di S. Giovanni di Bajda a Palermo, di S. Agostino a Trapani, la Matrice ad Enna, di S. Maria a Randazzo, il monastero di S. Spirito ad Agrigento, la Badiazza a pie' del colle di S. Spirito, S. Maria degli Alemanni e il S. Francesco d'Assisi a Messina. Esempi di tarda architettura chiaramontana con
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aggiunta di elementi catalani sono le due costruzioni taorminesi della Badia Vecchia del Palazzo S. Stefano già degli inizi del Quattrocento, quando prevalgono influssi toscani e soprattutto catalani. In questo secolo campeggia la figura dell'architetto Matteo Carnelivari da Noto che lavorò molto a Palermo e a Messina dove, purtroppo, ben poco sopravanzò al terremoto del 1908.
Si ricordano di tale epoca, inoltre, i Palazzi Corvaia e Ciampoli a Taormina, la casa Finocchiaro a Randazzo, i Palazzi Lanza, Montalto, Bellomo a Siracusa, S. Giorgio e il campanile del Duomo ad Agrigento, la Torre Campanaria e il portico del Duomo ad Erice.
Il Cinquecento presenta a Palermo, oltre alcune chiese di interessantissima struttura, il Palazzo arcivescovile dell'architetto Di Fazio (1583). Piu ricca l'architettura barocca che ha caratteristiche proprie per essersi mantenuta più aderente alla sobrietà e compostezza classica negli schemi, riservando la bizsarria all'ornamentazione. Palermo conserva i più notevoli monumenti secenteschi, le chiese di G. Amico, P. Amato, Angelo Italia, Andrea Giganti e G. Amato e numerosi palazzi e ville. A Trapani sono notevoli la chiesa del Collegio dei Gesuiti e il convento dei Carmelitani. A Catania, distrutta dal terremoto del 1899, si trova poco del Seicento; la città fu ricostruita nel Settecento dall'architetto Vaccarini di cui si ricorda il prospetto della Cattedrale, l'Almo Studio, il Palazzo senatorio e le chiese di S. Giuliano e S. Agata. Anche Noto subì la stessa sorte, ma oggi essa appare come uno splendido anfiteatro di chiese e palazzi settecenteschi dovuti in gran parte a Pompeo Picherafi, autore anche del prospetto della cattedrale di Siracusa. Quivi si notano anche i Palazzi Beneventano e Del Bosco, Dell'architetto Marvaglia si ricorda il convento di S. Martino alle Scale (1770) presso Monreale.
2. Scultura. - Sebbene nella chiesetta di S. Sebastiano di Siracusa si trovino sculture bizantine adattate al portale, sono molto rare le testimonianze d'una scultura bizantina e araba in S. Risalgono all'epoca normanna i bei capitelli delle chiese di quell'età, gli altri dei chiostri di Cefalù e di Monreale, opere questi ultimi di marmorari di varie regioni, mentre le porte in bronzo di Monreale sono di Bonanno Pisano e Barisano da Trani.
Il portale del S. Carcere di Catania ricorda, invece, l'arte borgognona, mentre si attribuiscono ad arte neoellenistica campana il candelabro e le sculture del pergamo della Palatina di Palermo. Anche nel periodo svevo chiaramontano la scultura si rivela essenzialmente decorativa. Così i capitelli del chiostro di S. Giovanni degli Eremiti e il sopraporta del Palazzo Sclafani a Palermo. Il Quattrocento si presenta, invece, particolarmente ricco di opere plastiche poiché sopraggiungono nell'Isola dall'Italia settentrionale artisti come Domenico Gagini da Bissone (v.) e Francesco Laurana (v.). Del Quattrocento si ricorda inoltre il monumento sepolcrale del viceré d'Aculù nel duomo di Catania, di Antonello Freri, e quello del vescovo Bellorado nel duomo di Messina, di G. B. Mazzola. Nel Cinquecento rifulge l'arte di Antonello Gagini (v.) che lavorò molto anche in ornamenti di tribune e monumenti funerari; altri scultori noti di quest'epoca furono Giuliano Mancino, Bartolomeo Berrettaro che lavorarono a Palermo, Alcamo, Termini ed Erice. Ferraro da Giuliana che orno di stucchi la chiesa madre di Castelvetrano. Verso la fine del Cinquecento giungono a Messina, sempre dall'Italia settentrionale, alcuni seguaci di Michelangelo come il Montorsoli, che fu autore delle fontane dell'Orione e del Nettuno a Messina, e Andrea Calamec, autore del monumento a d. Giovanni D'Austria. Di Michelangelo Nacherini si conserva a Castroreale una bella Madonna con bambino. Del Seicento è notevole il monumento a Carlo V di Scipione Li Valsi a Palermo e il S. Benedetto in gloria di J. Marabitti a Monreale. Le sculture di cori e stalli lignei del sec. xvir si devono in S. in massima parte a Vigo La Pica da Trapani o a Ferraro da Giuliana. Frate Umile Pintorno da Petralia si dedicò, invece, all'intaglio di famosi crocifissi. L'arte dello stucco, che ha i suoi albori nei Seicento, si sviluppa nel Settecento con Giacomo Serpotta (v.) e i suoi seguaci in modo mirabile.

(1st. Alinaris
Sicilia - Lavoro a punto siciliano (sec. xvI) - Parigi, Museo Cluny.
3. Pittura. - Si trovano esempi di pittura bizantina a Lentini nella grotta del Crocifisso e nella grotta di S. Lucia; a Siracusa nell'oratorio di S. Lucia e nelle catacombe di S. Giovanni; e tracce nella necropoli di Pantalica. Nulla di notevole rimane della pittura araba, mentre nel periodo normanno si hanno gli stupendi musei dei duomi di Cefalù (1148) e Monreale e delle chiese e del Palazzo reale di Palermo con riflessi d'arte bizantina e ricordi arabi. Della pittura del periodo svevo rimangono scarse tracce. Importante ad ogni modo per seguire la corrente d'arte locale è la decorazione pittorica delle travi nei soffitti dei duomi di Cefalù e di Siracusa, del Palazzo Bellomo a Siracusa, di S. Agostino a Trapani (ora al Museo) che si riconnettono alle decorazioni dello Steri di Palermo dovute agli artisti siciliani Cecco di Naro, Simone da Corleone, ecc. Nel Quattrocento la pittura mostra in S. tendenze varie : fiamminghe e catalane, ma si può notare, tra l'altro, una vena d'arte locale connessa alle varie correnti dell'arte mediterranea attraverso i pittori Riccardo Quartararo, Tommaso de Vigilia, Pietro Ruzzolone, di cui si ricorda la croce dipinta da ambo le parti della Matrice di Termini Imerese. Staccandosi dagli altri rifulge poi l'opera di Antonello da Messina (v.) e dei seguaci, tra i quali Pietro de Saliba. Del Cinquecento son da ricordare i nomi di Vincenzo degli Azani (pitture nel Museo di Palermo), dell'Alibrandi e di Polidoro da Caravaggio (pitture nel Museo di Messina), di Bernardino Niger (pitture nella chiesa del S. Carcere di Catania). Solo nel Seicento si risolleva l'arte pittorica nell'Isola con il Caravaggio, il Rodriguez e con Pietro Novelli (v.). Seguono pittori di minore importanza, come il ritrattista Antonio Alberti, il Quagliata e Agostino Scilla. I quali lavorarono molto a Messina, e infine Mattia Stomer che con L'Adorazione dei pastori del municipio di Monreale mostra ancora un esempio dell'influenza dell'arte fiamminga in S. Tra i decoratori settecenteschi, in massima parte tributari dell'arte campana, si ricorderanno Olivio Sozzi e Vito d'Anna, certo il migliore di tutti.
