mente dal Locke per cui il s., "se serve a dimostrare la connessione fra le prove ", "non dà tuttavia alcun aiuto alla nostra ragione... nel trovar delle prove e fare nuove scoperte": il s. fa vedere la connessione fra due estremi, posto un medio, "ma quella connessione che il
medio ha con l'uno o l'altro degli estremi nessun s. la mostra né la può mostrare" (Ess., IV, cap. 17 § 4,6; v. la risposta di Leibniz in Nouv. Ess., IV, cap. 17). L'obiezione è stata ripresa a fondo da J. Stuart Mill (v.): "un ragionamento dal generale al particolare non può come tale provare nulla; poiché da un principio generale non possiamo inferire altri particolari se non quelli che il principio stesso assume come noti" (Elystem of logii, II, cap. 3). Nel s. non c'è quindi, secondo il Mill, inferenza. Quando il s. si costruisce, l'inferenza è già compiuta; e pertanto il s. serve solo come saggio della correttezza dei nostri processi induttivi : non è metodo di ricerca, bensì di interpretazione e di prova; e in ciò è la sua insostituibile utilità.
La difficoltà milliana muoveva, in parte, dall'erroneo presupposto empiristico della riduzione dell'universale (v. UNIVERSALI) a pura collezione o somma di individui. Non sembra tuttavia doversi negare ogni fondamento alle istanze contro il s. Particolarmente il s. in puri termini di estensione (ogni uomo mortale - Socrate uomo - Socrate mortale) equivale sostanzialmente a un semplice rapporto di subalternazione fra proposizione generale e proposizione particolare. Ne, generalmente, la forma sillogistica costituisce il modo naturale dell'inferenza del pensiero. Il moto del pensiero si attua per la connessione ch'esso discopre fra un fatto e un valore, fra il particolare e l'universale o fra l'universale e il particolare. E, nel momento della ricerca, tale discoperta si compie per il potere percettivo della mente che non si dispiega in un esplicito s., ma piuttosto lo involge nella sostanza del suo atto intuitivo-discorsivo. Lo stesso Aristotele notava che per l'invenzione del medio - in cui unicamente consiste il vero momento progressivo della conoscenza, e ch'è anteriore alla formulazione del s. né si compie per esso - ci vuole "sagacia" ( $\dot{\alpha} \gamma \dot{\varepsilon} v o \alpha$ : Anal. post., I, 34, 89 b 10). Per questo lo schema sillogistico non è di alcun valido aiuto, né di fatto interviene nello sforzo vivo e creativo del pensiero che procede per analisi, raffronti, comparazioni dirette di concetti e di cose, discoprendo così le indefinite relazioni del reale (la xovsovia $\tau \tilde{\omega} v \lambda \hat{\sigma} \gamma \omega v$ di Platone: Soph., 253 d, 257 a). E tuttavia la struttura essenziale del s. sottende il processo deduttivo del pensiero, che ne s. e nei suoi schemi ritrova la sua chiarificazione e necessità logica e pertanto, come giustamente riteneva Aristotele, lo strumento della scienza come dimostrazione (v.).
Nell'idealismo hegeliano, poiché il reale è razionalità, il s. come unica possibile forma del contenuto razionale, assume una valutazione assoluta : "il s. è la ragion d'essere essenziale di ogni verità ", e "ogni cosa è un s." (Enc., § 181). In G. Gentile il s. come espressione del pensiero oggettivato e astratto è determinato dalla legge dell'identità : è quindi inevitabile la circolarità nel processo dimostrativo. Se pertanto "la natura del pensiero pensato, governato dal principio di identità, è espressa pienamente nel s.", esso tuttavia ha valore solamente come "momento della dialettica dell'arte del pensare" (Sistema di logica, I, Firenze 1940, p. 258).
BIBL.: oltre il commento di s. Tommaso agli Anal. post., v. S. Boesio, De s. categorica libri duo: PL 64, 793-831; id., De s. hypofotico, ibid., 831-76 (a Boesio risale l'introduz. nel latino di tutta la terminologia aristotelica concernente il s.); F. A. Trendelenburg, Elementa logicae aristotelicae, §§ 20-55, $9^{\circ}$ ed., Berlino 1892, pp. 88-111; H. Maier, Die Syllogistik des Aristoteles, 2 voll., Tubinga 1896-1900: fondamentale, specialm. II, parte $1^{\text {a }}$ e $2^{\text {a }}$; id., Zur Syll. d. Arist., in Arch. f. Gesch. d. Philos., 20 (1907), pp. 46-55; E. Thouverez, La IVe figure du s., ibid., 15 (1902), pp. 49-110; J. Lachelier, Etudes sur le s., Parigi 1907; A. Pastore, S. e proporzione, Torino 1910; U. Della Seta, La dottrina del s. in Aristotele e le obbiezioni cui fu fatto segno, ecc., Roma 1911; T. Pesch, Institutiones logicae et antol., parte $1^{\text {a }}$, $2^{\text {a }}$ ed., Friburgo in Br. 1914, pp. 140-94; G. F. Hegel, Scienza della logica, III, sez. 1*, cap. 3, trad. it. Bari
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Iftot. Laboratoria Etnengrafica Terra Santus
Silo - Panorama.
1925, pp. 127-78 (cf. Enc.. §§ 181-70); W. Leibniz, Nouv. est., IV, cap. 17; trad. it.. II, Baci 1926, pp. 244-69; G. Calogero, I fondamenti della logica aristotelica, Firenze 1927, pp. 209-47; J. De Tonquédec, La critique de la connaissance, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1929, pp. 372-432; J. M. Le Blond, Logique et méthode chez Aristote, ivi 1930, pp. 57-106; J. Fröbes, Logica, Roma 1940, pp. 187-265; W. D. Ross, Aristotele, trad. it. di A. Spinelli, Bari 1946, pp. 45-72; F. H. Bradley, The principles of logic, I, $2^{2}$ ed., rist.. Oxford 1930, p. 243 sgg., e II; J. Locke, Essay on human knowledge, IV, cap. 17; trad. it., II, Bari 1931, pp. 374-401, v. anche logica; fragmento.
Ugo Viglino
SIIO (ebr. S̆llō o S̆llōh, gr. $\Sigma \eta \lambda \hat{\omega}, \Sigma \eta \lambda \hat{\omega} \epsilon$ ). - Località antica della Palestina nella tribù di Ephraim, corrispondente, secondo le indicazioni bibliche (Iudc. 21, 19), all'odierno Hirbet Sejlūn, 5 km . a sud di Lubbān, 40 km . a nord di Gerusalemme, sulla via di Nābulus.
