vescovo di Tongres, poiché in quell'anno aderisce alle decisioni del Concilio di Sardica in favore di s. Atanasio. Nel 350 fu mandato legato a Costanzo da parte dell'imperatore Magnenaio ed in quell'occasione si incontrò con s. Atanasio ad Alessandria. Fortemente attaccato alla fede nicena, partecipò nel 359 al Concilio di Rimini, dove riusci con pochi altri a tener testa alla mene degli azioni spalleggiati dal prefetto Tauro; ingannato però da un subdolo trancllo di Ursacio e Valente, acconsentì infine a firmare la formola omoiana del Concilio. Ignota la data della sua morte, quella del 384 non avendo alcun fondamento. Nel sec. vi il suo corpo era venerato in una chiesa costruita in suo onore a Maastricht.
BinL.: Tillemont, VIII, pp. 382-86; Acta SS. Maii, III, Parigi 1866, pp. 208-30; Martyr. Hieronymianum, p. 213 sg.; Martyr. Romanum, p. 187; G. Kurth, Le pseudo-Aravatius, in Anal. Boll., 16 (1897), pp. 164-72; B. H. M. Vickke, Sint S., Maastricht 1935; E. de Moreau, Histoire de l'Église au Belgique, I, Bruxelles 1940, pp. 30-38; S. M. Lejeune, De legendarische standaum van Sint Servaas in de middeleeuwseke Kousi en literatur, Maastricht 1941; F. van Oldenburg, Ermhe Servaas van Maastricht, Bruges 1944; Fliche-Martin-Frutaz, III, nn. 151, 160.
SERVE. - Denominazione comune a molte Congregazioni religiose femminili, seguita da altri titoli determinanti.
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I. S. del poveri (Angers). - Fondate ad Angers nel 1874 dal p. Camillo Leduc, benedettino di Solesmes. Scopo : curare gratuitamente i poveri a domicilio, dirigere patronati per la gioventù femminile, dispensari, ecc. Decreto di lode nel 1887; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1912, definitiva nel 1928. Nel 1949 le religiose erano 304; casa madre ad Angers (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, A. 27).
II. S. del Cuore di Gesú di Saint-Quentin (Metz). - Fondate a Strasburgo nel 1865 da Maria Oliva Ulrich, ma poi rifugiatesi, in seguito alla persecuzione prussiana (Kulturhampf), a St-Quentin. Scopo: riparazione eucaristica associata ad attività caritative : assistenza agli infermi, direzione di orfanotrofi femminili, pensionati per signorine. Decreto di lode nel 1903; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1910, definitiva nel 1931. Attualmente hanno 7 case con 166 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, S. 10; M. Heimbucher, Die Orden u. Kongreg. der hath. Kirche, II, $3^{\text {h }}$ ed. Paderborn 1934, p. 430 ).
III. S. della Beata Vergine Maria Annunziata (Sabaria). - Già Figlie della misericordia di S. Vincenzo de' Paoli, stabilitesi nel 1915 a Sabaria (Ungheria) ed erette nel 1924 in congregazione autonoma dal vescovo Giov. Mises. Scopo : cura degli infermi negli ospedali e direzione dei servizi domestici negli istituti ecclesiastici. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1924, definitiva nel 1942. Nel 1941 vi erano 19 case con 202 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, S. 62).
IV. S. dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio (Tarnovia). - Fondate nel 1850 a Podzzecza (diocesi di Gnesen. Polonia), da Edmondo Bojanowski e trasferite nel 1882, per la persecuzione prussiana, a Debica (Tarnovia). Scopo: assistenza dei malati; cura dei bambini, e servizio nelle sacrestie e nelle chiese. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1929, definitiva nel 1937. Nel 1949 erano 314 suore in 82 case (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, T. 40; M. Heimbucher, op. cit., II, pp. 537-38).
V. S. della Santa Infanzia di Gesú (Würzburg). Fondate nel 1895 a Oberzell (diocesi di Würzburg) da Antonia Werr. Scopo : rieducazione di ragazze cadute o pericolanti e altre opere caritative. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1936, definitiva nel 1948. Attualmente si contano 139 case con 1096 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, V. 104; F. Schuck, Kloster Oberzell : Gründung u. Entwicklung der Kongreg. der Dienerinnen der hl. Kindheit Jesu, Würzburg 1932).
VI. S. dello Spirito Santo (Steyl). - Fondate nel 1889 a Steyl (diocesi di Ruremonda, Olanda) dal p. Arnaldo Janssen unitamente con le madri Maria Stollenwerk e Josepha Stenmanns. Scopo : aiutare la propagazione della fede nelle missioni, particolarmente in quelle tenute dai Missionari del Verbo Divino e poi anche nei territori, dove la fede corre maggiori pericoli. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1925, definitiva nel 1938; revisione nel 1950. Attualmente le suore sono ca. 4000 (cf. anon., Uno sguardo nella Congregazione missionaria della S. dello Spirito Santo, Mödling 1950).
