ioni pasquali sono caratterizzate dalle scene della Passione, dette " misteri», ricostruite per mezzo di statue in legno o cartapesta e talora di gruppi di persone viventi : primeggiano, per la loro fastosità, la processione di Siviglia in Spagna, con i gruppi (pasos) formati in parte da statue, in parte da persone viventi, e con i colori delle vesti sempre uguali (azzurro e bianco per la Vergine, verde per s. Giovanni e giallo per Giuda); in Italia quella di Trapani, dove i 18 misteri scolpiti in legno, a grandezza naturale, vengono portati a spalla dai rappresentanti delle diverse corporazioni (cuochi, camerieri, falegnami, ecc.) e visitano tutte le chiese entrando dalla porta centrale e uscendo dalla laterale; quella di Calzanissetta, dove i misteri sono 15 gruppi modellati in cartapesta che il popolo chiama le vare e designa secondo il ceto cui appartengono (s vara de li sulfatura s, solfato; s di lirucceri s, macellai; s di li vinaroli s, vinai, ecc.); e ancora quelle di Sezze nel Lazio, di Grassina in Toscana, di Romagnano in Piemonte e di Vértova in Val Seriana. A Bari la processione pasquale assume un carattere penitenziale: i confratelli si chiamano perdune e procedono a due a due, a piedi nudi, vestiti di una ampia tunica bianca, il viso coperto, una corona di spine sul capo e un lungo bastone in mano; la triccola (detta altrove raganella, scarabattola, ecc.), strumento di legno con piccole piastriine metalliche che fa strepito e supplisce al suono delle campane, vino posta all'incanto il giorno prima, e ottenerla (si giunge a pagarla qualche migliaio di lire) è considerato una penitenza fatta da chi ha peccato; il troccolaro guida la processione, regolandone il percorso, le fermate e l'andamento che è più o meno lento secondo il peccato da scontare. In alcuni paesi del Mezzogiorno, specie in Sicilia, il canto della lamentanza, litania in dialetto misto talvolta a latino, accompagna il procedere cadenzato della folla. Tra le rappresentazioni sacre della Passione di Cristo la più celebre è quella che ogni anno si ripete nel piccolo villaggio di Oberammergau (v.). La confezione dei sepolcri, in uso nelle parrocchie di rito romano, mostra l'elemento folklorico nella varietà di decorazione, che è in rapporto con la tendenza del luogo : carichi di statue, pitture e scene evocatrici della Passione sono, p. es., in Spagna; in alcune regioni della Francia, quali il Roussillon e la Cerdagne, per la ricchezza di ornamenti, si chiamano monuments; in Italia si segnalano quelli allestiti in Sicilia, p. es., nella chiesa di S. Anna dei Lombardi a Monteoliveto; a Napoli nella chiesa dei Girolomini con antichissimi drappi ricamati in oro e nella chiesa di S. Francesco di Paola con l'urna trecentesca di bronzo dorato. Una folklorizzazione completa ha raggiunto il costume a Nantes, dove i sepolcri vengono installati lungo le strade.
Tra i riti propiziatori classificati nel secondo gruppo va segnalato sopratutto il costume delle canzoni e questue di uova. L'uovo ha un valore simbolico di fecondazione, in rapporto anche alla stagione primaverile: ma storicamente l'uso di donare uova non risale in Europa più in là del sec. xv (il documento più antico è alsaziano); nel Settecento fu di regola che l'uovo più grosso fetato nel Regno di Francia durante la S. S. spettasse al re. A Parigi, anticamente, studenti e chierichetti facevano la questua delle uova al suono di campanelli e tentouri. I pastori del Jura girano a Pasqua per le case conducendo una giovinetta ornata di fiori e nastri, detta regina di
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maggio: con lo stesso cerimoniale si festeggia il calendimaggio in Provenza e altrove. Il Sabato Santo, le montanine della Val Brembana superiore offrono uova, avvolte in fazzoletti ricamati, agli innamorati, i quali recano un ramo d'olivo unito a qualche oggetto: lo spirito arboreo, presente in questi riti, è simbolo della primavera. E le stesse scampagnate del lunedi in albis, cosi tradizionali per una vastissima area, hanno sempre aspetto e significato di riti primaverili. Folklorica è la colorazione delle uova, riguardo alla tecnica (nell'Anjou, p. es., il rosso cardinale si ottiene con spicchi di cipolla cotta con l'aceto), e alla interpretazione (il rosso ritenuto, quasi dovunque, efficace contro ogni influsso malefico). Con le uova si compiono anche svariati giochi, dei quali i più specificamente pasquali e i più diffusi in Europa sono due: l'uno consiste nel far cozzare due uova; il giocatore il cui uovo non si rompe è vincitore e s'impossessa dell'uovo dell'avversario (caccetta nelle Marche, scäzz in Romagna, toquette in Francia, Eierspcchen o Eierpicken in Germania, croquer nella Svizzera franc. e Tupfen e Tütschen in quella ted.); l'altro consiste nel far rotolare l'uovo lungo la china di un prato, vincendo chi riesce a mandarlo più lontano; a questo gioco, chiamato cutulello nelle Marche, che risulta diffuso in Francia (roulée), in Scozia, in Germania (Eierrollen o Eierschicken) e in tutto l'Oriente europeo, alcuni studiosi hanno creduto di dare una spiegazione ritualistica. Certo è dell'uno e dell'altro gioco il carattere propiziatorio per l'apertura di un nuovo ciclo: la roulée, p. es., a Naus-sous-Thil si giocava anche a Natale con noci, in Borgogna nei giorni di carnevale e la vincitrice era proclamata regina di Jandiau. Altri trasferimenti a Pasqua di riti carnevaleschi sono documentati dal Febrle nella Germania, dove il vincitore di certe corse a cavallo era chiamato re; anslogamente è da riconoscere un'ultima traccia del «re di carnevale» nell'uso romagnolo descritto dal Placucci : il Sabato Santo "si rinviene un uomo il più goffo, ed il meno accorto della villa; gli si pone addosso una cassa piena di sassi, e gli si commette di portarla alla parrocchia dicendogli che sono le chiavi dell'alleluja»; dalla chiesa si fa girare qua e là, finché si accorge della burla. Propiziatorio è anche l'uso, documentato in Romagna, di osservare, il Sabato Santo, ad un'ora prima dell'Ave Maria "per vedere li campioni, che sono i venti dominatori per l'anno venturo; onde predire ilbene, od il male, che può accedere in detto anno ai prodotti della campagna»: è un rito tipico d'ogni inizio annuale o stagionale.