Biml.: G. Di Marzo. Dello belle arti in S. fino alla fine del sec. XVI, Palermo 1899: S. Lanza di Trabia, La scultura in S.
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dal sec. XVII al XIX, ivi 1880: R. Lentini, La S. artist. e archeol., ivi 1887; G. Costa, I Gagini, i Michelangioleschi, ecc., ivi 1912; G. V. Acsta, L'architett. arabo-normanna, Milano 1914; F. Meli, L'arte in S. dal sec. XII al sec. XIX, Palermo 1929: S. Bottari, Di un recente studio rall'architett. sicil., Catania 1930; F. Basile, Chiese sicil. nel periodo normanno, Roma 1931; C. A. Garufi, Per la stor. dei monasteri in S. nel tempo normanno, in Arch. stor. sicil., 6 [1940], pp. 1-96. Maria Pia Cosentino VIII. Regione conciliare. - La S. ecclesiasticamente è suddivisa in 14 diocesi (Acireale, Lipari, Nicosia, Patti, Agrigento, Caltanisetta, Cefalù, Mazara del Vallo, Trapani, Caltagirone, Noto, Piazza Armerina, Ragusa), 5 arcidiocesi (Catania, Messina, Monreale, Palermo, Siracusa), una prelatura nullius (S. Lucia del Mela). Essa comprende una diocesi per gli Italoalbanesi (Piana degli Albanesi) e l'archimandrato del S.mo Salvatore.
Ad eccezione di Catania, Acireale, Piana degli Albanesi e della prelatura nullius di S. Lucia del Mela, che sono immediatamente soggette alla S. Sede, le altre sono costituite in province. Catania è l'unica sede arcivescovile non metropolitana. Messina è sede metropolitana con tre diocesi suffraganee: Lipari, Nicosia, Patti. Monreale è metropolitana per le diocesi di Agrigento e Caltanisetta; Palermo è metropolitana per le diocesi di Cefalù, Mazara del Vallo e Trapani, e, da tempo, è sede cardinalizia. Siracusa è sede metropolitana per le diocesi di Caltagirone, Noto, Piazza Armerina e Ragusa, la quale ultima è stata eretta a diocesi il 6 maggio 1950 ed è unita aegue principaliter a Siracusa.
L'insieme di tutte le diocesi e arcidiocesi elencate costituisce la regione conciliare siciliana. Già la S. Congr. dei Vescovi e Regolari con la circolare in data 24 ag. 1889, sanzionando l'uso delle conferenze episcopali, introdotto fin dal 1849 in parecchie regioni d'Italia, ne aveva stabilito i limiti territoriali, attenendosi alle note divisioni dell'Italia. La S. Congregazione concistoriale con il decreto in data 15 febbr. 1919 (AAS, 11 [1919], pp. 72-74) e con la lettera circolare del 22 marzo dello stesso anno riconfermava quanto era stato precedentemente stabilito e dava l'elenco delle regioni conciliari d'Italia, fissando per la S. quanto sopra.
Con il motu proprio Qua cura di Pio XI, in data 8 dic. 1938, circa la costituzione dei tribunali ecclesiastici per la trattazione delle cause matrimoniali in Italia, è stato stabilito che per tutta la regione conciliare siciliana le cause di nullità matrimoniale debbano essere trattate in prima istanza presso il Tribunale ecclesiastico di Palermo, in seconda istanza presso il Tribunale ecclesiastico di Napoli (AAS, 30 [1938], p. 410 sgg.; cf. Normae pro exequendis litteris apostolicis "Qua cura", della S. Congr. dei Sacramenti in data 10 luglio 1940, AAS, 32 [1940], p. 304).
Vincenzo Fagiolo
IX. Folklore. - Del ricchissimo materiale folklorico, offerto dalla S., conviene tentare di identificare, per poter caratterizzare la regione, ciò che è tipico dell'isola e ciò che è comune ad altre zone, tenendo conto che l'isolanità delle forme di tradizione popolare in S . non si presenta così accentuata come in Sardegna e Corsica, aree laterali e poco esposte alle comunicazioni, perché, oltre ad essere più strettamente congiunta con il resto d'Italia e aperta alle diverse correnti di civiltà del bacino mediterraneo,
la S. è stata essa stessa centro di creazione e di irradiazione, nel resto d'Italia, delle manifestazioni di vita popolare.
Però vi sono in S. elementi folklorici caratteristici, riconoscibili principalmente nei costumi e nei prodotti dell'artigianato rurale. Del vestito femminile attuale, anche nelle colonie siculo-albanesi e lombarde, caratteristico è l'ampio manto, bianco e rosso, ornato con nastri d'oro e d'argento, che copre il capo e il busto, scendendo fino alla cintura e in qualche luogo (Ragusa) fino ai piedi : tale manto, chiamato ad Augusta cappottone e altrove camog-ghio-miserii, costituis-

(fot. Exit)
sce l'ornamento distintivo delle fidanzate e delle apose, (comune, nella linea essenziale, ad altri paesi mediterranei), e ammantorsi ha il valore d'un rito che segna il passaggio da uno stato all'altro. Le fidanzate si riconoscono anche da un nastro che la futura suocera intreccia loro tra i capelli. Molto pittoresco è il costume nuziale di Cesarò, in provincia di Messina: corpetto di damasco verde, giacchettina di velluto con bottoni d'argento e gonna pieghettata pesante (nel Mu-
seo etnografico di Palermo se ne conserva un esemplare di nove chili). Sfarzosi per colore e ricami sono i costumi festivi delle donne nelle colonie albanesi di Palazzo Adriano e Piana dei Greci. Caratterizzano il costume maschile siciliano il berretto di panno, marrone per i contadini, azzurro per i pescatori, talvolta lunghissimo, ripiegato sulla spalla destra, e un'ampia cintura, azzurra o verde, che a S. Fratello ha nel centro una piastra gialla di rame con incise le figure della Madonna o del Crocifisso. Carattere illustrativo, di temi ricavati per lo più dalla vita dei santi, dalla storia e dalle leggende epiche, ha in generale l'ornato rurale. Tra gli oggetti domestici lavorati a punta di coltello dal contadino siciliano si distinguono per ornamento conocchie e cucchiai di legno, stecche di busto offerte in dono alle fidanzate come pegni d'amore (bellissima quella, proveniente da S. Pietro Patti, a tre colori, verde, rosso e nero, conservata nel Museo Pitrè) e gli arcolai, specie quelli che si fabbricano nelle colonie lombarde: in uno di S. Fratello sono raffigurati, in due gruppi sovrapposti, un uomo e una donna che ballano la tarantella e due suonatori girovaghi. Scene di vita contadinesca e figure di santi sono le incisioni più frequenti che ornano il friscalettu o farantù, zufolge di canna, tipico strumento musicale dei pastori. Scene cavalleresche sono quasi sempre riprodotte sulle fiancate dei carretti, che si differenziano da quelli, pur essi dipinti, della Romagna per i motivi della decorazione (elemento figurativo comune è soltanto l'immagine di s. Giorgio che uccide il drago), oltre che per le particolarità tecniche della costruzione. Il carretto diventa così esso stesso uno strumento mobile di sopravvivenza e diffusione dell'epopea cavalleresca, che l'involto pittore-figurista apprende oralmente dal teatro dei pupi e dai cantastorie, il cui repertorio preferito è il ciclo di Carlomagno con le meravigliose imprese dei paladini di Francia, Orlando e Rinaldo.