VII. S. dello Spirito Santo dell'adorazione perpetua (Ruremonda). - Fondate nel 1889 a Steyl (diocesi di Ruremonda) dal p. Arnaldo Janssen. Scopo: dedite alla vita contemplativa, cooperano con una vita di immolazione e con l'adorazione perpetua, all'apostolato dei missionari, particolarmente delle due Congregazioni missionarie fondate dallo stesso p. Janssen. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1933. Nel 1950 le suore erano 266 in 9 case (cf. Arch. della Congr. dei Religiosi, R. 79; A. Freitag, Tabernakelcacht und Weltmission, Steyl 1921; M. Heimbucher, op. cit., II, p. 409).
VIII. S. dello Spirito Santo di Maria Immacolata (S. Antonio, Texas). - Fondate a S. Antonio del Texas nel 1883 da Margaret Mary Hely vedova Murphy. Scopo: educazione cristiana della gioventù con particolare riguardo alle classi più povere e ai negri; opere cari-
tative, come la cura degli infermi negli ospedali e a domicilio. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1930, definitiva nel 1938. Sono aperte negli Stato Uniti 35 case con 165 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, A. 61).
IX. S. del Sacro Cuore di Gesú (Versailles). Fondate a Parigi nel 1866 dal sac. Vittore Braun. Scopo: assistenza dei malati, specialmente poveri, anche a domicilio: educazione delle orfane e delle giovani pericolanti. Decreto di lode nel 1899; approvazione temporanea della Costituzione nel 1917, definitiva nel 1934. Si contano 63 case con 632 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 50; M. Heimbucher, op. cit., II, pp. 545-46).
X. S. del Sacro Cuore di Gesú (Vienna). - Le stesse che le S. del S. Cuore di Gesù di Versailles, le quali introdotte nel 1883 dallo stesso fondatore a Vienna, formarono nel 1893 una provincia indipendente, approvata dalla S. Sede nel 1896. Decreto di lode nel 1900; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1926, definitiva nel 1934. Attualmente si hanno 54 case con 1079 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 51; M. Heimbucher, op. cit., II, p. 546 ).
XI. S. del Sacro Cuore di Gesú di Ragusa (Sira. cusa). - Fondate a Ragusa nel 1889 da Maria Schininà di Arezzo. Scopo: esercizio delle opere di misericordia spirituale e temporale. Decreto e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1936, definitiva nel 1946. Si contano 27 case con 261 suore (cf. Arch. della Congr. dei Religiosi, S. 68).
XII. S. del Sacro Cuore di Gesú e dei Poveri (Angelopoli, o Puebla de Los Angeles, Messico). - Fondate nel 1885 nella diocesi di León (Messico) dal sac. Giuseppe Yermo y Parres. Scopo : cura degli infermi ed educazione delle fanciulle, particolarmente delle orfane. Decreto di lode nel 1907; approvazione temporanea della Costituzione nel 1910, definitiva nel 1925. Si contano 38 case con 451 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, A. 36).
XIII. S. del Sacro Cuore di Maria (Versailles). -Fondate a Parigi nel 1860 dal p. Delaplace della Congreg. dello Spirito Santo e dell'Immacolato Cuore di Maria. Scopo : educazione cristiana della gioventù, con particolare riguardo alla classe povera; assistenza dei vecchi e dei poveri. Obbligate nel 1902 ad abbandonare la Francia, si stabilirono nell'America settentrionale. Decreto di lode nel 1902; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1914, definitiva nel 1932. Si contano al presente 73 case con 944 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, P. 54).
XIV. S. del S. cuore di Maria Vergine Immacolata (Montpellier). - Fondate a Béziers (diocesi di Montpellier) nel 1848 dal sac. Pietro Gailbac. Scopo: assistenza della gioventù femminile, direzione di orfanotrofi, di case di giovani convertite, di case di perseveranza, di collegi. Per le giovani pentite desiderose di abbacciare la vita religiosa si fondò l'Istituto delle Oblate di Maria S.ma con voti annuali. Decreto di lode nel 1873; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1889; definitiva nel 1925. Si contano attualmente 59 case con 1282 suore (cf. Arch. della S. Congr. dei Religiosi, M. 30).
XV. S. del S.mo Sacramento (Caracas). - Fondate nel 1881 a Caracas dal sac. G. B. Castro. Scopo : attendono alla vita contemplativa e all'adorazione perpetua; preparano anche fanciulli alla $1^{2}$ Comunione e confezionano paramenti sacri. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1930, definitiva nel 1931. Al presente si contano 11 case con 145 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, C. 66).
XVI. S. di Gesú (Varsavia). - Fondate a Varsavia nel 1884 dal cappuccino Onorato Codmiński; aggregate al Terz'ordine dei Cappuccini, vestono l'abito secolare. Scopo : tutela materiale e morale delle persone a servizio domestico. Decreto di lode nel 1907; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1908; definitiva nel 1924. Nel 1939 si contavano 14 case con 295 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, V. 62).
