all'opera di evangelizzazione. Ma furono costretti ad abbandonarla per deficienza di personale. Nel 1906 i Cappuccini olandesi ripristinarono la stazione lasciata dai Gesuiti e nel 1910 eressero la nuova stazione di Landjak tra i Batang-Lupar. Riusciti vani i tentativi di convertire quelle feroci tribù, i Cappuccini mossero le loro tende da Landjak a Benus-Martinus. Nel 1927 fondarono la stazione di Nazareth, nella parte superiore del fiume Kapuas. Nel 1931 alle Suore francescane di S. Antonio, che avevano aperto un ospedale in S., si aggiunse un sacerdote per l'assistenza spirituale. Questa città, in seguito, diventò la sede centrale dell'attività missionaria. Nel 1939 un manipolo di monfortani venne in aiuto ai Cappuccini. Durante la guerra giapponese tutti i missionari furono concentrati a Sarawak, ma nel 1946 poterono rientrare nelle loro stazioni. Con l'arrivo dall'Europa di dieci altri monfortani, i Cappuccini cedettero, man mano, il posto ai nuovi venuti, fino a ritirarsi completamente.
La missione di S. ha una superficie di 90.000 kmq . e una popolazione di 202.444 ab., di cui 69.390 sono maomettani, 1000 protestanti, 121.285 pagani indigeni e 7170 pagani cinesi. I cattolici sono 7596 con 422 catecuzioni. Vi sono 4 sacerdoti, di cui uno indonesiano; 3 fratelli; 30 suore; 2 seminaristi minori; 14 catechisti; 4 ospedali; 4 dispensari; 22 scuole elementari; 6 edifici sacri; 7 stazioni primarie e 13 secondarie.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, Relazione con sommario, pos. prot. n. 634/48 e Prospectus status Missionis 1949-50, pos. prot. n. 4211/50; AAS, 40 (1948), pp. 440-41; MC. 1950, pp. 452436. Edoardo Pecoraio
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(per cartella del Superiore della Casa degli Esercizi del S. (Sapr. Roma) Sion - Abbazia benedettina della Dormizione (Iscuron) sul Monte S., fitta costruire dall' Imperatore Guglielmo II (1904).
SINTESI: v. ANALISI E SINTESI.
SINUSIASTI: v. apollinare, vescovo di Laodicea.
SINYANG, Diocesi di. - Nella parte sud-orientale della provincia del Honan, nella Cina centrale.
Fu eretta in prefettura apost. il 15 dic. 1927 con 14 sottoprefetture civili della missione di Nanyang (v.) e 3 di quella di Kaifeng (v.); il 23 apr. 1933 fu elevata a vicariato apost. e quindi a diocesi suffraganea di Kaifeng l' 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia espiscopale in Cina. E affidata fin dall'inizio alla Società del Verbo Divino, i cui religiosi giunsero sul posto nel 1925.
Ha un'estensione di 30.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 6.000 .000 di ab., i cattolici erano 13.093 e i catecumeni 3550 ; i sacerdoti 31 , di cui 3 cinesi; i seminarieti maggiori 2; i fratelli laici 11, di cui 2 cinesi; le suore cinesi 36 e quelle estere 22. Tra le opere figuravano 1 ospedale, 4 dispensari, 3 orfanotrofi, 15 scuole con 1497 alunni.
Il primo predicatore del Vangelo nel territorio di S. sembra sia stato il p. Domenga, S. J., agli inizi del sec. xviri. Vi furono poi i Lazzaristi e i padri dell'Istituto delle Missioni Estere di Milano, ma il maggiore sviluppo all'attività missionaria fu portato dai Verbiti.
BibL.: AAS, 20 (1928), pp. 99-100; 26 (1933), pp. 12-16; Arch. di Prop. Fide, Incarto crezione S. 1933; GM, p. 208; Annuaire de l'Eglise rath. re Chine 1946, Sciangsi 1948; MC, 1950, pp. $350-51$.
Adamo Pucci
SION (ebr. Sijjōn). - Nome indigeno della fortezza iebusea, situata nella parte meridionale del colle orientale (v. OPIEL) di Gerusalemme (v.), espugnata dal re David e, in suo onore, chiamata "città di David" (II Sam. 5,7; 11,5).
Si mantenne il nome cananeo, la cui etimologia non è stata ancora stabilita, ma sembra comportare il senso o di aridità (da sijjah "cosa secca?) o di protezione (da $s b b$ "difendere"). Estesosi dapprima a tutto il colle dell'Ophel, diventato sacro per l'insediamento dell'Arca dell'Alleanza (II Sam. 6,10-12), trasmigrò poi, nel dilatarsi della città, ad indicarne il punto più difeso e centro della vita religiosa e civile. Quando Salomone fece trasferire l'Arca dalla provvisoria dimora sul S., nel Tempio da lui costruito sul colle del Moria (II Par. 3, 1 e 5,2), questo colle fu nel linguaggio poetico dei Salmi e dei Profeti denominato S. (Ps. 73, 2; Is. 8, 18; 10, 12; Ier. 31, 13; Joel 3, 17); anzi il glorioso nome fu usato, simbolicamente, per tutta la città di Gerusalemme (Is. 29,9;
37,32) e per i suoi abitanti "figli di S." (ibid. 10,32; Ps. 68,36; Ier. 3,23). Al tempo poi delle lotte maccabaiche il santuario giudaico fu indicato realmente con il nome di "Monte S." (vb $\dot{\xi} \rho \circ \varsigma \Sigma \dot{\xi} \dot{\omega} \nu ;$ I Mach. 4, $37-60 ; 6,48.62 ; 10,11 ; 14,26$ ). Ivi i prodi Maccabei si trincerarono per resistere alle truppe poste da Antisco Epifane nell'Arca o "città di David" (ibid. 1,33; 7,32; 14,36); probabilmente anche il nome dell'acropoli d'origine era trasmigrato ad indicare una fortezza posta sulle pendici del colle occidentale. Flavio Giuseppe, descrivendo la città crodiana, la divide in città bassa e città alta, senza menzionare S.; afferma però che la città alta, sul colle occidentale, per la sua salda posizione era stata chiamata da David "fortezza" ( 99069104 ).
Distrutta da Tito la città, i cristiani, ritornati da Pella, si insediarono sull'angolo meridionale del colle occidentale, intorno al Cenacolo (v.), a cui gli apologisti contemporanei applicarono l'oracolo di Isaia "che da S. uscirà la legge" (Is. 2,3). Era facile il passaggio dal significato simbolico a quello concreto; nel sec. iv, costruita la grande basilica del Cenacolo, fu chiamata "Santa S.", e per una confusione topografica tutta la storia dell'acropoli cananea fu creduta avvenuta sul colle occidentale, da allora detto Monte S. Sorsero così gli pseudo-sepolcri di David e Salomone, rimessi oggi in onore dallo Stato d'Istorle, nel cui territorio si trova il "Monte S." cristiano.
BibL.: v. gerusalemme.
