delle migliori figure del cattolicesimo in Germania e uno dei teologi più completi dal sec. xix.
Bibl.: J. Hertkens, Prof. M. 7. S. Leben und Wirken eines hath. Gelehrten in Dienste der Kirche, Paderborn 1892; K. Eschweiler, Die zwei Wege der neueren Theol., Georg Herwer, M.-7. S. in Stimmen der Zeit, 8 (1932), pp. 393-407; F. B. König, De M.-7. S., in M.-7. S. alumno suo vicario Collegium Germanicum, Roma 1932, pp. 3-22 (a pp. 3-6 elenco delle opere minori dello S.); H. Schauf, Die Lehre von der Einscahnung des Hl. Geistes des K. Passaglia und K. Schrader, ibid., pp. 33-70; A. Ertus, Die Herrlichkeit der göttl. Gnade, ibid., pp. 71-109; importanti studi: Grabmann, Schmaus, Feckes in M-7. S. Der Erneuerer hath. Glaubenssinnach., Magonza 1932; H. Wilms, M-7. S. theologia colonien., in Angelicum, 12 (1935), pp. 318-30; H. J. Brosch, s. v. in LThK, IX, coll. 323-27; G. Fritz, s. v. in DThC, XIV, coll. 1270-74; J. C. Murray, M. 7. Scheeber's Doctrine on supernatural divine Faith, Roma 1938; anon., M.-7. Scheeber. Un rénovateur de la théologie catholique, in Les questions liturgiques et paroissiales, 23 (1938), pp. 181-88; M. Grabmann, Stor. della teol. cattol., $2^{2}$ ed., trad. it., Milano 1939, pp. 333-34; N. Bussi, I misteri del cristianes. di S., in Palazno del clero, 19 (1940, 11), pp. 289-94; A. Kerkvoorde, S. et la Grdee, in La vie spirit., 59 (1939), p. 65 sgg.; id., Les bases spirit. d'une orueve théol., in Nouv. revue théol., 66 (1939), pp. 568 sgg.; id., Le mystère de l'Eglise et des Sacraments de S., in Unam Sanctam, XV, Parigi 1946, pp. 5-72 (importante introduzione); R. Hocedes, Hist. de la théol. au XIXV siècle, III, Bruxelles-Parigi 1947, pp. 377-84 e passim. Antonio Piolanti
SCHEFFLER, Giovanni : v. angelo silesio.
SCHEGG, Peter Johann. - Esegeta cattolico, n. il 6 giugno 1815 a Kaufbeuren nell'Allgäu (Baviera), m. a Monaco il 9 luglio 1885. Sacerdote nel 1838
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in Augusta, per la malferma salute divenne cappellano delle Dame Inglesi a Berg am Laim, presso Monaco. Dedicò il suo tempo libero allo studio della Bibbia ebraica.
Il grosso volume Ausgewählte Psalmen gli meritò l'amicizia di D. B. von Haneberg (v.), che, a quanto sembra, l'indirizzò alla carriera accademica. Nel 1843 S. divenne «ripetitore» (docente) d'esegesi nel Liceo di Freising. Negli anni successivi diede alla luce numerose opere di esegesi prima sul Vecchio, poi sul Nuovo Testamento. Professore nel 1847 , fu trasferito a Würzburg nel 1868; dopo la morte di Reithmayr, tenne dal 1872 a Monaco la cattedra di ermeneutica, d'introduzione ed esegesi neotestamentaria. Fu anche senatore dell'Università per 10 anni e rettore nel 1881-82. Negli 22. 1833-38 all'Università di Monaco fu discepolo di Möhler (v.), Döllinger (v.), Allioli (v.) e Stadtler, in un periodo glorioso di quella Facoltà teologica. Possedeva buona formazione nella teologia positiva, meno nella dogmatica. I suoi commenti sono basati su un solido lavoro filologico, non mancano tuttavia le opinioni personali e una certa profissità, specialmente in meditazioni ascetiche inserite nei commenti. Il tutto però è pervaso da pia efficace unzione. S. ha penetrato realmente l'anima degli scrittori sacri. Fu sacerdote pio, di grande semplicità, molto benefico verso i poveri. Alla morte destinò il suo avere alla fondazione di un orfanotrofio nella cittadina natale.
Opere: Ausgewählte Psalmen (Ratisbona 1843); Die Psalmen (2 voll., Monaco 1843-47; $2^{\text {a }}$ ed. in 3 voll., ivi 1857); Isaias (2 voll., ivi 1850); Die Geschichte der letzten Propheten (2 voll., Ratisbona 1853-54); Kleine Propheten (ivi 1834); Matthäus (3 voll., Monaco 1856-58); Lukas (3 voll., ivi 1861-85); Gedenkbuch einer Pilgerreise (in Palestina; 2 voll., ivi 1867); Markus (2 voll., ivi 1870 ); Leben Jesu (2 voll., Friburgo in Br. 1874-75); Johannes (secondo il carteggio di Haneberg, 2 voll., Monaco 1878 1880); Todesjahr des Herodes und Jesu (contro Fl. Riess, ivi 1882); Jakobus, der Bruder des Herrn, und sein Brief (ivi 1883); Das Hohelied (ivi 1883); Biblische Archäologie (edita postuma da J. B. Wirthmüller, 2 voll., ivi 1887; alle pp. $v$-xviI la " vita " di S.).
Bibl.: Knöpfler, s. v. in Allgem. Deutsche Biogr. XXX (1890), pp. 688-90; O. Bardenhewer, s. v. in Kirchenlex., X (1897), coll. 1768-70; gli altri articoli di enciclopedie sembrano meno suati.
Pietro Nober
SCHEIDE, PAPIRI di. - I papiri greci che l'americano John H. S. depositò nell'Università di Princeton, consistono di 21 fogli, ossia 42 pagine, intere, eccetto le prime quattro dimezzate, e generalmente ben conservate, di un antico codice. La scrittura è una bella onciale del sec. III, probabilmente della sua prima parte. Vi è contenuto Ez. 19, 12-39,29 con piccole lacune. I papiri appartengono allo stesso codice che i 16 fogli del pap. IX di Chester Beatty (v.), contenente Ez. 11, 25-17, 21 e Esth. 2,20-8, 6, e i 13 fogli del pap. X di Chester Beatty con una parte della versione greca di Daniele. Perciò tutti questi papiri sono designati con la medesima sigla Rahlfs 967.
Tutte le pagine dei p. di S. portano ancora la numerazione originale, che va da 39 a 90 del codice integrale, e permettono di salcolare quasi esattamente la primitiva mole e materia del codice. Furono pubblicati nel 1938 in un magnifico volume con una introduzione comprensiva, testo, apparato critico e fotografie di tutte le pagine dei papiri. E questo il migliore testo e il più antico manoscritto dell'Exechiele greco; conferma il valore del codice vaticano B. Molte lezioni proprie dei p. di S. si ritrovano nei codici lucianei e con ragione si attribuiscono al fondo su cui Luciano (v.) elaborò la sua recensione.