Nella Settimana Santa l'opera di pupi rappresenta invece la Passione di Cristo. Viva è infatti in S. la tradizione delle sacre rappresentazioni durante la Settimana Santa e delle storie religiose che «i poveri della città - scrive il Pitrè - cantano sul far della sera di ciascun giorno lungo le vie o dinanzi le case di quei devoti che sogliono dar loro qualche monetina di elemosina». Fog-
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giati probabilmente su precedenti modelli toscani e diffusi ben oltre i confini dell'isola, questi poemetti narrativi sacri, di contenuto moraleggiante, in ottave ora epiche (ab ab ab ec) ora siciliane (ab ab ab ab), a rime quasi sempre artocusti (incatenate), presentano una propria fisionomia stilistica e uno spiccato carattere regionale : originalissime le Passioni I e II (Toschi, op. cit. in bibl.), che Deca Nicolaci ebbe forse sott'occhio quando compone la sua. Ma il gruppo maggiore delle storie religiose siciliane, che si possiede, risale ai sec. xvı e successivi : composte da poeti di popolo (tra cui si ricordano i nomi di Fufione e Pavone), o improvvisate da popolani poeti, durante le gare in occasione della festa di qualche santo. Dà particolari e nomi il Vigo, parlando della festa di S. Giovanni a Palermo il 24 giugno 1852: «Colà erano da cinque in scimila spettatori : al tocco di mezzanotte usci il Santo nel piano, fu posto sulla bara, e vi salirono cinque poeti: Antonio Russo di anni sei, guidato da suo padre Salvatore, ferraio; Giovanni Pagano, agricoltore; Andrea Pappalardo, scarparo, e Salvatore da Misterbianco, agricoltore. Uno ad uno poetorono celebrando la vita e i miracoli del Santo, ricordando gli obblighi dei padrizi verso i figliocci, de' compari verso le comari..., e poi vennero a lizza fra loro : tutti usarono l'ottava, meno del Pappalardo, il quale adoperò la sentina con gli ultimi versi a cima baciata: nessuno lasciò il campo, tutti cgualmente felici ed immaginosi improvvisatori».
Anche nelle conzuni lirico-narrative, brevi composizioni di argomento sacro in metro lirico e contenuto narrativo, che il popolo chiama 'raziumeddi per distinguerle dalle storie (dotte anche 'raziani), si deve riconoscere il lungo d'origine nella S., dove csse raggiungono la maggiore intensità e diffusione. Tali componimenti, che trattano unicamente il ciclo della S. Famiglia e si adoperano come canti della culla, si riconnettono con le ninne-nanne, che in S. s'indicano generalmente con il termine vo' (probabile abbreviazione di vogo) e molte delle quali, di rara bellezza, riescono a esprimere singolari sfumature di affettività con l'uso dei diminutivi preferiti in -eddu (-iddu) e -uвzu. Notevole elemento arcaico è la culla a sospensione, designata con il termine naca (vāxq), che, come risulta dall'indagine compiuta dal Robils, occupa una vasta area in S., ma comprende anche molta parte dell'Italia meridionale.
Di creazione isolana, per il contenuto e lo stile, si rivelano gli strambotti in ottava siciliana: anche se la S. non è da considerare, come voleva il D'Ancona, patria d'origine dello strambotto, essa ne fu certo, fin dal sec. xv, centro d'irradiazione, e strambotti di sicura fattura siciliana sono stati trovati fra le carte del Boiardo.
Anche le novelle e le leggende, chiamate genericamente cunti (racconti), sono un chiaro specchio dell'anima siciliana, e il repertorio, comune al teatro dei pupi, è connesso con le tradizioni cavalleresche e riflette varie epoche nei fatti e nei personaggi, come l'arabo Mamuka, il conte normanno Ruggero, Federico II di Svevia, i Vespri siciliani, fino ai Borboni e a Garibaldi. Tipicamente siciliana, per i sentimenti che vi sono espressi, è la leggenda della Baronessa di Carini.
Tra le usanze che segnano il ciclo della vita umana, per la maggior parte comuni ad altre regioni della penisola e ad altri paesi, caratteristica è quella, ora scomparsa, di radere le sopracciglie alla sposa prima delle nozze; una singolare varietà del pranzo funebre (cunzulo o cun$z u l a t a t)$ è segnalata dal Pitrè a Gioiosa Marea, dove un asino, carico di cibarie, segue il cortso funebre, e immediatamente dopo il seppellimento viene consumato il pasto tra i parenti, per terra o in una casa nei pressi del cimitero.
Particolare carattere scenico presentano le feste patronali siciliane : basti ricordare quella di s. Rosalia a Palermo e di s. Agata a Catania. Del carnevale siciliano tradizionale è la maschera di Nannu, pupazzo e talvolta personaggio vivente rappresentante Carnevale, che in qualche paese, come a Licata, è accompagnato da uio donna, Nanna, che porta un pargoletto in braccio; nei paesi interni, Nannu viene portato sopra un asino e, prima di morire, fa testamento alla presenza del notaio rappresentato da altro pupazzo: «Lassu a li dotti li testi cunfusi/ 'Ntra tanti libri e 'ntra tanti scrittura;/ Lassu a l'avvucati
li causi persi/ E a li duttura ci lassu la cura; e ecc. Variamente trasformati, sopravvivono i vecchi balli : il chiovu, il tarascuni, la ruggera, la fasola, la tubiana, la capona. Ancora in uso è anche la contraddanza che, pur derivando direttamente dalla contredanse francese, assume in S. forme particolari. Dei giochi difficile è poter identificare, come ebbe a notare lo stesso Pitrè, i tipi caratteristici siciliani : la maggior parte, come quello della campana e dell'ambasciatore, sono diffusi per una vasta area in Europa.