Conquistata dagli Ebrei, divenne centro dell'attività di Giosuè e delle assemblee d'Israele (Ios. 18, 8-10; 19,51; 21,2; 22,9-12). La presenza dell'Arcs e del Tabernacolo fece di S. una meta di pellegrinaggi (I Sam. 1,4); in occasione di una festa annuale i Beniaminiti rapirono le ragazze danzanti (Iudc. 21, 13-25). Caduta l'Arca in potere dei Filistei e distrutto il Santuario dove dal sacerdote Eli era stato accolto Samuele fanciullo (I Sam. 4; Ier. 7, 12; 26, 16; Ps. 38,60), la città andò perdendo la sua primitiva importanza, quantunque fosse ancora popolata (I Reg. 11,29). Riacquistò splendore nel tempo dei Seleucidi fino all'epoca bizantina; cristiani, giudei e musulmani sino al sec. xiv ne venerarono i sacri ricordi.
Gli scavi archeologici intrapresi da una società danese in diverse campagne, dal 1922 al 1932, hanno posto in luce le diverse fasi storiche della città. Occupata già nel periodo del medio bronzo, godé grande prosperità sino all'epoca del ferro (secc. xiri-x a. C.). Dopo questo periodo il materiale archeologico diviene scarso, in corrispondenza allo stato di semiabbandono in cui fu lasciata la città dopo la vittoria dei Filistei. La rinascita ellenistica è attestata da numerosa ceramica, da una villa con bagno, dalla cinta delle mura e della necropoli tagliata nella roccia sul cammino ad 'Ajn Sejlūn. Il florido periodo cristiano è rappresentato da una basilica a tre navate del sec. v e da altra piccola chiesa con musaici istoriati e iscrizioni. Nella cadente moschea di el-'Arba'in, vi è un lintello scolpito con fregi ebraici, che indica pure la presenza di una antica sinagoga.
Bibl.: H. Kjaer, The excavation of Shiloh 1929, a preliminary report, in Journal of Pol, orient. society, 10 (1930), pp. 87-174. F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 462-63.
Donato Baldi
SIIOE. - Nome che designa una sorgente, oggi 'Ajn Sittī Marjam, ad oriente di Gerusalemme, come
pure il canale sotto il colle Ophel attraverso cui passa il suo corso e la piscina che esso forma all'uscita. Delle acque di S. (mē haš-Šllōah) parla Is. 8, 6 e della piscina di S. (bērébhath haš-Šelah) Neh. 3, 15. Attraverso il greco $\Sigma$ úarèa il nome di S. si conserva nel moderno villaggio arabo di Silwān, a sud-est di Gerusalemme.
Particolare è l'importanza del canale per il fatto che in esso, nell'a. 1880 , fu scoperta per caso, da un ragazzo che faceva il bagno nell'attigua piscina, una iscrizione ebraica antica, la più lunga che si conservi. Tale iscrizione commemora l'escavazione del canale e può essere attribuita all'epoca del re Ezechia (ca. 700 a. C.), in base alle notizie bibliche sulla costruzione da parte sua di un acquedotto per portare l'acqua a Gerusalemme (II Reg. 20, 20; II Par. 32, 30).
Secondo gli studi piü recenti la traduzione più probabile dell'iscrizione, è la seguente: - ... la perforazione. E questa è la storia della perforazione: mentre... il pic-
cone l'uno verso l'altro e mentre v'erano ancora tre cubiti da scavare, si udì una voce di un uomo che chiamava l'altro, poiché vi era una fessura [?] nella roccia da destra e da... E nel giorno della perforazione batterono gli scavatori l'uno contro l'altro, piccone contro piccone, e sgorgò l'acqua dalla sorgente alla piscina per 1200 cubiti. E 100 cubiti era l'altezza della roccia sulla testa degli scavatori s.
Bibl.: D. Diringer, Le iscriz. antico-ebraiche palestinesi, Firenze 1934, pp. 81-102; S. Moscati, L'epigrafia ebraica antica 1933-38, Roma 1951, pp. 40-43. Sabatino Moscati
SILOS. - Monastero benedettino spagnolo nella diocesi e provincia di Burgos, dedicato dapprima a s. Sebastiano poi all'abate s. Domenico, fondato probabilmente nel periodo visigotico e dotato dal conte Fernán González nel 919.
Sua gloria nel medioevo fu l'abate s. Domenico (1041-

(ser curticia di mens. A. P. Frates)
Silos - Cortile romanico (secc. XI-XII) - Silos.
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1073), il quale iniziò la costruzione dell'antica chiesa e del bellissimo chiostro romanico, tuttora esistente, ricco di caratteristiche sculture dei secc. xI-xit. S. fu nel medioevo importante centro culturale. Basti ricordare il suo Cltranicon dovuto a Grimaldo, l'attività dei suoi copisti che lasciarono agli inizi del sec. xill un tesoro di ca. 200 manoscritti, molti dei quali tuttora conservati. Notevoli anche la raccolta di oggetti artistici, l'archivio e la biblioteca. Il monastero di S. aderi nel 1512 alla Congregazione benedettina di Valladolid e fu soppresso dal governo liberale nel 1835 ; nel 1880 fu ripristinato dai Benedettini di Ligugé. Attualmente S. è noto come focolare di studi liturgici e storici; vi si pubblica tra l'altro la rivista Liturgia.
Bial.: M. Férotin, Recueil des chartes de l'abbaye de S., Parigi 1897; id., Hist. de l'abbaye de S., ivi 1897; L. Serrano, El real monast. de S. Domingo de S. (Burgos), su hist. y tesoro arrist., Burgos 1926; W. Wischill - J. Pérez de Urbel, Los manuscritos del real monast. de S. Domingo de S., in Bol. de la Acad. de la Hist., 95 (1929), pp. 521-601; Cottineau, II, coll. 3036-37. Anscario Mundò
SILVACANE (Salvicanne). - Antica abbazia cistercense nell'arcidiocesi di Aix in Provenza.
Fu fondata da Raimondo de Baux nel 1132-57; venne soppressa dal papa Eugenio IV nel 1443 e i suoi beni furono trasferiti al Capitolo metropolitano di Aix. La chiesa abbaziale è stata di recente restaurata all'esterno; era a tre navate, rinforzate all'esterno da numerosi contrafforti; sul transetto si eleva una torre quadrata; l'abside principale è decorata con una nicchia ogivale del sec. xv. Oggi però è ridotta a fattoria, come anche il chiostro annesso e la sala capitolare è trasformata in scuderia.
Bial.: Bernard D'Hyères, Hist. de l'abbaye cisterc. de Silvacane en Provence d'après les documents, Aix 1891; Cottineau, I, coll. 2027-38. Enrico Ioni
SILVANO. - Dio della religione romana. Il suo nome, benché si sia tentato di spiegarlo anche diversamente (etr. selvans), sembra essere un aggettivo tratto dalla parola silva, e, infatti, S. resta per tutta la romanità un dio dei boschi : tutt'al più si distinguono un $S$. silvester e un $S$. domesticos, secondo le funzioni del dio nei boschi e, rispettivamente, nelle case e nei poderi.