Donato Baldi
SION (Sitten), diocesi di. - Città e diocesi, capitale del cantone del Vallese in Svizzera. La estensione è di kmq. 5235 con una popolazione di 150.000 ab. dei quali 145.000 cattolici; conta 145 parrocchie servite da 251 sacerdoti diocesani e 148 regolari; ha 18 comunità religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 402).
La sua origine data dai primi secoli d. C. e fu detta "Sedunum". Il Vallese fu conquistato da Augusto ca. 18 a. C. Nel 377 sicuramente era già cristiano poiché è di quell'epoca un'antica iscrizione con il monogramma di Cristo. La diocesi attuale si estende su tutto il territorio del Cantone, meno cinque comuni, ed i suoi confini poco variarono attraverso i secoli.
Il primo vescovo noto è Teodoro "spiscopus Octodurensis ", così si sottoscrive al Concilio di Aquileia (381) e di Milano (390); stabilì la sua sede ad Octodurum (Martigny); fondò la chiesa di S. Maurizio in onore dei martiri della Legione Tebea in Agauno (v.); poi i vescovi Salvio e Protasio; Costanzo fu al Concilio di Epsona (517) e Rufò a quelli di Orléans ( 541 e 549); Eliodoro probabilmente portò la sede a S. ca. il 585 ; è certo però che Leudomondo la stabili ivi definitivamente nel 613 . Protasio fu al Concilio di Chalon-sur-Saône (650); Vulcherio, già metropolita di Vienne, fu insieme vescovo di S. e abate di S. Maurizio: nel 771 rese omaggio a Carlomagno; si conserva la sua iscrizione sepolcrale (P. Bourban, L'archevêque st Vultchaire et son inscription funéraire, in Comptes rendus du IV Congrès scientifique international des catholiques, Friburgo 1898, 10* sez., pp. 19-35).
Nel sec. Iv S. dipendeva dalla metropoli di Milano, poi passò verso la metà del sec. v sotto quella di Vienne e sul finire del sec. viII sotto quella di Tarantasia. Le più antiche liste dei vescovi di S. sono del sec. xvr. I primi sette risiedettero ad Octoduro, da Teodoro I (380-91) ad Agricola (565); gli altri 76 a S., da Eliodoro (585) all'ultimo, mons. Bieler (1919-52). L'apogeo del potere vescovile in S. va dal 999 al 1032, quando il vescovo era conte e rappresentante dell'Imperatore, ministro di giustizia dell'armata e principe secolare : l'ultimo vescovo che portò tale titolo fu mons. P. J. de Proux (1843-75): Sacri Romani Imperii princeps. La più grandiosa figura nella storia della
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diocesi di S. è il card. Matteo Schiner (n. a Mühlebach, m. a Roma nel 1522 e sepolto nella chiesa dell'Anima). Il card. Schiner domino veramente la sua epoca anche dal punto di vista internazionale. Introdusse il Vallese nella Confederazione Elvetica ed ebbe il merito di rendere indipendente la sua sede sulla quale era salito nel 1499 e che Giulio II dichiarò immediatamente soggetta alla S. Sede tra il $1510-13$.
Dal 1919 l'elezione del vescovo di S. è fatta direttamente dalla S. Sede; la scelta avviene tra il clero diocesano come per tutte le diocesi svizzere in forza di concordati particolari. Il Vallese è bilingue, perciò nelle regioni basse si parla francese, in quelle alte il tedesco: il nuovo vescovo eletto è tolto alternativamente nell'una e nell'altra regione.
La diocesi non ebbe sino al sec. xvin istituti per la formazione del clero. Fin dal sec. xili i Vallesani studiavano alla Sorbona di Parigi, a Friburgo in Br., a Bologna, a Roma, a Vienna, a Milano. Nel 1585-16071624 furono spedite suppliche alla S. Sede per avere alunnati per studenti di teologia in Roma. Urbano VIII stabilí due borse di studio a Vienna nel 1627. S. Carlo Borromeo fondo a Milano due alunnati per Vallesani; altre fondazioni furono fatte in seguito. Dal 1858 gli studenti lasciarono Vienna per Innsbruck. Ora gli studenti di teologia frequentano Friburgo e Roma. Il primo Seminario episcopale fu fondato nel 1748. La scuola di teologia fu aperta nel 1874 presso la Cattedrale. Nel 1927 fu creato un Seminario minore con ginnasio. Nel municipio di S. si conserva un'iscrizione datata all'anno 377 che costituisce il più antico esempio di epigrafe destinata ad un monumento pubblico con il monogramma di Cristo (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule. I, Parigi 1856, n. 369, pp. 496-97, tav. 231; CIL, XII, 138). - Vedi tav. XLIII.
Bibl.: M. Besson, Les urigines des évêchés de Genève, Lausanne et S., Friburgo 1906; L. Duchesne, Fattes épite, de l'ancienne Gaule. I. $2^{\circ}$ ed., Parigi 1907, pp. 143-47; D. Innech. Das Dombapitel von S., in Blätter aus der Walliser Gesch., VI, Briga 1922, pp. 1-128; anon., s. v. in Dict. histor. et biograph. de la Suisse, VII, Neuchâtel 1933; E. F. J. Müller, Sitten, in LThK, coll. 602-604; Eubel, I, p. 442; II, p. 237; III, p. 314; IV, p. 309; V, p. 349 .
Alfonso Codaghengo
SIONISMO. - Movimento politico destinato a procurare ai Giudei uno Stato nazionale, indipendente e riconosciuto, si affermò al Congresso Sionista di Basilea (ag. 1897) nel quale Teodoro Herzl, giornalista ebreo ungherese, fece trionfare le idee già esposte nel suo libro programmatico Judenstaat (Vienna 1896). Già prima, le aspirazioni millenarie del popolo d'Israele a riavere la sua patria erano concretate, specialmente nell'Europa Orientale, in movimenti che promuovevano la cultura ebraica, la

(fot. del Calce-Massa di Roma)
Sion, diocesi di - Prima epigrafe pubblica con monogramma costantiniano (a. 377) - Sion, municipio.

(fot. Jullian)
Sion, diocesi di - S. Caterina davanti ai giudici (sec. xiv). Sion, Museo di Valère.
rinascita dell'ebraico come lingua nazionale e la colonizzazione della Palestina; ma tali piccoli tentativi non organizzati erano spesso utopistici.