Bibl.: A. C. Johnson, H. S. Gehman, E. H. Kase, The John H. S. papyri Ezekiel, Princeton 1938; H. S. Gehman, The relation between the hebreve text of Ezekiel and that of the John H. S. papyri, in Journal of American Oriental Society, 58 (1938), pp. 92-102; J. A. Montgomery, ibid., 39 (1939), pp. 262-63; cf. inoltre, J. Hempel, in Zeitschrift für alttest. Wissenschaft, 14 (1937), p. 312; M. L. Dumeste, in Revue biblique, 47 (1938), pp. 459-
464: A. Vaccari, in Biblica, 19 (1938), pp. 209-13; F. G. Kenyon, in Yournal of theological studies, 39 (1938), pp. 273-77; F. L. Cross, in Church quarterly review, 127 (1938-39), pp. 369-70; J. A. Bewer, in American journal of philology, 60 (1939), pp. 245248; J. Reider, in Jewish quarterly review, 29 (1939), pp. 405-407. Ernesto Vogt
SCHEIL, Vincent (al secolo Jean). - Insigne assiriologo domenicano, n. a Königsmachern (Lorena) il 10 giugno 1858, m. a Parigi il 21 sett. 1940.
Seguendo il fratello maggiore Sebastiano (1853-1931), orientalista e missionario a Mossul, nel 1882 si fece frate predicatore. Fece il suo noviziato e scolasticato, a causa della legge contro le comunità religiose, a Belmonte (Spagna), Volders (Austria), Corbara (Corsica). Di ritomo in Francia, nel 1887 studiò assiriologia alla Ecole des hautes études e al Collège de France, sotto Amiaud e Oppert, e egittologia sotto Maspéro e Guieysse. Nel 1889 pubblicò Inscription assyrienne de Sants-Bonmaas IV (Parigi) e nel 1890 Les inscriptions de Salmanassar II (ivi), assieme al maestro Amiaud. Instancabile lavoratore, diventò sommo epigrafista cuneiforme; dotato per l'accedico di rara intuizione grammaticale e di tenace memoria lessicale, fu un grande pioniere dell'assiriologia odierna.
Nel dic. 1890 fu nominato membro della Mission archéologique française du Caire, e trasferitosi al Caire studiò tombe tebane, un papiro biblico e specialmente due papiri di Filone, anche qui distinguendosi come epigrafista. Quivi conobbe Hamby-Bey, che lo chiamò al Museo Ottomano di Costantinopoli, per l'ordinamento ed il catologo scientifico delle antichità egiziane e mesopotamiche ( $1892-93$; nelle vacanze fino al 1898). Dal governo turco fu incaricato della direzione degli scavi di Sippar (Abū Habbah) presso Bagdad; ivi trovò un'intera biblioteca di una scuola cuneiforme (1894). Nel 1895 succedette ad Amiaud nella Ecole des hautes études. Nel 1899 J. de Morgan l'impegno quale epigrafista cuneiforme per gli scavi di Susa (v.), durante i quali avvenne la scoperta e l'immediata decifrazione e versione del codice di Hammurabi (v.), che gli acquistò fama mondiale. Leone XIII lo scelse fra i primi consultori della Commissione biblica (1903). Ma quando fu proposto (1905) quale successore di Oppert alla cattedra d'assiriologia nel Collège de France, il ministro Combes pose il suo veto: nel 1908 fu eletto membro dell'Institut de France. Il pio religioso considerava l'assiriologia quale servizio di Dio, giustamente ritenendo che si stabilisce l'autenticità della Bibbia ambientandola nella civiltà orientale.
Delle sue opere J.-M. Vosté, in Orientalia, 11 (1942), pp. 80-108, elenca 458 numeri. Spiccano fra di esse i 16 voll. della magnifica collana Mémoires de la Délégation en Perse: oltre il IV (con il codice di Hammurabi), 2 voll. di testi achemenidi, 5 voll. di testi accadici d'Elam, 4 di testi anàanitici (da lui decifrati ed interpretati per la prima volta), 2 voll. di testi protoelamitici (per la decifrazione dei quali pose utili premesse), inoltre volumi di testi giuridici d'Elam e miscellanee epigrafiche: opera incredibilmente vasta in campi estremamente difficili. Compose anche due volumi di epigrammi e poesie in latino.
Bibl.: J.-M. Vosté, in Analecta S. O. Pr. Pr., 48 (1940), pp. 207-14 ( $=$ Memorie domenicane, 57 (1940), pp. 289-90 $=$ Osserv. Rom., 8 nov. 1940); M. Rouues, in Comptes rendus de l'Acad. des inoxr. et belles lettres, 1940, pp. 372-84; F. ThureauDangin, in Rev. asvpr., 37 (1940), p. 81 sg.; R. Dussaud, in Eyrin, 21 (1940), p. 361 sg.; J.-M. Vosté, in Angelicum, 18 (1941), pp. 183-95; F. Cumont, Atti d. Post. accad. rem. di archeol., $3^{a}$ serie, Rendiconti, 17 (1941), comun. sciens., pp. 1-8; L.-H. Vincent, in Vivre et penser ( $=$ Rev. bibl.), 1 (1941), pp. $284-86$.
Pietro Nober
SCHELER, Max. - Filosofo, n. a Monaco di Baviera il 22 ag. 1875, m. a Francoforte sul Meno il 19 maggio 1928. Insegnò prima come Privatdozent a Jena e a Monaco, quindi (1919) quale professore a Colonia.
E il principale continuatore della scuola fenomenologica di Husserl (v.) nel campo etico-sociale. La sua posizione teoretica rispetto al maestro è cosi definita nell'opera Die transzendentale und die psychologische Methode (Lipsia
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1900) : l'unità della forma o categoria è superiore ai processi o attività da essa unificati; questi formano oggetto della fenomenologia; le categorie vengono contemplate, nel loro aspetto trascendentale, con procedimento induttivo dal mondo inferiore dell'esperienza, che le riconosce come soprammondo della coscienza, il mondo dei valori; e quindi si presentano con aspetto inverso alla loro vera natura, si che, per rivalutarle ontologicamente, questo deve essere rovesciato (non i valori contemplativi in sé, come proponevano e le formule nítciane e il socialismo). A tali criteri sono ispirate le due opere fondamentali dello S.: Der Formalismus in der Ethik und die materiale Wertethik, nuovo saggio di fondazione di un personalismo etico (negli Jahrbücher dello Husserl, 1913-16; $2^{\circ}$ ed. Halle 1921) e Vom Umsturz der Werte (-Del rovesciamento dei valori ", memorie e saggi, 2 voll., Lipsia 1915; $2^{\text {a }}$ ed. 1919). La definizione dei valori come una realtà oggettiva, platonica, permette di assegnare alla coscienza fenomenica la formalità kantiana della morale come sua unità, e a quelli la metafisica dell'etica, in quanto essi sono qualità reali e hanno una propria materia secondo la quale sono da noi riconosciuti. Il mondo psicologico viene interamente a dipendere da questi valori, e a staccarsi dal mondo fisico, di cui S. nega il parallelismo. La concretezza empirica della psiche si distingue per gli sviluppi positivi di principi negativi, come il risentimento (Uber Ressentiment und morale Werturteil, Lipsia 1912) e la simpatia (Wesen und Formen der Sympathie, Bonn 1923). In ciò, come tutti i fenomenologisti, si riavvicina al positivismo (v.). Invece torna ad allontanarsene con la sua teoria della religione come avente un fondamento assoluto e contemplativo nell'intuizione di Dio. La fenomenologia della religione studia però atti e oggetti di culto e di fede e la conoscenza empirica dell'essenza della religione. Religione e morale si postulano reciprocamente e giustificano una metafisica teistica (quale è, secondo S., a priori e precedente rispetto alle forme panteistiche) e una storia dell'umanità conforme alla storia secca e all'esistenza di un principio mondano del male e della ribellione. Queste geniali e paradossali dottrine vennero più volte però piegate dallo S. a interessi nazionalistici, sia in occasione della prima guerra mondiale (Krieg und Aufbau, Lipsia 1916; Deutschlands Sendung u. d. kathol. Gedanke, Berlino 1918; ecc.) e sia in favore del nazionalsocialismo e neopaganesimo (Vom Essigen im Menschen, I, 1928 ).