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XVII. S. di Gesù della Carità (Vittoria). - Fondate nel 1871 a Bilbao da suor Giuseppa Maria del S. Cuore di Gesù Sanchez. Scopo: assistenza degli infermi negli ospedali e a domicilio e cura dei bambini esposti nei brefotrofi. Decreto di lode nel 1880; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1927, definitiva nel 1937. Si contano 55 case con 1108 suore.
XVIII. S. di Gesù e Maria (Ottawa). - Fondate a Masson (diocesi di Ottawa) nel 1894 dal sac. Alexis Louis Mangin ed Eleonora Potvin. Delle due classi, in cui si dividono, coriste e ausiliarie, queste si suddividono in "interne" ed "esterne". Scopo : adorazione perpetua del S.mo Sacramento. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1936, definitiva nel 1949. Attualmente si hanno 4 case con 162 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, O. 11; S. H. Barabé, Une pierre d'angle, mère Marie Zita de Jésus, fondatrice des Servantes de Jésus-Marie, Hull-Ottawa 1945).
XIX. S. di Gesù e Maria Agostiniane (Roma). Fondate a Frosinone nel 1827 da Teresa Spinelli e affiliate al Terz'ordine degli Eremitani di s. Agostino. Scopo: educazione della gioventù femminile in educandati, esternati, orfanotrofi, pensionati e cooperazione con i parroci per i catechisti e l'Azione Cattolica. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1902, definitiva nel 1936. Al presente si contano 21 case con 200 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, V. 55; anon., La Congreg. delle Suore Agostiniane S. di Gesù e Maria, Roma 1950).
XX. S. di Gesù nel S.mo Sacramento (Tolosa). Fondate nel 1875 a Tolosa da Onésime Quibert. Scopo : promuovere il culto e la riparazione eucaristica. Oltre alle due classi di coriste e coadiutrici, vi è aggregata una terza classe: le "ausiliarie", con voti privati facoltativi, le quali restano nel mondo e cercano di attuare il fine dell'Istituto. Decreto di lode nel 1876; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1936; si contano ora 15 case con 135 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, T. 20).
XXI. S. di Gesù Sacramentato (Buenos Aires). Fondate a Buenos Aires nel 1871 da Maria Benedetta Arias. Scopo: propagare il culto al S.mo Sacramento e la pratica della Comunione frequente nelle scuole e nell'assistenza dei malati. Decreto di lode nel 1911; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1928, definitiva nel 1943. Si contano ora 17 case con 186 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, B. 78).
XXII. S. di Gesù Sacramentato (Guadalajara). Fondate a Guadalajara (Messico) nel 1904 dal sac. Silviano Carrillo, poi vescovo di Sinaloa. Scopo : adorazione eucaristica ed educazione della gioventù. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1933, definitiva nel 1940. Presentemente si contano 27 case con 309 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, G. 44).
XXIII. S. di Maria Ministre degli Infermi (Roma). - Fondate a Madrid nel 1851 dalla b. Maria Soledad Torres Acosta. Scopo : cura degli infermi negli ospedali e a domicilio, in via di eccezione collegi e asili per l'educazione della gioventù. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1867, definitiva nel 1876. Si contano 102 case con 2162 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, T. 52; E. Federici, La b. Maria della Solitudine Torres Acosta, Roma 1950).
XXIV. S. di Maria di Nostra Signora del Rifugio (Bayonne). - Fondate nel 1836 ad Anglet (diocesi di Bayonne) da Luigi Edoardo Cestac. Scopo : educazione e istruzione della gioventù femminile, in collegi, laboratori, patronati, case di rieducazione e assistenza dei malati. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1870, definitiva nel 1911, revisione nel 1923. Si contano, ora, 94 case con 644 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, B. 36).
XXV. S. di Maria o Mantellate (Westminster). Fondate nel 1844 nella diocesi di Langres sotto la direzione di mons. Parisis e aggregate al Terz'ordine dei
Serviti. Scopo : culto particolare all'Addolorata ed educazione della gioventù femminile in collegi e scuole, ecc. Decreto di lode e approvazione temporanea della Costituzione nel 1864, definitiva nel 1892, revisione nel 1924. Attualmente si contano 31 case con 400 religiose (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, N. 22).
XXVI. S. di Maria Riparatrice (Adria). - Fondate a Vidor (diocesi di Vittorio Veneto) da alcune consorclle del Terz'ordine dei Serviti e passate poco dopo ad Adria. Scopo: devozione all'Addolorata, istruzione ed educazione delle fanciulle, in asili, scuole, orfanotrofi e assistenza degli infermi e dei vecchi in ospedali, ospizi e a domicilio. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1931, definitiva nel 1941. Si contano ora 75 case con 438 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, A. 62).