Nel 1881 invece, sotto lo stimolo dei più sanguinosi "pogrom" (Russia meridionale), i movimenti si intensificarono e divennero più concreti. Gruppi di "Amarit di Sion" si costituirono in molte città per raccogliere mezzi e reclutare uomini per la colonizzazione della Palestina, dove furono fondate nel 1882 le prime colonie : è la fase della colonizzazione sporadica. Il medico di Odessa, Jébâdâh Leib Pinsker nell'ort. 1883 fondò in quella città il primo nucleo e centro di tutti gli Hobbêbhê Sijjön. Nell' anno precedente aveva pubblicato a Berlino un opuscolo anonimo (Autoemancipation: Mahnruf am seine Stammesgenossen), in cui la questione ebraica era esposta con drammaticità e si propugnava l'unica soddisfacente soluzione: dare agli Ebrei una patria in Palestina ('Eres Jiträ'él). Scarso influsso ebbe allora l'opuscolo di Pinsker, ma più tardi Herzel ebbe a dire che, se lo avesse conosciuto prima, non avrebbe creduto necessario scrivere il suo Judenstaat. Se al Pinsker mancò il fervore nell'azione, questa invece possedette altamente Herzcl. Convertitosi al s. per l'aggravarsi dell'ateismo (ultima spinta fu il processo Dreyfus in Francia), vi ravvisò l'unico mezzo per risolvere la questione ebraica e da allora vi dedicò totalmente le sue doti geniali. Dopo un'intensa propaganda in tutto il mondo per infondere l'ideale sionista nelle masse giudaiche, organizzare i futuri coloni, creare i principali strumenti per la ricostruzione, guadagnare le maggiori Potenze alla causa sionista, riunì a Basilea, il 29 ag. 1897, il primo Congresso sionista, cui partecipa-
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rono più di 200 delegati di ogni parte del mondo. Si fissò qui il "Programma di Basilea", fu fondata l'organizzazione sionista mondiale, con l'autorità suprema di un Congresso (annuale in principio, poi biennale). Alla chiusura di questo Congresso, Herzel potè scrivere nel suo Diario privato: "A Basilea ho fondato lo Stato giudaico. Se oggi dicessi questo ad alta voce, mi risponderebbero scoppi di risa dappertutto. Di qui a 3 anni forse, in ogni caso di qui a 50 anni, ciascuno comprenderà ". Allo scadere esatto dei so anni, nascerà lo Stato d'Israele e l'anno seguente la salma di Herzel entrerà in Palestina tra la venerazione del neonato Stato d'Israele, che lo acclamerà "Padre della Patria".
Dopo il Congresso di Basilea si concentrarono nel movimento sionista tutti i movimenti similari, numerose organizzazioni e federazioni vennero fondate dappertutto. Herzel incontrò non poche difficoltà, anche presso i ricchi congeneri da cui sollecitava i mezzi finanziari, tanto che, vista la quasi impossibilità di ottenere la Pa lestina, dopo altri progetti, accettò la proposta del ministro delle Colonie inglesi Chamberlain che offriva l'Uganda come terra di raccolta dei Giudei; ma l'ostilità di molti di questi al progetto fu così violenta, che Herzel ne morì di dolore ( 5 giugno 1904). Restò fisso da allora il "Programma di Basilea" per la Palestina, e nel 1907 il VII Congresso propugnò, per iniziativa di Haim Weizmann, futuro primo Presidente dello Stato d'Israele, il "s. sintetico", che al programma politico di Herzel unirsi l'immediata colonizzazione pratica. Con fondi messi a disposizione da ricchi finanzieri ebrei, come, p. es., il barone Edmondo Rotschild, mediante collette annuali organizzate in tutto il mondo, si iniziò l'acquisto dei terreni in Palestina e la fondazione di "Colonie" nelle zone più fertili e strategicamente più importanti, in previsione dell'inevitabile reazione degli Arabi. Ondate successive di emigrati si riversarono in Palestina, soprattutto dai paesi dell'Europa Orientale ove più violente erano le ostilità antisemitiche. Dapprima l'immigrazione colonizzatrice fu disordinata e spesso diede scarsi risultati; nessun piano organizzato regolava l'immigrazione, nulla era preparato per accogliere i nuovi venuti che, per entrare, dovevano evadere una legge proibitiva della Turchia (1882) padrona della Palestina. La prima guerra mondiale segnò un decisivo progresso per il s. organizzato. Il 2 nov. 1917, il ministro inglese degli Esteri Lord Balfour dichiarava in una lettera a Lionel Rotschild, presidente della Federazione sionista inglese : « Il Governo di sua Maestà vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un "Focolare nazionale" (National Home) per il popolo giudaico e porrà in atto i suoi migliori sforzi per facilitare l'esecuzione di questo disegno». Questa famosa "Dichiarazione Balfour" fu poi incorporata dalla Società delle Nazioni nel testo del Mandato sulla Palestina affidato alla Gran Bretagna (apr. 1922). Ma questa, passate le necessità della guerra e non volendo attirarsi le antipatie degli Arabi palestinesi, non si affrettò a mandare in esecuzione la promessa, abilmente valendosi della forma vaga ed equivoca del termine "National Homes. D'altra parte, il popolo giudaico, forte del diritto riconosciutogli, iniziò una "conquista invisibile" della Palestina, con successive immigrazioni sostenute da vari Comitati e dirette da una organizzazione centrale, la "Jewish Agency", con le sue due branche : il Qeren qafjemeth lé-fizrd'el ("Corno della risurrezione di Israele") che provvedeva i terreni; e il Qeren haj-jesddh ("Corno della fondazione ") che li distribuiva fra i coloni, organizzati in forma di grandi Cooperative (qibbûz), molto somiglianti ai "kolkoz" sovietici. Cosi nel ventennio intercorso tra le due guerre mondiali si ebbero le tre più importanti migrazioni ("dijjith), delle 5 che conta tutto il movimento sionista dal 1882 ; di queste, la più numerosa, composta in gran parte di Ebrei tedeschi, fu determinata dall'antisemitismo nazista (19341939). Si frapposero difficoltà nel campo internazionale, ed in Palestina ripetute ostilità con gli Arabi, ma l'opera fu proseguita con tenacia. Venne acquistata a poco a poco la maggior parte dei terreni produttivi della Palestina, fu organizzata modernamente l'agricoltura, svi-
luppata l'industria e fondate città; Tel-Aviv, il ghetto di Haifa, diventò in pochi anni elegante città ed ora, capitale del nuovo Stato d'Israele, conta ca. 200.000 ab. Nel 1943, la popolazione giudaica della Palestina raggiungerea i 539.000 individui, il $31,5 \%$ della popolazione totale e le proprietà della "Jewish Agency" ammontavano a 1300 kmq ., cioè il $17 \%$ del territorio.
Per favorire maggiormente l'unione e lo spirito nazionale fu abbandonato lo fiddih, definito "gergo da rigattieri", e si adottò come lingua nazionale l'ebraico classico della Bibbia, di cui Ben Jébûdhâh di Odessa scrisse un dizionario di 15 voll., adattandolo alle necessità moderne.
Davanti alle straordinarie realizzazioni del s., gli Arabi palestinesi incominciarono a rendersi conto che uno Stato ebraico non solo si andava formando, ma esisteva già sul loro territorio e che un poco alla volta ne sarebbero rimasti sopraffatti. Ed incominciò la lotta tra i due gruppi, condotta con atti di terrorismo, di sabotaggio ed assassinii, cui gli Ebrei contrapposero un piccolo, ma potente esercito clandestino, detto Haglobadh, che rispondeva alle rappresaglie ed ai terrorismi con le stesse armi, mentre l'Inghilterra oscillava abilmente tra una fazione e l'altra, pur simpatizzando per gli Arabi. La seconda guerra mondiale (1939-45) segnò una pausa nella lotta, ma questa ripresa più violenta alla fine del conflitto, dato che nel 1948 doveva scadere il Mandato britannico. Si moltiplicarono le proposte ed i tentativi di conciliazione, si propose di prolungare il Mandato britannico, permettendo l'immigrazione di 100.000 Ebrei una volta per sempre, ma la proposta fallì per furore di popolo; così pure falli la proposta Morrison per uno Stato indipendente ripartito in due province. Comunque, l'Inghilterra annunciò che, appena scaduto il Mandato ( 15 maggio 1948), avrebbe abbandonata la Palestina nelle mani delle Nazioni Unite.