BibL.: P. Ludwig, M. Sch.s versuch einer neuen Begründ. d. Ethik, in Phil. Jahrb., 31 (1918); G. Pedrioli, S. e l'intencionalità della vita coassionale, in Filosofia, 2 (1921), pp. 233-72; Uberweg, IV, pp. 319-23. Santino Caramella
SCHELL, Hermann. - Teologo e apologeta cattolico, n. il 28 febbr. 1850 a Friburgo (Baden), m. il 31 maggio 1906 a Würzburg. Studiò teologia a Friburgo e a Roma, filosofia a Würzburg, dove udj F. Brentano. Nel 1884 fu chiamato alla Facoltà di teologia di Würzburg per succedere a F. X. Hettinger (v.) come professore di apologetica e di storia dell'arte cristiana.
Si propose un'apologia moderna del cristianesimo specie di fronte all'idealismo (v.), al monismo (v.) e allo storicismo (v.). Nella realizzazione dei suoi intenti non riusci a trovare l'accordo fra le sue concezioni filosofiche, influenzate da correnti moderne, e l'insegnamento della Chiesa. La sua teologia della S.ma Trinità, la sua interpretazione della "Kenosis» di Cristo e la sua escatologia contengono sentenze erronee e pericolose. L'ufficio di rettore magnifico dell'Università di Würzburg, cui venne eletto nel 1896 , gli diede occasione di esporre le sue idee riguardo ai problemi culturali del cattolicesimo tedesco e di invitare i cattolici a un orientamento nuovo del loro atteggiamento verso gli ideali culturali del tempo. I suoi due scritti «riformatori» Der Katholizismus als Prinzip des Portschritts (Würzburg 1897) e Die neue Zeit und der alte Glaube (Paderborn 1898) provocarono un'aceasa polemica; con decreto del 15 dic. 1898 le due opere, insieme con la Katholische Dogmatik (4 voll., ivi 1889-93) e
Gott und Geist (2 voll., ivi 1895-96), furono messe all'Indice. S. si sottomise e si obbligò, davanti al proprio vescovo, a non sostenere nel suo insegnamento gli errori segnalati. Dopo la morte di S. le polemiche si riaccesero nuovamente quando i suoi amici promossero il progetto di un monumento. Il papa Pio X, con lettera apostolica del 14 giugno 1907 a mons. E. Commer, pur riconoscendo lo zelo e l'integrità di vita dello S., insistette sulla decisione della S. Congr. dell'Indice del 1898.
L'orientamento e i principi metodologici della apologetica dello S. sono sostanzialmente in accordo con la dottrina tradizionale. S. difende la possibilità e il valore della metafisica contro l'empirismo (v.) e il criticismo (v.). Egli non respinge le istanze morali-psicologiche degli apologisti dell'immanenza (L. Olé-Laprune, M. Blondel); ma sostiene che esse possono raggiungere valore probativo soltanto in base ai principi della metafisica e nel quadro di una filosofia intellettualistica. Contro il relativismo degli studiosi delle religioni comparate egli difende la dottrina della fede come verità rivelata, dimostrando la grandezza e l'unicità della concezione biblica di Dio e spiegando la storia del popolo eletto come svolgimento di una presenza comunicativa di Dio che culmina nell'Incarnazione del Verbo.
S. fa teologo di notevole forza speculativa che, in conseguenza delle sue tendenze apologetiche, dell'influsso della scuola teologica di Tubinga e, indirettamente, dell'idealismo tedesco, inclinava ad esporre e interpretare la dottrina della fede in modo da conferirle la struttura logica di un sistema filosofico. La base del suo pensiero speculativo consiste in una concezione metafisica che, come già la filosofia neoplatonica, cerca di accordare l'ontologia aristotelica con uno spiritualismo dinamistico. L'aseità di Dio non significa solo l'esclusione di ogni forma di dipendenza nell'essere, ma anche autoattuazione e autoposizione (aseità positiva); Dio è "ratia et causa sui " (Kath. Dogmatik, I, p. 238 sgg.). La Trinità delle persone divine è l'espressione di questa attuosità perfetta: "la Trinità è l'aseità del Dio vivente, spiegata dalla Rivelazione" (ibid., II, p. 21). Lo S. non è riuscito ad eliminare in modo convincente le gravi difficoltà e le pericolose implicazioni di questa teoria; essa infatti perviene alla conseguenza che Dio realizza, nelle produzioni trinitarie, l'aseità della sua natura e che la distinzione delle persone in Dio si riduce alla diversità di momenti e aspetti di un unico processo.
La concezione attualistica della persona si fa sentire anche nella definizione del peccato mortale e nella spiegazione delle pene eterne. La dannazione è pensabile, secondo lo S., soltanto come conseguenza di un libero e voluto induramento che è totale e definitivo per la volontà dell'uomo stesso. Un peccato mortale suppone quindi che il soggetto, con un atto sorgente dal centro della sua natura spirituale, si decida e si ribelli formalmente ed esplicitamente contro Dio stesso. Se la volontà agisce sotto l'influsso di impulsi passionali, essa non si decide con la libertà perfetta che sola può stabilire l'uomo come nemico di Dio e fissarlo in una ostinazione assoluta verso la Grazia. Al peccatore che non si è volontariamente indurito rimane, secondo lo S., anche dopo la morte la possibilità di pentirsi e di purificarsi dai suoi peccati (ibid., III, II, pp. 721 sgg., 879 sgg.). Queste opinioni, con cui lo S. si pose in evidente contrasto con la dottrina della Chiesa (cf., ad es., Conc. Tridentinum, sess. VI, cap. 15), sembrano derivare da una ingiustificata identificazione del rinnegamento formale di Dio con quello esplicito e, inoltre, confondere le condizioni della sua totalità con quelle della sua definitività.