E importantissimo che S. a Roma non ha alcuna festa pubblica né un tempio, mentre la sua venerazione privata è abbondantemente documentata, soprattutto dalle iscrizioni. Nella letteratura gli si attribuiscono gli stessi tratti del dio Fauno che, viceversa, ha un culto pubblico, ma quasi nessuna iscrizione: sembra chiaro che si tratti della stessa divinità che appare sotto un nome (più antico?) nel culto pubblico e sotto un altro nel culto privato. S., concepito non diversamente da Fauno come "incubo", era considerato pericoloso per le donne: per difendere da lui le puerpere, si invocavano le divinità Intercidona, Pilumnus e Deverra, corrispondenti a tre strumenti di una magia apotropaica domestica. S. domina nei bagni riservati agli uomini. Le donne sono escluse dal suo culto. Come Fauno, S. viene identificato con il greco Fati. La sua sfera è quella della natura selvaggia. Nelle province illiriche dell'Impero la sua venerazione, collegata con quella di Diana, risulta particolarmente intensa e fa pensare a un'interpretatio Romana di una divinità indigena affine. Nelle raffigurazioni S. ha l'aspetto di un boscaiolo, con una falce, un ramo d'albero nelle mani e un cane ai piedi.
Bial.: A. von Domaszewski, Abhandlungen zur römischen Religion, Lipsia-Berlino 1909, p. 58 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, $2^{2}$ ed., Monaco 1912, p. 213; J. Bayer, Les origines de l'Hercule romain, Parigi 1926, p. 372 sg.; Klotz, Silvanus, in Pauly-Wissowa, III A, I (1927), coll. 117-25. Angelo Brelich
SILVANO. - Vescovo omeusiano di Tarso, di cui si conosce relativamente poco. Partecipò al Concilio di Sirmio del 351, e nel 357 ospitò s. Cirillo di Gerusalemme, allorché questi venne deposto da Acacio di Cesarea (Teodoreto, Hist. eccl., II, 26).
I contemporanei non gli risparmiarono lodi, e la sua ortodossia fu esaltata anche da s. Ilario di Poitiers. Nel
Concilio di Seleucia (359) sostenne che si approvasse e si accettasse la formola del cosiddetto Sinodo in encaeniis (Antiochia 341) e fece parte della commissione di vescovi orientali che doveva disputare contro Eudossio d'Antiochia e Acacio di Cesarea alla presenza dell'imperatore Costanzo. In tale occasione si distinse particolarmente nella difesa della dottrina della "consustanzialità " del Verbo con il Padre, sottoscrivendo anche la lettera diretta ai delegati di Rimini per metterli in guardia contro le mene degli acaciani. La legazione non ottenne però quanto desiderava, anzi nel Concilio di Costantinopoli (360) parecchi vescovi furono deposti tra i quali anche S. (Teodoreto, Hist. eccl., II, 23).
S. era uno di quei numerosi semi-ariani del sec. Iv che sostenevano la fede di Nicea, ma si scandalizzavano del termine 600060105 perché convinti che con esso si offriva ai sabelliani il mezzo per mascherarsi, e perciò sosteneva che il termine più appropriato fosse quello di 6400660105 .
Ritornò alla sua sede sotto Giuliano e fece parte della legazione diretta a papa Liberio e all'imperatore Valentiniano nel 366. Questi non potè essere raggiunto, poiché si trovava nelle Gallie; i legati si rivolsero allora al Papa davanti al quale professavano la fede nicena e ricevettero lettere di comunione per gli Orientali. Nell'inverno del 367 era stato convocato un altro sinodo a Tiana, in cui si indisse, a breve scadenza, un sinodo da convocarsi a Tarso, nella sede di S. Scopo del Sinodo di Tarso avrebbe dovuto essere il ristabilimento della pace e della concordia ecclesiastica. Ma l'intervento dei macedoniani e degli acaciani, presso l'imperatore Valente, impedì che tale Sinodo potesse radunarsi. S. mori verso il 373.
Bial.: Tillemont, VI, pp. 351, 466-93, 540; Hefele-Leclereq I, pp. 946-55, 979; Fliche-Martin-Frutax, III, pp. 169-74, 237-59. Martiniano Roncaglia
SILVA PORTO, Diocesi di. - Città e diocesi in Angola, possedimento portoghese dell'Africa occidentale.
Ha una superficie di $625.440 \mathrm{~kmq}$, con una popolazione di $943.529 \mathrm{ab}$. dei quali 63.536 cattolici; conta 2 parrocchie servite da 48 sacerdoti diocesani (Ann. Pont., 1952, p. 380). La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. Solemnibus Conventionibus del 4 sett. 1940, quale suffraganea di Loanda, ed elevando a dignità di cattedrale la chiesa parrocchiale di S. P., dedicata al martire s. Lorenzo.
Bial.: AAS, 23 (1941), pp. 14-18. Enrico Josi
SILVEIRA, Gonçales da, venerabile. - Gesuita, missionario e martire, n. di nobile famiglia ad Almeirim (diocesi di Liabona) il 23 febbr. 1526, m. a Monomotapa (Zambesi) il 15 marzo 1561.
Entrato nell'Ordine nel 1543, fu inviato a Goa, come provinciale della missione dell'India nel 1556, e diede tale impulso alla attività missionaria che nei tre anni che vi rimase furono battezzati nella sola città 7000 pagani. La buona riuscita lo fece eleggere per un campo ancora inesplorato nell'Africa sud-orientale, la regione di Mozambico, nell'edicena Rhodesia, dove i missionari erano stati richiesti dal figlio di un re cafro, battezzato a Mozambico. Il S., sbarcato l'i i marzo 1560 a Sofala, si spinse nell'interno della terra fino a Otongwe, dove risiedeva Gamba, re dei Maharanga. Nello spazio di 7 settimane, riusci a battezzare il Re, tutta la sua corte e molti altri pagani, fino a 400. Lasciò allora Otongwe alle cure del suo compagno, il p. Fernandez, e mosse verso il Regno del "re dell'oro", Monomotapa, sulle rive dello Zambesi, per guadagnarlo alla fede. Vi riusci, infatti, anche con la cooperazione dei Portoghesi, e alla fine del 1561 battezzò il Re e la sua corte; al marzo seguente i cristiani erano saliti a 300. Ciò suscitò l'invidia dei musulmani, che temevano di vedersi sottratto il loro commercio dai Portoghesi; ad essi riusci facile circuire il Re ancor debole nella fede e fargli credere le più stolide calunnie contro il S., dipingendolo come stregone che avrebbe soppresso tutti e come spia avanzata dell'esercito portoghese. Il Re, spaventato, fece senz'altro strangolare il missionario. La spedizione, inviata per vendicarne la morte,
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(foi. Enc. Catt.)
Silvestri, Francesco, detto il Ferrarese (Ferrariensis) - Inizio delle Quaestiones in libros physicorsm. Roma, per i tipi di A. Biado, 1576. Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma.
non arrivò mai a destinazione, e la missione dovette interrompersi per mancanza di missionari che per quel momento continuassero l'opera iniziata dal S.