L'O.N.U. (31 ag. 1947) adottò il piano di spartizione in due Stati separati della Palestina, ma l'indomani ebbe inizio la lotta aperta in Gerusalemme tra Ebrei ed Arabi e, il 15 maggio 1948, la guerra ufficiale tra Israele e la Lega Araba (Siria, Libano, 'Iräq, Transgiordania, Egitto ed Arabia) solidale con gli Arabi palestinesi. Israele, più compatto, meglio armato, preparato, mobilitando anche le donne ed i ragazzi, prese, un poco alla volta, il sopravvento. Il breve conflitto fu caratterizzato da accanimento e crudeltà, atti di terrorismo, massacri e rappresaglie, da ambo le parti.
L'O.N.U. impose tre tregue, che non furono rispettate, anzi, lo stesso inviato dell'O.N.U. per la tregua, lo svedese conte Bernadotte, fu assassinato il 6 sett. 1948 da un gruppo di terroristi giudei. Finalmente l'O.N.U. ingiunse ai belligeranti di concludere l'armistizio ( 16 nov. 1948), che in realtà Israele fece separatamente con i vari Stati della Lega Araba nella successiva primavera. Israele si trovava padrone di più di due terzi del territorio. L' 11 maggio 1949. l'O.N.U. ammise nel suo seno lo Stato d'Israele.
Avendo ormai raggiunto lo scopo, dovrebbe dirsi finito il s. nel senso originario della parola, ma resta ancora la questione di Gerusalemme, tuttora divisa tra i due contendenti : la città nuova è in mano d'Israele, la vecchia è occupata dagli Arabi, che presidiano la maggior parte dei Luoghi Santi con la Legione Araba. Israele esige Gerusalemme per capitale, gli Arabi non cedono; l'O.N.U. ha proposto l'internazionalizzazione della città ma la proposta non è stata finora eseguita.
Il papa Pio XII, preoccupato per la sorte dei Luoghi Santi, ha ripetutamente esortato le Nazioni ad attenersi alla soluzione di internazionalizzare Gerusalemme, essendo città sacra per un miliardo di uomini. Egli ha enunciato chiaramente la sua ansietà per la sorte dei Luoghi Santi in tre Lettere encicliche, del $1^{\circ}$ maggio 1948, del 24 ott. 1948, del 15 apr. 1949, e nella Esortazione dell'8 nov. 1949. Sebbene Ebrei ed Arabi ripetutamente abbiano assicurato di voler rispettare i venerandi Santuari, le profanazioni, distruzioni e minacce, cui furono soggetti durante e dopo il conflitto, mostrano quanto siano fondate le preoccupazioni del Papa.
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Bibl.: D. Lattes, Il S., Roma 1928; J. Cohen, The progress of Zionism, Londra 1935; il foglio quindicinale Israele (Ro-ma-Firenze) informa su quanto concerne le realizzazioni del s.: E. Soroni, La quest. ebraica, Roma 1946; A. Rein, Introduction au Sienisme, Gerusalemme 1946; Chain Weismann, La mia vita per Israele, trad. it., Milano 1950; X. List, L'Etat d'Israë̀ dropout le monde, Parigi 1951; L'Etat d'Israë, quidemn di Synthèses, sett. 1952, Bruxelles 1952. Eugenio Pellegrino
SIOUX CITY, DIOCESI di. - Diocesi e città dello Stato dell'Iowa (U.S.A.). La diocesi di S. C., suffraganea di Dubuque, fu creata da Leone XIII il is genn. 1902 per smembramento di Dubuque.
La popolazione totale di S. C. è di 543.664 ab., di cui 84.32 I cattolici disseminati su una superficie di 14.518 migliaq. Vi sono 192 sacerdoti diocesani ( 17 religiosi: Congr. del Preziosissimo Sangue, Francescani, Benedettini. Missionari de la Salette), 145 parrocchie, 28 cappelle, 24 missioni, 5 stazioni, i seminario religioso, i collegio, 2 orfanotrofi, 7 ospedali, 17 congr. femminili.
La città di S. C. è situata sulla frontiera ovest dell'lowa, sulla riva est del fiume Missouri a 100 m . al nord di Omaha, al centro di un ricco paese agricolo. La popolazione è composta di abitanti di lingua inglese e di lingua tedesca. Per la storia primitiva della diocesi v. dubuque.
Bibl.: Ph. J. Garrigan, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 16; The Official Cath. Directory, 1950, Nuova York 1950, pp. 552 554; Th. Roemer, The Cath. Church in the U. S., St. LouisLondra 1950, p. 327 sgg.
SIOUX FALLS, DIOCESI di . - Diocesi e città nello Stato di Dakota del Sud (U.S.A.). La diocesi di S. F. (Sionxormensis) comprende la parte dello Stato del Dakota del sud situata all' est del fiume Missouri e copre una superficie di 35.091 migliaq.
S. F., suffraganea di S. Paolo, contava, nel 1951, $491.878 \mathrm{ab}$. dei quali 75.550 cattolici. Vi si trovano 169 sacerdoti diocesani ( 42 religiosi di 7 congregazioni), 114 parrocchie, 46 cappelle, 60 missioni, 13 congregazioni femminili ( 664 suore), i collegio, 2 orfanotrofi, 12 ospedali.
La prima Messa vi fu celebrata nel 1842 quando mons. Ravoux venne da S. Paolo per fare la sua prima visita di Sioux e la prima chiesa fu edificata nel 1867 da Pietro Boucher. Nel 1879 (ag.) fu eretto per l'intero territorio del Dakota il vicariato apost. omonimo con il p. Martin Marty, O.S.B., abate di S. Meinard, come vicario apost. La superficie del nuovo vicariato apost. era di 149.112 migliaq. e i mezzi di trasporto erano scarsi. Mons. Marty stabilì la sua sede a Yankton. Aveva soltanto 12 sacerdoti e 20 chiese per una popolazione cattolica di ca. 14.000 anime. Nel 1881 vi erano 37 sacerdoti, 43 chiese e 33 stazioni : i cattolici erano 15.800 dei quali ca. 700 indigeni. Quando il territorio civile del Dakota fu diviso in due Stati: Nord e Sud Dakota, il vicariato apostolico fu abolito e due diocesi erette: S. F. per il Dakota del sud e Jamestown (oggi Fargo, dal 1897) per il Dakota del nord. Nel 1902 la parte ovest dello Stato formava la diocesi di Lead, smembrata anche da S. Francisco (8 ag. 1902).
Bibl.: The Official Catholic Directory 1950, Nuova York 1950, pp. 552-57; Ann. Pont., 1951, p. 381; D. F. Desmond, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 16-17; Th. Boemer, The cath. church. in the U. S., St-Louis-Londra 1950, p. 283.