XXVII. S. di Maria S.ma Addolorata (Firenze). Fondate a Firenze da suor Maria Veronica della Croce. Scopo : educazione e istruzione della gioventù femminile, specialmente povera, con scuole, convitti, sale di lavoro, asili, oratori; assistenza nei seminari, ricoveri, ospedali; direzione opifici femminili. Decreto di lode nel 1913; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1924. Si contano ora 171 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, F. 18).
XXVIII. S. di San Giuseppe (Salamanca). - Fondate nel 1874 a Salamanca dal sac. Gioachino Hluchy Ganica, poi arcivescovo di Siviglia e cardinale. Scopo: esercizio delle opere di carità e istruzione ed educazione delle fanciulle; confezione di paramenti sacri, ricami e lavori donneschi; pensioni per signore e signorine. Decreto di lode nel 1901; approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1930, definitiva nel 1942. Si contano ora 36 case con oltre 300 suore (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, S. 21).
XXIX. S. o Vittime del S. Cuore di Gesù (Namur). - Fondate nel 1857 nella diocesi di Grenoble dalla madre Veronica del Cuore di Gesù, al secolo Caterina Lioger. Scopo: espiazione e riparazione con una vita di contemplazione e di penitenza; e opere esterne di zelo: catechismi, lavori per le chiese povere e per i poveri delle porrocchie; opera dei ritiri. Decreto di lode e approvazione temporanea delle Costituzioni nel 1908, definitiva nel 1931. Si contano ora ca. 120 religiose (cf. Arch. della S. Congreg. dei Religiosi, G. 8).
Candido Bons - Agostino Pugliese
SERVETO, Michele (Miguel Servet). - Eretico antitrinitario, n. probabilmente il 29 apr. 1511 a Villanueva de Sigena, in Aragona, m. a Ginevra il 27 ott. 1553. Studiò a Saragozza, poi a Tolosa; accolto nel 1530 a Bologna come segretario del confessore di Carlo V, seguì l'imperatore ad Augusta; di lì si trasferì a Basilea, poi a Strasburgo, dove ricevette grandi accoglienze da Ecolampadio e da Capitone. Nel 1531 pubblicò ad Hagenau il De Trinitatis erroribus, in cui attaccava il dogma. Ricercato si celò sotto il nome di "Villanovanus" ed esercitò medicina a Parigi, poi passò a Lione come correttore nella tipografia dei fratelli Trechsel, presso i quali pubblicò nel 1533 una Geografia di Tolomeo.
Si ritiene comunemente che fin da allora egli abbia scoperto e resa nota, assai prima di Harvey, la cui opera risale al 1628, la circolazione del sangue, o almeno la circolazione polmonare. Nel 1540 S. passò, come medico, a Vienna nel Delfinato, protetto dall'arcivescovo Paulmier. Cattolico esternamente inappuntabile, compose di nascosto la sua opera principale, comparsa con il titolo Christianismi restitutio (Vienna 1553) come replica all' Institutio religionis christianae di Calvino.
Fin dal 1547 aveva indirizzato a Calvino un abbozzo del suo libro; Calvino irritato gli rispose, con durezza, comunicando a Farel, che se S. si fosse recato a Ginevra, non "ne sarebbe uscito sano e salvo». Sei anni più tardi, quando compieve l'opera, un certo G. de Trie, di Lione, rifugiato a Ginevra, probabilmente d'accordo con Calvino, lo denunziò ai cattolici di Lione che ne in-
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teressarono l'Inquisizione. Calvino asseri (Opera, ed. in Corpus Reformatorum, XXXVI, Braunschweig 1863 sgg., p. 479) che era una stupida calunnia l'accusarlo come autore della denuncia del S. all'Inquisizione. Gli storici contemporanei ritennero, invece, che la denuncia fatta dall'amico di Calvino non sarebbe stata possibile senza l'autorizzazione di Calvino.