Alla vita religiosa si riportano i numerosi e bellissimi ex-voto conservati nel Museo Pitrè (i più antichi sono del '600) e quelli che ancora oggi vengono offerti nella chiesa di S. Calogero ad Agrigento e nella grotta di S. Rosalia a Palermo. Mentre al mondo magico deve riferirsi il culto dei «corpi desolati» (giustiziati e annegati). E una pratica nota anche in Francia con il nome di enclavement corrisponde la legatura del lupo e della volpe, inferociti dal malocchio, contro i quali occorre ripetere tre volte speciali formole di scongiuro, facendo ogni volta un nodo su una cordicella.
Pila legata alla tradizione risulta generalmente l'architettura popolare dei paesi di montagna. Tra le costruzioni di carattere primitivo prevale la forma circolare della capanna (pagghiaru), che nasconde forse un originario significato magico-simbolico, ed è comune anche a costruzioni in pietra, quali i trolli pugliesi e i muraghi sardi.
- Vedi tav, XXX-XXXIII.
Bon.: L. Vigo, Raccolta amplissima di canti popolari sivil., $2^{\circ}$ ed., Catania 1870-74; G. Pitrè, Biblioteca delle tradizioni popolari sicil., 25 voll., Palermo-Torino 1870-1913; id., Bibliografia delle tradizioni popol. in Italia, ivi 1894 ; id., La famiglia, la casa. la vita del popolo siciliano, Palermo 1913; S. Salomone-Marino, Tradizione e storia, in Nuove effemeridi siciliane, 3 e serie, 4 (1876), p. 311 sg.; id., Leggendo popolari siciliane in poesia, Palermo 1880; id., Le reputatrici in S., nell'età di mezzo e moderna, ivi 1886; Guastella, Canti popolari del circondario di Modica, Modica 1876; Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, dir. da G. Pitié e Salomone-Marino (1882-1907); G. Gentile, Il tramonto della cultura siciliana, Bologna 1919; G. Schito, Canti tradizionali ed altri saggi delle colonie albanesi di S., Napoli 1923; G. Capito, Il carretto sivil., Milano 1923; B. RubinoG. Cocchiara, Usi e costumi, novelle e poesie del popolo sicil., Palermo-Roma 1924; R. Corso, Sviluppo storico dell'etnografia siciliana, in Atti cal $2^{\circ}$ Congo, di chimica pura e applicata, Roma 1926; G. Cocchiara, Gli studi delle tradizioni popolari in S., Palermo-Roma 1928; id., Le lucerne sivil. a figura umana, in Arch. stor. per la S., 1936-37; id., La vita e l'arte del pop. sicil. nel Museo Pitré, Palermo 1938; id., Le immagini devote del pop. sicil., ivi 1940; C. Naselli, Presepi in S., in Emporium, dic. 1931, p. 323 sgg.; id., Saggio sulle ninne-nanne sicil., Catania 1948; F. Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1935, pp. 21-44; Anoy. A. Bernardy, Il costume del popolo siciliano, in Lares, 8 (1937, 1)), pp. 92-98; F. B. Pratella, Primo documentario per la storia dell'etnologia in Italia, II, Udine 1941, pp. 421-76; C. Di Mito, Folklore sicil.: svelletismi distici e matte?, in Folklore, 3 (1948), pp. 20-40; L. Picone, La processione del Corpus Domini con la cfiesta dei santi in Corleone, ibid., 4 (1950), pp. 8394; P. Toschi, Rapporti fra regione e tradizione popolare, estr. dagli Annali del Museo Pitrè, 1 (1950); F. Branciforti, La storia del Crocifisso del Soccorso di Caltagirone, ibid., 5 (1950-51), fascc. III-IV, pp. 54-69; G. Bonomo, La contreddanza sicil., in Lares, 17 (1931), fascc. IV-vi, pp. 104-20. Giovanni Bronzini
SICKENBERGER, JOSEPH. - Esegeta cattolico. n. a Kempton (Baviera) il 19 marzo 1872, m. a Kitzbühel il 27 marzo 1945.
Fece gli studi teologici a Monaco (1891-96), dove ebbe come maestro O. Bardenhewer (v.); sacerdote nel 1896, a Roma nel 1896-98 vicario al Campesanto Teutonico (v.) per attendere agli studi di archeologia cristiana, si laureò nel igoo a Monaco con la tesi Titus von Bostra. Studies zu dessen Lukashanilien, pubblicata nella collana Texte und Untersuchungen (Lipsia 1901). Con un'altra tesi: Die Lukashatene des Niketas von Herakleia, accettata e inserita nella stessa collana (Lipsia 1902), si abilitò come libero docente d'esegesi del Nuovo Testamento a Monaco, dove già nello stesso anno fu nominato professore straordinario di patrologia e di archeologia cristiana. Nel 1903, assieme con J. Goettuberger, professore del Vecchio Testamento a Freising, fondò la rivista Biblische Zeitschrift (v.), nella quale diresse per 18 anni la sezione neotestamentaria. Nel 1905 fu trasferito a
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(da Journal of the Palsstias irticetat Society, I [801], p. 801, fig. 2). Siclo - Recto e verso di un s, in bronzo del tempo di Simone Bar Kökhébhá.
Würzburg come ordinario di patrologia; nel 1906 andò come ordinario d'esegesi del Nuovo Testamento a Breslavia, dove fino al 1924 svolse un'attività letteraria fecondissima. Ancora una volta ritornò allo studio delle - Catene + (v.), con l'edizione dei Fragmente der Hounlien des Cyrill von Alexandrien (in Texte und Untersuchungen, Lipsia 1909). Contribuí con alcuni preziosi volumi alla Bonner Bibel: Geschichte des N. Test. (Bonn 1918-34); Die beiden Briefe des hl. Ap. Paulus an die Korinther und sein Brief an die Römer (ivi 1919-34). Scrisse inoltre l'ecultto Leben Jesu nach den vier Evangelien nella collana Biblische Zeitfragen (Münster 1915-31; in un vol., 1932) e la notissima Kurzgefasste Einleitung in das Neue Testament (Friburgo 1916, 1920, 1925, 1939), tradotta in italiano (Torino 1942). Nel 1924 divenne successore dell'amato maestro O. Bardenhewer a Monaco e pubblicò in sua memoria le Erinnerungen an O. Bardenhewer (Friburgo 1937); inoltre la Erhlärung der Johannesepokalypse (Bonn 1940), scritta con criterio in quel difficile campo. Diresse con competenza la sezione del Nuovo Testamento del Lexikon für Theologie und Kirche (19301938). Sacerdote pio e zelante, ebbe influsso sulla formazione del clero, per il quale tenne conferenze, specialmente nel Bibelapostolat dell'arcidiocesi di Monaco.
BibL.: J. Michl. 7. S., in Bibel und Kirche, Stoccarda 1990, pp. 29-31. Pietro Nober
SICLO (ebr. šéqel). - Peso e moneta in uso nell'antico Oriente mediterraneo. Nei testi biblici riferentisi al periodo preesilico, il s. designa sempre un peso (v. talentzi). La moneta appare solo nel sec. viI a. C. e si discute se si debba attribuire ai Lidi oppure a popolazioni egee. Erodoto (I, 94) la dichiara di origine lidia.