Gastone Carrière
SIPHRĀ', SIPHRÉ. - Commenti midhrāšici a Levitico e a Numeri-Deuteronomia. Siphrá' (《il libro») è un midhrāš (v.) a carattere precettistico sul Levitico.
Probabilmente basato sull'insegnamento di R. Hijjā' e adottato come testo nella scuola di Rab (o AbRa abRRA (v.) m. nel 247); cosi si spiegherebbe il titolo Siphrá' dēbé Rab (altri invece credono trattarsi non di un nome proprio, ma del concetto di «libro scolastico»). Anche Siphré (s libri 1), raccolta di commenti a carattere patristico a varie parti del $4^{\circ}$ e $3^{\circ}$ libro di Mosè, è detto Siphré dēbé Rab.
Bibl.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midrat. $2^{\circ}$ ed., Monaco 1921, p. 199 sgg.; J. Ziegler, s. v. in 7ud. Lex., V, col. 403 sgg.
Eugenio Zolli
SIPOS, IstvÁN - Canonista ungherese, n. a Mohács nel 1875, m. a Parigi il 2 dic. 1949.
Sacerdote nel 1898, insegnò dal 1906 al 1951 diritto canonico nel Seminario della diocesi di Cinque Chiese (Pećs), dove fu contemporaneamente direttore spirituale. Nel 1931 vi fu fatto retore e canonico, più tardi abate; nel 1948 prelato domestico ed all'inizio del 1949 perceposto del Capitolo cattedrale.
Scrisse varie monografie di diritto canonico e di storia del diritto canonico in ungherese; sul celibato (1913), sugli statuti della diocesi di Cinque Chiese (1912), sulla Questione Romana (1917), sul diritto matrimoniale (1927, 1937, 1943). Trattò in una documentata relazione al Congresso giuridico internazionale di Roma nel 1935 del Coelibatus in antiquissimus legibus et statutis synodalibus Hungariae usque ad collectionem Gregorianam (Acta Congressus iuridici internationalis, III, Rome 1937, p. 439 sgg.). La sua opera maggiore è l'Enchiridion iuris canonici (Pećs 1926, $5^{\text {a }}$ ed. 1947), commento al CIC fatta eccezione dei seguenti argomenti : de Encharistia, de Poenitentia, de Extrema Unctione.
Bibl.: A. van Hove, Prolegomena, Malines-Roma 1945, p. 639; necrologio, in Apollinaris, 22 (1949), p. 227.
Benedetto De Sanctis
SIRA, DIOCESI di. - Vescovato latino dell'isola omonima dal 1207. Abbracciò fino alla guerra dell'indipendenza greca (1821-29) quasi l'intera popolazione dell'isola; ma dopo l'immigrazione soprattutto dei profughi nell'anno della catastrofe di Chios (1822) e di altri nel terzo decennio del secolo seguente, il cattolicesimo perdette la sua preponderanza, cosicché gli «ortodossi» sono attualmente 27.000 ed i cattolici soltanto 11.000 ; però questi ultimi hanno dato durante la storia degli ultimi secoli un ottimo contributo allo sviluppo del cattolicesimo nell'arcivescovato cattolico di Atene.
Anzi il primo delegato apostolico della Grecia fu il vescovo di S., Luigi Maria Blancis, O.F.M. Un eroe della fede fu un suo predecessore: Andrea Carga, O.P., strangolato il 17 ott. 1617 dai Turchi, per la fede cattolica, nel porto di S. Gli «ortodossi» hanno dal 1833 un metropolita residente a S.
Bibl.: GM, p. 160; G. Hofmann, Vescovadi cattolici della Grecia, III, Zovos, in Orientalia christiana analecta, 112 (1937); E. Patriarca, Il venerabile vescovo e martire Giovanni Andrea Carga, Verona 1940. Giorgio Hofmann
SIRACH, SIRACIDA: v. Ecclesiastico.
SIRACUSA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Sicilia orientale. Ha una superficie di 1200 kmq . e 224.000 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 42 parrocchie, servite da 124 sacerdoti diocesani e 60 regolari; ha un seminario con tutti i corsi, 12 case religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 403). E sede metropolitana con le diocesi suffraganee di Noto, Caltagirone e Piazza Armerina; nel 1950 le è stata unita aeque principaliter la nuova diocesi di Ragusa (v.).
1. Storia. - Già abitata dai Siculi, nel 734 a. C. Archia di Corinto vi fondò una colonia occupando l'isoletta di Ortigia. La città si estese rapidamente e a sua volta fondò le colonie di Acre, Casmene e Camarina. La prima costituzione oligarchica fu causa di incessanti lotte fra i coloni greci ricchi possidenti e la povera plebe indigena. In una sommossa i primi furono cacciati; si rivolsero a Gelone tiranno di Gela che riuscì a farli rientrare in città di cui ottenne il potere ( 490 a. C.). La vittoria di Imera, sui Cartaginesi ( 480 a. C.), diede a S. il dominio sulla Sicilia orientale. Scacciato nel 466 il tiranno Trasibulo, fratello di Gelone, fu instaurato il regime democratico grazie al quale S. estese il suo dominio su quasi tutta l'isola. Ciò le attirò l'ira e la gelosia
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(prt. Emit)
Siracusa, arcidICESI di - Il cosiddetto orecchio di Dionigi, grotta artificiale nella Latomia del Paradiso.
di Atene : la quale nel 415 a. C. allestí una potente flotta che subí una tremenda sconfitta ( 413 a. C.). La vittoria non valse pero a consolidare la democrazia e torbidi furono suscitati dal demagogo Diocle; ne approfitto Cartagine che intervenne in Sicilia e distrusse alcune città. Per scongiurare il pericolo fu nominato stratego con pieni poteri Dionigi il Vecchio ( 405 a. C.), sotto il cui governo S. assurse alla massima grandezza, combatté con successo i Cartaginesi, i Siculi, gli Italioti, fondando un vasto impero dal mar Tirreno all'Adriatico. Il figlio e successore, Dionigi il Giovane, non seppe seguire le orme del padre. Nel 344 Timoleonte di Corinto fu fatto signore della città. Il suo governo arrecò molti benefici e consolidò la potenza di S.La potenza cartaginese sempre incombente sulla Sicilia, già rintuzzata da Timoleonte, fu ancora fiaccata da Agatocle che nel 310 a. C. portò la guerra nella stessa Africa, ma alla sua morte ( 289 a. C.) il disordine e la tirannide ripresero il sopravvento nella città, mentre Cartagine ne approfittava per riconquistare le posizioni perdute. L'intervento di Pirro in Sicilia, che a S. fu proclamato re nel 278 a. C., fu di effimera efficacia perché due anni dopo l'Epirota dovette abbandonare l'isola. Ierone II riusci a riorganizzare lo Stato alleandosi con Roma. Ma avendo i Siracusani preferito l'amicizia di Cartagine, il console Claudio Marcello assalì S. nel 214 a C., e dopo due anni di assedio, nonostante i geniali mezzi di difesa escogitati da Archimede, la prese e saccheggio. Sotto il dominio romano, pur rimanendo capitale dell'isola e sede del pretore prima e del proconsole poi, S. cominciò a decadere, specialmente durante le guerre servili, tanto che Augusto dovette condurvi una colonia per ripopolarla ( 2 I a. C.).