S., arrestato, riuscì a fuggire il 7 apr. 1553. Il processo continuò a Vienna e il 7 giugno S. subì la condanna a morte in effigie. S., per recarsi in Italia prese la via di Ginevra, dove fu riconosciuto, arrestato il 13 ag. e sottoposto a processo. Al tribunale di Ginevra furono presentati 38 capi di accusa contro di lui. Un rifugiato al servizio di Calvino, Nicola de la Fontaine, si costituì accusatore professandosi pronto a subire la pena di S., se la colpevolezza di questo non si fosse dimostrata. S. ebbe l'appoggio degli avversari politici di Calvino, soprattutto di Filiberto Berthelier; con ciò più che di una questione teologica si trattava ormai della situazione stessa di Calvino in Ginevra. Questi notando la gravita della cosa il 17 ag. si presentò personalmente a sostenere l'accusa, estromettendo Nicola de la Fontaine. Il 21, il Piccolo Consiglio decise di chiedere il parere di Berna, Basiles, Zurigo, Sclufusa: ciò secondo gli amici del S. offriva grande possibilità di sottrodo a una condanna a morte. Il 31 ag. il Piccolo Consiglio rispose con un cortese rifiuto al tribunale dell'Inquisizione di Vienna che reclamava l'estradizione del S. Il 1* sett. si ebbe una discussione teologica tra Calvino e il S., il cui risultato non è noto. S. domandò di discutere per scritto e gli fu accordato; l'attacco di Calvino fu firmato da tutti i pastori di Ginevra; S. rispose con violenza (cf. Opera Calvini, ibid., pp. 521553). Nel frattempo scoppio una forte discussione tra Calvino e Berthelier, relativamente al potere di scomunica che Calvino rivendicava. La tesi di Calvino prevalse aggravando la posizione del S.; il 18 ott. arrivarono le risposte dei pastori e magistrati dei cantoni consultati; tutte le lettere, specialmente quella di Berna, dichiaravano che si doveva "allontanare tale peste" dalle chiese, e pertanto il 26 ott. il S. fu condannato ad essere bruciato vivo. Egli che aveva sperato sino alla fine, si mostrò correggioso in faccia alla morte; la sua ultima parola fu una preghiera: "Gesù, Figlio del Dio eterno, abbi pietà di me ". Nel 1903 fu innalzato sul luogo del rogo un monumento, in riparazione. Si è potuto osservare (W. Walker, 7. Calvin, Parigi 1909, p. 367, n. 3) che tutto il dibattito si riassume nell'ultimo grido del S.: "Gesù, Figlio del Dio eterno ", invece di "Figlio eterno di Dio"; la differenza è essenziale. S. pretendeva riformare il cristianesimo; a suo giudizio la Trinità sarebbe una "specie di Cerbero con tre teste". Partendo da una concezione panteista, che egli riteneva fondata nella Scrittura, sosteneva che il Padre Eterno si è manifestato nella carne di Cristo, il quale era divenuto sì il Figlio di Dio, ma soltanto con la nascita; pertanto respinse la dottrina trinitaria del Concilio d. Nicea e quella cristologica di Calcedonia, il Battesimo dei bambini e la predestinazione, com'era intesa da Calvino; ammetteva invece il merito delle buone opere, credeva nella fine imminente del mondo e nel regno millenario di Cristo, alla preparazione del quale egli si credeva inviato. L'antitrinitarismo del S. non era razionalista, come quello di Socino, ma mistico.
Bial.: Opera Calvini, in Corpus Reformatorum, Braunschweig 1863 sgg., XXXVI, pp. 721-826; lettere di S. a Calvino, ibid., pp. 642-720; relazione degli errori di S. fatta da Calvino, ibid., pp. 423-644; R. Willis, Servetus and Calvin, Londra 1877 (studia, in qualità di medico, il valore scientifico di S.); W. Walker, Jean Calvin, Parigi 1909, pp. 348-71; N. Weiss, Calvin, Servet, G. de Tria et le Tribunal de Vienne, in Bull. de la Soc. d'Hist. du Protestant., 1908, pp. 387-204; R. H. Balton, Present state of Servetus studies, in The journal of modern history, 4 (1932), p. 72 sgg.; H. Hauser - A. Renaudet, Les débuts de l'age moderne, $3^{2}$ ed., Parigi 1946 (v. indice).
Leone Cristiani

(fol. Anderson)
Servi di Maria - Chiesa e portico di S. Maria dei Servi (iniziati nel 1346 e compiuti verso la metà del sec. xvI) - Bologna.
SERVI DELLA CARITÀ. - Congregazione religiosa di sacerdoti e laici fondata dal servo di Dio d. Luigi Guanella (v.) con lo scopo, oltre alle opere di apostolato anche in terra di missione, di ricoverare e di assistere vecchi cronici e bambini deficienti e semideficienti e di educare gli orfani abbandonati.
Denominati inizialmente Figli del S. Cuore, nel 1904 mutarono il nome in quello di S. d. C. I primi associati, strettisi intorno al fondatore nel 1893-96, pronunciarono i voti religiosi il 24 marzo 1908. Nell'ag. del 1912 fu dato il decreto di lode, nel 1928 venne l'approvazione definitiva; le Costituzioni invece, redatte in conformità della legislazione canonica in base ai vari regolamenti lasciati dal fondatore, furono approvate temporaneamente nel 1928 e definitivamente nel 1935. Dato lo scopo eminentemente sociale dell'istituzione, che conta attualmente ca. 500 religiosi professi, uno sviluppo sempre più largo essa è andata assumendo con la fondazione di 35 case in Italia, 5 in Svizzera e 15 nell'America latina. Varie case di formazione e di noviziato sono in Italia, nell'Argentina e nel Brasile. Il piccolo Alessandro Mazzucchi (1878-90), mons. Aurelio Bacciarini (1873-1935), vescovo di Daulia e amministratore apostolico del Ticino, e Fr. Pietro Osmetti (1866-1943) hanno illustrato la Congregazione con la loro santità.