Dario di Istaspe si ispirò a tale uso quando conio darici d'oro e s. d'argento. Il darico aureo valeva 20 s . d'argento del peso di 5,6 gr. Secondo Senofonte (Anabasi, I, 5, 6), il s. equivaleva a 7,50 oboli attici. Solo it re poteva coniare monete d'oro, mentre talvolta si concedeva ai satrapi ed alle città autonome di coniare monete d'argento. Ciò spiega l'esistenza di monete d'argento con la dicitura 7éhôdh (- Giuda 0), risalenti forse al sec. v a. C. A Simone Maccabeo simile diritto fu riconosciuto da Antioco VII Sidete (I Mach. 15, 6). Ma le monete d'argento esistenti con il nome di Simone datano o dal tempo della guerra contro i Romani ( $66-70$ d. C.) oppure da quello di Simone Bar Kökhēbhā' (v..) I principi asmonei, i re erodiani ed i procuratori romani coniarono solo monete di bronzo.
Il mezzo s. sacro, che ogni anno i Giudei dovevano pagare come tassa per il Tempio, generalmente si considera equivalente ad un didramma (v.) attico (ca. 360 lire d'oro).
BibL.: C. Cavedoni, Numismatica biblica, Modena 1890; F. W. Madden, Coins of the Jews, Londra 1881, pp. 2-23, 142-80; G. H. Hill, Catalogue of the Greek coins of Palestine, ivi 1914, pp. 184-87, 269-75; id., The Sbehel of the first revolt of the Jews, in The quarterly of the Department of antiquities in Palestine, 6 (1937), pp. 78-83; F. X. Kortleitner, Archaeologia, $3^{4}$ ed., Innsbruck 1917, pp. 653-60.
Beniamino Wambacu - Angelo Penne
SIC PATRES VITAM PERAGUNT IN UMBRA s. - Inno delle Lodi nella festa dei ss. Set.e Fondatori dei Servi di Maria, proseguimento dell'altro del Mattutino: Bella dum late... Autore
ne fu il p. Galletti dello stesso Ordine e fu riveduto da Leone XIII.
Il poeta esalta le gesta dei sette nobili fiorentini i quali nella solitudine si temprano alle lotte che combatteranno dopo aver raggiunta un'alta perfezione.
BibL.: V. Terreno, Gli inni dell'Ufficio divino, Mondovi 1932, p. 182; A. Mirro, Gli inni del Bressario romano, Napoli 1947, p. 194. Silverio Mattei
SICGLO NORMANNA, ARTE. - Chiamata anche arte siculo-arabo-normanna: è la denominazione che gli storici del sec. xix hanno assegnato alle manifestazioni artistiche siciliane del periodo romanico.
Tale denominazione vorrebbe definire nello spazio - la Sicilia - e nel tempo - il periodo della dominazione normanna nell'isola - le manifestazioni di un gusto che se veramente non ha esempi fuori della Sicilia non lo si può certo considerare che in minimissima parte il frutto dei portati di una cultura normanna nell'isola. Pertanto a quella denominazione gli scrittori moderni preferiscono l'altra di arte romanica in Sicilia o arte siciliana del periodo romanico. Emilio Lacognino
SICUREZZA SOCIALE. - E l'impostazione di una serie di piani e misure, atti a mantenere la pace sociale e il comune benessere. Le accezioni del termine sono diverse secondo le diverse applicazioni. Nella nuova impostazione del problema il concetto può dirsi sviluppato nei paesi anglo-sassoni dopo l'ultima grande guerra in seguito agli allarmi continuamente provocati dalle oscillazioni del mercato e dalla irrequietezza della vita economica e politica, oggi generalmente attribuiti al regime liberale della concorrenza.
1. Le quattro libertà e il Piano Beveridge. - La prima solenne dichiarazione che vi fece appello fu il messaggio di Franklin Delano Roosevelt al Congresso americano ( 6 genn. 1941), nel quale vennero proclamate le cosiddette quattro libertà fondamentali dell'uomo (libertà atlantiche), tra cui quelle dal bisogno e dalla paura.
Ne segui un largo movimento di studi e di realizzazioni sociali e politiche che, incontrandosi con le nuove vedute economiche (v. keynes), sboccò in Inghilterra nel 1944, a guerra finita, nel famoso Piano Beveridge per la piena occupazione e l'assistenza sociale dalla culla alla bara: primo esempio di un piano economico ispirato al concetto di una doverosa liberazione dell'individuo dalle maggiori preoccupazioni di natura economica, contro le quali il singolo è oggi praticamente disarmato.
In Italia, invece, per s. s. s'intende il più ristretto campo delle previdenze e assistenze sociali ai lavoratori salariati e stipendiati ed ai disoccupati. Ma in effetti una s. s. esiste non soltanto per le persone singole, ma anche per le aziende e le nazioni : individui, imprese e popoli sono, difatti, egualmente e solidalmente esposti a gravi colpi e a rischi continui, che traggono origine dal generale squilibrio economico e politico, e dalle periodiche crisi che distruggono pace, ricchezza e possibilità di lavoro. Individui e aziende, incalzati dalla disoccupazione e dal dissesto, si rivolgono allo Stato per essere difesi, protetti, sostenuti e reintegrati : gli Stati rispondono con previdenze e assicurazioni sociali a base sempre più larga, con assistenze sempre più generali e complete, con provvedimenti protettivi delle industrie e con finanziamenti, infine con piani economici particolarmente diretti alla piena occupazione.

(da Journal of the Palsstias Oriental Society, I [201], p. 201, fig. 2)
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II. Il Piano Marshall. - Nel campo supernazionale è nota l'iniziativa nord-americana dell'E.R.P. (o "Piano Marshall") per la ricostruzione europea, sostituita prima della sua scadenza (io ott. 1951) dalla M.S.A. (Mutual Security Agency), la cui attività comprende quattro rami: aiuti militari per la difesa comune; aiuti economici per un sistema adeguato di sicurezza mutua; organizzazione ECA per i paesi dell'Asia sudorientale; provvedimenti relativi al IV punto di Truman sulla valorizzazione delle aree depresse di tutti i continenti.
Non rigidamente legata a schemi, tale attività non sostituisce né l'EECE né il Piano Schuman (v. unione EUROPEA) né il Pool agricolo europeo; ma segue con criteri di opportunità il manifestarsi nei paesi assistiti di esigenze finanziarie, economiche e sociali in rapporto allo stabilirsi di una mutua sicurezza, contemperando le necessità militari con quelle sociali.
La M.S.A. si propone inoltre di sviluppare in Europa una economia unificata, una maggiore produttivita e una più ampia liberalizzazione degli scambi; costituendo, infine, lo strumento economico del Patto atlantico, assume l'iniziativa di eventuali provvedimenti di emergenza. In questo senso il concetto di s. s. si confonde nell'altro di sicurezza collettiva: e tenta di correggere il comune difetto d'impostazione di tutti i piani di s. s., consistente nel fatto ch'esu portano rimedio soltanto alle ultime manifestazioni sensibili dello squilibrio mondiale, senza preoccuparsi di modificare le cause generali. Queste sono principalmente le troppo difficili e rischiose condizioni fatte al risparmio, la scarsa mobilità dei capitali, dei prodotti, e dei lavoratori, le incostanze di valore delle monete e l'artificiosa suddivisione dell'unica economia mondiale in tante politiche economiche nazionali, diverse e rivali.