Bibl.: Sommervond, VII, coll. 1731-33: N. Godigno, Vita Patris Gonzali Sylveriae, Lione 1612; A. P. de Paiva e Pons, Dos primeiros trabalhos dos Portugueses na Menomatape, $O$ padre d. G. da S., Lisbona 1802; G. Theal Mc Call, Records of S. E. Africa, VII, Città del Capo roo1: H. Chadwick, Life of the sun. G. da S., Roehampton 1910; L. Kilger, Die erste Mission unter den Bantustämmen Ostafrikas, Münster in V. 1917: Fr. Rodrigues, Hist. da Companhia de Trans na Assisticria de Portugal, 1, Porto 1931. pp. 312-19, 624-26 e passim: B. Leite, D. Gonfalo da S., Lisbona 1946.
Celestino Testore
SilVERIO, PAPA, santo. - Oriundo di Frosinone, figlio del papa Ormisda, fu eletto pontefice nel giugno 536, per l'intervento del re goto Teodato, nonostante fosse suddiacono e nonostante l'opposizione del clero.
Il suo breve pontificato fu coinvolto e travagliato dalle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbavano l'Italia e delle quali S. cadde vittima. Poco dopo la sua elezione mori il suo protettore, Teodato, e Belisario occupava Roma (dic.) per conto dell'Imperatore bizantino cacciandone il re goto Vitige. Questi ritornò nel febbr. successivo cingendo Roma d'assedio per circa un anno, durante il quale devastò chiese e simiteri specialmente della regione Salaria, dove s'era accampato.
Durante l'assedio intanto giungeva a Roma da Costantinopoli, dove era apocrisiario, il diacono Vigilio con lettere dell'imperatrice Teodora con le quali raccomandava a Belisario di adoperarsi perché Vigilio fosse eletto alla cattedra pontificale. Pare che questi avesse promesso a Teodora di restituire alla Chiesa di Costantinopoli il patriarca Antimo, già deposto dal papa Agapito, e specialmente di annullare le decisioni del Concilio di Calcedonia. Belisario desideroso di ubbidire all'Imperatrice, ma insieme non potendo deporre il legittimo pontefice, dal quale del resto era stato bene accolto, chiamò nel suo palazzo S. cercando di persuaderlo ad accondiscendere alle richieste imperiali. Naturalmente il Papa si rifiutò; si ri-
corse allora alle calunnie e fu divulgata una presunta lettera di S. a Vitige con la quale gli prometteva di consegnargli Roma aprendogli la porta Asinaria presso il Laterano. Belisario richiamò S. al quale fu facile scolparsi della calunnia e per togliere ogni sospetto e pretesto ai suoi nemici si recò ad abitare presso la chiesa di S. Sabina. Le mene contro di lui però non cessarono; nel marzo 537 per la terza volta fu chiamato al palazzo di Belisario, e mentre i suoi chierici furono fermati in anticasnera, S. fu introdotto accompagnato dal solo Vigilio. Improvvisamente un diacono gli tolse di dosso il pallio mentre altri due lo rivestivano con un abito monacale. Ai chierici in attesa fu annunziato che S. non era più papa e che pensassero ad eleggere il successore : naturalmente l'eletto fu Vigilio! S. fu mandato in esilio a Pa tara in Licia; quivi poté far conoscere al vescovo del luogo il vero stato delle cose, e questi santamente ardito si recò da Giustiniano rimproverandogli l'atroce misfatto. L'Imperatore ordinò allora che S. fosse ricondotto a Roma e sottoposto ad un regolare giudizio, ma giunto in Italia fu consegnato a Vigilio che lo fece relegare nell'isola Palmeria dove mori di stenti e di fame. Il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggi ed il Signore vi operò anche miracoli. Nel Martrologio romano S. è commemorato il 20 giugno ma è una data stabilita arbitrariamente da Adone.
Bibl.: Lib. Pont., I, pp. xxxix sg., 290-93; Acta SS. 7unii, IV, Parigi 1885, pp. 13-18; L. Duchesne, L'Eglise au VIIe siècle, ivi 1925, pp. 151-54; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, ed. it., II, Roma 1930, pp. 64-68: Martyr. Romamum, p. 247; Fliche-Martin-Frutax, IV, 436 sg.; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisancio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 129 sg., 145-47. 153 sg.
Agostino Amore
SILVESTER, LebedinskiJ. - Teologo e scrittore ecclesiastico russo del sec. xvili. N. in data ignota nella Russia meridionale, m. ad Astrachan il 5 nov. 1808.
Studiò nell'Accademia ecclesiastica di Kiev. Nel 1791 fu eletto rettore del Seminario ad Astrachan, nel 1794 del Seminario di Kazan e il 25 luglio 1797 primo rettore dell'Accademia ecclesiastica di Kazan. Nel 1799 divenne vescovo di Poltava e Perejaslavl e nel 1807 accivescovo di Astrachan.
S. compose in latino un manuale di teologia per i seminari: Compendium theologiae dogmaticae ( $1^{\text {a }}$ ed. Pietroburgo 1799; $2^{\text {a }}$ ed., molto aumentata, Mosca 1805). S. segue in teologia l'indirizzo protestantizzante di Teofane Prokopovič; ammettendo per la fede la sola S. Scrittura mentre i concili non possono stabilire dogmi irreformabili e la tradizione orale non è necessaria; vengono esclusi dal canone i libri + deuterocanonici +, ecc. Altri scritti notevoli (in russo): Il cibo incorruttibile, $1^{\text {a }}$ ed. Mosca 1789, $3^{\text {a }}$ ed. 1843; Interprete evangelico dei Proverbi (è un'interpretazione dei Proverbi, con testi paralleli della S. Scrittura per ogni versetto), $1^{\text {a }}$ ed. Mosca 1796, $4^{\text {a }}$ ed. 1894.
Bibl.: M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Ecclesia catholica dividentiam. I, Parigi 1926, pp. 294295, 644-45; v. anche gli indizi dei voll. II-IV, a. v. Lebedinshii Sylvester.
Bernardo Schultze
SILVESTRI, Francesco, detto il Ferrarese (Ferrariensis). - Teologo e filosofo domenicano, n. a Ferrara nel 1474, m. a Rennes il 19 sett. 1528. A 14 anni si fece religioso nella sua città natale. Finiti gli studi insegnò a Mantova (dove diresse spiritualmente la b. Osanna Andreassi), a Milano e a Bologna. Nel 1516 era già maestro in teologia, nel 1518 vicario della congregazione lombarda.
Pochi anni più tardi, mentre a Bologna era priore, reggente degli studi e inquisitore, fu nominato da Clemente VII vicario generale del suo Ordine (1524) e l'anno seguente venne eletto all'unanimità maestro generale a Roma. Datosi subito con grande zelo al governo dell'Ordine e alla visita dei conventi, mori tre anni dopo di malattia contratta in un incidente fluviale.