Innumerevoli sono infine le credenze e pratiche superstiziose, non legate propriamente al ciclo pasquale come tale ma riferentisi a esso solo in quanto periodo eccezionale. Comune alla festa di s. Giovanni è l'uso di bagnarsi, all'alba, con la rugiada, ritenuta benedetta. In genere, l'acqua della notte di Pasqua preserva dai mali e rende belle le donne: in Sicilia persone e animali ammalati s'immergono nel mare; in Romagna, al momento in cui si slegano le campane, i contadini sogliono bagnarsi gli occhi per preservarsi la vista; nella Sassonia e nella Slesia i giovani nascosti presso le rive dei fiumi e le fontane, spruzzano acqua addosso alle ragazze che vengono ad attingerla. Forme di comparatico sono i cosiddetti riti di fraternizzazione che si compiono in Ucraina con l'abbraccio e presso gli Slavi meridionali con la fusione del sangue, nel giorno successivo alla Pasqua o anche in altro giorno solenne o di fiera, detto druzicola, giorno dell'amicizia. In relazione con il silenzio delle campane sono molti altri usi : i romagnoli, p. es., al legarsi delle campane, il Giovedì Santo, legano gli alberi per renderli fruttiferi, altri li legano il Sabato Santo perché la nebbia non li danneggi; in molti comuni d'Abruzzo e di Romagna, dal legarsi delle campane al loro sciogliersi si osserva il digiuno (trapassata). Tra i vari tabu della S. S. il più universalmente diffuso è la sospensione di ogni lavoro, come nel corso di ogni festa: in alcune regioni d'Italia e di Francia, in particolare, le donne non devono fare il bucato, specie il Venerdi Santo che è giorno di lutto.
Biel.: P. Toschi. La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1935, p. 74 sge.: id., Dal dramma liturgico alla rappresentazione sacra, Ivi 1940; G. C. Pola Palletti-Villafalletto, Asso-
ciaz, giovan, e feste antiche: loro origini, III, Torino 1942, pp. 262 296; A. Van Gennep, Manuel de folklore franquis contemp., I, parte 3a, Parigi 1947, p. 1148 sge.: G. Gugitz, Das Jahr und seine Feste im Faltabrauch Öttern., I, Vienna 1949, p. 158 sE.: A. Lancellotti, Feste tradiz., I, Milano 1951, p. 461 sge. Cf. anche Handwörterb. des deutsch. Abceglanbens: British calendar customs e le varie raccolte regionali italiane.
Giovanni Brunzini
SETTIMANE SOCIALI. - Tipo caratteristico di convegni per lo studio e la diffusione del cattolicesimo sociale, realizzato la prima volta nel 1903 in Francia, per merito di Eugène Duthoit e iniziativa di Marius Gonin e Adéodat Boissard, scrvendo egregiamente a ravvicinare e fondere le varie, e spesso disarmoniche, tendenze sociali dei cattolici francesi (democratici cristiani, cattolici sociali, socialisti cristiani, ecc.). Lo scopo dichiarato era infatti quello di sostituire un insegnamento unitario ispirato dal Vangelo, dalla dottrina cattolica e dalle encicliche lusniane, alle varie correnti di pensiero sociale cristiano.
La tecnica delle s. s. consisteva in un ciclo annuale di conferenze e lezioni, della durata di sette giorni, tenuto da eminenti personalità del cattolicesimo sociale, per lo più professori di università, di pubbliche scuole, di istituti privati e seminari, con l'intento di svolgere nei suoi vari aspetti e da diversi punti di vista un dato argomento sociale. La sede delle s. s. veniva cambiata ogni volta per visitare tutte le città francesi, conservando rigorosamente il carattere di una contedra superiore ambulante. Alla fine di ogni conferenza o lezione, erano ammesse unicamente obbiezioni e richieste di chiarimenti da parte degli ascoltatori, cui rispondevano i docenti.
L. Le s. s. Francisi. - La 1 a Semaine cùbe per tema : La sociologie chrétienne (Lione 1904); la $2^{\text {a }}$ : Travail et salariat (Orléans 1905); la $3^{\text {a }}$ : Famille, profession, cité (Digione 1906); la $4^{a}$ : L'économie chrétienne (Amicus 1907); la $5^{a}$ : Justice et économie sociale (Marsiglia 1908); la $6^{a}$ : La grève et le droit (Bordeaux 1909); la $7^{a}$ : Le travail et la famille (Rouen 1910); l'8a : La personne humaine en régime économique (St-Etienne 1911); la $9^{a}$ : La société familiale et la doctrine coth. (Limoges 1912); la $10^{a}$ : L'idée de la responsabilité en sociologie (Versailles 1913). A causa della guerra europea si ebbe un'interruzione di sei anni e le Semaines ripresero con l'11a : Famille, profession, cité (Metz 1919); la $12^{a}$ : La crise de la probité publique (Tulova 1920); la $13^{a}$ : La crise de la production et la sociologie catholique (Caen 1921); la $14^{a}$ : Le rôle économique de l'état (Strasburgo 1922); la $15^{a}$ : Le problème de la population (Grenoble 1923); la $16^{a}$ : Les problèmes agricoles et l'économie chrétienne (Rennes 1924); la $17^{a}$ : La crise de l'autorité (Lione 1925); la $18^{a}$ : Le problème de la vie internationale (Le Havre 1926); la $19^{a}$ : La femme dans la sociologie chrétienne (Nancy 1927); la $20^{a}$ : La loi de la charité, principe de vie sociale (Parigi 1928); la $21^{a}$ : Nouvelles conditions de la vie industrielle (Besançon 1929); la $22^{a}$ : Le problème social aux colonies (Marsiglia 1930); la $23^{a}$ : La morale chrétienne et les affaires (Mulhouse 1931); la $24^{a}$ : Le désordre international et la pensée chrétienne (Lilla 1932); la $25^{a}$ : La société politique et la pensée chrétienne (Reims 1933); la $26^{a}$ : Ordre social et éducation (Nizza 1934); la $27^{a}$ : L'organisation corporative (Angers 1935); la $28^{a}$ : Les conflits de civilisation (Versailles 1936); la $29^{a}$ : La personne humaine en péril (Clement Ferrand 1937); la $30^{a}$ : La liberté et les libertés dans la vie sociale (Rouen 1938); la $31^{a}$ : Le problème des classes (Bordeaux 1939).
Sospese ancora una volta per la seconda guerra europea, vennero riprese nel 1948 a Lione con il tema Peuples d'outre-mer et civilisation occidentale. Seguirono le settimane di Lilla su Réalisme économique et progrès social (1949): di Nantes su Le monde rural dans l'économie moderne (1950) : di Montpellier su Santé et société (1951) : di Digione su Richesse et misère (1952).
II. Le s. s. Italiane. - Tresto e felicemente imitate in quasi tutte le nazioni cristiane di Europa e d'America, le s. s. seguirono in Italia la riorganizzazione dell'Azione Cattolica, avviata dal b. Pio X con l'encicl. Il fermo proposito (1906) per iniziativa dell'Unione popolare (v.) che aveva
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appunto il compito di provvedere alle opere di propaganda e di cultura.