All'ingegnosa magnanimità dei piani di s. s. fa riscontro, però, il loro altissimo costo sociale, generalmente non proporsionato ai risultati che se ne possono ottenere, per cui riescono proibitivi nei paesi più poveri che maggiormente ne abbisognerebbero. Le manifestazioni di crisi e di disorientamento seguitono quindi a prodursi per la indisturbata azione delle cause prime e vi si innesta, rendendole più gravi, un pericoloso sovvertimento morale in dipendenza del convincimento che la s. s. sia un diritto primordiale e generale di tutti nei confronti degli Stati, e che individui e aziende possano pretendere garanzie e benessere dallo Stato senza alcun efficace contributo d'intelligenza, di lavoro e di fedeltà da parte loro.
Dal punto di vista della tecnica economica intesa alla piena occupazione, tra il Beveridge e il Keynes esiste un divario: il primo suggerisce che lo Stato intervenga direttamente per colmare la differenza tra risparmio e investimenti, socializzando il consumo, mentre il secondo invita lo Stato a una politica di basso interesse nei finanziamenti privati, e a concorrervi attraverso le imposte, misurate manovre inflazionistiche e la graduale socializzazione della produzione. L'uno e l'altro sistema limitano e mortificano la libertà d'iniziativa, cioè la vera e insostituibile molla dell'attività produttiva: onde riescono a ottenere una produzione apparentemente più ordinata, ma generalmente inferiore come qualità e rendimento. Ne resta mortificato anche il risparmio, base ed anima della vita economica, sostituito da una tassazione ingrata. La politica della piena occupazione appare però, finora, l'unico diversivo efficace nella polemica tra libertà economica e comunismo: ma per rispondere completamente alle esigenze pratiche, nonché alla carità, alla giustizia e alla ragionevolezza, dovrebbe appoggiarsi a soluzioni di economia applicata relative al risparmio, al credito e allo scambio, universalmente valide e universalmente accettabili all'infuori e al disopra di ogni politica.
III. Il Consiglio economico dell'O.N.U.-L'O.N.U. si occupa della s. s. attraverso uno dei suoi organi : il Consiglio economico formato da 18 membri eletti per tre anni allo scopo di provvedere alla stabilità economica internazionale e ad iniziative umanitarie e previdenziali : nobili propositi, che però non ambiscono a risolvere problemi essenziali. Nulla aspettano, infatti, dal progresso tecnico della economia applicata, né accennano a togliere valore e significato economico ai rigidi confini politici
delle sovranità territoriali. Un tentativo più marcato, su questa via, si ha con il Piano Schuman, che rappresenta una vittoria della corrente federalistica nell'Unione europea (v.), caratterizzata dalla progressiva riduzione delle sovranità nazionali.
BibL.: W. Beveridge, Full employment in a free Society, Londra 1944; L. Meriam, Relief and Social Security, Washington 1946; A. Fisher, Progrès économique et sécurité sociale, Parigi 1947; id., The Clash of Progress and Security, Londra 1948; A. Getting, The economics of full employment, Oxford Univ. 1947; id., La sécurité sociale, Parigi 1948; L. Robbins, L'economia pianificata e l'ordine internaz., Milano 1948; V. Marrama, Teoria e politica della piena occupaz., Roma 1948; L. Federici, La teoria della piena occupaz., Frechi e nuovi sistemi, Bologna 1949; Atti della XXIII Settim. sociale dei catt. ital., Bologna 1949; A. Aiello, La terza via - nelle teorie di Menegazzi, Keynes, Beveridge, Rüphe 1949, Verona 1950; N. S. Stone - G. A. Lincoln - T. H. Harvey, Economics of national securities, Nuova York 1950; P. Pavar, La Società a servizio dell'uomo, Roma 1950; G. La Pira, L'attesa della povera gente, Firenze 1951
Mario Baronci
SIDDIM, valle di (ebr. 'Emeq Siddim). - Valle piena di pozzi di bitume (Gen. 14, 10), dove Chodoriahomor con i suoi alleati batté il re di Sodoma (v.) e confederati (ibid. 14, 8-10).
L'antica glossa $(14,3)$ "ora è il Mare di sale - o Mare Morto, ha influito sulla traduzione greca $\dot{\eta} \sigma \dot{\alpha} \alpha \gamma \xi \dot{\eta}$ $\dot{\alpha} \lambda \alpha \alpha \dot{\eta}(14,3), \dot{\eta} \alpha \alpha i \alpha \dot{\alpha} \dot{\eta} \dot{\alpha} \lambda \alpha \alpha \dot{\eta}(14,10)$ "la valle salata"; mentre s. Girolamo, dipendente da scritti talmudici, ha tradotto vailis silvestris prendendo $t$. come plurale di siddhek ("campo"). L'etimologia resta sconosciuta. La glossa vuole indicare che in epoca storica la piana fu ricoperta dalle acque del Mar Morto, di cui divenne una parte. Questo fatto può essere avvenuto soltanto nella parte meridionale a sud della penisola del Lisān, che è uno stagno con 5-6 metri d'acqua. La depressione sarebbe stata prodotta in seguito ad una conflagrazione, dovuta forse ad un terremoto, di cui esistono tracce lungo le rive, che avrebbe provocato la combustione dei gas del sottosuolo (petrolio, bitume, zolfo), invaso poi dalle acque del Mar Morto (v. PENTAMULI).
Donato Baldi
SIDGWICK, HENRY. - Filosofo, n. il 31 maggio 1838 a Skipton (Yorkshire), m. il 28 ag. 1900 a Cambridge. Studiò a Cambridge. Fellow del Trinity College (1859), fu incaricato (1869) dell'insegnamento della filosofia morale e, più tardi, anche della filosofia politica. Nel 1882 fu eletto presidente della Society for psychical research, di cui fu uno dei principali promotori.
Il S. continua la linea dell'utilitarismo del Bentham (v.) e di J. Stuart Mill (v.) dimostrando però, in conseguenza dei suoi studi della filosofia di Kant, una coscienza più viva delle difficoltà di conciliare l'imperativo altruistico del sistema con il suo concetto edonistico del bene. L'atto con cui si apprende la «desiderebilità» di una cosa possiede, per S., un valore oggettivo e interpersonale ed è, simultaneamente, uno stato di coscienza gradevole. Lo stesso orientamento edonistico della vita soggettiva richiede perciò di scegliersi fini valevoli per tutti, e di vincere le tendenze egoistiche. In materia di parapsicologia ha il merito di aver istituito una delle prime ricerche sperimentali sui fenomeni di telepatia (v.).