BibL.: L. Mazzucchi, La vita, lo spirito e le opere di don L. Guanella, Como 1920, pp. 172-236; G. Tamburelli, Alessandrino Mazzucchi, ivi 1933; P. Gerbert, L'Evêque du Tessin, Lugano 1946; G. De Ambroggi, Un santo infermiere, P. Osmetti, Como 1946.
Vito Zollini
## SERVI DELLA GLEBA: v. SCHIAVITÙ.
SERVI DI MARIA. - Dal movimento mariano che dai primi del sec. xiri si diffondeva un po' dovunque, talora anche sotto il nome di S. di M., l'anno 1233 si distaccarono sette mercanti fiorentini (v. SETTE SANTI FONDATORI) per ritirarsi a vita eremitica e contemplativa nei pressi di Firenze e poi sul Monte Senario, a ca. 18 km . dalla città.
Questi sette principali devoti di Maria, così il contemporaneo autore della Legenda de origine Servorum Virginis Mariae, non credettero con questo fatto personale, frequente si loro tempi, di dar inizio ad un nuovo Ordine religioso. Il loro esempio però era stato molto ammirato : il popolo li aveva chiamati subito i S. di M. (nome che dopo il 1245, prima in Firenze e poi altrove, rimase loro per antonomasia), non mancarono perciò quelli che vol-
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lero far parte della loro associazione; ciò che li indusse a recarsi a Firenze dal vescovo Ardingo, per gettare le prime basi organizzative della nascente istituzione religiosa. In ubbidienza al Concilio Lateranense IV, can. 13, scelsero la Regola di s. Agostino e le Costituzioni corrispondenti, che sono le premonstratensi, attraverso la più recente redazione domenicana (1239-41), a cui premisero le riverenze da prestarsi alla s. Vergine.
Dal 1250 in poi la nuova organizzazione religiosa andò attenuando il carattere eremitico ed accentuò quello cennbitico e apostolico, e sotto quest'aspetto ottenne il primo vero riconoscimento pontificio da Urbano IV, nel 1263, rinnovato da Clemente IV nel 1265. Sotto Gregorio X, nel Concilio di Lione (1274) uscì la decretale Religioneu diversitatem che limitava il numero degli Ordini mendicanti; e si poté pensare che l'Ordine dei S. di M. fosse tra i soppressi (cf. M.-H. Laurent, Le b. Innocent V', Città del Vaticano 1947, p. 349 sgg.); ma s. Filippo Benizi, allora generale dell'Ordine, ne iniziò subito (febbr. 1277) un'efficace difesa che, attraverso i Consilia Sapientum (pareri dei principali giuristi del tempo), si concluse nel 1290 con un nuovo riconoscimento pontificio. L'approvazione definitiva è di Benedetto XI con la bolla Dum levamus dell's 1 febbr. 1304. Nel corso dei secoli anche l'Ordine dei S. di M. ebbe una congregazione detta dell'Osservanza (1411-1570) e quella eremitica di Montesenario (1592-1778); si propagò in diverse nazioni fuori d'Italia, fu presente a tutte le principali manifestazioni della vita della Chiesa e nella lotta contro l'eresia luterana.
Ha ro santi canonizzati: s. Filippo Benizi, s. Pellegrino Laziosi, s. Giuliana Falconieri, i Sette Santi Fondatori; molti beati, e numerosi servi di Dio nei suoi tre rami (primo, secondo e terzo Ordine), dei quali è in corso la causa di beatificazione. Nel campo mariano ha portato frequentemente il suo efficace contributo, in particolare relativamente allo sviluppo e alla diffusione della devozione all'Addolorata. Figure notevoli tra i suoi cardinali furono: il Laurerio (m. nel 1542), Stefano Bonucci (m. nel 1589), il Pieri (m. nel 1743), il Caselli (m. nel 1828), il Lépicier (m. nel 1936). Ebbe teologi di fama, specialmente nel campo della teologia morale e dell'ascetica, controversisti e oratori sacri assai conosciuti, filosofi, letterati, artisti, musici e numerosi professori nelle principali università particolarmente italiane.
Conta oggi 12 province maggiori, con un rettorato generale, in Europa e nell'America del nord e del sud; oltre a un rettorato provinciale (Belgio) e cinque commissariati provinciali (in Spagna, Argentina, Brasile, Cile e Messico); ha missioni nel Sud Africa, nel Brasile e nel Cile.
Monasteri di Serve di M. di clausura (Mantellate) sono in Italia, in Germania, in Spagna e in Inghilterra; ventidue Congregazioni di suore del Terz'ordine regolare sono sparse in ogni parte del mondo, più diversi monasteri autonomi: tutte queste suore venerano come loro fondatrice principale s. Giuliana dei Falconieri.
Anche il Terz' ordine secolare, che anticamente si diceva Società dell'Abito, rimonta, sotto diverse forme, ai primi tempi dell'Ordine; la regola del Terz'ordine in particolare fu approvata da Martino IV nel 1424 e modificata dai papi Leone XIII e Pio XI.