Nel 535 fu occupata da Belisario che la strappò ai Goti e vi celebrò uno splendido trionfo. L'imperatore Costante II vi fissò la sua dimora negli ultimi cinque anni di vita ( $665-68$ ). Poco dopo S. subí la prima incursione dei musulmani che vi ritornarono ancora parecchie
volte finché nell'878 la occuparono stabilmente. Nel 1038 fu per poco tempo occupata dal condottiero bizantino Giorgio Maniace che vi edificò il castello e nel 1085 fu definitivamente liberata dai Normanni e data in contea a Giordano figlio di Ruggero I. Agli inizi del sec. xiri, successivamente occupata da Pisa e Genova, partecipò attivamente alla rivolta dei Vespri e, caduta sotto il dominio degli Aragonesi, subí le tristi vicende dell'isola.
II. Chistianesimo. - Quando vi sia stato introdotto è ignoto; s. Paolo vi sostò per tre giorni nel 61 (Act. 28, 12), ma non consta che già vi fosse una Chiesa costituita o fedeli. Uno scritto del sec. viri afferma che l'apostolo Pietro vi mandò da Antiochia il primo vescovo Marciano, ma la notizia è molto incerta; la Chiesa siracusana era però certamente costituita nel sec. III quando sorse la questione dei "lapsi" (CSEL, 3. 2, p. 553) e come chiaramente attestano i suoi cimiteri sotterranei che rimontano a quel secolo e forse anche al precedente. Il primo vescovo storicamente sicuro è Creato, che nel 314 partecipò al Concilio di Arles (Eusebio. Hist. ecel., X, 5). Nella persecuzione dioclezianca perì a S. la martire Lucia (v.); degli altri martiri caduti nelle varie persecuzioni le notizie sono incerte o leggendarie. Un catalogo dei vescovi siracusani risalenti al sec. I fu pubblicato da C. Scobar nel 1520, ma esso non è più antico del sec. xir e contiene molte inesattezze : travascia alcuni vescovi certamente esistiti, come Siracosio, attestati da iscrizioni, ha molti nomi inventati e duplicati che ne inficiano sommamente il valore. Bisogna giungere alla fine del sec. v per incontrare un altro sicuro vescovo, Eulalio fondatore di un monastero, che accolse s. Fulgenzio di Ruspe (PL 65, 128) e partecipò al Concilio romano del 502 (MGH, Auct. antig., XH, pp. 447, 451). Alla fine del sec. vi era vescovo di S. Massimiano, già abate del monastero di S. Andrea in Roma quando vi era s. Gregorio Magno; a lui il Pontefice, che lo ebbe caro, scrisse parecchie lettere, affidò la giurisdizione su tutte le Chiese della Sicilia per le questioni di minore importanza e ne pianse amaramente la morte (s. Gregorio, Reg. Epist. : ed. P. Ewald - L. M. Hartmann, in MGH, Epist., I-II, v. indice). Gli successe Giovanni, arcidiacono della Chiesa catanese, anch'egli molto stimato da s. Gregorio, che gli concesse l'uso del pallio come già al predecessore. Nel 640 era vescovo s. Zosimo, già abate di un monastero della città, e nell'840 il famoso Gregorio Arbesta implicato nello scisma forziano. Nella Dispositio attribuita all'imperatore bizantino Leone il Sapiente (886-911) il vescovo siracusano ha la giurisdizione metropolitana su tutti i vescovi di Sicilia, Malta e Li pari (G. S. Assemani, Italicae hist. script., III, Roma 1752, P. 495 sg.), ma forse il privilegio era più antico e risaliva al tempo dell'imperatore Leone Isaurico (717741) che, come è noto, trasferi al patriarca di Costantinopoli la giurisdizione sulle Chiese siciliane. Quando la città fu occupata dai Saraceni ( 878 ) era vescovo Sofrunio il quale fu condotto prigioniero a Palermo. Il primo ve-

(da G. F. Hill, L'art dans les monnaies grevques, tav. 19)
Siracusa, arcididicesi di - Decadracma d'argento di S. (recto e verso).
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scovo dopo l'occupazione normanna dell'isola fu Ruggero, eletto da Urbano II (1093); egli si adoperò per la ricostruzione della diocesi che aveva allora una grande estensione, abbracciando tutto l'angolo sud-est della Sicilia, comprendendo anche il territorio dell'antica diocesi di Lentini (Lanzoni, pp. 629-31). Il papa Alessandro III concesse in perpetuo al vescovo di S. l'uso del pallio e lo dichiarò immediatamente soggetto alla S. Sede (1169), ma Clemente III nel 1188 abolì i due privilegi e dichiarò S. suffraganea di Monreale. Nel 1317 il vescovo Pietro Moncada restaurò la Cattedrale; il benedettino Tommaso da Catania celebrò il primo Sinodo nel 1388 e nel 1393, mentre visitava la diocesi, a Terranova (Gela), fu fatto prigioniero in una scorreria di Saraceni e condotto in Africa. Il siracusano Ruggero Bellomo costruì l'episcopio e Paolo Santafede si distinse per la carità e l'abnegazione durante la peste del 1455; Ludovico Platumone nel 1529 accolse i Cavalieri di Malta scacciati da Radi. Nel 1543 fu esteso a tutta la Sicilia il culto di s. Corrado, già approvato per la diocesi nel 1513; nel 1553 il vescovo Girolamo Bologna promulgò i decreti del Concilio Tridentino, mentre il suo successore Giovanni Orosco introdusse il rito romano, abbandonando il gallicano già in uso fin dal tempo dei Normanni, e nel 1570 iniziò la costruzione del Seminario diocesano. Il vescovo Giovanni Torres ampliò l'episcopio; nel 1646 una carestia desclò la città e a ricordo della liberazione fu istituita una processione in onore di s. Lucia che si celebra tuttora la prima domenica di maggio. Il terribile terremoto del 1693 distrusse completamente 22 città della diocesi e ne danneggiò più o meno 12 , uccidendo 38.000 persone; il vescovo Annibale Termini curò la ricostruzione, cominciando dalla Cattedrale e dal Seminario e propagò il culto verso l'Eucaristia. Il vescovo Marini (m. nel 1730) iniziò la costruzione della facciata della Cattedrale che fu compiuta sotto il vescovo Testa e ornata con statue del Marabitti. Il vescovo Alagona (m. nel 1801) costruì la cappella del Seminario e costituì la biblioteca, trasferita oggi nel Seminario.