Altre, fra le opere principali : Das Wirken des dreieinigen Gottes (Magonza 1885); Apologie des Christentums, I: Religion und Offenbarung (ivi 1901, $3^{\circ}$ ed. 1907), II : Yahve und Christus (ivi 1905, $2^{\circ}$ ed. 1908); Christus, Das Evangelium in seiner weltgeschichtlichen Bedeutung (Magonza 1903); S.s kleinere Schriften, ed. C. Hennemann (Paderborn 1908).
BibL.: scritti del tempo delle controversie: L. Janssens, Catholicisme et progrès, in Rev. bénéd., 14 (1897), pp. 449-69; Chr.
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(da F.W.S. Werbs, Lipsta 1867, anteporta)
Schelling, Friedrich Wilhelm Joseph - Ritratto.
Pesch, Das hirchl. Lehramt und die Freiheit der theolog. Wissenschaft, in Theol. Zeitschr., Friburgo 1900, pp. 3-66; J. Stufler, Die Heiligkeit Gottes und der ewige Tod, Innsbruck 1903; E. Commer, S. und der fortschrittl. Katholizismus, Vienna 1907; id., Die jüngste Phase des Schellstreites, ivi 1909: Chr. Pesch, Das Ende des Schellstreites, in Stimmen aus Maria-Loach, 73 (1907), pp. 546-61. Su S.: O. Braun, Die Entwicklung des Gottesbegriffs bei S., in Zeitschr. für Philos. u. philos. Kritik, 13 (1907), pp. 113-41; P. Godet, Un apologiste contemporain, in Rev. du clergé franc., 24 (1908), pp. 5-30; J. Koch, Die Erkenntnislehre H. S.s., in Philos. Jahrb., 29 (1916), pp. 1-35; id., H. S. und F. Brentano, in Philosophia perennis, Ratisbona 1930, pp. 337-48; A. Kálmán, Die Ontologie bei A. S., diss., Bonn 1933; E. Hocedes, Hist. de la théol. au XIX e siècle, III, Bruxelles 1947, pp. 172-79. Beda Thum
SCHELLING, Friedrich Wilhelm Joseph. - Filosofo, n. a Leonberg (Württemberg) il 21 gemn. 1775, m. in Ragaz (Svizzera) il 20 ag. 1854. Dopo aver studiato teologia a Tubinga insieme con Hölderlin e con Hegel (v.), e quindi matematica e scienze a Lipsia, ascoltò le lezioni di Fichte (v.) nell'Università di Jena. Appunto a Jena veniva nominato, appena ventitrenne (per suggerimento di Goethe), coadiutore di Fichte nell'insegnamento universitario; e quando Fichte, dopo alcuni mesi, abbandonò la cattedra, egli fu senz'altro chiamato a sostituirlo. Fu questo per S. un periodo di ricche e varie esperienze intellettuali e d'intensi scambi con l'ambiente romantico dominato dai fratelli Schlegel (v.) : e i contatti e i rapporti, sin d'allora istituiti con le personalità più rappresentative della cultura germanica dell'epoca, permisero al giovane filosofo di assimilare e far proprie con precoce rapidità le nuove esigenze morali e speculative del romanticismo tedesco. Quei contatti e rapporti non si mantennero, invero, sempre cordiali per quel difetto di disciplina e di equilibrio interiore, che rese incostante e spesso ingrata la sua condotta nelle relazioni con gli altri : basti qui ricordare la sua rottura con Fichte, e la congiunta aspra polemica documentata dallo scritto Darlegung des wahren Verhältnisses der Naturphilosophie zu der ver-
besserten Fichteschen Lehre (nel vol. VIII della Gesamtausgabe); rottura, cui altre dovevan poi seguire come quella, famosa, con lo Hegel (con il quale aveva collaborato nella comune direzione del Krit. Journal der Philosophie), o come l'altra, non meno virulenta, con il vecchio filosofo Jacobi (v.).
Nel 1803, S. passò all'Università di Würzburg, che lasciò nel 1806, quando gli fu offerto di far parte della Accademia delle Scienze di Monaco. La sua attività produttiva era, però, destinata a perdere gradatamente molto della sua originaria ricchezza e vivacità speculativa, mentre la sua stella andava rapidamente tramontando nel mondo culturale tedesco del primo 'Seo, sostituita da quella, ormai più brillante, dello Hegel. A salvarlo da un triste isolamento morale e dalla progressiva impopolarità del suo pensiero non valsero i suoi successivi ritorni all'insegnamento universitario (nel 1820 a Erlangen e nel 1827 a Monaco); e quando, nel 1841, il re di Prussia Federico Guglielmo IV lo chiamò all'Università di Berlino, nell'intento di valersi di lui per arginare l'invadenza del panteismo hegeliano, le lezioni da lui tenute sulla cattedra che aveva visto i trionfi dello Hegel non trovarono alcuna eco negli "ambienti culturali circostanti : com'era inevitabile che accadesse a un uomo che, giunto alle soglie della vecchiezza, si era da tempo rivelato quasi affatto insensibile di fronte alle istanze più vive della recente cultura, tutta impregnata da spiriti hegeliani e per ciò stesso decisa a proseguire anche oltre lo Hegel. Amareggiato dall'inefficacia del suo insegnamento e dall'ostilità crescente dell'ambiente, S. si ritirò dall'insegnamento, trascorrendo in solitudine gli ultimi anni della sua non breve e non tranquilla evidenza.
La filosofia di S. è il documento vivente della versatilità tutta romantica del suo autore, le cui opere riflettono via via i continui mutamenti di prospettiva di una speculazione apparentemente priva di coerenza sistematica e contesta d'intuizioni rapsodiche e cangianti. Di qui l'imbarazzo in cui si son trovati gl'interpreti del pensiero schellinghiano, che, al fine d'introdurre nella ricca e varia produzione del filosofo un ordine comunque capace di riflettere lo sviluppo genetico della sua speculazione, hanno distinto le sue opere in vari gruppi, dei quali, prescindendo dagli scritti giovanili d'ispirazione fichtiana, possono dirsi fondamentali i seguenti : a) il gruppo delle opere relative alla "filosofia della natura" (di particolare importanza le Ideen zu einer Philosophie der Natur, 1797; lo scritto Von der Weltseele, 1798; l'Erster Entwurf eines Systems der Naturphilosophie, 1799 e l'Allgemeine Deduhtion des dynamischen Processes, 1800) e all's idealismo trascendentale " (documentato dal libro forse più famoso di S., il System des transzendentalen Idealismus, 1800); b) il gruppo degli scritti, in cui trova la sua più propria espressione la "filosofia dell'identità" (basti qui ricordare la Darstellung meines Systems der Philosophie, 1801 e il suggestivo dialogo Bruno oder über das göttliche und natürliche Prinzip der Dinge, 1802); c) infine, il gruppo degli scritti relativi alla "filosofia della libertà" (Philosophie und Religion, 1804; Philosophische Untersuchungen über das Wesen der menschlichen Freiheit, 1809; Stuttgarter Privatvorlesungen, 1810, nonché i principali scritti polemici diretti contro il Fichte, tra i quali quello in precedenza ricordato). A questi gruppi si suole aggiungere quello comprensivo degli scritti che riflettono l'ultima posizione assunta dalla speculazione di S. (la cosiddetta "filosofia positiva " : rientrano in esso l'Einleitung in die Philosophie der Mythologie, la Philosophie der Mythologie e la Philosophie der Offenbarung, risultati dai corsi berlinesi e pubblicate postumo).