A differenza però delle Semaines francesi, quelle italiane (chiamate in un primo tempo Congressi di studi sociali) ebbero il carattere di Relazioni su temi diversi, orientati verso un'idea centrale : seguivano discussioni libere, spesso molto animate, dopo le quali il relatore riassumeva, replicava e concludeva. Come risultato finale si avevano dichiarazioni solenni (ordini del giorno, voti, mozioni, ecc.), nelle quali venivano condensate e ordinate le opinioni prevalse tra i settimanalisti sui vari argomenti discussi. In seguito le s. s. si andarono accostando al tipo francese, dopo la riforma dell'Azione Cattolica, voluta da Pio XI.
Iniziate in Italia nel 1907, ne vennero tenute diciotto fino al 1935: organizzate le prime dieci dell'Unione popolare, e le altre dalla Giunta centrale dell'Azione Cattolica. Fu l'epoca d'oro del cattolicesimo sociale, nella quale brillarono gli ingegni e palpitarono i cuori di maestri come Giuseppe Toniolo, Vico Necchi, Filippo Crispolti, Angelo Mauri, Nicolò Rezzara, Giuseppe Dalla Torre, Mario Chiri, mons. Pottier, mons. F. Olgiati, p. Gemelli, p. Cordovani, p. Brucculeri, p. Oddone, e tanti altri. La $1^{a}$ s. s. in Italia, tenutasi a Pistoia (1907), fu presieduta dal card. Maffi e si aggirò su argomenti vari : cooperazione, leghe del lavoro, organizzazione professionale, emigrazione, legislazione sociale, ecc.; la $2^{a}$ seguì a Brescia ( 1908 ) e, presieduta da Giorgio Montini e dal Rezzara, trattò della genesi storica dei contratti agrari, delle abitazioni operaie, l'azione sociale del clero, la libertà di insegnamento e i problemi tecnici della scuola, la donna cattolica e i suoi compiti; la $3^{a}$ ebbe luogo a Palermo (1909), presieduta da Antonio Boggiano, sui problemi siciliani, malattie del lavoro, la religione nel popolo, Stato e Chiesa, Società e Stato; la $4^{a}$ (1910) a Firenze, presieduta da Gennaro De Simone, pure con vari temi, dal contratto di mezzadria al lavoro femminile a domicilio, e dal problema della moralità in Italia alla mutualità scolastica e alla stampa popolare.
Si andò poi accentuando l'unità di tema a partire dalla $5^{a}$, presieduta da Luigi Caisotti di Chiusano (Napoli 1911): La famiglia e la questione operaia; cui seguirono la $6^{a}$ ad Assisi, presidente Boggiano, su L'organizzazione professionale; la $7^{a}$ a Venezia, pres. Filippo Sassoli, sul Problema della scuola; l'8a a Milano, pres. Paolo Pericoli, nel 1913, su Le liberta stadi dei cattolici, a celebrazione del XIV centenario costantiniano. La $9^{a}$ e la $10^{a}$ passarono quasi inosservate a causa della prima guerra mondiale.
Dopo un periodo di sospensione, le s. s. furono riprese, presidente Minoretti, l' $11^{a}$ a Torino nel 1924: sul tema Autorità sociale. Seguirono: la $12^{a}$ a Napoli (1925) sui Problemi sociali, economici e scolastici; la $13^{a}$ a Genova (1926), pres. Minoretti, sulla Famiglia cristiana; la $14^{a}$ a Firenze (1927), pres. G. Dalla Torre, su L'educazione; la $15^{a}$ a Milano, pres. G. Dalla Torre (1928) su L'unità della Chiesa; la $16^{a}$ a Roma (1929), pres. G. Dalla Torre, per illustrare L'opera di Pio $X$; la $17^{a}$ s. s. riprese a Roma, pres. Adriano Bernareggi, nel 1933, sull'argomento La carità; seguendo poi la $18^{a}$ a Padova (1934) con il tema: La professione; ma quella indetta per il 1935 su: Il valore etico del lavoro fu dovuta ancora una volta sospendere per la guerra etiopica. Dopo l'interruzione di un decennio, dovuta a cause politiche e poi alla seconda guerra mondiale, le settimane ripresero con la $19^{a}$ a Firenze, nel 1945, pres. A. Bernareggi, con tema Costituzione e Costituente (1945); la $20^{a}$ a Venezia, sotto la presidenza dello stesso A. Bernareggi, con tema Il lavoro (1946); la $21^{a}$ a Napoli, pres. Antonio Lanza, con tema I problemi della vita rurale (1947); la $22^{a}$ a Milano, pres. A. Bernareggi, sul tema : La comunità internazionale (1948); la $23^{a}$ a Bologna, pres. A. Bernareggi, sul tema Sicurezza sociale (1949); la $24^{a}$ a Genova, sul tema L'organizzazione professionale (1951),

(fot. Alinari)
Settimio Severo - Arco trionfale di S. S. - Roma, Foro romano.
pres. A. Siri; la $25^{a}$ a Torino, pres. mons. Giuseppe Siri, sul tema: L'impresa nell'economia contemporanea (1952), Numerosissime le edizioni ridotte delle s. s.: provinciali, regionali, o addirittura diocesane (tipo prevalente la cosiddetta "tre giorni"), che riuniscono con notevole profitto studiosi, dirigenti e militanti di Azione Cattolica, giovanissimi, e anche indifferenti. Dalla ormai lunga esperienz è nata una cultura sociale cattolica abbastanza unitaria e continuamente aggiornata che, seppure ancora affetta da un dottrinarismo, peraltro consapevole e accettato, va permeando in profondità gli strati attivi e il fondo inerte della società cristiana. I risultati potranno essere ancora migliori, quando le s. s. riusciranno a proporsi scopi e atteggiamenti di più evidente concretezza, battendo vie originali, e chiamando a insegnare, a lato degli eletti nomi della vita organizzativa, universitaria, politica e sindacale dei cattolici, anche gli esperti della realtà economica, imprenditoriale e del lavoro. Il successo pieno e fecondo non può che seguire, come sempre, la felice integrazione della cultura accademica con la scienza applicata e la viva esperienza.
Scopo dichiarato attuale delle s. s. non è quello di incidere direttamente sulle istituzioni, ma sulla interiorità degli spiriti per delinearvi obbiettivi, suscitare o consolidare persuasioni, far nascere propositi in ordine ai problemi sociali di maggiore attualità e di più vasta portata. Presentemente le s. s. in Italia vengono disposte da un apposito Comitato permanente in Roma, presieduto dal card. Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova e del quale è segretario mons. Pietro Pavan.