Opera principale: In libros s. Thomae Aquinatis contra Gentes commentaria. Era già finito nel 1517, ma
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(fot. Mureo del Fara)
Silvestro I, papa, santo - Affresco nella chiesa di S. Maria Antiqua (sec. viII) - Roma.
non fu stampato subito. Nel 1518 il card. Gaetano, di passaggio a Bologna, vide il commento, ne fece le più ampie lodi ed esortò vivamente i confratelli a pubblicarle ( $1^{2}$ ed., Venezia 1524 [non Parigi 1552, come è detto in DThC, XIV, col. 2087]); tra le antiche edizioni, principale è la piena, fatta per ordine di s. Pio V (Opera omnia s. Thomae Aq., Roma 1570-71, I); tra le moderne quelle a cura di G. Sestili (4 voll., ivi 1897-1901; ma soprattutto quella detta leonina, fatta per ordine di Leone XIII (Opera omnia s. Thomae Aq., XIII-XV, ivi 1918-26-30]).
Scrisse altre opere prevalentemente filosofiche: Annotationes in libros Posteriorum Aristotelis et s. Thomae (Venezia 1535); Quaestionum libri de anima quam subtilissimae et praeclarissimae decisiones (Venezia 1535); Apologia de convenientia institutorum Romanae Ecclesiae cum evangelica libertate, tractatus adversus Lutherum (Roma 1525; $2^{2}$ ed. Roma 1900, a cura di G. Sestili).
Michele Pió riferisce che il S. aveva intrapreso il commento anche della Summa Theologica ma ne desistette quando venne a conoscenza di quello del Gaetano. E fu un danno, perché il Ferrarese, sebbene inferiore al Gaetano per potenza speculativa, rimane tuttavia un tomista acuto, intelligente, con ampie vedute, ma anche personale, tanto che dissente spesso apertamente dal suo illustre confratello (ad es., sulla natura dell'intelletto, dell'analogia, della signetio individuale, della possibilità di più angeli della stessa specie).
Il Ferrarese porta una nota di personalità anche su altre questioni meno importanti, come, ad es., sul desiderio naturale della beatitudine, sul come le relazioni in divinis si distinguano dall'essenza, e qual senso si debba dare al detto dell'Aquinate che Relatio (in divinis) non constituit personam in quantum est relatio.
Tutti questi particolari rivelano nel S. una squisita sensibilità scientifica e un grande amore della verità oggettiva. La posterità gli ha assegnato il secondo posto nella nobile schiera dei commentatori di s. Tommaso; posto che egli tiene con grande onore soprattutto per la fedeltà al maestro, la retta intelligenza delle dottrine, la perspicuità dell'esposizione e il giusto metodo storicocritico della ricerca.
Bial.: L. Alberti, De viris illustribus Ordinis Praedicatorum, Bologna 1517; M. Pió, Delle vite degli uomini illustri di s. Domenico, II, Pavia 1613; Quétif-Echard, II, pp. 59-60; G. Bago-
lini, La b. Osanna Andreassi da Mantova, Firenze 1905, passim; G. Sestili, in Gli scienziati italiani, I, Roma 1923, pp. 128-37; M. M. Gorce, s. v. in DThC, XIV, 2085-87; A. Gazzana, La materia signata di s. Tommaso secondo la diversa interpretazione del Gaetano e del Ferrarese, in Gregorianum, 23 (1943), pp. 78-85; C. Giacom, La seconda Bodactica, I Grandi Commentatori di s. Tommaso, Milano 1944, pp. 37-157. Umberto Deaf/Innocenti
SILVESTRO I, PAPA, santo. - Nonostante il suo lungo pontificato ( 31 genn. $314-31$ dic. 335) poche notizie si conoscono della sua vita e della sua attività, avendo coinciso con l'operosità di Costantino (v.), il primo imperatore cristiano, che dominò e riempì di sé la vita dell'Impero e della Chiesa nella prima metà del sec. Iv.
Lo stesso autore del Lib. Pont. si dilunga nell'enumerare le costruzioni di Costantino, mentre ha pochi accenni per l'attività del Papa. S. avrebbe promulgato decreti sulla consacrazione del crivma da parte del vescovo, sui processi e giudizi riguardanti i clicerici, sugli interstizi necessari per accedere agli Ordini sacri, sulle vesti liturgiche e sul modo di ricevere gli eretici nella Chiesa. A lui si attribuisce la fondazione del « titulus Equitii = sull'Esquilino (S. Martino ai Monti), ma pare che esso fosse più antico e che S. vi avrebbe soltanto esercitato il suo ministero prima di esser eletto papa. E certo però che alla fine del sec. Iv il nome ed il culto di S. era legato a quel titolo e che nel sec. vi era già chiamato "titulus s. S.".
Durante il suo pontificato la Chiesa fu travagliata dalle questioni donatista ed ariana, ma non sembra che S. abbia fatto molto per la condanna degli eretici sebbene fosse al corrente delle cose. La prima infatti fu decisa nel Concilio di Arles (314) convocato da Costantino, al quale il Papa non partecipò, ma fu informato delle decisioni con una lettera sinodale; la seconda invece fu decisa nel Concilio di Nicea (325), anche questo convocato, presieduto e diretto da Costantino ed al quale parteciparono come legati papali Osio vescovo di Cordova e due presbiteri romani. Anche nelle successive fasi della questione ariana S. ebbe parte di secondaria importanza.
Fu sepolto nel cimitero di Priscilla sulla Via Salaria nuova. Il suo nome si trova già nella Depositio Episcoporum ed è ricordato con la stessa data e luogo dai martirologi, dagli Itinerari del sec. viI e dai Sacramentari.
La persona di S. non sfuggì però alla leggenda che ne tramandò ai posteri una figura piuttosto eroica da contrapporre a quella di Costantino dal quale era stato sì meschinamente oscurato. Tra i cosiddetti «Apocrifi simmachiani» (v. SIMMACO), infatti, tre riguardano appunto S. : sono gli Actos beati S., il Constitutum ed il cosiddetto Sinodo dei 273. Nel primo, del quale esistono redazioni in latino, greco e siriaco e che fu attribuito falsamente ad Eusebio di Cesarea, si racconta una romanzata vita di S. Da giovane esercitava gli uffici di ospitalità verso i pellegrini ed iscrittosi tra il clero fu ordinato sacerdote da Milziade. Eletto pontefice, per sfuggire alla persecuzione di Costantino si ritirò sul monte Soratte donde ne discese per battezzare lo stesso Costantino convertito e liberarlo dalla lebbra. Il fervore costruttivo di Costantino però suscitò le ire della madre Elena che provocò una disputa tra S. ed alcuni giudei sulla vera religione; S. rimase vincitore ed Elena abbracciò il cristianesimo. Questa si recò quindi in Oriente dove trovò la Croce di Gesù, mentre Costantino fondava Costantinopoli.
Il «Constitutum» ed il «Sinodo» sono una raccolta di 20 decreti e delle decisioni di un presunto sinodo tenuto da S. nelle terme di Traiano dopo il Battesimo di Costantino ed alla sua presenza, per convalidare le decisioni del Concilio di Nicea, con il quale S. avrebbe scambiato delle lettere. A questi apocrifi nel sec. viII si aggiunse la famosa Donatio Constantini con la quale Costantino trasferendo la sua sede in Oriente lasciava a S. tutti i suoi diritti sovrani su Roma e conferiva molti privilegi a lui ed al suo clero.