La posizione di S. di fronte a Fichte ricorda da vicino quella di Spinoza (v.) di fronte a Cartesio (v.) : come Spinoza tradusse lo spiritualismo cartesiano in una metafisica realistica della Sostanza, così S. si valse dell' esperienza idealistica del Fichte per individuare in un principio assoluto l'unità metafisica del mondo. Che l'avvicinamento di S. a Spinoza non sia arbitrario è anche comprovato dal fatto che la Darstellung del 1801, in cui trova decisiva espressione la metafisica schellinghiana dell'identità, segue assai dappresso, nel procedimento del suo
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argomentare, gli schemi geometrizzanti e deduttivi della Ethica spinoziana : senza dire, poi, che il nome di Spinoza ricorre spesso, sin dalle prime opere, nelle pagine di S. (si veda, p. es., il confronto che S. istituisce tra la propria posizione e quella di Spinoza nello scritto giovanile [1793] Vom Ich als Prinzip der Philosophie), quasi a testimoniare il vivo senso schellinghiano dell'ideale vicinanza delle due filosofie dell'Assoluto. E tuttavia, lo spinozismo resta per S. il simbolo di un programma speculativo piuttosto che una prospettiva mentale stabilmente posseduta: che altro e tutte moderne esperienze, culturali, scientifiche e filosofiche, attendevano di trovare adeguata espressione e interpretazione nel pensiero schellinghiano. La generale simo:f.ra romantica, in cui l'animo sensibile del giovane S. gioiosamente s'immerse, indusse il filosofo a tradurre in simboli viventi dell'intema dinamicità della vita universale i nuovi e impressionanti risultati della scienza contemporanea, e a vedere nelle recenti interpretazioni dei fenomeni fisiologici, elettrici, magnetici e chimici la più eloquente dimostrazione dell'insufficienza del meccanicismo (v.) naturalistico tradizionale a dar conto della vitalità organica della natura. Il tempo di Kant ( v.), del Kant della Critica della ragion pura, era ormai idealmente troppo distante. Più che un'analisi della struttura fenomenica del nostro conoscere, si impose per S. una profonda coscienza intuitiva delle interne finalità del divenire cosmico, sì da salir la natura parlare il linguaggio stesso dello spirito, e veder poi nella natura e nello spirito i viventi documenti dell'infinita attività espansiva di un unico e identico principio assoluto del reale. Con un capovolgimento significativo della posizione kantiana, lo sforzo dei romantici e dello stesso S. era diretto piuttosto a enucleare le implicazioni metafisiche della Critica del giudizio che non a intendere il significato gnoseologico ed epistemologico della prima Critica del Kant. D'altra parte, l'insegnamento del Fichte non era passato senza lasciar traccia sulla sensibilità speculativa del giovane S. Il principio soggettivi-stico-trascendentale della fichtiana Dottrina della Scienza, assurto a simbolo metafisico della spiritualità del reale in quanto espressivo dell'inesauribile attività creativa dell'Io puro, che scandisce nel suo incessante ritmo dialettico i momenti ideali della sua realizzazione e della sua vicenda terrena, invitava lo S. a integrare e quasi a mediare criticamente nel concetto di una soggettività superiore la sua visione panica dell'universale realtà. Che S. vi sia riuscito non si può affermare: ché la sua filosofia è, infine, il documento di un'esperienza mentale perpetuamente oscillante tra le diverse e non conciliate istanze, che ne sollecitano gl'interni svolgimenti.
Siffatta oscillazione risalta con estrema evidenza negli scritti schellinghiani, che si prefiggono di esporre la "filosofia della natura" e il "sistema dell'idealismo trascendentale s. Filosofia della natura e idealismo trascendentale rappresentano per S. due opposti ma convergenti punti di vista sulla realtà; se l'una corregge romanticamente la deficienza fondamentale dell'idealismo fichtiano, insistendo sul carattere dinamicamente attivo e spirituale della natura (di una natura non riducibile di diritto a mero momento funzionale e dialetticamente negativo della affermazione dell'Io), l'altro accentua l'aspetto soggettivo della spiritualità del reale e traduce i momenti stessi della vita della natura in termini di conoscenza mentale. S'intraura così una doppia prospettiva, che riflette in termini metafisici l'incertezza fondamentale del romanticismo speculativo nel suo costante sforzo di chiarire e concretare in intuizioni plastiche le torbide visioni panteistiche trasmassegli dallo Sturm und Drang. In realtà, la convergenza tra una filosofia della natura, mirante a rilevare la spiritualità latente nella processualità organica del mondo fisico, e un idealismo trascendentale, che dall'opposto punto di vista dell'autocoscienza tende a ricostruire il progressivo materializzato delle leggi dello spirito in leggi di natura, rimase per S. un ideale normativo della sua speculazione, ch'egli tanti di realizzare praticamente nella serie successiva delle sue rapsodiche intuizioni. In ultima istanza, quell'ideale era l'ipostasi di un mito : il mito dell'esteticità fondamentale della coscienza umana, eretta a canone ermeneutico della struttura metafisica del reale. E lo stesso S.
ha mostrato di accorgersi in qualche modo dell'origine estetica del suo mito, quando ha identificato romanticamente nell'arte l'organo della conoscenza dell'Assoluto: "L'arte - egli dice (Trama. Ideal., VI, § 3) - è per il filosofo quanto v'è di più alto, poiché essa gli apre quasi il santuario, dove in eterna ed originaria unione arde come in una fiamma ciò che nella natura e nella storia è separato, e ciò che nella vita e nell'azione, come nel pensiero, deve fuggire se stesso eternamente $n$. Si che, infine, quel mito si è oggettivato per S. nella duplice interpretazione della natura come "spirito visibile" e dello spirito come "natura invisibile" (Ideen zu einer Philos. d. Natur [Werke, Auswahl in drei Bänden, ed. a cura di O. Weiss, I, op. cit. in bibl., p. 152]): il che importava la risoluzione della dialettica della natura e della dialettica dello spirito e della storia nell'unità indifferenziata dell'una e dell'altra, in cui il contrasto fondamentale dell'esistenza come interiorità spirituale e insieme mondanità corporea si annulla definitivamente senza residuo.