III. Le s. s. all'estero. - All'estero l'iniziativa si svolse e tuttora si svolge con grande successo e risonanza nel mondo culturale, specie in Belgio e Canadà, dove però le s. s. non seguono iniziative, regole e periodicità precise come in Francia e in Italia.
BibL.: G. Dalla Torre. Storia delle s. s. in Italia, in L'Osserv. romano, 51 ag. 1935: P. Pavan, Le s. s., Roma 1936; E. Duthoit, Le s. s. francesi, in L'Osserv. romano, 14 apr. 1937, Mario Baronci
SETTIMIO SEVERO (L. Septimius Severus). IMPERATORE ROMANO. - N. a Leptia Magna (Libia) l'1 1 apr. 146, m. a Yorch (Inghilterra) nel febbr. 211.
Discendente di famiglia equestre, si recò a Roma e con la protezione di Marco Aurelio intraprese la carriera degli onori; fu questore (170), tribuno della plebe (176) e pretore nella Spagna (176). Sotto Commido cadde in temporanea disgrazia ma poi riacquistò credito e fu governatore in Gallia (187), in Sicilia (189) e nella Pannonia superiore (192). Quivi, alla morte di Pertinace (marzo 193), fu acclamato imperatore dai suoi soldati mentre
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quelli della Gallia acclamavano il loro comandante Clodio Albino, quelli d'Oriente Pescennio Nigro e a Roma i pretoriani eleggevano Didio Giuliano. S. venne subito in Italia; si alleò con Albino mentre Giuliano era ucciso. ed il Senato lo riconosceva imperatore. Marciò allora contro Pescennio e lo sconfisse presso Isso (194). Ritornato in Italia, combatté contro il collega Albino e lo sconfisse a Lione (197) rimanendo solo imperatore. Instaurò allora una politica antisenatoria riallacciandosi a quella di Commodo al quale decretò l'apoteosi. Dopo una nuova campagna in Oriente finita male, ritornò in Italia e si diede ad organizzare e pacificare l'Impero che si dibatteva in una profonda crisi sociale, morale e militare. Domò la rivolta di Bullo Felice, impingul̀ le casse dello Stato aumentando le riscossioni del fisco, favorì in ogni modo i militari per toglier loro ogni pretesto di rivolta. Curò l'organizzazione delle province, specialmente dell'Africa, e attese alla codificazione del diritto; diede nuovo impulso al culto imperiale.
Nei riguardi del cristianesimo S. all'inizio si mostrò tollerante anzi addirittura favorevole. Tertulliano riferisce che aveva nel suo palazzo un medico cristiano, che affidò ad una nutrice cristiana il proprio figlio Bassiano e che si oppose energicamente al furore popolare tumultuante contro i cristiani (Ad Scapulam, 4). Non mancarono però anche nei primi anni del suo impero delle vittime, dovute a sommosse popolari o all'animo ostile di qualche magistrato provinciale, come in Africa (Tertull., Apolog., 12, 30, 37), ad Alessandria (Clemente, Stromata, II, 125), in Cappadocia (Ad Scapulam, 3). Ma le buone disposizioni di S.S. verso i cristiani non durarono a lungo. Dopo la guerra partica, nel 202, viaggiando in Oriente, mentre dalla Palestina si dirigeva verso Alessandria, emanò improvvisamente un decreto con il quale Judaeus fieri sub grass poena vetuit, item de christionis sanxit (Script. Hist. Aug., Vita S., 17). Il motivo di questo decreto non è ben chiaro. Sembra che S. S. fosse spaventato e preoccupato della grande diffusione del cristianesimo così da vedervi un pericolo per la stabilità dell'Impero, e perciò proibì le conversioni punendo coloro che si convertivano e coloro che facevano proselitismo. In forza dell'Editto fu dispersa la famosa scuola di Alessandria e parecchi scolari subirono il martirio (Eusebio, Hist. eccl., VI, 4); il padre di Origene fu una delle vittime (ibid., VI, 1). A Cartagine fu condannato il gruppo di Perpetua, Felicita e compagni (v.). Per altre province dell'Impero non si hanno notizie sicure, ma non è da dubitare che ci fossero altre vittime.
BibL., L. De Ceuleneer, Essai sur la vie et le rigue de S. S., Bruxelles 1880; C. Fuchs, Gesch. des Kaisers L. S. S., Vienna 1884; J. Reville, La religion à Rome sous les Sévères, Parigi 1886; E. Callegari, Il salotto di un'imperatrice romana, Roma 1902; M. Platnauer, The life and reign of the emperor L. S. S., Oxford 1918; J. Hesebrock, Untersuch. zur Gesch. des Kaisers S. S., Heidelberg 1921; P. Allard, Star, critica delle pervaux., ed. it., II, Firenze 1935. pp. 15-135; A. Calderini, I Severi. La crisi dell'Impero nel III sec., Bologna [1949]; G. Barbieri, L'Albo Sematorio da S. S. a Carina, Roma 1952. Agostino Amore
SETTIMO, Ruggiero. - Uomo politico, che ebbe una parte notevole nel Risorgimento italiano, n. a Palermo il 19 maggio 1778, m. a Malta il 2 maggio 1863 .
Nel 1791 entrò nell'Accademia marinara di Napoli e raggiunse il grado di capitano di corvetta, partecipando anche a numerose spedizioni di guerra. Ritiratosi dal servizio nel 1811 , entrò a far parte del governo di Ferdinando col proposito di tutelare gli interessi della Sicilia. Nel 1820 fu tra i più autorevoli cittadini siciliani che fecero pressione su re Ferdinando per ottenere il rispristino della costituzione del 182 e ed entrò nel nuovo Ministero insieme a Zurlo, al duca di Campochiaro e al Carrascosa. Dal 1832 al 1836 ebbe anche l'incarico di organizzare i servizi per combattere il colera. Il 12 genn. 1848, in occasione della rivolta di Palermo, fu messo a capo del comitato dirigente l'insurrezione, anche per la esperienza acquistata soprattutto nei precedenti conflitti tra l'Isola e il governo di Napoli. L'insurrezione, sotto la guida di S. R., determinò l'abbandono quasi totale della Sicilia da parte dei Borbonici, la proclamazione dell'antica costitu-
zione siciliana, modificata nel 1812 , le elezioni politiche e, il 25 marzo dello stesso anno, la convocazione del Parlamento. Caduto il governo provvisorio ad opera del Filangieri (v.), S. R. si ritirò in esilio a Malta, e non se ne allontanò neppure dietro l'invito di Garibaldi, divenuto padrone di Palermo il 27 maggio 1860.
Durante il governo provvisorio S. R., dichiarata la decadenza di Ferdinando dal trono di Sicilia, aveva proposto di nominarvi un principe di casa Savoia ed approvò, quando avvenne, l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia (21 ott. 1860). Ebbe la nomina a senatore del Regno il 20 genn. 1861.