Nel 1816 la diocesi fu smembrata con l'erezione di quella di Caltagirone, mentre ai canonici della Cattedrale fu concesso l'uso della mitra e della cappa magna; un nuovo smembramento si ebbe ancora nel 1844 con l'erezione della diocesi di Noto; in questa occasione S. fu dichiarata sede arcivescovile e metropolitana. Tra gli ultimi arcivescovi si è distinto per santità di vita e dottrina il francescano Benedetto La Vecchia (m. nel 1896). Dopo l'erezione della nuova diocesi di Ragusa (1950) l'arcidiocesi siracusana comprende le città di Augusta, Buccheri, Buscemi, Canicattini, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francoforte, Lentini, Melilli, Palazzolo Acreide, Solarino, Sortino e le borgate di Belvedere, Brucoli, Cassibile, Pedagaggi, Priolo, Rizzolo e Villasmundo.
III. Monument. - Dell'antica civiltà sicula rimangono, oltre all'importante suppellettile raccolta da Paolo Orsi nel Museo archeologico della città, la famosa necropoli di Pantalica che va dal sec. xir all'viir a. C. e quella di Buscemi. Più importanti sono i monumenti greci e romani, quali il tempio di Apollo del sec. vi a. C. recentemente isolato dalle sovrastrutture che lo ingombravano, l'ara di Jerone, il teatro greco, il cosiddetto orecchio di Dionigi, famoso per la sua acustica, il Castello Eurialo, le imponenti latomie trasformate in lussureggianti giardini, l'anfiteatro ed il ginnasio romano. La Cattedrale, già tempio di Atena, del sec. v a. C., adattato, secondo una tradizione, a tempio cristiano dal vescovo Zosimo nel sec. vir, ha un bel soffitto a capriate del 1518 , possiede un ciborio del Vanvitelli, una tela di Antonello da Messina ed alcune sculture del Gaggini. Importanti sonde chiese di S. Pietro, bizantina, ma rimaneggiata nel 1300 , quelle normanne di S. Niccolò (secc. xi), di S. Giovanni alle Catacombe (secc. xi-xit), di S. Tommaso (sec. xit), ma rimaneggiata posteriormente. La basilica normanna di S. Lucia al sepolcro possiede un crocifisso del 1200 ed una stupenda tela del Caravaggio raffigurante il Seppellimento della martire siracusana; un bel portale del 1501 orna la chiesetta della Madonna dei Miracoli. Tra i monumenti profani o civili degni di nota sono: il Castello

(fot. Alinari)
Siracula, arcidiocesi di - Capitello con simbolo dell'Evangelista Giovanni, nella cripta di S. Marciano (secc. v-vi) - Siracusa, chiesa di S. Giovanni alle Catacombe.
Maniace edificato nel 1038 dall'omonimo condottiero bizantino e ricostruito da Federico di Svevia, il Palazzo Bellomo del sec. xiri, rifatto nel successivo, con belle bifore e trifore, sede del Museo medievale e di una modesta pinacoteca con monumenti bizantini ed opere dei secc. xiv e xv; il Palazzo Montalto del 1397 con finestre gotico-catalane, i Palazzi Lanzo, Abela ed Interlandi del sec. xv, il barocco Palazzo municipale del 1635 ed il Palazzo Beneventano del sec. xviri. A Lentini si conserva una Madonna bizantina nell'ex Cattedrale, una riproduzione della Crocifissione del Tintoretto nella parrocchiale di S. Luca, e due tele del sec. xv nella parrocchiale della S.ma Trinità, raffiguranti la Natività e S. Antonio di Padova. A Melilli la chiesa di S. Sebastiano ha begli affreschi di Olivio Sozzi (sec. xviII); chiese settecentesche esistono ad Augusta (Duomo), Palazzolo Acreide (S. Sebastiano, S. Paolo, Annunziata); a Buccheri si conserva una Maddalena di Antonello Gaggini.
IV. Personaggi illustri. - Tra le personalità di S. vanno ricordati per l'antichità Giuseppe Innografo (sec. viII); s. Metodio eletto patriarca di Costantinopoli (843); s. Simeone eremita, morto a Treviri (1031), il primo santo canonizzato con bolla pontificia da Benedetto IX (1041). Nel sec. xiri il notaio Giacomo ed Arrigo Testa, ambedue da Lentini, poeti della scuola siciliana alla corte di Federico II. Nel sec. xvir il gesuita Ottavio Gaetani (m. nel 1620) solette raccoglitore, per quanto non sempre fedele, dei fasti agiografici della Sicilia ed il fratello Costantino (m. nel 1650) benedettino, filosofo, teologo e storico, amico del card. Baronio e bibliotecario della Vaticana; Vincenzo Mirabella (m. nel 1624) archeologo, matematico e storico che lasciò un'opera sui monumenti di S., frutto di un paziente e dispendioso lavoro di ricerche; Mario Minniti (m. nel 1640) pittore, discepolo del Caravaggio, del quale si conserva un bel $S$. Benedetto; il gesuita Ortenzio Seammacca da Lentini (m. nel 1648) fecondo tragediografo; Domenico Bottone da Lentini (m. nel 1696) medico illustre, autore dell'opera Pyrologia topographica che gli procurò fama di studioso e scienziato. Nel sec. xviri, la
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(da B. Pace. Arte e riviltà della Sicilia antica, IV, Roma 1918, p. D, fig. 21 Siracusa, ARCidiocesi di - Iscrizione di Zuskia - morta nel gionno di mia Signora Lucia - (fine sec. iv - inizio sec. v) - Siracusa, Museo.
fondazione delle due Accademie letterarie degli Aretusei e degli Anapei e la costituzione della Biblioteca Alagoniana diede un grande impulso alla cultura in S.; si distinsero Emanuele de Astorga (m. nel 1755) da Augusta, musicista insigne la cui opera Dafni fu rappresentata con successo a Genova nel 1709, l'architetto Pompeo Picherali (m. nel 1746) che presiedette ai lavori di ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693 con spirito eclettico e versatilità; Saverio Landolina letterato ed archeologo, iniziatore del Museo archeologico accanto alla Biblioteca Alagoniana; il sacerdote Giuseppe Logoteta (m. nel 1809) storico, fondatore del Giornale ecclesiastico di Sicilia e di una Accademia georgico-ecclesiastica. Nel sec. xix, il sacerdote Giuseppe Capodieci (m. nel 1828), sagace e paziente raccoglitore delle memorie patrie che lasciò manoscritte in so voll., oltre a quelle edite, nella Biblioteca Alagoniana; Tommaso Gargallo (m. nel 1843) insigne poeta, classicista e storico; Alessandro Rizzo (m. nel 1867) naturalista apprezzato, fondatore di un'Accademia e di un gabinetto scientifico; Raffaele Politi (m. nel 1870) pittore ed archeologo, illustratore dei monumenti agrigentini; Gaetano Italia Nicastro (m. nel 1896) di Palazzolo Acreide, fortunato ricercatore ed illustratore dei monumenti archeologici della sua patria; Gregorio Zappalà (m. nel 1908), scultore, lavorò per Piazza Navona di Roma; G. Aurelio Costanzo (m. nel 1913) da Melilli, poeta illustre seguace del romanticismo; Orso Mario Corbino (m. nel 1937) fisico insigne di Augusta.