Una volta messosi per questa via, il pensiero schellinghiano ha potuto correre la sua più ambiziosa avventura. Insoddisfatto della prospettiva ideale aperta sull'Assoluto, S. ha immaginato addirittura di potersi mettere, con la "filosofia dell'identità ", dal punto di vista reale dell'Assoluto stesso, onde coglierlo concretamente come unità originaria di spiritualità e naturalità : sì che l'Assoluto, prima sospinto nello sfondo del quadro, finisce ora per assorbire e dissolvere nella sua indifferenza i contorni definiti del reale nei suoi singoli aspetti esistenziali, e per rendere impossibile, ad onta dei tentativi più disparati, la deduzione del finito dall'infinito e dell'opposizione dall'identità. Su questo terreno ebbe facilmente ragione lo Hegel, che paragone l'Assoluto schellinghiano alla notte in cui tutte le vecche zone nere (Fenom. della spivita, pref. e trad. it. E. De Negri, I, Firenze 1933, p. 15) come, del resto, dimostrò lo stesso S. quando, quasi in risposta alle obiezioni del vecchio amico, volle provare, negli scritti teosofici relativi alla "filosofia della libertà", come l'Assoluto sia capace di una sua interna e vitale articolazione. Sulle orme del Böhme (v.) egli pretese allora indagare l'essenza metafisica di Dio, distinguendo dal suo essere una natura o un substrato, ch'è brama oscura di essere e di venire alla luce; e in siffatta distinzione vide l'origine prima cosi dell'esistenza dei finiti e della loro caduta metafisica nel mondo, come del male e del peccato: sì che finitudine, caduta, male, colpa sarebbero le inevitabili conseguenze dell'irrazionalità persistente negli oscuri recessi dell'Essere divino e di li trasmessasi fatalmente agli uomini e alle cose (Philosophische Untersuchungen über das Wesen der menschlichen Freiheit, in Werke, ed. cit., III, specialmente p. 45 I sgg.). Di fronte a siffatte speculazioni teosofiche, in cui la torbida e incomposta religiosità del romanticismo si complica di motivi tipicamente protestanti, lo Hegel, si è detto, poté avere facilmente ragione. Ma non tanto, tuttavia, da risolvere l'aporia fondamentale di ogni posizione rigidamente monistica e panteistica, quale si era rilevata la schellinghiana "filosofia dell'identità": ossia, infine, l'ingiustificabile dissociazione dell'essenziale problematicità dell'esistere umano nel quadro di una metafisica che compromette irreparabilmente il senso profondamente umano (e per ciò stesso genuinamente cristiano) dei valori spirituali con il negare ad essi il necessario riferimento alla pura spiritualità di Dio.
Nell'ultima fase del suo tormentato svolgimento mentale S . ha tentato di capovolgere le sue stesse precedenti posizioni speculative per riaprire il corso del suo pensiero verso orizzonti non più limitati dalle anguste prospettive panteistiche e teosofiche. Risultato di questa evoluzione è stata la cosiddetta "filosofia positiva", che rappresenta una significativa protesta contro le pretese illuministiche di ogni filosofia meramente intellettualistica : alla luce di essa, anche la storia della filosofia pare assumere un significato nuovo, del tutto diverso da quello conferitole da Hegel, e chiaramente indiscutivo della possibilità di un orientamento meno tradizionalistico della spe-
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culazione futura. Riconosciuta, infatti, l'insufficienza radicale delle filosofie razionalistiche e "negative» a render conto non tanto dell'essenza ideale quanto dell'esistenza reale delle cose, S. mira a sostituire al tradizionale atteggiamento contemplativo della speculazione un vivo senso della storicità teogonica dell'esistenza cosmica. Tale storicità è intesa come il progressivo farsi di un Dio, che si preannuncia e si lascia intravvedere nei miti e nelle religioni naturalistiche per autenticarsi, infine, nel supremo documento della Rivelazione. Storicamente, non è da negare l'interesse di quest'ultimo tentativo schellinghiano d'introdurre nelle tradizionali discussioni speculative, con il rilievo di un vitale squilibrio tra ragione ed esistenza, un motivo suscettibile di nuovi e impensati svolgimenti : ma resta, tuttavia, il fatto che il persistente ricorso a una inadeguata trascrizione in termini metafisici e cosmologici delle fondamentali istanze spiritualistiche ha reso, infine, inefficace e senza seguito anche l'ultimo tema della speculazione schellinghiana.
Bibl.: ed. integrale (Gesamtausgabe) a cura del figlio K. F. A. Schelling (sez. I, 10 voll., sez. II, 4 voll.). Stoccarda e Augusta 1836 sgg. Esiste una scelta in 3 voll. curata da O. Weiss, S.s. Werke, Lipsia 1907. Principali tradd. it. : Sistema dell'idealismo trascendentale, a cura di M. Losacco, Bari 1908, $2^{2}$ ed. 1923; Ricerche filosofiche nell'essenza della libertà umana, a cura dellusesso, Lanciano 1910; Bruno, a cura di A. Valori, Milano 1906; Quattordici lezioni sull'insegnamento accademico, a cura di L. Visconti, Palermo 1913; Esposizione del mio sistema filosofico, a cura di E. De Ferrì, Bari 1923. Su S. : C. Rosenkranz, S., Dansica 1843; O. Braun, S., Lipsia 1911; E. Brehier, S., Parigi 1912; M. Losacco, S., Palermo 1912; N. Hartman, Die Philosophie des deutschen Idealismus, I. Berlino 1923; H. Knittermeyer, S. und die romantische Schule, Monaco 1929; P. Mignosi, S., Milano 1928; K. Eswein, S.s Verhältnis zu Aristoteles, in Philos. Jahrb., 47 (1934), pp. 84-112; J. Gibelin, L'esthétique de S., Parigi 1934; A. Bremer, S.s Verhältnis zu Leibniz, Augusta 1937; Horst Fuhrmans, S.s letzte Philosophie, Berlino 1940; J. Tantz, S.s philosophische Anthropologie, Würzburg 1940; S. Drago del Boca, La filosofia di S., Firenze 1943; E. Nobile, Panteismo e dualismo nel pensiero di S., Napoli 1945; B. Croce, Dal primo al secondo S., in Saggio sulla Hegel, $4^{2}$ ed., Bari 1948, pp. 334-43. Altre indicazioni in Überweg, IV, 12 e ed., Berlino 1923, pp. 35-67, 674-76 e in W. Ziegenfuss, Philosophen Lexikon. II, Berlino 1950, pp. 427-39.
Vittorio Simati
SCHENK, EDGARD von. - Uomo politico bavarese, n. il 10 ott. 1788 a Düsseldorf, m. il 26 apr. 1841 a Monaco.
Studiò all'Università di Landshut e sotto l'influsso di Sailer si converti nel 1817 al cattolicesimo. Entrato l'anno successivo nel Ministero della giustizia bavarese, divenne nel 1825 consigliere ministeriale e fu nominato dal re Luigi I, dietro proposta di Sailer, capo della sezione per gli affari ecclesiastici e per l'istruzione.
La restaurazione cattolica nella Baviera ebbe in lui uno dei più fervidi sostenitori. Si adoperò, coadiuvato in particolar modo dal Sovrano e dal Sailer, ad eliminare tutte le restrizioni precedentemente imposte dal Montgelas al culto cattolico: i Benedettini poterono nuovamente ristabilirsi nello Stato e nel 1826 l'Università da Landshut fu trasferita a Monaco. Ministro degli interni dal 1828 al 1832 . la sua attività a favore del cattolicesimo incontrò l'opposizione dei liberali, che lo avversarono con tenacia nella dieta regionale e ne richiesero ripetutamente le dimissioni al Sovrano. Ed effettivamente Luigi I fu costretto a licenziarlo nel 1832, dopo che una mozione presentata dai liberali al Landtag, richiedente le sue dimissioni, venne approvata per la terza volta.