Opere principali: Methods of ethics (Londra 1873, $6^{a}$ ed. 1901); History of ethics (ivi 1879, $4^{2}$ ed. 1896); Principles of political economy (ivi 1883); The elements of politics (ivi 1891); Practical ethics (ivi 1898); Philosophy, its scope and relations (ivi 1902); The philosophy of Kant and other lectures and essays (ivi 1905).
BibL.: A. G. Sinclair, Das Utilitarismus bei S. und Spencer. Heidelberg 1907; P. Bernays, Das Moralprinzip bei S. und Kant, Ottings 1910; C. D. Broad, H. S., in The Hibbert Journal, 27 (1958), pp. 25-43.
Beda Thum
SIDNEY, PHiliP, sir. - Scrittore, n. a Penshurt il 30 nov. 1554, m. a Arnheim (Paesi Bassi) il 17 ott. 1586.
E considerato come il tipico gentleman dell'Inghilterra elisabettiana, con le virtù del cortigiano, del soldato
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e dello scalare, nella tradizione rinascimentale italiana e francese, protettore di artisti e di letterati, letterato egli stesso, e difensore della religione nazionale. Le sue opere, postume, comprendono il lungo romanzo epico-pastorale Arcadia (1590), che si pone accanto all'opera del Sannazaro e alla Diana di Jorge de Montemayor, scritto in prosa, talvolta prolissa, intercalata da liriche di carattere soprattutto amoroso; l'Apologie for Poetrie (1598), scritta in seguito ad un attacco contro il teatro da parte di Stephen Gosson, che lo fa il primo rappresentante della critica letteraria del Rinascimento inglese e in cui si trovano interessanti giudizi sulla produzione contemporanea; e Astrophel and Stella (1591), raccolta di sonetti indirizzat: a Penelope Devereux, che pongono il S. fra i rappresentanti più cospicui e più originali in Europa del genere di lirica petrarchesca.
Bibl.: ed.: The complete works, a cura di S. Feuillerat, 4 voll., Cambridge 1912-26; La Difesa della poesia, a cura di S. Policardi (trad. it.), Pedova 1946. Studi: F. Granville, Life of str. P. S., a cura di N. Smith, Oxford 1907; M. S. Goldman, Str P. S. and the Arcadia, Urbana 1934. Alberto Castelli
SIDONE (ebr. Șidhān). - Una delle più antiche e più importanti città marittime della Fenicia, il cui nome, perpetuatosi nell'odierna Șajdā, 35 km . a nord di Tiro, proveniva forse dal culto del dio Sid, attestato nei testi di Rās Šamrah.
Oscura ne è l'origine, ma la designazione di Sîdhôn, nella tavola dei popoli, come primogenito di Canaan (Gen. 10, 15) e l'uso adottato nei testi biblici (Jos. 13,6) e nei poemi omerici di chiamare i Fenici con il nome di Sidonii (Il., VI,289; XXIII,743; Odyss., XV, 415; XVII, 424) indica la supremazia che S. s'era acquistata fra le città della Fenicia. Anche quando prevalse la potente rivale Tiro, il nome di Sidoni rimase sinonimo di Fenici (I Reg. 16, 31). Nella Bibbia S. è ricordata sia come città (Iudc. 1,31; 18,28; Is. 23,2; Ez. 27,8) sia come territorio che delimitava la frontiera settentrionale di Canaan (Gen. 10, 19) e confinava con le tribù di Zabulon (ibid. 49,13) e di Aser (Jos. 19, 28). E detta "S. grande" (ibid. 11,8; 19,28) con i suoi sobborghi e dintorni, in opposizione alla primitiva "piccola città", distinta nella lista delle città conquistate nella gloriosa campagna di Sennacherib. Ribellatasi ad Asathaddon, fu ancora vinta e ancora saccheggiata da Nabuchodonosor (Ez. 32,22) e nel 356 da Artaserse Oco. Si arrese ad Alessandro; passò nel 197 dal dominio dei Tolomei a quello dei Seleucidi. Nel 64 a. C. fu dichiarata dai Romani città autonoma, ma Augusto la privò di questo privilegio. Gli abitanti di S., attratti dalla fama dei miracoli del Salvatore, si recarono in Galilea per ascoltarne gli insegnamenti (Mt. 3,8); Gesù stesso ne visitò il territorio (Mt. 15, 21; Mc. 7,24) e durante il viaggio sanò la figlia della Cananea (Mt. 15, 22-28; Mc. 7, 25-30). S. Paolo nel viaggio da Cesarea a Roma vi sostò (Abt. 27,3). Il cristianesimo vi si sviluppò ben presto e il vescovo di S. intervenne al Concilio di Nicea.
Gli scavi eseguiti solo parzialmente, giacché la città è densamente popolata, ne hanno rivelato l'origine antica, con reperti paleolitici e ceramica del medio bronzo nella cittadella. Al tempo ellenistico sono ascritti i bei sarcofagi rinvenuti nella vicina necropoli.
Bibl.: F. - M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 46r. Per gli scavi: L. Hennequin, in DBs. III (1938), coll. $439-45$.
Dionato Baldi
SIDONE. - 1) Diocesi dei Maroniti, fondata nel 1635 , poi nel 1838 unita con Tiro e nel 1900 di nuovo separata. Fedeli 57.000 , chiese 108, sacerdoti secolari 74 , religiosi 20.
2) Diocesi dei melkiti: sede già esistente nel sec. III. La serie cattolica ricomincia nel 1683 . Fedeli: 16.000; chiese 55; sacerdoti secolari 13, religiosi 12.
Bibl.: Ann. Pont. 1958, p. 378. Guglielmo de Vries
SIDONIO APOLLINARE: v. APOLLINARE SIDONIO.
SIDOTTI, Giovanni Battista. - N. a Palermo nel 1668 da famiglia nobile, m. in Giappone nel-l'ott.-nov. 1715. Fu sacerdote e missionario.
Uditore della Rota, parti per l'Estremo Oriente con la legazione del card. de Tournon (v.), fermandosi nel 1704 nelle Filippine allo scopo di penetrare in Giappone. A Manila curò prima gli ammalati dell'Ospedale reale, che riuscì a fare ingrandire, e si adopcrò poi per la costruzione del Seminario di S. Clemente per indigeni, portato a termine per merito suo. Ottenne dagli Agostiniani Scalzi buon numero di missionari a disposizione del Giappone. Quindi, il 22 ag. 1708 porti con alcuni giapponesi per il Giappone, che raggiunse il 10 ott. successivo. Tradito e subito catturato, fu sottoposto a numerosi interrogatori, nei quali, pur confessandosi sacerdote cattolico, riusci a cattivarsi la simpatia e ad eludere la pena di morte. Il 28 ott. 1709 fu trasferito alla prigione Kirishitan Yoshiki presso Tokyo, sorretto dalla benevolenza dello stesso shogun. Qui, nel 1714, poté battezzare i suoi due custodi e forse altri. Risaputo il fatto, fu sottoposto a severissima custodia. Nel frattempo, il 27 ag. 1714. Propaganda le aveva nominato vicario apostolico del Giappone. Quello del S. fu l'ultimo tentativo della Chiesa per salvare i cristiani del Giappone.