Bial., Lib. Pont., I, pp. cix-xx, cxxxix-xL. 170-201; W. Levison, Konstantinopche Schenkung und Silvester-Legende, in Misc. F. Ebite, II (Studi e testi, 58), Roma 1924, pp. 159-247; R. Violliard, Les origines du titre de Saint-Martin aux Monts d Rome, ivi 1931; Martyr. Romanum, p. 160; Fliche-Martin-Frutaz, III, pp. 38-40; R.
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Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, ivi 1942, pp. 13, 192 sg. Agostino Amore
SILVESTRO II, PAPA. - Pontificò dal 2 apr. 999 al 12 maggio 1003. Probabilmente originario dell'Alvernia, Gerberto entrò come monaco nell'abbazia benedettina di St-Géraud d'Aurillac (Cantal). Borrel, conte di Barcellona, apprezzò la sua cultura e lo condusse con sé in Catalogna verso il 967 . Atton, vescovo di Vich, lo iniziò alle scienze matematiche. Il giovane monaco fece tali progressi che il suo protettore lo presentò come una celebrità alla corte di Ottone I, il quale si trovava allora a Roma (970). Egli non si stabili in questa città e si recò a Reims dove fioriva una scuola di dialettica (972).
Divenuto maestro in questa disciplina, insegnò acquistandosi grande rinomanza; ciò gli procurò il titolo di scolastico e il favore dell'arcivescovo Adalberone. Ottone II che fu presente a una discussione di filosofia con il tedesco Otric di Magdeburgo a Ravenna - riportata dal monaco Richero - lo ricompensò donandogli l'abbazia di Bobbio (980). Gli avvenimenti politici sopravvenuti in Italia l'obbligarono a riprendere l'insegnamento a Reims nel 983.
Sulle dottrine filosofiche di S. rimangono due opuscoli: De rationali et ratione; De Corpore et Sanguine Domini. Non è certo se egli abbia effettivamente aderito al realismo esagerato suggerito da alcuni testi (cf. De Corp. et Sang. Dom.: PL 139, 189 B.). Oltre che per il suo insegnamento della dialettica, Gerberto fu noto per la sua scienza della geometria e astronomia. La costruzione di un globo celeste gli permise di esporre ai suoi uditori il movimento degli astri e dei pianeti in modo nuovo. L'invenzione di un apparecchio che segnava l'ora durante la notte suscitò scalpore perché fino ad allora non si era usata che la meridiana. Gerberto semplificò l'arte del calcolo e redasse i primi tredici capitoli di un trattato De Geometria (PL 139, 95-152 e l'ed. di N. Bubnov, Gerberti opera mathematica, Berlino 1899).
Gerberto occupa un posto distinto anche nell'arte epistolare. Come segretario dell'arcivescovo Adalberone egli mantenne una intensa corrispondenza diplomatica con i contemporanei e lavorò efficacemente per l'avvento di Ugo Capeto. Julien Havet curò l'edizione critica della corrispondenza (Parigi 1889) e riusci a datarla e a decifrare

(da A. Silvagni, Monumenta optographica christ. A. Roma, Città del Vaticano (65), tasc. I, 5;
Silyestro II, papa - Epitaffio di S. II - Roma, basilica di S. Giovanni in Laterano.
le enigmatiche note tachigrafiche che vi abbondano; tuttavia, M. J. Lair (Etudes critiques sur quelques textes des $X^{e}$ et $X I^{e}$ siècles, 2 voll., Parigi 1899) ha proposto alcune rettifiche. Così, come scienziato e come letterato, Gerberto esercitò una influenza considerevole nel sec. x. La politica gli fu causa di tribolazioni. Dopo aver contribuito al successo di Ugo Capeto e all'eliminazione di Carlo di Lorena, egli avrebbe potuto aspirare alla sede di Reims, in seguito alla morte di Adalberone ( 23 genn. 989), ma il Capeto preferì Arnoul, che lo tradì e favorì l'entrata a Reims di Carlo di Lorena. Il Re volle punire il traditore e ottenere la sua deposizione. Non avendo ottenuto soddisfazione dal papa Giovanni XV, egli convocò un Concilio a Saint-Basle de Verzy (giugno 991) dove Arnoul, vescovo di Orléans, sulla base di argomenti fornitigli da Gerberto, sostenne una scabrosa resi secondo la quale l'episcopato gallicano possedeva le qualità necessarie per prendere una decisione (v. il processo verbale redatto nel 995 da Gerberto stesso: PL 139, 287-88 e in MGH, Script., III, pp. 658-86). Deposto e degradato Arnoul, Gerberto fu eletto arcivescovo di Reims. Giovanni XV non tollerò l'affronto recato alla sua autorità. Poiché due convocazioni del clero gallicano a un concilio che avrebbe dovuto tenersi a Aix-la-Chapelle o a Roma non ebbero effetto, egli annunciò rappresaglie. Una assemblea del clero gallicano tenutasi a Chelles osò confermare le sanzioni adottate contro Arnoul e l'elezione di Gerberto. Ciononostante questi comparve al Concilio di Mouzon-sur-Meuse convocato dal legato Léon e pronunciò una abile difesa (giugno 995). In seguito, dicianzi ad un altro Concilio egli pronunciò un discorso di cui si conserva ancora il testo: PL 139, 345-50. Non si giunse ad alcuna decisione ma Gerberto non poté più risiedere a Reims; egli si unì (996) al seguito di Ottone III che visitava l'Italia, poi si recò di nuovo in Francia dove assistette al Sinodo apertosi nel marzo del 997 a St-Denis. Ritornato alla corte dell'Imperatore, grazie a lui ottenne la sede di Ravenna. Un profondo rivolgimento si operò in lui: da sostenitore di teorie nettamente gallicane, quale era stato precedentemente, divenne un ardente difensore dell'onnipotenza della S. Sede. Il 2 apr. 979 l'Imperatore gli porse la tiara.
S. Il si annunciò come un difensore intrepido dell'autorità pontificia e come un riformatore dei costumi ecclesiastici. Dapprima permise ad Arnoul, il suo avversario di Reims, di espletare le funzioni episcopali, poi prese a combattere un male che disgraziatamente infieriva nella Chiesa: la siminia (PL 139, I, 169, in cui figura un Sermo de informatione episcoporum, sull'autenticità del quale permangono però dei dubbi). Il merito principale di S. II fu di aver saputo mantenere la sua libertà d'azione mentre a Roma il sognatore Ottone III mirava a esercitare le sue prerogative imperiali nel modo più rigoroso. Egli ebbe, in particolare, l'abilità di assicurare il riconoscimento dell'autorità pontificia in alcuni paesi evangelizzati da missionari di
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(Ra G. Ladner, I ritratis des popi, Vaticana 221, p. 191, fig. 102) Silvestro II, papa - S. II, seduto in trono. Particolare dell' acquasantiera eburnea offerta da Ottone III al duomo di Aquingrana (fine del sec. x).
origine esclusivamente tedesca. Fu lui che istituì due sedi metropolitane in Ungheria, a Esztergom e a Kolocza, e preparò l'istituzione in Polonia di una gerarchia ecclesiastica indipendente. Divenuto papa per volontà di Ottone III, S. Il non si sentiva affatto sicuro a Roma. Nel febbr. del 1001 dovette abbandonare la città sotto la protezione imperiale. In quell'anno egli figura quasi permanentemente nella corte del sovrano e il suo itinerario tende a confondersi con quello dell' Imperatore. La morte di Ottone III
(23 genn. 1002) avrebbe potuto essergli funesta. Rientrò a Roma e si adattò a un regime politico in cui il patrizio Giovanni Crescenzio gli lasciava scarsi poteri. Morì il 12 maggio 1003 .