S. ebbe in seguito la nomina a presidente del governo in Ratisbona e nel 1838 a consigliere di Stato. Fu anche apprezzato uomo di lettere e drammaturgo. Tra le sue tragedie riscosse particolare successo il Belisario. Dal 1834 al 1838 curò l'edizione del manuale Charitas, in cui pubblicò novelle e schizzi biografici su Sailer e su Wittmann.
Bibl.: V. Goldschmidt, E. von S. Leben und Werke, Marburgo 1909; Briefwechsel zwischen Ludwig I. von Bayern und E. v.
S. 1823-41. Eingeleitet u. hregg. von M. Schindler, Monaco 1930; P. Sattler, Die Wiederherstellung des Benediktinerordens durch König Ludwig I. von Bayern. Die Restaurationssrbeit in der Zeit E. v. Schenka, Monaco 1931; J. Weyden, Ed. v. S. ein bayerischer Dichter und Staatsmann, Graz 1932.
Silvio Furioni
SCHEPPERS, Cornelius Viktor. - Fondatore dei Fratelli e delle Suore di Nostra Signora della Misericordia, n. a Malines il 25 apr. 1802, m. ivi il 7 marzo 1877.
Ordinato sacerdote nel 1832, la pratica del ministero fra la gioventù gli aperse l'animo e la mente alle due fondazioni, che volle intraprendere per la salvezza di essa. Nel 1839 cominciò con quella dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia, allo scopo di attendere a tutte le opere di carità, con particolare riguardo ai carcerati e agli alienati. Alle scuole, infatti, aperte a Malines per i fanciulli poveri, si aggiunse presto la cura delle carceri, dei penitenziari (Vilvorde, Alost, Gand, Namur, ecc.). Il card. Pecci, il futuro Leone XIII, chiamò i Fratelli a Perugia, il card. Manning a Londra. A Roma furono chiamati nel 1854 da Pio IX, che affidò loro la direzione del riformatorio di S. Sabina, a cui si aggiunsero presto altre case. Nel 1854 lo S. fondò il ramo parallelo delle Suore di Nostra Signora della Misericordia, che si occupano delle fanciulle, con scuole, ricoveri di vecchie, laboratori.
Bibl.: R. Nimel, Mons. S., fondateur des Frères et des Soccrs de N.-D. de la Miséricorde, Malines 1906; E. Rosa, La vita e le opere di ngr. S., Roma 1914; E. Martire, Le scuole pie pontificie maschili di Borgo, ni 1939.
Celestino Testore
SCHERER, Maria Theresia. - Al secolo Caterina S., confondatrice delle Suore di carità della S. Croce di Ingenbohl, n. a Meggen (Lucerna) il 30 ott. 1825 , m. a Ingenbohl il 16 giugno 1888.
Occupatasi prima come infermiera nel pubblico ospedale di Lucerna, conobbe chiaramente in un pellegrinaggio ad Einsiedeln la sua vocazione religiosa e, saputo di una nuova congregazione iniziata dal cappuccino p. Teodosiō Florentiol, gli si offrì come postulante. Avrebbe desiderato perfezionarsi negli studi; fu invece mandata a fondare una piccola scuola in un poverissimo villaggio. Di là passò a presiedere quella di Baar, più difficile e combattuta dagli avversari della fede; finché nel 1857 fu eletta superiora generale e rimase in questo ufficio fino alla morte. Ebbe mirabili doti di organizzatrice, sangiunte alla più materna amabilità, che si prodigava in tutto e per tutti, massime per i più abbandonati. Alla sua morte la Congregazione contava 1689 suore professe e 422 case. La causa di beatificazione fu introdotta l'i i dic. 1949.
Bibl.: AAS, 42 (1950), pp. 400-401; M. Mürb, Eine Wohltäterin der Menschheit, Ingenbohl 1930; L. Collin, Une fleur des Alpes, in 1931.
Celestino Testore
SCHERER, Rudolf Ritter von. - Canonista, n. a Graz l'i i ag. 1845, m. a Vienna il 21 dic. 1918.
Studiò diritto e per due anni teologia a Graz; fu nel 1869 ordinato prete.
Frequentò l'Università di Vienna ove conseguì il dottorato in teologia (1875), con la tesi : De Patriarchatus Constantinopolitani historia. Supplente di storia della Chiesa alla Facoltà teologica di Graz (1874-75), dal 1876 divenne ordinario di diritto ecclesiastico. Fu seguace della scuola storica e le sue opere ne risentono gli errori. Tra le sue opere numerose emergono: Das Eherecht bei Benedikt Levita und Pseudonidor (Graz 1879), Von der Prozeufähigkeit der kirchlichen Institute, in Archiv für kath. Kirchenrecht, 47 (1882), pp. 3-52; Die irregularitas ex delicto homicidii, ibid., 49 (1883), pp. 37-63; Incorporatio plena oder minus plena?, ibid., 53 (1885), pp. 105125; Handbuch des Kirchenrechts (Graz 1886); Zur Geschichte des canonischen Eherechts, in Archiv für kath. Kirchenrecht, 65 (1891), pp. 353-90.
Bibl.: C. Hohenlohe, Necrol., in Arch. f. h. Kirch., 99 (1919), pp. 117-21; E. Eichmann, Necrol., in Zeitschrift d. Sav. Stift. f. Rechtsgesch. Kan. Akt., 40 (1919), pp. 371-73; B. Kurtscheid, Hist. iuris can., I, Roma 1943, p. 312.
Augusto Moreschini
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SCHERER-BOCCARD, Theodor. - Pubblicista ed uomo politico svizzero. n. il 12 maggio 1816 a Donach (Soletta), m. il 6 febbr. 1885 a Soletta.
Diresse diversi periodici (Schildwache am furo dal 1836 al 1840; Lazerner Staatszeitung der hatholischen Schweiz dal 1842 al 1847; Schweizerische Kirchenzeitung dal 1855 al 1872), svolse attiva opera pubblicistica durante il periodo del Sonderbund e si interessò dopo il 1847 in modo particolare alla restaurazione cattolica in Svizzera, promuovendo nel 1857 la fondazione del Piusverein, di cui fu presidente fino alla morte, nel 1868 quella dell'Archiv für schweizerische Reformationsgeschichte e nel 1874 quella dell'Associazione del culto cattolico.
Membro dell'Arcadia nel 1846 , fu creato nel 1852 da Pio IX conte romano.
Bibl.: E. F. J. Müller, s. v. in LThK, IX, col. 245, con bibl.; J. G. Mayer, Graf T. von S.-B., Friburgo 1900.
Sfivio Furlani
SCHERVIER, Franziska. - Fondatrice delle Povere suore di S. Francesco, n.a d Aquisgrana il 3 genn. 1819, m. ivi il 14 dic. 1876.