Bibl.: Max V. Kisenburg, Kirishitan Yashiki, das ehemalige Christengefüggnis in Kuishibava, in Monnm. Nippanica, I, Tokio 1938, pp. 300-304; R. Tassinari, The end of Padre S., ibid., V, 1, 1942, pp. 246-53; A. Stros, L'abbé Jean-Baptiste S., in Rev. d'hist. des Missions, 14 (1937), pp. 367-79, 494-501 e 15 (1938), pp. 80-91; L. Pedot, La S. C. de Propaganda Fide e la seizsioni del Giappone, Roma 1046, pp. 332-36 (quest'ultimo e l'unico che riporta le notisie della Propaganda sul S.). Lino Pedot
SIDRACH (ebr. Sadhrakh, Settanta $\Sigma_{s} \delta p \bar{s} \chi$ ). Nome babilonese imposto ad Anania (v.), compagno di Daniele (Dan. 1, 7; 3, 12 sgg.). Probabilmente è un'alterazione grafica del nome di divinità Marduk.
Bibl.: A. Jeremias, Das Alte Testament im Lichte des Alten Orients, $3^{2}$ ed., Lipsia 1916, p. 629. Giovanni Rinaldi
## SIEBENBURGEN: v. ALBA JULIA.
SIEDLCE, diocesi di. - Città e diocesi in Polonia. Ha una superficie di 14.300 kmq . con una popolazione di 784.300 ab. dei quali 740.188 cattolici, distribuiti in 264 parrocchie, servite da 331 sacerdoti diocesani e 26 regolari; ha due seminari, 7 comunità religiose maschili e 44 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 379).
Fondata nel 1818 con bolla di Pio VII Ex imposita nobis, sorta dallo smembramento di parti delle diocesi di Chelm, Cracovia, Poznan, Plock e Luck, che dal 1805 al 1818 formavano una parte della diocesi di Lublino (v.). Sede vescovile a Janów Podlaski e Biskupi. Primo vescovo : Feliks Łukasz na Lewinie Lewiński (1750-1825). Con decreto del governo russo del 1867 la diocesi di Podlachia fu soppressa rimanendo sotto l'amministrazione dei vescovi di Lublino. Fu ristabilita nel 1925 con sede vescovile a S. Suffraganea di Varsavia. Primo vescovo Henryk Przeździecki.
Podlachia e la Terra di Chelm furono oggetto, specialmente nel 1865-75, di crudeli persecuzioni religiose da parte della Russia, che provocarono una profonda eco in tutto il mondo (v. LUMINO). A S. la chiesa di S. Stanislao è del 1740, il Palazzo municipale del sec. xviri, il Palazzo detto "Aleksandria" del sec. xviII. A Janów Podlaski e Biskupi la collegiata della S.ma Trinità è del sec. xv. La chiesa dei Domenicani è del sec. xviII, il Seminario del 1685. A Kodeń la chiesa parrocchiale è del sec. xv.; vi si venera l'immagine miracolosa della Madonna.
Bibl.: P. Lescoeur, L'Eglise cath. en Pologne sous le gouvernement russe, Parigi 1876; A. M. Ammann, Stor. della chiesa russa e dei paesi (l'mitreff, Torino 1948. Adamo Macieliński
SIEDLISKA, Maria Francesca de. - In religione Maria di Gesù del Buon Pastore, fondatrice delle Suore della S. Famiglia di Nazaret, n. a Roszkowa-Walla (diocesi di Varsavia) il 12 nov. 1842, m. a Roma il 21 nov. 1902.
Benché di famiglia aliena dalla religione cattolica, crebbe dedita ad un'intensa pietà, tanto che alla prima
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(fat. Hab. fat. nec.)
A sinistra: LA MADONNA DEL BUON RIPOSO. Scultura attribuita ad Antonello Gagini (1428) - Palermo, Museo nazionale, proveniente dalla Cappella degli Ansalone allo Spasimo. A destra: ALTARE BAROCCO CON L'ALBERO DI JESSE (sec. xvit). Il Crocifisso ligneo è del sec. xv - Monreale, Cattedrale, cappella del Crocifisso.
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(fot. Fenlurini)
(fot. Enii)
In alto a sinistra: ESTERNO DELLA COLLEGIATA di S. Agata (sec. xiv) - Asciano presso Siena. In alto a destra: ESTERNO DELLA CHIESA DI S. MARIA DI PROVENZANO, opera di Flaminio del Turco (1594) su disegno di fra' D. Schifardini - Siena. In basso a sinistra: LA FONTEBRANDA nella ricostruzione del 1246 ad opera di Giov. di Stefano: in alto s. Domenico (secc. xIII-xiv) - Siena. In basso a destra: CASA DI S. CATERINA e oratorio della Contrada dell'Oca (1464-74) in Via Fontebranda - Siena.
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Siena, arcidocesi di - Sigillo di parte guelfa - Museo civico.
Comunione si propose di consacrarsi interamente al servizio di Dio. Rifiutate le nozze propostegl. dal padre e superate le più gravi difficoltà di salute e di contraddizioni, poté finalmente istituire a Roma, quasi sotto gli occhi e le pre. mure di Pio IX, la sua nuova Congregazione il $1^{\circ}$ ott. 1873. Questa mirava allo scopo particolare di occuparsi della educazione dei fanciulli poveri in apposite scuole; di raccogliere orfanelli nei propri asili, ricoverare infermi poveri in ospedali senza alcuna retta, radunare nelle proprie case fanciulle e donne per gli esercizi spirituali, e ciò anche nelle missioni. Le case si moltiplicarono ben presto, specialmente nella Polonia e nell'America settentrionale, guidate e animate dalle frequenti lettere e visite della fondatrice. La causa di beatificazione fu introdotta il 4 dic. 1940.
Brec.: V. Sardi, Vita della serva di Dio M. F. de S., fondatr. della Congregaz. della S. Famiglia di Nazaret, Grottaferrata 1921; AAS, 33 (1941), pp. 166-68.
Celestino Testore
SIENA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi, capoluogo di provincia in Toscana. Ha una superficie di 800 kmq , con una popolazione di 85.000 ab. dei quali 84.000 cattolici, distribuiti in 110 parrocchie e 13 vicariati, serviti da 140 sacerdoti secolari e 70 regolari; ha seminario maggiore e minore, in comunità religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 379). La diocesi, che subì forti diminuzioni nei secc. xv e xvi, si stende in forma di rettangolo irregolare, da nord a sud, principalmente sul versante destro dell'Ombrone con gli affluenti Arbia, Merse, Lanzo, Gretano; è attraversata dalle Vie Cassia e Grossetana. Sue suffragance sono le diocesi di Grosseto, Chiusi, Massa Marittima, Sovana e Pitigliano.
I. Origine e storia. - S. (Saena, Sena, Senae) ha origini oscure. Probabile centro etrusco, divenne ca. il 30 a. C. importante colonia romana, ma ne rimangono pochi ruderi.
Il cristianesimo vi s