Gerberto ebbe nemici e fu vittima dei nazionalisti italiani che mal sopportavano l'impresa imperiale. Il Liber pont. (II, p. 263) contiene un racconto leggendario che rappresenta il Papa come un astrologo e un negromante e attribuisce la sua carriera onorifica a un patto concluso con il diavolo.
Le opere sono state stampate dal Migne (PL 139) e da A. Olleris (Oeuvres de Gerbert, Parigi 1867).
Bibl.: M. Buedinger, Uber Gerberts wissenschaftliche und politische Stellung, Kassel 1851; F. Lot, Les derniers Carolingiens, Parigi 1891; K. Werner, Gerbert von Aurillac, $2^{\circ}$ ed., Vienna 1891; K. Schultheis, Papst Silvester II (Gerbert) als Lehrer und Staatsmann, Amburgo 1891; F. Picavet, Gerbert, un pape philosophe, d'après l'histoire et d'après la légende, Parigi 1897; C. Lux, Papst Silvester II. Einfluss auf die Politik Kaiser Ottos III., Breslavia 1898; F. Lot, Etudes sur le règne de Hugues Capet, Parigi 1903; Fr. Eichengrun, Gerbert (Silvester II) als Persönlichkeit, Berlino 1928; ed. delle Historiae di Richerio monaco di St-Denis, pubbl. da R. Latouche, Parigi 1930 (preferibile a MGH, Scriptores, III, pp. 361-694 (Richerio fu allevato da Gerberto ed ebbe molte informazioni sugli avvenimenti direttamente dal suo maestro); Fliche-Martin-Frutaz, VII, nn. 71-79, 371.
Guglielmo Mollat
SILVESTRO III, ANTIPAPA. - Giovanni, vescovo di Sabina. Poco si sa intorno a lui, salvo che per porre termine al malcontento suscitato a Roma dall'autoritario Benedetto IX fu dai Romani eletto nel genn. 1045 come suo avversario; ma poco durò.
Nel marzo i fratelli di Benedetto IX l'obbligarono ad andarsene e a ristabilire nel Palazzo del Laterano il Pontefice fuggiasco. Nel dic. del 1046, dietro pressione di Enrico III, la situazione fu chiarita nel Concilio di Sutri, che depose S. III.
Bibl.: A. Fliche, La Réforme grégorienne, I, Lovanio-Parigi 1924, p. 108; J. Gay, Les papes du XIr siècle et la chrétienté, Parigi 1926; Fliche - Martin - Frutaz, VII, nn. 96-97, 100, Guglielmo Mollat
SILVESTRO IV, ANTIPAPA. - Maginulfo, arciprete romano. Durante il conflitto impegnato con Enrico IV per le investiture, Pasquale II aveva pronunciato contro di lui la scomunica.
I partigiani dell'Imperatore colsero l'occasione della assenza di Pasquale da Roma per metterlo sul trono, come papa ( 18 nov. 1105 ), con il nome di Silvestro IV. Il quale cadde nelle mani di Pasquale e abdicò dietro ordine di Enrico IV. Al tempo della firma del Concordato con Enrico V, l'antipapa dovette rinnovare la sua abdicazione e promise obbedienza a Pasquale II (spr. 1111).
Bibl.: J. M. Vatterich, Pontificum Romanorum qui fuerunt ince ab excunte saec. IX usque ad finem saec. XIII vitae, II, Lipsia 1862, pp. 4,68 e 90.
Guglielmo Mollat
SILVESTRO da Sulmona (dell'Aquila). - Scultore, figlio di Giacomo, detto anche S. dell'Aquila dal suo luogo di nascita, è stato assai spesso confuso con il pronipote, S. d'Arischia (ivi n. nel 1550).
È la maggiore personalità della scultura abruzzese degli ultimi decenni del 1400 : i documenti lo ricordano anche come pittore. Noto la prima volta nel 1471; nel 1476 -So scolpì il monumento al card. Agnifili in S. Massimo di Aquila, firmato - Opus Silvestri Aquilani 1; al monumento anche apparteneva la lunetta oggi murata nella porta laterale di S. Marciano e che richiama la scuola di Antonio Rossellino; la conoscenza dei modelli fiorentini è chiara anche nello schema della tomba. I caratteri della sua arte fanno pensare ad altri contatti con la cultura figurativa del suo tempo. Nel monumento a Maria Camponeschi in S. Bernardino (sui attendeva ancora nel 1496) lo schema toscano del monumento funebre si appesantisce di statue entro nicchie nei pilastri e di ricchi ornati secondo il gusto della scuola romana del tardo ' 400 ; nel S. Sebastiano (1478), ora nel Museo di Aquila, ai ricordi del Rossellino si uniscono motivi del Verrocchio. Nel 1500 S. lavorava al mausoleo di S. Bernardino, nella chiesa omonima, ricco di statue ed ornati, compiuto nel 1505 in prevalenza da aiuti.
Tipici sono alcuni gruppi in terracotta dipinta della Madonna con il Bambino (in S. Bernardino di Aquila, in S. Maria di Collemaggio) che rimasero di modello alla scultura abruzzese del ' 500 . - Vedi tav. XL.
Bibl.: U. Chierici, Saggio di bibl. per la storia delle arti figurat. on Abruzzo, Roma 1947, con bibl.; L. Mack Bongiorno, Notes on the art of S. dell'Aquila, in The art bulletin, 3 (1942), pp. 232-43.
Maria Vitoria Bruenoli
SILVESTRO GUZZOLINI, santo. - N. a Osimo verso il 1177 dai nobili Ghislero e Bianca dei Ghislieri, m. in una celletta sul Montefano il 26 nov. 1267.

(ver cortesia di mans. A. P. Frutaz)
Silvestro Guzzolini, santo - S. S. abate, scuola del Veronese. Fabriano, eremo di S. Silvestro.