Di famiglia assai distinta, ebbe a padrino nel Battesimo l'imperatore d'Austria, Francesco I. Orfana di madre a 14 anni, prese a governare la casa e nello stesso tempo ad aiutare i poveri, a servire i malati, redimere ragazze perdute, aiutare il parroco nei catechismi e nella cura della chiesa. Perduto anche il padre (1845), sistemati gli affari della famiglia, fondò il 3 ott. dello stesso anno con 5 compagne la nuova Congregazione, che fece tosto le prime prove della sua dedizione al sollievo di ogni miseria umana durante il colera scoppiato poco dopo. Per ben determinare la meta a cui giungere e la via da tenere, compose tosto le regole, dividendo la fondazione in due famiglie; l'una, meno numerosa, dedita alla vita contemplativa e l'altra all'attiva, sotto il patrocinio di s. Francesco d'Assisi. Ebbe l'approvazione delle Regole dal card. arcivescovo di Colonia nel 1851, confermata da Pio IX nel 1870. La fondatrice, con la sua comunità, molto si distinse nella cura dei soldati, durante le guerre del 1864, 1866, 1870; e si dedicò con tutto l'affetto ai disoccupati, ai senza tetto, ai malati di ogni genere, che in essa presero a venerare «la Madre». La causa di beatificazione fu introdotta a Roma il 9 maggio 1934.
Bibl.: AAS, 26 (1934), pp. 597-600; I. Jeiler, Die gottsel. Mutter F. S., Friburgo in Br. 1897; 3* ed., ivi 1912; W. Mayer, Im Ruh der Heiligkeit, Werl in V. 1925; B. Gossens, Vie de la Mère F. S., Malines 1932.
Celestino Testore
SCHIAFFINO, Placido Maria. - Cardinale, n. a Genova il 5 sett. 1829, m. a Subiaco il 23 sett. 1889.
Entrato nel 1846 nella Congregazione Benedettina di Monte Oliveto, compì gli studi all'Università Gregoriana, ed ordinato sacerdote (1852) si diede con assai frutto alla predicazione. Leone XIII, che l'aveva udito a Perugia nel 1867, lo volle subito a Roma, affidandogli alti uffici. Fu eletto nel 1878 vescovo titolare di Nissa e presidente dell'Accademia dei nobili ecclesiastici, successe (1884) al Masotti nell'ufficio di segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari, finché il 27 luglio 1885 fu creato cardinale e divenne quindi (1889) bibliotecario della S. R. Chiesa e amministratore apostolico di Subiaco. Dello S. si ricorda inoltre l'attività giornalistica, con ininterrotta collaborazione a periodici e a riviste ecclesiastiche; fondò nel 1880 il quotidiano politico religioso letterario L'aurora, che svolse notevole azione per diffondere il pensiero di Leone XIII e per impostare la risoluzione dei gravi problemi del momento, il tutto con grande equilibrio e sincero amore per la Chiesa e per l'Italia.
I numerosi scritti del C. S. furono pubblicati dai Monaci Olivetani in 10 voll. (Siena 1890-92) a cura dell'abate G. Di Negro e di dien Ild. Polliuti.
Bibl.: E. Soderini, Il card. P. M. S., Firenze 1889; C. Seriolo, Introduz. alle opere del card. P. M. S., I, Siena 1890, pp. r-xxxv; S. Vinnaro, Il card. S. nel XXV annicer. della morte, in Riv. stor. benedettina, 9 (1914), pp. 206-24; anon., La nobile
Cura delle Oblate di S. Francesco Romana in Tor. de' Sperchi, Roma 1933, p. 131; anon., Il card. P. M. S. benedett. di Monte Oliveto. Per la riposizione nella Basilica romana di S. Maria Nova, ivi 1937.
Mario de Camillis
SCHIAPARELLI, Ernesto. - Egittologo, n. a Occhioppo Inferiore (Biella) il 12 luglio 1856, m. a Torino il 17 febbr. 1928.
Il suo primo lavoro, Del sentimento religioso degli antichi Egiziani, fu pubblicato a Torino lo stesso anno in cui si laureò (1877). Completata la sua preparazione a Parigi, fu designato direttore del Museo egizio di Firenze (1881), di cui redasse il Catalogo generale (Roma 1887). Nel 1894 passò a dirigere il Museo egizio di Torino, al quale doveva dare un notevolissimo incremento mediante gli scavi, da lui promossi, della Missione archeologica italiana in Egitto (1903-13) e dei quali rese conto nella Relazione sui lavori della Miss. archeol. ital. in Egitto, I (Torino 1924). Fra i suoi studi si ricorda ancora una importante ricerca nel campo religioso: Il libro dei funerali degli antichi Egiziani (ivi 1882-90).
Cattolico praticante, explicò una vasta opera di assistenza delle missioni italiane attraverso la fondazione dell' Italica Gens (v.) e fu particolarmente benemerito delle missioni francescane d'Egitto.
Bibl.: R. Paribeni, Commemor. di E. S., in Rend. della R. Accad. Nav. dei Lincei, Cl. di Scienz. mor., stor. e filol., 6* serie, 4 (1928), pp. 197-204. Sergio Bostizco
SCHIAPARELLI, Giovanni Virginio. - Astronomo, n. a Savigliano (prov. di Cuneo) il 14 marzo 1835, m. a Milano il 4 luglio 1910.
Ebbe a Savigliano dal teologo Paolo Dovo i primi ammantamenti di astronomia, che sempre più perfezionò alla Università di Torino, a Berlino (1857-59) e all'Osservatorio di Pulkovo (1859-60). Nel 1860 fu nominato secondo astronomo al Brera e nel 1862 direttore. Non lasciò la Specola che nel 1900, attendendo fino alla morte alle sue ricerche e ai suoi studi. Astronomo insigne e di rara cultura, ha il suo nome legato agli studi geniali e singolari sul pianeta Marte, sulla connessione fra le stelle cadenti e le comete, sulle stelle doppie, sulla storia del sistema planetario presso gli antichi, ecc. e seppe elevare la sua mente dalle meraviglie degli astri alla grandezza di chi li aveva creati. Di una storia critica dell'astronomia lasciò soltanto indicazioni e appunti, pubblicati a cura del figlio Attilio e da L. Gabba in: G. S., Scritti nella storia dell'astronomia antica, III (Bologna 1927).
Bibl.: Opere, 11 voll., Milano 1929-43, a cura della specola di Brera. Studi: vari autori, All'astronomo G. S. Omaggio degli astronomi italiani, a cura di G. Celoria, Milano 1900; G. Celoria, Commemorazione, in Atti dell' Accad. dei Lincei, Rend. cl. scienze fiz., 5* serie, 19 (1910, 1i), pp. 328-33; id., G. S. e l'opera sua, in Rend. Istit. Lombardo, cl. scienze, 2* serie, 52 (1917), pp. 236-49 frutto con bibl.).
Celestino Testore
SCHIAPARELLI, Luigi. - Insigne maestro delle discipline diplomatiche e