BibL.: C. Avarna di Gualtieri, R. S. nel Risorgimento, Bari 1928; F. Orestano, R. S., in Nuova Antologia, 78 (1943), p. 11 sge. Francesco Ercolani
SETTUAGESIMA (nel Messale Romano «Dominica in Septuagesima $\left.{ }^{( }\right)$. - E la domenica nonna prima di Pasqua, in preparazione alla festa della Resurrezione di Cristo.
Come preparazione pasquale la S. è puramente romana. Baumstark spiega la S. come combinazione delle otto settimane di preparazione orientale (v. quinguagesa. ma; SessAGESima) con l'addizione della Settimana Santa (finora indipendente). Si credeva s. Gregorio Magno orgonizzatore di queste tre domeniche prima della Quaresima (Callevaert, Morin, Capelle). Recentemente A. Chavasse ha però affermato che s. Gregorio nel 590-93, organizzando la liturgia del suo sacramentario e dell'anno ecclesiastica, abbia conosciuto solo la sessagesima e che (594-96) non abbia tenuto conto che di essa (nel 594 infatti c'erano 5 domeniche dopo l'Epifania e la Sessagesima cadeva al 14 febbr.). Anche il "Comes" detto di Aleuino, scritto dopo il 643 , non conosce la S. che viene menzionata per la prima volta nei manoscritti dell'Epistolario ed Evangeliario Romano, non anteriori al 700 , e nei Sacramentari del tipo Gelasiano del sec. viII. I 70 giorni vengono contati dalla domenica di S. fino al sabato in Albis inclusivamente, essendo riorganizzata la settimana pasquale che termina al sabato in Albis. Con i libri del tipo gregoriano anche la S. romana venne adottata dappertutto, e, dopo il 750 , anche in Gallia; solo nella Spagna si ritenne la Quinquagesima.
Con la S. finisce il canto dell'Alleluia e del Gloria nelle Masse del tempo (v. alldolia) e in sua voce si canta il Tractus dopo il Graduale. Le funzioni si fanno in paramenti di colore violaceo: il diacono e il suddiacono indossano la dalmotica e la tunicella, ma di colore violaceo.
BibL.: J. Froger, Les anticipations du jodne quadragesimal, in Mélanges de sc. relig., 3 (1947), pp. 207-34; C. Callevaert, L'oeuvre liturgique de si Grégoire. La Septuagésime et l'Alleluia, in Sacris Erudiri, 3 (1950), pp. 633-53; H. Leclercq, Septuagésime, in DACL, XV, 1, coll. 1262-66; G. Morin, La part des pages du $V V^{e}$ xiale dans le développement de l'année liturgique, in Rv. bénédict., 22 (1950), pp. 3-8; A. Baumstark, Liturgie comparée, Chervenegne [1939], p. 209; A. Chavasse, Temps de préparation à la Pâque d'après quelques livres liturg. romains, in Rech. de sc. relig., 37 (1950), pp. 131-43. Pietro Siffrin
SEUL (S6ul), vicariato apostolico di. - Situato nella regione sud-occidentale della Corea, ha una superficie di 71.820 kmq . e una popolazione di $5.800 .000 \mathrm{ab}$. ; la sede si trova nella città omonima, capitale dello Stato coreano.
Il 9 sett. 1891 fu eretto, per distacco dalla diocesi di Pekino (ora arcidiocesi), il vicariato apost. di Corea, comprendente il Regno di Corea e affidato alla Società delle Missioni Estere di Parigi. In data 8 apr. 1911 il vicariato apost. di Corea, venne diviso nei due vicariati apost. di S. e Taiku. Il 5 ag. 1920, per divisione del vicariato apost. di S. fu costituito il vicariato di Wonsan (oggi vicariato apost. di Ham-Hsung). Il 17 marzo 1927 fu dismembrato dal vicariato apost. di S. il territorio dell'odierno vicariato apost. di Pyong-Yang. L'8 genn. 1942 il vicariato apost. di S. passò al clero secolare coreano.
Il 1784 segna la data di introduzione del cristianesimo in Corea. Il Re era tenuto ad inviare ogni anno alla corte di Pekino ambasciatori, incaricati di offrire un tributo di vassallaggio al supremo reggitore del celeste Impero. Questi inviati, durante il loro soggiorno nella capitale cinese, vennero a contatto con i Gesuiti,
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(let. l'id:r)
Seul, vicariato apostolico di - Il sig. Tehysng, vescovo metodico, convertito al cattolicesimo, è battezzato da mons. Ro, vescovo di S. (20 nov. 1922) - Seul, chiesa cattolica.
residenti a corte, che miscro nelle loro mani testi di Vangelo. Nel 1791 il vescovo di Pekino spedì alla frontiera coreana un prete di Macao, il p. Giovanni Dos Rémédios, per accostare il primo nucleo di cristiani, ma la persecuzione impedì a questo padre di penetrare nel paese. Nel 1794 si contavano già 4000 cristiani. Un prete cinese, il p. Giacomo Tjou, riusci nel 1795 a entrare a S. e ad esercitarsi un fruttuoso apostolato che egli coronò col martirio. Il 1839, 1846, 1866 sono le date degli editti di persecuzione contro la nascente Chiesa coreana. Uno dei tre giovani coreani, che erano stati mandati a studiare a Goa, ricevette il 17 ag . 1871 il sacerdozio per le mani del terzo vicario apostolico, mons. Ferriol, presso Sciangai. L'intrepido levita, di nome Andrea Kim, alla regale corona del sacerdozio abbinò quella purpurea del martirio, mentre tentava di rientrare in patria, apostolo del suo popolo. Il corpo del primo prete coreano martire, dalla Chiesa dichiarato beato, riposa nella cappella del Seminario di S.
Secondo dati statistici anteriori alla presente guerra, lo stato spirituale era il seguente: 78.218 cattolici con 2030 catecumeni; 73 sacerdoti nazionali e 25 esteri; 295 suore nazionali e 25 estere; 5 fratelli esteri; 686 catechisti, 180 maestri; 31 seminari maggiori e 56 minori; 12 scuole elementari; 4 scuole medie; 2 dispensari; 4 ospedali; 5 orfanotrofi; un ricovero per vecchi; 46 stazioni primarie e 157 secondarie; 39 chiese e 100 cappelle.
Bibl.: AAS, 3 (1911), pp. 224-25: [Dalmen], Le catholicisme en Corée, Hong-Kong 1924; MC, 1930, pp. 399-400; E. Pecorsio, Cristianesimo in Corea, in Cieve e missioni, 31 (1926), fasc. iv, pp. 35-37; Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relax. quinquenn., pos. prot. n. 2798/25; ibid., Prospectus status missionis, 1948-49, pos. n. 224/50. Edoardo Pecorsio
SEVERANO, Giovanni. - Prete dell'Oratorio, n. a S. Severino Marche (Macerata) nel 1562, m. in Roma il 26 febbr. 1640; entrò nella Congregazione dell'Oratorio il 15 ott. 1588.