Bib.: Annales Ord. Servor. B. M. V., ${ }^{2}$ ed., 3 voll., Lucca 1719-25; Monumenta O. S. M., 20 tomi, Bruxelles 1897-Roma 1930; Bernardo Sostegno, L'Ordine dei S. di M., Genova 1922; A. F. Piermejus, Memorabilium sacri Ordinis Servor. B. M. V breviarium, 4 voll., Roma 1927-34; A. M. Lépicier, L'Ordre des Servites de Marie, Montmorency-Louvain 1920; Studi storici sull'Ordine dei S. di M., 4 voll., Roma 1933-42; A. M. Rossi, La - legenda de origine Servorum Virginis Mariae v. 30 1951; id., I S. di M., in Ordini e congregazioni religiose, a cura di M. Escobar, I, Torino 1952, pp. 495-520.
Alessio M. Rossi
SERVITU PREDIALE. - I. Nozione. - E un peso, una limitazione gravante sopra un fondo (servente) per l'utilità di un altro fondo (dominante), appartenente a diverso proprietario (cf. art. 1027, Cod. civ. it.).
La denominazione ha soprattutto un valore storico, in quanto in passato si aveva una categoria unitaria, nella
quale si comprendevano tutti i diritti reali di godimento. Si distinguevano cosi le servitù personali (usufrutto, uso e abitazione, dette anche servitù irregolari, consistenti in un servizio di una cosa a vantaggio di una persona) e s. p. (da praedium).
Due sono gli estremi essenziali della servitù : la limitazione imposta sulla cosa di proprietà altrui e l'utilità che un fondo presta ad un altro. Di qui si distinguono le s. p. dalle servitù di uso pubblico e dai cosiddetti vsi civici, ove l'utilità è rivolta alle persone e non ai fondi. Perciò, per aversi servitù, occorre l'esistenza di due fondi; ma essi non sono, per questo, i soggetti del rapporto giuridico. Soggetti sono sempre i proprietari dei fondi e se non vengono direttamente richiamati dalla definizione è perché la servitù è un diritto reale e come tale esperibile erga omnes. La servitù inerisce al fondo e lo segue, anche se esso venga alienato e passi in proprietà di altri. Per fondo si intende di regola il terreno e l'edificio, non quindi i beni mobili o gli immobili incorporati (art. 1077), ed in genere gli altri diritti reali immobiliari. Fondo servente non possono essere le res extra commercium (artt. 822-24, 1045 Cod. civ. ital.); possono invece essere fondo dominante, come è espressamente previsto dall'art. 825. Il dubbio, che sorgeva sotto l'impero del Codice del 1865 , se potesse acquistarsi o sussistere servitù su e a favore di un fondo nullus, non ha più ragione d'essere, per il motivo che si beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano allo Stato (art. 827). Resta però fuori di discussione che la servitù permane su o a favore del fondo passato nel patrimonio dello Stato. E prevista anche la servitù su fondo futuro (art. 1029); la relativa convenzione di costituzione ha però solo efficacia obbligatoria, e quando il fondo verrà all'esistenza o entrerà nel patrimonio dello stipulante, il rapporto da obbligatorio si tramuterà in reale e la servitù verrà automaticamente all'esistenza, senza manifestazione di un nuovo consenso.
La servitù, mentre dal lato passivo è un peso, dal lato attivo rappresenta una utilità. Per utilità non si intende unicamente il bisogno del fondo in senso stretto (artt. 1051-52), ma anche la maggior convenienza o comodità o amenità, che ad un fondo può derivare dall'imposizione della servitù su un altro fondo (art. 1028). Oltre che attuale l'utilità può essere anche futura, sia certa che incerta o eventuale (art. 1029).
Si è detto che il fondo servente ed il fondo dominante devono appartenere a proprietari diversi (art. 1027), secondo il principio romano: nemini res sua servit. E ciò perché il contenuto economico del diritto di servitù è già implicito nel diritto reale più ampio, quale è quello di proprietà, spettante allo stesso soggetto; e non può formare oggetto di un diritto a se stante senza che questo venga ad appartenere ad un soggetto diverso. Però, qualora una persona sia comproprietaria di un fondo e proprietaria esclusiva di un altro fondo, potrà avere interesse a che si abbia una servitù sul fondo in condominio.
I Romani richiedevano per la validità della servitù la vicinitas praedium e la causa perpetua servitutis. Nel diritto italiano la vicinitas non è richiesta come requisito della s. p., ma è solo un indice della utilità della servitù (artt. 1033, 1056, 1057). Per quanto riguarda la causa perpetua servitutis, è da osservare che i Romani intendevano riferirsi alla fonte dell'utilità, che vuole derivarsi dal fondo servente e non richiedevano che la servitù dovesse essere perpetua. Nel diritto italiano si è d'accordo che, ove l'industria sia incorporata sul fondo, da cui si vuol derivare una data utilità, questo basta perché la s. p. possa venire all'esistenza, anche se per la messa in opera del fondo servente occorra il fatto e l'intervento del proprietario di esso (artt. 1047 e 1096). Non si deve, però, confondere la perpetua causa servitutis con la servitù a tempo determinato, che è sempre possibile (artt. 1033 e 1044 ).