V. Archeologia cristiana. - I monumenti paleocristiani di S. si trovano tutti nell'Acradina, una delle cinque regioni che formavano l'antica città greca; essi costituiscono un grandioso complesso per vastità, grandiosità architettonica, ricchezza di iscrizioni e di suppellettile inferiore soltanto a Roma. Purtroppo le molteplici devastazioni antiche e recenti hanno recato danni considerevoli e disperso molto materiale prezioso. Tra grandi e piccoli cimiteri la regione siracusana possiede un centinaio circa di ipogei sotterranei; la maggior parte risalgono al tempo della pace costantiniana ma sono chiaramente rintracciabili, specialmente nei cimiteri maggiori, nuclei che risalgono certamente al sec. III ed anche prima.
Il più antico è quello di S. Lucia, cosi chiamato dalla martire che vi ebbe la sepoltura. Un piccolo nucleo fu esplorato già da Paolo Orsi nel 1916-18; per le particolarità architettoniche, la povertà di iscrizioni marmoree, l'angustia degli ambulacri, l'arcaicità delle pitture nei motivi e nella tecnica, risale certamente al sec. III. Altri
vasti nuclei sono stati scoperti nel 1942 e 1950, ma non sono stati ancora scientificamente illustrati. Le poche pitture ivi conservate riproducono i noti temi del buon Pastore, di Giona, di Daniele nella fossa dei leoni e dell'Orante. Di singolare importanza è un oratorio ipogeico bizantino dei secc. VIII-Ix con pitture tra le quali si notano i ss. Marciano, Cosma e Damiano. Elena e nella vòlta il martirio dei 40 martiri di Sebastia.
I cimiteri di S. Maria di Gesù e Vigna Cassia, originariamente autonomi, costituiscono oggi un unico vasto complesso; il primo è formato da una doppia galleria a forma di croce fiancheggiata da locali, il secondo invece risulta dalla fusione di una diecina di ipogei scavati a diverso livello e poi conglobati insieme. Le rassomiglianze architettoniche tra questi due cimiteri e quello di S. Lucia sono cosi evidenti da non lasciar dubbi sulla loro cronologia. L'estrema lacinia di nord-ovest di quello di Vigna Cassia risale a tempi posteriori ed è dovuta a successivi ampliamenti. Poche sono state le iscrizioni e pitture ivi ritrovate, tra le quali sono importanti quelle dell'arcosolio di Marcia, ma si deve pur dire che i due cimiteri non sono stati esaurientemente esplorati.
Il più vasto, più conosciuto ed insieme il più recente dei cimiteri sotterranei siracusani è quello di S. Giovanni. Ampie gallerie con arcosoli polisomi, vasti cubicoli con grandiosi sepolcri gli danno veramente un aspetto imponente da giustificare l'entusiastica meraviglia dei primi esploratori e visitatori. La sua escavazione sfruttò un vecchio acquedotto greco ed alcune cisterne trasformate in cubicoli. Scarse le pitture, tra le quali spiccano quelle dell'arcosolio di Deodata ed una Madonna, nella galleria principale; in esso fu trovato il noto sarcofago di Adelfia del sec. iv di origine romana. Ricca

[^0]
[^0]: (Int. Edit)
Siracusa, arcidiocesi di - Facciata del Duomo, opera del sec. P. Picherali (1728-57).
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(da Ch. GacenbergoE. Nectica. Diut. de Antoy., IV, 2, fis. 2368)
Sireme - Tipo più antico di s. Partenopee di voso attico del sec. iv Parigi, Louvre.
invece è stata la messc epigrafica che ha dato ca. 500 iscrizioni (tra le quali importante quella che si riferisce al culto di s. Lucia), in massima parte greche. Il cimitero fu in uso tra il sec. iv ed il vi; poco dopo fu anche sfruttato il suolo sovrastante. Poco discosto da S . Giovanni e da esso indipendente è un ipogeo del sec. iv trasformato in oratorio in periodo bizantino ma che ha subito trasformazioni in tempi posteriori. Ivi una tradizione, peraltro molto recente, ha voluto individuare il sepolcro di s. Marciano, primo vescovo della città.
Una fitta serie di ipogei sorge sulla falda rocciosa orientale dell'Azradina che dal porto piccolo giunge fin presso il convento dei Cappuccini. La loro esplorazione ha dato suppellettile piuttosto ambigua per il cristianesimo degli utenti, i quali conservavano tradizioni ebraiche o pagane. La cronologia di questi ipogei si può fissare tra il sec. Iv e il v. Degni di ricordo sono poi le necropoli sub dieo di Grotticelli e del Fusco.
Nel suburbio, a nord di S., importanti cimiteri sotterranei si trovano a Manomozea e Riuzzo presso Priolo, a Molinello presso Augusta : tutti e tre presentano spiccate analogie con i più antichi cimiteri di S. alla cui cronologia si debbono collegare. Tracce di ipogei si trovano a Lentini, mentre più importanti sono quelli di Floridia, Canicattini, Ferla e soprattutto quelli di Palazzolo Acreide (Grotta di Sendtardo, Intagliata, Intagliatella).
Dopo Roma S. è la città d'Italia più ricea di iscrizioni. Esse sono state pubblicate in più riviste ed opere a mano a mano che sono venute alla luce nelle varie esplorazioni dei cimiteri; si sente però il bisogno di un Corpus scientificamente moderno che tutte le raccolga; ad esso attende da parecchi anni il p. Ferrua S. J. che ha già pubblicato ottimi saggi e studi preliminari. Delle arti minori importante è la collezione delle lucerne fittili, ma anche intorno ad esse manca ancora un lavoro scientifico d'insieme.
Il periodo bizantino ha poi lasciato monumenti importanti per l'archeologia siracusana specialmente negli edifici di culto. Oltre ai già ricordati oratori ipogeici di S. Marciano e S. Lucia sono degni di menzione la chiesa di S. Foca presso Priolo, dello Zitone presso Lentini, S. Tersso presso S., S. Lucia di Mendola presso Palazzolo; gli oratori trogloditici di S. Marco presso Palazzolo, S. Nicolicchio e S. Micidiario presso Pantalica, S. Pietro presso Buscemi, ecc. - Vedi tavv. XLIV-XLV.
Bias.: Is bibl. della Sicilia (v.) vale naturalmente anche per S. In particolare, storia: S. Privitera, Storia di S. ant. e moderna, 2 voll., Napoli 1879; B. Lupus, Die Stadt Syrahus im Alterthum, Strasburgo 1887; F. H. Chase, Syracuse and its environs, 3 voll., Nuova York 1924; L. Giuliano, Storia di S. ant., 3* ed., Milano 1936. Cristianesimo: R. Pirri, Sicilia sacra, I, Palermo 1723, pp. 208-690; Lanzoni, pp. 222-39; A. Amore, De primor-
dits relig. christ. in Sicilia, Roma 1945, pp. 17-43; L. Narciso. La personalitd storica del vese, Siracozio. in Atti del I Congr. di arch. crist., ivi 1052, pp. 217-23. Monumenti: G. M. Capodisci, Antichi monum. di S., ivi 1816; F. S. Cavallari - A. Holm, Topogr. archeol. di S., Palermo 188