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Inviato all'Università di Bologna per apprendervi il diritto, seguendo l'interno impulso si diede allo studio della teologia, incorrendo perciò nell'indignazione del padre, da lui sopportata con eroica pazienza. Ordinato sacerdote, fu nominato canonico nella sua patria, finché spinto dall'orribile vista del cadavere di un suo illustre parente, a 50 anni lasciò Osimo e fisso la sua dimora prima a Grottafucile, nella montagna della Rossa (Appennino marchigiano) e quindi, nel 1230, sul Montefano, presso Fabriano dove fondò un monastero. Successivamente eresse altri 12 monasteri, nei quali erano distribuiti alla sua morte 400 monaci, formando la nuova Congregazione benedettina, che da lui venne detta silvestrina. Alcuni emuli, mossi da invidia, lo denunziarono alla Curia Romana; per difendersi dovette recarsi a Roma. Si presentò a coloro che tenevano le veci del papa Innocenzo IV, il quale era a Lione, nel 1246 o sul principio del 1247. Da Roma invece ottenne anche la conferma della Congregazione con bolla del 27 giugno 1247. La permanenza del Santo in Roma giovò a divulgarne la santità e arrecò anche grande vantaggio al suo Istituto. Mossi infatti dai suoi miracoli, i Canonici della basilica di S. Pietro gli cedettero la chiesa di S. Giacomo in Settimiano alla Lungara, presso la quale sorse poi un monastero. Fu appunto per rendersi conto dei lavori per la sua costruzione che il Santo rivide Roma tra il 1260 e il 1265 . Egli istituì anche un ramo femminile dell'Ordine, che, se non ebbe notevole sviluppo durò tuttavia sino al 1822 . Il Santo fino all'estremo di sua vita esercitò un mirabile apostolato, che lo rese celebre nelle Marche e fuori. Morì circondato dai suoi figli, a circa 90 anni, e fu tosto venerato come santo. Ebbe favori celesti e operò miracoli per cui, in occasione di un monastero aperto a Osimo, Paolo V gli rese un singolare tributo di lode nella bolla Sanctarum virorum del 23 sett. 1617. Clemente VIII ne inserì il nome nel Martirologio romano; Benedetto XIV, Clemente XIV, Pio VI ne allargarono il culto, che Leone XIII estese alla Chiesa universale ( 19 ag. 1890). Il Santo viene raffigurato generalmente in atto di ricevere la Comunione dalla S.ma Vergine; pregevole è la tela conservata sull'altare maggiore della chiesa a lui consacrata sul Montefano e attribuita a Claudio Ridolfi, detto "Veronese". Le sue ossa si conservano sopra l'altare maggiore di detta chiesa in una elegante arca marmorea.
Bibli: ne scrisse la vita Andrea di Giacomo da Fabriano verso il 1280 , sulle testimonianze dei coeri (pubbl. la prima volta a Jesi nel 1772), alla quale i posteri biografi ben poco poterono aggiungere; A. Bolzonetti, Il Monte Fano e un grande anacoreta, Roma 1906; U. Policari, S. S. G., in Riv. stor. bened., 2 (1907), pp. 221-29; P. Lugano, L'Italia benedettina, ivi 1929, pp. 443-52; D. A. M. Cancellieri, S. S. Abate e l'opera sua, Matolica 1942. Antonio Cancellieri
SILVIA, santa. - Madre di s. Gregorio Magno, è commemorata nel Martirologio romano il 3 nov. inscrittavi per ordine di Clemente VIII.
Di nobile stirpe, sposò Gordiano della famiglia degli Anicii dal quale ebbe due figli. Rimasta vedova diede molta parte dei suoi beni per fondare monasteri specialmente in Sicilia, donde è nata l'idea che S. fosse di origine siciliana. Si ritirò quindi a vivere in una piccola casa presso la chiesa di S. Saba, dove nel sec. Ix esisteva un oratorio a lei dedicato. Per interessamento del figlio la sua immagine fu dipinta, insieme con quella del marito, nel monastero di S. Andrea al Clious Scauri.
Bbic.: Acta SS. Nimembris, I, Bruxelles 1887, pp. 648-62; Martor. Romanum, p. 492.
SIMBIOSI. - Dal greco ov̀v (= insieme) e βíos (= vita). Questo termine, introdotto da A. de Bary nel 1879 , indica l'associazione intima e costante di due organismi animali o vegetali di specie differente, atta a creare fra di essi scambievoli rapporti, che permettono loro di raggiungere condizioni più favorevoli di vita.
Quando ambedue i componenti di una s. (simbionti) ritraggono uguale giovamento dalla propria associazione, si parla più precisamente di mutualismo o s. mutualistica. Da questa condizione si passa gradualmente ad altre,

SIMBIOSI - Sezione del tallo di un lichene, costituito dalla s. fra le cellule di un'alga (in nero) e i filamenti di un fungo.
nelle quali l'equilibrio della s. è meno perfetto, onde uno dei due simbionti ritrae dell'associazione un vantaggio più notevole che l'altro. Così si arriva ai casi di semplice inquilinismo, in cui una specie vive come inquilino su di un'altra, occupandone una parte del corpo senza recarle né danno né vantaggio; oppure a quelli di commensalismo, in cui una specie convive con un'altra al solo scopo di nutrirsi con i residui del suo pasto. Ben differenti sono le condizioni del parassitismo (v.), in cui una specie parassita danneggia o uccide lentamente l'ospite involontario che l'alberga, ritraendone il nutrimento e tutte le altre condizioni di esistenza. Taluni ammettono che alcune forme di s. o di inquilinismo rappresentino uno stadio preparatorio verso il parassitismo.
Fenomeni di vera s. si verificano fra vegetali e vegetali, fra animali ed animali, oppure fra vegetali ed animali. Da casi di ectosimbiosi, in cui le specie associate conservano una certa autonomia, si arriva a casi di endosimbiosi, caratterizzati da una notevole compenetrazione dei simbionti in un unico complesso (Caullery).
Una delle più interessanti s. fra vegetali è quella che si riscontra nei licheni, di cui ogni specie (come ha scoperto Schwendener nel 1867) risulta dall'intima associazione di un fungo con un'alga unicellulare. Il vantaggio di questa convivenza (consorzio lichenico) deriva dal fatto che l'alga, autotrofa, sintetizza gli idrati di carbonio, mentre il fungo, eterotrofo e capace di assorbire acqua e sostanze minerali dall'ambiente, li utilizza per fabbricare con essi sostanze quaterniarie (grassi, proteine). Altra importante s. vegetale è quella che si verifica fra le leguminose ed il Bacterium radicicola. Quest'ultimo, localizzato nelle radici della pianta ove genera caratteristici tubercoli, ha il potere di assimilare l'azoto di origine atmosferica, generandone composti azotati, che poi vengono utilizzati dalla leguminosa. Un terzo esempio, molto diffuso, è quello delle micorizze, o associazioni di funghi con piante erbacee od arboree (Kamienski, 1881; Frank, 1885). I miceli dei funghi, ravvolgendo o compenetrando le radici delle piante e fungendo quasi da peli radicali, traggono dal suolo e forniscono alla pianta acqua e sali minerali, mentre la pianta fornisce al fungo gli idrati di carbonio, sintetizzati per attività clorofiliana dagli apparati verdi subaerei. La parziale digestione di ife fungine da parte della pianta potrebbe pure fornire a questa un alimento ricco di azoto.
Nelle s. tra animali, i vantaggi ricavati dai simbionti in generale constano nella difesa contro gli organismi predatori, o nella maggiore facilità di procaccia