La sua lunga vita fu veramente pia. La pratica devota delle Sette Chiese lo istigò a farne una illustrazione che tenesse conto dei ricordi archeologici, e perciò scrisse : Memorie sacre delle Sette Chiese di Roma e di altri luoghi, che si trovano per le strade di esse (Roma 1630). Nel 1629 A. Bosio (v.) era stato delegato a rivedere questo lavoro e lo aveva giudicato "pieno di molta eruditione, dottrina e singolar potà ". Nelle 740 pagine, oltre alle chiese dell'itinerario sacro, sono notizie anche di molte altre minori. A sua volta, il S. rese servizio alla memoria del Bosio, curando la pubblicazione della sua monumentale opera, che costituisce la base di tutti gli studi sulle catacombe, la Roma sotterranea, uscita nel 1634 (anche se la data del frontespizio è 1632 ) per sollecitudine del card. Francesco Barberini. Il S. si limitò a modifiche secondarie ed a qualche integrazione, specialmente nel IV l., che fu aggiunto in base ad una selva di appunti del Bosio e di altri autori. D'altra parte, il Bosio aveva eliminato tutto quello di cui aveva trattato il S. nel libro sulle Sette Chiese. Nonostante la critica circa altro materiale che si sarebbe potuto includere, il servizio offerto dal S. agli studi fu veramente grandioso.
Bibl.: G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, p. 32 sgg.; G. Ferretto, Note stor.-bibl. di arch. crist., Città del Vaticano 1942, pp. 157-62. Carlo Cecchelli
SEVERIANO. - Vescovo di Gabala, m. dopo il 408, fu uno dei principali nemici di Giovanni Crisostomo (Socrate, Hist. eccl., VI, i1; Sozomeno, Hist. eccl., VIII, io; Palladio, Dialogus de vita a Joannis Chrysostomi, passim). Gennadio, De vir. ill., 21, lo dice «in divinis scriptoribus eruditus et in homiliis declamator admirabilis». Come predicatore andò a Costantinopoli e cominciò gli intrighi contro Giovanni Crisostomo.
Gennadio conosce di lui una Expositio in epistulam ad Galatas. In realtà però S. ha commentato tutte le epistole paoline: di questi commentari si sono conservati molti frammenti nelle "catene" (v. K. Staab, Paulushommentare der griechischen Kirche, Münster 1933, pp. 213-351). Come esegeta è rappresentante della scuola antiochena e s'avvicina spesso al suo maestro Diodoro (ibid., p. xxxi). La sua opera esegetica esisteva in due recensioni (ibid., p. xxxiII; H. Emonds, Zweite Auflage im Altertum, Lipsia 1941, p. 372). Una raccolta completa dei suoi sermoni non esiste ancora, molti di questi sono nella tradizione falsamente attribuiti a s. Giovanni Crisostomo, p. es.: sei prediche sull'Hexaemeron vanno sotto il nome del Santo (PG 56, 429 sg .: molti frammenti presso Cosma Indicopleuste). 9 Sermoni si sono conservati in lingue armena (ed. Aucher, Venezia 1827, le omelie 10-15 non sono opera di S.), e alcuni di questi sono stati rintracciati tra le opere del Crisostomo. Sarebbe inutile voler indicare tutte le omelie che gli sono state attribuite con più o meno ragione, bisogna però menzionare l'importanza di S. per l'omiletica occidentale, specialmente per Pietro Crisologo, e forse anche per Vittore di Capua (v. A. Siegmund, Die Überlieferung der griechisch-christlichen Literatur in der lateinischen Kirche, Monaco 1939, p. 130 sg.). Del resto Gennadio attesta la traduzione latina di opere di G. (v. P. Courcelle, Les lettres grecques en Occident, Parigi 1943, p. 222). S., che per il suo atteggiamento verso s. Giovanni Crisostomo era rimasto un po' nella penombra (l'Altaner tratta di lui in un paragrafo, che parla degli avversari di Giovanni Crisostomo), in seguito agli studi recenti è diventato una persona di maggiore importanza. S. fu un uomo colto, un teologo ortodosso e un carattere forse ambiguo.
Bibl.: J. Zellinger, Die Grosshobonallon des Bisch. S. v. G. Münster 1916; id., Studien zu S. v. G., ivi 1926; G. Dürks, De Severiano Gab., Dist., Kiel 1917; H. Lietzmann, s. v. in Pauly-Vlissowa, II, II, coll. 1930-32; Ch. Martin, in Rer. d'hist. ecclés., 25 (1929), p. 709, n. 1; id., in Le Muséon, 48 (1935), pp. 311-21; ibid., 54 (1941), pp. 34-38, 53-57; G. Ricciotti, L' Apocalisse di Paolo siriano, II, Brescia 1952, pp. 43-49 (sulla cosmologia); B. Marx, in Or. chr. per., 2 (1939), pp. 281-367; A. Graf, Geich. der christlich.-serdischen Literatur (Studie e testi. 113), I, Città del Vaticano 1944, p. 322; B. Moss, in Bull. School Orient. Afric. Studies, Londra 1948, p. 535 sg. Erik Peterson
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(da F. Madre, Paseau, Augusto 1965. (ca. 1470) - Passavia, chiesa di S. S.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia, scritta nel 511 dal suo discepolo Eucgippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriose gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Meutern sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliore accoglienza. Dopo una breve parentesi eremitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolatosí di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltarne gli insegnamenti. Il Signore l'arricchí con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti mori l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488 , quando Odoacre trasferí in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono seco il corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbaria il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
Bias.: BHL. 7655-58; oltre le edd. della Vita s. Severini di Eugippio ivi segnalate, v.: Th. Mommsen, in MGH, Script. rer. Germ. ad us. scholarum, Berlino 1898; Das Leben des id. Severin. Übersetzung, Kommentar, Einleitung und Anhang: Doubmäler des frühen Christentums in Österreich, di R. Noll, Linz 1947. Studi: Th. Sommerlad, Die Lebensbeschreibung Severins als kulturgeschichtliche Quelle, Lipsia 1903; A. Baudrillart, St Séverin, Apôtre du Noriaue, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1908: E. Tomek, Kirchen-
gesch. Österreichs, I. Innsbruck-Vienna 1935. pp. 47-56; D. Mallardo, Il Calendario Marmoreo di Napoli, Roma 1947. pp. 58 sg., 183 sgg.; Martyr. Romanum. p. 12. Agostino Amore
SEVERINO, papa. - Romano, figlio di Abieno, successe ad Onorio (m. nell'ott. 638), ma poté esser consacrato soltanto il 28 maggio 640 .