II. Principi propri delle s. p. - Oltre alla regola nemini res sua servit, di cui già si è parlato, le s. p. sono rette da altri tre principi fondamentali.
1. Esse, a differenza delle obbligazioni, non consistono. per il proprietario del fondo servente, in un facere, ma in un pati (servitus in faciendo consistere nequit). Dice
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infatti l'art. 1030 : il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto per rendere possibile l'esercizio della servitù da parte del titolare, salvo che la legge o il titolo disponga altrimenti -. Deviazioni al principio suddetto riguardano le obbligazioni propter rem e gli oneri reali (art. 967), la servitù oneris ferendi (artt. 1069-70) e la servitù d'acqua (art. 1091).
2. Sempre in base al principio della inerenza della servitù al fondo, le s. p. sono inalienabili, e, percio, servitus servitutis esse non potest. In conseguenza di ciò, non si può alienare il fondo ritenendo la servitù e non si puó alienare la servitù ritenendo il fondo; come non è possibile la costituzione di ipoteca sulla servitù, senza che si ipotechi anche il fondo; né è possibile la costituzione di una servitù sulla servitù, perchè questa può soltanto gravare su un fondo e non su un diritto reale, anche se immobiliare. Non è detto, però, che la servitù non possa essere trasferita sia dal punto di vista del fondo servente che del fondo dominante, a norma e alle condizioni previste dall'art. 1086.
3. Le s. p. sono indivisibili: servitutes dividi non possunt, nel senso che, come si esprime l'art. 2809 in tema di ipoteca, «sussiste per intero sopra i beni vincolati, sopra ciascuno di essi e sopra ogni loro parte». Tale principio presenta, presso i Romani, tutti i caratteri della assolutezza. Per il Codice italiano attuale, il principio della indivisibilità, anche se prevalente (artt. 1073, 1075), non è peraltro assoluto (cf. art. 1071).
III. Classificazione delle s. P. - Le s. p. si distinguono in :
4. servitù continue e discontinue: continue sono quelle che non richiedono che il titolare di esse intervenga continuamente per esercitarle (p. es., la servitù di non costruire); discontinue sono quelle che richiedono il fatto attuale dell'uomo (p. es., servitù di passaggio). Tale distinzione afflora, nel Codice attuale, all'art. 1073, in tema di estinzione per non uso della servitù.
5. Servitù apparenti e non apparenti : apparenti si dicono le servitù che risultano da opere visibili e permanenti (p. es., una finestra), destinate al loro servizio (art. 1061); non apparenti, quelle che non risultano da tali opere. Tale distinzione, che non coincide con la precedente, è importante sia per l'acquisto per usucapione e per destinazione del padre di famiglia (art. 1061), sia per l'azione spettante al compratore contro il venditore, quando il fondo fosse gravato da servitù e il prezzo non risulti dichiarato nel contratto (artt. 1489, 1840, 1844, 1337).
6. Servitù positive e negative: positiva, se comporta da parte del proprietario del fondo dominante un uso del fondo servente (p. es., servitù di passaggio); negativa, se ciò non comporta e si limita ad impedire al proprietario del fondo servente di compiere atti, che entrerebbero nelle facoltà del suo diritto (p. es., servitù di non innalzare). Questa distinzione, che non necessariamente coincide con le precedenti, serve per determinare il dire e quo in cui ha inizio il non uso, che porta all'estinzione per prescrizione della servitù (art. 1068).
7. Servitù coattive e volontarie: servitù coattiva (impropriamente detta legale) è quella che è dovuta per legge; volontaria, quella che deriva dalla libera volontà del privato (cf. art. 1031).
Giova, pertanto, tener presente che le servitù della prima specie (acquedotto coattivo: artt. 1033, 1041; scarico coattivo: artt. 1043-44; appoggio di chiusa: art. 1047; somministrazione coattiva d'acqua: artt. 10491050; passaggio coattivo : artt. 1051-54; elettrodotto coattivo: art. 1056; passaggio di vie funicolari: art. 1057) differiscono dalle limitazioni legali (distanze nelle costruzioni, art. 873 e sgg.) del diritto di proprietà, in quanto le prime importano restrizione del godimento del fondo servente ed ampliamento del godimento del fondo dominante; le seconde, invece, indicano soltanto determinazione del contenuto normale del diritto di proprietà. Inoltre, le servitù legali, a differenza delle limitazioni legali, importano un corrispettivo, ossia una indennità (cf. art. 1032). Infine, le limitazioni legali sorgono automaticamente e coesistono con il diritto di proprietà sul
fondo; le servitù, anche quelle coattive,