Il ritardo fu dovuto al fatto che l'imperatore Eraclio richiedeva dagli aprecrisarii inviati a Costantinopoli per ottenere la ratifica dell'elezione di S., la sottoscrizione dell'"Ex9sos, pubblicata nel sett.-ott. 638; naturalmente i legati non potevano promettere l'adesione del Papa e perciò furono trattenuti in Oriente per un anno e mezzo ca.
Durante l'attesa però il cartulario Maurizio con la connivenza dell'esarca Isacio sobillo l'esercito romano ad impadronirsi dei beni ammassati da Onorio nel Laterano, dicendo che ivi era conservata la parte destinata loro come stipendio. L'episcopio fu invaso e furono posti i sigilli; venuto quindi Isacio, dopo aver esiliato i dignitari del clero per eliminare ogni resistenza, tutti i beni furono asportati e divisi tra i soldati, l'esarca e l'Imperatore. Solo allora S. poté esser consacrato e nel suo breve pontificato, durato appena a mesi, si mostrò con tutti mite, benigno, generoso, amante dei poveri. M. il 2 ag. e fu sepolto in S. Pietro.
Biss.: Lib. Pont., I, p. 328 sg.; Mansi, X. coll. 675-80: O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna [1941], pp. 317-25; Fliche-Martin-Frutaz, V. pp. 141 sg. e 417. Agostino Amore
SEVERO, santo: v. endechelio severo, santo.
SEVERO. - Gnostico che Eusebio (Hist. eccl., IV, 29, 4 sg.) inserisce nella storia dell'encratismo. Poco dopo Taziano sarebbe apparsa la setta dei severiani. Il nome di severiani presuppone una certa indipendenza di fronte al gruppo degli encratiti.
Secondo Eusebio la setta avrebbe accettato il Vecchio Testamento e i Vangeli, respingendo le lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli. Questo fatto rivela i rapporti che esistono tra giudeo-cristiani ed encratiti. La notizia di Eusebio (cf. anche Teodoreto, Haer. fab., I, 21 e s. Girolamo, De vir. ill., 29) interrompe in 29, 4.5 la narrazione su Taziano: è dunque inserita da un'altra fonte. Ora Epifanio (Haer., 45, ed Hall. p. 199 sgg.) parla dei severiani e informa sulla loro speculazione. Il diavolo, figlio di Ialdabaoth e Sabaoth, caduto dal cielo, si sarebbe mischiato con la terra sotto la forma del serpente del paradiso; dal suo seme sarebbe nata la vite. E una specie di mito etiologico per spiegare l'astinenza dal vino e dal matrimonio presso gli encratiti. E presupposta una teoria giudaica che identifica l'albero della conoscenza nel paradiso con la vite; nell'Apocalisse giudaica di Abramo (v.) la vite è l'albero del paradiso, che causò l'unione carnale dei progenitori (v. nella edizione di Bonwetsch, p. 33, 18). Anche testi talmudici conoscono una simile teoria (H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament, III, Monaco 1926, p. 250 e nota; L. Ginzberg, Monatsschrift für Geschichte und Wissenschaft des Judentums, Breslavia 1899, p. 122 sgg.). E importante constatare queste tradizioni giudaiche nell'encratismo e nella gnosi.
Erik Peterson
SEVERO di Antiochia. - Capo del movimento monofisita del sec. vi, n. a Sozopolis in Pisidia verso il 465 , m. a Xois (Egitto) nel 538 . Compiuti gli studi ad Alessandria e a Beirut, ricevette il Battesimo nel 488; in seguito si fece monaco, poi eremita a attese, infine, alla fondazione di un nuovo monastero presso Maïouma di Gaza. Il vescovo di Magydos in Panfilia, Epifane, allora in esilio, l'ordinò sacerdote comunicandogli la passione per la dottrina monofisita.
Nel 509 si recò a Costantinopoli per difenderla. Vi restò tre anni e scrisse il Filalete, opera di controversia in cui si richiama all'autorità di s. Cirillo. Elotto patriarca di Antiochia nel 512 , si espresse a favore dell'Emelico di Zenone, condannando però apertamente il Tomo di papa Leone e il Concilio di Calcedonia. Per questo ebbe contrari
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A sinistra: CAPPELLA SFORZA, eseguita su disegno di Michelangelo per il card. Ascanio Guido Sforza (in. nel 1564), terminata da G. della Porta al tempo del card. Alessandro Sforza (1573) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore. A destra: MONUMENTO FUNEBRE AL CARO. ASCANIO SFORZA, di Andrea Sansovino (1505) - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.
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(per cortesia del prof. G. C. Bascapè)
SIGILLI: 1, 2, 3, dei cardinali Matteo Rosso Orsini, Gerardo Bianchi, Giov. Boccamazza (1294); 4. di Giovanni Visconti, vescovo di Novara (1341); 5. del card. Amedeo di Savoia (1449); 6. di Vodalrico, vescovo di Trieste (1243); 7. di Dionigi de Baregianis, dottore di legge (sec. XIV); 8. di Leone da Perego, arciv. di Milano (1245); 9. Sigillo "ad causas, della Curia vescovile di Gubbio - Archivio Vaticano.
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(per cartevia del pref. G. C. Bascapè)
SIGILLI ECCLESIASTICI DEI SECC. XIII-XVI: 1. di Stefano G. Merino, arciv. di Bari; 2. di Ludovico Beccatelli, legato apost. (1552); 3. del vescovo di Comacchio; 4. di Alessandro de' Medici, card. e legato; 5. "Ave Maria,, ecc. (è uno dei rarissimi sigilli con la scena della professione monastica); 6. di Raffaele card. e arciv. di Pisa; 7. di un vescovo "eletto,; Teodorico, priore di S. Andrea di Orvieto e cappellano del Papa, "eletto di Palermo, (la figura del titolare non porta ancora gli attributi episcopali); 8. del card. Marcello Cervini (1545), poi papa Marcello II; 9. di fra' Giacomo, penitenziere pontificio (il titolare ha la "virga correctionis", segno della carica) - Palazzo Venezia, raccolta Corvisieri.
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In alto a sinistra: VEDUTA DELLA CITTA. In alto a destra: LA CAPPELLA dell'Università Cattolica "Aurora, di Shanghai. In basso a sinistra: CHIESA CATTOLICA. In basso a destra: STUDENTI IN MEDICINA in un laboratorio di facoltà dell'Università Cattolica "Aurora, di Shanghai.
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i monofisiti estremisti e i calcedoniani; causa di accese risse tra i monaci. Quando Giustino, divenuto imperatore nel 518 , si adoperò a ristabilire la pace religiosa S . fu costretto a fuggire in Egitto, dove organizzò la resistenza alla politica imperiale, rimanendo fino alla morte l'anima di tale resistenza. Contemporaneamente combatté un altro monofisita, Giuliano di Alicarnasso (v.). Morto Giustino (527) S. ritornò in auge sostenuto segretamente dall'imperatrice Teodora. Invitato a Costantinopoli nel 535 , riuscì a trarre il novello patriarca Antimo fra gli oppositori al Concilio di Calcedonia. Ma per intervento di papa Agapito fu nuovamente condannato nel 536 , e prescritto anche le opere. Si ritirò nel deserto egiziano. Asceta di gran fama, versatissimo nella Serittura e nei Padri, fecondo scrittore, è onorato nella Chiesa copta come santo e martire.
Delle numerose opere di S., scritte originariamente in greco, rimangono alcune traduzioni sirische antiche, pubblicate recentemente : Filalete, esame di 24 capitoli tratti da s. Cirillo, pubblicato con una traduzione latina da A. Sandra, Beyruth 1928. Mons. J. Lebon ha pubblicato a Lovanio il Liber contra impium grammaticum (cioè contro il calcedoniano Giovanni): contiene una discussione sull'interpretazione dei testi patristici (Corpus Script. Orient., Scriptores Syri, IV, 4, 5, 6; Lovanio 1929-33 e 1938); Orationes ad Nephalium e la corrispondenza con il monofisita Sergio (ibid., fasc. 7, ivi 1949). S. è impegnato su due fronti; combatte con lo stesso ardore gli eutichiani ed i calcedonesi. Contro Giuliano di Alicarnasso la Critica del tomo di Giuliano e Critica delle proposizioni, edite con il titolo di Antijulianistica da A. Sanda, Beyruth 1931. Le altre opere di questa serie sono: Contro le addizioni al tomo; Contro l'Apologia di Giuliano; Apologia del Filalele, che sono inedite. R. Draguct ha pubblicato una Pastorale antigiulianista, risalente a ca. il 530 , in Le Muséon, 40 (1947). Esiste inoltre, in siriaco, una serie di 125 Homiliae cathedrales, tenute da S. quale patriarca di Antiochia. La prima, il suo discorso per l'intronizzazione, è stata pubblicata da M. A. Kugener, in Orient christianus, 2 (1902), p. 265 sgg.; le altre, che comprendono i frammenti greci e le edizioni parziali del Mai e del Rahmani, sono in corso di pubblicazione in PO 4; 8; 12; 16; 20; 22; 23; 25; 26 (Lovanio 1908-48), nella versione siriaca di Giacomo di Edessa. Delle Lettere, in numero di quattromila, fu data una selezione; E. W. Brooks ha pubblicato The sixth Book of the select Letters of Severus (Londra 1902-1904) e una seconda Collection of Letters in PO 12 e 14. Da ricordare inoltre alcuni scritti liturgici e un certo numero di poemetti (ibid., 6 e 7) e le antiche biografie del patriarca (ibid., 2). A S. si vollero attribuire le opere dello pseudo Dionigi (v. phonigi l'areopagita) ma senza solido fondamento.
La dottrina di S. è di grande importanza per comprendere la posizione delle chiese giacobite. Esse professano, dietro il suo insegnamento, un monofisismo sossi più verbale che reale (v. semioriati) ma respingono come lui il Concilio di Calcedonia.
Bibl.: fondamentale lo studio di J. Lebon, Le monophysisme sévérien : étude historique, littéraire, et théologique sur la résistance monophysite au Concile de Chalédoine Lovanio 1909; per la controversia giulianista: R. Draguct, Julien d'Halicarnasse et sa controversé avec Sévère d'Antioche sur l'incorruptibilité du Corps du Christ, ivi 1924; G. Bardy, Sévère d'Antioche, in DThC, XIV, coll. 1988-2000; J. Maspéro, Histoire des patriarches d'Alexandrie, Parigi 1923; M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Ecclesia dissidentium, V, Parigi 1935. pp. $420-37$.
Gerardo Philips
SEVERO di Minorca. - Vescovo. Scrisse verso il 417 una lettera-enciclica "ad omnem ecclesiam" De virtutibus ad Iudaeorum conversionem in Minoricensi insula factis (PL 20, 731-46; 41, 821-32).
Vi si rende noto il movimento provocato fra la popolazione per l'arrivo di Orosio nell'isola di Minorca, con le reliquie di s. Stefano Protomartire (a. 416) : numerosi ebrei; con alla testa il capo della Sinagoga, si convertirossa. Il documento è importante sia dal punto di vista storico che da quello culturale. D'altra parte è la fonte più antica che si possiede sul cristianesimo nelle Baleari.

(66. Alivari)
Severo, vescovo di Napoli, santo - Busto reliquiario in argento di s. S., opera di M. Tiviglia (1685-1714) - Napoli, Cattedrale, cappella di S. Gennaro.
Birl.: il Baronio pubblicò per primo la Lettera-enciclica nel 1394. Si veda ora G. Segal Vidal, La Carta-encic. del obispo S.. Palma di Maiorca 1937 (studio e ed. critica con ampia bibl.: cf. B. Altaner, in Theol. Revue, 38 [1939], coll. 64-65): B. Altaner, Avitus von Brago, in Zeitschr. f. Kirchengesch., 60 (1941), 496-68. Giuseppe Madoz
SEVERO, vescovo di Napoli, santo. - Duodecimo vescovo di Napoli, il cui episcopato pare vada posto tra il febbr. del 363 e il 24 apr. del 409.
S. Ambrogio gli indirizzò una lettera nell'apr. del 393 [Ep., 39 [85] : PL 16, 1232-33] e pare accenni a S. una lettera del retore Simmaco (Ep. lib., VII, 51 : ed. O. Seeck, in MGH, Auct. antiquiss., VI, 1 [1883], p. 191). I Gesta episcoporum Neapolitanorum (ed. G. Waitz, in MGH, Scriptores rerum Longobard. et Ital. [1878], pp. 404405) assegnano a S. la fondazione di 4 chiese e del monastero, detto poi dei SS. Martino e Potito martire. S. fu sepolto in una cripta del cimitero detta di S. S., donde poi fu trasportato nella Basilica Severiana o di S. Giorgio Maggiore da lui eretta e che fu ornata di splendidi musaici. E ricordato al 29 apr. nel Calendario marmoreo e al 30 nel Martirologio romano. In quanto alla sua Vita (BHL 7676), non è che un volgare amalgama di composizioni agiografiche che non riguardano S. con la breve notizia dei Gesta. L'opuscolo dei Miracula di s. S. (ibid. 7677) fu scritto ca. il 1046.
Bibl.: Martyr. Romanum, p. 164; H. Achelis, Die Bischofschronik von Neapel, Lipsia 1930, pp. 16-17; H. Delehaye, Hagiogr. Napolii., in Anal. Bolland., 3